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lunedì 30 maggio 2016

Recearticolo - X-Men Apocalisse

L’attesa è durata due anni ed era accompagnata da un certo timore. Sì, perché data l’esperienza con la precedente trilogia, il film numero tre sembra essere il vero arcinemico degli X-Men. Per fortuna, per quanto mi riguarda, considero questa terza prova della nuova saga iniziata con X-Men - L’inizio e proseguita con X-Men: Giorni di un Futuro Passato una vittoria. Il film non è perfetto, ci sarebbero alcune limature da fare, ma nel complesso è sulla linea giusta per soddisfarmi come fan dei fumetti e poi della serie cinematografica.
A differenza del capitolo precedente, la trama del film non prende ispirazione direttamente da nessuna storia/saga fumettistica specifica, ma attinge alla mitologia degli X-Men e del cattivo che dà il sottotitolo alla pellicola.
Fin dalle prime scene assistiamo infatti alla grandezza di Apocalisse (Oscar Isaac), mutante che fin dall’antico Egitto governava come una divinità sul popolo. La sequenza iniziale ha il pregio di ricollegarsi alla scena post-titoli di coda del film precedente, dandoci un background specifico per il personaggio di Apocalisse che così non risulterà un nemico spuntato fuori all’improvviso dal nulla. Nonostante il suo aspetto imponente, questo cattivo non ha lo spessore psicologico che può avere un Magneto(Michael Fassbender) o la stessa Mystica (Jennifer Lawrence), ma le sue motivazioni e i suoi obbiettivi sono chiari e precisi e non danno spazio a “zone grigie”: per lui i mutanti sono i più forti, gli unici con il diritto di governare il mondo e anche tra di loro, solo i più forti meritano di essere adorati e temuti e stargli accanto. Cercare una tridimensionalità maggiore in questo personaggio è un po’ inutile, anche nei fumetti è così, è il malvagio per antonomasia che vuole “solo” conquistare, plasmare e governare il mondo secondo i suoi voleri.
Dopo l’introduzione di Apocalisse, facciamo un lungo salto temporale e ci ritroviamo negli anni ottanta, perché come ormai da tradizione i film degli X-Men della nuova trilogia cercano di fondere il genere supereroistico con quello dei period movie. Questa volta però il tentativo non è riuscito alla perfezione. L’atmosfera degli anni ottanta si percepisce appena, non pervade e si fonde con la trama e gli eventi che coinvolgono il film. Forse la parte che avrebbe dovuto accentuarla era affidata alla gita al centro commerciale dei giovani Jean (Sophie Turner), Scott (Tye Sheridan), Kurt (Kodi Smit-McPhee) e Jubilee (Lana Condor) – almeno così appare dai vari video e dalle parole dello sceneggiatore Simon Kinberg rilasciati sul web – ma essendo stata tagliata nel montaggio finale ha lasciato così un sapore amaro in chi si aspettava un ambientazione temporale più dettagliata.
E visto che siamo in tema di difetti un altro è legato proprio al connubio tra il salto temporale di dieci anni con il precedente film e alcuni degli attori scelti per interpretare i mutanti adulti. Se può essere credibile che Mystica non sembri molto differente dalla se stessa adolescente del primo film e da quella quasi trentenne del secondo grazie alla natura dei suoi poteri mutaforma, non si può dire lo stesso per tutti gli altri. Xavier (James McAvoy), Magneto, perfino Bestia (Nicholas Hoult) e Alex Summers (Lucas Till) il fratello maggiore di Scott, tutti personaggi presenti nei primi due film ambientati nel 1962 e 1973 risultano poco invecchiati rispetto a quanto lo sarebbero in realtà e i loro poteri non possono giustificarlo.
Tolta questa scelta non del tutto condivisibile del casting, la trama procede in maniera fluida e senza risultare forzata. Assistiamo alla vita della Scuola Xavier per Giovani dotati, ci vengono presentati i giovani studenti che diventeranno i futuri membri icona degli X-Men, è mostrato in modo logico e non affrettato il reclutamento da parte di Apocalisse dei suoi Quattro Cavalieri, Xavier rincontra Moira MacTaggart (Rose Byrne) e gli eroi vengono a conoscenza del nemico da affrontare.
Nella pellicola  ci sono inoltre diversi rimandi ai film precedenti che danno l’idea di un perfetto mosaico in cui ogni pezzo va al suo posto, spiegando anche come mai personaggi come Mystica e Magneto facciano scelte che paiono fuori dal personaggio, ma che invece sono motivate dalle loro esperienze passate, che li hanno fatti maturare e soprattutto li avvicinano alla caratterizzazioni delle loro controparti fumettistiche. In quest’ottica vanno viste anche alcune svolte nella trama come l’imprigionamento di Bestia, Moira, Mystica e Pietro (Evan Peters) da parte di Stryker, un espediente utile a lasciare spazio ai giovani Jean, Scott e Kurt di mostrarci che hanno la stoffa per diventare i futuri eroi e agire come farebbero nei fumetti, dove iniziano la loro carriera da X-Men proprio da adolescenti.
E questo evidenzia un ulteriore pregio del film: per la prima volta abbiamo un vero film sugli X-Men. Non sui singoli Xavier, Magneto, Mystica o Wolverine, ma un film corale su un gruppo di personaggi che agisce come un team, dove hanno tutti la stessa rilevanza e ognuno dà il proprio apporto alla causa senza che solo uno o due di loro siano gli unici protagonisti. Certo scegliere questa strada porta a considerare la morte di Alex frettolosa, la scena di Pietro una mera copia di quella del film precedente, o le caratterizzazioni di Psylocke e Angelo piatte, però nel quadro generale queste imperfezioni non rovinano la visione del film, che riesce nell’intento di avvicinarsi il più possibile agli X-Men dei fumetti, dove il gruppo è la forza rispetto al singolo.
In più bisogna considerare che pur essendo concepita come la chiusura della trilogia, la storia riesce a introdurre in maniera coesa nuovi elementi del gruppo e gettare i semi (la menzione del rapporto tra Pietro e Magneto, la comparsata di Wolverine, il primo accenno di Fenice, le uniformi alla fine) che possono dare nuova linfa alla saga filmica degli X-Men, potendo in futuro attingere al tanto materiale disponibile nella lunga e spesso complicata, ma al contempo affascinante storia fumettistica dei mutanti.
In definitiva X-Men Apocalisse non ha la potenza emotiva di X-Men: Giorni di un Futuro Passato, ma resta un film molto buono, che mi è piaciuto e se forse ha fatto e farà storcere il naso agli amanti dei film di super-eroi, è invece una gioia per gli occhi per i lettori dei fumetti e almeno nel mio caso è riuscito anche a far riappacificare lo spettatore con il fan dei comics.

Un’ultima nota prima di chiudere: come è da consuetudine, al termine dei lunghi titoli di coda c’è una scena che getta le basi per il prossimo film. Se molti di voi guardandola la considereranno un po’ superflua e poco rivelatrice, lascio un piccolo grande indizio. Il nome Essex sulla valigetta è importante nella saga fumettistica perché è il cognome di Nathaniel Essex, un personaggio con stretti legami con Apocalisse e la famiglia Summers-Grey e conosciuto come uno dei maggiori nemici degli X-Men con il nome di Sinistro.

lunedì 21 luglio 2014

Recearticolo film Maleficent

Il film avrebbe potuto avere come sottotitolo: “Processo di redenzione per uno dei più spaventosi tra i cattivi Disney”, perché Malefica merita indubbiamente il podio dei più riusciti malvagi dei film animati di Walt Disney e per renderla protagonista indiscussa della pellicola era ovvio che necessitasse un doveroso lavoro di “pulizia”.
Non so voi, ma da bambino ero terrorizzato da Malefica. Sarà stata la sua pelle verdognola, il suo volto allungato con i grandi occhi gialli, la sua risata profonda o quel copricapo con le corna che rimandano all’iconografia dei demoni, ma dal momento che entrava in scena avevo bisogno di un adulto accanto. Almeno fino ai sette anni.
Ecco perché, ora che sono tra gli adulti, ho provato una certa curiosità appena venuto a conoscenza che era in preparazione un film su colei che si autodefinisce (cito testualmente) La Signora di Ogni Male, cosa si sarebbero inventati per renderla attraente al pubblico?
Come già anticipato, la malvagia Maleficent (questo il suo nome in originale) ha subito un trattamento tipico quando vogliamo un antagonista come protagonista, partendo dal presupposto che cattivi non si nasce ma lo si diventa, gli sceneggiatori hanno recuperato l’elemento di base della fiaba originale di Perrault: Malefica non è una strega, ma bensì una fata e ci raccontano come ha ceduto al suo lato oscuro. Per rendere il tutto ancora più “puro” è una fata della natura, che vive nella favolistica/magica Brughiera insieme ad altri esseri magici, senza però nessun contatto con gli umani.
All’inizio del film ci viene mostrata una Malefica bambina, che si preoccupa di proteggere la Brughiera, ma non ha nessuno con cui confidarsi, con cui avere un rapporto umano. Ecco perché il suo cuore si fida subito del giovane Stefano, giunto con intenzioni tutt’altro che onorevoli nel territorio della fata, ma che riesce con gesti semplici a conquistarla e in lui vede la fine della sua solitudine anche se per breve tempo.
A dirla tutta, la rapidità con cui Malefica si fida e innamora di Stefano appare un po’ forzata, ma in origine la parte sull’infanzia della fata era più lunga e addirittura coinvolgeva i Reali delle fate con cui era in qualche modo imparentata e rendeva il suo rapporto con gli umani più conflittuale. In fase di montaggio però sembra che questa parte di trama risultasse troppo lunga ed è stata eliminata, lasciando in questo modo lo spettatore con il dubbio che la relazione tra Malefica e Stefano sia stata troppo semplice. 
D’altro canto bisogna dire che Stefano, che qui diventa il cattivo della storia, viene caratterizzato molto bene e fin dalla sua apparizione da bambino scorgiamo in lui la fame per il potere. 
Malefica cresce, diventando una fata potente e tra i suoi tratti distintivi ci sono l’orgoglio e la fierezza, associati a caratteristiche fisiche quali un paio di corna e di splendide ali dalle piume nere. La versione adulta è interpretata da Angelina Jolie che, lasciatemelo dire, nelle vesti di Malefica è sublime. Riesce a mantenere intatta la maestosità della controparte animata, dandole comunque qualcosa di nuovo, una sfumatura di umanità, quel frammento di anima che farà affezionare il pubblico alla non più così odiata strega.
Naturalmente per renderla veramente un’eroina c’è bisogno di un nemico, nel nostro caso gli uomini desiderosi di invadere e conquistare la Brughiera e più nello specifico Re Enrico, personaggio non presente nella versione a cartoni animati e che si rivela essere il padre della futura sposa di Stefano, nonché madre di Aurora. Re Enrico è spietato e violento, ma la prode Malefica riesce a tenerlo a bada grazie ai suoi poteri che risvegliano creature della natura magnificamente rese dagli effetti speciali. Tuttavia la vita di Malefica è destinata a un brusco colpo di scena. Re Enrico torna infatti mal ridotto al suo castello e promette sua figlia in sposa, con la ricchezza derivata dal diventare Re, a chiunque sconfiggerà Malefica e gliene porterà una prova. Tra i pretendenti troviamo Stefano ormai anche lui adulto, che senza troppe remore asseconda i suoi desideri e parte per la Brughiera.
A questo punto assistiamo a  quella che per me è la scena più intensa di tutto il film. Malefica accoglie Stefano nel suo territorio, non aspettandosi un attacco è anzi felice nel rivedere l’amico/amato dopo anni di lontananza, ma l’uomo si rivela infido e sfruttando il rapporto che li ha uniti, la fa addormentare e la priva delle sue meravigliose ali. Al risveglio, non trovandolo al suo fianco, Malefica scopre nel modo più tremendo il suo tradimento: un dolore lancinante l’affligge alla schiena e con orrore si rende conto che gli ha strappato le ali. Angelina Jolie ci regala un’interpretazione magistrale, rende il dolore per essere stata violata e lo stupore, misto a rabbia verso l’uomo di cui aveva piena fiducia in maniera realistica, fisica e guardandola non si può non pensare a quante donne subiscono lo stesso tipo di violenze nel mondo reale.
Nessuno seduto davanti allo schermo del cinema può condannare Malefica e quando in preda al dolore fisico ed emotivo cede all’oscurità, ci rendiamo conto che non ha altra scelta, il suo desiderio di vendetta è più che giustificato. La sua metamorfosi è ormai completa e Angelina Jolie diventa anche visivamente la Malefica de La Bella Addormentata nel Bosco disneyana.
Manca un ultimo particolare – che rappresenta un’innovazione rispetto al film del 1959 – il fido confidente di Malefica, il corvo chiamato Fosco a cui in questa versione viene data la capacità di mutare forma (tra cui quella  umana con il fisico dell’attore Sam Riley) e che si rivela essere stato salvato per opera della fata malvagia dalla cattiveria di due uomini, per diventare (involontariamente) l’unico legame con la sua parte benevola, una sorta di voce della coscienza, che non mancherà di fare emergere più volte. Forse, visto questa svolta, sarebbe stato interessante approfondire di più il rapporto tra i due, ma è probabile il regista ha temuto di rallentare troppo il ritmo e rischiare che il pubblico si distraesse dalla trama.  
Eccoci quindi arrivati al fatidico inizio del classico di animazione che viene qui egregiamente riproposto fedelmente, modificando solo qualche dettaglio. Al battesimo di Aurora assistiamo al realizzarsi della vendetta di Malefica: Stefano le ha portato via l’amore e la felicità e lei farà altrettanto, maledicendo sua figlia. Al compiersi dei sui sedici anni, la giovane cadrà in un sonno simile alla morte. È importante notare come sia questa la maledizione lanciata da Malefica, un sonno simile alla morte anziché una morte certa che sarebbe parso come uno scomodo omicidio, intaccando così la possibilità di redenzione.
Nella parte dedicata all’infanzia e giovinezza di Aurora viene nuovamente presa distanza dal film originale. In principio tramite Fosco e poi per sua volontà, scorgiamo come Malefica non riesca a odiare veramente Aurora, la cui unica colpa è essere nata figlia di Stefano. Lui è il suo mortale nemico, il solo responsabile del suo dolore e a un certo punto Malefica cerca perfino  di annullare il suo stesso maleficio, senza successo. Ciononostante prova affetto per la ragazzina e volendo avere con lei un rapporto basato sull’onestà, le rivela di essere la responsabile della sua maledizione e ovviamente Aurora non può che esserne amareggiata e ferita, avendola fino a quel momento reputata la sua fata madrina. 
Prima di giungere all’emozionante finale lasciatemi evidenziare due particolari con cui gli sceneggiatori si prendono simpaticamente gioco della trama della pellicola animata. Il primo è rappresentato dalle tre fate madrine, a tutti gli effetti protagoniste del film originale che qui sono ridicolizzate e relegate al ruolo di intermezzi comici. In effetti, il punto che sottolineano gli sceneggiatori di Maleficent non è insensato: come possono tre esseri magici, non abituate al mondo umano e  basandosi solo sulla loro magia, crescere una bambina per sedici anni senza poter usare i loro poteri? Nel classico animato addirittura riuscivano a compiere l’impresa per tutto il tempo, salvo poi fare disastri nell’organizzare una festa di compleanno che comprendeva solo cucinare una torta e cucire un vestito. E come sono riuscite ad adempiere a quelle stesse mansioni per sedici anni se non hanno mai fatto ricorso alle loro bacchette magiche? Il secondo particolare, anche questo sensato tenendo presente che stiamo guardando un film live-action e su cui possiamo sorvolare in un film di animazione fiabesco, è il personaggio del principe Filippo e il suo fulmineo innamoramento con Aurora. Nel cartone animato pur non avendola mai vista, incontra Aurora nel bosco e in poche ore i due sanno per certo di essere anime gemelle, l’uno il vero amore dell’altra. Nella versione riveduta viene giustamente fatto notare anche da Filippo stesso che non può risvegliare con un bacio Aurora, non potendo pretendere di essere il suo vero amore dopo averla conosciuta solo quello stesso pomeriggio.
E qui viene la domanda che tutti si sono posti, chi sveglierà la bella addormentata? Dato che Malefica è buona, è improbabile che agirà come nelle scene finali del film originale (dove ne fa di tutti i colori), quindi il ruolo del principe senza macchia e senza paura è affidato proprio a lei. Così, continuando sulla strada di redenzione già impostata, Malefica parte al galoppo, raggiunge Aurora (che nel frattempo si è punta ed è addormentata) e dopo essersi intrufolata nel castello dell’odiato Re Stefano, le dona una bacio di amore, quasi materno, perfettamente in linea con la sua natura, dopo averla protetta e sorvegliata per tutta l’infanzia, dimostrando che nel suo cuore c’era ancora spazio per quel sentimento.
Aurora si risveglia dunque e perdona Malefica, riconoscendo che un attimo di dolore in cui l’ha maledetta, non vale tutto l’amore con cui l’ha seguita fino a quel giorno, ma il tempo del “…e vissero felici e contenti” non è ancora giunto.
Avendo la mortale nemica alla sua mercé, Stefano le lancia l’assalto finale e nonostante la presenza di un drago (non rivelo come e chi è) sta per sopraffarla, se non fosse per l’intervento di Aurora, che da vera principessa del 21°simo secolo, si ribella al padre, scova le ali rubate alla fata e le restituisce alla legittima proprietaria. In una resa stilistica eccezionale (che mi ha ricordato tanto le anti-eroine/bad-girls dei fumetti dei super-eroi dei primi anni ‘90), Malefica dispiega le sue ali e combatte la battaglia finale con Re Stefano. Ovviamente essendo la nostra protagonista non può infliggere il colpo mortale al nemico, ma anzi dimostra di averlo infine perdonato e seppur tenta di salvarlo da una rovinosa caduta, lui scivola dalla sua presa e muore.
Giustamente direte, dov’è il finale positivo in tutto ciò? Ricordate che in questa versione Stefano è il cattivo e lo dimostra non solo per il tradimento verso Malefica, ma anche nel modo in cui tratta la figlia appena ritrovata. È un padre incapace di svolgere il suo ruolo, non più accecato dalla fame di potere, ma da quella di vendetta e quindi non adatto a restare al fianco di un personaggio puro e leale come Aurora. Così, in barba al finale classico, Malefica ormai completamente redenta torna a vivere felice nella Brughiera, insieme ad Aurora che diventa la Regina di entrambi i mondi, quello umano e quello fatato, lasciandoci un sottile ma potente messaggio di fondo: non importa che tipo di amore nutri, se è sincero e non provoca dolore, sei libero di esprimerlo e viverlo.
Probabilmente i puristi de La Bella Addormentata nel Bosco sono rimasti un po’ delusi e straniti dalla visione di Maleficent e può darsi che ci si aspettasse una resa più dark e gotica sullo stile di Tim Burton e con meno stravolgimenti della trama. Tuttavia, nel complesso ho trovato questi cambiamenti efficaci e ben inseriti per il tipo di storia che gli sceneggiatori e il regista hanno scelto di raccontare e il risultato finale è un film piacevole che si riguarderà spesso e volentieri.


Un’ultima nota: eccezionale la versione di Lana Del Rey di Once Upon a Dream, tema d’amore di Aurora e Filippo nel film del 1959 e diventata qui la colonna sonora ideale al personaggio di Malefica, grazie all’interpretazione malinconica e da brividi della cantante.

lunedì 14 luglio 2014

Recearticolo - Madoka Magica: la trilogia cinematografica

Ho già parlato in passato dell’anime di Madoka Magica sul blog e di come abbia portato il genere majokko-anime a un nuovo stadio (per la precisione in questo post Madoka Magica l'evoluzione finale delle majokko) e lo paragonavo per l’impatto avuto a ciò che Neon Genesis Evangelion era stato per il genere mecha-anime. A quanto pare i due franchise hanno un altro fattore in comune: come Evangelion, anche Madoka Magica ha visto il suo epilogo sul grande schermo, grazie ai film che sono un riassunto e una storia nuova.

Madoka Magica The Movie 1: L’inizio della storia e Madoka Magica The Movie 2: La storia infinita
Questi primi due film riassumono i dodici episodi che compongono la serie animata, lo fanno in modo fluido e mantenendo solo ciò che è davvero essenziale per capire la storia e le sue protagoniste. Per chi non fosse a conoscenza degli eventi di cui sto parlando, riassumo brevemente la trama complessiva.
Madoka Kaname, una studentessa della seconda media, vive una vita tranquilla, ha per migliori amiche Sayaka Miki e Hitomi Shizuki ed è una persona gentile e altruista. Mentre è in giro con Sayaka sente la richiesta di aiuto del misterioso Kyubey che rivela a lei e all’amica l’esistenza delle ragazze magiche (Puella Magi) che dopo aver espresso un desiderio e stipulato un contratto con lui diventano maghe e combattono contro le streghe, che sono la fonte dei mali della società.   
Kyubey è inseguito da una maga, che è in realtà Homura Akemi, la nuova compagna di classe di Madoka e Sayaka trasferitasi in città quello stesso giorno e che fa di tutto per impedire che Madoka stipuli un contratto con Kyubey. Ovviamente il suo strano comportamento suscita le perplessità di tutti e viene allontanata da Mami Tomoe, una maga veterana che si mostra gentile e cortese con Madoka e Sayaka, invitandole a vedere con i loro occhi cosa significa essere una maga prima di accettare o meno l’offerta di Kyubey. Purtroppo durante una lotta con una strega, Mami perde la vita e Madoka e Sayaka si scontrano con la dura realtà: essere una maga è un compito arduo e pericoloso, addirittura essendo morta dentro la barriera di una strega, Mami risulterà essere un semplice caso di ragazza scomparsa per il mondo intero e nessuno saprà mai del suo sacrificio. Homura sfrutta questo avvenimento per mettere in guardia nuovamente Madoka sul diventare una maga e sembra sapere più di quello che dice.  
Madoka è infatti combattuta sull’accettare l’offerta e anche Sayaka non ne è più tanto convinta, quando però una strega attacca un gruppo di persone tra cui c’è Hitomi e Madoka rischia di perdere la vita, Sayaka vede nel contratto con Kyubey l’unica soluzione per salvare le amiche. Inoltre, con il suo desiderio, permette all’amico Kyosuke Kamijo – di cui è innamorata – di poter riprendere l’attività di violinista interrotta bruscamente a causa di un incidente. Homura non sembra particolarmente felice della trasformazione di Sayaka in maga e sospetta sia un ulteriore mossa di Kyubey di convincere Madoka a stipulare il contratto.   
A complicare la situazione intervengono due avvenimenti. Il primo è l’entrata in scena di Kyoko Sakura un'altra maga interessata al territorio di caccia alle streghe lasciato libero da Mami, che inizia una rivalità con Sayaka e il secondo è la rivelazione che anche Hitomi è innamorata di Kyosuke e impone un ultimatum di un giorno a Sayaka per dichiararsi, dopo il quale si farà avanti lei. Messa sotto pressione da Kyoko e timorosa di rivelare i suoi sentimenti, Sayaka mostra di cominciare a rimpiangere la scelta fatta, vedendola in difficoltà Madoka decide di intervenire e credendo di aiutare l’amica, butta via la sua Soul Gem, la pietra con cui tutte le ragazze si trasformano in maghe, portando così a galla una scioccante verità sul contratto stipulato con Kyubey. La Soul Gem, che va purificata con il Grief Seed delle streghe per evitare che il consumo di potere la intorpidisca fino a corromperla, non è un semplice oggetto ma l’anima stessa della ragazza, separata dal corpo e che se distrutta causa la morte della maga.
Homura arriva ancora in soccorso di Madoka, recuperando la Soul Gem di Sayaka e accusando apertamente Kybey di aver mentito a tutte loro, non rivelando quel particolare al momento della stipula del contratto e rimarcando come non ci possa fidare di lui e delle sue proposte.
Dopo questa scoperta Sayaka è distrutta, in pratica si sente uno zombie dato che la sua vera essenza è racchiusa nella Soul Gem e con questa premessa non ha il coraggio di confidare il suo amore a Kyosuke, che finisce per accettare l’affetto di Hitomi. Delusa, amareggiata e sconvolta, Sayaka si allontana da Madoka e trova un sostegno invece in Kyoko, che avendo a sua volta espresso un desiderio che le si è ritorto contro capisce la sua situazione. Nonostante ciò, Sayaka inizia un percorso di disperazione al termine del quale smette di purificare la sua Soul Gem e così diventa infine una strega.
Kyubey tenta di approfittare di questa trasformazione per convincere ancora una volta Madoka a diventare una maga, ma viene ucciso da Homura che ribadisce a Madoka di non gettare via così la sua vita, nessun desiderio vale il prezzo della sua anima e nella disperazione di convincerla, Homura dimostra un affetto inspiegabilmente intenso verso Madoka, fin troppo per qualcuno che l’ha conosciuta da solo poche settimane e non l’ha mai veramente frequentata. Questo suo attaccamento non possa inosservato agli occhi di Kyubey (che non è veramente morto in quanto ha diversi corpi di riserva) e le domanda se è interessata a Madoka per l’immenso potenziale magico latente presente in lei e intende usarla per scongiurare la battaglia che si scatenerà di lì a poco per l’arrivo di una strega potentissima conosciuta come Notte di Walpurgis. Homura si rifiuta di rispondergli, ma mostra per l’ennesima volta di conoscere particolari di cui gli altri sono all’oscuro chiamandolo con il suo vero nome: Incubator.           
Nonostante Kyubey abbia detto che non c’è speranza, Kyoko con l’aiuto di Madoka cerca di riportare alla sua forma umana Sayaka, ma fallisce. Affidando Madoka a Homura, Kyoko usa tutto il suo potere per distruggere Sayaka e muore. Dopo il funerale dell’amica (ritenuta da tutti gli altri morta suicida), Madoka ha un colloquio chiarificatore con Kyubey. L’essere le racconta di appartenere a una razza extraterrestre che ha l’intento di preservare l’energia dell’universo e per evitare che si esaurisca, hanno scoperto che tramite la forza dei loro sentimenti – che passano velocemente dalla speranza alla disperazione – le ragazze umane nel corso della loro adolescenza sono una fonte da sfruttare. Per farlo stipulano il contratto e quando da maghe diventano streghe, ne raccolgono l’energia e sottolinea che questo processo è inevitabile, ogni ragazza subirà questa trasformazione presto o tardi perché quando la speranza che ha generato il desiderio si consuma, diventa disperazione e quindi dà origine alla forma di strega. Alle repliche di Madoka che è un destino orribile e ingiusto a cui la razza di Kyubey sottopone le ragazze, Kyubey risponde che nel corso dei secoli è sempre stato così, la razza umana è stata influenzata dalla scelta delle ragazze di diventare maghe e dalla loro metamorfosi in streghe, negare questo evento sarebbe come cancellare l’intera storia della loro specie. Al termine del racconto, vedendo Madoka confusa e addolorata, Kyubey le dice che in lei vede un grande potenziale, forse tale da poter modificare il destino delle maghe e di certo da impedire che si scateni sulla città la furia della strega Notte di Walpurgis e che Homura si sacrifichi per affrontarla.
A questo punto assistiamo a un flashback che ci mostra le origini di Homura, una ragazza cagionevole di salute che dopo aver conosciuto Madoka Kaname, che le mostra gentilezza e affetto, si affeziona a lei e quando scopre che è una maga le resta accanto. Purtroppo Madoka muore durante l’attacco di Notte di Walpurgis e affranta, Homura stipula il contratto con Kyubey, esprimendo il desiderio di poter salvare la sua amica. I poteri magici acquisiti diventando una maga permettono a Homura di viaggiare nel tempo e così rivive più e più volte il mese in cui è stata accanto a Madoka, provando a salvarla senza successo e creando così diverse linee temporali alternative, fino a giungere a quella di cui abbiamo seguito gli eventi fino a ora e in cui Madoka non è ancora diventata una maga.
Costretta a combattere da sola la minaccia di Walpurgis, Homura rivela involontariamente a Kyubey di non appartenere a quella linea temporale e Kyubey intuisce che il grande potenziale che percepisce in Madoka è dovuto alle azioni di Homura: dando origine a molteplici linee temporali prive di Madoka ha fatto sì che la ragazza diventasse il  fulcro dell’universo e raggruppasse in sè il potere dei suoi doppioni scomparsi. Homura ribatte che comunque tutto finirà, combatterà sola contro Walpurgis, impedirà a Madoka di morire e così il ciclo sarà concluso.
La città viene invasa da una calamità che è in realtà la strega Walpurgis e Kyubey avvisa Madoka delle recenti scoperte, aggiungendo che rimasta sola senza altre maghe ad aiutarla, Homura di certo perirà. Decisa a salvare l’amica che ha rinunciato a tutto per lei, Madoka stipula il contratto ed esprime il suo desiderio: nessuna maga passata o futura diventerà strega, morirà senza però dover affrontare il dolore della disperazione. Con il suo desiderio e il potere magico acquisito, Madoka riscrive le regole dell’universo sbalordendo Kyubey, distrugge Walpurgis e si trasforma nella divinità della Speranza, pagando però come prezzo la sua scomparsa dal mondo e il fatto che nessuno ricorderà la sua esistenza eccetto Homura. Madoka lascia così la sua amica in una linea temporale in cui Mami e Kyoko sono vive e a cui Homura può unirsi.
Il finale ci lascia con degli interrogativi: Homura, che ricorda Madoka, è ancora una maga, così come lo sono Mami e Kyoko, insieme a Kyubey devono affrontare dei nuovi nemici, le bestie magiche… ma chi sono queste entità? E perché nell’ultima scena Homura sembra attraversare sola un deserto con ali simili alla forma delle streghe?

Madoka Magica The Movie 3: La storia della ribellione
Giungiamo finalmente alla parte inedita della trilogia e chi non ha potuto vedere il film e non vuole rovinarsi la sorpresa può abbandonare la lettura.

Iniziamo la fase SPOILER…

Sicuri di voler proseguire?

Ok, è una vostra scelta.

Lo spettatore viene spiazzato fin dalle prime scene perché si trova di fronte Madoka ancora viva chemajokko e questo ci fa pensare che qualcosa è cambiato dopo che Madoka ha riscritto le regole. Un altro segnale di stare all’erta è dato dalla presenza passiva di Kyubey, che però non parla, ma emette solo un verso, eco del suo nomignolo.  
combatte al fianco di Sayaka (anche lei viva), Mami, Kyoko e alla mascotte Bebe (la strega che aveva ucciso Mami nella realtà annullata dal finale della serie e del film precedente) contro i Nightmare, manifestazioni dei sentimenti negativi delle persone. Nonostante lo stupore, già ci sono i primi indizi che la scelta di riportare in vita Madoka non è una disattenzione o uno stravolgimento, ma qualcosa di voluto per dare il via ai misteri del film. Le ragazze, per esempio, non ricorrono alla violenza per distruggere il Nightmare (come facevano con le streghe nella serie tv e nei due film), ma usano un metodo più pacifico e vicino alla concezione fanciullesca delle
Finito il combattimento, la scena si sposta nella familiare casa Kaname dove assistiamo, nello stesso identico montaggio del primo episodio della serie e del primo film, al risveglio di Madoka, all’incontro con suo padre, sua madre e suo fratello, mentre fanno colazione insieme. Tutto sembra normale, ma alcuni elementi iniziano a modificarsi: ad attendere Madoka prima di entrare a scuola non ci sono Hiutomi e Sayaka, ma quest’ultima e Kyoko, che ora frequenta il loro istituto ed è in buoni rapporti con entrambe e specialmente con Sayaka. Inoltre Homura, che fa il suo ingresso come nuova compagna di classe, esteticamente è rappresentata come abbiamo visto era prima di diventare una maga viaggiatrice del tempo, ma rivela fin da subito alle altre di essere come loro in possesso di poteri magici. Le ragazze si riuniscono quindi con Mami che spiega che sono state aiutate anche la sera prima da Homura che a quel punto entra a far parte del loro team di maghe. Per la prima volta dalla creazione della serie, le maghette sono riunite tutte insieme nello stesso momento e  la trama procede rivelandoci come poteva essere la loro vita se si fossero conosciute in circostanze diverse, senza problemi di rivalità, dandosi sostegno l’un l’altra. In particolare le vediamo affiatate e in perfetto accordo, come se fossero state un gruppo da sempre e Homura rivela a Madoka di avere la sensazione che il loro incontro fosse predestinato e ci sia tra loro un’intimità più forte che tra persone appena conosciute.
I dubbi di Homura che qualcosa non quadra crescono quando nota che le loro giornate sono troppo idilliache, quasi come in un sogno e soprattutto in lei emergono dei ricordi su Sayaka, Kyoko e Mami che sono in contrasto con il carattere e le azioni che compiono. Coinvolgendo Kyoko, che secondo i suoi ricordi non ha motivo di trovarsi lì, Homura inizia ad indagare e scopre che in realtà non possono lasciare la città e capisce di trovarsi all’interno della barriera di una strega. Questo aumenta notevolmente la sua confusione: se Madoka ha annullato l’esistenza delle streghe, come è possibile che ce ne sia ancora una che le ha imprigionate? E se Madoka era diventata una divinità, come può essere viva e prigioniera con loro?
La ricerca di risposte di Homura la porta a scontrarsi con i candidati più ovvi a essere il colpevole, riportando tra l’altro nella storia i combattimenti violenti che avevano caratterizzato l’anime e conducendola infine alla risposta che avrebbe dovuto indicarle (e anche allo spettatore) fin da principio la verità. Le altre ricordano l’esistenza di Madoka e lei è l’unica che dovrebbe poterlo fare, quindi è lei stessa la strega responsabile della barriera. Come prova definitiva, Homura tenta di allontanarsi dalla sua Soul Gem, atto che dovrebbe condurla alla morte, invece si risveglia nel deserto dove l’avevamo lasciata al termine della serie e del secondo film con Kyubey che spiega cosa è realmente accaduto.
Dopo aver tentato di vivere come unica depositaria del ricordo di Madoka, Homura ha ceduto alla disperazione, dato che il suo desiderio di salvarla era irrealizzabile a quel punto perché andava contro le leggi del nuovo universo stabilite da Madoka in forma divina. Gli Incubator, percependo che l’energia generata dalla trasformazione delle ragazze magiche in streghe e dalle loro lotte con le maghe era scomparsa senza spiegazioni, hanno bloccato la Soul Gem di Homura prima che la trasformasse completamente in una strega e messo in atto una trappola che portasse Madoka all’interno della loro barriera per studiare quella che loro hanno soprannominato la Legge del Ciclo. A conoscenza di questo piano, Homura tenta di liberarsi dal giogo degli Incubator per portare a termine la sua trasformazione in strega e impedire così che Madoka venga usata dagli Incubator. A sua insaputa però anche Sayaka e Bebe – che si rivela essere la giovane Nagisa Momoe – erano consce del pericolo degli Incubator e così aiutate da Mami, Kyoko e da Madoka, che ricorda il suo ruolo di divinità/Legge del Ciclo, lottano tutte insieme per distruggere la razza aliena e salvare il corpo di Homura prima che si trasformi.
Quando Madoka riesce infine a riunirsi con l’amica per svegliarla avviene il vero colpo di scena di tutto il film. Mentre Madoka sta per purificare la Soul Gem di Homura, la ragazza si risveglia e rivela che la sua non è disperazione, ma amore, un amore infinito per Madoka che l’ha spinta a sottostare a questo piano per non perdere l’amica di nuovo. Con il suo nuovo potere nato dalla Soul Gem mutata come non era mai successo prima, Homura priva Madoka di parte del suo potere divino e si trasforma in qualcosa di differente da una maga o una strega, un’entità che lei stessa definisce Demone. In questa nuova forma Homura riscrive nuovamente le regole dell’universo, rompe la barriera degli Incubator, riporta tutti in vita – Madoka compresa – e dice a Kyubey che non lo ucciderà: ha bisogno di un nuovo colpevole per i mali del mondo.
Nell’atto conclusivo del film viene ripetuta nuovamente la scena in cui una nuova studentessa fa il suo ingresso a scuola, solo che questa volta è Madoka la nuova arrivata. Mentre tutte le ragazze frequentano il medesimo istituto insieme, sembrano tutte essere ancora delle maghe e soprattutto hanno tutte il sentore che qualcosa non quadri, Homura si avvicina a Madoka per instaurare la loro amicizia. Non appena i ricordi della ragazza sembrano risvegliarsi, Homura interviene convincendola che lei è semplicemente Madoka l’amica per cui ha creato il nuovo mondo in cui può vivere in pace, però la stessa Homura si rende conto che non potrà sopprimerli per sempre e quando la verità verrà a galla, lo scontro tra loro sarà inevitabile.          


Come è chiaro, il finale del film non è un vero finale e lascia aperte le porte a un nuovo sequel (sia esso un quarto film o una seconda serie tv) e lo spettatore con un quesito quasi filosofico: la scelta di Homura è da condannare? E la ragazza può essere davvero definita un demone, o comunque un essere negativo?
Appena conclusa la visione mi sono trovato a storcere il naso, la scelta di fare di Homura la controparte (suggerendo in negativo) di ciò che era diventata Madoka alla fine dell’anime non mi convinceva del tutto. Riflettendoci poi a mente fredda, mi sono reso conto però che poteva essere plausibile. Il suo attaccamento a Madoka, il suo amore quasi morboso, poteva facilmente sfociare in una reazione al contempo egoistica e altruistica che da un parte soddisfa il suo volere di non perderla e dall’altro dà comunque a tutti un futuro migliore.
In ogni caso Madoka Magica si rivela ancora una volta come una produzione che tende far evolvere il genere majokko, spingendosi in direzioni più adulte rispetto a serie che l’hanno preceduta. Se le varie Yu/Creamy, Mai/Emi, Evelyn e Sandy erano costrette a rinunciare ai poteri magici avuti in dono per lo scadere del tempo patuito o per loro scelta, in Madoka Magica assistiamo a una maghetta che non solo non rinuncia al suo potere, ma lo sfrutta fino al limite più estremo, facendoci sorgere il dubbio che nonostante le buone intenzioni, la magia può comunque aver corrotto Homura. E se ci sarà un futuro per questa serie, sarà interessante scoprire che proporzioni prenderà il conflitto tra Madoka e Homura; chi tra loro ha effettivamente il diritto di prevalere sull’altra; se le loro azioni preserveranno ancora la loro umanità; e quale ruolo giocherà in tutto questo Kyubey, che già nella serie originale si mostrava come una rivisitazione ambigua della tipologia delle mascotte.

lunedì 2 giugno 2014

Recearticolo film - X-Men: Giorni di un Futuro Passato

Da lettore ventennale delle serie degli X-Men aspettavo con ansia questo film fin dal giorno in cui fu annunciata la pre-produzione, è stata una lunga attesa, ma ne è valsa la pena.
Cominciamo con il dire che di tutta la saga (io conto X-Men, X-Men 2, X-Men – Conflitto Finale e X-Men – L’inizio) questo è, a pari merito con X-Men 2, il più riuscito sotto ogni aspetto.
Seconda premessa, questo capitolo non è solo il sequel di X-Men – L’inizio del 2011, ma in un certo senso anche di X-Men – Conflitto Finale del 2006 e pone una sorta di conclusione all’intera prima trilogia uscita all’inizio degli anni 2000.
Infine, ma non per importanza, la storia con seppur diverse modifiche è tratta dall’omonimo arco narrativo di Chris Claremont e John Byrne, pubblicato nel 1980 sui numeri 141-142 di Uncanny X-Men (e ristampato di recente anche in Italia) e ha avuto l’onore/onere di introdurre il concetto dei viaggiatori temporali e dei futuri alternativi nell’universo narrativo degli X-Men e dei mutanti Marvel.
Ora iniziamo a parlare concretamente del film. La pellicola si apre sul futuro distopico che anche il fumetto aveva illustrato: le Sentinelle hanno preso il potere e governano sia sugli umani che su i mutanti, il mondo è allo sfascio ma un manipolo di eroi resiste ancora per impedire che entrambe le razze vengano sterminate. Incontriamo quindi quasi tutto il cast della trilogia originale sopravvissuto al terzo film, (unica assente Rogue, che secondo quanto riportato da uno degli sceneggiatori era coinvolta in una sottotrama non essenziale e quindi tagliata durante la post-produzione) con l’aggiunta di Alfiere, Blink, Sunspot e Warpath. Non fatevi ingannare: seppur possano sembrare mere comparse inserite per la gioia degli X-fans, questi personaggi svolgono il loro ruolo egregiamente. Sono soldati e fanno sfoggio dei loro poteri per contrastare le Sentinelle e garantire ai compagni (gli altri protagonisti principali) di portare avanti la trama in maniera sensata, non tutti hanno delle battute, ma la loro presenza non toglie tempo o scene agli altri.    
Con la riunione dei tre big – Xavier, Magneto e Wolverine – ci viene svelato il punto di svolta dell’intero film: il futuro in cui stanno vivendo può essere cambiato inviando qualcuno nel passato che prevenga l’omicidio di Trask da parte di Mystica, il suo coinvolgimento involontario nella creazione di Super Sentinelle e lo sterminio che ne conseguirà. Viene scelto Wolverine per le sue capacità rigenerative e gli viene detto che se riuscirà nell’intento, l’intero futuro sarà riscritto e basandosi sulle regole dei viaggi nel tempo nella fiction, viene sottointeso per gli spettatori che forse anche l’intera linea temprale subirà cambiamenti in eventi cruciali che l’hanno contraddistinta. A questo punto molti penseranno che la parte di storia coinvolgente il vecchio cast sia finita qui, invece li rivedremo ancora nel corso del film perché è solo la mente di Wolverine che viene mandata nel passato ed è mantenuta in quel tempo da Kitty Pryde, quindi finché lui vincerà o fallirà loro non potranno abbandonarlo.
Questo è il primo punto di forza del film. Pur trattandosi principalmente di un super-hero movie non prende sottogamba gli elementi della fantascienza che regolano i viaggi temporali. La storia continua a essere raccontata su due livelli temporali: il futuro distopico e il passato degli anni ’70. Inoltre, in questo modo rivediamo in azione in maniera epica il cast originale e assistiamo a una delle scene più intense del film. Il giovane Xavier disilluso, disamorato e terrorizzato dal dolore incontra il se stesso futuro che gli impartisce una lezione essenziale: non perdere la speranza, quello è il potere che condividono tutti, umani e mutanti, anche se tutto sembra negativo, continua a credere in un domani migliore e lotta per costruirlo. Questo semplice messaggio è anche uno dei pilastri alla base della storia fumettistica degli X-Men e gli sceneggiatori e il regista Bryan Singer se ne sono ricordati, facendolo fluire in maniera naturale nello svolgersi della vicenda.       
Come detto la storia si snoda su due livelli temporali, nel passato ritroviamo quindi Wolverine che con la sua missione ben chiara va alla ricerca di Xavier nel 1973. Anche in questo caso, come già nel prequel del 2011, è stato fatto un ottimo lavoro per integrare eventi reali del periodo nella trama e questo dà una marcia in più al film. Al contrario di altre pellicole dello stesso genere, l’avventura degli X-Men acquista sfumature più realistiche, lo spettatore vede l’evoluzione dei personaggi e delle loro vite osservandole sullo sfondo del mondo reale per come esso stesso è cambiato e in cui anche lui vive, facendo così che gli X-Men (personaggi di fantasia)  entrino di diritto a far parte delle vicende che hanno fatto la Storia (quella con la “S” maiuscola che si studia sui libri).
Parlando di evoluzione dei personaggi per una volta assistiamo a un Wolverine maturo. Non è più il lupo solitario e selvaggio dei primi film (e a essere sinceri non ruba neanche troppo la scena agli altri personaggi), interagisce con i compagni e pur non essendo propriamente un leader, riesce comunque a guidarli  affinché ognuno svolga il suo ruolo. 
Anche il cast giovane, introdotto nel prequel, ci regala delle interpretazioni meravigliose. Se in passato il rapporto Xavier-Magneto e come sono arrivati a posizioni tanto distanti era la molla che spingeva la narrazione, qui viene trattato in maniera più concisa, ma comunque efficace. Su tutti però mi sento di menzionare in particolare James McAvoy e Jennifer Lawrence, che danno una tridimensionalità e un’anima ai loro characters. Il primo con uno Xavier diverso da quello che ci aspetteremmo in base alla sua storia film/fumettistica: non un uomo posato e guida paziente per i suoi simili, ma un depresso e disfattista, disposto a rinunciare al suo potere mentale per non soffrire. Il modo in cui risale dal baratro in cui è caduto è completamente umano e non supportato da capacità super, rivelando perché sarà poi il famoso Professor X che tutti conosciamo. La seconda, invece, riesce a rendere Mystica più di un personaggio di contorno e la tratteggia non come la solita villain/femme fatale, ma piuttosto come una donna forte, divisa tra gli insegnamenti ricevuti da Xavier e ciò di cui l’ha convinta Magneto. Messa al corrente del ruolo che avrà sulla rovina del futuro, Mystica è quindi portata a compiere la sua scelta e lo farà trovando una via di mezzo tra la filosofia del palmo aperto di Xavier e quella del pugno chiuso di Magneto, entrando nella zona d’ombra che caratterizza la sua controparte fumettistica.
Le due ore e dieci minuti che compongono il film scorrono piacevolmente, tenendo sempre vivo l’interesse dello spettatore e non appesantendo mai la narrazione, questo grazie all’ottima miscela di ingredienti che lo rendono un’opera in grado di farsi apprezzare anche da chi solitamente non si appassiona ai blockbuster di super-eroi. Abbiamo infatti il dramma, mostrato dal pericolo dell’estinzione dei mutanti del futuro, dal peso di cui il giovane Xavier deve liberasi e dalle scelte che i personaggi fanno per agire in modo giusto e  al contempo salvare la propria razza senza perdere la loro umanità; l’azione, legata al viaggio nel tempo e contro il tempo di Wolverine per sventare l’omicidio e alle varie e sempre più mastodontiche battaglie; il risvolto comico incarnato per lo più dal personaggio di Pietro/Quicksilver (un’altra aggiunta non fine a se stessa e “regalo” ai fans, ma presente perché ha una vera funzionalità e forse per innescare una reazione in produzioni future) e dalle scene che lo coinvolgono; il tocco di realismo, quasi da period movie, grazie alle ambientazioni, ai costumi e all’integrazione di fatti reali inerenti al 1973; e il sense of wonder che i poteri dei mutanti (e gli effetti speciali con cui sono realizzati) garantiscono agli spettatori più e meno giovani.
All’inizio ho detto che X-Men: Giorni di un Futuro Passato è anche una sorta di conclusione della prima trilogia e lo capirete guardando le ultime scene, che non voglio rivelare perché sono una gioia per tutti coloro che si sono appassionati a questa saga fin dal 2000 e soprattutto per coloro che hanno letto e continuano tutt’oggi a leggere le gesta cartacee degli X-Men, ritrovandone lo spirito di fondo.
Un finale certo, ma forse anche qualcosa di più: già sappiamo che il franchising dei film degli X-Men è destinato a  continuare e quasi sicuramente con un rinnovamento che darà nuova linfa alla serie grazie al nuovo cast (ormai non più così giovane, ma destinato a diventare di veterani) insieme a nuove aggiunte e allo stesso tempo un arrivederci agli attori che lo hanno avviato quattordici anni fa, senza perdere la speranza che possano tornare  magari quando sarà il tempo di visitare ancora quei giorni di un futuro modificato.


P.S.: un consiglio, al termine della proiezione non abbiate fretta di uscire dalla sala prima che finiscano i titoli di coda, o potreste perdervi la comparsa di qualcuno importante per il prossimo film in lavorazione.