Sorge Oscurità Maggiore 32: La Donna Dietro la Cacciatrice
«Questa donna, la Prima Cacciatrice, è
la madre di Billy?» domandò Zec spostando lo sguardo da una all’altro.
«Sarebbe più corretto dire che è la
madre di Elliott» rispose Betty.
«Puoi spiegarci cosa sta succedendo?»
chiese Donovan spazientito.
Billy rimase fermo a fissare l’anziana
signora davanti a lui: i capelli bianchi striati di grigio, il fisico non
minuto, ma nemmeno troppo corpulento, l’altezza di una decina di centimetri
inferiore a quella di lui. Indosso aveva la camicia di lino rosata e i
pantaloni di cotone felpato nero, come nell’ultimo ricordo che aveva di lei
sana.
«Lei è Gillian, la madre di Elliott e
quindi la mia» confermò, senza staccarle gli occhi di dosso. «Dopo la rottura
del nostro gruppo, ho sentito di sprofondare nel vuoto e lei, come Prima
Cacciatrice, mi ha fatto comprendere che queste stesse sensazioni hanno guidato
Elliott verso il sonno.»
«Riguardano i tre frammenti di ricordo?»
domandò Michelle. «Cosa hai scoperto?»
«Elliott ha ceduto al desiderio di dare
sfogo al suo potere dopo la morte di sua madre. Aveva una malattia
neurodegenerativa che ha distrutto i suoi ultimi anni di vita ed Elliott ha
perso la speranza, rimproverandosi di non aver potuto far nulla per aiutarla»
raccontò. «Adesso ricordo quel periodo.»
«Questo è il suo errore» intervenne
Gillian. «Elliott ha fatto tutto quello che ha potuto, anzi di più e la mia
presenza qui ne è la prova.»
«Cosa vuoi dire?»
Gillian si piegò e raccolse dal
pavimento la Falce. Tenendola con entrambe le mani, la calò piano davanti a sé,
tagliò l’aria e la camera di Elliott si accartocciò per poi distendersi in un
ambiente differente.
Billy osservò lo scenario mutare e
insieme ai suoi compagni si ritrovarono in un salone, di fronte a loro c’era Gillian, con addosso una
vestaglia bordeaux da cui si intravedevano i pantaloni color panna di un
pigiama, seduta su un divano blu con accanto Elliott. Vicino al divano un
tavolino rotondo e a una decina di passi un ampio balcone.
«È un altro ricordo, giusto?» suggerì Zec.
La Gillian con la Falce annuì e si
accostò a loro.
«È nella fase di peggioramento della
malattia» spiegò Billy. «Elliott non riusciva più a convincerla a vestirsi.»
Osservarono Elliott porgerle il palmo
aperto con una pastiglia rosa e reggere con l’altra un bicchiere colmo d’acqua.
“Coraggio, mamma. La metti in bocca e
con l’acqua la ingoi” disse Elliott
“No” replicò la donna, allontanando la
mano.
“È la tua medicina. Dopo che l’hai
presa, guardiamo la televisione insieme. Magari troviamo uno dei film che ti
piacciono.”
“Non la voglio!” ribadì Gillian alzando
al voce. “Non voglio neanche stare qui! Voglio tornare a casa mia!”
Billy si strinse il busto con le
braccia. «Assisterla era doloroso, ogni giorno di più. Ma quando anche i
farmaci non facevano più effetto… era impossibile, Elliott non sapeva… io non
sapevo più cosa fare.»
Elliott appoggiò pastiglia e bicchiere
sul tavolino rotondo alla sua sinistra. “Tranquilla, mamma è tutto a posto. Sei
a casa, con me. Sono Elliott.”
“No, Elliott è un bambino piccolo. Devo
tornare da lui.”
Gillian scattò in piedi, Elliott fece
altrettanto e le prese il braccio destro, lei lo spinse indietro e si
divincolò, facendo cadere il figlio di nuovo sul divano.
«Cosa le prende?» chiese Donovan
«È per colpa della sua malattia… credo
si tratti di Alzheimer» rispose Betty.
Billy deglutì a fatica. «Sì, i suoi
ricordi erano mischiati, non riconosceva più la casa, me… era straziante e
anche spaventoso. Poteva farsi male e non sapevo come tenerla al sicuro.»
Gillian corse verso il balcone. “Voglio
uscire, devi farmi uscire!”
Elliott le fu dietro, la superò e si
parò davanti a lei, per impedirle di arrivare alla maniglia della porta.
“È tutto a posto. Non puoi uscire. Sei
al sicuro.” Elliott tremante provò ad allungare la mano verso di lei.
Gillian gli afferrò entrambi i polsi e
lo strattonò. “No! Fammi uscire! Fammi uscire!”
Madre e figlio si agitarono in un
movimento convulso, che mise a dura prova la capacità di Elliott di restare in
equilibrio.
Michelle si sfiorò il labbro inferiore
con le dita della mano sinistra. «Oh no… povero Elliott… ma dove trova tutta
quella forza una donna anziana?»
«Non ne era consapevole, la malattia
alterava anche le reazioni del suo corpo» rispose Billy con voce flebile. «Lei
non si rendeva conto di cosa succedeva… però in concreto io non sapevo come gestirla…»
“Mamma basta!” urlò Elliott.
“Allora fammi andare via!”
“Non posso.”
“Si puoi!” Gillian staccò le mani dai
polsi del figlio e chiudendole, iniziò a colpirlo con dei pugni sulle braccia e
sul petto. “Sei cattivo! Cattivo! Cattivo!”
Elliott chiuse le braccia davanti al
petto per pararli e indietreggiò, mentre sua madre continuava a picchiarlo,
procedendo verso il balcone. Poi sul suo volto si dipinse il panico e subito
dopo, con un gesto rapido, posò le dita di entrambe le mani sulle tempie della
donna.
Donovan si sporse in avanti. «Cosa le
sta facendo?»
«Sta usando i poteri psichici» rispose
Billy. «La mente di sua madre era in frantumi e anche se aveva promesso a
Nicole di non usare mai più i suoi poteri, in quell’istante la infranse.
Sperava di curarla.»
Betty lo osservò dubbiosa. «Ne sei
sicuro?»
«È proprio così» disse Gillian. «Queste
erano le sue intenzioni.»
La Gillian in vestaglia si zittì e si
immobilizzò. Gocce di sudore si diffusero sulla fronte di Elliott, mentre il
suo sguardo era fisso sulla madre anche se sembrava perso altrove.
“Elliott… tesoro, cosa succede?” Gillian
accarezzò le dita del figlio.
Elliott ritrasse le mani e chiese
titubante: “Mamma, sai chi sono?”
“Certo: sei mio figlio. Ti senti bene?”
“Ho bisogno di sedermi.”
Gillian prese il figlio sottobraccio e
lo accompagnò verso il divano. Quasi in un ribaltamento dei ruoli, era lei di
colpo ad assistere lui.
«Ce l’ha fatta» fece Zec.
«Aspetta» replicò Gillian.
Seduto a fianco della madre, Elliott le
accarezzò la guancia sinistra. “Cosa ricordi degli ultimi giorni?”
Gillian rifletté qualche istante. “Sono
un po’ confusa. Ricordo il dottore e la visita per degli accertamenti sui miei
vuoti di memoria.”
“È successo due anni fa…” sussurrò Elliott.
“Non importa, come ti senti adesso? Riconosci questa casa?”
“Certo, è casa nostra e sto bene, è come
svegliarsi dopo aver fatto un lungo sogno. Però mi preoccupi tu: non hai una
bella cera. Non nascondermi la verità, sono anziana, ma sono la tua mamma. Puoi
raccontarmi tutto.”
“È tutto a posto.” Elliott le sorrise. “Abbiamo
passato un brutto periodo però ora che stai bene, non importa nulla. Sono
cont…”
“Bene, allora possiamo andare a casa” lo
interruppe Gillian.
Elliott rimase impietrito a guardarla.
“Forza, sei un ragazzo gentile,
accompagnami a casa da mio figlio e mio marito. Mi stanno aspettando.”
“Mamma… mi hai appena detto che sono io
tuo figlio…”
“No, mio figlio è piccolo. Non so
neanche il tuo nome.”
Elliott scosse la testa. Le lacrime gli
scivolarono fuori dagli occhi di colpo. “Non è servito a nulla.”
“Non devi piangere, ti porto con me”
continuò Gillian. “Però sbrighiamoci, prima che i signori che vivono qui
ritornino.” Si alzò dal divano e tirò la manica della felpa di Elliott per
esortarlo a fare lo stesso.
«Basta! Non voglio più guardare» urlò
Billy.
La scena si bloccò come sotto l’azione
di un fermoimmagine.
Tutti i suoi compagni si voltarono a
fissarlo.
«Non volevo farti soffrire ancora» disse
Gillian. «Però questo pezzo del tuo passato, durante la mia malattia, era
necessario per spiegare il resto.»
«In che modo?» domandò Billy.
Gillian fece un passo davanti a lui e
gli prese la mano destra con quella libera dalla Falce. «Come hai visto poco
fa, hai cercato di curarmi e in quel contatto tra le nostre menti una frazione
della mia si è rifugiata nella tua. In quei pochi istanti di sanità, ho
desiderato restarti accanto per sempre, la tua abilità me lo ha concesso e in
un certo senso l’ho fatto.»
Michelle inarcò un sopracciglio. «Se in
tutto questo tempo una parte di lei era con Billy… cioè Elliott, perché non lo
ha fermato quando si è rinchiuso nel sonno?»
Gillian le sorrise comprensiva. «Sono
solo un minuscolo frammento, non potevo agire sulla sua volontà. Però, quando
ha dato sfogo alle sue abilità mentali, ho sfruttato anche io quella capacità.
Ho preso la forma della Prima Cacciatrice perché dai ricordi di mio figlio mi è
sembrata la personificazione più vicina a qualcuno in grado di guidarlo e
proteggerlo e nel limite delle mie possibilità ho portato avanti la mia
missione fino a oggi.»
Billy strinse ancora più forte le dita
della donna tra le sue. La pelle un po’ grinzosa e le ossa sottili sotto il suo
tocco gli sembrarono reali anche in quello strano sogno. «Perché non ti sei
mostrata così, nel tuo vero aspetto?»
«Non mi avresti riconosciuta. Nel
liberare questa parte di sé che sei tu, Elliott aveva rimosso ogni ricordo
della verità.»
«Quindi, quando come Prima Cacciatrice
mi hai detto di abbracciare la morte, in realtà intendevi…»
«Di accettare la mia morte» intervenne
lei. «Speravo ti aiutasse a ricordare e così intervenire sul sogno di Elliott.»
«Comunque, il suo tentativo ha avuto un
effetto positivo» disse Billy. «E aveva ragione: se avesse esercitato i suoi
poteri negli anni, avrebbe potuto curarti.»
Gillian scosse la testa rammaricata.
«Non c’è nessuna certezza e non credo potesse fare più di quello che hai
osservato. È una malattia e Elliott solo un uomo.»
Betty si schiarì la voce. «Cosa
c’entriamo noi con tutto questo? Perché ci ha trascinati qui?»
«Come vi ho già detto, volevo che
sapeste la verità sulla Prima Cacciatrice e ormai non mi resta energia per
mantenere quella forma, con quel poco della mia forza mi accoccolerò nei
ricordi di mio figlio» spiegò Gillian. «Ho un’ultima raccomandazione:
ritrovatevi. Qualunque dolore stiate affrontando, non escludetevi. Riunirvi è
stata una forma di rinascita, farvi incontrare, significava darvi speranza. È
così che potete mantenerla viva. Questa è la vera arma contro Oscurità
Maggiore.»
La donna sollevò la Falce sopra la testa
e la lama dell’ascia brillò.
Betty, Donovan, Michelle e Zec
scomparvero.
Billy allungò un mano verso la madre.
Gillian sorrise, sfiorò la punta delle
sue dita e si dissolse in luccichio bianco e argento.
La Falce cadde in terra con un clangore.
Billy spalancò gli occhi.
Si mise a sedere quasi sul bordo del
letto. Era sveglio. Tastò il materasso in cerca della Falce e non trovandola,
abbassò lo sguardo, scorgendola accanto al piede destro, si chinò e la
raccolse.
«Grazie, mamma.»
Billy strinse l’arma al petto. Non si
sarebbe arreso, avrebbe ricominciato a lottare. E ascoltando il consiglio di
sua madre, si sarebbe ripreso tutti i suoi amici.
Adesso era Hart Wyngarde a dover temere
lui.
Continua…?