Sorge
Oscurità Maggiore 41: The Hunger Dance
Zec era stato diffidente lungo tutto il
tragitto percorso nella Jeep di Dylan che da casa aveva portato lui, il suo
accompagnatore, Dana e Michelle fino a scuola.
Osservando dallo specchietto retrovisore
i volti sorridenti dell’amica e di sua sorella sedute nei sedili posteriori,
non riusciva ad allontanare la sensazione inspiegabile di un pericolo
imminente, o di un qualcosa che lo avrebbe colto di sorpresa e messo in
difficoltà.
Erano passati una manciata di giorni da
quando Dana lo aveva spiato in camera con Hart e se andare al ballo con la sua ragazza era la
mossa per attaccarlo, o riavere i suoi poteri, non capiva in quale modo sperava
di riuscire nel suo intento.
Dylan gli posò una mano sulla coscia
coperta dallo smoking nero. «Rilassati, siamo qui per divertirci e niente
pressioni sul dopo-ballo.» Parcheggiò e spense il motore.
Zec lo guardò con un mezzo sorriso:
sembrava il solito, con le sue battutine ammiccanti e forse aveva ragione.
Dana e Michelle scesero prima di lui
dall’auto. Si lisciarono i rispettivi vestiti viola e color pesca e si presero
sotto braccio.
«Andiamo avanti a cercare gli altri»
disse Michelle. «Ci vediamo dentro.»
Zec uscì dalla Jeep e le vide camminare
tranquille sul vialetto verso l’entrata della palestra. Dylan gli fu subito
accanto e lo prese per mano.
«Sei a disagio per la presenza di
Billy?»
Zec scosse la testa. «È solo un ballo
scolastico e tu sei solo un accompagnatore.»
L’altro ragazzo parve deluso, ma
s’incamminò con lui verso la palestra senza fiatare, attorniati da altre coppie
di studenti in smoking scuri e abiti di vari colori e lunghezze.
Non appena varcarono l’ingresso, Zec
notò vicino alle gradinate il capannello del comitato di controllo formato da
tre insegnanti e da Hart Wyngarde. I loro sguardi si incrociarono per pochi
secondi e poi l’uomo lo distolse e si avvicinò a una ragazza un po’ grassoccia
con i capelli biondi e un vestito argentato, che riconobbe essere Marcy Vale,
una delle compagne di Michelle nel gruppo dei disturbi alimentari.
Zec li guardò parlottare, ma non era
veramente interessato. Nella testa rimuginò sulla chiacchierata avuta con Hart
e su come i dubbi sul loro patto non fossero svaniti del tutto.
«Ecco tua sorella e Michelle.» Dylan lo
trascinò verso il gruppetto di ragazzi e fuori dai suoi pensieri.
Zec si ritrovò davanti Donovan in un
completo simile al suo, Betty in un vestito color crema e Billy con lo stesso
smoking del loro primo ballo della scuola come coppia.
«Siete eleganti» si affrettò a dire.
«Tutti e tre.»
Gli amici sorrisero impacciati, ma fu
quello di Billy a colpirlo: non aveva detto nulla sul fatto che fosse venuto
insieme a un altro ragazzo.
«Andiamo, carotina. Questa è la mia
prima notte di libertà e voglio ballare» esclamò Dana.
Ridendo, Michelle si lasciò condurre
nella pista da ballo in mezzo alla palestra, dove già si muovevano a ritmo di
musica pop una miriade di ragazzi e ragazze.
«Non pensavo veniste insieme» disse Zec,
guardando Donovan e Betty.
«Siamo qui come amici» precisò la
ragazza. «Infatti Billy è con noi, stiamo provando a ricostruire il gruppo.»
Zec avvertì un senso di invidia. Voleva
anche lui tornare a far parte del gruppo, ma in verità non lo aveva mai
lasciato. Però si sentiva come se fosse diventato un estraneo con loro.
«Coraggio, buttiamoci nella mischia.»
Dylan lo tirò gentilmente verso la pista da ballo, distogliendolo ancora dal
suo rimuginare.
Zec si lasciò guidare in mezzo al folto
gruppo e gli mise il braccio sinistro intorno alla schiena, mentre lui faceva
lo stesso. Per fortuna la musica non imponeva uno stile di ballo specifico,
così si ritrovò a ondeggiare a una spanna dal suo compagno.
«Non sembri contento di trovarti qui»
commentò Dylan sorridendo.
«No, ho solo tanti pensieri per la
testa.»
«Già, lo immaginavo.» Dylan avvicinò il
viso al suo e le labbra all’orecchio sinistro. «Puoi confidarti con me, se
vuoi. So mantenere i segreti.»
Zec allontanò la testa e la scosse. Non
aveva voglia di parlarne, non sapeva nemmeno esattamente cosa dire. Vagò con lo
sguardo lungo il perimetro della palestra. Gli addobbi erano pacchiani, forse
più dell’anno precedente: festoni realizzati a mano dagli studenti e qualche
altro argentato e dorato, evidente rimasuglio dei precedenti balli, presi in qualche
grande magazzino, non il massimo visto che il preside aveva allestito tutto per
raccogliere fondi per la ristrutturazione della piscina.
La sua attenzione fu poi catturata da
tre figure familiari. Scorse Jordan in piedi accanto a una delle porte di
sicurezza, Kenny seduto sulle gradinate e Kerry accanto al tavolo principale
con la scodella del punch alle spalle. Erano vestiti come gli altri, ma non
seppe spiegarsi il perché gli parvero fuori luogo al ballo.
Dylan sospirò. «Mi sa che sono un
pessimo ripiego.»
Zec riportò lo sguardo su di lui. «No,
sei perfetto. Cioè non sei un ripiego. Insomma… scusami, ma non sono dell’umore
per una festa.»
«A questo possiamo rimediare.» Dylan gli
lasciò la mano destra e sollevò il braccio, facendo un cenno a qualcuno di
avvicinarsi. «Almeno sono riuscito a ballare con te.»
Zec non fece in tempo a replicare e vide
Billy avvicinarsi a passo veloce.
«Posso avere un ballo anche io?» gli
domandò.
Zec fissò incerto Dylan che annuì
sorridendo. «Okay.»
Billy riprese la posizione lasciata
dall’altro ragazzo, stringendolo però più a sé.
Mentre si rilassava intrecciando le dita
della mano destra tra quelle del suo ragazzo, Zec intravide Dylan allontanarsi
tra gli altri adolescenti. Di colpo capì quel cambio di partner.
«Era tutto preparato.»
«Più o meno» ammise Billy. «Temevo che
avresti rifiutato un mio invito diretto. O che Hart si sarebbe intromesso in
qualche modo orribile.»
«Non volevo che facesse del male a
nessuno di voi. E nemmeno a Jordan» replicò di getto.
«Perché hai accettato di unirti a lui?»
«Per non sentirmi più solo e
abbandonato.» Zec si sorprese di essere riuscito a dirlo senza troppi giri di
parole.
«Non sarai mai solo» rispose Donovan.
Zec girò il viso a destra e vide lui e
Betty accanto a loro due. Erano fermi senza ballare.
«Non saremo sempre d’accordo su tutto,
litigheremo, ma resteremo uniti. Anche noi non vogliamo stare senza di te» fece
la ragazza.
Zec smise di ballare. Quell’agguato
avrebbe dovuto infastidirlo, e un pochino era così, ma per gran parte gli fece
piacere. I suoi amici erano ancora disposti ad accoglierlo.
La band bloccò la musica. La canzone si
interruppe a metà e una nuova partì di colpo.
Girandosi verso il palco allestito
contro la parete a nord, Zec riconobbe le prime note di “Don’t Speak” dei No
Doubt e vide tre ragazze in mezzo ai maschi del gruppo musicale: Michelle, Dana
e Chas, intenta ad afferrare il microfono dal giovane cantante sorpreso.
I ragazzi intorno a loro si fermarono a
loro volta, poi Chas prese a cantare:
«Siamo qui
Riuniti
tutti per te
Non
è un giorno come gli altri
Sentiamo
il tuo dolore
Ciò
che ti divora dentro
Non
vogliamo perdere un amico
Ora
puoi lasciarti andare
Dicci
ciò che ti angoscia veramente.»
Mentre tutti i compagni ripresero a
ballare come se nulla fosse, Zec percepì il potere della ragazza
intorpidirlo, avvertì la presa delle
mani di Billy e Donovan sulle braccia e la schiena e spingerlo in avanti, vide
Betty scostare bruscamente le coppie e fargli raggiungere il palco.
Michelle e Dana lo afferrarono a loro
volta e lo aiutarono a salire.
Chas gli fece stringere tra le mani il
microfono.
Zec avvicinò le labbra e cantò:
«Stai zitta!
Non
sai di cosa parli
Non
hai idea di come mi sento
Non
hai provato quel vuoto dentro
Stai
zitta!
Credi
di sapere e capire
Ma
sono solo scuse
Io
so quanto fa male.»
Chas lo fissava negli occhi e lui non
riusciva a smettere di rivelare ciò che si era tenuto dentro all’animo.
Così continuò:
«Quei ricordi felici
Ora
sono nemici
Non
più famiglia, non più amici
Senza
il mio ragazzo, rimarrò solo e terrorizzato
In
un mare di lacrime sarò imprigionato
Stai
zitta!
Non
sai di cosa parli
Non
hai idea di come mi sento
Non
hai provato quel vuoto dentro
Stai
zitta!
Credi
di sapere e capire
Ma
sono solo scuse
Io
so quanto fa male
Tutto
avrà fine
Se
non sfrutto quel dolore
Sarò
sopraffatto fino a morire.»
Zec lo avvertì emergere: quel dolore
appena nominato e la rabbia che gli provocava esplosero, risvegliando il suo
potere da poltergeist e riscuotendolo dall’incanto musicale.
Gettò il microfono a terra e la musica
continuò senza le parole della canzone, i ragazzi della band lo fissarono
spaventati e abbandonarono la postazione. Lui li lasciò scappare, si voltò verso la
pista davanti a sé e sollevò le braccia.
Le varie coppie ballavano incuranti di
quanto stava accadendo e non fecero caso a Donovan, Billy e Betty che levitarono sopra di loro,
sorretti a forza dalla sua presa mentale, raggiungendo le tre ragazze sul
palco.
Senza mollare i tre compagni, Zec
afferrò con la telecinesi anche Chas,
Dana e Michelle.
Osservò i sei ragazzi sospesi a
mezz’aria di fronte a lui e disse: «Siete soddisfatti? Ora sapete come mi
sento. Cosa è cambiato?»
«Mi dispiace» rispose Billy. «Accettando
il tuo amore e di diventare il tuo ragazzo, ti ho illuso. Ti ho fatto credere
che ci sarebbe stato un futuro per noi, ma è impossibile. Non volevo, ma è
stato inevitabile. Per quanto sia innamorato di te, la verità è che la Bocca
dell’Inferno deve sparire e io con lei.»
«A parte questo non cambierà niente»
intervenne Michelle. «Quando sarai triste per la mancanza di Billy, avrai noi.
Io, Donovan e Betty non te lo faremo affrontare da solo. Staremo con te, perché
siamo tuoi amici. Sempre.»
Zec fu scosso da un tremore. Quelle
parole erano dure e dolci. Scappare era inutile. Hart gli aveva offerto
un’illusione in cambio di un’altra, ma la verità non poteva essere aggirata.
«Anche io ti devo delle scuse e ho
capito perché mi hai tolto i miei poteri e la possibilità di uscire di
casa.» Dana lo fissò con sguardo
comprensivo. «Mi hai voluto ferire, come ho fatto io scappando. Ora so quanto fa
male e non intendo tradire la tua fiducia. Non importa se ti riempi di vene
scure e hai gli occhi neri come adesso, non ti abbandonerò più fratellino.
Ricostruiremo insieme la nostra famiglia e se lo vuoi ancora, anche il nostro
rapporto.»
Zec provò un improvviso sollievo. Solo
in quell’istante si rese conto che tutto ciò di cui aveva bisogno erano delle
scuse sincere. Rassicurato, allentò il potere mentale e li fece scendere con i
piedi sulla base del palco, lasciandoli liberi.
Billy avanzò verso di lui. «Non hai
bisogno di Oscurità Maggiore. Sei forte abbastanza per affrontare tutto e non
da solo. Anche senza di me, avrai loro.» Gli tese la mano. «Sei d’accordo?»
Zec fece un passo avanti. Sapeva che
sarebbe stato difficile, il dolore non poteva essere evitato. Forse aveva
commesso alcuni errori a cui non poteva rimediare, ma non era più disposto a
sottostare al volere di Oscurità Maggiore.
«Sì, non voglio più avere niente a che
fare con lui.» Zec afferrò la mano di Billy nella sua. «Ho chiuso con Hart
Wyngarde e Oscurità Maggiore.»
La canzone in sottofondo si stoppò.
«Sei stato una vera delusione» annunciò
Hart Wyngarde, levitando sopra le loro teste. «Resterai sempre vittima delle
tue debolezze.» Scosse la testa e schioccò le dita.
I ragazzi e gli adulti sparsi per la
palestra si bloccarono con sguardo vacuo.
«Hai perso. Accettalo» disse Billy.
Hart mostrò il suo solito subdolo
sorriso. «Siete proprio degli stupidi. Sapevo del vostro patetico piano per
tutto il tempo. Speravo Ezechiel fosse più promettente e non dover intervenire,
ma ho un'altra pupilla. Cara signorina Vale, può procedere.»
Zec ricordò la ragazza vista con lui
all’ingresso in palestra, la cercò tra la folla e intravide Marcy alzarsi da
uno dei tavoli che delimitavano la pista da ballo.
La ragazza emise un verso che da lamento
divenne un ringhio. La sua pelle si colorò di un grigio spento e bava viscida
le colò dalla bocca spalancata. Agguantò un ragazzo a pochi passi da lei, se lo
strinse al petto e mostrando denti ingialliti lo morse con foga famelica sulla
spalla, strappando pezzi di tessuto dello smoking fino ad arrivare alla carne. Il
ragazzo si ridestò dall’immobilità e la sua pelle subì la stessa mutazione di
quella di Marcy.
«Fame» disse in tono gutturale.
«Fame» ripeté Marcy.
Muovendosi con lentezza si avviarono
alla ricerca di altri ragazzi.
«Non è possibile! Non puoi essere
arrivato a tanto» esclamò Billy.
Zec lo fissò confuso. Sembrava aver
capito meglio di lui cosa stava accadendo.
«Mi avete sfidato ancora e ho alzato
l’asticella» rispose Hart imperturbabile. «Il banchetto ha inizio, l’oscurità
verrà diffusa.»
«Cosa stai facendo? Se vuoi punirmi per
averti abbandonato, sono qui, ma non prendertela con gli altri» gridò Zec.
Hart gli rifilò uno sguardo annoiato e
tornò a rivolgersi a Marcy. «Procedi, mia cara, crea nuovi adepti, mangia a
sazietà.»
Zec osservò la ragazza ripetere
l’operazione su un altro ragazzo e la prima vittima morsa fare altrettanto con una ragazza.
Entrambi i nuovi soggetti subirono la stessa trasformazione e quasi all’unisono
biascicarono: «Fame.»
Inorridito, Zec realizzò la mossa di
Hart: aveva appena trasformato il ballo in un buffet per zombi oscuri.
Continua…?