Sorge Oscurità Maggiore 38: Il Fuoco Lava Via il Rancore
A udire il tonfo sordo della porta sul
pavimento, Betty ebbe un sussulto.
Sbatté le palpebre e vide Jordan
Guiterrez presentarsi con il petto e le braccia seminude, avvolte per lo più da
fiamme nere.
Quello che accadde dopo le parve
svolgersi a rallentatore.
Jordan puntò gli occhi su Donovan, lo
accusò e poi dai polsi e dalle mani lanciò una raffica di fuoco nero.
Donovan rimase impietrito a fissare la
scia infuocata avvinarsi, Kerry Wood si lanciò dal banco vicino a quello di
lui, lo afferrò per il busto e con la spinta del suo stesso corpo lo tolse dalla
traiettoria e lo trascinò a terra con sé.
Il banco si capovolse con uno
scricchiolio, mentre metà veniva consumato e bruciacchiato dalle fiamme scure.
Il libro di storia e l’astuccio di Donovan
volarono per aria e intanto la professoressa Flores urlò terrorizzata: «C’è un
incendio. Uscite tutti dalla classe!»
I suoi compagni si alzarono di scatto
dai posti, ma nessuno si mosse vedendo Jordan avvolto dalle fiamme e fermo
davanti all’uscio divelto.
Dietro di lei, Billy corse da Michelle.
«Allontanalo da lì!»
Il viso dell’amica fu cosparso dalle
vene scure, i capelli annerirono e la sclera divenne color pece. Alzò le
braccia e allungò i polsi in avanti.
Jordan fu sbalzato all’indietro, finì in
corridoio seduto e sbatté con un frastuono contro il muro.
Kenny Wood corse all’esterno della
classe: «Forza! Tutti fuori!»
Il piccolo flusso di ragazzi si riversò
verso l’ingresso libero dell’aula e poi lungo il corridoio, la professoressa
Flores chiuse la fila, senza guardarsi indietro e Betty capì che non si era
resa conto che rimanevano ancora loro otto da aiutare.
Michelle avanzò con le braccia tese, per
mantenere la presa del suo potere su Jordan all’esterno, accompagnata da Billy.
Chas si spostò dal retro della sedia
dietro cui aveva trovato riparo e corse a sua volta in corridoio.
Kenny le fu dietro.
Betty guardò davanti a sé e notò Zec.
L’amico aveva un’espressione combattuta: aveva girato le gambe per alzarsi
dalla sedia e osservava Donovan e Kerry stesi davanti a lui. Aprì la bocca per
dire qualcosa, ma poi la richiuse. Le sue pupille svanirono e rimase la sclera
bianca. Rimise le gambe sotto il banco e restò immobile a fissare il vuoto.
“Hart!
Tutto questo è opera sua” pensò Betty. Doveva intervenire
però non sapeva come essere d’aiuto. Si fissò le mani: a stento riusciva a
vedere la pelle senza che ciò che c’era sul banco si riflettesse attraverso.
«Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui»
disse Kerry, alzandosi dal corpo del ragazzo a cui aveva fatto da scudo. «Devi
andare il più lontano possibile da Jordan.»
«Okay, ma voi?» domandò Donovan,
rimessosi in piedi.
«Resteremo qui, sperando di trattenerlo
e farlo ragionare.» Kerry si voltò verso Zec: «Ci dai una mano, o cosa?»
«Non può sentirti» intervenne Betty.
«Hart lo tiene in trance con qualche trucchetto psichico da Oscurità Maggiore.»
La ragazza dalla pelle scura si girò
come se si accorgesse solo in quell’istante che era rimasta con loro. «Possiamo
lasciarlo qui?»
«Sì, non credo che corra pericoli.» Betty
si alzò in piedi e guardò Donovan. Non sapeva ancora con certezza cosa provasse
per lui, ma era sicura di non volerlo morto. «Ti accompagno io. Ti aiuto a
trovare un buon nascondiglio.»
Lui annuì e corse verso l’uscita.
Kerry provò a sfiorarle la spalla, senza
riuscirci. Ritrasse la mano e disse: «Grazie.» Le diede le spalle e raggiunse l’esterno.
Betty prese un respiro e la seguì.
In corridoio Jordan lottava contro la
forza invisibile che lo cercava di ributtare sul pavimento. Lui ringhiava e di
fronte Michelle ansimava in preda alla fatica.
Kerry la superò e si lanciò contro il
ragazzo fiammeggiante e lo schiacciò contro il muro.
«No!Ti provocherai delle ustioni di…
mille gradi» gridò Kenny spaventato.
«Ho poteri da Cacciatrice» rispose lei.
«Guarisco abbastanza in fretta.»
Chas fece due passi incerti verso
Jordan. «Ascoltami, non devi fare niente a Donovan. Qualsiasi cosa credi mi
abbia fatto è una bugia. Sono qui e sto bene.»
«Balle» latrò Jordan in un verso che era
più animale che umano.
La ragazza bionda emise un gorgheggio,
un maldestro tentativo di calmarlo con il potere della sua voce.
Betty si riscosse e disse a Donovan:
«Sbrighiamoci. Non penso riusciranno a bloccarlo a lungo.»
Billy li avvicinò. «Vengo con voi. Non
sappiamo cos’altro può succedere.»
Donovan li guardò entrambi e annuì in
silenzio.
Corsero tutti e tre verso le scale in
discesa. I suoi amici saltarono i gradini due a due e lei li sorvolò. La sua
forma intangibile era ormai permanente e si pentì di aver fatto quella scelta,
però non era il momento per recriminare.
Arrivati al piano terreno, Billy
domandò: «Dove andiamo?»
«Ha importanza? Con il suo fiuto, Jordan
può trovarmi ovunque mi nasconda» disse Donovan.
«Esatto, non pensavo che il più arguto
fosse lei signor Brennon.» Hart apparve davanti a loro, con il suo abituale
sorriso raccapricciante. «Oh, signorina Swansosn, si è unita anche lei al
gruppo di salvataggio?»
Per una frazione di secondo Betty lesse
nei suoi occhi della vera sorpresa. Possibile che fosse lei il vero obiettivo
di quell’attacco organizzato sfruttando la gelosia di Jordan?
«Betty, trova un buon posto in cui
mettere Donovan al sicuro» fece Billy, riportandola alla situazione e lontana
dai suoi ragionamenti. «Io e il dottore abbiamo diverse questioni in sospeso.»
«Su questo non ci sono dubbi» rispose
Hart. «Ma come speri di intrattenermi?»
Billy chiuse gli occhi e sollevò la mano
destra all’altezza della testa. Un lampo rosso guizzò dal corridoio dietro di
loro e la Falce si materializzò tra le dita.
Hart sbuffò. «Con quella? Abbiamo già
assodato che non è un pericolo per me.»
«Proverò a sorprenderti» replicò Billy.
Senza voltarsi aggiunse. «Correte!»
Betty si mosse subito a testa bassa e
Donovan la seguì d’istinto. Doveva sfruttare la sua capacità di analisi e
lasciar perdere gli schemi di Hart. Udì il rumore del metallo della Falce
tintinnare in lontananza contro qualunque arma avesse creato Wyngarde, e provò
a ignorare l’idea di aver abbandonato Billy.
“Il
mio obbiettivo è tenere al sicuro Donovan” si ripeté. “La minaccia è il fuoco.” Sollevò la testa e realizzò che la
soluzione era la più ovvia. «Andiamo a sinistra» ordinò.
Corsero uno accanto all’altra e giunti
davanti alle doppie porte verdi, Donovan disse: «La piscina… sei sicura che p…»
Non lo lasciò finire la frase e passò
attraverso le porte. Betty sapeva da sola che quel luogo non era causa di bei
ricordi, ma non c’erano altre soluzioni.
Sentì il cigolio di una porta e i suoi
passi dietro di lei e si voltò. «L’acqua può proteggerti. Il fuoco di Jordan è
nero e soprannaturale, ma forse è ancora soggetto in minima parte alle leggi
della logica.»
«Giusto» rispose Donovan. «Prima che
succeda qualunque altro disastro volevo dirti grazie e scusa.»
Betty lo guardò confusa.
«Ho fatto un casino gigantesco e non è
quello che volevo» continuò lui. «So che non basta a giustificarmi, anzi non mi
giustifica affatto, però mi dispiace. Sono sincero. Non avevo intenzione di
ferirti, ti amo ancora e se dovessi… ecco morire…»
«Non morirai!» s’intromise con impeto.
«D’accordo… ma voglio che tu sappia che
mi assumo tutta la responsabilità delle mie azioni. Qualunque cosa accada, vorrei
ricordarci come amici, salutarci senza che tu fossi arrabbiata con me.»
«Non sono arrabbiata con te.» Betty si
sorprese delle sue stese parole. Tutto quel trambusto aveva avuto l’effetto di
schiarirle le idee. «Mi sono sentita ferita, questo sì. Ti ho anche odiato.
Però ho nascosto il mio trauma a me stessa e tu non potevi farci nulla. Quindi
non è vero che è tutta colpa tua. Anche io ho fatto i miei sbagli e forse la
verità è che non siamo ancora pronti per una relazione sana ed equilibrata.
Nessuno dei due.»
Donovan fece un sorriso sghembo. «Mi sa
che hai ragione. Comunque non hai bisogno di rimanere intangibile. Devi
concederti la possibilità di guarire, stare bene, essere felice. E magari
potrebbe esserti di aiuto Kenny. Se diventaste più che amici, a me andrebbe
bene.»
Betty non riuscì a trattenere un sorriso. «Oh, grazie per la
tua approvazione.»
«Figurati.»
Entrambi risero. Non in modo sguaiato o
fragoroso, ma come chi si era ritrovato, togliendosi un peso dal cuore.
Le porte di spalancarono con uno sfrigolio
di fiamme.
Jordan comparve ormai cosparso per tutto
il busto e le gambe dal fuoco nero.
«Cosa hai fatto agli altri?» domandò
Donovan.
Jordan fece un passo avanti. «Niente.
Sono rimasti indietro, non possono fermarmi e nemmeno salvarti. Nessuno può
farlo.»
Betty lo fissò con la mente libera di
ogni dubbio. Lui non la considerava, ma lei poteva fermarlo, o quantomeno
salvare Donovan.
«Ascoltami solo per un attimo. Non so cosa
ti hanno detto, o fatto credere, ma non ho fatto male a Chas» disse Donovan.
«Vi ho visti con i miei occhi» gridò
Jordan, muovendosi ancora verso l’altro ragazzo. «Proprio qui.»
Doveva essere stato per forza Hart,
perché Betty ricordava bene che quando era scappata, non c’era nessun altro nei
paraggi.
Donovan alzò le mani davanti al petto.
«Okay, ho capito. Ma non era una forzatura. Lo volevamo entrambi.»
Betty scosse la testa, aveva detto la
cosa sbagliata e stava solo sprecando tempo.
Il fuoco scuro intorno a Jordan divampò.
Betty si concentrò, aveva una sola mossa
da fare e una frazione di secondo per metterla in atto. Scattò vicino a Donovan
e afferrò i suoi gomiti. Avverti con gioia e piacere la sensazione della maglia
umida di sudore del ragazzo sulla pelle delle dita e dei palmi. Lo tirò a sé e
si lanciarono nella vasca davanti a loro.
Jordan scagliò dalle braccia una nuova
raffica di fuoco nero.
A mezz’aria, Betty avverti il dolore di
una bruciatura sul retro della spalla sinistra e poi lo scontro con l’acqua
della piscina. Andò a fondo con Donovan e chiuse gli occhi.
I capelli le si agitarono intorno al
viso, gli occhiali scivolarono lontano, inspirò cloro dalle narici, udì come un
suono di scoppio ovattato e poi sentì la presa forte delle mani di Donovan sui
suoi avambracci.
La stava tirando verso l’alto e riemerso
in superficie.
«Betty, sei impazzita?» fece Donovan,
sputacchiando acqua clorata dalle labbra. «La tua spalla! Ti ha ferita! E poi
hai paura di nuotare!»
Lei lo guardò e sorrise. «È tutto a
posto. Mi stai sorreggendo tu.» Gli occhi le bruciavano e faceva fatica a mettere
a fuoco, li strizzò e riuscì a vedere quelli di lui. «Sono di nuovo tangibile.
Non scomparirò.»
La gioia di quella scoperta durò poco.
Prima che potesse capire bene cosa era successo per aver annullato la sua
decisione di diventare per sempre intoccabile, udì la voce rotta del loro
persecutore.
«Madre
de Dios! Che cosa ho fatto!» Jordan la fissò all’altezza della felpa
bruciacchiata dove sbucava la pelle arrossata per la parziale ustione e saltò
nella piscina a sua volta. Dentro all’acqua, le fiamme del suo corpo persero il
colore nero, sciogliendosi come inchiostro di cattiva qualità. «Cosa ho fatto?»
ripeté.
Con la mano destra, Betty tastò la
superficie delle onde create dal suo tuffo e cercò gli occhiali. Incontrò la
mano di Donovan che glieli depositò sul palmo. Li inforcò sul naso e scrutò
Jordan a pochi metri da loro.
Le fiamme ormai gialle si spegnevano una
a una, lasciando sottili fili di fumo sollevarsi dalla sua pelle olivastra
nuda. Era sconvolto, si teneva le guance e puntava lo sguardo su loro. «Ti ho
ferita. Non volevo farti male. Non so neanche perché ho cercato di fare tutto
questo… non volevo perdere Chas…»
Betty strinse la mano di Donovan e
s’incamminò con lui in mezzo alle increspature dell’acqua. Il tragitto, seppur
breve, fu faticoso per i vestiti bagnati che pesavano appiccicati sul corpo e
il continuo pizzicore della ferita.
Una volta che ebbe raggiunto Jordan, gli
posò il palmo destro sul braccio sinistro. «Non eri in te. Hart Wyngarde…
Oscurità Maggiore, ti ha manipolato.»
«Lo ha fatto con tutti noi» spiegò
Donovan. «Nessun rancore.»
«Ho ferito te e... e di sicuro anche
qualcuno degli altri» rispose Jordan sconvolto. «E Chas! Mi odierà. Tutti mi
odieranno.»
«No, nessuno di noi è arrabbiato con te.
E io sto bene. Di sicuro lo saranno anche gli altri» riprese Betty. «È tutto
finito.»
«Perché sei gentile con me?»
«Perché commettiamo tutti degli errori»
disse Betty. «Tu sei pentito e questo dimostra che non sei cattivo. Ora non
devi più temere di affrontare Hart o altro da solo. Non so dirti cosa vorrà
fare Chas e so che non eri interessato, ma se vuoi, sei parte del gruppo.»
Jordan si passò il braccio destro sugli
occhi, asciugandoli. «Anche se vi ho giudicati e offesi?»
Donovan si strinse nelle spalle.
«Nessuno è perfetto.»
I tratti del viso di Jordan si
rilassarono e comparve un piccolo sorriso.
Anche Betty sorrise: per la prima volta
avevano davvero battuto Oscurità Maggiore.
E lei era prontissima al match finale.
Continua…?