lunedì 5 luglio 2021

Darklight Children - Capitolo 110

CAPITOLO 110
Sotto assedio
 
 
 
Yuri raggiunse con Sabrina in pochi istanti le porte verdi che delimitavano l’ingresso al sotterraneo. Fermi uno vicino all’altra, in posizione di attacco, pronti alla battaglia imminente, furono colti alla sprovvista da un corpo nodoso e ricoperto di spine che emerse all’improvviso dal muro davanti a loro.
«Stai giù!» gridò tirando la ragazza verso il pavimento.
«Che succede?»
«DiKann è in arrivo. Questo posto sta mutando come quando Sara aveva cercato di rompere il Sigillo al Portale Mistico.»
Sabrina seguì il suo sguardo e osservò il corpo spinoso perforare il muro di fronte, attraversando così il corridoio da una parte all’altra. «Stiamo all’erta, forse i demoni non saranno i nostri unici avversari.»
In riposta alle sue parole, anche il pavimento si ricopri di radici grigiastre e spine acuminate. Le porte verdi alle loro spalle si accartocciarono su loro stesse e aculei rivestirono ogni parete. Dalle stanze in cui erano rinchiusi i ragazzi risuonarono urla di terrore.
«Forse dovremmo provare a liberarli» propose Sabrina. «Potrebbero essere in difficoltà.»
«Sono più al sicuro lì dentro» replicò Yuri, rendendosi conto come in poco tempo il corridoio da cui erano arrivati fosse impercorribile per il diffondersi di spirali di radici con enormi spine e altra vegetazione dall’aspetto carnivoro. «E noi avremo il nostro bel daffare.»
Uno degli aculei che si era insinuato nel soffitto, s’ingrossò e discese fino a terra. La forma a cono si allargò fino a diventare una bolla, quindi esplose rivelando la presenza di tre visitatori. Non appena i detriti si depositarono sul pavimento, furono distinguibili le loro sagome.
Impettito, DiKann stringeva il Ritus sotto il braccio destro e incrociò lo sguardo sbalordito ma deciso di loro due.
«Mia figlia vi ha messo nelle ultime file, a quanto vedo.» Il demone schioccò le dita e Jonathan ed Erica ai suoi piedi balzarono in avanti per aggredire le prede.
Sabrina allungò le braccia in avanti e li tenne sospesi a mezz’aria, arrestandoli con la sua capacità telecinetica.
Yuri incendiò le mani e le fiamme si avvilupparono fino al suo avambraccio. «Siamo pronti a riceverti.»
DiKann sbuffò annoiato. «Non ho tempo da perdere.» Spostò il braccio in avanti e lo scaraventò contro le spine, procurandogli graffi al volto. Aprì il suo libro e recitò una formula nella lingua antica.
I sigilli mistici alle camere si infransero in scoppi di luce violacea, le porte divennero polvere e gli inquilini obbligati a rimanervi dentro per lunghi anni, ne uscirono titubanti. Appena videro il Re Demone rimasero impietriti.
«Non temete, non siete costretti a diventare carne da macello. Potete essere condottieri» disse DiKann. «Vi hanno trattati come bestie da ingabbiare, vi offro la possibilità di vendicarvi, di prendervi questo mondo, diventandone gli aguzzini sotto i miei ordini. Avverto la brama di odio e vendetta che alberga in voi. Non resistete, abbracciatela.»
Yuri osservò la scena ammutolito. Il gruppo che si radunava sempre più numeroso attorno al demoniaco benefattore gli parve confuso, disorientato, ma non spaventato.
DiKann sollevò le mani sopra le teste dei ragazzi, come un buon pastore pronto a richiamare il suo gregge. Alcuni avanzarono verso di lui senza indugio, altri invece si accovacciarono a terra e incuranti del terreno inospitale, scossero violentemente la testa come a voler rifiutare quella proposta; la maggior parte di loro però non ebbe scelta: l’oscurità nelle anime era facilmente manovrabile. I loro corpi si trasformarono e con piccole differenze nel colore delle chiome o nella lunghezza delle corna, divennero tutti demoni simili a Erica e Jonathan.
Sorridendo soddisfatto, DiKann  scattò in avanti e passò fulmineo in mezzo al branco di nuovi demoni.
Yuri si rimise in piedi, ma fece in tempo a vedere solo una macchia rossa che sfrecciava lontano.
Dal fondo dell’intrico di radici giunse per l’ultima volta la voce sprezzante di DiKann: «Non siete neanche degni di essere uccisi. I miei servitori appena nati si ciberanno di voi.»    
Sabrina lanciò Erica e Jonathan in mezzo ai loro simili e si schierò nuovamente al suo fianco. «Cosa facciamo?»
Lui scrutò gli occhi famelici dei loro avversari. Erica e Jonathan si stavano già facendo strada per arrivare a capo del gruppo. I più sfortunati che lottavano per non cambiare aspetto, erano già stati azzannati dai loro ex-compagni. Non c’era modo di salvarli, quel trattamento sarebbe toccato anche a loro. «Attacchiamo. Non avere pietà. Ormai, sono demoni a tutti gli effetti.»
«Non preoccuparti, ho intenzione di sopravvivere» ribadì Sabrina. «Pensi che riusciremo a impedire che salgano in superficie?»
«No» rispose sincero Yuri. «Ma non glielo renderemo facile.»
Si voltò a guardarla. La ragazza strinse le pupille chiuse cercando di raccogliere più forza che poté dalle profondità del suo corpo, poi li spalancò e con un grido liberatorio, lanciò il colpo.
Yuri percepì l’onda di energia psichica, scorgendola come una vibrazione nell’aria, e l’intera legione di demoni fu scaraventata all’indietro. A sua volta si caricò di fuoco, facendolo ribollire nel sangue e incendiò le radici ai loro piedi, creando una spessa barriera tra loro e i nemici.
Madido di sudore, Yuri si scambiò un’occhiata fugace con Sabrina. Illuminati dalle fiamme crepitanti, senza parlare, lesse sul suo volto la stessa verità a cui era giunto: quell’espediente avrebbe resistito per poco.
La battaglia sarebbe ricominciata a breve. La salvezza di tutti era nelle mani di Leonardo e Sara.
 
«È quaggiù» fece in tempo a dire Sara, prima che DiKann si presentasse di fronte a lei e a suo fratello.
Alle loro spalle, Davide agì d’istinto. Corse in avanti, parandosi tra loro e il nemico. «Me ne occupo io.» Puntò le braccia contro di lui, i palmi spalancati nella sua abituale posa per creare una barriera, l’energia grigiastra iniziò a materializzarsi. Non ebbe però il tempo di terminare.
Gli occhi del demone brillarono di luce scarlatta e il ragazzo crollò sulla schiena, le palpebre serrate, riverso a terra privo di forze.
Sarà imprecò tra sé: il loro piano stava andando a rotoli prima ancora che riuscissero a metterlo in pratica.
«Davide!» gridò Leonardo.
«Non è morto, per ora» disse DiKann. Sorrise mostrando le zanne. «Siete soli? Nessun mezzo demone adulto è rimasto per affrontarmi?»
Leonardo spostò la sua attenzione e tornò a guardare l’avversario. Aprì la bocca per ribattere, ma Sara gli stritolò la mano per farlo tacere.
«È una questione personale. Di famiglia» rispose prontamente. Doveva prendere tempo, non aveva altre tattiche da sfruttare. «Per questo la risolveremo tra di noi.»
Il Re demone rise di gusto. «Mia piccola, stupida bambina. Hai avuto la tua occasione di evitarti tutto questo e l’hai rifiutata. Tornerai comunque nel mio Regno, ma prima assisterai allo smembramento di ogni umano che ti è caro.»
«No, non te lo permetteremo.» Leonardo lo guardò carico di rabbia.
DiKann rise ancora. «E come? Un paio di trucchi di basso livello con i vostri miseri poteri? Questo è tutto quello che avete per contrastarmi» Mosse due passi verso di loro. «Penso che sarai il primo. Ti sgozzerò davanti agli occhi di mia figlia. Osservare impotente la morte del suo fratellino, le insegnerà che non le conviene disubbidirmi.»
Sara spinse indietro il fratello e indietreggiò con lui, fino a trovare le mani di Hans Strom premute sulle loro schiene.
Mantenete la calma, non vi accadrà nulla sussurrò con il pensiero l’uomo. Protetti dalle sue capacità mentali di schermarli, Hans e Patrick erano ancora alle loro spalle. Il direttore inspirò per mantenere la concentrazione. Continuate a farlo parlare,per mettere in atto il piano devo essere certo che abbia abbassato le sue difese e poter stabilire un contatto senza farmi scoprire.
Patrick si sfilò i guanti di pelle. Forza Sara, sai tenergli testa. La incoraggiò con la voce della mente.
Attaccandosi a quell’affermazione, Sara si fece coraggio. «Non sono più tua figlia. La patetica mezzo demone che bramava la tua attenzione e la tua approvazione è morta.»
«Già. Sei rimasto indietro di secoli» continuò Leonardo. «Goditi la passeggiata in superficie, perché sarà l’ultima.»
«Stupido pezzo di carne!» ringhiò DiKann. Gli bastò un passo veloce e le sue dita stringevano il collo del ragazzo. «Hai così fretta di morire? Ti accontento.»
In preda al panico, Sara udì nella testa la voce di Hans gridare: Ora! Poi notò Patrick posare i palmi sulle radici spinose che ricoprivano le parete sinistra, ferendosi e una parte della sua pelle riuscì anche a sfiorare un piccolo pezzo di muro.
DiKann mollò la presa sulla carne di Leonardo, che rantolò; fece cadere a terra il Ritus, sorretto nell’altra mano e  si tenne le tempie con entrambe, mugugnando; un’eco di ciò che stava subendo nella sua mente, attraverso il collegamento stabilito da Hans, raggiunse Sara e nella sua testa esplose il caos.
Demoni. Fuochi infernali. Lotte furiose tra esseri orribili. Ma anche ragazzi rinchiusi a forza in stanze imbottite. Infermieri con siringhe. Volti di giovani e bestie si mischiavano in urla di odio, rabbia, dolore e paura.
DiKann strizzò gli occhi fino a frali divenire una fessura. «Che succede?» Nonostante il disorientamento,  guardò oltre loro due. «Tu!» urlò rendendosi conto dell’inganno e riuscendo a vedere con i suoi occhi i responsabili.
Leonardo rantolò e intrecciò le dita con quelle di Sara, sentendo il contatto fisico, lei li teletrasportò al sicuro dietro il Re Demone.
Lo videro piegare in avanti il busto e nello stesso istante, Hans avanzò. Sara percepì che spinse ancora più a fondo le immagini trascinate dalla mente di Patrick in quella del demone; a quel punto DiKann si coprì interamente i lati della testa, piegando la bocca in una smorfia di dolore.
«Svelti!» gridò Hans, con la narice destra sanguinante per lo sforzo di comprimere il suo attacco, mentre l’avversario iniziava a opporre resistenza.  
Sara si spostò con il gemello ai lati di DiKann e si presero anche l’altra mano.
«Mayka, vieni!» disse Leonardo. «Devi portare qui lo spirito.»
La figura evanescente della donna comparve proprio di fronte al Re Demone. Lo guardò con odio e poi con scherno.
«Maledetta… strega…» ansimò DiKann. «Ci sei… tu… dietro a tut…»
«Concentratevi sul suo petto» lo ignorò Mayka. «Guardate con attenzione, oltre i vostri occhi e oltre la sua pelle. Dove dovrebbe risiedere l’anima, c’è un vuoto oscuro.»
Sara puntò lo sguardo come da ordine, senza successo. Si scambiò un’occhiata con Leonardo, a  conferma che per lui era lo stesso, e poi si voltarono verso la donna spirito, allarmati.
Mayka girò intorno al demone e posizionò ognuna delle mani a qualche centimetro dalla loro fronte. «Vi indirizzerò io. Ma non potrò fare di più.»
Sara e il fratello tornarono a fissare il petto e questa volta la loro vista fu sbalzata in un tunnel rosso che sfumò nel rosa. Osservarono un insieme di organi dalla vaga parvenza umana che si dissolvevano, lasciando al loro posto solo delle bolle di melma nera, riunite in una fila scomposta mentre salivano verso l’alto, creando colonne infinite.
«Che roba è?» domandò Sara. «Sembra inchiostro misto a fango, ma ancora più schifoso.»
«Sono le essenze dei demoni in cui ha trasmutato la sua anima umana» spiegò Mayka. «Fatele sparire.»
«Come?» chiese Leonardo.
«Nello stesso modo in cui apparite e sparite da un luogo all’altro» replicò la donna.
Era complicato, ma Sara non si tirò indietro. «Coraggio» disse al fratello. Invece che pensare di svanire loro stessi in un luogo, si imposero di trasportare quelle bolle all’esterno. Ci vollero pochi secondi e quella sostanza nera scomparve da dove si trovava.
Mayka si fece da parte e richiamò la loro arma segreta. «Fatti avanti Spirito, è arrivato il tempo di mantenere la tua promessa.»
Lo spettro grigio emerse dal vuoto della stanza, occupando lo spazio che gli aveva lasciato Mayka, alle spalle di DiKann. Allargò le braccia all’infuori e avanzò,  penetrando il corpo del demone.
DiKann lanciò un ruggito violento e primordiale.
La forza della sua furia si abbatté sui presenti.
Sara staccò senza controllo le mani da quelle di Leonardo e sbatterono contro gli aculei alle pareti dietro di loro. Mayka svanì in uno sbuffo di nebbia bianca. Hans cadde in ginocchio con Patrick, dopo aver sfruttato i rispettivi poteri fino al limite.
DiKann inarcò la schiena all’indietro e poi con un colpo violento, piegò il busto in avanti. «No! No! Vattene! Schifosa anima… esci da me!»
La battaglia all’interno del suo corpo seccò la pelle, che si mischiò alle vesti ridotte a fili sottili e si staccò come quella di un serpente. Le corna si infransero poco sopra la base delle tempie, rotolando tra le radici e la maschera d’oro, che gli nascondeva il volto, si spezzò in due metà esatte che cadendo divennero gocce di un liquido giallognolo.
«Ora basta!» urlò DiKann con una voce profonda e calma, che non gli apparteneva. Con le gambe tremanti si risistemò in posizione eretta. «Ho io il controllo.»
Insieme al fratello e ai due adulti, Sara lo guardò sconcertata. Non era più DiKann. Completamente nudo, il suo aspetto rispecchiava quello dell’anima al suo interno.
«Non è possibile.» Leonardo si staccò dalla parete, strappandosi la maglietta rimasta impigliata nelle spine. Barcollò davanti all’uomo e allungò una mano verso il suo volto. «Io… ecco perché mi eri familiare. Sei tu… papà!»
 
 
Continua… 

lunedì 28 giugno 2021

Darklight Children - Capitolo 109

 

CAPITOLO 109
All’attacco
 
 
 
«Quindi, secondo Mayka, questo è l’unico modo per sconfiggerlo» concluse Sara, con gli occhi degli altri puntati addosso.
«Come vi abbiamo detto, ci aiuterà con lo spirito che si è offerto» aggiunse Leonardo.
Lei e suo fratello si erano svegliati dalla trance qualche minuto prima, scoprendo che erano rimasti in quello stato per quasi tre ore. Decisamente molto più tempo di quanto era sembrato a loro e si erano affrettati a fornire un resoconto della loro conversazione.
«In effetti era difficile trovare una tattica del genere senza sapere le origini del demone» constatò Clara Cluster.
«A ogni modo non è un piano facile da mettere in pratica» obbiettò Kaspar, che nel frattempo si era unito al gruppo. «Pur confidando sul fatto che DiKann verrà qui appena libero per cercare vendetta e nuovi soldati, Sara e Leonardo dovranno essergli molto vicini per trasferire nel suo corpo lo spirito di quest’uomo. E sappiamo tutti che una volta alla sua portata, lui non li lascerà certo agire indisturbati.»
Hans si massaggiò la barba. «No, forse c’è un modo per distrarlo, ma ho bisogno della collaborazione di Patrick.»
Sara si voltò a fissarlo apprensiva.
Patrick non ci fece caso. «D’accordo. Qualsiasi cosa pur di essere utile. Cosa devo fare?»
«Toglierti i guanti e toccare un oggetto qualunque. Con i miei poteri mentali invierò il fiume di visioni nella psiche del demone e lo disorienterò» illustrò l’uomo.
«Dobbiamo pensare anche agli altri ragazzi» disse Clara. «Ammesso che questo tentativo di distruggere DiKann abbia successo, loro non sono preparati a una vera battaglia, non sappiamo neanche con quali armi ci attaccherà, o con che strategia e but…»
«Me ne occuperò io» la interruppe Marcus. «Tutti hanno seguito lezioni teoriche, Samuele e io daremo loro una veloce istruzione sulla pratica, qualcosa che possa aiutarli a restare in vita il più a lungo possibile, rimanendo nelle retrovie. E forse anche Naoko può darci una mano.»
Sara osservò l’amica chiamata in causa. Non riuscì a interpretare con precisione il suo sguardo, ma le parve indecisa. Conoscendola, senza dubbio si sentiva in dovere di essere con i suoi amici in prima linea.
Poi, sorprendendola, Naoko rispose: «Va bene. Ci terremo pronti ad affrontare qualsiasi cosa cerchi di uscire dal C.E.N.T.R.O. e contaminare la città.»
«Bene, allora sarà meglio che vi accompagni a radunare tutti e iniziare» disse Clara. «Le lancette corrono.»
«Vengo con voi» fece Kaspar, aggregandosi e abbandonando in gruppo la sala ristoro.  
Hans si voltò verso Sabrina. «Vai con loro. Sarò più tranquillo sapendoti lontano da DiKann.»
«Neanche per sogno» replicò la ragazza. «Ieri notte hai detto che se DiKann verrà al C.E.N.T.R.O., di sicuro si dirigerà ai sotterranei dove tenete i mezzo demoni più pericolosi. Saranno i primi che tenterà di trasformare e io ho il potere per tenerli al sicuro.»
Yuri si fece avanti. «Inoltre si porterà dietro Erica e Jonathan e abbiamo già scoperto che il fuoco riesce a rallentarli, quindi anche io sarò dei vostri.»
Hans incrociò le braccia. «A quanto pare avete già fatto le vostre scelte.»
«Ci hai chiesto tu di aiutarti» rispose Davide. «Ovviamente, verrò anche io nei sotterranei. Se non ci fosse modo di impedire la corruzione di quei poveracci imprigionati là sotto, il mio campo di forza rimane la vostra unica chance di tenerli lontani mentre mettete in atto il vostro folle tentativo di sterminare DiKann.» 
Sara guardò il fratello. La sua preoccupazione ora era per lui, o meglio, per come avrebbe reagito all’idea che il ragazzo con cui aveva qualcosa di molto simile a una relazione non fosse stato dove poteva controllarlo.
Leonardo ricambiò il suo sguardo e le rivolse un tiepido sorriso comprensivo. Poi passò in rassegna i volti degli altri e disse: «A questo punto non ci rimane molto altro da fare: dobbiamo metterci in posizione per la battaglia finale.»
«È una buona idea» rispose Hans. «Vi mostro come disporvi nei sotterranei e spiego a Patrick come con…»
Un rombo dall’esterno coprì ogni suono.
L’edificio fu smosso da una scossa violenta. Le pareti e il pavimento tremarono come sotto l’effetto di un terremoto.  
Sara cadde per terra, la stessa sorte toccò ai suoi compagni; la corrente elettrica si interruppe e ai pochi secondi di buio seguì un improvviso e crescente espandersi di luce blu.
Patrick si rimise lentamente in piedi, abituando la vista alla nuova illuminazione. «State tutti bene?»
Yuri si guardò intorno. «Sembra di sì.»
«Cosa è successo?» domandò Sabrina stretta al suo braccio.
«Avevo inserito delle difese mistiche, qualcosa che ci desse un po’ di vantaggio all’arrivo di DiKann» spiegò Hans. «E si sono appena attivate.»
«DiKann è già arrivato? Ma mancano ancora delle ore prima che l’incantesimo che lo blocca si esaurisca» esclamò Davide.
«Probabilmente ha trovato una scappatoia con il Ritus» suggerì Leonardo.
Sara concordava. «Dobbiamo muoverci!» li esortò, provando fitte d’ansia. «Sento che è sempre più vicino.»
Hans corse fuori  dalla stanza. «Possiamo arrivare ai sotterranei con una rampa segreta di scale» urlò. «Vi spiegherò gli ultimi dettagli strada facendo.»
Sara e gli altri si mossero rapidi, l’uomo li guidò in fondo al corridoio, sbloccò una porta scorrevole e riferì a Patrick al suo fianco la sua idea per cogliere di sorpresa DiKann e dare così a lei e a suo fratello il tempo di affrontarlo. Durante la conversazione, lei notò Yuri, alle loro spalle, concentrato per non perdersi neanche una parola e immaginò stesse già elaborando un piano di riserva.
«Chissà se gli altri hanno capito che DiKann è qui» disse Leonardo. «Forse avremmo dovuto provare ad avvertirli.»
«Non ti preoccupare» gli rispose lei. «Clara e Kaspar sono con loro e sicuramente lo avranno dedotto quando si sono azionate le difese mistiche.»
«Adesso dobbiamo concentrarci sulla nostra lotta» aggiunse Davide. «E anche loro. Speriamo di rivederci quando tutto sarà finito.»
Hans spinse la maniglia della porta della stanza 002 in cui erano sbucati. La porta si aprì cigolando, immettendoli direttamente nel sotterraneo.
«Le altre camere con i ragazzi sono chiuse da un campo mistico, quindi sono ancora sigillate anche in assenza di corrente.» Si rivolse poi alla figlia e al fidanzato per dare le ultime indicazioni. «Percorrete il corridoio e fermatevi davanti alle porte verdi. Se i ragazzi diventeranno demoni, proveranno a risalire dalla tromba dell’ascensore.»
Yuri annuì e poi si voltò verso di lei e il gemello. «State attenti.» Si sporse in avanti per abbracciarli, ma poi si ritrasse. «Vinceremo noi, quindi è inutile dirvi addio.»
«Sei stato un buon primo ragazzo» rispose d’impulso Sara.« Lo so, è una cosa melensa e stupida da dire, ma ci tenevo che lo sapessi. E anche che se ora accanto a me c’è Patrick, tu resterai il mio miglior amico.»
«Neanche io voglio salutarvi come se fosse l’ultima volta che ci vediamo» disse Sabrina. «Ma volevo scusarmi con Sara. Mi dispiace per tutto quello che è successo con Yuri e la gravidanza. Non volevo portartelo via o… ecco, fare la stronza. Anche io ci tengo che tu lo sappia.»
Sara sorrise. «Visto che siamo in argomento, ti devo anche io delle scuse. Quando ho saputo che eri incinta ho perso la testa e comunque ho fatto la stronza prima di te.» L’abbracciò e disse: «Possiamo provare a essere amiche. Magari scopriamo che oltre a Yuri abbiamo altro in comune.»
Sabrina rise a sua volta. «Ci sto.» Si scostò da lei e baciò Leonardo sulla guancia. «Prendi quel demone a calci anche da parte mia.»
«Lo farò» rispose lui.
Sabrina e Yuri si presero per mano, pronti ad allontanarsi. 
«Mi dispiace di non esserci mai stato quando avevi bisogno» esclamò Hans prima che si avviassero.
La ragazza si voltò. «Hans, mia madre e i miei amici mi hanno insegnato a dare seconde possibilità. Quando tutto sarà finito, potremmo ricominciare da capo e darci l’occasione di essere padre e figlia.»
L’uomo annuì e i ragazzi corsero alla loro postazione.
Patrick si avvicinò a Sara. «Mi sento a disagio… non ho un discorso di non-addio pronto.»
Sara si alzò sulla punta dei piedi e lo baciò con passione. «Non importa. Non serve.» Si allontanò dal suo volto giusto in tempo per assistere al saluto di suo fratello con il suo quasi ragazzo.
Leonardo guardò imbarazzato Davide. Poi scrollò le spalle e gli stampò un bacio sulle labbra. «Ho pensato che lo preferissi a qualche parola strappalacrime.»
Davide rise. «Ottima scelta.»
Copione gli sussurrò nella mente Sara, dandogli una gomitata.
Quando ho paura faccio cose stupide si giustificò lui.
Non c’è niente da temere.
Ne sei sicura?
Qualche mese fa un tipo intelligente mi ha detto che se siamo insieme non c’è niente che possa spaventarci  rispose Sara.
Mi hai fatto un complimento si meravigliò Leonardo. Allora stiamo proprio per morire.
Sara gli tirò un leggero pugno sul braccio e lo baciò sulla guancia.
Subito dopo dal pavimento spuntarono arbusti nodosi con spine acuminate.
 
                                                
                                               Continua…

martedì 11 febbraio 2020

Darklight Children - Capitolo 108


CAPITOLO 108
La verità sulla donna del sogno



Patrick sbadigliò rumorosamente. Era solo nella sala ristoro del C.E.N.T.R.O. in cui si era sistemato fin dalle prime ore del mattino per le sue ricerche e non doveva preoccuparsi di eventuali occhiatacce. Allungò le braccia verso l’alto e si stiracchiò la schiena indolenzita per il tempo trascorso chino sulle carte sparse davanti a lui sul tavolo.
Non aveva chiuso occhio. Appena i ragazzi erano tornati alle rispettive abitazioni, lui era andato nell’appartamento di Angelo Moser. Non sapeva quando la notizia della sua morte sarebbe giunta alle orecchie dell’Ordine – o se ci fosse un modo per avvertirli di persona – e non poteva rischiare che qualche indizio prezioso nella lotta a DiKann, probabilmente presente nei documenti dell’uomo, sparisse nel nulla senza spiegazione.
Per sua fortuna, il rapporto con Moser era migliorato nei tempi successivi alla distruzione del Portale Mistico e Angelo si era fidato abbastanza da rivelargli dove teneva un doppione della chiave di casa. Mentre aveva girovagato per le stanze vuote, Patrick si era sentito comunque un ladro.
Sfiorò con le dita il plico di dossier alla sua destra ancora da esaminare e ricordò con orrore come fosse divelto lo sportello della cassaforte in cui li aveva trovati. Era lo stesso nascondiglio in cui Angelo aveva riposto il Ritus, un cimelio che aveva pagato con la sua vita.
«Ti disturbo?»
La voce sottile e flebile di Samuele lo fece tornare al presente e girare verso la porta. «No. Entra pure» rispose.
Il ragazzino si fece avanti e gli posò sotto il naso una tazza fumante di caffè. «Ho pensato che ne avessi bisogno.»
«Grazie» rispose Patrick, soffiando sulla superficie del liquido e dissipando in piccoli fili i fumi di vapore.
«Hai trovato qualcosa di utile?»
Lui bevve un lungo sorso di caffè. «No. Niente.»
«La professoressa Cluster, il dottor De Santi e il resto degli insegnanti sono nella stessa situazione» riferì Samuele. «Non trovano un punto debole o un’arma abbastanza forte con cui attaccare DiKann.»
«Non perdiamo le speranze. Ho ancora diversi documenti da controllare» provò a rassicurarlo Patrick, indicando con la mano libera il plico.
«Se vuoi, posso aiutarti.»
«Certo» rispose Patrick, spostando la sedia al suo fianco. «Mi fanno comodo un altro paio di occhi.»

Qualche ora più tardi, il suono di numerosi passi che si avvicinavano raggiunse Patrick e Samuele e poco dopo, Hans Strom entrò con al seguito i sei ragazzi e Marcus. Ognuno di loro prese posto al tavolo e guardarono incuriositi il materiale sparso.
«Wow! Ne hai trovata di roba» gli disse Davide. «Una collezione privata o del C.E.N.T.R.O.?»
Patrick scosse la testa. «Appartiene tutto ad Angelo Moser. O meglio apparteneva.»
Nessuno ebbe il coraggio di dire altro e abbassarono tutti lo sguardo.
«Mi dispiace per lui, ma non possiamo perdere tempo » fece Hans, rompendo il silenzio. «Non ce ne rimane molto prima che il mio incantesimo termini e questo sarà sicuramente il primo luogo in cui DiKann verrà una volta libero.»
«Cosa possiamo fare?» domandò Samuele. «Nessuno ha trovato nulla da usare.»
«Gli Anziani dell’Ordine non ci hanno lasciato alcun indizio» commentò amareggiato Hans. «Forse fu proprio perché non sapevano come contrastarlo, che poterono solo imprigionarlo.»
«Eppure ci deve essere dell’altro» intervenne Naoko. «Il signor Moser sembrava sempre pronto a ogni evenienza. Anche quando ci ha fornito i nostri Registri, ci ha involontariamente dato un mezzo per salvare la situazione.»
«Giusto!» esclamò Marcus battendosi un pugno sul palmo. Guardò Sara, Sabrina e Yuri. «L’indizio potrebbe essere nelle altre vite. Nel passato eravate alla corte di DiKann, non ricordate niente di utile? Qualche segreto, storia o voci su di lui?»
«Gli unici ricordi sul passato ci hanno portato a scontrarci con gli spiriti di chi abbiamo ucciso» raccontò Yuri.
«E l’ultima cosa che farebbero è aiutarci» aggiunse Sara.
«Non tutti» s’intromise Leonardo. Patrick lo guardò incuriosito. Dal suo volto parve che  un ricordo sepolto sotto altri, si fosse appena mosso nella testa. «C’è qualcuno del passato che odia DiKann quanto noi. Tua madre, sorellina.»
Sara lo guardò confusa. «Che stai dicendo?»
Leonardo si alzò in piedi e passeggiò per la sala. «Non so perché mi torna in mente solo ora, ma da quando sono “risorto” lei ha sempre cercato di darmi una mano. Anzi anche prima. Mi ha istruito su come usare la mia forma astrale per raggiungervi e spiegarvi che ero vivo.»
«Non ci capisco più niente» sbottò Sabrina. «Se avevi un’alleata da tutto questo tempo, perché non ce ne hai mai parlato?»
«Non è colpa sua» s’intromise Hans. «L’intervento di Kaspar sull’Incantesimo della Memoria deve aver in qualche modo inibito le interazioni tra Leonardo e lo spirito. Ora che è stato eliminato, i ricordi stanno tornando.»
Leonardo annuì. «All’inizio credevo fosse solo un sogno, ma ora so che lei è l’unico essere umano che ho ucciso nella mia vita passata e non serba rancore verso di me perché da allora ho protetto sua figlia. È perfino comparsa a salvarmi quando ero prigioniero delle illusioni di Jonathan e mi ha lasciato un messaggio…o forse un avvertimento… su questo sono ancora un po’ confuso…»
«Era qualcosa sul tipo “Dal profondo divora” o “Salva la cheerleader, salva il mondo”?» provò a suggerire Davide. Gli altri lo guardarono come se fosse impazzito. «Si concentra meglio se gli esempi vengono da serie TV» si giustificò.
«Non sono sicuro. Forse era più simile a: “La magia ha sempre un prezzo”» disse Leonardo.
«Leo! È una cosa seria» lo rimbeccò sua sorella. «Questa donna può aiutarci, o no?»
«Glielo chiederà direttamente» rispose Hans. «Posso usare i me ipoetri telepatici per portarlo in uno stato di trance in cui può incontrarla.»
«Allora voglio esserci anche io» affermò Sara. «In fin dei conti era mia madre.»
«Collegare due menti è complicato e non so se abbiamo…»
«Noi abbiamo già un legame mentale» lo interruppe Sara.
«In questo caso, non ho obiezioni.» Hans guardò Leonardo in attesa di una risposta.
«Va bene» acconsentì Leonardo. «Cosa dobbiamo fare?»
Hans girò due sedie davanti a lui e si mise in piedi. «Sedetevi qui. Samuele, dì alla professoressa Cluster di darti incenso e petali di giglio.»
Samuele ubbidì uscendo dalla stanza.
«A cosa servono?» domandò sospettoso Patrick.
«A potenziare il nostro esperimento» rispose. Si rivolse ai gemelli, che avevano preso posto di fronte a lui. «Come avete tenuto a bada gli spiriti?»
«Abbiamo diviso il fardello delle colpe» rivelò Sara.
«E credo che loro abbiano trovato uno spazio nelle nostre menti» ipotizzò Leonardo.
Hans trasse un sospiro. «Cercate di svuotare la mente da ogni pensiero. Dovete raggiungere il luogo di pace in cui avete dato ospitalità agli spiriti. Chiudete gli occhi e provate a sincronizzare il vostro respiro.»
Mentre i gemelli si impegnavano a mettere in atto quella richiesta, Patrick notò Samuele rientrare accompagnato da Clara. La donna accese il bastone di incenso e lo agitò lungo il perimetro della stanza.
«Samuele sistema i petali sul tavolo, il più vicino possibile ai due ragazzi. Voi altri, dovrete restare in completo silenzio» ordinò la donna.
Sara e Leonardo iniziarono a respirare simultaneamente e l’odore d’incenso si mischiò a quello dolciastro del fiore, penetrando nelle narici.
«Bravi» sussurrò Hans. «Ci siamo quasi. Conterò fino a dieci e poi le vostre menti vi porteranno dalla donna. Uno. Due. Tre. Quattro.»
Patrick osservò le palpebre dei due ragazzi abbassarsi al procedere di ogni numero e prima che l’uomo terminasse il conto, erano già in trance.  

Sara e Leonardo si tenevano per mano e intorno a loro tutto era completamente bianco.
«Sembra la Stanza Incandescente della Fenice della Corona» sussurrò lui.
«Basta con le citazioni da serie TV» replicò spazientita Sara.
«Non è una serie TV, è un fumetto… » poi si zittì. Una donna in abito scuro avanzava sicura verso di loro. «Mayka!» la chiamò.
La donna era ormai a una spanna da loro e sorrise. «Ti avevo detto che avresti ricordato il mio nome al momento opportuno. Sono felice di potervi vedere entrambi.»
Sara la scrutò. Il suo volto era sincero e gentile, reso ancora più rassicurante dai capelli castani raccolti in uno chignon. E con sua sorpresa le sembrava anche familiare. «Sei la madre che ho avuto in passato?»
Mayka annuì. «Quando avete riavuto i vostri ricordi sull’altra vita, come gli altri spiriti volevo vendicarmi. Ma quando l’essenza di Leonardo venne strappata con violenza dal suo corpo, il legame con lui mi ha permesso di vedere il tuo affetto e il dolore per la sua perdita. Così ho capito che il giovane che mi aveva ucciso con rabbia era sparito e dovevo aiutarlo in questa vita a ricongiungersi con te. Almeno una volta dovevo salvarti.»
«Ora tutto è più chiaro. Ecco perché sapevo che formula usare per dividerci gli spiriti» disse Leonardo. «Ti ho chiesto come riavere indietro mia sorella e tu me l’hai insegnata.»
«Subito dopo però qualcosa mi ha reso difficoltoso comunicare con te» rivelò la donna.
«Sì, ma è una lunga storia e noi siamo un po’ di fretta» rispose Sara. «Sei ancora disposta ad aiutarci? Questa volta sarà più difficile: dobbiamo sbarazzarci di DiKann.»
«Sono secoli che non aspetto altro» fece Mayka. «Nei pochi istanti in cui riuscivo a ricollegarmi con Leonardo, ho provato a metterlo in guardia sulla precarietà del Sigillo: una volta infranto DiKann avrebbe cercato di convincervi che è imbattibile, ma è una bugia.» 
I gemelli la guardarono fiduciosi. «Ne sei certa?» domandò Sara.
«Ho svolto ricerche su quel demone fin da prima che mi convincesse a giacere con lui e forse è proprio questo che lo ha fatto interessare a me» ammise Mayka. «Dall’attimo in cui ti ha strappato dal mio seno, ho dedicato la mia vita all’occulto. Vi risparmio i particolari, ma alla fine ho scoperto il segreto del demone: in origine lui era umano.»
«Nessun documento dell’Ordine riporta questa informazione» notò Leonardo.
«DiKann si è premurato bene di uccidere chiunque ne era a conoscenza, ma per mia fortuna avevo imparato a invocare i morti.» Mayka scosse la testa come a voler allontanare un brutto ricordo. «A ogni modo, in origine era un alchimista che riuscì a trasmutare la propria anima in frammenti di essenza demoniaca. Quella è l’origine del suo potere e anche il suo punto debole.»
Sara aggrottò la fronte confusa. «In che modo è entrambe le cose?»
«Avendo in sé parti di più demoni può attingere a vari poteri» spiegò Mayka. «Allo stesso tempo però, se un’anima umana rientra nel corpo, anche se solo per pochi istanti, può purificare le essenze demoniache sia all’interno e che all’esterno del corpo e a quel punto DiKann non sarà altro che polvere.»
«Ma se non possiamo usare la sua, dove la troviamo un’altra anima da sacrificare?» chiese Leonardo, temendo in parte la risposta.
«Non vorrai offrirti tu?» domandò Sara.
«Se potessi lo farei» disse con un sorriso amaro la donna. «Purtroppo con le mie ricerche ho praticato anche magia proibita e non sono sufficientemente pura. Però so che con voi ci sono altri spiriti.»
«Dopo l’ultima volta che li ho visti, non credo che siano ben disposti ad assecondarci» replicò Leonardo.
«Forse spiegando che si tratta dell’unico modo per distruggere DiKann, accetteranno» propose Sara. «Dobbiamo almeno tentare.»
Mayka diede loro le spalle. «Avete sentito Anime Insoddisfatte? Fatevi avanti e ascoltate questa richiesta» li richiamò.
Il corteo di spiriti grigi apparve in rapida successione, macchiando con il loro colorito il bianco incontaminato di quel luogo. Si strinsero intorno a loro in cerchio, senza far intuire nulla dai loro volti.
«Abbiamo udito la vostra intenzione» annunciò una donna che già tempo prima si era rivelata ai gemelli e aveva spesso preso la parola. «Tuttavia non era quello che ci era stato promesso per placare il nostro rancore. Per quanto aneliamo la fine del Re Demone, nessuno di noi è disposto a perdersi nel farlo. La nostra riposta è no.»
«Un momento, non puoi parlare anche a nome mio» lo spirito di un uomo di mezza età si fece avanti, creando una fessura nel muro di spettri. «Io accetto questo incarico. Mi offro per essere la vostra arma.»
Mayka lo osservò con sguardo accondiscendente. «Ne sei certo? Uccidendo DiKann, svanirai anche tu. Sei pronto a perdere il diritto della pace eterna?»
«Solo sapendo che quel demone è svanito per sempre, avrò veramente pace.» L’uomo li guardò dritto negli occhi. «Accettate?» 
Sara lo fissò dubbiosa. Non lo riconosceva, ignorava chi fosse e pensò che si trattasse di una conseguenza della condivisione con il fratello. Aveva la sensazione che ci fosse un secondo fine nella sua offerta. «Forse dovremmo va…»
«Sì, accettiamo e ti ringraziamo» la precedette Leonardo.
Mentre gli spettri svanivano, restando comunque in quel luogo in cui gli era concesso di sostare, Sara si rivolse a Leonardo. «Perché non mi hai consultata? Come sai che non si tirerà indietro all’ultimo momento?»
«Io… non so dirtelo con precisione…» rispose Leonardo, osservando Mayka che congedava l’uomo con gentilezza. «Nel suo sguardo però c’è qualcosa che mi ispira fiducia.»
Mayka li raggiunse. «Al momento del confronto finale, io guiderò il vostro alleato. Ora andate, dall’altra parte c’è chi vi aspetta con ansia.»
Leonardo e Sara chiusero gli occhi e il candore del luogo scomparve dietro le loro palpebre.  

                                         
                                                  Continua…

giovedì 6 febbraio 2020

Darklight Children - Capitolo 107



CAPITOLO 107
Comprensione, negazione e accettazione



Naoko rincasò dopo le 02:30. Scintilla e Ombra zampettavano assonati dietro di lei. Chiuse delicatamente la porta e girandosi per andare in camera, notò che la luce del salone si era accesa.
«Bentornata» l’accolse serio suo padre.
Sua madre, Sonomi, la squadrò da capo a piedi senza proferire parola.
Naoko rimase a bocca aperta vedendoli seduti sulle poltrone ad aspettarla. Non era qualcosa che facevano abitualmente.  «Papà… mamma… non pensavo di trovarvi alzati.»
«Come è andata la festa?» domandò Ernesto Mancini.
«Bene» mentì. Poi si ricordò del consiglio di Hans Strom. Doveva raccontare tutta la verità. Avrebbe voluto farlo con calma la mattina seguente, ma i suoi genitori erano già lì svegli, era inutile rimandare.
Trasse un lungo sospiro e avanzò nel salone, mentre i gatti nero e bianco si accasciavano in una cesta, messa apposta per loro, vicino a un mobiletto nel corridoio all’ingresso.
Ferma in piedi di fronte ai genitori seduti, disse: «C’è qualcosa di cui volevo parlarvi da tempo e ormai non posso più aspettare.»
«Ti ascoltiamo» fece Ernesto pacato.
«Bene.» Naoko cercò di mettere insieme le parole nella sua mente perché le sembrasse sensato quello che stava per dire. «Quando vivevamo in Giappone, tu mamma e anche Obaba Suzu, mi raccontavate tante storie e leggende del passato e di come a volte le vite che ci lasciamo alle spalle hanno conseguenze in quella del presente.»Si fermò per controllare la loro prima reazione. Suo padre la fissava attento e sua madre annuì lievemente. «In quei racconti c’è sempre un fondo di verità e nel mio caso ben più di un po’. Sono Naoko, vostra figlia, ma anche Noriko, mezzo demone vissuta secoli fa  e rinata per espiare la colpa di aver scatenato una cruenta guerra tra mezzo demoni e demoni. Purtroppo, nonostante tutta la mia buona volontà, un male antico si è liberato questa notte e il mio compito è combatterlo. Forse… una battaglia da cui non tornerò.»
Sonomi si alzò di scatto e la strinse tra le braccia. «Bambina mia» singhiozzò.
Naoko giudicò quella reazione come il segno che non le credessero,  peggio la prendessero per pazza, così si allontanò dal petto materno. «Mamma, è tutto vero. Ho dei poteri. Non sono molto appariscenti, quindi non posso mostrarveli apertamente, ma comunico con Ombra e Scintilla e con altri gatti.»
Ernesto si alzò a sua volta. «Tranquilla, sappiamo che hai detto la verità. Tua nonna ci aveva messo in guardia.»
Lo guardò stupita. «Obaba? Quando?»
«Questa sera, qualche minuto dopo che sei uscita per la festa» le rispose il padre e guardò la moglie. «Ha detto… Sonomi, cosa ha detto di preciso?»
La donna si asciugò le lacrime dalle guance. « Mi ha parlato in giapponese. “Un male potente è sorto. Naoko si confiderà con voi. Credete alle sue parole e lasciate che abbracci il suo destino.” Avrei voluto sapere di più. Ma conosci tua nonna. Rivela le sue predizioni solo quando è strettamente necessario, senza dilungarsi.»
Naoko sorrise. «Obaba viene sempre in mio aiuto.»
Il padre le si avvicinò e la strinse forte a sé. «La mia piccola guerriera.»
La madre le accarezzò i lunghi e setosi capelli scuri. «Giurami che di qualunque prova si tratta, farai attenzione.»
Avvolta dall’abbraccio paterno, Naoko rispose: «Lo giuro.»

Sabrina era rientrata da poco più di un’ora quando sua madre, di ritorno dal suo impiego di cameriera, la trovò acciambellata sul divano.
«Come mai ancora in piedi?» domandò Miranda Corti. Poi aggiunse. «Oh già, la festa di Leonardo. Non sembri una che si è divertita. Ti senti bene? Hai un aspetto tremendo.»
«È stata una lunga serata e so che sei stanca per il turno al ristorante, ma ho bisogno di parlarti.»
La madre raddrizzò le spalle, come se il peso del lavoro le fosse scivolato di dosso. «Va bene. Parliamo.»
«Andiamo in cucina» propose Sabrina. «Preparo del caffè.»
«È meglio una camomilla» le rispose.
Mentre riempiva un bollitore d’acqua e lo metteva sul fuoco, Sabrina raccontò gli avvenimenti che l’avevano portata a rimanere incinta di Yuri.
«E c’è dell’altro» continuò prendendo due tazze dalla credenza e depositando le bustine di camomilla all’interno. «Il bambino era un demone ed è stato ucciso questa notte per liberare un demone ancora più forte. Devo affrontarlo, non solo per vendicare mio figlio, ma perché è l’unica possibilità di salvare il mondo.» 
Miranda si alzò da tavola. Spense il fuoco sotto il bollitore e versò l’acqua nelle tazze. «Da quello che dici, mi pare di capire che hai avuto modo di parlare con tuo padre. Sapevo che prima o poi sarebbe successo. Anzi, a essere sincera, da quando settimane fa hai menzionato il nome di Hans Strom ero sicura che i problemi non avrebbero tardato ad arrivare.»
«Avresti dovuto dirmi chi era mio padre» l’accusò, trattenendo la rabbia.
«Avresti dovuto dirmi che eri rimasta incinta» ribatté sua madre.
Entrambe rimasero in silenzio e sorseggiarono la camomilla.
Miranda allontanò la tazza dalle labbra. «Mi serve dello zucchero.» 
«Ci pensò io» disse Sabrina fermandola. Allungò il braccio sinistro verso la credenza aperta e la zuccheriera galleggiò nell’aria fino a posarsi sulla superficie del tavolo.
La madre la guardò con espressione indecifrabile. «È questo il tuo potere? L’eredità di tuo padre?» Nel suo tono non c’era odio o rancore, solo curiosità.
Sabrina annuì. «Sposto le cose con la forza della mente.» Spinse poi con la mano la zuccheriera verso di lei. «Hans mi ha detto che ti raccontò tutto quando eri incinta, ma lo cacciasti spaventata. Hai paura anche di me?»
«Non dire sciocchezze.» Miranda prese il cucchiaino dal barattolo e raccolse due manciate di polvere bianca, riversandole nel liquido giallognolo. «Hans aveva idee pericolose… voleva cose che all’epoca reputai troppo grandi per lui e per noi. Non era il suo potere a farmi paura, ma la sua idea di preparare una guerra.» 
«Ora dovrò comunque combatterla.»
«No »replicò l’altra. «Lasciamo la città. Tu e io. Andiamo dove vuoi, il più lontano possibile da qui.»
«Non servirà a niente» rispose desolata. «Se non fermiamo DiKann, l’intero mondo non sarà più un posto sicuro per nessuno.»
«Per questo ti volevo lontana da Hans. Ti ha messo lui in testa queste idee di dover lottare.»
Sabrina scosse il capo. «No, mamma. Voglio farlo di mia volontà. Da quasi un anno la mia vita è stata stravolta e ho visto e affrontato più di quanto credevo possibile. Tutte le volte che ero convinta di non farcela, di essere spacciata, i miei amici erano lì con me e insieme sistemavamo tutto. Non so come, ma ce la faremo anche questa volta, però solo se siamo uniti.»
La madre le accarezzò la guancia. «Sei proprio cresciuta. È chiaro che non posso dire o fare niente per fermarti. Quando ti metti in testa qualcosa, non cambi idea. E questo lo hai ereditato da me. Dopo che avrai salvato il mondo, troveremo un modo per convivere con la presenza di Hans. Se lo vorrai.»
Sabrina sorrise. «Perché no? Potremmo fare un tentativo.»
Si strinsero la mano, per la prima volta Sabrina provò un senso di pace, bevendo la camomilla come una coppia di vecchie amiche che si erano appena ritrovate.

Paola Angeli lo osservò sbalordita mentre entrava in cucina, dove lei si stava preparando il caffè. «Già in piedi alle sei del mattino? C’è qualche ricorrenza che mi sono dimenticata?»
Davide la guardò inarcando un sopracciglio. «Cosa?»
«Generalmente, quando la sera fai molto tardi, svegliarti è impossibile. A dire il vero ogni mattina svegliarti è un impresa. Vederti già pronto e vestito così presto è un vero evento.»
«Ah sì…» prì il frigorifero e prese la confezione in cartone del succo d’arancia. Tolse il tappo di plastica e bevve avidamente a canna. Avrebbe preferito qualcosa di più forte, visto il discorso da affrontare, ma doveva accontentarsi. «Dobbiamo parlare.»
«Lo sapevo che c’era sotto qualcosa» sbottò sua madre, rovesciando parte del caffè fuori dalla tazza mentre lo versava. «Cosa hai combinato questa volta? Hai fatto il bullo con qualche ragazzino? Risposto male a un professore? Fatto troppe assenze?»
«La scuola non c’entra niente.»
Sua madre lo scrutò allarmata. «È coinvolta la polizia? Hai fatto qua…»
«Mamma! Vuoi stare zitta e ascoltarmi un secondo?» la interruppe esasperato. «Si tratta di me. Non sono come gli altri. Ho poteri speciali e devo combattere un demone per salvare questa città e forse il mondo.»
La madre posò la tazza sul ripiano in marmo accanto alla piastra dei fuochi. «Se è uno scherzo, non lo capisco. Dimmi chiaramente di cosa si tratta e facciamola finita.»
«L’ho appena fatto.»
«Per favore, smettila di prendermi in giro» ribatté lei seria. «In questi ultimi mesi mi sembravi cambiato. Ero convinta che stessi mettendo la testa a posto e mi sembrava che l’influenza di Leonardo Martini ti facesse bene. Ma se adesso ricominci a comportarti da irresponsabile.»  
Davide sbuffò. Piegò le dita della mano sinistra a semicerchio e un campo di forza grigiastro  avvolse la tazza della madre. «Ora mi credi?»
Lei spostò rapidamente lo sguardo dal figlio alla tazza sotto la cupola e poi di nuovo al figlio. «Cos’è? Come ci sei riuscito?»
«È un campo di forza psichico. Il mio potere mi fa creare queste barriere» spiegò. «Posso raccontarti tutta la storia di come mai ho questo dono e perché sono un mezzo demone.»
Paola si mise una mano tra i capelli castano chiaro. Deglutì e poi scosse la testa. «No. È tardi. Devo andare.»
Lo sorpassò arrivando alla porta. Lui si girò e disse: «Questa battaglia contro il demone… potrei non uscirne vivo.»
Sua madre si bloccò. Rimase immobile qualche secondo. Andò verso di lui e lo baciò sulla guancia destra. «Non capsico cosa vuoi ottenere con questa storia, ma ti prego, cerca di non metterti nei guai.»
Davide la osservò confuso mentre usciva dalla cucina. Si chiese che razza di risposta era. Poteva mettersi più nei guai di così? Poi scrollò le spalle. Probabilmente a sua madre serviva più tempo per assimilare quel colpo. Peccato che non fosse sicuro che ne avrebbero avuto.

Yuri ripeté mentalmente più volte il discorso da fare ai genitori. Ogni volta cambiava l’ordine delle parole, ma questo non semplificava quello che doveva dire.
Uscì dalla stanza e si diresse in cucina, dove sua madre e suo padre stavano facendo colazione seduti al tavolo.
 «Alla buon’ora» lo accolse suo padre, terminando il caffè.
«Tesoro, sono quasi le otto» intervenne sua madre. «Farai tardi a scuola. Ti preparo un panino con la marmellata da portare via.»
«No, mamma. Devo parlarvi» rispose. «È una cosa complicata e oggi non andrò a scuola.»
«Come?» domandò Giorgio Monti. «Ti spiacerebbe ripetere?»
«Papà, lasciami finire. Io… da quasi un anno… ho scoperto che non sono un ragazzo come gli altri. Sono un mezzo demone. Sono rinato dopo aver dato inizio a una guerra con i demoni e adesso il loro capo è sulla Terra e devo andare a combatterlo per salvare tutti.» Si rese conto di stare sparando a raffica le informazioni, ma al momento di parlare, non era riuscito ad articolare in modo ordinato le idee, come si era preparato.
Sua madre lo fissò con la bocca spalancata. Suo padre strabuzzò gli occhi.
«Ah! Ho anche dei poteri» aggiunse.
«Ti sei drogato» esclamò di colpo suo padre. «Quei poco di buono che frequenti ti anno fatto provare qualche pasticca o roba simile alla loro festa e magari la spacciate anche nel mio locale! Ecco perché ieri sera ve ne siete andati via in quel modo!»
«No! Non mi drogo e nemmeno i miei amici» replicò lui sgomento. «Come puoi pensarlo?»
«Ti sembra sensato quello che hai appena detto? Secondo te è normale raccontare una storia del genere?»
«Giorgio, calmati» s’intromise Carla Monti. «Sono sicura che c’è una spiegazione.»
«Certo: nostro figlio si droga.»
Yuri serrò le mani a pugno. Le allungò davanti al volto di suo padre e le accese con il fuoco. «Dimmi, papà, quale droga può farmi fare questo?»
Suo padre spinse con violenza la sedia indietro e si alzò di scatto. Non parlò, ma guardò il figlio con disgusto e timore. Uno sguardo che ferì Yuri più di quanto avessero fatto le accuse infondate. Spense le fiamme dai pugni, andò verso la porta e si avviò all’uscita.
«Yuri!» lo chiamò sua madre, raggiungendolo. «Io… aspetta. Rispiegami tutto con calma, non so se riusciremo a superare tutto questo, ma sei mio figlio, non te ne andare.»
«Devo. I miei amici hanno bisogno di me e non mi giudicano, mi accettano per quello che sono.»
La madre s’incupì. «Promettimi che quando avrai finito, tornerai a casa. Per favore.»
Yuri si sforzò di sorridere. «Farò il possibile.»

Smettila gli disse mentalmente Sara, fissandolo seduto al suo fianco a osservare la tazza vuota.
Di fare cosa? domandò lui.
Continui a pensare a un modo per dirglielo, ripeti le stesse cose da almeno un quarto d’ora, mi rimbombano in testa e mi dà i nervi.
Allora comincia a parlare replicò Leonardo.
Fallo tu.
Leonardo sollevò la testa e scrutò i genitori ai due capi del tavolo. Sua madre si stava per alzare e mettere le stoviglie della colazione nel lavabo, il padre controllava l’ora per vedere se c’era tempo di leggere il giornale. «C’è qualcosa che devo dirvi» esordì di colpo.
I due adulti lo fissarono incuriositi.
Lui deglutì. «Può sembrare un discorso strano, ma è giusto che voi lo sappiate. Forse non avremo altre occasioni per dirlo e devo togliermi questo peso.»
Grazia e Filippo Martini si scambiarono un’occhiata complice.
«Non devi preoccuparti Leo, lo avevamo già intuito» disse Grazia.
«Davvero?» domandò lui.
«Davvero?» ripeté Sara.
«Certo» continuò Filippo. «Non devi vergognarti. Siamo genitori moderni e ci siamo resi conto… che ecco tu hai simpatie per un ragazzo… sì, insomma, che sei gay.»
«No» rispose Leonardo. «Cioè sì, ma non è di questo che parlavo.»
«Quello che voleva dire è che siamo totalmente diversi dai ragazzi come noi» intervenne Sara. «Entrambi. Abbiamo dei poteri da mezzo demoni e dal giorno del mio rapimento fino a ieri sera, abbiamo avuto a che fare con situazioni soprannaturali. Ora la battaglia finale è vicina e volevamo che sapeste la verità.»
«Battaglia finale? Che significa?» domandò allarmato Filippo.
«E cosa vuol dire che avete dei poteri?»  chiese Grazia, rimettendosi a sedere.
Mostriamoglielo disse telepaticamente Sara.
Solo il teletrasporto rispose Leonardo. Per il resto ci penseremo dopo.
Si presero per mano e mentre un lampo di luce e un vento fugace li avvolgevano, svanirono dalle sedie, per riapparire sull’uscio della stanza.
«Vi ricordate il professor Barbieri?» ricominciò Leonardo. «Era a capo di una setta che venerava un demone. Dopo che ha cercato di sacrificarci abbiamo scoperto che in molti volevano liberare quel demone e ieri notte ci sono riusciti.»
«Ora, insieme ad altri come noi, dobbiamo impedire che il demone trasformi il nostro mondo in un Inferno» concluse Sara.
I genitori rimasero a fissarli in silenzio.
«Dite qualcosa, per favore?» li supplicò sua sorella.
«Avevamo fatto tante supposizioni: sul professore, il sonnambulismo, la morte di vostro zio…» commentò Filippo. «E anche se pensavamo alle cose più assurde, questa è davvero difficile da digerire.»
«Ci riusciremo»  replicò Grazia. «Però questa storia dell’inferno… dovete proprio farlo?»
«Possiamo aiutarvi?» chiese il padre. «Faccio fatica a capire tutta la storia dei mezzo demoni, ma sembrate davvero preoccupati.»
«Potremmo venire con voi. E… non so… raccontare tutto alla polizia. Magari conoscono un modo per non coinvolgervi direttamente» disse la madre.
Leonardo le sorrise. «No, non potete fare niente. E nemmeno la polizia. Ma grazie lo stesso. Ci è sembrato giusto che lo sapeste, nel caso in cui dovesse suc…»
«No» lo interruppe Grazia. «Se dovete affrontare questo demone, anche se l’idea non mi piace, lo accettiamo. Ma niente previsioni negative. Proteggetevi a vicenda.»
«State attenti e appena avete finito, tornate subito qui da noi» fece Filippo.
Leonardo annuì all’unisono con Sara. Si riafferrarono le mani e scomparvero nuovamente.
                                
                                            Continua…