lunedì 28 aprile 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 84

Sorge Oscurità Maggiore 9: La Furia di Aiden Cheung

 

Donovan corse lungo il corridoio del pianterreno. Il professore di chimica si era dilungato oltre il suono della campanella e i suoi amici lo aspettavano in sala mensa. Era affamato e immaginò che l’argomento principale di conversazione durante il pranzo avrebbe riguardato il tour condiviso nella mente di Elliott e come sfruttare quei ricordi dolorosi per colpire e affondare Oscurità Maggiore.

Non lo aveva confidato a nessuno dei compagni, ma aveva provato compassione per Elliott: anche lui sarebbe riamato sconvolto  dalla morte di qualcuno a cui teneva, per quanto non lo avrebbe mai dato a vedere apertamente. Anche Billy gli era parso turbato da quelle rivelazioni e si chiese se era in grado di rimanere lucido, o se approfondire quegli eventi lo rendevano ancora più succube alle manipolazioni del loro nuovo nemico.
Una mano dalla presa decisa gli serrò il braccio, facendolo frenare e quasi cadere sul pavimento.
Donovan si girò indietro per guardare in faccia lo scocciatore. «Aiden? Cosa vuoi?»
«Dobbiamo parlare del giorno del test.» Il ragazzo asiatico lo fissò torvo. «Dimmi cosa è successo.»
«A parte il tuo dare di matto per qualche vespa?» lo schernì. Non intendeva svelare la presenza di Oscurità Maggiore, a meno che non ne fosse stato costretto, avrebbe scatenato reazioni pericolose e non voleva mettere nei casini Billy. «Direi il solito. Sai della nostra Bocca dell’Inferno da abbastanza. Qualcuno avrà avuto paura, o sarà andato nel panico e quello è il risultato.»
«Non prendermi per stupido.» Aiden gli afferrò anche l’altro braccio e lo costrinse a girarsi completamente verso di lui. «Tu e il tuo gruppo di sostegno del soprannaturale ne sapete di più. Ti ho sentito incolpare Jordan. Perché?»
Donovan si diede del cretino. Nel caos generale gli era scappato il coinvolgimento di Jordan Guiterrez nella precedente versione di “Paura e delirio a scuola”, ma non pensava che in preda al terrore l’altro lo avesse sentito.
«Non so di cosa parli e ora vorrei andare a mangiare.»
Aiden lo sbatté con forza contro la fila di armadietti, facendo vibrare il metallo. Le sue iridi divennero gialle e dall’arcata superiore dei denti sbucarono una coppia di zanne. «Vuoi farmi arrabbiare?»
Donovan ignorò il dolore al centro della schiena e alle braccia, bloccate dalle mani dell’altro, strette come tenaglie. Doveva mostrarsi impassibile. «Non ho nulla da dirti e fare il Grande Lupo Cattivo non cambierà le cose.»
«Bugiardo!» La voce di Aiden Cheung ormai era più simile a un ringhio. «Come fa Jordan a entrati nella testa e vedere cosa ti infastidisce? Questo è quello che mi ha fatto.»
«Sei fuori strada, non è capace di niente del genere.»
«Le vespe, la pioggia in corridoio, Dylan risucchiato dalle pareti. Non me lo sono immaginato e nemmeno tutti gli altri. Loro non ne parlano, preferiscono fare finta di nulla, io voglio sapere cosa c’entra Guiterrez.»
Aiden strinse con ancora maggiore forza la carne del suo avambraccio, poteva quasi avvertire il contatto con la pelle attraverso la felpa.
Donovan emise un lamento di dolore.
«Posso romperti un braccio senza fatica e continuare con gli altri arti» lo minacciò. «Oppure mi rispondi e puoi andare a strafogarti in mensa.»
Donovan si morse il labbro inferiore, non intendeva dargliela vinta, ma le sue parole non erano a vuoto e fu costretto a cedere. «Va bene! Jordan ha fatto qualcosa di simile. Però era sotto l’influsso della Bocca dell’Inferno.»
«Quando?»
«L’anno scorso. Era furioso perché era stato rimandato ingiustamente in alcune materie, avrebbe dovuto rifare il quarto anno e così ha trasformato l’intero edificio in una prigione infernale. Ci ha bloccati dentro a vivere paure, incubi e roba così. Però forse tu non eri nemmeno qui, magari eri già uscito al termine delle lezioni.»
Aiden allentò le dita sulle sue braccia. «Ero in palestra per gli allenamenti di basket, mi ricordo che è diventata un campo di battaglia. Sembrava di essere in un vecchio film sulla seconda guerra mondiale.»
«Bé qualcuno avrà avuto un compito di storia da preparare ed era stressato.» Donovan riuscì a staccarsi dalle porte degli armadietti. «Comunque, il giorno del test Jordan non era neanche presente, quindi non c’entra niente con quello che è accaduto.»
«No. Era nel cortile sul retro della scuola. Aveva accompagnato Chas, me lo ha raccontato lei.» Aiden ritirò le mani da lui e arretrò di qualche passo, lasciandolo libero. «Quel bastardo ha sfruttato ancora il legame del branco.»
«Quel legame non esiste più» replicò Donovan, massaggiandosi gli avambracci doloranti. «Lo hai rotto quando ci hai raccontato il tuo segreto, te lo ricordi?»
«Jordan non lo ha fatto. In qualche modo riesce ad entrarmi nella testa e non mi piace.» Aiden dilatò le narici e annusò l’aria. Ciuffi di pelo crebbero ai lati delle basette e le orecchie si allungarono, diventando a punta. Gli artigli sostituirono le unghie delle mani e si piegò a quattro zampe. «Gliela farò pagare!»
«No, sei fuori strada ti ho spiegato che è inn…»
Aiden partì in corsa e Donovan fece appena in tempo a vederlo dirigersi nella direzione opposta alla mensa.
Per una manciata di secondi restò immobile. Non sapeva quale fosse la scelta giusta da fare: avvisare i suoi compagni? Cercare Billy? Occuparsi di quel casino da solo?
«Al diavolo!» imprecò.
Si mise a correre dietro al licantropo impazzito. Privo di qualunque potere, sapeva di non essere in grado di fermarlo, ma era in parte responsabile del problema ed era compito suo risolverlo. 
Avvertì i polmoni bruciargli nel petto, ma riuscì a stare dietro ad Aiden. Lo inseguì mentre svoltava a sinistra e spalancava la porta di sicurezza sul campo sportivo, buttandosi all’esterno. Intuì che doveva aver fiutato Jordan e ora ci sarebbe stata una lotta tra lupo mannaro e mastino infernale.
Uscì all’esterno e mentre Aiden galoppava sull’erba, Donovan fu costretto a fermarsi per riprendere fiato.
«Cosa sta succedendo?» Billy era alle sue spalle, ansava, doveva aver corso anche lui e gli andò accanto. «Il mio senso soprannaturale è esploso all’improvviso.»
«Aiden… pensa che il delirio al test… sia colpa di Jordan» spiegò, facendo delle pause per inalare aria. «Mi ha sentito menzionare il caos della prigione infernale e ho dovuto raccontare tutto.»
«Ho capito. Andiamo e fermiamolo prima che la situazione peggiori.»
Donovan riprese a correre insieme a Billy e in breve raggiunsero le gradinate dove erano seduti Jordan e Chas.
Aiden ululò furioso, attirando la loro attenzione.
Jordan si alzò in piedi. «Cosa ci fai qui?»
«So tutto e ti darò una lezione» rispose Aiden.
Chas guardò i due ragazzi e poi notò lui e Billy. «Che diavolo state facendo? Jordan mi ha chiesto di venire qui per parlarmi, ma voi tre cosa c’entrate? Mi state facendo uno stupido scherzo?»
Aiden si avventò su Jordan, lo afferrò e lo trascinò via dalle gradinate, facendolo rotolare sul terreno. «Mi fai schifo. L’anno scorso hai creato una prigione con le nostre paure e incubi!»
Jordan si raddrizzò e si rialzò. «Come lo sai?»
«Colpa mia» urlò Donovan. «Ma si tratta di un equivoco. Calmiamoci e parliamone senza scatenare bestie soprannaturali.»
Aiden lo ignorò. «Lo hai rifatto pochi giorni fa e hai usato il legame del branco per entrarmi in testa.»
«Non ho fatto niente e non c’è nessun legame» disse Jordan. «Quella storia era il mio segreto con cui Kate mi ha fatto stringere il patto. Mi vergognavo di dirvelo, ma ormai non conta più: lei è sparita e io ho giurato di non rifare mai niente di simile. Al contrario di te, ho imparato a non farmi condizionare dalla rabbia e dalla frustrazione.»
Billy avanzò di qualche passo. «È la verità. Non siete legati in alcun modo e comunque non è lui il responsabile del disastro il giorno del test.»
Donovan si avvicinò all’amico. Temeva che per risolvere tutto, si esponesse, rivelando il suo coinvolgimento. «Visto? È come ti ho già detto. Rinfodera zanne e artigli.»
«Bugiardi!» gridò Aiden. «Volete fregarmi! Ma non ci casco! Quel mostro ha messo in pericolo tutti una volta e non è cambiato.»
Chas scese dalle gradinate. «Prova ad ascoltarli.» Gli andò accanto e gli prese con dolcezza il braccio. «Se ti calmi, capiremo chi è stato.» Con le labbra chiuse, iniziò a canticchiare, intonando una melodia rilassante.   
«Stanne fuori.» Aiden la spinse lontano con foga.
Chas inciampò e cadde sul bordo di cemento, escoriandosi il braccio destro.
Donovan imprecò mentalmente. Le andò vicino e si accovacciò, porgendole le braccia. «Mi dispiace. Non pensavo fosse così violento.» Lei si appoggiò e lasciò che la aiutasse a rimettersi in piedi.
Chas aveva gli occhi lucidi e fissava ferita il suo assalitore. Per la prima volta da quando si erano incontrati, Donovan provò compassione per lei.
Uno sfrigolare di fiamme li fece voltare tutti verso Jordan: il fuoco divampava dal suo petto e il maglione era già consumato, rivelando la pelle olivastra.  
«Bastardo! Lascia in pace Chas!» Jordan urlò rivelando le zanne tra i denti e puntando le iridi giallo-arancio cariche di odio contro il licantropo.
«È colpa sua. Mi sta sempre intorno, deve smetterla di seguirmi, o posso farle di peggio» replicò Aiden.
Jordan si lanciò addosso all’altro ragazzo e i loro corpi si intrecciarono in una lotta ferale.
Sorreggendo Chas, Donovan osservò la scena senza distinguere chi stesse avendo la meglio. Le fiamme di Jordan ferivano Aiden, ma le capacità di guarigione da lupo mannaro lo rigeneravano in breve e a sua volta scagliava graffi e pugni.  
«Bisogna fermarli» disse Chas.
«Non so come» ammise Donovan. Si sentì totalmente inutile. Un semplice ragazzo umano contro esseri soprannaturali.
«Non meriti tutte le attenzioni che ti dà» ruggì Jordan. «Non meriti nulla!»
«Hai una cotta per lei» replicò Aiden. «Per questo mi hai manipolato nel test. Peggio per te.»
Donovan guardò i due e poi l’amico.
Billy ricambiò lo sguardo e poi corse incontro ai lottatori. Era a un paio di passi da loro, pronto a  dividerli, quando un’aura nera lo immobilizzò e poi lo trascinò indietro.
«Oh no» mormorò Donovan. Capì chi era il responsabile. «Non ci voleva anche lui.»
Nuvole scure riempirono il cielo e la stessa aura nera separò a forza Jordan e Aiden.
«Bene, bene, bene.» La voce proveniva dall’alto. Da un buco tra le nuvole, Oscurità Maggiore galleggiò fino al prato inserendosi tra di loro. «Situazione interessante.»
Donovan vide gli altri tre compagni osservarlo sbigottiti.
«Chi cazzo sei tu?» gridò Aiden.
«È uguale … a Billy» sussurrò Chas.
Billy fu di nuovo libero di muoversi e disse: «Stanne fuori, questa faccenda non ti riguarda.»
«Al contrario» rispose Oscurità Maggiore. «Qui c’è del gran potenziale.» Girò gli occhi verso Aiden.
A Donovan morì il respiro in gola. Non gli serviva avere un quoziente intellettivo elevato, o poteri stupefacenti. Capiva da solo che la situazione era passata da pericolosa a mortale.
 
 

                                                                Continua…?  

lunedì 14 aprile 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 83

Sorge Oscurità Maggiore 8: Sul Viale dei Ricordi Oscuri

 

Billy rimase confuso a fissare la porta del suo appartamento.

Zec lo stringeva a sé, accarezzandogli la schiena. «Passami le chiavi.»
«Sì, giusto». Infilò entrambe le mani nelle tasche davanti dei jeans e frugò fino a trovare il mazzo. Era frastornato. Una parte della sua mente era rimasta con i suoi amici, aveva fatto il viaggio in autobus in silenzio ed era lì sul pianerottolo con gli altri quattro. L’altra parte era ancora in quel parcheggio, a vedere in una sequenza infinita la scena di Nicole che si allontanava dentro l’auto.
«Lascia, faccio io.» Alla sua destra, Michelle gli sfilò gentilmente le chiavi dalle dita e inserì quella della porta nella serratura.
Billy si lasciò condurre all’interno, attraversarono il soggiorno e Zec lo accompagnò fino al divano, facendolo sedere e prendendo posto vicino a lui.
Donovan entrò per ultimo e chiuse la porta. Emise un verso a labbra strette e l’intero corpo fu scosso da un brivido. «Non riesco a pensare a quello che ha fatto Oscurità Maggiore senza tremare. È stato spaventoso.»
«L’estensione del suo talento psionico è sorprendente» esclamò Betty. «In senso negativo» precisò.
«Mi chiedo fino a che punto le ha cancellato la memoria» disse Michelle, posando le chiavi sul tavolo. «Nicole Racher viveva a Dorms, avrà ancora familiari e amici qui, come giustificherà il non riuscire più a venire a trovarli? E cosa farà se sarà obbligata a dover tornare per ragioni personali o legali?»
«Possiamo evitare di parlarne in questo momento» suggerì Zec.
Nel silenzio imbarazzato che seguì, Billy sollevò il capo. Non aveva ascoltato con attenzione i discorsi dei suoi amici, ma aveva seguito una sensazione che gli formicolava nella testa. «Ero collegato a lui. A Oscurità Maggiore. In modo superficiale e sento ancora un residuo e dobbiamo sfruttarlo.»
«Billy, amico, non mi sembri nelle condizioni di fare giochetti mentali» replicò Donovan.
Zec guardò torvo l’altro ragazzo. «Potevi usare un po’ più di tatto, ma sono d’accordo.» Gli massaggiò la spalla destra. «Sei sconvolto, hai avuto … non so neanche come definirlo.»
«No! Dobbiamo farlo ora» insistette Billy. «Con questa traccia psichica che mi ha lasciato addosso, posso accedere ai ricordi dolorosi di Elliott, posso trovare un indizio su cosa lo ha spinto alla scelta del sonno.»
Betty si prese il mento nella mano sinistra, picchiettando l’indice sulla guancia. «In effetti, non ha torto. Avevo svolto delle ricerche dopo la telefonata con Nicole. In ospedale hanno detto di aver diagnosticato a Elliott una malattia come la “Sindrome della Bella Addormentata” e recenti studi ne hanno evidenziata una variante nuova chiamata “Sindrome della Rassegnazione: il paziente si chiude in un sonno senza risveglio a seguito di un evento traumatico. Scovare l’evento potrebbe davvero risvegliare Elliott e annullare tutto. Oscurità Maggiore compreso.»
«Aspetta, non possiamo essere così precipitosi» rispose Donovan. «Prima di tutto, Billy è sotto shock e ripeto non è la condizione ideale. Secondo, cosa accadrà a voi che siete stati mutati dagli effetti del sogno? Nessuno ci ha dimostrato che non svanirete appena Elliott aprirà gli occhi.»
«Abbiamo sempre avuto questo dubbio, ma non abbiamo mai smesso di cercare un modo per chiudere la Bocca dell’Inferno e svegliare Elliott» replicò Zec. «Non cambieremo idea ora.»
Donovan alzò le mani in difesa. «Non intendo questo. Dico solo che possiamo aspettare un momento in cui sia meno stressato e abbiamo raccolto più informazioni.»
Billy si mise in piedi. «Non possiamo perdere altro tempo. Ogni minuto che passa, la traccia mentale si indebolisce e rischiamo di non avere più un’occasione simile.»
Michelle si slacciò il cardigan. «Ok, però non sei mai risuscito ad avere un contatto volontario e prolungato con la mente di Elliott. Nemmeno quando eri in piena forma e gli eri molto vicino. Sei sicuro di riuscirci adesso? E se Oscurità Maggiore ti percepisse?»
«Usiamo la Falce, è qui in casa, giusto?» Betty avanzò verso il centro del soggiorno, a pochi passi da lui. «Faremo come ha fatto Sasha: ti aiuteremo, potenziando il tuo potere mentale e allo stesso tempo ti nasconderemo a Oscurità Maggiore.»
Zec inarcò un sopracciglio. «Siamo davvero in grado di farlo?»
Billy non lo sapeva, ma individuò un’ombra tremolare all’angolo della porta d’ingresso e una figura prendere forma. Un personaggio che gli era familiare. «Di sicuro può farlo lei.»
Gli altri alzarono e voltarono lo sguardo, seguendo il suo.
La Prima Cacciatrice mosse tre passi nella loro direzione.  «Posso. Tu sei in grado di sopportare ciò che vedrai?»
«Sempre criptica e poco rassicurante» commentò Donovan. «Dobbiamo capire come fa a essere sempre dove vuole, quando e come vuole.»
La donna dall’aspetto primitivo piegò di lato il viso nella direzione del ragazzo. «A tempo debito, tutto sarà chiaro.» Riportò lo sguardo su di lui. «Inoltrarsi in sentieri oscuri porta un dolore lacerante. Sei convinto della decisione?»
Billy si morse il labbro inferiore. Era ancora diviso in due. La sua volontà di mettere fine ai piani di Oscurità Maggiore lo spingeva ad accettare; il terrore di sperimentare ancora quel senso di perdita, come essere spezzato dall’interno, lo frenava.
Zec si alzò dal divano, fermo al suo fianco, gli strinse con i palmi le spalle. «Appoggeremo ogni tua scelta e ti staremo a fianco. Decidi in pena libertà.»
La sua voce calda e rassicurante fu come una medicina. Billy sapeva cosa voleva nel profondo: proteggere i suoi amici. La scelta gli parve ovvia. «Accetto. Aiutaci e guidaci nella ricerca del dolore di Elliott.»
La Prima Cacciatrice avanzò fino a essergli di fronte. La mano destra scivolò sulla sua gota, regalandogli una carezza. «Mio piccolo guerriero coraggioso.» Allungò poi il braccio sinistro, il palmo aperto rivolto all’esterno. La Falce volò dalla stanza da letto e planò per permetterle di stringere l’impugnatura in metallo con le cinque dita.   
Michelle sgranò gli occhi. «Non immaginavo potesse farlo.»
«Silenzio. Dovete essere concentrati» li ammonì la donna. «Venite intorno a noi. Sedetevi e formate un cerchio.»
Billy osservò gli amici muoversi rapidi e silenziosi per eseguire il comando. Lei gli fece segno si sedere a sua volta e fece altrettanto,  a gambe incrociate e in modo da potersi guardare in viso.  
«Le incursioni mentali sono insidiose» disse, rivolta a lui e ai compagni. «Bisogna essere come un animale capace di passare dallo stato di predatore a quello di preda. Vigili. Veloci.»
Billy annuì. «Cosa devo fare?»
La Prima Cacciatrice sorresse dal basso la Falce, distendendola in orizzontale. «Afferrala nel punto sopra le mie mani. Ritrova nei tuoi pensieri quella traccia di Oscurità Maggiore che è rimasta impigliata e lasciati avvolgere.» Alzò lo sguardo sui quattro ragazzi seduti in cerchio. «Voi mantenete le vostre menti su Billy. Non dovete farvi invadere da altri pensieri o ricordi. Terrò tutti noi occultati da invasori esterni.»
La donna chiuse gli occhi.
Donovan, Michelle, Zec e Betty chiusero gli occhi.
Billy adagiò le dita sul metallo freddo della Falce e strinse con forza. Chiuse gli occhi e cadde in un vuoto improvviso. Si aggrappò alla sensazione di superiorità provata in connessione con Oscurità Maggiore. Dietro le palpebre serrate vide una massa scura e si lasciò sprofondare.
 

Annusò l’odore di erba bagnata. Udì il picchiettare della pioggia su ombrelli. Avvertì sulla pelle l’umidità.

Billy riaprì le palpebre e scrutò l’ambiente intorno. Elliott era in piedi, con una felpa e dei pantaloni neri, al cimitero. Stringeva tra le mani un’urna, davanti a una buca, accanto a una lapide. Alle sue spalle una decina di persone tra uomini e donne, vestiti di scuro e dai volti indistinguibili, lo distanziavano di poco, coperti da ombrelli aperti per ripararli.
Le lacrime scendevano senza sosta dagli occhi di Elliott, percorrendo i contorni del suo volto e mischiandosi poi con la pioggia caduta sulla felpa. Avanzò e si inginocchiò sul terreno svuotato, allungando in avanti le mani con cui sosteneva l’urna.
Billy si sporse per vedere meglio, leggere il nome sulla lapide, o cogliere un particolare dell’oggetto pronto a essere sotterrato. Fu trascinato in avanti, l’intero luogo fu risucchiato come in un vortice invisibile.
Quando ritrovò l’equilibrio, era altrove.
Riconobbe il retro di un’ambulanza, Elliott era seduto, dandogli le spalle e coprendo qualcuno disteso.
Udì un flebile rantolio e un respiro faticoso.
Billy notò la schiena di Elliott scossa e a fatica lo sentì pronunciare parole indecifrabili per colpa dei singhiozzi. Si avvicinò per ascoltare e di nuovo l’immagine davanti a lui fu squarciata.
Una forza improvvisa lo strattonò, fu sbalzato in un altro posto e con fatica resistette alla nausea e alle vertigini.
Barcollò, cadendo su una sedia da scrivania. Si guardò attorno e la stanza in cui era finito era la camera di Elliott, la stessa in cui lo aveva visto mentre prendeva la decisione di indursi il sonno.
Billy si alzò e rivide Elliott steso a letto, però era più giovane rispetto ai ricordi precedenti. Gocce di sudore gli imperlavano la fronte, il volto era arrossato e il corpo mosso dagli spasmi della febbre.
Compì un passo e i loro sguardi si incrociarono.
«Questa volta brucerò e basta.» La voce di Elliott era un sussurro.
Billy la udì alla perfezione e poi fu un divampare di calore opprimente.
 

Billy balzò in posizione eretta, annaspando per cercare l’aria.

Il rimbombo metallico della Falce che cadeva sul pavimento lo riscosse, ridando pace ai suoi sensi e mostrandogli di essere nel suo appartamento.
Zec fu subito in piedi al suo fianco. «Stai bene? Abbiamo assistito a tutto con te.»
Billy lo guardò confuso. Doveva mettere ordine tra quei ricordi rivissuti a velocità aumentata, ma si accorse subito della mancanza di qualcuno. «Dov’è la Prima Cacciatrice?»
«Quando abbiamo aperto gli occhi, non c’era più» gli rispose Donovan. Sciolse le gambe incrociate e si rialzò. «E non sono sorpreso.»
Betty si avvicinò e gli sfiorò il braccio sinistro. «Quello che abbiamo visto… credo fossero eventi legati alla morte di qualcuno. Hai idea di chi fosse?»
Billy scosse la testa. «È stato troppo, in tutti i sensi.» Era triste, immalinconito, arrabbiato, rassegnato e non riusciva a spiegarsi il miscuglio di quelle emozioni.
Michelle si alzò da terra e si andò a sedere sul divano. «Quell’ultima frase, ha un qualche significato per te?»
Billy non ne era certo. Il suo istinto gli suggerì che era il mezzo per interpretare tutto il resto fino a comprendere l’intera sequenza. «Non ancora. Però posso dirvi che sono già stato in quella camera da letto, poco prima di cadere nello stato catatonico all’istituto Reicdleyen e quelle parole mi suonano come un avvertimento. Sono la nostra unica possibilità di conoscere le vere ragioni della scelta di Elliott.»
 
 

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lunedì 31 marzo 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 82

Sorge Oscurità Maggiore 7: Come Punisce l’Oscurità

 

Le porte dell’autobus si aprirono con un cigolio, Billy scese per primo, udendo i compagni dietro di lui. Si fermò sul marciapiede accanto alla colonna degli orari delle corse e alle sue spalle rimbombò il fischio del motore del mezzo, mentre ripartiva proseguendo il suo giro.

Billy sbloccò il display dello smartphone e lesse per la quarta volta il messaggio di Nicole Racher. «Siamo in anticipo di dieci minuti, ma il posto dell’appuntamento è questo.» Guardò davanti a sé e vide l’insegna illuminata della stazione di servizio della catena  RoadGrill.
«Mi ha scritto Kerry» fece Betty, rivolgendosi a lui e agli altri tre compagni. «Lei e Kenny staranno all’erta e sono pronti a intervenire in caso Oscurità Maggiore si manifesti a Dorms.»
Donovan si scrocchiò il collo. «Da una parte è stata una buona mossa fissare l’incontro subito fuori città, ma conferma che la tua amica teme l’altro te oscuro quanto, o forse più di noi.»
Michelle pescò dal tubo di cartone una patatina al gusto paprica e la masticò agitata. «Lo si capiva anche da come ha chiuso la telefonata due giorni fa.»
«Dobbiamo stare proprio qua fermi alla fermata?» domandò Zec. «Non è meglio aspettarla dentro al RoadGrill
Billy scosse la testa. «Dopo la nostra ultima esperienza in un edificio chiuso con altre persone, preferisco restare all’aperto. E non perdetemi di vista!»
Betty gli si accostò. «Sono d’accordo, però rimani calamo. Non credo Oscurità Maggiore sappia del nostro piano, altrimenti ci avrebbe fermato prima ancora di arrivare qui.»
Billy annuì, ma non ne era affatto convinto. Quell’essere era superiore a lui in quanto a capacità psichiche. Supponevano che allontanarsi da Dorms fosse una buona idea per restare fuori dalla sua sfera di azione, ma non ne avevano la certezza.  
«Lo scopriremo tra poco.» Donovan fece un cenno con la testa alla loro destra.
Un’automobile grigia si era fermata nel parcheggio dell’area di sosta del RoadGrill e ne era scesa una donna sui trentacinque anni dalla pelle scura e i capelli legati in uno chignon.
Billy si mosse per primo e i compagni gli furono dietro, attraversarono la strada e la raggiunsero.
«Ciao Nicole, scusa per la fretta» le disse.
«Non preoccuparti, ho capito la gravità della situazione. È bello rivederti.» Nicole gli sorrise, ma il modo con cui rigirava il ciondolo del portachiavi tra le dita, tradiva la sua ansia. «Ci sediamo dentro a un tavolo e parliamo?»
«Meglio se restiamo nel parcheggio» rispose Donovan. «Per la sicurezza degli altri.»
«Allora è davvero una situazione orribile» commentò Nicole. «Vi ha già attaccati? Messi alla prova? Qualcosa di peggio?»
Billy notò gli occhi degli amici puntati su di sé. «Sì, a tutte e tre le domande. Mi ha controllato e reso sonnambulo quasi due volte. Ha trasformato una mattinata a scuola in un incubo surreale solo perché non avevo parlato di lui ai miei amici e ci ha detto che non vuole farci svegliare Elliott. Però sappiamo che è l’unica soluzione per risolvere tutto.»
Nicole espirò e sfuggì al suo sguardo.
«Ho mantenuto la promessa che ti ho fatto al Reicdleyen» continuò lui. «E tu adesso devi mantenere la tua. Ho… abbiamo bisogno del tuo aiuto.»
«Vorrei, ma speravo avessimo più tempo.» Nicole si voltò a guardarlo di nuovo. «Voglio svegliare Elliott, purtroppo non so nemmeno io come.»
«Puoi cominciare spiegandoci perché ti ha terrorizzata tanto sentir nominare Oscurità Maggiore» disse Zec.
Nicole strinse più forte il portachiavi. «Quello era il modo in cui Elliott definiva una parte di sé.»
Betty spinse sul naso la montatura degli occhiali. «Devi darci altri dettagli.»
«Tu lo hai conosciuto prima che si chiudesse nel coma» sottolineò Michelle. «Cosa significava quel nome per lui?»
Nicole arretrò di qualche passo e appoggiò la schiena alla portiera chiusa della sua auto. «Da adolescenti, quando mi rivelò dei suoi poteri e me li mostrò, notai che c’era qualcosa in lui… un aspetto del suo carattere, un’indole, che lottava per tenere a bada. Ne parlammo e mi disse che a volte era sopraffatto dal dolore, dalla rabbia, dal desiderio di punire gli altri e restituire la sofferenza che gli davano. Percepiva che con i suoi poteri poteva dar sfogo a tutto quell’odio, come non riusciva a fare in modo… normale.»
«Capita a tutti» replicò Donovan, stringendosi nelle spalle. «Chiunque di noi ha provato qualcosa di simile.»
«Lo ha mai fatto per davvero?» domandò Billy. «Ha usato i suoi poteri per far del male intenzionalmente a qualcuno?»
«No, ne sono sicura.» Nicole abbassò lo sguardo e poi lo alzò di colpo. «In ogni caso ero preoccupata e spaventata. Così, gli chiesi di non usare più i suoi poteri. Di non provare nessun nuovo trucco, o di capire fino a che punto poteva spingersi. In pratica mi feci promettere di far finta di non averli, vivere come se non possedesse quelle… capacità. E lui acconsentì.»
Betty fece un passo avanti. «Aspetta, ci sati dicendo che dai tempi del liceo, circa, Elliott non ha mai più esercitato i suoi talenti psionici?»
Nicole annuì. «A quanto ne so è andata così. Temeva di non sapere quale fosse il limite, di cedere al sé oscuro e assecondò la mia richiesta.»
Billy la osservò colpito. Nonostante al loro primo incontro i ricordi del passato insieme tra lei ed Elliott avevano sbloccato il suo stato catatonico, non aveva capito quanto fosse profonda l’amicizia che nutriva. «Doveva fidarsi parecchio di te, se ha rinunciato a una parte di sé tanto grande.»
«Già…» Ancora una volta Nicole evitò di guardarlo in volto. «Ed è per questa ragione che mi consegnò la lettera che ti ho fatto avere. Mi disse di non poterla affidare a nessun’altro.»
Zec si infilò le mani nelle tasche delle giacca. «Tutto torna. Al liceo Elliott smise di usare i poteri e quando alla fine cedette e si lasciò andare al sonno, è ripartito dal punto in cui si era interrotto.»
Michelle ingoiò una nuova patatina. «Però vuole anche dire che Oscurità Maggiore cova il suo rancore e la rabbia da tutti quegli anni… ecco perché è una potenza inarrestabile.»
«Quello di cui abbiamo bisogno sono informazioni su cosa gli è successo negli anni successivi» disse Billy. «Nelle mie connessioni con lui, ho visto e provato sensazioni di angoscia verso i suoi… nostri genitori. Si è occupato di loro, ma non so altro. Deve essere successo qualcosa, talmente brutto da essere un dolore che lo ha portato a chiudersi in uno stato simile a un coma.»
«Non so nulla di preciso.» Nicole alzò il capo e si voltò a guardarlo. «Come ti ho già detto, le nostre vite hanno preso strade diverse. Avevo qualche notizia frammentaria su una malattia di suo padre, o sua madre, o entrambi. Nulla di preciso.»
«Fai uno sforzo» insistette Billy. «Oscurità Maggiore mi ha messo in guardia sul dolore che gli ha procurato quel periodo. È tanto devastante, da dirmi che divora Elliott dall’interno e farà lo stesso con me se scaverò a fondo per scoprirlo. Però significa anche che accettarlo e conoscerlo è la nostra unica arma per batterlo.»
Il vento soffiò violento. Di colpo.
Lattine vuote e bottigliette di plastica rotolarono ai loro piedi sull’asfalto. I cartelloni pubblicitari si piegarono e sventolarono. Il tubo di cartone con le ultime  patatine sfuggì dalle mani di Michelle, perdendosi al di là dell’area di sosta.
Il cielo da blu-viola vicino al crepuscolo, divenne grigio scuro e una sagoma nera discese dalle nuvole.
«Non potrà mai risponderti.» Oscurità Maggiore si manifestò nella sua forma di doppione venticinquenne di Elliott e Billy, galleggiando nell’aria, pochi metri sopra le loro teste. La sua voce rimbombò in modo innaturale, come l’effetto del dolby surround in una sala cinematografica. «Sentivo puzza di bugiarda traditrice da chilometri di distanza.»   
Billy si morse il labbro inferiore. Li aveva trovati. Anche lontani da Dorms era riuscito a  rintracciarli e senza destare sospetti nei gemelli Wood. Cercò di prendere il braccio della donna, ma lei camminò in avanti, superandolo.
Nicole Racher guardò Oscurità Maggiore sbigottita. «Sei uguale a lui. A entrambi. E alla fine, è questo quello che pensa di me?»
«Eri mia amica e mi hai abbandonato.»
«Ho vissuto la mia vita. Non è un crimine.»
Oscurità Maggiore digrignò i denti. «Mi hai cancellato. Non puoi rispondere alle domande su Elliott Summerson perché non c’eri mentre andava in pezzi. Non hai mai provato a cercarlo, a dargli sostegno.»
Nicole chiuse le mani a pugno, piegò le braccia e si schermò il petto, il cappotto scuro schiacciato sul corpo e la parte inferiore sventolava sotto le ginocchia, mentre cercava di procedere verso l’entità, combattendo il vento che la spingeva indietro. «Va bene, posso aver commesso degli sbagli. Ormai il passato è passato. Sono qui adesso. Parla con me.»
«Tempo scaduto Nicole Racher. Hai avuto la tua occasione con Billy Springday. Lui è la parte buona. Io sono Oscurità Maggiore, a quanto pare il Big Bad della stagione.»
Billy avvertì una scossa elettrica alla spina dorsale e poi una fitta alle tempie. Sgranò gli occhi e fissò l’altra parte presente sul posto della sua surreale trinità. Lo colse la consapevolezza di dover avvertire la sua amica di un pericolo imminente, ma non uscì un suono dalla sua bocca.
«Nonostante tutto, la colpa maggiore che hai è di aver impedito ad Elliott Summerson di sviluppare i suoi poteri, di crescere imparando a sfruttare le sue capacità. Se lo avessi spronato, anziché frenato, quel grande dolore si sarebbe potuto evitare. Per questo sarai punita.» Oscurità Maggiore alzò gli occhi oltre lei e fissò loro cinque. «Questa punizione vi sia di monito: vi avevo avvertiti di non tentare in nessun modo di sbarazzarvi di me e intralciare la continuità del sogno. Ora imparerete cosa accade se mi disubbidite.»
Billy si buttò in avanti, provando a correre controvento. «Nicole!» gridò. Le folate lo respinsero al suo posto.
Oscurità Maggiore discese in un battito di ciglia davanti a Nicole Racher e posizionò i palmi aperti ai lati del suo capo. «Non avrai più alcun ricordo di Elliott Sumemrson e del vostro passato in comune. Perderai qualsiasi interesse per la città di Dorms, se mai dovesse insorgerti la più piccola curiosità su questo luogo, cambierai idea e non ci metterai piede. Mai più.»
Nicole si irrigidì. Il suo sguardo divenne fisso e poi vacuo. Abbassò le braccia, aprì i palmi e l’anello del portachiavi le rimase impigliato nel dito medio della mano destra. Con gesti meccanici compì un mezzo giro e camminò diretta alla sua automobile.
Billy avvertì un senso di perdita. Con la mente e il cuore sapeva di non essere più parte della vita della donna. La osservò passare accanto a lui e ai suoi amici, ignorandoli. Come se non la riguardassero. Come se fossero dei perfetti sconosciuti.
«Dobbiamo aiutarla» intervenne Betty.
Con un groppo stretto nella gola, Billy disse: «Non possiamo fare più nulla per lei.»
Procedendo come un automa, Nicole aprì la portiera del guidatore e s’infilò nell’abitacolo.
Il vento cessò con la stessa tempestività con cui era partito il suo soffio.
Il cielo tornò dei colori che precedono l’imbrunire.
Oscurità Maggiore era andato via senza annunciare la sua partenza.
Billy si attaccò al braccio di Zec, come se fosse l’unica ancora per non farlo sprofondare. «Spostiamoci di qui.»
Zec lo abbracciò camminando al suo passo, Donovan, Betty e Michelle li seguirono senza ribattere.
Nicole mise in moto, l’auto fece retromarcia e uscì dall’area di sosta.
Billy la osservò imboccare la strada inversa a Dorms. Diretta a casa sua. Una coppia di lacrime gli bagnarono le guance. «Addio per sempre, amica mia.»
 
 

                                                                    Continua…?   

lunedì 17 marzo 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 81

Sorge Oscurità Maggiore 6: Il Problema dei Tre Elliott

 

Varcarono la soglia dell’appartamento di Michelle e Billy sbuffò per la quinta volta da quando avevano lasciato l’edifico scolastico. «Vi ho già chiesto scusa, quante altre volte dovrò farlo?»

Donovan abbandonò lo zaino vicino all’appendiabiti all’ingresso e si buttò sul divano con le braccia incrociate. «Non ci hai detto che nel vostro incontro Oscurità Maggiore assumeva l’aspetto di ragazzi morti dopo essere stati trasformati in mostri. Non ti ha fatto venire in mente Il Primo nella stagione finale di Buffy
«Sì, ma non esagerare: Oscurità Maggiore non è il male primordiale» gli rispose sedendosi sulla poltrona. «E comunque ha preso le sembianze anche di Aiden Cheung. E di Dana.»
«Prima non lo avevi detto.» Michelle lasciò cadere la borsa sul pavimento e tirò fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni. «Magari l’ha presa di mira. La faccio venire qui subito. È coinvolta anche lei.»
Kenny chiuse la porta della casa alle sue spalle.«Non siamo già in troppi?»
Michelle compose il numero a memoria. «In sette o in otto non fa differenza, i miei genitori sono fuori tutto il pomeriggio e poi lei è la mia ragazza.» Si mise il telefono all’orecchio e andò in cucina.
Kerry si accomodò sulla seconda poltrona al lato sinistro del divano «Sta insieme a una demone?»
«Tecnicamente lo è diventata per via della Bocca dell’Inferno» spiegò Zec. Appoggiò lo zaino a terra e si sistemò sul bracciolo della poltrona su cui si era seduto Billy. «Ed è anche mia sorella.»
«Possiamo concentrarci sulla questione più urgente?» Betty appese la giacca a un braccio dell’appendiabiti e fece scivolare sopra anche la tracolla della borsa. «Oscurità Maggiore ha voluto metterci al corrente della sua esistenza e dobbiamo sapere tutto il possibile. Billy, abbiamo capito che lo hai fatto per aiutarci a superare il test di ammissione al college, ma ora devi dirci ogni particolare.»
«Anche perché il test è stato comunque annullato» precisò Donovan.
Billy sospirò. «Non c’è molto altro da raccontare. Era tutto un sogno…» aveva in mente un paio di affermazioni dette da Oscurità Maggiore, però era indeciso se sganciare quelle bombe.
Michelle tornò nel salone, stringendo due bottigliette d’acqua e tre lattine di Pepsi sotto le braccia. Posò le lattine e una bottiglietta sul tavolino davanti al divano, si sedette accanto a Donovan e aprì l’altra dell’acqua, bevendo avidamente un paio di sorsate. «Questa tensione mi ha messo una sete pazzesca. Ho portato qualcosa anche per voi. Oh, Dana arriverà tra poco.»
Betty si avvicinò allo schienale del divano. «Billy, cosa non ci stai dicendo?»
Il modo in cui lo scrutava, fece sentire Billy colpevole. In passato tenere informazioni per sé non aveva portato a nulla di buono. Poi sentì il tocco gentile del palmo di Zec sulla spalla.
«Non siamo arrabbiati, ma questo tizio… questa entità, sembra un pericolo da non sottovalutare» gli disse il fidanzato.
«Si tratta di voi» ammise infine Billy. Omettere quella parte poteva anche essere quello che il nemico si aspettava da lui. «Oscurità Maggiore mi ha minacciato: se avessi tentato di chiudere la Bocca dell’Inferno, si sarebbe vendicato su di voi.»
Donovan afferrò una lattina di Pepsi. «In che modo, di preciso?»
«Qualche cosa nello stile di oggi a scuola» ipotizzò. «Non credo gli manchi l’inventiva per farvi del male.»
«Ammesso di essere compresi tra i tuoi amici…» s’intromise Kerry, indicando anche il gemello. «…siamo praticamente tutti in grado di difenderci da soli.»
Betty scosse la testa. «Non in questo caso. In classe, Oscurità Maggiore ha rivolto i poteri di Dylan e Chas contro di loro e ha scovato il terrore più grande di Aiden. Tutto senza neanche essere presente.»
Billy strinse i pugni. Non ricordava nulla di quegli eventi, era stato “escluso” da Oscurità Maggiore e odiava non avere il controllo di sé. «Ecco perché ero intenzionato a dirvelo dopo il test. Speravo aveste l’opportunità di poter tentare di allontanarvi da Dorms e da situazioni mortali soprannaturali.» 
Kenny prese la seconda lattina e l’aprì con uno schiocco. Bevve una sorsata della bibita e disse: «Ma come ti abbiamo detto questa mattina, non puoi affrontare il problema come fai di solito. Questa entità controlla anche te e non puoi proteggere gli altri, se sei tu ad essere sotto attacco senza neanche saperlo.»
«E questo ci porta all’altra questione grave.» Betty appoggiò le mani sul bordo del divano. «Oscurità Maggiore è una parte di Elliott tanto quanto Billy.»
Uno sbuffo di fumo violaceo inondò la porzione di salone davanti al televisore, proprio di fronte a loro. Dana comparve e andò a sedersi vicino a Michelle, schioccandole un bacio sulle labbra.
«Non potevi suonare il campanello?» fece Zec, arricciando il naso.
«Così è più veloce» rispose la sorella. «E poi stavo ascoltando la conversazione per rimanere al corrente. Eri arrivata alla parte essenziale: il problema dei tre Elliott.»
«Già…» Betty si schiarì al voce. «E il fatto che si sia liberato da solo, dimostra che ha un controllo superiore  del suo creatore sull’alterazione della realtà.»
«A pensarci bene, anche più di Sasha» aggiunse Michelle. «A lei serviva la Falce e abbiamo visto che a lui non ha fatto nulla.»
Dana si voltò di scatto verso di lui. «La vostra arma suprema è inutile?»
Billy si strinse nelle spalle mortificato. «L’ho quasi tagliato a metà e non aveva nemmeno un graffio. »
Donovan trangugiò rumorosamente la bevanda gassata e poi si pulì le labbra con il dorso della mano sinistra. «A proposito, siamo sicuri non possa manipolare anche la Falce? Sfruttarla a suo vantaggio, farla sparire, cose di questo tipo.»
Billy ricordò le sensazioni del suo corpo una volta stato a contatto con l’arma e con il nemico. Non aveva percepito nulla di particolare. «Non credo gli interessi, non la reputa qualcosa da temere e nemmeno un vantaggio da sfruttare. Ha avuto già due occasioni per rubarla e non ci ha provato.»
«E quindi? Cosa facciamo?» Betty trasse un lungo sospiro. «Odio ammetterlo, ma non ho più idee.»
Kerry si sporse in avanti. «L’unica mossa possibile, sembrerebbe uccidere Elliott Summerson e sappiamo che non lo faremo mai. Oltretutto, sono sicura che in ogni caso un atto del genere andrebbe a favore di Oscurità Maggiore.»
Billy la guardò confuso. «Cosa intendi?»
«La notte che ti abbiamo trovato sonnambulo al cimitero, prima che ti liberassi, Oscurità Maggiore ha cercato di mettermi contro mio fratello. È come se volesse farmi agire in modo da essere… corrotta.»
Billy e il resto del gruppo rimasero in silenzio, abbassando lo sguardo. Sapeva che per tutti quelle rivelazioni aumentavano il timore di trovarsi in trappola contro qualcuno che aveva tutti i mezzi per renderli inoffensivi senza fatica.
Kenny schiacciò la lattina di Pepsi con la mano destra e li fece sobbalzare. «E se invece la soluzione fosse rendere Billy… inattivo. Come un coma indotto, oppure un so…»
«Assolutamente no» replicò Zec e gli afferrò la mano destra, portandosela in grembo. «Nessuno manderà in  coma il mio ragazzo. O peggio.»
Billy sorrise all’atteggiamento protettivo dell’altro e gli accarezzò la mano che gli stringeva. «Per quanto mi infastidisca essere usato senza controllo, vi sono più utile da sveglio. Dobbiamo agire alla fonte del problema, quello che intendevo fare dopo aver letto la lettera che Elliott mi ha lasciato: capire cosa lo ha spinto a rinchiudersi nel sonno. E ora che ci penso, Oscurità Maggiore mi ha detto che se vado avanti nella ricerca di quella ragione, sperimenterò un dolore incredibile. Ha detto: “Qualcosa che dall’interno ti divora”»
Donovan gli puntò l’indice sinistro contro. «Ah! Un’altra allusione a Il Primo!»
Betty schiaffeggiò la nuca al fidanzato.  «È solo un modo di quell’essere per prenderci in giro. Però hai ragione: sei più riuscito a vedere, o ricordare qualcosa tramite il tuo legame con Elliott?»
Billy scosse la testa. «No, ma tra la fine del gioco di Sasha, il test e la comparsa del nuovo avversario, non ho avuto molto tempo per provarci.»
«E se ci rivolgessimo a Nicole Racher?» propose Michelle. «Lei lo conosce più a lungo di tutti.»
«Le ho telefonato più volte settimana scorsa e le ho lasciato anche un messaggio per dirle che lo avevamo ritrovato, ma non si è fatta sentire.»
«Un problema facile da aggirare» replicò Dana. «Dammi il cellulare.»
Billy lo estrasse dalla tasca anteriore e si allungò per porgerlo. «Cosa vuoi fare?»
«La costringerò a rispondere.» Dana afferrò il telefono e lo posò sulla coscia, richiamò il numero di Nicole e poi schiacciò la funzione vivavoce. 
Nella stanza si diffuse il rumore del suono libero. La ragazza demone mosse lenta il palmo sopra lo schermo e sentirono il volume alzarsi di tono. Di colpo Crying At The Discoteque degli Alcazar rimbombò per il salone.
«Lo sente anche lei, dovunque si trovi e anche se ha messo il tono silenzioso» urlò Dana per sovrastare la musica.
«Non ti sembra un po’ esagerato?» gridò Zec.
«È un’emergenza» replicò la sorella.
Dopo cinque squilli la musica si spense e la voce allarmata di Nicole partì dall’apparecchio. «Billy! Cosa sta succedendo?»
Billy si lanciò in avanti. «Ehm… ciao Nicole.»
«Stavo facendo addormentare mio figlio, perché hai fatto scoppiare una discoteca in casa mia?»
«Scusami, è una situazione urgente» rispose, infilando la mano tra i capelli per l’imbarazzo. «Abbiamo ritrovato Elliott.»
«Ho letto il tuo messaggio. Ti avrei richiamato io, ma sono sta…»
«Scusa se ti interrompo, ma siamo in guai più grandi. Ecco… è comparsa un’altra emanazione di Elliott, si definisce Oscurità Maggiore e la manifestazione fisica del rancore, rabbia e dolore che lui covava da sempre.»
Dall’altro capo seguì un istante di silenzio.
«Dammi due giorni» disse poi Nicole. «Mi organizzo e vengo a Dorms. Dobbiamo discutere la questione di persona. Cerca di stargli lontano, almeno finché non ci incontriamo.»
Billy prese il cellulare dalla gamba di Dana e lo avvicinò al volto. «D’accordo, ma non puoi anticiparmi nulla?»
«Ci vediamo tra due giorni» ripeté Nicole e chiuse la telefonata.
Donovan appoggiò la Pepsi sul tavolino. «Non promette nulla di buono.»
Billy si accasciò allo schienale della poltrona. «Temo sia peggio di quanto immaginassimo.»
 
 

                                                                           Continua…?