lunedì 17 agosto 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 115

Sorge Oscurità Maggiore 40: Il Talento di Dana Giller

 

Camminando lungo il corridoio, Billy notò di sfuggita i poster del ballo di fine anno affissi alle pareti. I caratteri della parola BENEFICENZA, scritti con pennarello rosso acceso, risaltavano su tutti gli altri insieme a quelli di PARTECIPATE TUTTI.

Il giorno precedente il preside si era premurato di fare un annuncio in cui spiegava che quell’anno il ricavato della vendita dei biglietti del ballo sarebbe servita a sovvenzionare i lavori di ristrutturazione della piscina, parzialmente danneggiata da un incendio causato da un’improvvisa fuga di gas.
Ripensandoci, Billy scosse la testa. Anche se ormai in molti cominciavano a non riuscire più a ignorare le manifestazioni soprannaturali della Bocca dell’Inferno del sogno di Elliott, la linea generale applicata era comunque di trovare una ragione logica e plausibile per giustificare quegli eventi. Motivo per cui Jordan Guiterrez, anche se responsabile e pentito, non sarebbe mai stato accusato del fatto.
Il vociare di altri ragazzi e ragazze che camminavano spediti nella direzione opposta alla sua, lo ricondussero al presente e alla sua meta. A differenza di loro non si sarebbe diretto alla mensa anche se era l’ora della pausa pranzo. Aveva un appuntamento in sala multimediale.
Salì agitato gli scalini per il piano dell’aula, era tanto incuriosito, quanto preoccupato da quell’incontro: Michelle aveva mandato il messaggio per avvertirli, ma l’idea di riunirli era di Dana e questo lo induceva a pensare che ci fosse il cinquanta per cento di probabilità che sarebbe stato per qualcosa di necessario e il cinquanta per cento per qualcosa di potenzialmente disastroso. 
Arrivò al piano e procedette spedito fino all’ingresso dell’aula. Fermo sull’uscio semiaperto, scrutò all’interno: i suoi tre amici erano presenti e con sua sorpresa trovò anche i gemelli Wood.
«Dana ha voluto anche voi due… forte, ma strano.» Billy entrò facendo un cenno di saluto con la mano destra.
«Già, siamo tutti sulle spine» biascicò Donovan, masticando e reggendo tra le mani quel che rimaneva di un tramezzino con insalata, pomodoro, maionese e prosciutto cotto.
Kenny si girò per guardare in viso Michelle. «Siamo rimasti spiazzati, ma Michelle non sa dirci nulla di preciso.»
Michelle lasciò cadere due cornetti al formaggio nel sacchetto arancione degli snacks che stringeva con la mano sinistra. «Dana mi ha raccomandato solo di riunirvi tutti a quest’ora. Non so nulla nemmeno io.»
«Però se ci avessi avvisato di dover aspettare così a lungo, mi sarei presa qualcosa da mangiare anche io alle macchinette» commentò Kerry, incrociando le braccia sul petto.
«Scusate, ho fatto più presto che ho potuto» si scusò Billy. «Però ora possiamo cominciare.»
Betty scosse la testa e la coda di cavallo di capelli castani le ondeggiò sulle spalle. «Manca ancora qualcuno.»
Billy ricontrollò i presenti. Tolto Zec, che escludeva fosse stato incluso tra i partecipanti, gli sembrava che la loro Scooby Gang fosse tutta lì. «Chi dovrebbe arrivare?»
Donovan si sfregò le mani per far cadere le briciole per terra. «Dovrebbero essere in tre, giusto?»
Michelle annuì con la bocca piena e le labbra sporche di una patina di polvere gialla. Cercò di ingoiare veloce, ma non fece in tempo a rispondere.
«Eccoci qui.»
Billy si voltò e alle sue spalle vide farsi avanti Chas, Jordan e Dylan.
«Ci tengo a precisare che è tutta colpa di Dylan» continuò Chas, scostando una ciocca bionda dietro le spalle e spostando la sedia più vicina per accomodarsi. «Noi eravamo in perfetto orario.»
Jordan diede una leggera spinta all’altro ragazzo per farlo muovere. «Ho dovuto stanarlo con il mio fiuto da Mastino Infernale e fargli un po’ di pressione per unirsi alla riunione.»
Dylan camminò serio e si appoggiò con la schiena contro la parete in un angolo vicino alla finestra chiusa. «Credevo fosse ovvio che mettersi contro Hart Wyngarde è da pazzi, ma voi siete tutti masochisti e av…»
Il trillare insistente del cellulare di Michelle lo zittì di colpo.
«È lei» annunciò la ragazza, appoggiò il sacchetto di cornetti al formaggio sul banco accanto a sé e si ripulì le dita sull’incarto. Estrasse il cellulare dalla tasca e con i polpastrelli ancora un po’ unti, rispose alla chiamata. «Ciao tesoro, ci siamo tutti.» Ci furono un paio di secondi di silenzio e poi aggiunse: «Ah… come vuoi.»
Billy la osservò spostare lo smartphone sul palmo sinistro e azionare il vivavoce.
«Ehilà truppa, come va?» la voce squillante di Dana risuonò per la classe. «Prima di tutto facciamo l’appello.»
«Stai scherzando?» replicò Donovan.
«Ciao zucca vuota, anche tu mi sei mancato» rispose Dana.
«Sono Betty e ci siamo tutti: Billy è qui, anche i gemelli Wood e ci sono pure, Chas, Jordan e Dylan.»
«Grazie, è bello sentirti.»
«Non tutti siamo così felici di questa rimpatriata» disse Dylan.
Dana emise un risolino. «Vedrai che ti piacerà.»
Chas sbuffò. «Potresti iniziare? La pausa pranzo non dura in eterno.»
«Sì, Barbie Copia-incolla, lo so, anche io ho i minuti contati: posso contattarvi solo ora che mio fratello è a scuola con voi.» Dana emise un sospiro. «La ragione di questa riunione strategica è ovvia: ho un piano infallibile per riportare Zec tra i nostri ranghi.»
Billy fissò il telefono come se riuscisse a vedere il viso gongolante di Dana davanti a sé. «Ne sei sicura? Non abbiamo notato niente di diverso in lui.»
«Perché non vivete nella sua stessa casa e non avete origliato una sua conversazione con Oscurità Maggiore» replicò la voce della ragazza dall’apparecchio.
Tutti i presenti si girarono con più attenzione in direzione dello smartphone.
«Lui si è accorto che lo spiavi?» domandò Betty.
«Oscurità Maggiore ti ha vista?» il tono di Michelle fu più apprensivo.
«In che modo questo coinvolge anche me?» chiese Dylan.
«Una cosa alla volta.» Dana fece un pausa ad effetto. «Hart-Oscurità era andato via, mio fratello mi ha vista ma non ha fatto o detto nulla ed è questa la parte interessante. Ha confessato di avere dei dubbi sul suo passaggio al lato oscuro.» 
Billy fece un passo in avanti, avvicinandosi alla mano di Michelle. «Lo hai proprio sentito dire da  lui?»
«Più o meno… il senso era quello…»
Chas sbuffò. «Quindi è solo una tua interpretazione. Puoi averci trascinato qui per niente.»
«So cosa ho sentito e riconosco la faccia da “ho tanti dubbi” di mio fratello» ribadì Dana. «Ora fate silenzio e ascoltatemi: sfrutteremo il ballo per far leva sulla sua incertezza e lo riporteremo nel team.»
Billy si guardò intorno e notò che anche gli altri si osservavano tra loro dubbiosi.
Michelle si schiarì la voce. «Ma Dana, come farai se non puoi nemmeno uscire di casa?»
«Questa è la fase uno, carotina. Ho convinto Zec che mi merito di andare al ballo con la mia ragazza, se non per me, per far contenta te. Ovviamente l’ho detto in presenza di mia madre, che era entusiasta all’idea di vedermi rientrare al liceo, anche solo per una sera. E Zec non ha potuto opporsi.»  
Donovan incrociò le braccia sul petto. «Quindi sei riuscita a farti liberare, come sappiamo che non sparirai e che tutta questa messa in scena è solo per far si che ti aiutiamo a farlo?»
Michelle spostò di lato la mano con il cellulare e camminò verso di lui. «Perché Dana non andrà da nessuna parte, vuole stare con me e io sono qui. Anche se devo ancora prendere i biglietti e scegliere il vestito e pensare a…»
«Sentito zucca vuota? Ora fa’ silenzio.» la interruppe Dana. «Ai dettagli penseremo dopo Michelle. Perché tutto proceda per il meglio, ho bisogno che siate presenti anche voi, perciò mi dispiace per te Betty, ma dovrai farti accompagnare al ballo dal tuo ex, o da Kenny, anche se non sei dell’umore.»
Betty evitò di guardare in volto i due nominati. «Non c’è problema.»
«E io dovrò invitare Zec» intervenne Billy. In realtà non era sicuro che avrebbe accettato, ma lo allettava l’idea di ricreare l’atmosfera del loro primo bacio al ballo dell’anno precedente.
«Assolutamente no!» disse Dana, con il tono talmente alto che la voce lo raggiunse anche se il telefono non era più indirizzato verso tutti loro. Michelle se ne rese conto e tornò al suo posto vicino al banco con il sacchetto di snacks, risistemandosi per dare a tutti una buona acustica. «Sarebbe poco credibile e darebbe dei sospetti ad Hart. Sarà Dylan ad invitarlo.»
Il ragazzo si staccò dal muro e avanzò verso il centro dell’aula dove erano riuniti gli altri. «Perché proprio io?»
«Non fare il finto tonto. Sei attratto da mio fratello e anche a lui non sei indifferente. Inoltre sei innocuo per Hart e quindi non si intrometterà.»
«Ma il ballo è tra due giorni e non ho preso i biglietti e non ho nemmeno chiesto a Zec se ci andrà.»
«Allora muoviti! Vai subito a comprare i biglietti e a cercare Zec» ordinò Dana.
«Sì, giusto.» Dylan sorrise e attraversò il resto della classe, ma arrivato davanti all’entrata si bloccò e si girò indietro. «E il resto del tuo piano?» 
«Ti metteranno al corrente gli altri» rispose Dana.
Billy lo osservò uscire e scomparire nel corridoio e provò invidia e gelosia. Stava per andare al ballo con il suo ragazzo e aveva la certezza che Zec non avrebbe rifiutato l’invito.
«Non fare il maschio possessivo, Billy» fece Dana, come se gli avesse letto nella mente. «Mio fratello è cotto di te, un’infatuazione non conta nulla. E poi, una volta lì, quando sarà rilassato dovrai farti avanti con Zec, ballare con lui e aiutarlo a capire che questa situazione non è quello che vuole.»
Billy tornò a fissare il cellulare. «Come posso fare?»
«Presto detto: con la fase due. Jordan e Chas saranno al ballo co….»
«Ah, finalmente, pensavo di essere venuto qui per niente» commentò Jordan.
Kerry annuì. «Anche io vorrei capire perché sono qui.»
«Volete smetterla di interrompermi? Tu pseudo-Cacciatrice verrai al ballo con chi ti pare e insieme al tuo gemello e al giovane piromane, sarete le nostre guardie di sicurezza, nel caso ad Hart venisse qualche idea perversa» rispose Dana. «Come stavo dicendo, durante il ballo Billy farà rinsavire Zec, per aiutarlo Chas salirà sul palco con la band e canterà per manovrare i sentimenti di mio fratello.»
Chas scattò in piedi. «Un momento, non ho mai fatto niente del genere. Cioè sì, qualche volta ho fatto roba simile con i miei poteri, ma far uscire i sentimenti delle persone è una tua specialità.»
«Infatti sarò al tuo fianco e ti aiuterò. Purtroppo non possiamo trovarci per delle prove, dovremo improvvisare. Questo potrebbe attirare l’attenzione di Hart, per cui ho bisogno che mi assicuri che non ti tirerai indietro all’ultimo minuto.»
Billy la guardò speranzoso. Non amava giocare con le emozioni degli altri, ma in quel caso era un male necessario.
Chas incrociò i suoi occhi, poi lanciò uno sguardo fugace a Donovan e Betty. Strinse le dita a pugno e disse: «Lo farò! Sono una professionista.»
«Bene. Avete tutte le informazioni necessarie e sapete qual è il vostro ruolo» concluse Dana.
Donovan si alzò in piedi. «La pausa pranzo sta per finire. Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui, prima che ad Hart venga in mente di cercarci.»
Billy annuì. Guardò ancora lo smartphone e disse: «Grazie, Dana, per questa idea e per quello che vuoi fare per tuo fratello.»
«Aspetta a ringraziarmi.» Il tono della ragazza divenne di colpo serio. «Non c’è nessuna certezza che tutto andrà a buon fine, ma di una cosa sono sicura e devi essere pronto, anzi dovete esserlo tutti. Appena percepirà cosa stiamo facendo, Hart  non starà fermo a guardare; reagirà e lo farà in modo pesante. Siamo tutti in pericolo, non si limiterà a provocare qualche scaramuccia. Quando ci colpirà, lo farà per distruggerci.»
Nessuno rispose.
Billy concordava e sapeva che erano tutti potenziali bersagli. Dagli occhi dei compagni seppe che avrebbero comunque corso il rischio.
 
 
                                                                       Continua…?

lunedì 3 agosto 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 114

Sorge Oscurità Maggiore 39: A Colloquio con l’Oscurità

 

Zec percepì un formicolio alle gambe, gli risalì fino al petto e alle braccia e poi sbatté le palpebre.

Si risvegliò come da un sogno a occhi aperti.
Guardò intorno a sé: la classe era deserta, in subbuglio con banchi ancora pieni di libri e penne, mentre le sedie erano abbandonate alla rinfusa, le une contro le altre e cominciò a ricordare gli ultimi istanti prima di cadere in quello stato. Jordan Guiterrez si era presentato nella sua forma di Mastino Infernale e con il suo fuoco soprannaturale aveva deciso di attaccare Donovan. Le fiamme però erano diverse dal solito, erano nere, oscure.
Zec scattò in piedi e realizzò cosa era accaduto. Hart aveva aizzato Jordan contro i suoi amici e quando lui aveva visto la situazione degenerare e voleva intervenire, lo aveva manipolato, racchiudendolo in una sorta di trance, o stasi e lasciandolo estraneo alla faccenda.
Aveva agito senza rispettare il suo volere.
Zec strinse i pugni in preda alla rabbia, avvertì nel suo corpo manifestarsi il potere da Poltergeist e levitò fuori dalla classe.
Sospeso a mezz’aria osservò i ragazzi stesi sul pavimento. Kenny, Kerry e Chas erano a poca distanza gli uni dagli altri e vicini al muro. Michelle era a due passi da lui. Tutti con qualche bruciatura sui vestiti e sulla pelle, si abbassò e sfiorò i polsi di ognuno. Emise un sospiro di sollievo constatando che erano solo svenuti.
Si girò, rientrò nell’aula e con la forza della sua mente raggruppò astuccio e libro nello zaino e lo attirò a sé facendogli attraversare la stanza. Se i suoi calcoli erano esatti, il fatto che fosse tornato cosciente significava che la battaglia era terminata, ma doveva assicurarsi che anche gli altri non fossero feriti gravemente, o peggio.
Con lo zaino in spalla, Zec volò al di sopra del pavimento e all’esterno della classe, poi lungo le scale fino al piano terreno, percorse il corridoio – deserto in seguito all’allarme incendio – e sfruttando una delle finestre aperte, sbucò nel cortile. Percorse il perimetro dell’edificio sbirciando nelle classi vuote e arrivò davanti ai finestroni della piscina.
Billy stava aiutando Jordan, privo di fiamme, a uscire fuori dalla vasca con l’acqua e Donovan faceva lo stesso con Betty e non gli sfuggì il particolare che le mani della ragazza toccassero quelle dell’amico. Osservò la scena provando nuovamente un senso di sollievo, ma la rabbia verso Hart non era svanita. Fece dietrofront e si alzò sempre più in alto verso il cielo.
Doveva discutere urgentemente con il suo partner e voleva farlo in privato.
 

Zec planò fino alla finestra della sua camera al di fuori della casa.

Scavalcò il davanzale ed entrò nella stanza. La porta era chiusa e buttò lo zaino sul letto. Udì al piano di sotto i passi di sua madre e di Dana mentre si muovevano nelle loro faccende quotidiane, non voleva allarmarle per il suo rientro anticipato e sapeva con certezza che il suo interlocutore avrebbe fatto in modo che nessuno li disturbasse.
«Hart, ho bisogno di parlarti.» Non fu necessario urlare, in base al loro legame psichico dava per scontato che lo avrebbe sentito comunque. «Di certo percepisci la mia rabbia.»
La sagoma scura di Hart Wyngarde prese forma di fronte a lui, delineando in pochi istanti la figura umana e con un sorriso stampato in viso. «Sì e questo rende la tua oscurità quasi divina.»
Per un attimo Zec rimase sbalordito. Hart non pareva minimamente preoccupato, anzi era in vena di complimenti. «Non erano questi i patti.»
«Quali patti?»
La sua collera ebbe un picco e zaino, cuscino e sedia della scrivania si sollevarono a mezz’aria nella stanza. «Non fare giochetti con me» replicò e con la coda dell’occhio intravide nello specchio vicino all’armadio il suo volto percorso dalle venature scure e la sclera nera degli occhi.
Hart chiuse la mano destra a pugno e fletté il braccio verso il basso: i tre oggetti ricaddero con calma e precisione sul letto e il pavimento. «Non sto facendo nulla. Se ti fermi a riflettere, ti accorgerai che le tue accuse sono infondate.»
«Hai spinto Jordan Guiterrez ad attaccare Donovan e i miei amici ci sono andati di mezzo. Però non ho potuto aiutarli, perché tu mi hai incastrato in uno stato di sonno o una cosa simile» disse in preda alla furia. «Hai manipolato la mia volontà, o vuoi negarlo?»
«Niente affatto, ma non capisco dove stia il problema. L’altro giorno ti ho usato per mandare un messaggio ai tuoi amici, cosa c’è di diverso?»
«In quel caso avevi il mio consenso. Oggi hai deciso senza interpellarmi e non ho mai accettato di farmi usare da te come un pupazzo.»
«Mio caro Ezechiel, hai acconsentito perché ti istruissi e portassi la tua oscurità a livelli maggiori. Questo è parte dell’addestramento, quando l’allievo non comprende che non è il caso di agire, interviene l’insegnante.»
Zec avvertì un brivido scivolare lungo la spina dorsale. Gli tornò in mente di non aver mai pensato alle conseguenze nell’accordo con Oscurità Maggiore e non avevano neanche stabilito clausole e regole.
«Non voglio che i miei amici si facciano del male o muoiano. Se non era chiaro al momento in cui ho detto sì alla tua proposta, lo stabilisco ora.»
Hart fece due passi verso di lui e gli appoggiò con dolcezza le mani sulle spalle. «Vuoi farmi credere che pensavi davvero sarebbero stati sempre al sicuro? Il nostro obbiettivo è mantenere lo status-quo e vivere su una Bocca dell’Inferno comporterà dei rischi ogni giorno.»
«Mi avevi detto che era l’unico modo per non far sparire Billy.» Zec osservò oltre la spalla dell’uomo e nello specchio vide la sua faccia perdere i segni del potere da Poltergeist. La rabbia era sfumata e al suo posto erano subentrati dubbi e paure. «Se dovesse accadere qualcosa a Betty, Donovan, Michelle o qualcun altro, lui non vorrà più avere nulla a che fare con me.» 
«Nessuno di loro è rimasto ferito in modo permanente» rispose Hart. «E come hai visto, quando Betty ha scelto di rinunciare alla sua possibilità di abbandonarsi all’oscurità, l’ho lasciata andare. Possiamo dire che tutto si è risolto per il meglio.»
«Già… ma la prossima volta? Non mi garantirai la loro incolumità per sempre.»
Una volta che lo ebbe detto ad alta voce, Zec si rese conto della potenza di quell’affermazione.  Essersi associato a Oscurità Maggiore lo rendeva responsabile di qualunque danno o sofferenza avrebbero patito gli altri coinvolti nei suoi piani. E non era un prezzo che voleva pagare. Non più.
«Non farti sopraffare da questi pensieri angoscianti, non mi accanirò contro i tuoi amici. Ammetto che di recente mi hanno un po’ forzato la mano, ma Dorms è piena di altre occasioni per fare emergere l’oscurità e c’è gente che si merita quello che accadrà loro.» Hart sembrò avergli letto nella mente e nell’animo. «Anzi, in certi casi li porta a cambiare in positivo. Guarda tua sorella Dana: l’hai privata dei poteri e costretta a tornare a casa e ora sia lei che tua madre stanno bene insieme e la situazione in famiglia è migliorata.»
«Sì… è vero» disse Zec, non riuscendo a negarlo, ma sentendosi comunque un po’ in colpa per aver trascinato sua sorella verso quella scelta. «Forse hai ragione, ma sono ancora un po’ confuso.»
«Devi solo prenderti il resto della giornata per riposare» fece Hart, riservandogli un nuovo e più largo sorriso. «Poi starai meglio e ricorderai che cedere alla sofferenza non ti è di aiuto. Solo avendo il controllo del dolore e usandolo appieno come arma ti farà vivere la vita che meriti.»
«D’accordo. Farò come dici.»
Hart chinò il capo e lo baciò sulla fronte. Quindi si allontanò da lui e la sua figura si fece trasparente, fino a svanire.
Zec fissò il punto vuoto in cui aveva sostato e pensò che il riposo non avrebbe cambiato nulla. Era combattuto: non considerava giusta la decisone di approfondire la sua oscurità, ma non era certo che mancassero i vantaggi. Non sapeva cosa fare.
Si sedette sul bordo del letto e si prese la testa tra le mani.  Ricordò le parole di Gillian Summerson sull’affrontare le avversità insieme, ritrovando la speranza e si chiese se potesse rivolgersi ai suoi amici per un consiglio, non essendo però del tutto sicuro di voler abbandonare Hart Wyngarde.
La porta scricchiolò.
Zec alzò lo sguardo di scatto e lo puntò verso l’uscio.
Da una fessura accennata intravide Dana.
I loro occhi si incontrarono, poi lei sorrise, distolse i suoi verdi e si voltò, andandosene.
Zec non sapeva se e quanto avesse origliato della sua conversazione con Hart, ma era certo che anche se non aveva più l’aspetto e i poteri di un demone, sua sorella aveva comunque appena architettato qualcosa di pericoloso.
 
 
                                                                   Continua…?