lunedì 31 marzo 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 82

Sorge Oscurità Maggiore 7: Come Punisce l’Oscurità

 

Le porte dell’autobus si aprirono con un cigolio, Billy scese per primo, udendo i compagni dietro di lui. Si fermò sul marciapiede accanto alla colonna degli orari delle corse e alle sue spalle rimbombò il fischio del motore del mezzo, mentre ripartiva proseguendo il suo giro.

Billy sbloccò il display dello smartphone e lesse per la quarta volta il messaggio di Nicole Racher. «Siamo in anticipo di dieci minuti, ma il posto dell’appuntamento è questo.» Guardò davanti a sé e vide l’insegna illuminata della stazione di servizio della catena  RoadGrill.
«Mi ha scritto Kerry» fece Betty, rivolgendosi a lui e agli altri tre compagni. «Lei e Kenny staranno all’erta e sono pronti a intervenire in caso Oscurità Maggiore si manifesti a Dorms.»
Donovan si scrocchiò il collo. «Da una parte è stata una buona mossa fissare l’incontro subito fuori città, ma conferma che la tua amica teme l’altro te oscuro quanto, o forse più di noi.»
Michelle pescò dal tubo di cartone una patatina al gusto paprica e la masticò agitata. «Lo si capiva anche da come ha chiuso la telefonata due giorni fa.»
«Dobbiamo stare proprio qua fermi alla fermata?» domandò Zec. «Non è meglio aspettarla dentro al RoadGrill
Billy scosse la testa. «Dopo la nostra ultima esperienza in un edificio chiuso con altre persone, preferisco restare all’aperto. E non perdetemi di vista!»
Betty gli si accostò. «Sono d’accordo, però rimani calamo. Non credo Oscurità Maggiore sappia del nostro piano, altrimenti ci avrebbe fermato prima ancora di arrivare qui.»
Billy annuì, ma non ne era affatto convinto. Quell’essere era superiore a lui in quanto a capacità psichiche. Supponevano che allontanarsi da Dorms fosse una buona idea per restare fuori dalla sua sfera di azione, ma non ne avevano la certezza.  
«Lo scopriremo tra poco.» Donovan fece un cenno con la testa alla loro destra.
Un’automobile grigia si era fermata nel parcheggio dell’area di sosta del RoadGrill e ne era scesa una donna sui trentacinque anni dalla pelle scura e i capelli legati in uno chignon.
Billy si mosse per primo e i compagni gli furono dietro, attraversarono la strada e la raggiunsero.
«Ciao Nicole, scusa per la fretta» le disse.
«Non preoccuparti, ho capito la gravità della situazione. È bello rivederti.» Nicole gli sorrise, ma il modo con cui rigirava il ciondolo del portachiavi tra le dita, tradiva la sua ansia. «Ci sediamo dentro a un tavolo e parliamo?»
«Meglio se restiamo nel parcheggio» rispose Donovan. «Per la sicurezza degli altri.»
«Allora è davvero una situazione orribile» commentò Nicole. «Vi ha già attaccati? Messi alla prova? Qualcosa di peggio?»
Billy notò gli occhi degli amici puntati su di sé. «Sì, a tutte e tre le domande. Mi ha controllato e reso sonnambulo quasi due volte. Ha trasformato una mattinata a scuola in un incubo surreale solo perché non avevo parlato di lui ai miei amici e ci ha detto che non vuole farci svegliare Elliott. Però sappiamo che è l’unica soluzione per risolvere tutto.»
Nicole espirò e sfuggì al suo sguardo.
«Ho mantenuto la promessa che ti ho fatto al Reicdleyen» continuò lui. «E tu adesso devi mantenere la tua. Ho… abbiamo bisogno del tuo aiuto.»
«Vorrei, ma speravo avessimo più tempo.» Nicole si voltò a guardarlo di nuovo. «Voglio svegliare Elliott, purtroppo non so nemmeno io come.»
«Puoi cominciare spiegandoci perché ti ha terrorizzata tanto sentir nominare Oscurità Maggiore» disse Zec.
Nicole strinse più forte il portachiavi. «Quello era il modo in cui Elliott definiva una parte di sé.»
Betty spinse sul naso la montatura degli occhiali. «Devi darci altri dettagli.»
«Tu lo hai conosciuto prima che si chiudesse nel coma» sottolineò Michelle. «Cosa significava quel nome per lui?»
Nicole arretrò di qualche passo e appoggiò la schiena alla portiera chiusa della sua auto. «Da adolescenti, quando mi rivelò dei suoi poteri e me li mostrò, notai che c’era qualcosa in lui… un aspetto del suo carattere, un’indole, che lottava per tenere a bada. Ne parlammo e mi disse che a volte era sopraffatto dal dolore, dalla rabbia, dal desiderio di punire gli altri e restituire la sofferenza che gli davano. Percepiva che con i suoi poteri poteva dar sfogo a tutto quell’odio, come non riusciva a fare in modo… normale.»
«Capita a tutti» replicò Donovan, stringendosi nelle spalle. «Chiunque di noi ha provato qualcosa di simile.»
«Lo ha mai fatto per davvero?» domandò Billy. «Ha usato i suoi poteri per far del male intenzionalmente a qualcuno?»
«No, ne sono sicura.» Nicole abbassò lo sguardo e poi lo alzò di colpo. «In ogni caso ero preoccupata e spaventata. Così, gli chiesi di non usare più i suoi poteri. Di non provare nessun nuovo trucco, o di capire fino a che punto poteva spingersi. In pratica mi feci promettere di far finta di non averli, vivere come se non possedesse quelle… capacità. E lui acconsentì.»
Betty fece un passo avanti. «Aspetta, ci sati dicendo che dai tempi del liceo, circa, Elliott non ha mai più esercitato i suoi talenti psionici?»
Nicole annuì. «A quanto ne so è andata così. Temeva di non sapere quale fosse il limite, di cedere al sé oscuro e assecondò la mia richiesta.»
Billy la osservò colpito. Nonostante al loro primo incontro i ricordi del passato insieme tra lei ed Elliott avevano sbloccato il suo stato catatonico, non aveva capito quanto fosse profonda l’amicizia che nutriva. «Doveva fidarsi parecchio di te, se ha rinunciato a una parte di sé tanto grande.»
«Già…» Ancora una volta Nicole evitò di guardarlo in volto. «Ed è per questa ragione che mi consegnò la lettera che ti ho fatto avere. Mi disse di non poterla affidare a nessun’altro.»
Zec si infilò le mani nelle tasche delle giacca. «Tutto torna. Al liceo Elliott smise di usare i poteri e quando alla fine cedette e si lasciò andare al sonno, è ripartito dal punto in cui si era interrotto.»
Michelle ingoiò una nuova patatina. «Però vuole anche dire che Oscurità Maggiore cova il suo rancore e la rabbia da tutti quegli anni… ecco perché è una potenza inarrestabile.»
«Quello di cui abbiamo bisogno sono informazioni su cosa gli è successo negli anni successivi» disse Billy. «Nelle mie connessioni con lui, ho visto e provato sensazioni di angoscia verso i suoi… nostri genitori. Si è occupato di loro, ma non so altro. Deve essere successo qualcosa, talmente brutto da essere un dolore che lo ha portato a chiudersi in uno stato simile a un coma.»
«Non so nulla di preciso.» Nicole alzò il capo e si voltò a guardarlo. «Come ti ho già detto, le nostre vite hanno preso strade diverse. Avevo qualche notizia frammentaria su una malattia di suo padre, o sua madre, o entrambi. Nulla di preciso.»
«Fai uno sforzo» insistette Billy. «Oscurità Maggiore mi ha messo in guardia sul dolore che gli ha procurato quel periodo. È tanto devastante, da dirmi che divora Elliott dall’interno e farà lo stesso con me se scaverò a fondo per scoprirlo. Però significa anche che accettarlo e conoscerlo è la nostra unica arma per batterlo.»
Il vento soffiò violento. Di colpo.
Lattine vuote e bottigliette di plastica rotolarono ai loro piedi sull’asfalto. I cartelloni pubblicitari si piegarono e sventolarono. Il tubo di cartone con le ultime  patatine sfuggì dalle mani di Michelle, perdendosi al di là dell’area di sosta.
Il cielo da blu-viola vicino al crepuscolo, divenne grigio scuro e una sagoma nera discese dalle nuvole.
«Non potrà mai risponderti.» Oscurità Maggiore si manifestò nella sua forma di doppione venticinquenne di Elliott e Billy, galleggiando nell’aria, pochi metri sopra le loro teste. La sua voce rimbombò in modo innaturale, come l’effetto del dolby surround in una sala cinematografica. «Sentivo puzza di bugiarda traditrice da chilometri di distanza.»   
Billy si morse il labbro inferiore. Li aveva trovati. Anche lontani da Dorms era riuscito a  rintracciarli e senza destare sospetti nei gemelli Wood. Cercò di prendere il braccio della donna, ma lei camminò in avanti, superandolo.
Nicole Racher guardò Oscurità Maggiore sbigottita. «Sei uguale a lui. A entrambi. E alla fine, è questo quello che pensa di me?»
«Eri mia amica e mi hai abbandonato.»
«Ho vissuto la mia vita. Non è un crimine.»
Oscurità Maggiore digrignò i denti. «Mi hai cancellato. Non puoi rispondere alle domande su Elliott Summerson perché non c’eri mentre andava in pezzi. Non hai mai provato a cercarlo, a dargli sostegno.»
Nicole chiuse le mani a pugno, piegò le braccia e si schermò il petto, il cappotto scuro schiacciato sul corpo e la parte inferiore sventolava sotto le ginocchia, mentre cercava di procedere verso l’entità, combattendo il vento che la spingeva indietro. «Va bene, posso aver commesso degli sbagli. Ormai il passato è passato. Sono qui adesso. Parla con me.»
«Tempo scaduto Nicole Racher. Hai avuto la tua occasione con Billy Springday. Lui è la parte buona. Io sono Oscurità Maggiore, a quanto pare il Big Bad della stagione.»
Billy avvertì una scossa elettrica alla spina dorsale e poi una fitta alle tempie. Sgranò gli occhi e fissò l’altra parte presente sul posto della sua surreale trinità. Lo colse la consapevolezza di dover avvertire la sua amica di un pericolo imminente, ma non uscì un suono dalla sua bocca.
«Nonostante tutto, la colpa maggiore che hai è di aver impedito ad Elliott Summerson di sviluppare i suoi poteri, di crescere imparando a sfruttare le sue capacità. Se lo avessi spronato, anziché frenato, quel grande dolore si sarebbe potuto evitare. Per questo sarai punita.» Oscurità Maggiore alzò gli occhi oltre lei e fissò loro cinque. «Questa punizione vi sia di monito: vi avevo avvertiti di non tentare in nessun modo di sbarazzarvi di me e intralciare la continuità del sogno. Ora imparerete cosa accade se mi disubbidite.»
Billy si buttò in avanti, provando a correre controvento. «Nicole!» gridò. Le folate lo respinsero al suo posto.
Oscurità Maggiore discese in un battito di ciglia davanti a Nicole Racher e posizionò i palmi aperti ai lati del suo capo. «Non avrai più alcun ricordo di Elliott Sumemrson e del vostro passato in comune. Perderai qualsiasi interesse per la città di Dorms, se mai dovesse insorgerti la più piccola curiosità su questo luogo, cambierai idea e non ci metterai piede. Mai più.»
Nicole si irrigidì. Il suo sguardo divenne fisso e poi vacuo. Abbassò le braccia, aprì i palmi e l’anello del portachiavi le rimase impigliato nel dito medio della mano destra. Con gesti meccanici compì un mezzo giro e camminò diretta alla sua automobile.
Billy avvertì un senso di perdita. Con la mente e il cuore sapeva di non essere più parte della vita della donna. La osservò passare accanto a lui e ai suoi amici, ignorandoli. Come se non la riguardassero. Come se fossero dei perfetti sconosciuti.
«Dobbiamo aiutarla» intervenne Betty.
Con un groppo stretto nella gola, Billy disse: «Non possiamo fare più nulla per lei.»
Procedendo come un automa, Nicole aprì la portiera del guidatore e s’infilò nell’abitacolo.
Il vento cessò con la stessa tempestività con cui era partito il suo soffio.
Il cielo tornò dei colori che precedono l’imbrunire.
Oscurità Maggiore era andato via senza annunciare la sua partenza.
Billy si attaccò al braccio di Zec, come se fosse l’unica ancora per non farlo sprofondare. «Spostiamoci di qui.»
Zec lo abbracciò camminando al suo passo, Donovan, Betty e Michelle li seguirono senza ribattere.
Nicole mise in moto, l’auto fece retromarcia e uscì dall’area di sosta.
Billy la osservò imboccare la strada inversa a Dorms. Diretta a casa sua. Una coppia di lacrime gli bagnarono le guance. «Addio per sempre, amica mia.»
 
 

                                                                    Continua…?   

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