sabato 18 luglio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 113

Sorge Oscurità Maggiore 38: Il Fuoco Lava Via il Rancore

 

A udire il tonfo sordo della porta sul pavimento, Betty ebbe un sussulto.

Sbatté le palpebre e vide Jordan Guiterrez presentarsi con il petto e le braccia seminude, avvolte per lo più da fiamme nere.
Quello che accadde dopo le parve svolgersi a rallentatore.
Jordan puntò gli occhi su Donovan, lo accusò e poi dai polsi e dalle mani lanciò una raffica di fuoco nero.
Donovan rimase impietrito a fissare la scia infuocata avvinarsi, Kerry Wood si lanciò dal banco vicino a quello di lui, lo afferrò per il busto e con la spinta del suo stesso corpo lo tolse dalla traiettoria e lo trascinò a terra con sé.
Il banco si capovolse con uno scricchiolio, mentre metà veniva consumato e bruciacchiato dalle fiamme scure.
Il libro di storia e l’astuccio di Donovan volarono per aria e intanto la professoressa Flores urlò terrorizzata: «C’è un incendio. Uscite tutti dalla classe!»
I suoi compagni si alzarono di scatto dai posti, ma nessuno si mosse vedendo Jordan avvolto dalle fiamme e fermo davanti all’uscio divelto.
Dietro di lei, Billy corse da Michelle. «Allontanalo da lì!»
Il viso dell’amica fu cosparso dalle vene scure, i capelli annerirono e la sclera divenne color pece. Alzò le braccia e allungò i polsi in avanti.
Jordan fu sbalzato all’indietro, finì in corridoio seduto e sbatté con un frastuono contro il muro.
Kenny Wood corse all’esterno della classe: «Forza! Tutti fuori!»
Il piccolo flusso di ragazzi si riversò verso l’ingresso libero dell’aula e poi lungo il corridoio, la professoressa Flores chiuse la fila, senza guardarsi indietro e Betty capì che non si era resa conto che rimanevano ancora loro otto da aiutare.
Michelle avanzò con le braccia tese, per mantenere la presa del suo potere su Jordan all’esterno, accompagnata da Billy.
Chas si spostò dal retro della sedia dietro cui aveva trovato riparo e corse a sua volta in corridoio.
Kenny le fu dietro.
Betty guardò davanti a sé e notò Zec. L’amico aveva un’espressione combattuta: aveva girato le gambe per alzarsi dalla sedia e osservava Donovan e Kerry stesi davanti a lui. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma poi la richiuse. Le sue pupille svanirono e rimase la sclera bianca. Rimise le gambe sotto il banco e restò immobile a fissare il vuoto.
“Hart! Tutto questo è opera sua” pensò Betty. Doveva intervenire però non sapeva come essere d’aiuto. Si fissò le mani: a stento riusciva a vedere la pelle senza che ciò che c’era sul banco si riflettesse attraverso.
«Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui» disse Kerry, alzandosi dal corpo del ragazzo a cui aveva fatto da scudo. «Devi andare il più lontano possibile da Jordan.»
«Okay, ma voi?» domandò Donovan, rimessosi in piedi.
«Resteremo qui, sperando di trattenerlo e farlo ragionare.» Kerry si voltò verso Zec: «Ci dai una mano, o cosa?»
«Non può sentirti» intervenne Betty. «Hart lo tiene in trance con qualche trucchetto psichico da Oscurità Maggiore.»
La ragazza dalla pelle scura si girò come se si accorgesse solo in quell’istante che era rimasta con loro. «Possiamo lasciarlo qui?»
«Sì, non credo che corra pericoli.» Betty si alzò in piedi e guardò Donovan. Non sapeva ancora con certezza cosa provasse per lui, ma era sicura di non volerlo morto. «Ti accompagno io. Ti aiuto a trovare un buon nascondiglio.»
Lui annuì e corse verso l’uscita.
Kerry provò a sfiorarle la spalla, senza riuscirci. Ritrasse la mano e disse: «Grazie.» Le diede le spalle e raggiunse l’esterno.
Betty prese un respiro e la seguì.
In corridoio Jordan lottava contro la forza invisibile che lo cercava di ributtare sul pavimento. Lui ringhiava e di fronte Michelle ansimava in preda alla fatica.
Kerry la superò e si lanciò contro il ragazzo fiammeggiante e lo schiacciò contro il muro.
«No!Ti provocherai delle ustioni di… mille gradi» gridò Kenny spaventato.
«Ho poteri da Cacciatrice» rispose lei. «Guarisco abbastanza in fretta.»
Chas fece due passi incerti verso Jordan. «Ascoltami, non devi fare niente a Donovan. Qualsiasi cosa credi mi abbia fatto è una bugia. Sono qui e sto bene.»
«Balle» latrò Jordan in un verso che era più animale che umano.
La ragazza bionda emise un gorgheggio, un maldestro tentativo di calmarlo con il potere della sua voce.
Betty si riscosse e disse a Donovan: «Sbrighiamoci. Non penso riusciranno a bloccarlo a lungo.»
Billy li avvicinò. «Vengo con voi. Non sappiamo cos’altro può succedere.»
Donovan li guardò entrambi e annuì in silenzio.
Corsero tutti e tre verso le scale in discesa. I suoi amici saltarono i gradini due a due e lei li sorvolò. La sua forma intangibile era ormai permanente e si pentì di aver fatto quella scelta, però non era il momento per recriminare.
Arrivati al piano terreno, Billy domandò: «Dove andiamo?»
«Ha importanza? Con il suo fiuto, Jordan può trovarmi ovunque mi nasconda» disse Donovan.
«Esatto, non pensavo che il più arguto fosse lei signor Brennon.» Hart apparve davanti a loro, con il suo abituale sorriso raccapricciante. «Oh, signorina Swansosn, si è unita anche lei al gruppo di salvataggio?» 
Per una frazione di secondo Betty lesse nei suoi occhi della vera sorpresa. Possibile che fosse lei il vero obiettivo di quell’attacco organizzato sfruttando la gelosia di Jordan?
«Betty, trova un buon posto in cui mettere Donovan al sicuro» fece Billy, riportandola alla situazione e lontana dai suoi ragionamenti. «Io e il dottore abbiamo diverse questioni in sospeso.»
«Su questo non ci sono dubbi» rispose Hart. «Ma come speri di intrattenermi?»
Billy chiuse gli occhi e sollevò la mano destra all’altezza della testa. Un lampo rosso guizzò dal corridoio dietro di loro e la Falce si materializzò tra le dita. 
Hart sbuffò. «Con quella? Abbiamo già assodato che non è un pericolo per me.»
«Proverò a sorprenderti» replicò Billy. Senza voltarsi aggiunse. «Correte!»
Betty si mosse subito a testa bassa e Donovan la seguì d’istinto. Doveva sfruttare la sua capacità di analisi e lasciar perdere gli schemi di Hart. Udì il rumore del metallo della Falce tintinnare in lontananza contro qualunque arma avesse creato Wyngarde, e provò a ignorare l’idea di aver abbandonato Billy. 
Il mio obbiettivo è tenere al sicuro Donovan” si ripeté. “La minaccia è il fuoco.” Sollevò la testa e realizzò che la soluzione era la più ovvia. «Andiamo a sinistra» ordinò.
Corsero uno accanto all’altra e giunti davanti alle doppie porte verdi, Donovan disse: «La piscina… sei sicura che p…»
Non lo lasciò finire la frase e passò attraverso le porte. Betty sapeva da sola che quel luogo non era causa di bei ricordi, ma non c’erano altre soluzioni.
Sentì il cigolio di una porta e i suoi passi dietro di lei e si voltò. «L’acqua può proteggerti. Il fuoco di Jordan è nero e soprannaturale, ma forse è ancora soggetto in minima parte alle leggi della logica.»
«Giusto» rispose Donovan. «Prima che succeda qualunque altro disastro volevo dirti grazie e scusa.»
Betty lo guardò confusa.
«Ho fatto un casino gigantesco e non è quello che volevo» continuò lui. «So che non basta a giustificarmi, anzi non mi giustifica affatto, però mi dispiace. Sono sincero. Non avevo intenzione di ferirti, ti amo ancora e se dovessi… ecco morire…»
«Non morirai!» s’intromise con impeto.
«D’accordo… ma voglio che tu sappia che mi assumo tutta la responsabilità delle mie azioni. Qualunque cosa accada, vorrei ricordarci come amici, salutarci senza che tu fossi arrabbiata con me.»
«Non sono arrabbiata con te.» Betty si sorprese delle sue stese parole. Tutto quel trambusto aveva avuto l’effetto di schiarirle le idee. «Mi sono sentita ferita, questo sì. Ti ho anche odiato. Però ho nascosto il mio trauma a me stessa e tu non potevi farci nulla. Quindi non è vero che è tutta colpa tua. Anche io ho fatto i miei sbagli e forse la verità è che non siamo ancora pronti per una relazione sana ed equilibrata. Nessuno dei due.»
Donovan fece un sorriso sghembo. «Mi sa che hai ragione. Comunque non hai bisogno di rimanere intangibile. Devi concederti la possibilità di guarire, stare bene, essere felice. E magari potrebbe esserti di aiuto Kenny. Se diventaste più che amici, a me andrebbe bene.»
Betty non riuscì  a trattenere un sorriso. «Oh, grazie per la tua approvazione.»
«Figurati.»
Entrambi risero. Non in modo sguaiato o fragoroso, ma come chi si era ritrovato, togliendosi un peso dal cuore.
Le porte di spalancarono con uno sfrigolio di fiamme.
Jordan comparve ormai cosparso per tutto il busto e le gambe dal fuoco nero.
«Cosa hai fatto agli altri?» domandò Donovan.
Jordan fece un passo avanti. «Niente. Sono rimasti indietro, non possono fermarmi e nemmeno salvarti. Nessuno può farlo.»
Betty lo fissò con la mente libera di ogni dubbio. Lui non la considerava, ma lei poteva fermarlo, o quantomeno salvare Donovan.
«Ascoltami solo per un attimo. Non so cosa ti hanno detto, o fatto credere, ma non ho fatto male a Chas» disse Donovan.
«Vi ho visti con i miei occhi» gridò Jordan, muovendosi ancora verso l’altro ragazzo. «Proprio qui.»
Doveva essere stato per forza Hart, perché Betty ricordava bene che quando era scappata, non c’era nessun altro nei paraggi.
Donovan alzò le mani davanti al petto. «Okay, ho capito. Ma non era una forzatura. Lo volevamo entrambi.»
Betty scosse la testa, aveva detto la cosa sbagliata e stava solo sprecando tempo.
Il fuoco scuro intorno a Jordan divampò.
Betty si concentrò, aveva una sola mossa da fare e una frazione di secondo per metterla in atto. Scattò vicino a Donovan e afferrò i suoi gomiti. Avverti con gioia e piacere la sensazione della maglia umida di sudore del ragazzo sulla pelle delle dita e dei palmi. Lo tirò a sé e si lanciarono nella vasca davanti a loro.
Jordan scagliò dalle braccia una nuova raffica di fuoco nero.
A mezz’aria, Betty avverti il dolore di una bruciatura sul retro della spalla sinistra e poi lo scontro con l’acqua della piscina. Andò a fondo con Donovan e chiuse gli occhi.
I capelli le si agitarono intorno al viso, gli occhiali scivolarono lontano, inspirò cloro dalle narici, udì come un suono di scoppio ovattato e poi sentì la presa forte delle mani di Donovan sui suoi avambracci.
La stava tirando verso l’alto e riemerso in superficie.
«Betty, sei impazzita?» fece Donovan, sputacchiando acqua clorata dalle labbra. «La tua spalla! Ti ha ferita! E poi hai paura di nuotare!»
Lei lo guardò e sorrise. «È tutto a posto. Mi stai sorreggendo tu.» Gli occhi le bruciavano e faceva fatica a mettere a fuoco, li strizzò e riuscì a vedere quelli di lui. «Sono di nuovo tangibile. Non scomparirò.»
La gioia di quella scoperta durò poco. Prima che potesse capire bene cosa era successo per aver annullato la sua decisione di diventare per sempre intoccabile, udì la voce rotta del loro persecutore.
«Madre de Dios! Che cosa ho fatto!» Jordan la fissò all’altezza della felpa bruciacchiata dove sbucava la pelle arrossata per la parziale ustione e saltò nella piscina a sua volta. Dentro all’acqua, le fiamme del suo corpo persero il colore nero, sciogliendosi come inchiostro di cattiva qualità. «Cosa ho fatto?» ripeté.
Con la mano destra, Betty tastò la superficie delle onde create dal suo tuffo e cercò gli occhiali. Incontrò la mano di Donovan che glieli depositò sul palmo. Li inforcò sul naso e scrutò Jordan a pochi metri da loro.
Le fiamme ormai gialle si spegnevano una a una, lasciando sottili fili di fumo sollevarsi dalla sua pelle olivastra nuda. Era sconvolto, si teneva le guance e puntava lo sguardo su loro. «Ti ho ferita. Non volevo farti male. Non so neanche perché ho cercato di fare tutto questo… non volevo perdere Chas…»
Betty strinse la mano di Donovan e s’incamminò con lui in mezzo alle increspature dell’acqua. Il tragitto, seppur breve, fu faticoso per i vestiti bagnati che pesavano appiccicati sul corpo e il continuo pizzicore della ferita.
Una volta che ebbe raggiunto Jordan, gli posò il palmo destro sul braccio sinistro. «Non eri in te. Hart Wyngarde… Oscurità Maggiore, ti ha manipolato.»
«Lo ha fatto con tutti noi» spiegò Donovan. «Nessun rancore.»
«Ho ferito te e... e di sicuro anche qualcuno degli altri» rispose Jordan sconvolto. «E Chas! Mi odierà. Tutti mi odieranno.»
«No, nessuno di noi è arrabbiato con te. E io sto bene. Di sicuro lo saranno anche gli altri» riprese Betty. «È tutto finito.»
«Perché sei gentile con me?»
«Perché commettiamo tutti degli errori» disse Betty. «Tu sei pentito e questo dimostra che non sei cattivo. Ora non devi più temere di affrontare Hart o altro da solo. Non so dirti cosa vorrà fare Chas e so che non eri interessato, ma se vuoi, sei parte del gruppo.» 
Jordan si passò il braccio destro sugli occhi, asciugandoli. «Anche se vi ho giudicati e offesi?»  
Donovan si strinse nelle spalle. «Nessuno è perfetto.»
I tratti del viso di Jordan si rilassarono e comparve un piccolo sorriso.
Anche Betty sorrise: per la prima volta avevano davvero battuto Oscurità Maggiore.
E lei era prontissima al match finale.
 
 

                                                                       Continua…?