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lunedì 30 maggio 2016

Recearticolo - X-Men Apocalisse

L’attesa è durata due anni ed era accompagnata da un certo timore. Sì, perché data l’esperienza con la precedente trilogia, il film numero tre sembra essere il vero arcinemico degli X-Men. Per fortuna, per quanto mi riguarda, considero questa terza prova della nuova saga iniziata con X-Men - L’inizio e proseguita con X-Men: Giorni di un Futuro Passato una vittoria. Il film non è perfetto, ci sarebbero alcune limature da fare, ma nel complesso è sulla linea giusta per soddisfarmi come fan dei fumetti e poi della serie cinematografica.
A differenza del capitolo precedente, la trama del film non prende ispirazione direttamente da nessuna storia/saga fumettistica specifica, ma attinge alla mitologia degli X-Men e del cattivo che dà il sottotitolo alla pellicola.
Fin dalle prime scene assistiamo infatti alla grandezza di Apocalisse (Oscar Isaac), mutante che fin dall’antico Egitto governava come una divinità sul popolo. La sequenza iniziale ha il pregio di ricollegarsi alla scena post-titoli di coda del film precedente, dandoci un background specifico per il personaggio di Apocalisse che così non risulterà un nemico spuntato fuori all’improvviso dal nulla. Nonostante il suo aspetto imponente, questo cattivo non ha lo spessore psicologico che può avere un Magneto(Michael Fassbender) o la stessa Mystica (Jennifer Lawrence), ma le sue motivazioni e i suoi obbiettivi sono chiari e precisi e non danno spazio a “zone grigie”: per lui i mutanti sono i più forti, gli unici con il diritto di governare il mondo e anche tra di loro, solo i più forti meritano di essere adorati e temuti e stargli accanto. Cercare una tridimensionalità maggiore in questo personaggio è un po’ inutile, anche nei fumetti è così, è il malvagio per antonomasia che vuole “solo” conquistare, plasmare e governare il mondo secondo i suoi voleri.
Dopo l’introduzione di Apocalisse, facciamo un lungo salto temporale e ci ritroviamo negli anni ottanta, perché come ormai da tradizione i film degli X-Men della nuova trilogia cercano di fondere il genere supereroistico con quello dei period movie. Questa volta però il tentativo non è riuscito alla perfezione. L’atmosfera degli anni ottanta si percepisce appena, non pervade e si fonde con la trama e gli eventi che coinvolgono il film. Forse la parte che avrebbe dovuto accentuarla era affidata alla gita al centro commerciale dei giovani Jean (Sophie Turner), Scott (Tye Sheridan), Kurt (Kodi Smit-McPhee) e Jubilee (Lana Condor) – almeno così appare dai vari video e dalle parole dello sceneggiatore Simon Kinberg rilasciati sul web – ma essendo stata tagliata nel montaggio finale ha lasciato così un sapore amaro in chi si aspettava un ambientazione temporale più dettagliata.
E visto che siamo in tema di difetti un altro è legato proprio al connubio tra il salto temporale di dieci anni con il precedente film e alcuni degli attori scelti per interpretare i mutanti adulti. Se può essere credibile che Mystica non sembri molto differente dalla se stessa adolescente del primo film e da quella quasi trentenne del secondo grazie alla natura dei suoi poteri mutaforma, non si può dire lo stesso per tutti gli altri. Xavier (James McAvoy), Magneto, perfino Bestia (Nicholas Hoult) e Alex Summers (Lucas Till) il fratello maggiore di Scott, tutti personaggi presenti nei primi due film ambientati nel 1962 e 1973 risultano poco invecchiati rispetto a quanto lo sarebbero in realtà e i loro poteri non possono giustificarlo.
Tolta questa scelta non del tutto condivisibile del casting, la trama procede in maniera fluida e senza risultare forzata. Assistiamo alla vita della Scuola Xavier per Giovani dotati, ci vengono presentati i giovani studenti che diventeranno i futuri membri icona degli X-Men, è mostrato in modo logico e non affrettato il reclutamento da parte di Apocalisse dei suoi Quattro Cavalieri, Xavier rincontra Moira MacTaggart (Rose Byrne) e gli eroi vengono a conoscenza del nemico da affrontare.
Nella pellicola  ci sono inoltre diversi rimandi ai film precedenti che danno l’idea di un perfetto mosaico in cui ogni pezzo va al suo posto, spiegando anche come mai personaggi come Mystica e Magneto facciano scelte che paiono fuori dal personaggio, ma che invece sono motivate dalle loro esperienze passate, che li hanno fatti maturare e soprattutto li avvicinano alla caratterizzazioni delle loro controparti fumettistiche. In quest’ottica vanno viste anche alcune svolte nella trama come l’imprigionamento di Bestia, Moira, Mystica e Pietro (Evan Peters) da parte di Stryker, un espediente utile a lasciare spazio ai giovani Jean, Scott e Kurt di mostrarci che hanno la stoffa per diventare i futuri eroi e agire come farebbero nei fumetti, dove iniziano la loro carriera da X-Men proprio da adolescenti.
E questo evidenzia un ulteriore pregio del film: per la prima volta abbiamo un vero film sugli X-Men. Non sui singoli Xavier, Magneto, Mystica o Wolverine, ma un film corale su un gruppo di personaggi che agisce come un team, dove hanno tutti la stessa rilevanza e ognuno dà il proprio apporto alla causa senza che solo uno o due di loro siano gli unici protagonisti. Certo scegliere questa strada porta a considerare la morte di Alex frettolosa, la scena di Pietro una mera copia di quella del film precedente, o le caratterizzazioni di Psylocke e Angelo piatte, però nel quadro generale queste imperfezioni non rovinano la visione del film, che riesce nell’intento di avvicinarsi il più possibile agli X-Men dei fumetti, dove il gruppo è la forza rispetto al singolo.
In più bisogna considerare che pur essendo concepita come la chiusura della trilogia, la storia riesce a introdurre in maniera coesa nuovi elementi del gruppo e gettare i semi (la menzione del rapporto tra Pietro e Magneto, la comparsata di Wolverine, il primo accenno di Fenice, le uniformi alla fine) che possono dare nuova linfa alla saga filmica degli X-Men, potendo in futuro attingere al tanto materiale disponibile nella lunga e spesso complicata, ma al contempo affascinante storia fumettistica dei mutanti.
In definitiva X-Men Apocalisse non ha la potenza emotiva di X-Men: Giorni di un Futuro Passato, ma resta un film molto buono, che mi è piaciuto e se forse ha fatto e farà storcere il naso agli amanti dei film di super-eroi, è invece una gioia per gli occhi per i lettori dei fumetti e almeno nel mio caso è riuscito anche a far riappacificare lo spettatore con il fan dei comics.

Un’ultima nota prima di chiudere: come è da consuetudine, al termine dei lunghi titoli di coda c’è una scena che getta le basi per il prossimo film. Se molti di voi guardandola la considereranno un po’ superflua e poco rivelatrice, lascio un piccolo grande indizio. Il nome Essex sulla valigetta è importante nella saga fumettistica perché è il cognome di Nathaniel Essex, un personaggio con stretti legami con Apocalisse e la famiglia Summers-Grey e conosciuto come uno dei maggiori nemici degli X-Men con il nome di Sinistro.

lunedì 2 giugno 2014

Recearticolo film - X-Men: Giorni di un Futuro Passato

Da lettore ventennale delle serie degli X-Men aspettavo con ansia questo film fin dal giorno in cui fu annunciata la pre-produzione, è stata una lunga attesa, ma ne è valsa la pena.
Cominciamo con il dire che di tutta la saga (io conto X-Men, X-Men 2, X-Men – Conflitto Finale e X-Men – L’inizio) questo è, a pari merito con X-Men 2, il più riuscito sotto ogni aspetto.
Seconda premessa, questo capitolo non è solo il sequel di X-Men – L’inizio del 2011, ma in un certo senso anche di X-Men – Conflitto Finale del 2006 e pone una sorta di conclusione all’intera prima trilogia uscita all’inizio degli anni 2000.
Infine, ma non per importanza, la storia con seppur diverse modifiche è tratta dall’omonimo arco narrativo di Chris Claremont e John Byrne, pubblicato nel 1980 sui numeri 141-142 di Uncanny X-Men (e ristampato di recente anche in Italia) e ha avuto l’onore/onere di introdurre il concetto dei viaggiatori temporali e dei futuri alternativi nell’universo narrativo degli X-Men e dei mutanti Marvel.
Ora iniziamo a parlare concretamente del film. La pellicola si apre sul futuro distopico che anche il fumetto aveva illustrato: le Sentinelle hanno preso il potere e governano sia sugli umani che su i mutanti, il mondo è allo sfascio ma un manipolo di eroi resiste ancora per impedire che entrambe le razze vengano sterminate. Incontriamo quindi quasi tutto il cast della trilogia originale sopravvissuto al terzo film, (unica assente Rogue, che secondo quanto riportato da uno degli sceneggiatori era coinvolta in una sottotrama non essenziale e quindi tagliata durante la post-produzione) con l’aggiunta di Alfiere, Blink, Sunspot e Warpath. Non fatevi ingannare: seppur possano sembrare mere comparse inserite per la gioia degli X-fans, questi personaggi svolgono il loro ruolo egregiamente. Sono soldati e fanno sfoggio dei loro poteri per contrastare le Sentinelle e garantire ai compagni (gli altri protagonisti principali) di portare avanti la trama in maniera sensata, non tutti hanno delle battute, ma la loro presenza non toglie tempo o scene agli altri.    
Con la riunione dei tre big – Xavier, Magneto e Wolverine – ci viene svelato il punto di svolta dell’intero film: il futuro in cui stanno vivendo può essere cambiato inviando qualcuno nel passato che prevenga l’omicidio di Trask da parte di Mystica, il suo coinvolgimento involontario nella creazione di Super Sentinelle e lo sterminio che ne conseguirà. Viene scelto Wolverine per le sue capacità rigenerative e gli viene detto che se riuscirà nell’intento, l’intero futuro sarà riscritto e basandosi sulle regole dei viaggi nel tempo nella fiction, viene sottointeso per gli spettatori che forse anche l’intera linea temprale subirà cambiamenti in eventi cruciali che l’hanno contraddistinta. A questo punto molti penseranno che la parte di storia coinvolgente il vecchio cast sia finita qui, invece li rivedremo ancora nel corso del film perché è solo la mente di Wolverine che viene mandata nel passato ed è mantenuta in quel tempo da Kitty Pryde, quindi finché lui vincerà o fallirà loro non potranno abbandonarlo.
Questo è il primo punto di forza del film. Pur trattandosi principalmente di un super-hero movie non prende sottogamba gli elementi della fantascienza che regolano i viaggi temporali. La storia continua a essere raccontata su due livelli temporali: il futuro distopico e il passato degli anni ’70. Inoltre, in questo modo rivediamo in azione in maniera epica il cast originale e assistiamo a una delle scene più intense del film. Il giovane Xavier disilluso, disamorato e terrorizzato dal dolore incontra il se stesso futuro che gli impartisce una lezione essenziale: non perdere la speranza, quello è il potere che condividono tutti, umani e mutanti, anche se tutto sembra negativo, continua a credere in un domani migliore e lotta per costruirlo. Questo semplice messaggio è anche uno dei pilastri alla base della storia fumettistica degli X-Men e gli sceneggiatori e il regista Bryan Singer se ne sono ricordati, facendolo fluire in maniera naturale nello svolgersi della vicenda.       
Come detto la storia si snoda su due livelli temporali, nel passato ritroviamo quindi Wolverine che con la sua missione ben chiara va alla ricerca di Xavier nel 1973. Anche in questo caso, come già nel prequel del 2011, è stato fatto un ottimo lavoro per integrare eventi reali del periodo nella trama e questo dà una marcia in più al film. Al contrario di altre pellicole dello stesso genere, l’avventura degli X-Men acquista sfumature più realistiche, lo spettatore vede l’evoluzione dei personaggi e delle loro vite osservandole sullo sfondo del mondo reale per come esso stesso è cambiato e in cui anche lui vive, facendo così che gli X-Men (personaggi di fantasia)  entrino di diritto a far parte delle vicende che hanno fatto la Storia (quella con la “S” maiuscola che si studia sui libri).
Parlando di evoluzione dei personaggi per una volta assistiamo a un Wolverine maturo. Non è più il lupo solitario e selvaggio dei primi film (e a essere sinceri non ruba neanche troppo la scena agli altri personaggi), interagisce con i compagni e pur non essendo propriamente un leader, riesce comunque a guidarli  affinché ognuno svolga il suo ruolo. 
Anche il cast giovane, introdotto nel prequel, ci regala delle interpretazioni meravigliose. Se in passato il rapporto Xavier-Magneto e come sono arrivati a posizioni tanto distanti era la molla che spingeva la narrazione, qui viene trattato in maniera più concisa, ma comunque efficace. Su tutti però mi sento di menzionare in particolare James McAvoy e Jennifer Lawrence, che danno una tridimensionalità e un’anima ai loro characters. Il primo con uno Xavier diverso da quello che ci aspetteremmo in base alla sua storia film/fumettistica: non un uomo posato e guida paziente per i suoi simili, ma un depresso e disfattista, disposto a rinunciare al suo potere mentale per non soffrire. Il modo in cui risale dal baratro in cui è caduto è completamente umano e non supportato da capacità super, rivelando perché sarà poi il famoso Professor X che tutti conosciamo. La seconda, invece, riesce a rendere Mystica più di un personaggio di contorno e la tratteggia non come la solita villain/femme fatale, ma piuttosto come una donna forte, divisa tra gli insegnamenti ricevuti da Xavier e ciò di cui l’ha convinta Magneto. Messa al corrente del ruolo che avrà sulla rovina del futuro, Mystica è quindi portata a compiere la sua scelta e lo farà trovando una via di mezzo tra la filosofia del palmo aperto di Xavier e quella del pugno chiuso di Magneto, entrando nella zona d’ombra che caratterizza la sua controparte fumettistica.
Le due ore e dieci minuti che compongono il film scorrono piacevolmente, tenendo sempre vivo l’interesse dello spettatore e non appesantendo mai la narrazione, questo grazie all’ottima miscela di ingredienti che lo rendono un’opera in grado di farsi apprezzare anche da chi solitamente non si appassiona ai blockbuster di super-eroi. Abbiamo infatti il dramma, mostrato dal pericolo dell’estinzione dei mutanti del futuro, dal peso di cui il giovane Xavier deve liberasi e dalle scelte che i personaggi fanno per agire in modo giusto e  al contempo salvare la propria razza senza perdere la loro umanità; l’azione, legata al viaggio nel tempo e contro il tempo di Wolverine per sventare l’omicidio e alle varie e sempre più mastodontiche battaglie; il risvolto comico incarnato per lo più dal personaggio di Pietro/Quicksilver (un’altra aggiunta non fine a se stessa e “regalo” ai fans, ma presente perché ha una vera funzionalità e forse per innescare una reazione in produzioni future) e dalle scene che lo coinvolgono; il tocco di realismo, quasi da period movie, grazie alle ambientazioni, ai costumi e all’integrazione di fatti reali inerenti al 1973; e il sense of wonder che i poteri dei mutanti (e gli effetti speciali con cui sono realizzati) garantiscono agli spettatori più e meno giovani.
All’inizio ho detto che X-Men: Giorni di un Futuro Passato è anche una sorta di conclusione della prima trilogia e lo capirete guardando le ultime scene, che non voglio rivelare perché sono una gioia per tutti coloro che si sono appassionati a questa saga fin dal 2000 e soprattutto per coloro che hanno letto e continuano tutt’oggi a leggere le gesta cartacee degli X-Men, ritrovandone lo spirito di fondo.
Un finale certo, ma forse anche qualcosa di più: già sappiamo che il franchising dei film degli X-Men è destinato a  continuare e quasi sicuramente con un rinnovamento che darà nuova linfa alla serie grazie al nuovo cast (ormai non più così giovane, ma destinato a diventare di veterani) insieme a nuove aggiunte e allo stesso tempo un arrivederci agli attori che lo hanno avviato quattordici anni fa, senza perdere la speranza che possano tornare  magari quando sarà il tempo di visitare ancora quei giorni di un futuro modificato.


P.S.: un consiglio, al termine della proiezione non abbiate fretta di uscire dalla sala prima che finiscano i titoli di coda, o potreste perdervi la comparsa di qualcuno importante per il prossimo film in lavorazione.     

domenica 23 dicembre 2012

Interludio - Recearticolo Avengers vs. X-Men 1-2

Io sto con gli X-Men

Come avevo detto schierarsi è inevitabile e io l’ho fatto. Sto con gli X-Men (non solo perché li leggo da più di dieci anni) perché, come nella maggior parte della loro carriera, anche in questa occasione vengono discriminati.
Capitan America e una delegazione di Vendicatori si presentano sull’isola in cui vivono Ciclope e gli X-Men rimasti con lui e non lo fanno per trovare un punto comune, per discutere della situazione, non dicono: “Ehi, la Fenice sta arrivando, voi cosa ne pensate? Vediamo se possiamo trovare un modo per risolvere il problema insieme.” No. Arrivano avendo già preso la loro decisione: prendere in custodia Hope, la potenziale ospite della Forza Fenice. E questo deve per forza andare bene agli X-Men. Anche se forse la Fenice, trovando la sua ospite ideale in Hope, potrebbe portare benefici e non distruzione.
Alcuni potranno dire che è stato Ciclope a iniziare le ostilità colpendo Capitan America con i suoi raggi ottici, ma sinceramente la guerra era già iniziata con l’ingresso dei Vendicatori nella casa dei mutanti. Come fa notare Kieron Gillen (autore dell’episodio di Uncanny X-Men legato al cross-over) attraverso la lettera di Ciclope, se qualcuno si presentasse in casa vostra e pretendesse di portare via un membro della vostra famiglia senza alcun permesso e senza addurre motivazioni, voi come reagireste? Non difendereste i vostri diritti? In fondo è questo quello che fanno i Vendicatori, calpestano i diritti di un singolo e della comunità a cui appartiene. Forse la reazione di Ciclope può sembrare esagerata, ma non può non essere giustificata.
A maggior ragione, se prendiamo in esame il presupposto per cui i Vendicatori scatenano questa faida, ci si rende conto che esso è inconsistente. Il loro ragionamento è: la Fenice sta arrivando, la Fenice ha distrutto dei mondi e ha cercato in passato di farlo anche con la Terra e nessuno può controllarla. Sbagliato! L’essere che cercò di distruggere la Terra in passato era una Fenice con le sembianze di Jean Grey, non come afferma Wolverine “una Jean Grey posseduta”. La povera Jean divenne l’ospite della Fenice per pochi istanti prima di morire uccisa dal criminale Xorn, un tempo troppo breve per poter dire che ne sarebbe stata consumata e corrotta. La verità, come fa notare Rachel Grey (negli episodi legati al cross-over di Wolverine & the X-Men e X-Men Legacy) è che proprio lei è la dimostrazione che i Vendicatori si sbagliano e agiscono in base a pregiudizi. Rachel ha convissuto per anni come ospite della Forza Fenice. Ha interagito con lei, combattendo minacce di ogni genere, senza mai perdere il controllo. Cosa significa questo? Probabilmente che permettendo alla Fenice di congiungersi con l’ospite (che tutto fa indicare ha scelto di sua volontà) non ci sarebbe morte, ma rinascita.
Hope però è costretta a fuggire perché i Vendicatori la braccano, agendo fin da subito come giudice e giuria. La loro intenzione e prenderla in custodia, ma cosa significa questo in concreto? Rinchiuderla? O peggio, ucciderla per evitare che la Fenice possa essere ospitata?
In quest’ottica trovo un po’ incoerente il comportamento di Wolverine. Si schiera con i Vendicatori, pensando così di proteggere gli studenti della scuola che ha recentemente fondato, poi però ammette con Capitan America di essere disposto a uccidere una ragazzina per impedire che si ripeta la tragedia di Jean (dimenticandosi che quella che gli chiese di ucciderla non era la vera Jean). Poco importa se poi cambia idea, se decide che non è intenzionato a essere quello che uccide i ragazzini, tradisce comunque la fiducia di Hope e la consegna ai Vendicatori, che come lui, hanno un comportamento tutt’altro che tollerante.
Lo dimostra ancora una volta proprio Wolverine portando i giovani mutanti dell’isola nell’Accademia dei Vendicatori (negli episodi di Avengers: Academy legati al cross-over), impedendo così non solo ai ragazzi di scegliere liberamente con chi schierarsi, ma addirittura tenendoli lontani dai loro ex-compagni che vivono nella sua scuola, perché potrebbero influenzarli in modo sbagliato. E gli stessi Vendicatori (negli episodi di X-Men Legacy) si presentano a forza nella scuola di Wolverine per controllare gli studenti e gli insegnanti rimasti ed evitare che possano unirsi alla lotta degli X-Men per trovare e difendere Hope, come alcuni loro colleghi hanno già fatto. Ancora una volta gli X-Men non possono disporre del loro libero arbitrio.
Tutto questo è discriminatorio. I Vendicatori possono essere animati da buone intenzioni, ma le loro azioni dimostrano il contrario.
Per fortuna non tutto è perduto. Hope riesce comunque ad arrivare sulla Luna (scegliendo così di non mettere in pericolo la Terra) giusto in tempo per l’approssimarsi dell’arrivo della Forza Fenice. Di fronte a Vendicatori e X-Men scopriremo se questo tanto temuto/sperato incontro avverrà...

Dal punto di vista della trama, la miniserie principale e costruita in maniera eccellente. Fluida e scorrevole, si concentra sugli eventi salienti, lasciando agli episodi delle singole serie il compito di approfondire certi aspetti dell’intera storia. Fino a ora, la maggior parte di questi episodi sono effettivamente illuminanti, rivelando nel profondo le ragioni delle azioni dei personaggi, soffermandosi su particolari che sembrano di poca importanza (ma non è così!) e fornendo quindi una visuale completa sulla vicenda.

Ora non ci resta che attendere. Il destino di Hope è davvero quello di diventare tutt’uno con la Forza Fenice e portare una ventata di speranza? O (anche se con metodi discutibili) avevano visto giusto i Vendicatori?

Titolo: Avengers vs. X-Men 1-2; Gli Incredibili X-Men 269-270; Wolverine & gli X-Men 7-8; Iron Man & gli Avengers 56-57
Autori: M. Bendis, J. Aaron, E. Brubaker, J. Hickman, K. Gillen, C. Gage
Editore: Panini Comics

giovedì 8 novembre 2012

Interludio - Recearticolo su Avengers vs. X-Men 0

La Fenice sta arrivando...

L’evento Marvel dell’anno sta per cominciare anche qui da noi, provo quindi ad analizzare i tre personaggi che sono cardine nel dipanarsi della vicenda, riassumendo le loro traversie e facendo il punto della situazione.

Forza Fenice

Entità cosmica legata alla distruzione e alla rinascita, la Forza Fenice ha sempre avuto un forte collegamento con Jean Grey, membro fondatore degli X-Men. Questa forza primaria dell’universo ha bisogno di un corpo ospite per manifestarsi e agire e trova l’essere perfetto con cui congiungersi in Jean quando, ancora bambina, si risvegliano i suoi poteri mutanti e “assiste” telepaticamente la sua amica Annie morente. Il contatto psichico con il regno dei morti di Jean, attira l’attenzione della Forza Fenice, che risponderà più in là negli anni alla richiesta psichica di aiuto della ragazza a bordo di uno shuttle che sta per essere distrutto dalle radiazioni solari. In quell’occasione, la Fenice si fonde con Jean, attratta dalla forza e dalla passione della sua anima e trovando in lei un essere affine, la salva insieme ai suoi amici e la trasforma in un’eroina con poteri quasi divini. Quei poteri le permettono tempo dopo di impedire la distruzione dell’universo, contenendo l’energia del Cristallo M’Kraan, potente arma dell’impero extraterrestre degli Shi’Ar.
Come Fenice, Jean combatté nelle fila degli X-Men per diverso tempo, ma sotto le manipolazioni di Mastermind (un vecchio nemico del gruppo conosciuto anche come Jason Wyngarde) e del Club Infernale, Jean venne convinta di essere una divinità e corrotta dal suo stesso potere si trasformò in Fenice Nera. La foga distruttiva di Fenice Nera si abbatté sui suoi amici e per calmare la sua “fame” annientò il sistema stellare D’Bari, attirando l’attenzione degli Shi’Ar. La razza che in precedenza aveva salvato, decretò la morte di Jean, l’unico modo per liberarsi dell’entità Fenice. Ovviamente gli X-Men si batterono per proteggere la compagna, ma fu proprio lei, rendendosi conto delle sue colpe e pentita, a suicidarsi sulla Luna (questi eventi sono stati raccontati ne “La Saga di Fenice Nera” e se non l’avete mai letta, recuperatela, ne vale la pena!).   
Quello che tutti ignorarono fu che la vera Jean Grey non era mai diventata Fenice, ma era stata rinchiusa in un bozzolo rigenerativo nell’oceano, fin dal loro incontro sullo shuttle e successivo schianto in acqua. La Forza Fenice aveva quindi preso il suo posto per tutto quel tempo e dopo il tentato suicido, si trovò dispersa e cercò di raggiungere nuovamente Jaan nel bozzolo, che disgustata dalle sue azioni la rifiutò. La Forza Fenice, che aveva trovato in Jean l’unico ospite complementare, cercò un essere simile a lei e così una parte dell’entità si fuse con Madelyne Pryor (clone di Jean) e un’altra parte rimase dormiente nel corpo di Rachel Summers, la figlia di Jean Grey e Scott Summers (Ciclope) di un futuro alternativo.
Qui la storia si fa un po’ complicata: a seguito di vari eventi che portano Madelyne a essere coinvolta in trasformazioni malvagie e battaglie con i demoni che ne causarono al morte, e Rachel in viaggi nello spazio e nel tempo che si conclusero con la separazione parziale dall’entità, la Forza Fenice si ritrovò incompleta, senza un corpo ospite e a questo punto il richiamo di Jean Grey fu nuovamente tanto forte da portarla ancora dalla sua scelta originaria.
Prima e durante la battaglia con il malvagio Xorn, Jean cominciò a manifestare ancora l’effetto Fenice (cioè rimasugli del potere dell’entità sotto forma di un uccello di fuoco), che secondo alcuni era rimasta sopita in lei dopo la morte di Madelyne, fino a divenire nuovamente tutt’uno con la Forza Fenice, ma rimanendo comunque uccisa nello scontro con Xorn. La Forza Fenice si ritrovò così di nuovo orfana della sua ospite e disorientata,  cercò di tornare sulla Terra e resuscitare Jean. Questo attirò ancora una volta l’attenzione degli Shi’Ar, che timorosi di un ritorno di Fenice Nera, disgregarono l’entità. La parte maggiore della Forza Fenice rimase con Jean e lei stessa ammise di essere ormai diventata un’unica entità: la Fenice Bianca della Corona, che trascese nella Camera Incandescente per cercare i frammenti mancanti della Forza Fenice e prelevarli dagli ospiti in cui si era rifugiata.
E adesso? Nella breve storia dal titolo “Araldo”, pare di capire che la Forza Fenice ha terminato la sua ricerca e sembra che qualcosa, o qualcuno, la attiri ancora verso la Terra. Va notato, che dopo aver distrutto Terrax e il pianeta Birj, evento che porta Nova a dare l’allarme, la Forza Fenice abbia tenuto fede al suo nome di potenza di distruzione e rinascita, visto che dalle ceneri del pianeta morto germoglia nuova vita (vignetta finale della storia).

Scarlet
Wanda Maximoff è una mutante, figlia del criminale/terrorista/eroe Magneto. Pur avendo cominciato la sua carriera come criminale nella Confraternita dei Mutanti Malvagi a capo del padre, Scarlet decise di cambiare vita, diventando un’eroina e trovando posto tra le fila dei Vendicatori (o Avengers, se preferite). Insieme al gruppo di eroi visse innumerevoli avventure, provando più volte il suo coraggio e il suo valore. Non solo, proprio durante la sua militanza nel team trovò l’amore sposando Visone, un androide/sintenzioide (una specie di robot) capace di provare sentimenti umani e anch’egli parte dei Vendicatori.
Qualche tempo dopo, Scarlet mostrò instabilità nel controllare i suoi poteri mutanti di alterazione delle probabilità e venne aiutata dalla strega Agatha Harkness, che la prese come sua pupilla, istruendola alla magia. Quando lei e Visione si ritirarono temporaneamente dai Vendicatori, proprio la combinazione di magia e capacità mutanti, unita al desiderio di Scarlet di diventare madre, le permisero di concepire e mettere al mondo una coppia di gemelli a cui diede il nome di William e Thomas. La tranquilla vita familiare di Sacarlet non era però destinata a durare.
Rientrata insieme a Visione nei Vendicatori (nella loro filiale della Costa Ovest), Scarlet dovette affrontare la scomparsa e conseguente distruzione del marito a opera del governo americano, che lo aveva ritenuto pericoloso per la sua capacità di connettersi con tutti i computer del mondo e nonostante Visione venne ricostruito, la nuova versione era privata dei ricordi della vita insieme a Scarlet, dandole quindi un marito che non provava più nulla per lei. Come se la situazione non fosse già complicata, anche i figli di Scarlet cominciano a mostrare delle anomalie. Scarlet chiamò quindi in aiuto Agatha Harkness e la donna rivelò che i bambini erano il  prodotto della magia della sua ex-allieva. Grazie ai suoi poteri, Scarlet era riuscita a invocare due frammenti dell’anima dello stregone malvagio Master Pandemonio, che scoperto il fatto si presentò dai Vendicatori e “assorbì” Thomas e William, rivelando che in realtà e a sua insaputa, erano parti dell’essenza del demone Mefisto. Per sconfiggere il demone, che ora completo minacciava l’intera umanità, Agatha Harkness aveva bisogno dell’aiuto di Scarlet, così cancellò la memoria di Wanda riguardo i figli, causandole un esaurimento e facendola cadere in uno stato catatonico.
Fu in quello stato che Scarlet venne rapita dal padre Magneto, che dopo averla manipolata, la rese la potente Scarlet Nera e la spinse a rivoltarsi contro i Vendicatori e il mondo intero. A quel punto il vero responsabile dietro tutte le disgrazie di Scarlet si rivelò essere Immortus, un viaggiatore temporale e controllore del tempo che aveva individuato la mutante come un essere nexus, in grado cioè di far convergere in lei energia capace di alterare la realtà e aveva manipolato gli ultimi mesi di vita di Scarlet proprio per portare a galla il nexus e attingere a questa energia. I suoi piani vennero mandati in fumo dall’intervento congiunto dei Vendicatori con il Dottor Strange e Agatha Harkness, che nuovamente risvegliò in Scarlet il ricordo dei figli scomparsi, portandola a ribellarsi all’influenza di Immortus, perdendo però temporaneamente ogni potere.
Dopo un periodo di recupero, Scarlet tornò tra i Vendicatori in possesso dei suoi poteri (sia magici che mutanti), ma anche rimanendo un essere nexus. Cercando l’aiuto del criminale Dottor Destino per rintracciare le anime perdute dei suoi gemelli, riuscì nell’intento, resuscitandoli in nuovi corpi. La Forza della Vita richiamata per fare ciò, era però incontrollabile  e offuscò il giudizio di Scarlet, fondendosi con lei grazie alla sua particolarità di essere nexus.  
Scarlet continuò con la sua vita da super-eroina, inconsapevole di aver resuscitato i figli e combatté diverse battaglie al fianco dei Vendicatori, ma contemporaneamente la Forza della Vita dentro di lei prendeva il sopravvento, trasformando la sua magia in magia del Chaos, in grado di riplasmare la realtà.
Una Scarlet non più padrona della sua volontà e guidata dalla Forza in lei, ricordò del ritorno in vita dei gemelli, andò a chiedere aiuto ad Agatha Harkness per ritrovarli e davanti al rifiuto della donna, la uccise. Avendo pieno controllo su Wanda, la Forza della Vita la portò inoltre a credere responsabili i Vendicatori del mancato salvataggio dei figli e la fece agire in modo da distruggerli. Ancora una volta solo l’intervento del Dottor Strange con i Vendicatori riuscì a fermare la follia di Scarlet, che caduta sotto l’effetto di un nuovo esaurimento, venne presa in custodia da Magneto (questi eventi sono narrati nel cross-over Vendicatori Divisi che è considerato un po’ l’inizio di una trama lunga anni, di cui Avengers vs. X-Men è il culmine).
Il professor Xavier (fondatore degli X-Men) provò a curare Scarlet senza successo e quando il fratello della donna scoprì che i Vendicatori e gli X-Men si erano riuniti per “risolvere” il problema Scarlet, la convinse a ricorrere ancora al potere della magia del Chaos per cambiare la realtà, dando origine a una alternativa in cui i mutanti e Magneto erano al potere. Un manipolo di eroi riuscì a riportare tutto alla normalità, ma Scarlet ancora sotto shock e arrabbiata per il male fatto al fratello, usò nuovamente la Forza della Vita e decimò i mutanti della Terra, facendo in modo che non ne nascessero più. Questo rese Scarlet una fuggiasca, priva di memoria e odiata dalla maggior parte della comunità di super-eroi e al contempo portò i suoi giovani figli (diventati eroi e membri dei Giovani Vendicatori con il nome di Wiccan e Speed in seguito a Vendicatori Divisi) a partire per cercarla. La trovarono nel regno del Dottor Destino, in procinto di sposarlo. Grazie a Wiccan, Scarlet riacquistò la memoria e così dopo uno scontro tra Giovani Vendicatori, Vendicatori, X-Men e il Dottor Destino, in cui la Forza della Vita venne strappata da Scarlet, venne rivelato che il criminale tentò di usare la Forza per accumulare potere, ma quando questa entrò in Scarlet lui la manipolò per farle compiere i vari atti negativi. Ormai libera, Scarlet decise di prendersi del tempo per capire cosa fare della sua vita.
E adesso? Nella breve storia ritroviamo Scarlet decisa a ricostruire la sua carriera di eroina ed è invitata da Miss Marvel a riunirsi ai Vendicatori. Scarlet è ovviamente titubante e arrivata alla base, trova un amareggiato Visione che, pur sapendo tutto quello che è accaduto, non le perdona di averlo usato come arma contro i loro amici e la caccia. Scarlet in lacrime viene portata via da Miss Marvel. Bisogna notare che, essendo un essere nexus che ha già sperimentato poteri derivati da un entità simile alla Forza Fenice, Scarlet si candida a poter diventare una potenziale ospite per la Fenice, o un’arma con cui contrastarla.  

Hope
In conseguenza all’incantesimo di Scarlet che porta alla decimazione dei mutanti, la razza rischia l’estinzione finché, miracolosamente, nasce una bambina. Subito viene identificata come la “Messia Mutante” e sia gli X-Men e i loro alleati, sia i loro nemici, che i gruppi anti-mutanti, cercano di trovarla. Dopo lunghe lotte, colpi di scena e tradimenti, la piccola viene affidata a Cable, figlio dell’ X-Man Ciclope e cresciuto nel futuro (è una lunga storia!), che per salvarla da chi vuole eliminarla, la porta con sé nel futuro. Un altro viaggiatore temporale e traditore degli X-Men di nome Alfiere li insegue, così Cable e la piccola Hope Summers (questo il nome scelto) iniziano a scappare in vari futuri distopici. Cable diventa il padre adottivo e vede in lei la salvezza dei mutanti, Alfiere invece è convinto che le azioni di Hope daranno vita al futuro da cui lui proviene e in cui i mutanti sono braccati e chiusi in campi di concentramento. Dopo varie traversie, Cable e una Hope adolescente ritornano nel presente, ancora una volta la ragazzina viene braccata per essere uccisa e dopo il sacrifico di Cable, rivela i suoi poteri mutanti e, fatto ancora più sconcertante, manifesta l’effetto Fenice, al seguito del quale vengono individuati cinque nuovi mutanti.
Hope, cresciuta come una guerriera educata a compiere il suo destino, decide di aiutare e rintracciare ogni nuovo mutante comparso dopo il suo ritorno e sviluppa subito una connessione particolare con i cinque. In realtà non tutti credono che la sua esistenza sia un bene e mentre Ciclope cerca di proteggerla in ogni modo, lei vuole a tutti costi essere messa al corrente su ciò che la riguarda e sulla Forza Fenice. Un particolare da non sottovalutare è la straordinaria somiglianza tra Hope e Jean Grey, fatto che la rende agli occhi di tutti l’ospite ideale e va aggiunto che nel corso di varie battaglie, la giovane mutante mostra aspetti del potere della Fenice, arrivando addirittura in un’occasione, mentre è tramortita, a essere chiamata dall’entità “figlia”.
E adesso? La storia di cui è protagonista non aggiunge niente a ciò che già sappiamo di lei. Hope è in contrasto con Ciclope, che vorrebbe tenerla costantemente al sicuro per il ruolo che potrebbe giocare nel futuro della razza mutante. In molti credono che sia lei l’ospite più adatta ad accogliere la Fenice e Hope, dal canto suo, sembra pronta ad accettare questa eventualità.

Come avrete capito Forza Fenice, Scarlet e Hope sono più legate di quanto si potesse supporre.
L’arrivo della Forza Fenice è visto da  due prospettive distinte. I Vendicatori, che all’epoca dell’avvento di Fenice Nera giocarono il ruolo di semplici spettatori, non vogliono correre il rischio di vedere il mondo distrutto da qualcuno non in grado di gestire la forza cosmica. Gli X-Men e Ciclope in primis dall’altro, credono nella capacità di rinascita della Fenice, che potrebbe annullare gli effetti della magia di Scarlet e portare alla nascita e comparsa di molti nuovi mutanti, cancellando il rischio di estinzione.
Se poi teniamo conto che membri storici degli X-Men come Bestia, Wolverine e Tempesta, sono da alcuni anni anche membri dei Vendicatori, la situazione si fa ulteriormente complessa. Scegliere con chi schierarsi sarà inevitabile.
E voi? Da che parte state?

 

Titolo: Avengers vs. X-Men 0
Autori: M. Bendis, J. Aaron, J. Loeb, F. Cho, E. McGuinness
Collana: Marvel Miniserie n.128
Editore: Panini Comics
48 pagine