Sorge
Oscurità Maggiore 7: Come Punisce l’Oscurità
Le porte dell’autobus si aprirono con un
cigolio, Billy scese per primo, udendo i compagni dietro di lui. Si fermò sul
marciapiede accanto alla colonna degli orari delle corse e alle sue spalle
rimbombò il fischio del motore del mezzo, mentre ripartiva proseguendo il suo
giro.
Billy sbloccò il display dello
smartphone e lesse per la quarta volta il messaggio di Nicole Racher. «Siamo in
anticipo di dieci minuti, ma il posto dell’appuntamento è questo.» Guardò
davanti a sé e vide l’insegna illuminata della stazione di servizio della
catena RoadGrill.
«Mi ha scritto Kerry» fece Betty,
rivolgendosi a lui e agli altri tre compagni. «Lei e Kenny staranno all’erta e
sono pronti a intervenire in caso Oscurità Maggiore si manifesti a Dorms.»
Donovan si scrocchiò il collo. «Da una
parte è stata una buona mossa fissare l’incontro subito fuori città, ma
conferma che la tua amica teme l’altro te oscuro quanto, o forse più di noi.»
Michelle pescò dal tubo di cartone una
patatina al gusto paprica e la masticò agitata. «Lo si capiva anche da come ha
chiuso la telefonata due giorni fa.»
«Dobbiamo stare proprio qua fermi alla
fermata?» domandò Zec. «Non è meglio aspettarla dentro al RoadGrill?»
Billy scosse la testa. «Dopo la nostra
ultima esperienza in un edificio chiuso con altre persone, preferisco restare
all’aperto. E non perdetemi di vista!»
Betty gli si accostò. «Sono d’accordo,
però rimani calamo. Non credo Oscurità Maggiore sappia del nostro piano, altrimenti
ci avrebbe fermato prima ancora di arrivare qui.»
Billy annuì, ma non ne era affatto
convinto. Quell’essere era superiore a lui in quanto a capacità psichiche.
Supponevano che allontanarsi da Dorms fosse una buona idea per restare fuori
dalla sua sfera di azione, ma non ne avevano la certezza.
«Lo scopriremo tra poco.» Donovan fece
un cenno con la testa alla loro destra.
Un’automobile grigia si era fermata nel
parcheggio dell’area di sosta del RoadGrill
e ne era scesa una donna sui trentacinque anni dalla pelle scura e i
capelli legati in uno chignon.
Billy si mosse per primo e i compagni
gli furono dietro, attraversarono la strada e la raggiunsero.
«Ciao Nicole, scusa per la fretta» le disse.
«Non preoccuparti, ho capito la gravità
della situazione. È bello rivederti.» Nicole gli sorrise, ma il modo con cui
rigirava il ciondolo del portachiavi tra le dita, tradiva la sua ansia. «Ci sediamo
dentro a un tavolo e parliamo?»
«Meglio se restiamo nel parcheggio»
rispose Donovan. «Per la sicurezza degli altri.»
«Allora è davvero una situazione
orribile» commentò Nicole. «Vi ha già attaccati? Messi alla prova? Qualcosa di
peggio?»
Billy notò gli occhi degli amici puntati
su di sé. «Sì, a tutte e tre le domande. Mi ha controllato e reso sonnambulo
quasi due volte. Ha trasformato una mattinata a scuola in un incubo surreale
solo perché non avevo parlato di lui ai miei amici e ci ha detto che non vuole
farci svegliare Elliott. Però sappiamo che è l’unica soluzione per risolvere
tutto.»
Nicole espirò e sfuggì al suo sguardo.
«Ho mantenuto la promessa che ti ho
fatto al Reicdleyen» continuò lui. «E tu adesso devi mantenere la tua. Ho…
abbiamo bisogno del tuo aiuto.»
«Vorrei, ma speravo avessimo più tempo.»
Nicole si voltò a guardarlo di nuovo. «Voglio svegliare Elliott, purtroppo non
so nemmeno io come.»
«Puoi cominciare spiegandoci perché ti
ha terrorizzata tanto sentir nominare Oscurità Maggiore» disse Zec.
Nicole strinse più forte il portachiavi.
«Quello era il modo in cui Elliott definiva una parte di sé.»
Betty spinse sul naso la montatura degli
occhiali. «Devi darci altri dettagli.»
«Tu lo hai conosciuto prima che si
chiudesse nel coma» sottolineò Michelle. «Cosa significava quel nome per lui?»
Nicole arretrò di qualche passo e
appoggiò la schiena alla portiera chiusa della sua auto. «Da adolescenti,
quando mi rivelò dei suoi poteri e me li mostrò, notai che c’era qualcosa in
lui… un aspetto del suo carattere, un’indole, che lottava per tenere a bada. Ne
parlammo e mi disse che a volte era sopraffatto dal dolore, dalla rabbia, dal
desiderio di punire gli altri e restituire la sofferenza che gli davano.
Percepiva che con i suoi poteri poteva dar sfogo a tutto quell’odio, come non
riusciva a fare in modo… normale.»
«Capita a tutti» replicò Donovan,
stringendosi nelle spalle. «Chiunque di noi ha provato qualcosa di simile.»
«Lo ha mai fatto per davvero?» domandò
Billy. «Ha usato i suoi poteri per far del male intenzionalmente a qualcuno?»
«No, ne sono sicura.» Nicole abbassò lo
sguardo e poi lo alzò di colpo. «In ogni caso ero preoccupata e spaventata.
Così, gli chiesi di non usare più i suoi poteri. Di non provare nessun nuovo
trucco, o di capire fino a che punto poteva spingersi. In pratica mi feci promettere
di far finta di non averli, vivere come se non possedesse quelle… capacità. E
lui acconsentì.»
Betty fece un passo avanti. «Aspetta, ci
sati dicendo che dai tempi del liceo, circa, Elliott non ha mai più esercitato
i suoi talenti psionici?»
Nicole annuì. «A quanto ne so è andata
così. Temeva di non sapere quale fosse il limite, di cedere al sé oscuro e
assecondò la mia richiesta.»
Billy la osservò colpito. Nonostante al
loro primo incontro i ricordi del passato insieme tra lei ed Elliott avevano sbloccato il suo stato catatonico, non
aveva capito quanto fosse profonda l’amicizia che nutriva. «Doveva fidarsi
parecchio di te, se ha rinunciato a una parte di sé tanto grande.»
«Già…» Ancora una volta Nicole evitò di
guardarlo in volto. «Ed è per questa ragione che mi consegnò la lettera che ti
ho fatto avere. Mi disse di non poterla affidare a nessun’altro.»
Zec si infilò le mani nelle tasche delle
giacca. «Tutto torna. Al liceo Elliott smise di usare i poteri e quando alla
fine cedette e si lasciò andare al sonno, è ripartito dal punto in cui si era
interrotto.»
Michelle ingoiò una nuova patatina.
«Però vuole anche dire che Oscurità Maggiore cova il suo rancore e la rabbia da
tutti quegli anni… ecco perché è una potenza inarrestabile.»
«Quello di cui abbiamo bisogno sono
informazioni su cosa gli è successo negli anni successivi» disse Billy. «Nelle
mie connessioni con lui, ho visto e provato sensazioni di angoscia verso i
suoi… nostri genitori. Si è occupato di loro, ma non so altro. Deve essere
successo qualcosa, talmente brutto da essere un dolore che lo ha portato a
chiudersi in uno stato simile a un coma.»
«Non so nulla di preciso.» Nicole alzò
il capo e si voltò a guardarlo. «Come ti ho già detto, le nostre vite hanno
preso strade diverse. Avevo qualche notizia frammentaria su una malattia di suo
padre, o sua madre, o entrambi. Nulla di preciso.»
«Fai uno sforzo» insistette Billy.
«Oscurità Maggiore mi ha messo in guardia sul dolore che gli ha procurato quel
periodo. È tanto devastante, da dirmi che divora Elliott dall’interno e farà lo
stesso con me se scaverò a fondo per scoprirlo. Però significa anche che
accettarlo e conoscerlo è la nostra unica arma per batterlo.»
Il vento soffiò violento. Di colpo.
Lattine vuote e bottigliette di plastica
rotolarono ai loro piedi sull’asfalto. I cartelloni pubblicitari si piegarono e
sventolarono. Il tubo di cartone con le ultime
patatine sfuggì dalle mani di Michelle, perdendosi al di là dell’area di
sosta.
Il cielo da blu-viola vicino al
crepuscolo, divenne grigio scuro e una sagoma nera discese dalle nuvole.
«Non potrà mai risponderti.» Oscurità
Maggiore si manifestò nella sua forma di doppione venticinquenne di Elliott e
Billy, galleggiando nell’aria, pochi metri sopra le loro teste. La sua voce
rimbombò in modo innaturale, come l’effetto del dolby surround in una sala
cinematografica. «Sentivo puzza di bugiarda traditrice da chilometri di
distanza.»
Billy si morse il labbro inferiore. Li
aveva trovati. Anche lontani da Dorms era riuscito a rintracciarli e senza destare sospetti nei
gemelli Wood. Cercò di prendere il braccio della donna, ma lei camminò in
avanti, superandolo.
Nicole Racher guardò Oscurità Maggiore
sbigottita. «Sei uguale a lui. A entrambi. E alla fine, è questo quello che
pensa di me?»
«Eri mia amica e mi hai abbandonato.»
«Ho vissuto la mia vita. Non è un
crimine.»
Oscurità Maggiore digrignò i denti. «Mi
hai cancellato. Non puoi rispondere alle domande su Elliott Summerson perché
non c’eri mentre andava in pezzi. Non hai mai provato a cercarlo, a dargli
sostegno.»
Nicole chiuse le mani a pugno, piegò le
braccia e si schermò il petto, il cappotto scuro schiacciato sul corpo e la
parte inferiore sventolava sotto le ginocchia, mentre cercava di procedere
verso l’entità, combattendo il vento che la spingeva indietro. «Va bene, posso
aver commesso degli sbagli. Ormai il passato è passato. Sono qui adesso. Parla
con me.»
«Tempo scaduto Nicole Racher. Hai avuto
la tua occasione con Billy Springday. Lui è la parte buona. Io sono Oscurità
Maggiore, a quanto pare il Big Bad
della stagione.»
Billy avvertì una scossa elettrica alla
spina dorsale e poi una fitta alle tempie. Sgranò gli occhi e fissò l’altra
parte presente sul posto della sua surreale trinità. Lo colse la consapevolezza
di dover avvertire la sua amica di un pericolo imminente, ma non uscì un suono
dalla sua bocca.
«Nonostante tutto, la colpa maggiore che
hai è di aver impedito ad Elliott Summerson di sviluppare i suoi poteri, di
crescere imparando a sfruttare le sue capacità. Se lo avessi spronato, anziché
frenato, quel grande dolore si sarebbe potuto evitare. Per questo sarai
punita.» Oscurità Maggiore alzò gli occhi oltre lei e fissò loro cinque.
«Questa punizione vi sia di monito: vi avevo avvertiti di non tentare in nessun
modo di sbarazzarvi di me e intralciare la continuità del sogno. Ora imparerete
cosa accade se mi disubbidite.»
Billy si buttò in avanti, provando a
correre controvento. «Nicole!» gridò. Le folate lo respinsero al suo posto.
Oscurità Maggiore discese in un battito
di ciglia davanti a Nicole Racher e posizionò i palmi aperti ai lati del suo
capo. «Non avrai più alcun ricordo di Elliott Sumemrson e del vostro passato in
comune. Perderai qualsiasi interesse per la città di Dorms, se mai dovesse
insorgerti la più piccola curiosità su questo luogo, cambierai idea e non ci
metterai piede. Mai più.»
Nicole si irrigidì. Il suo sguardo
divenne fisso e poi vacuo. Abbassò le braccia, aprì i palmi e l’anello del
portachiavi le rimase impigliato nel dito medio della mano destra. Con gesti
meccanici compì un mezzo giro e camminò diretta alla sua automobile.
Billy avvertì un senso di perdita. Con la
mente e il cuore sapeva di non essere più parte della vita della donna. La
osservò passare accanto a lui e ai suoi amici, ignorandoli. Come se non la
riguardassero. Come se fossero dei perfetti sconosciuti.
«Dobbiamo aiutarla» intervenne Betty.
Con un groppo stretto nella gola, Billy
disse: «Non possiamo fare più nulla per lei.»
Procedendo come un automa, Nicole aprì
la portiera del guidatore e s’infilò nell’abitacolo.
Il vento cessò con la stessa
tempestività con cui era partito il suo soffio.
Il cielo tornò dei colori che precedono
l’imbrunire.
Oscurità Maggiore era andato via senza
annunciare la sua partenza.
Billy si attaccò al braccio di Zec, come
se fosse l’unica ancora per non farlo sprofondare. «Spostiamoci di qui.»
Zec lo abbracciò camminando al suo
passo, Donovan, Betty e Michelle li seguirono senza ribattere.
Nicole mise in moto, l’auto fece
retromarcia e uscì dall’area di sosta.
Billy la osservò imboccare la strada
inversa a Dorms. Diretta a casa sua. Una coppia di lacrime gli bagnarono le
guance. «Addio per sempre, amica mia.»
Continua…?
Nessun commento:
Posta un commento