lunedì 9 maggio 2016

Recearticolo - Supernatural Stagioni 1 e 2

Supernatural è una serie televisiva americana di genere horror-mystery-fantasy creata da Eric Kripke nel 2005 e andata in onda sul canale WB nella prima stagione (2005-2006) e nelle successive sul canale CW. In Italia è stata invece trasmessa dal 2007 su Rai 2 e successivamente da Rai 4.
Pur essendo la serie ancora in corso di trasmissione in America e rinnovata da pochi mesi per la 12sima stagione che andrà in onda nella prossima annata, mi è venuta voglia di parlarvi delle prime stagioni, tenendo conto che nell’idea originale del suo creatore dovevano essere solo cinque e di conseguenza raccontare un arco narrativo con un inizio e una fine ben precise. Per il momento mi dedico alle prime due e prossimamente alle seguenti.
Come ho già scritto, queste puntate sono andate in onda e replicate qui da noi da diversi anni, ma se qualcuno non avesse ancora visto la serie o qualcuna delle stagioni, ciò che scriverò sarà ampiamente SPOILER e vi consiglio di abbandonare la lettura per evitare eventuali anticipazioni.
Bene, ora cominciamo.
La serie inizia con Dean Winchester (interpretato da Jensen Ackles) che si ricongiunge con il fratello più piccolo Sam (Jared Padalecki), dopo che quest’ultimo aveva abbandonato lui e il padre per studiare legge a Stanford anziché proseguire nell’attività di famiglia. Noi spettatori veniamo subito messi a conoscenza che quest’attività è piuttosto particolare: i Winchester infatti sono Cacciatori, normali esseri umani che venuti a conoscenza dell’esistenza del soprannaturale, hanno deciso di dare la caccia a tutte quelle creature di fantasia che infestano il mondo all’insaputa dei più. Il primo episodio sembra concludersi con la fine veloce della rimpatriata tra Dean e Sam dopo la risoluzione del caso che seguivano, ma in realtà nell’ultima scena c’è la vera rivelazione: Jessica (Adrianne Palicki), la fidanzata di Sam muore bruciata  sul soffitto, stesso identico modo soprannaturale in cui era morta ventidue anni prima Mary (Samantha Smith), la madre dei due ragazzi e ragione per cui il padre John (Jeffrey Dean Morgan) era diventato Cacciatore e aveva cresciuto i figli nello stesso modo. Il loro obbiettivo è trovare quell’assassino non umano che adesso è tornato in azione.
Così Sam ritorna al fianco di Dean per riprendere l’attività di Cacciatore e iniziano una serie di episodi che possono essere definiti a trama verticale, cioè non portano avanti la storia generale della caccia all’omicida soprannaturale, ma ci mostrano i fratelli che risolvono di puntata in puntata casi legati a leggende urbane e con il cosiddetto “mostro della settimana” che varia da spiriti, fantasmi vendicativi, mutaforma e creature di vario folklore. L’aspetto più interessante di questi episodi è il modo in cui viene mostrato il rapporto tra i due fratelli. Se da una parte Dean è quello sbruffone, rude e sfrontato, è anche quello con il maggior senso del dovere e della famiglia, rappresentata per lui dal padre e dal fratello, è molto attaccato a Sam, sempre pronto a  difenderlo e felice di poter tornare in viaggio con lui. Dall’altro lato Sam è quello più posato, riflessivo, gentile, ma che ha scelto di vivere la sua vita anziché quella da Cacciatore e per certi versi questa scelta è mostrata con una sfumatura di egoismo, soprattutto quando il desiderio di vendetta per la perdita di Jessica lo riporta alla vecchia attività. Quello che risulta subito palese è però che i due fratelli sono complementari e lavorano bene in coppia, colmando a vicenda quello di cui l’altro sembra essere carente. La loro caratterizzazione inoltre è tanto forte da “tenere in piedi” lo show che di fatto non conta molti altri personaggi principali.
Accanto agli episodi verticali, abbiamo anche degli episodi orizzontali che portano avanti il mistero sulla morte di Mary Winchester avvenuta anni prima, mostrandoci sprazzi del passato e indizi su cosa possa essere successo, e allo stesso tempo introducono una sottotrama che assumerà sempre più rilevanza ed è legata ai poteri psichici di Sam.
Il primo punto di svolta lo avremo all’incirca a metà della prima stagione quando John Winchester ritornerà più volte in scena, rivelando di aver seguito di nascosto gli spostamenti dei figli e verrà introdotto il personaggio di Meg Master (Nicki Aycox), che si rivelerà indispensabile per sbrogliare il mistero principale. Prima di giungere però al gran finale, vengono presentati anche Ed Zeddmore (A.J. Buckley) e Harry Spengler (Travis Webster) – uno dei pochi casi di personaggi che ritorneranno anche solo per una puntata nelle stagioni successive, pur non essendo mai apertamente legati alla trama principale – e nell’ultimo episodio Bobby Singer (Jim Beaver) che diventerà a tutti gli effetti il mentore e figura paterna dei protagonisti nelle stagioni seguenti.
Arriviamo quindi agli ultimi episodi della stagione, che sono fondamentali non solo per la risoluzione dell’arco narrativo in corso, ma perché danno i primi tasselli che definiscono la mitologia dell’intera serie. John Winchester ritorna con la rivelazione che Mary e Jessica sono state uccise da un demone soprannominato “Demone con gli Occhi Gialli” e che i demoni possono impossessarsi dei corpi degli umani, come nel caso di Meg Master. C’è però un’arma che può ucciderli definitivamente ed è una pistola leggendaria chiamata Colt. Dean, Sam e John riescono a recuperala e hanno un  confronto con Azazel – il vero nome del “Demone con gli Occhi Gialli” – e con la Meg demoniaca. Il primo riesce a fuggire, mentre la seconda seppur esorcizzata muore per le ferite riportate dallo scontro.
La stagione si chiude con un cliffhanger, un finale che lascia a metà la narrazione e che sarà un sistema utilizzato anche nei finali successivi: nella via per l’ospedale, dei malandati John, Sam e Dean vengono investiti da un camionista posseduto da un demone.           
Inizia così la seconda stagione e il primo episodio è rilevante per tre fattori: John Winchester muore facendo un patto con Azazel; Dean muore, ma ritorna in vita (tenere conto delle morti e resurrezioni dei due fratelli sarà una specie di gioco nella serie) e riceve l’ordine dal padre di badare a Sam perché il demone ha dei piani per lui; compare la Mietitrice Tessa (Lindsey McKeon) un altro dei pochi personaggi che riapparirà nelle stagioni successive.
Sempre nell’ambito dei personaggi di spessore perché tra i pochi ricorrenti nell’intera serie, in questa seconda stagione fanno la loro comparsa: Ellen Harvelle (Samantha Ferris), Jo (Alona Tal) – moglie e figlia di un Cacciatore e amico di John e morto in una caccia con lui – Ash (Chad Lindberg) – un genio che mostrerà a Sam e Dean i presagi con cui è possibile rintracciare l’arrivo dei demoni – e il demone Trickster (Richard Speight Jr.) che è uno dei pochi nemici ricorrenti anche se non è il principale della stagione. 
Gli episodi riprendono a seguire la struttura della stagione precedente: ci saranno casi di puntata e non saranno tutti memorabili, affiancati come sempre da quelli che portano avanti la trama orizzontale della caccia ad Azazel unita alla sottotrama dei poteri psichici di Sam. Proprio quest’ultima diviene sempre più centrale e mette spesso Sam nei guai con altri Cacciatori che lo vedono come una minaccia e sottolineeranno ancora una volta quanto gli sia legato Dean, pronto a difenderlo contro tutti. Al contempo Sam entra in contatto con altri ragazzi suoi coetanei che mostrano di possedere poteri psichici simili ai suoi e a loro volta sono stati avvicinati da bambini da Azazel, rivelando così che il demone ha un piano molto più ampio e  complesso. Si svela inoltre che il demone ha fatto bere il suo sangue ai ragazzi quando erano di pochi mesi ed è questo a dare a Sam e agli altri i loro poteri e viene introdotto un tema portante che metterà più volte a dura prova il rapporto tra i fratelli: se Sam è il male, Dean lo deve uccidere.
Giungiamo quindi al finale di stagione dove i ragazzi prescelti da Azazel dovranno scontrarsi tra loro per determinare chi è il più forte e adatto a guidare l’esercito di demoni che Azazel intende riunire. Sam è tra loro ma muore, Dean lo riporta in vita tramite l’accordo con il misterioso Demone degli Incroci (apparso in un episodio precedente e con un ruolo destinato a evolversi con le stagioni a venire) in cambio della sua anima, restando così con un solo anno di vita. Prima della conclusione della stagione Sam e Dean uccidono Azazel con la Colt, ma non riescono a impedire che si apra una Porta dell’Inferno e alcuni demoni riescano a fuggire.

Per i protagonisti la vera guerra sta per iniziare.

lunedì 2 maggio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 22

22. Ciò che Cercate non è Ciò che vi Aspettate


«Preferisci prima cena e poi cinema o prima vediamo un film e poi mangiamo?» domandò Donovan, mettendosi a sedere a gambe incrociate sul piumone lilla steso a coprire il letto nella camera di Betty.

Seduta alla sua scrivania, Betty sollevò lo sguardo dallo schermo del portatile. Si girò, appoggiandosi allo schienale della sedia e inforcò gli occhiali. «Come scusa?»
«Per stasera, come vuoi che ci organizziamo?»
Betty aggrottò la fronte. «Hai capito che dobbiamo fare delle ricerche e non uscire insieme per svago?»
«Perché non possiamo fare entrambe le cose?» chiese lui con un sorriso malizioso. «In fin dei conti, anche Billy e Zec hanno trasformato la loro ricerca in un appuntamento.»
Betty sospirò e si voltò di nuovo verso lo schermo del computer, dandogli le spalle. Non lo avrebbe mai ammesso apertamente, neanche sotto tortura, ma la corte insistente che le stava facendo Donovan non le dispiaceva affatto. E in effetti era anche carino, o almeno, nelle ultime settimane aveva incominciato a sembrarle tale.
Se solo la situazione fosse diversa…” sbuffò spazientita e tornò a dedicarsi allo schema che aveva trascritto sul documento.
Non c’era tempo per pensare al flirt con Donovan, qualcuno aveva ricreato la Bocca dell’Inferno e dovevano scoprire chi fosse. Le sue annotazioni però non la portavano a nessuna conclusione. Non trovava una connessione tra le vittime sopravvissute agli attacchi di esseri soprannaturali e nemmeno tra chi era diventato una creatura soprannaturale. Nessuna logica, sembrava tutto dettato dal caso.  
«Possiamo anche fare qualcos’altro» tornò all’attacco Donovan. «Credevo preferissi una cosa tranquilla, ma possiamo anche valutare l’idea di andare in un locale a bere e poi magari a ballare.»
«Puoi almeno provare a prendere sul serio quello che stiamo facendo?» Betty tirò indietro rumorosamente la sedia e si alzò in piedi. Andò verso il letto e si fermò ai piedi, rimanendo di fronte al compagno. «Mi sto scervellando per trovare qualcosa su cui iniziare a indagare e finisco sempre a un punto morto. Abbiamo dei sopravvissuti a vampiri, a un demone del web e a una collana maledetta e nessuno sembra avere un nesso con gli altri. Senza contare che molti di loro pare soffrano della Sindrome di Sunnydale.
Donovan inarcò un sopracciglio. «La sindrome di cosa?»
«Trovano una spiegazione logica, rifiutando di accettare l’irrazionale che li ha coinvolti» spiegò lei sbrigativa. «Ci sarebbe d’aiuto domandare a Stefan e ai suoi amici bulli come hanno incontrato Sunday, o se li ha portati in un posto specifico, ma sono tutti polvere. E infine abbiamo i gemelli ammazza vampiri: ci danno briciole di notizie che non capiamo. Vuoi aiutarmi a scovare un indizio utile, o no?»
Donovan la squadrò immobile e in silenzio, poi si sporse in avanti e disse: «Ho capito qual è il problema.»
«Davvero?»
«Tu non riesci a superare il fattore Anika. Sei l’unica che si ricorda di lei e del video che ho fatto e non riesci a superarlo. Ma non sono più così e te l’ho provato in più di un’occasione. Ma non vuoi darmi una possibilità perché pensi che ti ferirò.»
Betty storse la bocca incredula. Era completamente fuoristrada, lei non stava più pensando ad Anika da mesi e aveva anche scordato di inserirla nel suo schema… «Hai ragione» esclamò, battendo il pugno sinistro sul palmo destro.
Donovan si strinse nelle spalle. «Lo sapevo.»
Betty scosse la testa. «No, non intendevo la tua diagnosi psicologica sul mio rifiuto a uscire con te. Pensavo ad Anika, può essere la chiave per risolvere il nostro mistero.»
«Ah sì?» Donovan si grattò la nuca confuso.
«Lei è un caso particolare. Fino al giorno del tuo video era una ragazza normale, poi è cambiata in Demone della Vendetta,ma non è così semplice diventarlo. Non è come trasformarsi in vampiro bevendone il sangue, o indossare una collana e cadere sotto l’influenza di un potere maledetto. Per diventare quel genere di demone devi essere scelta, ricordi?»
«Certo, nella serie la proposta la fa quel demone blu e pieno di corni. Aspetta, come si chiama… D’Affis… D’Offir…»
«D’Hoffryn, si chiama così.» Betty si sedette accanto a lui. «E anche lui è un essere soprannaturale, ma Billy non lo ha percepito. Altrimenti si sarebbe presentato da Anika, prima che diventasse un Demone della Vendetta pronta a scagliarsi contro di te, e le avrebbe impedito di accettare l’offerta. Quindi la conclusione è che non l’ha resa lui un demone.»
«La tua teoria è un po’ debole» obbiettò Donovan. «Se fosse così, Billy avrebbe dovuto  percepire anche chi ha trasformato il primo vampiro che ha combattuto quando si è manifestato il suo super-senso. E di conseguenza impedire che bevesse il sangue e il resto.»
«Forse è proprio questo il punto» disse Betty, mettendo insieme i pezzi nella sua mente. «I mostri non sono stati resi tali secondo le regole che conosciamo, ma da qualcuno, che è la stessa persona che ha ricreato la Bocca dell’Inferno.»
Donovan si fermò a riflettere. «Ok, così è più credibile, però in che modo questa deduzione ci è di aiuto?»
Betty si alzò dal letto e tornò al portatile sulla scrivania. Controllò di nuovo il suo schema e chiese: «Da quanto tempo stavate insieme tu e Anika quando si è trasformata?»
«Da un mese. Perché?»
«I tempi coincidono. Billy ci ha detto che ha sviluppato il suo senso all’incirca qualche settimana prima e da allora sono iniziate anche a comparire sui giornali le notizie sugli strani omicidi e sparizioni.» Betty si girò soddisfatta verso Donovan. «E questo significa che siamo sulla pista giusta. Anika deve aver incontrato il creatore della Bocca dell’Inferno nello stesso periodo. Sai che persone o luoghi frequentava all’epoca?»
«I soliti posti e le solite persone» rispose Donovan. «I compagni a scuola e poi stava spesso al Saint Mary Hospital, dove lavorano i suoi genitori. Sono chirurghi, è proprio all’ospedale che ci siamo parlati la prima volta.»
Betty si picchiettò il mento con l’indice della mano destra. La maggior parte delle stranezze riconducevano alla scuola, ci passavano buona parte delle loro giornate e non avevano mai notato nessuno di sospetto. Non poteva essere lì che Anika aveva incontrato il suo “benefattore”. In più poteva essere un caso, ma ricordò che Eddie, il ragazzo che l’aveva aggredita la sera in cui aveva incontrato il suo primo vero vampiro e Billy, lavorava come infermiere al Saint Mary Hospital.
«A cosa stai pensando?» le domandò Donovan, notando la sua espressione assorta.
«Preparati. Andiamo al Saint Mary Hospital.»
 

«Niente da fare. Michelle è ancora impegnata e non può venire» disse Betty, rimettendo il telefono in tasca e girandosi verso Donovan fermo immobile davanti all’ingresso dell’ospedale. «Sembri preoccupato. C’è qualche problema?»

«Ecco… e se incontriamo i genitori di Anika?» domandò perplesso. «Cosa gli racconto se mi chiedono di lei?»
«Dubito che si ricordino di aver mai avuto una figlia. Sarebbero venuti a farti domande mesi fa, quando è scomparsa.» Betty spinse la porta ed entrò nell’edificio.
Donovan le fu subito dietro. «Aspetta, dove vai? Non sappiamo neanche cosa cercare. Se non possiamo fare domande ai genitori di Anika, a chi chiediamo informazioni?»
Betty smise di ascoltarlo. Osservò la sala d’aspetto semivuota, c’erano poche persone sedute a compilare dei moduli e un’infermiera in uniforme viola seduta dietro il bancone della reception. Sbatté le palpebre, quel luogo le sembrava familiare, era già stata al Saint Mary Hospital altre volte, ma la sensazione era diversa. Era come uno strano déjà vu.      
«Betty, ci sei?» la scosse Donovan. «Che facciamo?»
Betty si riscosse, ma con la sensazione ancora vivida. «Conoscevo qualcuno che lavorava qui. Faccio un tentativo.» Si avviò verso il bancone e si sporse verso l’infermiera. «Buonasera, mi scusi vorrei sapere se…» le parole le morirono in gola. Alle spalle donna, in piedi e immobile c’era la Prima Cacciatrice.
«Hai bisogno di qualcosa?» le chiese l’infermiera con lo sguardo di chi sa di avere davanti un’idiota.
«Io…io…» Betty non riusciva a staccare gli occhi dalla Prima Cacciatrice che la fissava a sua volta.
«Cosa stai guardando?» domandò l’infermiera voltandosi all’indietro e poi tornando a osservarla spazientita.
«Scusi, la mia amica vuole sapere cosa dobbiamo fare per un possibile caso di… intossicazione alimentare» intervenne Donovan, avvicinandosi a lei.
La donna lo squadrò con fare sospetto. Poi prese un formulario davanti a sé e glielo porse insieme a una penna. «Compilatelo e aspettate che vi chiami per la visita al pronto soccorso.»
Donovan li afferrò e trascinò Betty via dal bancone. «Ok, grazie mille.»
«Sicuro che la tua amica non abbia una reazione allergica?»
«No, no. È solo una brutta intossicazione da hot-dog. Doveva sentire il suo stomaco mentre venivamo qui.» Donovan si accomodò su una delle  sedie e tirò Betty a sedere vicino.
«Donovan io…» sussurrò lei.
«Lo so» rispose lui, fingendo di compilare il formulario. «La vedo anche io. Ora cerca di fare finta di avere mal di stomaco. E smetti di fissare il bancone.»
Betty ubbidì. Abbassò lo sguardo e si strinse le braccia intorno alla pancia.
Poco dopo il telefono della reception squillò e sbuffando, l’infermiera sollevò la cornetta ascoltò seccata e rispose: «Sì, arrivo.» Uscì dalla sua postazione e imboccò il primo corridoio a destra.
Betty sollevò lentamente la testa e vide la Prima Cacciatrice ferma al suo posto. «Cosa facciamo?» domandò.
Donovan lasciò penna e foglio sulla sedia vuota all’altro lato. «Non lo so. Non capisco neanche che ci fa qui. Non c’era quando siamo entrati.»
La Prima Cacciatrice scivolò fuori dalla reception e camminò verso di loro. Si accovacciò e si fermò a osservarli. «Ciò che cercate non è ciò che vi aspettate.» Indietreggiò e poi proseguì fluida verso il corridoio di destra.
Betty balzò in piedi, imitata da Donovan, ed entrambi la seguirono.
«Cosa intendeva con quella frase?» le chiese Donovan
«Non ne ho idea, ma non perdiamola di vista.»
La Prima Cacciatrice proseguì verso una porta, la aprì dando sulle scale e iniziò a salirle.
Betty e Donovan fecero lo stesso e mentre terminava la prima rampa, lei capì il motivo della sensazione di poco prima. «È come nel sogno.»
«Cosa?»
«Quello che stiamo facendo» continuò Betty. «È successo qualcosa di simile quando ci siamo addormentati a casa di Michelle facendo la maratona degli episodi di Buffy. La Prima Cacciatrice ci ha riuniti e ci ha dato un avvertimento. Ed eravamo in questo ospedale.»
Terminarono le rampe arrivando all’imboccatura del primo piano. La Prima Cacciatrice aprì la porta e s’insinuò nel corridoio.
Standole alle calcagna, Donovan domandò: «Vuoi dire che ci sta portando da chi ha ricreato la Bocca dell’Inferno? Perché proprio ora?»
«Non ne sono sicura, ma forse siamo capitati per caso nel posto giusto.»
La Prima Cacciatrice scrutò le varie porte chiuse delle camere sui due lati, come se potesse vederci attraverso, ma non si fermò e prosegui fino in fondo al piano. Arrivata alle ultime quattro stanze, si voltò in direzione della parete sinistra e girò il pomello dell’ultima camera. Si voltò indietro, dando uno sguardo a Betty e Donovan e poi entrò.
Betty avanzò per fare lo stesso, ma la porta della stanza a fianco si spalancò e presa dal panico si bloccò. Donovan l’afferrò, la spinse contro il muro che chiudeva il corridoio e la baciò sulla bocca. Impreparata, non reagì. Con la coda dell’occhio vide un gruppo di ragazzi sovrappeso uscire dalla camera, che dopo averli notati e aver abbozzato dei risolini, corsero verso l’ingresso del piano. Aprirono la porta e scesero le scale, scomparendo dalla sua visuale.
Una figura non identificata richiuse la stanza e di nuovo calma, Betty scostò con forza Donovan. «Che diavolo fai?»
«Improvviso» rispose sorridendo.
«E se fosse uscito un dottore o un infermiere?»
«Se ci avessero detto qualcosa, avrei spiegato che eri triste per un parente malato e ti stavo consolando.» Donovan girò il pomello della porta che aveva toccato la Cacciatrice e l’aprì. «Muoviamoci prima che arrivi qualcun altro.»
Betty non ribatté. Entrò dietro di lui nella camera e si guardò intorno. «La Prima Cacciatrice non c’è.»
«Oh mio… Betty, guarda!» la chiamò Donovan agitato.
Betty si voltò verso il letto e capì la ragione di tanto sconcerto. Un uomo era steso nel letto. Sembrava stesse dormendo, anche se dai tubicini che gli uscivano dal naso intuì che non era immerso in un semplice sonno, ma il tratto che la sconvolse erano i suoi lineamenti. Le ricordavano senza dubbio quelli di qualcun altro.
«Non è possibile. Quest’uomo assomiglia in modo impressionante a Billy.»   

                              

                                                Continua…?   

lunedì 18 aprile 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 21

21. Indagando su un'Oscurità Maggiore


«Cosa vuol dire qualcuno ha ricreato la Bocca dell’Inferno?» domandò Michelle.

«Non lo so, è inutile che continui a chiederlo» sbuffò Betty, incrociando le braccia davanti al petto. «Ti ho solo ripetuto quello che ci ha detto Kenny prima dell’attacco dei vampiri.»
Michelle mise il broncio. «Anche io vi ho raccontato cosa mi è successo con Dana quando non c’eravate, ma sono stata più chiara.»
«Ragazze abbassate la voce.» Billy si guardò intorno. Erano in piedi in cerchio nel cortile della scuola, su suo consiglio avevano deciso di spostare lì la loro riunione di aggiornamento, invece di ritrovarsi in aula multimediale. Dopo gli eventi della sera prima, pensava fosse meglio evitare di farsi sentire parlare di quelle stranezze e un buon modo era essere all’aperto e in pausa pranzo, quando anche gli altri ragazzi erano impegnati a rilassarsi e parlare dei fatti loro.
Donovan gli diede un’amichevole pacca sulla spalla. «Rilassati, nessuno fa caso a noi.»
Zec si voltò verso Michelle «Tornando a mia sorella, ti ha solo detto che voleva la collana per salvarsi in una possibile crisi, ma non ti ha detto cosa intendesse. Anche lei è stata vaga.»
«Forse anche stavolta il suo obbiettivo sei tu» rispose Betty.
«Non credo» intervenne Billy. «È comparsa dopo che Zec è uscito a cercarmi. Però il suo comportamento e le parole di Kenny potrebbero essere collegate.»
Donovan aggrottò la fronte. «E in che modo?»
Billy si strinse nelle spalle. «Non ne ho idea. Ma è stata la prima a suggerirci la teoria della Bocca dell’Inferno e Kenny l’ha confermata. Non penso sia una casualità.»
«Ok, ammesso che sia così, di cosa voleva avvertirti Kerry dicendoti di non fidarti di nessuno?» domandò Betty, distendendo di nuovo le braccia lungo il corpo. «Più che essere vaga, mi è sembrata minacciosa.»
Donovan si grattò la testa confuso. «Se dobbiamo pensare che è una persona a creare la Bocca dell’Inferno, poteva intendere che chiunque può essere il responsabile. Anche uno di noi.»
«Credo non ci sia una vera motivazione» intervenne Zec. «Ho l’impressione gli stia solo antipatico Billy e non si sforzi troppo per nasconderlo.»
«Già come quando ha tirato fuori quella storia dell’oscurità dentro di lui» concordò Michelle.
Betty abbassò lo sguardo. «O forse ci stava dando un avvertimento anche in quel caso…»
Zec la fulminò con gli occhi. «Cosa significa?»
«Be’ il suo sesto senso ci ha salvato diverse volte, ma non sa spiegarsi da dove arriva e come mai si è sviluppato dal nulla» spiegò Betty. «E se ci fosse qualcos’altro?»
«Certo che c’è qualcos’altro e si chiama Bocca dell’Inferno» continuò Zec. «È come per me e Michelle, o per i gemelli: questi poteri soprannaturali vengono da lì.»
Billy scrutò il volto di Betty. Non era offeso per le sue parole, al contrario gli avevano fatto scattare una sorta di campanello di allarme nella testa. Sunday aveva sottolineato a sua volta di percepire qualcosa di più oscuro in lui. E il modo in cui Kerry lo aveva guardato quando aveva ribadito lo stesso concetto, gli aveva dimostrato quanto fosse convinta delle sue parole. Come se riuscisse a vedere indistintamente quell’oscurità addosso a lui.
«Calma Zec, nessuno sta accusando di niente il tuo ragazzo» s’intromise Donovan. «Però se la teoria che tutte le rivelazioni di ieri sera sono in qualche modo collegate tra loro è vera, dovremmo provare a cercare delle risposte.»
«Hai ragione. E anche Betty» disse Billy, notando di aver sorpreso tutti. «Dobbiamo indagare e io devo farlo su me stesso. Se ho davvero una parte oscura così evidente, voglio capire a cosa è dovuta.»
«E da dove dovremmo cominciare?» domandò Michelle.
«Voi potreste partire da uno dei casi non legati ai vampiri» propose Billy. «Magari qualcuna delle vittime sopravvissute ha qualche indizio per aiutarci a capire chi può aver creato la Bocca dell’Inferno su cui ci troviamo.»
Betty lo fissò dubbiosa. «E tu cosa farai?»
«Tornerò al cimitero, la prima volta che ho avuto una sensazione sul male soprannaturale, mi trovavo davanti alle lapidi dei miei genitori.»
«Vengo con te» disse Zec. «Se non è un problema.»
Billy non osava chiederglielo davanti ai compagni e si sentì sollevato dalla sua proposta volontaria. «No, anzi, mi fa piacere. Ma è meglio se aspettiamo tutti venerdì sera per iniziare le indagini.»
«Perché?» chiese Betty sospettosa.
«Adesso gli eventi dell’auditorium sono troppo freschi, la polizia e altre persone potrebbero fraintendere» spiegò Billy. «È meglio far passare qualche giorno, così da non rischiare che qualcuno finisca con il ritenerci responsabili dell’attacco durante la recita.»
«Sono d’accordo.» Zec gli strinse la mano e aggiunse. «Allora venerdì ci vediamo alle otto davanti al cimitero.»
«Cavoli, sembra quasi abbiate un appuntamento» fece Donovan.
Billy sorrise. «Direi che possiamo definirlo anche così.»
 

Billy vide Zec avanzare verso di lui dal fondo della strada. Si staccò dal cancello a sbarre chiuso e alzò il braccio sinistro e la mano in segno di saluto.

Zec lo raggiunse aumentando la sua andatura. «Sei già qui. Scusa se ti ho fatto aspettare.»
Billy scosse la testa. «Sono appena arrivato anche io. Sei puntuale.»
«Donovan aveva ragione. Sembriamo proprio una coppia al primo appuntamento» gli rispose con un sorriso.
Billy si grattò la nuca imbarazzato. «In effetti l’idea era quella… cioè volevo uscire solo con te, ma non volevo offendere gli altri e mettere la minaccia della Bocca dell’Inferno da parte. Però se non finiamo tardi, dopo le ricerche possiamo andare a mangiare una pizza o a bere qualcosa.»
«Certo. Molto volentieri.» Zec si voltò a guardare il cimitero oltre le sbarre del cancello. «Comunque un primo appuntamento come il nostro è quantomeno originale.»
«Poco ma sicuro.» Billy si chinò e mise le mani intrecciate vicino ai piedi del ragazzo. «Vieni, ti do una spinta per scavalcare.»
Zec si piegò e lo fece alzare. «Non serve. Ho un modo più comodo per entrare.»
Billy lo fissò senza sorpresa mentre il suo aspetto cambiava e attivava i suoi poteri. «Oh… giusto.»  Si strinse a lui, intuendo la sua idea e, con i poteri telecinetici di Zec, si sollevarono dal marciapiede e levitarono oltre il cancello. Atterrarono poi delicatamente sul sentiero di terra all’interno del cimitero e Zec tornò alla normalità.  
«Ormai hai pieno controllo della trasformazione» constatò Billy.
«È merito tuo. Mi hai insegnato il primo giorno a non essere sopraffatto da questo potere» disse. «E devo ammettere che quando ti sono vicino è ancora più facile.»
Billy fece scivolare la mano in quella di Zec, stringendola. La sua spontaneità era stata la prima cosa a farlo interessare a lui e a far scoccare la cosiddetta scintilla. «Vieni, voglio presentarti ai miei genitori.» Lo condusse gentilmente nel sentiero tra l’erba e le lapidi, illuminati dal debole chiarore della luna e dalle lampade elettriche. «Spero non ti sembri troppo macabro.»
Zec gli strinse forte le dita intorno alle sue. «Non c’è niente di macabro, parlare con i propri morti è un modo per non dimenticarli.»
Billy avanzò sicuro, provando un po’ di malinconia per non essere più tornato a far visita alle tombe di sua madre e suo padre. Poi si bloccò all’improvviso, spalancando la bocca confuso.
«Qualcosa non va?» domandò Zec.
«Questo monumento funebre, non dovrebbe essere qui» replicò. Davanti a loro si stagliava un mausoleo. Era in pietra grigia e di forma quadrata e sulla parte superiore c’era la statua di una figura incappucciata, con una lunga veste e le mani sul volto per coprirsi gli occhi. «In questo spiazzo ci sono sempre state le lapidi dei miei genitori.»
«Sei sicuro?» chiese Zec comprensivo. «Forse ti sei confuso. Con il buio è facile sbagliarsi.»
Billy scosse la testa. «So dove sono seppelliti i miei genitori. Ed è proprio qui davanti a noi. Questo mausoleo non è mai esistito.» Lasciò la mano al compagno e andò verso la porta. La spinse leggermente e questa si aprì con un cigolio, mise quindi un piede in avanti per entrare.
«Aspetta» lo fermò. «Cosa vuoi fare?»
«Voglio capire come è arrivato qui e scoprire che fine hanno fatto le tombe dei miei genitori.»
Zec sospirò. «D’accordo. Non è più assurdo di quello che abbaiamo fatto negli ultimi mesi. Ma almeno vediamo a quale famiglia stiamo per violare la tomba.» Si avvicinò a lui e scrutò la superficie che avevano di fronte. Era vuota. «Strano, non c’è nessuna targa con il nome.»
«Magari è all’interno.» Billy non capiva perché ci fosse bisogno di tutta quella cautela. Il luogo dove riposavano i suoi genitori era scomparso, quello era il vero problema. E non gli importava quali morti bisognava offendere per scoprire la verità.
Avanzò, seguito da Zec e gli ci volle qualche istante per abituarsi all’oscurità della camera, mitigata solo dall’illuminazione esterna. Scrutò l’ambiente e tra le ombre gli parve di scorgere dei movimenti. «Stai all’erta.»
«Il tuo sesto senso soprannaturale ti manda dei segnali?»
«No, ma mi sembra di aver visto qualcuno.»
«Abbiamo pensato ai paletti e all’acqua santa, ma non a portarci delle torce» commentò Zec.
Billy si mosse con attenzione e strizzando gli occhi e tastando il vuoto davanti a sé, si accorse che in quello spazio non c’era nessuna tomba, o sarcofago o costruzione per ospitare i resti di un defunto. «Zec, stammi vicino. Questo posto non è quello che sembra.»
«Che intendi dire?»
La porta del mausoleo si chiuse con un boato alle loro spalle. Entrambi sussultarono e Billy afferrò istintivamente il braccio di Zec, attirandolo vicino a sé. A un passo dalla parete di fronte a loro si accese un debole fuoco e proiettò sul muro delle lunghe ombre. Le figure, che sembravano danzare sulla pietra, assunsero la forma di uomini incappucciati, avvolti in una lunga veste nera e si staccarono dalla parete e presero a camminare in circolo intorno alle fiamme. Erano cinque, ma dalle ombre generate erano pronti a uscirne altri.
«Chi siete? Che posto è questo?» domandò Billy aggressivo.
Il primo Essere Ombra ad aver raggiunto il fuoco, si girò nella sua direzione e con le palpebre chiuse, disse in una eco spettrale: «Questo è il luogo della prima apparizione. Noi siamo i Protettori dell’Oscurità Maggiore.»
«Prima apparizione di chi?» insistette Billy.
L’Essere Ombra questa volta si voltò verso le fiamme e lo ignorò.
«Dobbiamo fare qualcosa. Questi tizi sembrano far parte di una specie di culto e non mi sembra nulla di buono.» Zec strinse i pugni e poi alzò le braccia come per sollevare un peso invisibile. Ma non accadde nulla. «I miei poteri non funzionano.»
Billy lo osservò. Il suo volto non presentava infatti i segni tipici della trasformazione. «Deve essere opera loro.»
«Come li sconfiggiamo?»
«Non lo so.» Billy era spaventato all’idea di non saper come affrontare quei nemici, ma gli balenò in mente anche un’altra soluzione. «Forse non è necessario combatterli. Guardali, non stanno facendo niente di male a nessuno.»
Zec li osservò a sua volta.
I cinque esseri giravano intorno al fuoco, ma non parevano intenzionati a scontrarsi con loro.
«Vuoi lasciarli qui? E come la mettiamo con le tombe dei tuoi genitori?»
Billy non sapeva cosa ribattere, però su quella questione non intendeva cedere. Si staccò da lui, fece un passo avanti e chiese: «Dove sono finiti i corpi dei miei genitori? Le loro lapidi erano poste proprio qui.»
L’essere Ombra che aveva già parlato, tornò a rispondere senza girarsi. «Questo è il luogo che sorvegliamo. Noi proteggiamo l’Oscurità Maggiore.»
«Ho capito, ma non è quello che vi ho chiesto» ribatté Billy. «Perché avete scelto questo posto? C’erano dei morti che riposavano in pace.»
«Nessun morto. Nessuna pace» replicò l’Essere Ombra. «Solo noi proteggiamo l’Oscurità Maggiore.»
Billy perse la pazienza. «Cosa diavolo significa? Siete a guardia della Bocca dell’Inferno? Si trova qui l’entrata?»
L’Essere Ombra si spostò fluido, scivolando a una spanna da lui. Con gli occhi chiusi gli puntò un dito affusolato contro. «Proteggiamo l’origine. Proteggiamo l’Oscurità Maggiore. Proteggiamo te.»
Billy ammutolì a quella rivelazione. Scrutò il volto impassibile del suo interlocutore e fu certo non stesse mentendo.
L’Essere Ombra spalancò le braccia e lo stesso fecero i suoi compagni. La porta del mausoleo si aprì con un tonfo uguale a quello con cui si era chiusa. Una forza invisibile artigliò il corpo di Billy e quello di Zec. Senza il tempo e la possibilità di opporsi e reagire, vennero trascinati all’esterno e rotolarono nell’erba.
«Stai bene?» domandò Billy, tastando le braccia a Zec.
«Sì, mi sento solo stupido» rispose l’latro, ripulendosi i capelli dalla terra.
Billy balzò in piedi. «Non mi faccio buttare fuori così.»
Corse verso la porta del mausoleo, ma non la trovò. Era scomparsa dopo che erano stati espulsi. Lo ispezionò per i quattro lati, ma non c’era più segno di un ingresso. Incredulo tornò accanto a Zec.
«Hai capito cosa è successo?» domandò l’amico, confuso quanto lui.
«Ho l’impressione non amassero le mie domande e ci hanno cortesemente accompagnato all’uscita.»   
«Cosa significa quello che ripeteva? E perché dice che proteggono te?»
«Non ne ho idea» mentì Billy. Una teoria stava prendendo forma nella sua testa e non era piacevole da condividere.   
Zec lo prese per mano. «Mi dispiace per i tuoi genitori, però credo sia meglio andarcene. Torneremo a indagare, ma prima dobbiamo fare altre ricerche e capire da dove sbucano e cosa sono quei tizi in tunica nera.»
Billy annuì. S’incamminarono in silenzio e se Zec stava elaborando i suoi stessi dubbi, non lo diede a vedere. Lui però non riuscì ad allontanare quei pensieri. Continuò a rimuginare sugli indizi trovati e la conclusione gli parve ovvia. Era andato fin lì per risposte sulla sua oscurità e aveva trovato chi affermava di proteggere l’Oscurità Maggiore e lui.
Anche se non lo espresse ad alta voce, non poteva fare a meno di sospettare che fosse lui quell’Oscurità Maggiore e che questo lo collegava con chi controllava la Bocca dell’Inferno.

 

                                         Continua…? 


lunedì 4 aprile 2016

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martedì 29 marzo 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 20

20. Da Cacciatore a Preda


Non appena si ritrovò all’esterno dell’auditorium, Billy fu investito da un vento gelido, rabbrividì e si ricordò di avere indosso ancora il costume di scena. Strizzò gli occhi nel buio della sera, mitigato dalla luce dei lampioni del cortile della scuola, e guardò dritto davanti a sé. Per quanto dotata di una velocità soprannaturale, Sunday non poteva essere andata troppo lontano.

Rallentò la corsa e prese a camminare guardingo. Non voleva rischiare di essere colto di sorpresa. Intorno a lui non c’era nessuno e dall’interno della scuola gli arrivavano dei suoni ovattati, piuttosto confusi. Si fermò. Strinse le mani sull’impugnatura della metà della Falce in suo possesso e chiuse gli occhi.
Se Sunday vuole giocare a nascondino, ho un mio modo per stanarla” pensò.
Si concentrò, provando a estraniarsi dall’ambiente circostante e da tutto ciò che era appena successo durante la rappresentazione. Il suo senso del soprannaturale funzionava inviandogli degli avvertimenti quando una minaccia del genere era vicina. Doveva solo farsi guidare dalle sensazioni che quel misterioso dono gli forniva. Al primo sentore si sarebbe mosso sicuro nella direzione giusta. Non doveva avere fretta. Pazientare. Attendere.
Un brivido gli corse lungo al schiena, fu invaso da un fremito di pericolo unito alla certezza che qualcuno malvagio fosse alla sua sinistra. Spalancò gli occhi e sferrò un colpo deciso, dall’alto verso il basso e la lama dell’ascia della Falce smezzò qualcosa oltre all’aria.
Billy vide Sunday muoversi con un guizzo fulmineo, prima verso di lui, subito dopo all’indietro, per evitare l’arma. Una ciocca dei capelli biondi venne tranciata durante il movimento e cadde tra l’erba.
«Come diavolo hai fatto?» domandò la vampira in un ringhio.
«Ripeti sempre lo stesso errore» rispose Billy. «Continui a sottovalutarmi.» Corse contro di lei e con ferocia, scagliò di nuovo la Falce, puntando al suo collo.
Sunday parò il colpo e spinse con forza l’arma contro di lui. «Sei tu che non impari, piccolo impostore.» Sollevò le labbra in un ghigno che rese ancora più grottesco il suo volto, deformato dalla trasformazione vampiresca. «Abbiamo avuto un confronto diretto e  non ne sei uscito bene. Cosa ti fa credere che questa volta potrai battermi?»
«Perché questa volta hai superato il limite.» Billy le strappò la Falce, stringendola lui solo. «Puoi prendertela con me, per cercare di dimostrare che non sono un vero ammazzavampiri, ma se entri a scuola e metti in pericolo degli innocenti, sarò io a dimostrarti che non mi fermerò finché non sarai polvere.» Le si avventò di nuovo addosso, brandendo la Falce con una furia che gli era nuova. Sentiva la rabbia e l’odio verso quella creatura accendersi dentro il suo corpo come una la miccia pronta a farlo esplodere in una violenza maggiore.       
Sunday parve sorpresa quanto lui. Schivò con una certa fatica la lama che lui gli scagliava prima a un lato e poi all’altro del volto. Indietreggiò come se da cacciatore, fosse diventata la preda.
Billy si rese conto a quella stregua sarebbero andati avanti tutta la notte. Agendo d’impulso, mentre lei era occupata a seguire i movimenti della Falce, le assestò una ginocchiata nello stomaco. Quando per reazione Sunday si piegò in avanti, fece calare con decisione l’arma sulla sua testa bionda.
Fu una questione di pochi secondi, di nuovo, ma lei riuscì a salvarsi, buttandosi a terra all’indietro, mentre Billy cadde sulle ginocchia, con la lama conficcata nel terreno. Ansando, alzò la testa e fece solo in tempo a sentirla ringhiare.
Sunday balzò in piedi, lo afferrò per il collo, spostandolo lontano dalla Falce come se fosse  leggero quanto un pupazzo e gli fece sbattere la schiena contro il tronco di un albero. Un urlo gli si strozzò in gola, mentre il dolore per la botta si ripercuoteva per tutto il corpo.
«Lo sai che il tuo comportamento non è salutare?» gli chiese, stringendo le dita sulla pelle del collo. «Questa foga con cui combatti, non fa pensare a un guerriero che si erge contro il male, ma piuttosto a qualcuno altrettanto oscuro.»
Billy rantolò. Voleva far uscire una risposta. Più precisamente che non si faceva dare lezioni di etica e comportamento da una non-morta psicopatica, ma lei stringeva così forte e anche solo riuscire a respirare era un’impresa.
«Gli ho detto la stessa cosa, ma sono più attendibile di te.» Kerry comparve alle spalle di Sunday, l’afferrò per i capelli e la scaraventò alle sue spalle. Lanciò un’occhiata a Billy e poi tornò a concentrarsi sulla vampira.
Inspirando con avidità l’aria, Billy la osservò combattere. Impostore o meno, si muoveva come una vera Cacciatrice. Con il vestito di scena strappato all’altezza di metà coscia per agevolare i movimenti, sferrava calci precisi, colpendo la vampira ai fianchi e anche i suoi pugni andavano a  segno in pieno volto. Pensò che forse aveva fatto solo un corso di arti marziali, ma poi le vide fare una capriola con giravolta per evitare la nemica e si convinse non potesse essere il risultato di un semplice allenamento sportivo.
«Arrenditi. Non sei alla mia altezza» la sbeffeggiò Kerry.
Sunday le assestò un pugno nello stomaco, così forte, che Billy provò dolore al solo vederlo.
«Vi credete tutti dei duri» rispose Sunday. «Non avete capito con chi avete a che fare. Sono un vampiro. Uno vero, niente romanticherie da adolescente. Vi ucciderò uno dopo l’altro.»
«Per fortuna siamo in tanti» ribatté Kerry. Guardò oltre Sunday e urlò: «Ora!»
Kenny sbucò da dietro un albero e corse con il paletto stretto in mano, diretto alla schiena di Sunday. Si muoveva a fatica, risentiva ancora del morso della vampira e le conficcò la sua arma un paio di centimetri più in basso, rispetto al cuore.
«Oh no» gemette Kerry.
Kenny si rese conto di aver fallito e provò a estrarre il paletto.
«Lascia perdere» gli gridò Billy. «Scappa! Corri via!»
Lui mollò la presa sul paletto, ma Sunday si voltò e lo agguantò. Rigirò il ragazzo, tirandolo davanti al suo corpo come scudo e disse: «Non hai la sensazione di un déjà vu?»
«Tocca ancora mio fratello e ti torturerò prima di ridurti in polvere» sibilò infuriata Kerry.
Billy si mosse in avanti, staccandosi dall’albero. Voleva raggiungere la Falce, piantata a terra e dare una mano.
«Fermo lì, tu» gli ordinò Sunday. «Vi dico cosa faremo. Voi state qui buoni e calmi. Io me ne andrò da questa scuola che sembra arruolare solo fanatici della caccia ai vampiri e lo pseudo apprendista ammazzavampiri viene via con me, come garanzia. E poi non ho ancora finito di mangiarlo. Il primo assaggio è stato gustoso, ma frettoloso.»
«Te lo puoi scordare. Non vai da nessuna parte» ribatté Kerry.
«Ok, allora lo ammazzo subito e poi vado a fare un saluto al vostro pubblico» rispose Sunday. «Anzi, ripensandoci farò proprio così. Questa ipotesi e più… Ah!» Cacciò un urlo che divenne un ringhio di dolore e allentò la presa su Kenny. Si voltò per osservare il retro del busto e si staccò il paletto dalla carne, che nel frattempo era stato quasi spinto del tutto nella sua schiena.
«Speravo ti facesse più male.» Zec si fece avanti dall’ombra, non visto aveva agito con la sua telecinesi sull’arma. Tese il braccio destro e chiuse la mano a pugno. «Non è divertente quando ti interrompono sulla scena, vero?»  Kenny venne sollevato da terra e levitò verso di lui, che lo accolse tra le braccia.
Sunday non si perse d’animo. Si lanciò su Kerry prima che il sollievo nel vedere il fratello al sicuro la facesse reagire e la atterrò, buttandosi sopra di lei. Tutto quello che la ragazza dalla pelle scura riuscì a fare, fu afferrare la testa della vampira e tenerla a distanza dal suo collo.
Billy capì che era la sua unica occasione di porre fine alla battaglia. Corse verso la Falce e la estrasse dal terreno; si mosse rapido verso le due lottatrici stese a terra e mentre Sunday si alzava, notandolo con la coda dell’occhio, abbassò con violenza la lama dell’ascia sul collo. Le tranciò il capo dal resto del corpo.
La vampira si dissolse in polvere e Kerry lanciò la testa, rimastale in mano con un’espressione sorpresa dipinta sul volto, che si sbriciolò prima di toccare l’erba.
Billy tese quindi il palmo libero a Kerry per aiutarla a rialzarsi. «Grazie per essere intervenuta.»
Senza accettare il suo aiuto, Kerry si rimise in piedi. «Siamo pari. Non devi ringraziarmi.»
Kenny si scostò da Zec. «Grazie anche a te.» Poi si incamminò verso la sorella, lei gli andò incontro e lo sostenne.
«Aspettate, avranno chiamato dei medici, perché non venite con noi a farvi dare un’occhiata?» propose Zec.
«Meglio di no» rispose Kenny.
«Sappiamo curarci da soli» ribadì Kerry. Tenendo un braccio dietro la schiena del fratello, si voltò e ritornò ad avanzare con lui verso il retro della scuola.
Billy non voleva lasciarli andare senza prima chiarirsi. «Se non volete fare gruppo con noi, lo accettiamo, ma voglio sapere cosa intendi con questa storia dell’oscurità.»
«Te l’ho già detto la prima volta che ci siamo visti e te lo ha anche ripetuto la vampira» disse Kerry senza girarsi indietro. «Non ho altro da aggiungere.»
«Non sono un vostro nemico» gridò Billy. «Te l’ho dimostrato. Sono rimasto a combattere con voi, mi devi più di una frase criptica.»
Kerry si bloccò. Si voltò lentamente e disse. «Quello che ti ho detto è tutto quello che so. Percepisco un’oscurità in te che non vedo in nessun altro dei tuoi amici. Non so altro.»
Zec s’intromise «Ma potremmo comunque essere alleati.»
Kenny scosse la testa. «Da come stanno le cose, non possiamo fidarci di nessuno. Solo di noi stessi.»
«E dovreste farlo anche voi» aggiunse Kerry. «È l’unico consiglio che posso darvi.»
I due gemelli ripresero ad avanzare per la loro meta.
«Ma…» tentò di fermarli ancora Zec.
Billy gli posò una mano sul braccio. «Lascia stare. Tanto li rivedremo.» Li seguì con lo sguardo, mentre scomparivano nell’oscurità della sera e poi disse: «Torniamo dagli altri.»
 

Billy e Zec con il suo aspetto normale raggiunsero l’ingresso della scuola e come aveva ipotizzato il ragazzo, trovarono due auto della polizia e una coppia di ambulanze oltre il cancello.

Billy notò dei paramedici eseguire pratiche di primo soccorso ai ragazzi feriti, ammassati nel parcheggio, mentre quattro agenti interrogavano varie persone disposte in file scomposte. Spostò lo sguardo e incrociò quello di Betty e Donovan, i quali  sollevati abbandonarono il gruppo in cui si trovavano e andarono loro incontro.
«State bene, cominciavo a preoccuparmi seriamente» disse Betty, stringendo con affetto un braccio sia a lui che a Zec.
«Io invece ero sicuro che c’è l’avreste fatta. Siete una coppia micidiale.» Donovan gli batté un’amichevole pacca sulla spalla. «Com’è finita con Sunday?»
«È polvere» rispose Billy.
Betty sospirò rilassandosi. «Bene, con lei abbiamo chiuso.»
«E i gemelli ammazzavampiri dove sono?» chiese Donovan. «Vi hanno dato problemi.»
Zec scosse la tasta. «Se ne sono andati via per conto loro, ma credo che abbiamo stabilito una tregua.» Poi si girò a guardarsi intorno. «Dov’è Michelle? L’avevo lasciata da sola con il resto dei vampiri.»
«Qui intorno non c’è» si allarmò Betty. «Credete che loro l’abbiano…» 
«Hai davvero così poca considerazione di me?» La voce di Michelle giunse alle loro spalle, costringendoli a girarsi verso il cortile da cui erano arrivati Billy e Zec. Aveva abbandonato il look dark dovuto all’uso del potere e anche se il suo abito di scena era malconcio, non sembrava ferita. «Me la so cavare, ho sistemato quei vampiri spocchiosi con l’aiuto di sua sorella» disse avanzando e indicando Zec.
«Dana? Lei è stata qui?» chiese sorpreso Zec.
Michelle annuì. «Abbiamo stretto un accordo, lei ha fatto uno dei suoi numeri e i vampiri si sono distrutti da soli.»
«Avrei voluto esserci» commentò Donovan.
Betty gli tirò un leggero pugno sul braccio destro. «Non dire stupidaggini. È già stato spaventoso restando nelle retrovie.»
Donovan mise il broncio, mentre gli altri risero. Billy li guardò contento di averli al suo fianco a combattere ciò che la Bocca dell’Inferno sputava loro addosso. Poi alzò gli occhi e notò un poliziotto che li fissava.
«Ho delle novità per voi» disse Michelle.
«Anche io» ammise Betty.
«Dovremmo rimandare» intervenne Billy, vedendo che il poliziotto non staccava gli occhi di dosso dal loro gruppo. «Penso che la polizia voglia interrogare anche noi. C’è una versione ufficiale?»
«Be’ ecco… diciamo che abbiamo spinto verso una certa direzione» rispose Donovan.
«Abbiamo pensato che la versione più credibile era di dire che fosse una banda di drogati che volevano spaventare e derubare» raccontò Betty.
Zec si strinse nelle spalle. «Non è male come scusa, può essere credibile.»
«Sì, però è meglio che ci dividiamo per non dare nell’occhio e se dovete dare delle descrizioni sugli aggressori, o su cosa avete fatto subito dopo l’attacco, restate sul vago» raccomandò Billy.
Betty inarcò un sopracciglio. «Perché?»
Billy ricordò l’avvertimento di Kerry e lo condivise con i suoi compagni. «Perché per il momento è più sicuro non fidarsi di nessuno.»   

 

                                                    Continua…?