lunedì 3 agosto 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 114

Sorge Oscurità Maggiore 39: A Colloquio con l’Oscurità

 

Zec percepì un formicolio alle gambe, gli risalì fino al petto e alle braccia e poi sbatté le palpebre.

Si risvegliò come da un sogno a occhi aperti.
Guardò intorno a sé: la classe era deserta, in subbuglio con banchi ancora pieni di libri e penne, mentre le sedie erano abbandonate alla rinfusa, le une contro le altre e cominciò a ricordare gli ultimi istanti prima di cadere in quello stato. Jordan Guiterrez si era presentato nella sua forma di Mastino Infernale e con il suo fuoco soprannaturale aveva deciso di attaccare Donovan. Le fiamme però erano diverse dal solito, erano nere, oscure.
Zec scattò in piedi e realizzò cosa era accaduto. Hart aveva aizzato Jordan contro i suoi amici e quando lui aveva visto la situazione degenerare e voleva intervenire, lo aveva manipolato, racchiudendolo in una sorta di trance, o stasi e lasciandolo estraneo alla faccenda.
Aveva agito senza rispettare il suo volere.
Zec strinse i pugni in preda alla rabbia, avvertì nel suo corpo manifestarsi il potere da Poltergeist e levitò fuori dalla classe.
Sospeso a mezz’aria osservò i ragazzi stesi sul pavimento. Kenny, Kerry e Chas erano a poca distanza gli uni dagli altri e vicini al muro. Michelle era a due passi da lui. Tutti con qualche bruciatura sui vestiti e sulla pelle, si abbassò e sfiorò i polsi di ognuno. Emise un sospiro di sollievo constatando che erano solo svenuti.
Si girò, rientrò nell’aula e con la forza della sua mente raggruppò astuccio e libro nello zaino e lo attirò a sé facendogli attraversare la stanza. Se i suoi calcoli erano esatti, il fatto che fosse tornato cosciente significava che la battaglia era terminata, ma doveva assicurarsi che anche gli altri non fossero feriti gravemente, o peggio.
Con lo zaino in spalla, Zec volò al di sopra del pavimento e all’esterno della classe, poi lungo le scale fino al piano terreno, percorse il corridoio – deserto in seguito all’allarme incendio – e sfruttando una delle finestre aperte, sbucò nel cortile. Percorse il perimetro dell’edificio sbirciando nelle classi vuote e arrivò davanti ai finestroni della piscina.
Billy stava aiutando Jordan, privo di fiamme, a uscire fuori dalla vasca con l’acqua e Donovan faceva lo stesso con Betty e non gli sfuggì il particolare che le mani della ragazza toccassero quelle dell’amico. Osservò la scena provando nuovamente un senso di sollievo, ma la rabbia verso Hart non era svanita. Fece dietrofront e si alzò sempre più in alto verso il cielo.
Doveva discutere urgentemente con il suo partner e voleva farlo in privato.
 

Zec planò fino alla finestra della sua camera al di fuori della casa.

Scavalcò il davanzale ed entrò nella stanza. La porta era chiusa e buttò lo zaino sul letto. Udì al piano di sotto i passi di sua madre e di Dana mentre si muovevano nelle loro faccende quotidiane, non voleva allarmarle per il suo rientro anticipato e sapeva con certezza che il suo interlocutore avrebbe fatto in modo che nessuno li disturbasse.
«Hart, ho bisogno di parlarti.» Non fu necessario urlare, in base al loro legame psichico dava per scontato che lo avrebbe sentito comunque. «Di certo percepisci la mia rabbia.»
La sagoma scura di Hart Wyngarde prese forma di fronte a lui, delineando in pochi istanti la figura umana e con un sorriso stampato in viso. «Sì e questo rende la tua oscurità quasi divina.»
Per un attimo Zec rimase sbalordito. Hart non pareva minimamente preoccupato, anzi era in vena di complimenti. «Non erano questi i patti.»
«Quali patti?»
La sua collera ebbe un picco e zaino, cuscino e sedia della scrivania si sollevarono a mezz’aria nella stanza. «Non fare giochetti con me» replicò e con la coda dell’occhio intravide nello specchio vicino all’armadio il suo volto percorso dalle venature scure e la sclera nera degli occhi.
Hart chiuse la mano destra a pugno e fletté il braccio verso il basso: i tre oggetti ricaddero con calma e precisione sul letto e il pavimento. «Non sto facendo nulla. Se ti fermi a riflettere, ti accorgerai che le tue accuse sono infondate.»
«Hai spinto Jordan Guiterrez ad attaccare Donovan e i miei amici ci sono andati di mezzo. Però non ho potuto aiutarli, perché tu mi hai incastrato in uno stato di sonno o una cosa simile» disse in preda alla furia. «Hai manipolato la mia volontà, o vuoi negarlo?»
«Niente affatto, ma non capisco dove stia il problema. L’altro giorno ti ho usato per mandare un messaggio ai tuoi amici, cosa c’è di diverso?»
«In quel caso avevi il mio consenso. Oggi hai deciso senza interpellarmi e non ho mai accettato di farmi usare da te come un pupazzo.»
«Mio caro Ezechiel, hai acconsentito perché ti istruissi e portassi la tua oscurità a livelli maggiori. Questo è parte dell’addestramento, quando l’allievo non comprende che non è il caso di agire, interviene l’insegnante.»
Zec avvertì un brivido scivolare lungo la spina dorsale. Gli tornò in mente di non aver mai pensato alle conseguenze nell’accordo con Oscurità Maggiore e non avevano neanche stabilito clausole e regole.
«Non voglio che i miei amici si facciano del male o muoiano. Se non era chiaro al momento in cui ho detto sì alla tua proposta, lo stabilisco ora.»
Hart fece due passi verso di lui e gli appoggiò con dolcezza le mani sulle spalle. «Vuoi farmi credere che pensavi davvero sarebbero stati sempre al sicuro? Il nostro obbiettivo è mantenere lo status-quo e vivere su una Bocca dell’Inferno comporterà dei rischi ogni giorno.»
«Mi avevi detto che era l’unico modo per non far sparire Billy.» Zec osservò oltre la spalla dell’uomo e nello specchio vide la sua faccia perdere i segni del potere da Poltergeist. La rabbia era sfumata e al suo posto erano subentrati dubbi e paure. «Se dovesse accadere qualcosa a Betty, Donovan, Michelle o qualcun altro, lui non vorrà più avere nulla a che fare con me.» 
«Nessuno di loro è rimasto ferito in modo permanente» rispose Hart. «E come hai visto, quando Betty ha scelto di rinunciare alla sua possibilità di abbandonarsi all’oscurità, l’ho lasciata andare. Possiamo dire che tutto si è risolto per il meglio.»
«Già… ma la prossima volta? Non mi garantirai la loro incolumità per sempre.»
Una volta che lo ebbe detto ad alta voce, Zec si rese conto della potenza di quell’affermazione.  Essersi associato a Oscurità Maggiore lo rendeva responsabile di qualunque danno o sofferenza avrebbero patito gli altri coinvolti nei suoi piani. E non era un prezzo che voleva pagare. Non più.
«Non farti sopraffare da questi pensieri angoscianti, non mi accanirò contro i tuoi amici. Ammetto che di recente mi hanno un po’ forzato la mano, ma Dorms è piena di altre occasioni per fare emergere l’oscurità e c’è gente che si merita quello che accadrà loro.» Hart sembrò avergli letto nella mente e nell’animo. «Anzi, in certi casi li porta a cambiare in positivo. Guarda tua sorella Dana: l’hai privata dei poteri e costretta a tornare a casa e ora sia lei che tua madre stanno bene insieme e la situazione in famiglia è migliorata.»
«Sì… è vero» disse Zec, non riuscendo a negarlo, ma sentendosi comunque un po’ in colpa per aver trascinato sua sorella verso quella scelta. «Forse hai ragione, ma sono ancora un po’ confuso.»
«Devi solo prenderti il resto della giornata per riposare» fece Hart, riservandogli un nuovo e più largo sorriso. «Poi starai meglio e ricorderai che cedere alla sofferenza non ti è di aiuto. Solo avendo il controllo del dolore e usandolo appieno come arma ti farà vivere la vita che meriti.»
«D’accordo. Farò come dici.»
Hart chinò il capo e lo baciò sulla fronte. Quindi si allontanò da lui e la sua figura si fece trasparente, fino a svanire.
Zec fissò il punto vuoto in cui aveva sostato e pensò che il riposo non avrebbe cambiato nulla. Era combattuto: non considerava giusta la decisone di approfondire la sua oscurità, ma non era certo che mancassero i vantaggi. Non sapeva cosa fare.
Si sedette sul bordo del letto e si prese la testa tra le mani.  Ricordò le parole di Gillian Summerson sull’affrontare le avversità insieme, ritrovando la speranza e si chiese se potesse rivolgersi ai suoi amici per un consiglio, non essendo però del tutto sicuro di voler abbandonare Hart Wyngarde.
La porta scricchiolò.
Zec alzò lo sguardo di scatto e lo puntò verso l’uscio.
Da una fessura accennata intravide Dana.
I loro occhi si incontrarono, poi lei sorrise, distolse i suoi verdi e si voltò, andandosene.
Zec non sapeva se e quanto avesse origliato della sua conversazione con Hart, ma era certo che anche se non aveva più l’aspetto e i poteri di un demone, sua sorella aveva comunque appena architettato qualcosa di pericoloso.
 
 
                                                                   Continua…?   

sabato 18 luglio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 113

Sorge Oscurità Maggiore 38: Il Fuoco Lava Via il Rancore

 

A udire il tonfo sordo della porta sul pavimento, Betty ebbe un sussulto.

Sbatté le palpebre e vide Jordan Guiterrez presentarsi con il petto e le braccia seminude, avvolte per lo più da fiamme nere.
Quello che accadde dopo le parve svolgersi a rallentatore.
Jordan puntò gli occhi su Donovan, lo accusò e poi dai polsi e dalle mani lanciò una raffica di fuoco nero.
Donovan rimase impietrito a fissare la scia infuocata avvinarsi, Kerry Wood si lanciò dal banco vicino a quello di lui, lo afferrò per il busto e con la spinta del suo stesso corpo lo tolse dalla traiettoria e lo trascinò a terra con sé.
Il banco si capovolse con uno scricchiolio, mentre metà veniva consumato e bruciacchiato dalle fiamme scure.
Il libro di storia e l’astuccio di Donovan volarono per aria e intanto la professoressa Flores urlò terrorizzata: «C’è un incendio. Uscite tutti dalla classe!»
I suoi compagni si alzarono di scatto dai posti, ma nessuno si mosse vedendo Jordan avvolto dalle fiamme e fermo davanti all’uscio divelto.
Dietro di lei, Billy corse da Michelle. «Allontanalo da lì!»
Il viso dell’amica fu cosparso dalle vene scure, i capelli annerirono e la sclera divenne color pece. Alzò le braccia e allungò i polsi in avanti.
Jordan fu sbalzato all’indietro, finì in corridoio seduto e sbatté con un frastuono contro il muro.
Kenny Wood corse all’esterno della classe: «Forza! Tutti fuori!»
Il piccolo flusso di ragazzi si riversò verso l’ingresso libero dell’aula e poi lungo il corridoio, la professoressa Flores chiuse la fila, senza guardarsi indietro e Betty capì che non si era resa conto che rimanevano ancora loro otto da aiutare.
Michelle avanzò con le braccia tese, per mantenere la presa del suo potere su Jordan all’esterno, accompagnata da Billy.
Chas si spostò dal retro della sedia dietro cui aveva trovato riparo e corse a sua volta in corridoio.
Kenny le fu dietro.
Betty guardò davanti a sé e notò Zec. L’amico aveva un’espressione combattuta: aveva girato le gambe per alzarsi dalla sedia e osservava Donovan e Kerry stesi davanti a lui. Aprì la bocca per dire qualcosa, ma poi la richiuse. Le sue pupille svanirono e rimase la sclera bianca. Rimise le gambe sotto il banco e restò immobile a fissare il vuoto.
“Hart! Tutto questo è opera sua” pensò Betty. Doveva intervenire però non sapeva come essere d’aiuto. Si fissò le mani: a stento riusciva a vedere la pelle senza che ciò che c’era sul banco si riflettesse attraverso.
«Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui» disse Kerry, alzandosi dal corpo del ragazzo a cui aveva fatto da scudo. «Devi andare il più lontano possibile da Jordan.»
«Okay, ma voi?» domandò Donovan, rimessosi in piedi.
«Resteremo qui, sperando di trattenerlo e farlo ragionare.» Kerry si voltò verso Zec: «Ci dai una mano, o cosa?»
«Non può sentirti» intervenne Betty. «Hart lo tiene in trance con qualche trucchetto psichico da Oscurità Maggiore.»
La ragazza dalla pelle scura si girò come se si accorgesse solo in quell’istante che era rimasta con loro. «Possiamo lasciarlo qui?»
«Sì, non credo che corra pericoli.» Betty si alzò in piedi e guardò Donovan. Non sapeva ancora con certezza cosa provasse per lui, ma era sicura di non volerlo morto. «Ti accompagno io. Ti aiuto a trovare un buon nascondiglio.»
Lui annuì e corse verso l’uscita.
Kerry provò a sfiorarle la spalla, senza riuscirci. Ritrasse la mano e disse: «Grazie.» Le diede le spalle e raggiunse l’esterno.
Betty prese un respiro e la seguì.
In corridoio Jordan lottava contro la forza invisibile che lo cercava di ributtare sul pavimento. Lui ringhiava e di fronte Michelle ansimava in preda alla fatica.
Kerry la superò e si lanciò contro il ragazzo fiammeggiante e lo schiacciò contro il muro.
«No!Ti provocherai delle ustioni di… mille gradi» gridò Kenny spaventato.
«Ho poteri da Cacciatrice» rispose lei. «Guarisco abbastanza in fretta.»
Chas fece due passi incerti verso Jordan. «Ascoltami, non devi fare niente a Donovan. Qualsiasi cosa credi mi abbia fatto è una bugia. Sono qui e sto bene.»
«Balle» latrò Jordan in un verso che era più animale che umano.
La ragazza bionda emise un gorgheggio, un maldestro tentativo di calmarlo con il potere della sua voce.
Betty si riscosse e disse a Donovan: «Sbrighiamoci. Non penso riusciranno a bloccarlo a lungo.»
Billy li avvicinò. «Vengo con voi. Non sappiamo cos’altro può succedere.»
Donovan li guardò entrambi e annuì in silenzio.
Corsero tutti e tre verso le scale in discesa. I suoi amici saltarono i gradini due a due e lei li sorvolò. La sua forma intangibile era ormai permanente e si pentì di aver fatto quella scelta, però non era il momento per recriminare.
Arrivati al piano terreno, Billy domandò: «Dove andiamo?»
«Ha importanza? Con il suo fiuto, Jordan può trovarmi ovunque mi nasconda» disse Donovan.
«Esatto, non pensavo che il più arguto fosse lei signor Brennon.» Hart apparve davanti a loro, con il suo abituale sorriso raccapricciante. «Oh, signorina Swansosn, si è unita anche lei al gruppo di salvataggio?» 
Per una frazione di secondo Betty lesse nei suoi occhi della vera sorpresa. Possibile che fosse lei il vero obiettivo di quell’attacco organizzato sfruttando la gelosia di Jordan?
«Betty, trova un buon posto in cui mettere Donovan al sicuro» fece Billy, riportandola alla situazione e lontana dai suoi ragionamenti. «Io e il dottore abbiamo diverse questioni in sospeso.»
«Su questo non ci sono dubbi» rispose Hart. «Ma come speri di intrattenermi?»
Billy chiuse gli occhi e sollevò la mano destra all’altezza della testa. Un lampo rosso guizzò dal corridoio dietro di loro e la Falce si materializzò tra le dita. 
Hart sbuffò. «Con quella? Abbiamo già assodato che non è un pericolo per me.»
«Proverò a sorprenderti» replicò Billy. Senza voltarsi aggiunse. «Correte!»
Betty si mosse subito a testa bassa e Donovan la seguì d’istinto. Doveva sfruttare la sua capacità di analisi e lasciar perdere gli schemi di Hart. Udì il rumore del metallo della Falce tintinnare in lontananza contro qualunque arma avesse creato Wyngarde, e provò a ignorare l’idea di aver abbandonato Billy. 
Il mio obbiettivo è tenere al sicuro Donovan” si ripeté. “La minaccia è il fuoco.” Sollevò la testa e realizzò che la soluzione era la più ovvia. «Andiamo a sinistra» ordinò.
Corsero uno accanto all’altra e giunti davanti alle doppie porte verdi, Donovan disse: «La piscina… sei sicura che p…»
Non lo lasciò finire la frase e passò attraverso le porte. Betty sapeva da sola che quel luogo non era causa di bei ricordi, ma non c’erano altre soluzioni.
Sentì il cigolio di una porta e i suoi passi dietro di lei e si voltò. «L’acqua può proteggerti. Il fuoco di Jordan è nero e soprannaturale, ma forse è ancora soggetto in minima parte alle leggi della logica.»
«Giusto» rispose Donovan. «Prima che succeda qualunque altro disastro volevo dirti grazie e scusa.»
Betty lo guardò confusa.
«Ho fatto un casino gigantesco e non è quello che volevo» continuò lui. «So che non basta a giustificarmi, anzi non mi giustifica affatto, però mi dispiace. Sono sincero. Non avevo intenzione di ferirti, ti amo ancora e se dovessi… ecco morire…»
«Non morirai!» s’intromise con impeto.
«D’accordo… ma voglio che tu sappia che mi assumo tutta la responsabilità delle mie azioni. Qualunque cosa accada, vorrei ricordarci come amici, salutarci senza che tu fossi arrabbiata con me.»
«Non sono arrabbiata con te.» Betty si sorprese delle sue stese parole. Tutto quel trambusto aveva avuto l’effetto di schiarirle le idee. «Mi sono sentita ferita, questo sì. Ti ho anche odiato. Però ho nascosto il mio trauma a me stessa e tu non potevi farci nulla. Quindi non è vero che è tutta colpa tua. Anche io ho fatto i miei sbagli e forse la verità è che non siamo ancora pronti per una relazione sana ed equilibrata. Nessuno dei due.»
Donovan fece un sorriso sghembo. «Mi sa che hai ragione. Comunque non hai bisogno di rimanere intangibile. Devi concederti la possibilità di guarire, stare bene, essere felice. E magari potrebbe esserti di aiuto Kenny. Se diventaste più che amici, a me andrebbe bene.»
Betty non riuscì  a trattenere un sorriso. «Oh, grazie per la tua approvazione.»
«Figurati.»
Entrambi risero. Non in modo sguaiato o fragoroso, ma come chi si era ritrovato, togliendosi un peso dal cuore.
Le porte di spalancarono con uno sfrigolio di fiamme.
Jordan comparve ormai cosparso per tutto il busto e le gambe dal fuoco nero.
«Cosa hai fatto agli altri?» domandò Donovan.
Jordan fece un passo avanti. «Niente. Sono rimasti indietro, non possono fermarmi e nemmeno salvarti. Nessuno può farlo.»
Betty lo fissò con la mente libera di ogni dubbio. Lui non la considerava, ma lei poteva fermarlo, o quantomeno salvare Donovan.
«Ascoltami solo per un attimo. Non so cosa ti hanno detto, o fatto credere, ma non ho fatto male a Chas» disse Donovan.
«Vi ho visti con i miei occhi» gridò Jordan, muovendosi ancora verso l’altro ragazzo. «Proprio qui.»
Doveva essere stato per forza Hart, perché Betty ricordava bene che quando era scappata, non c’era nessun altro nei paraggi.
Donovan alzò le mani davanti al petto. «Okay, ho capito. Ma non era una forzatura. Lo volevamo entrambi.»
Betty scosse la testa, aveva detto la cosa sbagliata e stava solo sprecando tempo.
Il fuoco scuro intorno a Jordan divampò.
Betty si concentrò, aveva una sola mossa da fare e una frazione di secondo per metterla in atto. Scattò vicino a Donovan e afferrò i suoi gomiti. Avverti con gioia e piacere la sensazione della maglia umida di sudore del ragazzo sulla pelle delle dita e dei palmi. Lo tirò a sé e si lanciarono nella vasca davanti a loro.
Jordan scagliò dalle braccia una nuova raffica di fuoco nero.
A mezz’aria, Betty avverti il dolore di una bruciatura sul retro della spalla sinistra e poi lo scontro con l’acqua della piscina. Andò a fondo con Donovan e chiuse gli occhi.
I capelli le si agitarono intorno al viso, gli occhiali scivolarono lontano, inspirò cloro dalle narici, udì come un suono di scoppio ovattato e poi sentì la presa forte delle mani di Donovan sui suoi avambracci.
La stava tirando verso l’alto e riemerso in superficie.
«Betty, sei impazzita?» fece Donovan, sputacchiando acqua clorata dalle labbra. «La tua spalla! Ti ha ferita! E poi hai paura di nuotare!»
Lei lo guardò e sorrise. «È tutto a posto. Mi stai sorreggendo tu.» Gli occhi le bruciavano e faceva fatica a mettere a fuoco, li strizzò e riuscì a vedere quelli di lui. «Sono di nuovo tangibile. Non scomparirò.»
La gioia di quella scoperta durò poco. Prima che potesse capire bene cosa era successo per aver annullato la sua decisione di diventare per sempre intoccabile, udì la voce rotta del loro persecutore.
«Madre de Dios! Che cosa ho fatto!» Jordan la fissò all’altezza della felpa bruciacchiata dove sbucava la pelle arrossata per la parziale ustione e saltò nella piscina a sua volta. Dentro all’acqua, le fiamme del suo corpo persero il colore nero, sciogliendosi come inchiostro di cattiva qualità. «Cosa ho fatto?» ripeté.
Con la mano destra, Betty tastò la superficie delle onde create dal suo tuffo e cercò gli occhiali. Incontrò la mano di Donovan che glieli depositò sul palmo. Li inforcò sul naso e scrutò Jordan a pochi metri da loro.
Le fiamme ormai gialle si spegnevano una a una, lasciando sottili fili di fumo sollevarsi dalla sua pelle olivastra nuda. Era sconvolto, si teneva le guance e puntava lo sguardo su loro. «Ti ho ferita. Non volevo farti male. Non so neanche perché ho cercato di fare tutto questo… non volevo perdere Chas…»
Betty strinse la mano di Donovan e s’incamminò con lui in mezzo alle increspature dell’acqua. Il tragitto, seppur breve, fu faticoso per i vestiti bagnati che pesavano appiccicati sul corpo e il continuo pizzicore della ferita.
Una volta che ebbe raggiunto Jordan, gli posò il palmo destro sul braccio sinistro. «Non eri in te. Hart Wyngarde… Oscurità Maggiore, ti ha manipolato.»
«Lo ha fatto con tutti noi» spiegò Donovan. «Nessun rancore.»
«Ho ferito te e... e di sicuro anche qualcuno degli altri» rispose Jordan sconvolto. «E Chas! Mi odierà. Tutti mi odieranno.»
«No, nessuno di noi è arrabbiato con te. E io sto bene. Di sicuro lo saranno anche gli altri» riprese Betty. «È tutto finito.»
«Perché sei gentile con me?»
«Perché commettiamo tutti degli errori» disse Betty. «Tu sei pentito e questo dimostra che non sei cattivo. Ora non devi più temere di affrontare Hart o altro da solo. Non so dirti cosa vorrà fare Chas e so che non eri interessato, ma se vuoi, sei parte del gruppo.» 
Jordan si passò il braccio destro sugli occhi, asciugandoli. «Anche se vi ho giudicati e offesi?»  
Donovan si strinse nelle spalle. «Nessuno è perfetto.»
I tratti del viso di Jordan si rilassarono e comparve un piccolo sorriso.
Anche Betty sorrise: per la prima volta avevano davvero battuto Oscurità Maggiore.
E lei era prontissima al match finale.
 
 

                                                                       Continua…?

lunedì 29 giugno 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 112

Sorge Oscurità Maggiore 37: Attizza il Desiderio di Vendetta

 

Jordan Guiterrez era di pessimo umore.

Aveva fatto il possibile per evitare Hart Wyngarde e fino a quel mercoledì mattina ci era riuscito. Però, a pochi minuti dall’inizio dell’ora di storia, era stato convocato nel suo ufficio. Prima di lasciare la classe aveva lanciato un’occhiata di sfuggita a Billy e aveva colto la sua espressione allarmata.
Mettendo con foga un piede davanti all’altro nel corridoio, Jordan aveva concluso che non doveva sottovalutare le sue sensazioni. Billy e il suo gruppo potevano non essergli particolarmente simpatici, ma non era stupido: se uno di loro dimostrava timore, sapeva che la situazione non era da prendere alla leggera.
Fino a quel momento i suoi incontri con questo tizio – che era anche l’oscurità di Elliott Summerson – erano stati indiretti, ma non privi di conseguenze: prima aveva cercato di aizzargli contro Aiden Cheung e la situazione si era conclusa con la morte del suo ex-compagno di branco nel campo sportivo; una seconda volta si era ritrovato nello spogliatoio della palestra a doversi difendere dalle avances troppo insistenti di Billy, che sotto l’influenza di Hart era preda degli ormoni e voleva renderlo l’oggetto del suo desiderio e anche in quel caso se l’era cavata, ma solo grazie all’intervento dei gemelli Wood e Dylan Derreck.
Jordan bloccò la sua avanzata verso l’ufficio. Si rese conto che in verità la conseguenza di quell’ultima mossa di Wyngarde non gli era ben chiara. Usciti dalla palestra lo avevano trovato  soddisfatto a manipolare Zec e sua sorella, Michelle, Betty, Donovan e Chas con una canzone, ma qualsiasi cosa fosse successo dopo, non lo aveva coinvolto. Si era accorto che i rapporti nel gruppo di Billy si erano raffreddati, ma non gli importava, però anche Chas era cambiata, era diventata più distante con lui. Spesso lo allontanava, accusandolo di starle troppo addosso e di aver bisogno dei suoi spazi.
Jordan chiuse le dita a pugno di entrambe le mani e riprese a camminare, velocizzando la sua andatura. Non voleva guai, ma Chas aveva già sofferto perché Hart Wyngarde aveva ucciso Aiden e se adesso questo finto Consulente scolastico stava cercato di creare problemi tra lui e Chas, o l’aveva usata per i suoi giochetti contro la gang di Billy, avrebbe reagito al fuoco con il fuoco.
Letteralmente.
Arrivò davanti alla porta dell’ufficio dell’uomo e questa si spalancò prima che potesse posare la mano sul pomello.
Una ragazza grassottella con i capelli biondi a caschetto comparve sulla soglia. «Grazie mille, dottor Wyngarde. Mi è stato di grande aiuto» disse, prima di girarsi verso di lui e sorpassarlo oltre l’uscio.
«È stato un vero piacere, Marcy» rispose l’uomo dall’interno.
Jordan rimase a fissare Marcy mentre si allontanava in corridoio. Sembrava piuttosto allegra, per nulla intimorita e di sicuro non preoccupata. Non era la reazione che si aspettava da chi aveva appena finito una sessione con quel tipo.
«Venga pure avanti, signor Guiterrez» lo invitò Hart. «La seduta precedente si è prolungata di qualche minuto, ma ora è il suo turno.»
Jordan ritrovò la sua fermezza, entrò nella stanza e diede una spinta alla porta, senza farla chiudere completamente. «Saltiamo le formule convenevoli. Lo so che sei Oscurità Maggiore e tu sai che sono un mastino infernale. Cosa vuoi da me?»
«Non è necessario essere così scontrosi.» Hart raccolse una penna a scatto dalla scrivania e la rigirò tra le dita della mano destra. «Percepisco la tua ostilità, ma non sono un nemico. Non tuo, almeno.»
«Oh, certo. Per questo motivo hai cercato di farmi combattere contro Aiden prima di ucciderlo?»
«In quella occasione non eri tu il mio obbiettivo.» Hart tirò in avanti la sedia e si avvicinò alla scrivania. «Eri nel posto giusto, al momento sbagliato, un inconveniente.»
«Quindi è stato un caso anche che fossi nelle docce dello spogliatoio quando hai reso Billy un assatanato?»
Ad Hart sfuggì un sorrisino. «Per quanto suoni ripetitivo, anche in quell’occasione non avevo nulla contro di te, mi serviva un diversivo e ti sei trovato nel mezzo. Sei quello che si definisce un danno collaterale.»
Jordan inarcò un sopracciglio. Non riuscì a decifrare il suo comportamento, non sapeva valutare se stava mentendo, o davvero era sempre stato solo sfortunato nell’incappare nei suoi piani, senza mai esserne una pedina. «Se è tutto vero, perché mi hai voluto qui?»
«Sai, fare il Consulente è stimolante, ma sono anche una specie di talent-scout, se mi permetti di utilizzare il termine.» Hart passò la penna nella mano sinistra e allungò la destra con il palmo aperto verso l’alto, facendogli segno di sedersi sulla sedia libera davanti a lui. «Ho dato un’occhiata al tuo fascicolo ed è davvero promettente.»
Jordan decise di assecondarlo e prese posto. «Suppongo non ti riferisca ai miei crediti scolastici.»
«Un ragazzo perspicace, mi piace. Esatto, parlo delle tue abilità di rielaborare rabbia e furia. La tua ristrutturazione dell’anno scorso di questo edificio in una prigione infernale è stato un vero capolavoro.»
«Ammetto di esserne stato soddisfatto, ma ho cambiato prospettiva.» Jordan si fece serio e puntò gli occhi in quelli di Wyngarde. «Non mi interessa più punire i professori, o rivangare le ingiustizie sul sistema di voti di questo liceo. Mi sono sfogato e ora sono a posto.»
Hart trattenne la penna tra il polpastrello dell’indice destro e di quello sinistro e sostenne il suo sguardo. «Lo credi davvero?»
«Sì, se quello che volevi era che ti rivelassi altri miei aspetti oscuri, arrivi tardi.  Ho già affrontato i miei demoni e sono andato avanti.»
«Oh, non hai idea di quanta oscurità ci sia nelle persone, più di quella che immaginano.» Hart usò la punta della penna per sollevare e girare un foglio dal fascicolo con la cartelletta gialla, aperto davanti a sé. «A ogni modo, ho notato che hai sviluppato nuovi interessi, la signorina Chain, per esempio.»
Jordan scattò in piedi e sbatté i palmi delle mani sulla scrivania. «Lascia fuori Chas dai tuoi giochetti. Se le fai del male o la fai soffrire ti gi…»
«Mi hai frainteso» lo interruppe l’uomo. «Sono preoccupato quanto te per la giovane Chastity Chain.»
«Perché?»
«Suo malgrado, è rimasta incastrata negli intricati problemi di coppia del signor Brennon e della signorina Swanson.»
In parte ancora furioso, Jordan rimase però a guardarlo anche confuso. Non aveva notato nulla tra Chas, Betty e Donovan. «Di cosa stai parlando? E non girarci troppo intorno.»
Hart sorrise di nuovo, ma con una strana espressione di malizia e cattiveria. «Betty si è allontanata da Donovan e lui ha trovato conforto tra le braccia di Chas.»
«Balle!» sbottò Jordan. «Chas non lo sopporta, non farebbe niente con lui!»
Hart posò la penna sui fogli del fascicolo, si alzò in piedi e abbandonò la sedia. Girò intorno alla scrivania e si fermò alle sue spalle. «Come sai già, Chas era invaghita di Adien e la sua dipartita la ha sconvolta e resa più fragile.» Abbassò il volto e avvicinò le labbra al suo orecchio destro. «Tanto che qualcuno potesse approfittarsi di lei.»   
Disgustato da quello che stava insinuando e dal contatto troppo stretto con l’uomo, Jordan si girò di scatto e lo spinse lontano, obbligandolo a indietreggiare di un paio di passi. «Stai mentendo. Chas è una tipa tosta e poi…» Qualcosa nella sua mente gli bloccò le parole in gola. Aveva notato anche lui un cambio di comportamento di Chas nei suoi confronti, ma forse non era con lui che ce l’aveva, magari la ragione era un’altra.
«Hai qualche dubbio? Non sei più così sicuro delle tue affermazioni» disse Hart, facendo un passo in avanti. «Non mi serve inventare pettegolezzi, posso mostrarti i fatti.»
Jordan non ebbe bisogno di rifletterci. «D’accordo. Voglio vedere.»
Wyngarde poggiò i palmi sulle sue spalle e sussurrò: «Guarda.»
Jordan barcollò. Le immagini esplosero nella sua mente, come se le avesse davanti agli occhi.
Chas stesa sul bordo della piscina della scuola. Donovan sopra di lei. Si baciano con foga. La mano di lui sulla pancia di lei, poi sui jeans, poi sfiora il bottone dei pantaloni.
«No!» urlò Jordan e si staccò dalla presa dell’uomo. «Non è possibile!»
«È tutto vero e forse ti fideresti di più se sapessi del passato di Donovan Brennon.» Hart si mise al suo fianco. «Ha filmato un rapporto sessuale con la sua ragazza e poi lei è diventata un demone ed è stata uccisa.»
«Non so nulla di questa storia.»
«Non puoi, con la morte della ragazza nessuno ricorda la sua esistenza» spiegò Hart e aggiunse: «A parte Donovan.»
Jordan percepì la rabbia montare di nuovo. Chas era capace di rimettere tutti al loro posto, però aveva anche una parte più delicata, lui l’aveva vista, anche se gli altri non la notavano. E Donovan era un bastardo, lo credeva un buffone, ma era peggio.
«Chas non avrebbe mai fatto nulla del genere con lui» disse stringendo i pugni. «Non di sua volontà.»
«Concordo con te, Jordan» rispose Hart. «E quindi, qual è la tua conclusione?»
«L’ha costretta.» Jordan percepì il calore diffondersi lungo la pelle. La rabbia aveva risvegliato il Mastino Infernale ed era giusto così. «Ha manipolato Chas nel momento in cui era più vulnerabile per la morte di Aiden.»
«E cosa pensi di fare?»
Jordan si voltò a guardarlo. Un pizzicore sulle gengive fece spuntare le zanne superiori. «Voglio avere giustizia, deve pagare per quello che le ha fatto. Lo ridurrò in cenere!»
Hart sorrise un’ultima volta.  «Bene. La seduta è finita. Può andare signor Guiterrez.»
Jordan avanzò spedito, spalancò la porta e uscì dall’ufficio.
Procedette lungo il corridoio e avvertì i calore delle fiamme accendersi sulla sua carne, consumando il tessuto della maglia. Dilatò le narici, annusò l’aria e isolò l’odore di Donovan da quello degli altri.
Corse sulla destra, imboccò le scale diretto al primo piano.
L’aria sferzò contro il petto nudo, colpendolo e alimentando il fuoco, illuminandogli il viso. Per un istante il calore s’indebolì, avvertì quasi freddo sulla pelle e quando riprese a bruciare senza far male, scorse con la coda dell’occhio le fiamme colorarsi di nero dalle spalle fino a diffondersi sulle braccia.
Non se ne curò. Rimase focalizzato sulla puzza di Donovan e l’odore si fece più intenso.
Jordan si trovò davanti a una porta, la classe di storia. Ruggì e con uno schiocco gli artigli si sostituirono alle unghie delle mani, tirò un calcio con violenza e la porta si separò dai cardini, cadendo all’interno con un rombo secco.
Jordan inspirò gli odori dei presenti nella classe.
Emanavano sentimenti differenti. Sorpresa. Timore. Paura.
E poi lo vide.
Donovan era seduto al secondo banco della fila centrale. Lo fissava con gli occhi sgranati e la bocca aperta.
«Adesso me la paghi, Donovan» ringhiò tra le zanne. «Ti uccido per quello che hai fatto a Chas!»
 
 
                                                                   Continua…?  

lunedì 15 giugno 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Capitolo 111

Sorge Oscurità Maggiore 36: Oscurità Cammina con Me

 

«Betty sta svanendo» disse cupo Kenny Wood.

Un tuono rombò nel cielo, come a sottolineare la gravità dell’affermazione e Billy sobbalzò sulla sedia.
All’esterno della scuola imperversava il temporale e seguendo gli intervalli regolari, un nuovo lampo illuminò di scorcio lui e i quattro compagni riuniti in aula multimediale, mischiandosi con la luce elettrica.
«E ne sei così sicuro perché…» Di fronte all’altro ragazzo, seduto sul banco, Donovan lo guardò sospettoso, lasciando la frase in sospeso.
Un altro tuono riempì la pausa.
Kenny si girò a fissarlo. «Non percepisco più alcun odore da lei.»
«Ma è normale nel suo stato» fece Michelle, agitandosi nella sedia accanto a lui. «Cioè, credo.»
Kerry raddrizzò la schiena, appoggiata con il bacino a un banco dietro al gemello. «Non proprio. Kenny riusciva a percepire una leggera scia del suo odore anche quando diventava intangibile.»
Donovan tirò fuori la lingua disgustato. «Perverso.»
«Senti da che pulpito» replicò Kenny.
«Smettetela, tutti e due» intervenne Billy. Non dovevano perdere la concentrazione sul fulcro dell’incontro: riportare Betty da loro. «E hai notato qualcos’altro che può essere utile?»
«Con l’udito potenziato ho sentito il battere del suo cuore» rispose Kenny. «Però ho paura che anche quello presto diventerà impercettibile.»
Billy ebbe l’ultima conferma che la situazione era peggiorata. «Dobbiamo costringere Betty a un confronto con Donovan. È l’unica soluzione per farla reagire al suo dolore, sperando che basti a rifarle acquistare lo stato solido.»
«Non è così facile» commentò Michelle. «Lei può svanire dove vuole e come vuole e nessuno di noi può toccarla.»
«È solo una mia teoria, ma penso tu possa trattenerla» disse guardando l’amica. «Il tuo potere e per certi versi mentale e agisce sul piano fisico, inoltre è in minima parte legato all’oscurità. Tutti fattori che possono agire a nostro vantaggio.»
«Aspetta, quindi dovete essere tutti presenti mentre noi due parliamo?» chiese Donovan imbarazzato.
Billy provò a sorridergli comprensivo. «Almeno finché non saremo sicuri che non possa scappare via. Mi dispiace, ma di certo Michelle dovrà restare.»
Kerry fece schioccare la lingua. «Magari dovremmo aggiungere anche Chas alla rimpatriata. Se ho capito bene dal vostro racconto è una parte del problema.»
Donovan scosse la testa. «Betty le ha detto chiaramente di non essere arrabbiata con lei.»
«Ed è meglio non coinvolgere troppe persone» aggiunse Billy. «Sappiamo che tutti i presenti sono riusciti a resistere o contrastare l’influsso di Hart, ma non so che cosa potrebbe fare ad altri.»
«Ok, giusto, ha senso.» Michelle si mosse ancora sulla seduta incrociando le braccia e poi sciogliendole dal petto. «Possiamo ricapitolare il piano?»
Billy annuì. «Prima Kenny userà i suoi sensi da lupo mannaro per rintracciarla. Una volta trovata, tutti insieme proveremo a convincerla del pericolo che sta correndo e se non dovessimo riuscirci con le parole, Michelle userà il su…argh»
Una fitta rapida, ma intensa alla testa gli spezzò la spiegazione e gli fece chiudere gli occhi.
Un applauso ritmato invase la stanza.
Billy risollevò le palpebre e vide Zec sull’uscio. Aveva percepito l’arrivo come con Oscurità Maggiore e non gli piacque.
«Ma che bravi, fate una riunione senza di me» sorrise compiaciuto nel dirlo. «Non fa niente, non me la sono presa. Tanto so già tutto anche senza essere invitato.»
Il picchiettare della pioggia sui vetri dell’ampio finestrone fece da sottofondo al loro silenzio.
Billy osservò il fidanzato e non riuscì a decifrarne le intenzioni. Non avevano un vero confronto da quando aveva strappato a Dana i poteri al Bronze Dust.
«Perché sei qui?» D’istinto fu la prima domanda che gli venne da porgli.
Zec mantenne il sorriso. «Come? Non faccio più parte del club soprannaturale? Vi siete riuniti e partecipo anche io.»
«Va bene» rispose Michelle con voce incerta. «Però non possiamo rischiare che racconti tutto a Oscurità Maggiore.»
«Hart non ha bisogno di me per sapere.» Zec fece un passo avanti ed entrò nell’aula. «Vero, Billy?»
Billy si tastò la tempia e poi ritirò la mano. Sapeva che aveva avuto una sorta di scossa psichica che lo aveva avvertito della sua presenza. «Il mio senso del soprannaturale mi avvisa di eventi o persone e il dolore è un segnale di Oscurità… ma ora qui ci sei tu.»
Kenny balzò in piedi e la gemella si mise in posizione di difesa.
«Cosa significa?» domandò Kerry seria.
«Sei qui per attaccarci!» lo aggredì il gemello.
Zec camminò, fermandosi a pochi passi dal loro gruppo. «Calmatevi voi due, siete sempre pronti alla zuffa. Sono venuto solo per spiegarvi che state perdendo tempo.»
«Non hai risposto alla domanda.» Billy si era fatto un’idea del cambiamento avvenuto nel suo ragazzo e controllò il respiro per non cadere preda della rabbia, o peggio del terrore. «Se percepisco Oscurità… Hart, e ho la stessa sensazione con te, vuol dire che sei parte… di lui?»
Zec sbuffò. «Uffa, non capisco questo tuo improvviso bisogno di etichettare ogni cosa. Sto insieme ad Hart, come sto ancora insieme a te. Il nostro rapporto è diventato più intimo e profondo, ma non devi essere geloso. Mi ha migliorato e  questo dovrebbe renderti felice.»
Donovan soffiò aria tra i denti. «Per me è tutto un bluff. Hart ha sentito che ci stavamo organizzando e ti ha mandato a spiarci.»
Zec si girò a fissarlo. «Credi che vi tema? E per quale motivo? Non siete una minaccia.»
«Abbiamo fatto nuove scoperte» disse Donovan. «Qualcosa di cui Hart non è al corrente, ma potrebbe dargli fastidio.»
Billy intuì a cosa si riferiva l’amico. «Non dire altro» lo ammonì. Rischiavano di sprecare un prezioso vantaggio in un’inutile battibecco. «Zec, tu non glielo hai detto, vero? Quello che abbiamo saputo nel sogno, lo hai tenuto solo per te…»
«Oh, Billy-bello, non serve essere riservato» replicò Zec. «Condivido tutto con Hart, anche la scioccante rivelazione sulla Prima Cacciatrice.»
A Billy si mozzò il respiro in gola. Il legame tra i due aveva davvero raggiunto un livello pericoloso.
Un nuovo lampo illuminò ulteriormente la stanza. Giusto in tempo per mostrare le venature scure sul viso di Zec e il nero pece ricoprire i suoi capelli e riempire gli occhi.
Il tuono che lo seguì esplose in un boato.
La luce elettrica mancò, lasciandoli nel buio totale per pochi secondi.
Tutti loro emisero un lieve grido di spavento e trasalirono sulle loro postazioni.
Poi la l’illuminazione tornò nell’aula e restarono allibiti.
Zec levitava a una sessantina di centimetri dal pavimento, con la schiena inarcata all’indietro rise e il suono era gutturale, distorto. Era ricorso al suo potere senza il minimo sforzo.
«Anzi è più corretto dire che sapevo tutto prima di voi, ma ho aspettato che mamma si rivelasse di sua volontà» precisò  Zec con voce sdoppiata, rimettendosi diritto.
Billy non nascose un nuovo tremore. Hart Wyngarde parlava insieme a lui, usando il suo corpo come tramite. Lo fissò con gli occhi spalancati.
Zec sorrise di nuovo, ma i tratti del suo volto avevano un aspetto inquietante. «Non essere così sconvolto, fratellino. Io e te condividiamo tutto, compreso il nostro ragazzo. E lui, che ha abbracciato l’oscurità, condivide tutto con me. Non è difficile da capire.»
«Se eri a conoscenza di tutto, perché non hai fatto nulla?» domandò Billy. Il comportamento del nemico gli parve insensato. «Non l’hai fermata.»
«Come abbiamo già stabilito, non era necessario. Niente di tutto quello che vi ha mostrato o rivelato, può nuocermi.»
Michelle si alzò in piedi. «Non ti credo. Lei ci ha fatto capire che abbiamo un potere che tu non possiedi.»
Zec si girò a fissarla e con la sua doppia voce disse: «Povera, ingenua Michelle, credi ancora alla favola della speranza. Se la speranza fosse pericolosa, come affermate, sarei qui con voi? Pensate che sarei davvero riuscito a liberarmi e prendere una forma e diffondermi in tutta Dorms? Avanti, non siete così stupidi.»
«O semplicemente non vuoi ammettere un tuo punto debole.» Kerry lo guardò seria, senza traccia di timore. «Gillian Summerson è comparsa come Prima Cacciatrice molto prima di te e ha messo in guardia tutti con anticipo. Quello che dici non ha senso.»
Billy condivideva il suo ragionamento. Oscurità Maggiore avrebbe potuto impedire a quella scintilla della mente della madre di manifestarsi, ma non ci era riuscito. Il modo in cui Zec strinse i denti, lo convinse che in qualche modo non era sincero e anche infastidito.
«Stupida!» inveì Zec/Hart e le sedie si sollevarono per pochi secondi dal pavimento, ricadendo poi con un tonfo, sparse e rovesciate. «Mia madre è morta dopo una malattia che l’ha resa una sconosciuta. Quello che Elliott… IO ho passato era dolore, lo stesso che mi ha generato ed è parte integrante del mio essere. Qualunque messaggio di forza e coraggio possa avervi trasmesso è vuoto. Il dolore batte qualsiasi altra cosa. Ve l’ho già dimostrato, ma lo vedrete ancora!»
Zec sbatté le palpebre.  La luce elettrica sfarfallo. Le pupille del ragazzo tornarono a riempire la sclera, i capelli si tinsero di castano e le vene sparirono dalla pelle rosata. Scese lento fino a toccare con le scarpe da ginnastica il pavimento.
«Hart se ne è andato» disse Billy. «Perché gli hai permesso di possedere e usare il tuo corpo e la tua mente?»
Il fidanzato lo guardò pacifico. «Non vuoi proprio ascoltarmi: condivido tutto con Hart, abbiamo un legame forte. La mia oscurità è intrecciata alla sua.»
Billy rabbrividì e poi avvertì un dolore al petto. Più cercava di trovare una ragione per strapparlo a quella parte di sé, più Zec dimostrava di essere irraggiungibile.  
Il vento sferzò un’ondata di pioggia e sbatté contro la vetrata facendo tremare la finestra.
«E non ti importa nemmeno di quello che ha fatto a Betty?» domandò Donovan. «E sì, so di avere la mia parte di responsabilità, ma per colpa di Hart lei rischia di morire.»
«Hart le ha suggerito il modo in cui poteva sfruttare il suo dono per sentirsi meglio, non vedo nessuna colpa.» Zec diede loro le spalle si avviò alla porta dell’aula. Mentre era già con un piede in corridoio, aggiunse: «Se Betty ha bisogno di aiuto, lui è pronto ad accoglierla.»
Billy e i quattro compagni lo osservarono scomparire dalla loro visuale, senza ribattere.
Kenny si voltò poi verso di lui, inarcando un sopracciglio. «Che ne pensi? Quello era un modo per farci capire che solo Hart  può aiutare Betty, o teme che il tuo piano di avvicinarla abbia successo e riuniti siamo più pericolosi?»
Ancora scosso per la presa di coscienza di perdere per sempre il suo ragazzo, Billy cercò di scacciare quei pensieri negativi e provò a ragionare sul comportamento di Hart.
«Non saprei cosa risponderti» ammise. «Potrebbe essere una manipolazione, o una farsa, oppure un suo piano escogitato dall’inizio e pianificato fin nei minimi dettagli. Di certo, non ci lascerà agire indisturbati. Passerà al contrattacco e a Betty non resta molto tempo.»
 
 

                                                                        Continua…?