Sorge Oscurità Maggiore 39: A Colloquio con l’Oscurità
Zec percepì un formicolio alle gambe,
gli risalì fino al petto e alle braccia e poi sbatté le palpebre.
Si risvegliò come da un sogno a occhi
aperti.
Guardò intorno a sé: la classe era
deserta, in subbuglio con banchi ancora pieni di libri e penne, mentre le sedie
erano abbandonate alla rinfusa, le une contro le altre e cominciò a ricordare
gli ultimi istanti prima di cadere in quello stato. Jordan Guiterrez si era
presentato nella sua forma di Mastino Infernale e con il suo fuoco
soprannaturale aveva deciso di attaccare Donovan. Le fiamme però erano diverse
dal solito, erano nere, oscure.
Zec scattò in piedi e realizzò cosa era
accaduto. Hart aveva aizzato Jordan contro i suoi amici e quando lui aveva
visto la situazione degenerare e voleva intervenire, lo aveva manipolato,
racchiudendolo in una sorta di trance, o stasi e lasciandolo estraneo alla
faccenda.
Aveva agito senza rispettare il suo
volere.
Zec strinse i pugni in preda alla
rabbia, avvertì nel suo corpo manifestarsi il potere da Poltergeist e levitò
fuori dalla classe.
Sospeso a mezz’aria osservò i ragazzi
stesi sul pavimento. Kenny, Kerry e Chas erano a poca distanza gli uni dagli
altri e vicini al muro. Michelle era a due passi da lui. Tutti con qualche
bruciatura sui vestiti e sulla pelle, si abbassò e sfiorò i polsi di ognuno.
Emise un sospiro di sollievo constatando che erano solo svenuti.
Si girò, rientrò nell’aula e con la
forza della sua mente raggruppò astuccio e libro nello zaino e lo attirò a sé
facendogli attraversare la stanza. Se i suoi calcoli erano esatti, il fatto che
fosse tornato cosciente significava che la battaglia era terminata, ma doveva
assicurarsi che anche gli altri non fossero feriti gravemente, o peggio.
Con lo zaino in spalla, Zec volò al di
sopra del pavimento e all’esterno della classe, poi lungo le scale fino al
piano terreno, percorse il corridoio – deserto in seguito all’allarme incendio
– e sfruttando una delle finestre aperte, sbucò nel cortile. Percorse il
perimetro dell’edificio sbirciando nelle classi vuote e arrivò davanti ai
finestroni della piscina.
Billy stava aiutando Jordan, privo di
fiamme, a uscire fuori dalla vasca con l’acqua e Donovan faceva lo stesso con
Betty e non gli sfuggì il particolare che le mani della ragazza toccassero
quelle dell’amico. Osservò la scena provando nuovamente un senso di sollievo,
ma la rabbia verso Hart non era svanita. Fece dietrofront e si alzò sempre più
in alto verso il cielo.
Doveva discutere urgentemente con il suo
partner e voleva farlo in privato.
Zec planò fino alla finestra della sua
camera al di fuori della casa.
Scavalcò il davanzale ed entrò nella
stanza. La porta era chiusa e buttò lo zaino sul letto. Udì al piano di sotto i
passi di sua madre e di Dana mentre si muovevano nelle loro faccende
quotidiane, non voleva allarmarle per il suo rientro anticipato e sapeva con
certezza che il suo interlocutore avrebbe fatto in modo che nessuno li
disturbasse.
«Hart, ho bisogno di parlarti.» Non fu
necessario urlare, in base al loro legame psichico dava per scontato che lo
avrebbe sentito comunque. «Di certo percepisci la mia rabbia.»
La sagoma scura di Hart Wyngarde prese
forma di fronte a lui, delineando in pochi istanti la figura umana e con un
sorriso stampato in viso. «Sì e questo rende la tua oscurità quasi divina.»
Per un attimo Zec rimase sbalordito.
Hart non pareva minimamente preoccupato, anzi era in vena di complimenti. «Non
erano questi i patti.»
«Quali patti?»
La sua collera ebbe un picco e zaino,
cuscino e sedia della scrivania si sollevarono a mezz’aria nella stanza. «Non
fare giochetti con me» replicò e con la coda dell’occhio intravide nello
specchio vicino all’armadio il suo volto percorso dalle venature scure e la
sclera nera degli occhi.
Hart chiuse la mano destra a pugno e
fletté il braccio verso il basso: i tre oggetti ricaddero con calma e
precisione sul letto e il pavimento. «Non sto facendo nulla. Se ti fermi a
riflettere, ti accorgerai che le tue accuse sono infondate.»
«Hai spinto Jordan Guiterrez ad
attaccare Donovan e i miei amici ci sono andati di mezzo. Però non ho potuto
aiutarli, perché tu mi hai incastrato in uno stato di sonno o una cosa simile»
disse in preda alla furia. «Hai manipolato la mia volontà, o vuoi negarlo?»
«Niente affatto, ma non capisco dove
stia il problema. L’altro giorno ti ho usato per mandare un messaggio ai tuoi
amici, cosa c’è di diverso?»
«In quel caso avevi il mio consenso.
Oggi hai deciso senza interpellarmi e non ho mai accettato di farmi usare da te
come un pupazzo.»
«Mio caro Ezechiel, hai acconsentito
perché ti istruissi e portassi la tua oscurità a livelli maggiori. Questo è
parte dell’addestramento, quando l’allievo non comprende che non è il caso di
agire, interviene l’insegnante.»
Zec avvertì un brivido scivolare lungo
la spina dorsale. Gli tornò in mente di non aver mai pensato alle conseguenze
nell’accordo con Oscurità Maggiore e non avevano neanche stabilito clausole e
regole.
«Non voglio che i miei amici si facciano
del male o muoiano. Se non era chiaro al momento in cui ho detto sì alla tua
proposta, lo stabilisco ora.»
Hart fece due passi verso di lui e gli
appoggiò con dolcezza le mani sulle spalle. «Vuoi farmi credere che pensavi
davvero sarebbero stati sempre al sicuro? Il nostro obbiettivo è mantenere lo
status-quo e vivere su una Bocca dell’Inferno comporterà dei rischi ogni giorno.»
«Mi avevi detto che era l’unico modo per
non far sparire Billy.» Zec osservò oltre la spalla dell’uomo e nello specchio
vide la sua faccia perdere i segni del potere da Poltergeist. La rabbia era
sfumata e al suo posto erano subentrati dubbi e paure. «Se dovesse accadere
qualcosa a Betty, Donovan, Michelle o qualcun altro, lui non vorrà più avere
nulla a che fare con me.»
«Nessuno di loro è rimasto ferito in
modo permanente» rispose Hart. «E come hai visto, quando Betty ha scelto di
rinunciare alla sua possibilità di abbandonarsi all’oscurità, l’ho lasciata
andare. Possiamo dire che tutto si è risolto per il meglio.»
«Già… ma la prossima volta? Non mi
garantirai la loro incolumità per sempre.»
Una volta che lo ebbe detto ad alta
voce, Zec si rese conto della potenza di quell’affermazione. Essersi associato a Oscurità Maggiore lo
rendeva responsabile di qualunque danno o sofferenza avrebbero patito gli altri
coinvolti nei suoi piani. E non era un prezzo che voleva pagare. Non più.
«Non farti sopraffare da questi pensieri
angoscianti, non mi accanirò contro i tuoi amici. Ammetto che di recente mi
hanno un po’ forzato la mano, ma Dorms è piena di altre occasioni per fare emergere
l’oscurità e c’è gente che si merita quello che accadrà loro.» Hart sembrò
avergli letto nella mente e nell’animo. «Anzi, in certi casi li porta a
cambiare in positivo. Guarda tua sorella Dana: l’hai privata dei poteri e costretta
a tornare a casa e ora sia lei che tua madre stanno bene insieme e la
situazione in famiglia è migliorata.»
«Sì… è vero» disse Zec, non riuscendo a
negarlo, ma sentendosi comunque un po’ in colpa per aver trascinato sua sorella
verso quella scelta. «Forse hai ragione, ma sono ancora un po’ confuso.»
«Devi solo prenderti il resto della
giornata per riposare» fece Hart, riservandogli un nuovo e più largo sorriso.
«Poi starai meglio e ricorderai che cedere alla sofferenza non ti è di aiuto.
Solo avendo il controllo del dolore e usandolo appieno come arma ti farà vivere
la vita che meriti.»
«D’accordo. Farò come dici.»
Hart chinò il capo e lo baciò sulla
fronte. Quindi si allontanò da lui e la sua figura si fece trasparente, fino a
svanire.
Zec fissò il punto vuoto in cui aveva
sostato e pensò che il riposo non avrebbe cambiato nulla. Era combattuto: non
considerava giusta la decisone di approfondire la sua oscurità, ma non era
certo che mancassero i vantaggi. Non sapeva cosa fare.
Si sedette sul bordo del letto e si
prese la testa tra le mani. Ricordò le
parole di Gillian Summerson sull’affrontare le avversità insieme, ritrovando la
speranza e si chiese se potesse rivolgersi ai suoi amici per un consiglio, non
essendo però del tutto sicuro di voler abbandonare Hart Wyngarde.
La porta scricchiolò.
Zec alzò lo sguardo di scatto e lo puntò
verso l’uscio.
Da una fessura accennata intravide Dana.
I loro occhi si incontrarono, poi lei
sorrise, distolse i suoi verdi e si voltò, andandosene.
Zec non sapeva se e quanto avesse
origliato della sua conversazione con Hart, ma era certo che anche se non aveva
più l’aspetto e i poteri di un demone, sua sorella aveva comunque appena
architettato qualcosa di pericoloso.
Continua…?