lunedì 26 agosto 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 67

Il Gioco del Branco 31: So Cosa Hai Letto l’Estate Scorsa

 

Lo scatto di Billy verso la porta dell’auditorium fu talmente rapido da fargli quasi scivolare di mano il telefono.

Non si preoccupò della reazione degli altri presenti e neanche se lo seguissero. Voleva raggiungere gli armadietti prima di tutti, non riusciva a capire come e non gli importava, ma Kate aveva trovato il modo di metterlo in difficoltà con i suoi amici. Doveva arrivare prima che trovassero la lettera, spiegarsi e poi leggerla insieme. Dovevano sapere tutta la verità da lui.
Si lanciò nel corridoio, corse fino a sentire i polmoni bruciare nel petto, gli sembrò che quello stretto spazio che percorreva ogni giorno fosse prolungato all’infinito. Svoltò infine l’angolo, e senza fiato, restò con la bocca aperta.
Era tardi.
Ognuno davanti al proprio armadietto con l’anta in ferro aperta: Donovan, Betty, Zec e Michelle tenevano  tutti un foglio di carta in mano e seguivano con lo sguardo ciò che c’era scritto.
Solo pochi secondi dopo notò Dana accanto alla fidanzata, osservando la sua lettura da sopra una spalla, mentre Kerry e Kenny condividevano il foglio davanti all’armadietto di lei.
Tutti sollevarono gli occhi e lo fissarono. Non dissero una parola, non accennarono a un singolo mutamento dell’espressione sui volti.
Una debole speranza s’insinuò in Billy. Forse non era la lettera.
Avanzò verso il suo armadietto, girò il cursore con la combinazione e spalancò l’apertura, il foglio cadde ai suoi piedi. Si chinò e lo raccolse. Non era la copia originale, ma conteneva lo stesso testo fotocopiato.
E anche se l’aveva ormai letta fino a impararla a memoria, non riuscì a impedirsi di farlo ancora.
 

Caro me,

scusa, ma non so ancora che nome avrai. Penso qualcosa come Xander, Charles o forse Billy.
Dunque, Nicole ti ha consegnato questa lettera e questo significa due cose: 1) Nicole è una buona amica (non che avessi dubbi, ma gli anni passano, la gente cambia ecc…) e ti puoi fidare di lei, per qualunque cosa; 2) deve essere successo un evento negativo al mio corpo, tale da richiamarla a Dorms e allora forse ne stai risentendo anche tu. Per questo devi sapere tutto.
Avevo tanti progetti durante gli anni della scuola, oltre a sopravvivere a quell’inferno, e pensavo che sarei riuscito a costruire il mio futuro. Ma come sempre, la vita non va come la programmi.
Finito il liceo i problemi hanno iniziato a presentarsi uno dopo l’altro, ho sempre tenuto duro, ho cercato di trovare il lato positivo, di continuare a lottare e provare a realizzare i miei sogni. Ogni tentativo però finiva in una sconfitta e ogni sconfitta era più dura e dolorosa della precedente.
A poco, a poco, la speranza ha iniziato a diminuire e quando papà e mamma sono morti e l’unica vera amica che avevo se ne è andata, non mi è rimasto nulla.
Ti chiederai perché non sono ricorso ai poteri per risolvere i vari guai, ma so che una parte di te conosce la risposta. Il nostro senso di giustizia è molto forte e prepotente, non mi sarei sentito in pace con me stesso se avessi usato queste capacità per prevaricare altri o peggio.
Però ero anche stanco di lottare e perdere.
Così presi l’ultima decisione che ritenni giusta per me: avrei spinto la mia mente ad addormentarsi, un sonno che può suonare come una fuga, ma non vedevo altra alternativa. In tutta onestà non ho il fegato e la forza per suicidarmi e non ho altre vie d’uscita.
Le storie di finzione sono sempre state la mia ancora di salvezza. E con il passare degli anni ho sentito di non essermi mai goduto per davvero la mia adolescenza. A quel punto la mia scelta è stata facile. C’era qualcosa che univa questi miei due desideri.
Buffy The Vampire Slayer è tra le mie serie preferite, lo sai, avevo idealizzato il modo in cui affrontare vampiri e demoni e i problemi della crescita andavano di pari passo, dove i poteri soprannaturali e gli amici veri ti aiutavano a trionfare. Durante il mio sonno forzato volevo sognare una vita così, purtroppo temevo che per abbandonarmi a quel sogno, avrei dovuto allentare il controllo sui miei poteri e la conseguenza poteva essere che quel sogno da Bocca dell’Inferno si diffondesse nel mondo reale.
Se mi stai leggendo, vuol dire che è successo. Non ho scuse, ho peccato di negligenza, però non intendevo far male a nessuno e non ero sicuro al cento per cento che potesse succedere.
Sapevo che relegarmi nel sonno comportava l’impossibilità del risveglio e risolvere tutto, così per sicurezza, avevo preparato una sorta di piano B: la parte migliore di me, il ragazzo che avrei voluto essere al liceo, si sarebbe materializzato nel mondo e avrebbe combattuto.
Ovviamente non volevo che il ciclo di angoscia si ripetesse per te, per evitarlo cercai altri ragazzi come me, con solitudini simili alle mie e una volta trovati, ti avrei lasciato libero nel mondo reale. Sei un frammento di me, ma hai il libero arbitrio: ogni scelta che farai è tanto mia, quanto tua.
Ti chiedo di non sprecare questa seconda opportunità, combatti come una Cacciatrice contro il male, ma goditi questi anni con i tuoi nuovi amici e prova a costruirti una vita, anche se la cosa più difficile a questo mondo è vivere.
La tua missione sarà trovare un modo per annullare tutto, e se è possibile, restare comunque in vita. So di chiederti molto, ma è la chance che io non ho avuto.
 

                                                                                  Elliott

 

Come in precedenza, dopo aver avuto accesso alla confessione più intima di Elliott, Billy provò un misto di nostalgia e indignazione.

«È… è vera?» domandò Zec. «O è un altro giochetto di Kate?»
«No, è autentica» gli confermò, guardandolo in volto senza interpretarne l’emozione. «Me l’ha data Nicole Racher al Reicdleyen.»
Betty abbassò il foglio da davanti alle lenti degli occhiali. «Hai la lettera dall’estate scorsa? Perché non ce lo hai detto?»
«C’è l’ammissione di Elliott di aver portato a Dorms la Bocca dell’Inferno» replicò. «Non era sicuro delle conseguenze, ma ammette di aver messo tutti a rischio. È anche colpa mia.»
Donovan si allontanò dall’armadietto e fece un paio di passi verso di lui. «E allora? Credi ancora che ce la saremmo presa con te? Mi fa arrabbiare più questo che averci nascosto la lettera.»
Billy si morse il labbro inferiore. «Hai ragione, scusatemi. Ma c’è dell’altro, il vero motivo per cui ho provato a prendere tempo prima di mettervi al corrente.»
Michelle mise la lettera in mano a Dana e si voltò. «Ok, puoi spiegarcelo adesso.»
Era arrivato il momento, non poteva tirarsi indietro. Prese un respiro profondo e iniziò. «Prima di andare al Saint Mary con la Falce e chiudere la faccenda con Elliott, ho incontrato la Prima Cacciatrice. Mi ha mostrato brandelli di ricordi di Elliott… miei.  Era la prima volta che sentivo un legame tanto intenso con lui, riguardavano i suoi… nostri genitori, una malattia della mente a cui pensava avrebbe potuto rimediare con il suo potere. In parte è ciò che racconta nella lettera, ma mancavano molti particolari.»
«Ecco perché sei andato da solo all’ospedale la sera del ballo» s’intromise Zec. «Hai sbagliato a non raccontarci tutto subito.»
«In quell’istante mi è parsa la scelta migliore, l’unica per proteggervi» ammise. «Quando poi fummo rinchiusi nell’istituto, riemerse un altro ricordo spontaneo di Elliott. Era legato agli ultimi istanti prima che si abbandonasse al coma imposto, era così pieno di dolore, troppo forte per sopportarlo e per questo mi sono spinto nello stato catatonico.»
«Però ti sei ripreso, quella tua amica… Nicole, ti ha aiutato» ricordò Michelle.
«O è più giusto dire che è stata la lettera» aggiunse Betty.
Billy sorrise per l’acume dell’amica. «In un certo senso entrambe. Elliott mi forniva ragioni che avevo solo ipotizzato sul perché ha fatto tutto questo, ma non era sufficiente. Molti pezzi della sua vita che mi aveva negato stavano combaciando, ma attraverso il legame tra noi due, speravo di avere più informazioni e se capivo nello specifico cosa l’aveva spinto a chiudersi nel sonno, forse avrei potuto anche trovare un indizio per svegliarlo. E a quel punto mi sarei confidato con voi.»
«Be’ è comprensibile» intervenne Kerry. «Io avrei fatto come lui.»
«Noi non siamo arrabbiati e non ti critichiamo» replicò Betty.
Zec gli andò di fronte e strinse le mani nelle sue.«Però ci dispiace non essere stati coinvolti dall’inizio. Era una lettera personale, lo capisco, ma potevi darci solo qualche particolare. E in ogni caso ti aiuteremo, non so come, ma lo faremo. E se sarà doloroso, ti appoggerai a noi.»
Billy intrecciò più forte le dita intorno a quelle del suo ragazzo. Si sentì leggero, liberato da un peso che lo opprimeva e sarebbe volato fino al soffitto, se non si fosse sorretto a lui.
«Ovvio che ti sosterremo, non abbiamo dimenticato che siamo un gruppo grazie a Elliott. A te.» ribadì Donovan, facendogli l’occhiolino.
I passi di Jordan e Chas, arrivati nello stesso tratto di corridoio in cui sostavano, spezzò quella sorta di riappacificazione, anche se non c’era stato un litigio.
«Dove sono Dylan e Aiden?» domandò Billy, osservandoli.
Chas si scostò i capelli biondi dietro le spalle. «Se ne sono tornati a casa, non gli interessa il gioco di Kate.»
«Li seguiamo»  disse Kenny. «Meglio esserne sicuri.»
«Non violeremo la tregua, almeno che non lo facciano loro» aggiunse Kerry.
I gemelli superarono i due membri del branco e sparirono dietro un angolo del piano terreno.
Jordan si strinse nelle spalle. «Non ci interessa cosa fanno quei due, ma voi cinque siete richiesti altrove.» Poi fissò con insistenza la ragazza demone.
Dana abbozzò un sorrisetto. «Oh, sono di troppo.» Schioccò un bacio sulla guancia di Michelle e sussurrò: «Chiamami in caso di bisogno.»
La foschia violacea l’avvolse e svanì.
Billy si girò totalmente verso gli altri due ragazzi. «Chi ci vuole e dove?»
«Kate» rispose secco Jordan. «A casa tua, lei è già lì ad aspettarci.»
 
 

                                                         Continua…?

lunedì 12 agosto 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 66

 Il Gioco del Branco 30: Spiffera i Miei Segreti e Svelo il Tuo

 

Billy constatò che l’aula multimediale era un po’ troppo affollata. L’avevano scelta l’anno precedente come loro quartier ufficiale-non ufficiale, ma ora, oltre a loro cinque, si erano aggiunti anche nuovi membri. Dana, contattata da Michelle con il numero di cellulare di cui era in possesso, e i gemelli Wood. Otto adolescenti riuniti alla fine delle lezioni, senza essere membri di nessun club ufficiale legato all’aula, avrebbero destato sospetti.

«Dovremmo creare una chat di gruppo su WhatsApp, è più comodo e meno appariscente di ritrovarci tutti qui» propose Michelle, come se condividesse le sue considerazioni.
«Non sono sicura, è meglio non lasciare traccia scritta di certe conversazioni» rispose Kerry. 
«E poi le questioni importanti è meglio discuterle di presenza» fece Donovan.
Zec si grattò la fronte. «Ho perso il filo, non stavamo parlando d’altro?»
«In effetti...» Betty raddrizzò gli occhiali. «Vi ho spiegato cosa è successo a Kenny ed è quello che succederà agli altri del branco.»
Billy rifletté un istante. Gli spiaceva per il nuovo alleato, costretto a tenere sotto controllo il suo umore con il rischio di trasformarsi, ma la piega presa dalla scoperta giocava a loro favore. «In questo modo forse sarà ugualmente facile convincerli a collaborare e mollare Kate.»
Kenny annuì. «Dal modo in cui li ha reclutati, a molti di loro interessa di più mantenere i nuovi poteri.»
«Potrebbe comunque rimanere un problema» disse Zec. «Ci hanno dimostrato di non avere un senso morale, potrebbero usarli per fare del male.»
Dana sospirò vistosamente. «Non puoi imporre agli altri come usare le loro abilità. E poi, scommetto che in caso di guai, interverrete.»
«Interverrai anche tu» la  corresse Billy, lanciandole un’occhiata di rimprovero. «E penso sia comunque il male minore. Non mi sembrano così uniti da restare in gruppo e singoli sono meno pericolosi.»
«Perfetto, siamo tutti d’accordo, ma proporrei un approccio naturale, senza agguati e prese alla sprovvista.» Betty estrasse il cellulare dalla tasca del maglione con la zip. «Ho il numero di Chas, dato che siamo membri del club di teatro, le scriverò che vogliamo una tregua e un incontro con tutti e quattro per informarli su Kate e Sasha.»
«Andremo tutti?» chiese Michelle dubbiosa. «Non lo prenderanno come un nuovo attacco?»
Donovan si strinse nelle spalle. «Meglio essere in maggioranza, con loro non si sa mai.»
Guardando Betty digitare il messaggio sullo smartphone, Billy ragionò che essere in numero così elevato non facilitava i ragazzi del branco a rivelare i loro segreti. Kenny aveva avuto difficoltà ad aprirsi e con lui c’erano solo altre tre persone.
La risposta arrivò con un trillo immediato e gli impedì di esporre il suo ragionamento. Poi il suo sguardo incrociò quello di Betty.
«Hanno accettato, ma a una condizione» spiegò l’amica. «Si svolgerà in auditorium e vogliono solo Billy.»  
Zec scosse la testa. «Neanche per sogno, dovremmo essere almeno in quattro anche noi.»
Billy gli strinse con gentilezza la spalla destra. «Va bene. Sarà più facile metterli a loro agio e voi resterete a scuola. In caso di problemi, vi manderò un S.O.S.»
 

Un pensiero rimbalzò nella mente di Billy, una scelta fatta mesi prima, una verità messa da parte e di cui era forse giunto il momento di parlare. Scese i gradini rapidamente, per passare dal secondo piano al pianterreno dove era situato l’auditorium e quel pensiero si tramutò in timore.

Anche lui aveva un segreto tenuto nascosto ai suoi amici.
Una lettera. 
Aveva rimandato di condividere con loro il contenuto, sperava di poter raccogliere prima altre informazioni, ma ne erano successe di tutti i colori e forse quel tempo trascorso, ora poteva ritorcesi contro di lui.
Immerso nel ragionamento, Billy arrivò nel corridoio e notò una delle due porte dell’auditorium aperta. Dall’interno non arrivava nessun rumore. Si avvicinò cauto ed entrò di soppiatto.
«Hai fatto presto» lo accolse Jordan, appoggiato con la schiena al bordo del palcoscenico e le braccia incrociate sul petto.
Billy avanzò deciso e gli altri tre membri del branco si voltarono a fissarlo dai loro posti in prima fila. Non appena fu di fronte a loro, nello spazio tra il ragazzo in piedi e i sedili, vide che le loro posture non rivelavano granché.
Aiden era stravaccato sulla seduta, con la gamba destra a penzoloni sul bracciolo. Accanto a lui, Chas era composta e lo fissava pacata. Seduto a un posto vuoto dai due, Dylan accavallò la gamba, sorridendogli.
«Grazie, per aver accettato» disse rivolto ai tre e girandosi quanto bastava per osservare anche Jordan alle sue spalle.
«Sì, sì, arriviamo al dunque» fece Aiden sbrigativo, i sottili occhi a mandorla ancora più stretti nel guardarlo. 
«Bene, Sasha è Kate e viceversa» disse d’un fiato. «O meglio, Kate è una proiezione della mente della ragazzina in coma.»
«E quindi?» domandò Jordan.
Li guardò confuso. «Lo sapevate?»
Chas scosse la testa.
«Se vi interessa, c’è un modo per scindere il suo legame con voi, o forse dovrei dire il suo ruolo da capobranco.» Scrutò i loro volti e in ognuno notò un barlume d’interesse. Un buon segno.
«Scommetto che influirà anche sui nostri poteri» commentò Dylan.
Fu il turno di Billy di scuotere la testa. «I vostri poteri, da licantropi, banshee e chimera, resteranno intatti.»
Chas inarcò un sopracciglio. «Ne sei sicuro?»
Annuì due volte. «Potete chiedere a Kenny, non è più sotto il controllo di Kate, ma è ancora un lupo mannaro.»
Jordan gli si avvicinò. «E cosa dovremmo fare di preciso, se volessimo quello che ci offri?»
Billy prese un respiro. «Raccontarmi il vostro segreto, quello che vi ha chiesto Kate in cambio dei vostri poteri. Condividerlo con me, vi libererà dal suo giogo.»
Aiden strabuzzò gli occhi. «Tutto qui?»
Jordan lo fulminò con lo sguardo. «Ti sembra poco?» Poi ritornò a puntarlo su di lui. «Di sicuro ve lo ha detto Kenny, sapevo non fosse una grande idea prenderlo con noi e non mi sorprende abbia spifferato tutto, ma perché tradire Kate sarebbe un vantaggio anche per noi?»
«Sareste liberi di scegliere» rispose Billy. «Non dovreste più accettare passivamente le scelte della vostra Alpha. Se non siete d’accordo con quello che vuol fare, potete opporvi con il vantaggio delle vostre abilità.»
Aiden si raddrizzò sulla poltroncina. «Ci sto. Il mio segreto è che ho mandato all’ospedale mio padre. Picchiava mia madre, un giorno sì e uno no, per le ragioni più stupide. Un pomeriggio, dopo gli allenamenti, l’ho sorpreso metterle le mani addosso e ho reagito. Ho sfogato tutta la mia rabbia.»
Gli altri rimasero in silenzio e non tradirono alcuna emozione. Per Billy fu evidente fossero già a conoscenza dei quella storia. Fu una riprova del comportamento di Aiden all’inizio dell’anno scolastico, quando aveva litigato con Donovan. Tutta l’aggressività repressa era dovuta a più del semplice camuffare la sua predisposizione nello studio.
«Mi dispiace» riuscì a dire.
Aiden fece una smorfia di fastidio e poi si massaggiò la nuca. «Ho avuto un pizzicore alla tasta.» Sollevò poi le mani davanti al volto e chiuse le dita a pugno. Quando le riaprì, avevano tutte e dieci gli artigli. «Non hai mentito, sono ancora un lupo, però Kate non c’è più.»
Dylan si alzò in piedi. «È il mio turno.»
«Aspetta.» Chas abbandonò il sedile. «Così si spezzerà anche il nostro legame come gruppo.»
Billy rimase muto. Era quello che serviva per indebolire Kate e gli parve strano fosse proprio la ragazza a preoccuparsene.
Dylan la guardò con sufficienza. «Scusa tesoro, ma ho imparato che è meglio pensare prima a se stessi. Sono cresciuto in varie famiglie affidatarie, non tante, ma abbastanza da vedere di cosa sono capaci gli altri se abbassi la guardia. Non entrerò nei dettagli, però a un certo punto ho capito che l’unica soluzione era sparire. Letteralmente. Per tutti risulto scomparso, forse mi credono addirittura morto.»
Billy aggrottò la fronte. «Il tuo segreto è… essere scappato di casa?»
«Scappato di casa e dalla città in cui vivevo, dopo aver cancellato ogni mia traccia» spiegò l’altro. «Dylan Derreck è una nuova identità, ma non rivelerò la mia precedente. Non l’ho detto neanche a Kate.»
Per quanto suonasse estremo, a Billy quadrava quella rivelazione. Dava un senso al perché si fosse rivolto di sua volontà a Kate e come il potere scelto gli calzasse a pennello. Chi meglio di un camaleonte sapeva nascondersi e scomparire a piacere. Lo osservò massaggiarsi a sua volta la nuca, il gesto esplicito della rescissione del legame con il branco e spostò gli occhi su Chas e Jordan.
A loro volta, i due si scambiarono uno sguardo indecifrabile.
«Non ti dirò niente» sentenziò Jordan. «Mi va bene così.»
Chas si spostò al suo fianco. «Lo stesso vale per me.»
«Se avete paura di lei, non do…»
Il risuonare dei cellulari di tutti lo interruppe. Afferrò come gli altri lo smartphone e trovò un messaggio da leggere. Il destinatario sconosciuto lo mise in allarme, quello che vide sullo schermo gli mozzò il fiato.
Questo è per te Billy. Se sei tanto curioso di sapere i segreti degli altri, è giusto che tu condivida il tuo. Ho lasciato una sorpresina nei vostri armadietti. Siete tutti invitati, nessuno escluso.
K”.
 

 

                                                                 Continua…?

lunedì 29 luglio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 65

 Il Gioco del Branco 29: La Sincerità ti Rende Omega

 

Michelle addentò il mini burrito con pollo, pomodoro e insalata e masticando, si guardò intorno, passando in rassegna i volti dei ragazzi e delle ragazze nella mensa.

Seduta di fronte a lei allo stesso tavolo, Betty sbuffò infastidita. «Smettila, ti ho già detto che nessuno di loro è qui.» Si riferiva ai membri del branco, Chas, Aiden, Jordan e Dylan. Tutti e quattro erano presenti a scuola, li avevano intravisti nei corridoi, ma non li avevano avvicinati per sapere qualcosa di più su Sasha. «È chiaro che non sanno come comportarsi dopo gli eventi della notte di luna piena.»
Accanto a lei, Donovan infilò i rebbi della forchetta in due maccheroni al formaggio. «Billy e Zec sono in missione anche per questo. Hai novità?»
Betty spostò con la forchetta la sua pasta al formaggio nel piatto e mise il cellulare sul tavolo. «Ancora niente, ma dovrebbero scrivermi a momenti. La segretaria sarà in pausa pranzo e non dovrebbero impiegarci molto a scoprire se l’infermiera Kate è assente anche oggi.»
Michelle bevve un lungo sorso d’acqua dalla bottiglietta per ingoiare il boccone. «E sarebbe il terzo giorno che non si fa vedere a scuola.»
Betty annuì. «Conferma la nostra tesi che Sasha non ha riacquistato le forze per riportare questa emanazione di sé nella realtà.» Sollevò lo sguardo dall’amica e vide i gemelli Wood con i vassoi del pranzo in mano. «Venite, siamo qua» disse, sventolando il braccio destro sopra la testa. «E di conseguenza disorienta il suo branco e lo rende più vulnerabile.»
Kerry e Kenny raggiunsero il loro tavolo, posarono i rispettivi vassoi e lei si sedette al fianco di Michelle e il fratello nel posto vicino al suo.
«Nessuno degli altri ha tentato di avvicinarmi o parlarmi» disse Kenny, afferrando il mini burrito dal piatto.
Kerry parlò osservando Betty in volto. «Non lo considerano parte del loro branco. Forse perché Kate non ha avuto il tempo di introdurlo, o per il fatto che siamo vostri alleati.»
Donovan guardò l’altro ragazzo sottecchi. «E tu non senti nulla? Nessun messaggio subliminale dalla tua Alpha?»
Kenny si bloccò con il burrito quasi in bocca. «No, ve lo avrei già detto.»
«Sicuro?» insistette l’altro. «Magari ha un qualche trucco per impedirti di darci notizie e non te ne rendi conto.»
Betty ingoiò a fatica il boccone di pasta. Sapeva dell’antipatia del fidanzato per l’altro ragazzo, ma sperava si fosse attenuata dopo la nottata insieme in palestra. «Sono certa che non ha nessun controllo nascosto su di lui.»
«Non ti fidi di me?» domandò Kenny scuro. «Parla chiaramente» e dalla sua gola uscì un suono lieve, troppo simile a un ringhio.
«Abbiamo visto come gli altri lupi e banshee, o quello che è, sono fedeli a Kate, potresti esserlo anche tu e averci attirato in trappola.» Donovan sostenne lo sguardo dell’altro.
«Non c’è nessun inganno» replicò Kerry, allontanando la lattina di Coca Cola dalle labbra. «O non vi avremmo proposto di usare mio fratello come prima cavia per il vostro piano.»
Betty diede una vistosa gomitata al braccio del fidanzato. «Lo sappiamo e ci fa piacere abbiate accettato la nostra idea di collaborare. Donovan è solo troppo scrupoloso.»
Lui aprì di nuovo la bocca per ribattere, ma il trillo del cellulare sul tavolo lo zittì. Lei sbloccò lo schermo e lesse il messaggio di Billy. «È confermato: Kate Silver è assente anche oggi, non corriamo rischi.»
«Gli altri del suo branco però sono qui a scuola» ricordò prontamente Michelle. «Non è sicuro agire dove possono raggiungerci facilmente.»
Kerry si pulì le labbra con un tovagliolo di carta. «Ha ragione, se abbiamo una possibilità di liberare mio fratello non possiamo farlo dove ci possono fermare.»
Betty arricciò ilo naso. Non aveva pensato a quell’eventualità. Si rimproverò: stava perdendo colpi, succedeva sempre più spesso che i suoi piani avessero difetti rilevanti. Doveva stare più attenta ai dettagli. «Ok, ma quale sarebbe un luogo sicuro?»
«Casa nostra» le rispose Kenny. «Nostro zio è fuori per lavoro fino alle sette e se dovessero farsi vivi, saremmo in vantaggio.»
«Non so…» temporeggiò Betty. Non potevano andare tutti e cinque a casa dei gemelli. «È meglio che qualcuno resti a sorvegliare il branco, non si sa mai. Qui a scuola almeno potremmo fare entrambe le cose.»
«No, casa nostra è il posto migliore» ribadì Kerry. «Uno di voi verrà con me e Kenny, gli altri resteranno qui a controllarli. Abbiamo l’ultima ora buca. Vediamoci sul retro della scuola.»
La campanella della fine dell’ora di pranzo suonò, i gemelli afferrarono i vassoi e abbandonarono il tavolo. Guardando le loro schiene allontanarsi, Betty risme interdetta nel non aver potuto far valere le sue ragioni.    
 

Seppur all’esterno della scuola e con un vento freddo che pensava avrebbe fatto rabbrividire perfino un pinguino, Betty scoppiava dal caldo. Era furiosa e la colpa era di Donovan, tranquillo in piedi al suo fianco.

«Kerry ha detto solo uno di noi» gli ripeté per la quarta volta in meno di un’ora.
«Te l’ho già detto: non si arrabbierà se siamo in due.»
«Non è questo il punto. Eravamo d’accordo che sarei andata io. Gli altri hanno confermato che non era un problema occuparsi di Jordan e compagni, quindi perché ti sei imposto per venire?»
Lui la guardò incrociando le braccia. «Sembra ti dia parecchio fastidio.»
«Certo! Mi sembra di essere controllata… come se avessi tre anni.»
«È per la tua sicurezza, non sappiamo se Kenny reagirà da licantropo.»
Betty spalancò la bocca sconvolta. «Mi prendi in giro? Ho ha avuto a che fare due volte con Kenny da lupo mannaro e me la sono cavata benissimo.»
«Non si sa mai, uno in più è meglio.»
«C’è Kerry e ha superforza e istinto da Cacciatrice» replicò. Compì un paio di respiri per calmarsi e disse: «Tu sei geloso, ne abbiamo già parlato più volte e sta diventando ridicolo.»
Donovan sbuffò. «Non mi fido di lui. Avrei accompagnato chiunque degli altri fosse andato al tuo posto.»
Betty lo guardò di sbieco da dietro le lenti degli occhiali. Non era sicura di poter credere a quella risposta e non le piaceva continuare a mettere in dubbio il suo rapporto con lui. Pretendeva che si fidasse di lei e si accorse di dover fare lo stesso. Sollevò lo sguardo e vide i gemelli Wood avvicinarsi: in ogni caso la loro conversazione terminava lì.
Kenny li squadrò. «Viene anche lui?»
Donovan esibì il più forzato dei sorrisi. «Sì, è un problema?»
Betty esaminò l’altro ragazzo scuotere la testa, ma non percepì nessuna emozione. Kerry scrollò le spalle e fece cenno di incamminarsi. Donovan la prese sottobraccio e procedettero dietro gli altri due.
 

L’interno della casa dello zio dei gemelli Wood era confortevole, almeno il salotto dove i padroni di casa li fecero fermare, appendendo le giacche a portabiti fissati alla parete accanto all’ingresso. Betty pensò che la stanza avesse un arredamento un po’ scarno, ma tenne l’opinione per sé. Il tragitto per raggiungere l’abitazione era già stato contraddistinto da un silenzio imbarazzante.

Kenny si lasciò cadere sul divano a tre posti. «Quindi? Adesso in cosa consiste il vostro piano?»
«Ecco…» Betty si schiarì la voce. «Come ha spiegato Dana, la presa di Kate su di voi è legata al vostro segreto condiviso solo con il  branco, rivelandolo anche a noi rompereste il legame e ciò che vi ha fatto.» Prese qualche istante per scegliere con cura le parole. «Non ti giudicheremo, puoi parlare liberamente e raccontarci quello che non sei riuscito a confessare a nessun altro.»
Kenny abbassò lo sguardo.
«Volete qualcosa da bere?» domandò Kerry. «Non credo abbiamo molto: acqua, succo d’arancia, forse della soda.»
«No, grazie» rispose Donovan, prendendo posto sull’unica poltrona alla sinistra del divano e tenendo lo sguardo fisso sull’altro ragazzo.
«Grazie, sono a posto» replicò Betty.
Kerry annuì e si diresse comunque in cucina, tornando poco dopo con una lattina di soda e una sedia, la posizionò all’altro lato del divano e si sedette.
Betty passò in rassegna i tre presenti e si mordicchiò il labbro inferiore. Non ci volevano poteri paranormali per percepire la tensione tra loro: non era certo l’atmosfera ideale per facilitare una confessione.
«Stiamo aspettando» insistette Donovan.
«Non mettergli fretta» intervenne Kerry. Bevve un sorso della bibita. «Lo farà quando sarà pronto.»
«Sarebbe utile entro questa sera» commentò l’altro.
Kenny si girò di scatto verso il ragazzo. «Se hai fretta, puoi anche andartene. Basta uno di voi.»
Betty vide il suo fidanzato pronto a reagire e così lo anticipò. «Nessuno vuole farti pressioni e poi non c’è un noi e un voi. Siamo qui perché siamo della stessa… come dire… squadra.»
«Forse mio fratello non è a suo agio con voi due» disse Kerry. «Non voglio offendervi, ma magari preferisce prima confidarsi solo con me.»
«No» sussurrò Kenny.
Betty non ne fu sorpresa. Per quanto la gemella Wood fosse convinta del loro intaccabile legame fraterno, si era scordata che Kate aveva avuto il potere di trasformarlo perché ciò che Kenny teneva nascosto non lo aveva confidato a nessuno. Nemmeno a lei.
«Insomma, possiamo girarci intorno all’infinito, ma devi parlare» lo pungolò Donovan. «È facile.»
«Facile?» Dalla gola di Kenny sfuggì un ringhio. «Se fosse stato facile, non avrei dovuto tenerlo nascosto.» Le iridi divennero gialle, ciuffi di pelo si allungarono sulle basette e artigli scattarono dalle sue unghie.
Donovan balzò in piedi, posizionando le braccia davanti al petto per rispondere a un attacco.
Kerry scansò la sedia, lasciò la lattina sul pavimento e si avvicinò al fratello, prendendogli un braccio. «Kenny, non devi reagire così.»
Lui le ringhiò contro: «Lasciami stare.»
Betty si fece avanti. «Fai come ti dice.»
«Ma io vo…»
«Per favore!»
Kerry abbandonò la presa e arretrò dal gemello.
«Non riesco, andatevene via tutti!» sbraitò Kenny.
Betty gli andò quasi di fronte. «Kate ti ha usato. Ti ha obbligato a rivelarle questo segreto e forse ti sembra di rivivere lo stesso con noi, ma volgiamo liberarti dal suo controllo. Non può essere niente di tremendo.»
Lui sollevò il viso e la guardò dritto negli occhi. «Non voglio resuscitare mio padre.»
La frase gli uscì tutta d’un fiato, nei suoi occhi Betty vide una profonda vergogna e un senso di colpa. «Non c’è niente di male in questo. Anzi, è una decisione saggia.»
«Lei non è d’accordo» le rispose e girò il viso verso la sorella.
«È quello che pensi?» domandò Kerry, incrociando le braccia sul petto. «Per questo non ti sei confidato con me?»
«Ti saresti arrabbiata e avresti cercato di convincermi del contrario, ma non voglio farlo, anche se avessimo già la Falce» continuò Kenny. «Dopo aver visto come poteva essere quando la scuola era un miscuglio d’inferni e come Kate, o Sasha ha stravolto Chris Hogan, sono sicuro che non riporteremmo papà in vita, non il vero lui. Sarebbe qualcosa di…»
«Abominevole» concluse la gemella al suo posto. «Ne sono certa anche io. Mi dispiace averti fatto pensare che ti avrei obbligato e peggio che tu avessi tanto timore di dirmelo.»
Betty la fissò stupita. «Quindi anche tu non sei più dell’idea di resuscitarlo.»
Kerry abbozzò un sorriso. «Alle fine avevate ragione voi. Gli ultimi eventi mi hanno fatto riflettere: rischieremmo di portare nella realtà qualcosa di mostruoso e dovremmo liberarcene. E sarebbe ancora più doloroso.»
Kenny le andò accanto e le accarezzò la spalla. «Perché non me ne hai parlato prima?»
«Non so. Forse anche io temevo una tua reazione diversa.  Da ora in poi, ci confronteremo per tutte le decisioni importanti e senza aver paura di essere sinceri.»
«È tutto qui? Non avete altro da confessarvi?» Donovan abbassò il braccio sinistro e si grattò il mento con la mano destra. «Perché se è così, qualcosa comunque non ha funzionato, lui è ancora un licantropo.»
Kenny si toccò i ciuffi di pelo sulle basette e fissò confuso gli artigli.
Betty ricordò all’improvviso le esatte parole di Dana e non c’era nessuna garanzia di liberarlo anche della mutazione. Però aveva bisogno di una conferma. «Prova a collegarti con gli altri del branco e poi muta di nuovo forma in umano, cambiando un solo particolare.»
Lui chiuse gli occhi e li riaprì pochi secondi dopo. «Non percepisco nessuno di loro. Non saprei dirvi dove sono, o cosa stanno facendo.» Seguì l’ordine, annullò la trasformazione. Si concentrò di nuovo e fece spuntare gli artigli dalla mano destra. «Che significa? Continuerò a trasformarmi?»
Betty lo guardò dispiaciuta. «Temo di sì, a quanto pare ti abbaiamo reso un Omega: un lupo mannaro senza un branco.»
 

 

                                                             Continua…? 

lunedì 15 luglio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 64

 Il Gioco del Branco 28: Un Gioiello per Rintracciarti

 

«Come coincidenza è parecchio strana, voglio dire: un’altra persona in coma e con poteri mentali qui a Dorms?» disse Donovan, spingendo la schiena contro la sedia, facendola scricchiolare.

Billy sentì il suo sguardo indagatore vagare per l’aula multimediale, in cui si erano ritrovati alla fine delle lezioni, fino a posarsi con insistenza su di lui. Fermo in piedi, appoggiato alla parete accanto all’entrata, fece spallucce. «Non so che dirti, negli ultimi due giorni ho immaginato ogni altra spiegazione e questa rimane la più plausibile.»
«E il più delle volte è così: la soluzione più ovvia è anche quella corretta» replicò Betty, dandogli le spalle e pigiando rapida le lettere sulla tastiera, osservando lo schermo del computer davanti al quale era seduta. «Un controllo incrociato tra ospedale e notizie del quotidiano locale, conferma che Sasha DiVittis è in coma dopo un incidente stradale, avvenuto all’incirca poco più di un anno fa e in cui sua sorella Crystal ha perso la vita.»  
Zec comparve sull’uscio con il fiatone. «Scusate il ritardo. Cosa mi sono perso?»
«L’ennesima conferma che ciò che ci succede negli ultimi tempi è tutto collegato» rispose Billy.
«O l’ennesima riprova che è tutto troppo facile» sottolineò Donovan.
«Elliott mi ha fatto apparire più o meno nello stesso periodo in cui Sasha è finita in ospedale» continuò ignorandolo. «E nel sogno che abbiamo visitato, due ragazze viaggiavano in auto. Non sono semplici coincidenze, sono prove.»
Betty si voltò a guardarlo. «Però questo non spiega tanto altro. Come mai è in collera con te? Cosa ne ha fatto di Elliott e della Falce? Chi o cosa è Kate Silver?» contò i suoi dubbi sull’indice, il medio e l’anulare della mano destra, mentre li elencò.
«Odio essere io a dirlo, ma Kate potrebbe essere l’equivalente di Billy…» ipotizzò Zec, evitando di guardarlo in volto. «Un’emanazione della psiche di Sasha, il suo avatar nel mondo reale per vendicarsi. Mentre lei interagisce senza una vera forma sotto lo pseudonimo “S” e tramite i messaggi.»
«E come mai, di punto in bianco, ha deciso di aiutarci, combattendo la sua creazione e guidandoci da lei?» domandò Donovan, aggrottando la fronte.
Billy rimuginò su quella domanda. Era venuta in mente anche a lui e inevitabilmente lo aveva fatto tornare a porsi dubbi sulla sua stressa esistenza: si poteva considerare una persona reale? E quanto le sue scelte erano davvero solo sue?
Betty chiuse le finestre delle sue ricerche online, facendo riapparire lo schermo con il logo del liceo di Dorms. «Forse è più inesperta di Elliott e non la controlla come crede.»
Il cellulare nella tasca dei jeans di Billy suonò, lo estrasse e lesse il nome di Michelle sullo schermo. «Ciao, come va l’influenza?»
«Meglio, grazie» rispose l’amica all’altro capo della comunicazione. «Anzi, non sono contagiosa e possiamo vederci, mi è venuta un’idea sul mistero Sasha, Kate ed Elliott.»
«Ah… ne stavamo discutendo adesso..»
«Possiamo continuare a casa mia. Vi aspetto.»
Chiuse la chiamata senza dargli tempo di parlarne con gli altri presenti e Billy ripose il cellulare in tasca. «Dobbiamo andare, a quanto pare anche Michelle ha una sua teoria.»
 

Osservando la lavagna di plastica che avevano già usato per riassumere i loro indizi, sistemata nello spazio tra il tavolino e il televisore nel salotto di casa di Michelle, Billy si domandò come avesse fatto l’amica a portarla al piano inferiore da camera sua tutta da sola.

«Oltre alla conferma che S, il nostro stalker dei messaggi, è Sasha, fin qui siamo arrivati alle stesse conclusioni» disse Michelle, in piedi accanto alla lavagna, con indosso la vestaglia di pile rosso che le copriva il pigiama. «Con una differenza, credo che in realtà Sasha non abbia poteri forti quanto quelli di Elliott, ma si sia solo agganciata alle sue capacità mentali, per potenziare le sue.» Tracciò una linea con il pennarello evidenziandola due volte e risaltando così il collegamento tra i nomi SASHA ed ELLIOTT.
Seduto sul divano, Donovan si grattò la testa confuso. «Un po’ come quando ti attacchi abusivamente a una rete Wi-Fi?»
«Più o meno. Però Sasha è molto più giovane di Elliott e non ha ancora sviluppato appieno i suoi poteri e aver dovuto alterare la realtà così spesso e in modi così vari in questi mesi, deve averla stancata» rispose la ragazza, coprendo la punta del pennarello con il tappo.
«E in questo modo rispondi alla domanda sul perché ha agito contro Kate e come mai lei è scomparsa appena arrivata accanto al letto, ma rimangono ancora aperte le due questioni più importanti» fece Betty, seduta accanto al suo ragazzo. «Il suo odio per Billy e dove ha nascosto Elliott e la Falce.»
«Sul primo non ne ho idea» rispose Michelle. «Però ho una teoria su come ritrovare lui e la nostra arma segreta.» Sollevò il capo e puntò lo sguardo verso le scale per il piano superiore. «Dana, puoi scendere adesso.»
Billy avvertì il corpo di Zec irrigidirsi in braccio a lui sulla poltrona. Il suo ragazzo girò lentamente il collo e osservò la sorella fare un’entrata in scena diversa dal solito.
Dana scese le scale con calma, girò intorno al divano e si posizionò accanto a Michelle.
«Non ci avevi detto ci fosse anche lei» intervenne, posando il palmo sinistro sulla schiena di Zec. 
«Le ho chiesto io di aspettare qualche minuto» rispose Dana.
Michelle si schiarì la voce. «Prima di andare avanti, volevo farvi sapere che io e lei stiamo insieme.»
Billy spostò gli occhi su Zec. Le spalle del ragazzo si rilassarono e si accoccolò di nuovo contro il suo petto, come se quella notizia gli avesse tolto altri timori. Spostò quindi la sua attenzione sugli altri due amici e i loro volti erano impassibili.
«Ok…» disse Betty. «Sono contenta per voi.»
Donovan sbuffò. «Bene, siamo tutti felici, ora puoi dirci cosa hai in mente per rintracciare il bell’addormentato perduto? La tensione mi sta uccidendo.»
Michelle si soffermò un paio di secondi su Zec e lui le sorrise in risposta. «Sì, giusto, in verità l’idea  è venuta a Dana… pensiamo di poter usare la Lacrima di Giulietta per collegare Billy al sé stesso principale.»
Zec inarcò un sopracciglio. «La collana che ti sei fatta dare dopo la sospensione della rappresentazione di Romeo e Giulietta dell’anno scorso?  Come può esserci utile?»
«Quel finto gioiello ha catturato l’energia della dichiarazione d’amore di Billy per te, fratellino» rispose Dana.
Donovan rise sarcastico. «Non è una spiegazione un po’ troppo smielata per i tuoi standard?»
Michelle gli puntò il pennarello contro. «Non offendere la mia ragazza!»
«Calma carotina» replicò Dana, accarezzandole la spalla. «E come al solito, zuccone, non hai colto il senso della questione. Elliott non ha un fidanzato al suo capezzale, quindi non si è mai dichiarato a nessuno, lo ha fatto Billy trovando un ragazzo di cui è innamorato e questo non è solo un simbolo d’amore: racchiude una forte componente psichica, la realizzazione di un desiderio inespresso.»
Betty spinse gli occhiali sul collo del naso. «Seguendo il tuo ragionamento, sarebbe un’esperienza che Elliott riesce a vivere attraverso Billy e quindi un legame diretto e qualcosa che la sua capacità di modificare la realtà cercherebbe comunque di proteggere.»
Dana applaudì. «Non mi deludi mai, Velma. Proprio così e la ragione per cui avevo cercato di impossessarmene: la mia garanzia di non svanire del tutto e mantenere magari qualche beneficio, nel caso il creatore di questa Bocca dell’Inferno si fosse svegliato, o peggio..»
«E ora saresti disposta a cedercelo altruisticamente?» domandò Zec serio.
Billy scrutò la sfida di sguardi tra i due fratelli. Era in dubbio sull’intervenire. Intromettersi tra loro lo metteva sempre in forte disagio. Oltretutto si sentiva una parte centrale del conflitto.
«Se non ci sbarazziamo di Kate, nessuno di noi sarà al sicuro e l’unico modo è ritrovare Elliott, sperando che il tuo ragazzo sappia come sfruttare la vostra Falce per fermare anche Sasha» ribatté Dana. «Ci guadagno anche io, puoi considerarlo un sacrificio necessario.»
Donovan balzò in piedi. «Se avete finito con i pipponi esplicativi, passerei all’azione.»
«Un attimo, vi ricordo che non ho idea di come fare questa cosa» intervenne Billy. Scostò gentilmente Zec da sé, spingendolo ad alzarsi. «L’ultima volta che ho provato qualcosa del genere, siamo finiti nel sogno confuso di Sasha e rischiavamo di venire azzannanti da un lupo gigante.»
«Questa volta non andremo tutti, solo tu» spiegò Michelle. «E Dana ti aiuterà a connetterti.»
La ragazza demone andò verso il divano e si sedette al posto di Donovan, in modo da essergli di fronte. Infilò la mano destra nella scollatura e tirò fuori la collana con il pendente giallo. «Sarà come una seduta di ipnosi. Dovrai solo rilassarti e fissare il ciondolo.» Tenne con le dita della mano sinistra la maglia del gioiello e la fece dondolare.
Nel silenzio piombato nel salone, Billy fissò la pietra gialla.
Oscillò in maniera ritmica e costante.
Destra. Sinistra.
Destra.
Sinistra.
Destra…
… l’odore acre di disinfettante si insinuò nelle narici e gli fece sgranare gli occhi.
Intorno a sé c’era la camera dell’ospedale Saint Mary. Non una qualunque.
Elliott era steso nel letto. Addormentato nel coma.
Billy gli andò accanto e lo osservò. Era proprio lui. Guardò la stanza intorno a sé ed era esattamente la stessa in cui lo avevano lasciato. Ma quella stessa stanza non c’era all’ospedale, nessuno riusciva a trovarla.
D’istinto si inginocchiò e scrutò sotto il letto. Della Falce non c’era traccia. Si rialzò e andò verso la finestra, fece scorrere la cordicella della veneziana sollevandola. All’esterno poteva vedere il panorama di Dorms: le strade della città erano popolate da automobili e persone in movimento.
Quello in cui si trovava era un luogo reale e non un altro sogno.   
Però non avvertiva nessun rumore, qualcosa li ovattava.
Camminò intorno al letto e raggiunse la porta della camera.
Piegò la maniglia e uscì all’esterno. Il corridoio era deserto.
Billy si voltò per rientrare, ma non trovò la porta. Era svanita. La parete spoglia colmava lo spazio tra le entrate delle altre due stanze sul lato.
«Non è possibile» sussurrò. «Ci sono appena stato.»
Appoggiò i palmi dove avrebbe dovuto trovarsi la porta e avvertì calore, tenue, tendeva a intiepidirsi. Una luminescenza giallognola colorò la sua pelle poi udì…
CRACK!
Billy sbatté le palpebre.
Era seduto sulla poltrona, nel salotto con i suoi compagni intorno e lo sguardo fisso su una scheggia di vetro giallo appesa a una catenina.
«Qualsiasi cosa tu abbia visto, ha funzionato» sentenziò Dana, raccogliendo i frammenti di vetro sparsi sulle cosce. «L’intensità di abbattere le difese mentali di Sasha ha mandato in frantumi il contenitore dell’energia psico-emozionale di Elliott.»
«Ero all’ospedale Saint Mary e lui era nella sua camera» rispose Billy, sbatté le palpebre, ancora un po’ stordito da quel ritorno repentino al piano fisico.
«Come è possibile? Abbiamo perlustrato l’edificio e non c’è traccia della camera di Elliott» obiettò Betty. «I gemelli Wood me lo hanno confermato.»
Billy ripensò agli ultimi istanti prima di riprendersi. La stanza c’era e poi all’esterno non esisteva più. «Perché è nascosta in bella vista» ragionò ad alata voce. «Sasha usa un semplice trucco mentale che altera la percezione, chiunque cerchi quella stanza non vede la porta d’ingresso e così non trova la camera. La tiene occultata, ma è sempre lì.»
«Quindi c’è anche la Falce» disse Donovan gongolante.
Billy scosse la testa. «La stanza è in ordine, come l’abbiamo lasciata l’ultima volta che ci siamo stati, ma senza l’arma.»
Michelle si lasciò cadere sull’altra poltrona al lato sinistro del divano. «Quindi siamo al punto di partenza.»
«Non proprio: sappiamo che Elliott non è stato spostato» replicò Zec.
Billy annuì. «E possiamo riuscire a rintracciarlo, dobbiamo solo far cedere le ultime difese di Sasha e sappiamo già che è allo stremo delle forze psioniche. Il primo passo sarà sciogliere il branco e grazie al trattamento di Dana con Kenny, consociamo la giusta strategia: devono ammettere i loro segreti.»
«Sai che non lo faranno mai spontaneamente» gli fece notare la ragazza demone.
Billy non perse il suo sguardo deciso. «Li obbligheremo a farlo.»
 

 

                                                                      Continua…?