lunedì 28 settembre 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 117

Sorge Oscurità Maggiore 42: Bite Billy Volume 1

 

Billy si riscosse subito da quella scena da film dell’orrore. Hart pensava di essere un passo avanti a loro, ma anche lui aveva giocato d’anticipo.

«Donovan. Betty. Tiratela fuori.»
La ragazza sollevò la gonna del vestito e da una guaina allacciata sulla coscia estrasse il paletto in legno, mentre il ragazzo si sbottonò la giacca dello smoking e da una tasca interna rinforzata con una fodera in pelle sul lato destro, afferrò delicatamente il bastone rosso con la testa ad ascia e la lama e gliela porse.
«Davvero ingegnoso, devo riconoscerlo» disse Hart, levitando in basso fino a fermarsi sul  bordo destro del palco, per nulla turbato.
«Quando vivi su una Bocca dell’Inferno impari a prendere le giuste precauzioni» replicò Billy.
«In questo caso sono inutili: sai benissimo che quell’affare non funziona su di me.»
«Chi ha detto che è per te?» Billy riunì i due oggetti e ricompose la Falce in forma intera. La strinse con entrambe le mani e poi squarciò l’aria davanti a sé.
Un fendente di luce rossa fece tremolare l’intero ambiente, come un’onda si propaga nel mare calmo, sfiorando ogni persona presente in palestra. Non appena arrivò alle pareti, si disperse e ragazze, ragazzi e adulti si riscossero dal torpore, guardandosi intorno confusi.
«Uscite tutti da qui» urlò Billy.
I ragazzi lo guardarono con gli occhi sbarrati e ancora poco convinti.
«C’è un intossicazione virale, qualcuno ha avvelenato il punch!» Gridò Donovan. Allungò il braccio destro e puntò l’indice contro il secondo ragazzo zombificato, per sostenere la sua bugia. «Volete ridurvi tutti come lui?»
I presenti si voltarono in massa verso la persona che indicava e in pochi istanti sguardi di disgusto e urla di paura si diffusero nella palestra. In una frazione di secondo si misero a correre alla rinfusa cercando di raggiungere le porte d’ingresso allo stanzone e quelle di sicurezza che davano sul cortile.
Hart unì con un colpo secco i palmi delle mani, dai quali si diffusero sottili strisce di fumo nero che percorsero il perimetro delle pareti e si fissarono lungo i cardini di tutte le porte presenti. «Mi piace che vi siate spremuti le meningi per provare a essere al mio livello. Vediamo come ribattete alla mia contromossa.»  
Puntando lo sguardo in direzione di quelle volute scure e dei ragazzi che si sforzavano di aprire le porte, Billy scoprì che era impossibile.  «Le hai sigillate. Ci hai bloccati tutti qui dentro.»
Hart allargò ancora di più il sorriso. «Questo è il banchetto per diffondere l’oscurità. Nessuno uscirà di qui incolume. Ogni infetto darà presto il peggio di sé e poi toccherà all’intera Dorms.»
Tre figure raggiunsero il palco, andando controcorrente.
Jordan picchiò un pugno contro la parte frontale. «Che cosa sta succedendo? Il ballo è appena diventato una versione di “The Walking Dead”.»
«Abbiamo sentito iniziare la canzone di Chas per Zec, ma poi ci siamo risvegliati in questo caos» disse Kenny.
Solo Kerry alzò lo sguardo oltre loro sette e si accorse di Hart Wyngarde. «Ah, ovvio, è opera sua.»
Billy raggiunse il bordo del palco e si accovacciò. «Ha contaminato in qualche modo Marcy Vale con la sua oscurità e la ha fatta diventare la paziente zero di questa infezione da zombi oscuri.» Si rialzò e si girò per guardare in faccia l’uomo. «Pensa di averci sconfitto e aver già vinto, ma si sbaglia.»
Dana inarcò un sopracciglio. «Davvero? A me sembra stia conducendo lui la battaglia.»
«No, gli abbiamo dimostrato che per quanto ci manipoli, ci ferisca, ci spinga a cedere all’istinto oscuro, noi possiamo superarlo» continuò Billy. «Ha provato a dividerci in ogni modo e siamo tornati insieme. Perfino Zec, che sembrava dalla sua parte.»
«Così pensi di salvare tutti anche questa volta?» domandò stizzito Hart. «Guardati intorno con attenzione.»
Billy riportò gli occhi sulla massa di ragazzi e pochi adulti che si accalcavano per trovare una via di uscita, mentre Marcy e i primi tre zombi li raggiungevano. Agguantati dalla presa decisa dei ragazzi dalla pelle grigiastra, alcuni si difesero provando ad allontanarsi e spingerli indietro, ma comunque uno o due alla volta cadevano sotto la loro forza e insistenza. Anche se erano in minoranza, il gruppo di infetti riusciva a mordere nuovi ragazzi e le loro fila si allargavano.
«Non importa quanto ci impiegherò, anche se dovessi purificarli uno alla volta, so che li salverò.»  Billy puntò lo sguardo di sfida verso Hart. «Non mi arrendo così facilmente.»
Il sorriso sul volto di Hart si spense. Lo fissò con un accenno di preoccupazione. «Sei talmente ottuso e testardo da poter davvero andare avanti all’infinito e chissà, magari arrivare pure a riuscirci. Devo riconoscerlo: anche se per motivazioni diverse, in questo siamo uguali. Però non ho più voglia di giocare con te. È arrivato il momento di fare sul serio.»
L’uomo levitò di nuovo verso il soffitto della palestra e strinse le dita chiudendole a pugno. «Ascoltatemi, Marcy Vale e il primo morso continuino con il banchetto, tutti gli altri si concentrino su Billy Spingday e lo stesso vale per ogni nuovo infetto. È lui la portata principale!»
Una quindicina tra ragazzi e ragazze abbandonarono la preda con cui stavano lottando, o avevano intenzione di mordere e si girarono verso il palco. Uno dopo l’altro emisero un rantolo e altra bava bianco scura e viscida bagnò i loro menti grigi. Si girarono quasi all’unisono e si avviarono barcollanti in direzione dell’obbiettivo indicato dal loro padrone.
«Fame. Billy» ripeterono in coro.
Hart scoppiò a ridere. «È il modo perfetto per fare un esperimento: in quanto frammenti di Elliott Summerson come tu non puoi distruggermi, io non posso distruggere te, però potrei portarti dalla mia parte. Contaminandoti dalla mia oscurità vedremo che cosa ti succederà.»
Chas si allontanò dai bordi del palco. «Ok, come rispondiamo a questo?»   
«Urla più forte che puoi» ordinò Dana. E subito aggiunse: «Tappiamoci le orecchie.»
La ragazza bionda eseguì il comando e Billy udì il suono ovattato del grido, mentre il piccolo esercito di zombi crollava sul pavimento.
I suoi amici rimassero come lui a osservare la scena. Appena Chas richiuse la bocca, liberarono le orecchie e un paio di minuti dopo gli zombi si rialzarono tremolanti, riprendendo la loro avanzata.
«E adesso?» chiese ancora Chas.
Dana si strinse nelle spalle. «Non so. Questa svolta non era prevista nel mio piano. Urla di nuovo.»
«No! Non può rifarlo» s’intromise Kerry. «Il suo colpo sonico ha tramortito anche i non zombificati, ma sono rimasti a terra.»
«E sono delle prede ancora più facili» disse Kenny.
Billy osservò i ragazzi inermi stesi sul pavimento venire lentamente morsi dai due esponenti dell’esercito di Hart e trasformati in zombi dell’oscurità, alzarsi e dirigersi verso di lui. Non trovò altra soluzione, anche se non gli faceva piacere. «Andatevene da qui. Cercate un modo per spezzare i sigilli di Hart e portate fuori più ragazzi che potete.»
«Neanche per sogno!» sbottò Zec, ancora con i segni da Poltergeist umano. «Non ti lascio qui da solo.»
«Non abbiamo messo in piedi tutto questo casino per perderti» concordò. Donovan.
«Allora… combatteremo?» domandò Michelle incerta.
Betty sorpassò Donovan e si sistemò al suo fianco destro. «Non c’è altra scelta. Io ti renderò intangibile così da essere impossibile morderti.»
«Noi faremo il possibile per tenerli alla larga dal palco» disse Kerry, assumendo la postura da difesa con le braccia piegate davanti al petto e i pugni chiusi. «Voi due: trasformatevi.»
Kenny alla sua destra si piegò indietro, inarcò la schiena e lasciò il lupo mannaro emergere in lui, ricoprendosi di peli, snudando le zanne, sguainando gli artigli e ruggendo.
Jordan si levò di corsa la giacca e la gettò a terra. Sbottonò rapido la camicia, slacciò il papillon e li buttò sull’altro indumento, restando a petto nudo. «Con quello che ho pagato questo smoking, non posso permettermi di bruciarlo.» Le fiamme arancioni si diffusero sulla sua pelle, mentre gli occhi diventavano dello stesso colore e anche dalle sue dita spuntavano artigli.
«Andateci piano» disse Billy a voce alta. «Non hanno colpa della loro situazione, fate il possibile per evitare di ferirli in modo grave.»
«Possiamo cominciare con il tenerli più a distanza.» Michelle allungò le braccia davanti a sé con le mani aperte e la sua energia invisibile trascinò un gruppo di dieci ragazzi contro le gradinate ai lati est e ovest della palestra.
«Ottima idea.» Zec la imitò e un’altra decina di zombi volò contro le gradinate.
«Pessima idea» replicò Hart dall’alto. Arpionò l’aria con le dita affusolate e catene nere si avvolsero  intono ai corpi di Dana e Chas, sollevandole sopra il palco e tenendole sospese a mezz’aria. «Dimmi, signorina Berg, le vuoi indietro?»
Michelle si voltò di scatto e indirizzò braccia e attenzione verso di lui. «Lasciale andare!»
Billy si girò e vide le due ragazze venire sballottate  nell’aria prima verso l’uomo e poi verso la sua amica, come se stessero giocando al tiro alla fune. Era da sciocchi pensare che Hart sarebbe rimasto in disparte a osservare. Riportò lo sguardo davanti a sé e vide gli zombi rialzarsi rapidi e riprendere la loro avanzata. Al contrario di loro, Oscurità Maggiore poteva gestire più fronti contemporaneamente e allargare le sue fila.
«Ci farebbe comodo Dylan, dov’è finito?» domandò Donovan spostandosi davanti a lui.
«È uscito dalla palestra minuti fa» rispose Betty. «Una volta esaurito il suo compito, era libero di andarsene, come avevamo stabilito.»
«È colpa mia» fece Zec. «Se non aveste organizzato tutto questo per farmi aprire gli occhi…»
«Non ce ne pentiamo» replicò Billy. «Ce la caveremo anche stavolta.»
Il suo ragazzo annuì e con i palmi aperti respinse una nuova decina di adolescenti zombi.
Billy guardò in basso e notò che l’effetto quasi non si notava: trenta di loro erano già arrivati oltre la metà della palestra.
Jordan ne bloccò due. Kenny ne tenne a bada uno, ma un secondo sfuggì dalla sua presa. Kerry ingaggiò una lotta contro un ragazzo il doppio di lei e non poteva concentrarsi su altro.  
Nonostante la strenua convinzione con cui aveva pronunciato la frase di incoraggiamento per il suo fidanzato, Billy non credeva realmente sarebbero sopravvissuti, ma sapeva anche che non gli avrebbero permesso di sacrificarsi. E non vedeva altra via di uscita.
Una ragazza con un vestito blu afferrò le caviglie di Donovan e lo trascinò a giù dal palco.
Zec la respinse indietro, ma quattro ragazzi zombi avanzarono, camminando sopra all’amico per terra.
«Lasciami Betty» ordinò Billy. «Vai da Donovan, se non intervieni lo calpesteranno anche tutti gli altri.»
Betty scostò la mano da lui e si buttò giù dal palco, nella sua forma incorporea attraversò gli assalitori e raggiunse l’amico steso a terra e rannicchiato per proteggersi. Lo afferrò con entrambe le mani rendendolo intangibile come lei.
«Ti proteggo io» disse Zec, parandosi davanti a lui.
Billy aprì la bocca per rassicurarlo, ma Zec venne sbalzato contro il muro a destra.
«Hai perso la tua immunità» sentenziò Hart, tenendo il braccio destro teso per non lasciare la presa su Chas e Dana, mentre con il sinistro bloccava il ragazzo alla parete.
«Non sono indifeso» urlò Billy. Si rigirò la Falce tra le mani e con la parte posteriore della lama colpì il primo ragazzo zombi salito sul palco, ributtandolo sul pavimento.
Zec emise un verso di fastidio, cercando di spostare con il suo potere da Poltegeist la forza invisibile che lo ancorava con la schiena sul cemento. «Devi attaccarli con la lama o sarà inutile!» gli gridò.
Billy si voltò verso Zec. «Non posso. Non intendo far loro del ma…»
Un dolore lancinante lo sorprese all’altezza della spalla sinistra, bloccandogli le parole in gola. La fitta si attenuò e con la coda dell’occhio vide il responsabile.
Un ragazzo castano zombi in abito scuro aveva appena sollevato i denti dalla sua giacca e dalla sua camicia strappate, lasciandogli l’impronta dei canini sulla carne.     
 
 
 

                                                                Continua…?

lunedì 7 settembre 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 116

Sorge Oscurità Maggiore 41: The Hunger Dance

 

Zec era stato diffidente lungo tutto il tragitto percorso nella Jeep di Dylan che da casa aveva portato lui, il suo accompagnatore, Dana e Michelle fino a scuola.

Osservando dallo specchietto retrovisore i volti sorridenti dell’amica e di sua sorella sedute nei sedili posteriori, non riusciva ad allontanare la sensazione inspiegabile di un pericolo imminente, o di un qualcosa che lo avrebbe colto di sorpresa e messo in difficoltà.
Erano passati una manciata di giorni da quando Dana lo aveva spiato in camera con Hart e se  andare al ballo con la sua ragazza era la mossa per attaccarlo, o riavere i suoi poteri, non capiva in quale modo sperava di riuscire nel suo intento.
Dylan gli posò una mano sulla coscia coperta dallo smoking nero. «Rilassati, siamo qui per divertirci e niente pressioni sul dopo-ballo.» Parcheggiò e spense il motore.
Zec lo guardò con un mezzo sorriso: sembrava il solito, con le sue battutine ammiccanti e forse aveva ragione.
Dana e Michelle scesero prima di lui dall’auto. Si lisciarono i rispettivi vestiti viola e color pesca e si presero sotto braccio.
«Andiamo avanti a cercare gli altri» disse Michelle. «Ci vediamo dentro.»
Zec uscì dalla Jeep e le vide camminare tranquille sul vialetto verso l’entrata della palestra. Dylan gli fu subito accanto e lo prese per mano.
«Sei a disagio per la presenza di Billy?»
Zec scosse la testa. «È solo un ballo scolastico e tu sei solo un accompagnatore.»
L’altro ragazzo parve deluso, ma s’incamminò con lui verso la palestra senza fiatare, attorniati da altre coppie di studenti in smoking scuri e abiti di vari colori e lunghezze.
Non appena varcarono l’ingresso, Zec notò vicino alle gradinate il capannello del comitato di controllo formato da tre insegnanti e da Hart Wyngarde. I loro sguardi si incrociarono per pochi secondi e poi l’uomo lo distolse e si avvicinò a una ragazza un po’ grassoccia con i capelli biondi e un vestito argentato, che riconobbe essere Marcy Vale, una delle compagne di Michelle nel gruppo dei disturbi alimentari.
Zec li guardò parlottare, ma non era veramente interessato. Nella testa rimuginò sulla chiacchierata avuta con Hart e su come i dubbi sul loro patto non fossero svaniti del tutto.  
«Ecco tua sorella e Michelle.» Dylan lo trascinò verso il gruppetto di ragazzi e fuori dai suoi pensieri.
Zec si ritrovò davanti Donovan in un completo simile al suo, Betty in un vestito color crema e Billy con lo stesso smoking del loro primo ballo della scuola come coppia.
«Siete eleganti» si affrettò a dire. «Tutti e tre.»
Gli amici sorrisero impacciati, ma fu quello di Billy a colpirlo: non aveva detto nulla sul fatto che fosse venuto insieme a un altro ragazzo.
«Andiamo, carotina. Questa è la mia prima notte di libertà e voglio ballare» esclamò Dana.
Ridendo, Michelle si lasciò condurre nella pista da ballo in mezzo alla palestra, dove già si muovevano a ritmo di musica pop una miriade di ragazzi e ragazze.
«Non pensavo veniste insieme» disse Zec, guardando Donovan e Betty.
«Siamo qui come amici» precisò la ragazza. «Infatti Billy è con noi, stiamo provando a ricostruire il gruppo.»
Zec avvertì un senso di invidia. Voleva anche lui tornare a far parte del gruppo, ma in verità non lo aveva mai lasciato. Però si sentiva come se fosse diventato un estraneo con loro.
«Coraggio, buttiamoci nella mischia.» Dylan lo tirò gentilmente verso la pista da ballo, distogliendolo ancora dal suo rimuginare.
Zec si lasciò guidare in mezzo al folto gruppo e gli mise il braccio sinistro intorno alla schiena, mentre lui faceva lo stesso. Per fortuna la musica non imponeva uno stile di ballo specifico, così si ritrovò a ondeggiare a una spanna dal suo compagno.
«Non sembri contento di trovarti qui» commentò Dylan sorridendo.
«No, ho solo tanti pensieri per la testa.»
«Già, lo immaginavo.» Dylan avvicinò il viso al suo e le labbra all’orecchio sinistro. «Puoi confidarti con me, se vuoi. So mantenere i segreti.»
Zec allontanò la testa e la scosse. Non aveva voglia di parlarne, non sapeva nemmeno esattamente cosa dire. Vagò con lo sguardo lungo il perimetro della palestra. Gli addobbi erano pacchiani, forse più dell’anno precedente: festoni realizzati a mano dagli studenti e qualche altro argentato e dorato, evidente rimasuglio dei precedenti balli, presi in qualche grande magazzino, non il massimo visto che il preside aveva allestito tutto per raccogliere fondi per la ristrutturazione della piscina.
La sua attenzione fu poi catturata da tre figure familiari. Scorse Jordan in piedi accanto a una delle porte di sicurezza, Kenny seduto sulle gradinate e Kerry accanto al tavolo principale con la scodella del punch alle spalle. Erano vestiti come gli altri, ma non seppe spiegarsi il perché gli parvero fuori luogo al ballo.
Dylan sospirò. «Mi sa che sono un pessimo ripiego.»
Zec riportò lo sguardo su di lui. «No, sei perfetto. Cioè non sei un ripiego. Insomma… scusami, ma non sono dell’umore per una festa.»
«A questo possiamo rimediare.» Dylan gli lasciò la mano destra e sollevò il braccio, facendo un cenno a qualcuno di avvicinarsi. «Almeno sono riuscito a ballare con te.»
Zec non fece in tempo a replicare e vide Billy avvicinarsi a passo veloce.
«Posso avere un ballo anche io?» gli domandò.
Zec fissò incerto Dylan che annuì sorridendo. «Okay.»
Billy riprese la posizione lasciata dall’altro ragazzo, stringendolo però più a sé.
Mentre si rilassava intrecciando le dita della mano destra tra quelle del suo ragazzo, Zec intravide Dylan allontanarsi tra gli altri adolescenti. Di colpo capì quel cambio di partner.
«Era tutto preparato.»
«Più o meno» ammise Billy. «Temevo che avresti rifiutato un mio invito diretto. O che Hart si sarebbe intromesso in qualche modo orribile.»
«Non volevo che facesse del male a nessuno di voi. E nemmeno a Jordan» replicò di getto.
«Perché hai accettato di unirti a lui?»
«Per non sentirmi più solo e abbandonato.» Zec si sorprese di essere riuscito a dirlo senza troppi giri di parole.
«Non sarai mai solo» rispose Donovan.
Zec girò il viso a destra e vide lui e Betty accanto a loro due. Erano fermi senza ballare.
«Non saremo sempre d’accordo su tutto, litigheremo, ma resteremo uniti. Anche noi non vogliamo stare senza di te» fece la ragazza.
Zec smise di ballare. Quell’agguato avrebbe dovuto infastidirlo, e un pochino era così, ma per gran parte gli fece piacere. I suoi amici erano ancora disposti ad accoglierlo.
La band bloccò la musica. La canzone si interruppe a metà e una nuova partì di colpo.  
Girandosi verso il palco allestito contro la parete a nord, Zec riconobbe le prime note di “Don’t Speak” dei No Doubt e vide tre ragazze in mezzo ai maschi del gruppo musicale: Michelle, Dana e Chas, intenta ad afferrare il microfono dal giovane cantante sorpreso. 
I ragazzi intorno a loro si fermarono a loro volta, poi Chas prese a cantare:
 

«Siamo qui

Riuniti tutti per te
Non è un giorno come gli altri
Sentiamo il tuo dolore
Ciò che ti divora dentro
Non vogliamo perdere un amico
Ora puoi lasciarti andare
Dicci ciò che ti angoscia veramente.»
 

Mentre tutti i compagni ripresero a ballare come se nulla fosse, Zec percepì il potere della ragazza intorpidirlo,  avvertì la presa delle mani di Billy e Donovan sulle braccia e la schiena e spingerlo in avanti, vide Betty scostare bruscamente le coppie e fargli raggiungere il palco.

Michelle e Dana lo afferrarono a loro volta e lo aiutarono a salire.
Chas gli fece stringere tra le mani il microfono.
Zec avvicinò le labbra e cantò:
 

«Stai zitta!

Non sai di cosa parli
Non hai idea di come mi sento
Non hai provato quel vuoto dentro
Stai zitta!
Credi di sapere e capire
Ma sono solo scuse
Io so quanto fa male.»
 

Chas lo fissava negli occhi e lui non riusciva a smettere di rivelare ciò che si era tenuto dentro all’animo.

Così continuò:
 

«Quei ricordi felici

Ora sono nemici
Non più famiglia, non più amici
Senza il mio ragazzo, rimarrò solo e terrorizzato
In un mare di lacrime sarò imprigionato
Stai zitta!
Non sai di cosa parli
Non hai idea di come mi sento
Non hai provato quel vuoto dentro
Stai zitta!
Credi di sapere e capire
Ma sono solo scuse
Io so quanto fa male
Tutto avrà fine
Se non sfrutto quel dolore
Sarò sopraffatto fino a morire.»
 

Zec lo avvertì emergere: quel dolore appena nominato e la rabbia che gli provocava esplosero, risvegliando il suo potere da poltergeist e riscuotendolo dall’incanto musicale.

Gettò il microfono a terra e la musica continuò senza le parole della canzone, i ragazzi della band lo fissarono spaventati e abbandonarono la postazione.  Lui li lasciò scappare, si voltò verso la pista davanti a sé e sollevò le braccia.
Le varie coppie ballavano incuranti di quanto stava accadendo e non fecero caso a Donovan, Billy  e Betty che levitarono sopra di loro, sorretti a forza dalla sua presa mentale, raggiungendo le tre ragazze sul palco.
Senza mollare i tre compagni, Zec afferrò con la telecinesi anche  Chas, Dana e Michelle.
Osservò i sei ragazzi sospesi a mezz’aria di fronte a lui e disse: «Siete soddisfatti? Ora sapete come mi sento. Cosa è cambiato?»
«Mi dispiace» rispose Billy. «Accettando il tuo amore e di diventare il tuo ragazzo, ti ho illuso. Ti ho fatto credere che ci sarebbe stato un futuro per noi, ma è impossibile. Non volevo, ma è stato inevitabile. Per quanto sia innamorato di te, la verità è che la Bocca dell’Inferno deve sparire e io con lei.» 
«A parte questo non cambierà niente» intervenne Michelle. «Quando sarai triste per la mancanza di Billy, avrai noi. Io, Donovan e Betty non te lo faremo affrontare da solo. Staremo con te, perché siamo tuoi amici. Sempre.»
Zec fu scosso da un tremore. Quelle parole erano dure e dolci. Scappare era inutile. Hart gli aveva offerto un’illusione in cambio di un’altra, ma la verità non poteva essere aggirata.
«Anche io ti devo delle scuse e ho capito perché mi hai tolto i miei poteri e la possibilità di uscire di casa.»  Dana lo fissò con sguardo comprensivo. «Mi hai voluto ferire, come ho fatto io scappando. Ora so quanto fa male e non intendo tradire la tua fiducia. Non importa se ti riempi di vene scure e hai gli occhi neri come adesso, non ti abbandonerò più fratellino. Ricostruiremo insieme la nostra famiglia e se lo vuoi ancora, anche il nostro rapporto.»
Zec provò un improvviso sollievo. Solo in quell’istante si rese conto che tutto ciò di cui aveva bisogno erano delle scuse sincere. Rassicurato, allentò il potere mentale e li fece scendere con i piedi sulla base del palco, lasciandoli liberi.
Billy avanzò verso di lui. «Non hai bisogno di Oscurità Maggiore. Sei forte abbastanza per affrontare tutto e non da solo. Anche senza di me, avrai loro.» Gli tese la mano. «Sei d’accordo?»
Zec fece un passo avanti. Sapeva che sarebbe stato difficile, il dolore non poteva essere evitato. Forse aveva commesso alcuni errori a cui non poteva rimediare, ma non era più disposto a sottostare al volere di Oscurità Maggiore.
«Sì, non voglio più avere niente a che fare con lui.» Zec afferrò la mano di Billy nella sua. «Ho chiuso con Hart Wyngarde e Oscurità Maggiore.»
La canzone in sottofondo si stoppò.
«Sei stato una vera delusione» annunciò Hart Wyngarde, levitando sopra le loro teste. «Resterai sempre vittima delle tue debolezze.» Scosse la testa e schioccò le dita.
I ragazzi e gli adulti sparsi per la palestra si bloccarono con sguardo vacuo.
«Hai perso. Accettalo» disse Billy.
Hart mostrò il suo solito subdolo sorriso. «Siete proprio degli stupidi. Sapevo del vostro patetico piano per tutto il tempo. Speravo Ezechiel fosse più promettente e non dover intervenire, ma ho un'altra pupilla. Cara signorina Vale, può procedere.»
Zec ricordò la ragazza vista con lui all’ingresso in palestra, la cercò tra la folla e intravide Marcy alzarsi da uno dei tavoli che delimitavano la pista da ballo.
La ragazza emise un verso che da lamento divenne un ringhio. La sua pelle si colorò di un grigio spento e bava viscida le colò dalla bocca spalancata. Agguantò un ragazzo a pochi passi da lei, se lo strinse al petto e mostrando denti ingialliti lo morse con foga famelica sulla spalla, strappando pezzi di tessuto dello smoking fino ad arrivare alla carne. Il ragazzo si ridestò dall’immobilità e la sua pelle subì la stessa mutazione di quella di Marcy.
«Fame» disse in tono gutturale.
«Fame» ripeté Marcy.
Muovendosi con lentezza si avviarono alla ricerca di altri ragazzi.
«Non è possibile! Non puoi essere arrivato a tanto» esclamò Billy.
Zec lo fissò confuso. Sembrava aver capito meglio di lui cosa stava accadendo.
«Mi avete sfidato ancora e ho alzato l’asticella» rispose Hart imperturbabile. «Il banchetto ha inizio, l’oscurità verrà diffusa.»
«Cosa stai facendo? Se vuoi punirmi per averti abbandonato, sono qui, ma non prendertela con gli altri» gridò Zec.
Hart gli rifilò uno sguardo annoiato e tornò a rivolgersi a Marcy. «Procedi, mia cara, crea nuovi adepti, mangia a sazietà.»
Zec osservò la ragazza ripetere l’operazione su un altro ragazzo e la prima vittima  morsa fare altrettanto con una ragazza. Entrambi i nuovi soggetti subirono la stessa trasformazione e quasi all’unisono biascicarono: «Fame.»
Inorridito, Zec realizzò la mossa di Hart: aveva appena trasformato il ballo in un buffet per zombi oscuri.
 
 

                                                                         Continua…?

lunedì 17 agosto 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 115

Sorge Oscurità Maggiore 40: Il Talento di Dana Giller

 

Camminando lungo il corridoio, Billy notò di sfuggita i poster del ballo di fine anno affissi alle pareti. I caratteri della parola BENEFICENZA, scritti con pennarello rosso acceso, risaltavano su tutti gli altri insieme a quelli di PARTECIPATE TUTTI.

Il giorno precedente il preside si era premurato di fare un annuncio in cui spiegava che quell’anno il ricavato della vendita dei biglietti del ballo sarebbe servita a sovvenzionare i lavori di ristrutturazione della piscina, parzialmente danneggiata da un incendio causato da un’improvvisa fuga di gas.
Ripensandoci, Billy scosse la testa. Anche se ormai in molti cominciavano a non riuscire più a ignorare le manifestazioni soprannaturali della Bocca dell’Inferno del sogno di Elliott, la linea generale applicata era comunque di trovare una ragione logica e plausibile per giustificare quegli eventi. Motivo per cui Jordan Guiterrez, anche se responsabile e pentito, non sarebbe mai stato accusato del fatto.
Il vociare di altri ragazzi e ragazze che camminavano spediti nella direzione opposta alla sua, lo ricondussero al presente e alla sua meta. A differenza di loro non si sarebbe diretto alla mensa anche se era l’ora della pausa pranzo. Aveva un appuntamento in sala multimediale.
Salì agitato gli scalini per il piano dell’aula, era tanto incuriosito, quanto preoccupato da quell’incontro: Michelle aveva mandato il messaggio per avvertirli, ma l’idea di riunirli era di Dana e questo lo induceva a pensare che ci fosse il cinquanta per cento di probabilità che sarebbe stato per qualcosa di necessario e il cinquanta per cento per qualcosa di potenzialmente disastroso. 
Arrivò al piano e procedette spedito fino all’ingresso dell’aula. Fermo sull’uscio semiaperto, scrutò all’interno: i suoi tre amici erano presenti e con sua sorpresa trovò anche i gemelli Wood.
«Dana ha voluto anche voi due… forte, ma strano.» Billy entrò facendo un cenno di saluto con la mano destra.
«Già, siamo tutti sulle spine» biascicò Donovan, masticando e reggendo tra le mani quel che rimaneva di un tramezzino con insalata, pomodoro, maionese e prosciutto cotto.
Kenny si girò per guardare in viso Michelle. «Siamo rimasti spiazzati, ma Michelle non sa dirci nulla di preciso.»
Michelle lasciò cadere due cornetti al formaggio nel sacchetto arancione degli snacks che stringeva con la mano sinistra. «Dana mi ha raccomandato solo di riunirvi tutti a quest’ora. Non so nulla nemmeno io.»
«Però se ci avessi avvisato di dover aspettare così a lungo, mi sarei presa qualcosa da mangiare anche io alle macchinette» commentò Kerry, incrociando le braccia sul petto.
«Scusate, ho fatto più presto che ho potuto» si scusò Billy. «Però ora possiamo cominciare.»
Betty scosse la testa e la coda di cavallo di capelli castani le ondeggiò sulle spalle. «Manca ancora qualcuno.»
Billy ricontrollò i presenti. Tolto Zec, che escludeva fosse stato incluso tra i partecipanti, gli sembrava che la loro Scooby Gang fosse tutta lì. «Chi dovrebbe arrivare?»
Donovan si sfregò le mani per far cadere le briciole per terra. «Dovrebbero essere in tre, giusto?»
Michelle annuì con la bocca piena e le labbra sporche di una patina di polvere gialla. Cercò di ingoiare veloce, ma non fece in tempo a rispondere.
«Eccoci qui.»
Billy si voltò e alle sue spalle vide farsi avanti Chas, Jordan e Dylan.
«Ci tengo a precisare che è tutta colpa di Dylan» continuò Chas, scostando una ciocca bionda dietro le spalle e spostando la sedia più vicina per accomodarsi. «Noi eravamo in perfetto orario.»
Jordan diede una leggera spinta all’altro ragazzo per farlo muovere. «Ho dovuto stanarlo con il mio fiuto da Mastino Infernale e fargli un po’ di pressione per unirsi alla riunione.»
Dylan camminò serio e si appoggiò con la schiena contro la parete in un angolo vicino alla finestra chiusa. «Credevo fosse ovvio che mettersi contro Hart Wyngarde è da pazzi, ma voi siete tutti masochisti e av…»
Il trillare insistente del cellulare di Michelle lo zittì di colpo.
«È lei» annunciò la ragazza, appoggiò il sacchetto di cornetti al formaggio sul banco accanto a sé e si ripulì le dita sull’incarto. Estrasse il cellulare dalla tasca e con i polpastrelli ancora un po’ unti, rispose alla chiamata. «Ciao tesoro, ci siamo tutti.» Ci furono un paio di secondi di silenzio e poi aggiunse: «Ah… come vuoi.»
Billy la osservò spostare lo smartphone sul palmo sinistro e azionare il vivavoce.
«Ehilà truppa, come va?» la voce squillante di Dana risuonò per la classe. «Prima di tutto facciamo l’appello.»
«Stai scherzando?» replicò Donovan.
«Ciao zucca vuota, anche tu mi sei mancato» rispose Dana.
«Sono Betty e ci siamo tutti: Billy è qui, anche i gemelli Wood e ci sono pure, Chas, Jordan e Dylan.»
«Grazie, è bello sentirti.»
«Non tutti siamo così felici di questa rimpatriata» disse Dylan.
Dana emise un risolino. «Vedrai che ti piacerà.»
Chas sbuffò. «Potresti iniziare? La pausa pranzo non dura in eterno.»
«Sì, Barbie Copia-incolla, lo so, anche io ho i minuti contati: posso contattarvi solo ora che mio fratello è a scuola con voi.» Dana emise un sospiro. «La ragione di questa riunione strategica è ovvia: ho un piano infallibile per riportare Zec tra i nostri ranghi.»
Billy fissò il telefono come se riuscisse a vedere il viso gongolante di Dana davanti a sé. «Ne sei sicura? Non abbiamo notato niente di diverso in lui.»
«Perché non vivete nella sua stessa casa e non avete origliato una sua conversazione con Oscurità Maggiore» replicò la voce della ragazza dall’apparecchio.
Tutti i presenti si girarono con più attenzione in direzione dello smartphone.
«Lui si è accorto che lo spiavi?» domandò Betty.
«Oscurità Maggiore ti ha vista?» il tono di Michelle fu più apprensivo.
«In che modo questo coinvolge anche me?» chiese Dylan.
«Una cosa alla volta.» Dana fece un pausa ad effetto. «Hart-Oscurità era andato via, mio fratello mi ha vista ma non ha fatto o detto nulla ed è questa la parte interessante. Ha confessato di avere dei dubbi sul suo passaggio al lato oscuro.» 
Billy fece un passo in avanti, avvicinandosi alla mano di Michelle. «Lo hai proprio sentito dire da  lui?»
«Più o meno… il senso era quello…»
Chas sbuffò. «Quindi è solo una tua interpretazione. Puoi averci trascinato qui per niente.»
«So cosa ho sentito e riconosco la faccia da “ho tanti dubbi” di mio fratello» ribadì Dana. «Ora fate silenzio e ascoltatemi: sfrutteremo il ballo per far leva sulla sua incertezza e lo riporteremo nel team.»
Billy si guardò intorno e notò che anche gli altri si osservavano tra loro dubbiosi.
Michelle si schiarì la voce. «Ma Dana, come farai se non puoi nemmeno uscire di casa?»
«Questa è la fase uno, carotina. Ho convinto Zec che mi merito di andare al ballo con la mia ragazza, se non per me, per far contenta te. Ovviamente l’ho detto in presenza di mia madre, che era entusiasta all’idea di vedermi rientrare al liceo, anche solo per una sera. E Zec non ha potuto opporsi.»  
Donovan incrociò le braccia sul petto. «Quindi sei riuscita a farti liberare, come sappiamo che non sparirai e che tutta questa messa in scena è solo per far si che ti aiutiamo a farlo?»
Michelle spostò di lato la mano con il cellulare e camminò verso di lui. «Perché Dana non andrà da nessuna parte, vuole stare con me e io sono qui. Anche se devo ancora prendere i biglietti e scegliere il vestito e pensare a…»
«Sentito zucca vuota? Ora fa’ silenzio.» la interruppe Dana. «Ai dettagli penseremo dopo Michelle. Perché tutto proceda per il meglio, ho bisogno che siate presenti anche voi, perciò mi dispiace per te Betty, ma dovrai farti accompagnare al ballo dal tuo ex, o da Kenny, anche se non sei dell’umore.»
Betty evitò di guardare in volto i due nominati. «Non c’è problema.»
«E io dovrò invitare Zec» intervenne Billy. In realtà non era sicuro che avrebbe accettato, ma lo allettava l’idea di ricreare l’atmosfera del loro primo bacio al ballo dell’anno precedente.
«Assolutamente no!» disse Dana, con il tono talmente alto che la voce lo raggiunse anche se il telefono non era più indirizzato verso tutti loro. Michelle se ne rese conto e tornò al suo posto vicino al banco con il sacchetto di snacks, risistemandosi per dare a tutti una buona acustica. «Sarebbe poco credibile e darebbe dei sospetti ad Hart. Sarà Dylan ad invitarlo.»
Il ragazzo si staccò dal muro e avanzò verso il centro dell’aula dove erano riuniti gli altri. «Perché proprio io?»
«Non fare il finto tonto. Sei attratto da mio fratello e anche a lui non sei indifferente. Inoltre sei innocuo per Hart e quindi non si intrometterà.»
«Ma il ballo è tra due giorni e non ho preso i biglietti e non ho nemmeno chiesto a Zec se ci andrà.»
«Allora muoviti! Vai subito a comprare i biglietti e a cercare Zec» ordinò Dana.
«Sì, giusto.» Dylan sorrise e attraversò il resto della classe, ma arrivato davanti all’entrata si bloccò e si girò indietro. «E il resto del tuo piano?» 
«Ti metteranno al corrente gli altri» rispose Dana.
Billy lo osservò uscire e scomparire nel corridoio e provò invidia e gelosia. Stava per andare al ballo con il suo ragazzo e aveva la certezza che Zec non avrebbe rifiutato l’invito.
«Non fare il maschio possessivo, Billy» fece Dana, come se gli avesse letto nella mente. «Mio fratello è cotto di te, un’infatuazione non conta nulla. E poi, una volta lì, quando sarà rilassato dovrai farti avanti con Zec, ballare con lui e aiutarlo a capire che questa situazione non è quello che vuole.»
Billy tornò a fissare il cellulare. «Come posso fare?»
«Presto detto: con la fase due. Jordan e Chas saranno al ballo co….»
«Ah, finalmente, pensavo di essere venuto qui per niente» commentò Jordan.
Kerry annuì. «Anche io vorrei capire perché sono qui.»
«Volete smetterla di interrompermi? Tu pseudo-Cacciatrice verrai al ballo con chi ti pare e insieme al tuo gemello e al giovane piromane, sarete le nostre guardie di sicurezza, nel caso ad Hart venisse qualche idea perversa» rispose Dana. «Come stavo dicendo, durante il ballo Billy farà rinsavire Zec, per aiutarlo Chas salirà sul palco con la band e canterà per manovrare i sentimenti di mio fratello.»
Chas scattò in piedi. «Un momento, non ho mai fatto niente del genere. Cioè sì, qualche volta ho fatto roba simile con i miei poteri, ma far uscire i sentimenti delle persone è una tua specialità.»
«Infatti sarò al tuo fianco e ti aiuterò. Purtroppo non possiamo trovarci per delle prove, dovremo improvvisare. Questo potrebbe attirare l’attenzione di Hart, per cui ho bisogno che mi assicuri che non ti tirerai indietro all’ultimo minuto.»
Billy la guardò speranzoso. Non amava giocare con le emozioni degli altri, ma in quel caso era un male necessario.
Chas incrociò i suoi occhi, poi lanciò uno sguardo fugace a Donovan e Betty. Strinse le dita a pugno e disse: «Lo farò! Sono una professionista.»
«Bene. Avete tutte le informazioni necessarie e sapete qual è il vostro ruolo» concluse Dana.
Donovan si alzò in piedi. «La pausa pranzo sta per finire. Dobbiamo sbrigarci a uscire di qui, prima che ad Hart venga in mente di cercarci.»
Billy annuì. Guardò ancora lo smartphone e disse: «Grazie, Dana, per questa idea e per quello che vuoi fare per tuo fratello.»
«Aspetta a ringraziarmi.» Il tono della ragazza divenne di colpo serio. «Non c’è nessuna certezza che tutto andrà a buon fine, ma di una cosa sono sicura e devi essere pronto, anzi dovete esserlo tutti. Appena percepirà cosa stiamo facendo, Hart  non starà fermo a guardare; reagirà e lo farà in modo pesante. Siamo tutti in pericolo, non si limiterà a provocare qualche scaramuccia. Quando ci colpirà, lo farà per distruggerci.»
Nessuno rispose.
Billy concordava e sapeva che erano tutti potenziali bersagli. Dagli occhi dei compagni seppe che avrebbero comunque corso il rischio.
 
 
                                                                       Continua…?