lunedì 13 novembre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 46

Il Gioco del Branco 10: Una Notte da X-Men (1°parte)

 

Zec stringeva la mano destra in quella sinistra di Billy. «Sei proprio sicuro di non voler annullare? So che hai fatto questa promessa a Donovan e lui ti ha ricordato di doverla mantenere, ma nel frattempo è successo di tutto.»

Camminavano uno a fianco all’altro, diretti a casa di Betty dove si sarebbero riuniti e festeggiato Halloween, come deciso dal suo ragazzo al risveglio dal suo stato catatonico nell’Istituto Reicdleyen.
Dovevano scegliere dei costumi ispirati agli X-Men e lui aveva proposto un travestimento di coppia, così  a fatica erano andati in giro per negozi e tutto quello che aveva trovato era stata una maglietta verde con stampato in giallo fluorescente il simbolo della Forza Fenice. Purtroppo non aveva pantaloni dello stesso colore, così aveva deciso per un semplice paio di jeans; si era tinto qualche ciocca di capelli rossa ed era diventato un’opaca versione di Jean Grey nella sua trasformazione di Fenice buona.
Billy scosse la testa. «Me lo hai già chiesto cinque volte negli ultimi due giorni: non ti preoccupare, possiamo dedicarci a un po’ di svago. Nelle ultime tre settimane non è successo niente di soprannaturale» rispose, con il casco blu e il visore giallo e la lente rosso rubino da Scott Summers/Ciclope, infilato su metà volto.
«Però non abbiamo idea di chi abbia mandato quel messaggio a tutti noi» gli ricordò. «Abbiamo subito incolpato Kate, ma si è firmato o firmata solo con una “S”. Inoltre il messaggio è scomparso subito, limitandoci nelle ricerche, quindi  potrebbe essere chiunque altro che ce l’ha con noi.» 
Billy si bloccò e si tolse il visore dalla faccia. «Non devi angosciarti così. Non voglio che il peso di ciò che ho fatto come Elliott ricada su di voi e soprattutto su di te. Troveremo questa persona e faremo il possibile per risolvere tutto senza altre uccisioni.»
Zec lo fissò. Nella tuta blu presa per assomigliare al personaggio dei fumetti, aveva più un aspetto da ragazzo in pigiama, ma restava il suo supereroe. Si sforzò di sorridergli. «Ho paura di perderti» ammise, sorprendendosi per lo slancio di sincerità. «Ci hai rassicurati che non tenterai più di farti del male colpendo Elliott, ma il tuo ritorno dallo stato catatonico è stato così… improvviso.  C’è qualcosa che non mi hai detto? »
Billy sorrise a sua volta e si infilò il visore sul volto. «È tutto a posto.» Gli afferrò di nuovo la mano e riprese a camminare.
Stando al suo passo, Zec si morse il labbro. Ogni volta che cercava di approfondire i particolari di cosa era accaduto all’istituto psichiatrico dopo la misteriosa visita dell’amica di Elliott, il suo fidanzato diventava vago e silenzioso. Essere in costume e pronti a passare la notte di Halloween come normali adolescenti doveva sollevarlo da ogni dubbio sulla reale intenzione di non compiere altri gesti impulsivi pericolosi, però osservandolo notava sempre un velo scuro sulla sua espressione. Anche quel veloce modo di liquidare l’argomento e l’atteggiamento sfuggente gli suggerirono di non potersi fidare del tutto.
«Siamo arrivati» disse Billy, allontanandolo dai suoi pensieri. Si fermarono davanti alla porta e suonò il campanello.
Dall’interno udirono un pestare deciso di suole sul pavimento e poi l’uscio si spalancò con Donovan ad accoglierli. «Buon Halloween! Venite, Betty è impegnata in camera sua con gli ultimi ritocchi al costume.»
Entrarono e Zec lo squadrò da capo a piedi. Non sembrava avere indosso un travestimento per Halloween. «E tu cosa aspetti a prepararti?»
Donovan osservò il suo abbigliamento: una giacca di pelle nera, una maglia bianca, un paio di jeans scuri e degli anfibi blu. «Sono già pronto, mancano solo gli accessori.» Andò verso il divano e raccolse da dietro un cuscino un paio di guanti con tre artigli di finto metallo per mano e una maschera gialla e nera, con la parte per coprire gli occhi che svettava in alto a punta. Li mostrò a loro e aggiunse: «Sono Wolverine, non si capisce?»
«Decisamente no» fece Zec.
«La maschera è quella dei fumetti e gli artigli possono passare» commentò Billy, «ma il resto? In che modo dovrebbero farti sembrare Wolverine?»
«Ho dovuto adattarmi alle mie finanze e al fatto non ci fosse niente della mia taglia» spiegò Donovan. «Così ho fatto un mix: qualcosa di iconico dei fumetti, più il look di Hugh Jackman nei film degli anni duemila.»
Zec incrociò le braccia sul petto. «A me sembra piuttosto che ti sei dimenticato e hai voluto risolvere il problema costume all’ultimo minuto.»
Donovan girò lo sguardo con fare vago. «No, non è proprio andata così…»
Il campanello trillò salvandolo dal dover dare una risposta più dettagliata e colse l’occasione andando ad aprire.
Michelle entrò con un sacchetto di caramelle gommose in mano. «Ciao ragazzi» li salutò immettendosi nel salone. Indossava una maglietta rossa con stampato il simbolo giallo della Forza Fenice e un paio di jeans bordeaux e scarpe giallo fluorescenti. Stava per infilare un animaletto rosa in bocca, ma rimase a fissare lui e Billy. «Vi siete vestiti con un costume di coppia.»
«Bè, si… cosa c’è di male?» domandò Zec.
Michelle si voltò verso Donovan: «Lo avete fatto anche tu e Betty?»
«No, niente affatto» la rassicurò il ragazzo.
«Bene… ma cosa c’entra un motociclista con gli X-Men?» domandò Michelle.
Donovan s’imbronciò. «Sono Wolverine!»
Michelle fece spallucce, ma poi tornò a rivolgersi a lui, osservando il suo costume improvvisato da Fenice. «Avremmo dovuto consultarci però, in pratica tu ed io è come se ci fossimo copiati.»
Zec sospirò, notando la vena polemica dell’amica farsi sempre più insistente negli ultimi tempi. «Non è vero. Siamo solo due rappresentazioni diverse dello stesso personaggio. Tu sei Fenice Nera e io Fenice.»
Michelle rimise la caramella nel sacchetto. «Già, ma visto i miei poteri e come assomigliano a quelli di Dark Willow, che è ispirata a Fenice Nera, il mio travestimento è più adeguato. Tu lo hai fatto solo per poter fare qualcosa da fidanzato con Billy.»
Era vero e Zec non capiva dove stesse il problema. «E quindi?»
«Ecco, potevate scegliere un’altra coppia, per esempio Rogue e Gambit.»
Donovan s’intromise. «Dai Michelle, non fare la pesante. Sono carini come Ciclope e Fenice e poi cosa ce ne importa dei costumi. Dobbiamo solo divertirci.»
Michelle sbuffò. «Tu parli facile, ma io ho dovuto fare una gran fatica per mettere insieme il mio costume.»
«Mi state prendendo in giro!»
La voce stupefatta di Betty giunse da metà delle scale del piano, facendoli girare tutti di scatto verso di lei.
Osservandola ferma sul gradino con le braccia sui fianchi, a Zec parve uscita da una tavola dei fumetti. Il costume che si era cucita era degno dei migliori cosplayer delle fiere. «Wow Betty! Sei una Shadowcat perfetta nell’uniforme di fine anni ottanta!»
Betty scese le scale con la maschera azzurra a coprirgli gli occhi sul volto. Indossava una giubba blu con le maniche un po’ a sbuffo, che copriva un body blu sopra dei pantaloni aderenti azzurri e stivali blu. A completare il tutto una cintura sottile azzurra avvolta in vita con un nodo.
«Grazie, lo so. Ci ho impiegato due settimane a confezionarlo. E ho dovuto anche abituarmi alle lenti a contatto per indossare la maschera» disse, scendendo l’ultimo scalino per arrivare al salone. «Voi, piuttosto, sembrate usciti da un mercatino dell’usato! Se avessi saputo non fosse così importante il costume, non avrei passato tanto tempo a prepararmi.»
Donovan le andò incontro entusiasta. «Sei magnifica, non sapevo fossi una fan dei fumetti degli X-Men.»
«Non lo sono» rispose lei. «Però mi sono informata e facendo ricerche ho scoperto che il creatore di Buffy si è ispirato a Kitty Pryde per il personaggio e così ho pensato fosse carino vestirmi da lei e ho cercato un costume abbastanza facile da replicare.»
Michelle puntò il dito verso lui e Billy. «Hai sentito? Anche Betty ha ragionato pensando a Buffy l’amamzzavampiri per scegliere il costume. Dovevamo metterci tutti d’accordo prima.»
«Non ricominciare, ormai siamo così e non ci cambiamo» replicò secco Zec.
Betty lanciò un’occhiata di sbieco al suo fidanzato. «Bastava vi impegnaste un po’ di più nei dettagli, almeno.»
Donovan spalancò gli occhi come un bimbo innocente. «Non sarai arrabbiata con me?»
«Almeno lui è originale» rincarò Michelle.
Billy s’infilò due dita tra le labbra e fece un fischio acuto, richiamando la loro attenzione.
«Basta discutere» sentenziò, rivolgendosi a tutti. «L’idea è stata mia e decido io cosa va bene, oppure no. Non importa chi ha lavorato più sull’abbigliamento e chi meno. E nemmeno se siamo tutti uguali, o diversi. Siamo X-Men. Punto.»
Zec lo ammirò e lo trovò molto sexy. Essere un leader gli veniva bene, forse era entrato nel personaggio, o magari era un aspetto di lui emerso ancora più tenacemente dopo l’esperienza  dell’estate in istituto. In ogni caso lo adorava.
Michelle si mise in bocca la caramella e bofonchiò: «Va bene, come volete.»
«Abbiamo deciso dove andare?» chiese Donovan. «So di diverse feste a casa di alcuni ragazzi.»
«No, andiamo al Bronze Dust» intervenne Betty. «Fanno una festa anche lì, la prima consumazione è gratis e magari evitiamo di incontrare qualcuno che ci aggredisca, o tormenti per l’anno scorso. Se anche a voi va bene.»
Lo disse a tutti, ma si soffermò a guardare Billy.
Zec lo notò e si sentì orgoglioso del suo ragazzo.
«Direi che è perfetto» replicò Billy.
Donovan si infilò la maschera e i guanti; Betty aprì la porta per farli uscire e Michelle alleggerì il suo broncio.
Uscendo dall’abitazione mano nella mano con Billy, Zec si rilassò. Sarebbe stata una serata indimenticabile.
 

Raggiunsero il Bronze Dust a piedi. Durante il tragitto chiacchierarono, incrociarono qualche ragazzino desideroso di fare dolcetto o scherzetto e Michelle rimpianse di aver già consumato l’unico rifornimento di dolci che si era portata.

A una manciata di passi dal locale, Zec avvertì ondate di calore attraversargli il corpo. Si staccò dal fidanzato e ebbe la sensazione di avere una febbre fulminea. Si guardò la pelle e percepì come se stesse andando a fuoco.
«Non mi sento tanto bene» sussurrò.
Intorno a lui anche i suoi compagni si erano fermati. Ognuno sembrava avvertire dolore a sua volta.
«Qualcosa non va» fece Betty.
Donovan si tolse di getto la maschera. «Non… capisco… cosa mi.. prende» disse ansimando.
Billy barcollò. «I miei occhi…non vedo…»
Michelle si asciugò la fronte con la mano sinistra, bagnandosi il dorso con il sudore. «Non sentite un caldo esagerato?»
Zec urlò per il bruciore che lo colse sotto le braccia e sollevandole per controllarle, si accorse di una scia di fiamme formatasi a comporre le piume di una coppia di ali.

 

 
                                                  Continua…?

lunedì 30 ottobre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 45

Il Gioco del Branco 9: I Bugiardi Meritano l’Inferno

 

Per tutta la durata della lezione di matematica, Betty non staccò lo sguardo da Jordan Guiterrez. Sedeva nella fila alla sua destra, due banchi davanti a lei e poteva osservarlo senza venire scoperta.

L’idea di Billy di carpire informazioni da lui era giusta, ma aveva escogitato lei il modo più adatto per metterla in atto, ricordandosi delle difficoltà di Jordan in tre materie e decidendo di proporsi alla fine della lezione di una di esse per aiutarlo. In fondo era ciò che gli aveva promesso proprio Billy poco prima il termine dell’anno  scolastico precedente, anche se il modo in cui avevano trascorso l’estate le aveva impedito di metterlo in pratica.
Scrutandolo, Betty si rese conto che il suo problema con la matematica non era migliorato: guardava la lavagna dove la professoressa scriveva numeri e simboli continuando con la spiegazione e ricopiava come un forsennato sul quaderno, quasi temesse di perdere un passaggio fondamentale, grattandosi  agitato la testa dai capelli scuri tagliati corti.
Betty constatò che qualunque forma di sicurezza gli avesse fatto acquisire Kate con l’entrata nel branco, non influiva anche sulla sua comprensione delle formule algebriche.
La campanella di fine lezione risuonò per tutto il piano e segnò la conclusione dell’ora di matematica e il suo momento di agire.
Betty raccolse libro e quaderno, li infilò nella borsa e se la mise a tracolla. Si alzò dalla sedia, mentre la professoressa comunicava le pagine degli esercizi da eseguire, scansò un paio di compagni per arrivare a Jordan. Gli fu di fronte nell’esatto momento in cui si alzò anche lui dal banco.
«Ciao, sono Betty. Billy mi ha parlato di te» disse in tono gioviale.
Lui la squadrò sbrigativo. «So chi sei.» Prese il libro e il quaderno dal banco e li ripose nello zaino.
«Ok… bene. So che hai qualche difficoltà in matematica e posso aiutarti, se lo vuoi ancora» propose, senza abbandonare il sorriso. «Possiamo riguardare insieme la lezione di oggi e magari fare qualche esercizio.»
«Ho già chi mi aiuta» replicò Jordan. Mise lo zaino sulle spalle e si mosse dalla parte opposta per raggiungere la porta dell’aula.
Era chiaramente ostile, forse per l’influenza di Kate e dopo le rivelazioni di Donovan, l’aiuto a cui si riferiva poteva essere Aiden, ma Betty non si fece scoraggiare. Lo inseguì, tenendo il passo.
«Va bene, allora posso darti una mano in biologia ed economia. Hai problemi anche in quelle materie, giusto?»
Jordan si bloccò nel corridoio e la guardò serio. «Ti ho detto che ho già l’aiuto che mi serve. Da voi non voglio nulla.»
«Perché?» gli domandò d’impulso.
«Di voi non ci si può fidare.» Jordan si voltò e proseguì per la sua strada.
Osservandolo da dietro le lenti, Betty non insistette. Doveva cambiare tattica.
 

«Un agguato non è la mossa migliore» disse Michelle, scrutando i volti degli amici intorno.

«Non hai parlato con lui, non hai visto come mi ha guardata» rispose Betty tranquilla. Aveva riportato i fatti della mattinata ai suoi quattro compagni e lei stessa aveva dovuto ricredersi sul metodo per interagire con Jordan. «Non è stato convinto da qualcuno ad avercela con noi, ci detesta per sua scelta.»
Billy annuì. «Ho avuto la stessa impressione spiandolo in palestra.»
«E siamo comunque dell’idea di costringerlo a parlare con noi…» Zec gesticolò agitato, guardandosi intorno nel corridoio vuoto durante gli ultimi minuti della pausa pranzo.
Betty gli rivolse uno sguardo dolce. «Lo so che non ti piace essere aggressivo con le persone, ma si tratta di una situazione necessaria. Inoltre, sappiamo di cosa è capace anche senza l’aiuto della possibile trasformazione regalatagli da Kate, dobbiamo prevenire una nuova prigione infernale.»
«A questo proposito» s’intromise Donovan, «voi due non avete mostrato più i vostri poteri da quando siamo usciti dal Reicdleyen. So che lì erano in qualche modo bloccati, ma ora?»
Betty si morse il labbro inferiore per quella dimenticanza. Avrebbero dovuto affrontare quella domanda prima e avere ancora quel dubbio era, dal punto di vista strategico, una penalità altissima. «Avete già provato a diventare poltergeist e spostare qualcosa con il pensiero?»  
Michelle e Zec si guardarono a vicenda.
«No» rispose lei.
«Non c’è stata l’occasione» replicò lui.
Betty mise subito in moto il cervello per pensare a una soluzione. Se la sua teoria su Kate era corretta, forse poteva bloccare i loro poteri fin dalla prima volta che li aveva visti all’istituto, ma secondo questa prospettiva sarebbe stata anche più potente di Elliott. No, si disse che non poteva essere così forte. Però dovevano fare una prova subito e c’erano decine di armadietti sacrificabili.
«Eccolo, viene da questa parte» esclamò Donovan.
Betty alzò la testa e abbandonò i suoi piani. Il suo sguardo si scontrò con quello del ragazzo ispanico dalla pelle olivastra, ma invece che bloccarsi, lui proseguì a camminare.
«Non sai accettare un rifiuto?» le domandò serafico.
«Abbiamo bisogno di parlare con te» disse Billy.
Jordan girò il volto come se lo notasse solo in quel momento. «Adesso ti ricordi di me? Improvvisamente siete tutti e cinque interessati a fare due chiacchiere.»
«Perché fai lo stronzo?» chiese Donovan.
Betty lo colpì sulla spalla con un pugno leggero. «Non volgiamo litigare, non capiamo perché sei arrabbiato con noi.»
«Tanto per cominciare vorrei poter aprire il mio armadietto.» Jordan fece un cenno, indicando l’anta in ferro alle loro spalle.
Si spostarono per farlo procedere.
«L’ultima volta ci siamo preoccupati di aiutarti e proteggerti» ricordò Zec. «Vogliamo solo che ci racconti cosa è successo nei mesi in cui non c’eravamo.»
Jordan chiuse con foga lo sportello dell’armadietto. «Intendi nei mesi in cui avevate promesso di aiutarmi con i problemi con il professor Monaghan? Nei mesi in cui siete spariti e non ve ne è importato niente di cosa stessi passando. Mi sono serviti a capire che siete dei bugiardi.»
«Sei impazzito? Sai benissimo dove siamo stati e cosa abbiamo passato noi!» lo aggredì Donovan.
Betty lo spinse indietro per evitare di peggiorare la situazione. «Non sei stupido Jordan, sai dell’istituto psichiatrico, lo sa tutta la scuola ed è ovvio non potessimo fare granché da lì dentro. Potevi venire a trovarci.»
«Sei bravissima a rigirare la frittata!» sbottò Jordan. «Da quando sono stato nel locale caldaie, ho visto di cosa siete capaci, vuoi farmi credere che Billy oppure Michelle non avrebbero potuto agire per farvi scappare?»
«Billy era catatonico e nessun’altro di noi poteva accedere a poteri speciali» spiegò Betty seria. «Non ti abbiamo abbandonato, o ignorato per scelta.»
Jordan parve confuso. Li guardò incerto. «Mettiamo sappia qualcosa di nuovo su eventi paranormali, perché dovrei dirvelo?»
«Perché non siamo contro di te» rispose Betty. «Vogliamo aiutarti, proteggerti, se ne hai bisogno. O collaborare, non diamo la caccia a nessuno e nessuno deve farsi più male. Siamo sempre stati att…»
«Tu! Sarai l’ultimo!»
Il grido interruppe Betty e li fece voltare tutti verso l’imboccatura del corridoio.
Un uomo puntava il braccio destro e il dito indice contro Jordan e indossava un logoro cappuccio nero con il mantello avvolto intorno al corpo.
«Chi diavolo è questo?» domandò Donovan.
L’uomo procedette e facendo scivolare il cappuccio oltre il capo, rivelò un volto semi calvo, dai tratti somatici distorti da bruciature sulla pelle.
Pur con quel viso alterato, Betty lo riconobbe. «È il professor Monaghan.» Era chiaramente stato mutato dall’influsso della Bocca dell’Inferno, ma le parve diverso dalle solite bizzarrie.
«Con te il sacrificio sarà completo, finalmente tornerò sano» proseguì l’uomo. «Hanno cercato di bruciarmi vivo, ma sono ancora qui. Nessuno di voi piccoli, inutili ragazzini può fermarmi.»
Betty si parò davanti a Jordan e i suoi amici fecero altrettanto. Billy si lanciò in avanti, ma a Monaghan bastò aprire il palmo sinistro per costringerlo sul pavimento in ginocchio, facendogli sputare della strana roba verde dalla bocca.
Nel lungo corridoio prese a risuonare il rombo di tamburi, si diffuse una melodia celtica, accompagnata da delle voci maschili dal timbro imponente che intonavano un canto indecifrabile.
Zec ricorse d’istinto ai poteri, confermandone il pieno possesso. Vene scure si disegnarono sul volto e la sclera degli occhi divenne pece. Ruotò i polsi e due ante di metallo si divelsero dai cardini. La prima volò colpendo il professore nel ventre e obbligandolo a piegarsi all’indietro. La seconda puntò dritto alla testa.
«No!» urlò Betty, sovrastando la musica intorno a loro. «Non dobbiamo ferirlo gravemente.»
Zec strinse la mano sinistra a pugno e lasciò cadere sul pavimento la lastra di metallo.
Donovan strattonò  Jordan. «Chi l’ha ridotto così? Sei stato tu?»
«Non c’entro nulla» ribatté l’altro divincolandosi.
Betty lo scrutò negli occhi e lesse qualcosa che ometteva. «Hai idea di chi sia stato. Dicci chi è, possiamo sistemare tutto.»
Jordan la guardò stringendo i denti.
«È opera di Kate, l’infermiera?» chiese la ragazza, sicura della risposta. «Non devi avere paura di lei, possiamo discuterne e convincerla a lasciar perdere qualsiasi cosa stia pianificando.»
«Non mi potete fermare!» gridò Monaghan. Sollevò lo sportello di ferro sul suo  petto e lo lanciò di lato come se fosse fatto di cartone. Si rialzò in piedi e dai suoi occhi si sprigionò un bagliore biancastro.
Zec fece volteggiare il secondo sospeso in aria, ma poi annaspò. Perse la presa sull’arma improvvisata che cadde sul pavimento. A sua volta, finì in ginocchio a terra e la strana sostanza verde scuro fuoriuscì con violenza dalla sua gola.
Michelle alzò le braccia, ma prima di poter far comparire i segni sul viso della manifestazione del potere, il professore puntò il palmo destro contro di lei e le toccò la stessa sorte dei due compagni.
Betty tornò a concentrarsi sull’avversario. Non riusciva a riconoscere la creatura in cui si era trasformato, non le ricordava nessun mostro di Buffy l’ammazzavampiri, eppure aveva un sentore familiare. Comunque, ogni mossa volesse mettere in atto era stata annullata annientando i tre membri più forti del loro gruppo.
Monaghan distorse le labbra in un ghigno. «Sei mio.» La musica si intensificò. Aprì le braccia facendo svolazzare il mantello scuro.
Betty e Donovan furono sbalzati contro gli armadietti, lasciando Jordan un bersaglio facile.
Il professore fece un passo verso il suo obbiettivo e sottili corde affilate sbucarono dal soffitto. Si avvolsero intorno al suo collo. Lui emise un rantolo strozzato e la testa si staccò dal collo, rotolando ai piedi.
Il canto celtico cessò.
Dolorante e inorridita, Betty osservò attonita le due parti del corpo del professor Monaghan divenire cenere e disperdersi nell’aria.
Billy, Zec e Michelle smisero di vomitare all’istante e tossendo, si rialzarono.
Donovan barcollò lontano dall’armadietto ammaccato.
Betty fece altrettanto e cercò Jordan oltre le lenti degli occhiali.
Lui passò in rassegna tutti loro. Si soffermò un istante di più su di lei, quindi si girò di scatto e corse via.
Betty raggiunse i tre amici colpiti per primi dal nemico. «State bene? Dobbiamo…» si zittì. Avrebbe voluto dire di rivolgersi all’infermeria, ma non le sembrava più un luogo sicuro.
«È tutto a posto» confermò Billy. «Dobbiamo andare dietro a Jordan e capire cosa è successo veramente poco fa.»
Si riunirono in cerchio e i cellulari squillarono all’unisono.
Betty estrasse il suo. Era il suono di un messaggio. Premette il polpastrello del pollice sullo schermo e lesse:
 

Lasciate in pace Jordan. Non è uno di voi. È mio!

S.
 

Betty sollevò il telefono per mostralo agli altri, ma non servì. Dai loro volti increduli capì lo avevano ricevuto tutti.

   

                                                           Continua…? 

lunedì 16 ottobre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 44

Il Gioco del Branco 8: Chi è quella Ragazza?

 

Billy udì le grida prima ancora di suonare il campanello della casa di Michelle. Qualsiasi cosa stesse avvenendo all’interno, lei e Betty non erano di buon umore. Prese coraggio e spinse il pulsante con l’indice destro.

La porta si spalancò quasi subito e trovò Zec ad accoglierlo.
«Meno male che sei qui» disse e lo baciò sulle labbra.
Billy entrò e chiese: «Cosa succede?»
«Stanno litigando da mezz’ora sul comando e il territorio.»
Lo guardò inarcando un sopracciglio.
Zec lo prese per mano. «È meglio se lo vedi.»
Su sua richiesta si erano radunati di sabato mattina per una ennesima riunione strategica dopo mesi. Non era un buon segno che la situazione fosse già degenerata prima di cominciare.
Salirono le scale che portavano al piano superiore e le voci si fecero sempre più forti,  diventando un confuso sovrastarsi di accuse quando si fermarono all’ingresso della camera di Michelle.
Vedendolo, Donovan balzò in piedi dal letto. «Finalmente sei arrivato» gli andò incontro e si posizionò dietro di lui. «Devi intervenire tu, o non la smetteranno più.»
Ancora confuso, Billy disse: «Con calma, mi spiegate perché state urlando?»
«Betty vuole fare tutto a modo suo e non mi ascolta» fece Michelle, girandosi verso di lui.
«Non è vero. È lei che non accetta il fatto che so organizzare meglio gli indizi sulla lavagna» rispose l’altra, indicando l’ampia bacheca  rettangolare di plastica dietro di sé, fissata alla parete tra la porta e la scrivania. «Ed è stata una mia idea usare questo metodo per fare il punto della situazione.»
«Ma sono io che ne avevo già una e vi ho offerto di venire qui per la riunione» ribatté Michelle, imbronciata. «Vuoi sempre comandare, ma come padrona di casa ho più diritto di te a decidere cosa scrivere.»
Donovan sospirò rumorosamente. «Rimpiango i vecchi schemi fatti al computer.»
Billy si fece avanti nella stanza. «Per prima cosa datevi una calmata tutte e due. Vi si sentiva fin da fuori. Non stiamo facendo una gara, collaboriamo tutti come abbiamo fatto altre volte per mettere insieme i pezzi di questi casini soprannaturali. Non esiste un “capogruppo” o qualcuno superiore agli altri.» Osservò le amiche e nessuna delle due sembrava voler ribattere. Si posizionò quindi davanti alla lavagna e la ispezionò.
Oltre al fatto che nomi, luoghi e date erano scritti in modo confuso e approssimativo, adottare uno stile da FBI gli sembrò una scelta un po’ eccessiva per riepilogare ciò che sapevano, o meglio tutto quello che ignoravano, sugli ultimi avvenimenti. Tenne comunque quella conclusione per sé.
«Ricominciamo da capo» disse e prese dalla mensola in basso il batuffolo in spugna, sfregò sull’inchiostro nero, cancellando ogni lettera e numero, ripulendo la superficie.
«Ehi! Dovevi consultarci prima di togliere tutto» replicò Betty con una punta di irritazione.
Michelle annuì. «Hai appena detto che non comanda nessuno.»
Donovan sorrise. «Almeno su questo siete d’accordo.»
«Ripensate a quello che vi ho raccontato ieri dopo che ho lasciato la palestra» rispose Billy. «Se riflettete, sarete d’accordo che c’è un punto indiscusso da cui partire. Anzi una persona.»
Un istante dopo, la risposta arrivò all’unisono da tutti loro.
«Kate.»
Billy prese il pennarello nero e lo porse a Zec. «Vieni a scrivere il suo nome.»
«Perché lui?» domandò Michelle.
«Ha la calligrafia migliore» replicò Betty. Si sedette sul bordo del letto per guardare bene la lavagna. «Mettilo in alto, al centro.»
Zec eseguì, afferrò il pennarello e scrisse in stampatello maiuscolo KATE.
Donovan prese posto accanto a Betty. «Sotto scrivi Reicdleyen.»
«E infermeria scuola» aggiunse Michelle, accomodandosi sulla sedia da scrivania, avvicinandola al letto.
Zec scrisse, separando i due luoghi con una sbarra.
In piedi vicino al bordo sinistro della lavagna, Billy osservò soddisfatto il gruppo di amici rinsavito e concentrato. «Prima di continuare, cercate di ricordare bene, qualcuno di voi ha l’impressione di averla vista prima del nostro soggiorno nell’istituto psichiatrico?»
Non ci volle molto perché tutti scuotessero la testa in segno di dissenso.
Zec chiuse il pennarello con il tappo. «In qualche modo è riuscita a farsi assumere a scuola da quest’anno. L’infermiera Pratt è sempre stata la responsabile dell’infermeria e non era così vecchia da andare in pensione.»
«Quel che è peggio è la sua presenza al Reicdleyen. Non siamo neanche sicuri sia davvero un’infermiera» rispose Betty.
«Forse non ne ha bisogno» ipotizzò Donovan. «Tenendo conto delle emissioni di Elliott da Bocca dell’Inferno le basta pensarlo per diventarlo.»
«E questo ci porta a un altro problema urgente» fece Zec. Riaprì il pennarello e scrisse sulla parte sinistra e alta della lavagna: DOVE È ELLOTT SUMMERSON? «Kenny ha detto che è scomparso, ma l’influsso del suo potere non è del tutto svanito.»
Billy si grattò il mento, pensieroso. «Però gli avvenimenti paranormali sono ricominciati solo con il nostro rientro a scuola. Se escludiamo la nostra gita con Dana, ma lei era presente anche prima…»
Betty si alzò in piedi. «E anche con la comparsa di Kate al liceo. Inoltre, con la sua vera o falsa professione, è legata anche all’ambiente ospedaliero, l’ultimo luogo in cui è stato visto Elliott e…», prese dalla mano di Zec il pennarello e scrisse sotto quello appena segnato da lui: FALCE, «anche la nostra arma più potente, un oggetto di cui non sappiamo il pieno potenziale, ma che può spiegare come qualcuno possa manipolare le manifestazioni del potere psichico di Elliott. Svanita con lui.»
«Aspetta, quindi dietro tutto ci sarebbe questa Kate?» domandò sorpresa Michelle.
«Non è un ipotesi così assurda. Pensateci: dalla descrizione fatta da Donovan e Billy l’aspetto del licantropo non sembrava quello tipico visto in Buffy» rispose Betty. Tracciò quindi una freccia tra quello scritto da lei e Zec e il nome KATE, terminando con un punto interrogativo. «Potrebbe prendere spunto da qualcos’altro, una diversa serie tv, o film o altro ancora.»
Donovan batté un pugno sul materasso. «Ha senso. Anche perché in Buffy non c’è mai stato un branco di lupi mannari come avversario principale… sorvolando su quello della possessione delle iene della stagione uno.»
«Ma non si trasformavano letteralmente in animali» commentò Betty, restituendo il pennarello a Zec.
Billy si rivolse al fidanzato. «Hai due ultimi nomi da annotare: Aiden Cheung e Jordan Guiterrez.» Osservandolo scrivere sulla destra della lavagna, continuò: «Sono i primi membri del suo branco, ma non sappiamo ancora in cosa può trasformarsi Jordan.»
Michelle aggrottò la fronte. «Pensi a qualcosa di diverso da un lupo mannaro?»
Billy scrollò le spalle. «Tenendo buona la teoria di Betty, tutto è possibile.»
Rimasero tutti in silenzio ad osservare quanto riepilogato e Billy concluse non avevano risolto granché.
«Resta comunque la domanda principale a cui non troviamo una risposta» fece Betty, spostandosi gli occhiali indietro sul naso. «Kate sembra al centro e all’origine di tutto, ma perché se la sta prendendo con noi? Qual è la sua ragione per seguirci e creare un branco da metterci contro?»
Billy camminò fino alla parte opposta della lavagna. «Abbiamo una sola scelta.» Puntò l’indice destro su un nome. «Dobbiamo parlare con Jordan e farci raccontare cosa è successo nei mesi che siamo stati rinchiusi. Con ogni mezzo.» 

                                                     
                                                                       Continua...?

lunedì 2 ottobre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 43

Il Gioco del Branco 7: Regole per Formare un Branco

                                                                                                          

Billy seguì lo sguardo del compagno e rimase di sasso. Come Donovan pochi istanti prima, riconobbe nella ragazza davanti a loro Kate, l’infermiera del Reicdleyen. Indossava un camice bianco e sotto una maglia chiara e dei jeans, ma i tratti del volto erano inconfondibili.

«Siete voi, Brennon e Cheung?» domandò lei.
«Sì» rispose in automatico Donovan.
«No» replicò Billy. «Cioè, non sono Cheung, lui è… appena uscito. Vado a chiamarlo.» Lanciò una fugace occhiata all’amico e l’altro annuì, intuendo le sue intenzioni.
«Bene» disse Kate. «Fallo attendere fuori, appena finito con Brennon lo farò entrare.»
Billy le passò accanto, ma lei non tradì alcuna emozione. Se li aveva riconosciuti a sua volta, non lo diede a vedere.
Appena fu in corridoio scacciò ogni domanda inerente all’infermiera, prese un respiro e si concentrò. Doveva ricorrere al suo senso del soprannaturale per ritrovare Aiden, sperando di non incontrare vittime come briciole di pane sul suo cammino. Chiuse gli occhi, focalizzò il licantropo nella sua mente e immaginò di fissarlo negli occhi gialli.
Un’immagine gli balenò in mente.
Scaffali pieni di libri. Un lungo bancone.
«La biblioteca» sibilò nel silenzio. Si trovava al lato opposto del piano rispetto all’infermeria, ma muovendosi rapido, realizzò non fosse stato un problema per Aiden raggiungerla in pochi minuti. Ora la sua forma non era più umana. 
Billy corse osservando il pavimento e i muri. Nessuna traccia di sangue e provò sollievo. Si fermò davanti all’alta porta socchiusa, cercò di spiare dalla fessura, ma non intravide nessuna sagoma. La spinse e cigolò. Merda! Imprecò mentalmente, temendo di aver fatto un fracasso nel silenzio. Anche se era stupido: i sensi di Aiden dovevano essere super sviluppati, probabilmente lo aveva già udito arrivare dai passi e percepito dal suo odore.
Entrò nella biblioteca vuota, il responsabile non ancora rientrato dalla pausa pranzo. Sfilò il coltello dalla tasca e si aggirò guardingo tra le librerie.
Oltre al battere del suo cuore e al respiro controllato, non c’erano altri suoni.
Si appoggiò  a uno scaffale e osservò nel campo visivo ristretto dai mobili, scorgendo solo tavoli e sedie disposti in perfetto ordine.
Si chiese se si fosse sbagliato, se il suo senso del soprannaturale non lo avesse tradito.
Il fragore di vetri infranti lo fece sobbalzare.
Corse diritto davanti a sé, si spostò sulla destra e calpestò i frammenti sul pavimento, facendoli scricchiolare. La finestra rotta era l’indizio che Aiden era lì, ed era appena scappato all’esterno.
Guardò fuori, ma non lo individuò in lontananza. Era veloce e silenzioso, come un predatore, però la mancanza di segni di lotta e violenza lo indusse a pensare che non intendeva far del male.
Billy si voltò e decise di sospendere la sua caccia.
 

«Non è possibile» disse Betty incrociando le braccia sul seno. «Vi siete sicuramente sbagliati. Non può essere la stessa infermiera dell’istituto.»

In piedi, in cerchio accanto a lei, insieme agli altri quattro amici davanti all’ingresso del liceo, Billy aveva raccontato l’accaduto e aprì la bocca per ribattere, ma non fece in tempo. 
«Invece è proprio lei! Kate!» esclamò Donovan. «L’abbiamo vista tutti e due.»
«Ok, non ti arrabbiare.» Betty alzò le mani in segno di resa. «Ma cosa ci fa qui a scuola?»
«Direi che è un problema che può aspettare» intervenne Michelle. Frugando nello zaino in cerca di qualcosa da sgranocchiare, aggiunse: «Mi preoccuperei di più della faccenda del licantropo.»
Zec annuì. «È più nello stile delle stranezze da Bocca dell’Inferno a cui siamo abituati. E più pericoloso.»
Billy si grattò la nuca. «Non ne sono così sicuro. Quando sono arrivato per aiutare Donovan, Aiden sembrava spaesato, non violento. Quasi non si aspettasse quel mutamento.»
«In ogni caso è meglio dividerci e cominciare a cercarlo» rispose Betty.
«No, andate a casa» fece Billy e vide l’incredulità sul volto dei compagni. «Per oggi le lezioni sono finite, non sono rimasti in molti e comunque non credo Aiden voglia attaccare. È stata una settimana difficile, è meglio non dare troppo nell’occhio. Farò un giro di ricognizione da solo.»
«E se non lo trovi?» domandò Michelle, aprendo un pacchetto di patatine.
Billy scrollò le spalle. «Rimanderemo il problema a lunedì. Non può non presentarsi mai più a scuola.»
Zec lo osservò pensieroso. «E se invece comparisse con intenzioni selvagge?»
Lui gli sorrise. «Vi chiamerò all’istante e la Scooby Gang andrà all’attacco.»
I quattro si scambiarono occhiate incerte.
«Tranquilli, so gestire la situazione da solo» disse Billy. Poi si avvicinò a Zec lo baciò sulle labbra e lo salutò.
Betty sospirò. «Come vuoi.» Agitò la mano destra in segno di saluto.
Li osservò allontanarsi verso il cancello, camminando tutti e quattro affiancati, finché non rimase da solo nel cortile d’ingresso.
Nel silenzio tentò di nuovo di rintracciare Aiden con il suo senso soprannaturale. Abbassò le palpebre. Inspirò dal naso ed espirò dalla bocca tre volte. Focalizzò nella mente l’immagine del lupo mannaro, concentrandosi sulla sensazione che gli aveva suscitato quando lo aveva avuto davanti.
Aprì gli occhi e disse: «La palestra.»
Girò a sinistra e percorso il lato lungo dell’edificio fin quasi al fondo, trovò le porte antipanico. Spinse in basso il maniglione ed entrò nel locale, richiudendo con cura senza fare rumore.
«Forza, puoi farti vedere. Non ti faremo del male.»
La voce femminile lo colse alla sprovvista e Billy si riparò dietro al primo blocco di gradinate poco distante da lui. Trattenne il respiro e sbirciò dal suo nascondiglio.
Kate era in piedi in posizione rilassata davanti all’ingresso della palestra; al suo fianco c’era Jordan Guiterrez.
Cosa ci fa lui qui? Si domandò Billy, con il timore di essere stato scoperto.
Kate si schiarì la gola. «Posso aiutarti, Aiden.»
Qualche secondo dopo, Aiden sgusciò fuori da dietro il muro per arrampicata, sistemato al lato destro dello stanzone. Si mosse lentamente a quattro zampe, ancora bloccato nella sua forma di lupo mannaro.
Osservando la scena circospetto, Billy sperò non rilevasse il suo odore.
Con voce roca, Aiden chiese: «Come sapevate che ero qui?»
«È merito di Kate» rispose Jordan. «Può insegnarti a controllarti.»
Ancora una volta Billy rimase spiazzato. La sicurezza con cui parlava dava l’idea che conoscesse bene l’infermiera, parecchio nel profondo, e quella non fosse una situazione del tutto nuova per lui.
Aiden si bloccò a un paio di passi da loro.
Kate si avvicinò e gli posò la mano sinistra sulla spalla. «Calmati, fai ampi respiri. Puoi rilassarti.»
Con movimenti incerti, il ragazzo si alzò in posizione eretta e il suo aspetto mutò. I ciuffi di pelo svanirono, le orecchie si accorciarono e zanne e artigli si ritrassero, tornando denti e unghie umane.
Le iridi gialle degli occhi si ritinsero del nero naturale.
Aiden si osservò e poi guardò lei. «Come ci sei riuscita?»
«Lo abbiamo fatto insieme» replicò lei sorridendo. «Come ti ha detto Jordan, posso insegnarti a cambiare forma a tuo piacimento.»
«Non voglio essere così, non voglio essere un mostro» le rispose.
Jordan si fece avanti. «È una parte di te, un dono che Kate ti ha aiutato a far emergere. È la tua arma, non qualcosa che devi temere.»
Aiden lo guardò confuso.
Continuando a spiarli, Billy si sentì come lui. L’ultima volta che aveva avuto a che fare con Jordan, aveva trasformato il liceo in un inferno a scelta multipla per ogni studente, per la rabbia e l’angoscia di dover trascorrere lì un altro anno da ripetente. Adesso era diverso, come se avesse trovato il modo di ribaltare quella pena a suo vantaggio.
«Credo che Aiden abbia ancora bisogno di un po’ di tempo prima di comprendere il potenziale di questo cambiamento» intervenne Kate. «Però c’è una decisione che non può rimandare.»
Aiden spostò lo sguardo su di lei. «Quale?»
«Avrai sentito delle voci sulle stranezze che accadono a scuola e su chi è sempre coinvolto» continuò Kate. «Se resterai da solo, sarai in pericolo.»
Aiden strabuzzò i sottili occhi a mandorla. «Stai parlando di Donovan, Billy e il loro gruppo? Li ho affrontati oggi, non hanno niente di minaccioso.»
Jordan scosse la testa. «Sono più di quello che sembrano. Credimi, prima o poi ti daranno la caccia.»
Billy represse l’impulso di uscire allo scoperto e insultarlo. Aveva fatto di tutto per metterlo in salvo nonostante il caos che aveva combinato e lo ringraziava accusandoli.
Kate si fece seria. «Ha ragione, per loro sei una minaccia ora che hai il potere. Per cui ti offro l’opportunità di unirti a noi, diventa parte del branco.»      
«So difendermi da solo» ribadì Aiden.
«Non parliamo di litigi tra adolescenti, gruppi rivali o bullismo. Ci sono in gioco forze complesse, alcuni le definiscono infernali, il punto è che da adesso sei parte di questa lotta soprannaturale» spiegò Kate. «Se ti unirai a noi, non ti bloccheremo, non dovrai più fingere di essere qualcuno che non vuoi. Nessuno ti comanderà, o obbligherà a rinunciare a questo potere.»
«E cosa volete in cambio?»
«Per ora basta che accetti il mio invito» fece Kate.
Aiden la scrutò per qualche istante e lanciò una fugace occhiata anche a Jordan. Poi disse: «Va bene, entro nel vostro branco.»
La ragazza gli passò un braccio intorno alle spalle. «Bene. Andiamo da un’altra parte a discutere dei dettagli.» Spostò quindi il peso del corpo sulla gamba sinistra e girò di tre quarti il viso. I suoi occhi puntarono proprio nella direzione del blocco di gradinate, quasi sospettasse la presenza di uno spettatore.
Billy si ritrasse, come se quello sguardo lo avesse bruciato in pieno petto. Ebbe la spiacevole sensazione che Kate non lo avesse visto, ma percepito. Intimorito, si mosse quatto verso l’uscita di sicurezza e accompagnando la porta dietro di sé, si dileguò, convinto che la campagna di reclutamento per il suo branco era appena iniziata.

 

Continua…?