lunedì 17 agosto 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 115

Sorge Oscurità Maggiore 40: Il Talento di Dana Giller

 

Camminando lungo il corridoio, Billy notò di sfuggita i poster del ballo di fine anno affissi alle pareti. I caratteri della parola BENEFICENZA, scritti con pennarello rosso acceso, risaltavano su tutti gli altri insieme a quelli di PARTECIPATE TUTTI.

Il giorno precedente il preside si era premurato di fare un annuncio in cui spiegava che quell’anno il ricavato della vendita dei biglietti del ballo sarebbe servita a sovvenzionare i lavori di ristrutturazione della piscina, parzialmente danneggiata da un incendio causato da un’improvvisa fuga di gas.
Ripensandoci, Billy scosse la testa. Anche se ormai in molti cominciavano a non riuscire più a ignorare le manifestazioni soprannaturali della Bocca dell’Inferno del sogno di Elliott, la linea generale applicata era comunque di trovare una ragione logica e plausibile per giustificare quegli eventi. Motivo per cui Jordan Guiterrez, anche se responsabile e pentito, non sarebbe mai stato accusato del fatto.
Il vociare di altri ragazzi e ragazze che camminavano spediti nella direzione opposta alla sua, lo ricondussero al presente e alla sua meta. A differenza di loro non si sarebbe diretto alla mensa anche se era l’ora della pausa pranzo. Aveva un appuntamento in sala multimediale.
Salì agitato gli scalini per il piano dell’aula, era tanto incuriosito, quanto preoccupato da quell’incontro: Michelle aveva mandato il messaggio per avvertirli, ma l’idea di riunirli era di Dana e questo lo induceva a pensare che ci fosse il cinquanta per cento di probabilità che sarebbe stato per qualcosa di necessario e il cinquanta per cento per qualcosa di potenzialmente disastroso. 
Arrivò al piano e procedette spedito fino all’ingresso dell’aula. Fermo sull’uscio semiaperto, scrutò all’interno: i suoi tre amici erano presenti e con sua sorpresa trovò anche i gemelli Wood.
«Dana ha voluto anche voi due… forte, ma strano.» Billy entrò facendo un cenno di saluto con la mano destra.
«Già, siamo tutti sulle spine» biascicò Donovan, masticando e reggendo tra le mani quel che rimaneva di un tramezzino con insalata, pomodoro, maionese e prosciutto cotto.
Kenny si girò per guardare in viso Michelle. «Siamo rimasti spiazzati, ma Michelle non sa dirci nulla di preciso.»
Michelle lasciò cadere due cornetti al formaggio nel sacchetto arancione degli snacks che stringeva con la mano sinistra. «Dana mi ha raccomandato solo di riunirvi tutti a quest’ora. Non so nulla nemmeno io.»
«Però se ci avessi avvisato di dover aspettare così a lungo, mi sarei presa qualcosa da mangiare anche io alle macchinette» commentò Kerry, incrociando le braccia sul petto.
«Scusate, ho fatto più presto che ho potuto» si scusò Billy. «Però ora possiamo cominciare.»
Betty scosse la testa e la coda di cavallo di capelli castani le ondeggiò sulle spalle. «Manca ancora qualcuno.»
Billy ricontrollò i presenti. Tolto Zec, che escludeva fosse stato incluso tra i partecipanti, gli sembrava che la loro Scooby Gang fosse tutta lì. «Chi dovrebbe arrivare?»
Donovan si sfregò le mani per far cadere le briciole per terra. «Dovrebbero essere in tre, giusto?»
Michelle annuì con la bocca piena e le labbra sporche di una patina di polvere gialla. Cercò di ingoiare veloce, ma non fece in tempo a rispondere.
«Eccoci qui.»
Billy si voltò e alle sue spalle vide farsi avanti Chas, Jordan e Dylan.
«Ci tengo a precisare che è tutta colpa di Dylan» continuò Chas, scostando una ciocca bionda dietro le spalle e spostando la sedia più vicina per accomodarsi. «Noi eravamo in perfetto orario.»
Jordan diede una leggera spinta all’altro ragazzo per farlo muovere. «Ho dovuto stanarlo con il mio fiuto da Mastino Infernale e fargli un po’ di pressione per unirsi alla riunione.»
Dylan camminò serio e si appoggiò con la schiena contro la parete in un angolo vicino alla finestra chiusa. «Credevo fosse ovvio che mettersi contro Hart Wyngarde è da pazzi, ma voi siete tutti masochisti e av…»
Il trillare insistente del cellulare di Michelle lo zittì di colpo.
«È lei» annunciò la ragazza, appoggiò il sacchetto di cornetti al formaggio sul banco accanto a sé e si ripulì le dita sull’incarto. Estrasse il cellulare dalla tasca e con i polpastrelli ancora un po’ unti, rispose alla chiamata. «Ciao tesoro, ci siamo tutti.» Ci furono un paio di secondi di silenzio e poi aggiunse: «Ah… come vuoi.»
Billy la osservò spostare lo smartphone sul palmo sinistro e azionare il vivavoce.
«Ehilà truppa, come va?» la voce squillante di Dana risuonò per la classe. «Prima di tutto facciamo l’appello.»
«Stai scherzando?» replicò Donovan.
«Ciao zucca vuota, anche tu mi sei mancato» rispose Dana.
«Sono Betty e ci siamo tutti: Billy è qui, anche i gemelli Wood e ci sono pure, Chas, Jordan e Dylan.»
«Grazie, è bello sentirti.»
«Non tutti siamo così felici di questa rimpatriata» disse Dylan.
Dana emise un risolino. «Vedrai che ti piacerà.»
Chas sbuffò. «Potresti iniziare? La pausa pranzo non dura in eterno.»
«Sì, Barbie Copia-incolla, lo so, anche io ho i minuti contati: posso contattarvi solo ora che mio fratello è a scuola con voi.» Dana emise un sospiro. «La ragione di questa riunione strategica è ovvia: ho un piano infallibile per riportare Zec tra i nostri ranghi.»
Billy fissò il telefono come se riuscisse a vedere il viso gongolante di Dana davanti a sé. «Ne sei sicura? Non abbiamo notato niente di diverso in lui.»
«Perché non vivete nella sua stessa casa e non avete origliato una sua conversazione con Oscurità Maggiore» replicò la voce della ragazza dall’apparecchio.
Tutti i presenti si girarono con più attenzione in direzione dello smartphone.
«Lui si è accorto che lo spiavi?» domandò Betty.
«Oscurità Maggiore ti ha vista?» il tono di Michelle fu più apprensivo.
«In che modo questo coinvolge anche me?» chiese Dylan.
«Una cosa alla volta.» Dana fece un pausa ad effetto. «Hart-Oscurità era andato via, mio fratello mi ha vista ma non ha fatto o detto nulla ed è questa la parte interessante. Ha confessato di avere dei dubbi sul suo passaggio al lato oscuro.» 
Billy fece un passo in avanti, avvicinandosi alla mano di Michelle. «Lo hai proprio sentito dire da  lui?»
«Più o meno… il senso era quello…»
Chas sbuffò. «Quindi è solo una tua interpretazione. Puoi averci trascinato qui per niente.»
«So cosa ho sentito e riconosco la faccia da “ho tanti dubbi” di mio fratello» ribadì Dana. «Ora fate silenzio e ascoltatemi: sfrutteremo il ballo per far leva sulla sua incertezza e lo riporteremo nel team.»
Billy si guardò intorno e notò che anche gli altri si osservavano tra loro dubbiosi.
Michelle si schiarì la voce. «Ma Dana, come farai se non puoi nemmeno uscire di casa?»
«Questa è la fase uno, carotina. Ho convinto Zec che mi merito di andare al ballo con la mia ragazza, se non per me, per far contenta te. Ovviamente l’ho detto in presenza di mia madre, che era entusiasta all’idea di vedermi rientrare al liceo, anche solo per una sera. E Zec non ha potuto opporsi.»  
Donovan incrociò le braccia sul petto. «Quindi sei riuscita a farti liberare, come sappiamo che non sparirai e che tutta questa messa in scena è solo per far si che ti aiutiamo a farlo?»
Michelle spostò di lato la mano con il cellulare e camminò verso di lui. «Perché Dana non andrà da nessuna parte, vuole stare con me e io sono qui. Anche se devo ancora prendere i biglietti e scegliere il vestito e pensare a…»
«Sentito zucca vuota? Ora fa’ silenzio.» la interruppe Dana. «Ai dettagli penseremo dopo Michelle. Perché tutto proceda per il meglio, ho bisogno che siate presenti anche voi, perciò mi dispiace per te Betty, ma dovrai farti accompagnare al ballo dal tuo ex, o da Kenny, anche se non sei dell’umore.»
Betty evitò di guardare in volto i due nominati. «Non c’è problema.»
«E io dovrò invitare Zec» intervenne Billy. In realtà non era sicuro che avrebbe accettato, ma lo allettava l’idea di ricreare l’atmosfera del loro primo bacio al ballo dell’anno precedente.
«Assolutamente no!» disse Dana, con il tono talmente alto che la voce lo raggiunse anche se il telefono non era più indirizzato verso tutti loro. Michelle se ne rese conto e tornò al suo posto vicino al banco con il sacchetto di snacks, risistemandosi per dare a tutti una buona acustica. «Sarebbe poco credibile e darebbe dei sospetti ad Hart. Sarà Dylan ad invitarlo.»
Il ragazzo si staccò dal muro e avanzò verso il centro dell’aula dove erano riuniti gli altri. «Perché proprio io?»
«Non fare il finto tonto. Sei attratto da mio fratello e anche a lui non sei indifferente. Inoltre sei innocuo per Hart e quindi non si intrometterà.»
«Ma il ballo è tra due giorni e non ho preso i biglietti e non ho nemmeno chiesto a Zec se ci andrà.»
«Allora muoviti! Vai subito a comprare i biglietti e a cercare Zec» ordinò Dana.
«Sì, giusto.» Dylan sorrise e attraversò il resto della classe, ma arrivato davanti all’entrata si bloccò e si girò indietro. «E il resto del tuo piano?» 
«Ti metteranno al corrente gli altri» rispose Dana.
Billy lo osservò uscire e scomparire nel corridoio e provò invidia e gelosia. Stava per andare al ballo con il suo ragazzo e aveva la certezza che Zec non avrebbe rifiutato l’invito.
«Non fare il maschio possessivo, Billy» fece Dana, come se gli avesse letto nella mente. «Mio fratello è cotto di te, un’infatuazione non conta nulla. E poi, una volta lì, quando sarà rilassato dovrai farti avanti con Zec, ballare con lui e aiutarlo a capire che questa situazione non è quello che vuole.»
Billy tornò a fissare il cellulare. «Come posso fare?»
«Presto detto: con la fase due. Jordan e Chas saranno al ballo co….»
«Ah, finalmente, pensavo di essere venuto qui per niente» commentò Jordan.
Kerry annuì. «Anche io vorrei capire perché sono qui.»
«Volete smetterla di interrompermi? Tu pseudo-Cacciatrice verrai al ballo con chi ti pare e insieme al tuo gemello e al giovane piromane, sarete le nostre guardie di sicurezza, nel caso ad Hart venisse qualche idea perversa» rispose Dana. «Come stavo dicendo, durante il ballo Billy farà rinsavire Zec, per aiutarlo Chas salirà sul palco con la band e canterà per manovrare i sentimenti di mio fratello.»
Chas scattò in piedi. «Un momento, non ho mai fatto niente del genere. Cioè sì, qualche volta ho fatto roba simile con i miei poteri, ma far uscire i sentimenti delle persone è una tua specialità.»
«Infatti sarò al tuo fianco e ti aiuterò. Purtroppo non possiamo trovarci per delle prove, dovremo improvvisare. Questo potrebbe attirare l’attenzione di Hart, per cui ho bisogno che mi assicuri che non ti tirerai indietro all’ultimo minuto.»
Billy la guardò speranzoso. Non amava giocare con le emozioni degli altri, ma in quel caso era un male necessario.
Chas incrociò i suoi occhi, poi lanciò uno sguardo fugace a Donovan e Betty. Strinse le dita a pugno e disse: «Lo farò! Sono una professionista.»
«Bene. Avete tutte le informazioni necessarie e sapete qual è il vostro ruolo» concluse Dana.
Donovan si alzò in piedi. «La pausa pranzo sta per finire. Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui, prima che ad Hart venga in mente di cercarci.»
Billy annuì. Guardò ancora lo smartphone e disse: «Grazie, Dana, per questa idea e per quello che vuoi fare per tuo fratello.»
«Aspetta a ringraziarmi.» Il tono della ragazza divenne di colpo serio. «Non c’è nessuna certezza che tutto andrà a buon fine, ma di una cosa sono sicura e devi essere pronto, anzi dovete esserlo tutti. Appena percepirà cosa stiamo facendo, Hart  non starà fermo a guardare; reagirà e lo farà in modo pesante. Siamo tutti in pericolo, non si limiterà a provocare qualche scaramuccia. Quando ci colpirà, lo farà per distruggerci.»
Nessuno rispose.
Billy concordava e sapeva che erano tutti potenziali bersagli. Dagli occhi dei compagni seppe che avrebbero comunque corso il rischio.
 
 
                                                                       Continua…?

lunedì 3 agosto 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 114

Sorge Oscurità Maggiore 39: A Colloquio con l’Oscurità

 

Zec percepì un formicolio alle gambe, gli risalì fino al petto e alle braccia e poi sbatté le palpebre.

Si risvegliò come da un sogno a occhi aperti.
Guardò intorno a sé: la classe era deserta, in subbuglio con banchi ancora pieni di libri e penne, mentre le sedie erano abbandonate alla rinfusa, le une contro le altre e cominciò a ricordare gli ultimi istanti prima di cadere in quello stato. Jordan Guiterrez si era presentato nella sua forma di Mastino Infernale e con il suo fuoco soprannaturale aveva deciso di attaccare Donovan. Le fiamme però erano diverse dal solito, erano nere, oscure.
Zec scattò in piedi e realizzò cosa era accaduto. Hart aveva aizzato Jordan contro i suoi amici e quando lui aveva visto la situazione degenerare e voleva intervenire, lo aveva manipolato, racchiudendolo in una sorta di trance, o stasi e lasciandolo estraneo alla faccenda.
Aveva agito senza rispettare il suo volere.
Zec strinse i pugni in preda alla rabbia, avvertì nel suo corpo manifestarsi il potere da Poltergeist e levitò fuori dalla classe.
Sospeso a mezz’aria osservò i ragazzi stesi sul pavimento. Kenny, Kerry e Chas erano a poca distanza gli uni dagli altri e vicini al muro. Michelle era a due passi da lui. Tutti con qualche bruciatura sui vestiti e sulla pelle, si abbassò e sfiorò i polsi di ognuno. Emise un sospiro di sollievo constatando che erano solo svenuti.
Si girò, rientrò nell’aula e con la forza della sua mente raggruppò astuccio e libro nello zaino e lo attirò a sé facendogli attraversare la stanza. Se i suoi calcoli erano esatti, il fatto che fosse tornato cosciente significava che la battaglia era terminata, ma doveva assicurarsi che anche gli altri non fossero feriti gravemente, o peggio.
Con lo zaino in spalla, Zec volò al di sopra del pavimento e all’esterno della classe, poi lungo le scale fino al piano terreno, percorse il corridoio – deserto in seguito all’allarme incendio – e sfruttando una delle finestre aperte, sbucò nel cortile. Percorse il perimetro dell’edificio sbirciando nelle classi vuote e arrivò davanti ai finestroni della piscina.
Billy stava aiutando Jordan, privo di fiamme, a uscire fuori dalla vasca con l’acqua e Donovan faceva lo stesso con Betty e non gli sfuggì il particolare che le mani della ragazza toccassero quelle dell’amico. Osservò la scena provando nuovamente un senso di sollievo, ma la rabbia verso Hart non era svanita. Fece dietrofront e si alzò sempre più in alto verso il cielo.
Doveva discutere urgentemente con il suo partner e voleva farlo in privato.
 

Zec planò fino alla finestra della sua camera al di fuori della casa.

Scavalcò il davanzale ed entrò nella stanza. La porta era chiusa e buttò lo zaino sul letto. Udì al piano di sotto i passi di sua madre e di Dana mentre si muovevano nelle loro faccende quotidiane, non voleva allarmarle per il suo rientro anticipato e sapeva con certezza che il suo interlocutore avrebbe fatto in modo che nessuno li disturbasse.
«Hart, ho bisogno di parlarti.» Non fu necessario urlare, in base al loro legame psichico dava per scontato che lo avrebbe sentito comunque. «Di certo percepisci la mia rabbia.»
La sagoma scura di Hart Wyngarde prese forma di fronte a lui, delineando in pochi istanti la figura umana e con un sorriso stampato in viso. «Sì e questo rende la tua oscurità quasi divina.»
Per un attimo Zec rimase sbalordito. Hart non pareva minimamente preoccupato, anzi era in vena di complimenti. «Non erano questi i patti.»
«Quali patti?»
La sua collera ebbe un picco e zaino, cuscino e sedia della scrivania si sollevarono a mezz’aria nella stanza. «Non fare giochetti con me» replicò e con la coda dell’occhio intravide nello specchio vicino all’armadio il suo volto percorso dalle venature scure e la sclera nera degli occhi.
Hart chiuse la mano destra a pugno e fletté il braccio verso il basso: i tre oggetti ricaddero con calma e precisione sul letto e il pavimento. «Non sto facendo nulla. Se ti fermi a riflettere, ti accorgerai che le tue accuse sono infondate.»
«Hai spinto Jordan Guiterrez ad attaccare Donovan e i miei amici ci sono andati di mezzo. Però non ho potuto aiutarli, perché tu mi hai incastrato in uno stato di sonno o una cosa simile» disse in preda alla furia. «Hai manipolato la mia volontà, o vuoi negarlo?»
«Niente affatto, ma non capisco dove stia il problema. L’altro giorno ti ho usato per mandare un messaggio ai tuoi amici, cosa c’è di diverso?»
«In quel caso avevi il mio consenso. Oggi hai deciso senza interpellarmi e non ho mai accettato di farmi usare da te come un pupazzo.»
«Mio caro Ezechiel, hai acconsentito perché ti istruissi e portassi la tua oscurità a livelli maggiori. Questo è parte dell’addestramento, quando l’allievo non comprende che non è il caso di agire, interviene l’insegnante.»
Zec avvertì un brivido scivolare lungo la spina dorsale. Gli tornò in mente di non aver mai pensato alle conseguenze nell’accordo con Oscurità Maggiore e non avevano neanche stabilito clausole e regole.
«Non voglio che i miei amici si facciano del male o muoiano. Se non era chiaro al momento in cui ho detto sì alla tua proposta, lo stabilisco ora.»
Hart fece due passi verso di lui e gli appoggiò con dolcezza le mani sulle spalle. «Vuoi farmi credere che pensavi davvero sarebbero stati sempre al sicuro? Il nostro obbiettivo è mantenere lo status-quo e vivere su una Bocca dell’Inferno comporterà dei rischi ogni giorno.»
«Mi avevi detto che era l’unico modo per non far sparire Billy.» Zec osservò oltre la spalla dell’uomo e nello specchio vide la sua faccia perdere i segni del potere da Poltergeist. La rabbia era sfumata e al suo posto erano subentrati dubbi e paure. «Se dovesse accadere qualcosa a Betty, Donovan, Michelle o qualcun altro, lui non vorrà più avere nulla a che fare con me.» 
«Nessuno di loro è rimasto ferito in modo permanente» rispose Hart. «E come hai visto, quando Betty ha scelto di rinunciare alla sua possibilità di abbandonarsi all’oscurità, l’ho lasciata andare. Possiamo dire che tutto si è risolto per il meglio.»
«Già… ma la prossima volta? Non mi garantirai la loro incolumità per sempre.»
Una volta che lo ebbe detto ad alta voce, Zec si rese conto della potenza di quell’affermazione.  Essersi associato a Oscurità Maggiore lo rendeva responsabile di qualunque danno o sofferenza avrebbero patito gli altri coinvolti nei suoi piani. E non era un prezzo che voleva pagare. Non più.
«Non farti sopraffare da questi pensieri angoscianti, non mi accanirò contro i tuoi amici. Ammetto che di recente mi hanno un po’ forzato la mano, ma Dorms è piena di altre occasioni per fare emergere l’oscurità e c’è gente che si merita quello che accadrà loro.» Hart sembrò avergli letto nella mente e nell’animo. «Anzi, in certi casi li porta a cambiare in positivo. Guarda tua sorella Dana: l’hai privata dei poteri e costretta a tornare a casa e ora sia lei che tua madre stanno bene insieme e la situazione in famiglia è migliorata.»
«Sì… è vero» disse Zec, non riuscendo a negarlo, ma sentendosi comunque un po’ in colpa per aver trascinato sua sorella verso quella scelta. «Forse hai ragione, ma sono ancora un po’ confuso.»
«Devi solo prenderti il resto della giornata per riposare» fece Hart, riservandogli un nuovo e più largo sorriso. «Poi starai meglio e ricorderai che cedere alla sofferenza non ti è di aiuto. Solo avendo il controllo del dolore e usandolo appieno come arma ti farà vivere la vita che meriti.»
«D’accordo. Farò come dici.»
Hart chinò il capo e lo baciò sulla fronte. Quindi si allontanò da lui e la sua figura si fece trasparente, fino a svanire.
Zec fissò il punto vuoto in cui aveva sostato e pensò che il riposo non avrebbe cambiato nulla. Era combattuto: non considerava giusta la decisone di approfondire la sua oscurità, ma non era certo che mancassero i vantaggi. Non sapeva cosa fare.
Si sedette sul bordo del letto e si prese la testa tra le mani.  Ricordò le parole di Gillian Summerson sull’affrontare le avversità insieme, ritrovando la speranza e si chiese se potesse rivolgersi ai suoi amici per un consiglio, non essendo però del tutto sicuro di voler abbandonare Hart Wyngarde.
La porta scricchiolò.
Zec alzò lo sguardo di scatto e lo puntò verso l’uscio.
Da una fessura accennata intravide Dana.
I loro occhi si incontrarono, poi lei sorrise, distolse i suoi verdi e si voltò, andandosene.
Zec non sapeva se e quanto avesse origliato della sua conversazione con Hart, ma era certo che anche se non aveva più l’aspetto e i poteri di un demone, sua sorella aveva comunque appena architettato qualcosa di pericoloso.
 
 
                                                                   Continua…?   

sabato 18 luglio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 113

Sorge Oscurità Maggiore 38: Il Fuoco Lava Via il Rancore

 

A udire il tonfo sordo della porta sul pavimento, Betty ebbe un sussulto.

Sbatté le palpebre e vide Jordan Guiterrez presentarsi con il petto e le braccia seminude, avvolte per lo più da fiamme nere.
Quello che accadde dopo le parve svolgersi a rallentatore.
Jordan puntò gli occhi su Donovan, lo accusò e poi dai polsi e dalle mani lanciò una raffica di fuoco nero.
Donovan rimase impietrito a fissare la scia infuocata avvinarsi, Kerry Wood si lanciò dal banco vicino a quello di lui, lo afferrò per il busto e con la spinta del suo stesso corpo lo tolse dalla traiettoria e lo trascinò a terra con sé.
Il banco si capovolse con uno scricchiolio, mentre metà veniva consumato e bruciacchiato dalle fiamme scure.
Il libro di storia e l’astuccio di Donovan volarono per aria e intanto la professoressa Flores urlò terrorizzata: «C’è un incendio. Uscite tutti dalla classe!»
I suoi compagni si alzarono di scatto dai posti, ma nessuno si mosse vedendo Jordan avvolto dalle fiamme e fermo davanti all’uscio divelto.
Dietro di lei, Billy corse da Michelle. «Allontanalo da lì!»
Il viso dell’amica fu cosparso dalle vene scure, i capelli annerirono e la sclera divenne color pece. Alzò le braccia e allungò i polsi in avanti.
Jordan fu sbalzato all’indietro, finì in corridoio seduto e sbatté con un frastuono contro il muro.
Kenny Wood corse all’esterno della classe: «Forza! Tutti fuori!»
Il piccolo flusso di ragazzi si riversò verso l’ingresso libero dell’aula e poi lungo il corridoio, la professoressa Flores chiuse la fila, senza guardarsi indietro e Betty capì che non si era resa conto che rimanevano ancora loro otto da aiutare.
Michelle avanzò con le braccia tese, per mantenere la presa del suo potere su Jordan all’esterno, accompagnata da Billy.
Chas si spostò dal retro della sedia dietro cui aveva trovato riparo e corse a sua volta in corridoio.
Kenny le fu dietro.
Betty guardò davanti a sé e notò Zec. L’amico aveva un’espressione combattuta: aveva girato le gambe per alzarsi dalla sedia e osservava Donovan e Kerry stesi davanti a lui. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma poi la richiuse. Le sue pupille svanirono e rimase la sclera bianca. Rimise le gambe sotto il banco e restò immobile a fissare il vuoto.
“Hart! Tutto questo è opera sua” pensò Betty. Doveva intervenire però non sapeva come essere d’aiuto. Si fissò le mani: a stento riusciva a vedere la pelle senza che ciò che c’era sul banco si riflettesse attraverso.
«Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui» disse Kerry, alzandosi dal corpo del ragazzo a cui aveva fatto da scudo. «Devi andare il più lontano possibile da Jordan.»
«Okay, ma voi?» domandò Donovan, rimessosi in piedi.
«Resteremo qui, sperando di trattenerlo e farlo ragionare.» Kerry si voltò verso Zec: «Ci dai una mano, o cosa?»
«Non può sentirti» intervenne Betty. «Hart lo tiene in trance con qualche trucchetto psichico da Oscurità Maggiore.»
La ragazza dalla pelle scura si girò come se si accorgesse solo in quell’istante che era rimasta con loro. «Possiamo lasciarlo qui?»
«Sì, non credo che corra pericoli.» Betty si alzò in piedi e guardò Donovan. Non sapeva ancora con certezza cosa provasse per lui, ma era sicura di non volerlo morto. «Ti accompagno io. Ti aiuto a trovare un buon nascondiglio.»
Lui annuì e corse verso l’uscita.
Kerry provò a sfiorarle la spalla, senza riuscirci. Ritrasse la mano e disse: «Grazie.» Le diede le spalle e raggiunse l’esterno.
Betty prese un respiro e la seguì.
In corridoio Jordan lottava contro la forza invisibile che lo cercava di ributtare sul pavimento. Lui ringhiava e di fronte Michelle ansimava in preda alla fatica.
Kerry la superò e si lanciò contro il ragazzo fiammeggiante e lo schiacciò contro il muro.
«No!Ti provocherai delle ustioni di… mille gradi» gridò Kenny spaventato.
«Ho poteri da Cacciatrice» rispose lei. «Guarisco abbastanza in fretta.»
Chas fece due passi incerti verso Jordan. «Ascoltami, non devi fare niente a Donovan. Qualsiasi cosa credi mi abbia fatto è una bugia. Sono qui e sto bene.»
«Balle» latrò Jordan in un verso che era più animale che umano.
La ragazza bionda emise un gorgheggio, un maldestro tentativo di calmarlo con il potere della sua voce.
Betty si riscosse e disse a Donovan: «Sbrighiamoci. Non penso riusciranno a bloccarlo a lungo.»
Billy li avvicinò. «Vengo con voi. Non sappiamo cos’altro può succedere.»
Donovan li guardò entrambi e annuì in silenzio.
Corsero tutti e tre verso le scale in discesa. I suoi amici saltarono i gradini due a due e lei li sorvolò. La sua forma intangibile era ormai permanente e si pentì di aver fatto quella scelta, però non era il momento per recriminare.
Arrivati al piano terreno, Billy domandò: «Dove andiamo?»
«Ha importanza? Con il suo fiuto, Jordan può trovarmi ovunque mi nasconda» disse Donovan.
«Esatto, non pensavo che il più arguto fosse lei signor Brennon.» Hart apparve davanti a loro, con il suo abituale sorriso raccapricciante. «Oh, signorina Swansosn, si è unita anche lei al gruppo di salvataggio?» 
Per una frazione di secondo Betty lesse nei suoi occhi della vera sorpresa. Possibile che fosse lei il vero obiettivo di quell’attacco organizzato sfruttando la gelosia di Jordan?
«Betty, trova un buon posto in cui mettere Donovan al sicuro» fece Billy, riportandola alla situazione e lontana dai suoi ragionamenti. «Io e il dottore abbiamo diverse questioni in sospeso.»
«Su questo non ci sono dubbi» rispose Hart. «Ma come speri di intrattenermi?»
Billy chiuse gli occhi e sollevò la mano destra all’altezza della testa. Un lampo rosso guizzò dal corridoio dietro di loro e la Falce si materializzò tra le dita. 
Hart sbuffò. «Con quella? Abbiamo già assodato che non è un pericolo per me.»
«Proverò a sorprenderti» replicò Billy. Senza voltarsi aggiunse. «Correte!»
Betty si mosse subito a testa bassa e Donovan la seguì d’istinto. Doveva sfruttare la sua capacità di analisi e lasciar perdere gli schemi di Hart. Udì il rumore del metallo della Falce tintinnare in lontananza contro qualunque arma avesse creato Wyngarde, e provò a ignorare l’idea di aver abbandonato Billy. 
Il mio obbiettivo è tenere al sicuro Donovan” si ripeté. “La minaccia è il fuoco.” Sollevò la testa e realizzò che la soluzione era la più ovvia. «Andiamo a sinistra» ordinò.
Corsero uno accanto all’altra e giunti davanti alle doppie porte verdi, Donovan disse: «La piscina… sei sicura che p…»
Non lo lasciò finire la frase e passò attraverso le porte. Betty sapeva da sola che quel luogo non era causa di bei ricordi, ma non c’erano altre soluzioni.
Sentì il cigolio di una porta e i suoi passi dietro di lei e si voltò. «L’acqua può proteggerti. Il fuoco di Jordan è nero e soprannaturale, ma forse è ancora soggetto in minima parte alle leggi della logica.»
«Giusto» rispose Donovan. «Prima che succeda qualunque altro disastro volevo dirti grazie e scusa.»
Betty lo guardò confusa.
«Ho fatto un casino gigantesco e non è quello che volevo» continuò lui. «So che non basta a giustificarmi, anzi non mi giustifica affatto, però mi dispiace. Sono sincero. Non avevo intenzione di ferirti, ti amo ancora e se dovessi… ecco morire…»
«Non morirai!» s’intromise con impeto.
«D’accordo… ma voglio che tu sappia che mi assumo tutta la responsabilità delle mie azioni. Qualunque cosa accada, vorrei ricordarci come amici, salutarci senza che tu fossi arrabbiata con me.»
«Non sono arrabbiata con te.» Betty si sorprese delle sue stese parole. Tutto quel trambusto aveva avuto l’effetto di schiarirle le idee. «Mi sono sentita ferita, questo sì. Ti ho anche odiato. Però ho nascosto il mio trauma a me stessa e tu non potevi farci nulla. Quindi non è vero che è tutta colpa tua. Anche io ho fatto i miei sbagli e forse la verità è che non siamo ancora pronti per una relazione sana ed equilibrata. Nessuno dei due.»
Donovan fece un sorriso sghembo. «Mi sa che hai ragione. Comunque non hai bisogno di rimanere intangibile. Devi concederti la possibilità di guarire, stare bene, essere felice. E magari potrebbe esserti di aiuto Kenny. Se diventaste più che amici, a me andrebbe bene.»
Betty non riuscì  a trattenere un sorriso. «Oh, grazie per la tua approvazione.»
«Figurati.»
Entrambi risero. Non in modo sguaiato o fragoroso, ma come chi si era ritrovato, togliendosi un peso dal cuore.
Le porte di spalancarono con uno sfrigolio di fiamme.
Jordan comparve ormai cosparso per tutto il busto e le gambe dal fuoco nero.
«Cosa hai fatto agli altri?» domandò Donovan.
Jordan fece un passo avanti. «Niente. Sono rimasti indietro, non possono fermarmi e nemmeno salvarti. Nessuno può farlo.»
Betty lo fissò con la mente libera di ogni dubbio. Lui non la considerava, ma lei poteva fermarlo, o quantomeno salvare Donovan.
«Ascoltami solo per un attimo. Non so cosa ti hanno detto, o fatto credere, ma non ho fatto male a Chas» disse Donovan.
«Vi ho visti con i miei occhi» gridò Jordan, muovendosi ancora verso l’altro ragazzo. «Proprio qui.»
Doveva essere stato per forza Hart, perché Betty ricordava bene che quando era scappata, non c’era nessun altro nei paraggi.
Donovan alzò le mani davanti al petto. «Okay, ho capito. Ma non era una forzatura. Lo volevamo entrambi.»
Betty scosse la testa, aveva detto la cosa sbagliata e stava solo sprecando tempo.
Il fuoco scuro intorno a Jordan divampò.
Betty si concentrò, aveva una sola mossa da fare e una frazione di secondo per metterla in atto. Scattò vicino a Donovan e afferrò i suoi gomiti. Avverti con gioia e piacere la sensazione della maglia umida di sudore del ragazzo sulla pelle delle dita e dei palmi. Lo tirò a sé e si lanciarono nella vasca davanti a loro.
Jordan scagliò dalle braccia una nuova raffica di fuoco nero.
A mezz’aria, Betty avverti il dolore di una bruciatura sul retro della spalla sinistra e poi lo scontro con l’acqua della piscina. Andò a fondo con Donovan e chiuse gli occhi.
I capelli le si agitarono intorno al viso, gli occhiali scivolarono lontano, inspirò cloro dalle narici, udì come un suono di scoppio ovattato e poi sentì la presa forte delle mani di Donovan sui suoi avambracci.
La stava tirando verso l’alto e riemerso in superficie.
«Betty, sei impazzita?» fece Donovan, sputacchiando acqua clorata dalle labbra. «La tua spalla! Ti ha ferita! E poi hai paura di nuotare!»
Lei lo guardò e sorrise. «È tutto a posto. Mi stai sorreggendo tu.» Gli occhi le bruciavano e faceva fatica a mettere a fuoco, li strizzò e riuscì a vedere quelli di lui. «Sono di nuovo tangibile. Non scomparirò.»
La gioia di quella scoperta durò poco. Prima che potesse capire bene cosa era successo per aver annullato la sua decisione di diventare per sempre intoccabile, udì la voce rotta del loro persecutore.
«Madre de Dios! Che cosa ho fatto!» Jordan la fissò all’altezza della felpa bruciacchiata dove sbucava la pelle arrossata per la parziale ustione e saltò nella piscina a sua volta. Dentro all’acqua, le fiamme del suo corpo persero il colore nero, sciogliendosi come inchiostro di cattiva qualità. «Cosa ho fatto?» ripeté.
Con la mano destra, Betty tastò la superficie delle onde create dal suo tuffo e cercò gli occhiali. Incontrò la mano di Donovan che glieli depositò sul palmo. Li inforcò sul naso e scrutò Jordan a pochi metri da loro.
Le fiamme ormai gialle si spegnevano una a una, lasciando sottili fili di fumo sollevarsi dalla sua pelle olivastra nuda. Era sconvolto, si teneva le guance e puntava lo sguardo su loro. «Ti ho ferita. Non volevo farti male. Non so neanche perché ho cercato di fare tutto questo… non volevo perdere Chas…»
Betty strinse la mano di Donovan e s’incamminò con lui in mezzo alle increspature dell’acqua. Il tragitto, seppur breve, fu faticoso per i vestiti bagnati che pesavano appiccicati sul corpo e il continuo pizzicore della ferita.
Una volta che ebbe raggiunto Jordan, gli posò il palmo destro sul braccio sinistro. «Non eri in te. Hart Wyngarde… Oscurità Maggiore, ti ha manipolato.»
«Lo ha fatto con tutti noi» spiegò Donovan. «Nessun rancore.»
«Ho ferito te e... e di sicuro anche qualcuno degli altri» rispose Jordan sconvolto. «E Chas! Mi odierà. Tutti mi odieranno.»
«No, nessuno di noi è arrabbiato con te. E io sto bene. Di sicuro lo saranno anche gli altri» riprese Betty. «È tutto finito.»
«Perché sei gentile con me?»
«Perché commettiamo tutti degli errori» disse Betty. «Tu sei pentito e questo dimostra che non sei cattivo. Ora non devi più temere di affrontare Hart o altro da solo. Non so dirti cosa vorrà fare Chas e so che non eri interessato, ma se vuoi, sei parte del gruppo.» 
Jordan si passò il braccio destro sugli occhi, asciugandoli. «Anche se vi ho giudicati e offesi?»  
Donovan si strinse nelle spalle. «Nessuno è perfetto.»
I tratti del viso di Jordan si rilassarono e comparve un piccolo sorriso.
Anche Betty sorrise: per la prima volta avevano davvero battuto Oscurità Maggiore.
E lei era prontissima al match finale.
 
 

                                                                       Continua…?

lunedì 29 giugno 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 112

Sorge Oscurità Maggiore 37: Attizza il Desiderio di Vendetta

 

Jordan Guiterrez era di pessimo umore.

Aveva fatto il possibile per evitare Hart Wyngarde e fino a quel mercoledì mattina ci era riuscito. Però, a pochi minuti dall’inizio dell’ora di storia, era stato convocato nel suo ufficio. Prima di lasciare la classe aveva lanciato un’occhiata di sfuggita a Billy e aveva colto la sua espressione allarmata.
Mettendo con foga un piede davanti all’altro nel corridoio, Jordan aveva concluso che non doveva sottovalutare le sue sensazioni. Billy e il suo gruppo potevano non essergli particolarmente simpatici, ma non era stupido: se uno di loro dimostrava timore, sapeva che la situazione non era da prendere alla leggera.
Fino a quel momento i suoi incontri con questo tizio – che era anche l’oscurità di Elliott Summerson – erano stati indiretti, ma non privi di conseguenze: prima aveva cercato di aizzargli contro Aiden Cheung e la situazione si era conclusa con la morte del suo ex-compagno di branco nel campo sportivo; una seconda volta si era ritrovato nello spogliatoio della palestra a doversi difendere dalle avances troppo insistenti di Billy, che sotto l’influenza di Hart era preda degli ormoni e voleva renderlo l’oggetto del suo desiderio e anche in quel caso se l’era cavata, ma solo grazie all’intervento dei gemelli Wood e Dylan Derreck.
Jordan bloccò la sua avanzata verso l’ufficio. Si rese conto che in verità la conseguenza di quell’ultima mossa di Wyngarde non gli era ben chiara. Usciti dalla palestra lo avevano trovato  soddisfatto a manipolare Zec e sua sorella, Michelle, Betty, Donovan e Chas con una canzone, ma qualsiasi cosa fosse successo dopo, non lo aveva coinvolto. Si era accorto che i rapporti nel gruppo di Billy si erano raffreddati, ma non gli importava, però anche Chas era cambiata, era diventata più distante con lui. Spesso lo allontanava, accusandolo di starle troppo addosso e di aver bisogno dei suoi spazi.
Jordan chiuse le dita a pugno di entrambe le mani e riprese a camminare, velocizzando la sua andatura. Non voleva guai, ma Chas aveva già sofferto perché Hart Wyngarde aveva ucciso Aiden e se adesso questo finto Consulente scolastico stava cercato di creare problemi tra lui e Chas, o l’aveva usata per i suoi giochetti contro la gang di Billy, avrebbe reagito al fuoco con il fuoco.
Letteralmente.
Arrivò davanti alla porta dell’ufficio dell’uomo e questa si spalancò prima che potesse posare la mano sul pomello.
Una ragazza grassottella con i capelli biondi a caschetto comparve sulla soglia. «Grazie mille, dottor Wyngarde. Mi è stato di grande aiuto» disse, prima di girarsi verso di lui e sorpassarlo oltre l’uscio.
«È stato un vero piacere, Marcy» rispose l’uomo dall’interno.
Jordan rimase a fissare Marcy mentre si allontanava in corridoio. Sembrava piuttosto allegra, per nulla intimorita e di sicuro non preoccupata. Non era la reazione che si aspettava da chi aveva appena finito una sessione con quel tipo.
«Venga pure avanti, signor Guiterrez» lo invitò Hart. «La seduta precedente si è prolungata di qualche minuto, ma ora è il suo turno.»
Jordan ritrovò la sua fermezza, entrò nella stanza e diede una spinta alla porta, senza farla chiudere completamente. «Saltiamo le formule convenevoli. Lo so che sei Oscurità Maggiore e tu sai che sono un mastino infernale. Cosa vuoi da me?»
«Non è necessario essere così scontrosi.» Hart raccolse una penna a scatto dalla scrivania e la rigirò tra le dita della mano destra. «Percepisco la tua ostilità, ma non sono un nemico. Non tuo, almeno.»
«Oh, certo. Per questo motivo hai cercato di farmi combattere contro Aiden prima di ucciderlo?»
«In quella occasione non eri tu il mio obbiettivo.» Hart tirò in avanti la sedia e si avvicinò alla scrivania. «Eri nel posto giusto, al momento sbagliato, un inconveniente.»
«Quindi è stato un caso anche che fossi nelle docce dello spogliatoio quando hai reso Billy un assatanato?»
Ad Hart sfuggì un sorrisino. «Per quanto suoni ripetitivo, anche in quell’occasione non avevo nulla contro di te, mi serviva un diversivo e ti sei trovato nel mezzo. Sei quello che si definisce un danno collaterale.»
Jordan inarcò un sopracciglio. Non riuscì a decifrare il suo comportamento, non sapeva valutare se stava mentendo, o davvero era sempre stato solo sfortunato nell’incappare nei suoi piani, senza mai esserne una pedina. «Se è tutto vero, perché mi hai voluto qui?»
«Sai, fare il Consulente è stimolante, ma sono anche una specie di talent-scout, se mi permetti di utilizzare il termine.» Hart passò la penna nella mano sinistra e allungò la destra con il palmo aperto verso l’alto, facendogli segno di sedersi sulla sedia libera davanti a lui. «Ho dato un’occhiata al tuo fascicolo ed è davvero promettente.»
Jordan decise di assecondarlo e prese posto. «Suppongo non ti riferisca ai miei crediti scolastici.»
«Un ragazzo perspicace, mi piace. Esatto, parlo delle tue abilità di rielaborare rabbia e furia. La tua ristrutturazione dell’anno scorso di questo edificio in una prigione infernale è stato un vero capolavoro.»
«Ammetto di esserne stato soddisfatto, ma ho cambiato prospettiva.» Jordan si fece serio e puntò gli occhi in quelli di Wyngarde. «Non mi interessa più punire i professori, o rivangare le ingiustizie sul sistema di voti di questo liceo. Mi sono sfogato e ora sono a posto.»
Hart trattenne la penna tra il polpastrello dell’indice destro e di quello sinistro e sostenne il suo sguardo. «Lo credi davvero?»
«Sì, se quello che volevi era che ti rivelassi altri miei aspetti oscuri, arrivi tardi.  Ho già affrontato i miei demoni e sono andato avanti.»
«Oh, non hai idea di quanta oscurità ci sia nelle persone, più di quella che immaginano.» Hart usò la punta della penna per sollevare e girare un foglio dal fascicolo con la cartelletta gialla, aperto davanti a sé. «A ogni modo, ho notato che hai sviluppato nuovi interessi, la signorina Chain, per esempio.»
Jordan scattò in piedi e sbatté i palmi delle mani sulla scrivania. «Lascia fuori Chas dai tuoi giochetti. Se le fai del male o la fai soffrire ti gi…»
«Mi hai frainteso» lo interruppe l’uomo. «Sono preoccupato quanto te per la giovane Chastity Chain.»
«Perché?»
«Suo malgrado, è rimasta incastrata negli intricati problemi di coppia del signor Brennon e della signorina Swanson.»
In parte ancora furioso, Jordan rimase però a guardarlo anche confuso. Non aveva notato nulla tra Chas, Betty e Donovan. «Di cosa stai parlando? E non girarci troppo intorno.»
Hart sorrise di nuovo, ma con una strana espressione di malizia e cattiveria. «Betty si è allontanata da Donovan e lui ha trovato conforto tra le braccia di Chas.»
«Balle!» sbottò Jordan. «Chas non lo sopporta, non farebbe niente con lui!»
Hart posò la penna sui fogli del fascicolo, si alzò in piedi e abbandonò la sedia. Girò intorno alla scrivania e si fermò alle sue spalle. «Come sai già, Chas era invaghita di Adien e la sua dipartita la ha sconvolta e resa più fragile.» Abbassò il volto e avvicinò le labbra al suo orecchio destro. «Tanto che qualcuno potesse approfittarsi di lei.»   
Disgustato da quello che stava insinuando e dal contatto troppo stretto con l’uomo, Jordan si girò di scatto e lo spinse lontano, obbligandolo a indietreggiare di un paio di passi. «Stai mentendo. Chas è una tipa tosta e poi…» Qualcosa nella sua mente gli bloccò le parole in gola. Aveva notato anche lui un cambio di comportamento di Chas nei suoi confronti, ma forse non era con lui che ce l’aveva, magari la ragione era un’altra.
«Hai qualche dubbio? Non sei più così sicuro delle tue affermazioni» disse Hart, facendo un passo in avanti. «Non mi serve inventare pettegolezzi, posso mostrarti i fatti.»
Jordan non ebbe bisogno di rifletterci. «D’accordo. Voglio vedere.»
Wyngarde poggiò i palmi sulle sue spalle e sussurrò: «Guarda.»
Jordan barcollò. Le immagini esplosero nella sua mente, come se le avesse davanti agli occhi.
Chas stesa sul bordo della piscina della scuola. Donovan sopra di lei. Si baciano con foga. La mano di lui sulla pancia di lei, poi sui jeans, poi sfiora il bottone dei pantaloni.
«No!» urlò Jordan e si staccò dalla presa dell’uomo. «Non è possibile!»
«È tutto vero e forse ti fideresti di più se sapessi del passato di Donovan Brennon.» Hart si mise al suo fianco. «Ha filmato un rapporto sessuale con la sua ragazza e poi lei è diventata un demone ed è stata uccisa.»
«Non so nulla di questa storia.»
«Non puoi, con la morte della ragazza nessuno ricorda la sua esistenza» spiegò Hart e aggiunse: «A parte Donovan.»
Jordan percepì la rabbia montare di nuovo. Chas era capace di rimettere tutti al loro posto, però aveva anche una parte più delicata, lui l’aveva vista, anche se gli altri non la notavano. E Donovan era un bastardo, lo credeva un buffone, ma era peggio.
«Chas non avrebbe mai fatto nulla del genere con lui» disse stringendo i pugni. «Non di sua volontà.»
«Concordo con te, Jordan» rispose Hart. «E quindi, qual è la tua conclusione?»
«L’ha costretta.» Jordan percepì il calore diffondersi lungo la pelle. La rabbia aveva risvegliato il Mastino Infernale ed era giusto così. «Ha manipolato Chas nel momento in cui era più vulnerabile per la morte di Aiden.»
«E cosa pensi di fare?»
Jordan si voltò a guardarlo. Un pizzicore sulle gengive fece spuntare le zanne superiori. «Voglio avere giustizia, deve pagare per quello che le ha fatto. Lo ridurrò in cenere!»
Hart sorrise un’ultima volta.  «Bene. La seduta è finita. Può andare signor Guiterrez.»
Jordan avanzò spedito, spalancò la porta e uscì dall’ufficio.
Procedette lungo il corridoio e avvertì i calore delle fiamme accendersi sulla sua carne, consumando il tessuto della maglia. Dilatò le narici, annusò l’aria e isolò l’odore di Donovan da quello degli altri.
Corse sulla destra, imboccò le scale diretto al primo piano.
L’aria sferzò contro il petto nudo, colpendolo e alimentando il fuoco, illuminandogli il viso. Per un istante il calore s’indebolì, avvertì quasi freddo sulla pelle e quando riprese a bruciare senza far male, scorse con la coda dell’occhio le fiamme colorarsi di nero dalle spalle fino a diffondersi sulle braccia.
Non se ne curò. Rimase focalizzato sulla puzza di Donovan e l’odore si fece più intenso.
Jordan si trovò davanti a una porta, la classe di storia. Ruggì e con uno schiocco gli artigli si sostituirono alle unghie delle mani, tirò un calcio con violenza e la porta si separò dai cardini, cadendo all’interno con un rombo secco.
Jordan inspirò gli odori dei presenti nella classe.
Emanavano sentimenti differenti. Sorpresa. Timore. Paura.
E poi lo vide.
Donovan era seduto al secondo banco della fila centrale. Lo fissava con gli occhi sgranati e la bocca aperta.
«Adesso me la paghi, Donovan» ringhiò tra le zanne. «Ti uccido per quello che hai fatto a Chas!»
 
 
                                                                   Continua…?