mercoledì 22 novembre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 47

Il Gioco del Branco 11: Una Notte da X-Men (2°parte)

 

Per Zec quella visione fu al tempo stesso spaventosa ed esaltante. Non impiegò molto a comprendere di avere assunto le caratteristiche di una fenice, anzi della rappresentazione grafica della Forza Fenice dei fumetti, un potere che aveva sempre adorato.

La sensazione di dolore per quella manifestazione lo spinse però a pensare che qualcosa era diverso dalla sua immaginazione. Provò a concentrarsi e attivare i suoi poteri da Poltergeist, ma non li percepì. Erano svaniti. O forse sostituiti. E questo significava non possedere i veri poteri di Jean Grey/Fenice: telepatia e telecinesi.
«Ahi! Gli occhi!» gridò Billy e d’improvviso una doppia scia di luce rossa scaturì dai suoi bulbi oculari, diretta verso il cielo.
Zec ignorò il bruciore alle braccia e si avvicinò al fidanzato. «Calma, chiudi le palpebre» gli disse, cercando di mantenere la lucidità. «Credo di sapere cosa sta succedendo.»
Billy eseguì all’istante e i raggi ottici svanirono di colpo. «Siamo diventati i personaggi dei nostri costumi» ribatté, afferrandogli la mano.
«Qualcosa del genere» rispose.
«Billy! Zec! Aiutatemi sto andando a fuoco» supplicò Michelle.
Zec si voltò, la vide accovacciata sulle ginocchia con le braccia aperte a croce, rivelando piume fiammeggianti uguali alle sue. Tenendo stretta la mano del fidanzato, lo trascinò con sé vicino all’amica.
«Guardami Michelle, puoi controllarle» le disse con voce ferma. «Non fare resistenza e lascia che brucino, non sentirai più il dolore.»
Aveva maturato quella conclusione pochi istanti prima: occupandosi di Billy e non di se stesso, aveva percepito il bruciore attenuarsi, diventando sopportabile. Le fiamme divampate dai suoi avambracci erano ora piccole e pur mantenendo l’aspetto di ali, non avevano l’apertura di quelle di un uccello pronto a spiccare il volo.
Michelle inalò aria dal naso e la espulse dalla bocca. «Perché ci sta succedendo tutto questo?»
Billy mantenne gli occhi chiusi e le rispose: «Siamo sempre su una Bocca dell’Inferno. Qualcuno ha preso spunto dall’episodio di Halloween della seconda stagione di Buffy
«Non lo ha fatto con molta cura» precisò Zec. «I nostri poteri non sono l’esatta replica di quelli degli X-Men e i costumi non rispecchiano le stesse qualità che dovrebbero avere gli originali. Tu, per esempio, non puoi controllare i raggi di Ciclope con quel visore, non ha veramente delle lenti al quarzo rubino per trattenerli.»
«Possiamo guidarlo noi con la telepatia» intervenne Michelle.
«Non l’abbiamo. Non siamo realmente come Jean Grey e nemmeno come la Forza Fenice» spiegò Zec. «Siamo solo due tizi con le ali di fuoco.»
Michelle chiuse lentamente le braccia, riavvicinandole al busto. Le fiamme si erano allentate anche per lei e le chiacchiere con loro due dovevano averla aiutata a prenderne il controllo. «Dove sono Betty e Donovan?»
Nel trambusto, Zec aveva perso di vista i due compagni. Perlustrò con lo sguardo il marciapiede intorno a loro e intravide Donovan strisciare verso una pozzanghera. «Laggiù» indicò a Michelle. Si mosse con cautela, guidando Billy costretto a camminare alla cieca.
La maschera da Wolverine era a pochi passi dal ragazzo steso a terra e arrivandogli intorno, videro i due guanti con gli spuntoni di finto metallo, lanciati pochi centimetri da lui.
«Cosa senti?» domandò Zec. Non capiva in che modo l’influsso del costume, o del personaggio, stesse trasformando l’amico.
«Sono incazzato» sbraitò Donovan. Poi tentò di infilare le nocche nell’acqua della pozzanghera, ma non era abbastanza profonda. «Mi fanno male le mani, bruciano, prudono… non so, fanno male!»
Zec non impiegò molto a immaginare cosa potesse significare. Abbandonò la mano di Billy e con entrambe le mani strinse e sollevò il braccio destro di Donovan. «Michelle tiragli fuori il braccio sinistro e non mollarlo per nessuna ragione.»
La ragazza fece come le era stato ordinato, senza porre domande. 
«Cosa diavolo fate?» gridò Donovan.
«Devi fare uscire tutta la rabbia» disse Zec. «Non trattenerla.»
«Non sto trattenendo un ca…» la frase morì in gola a Donovan e lanciò un urlò straziante, carico di dolore.
Tenendolo stretto mentre il suo corpo si dimenava, lui e Michelle osservarono con orrore tre lunghi e affilati artigli di metallo chiaro spuntargli dal dorso di entrambe le mani.
Donovan ansimò. In pochi attimi il respiro si fece regolare e i lineamenti del suo viso si rilassarono. Con le tempie imperlate di sudore, guardò le armi sui suoi arti. «Ho… ho gli artigli di adamantio.»
«Non credo sia davvero adamantio» lo corresse Zec.
«Ehi ragazzi! Che succede? Dove siete?» La voce ovattata di Betty li colse di sorpresa. «È tutto buio.»
Zec, Donovan e Michelle si voltarono in ogni direzione, ma non videro da nessuna parte l’amica.
Billy si mosse a tentoni, con le palpebre sigillate. «Continua a parlare.»
«Ok… non capisco dove sono finita. Vi ho sentiti gridare, poi non ho visto e udito niente» raccontò Betty. «State tutti bene?»
Billy tornò indietro di una decina di passi e si fermò. Si inginocchiò sul cemento della strada e abbassò la testa. «È qui. La sento un po’ lontana, voi la vedete?»
«Il costume da Shadowcat» disse Zec. Aveva capito cosa le era accaduto. «Ascolta Betty, fai quello che ti dico anche se ti sembra assurdo. Muoviti come stessi scalando una parete invisibile verso l’alto.»
Nel giro di pochi istanti il capo della ragazza emerse dall’asfalto, seguito dal resto del corpo. Si fermò a mezz’aria fluttuando. «Ditemi cosa sta succedendo?» chiese con il terrore nello sguardo.
Billy si voltò, seguendo il suono della sua voce. «Sei diventata intangibile e senza rendertene conto, ti sei smaterializzata nel marciapiede.»
«Fatemi capire bene, ognuno di noi ora è un X-Man?» domandò Donovan, muovendo con cautela le mani artigliate.
Zec aggrottò la fronte. «In un certo senso, ma non del tutto.» Fece segno ai due amici accanto di seguirlo verso Billy e Betty. «Abbiamo solo alcune particolarità dei poteri mutanti dei supereroi che interpretiamo. Ancora una volta la Bocca dell’Inferno di Elliott ha agito con regole personalizzate.»
Betty osservò la fila di persone in coda davanti all’ingresso del Bronze Dust, ognuna in costume, ma nessuna spaventata, allarmata, o con qualche segno fisico del travestimento indossato. «Perché a loro non è successo niente? Se fossimo come nell’episodio di Buffy, tutti dovremmo diventare il personaggio della maschera.»
«In realtà anche nella serie accade solo ai costumi comprati da Ethan Rayne» le fece notare Michelle.
«È vero» confermò Zec. «In più ognuno di noi li ha presi in posti diversi e Betty addirittura se lo è cucito da sola. Non c’è logica in tutto questo, anche per una situazione assurda da serie soprannaturale.»
«C’è se a controllare tutto anche questa volta è un'unica responsabile e non solo l’immaginazione e il sogno di Elliott, o più persone» sottolineò Billy. «Siamo ancora manipolati da Kate. O dal misterioso anonimo nascosto dietro S.»
Donovan scosse la testa. «Non è possibile. Non può essere tanto potente da alterare la realtà solo per noi. Perlomeno dovrebbe essere qui nelle vicinanze per riuscirci.»
«In teoria no» disse Betty. «Ricordate che la Falce è sparita? Se l’avesse lei, oppure questo o questa S, allora potrebbe fare quello che le pare, da qualunque luogo.»
Zec concordò con la sua ricostruzione. «Questo spiegherebbe anche la tanta approssimazione nel darci i poteri dei costumi. Non conosce a fondo le storie e i personaggi e si basa su informazioni generiche.»
Michelle sbuffò. «Va bene, avete risolto il caso, ma ora cosa facciamo? Non possiamo andare al Bronze Dust  in questo stato e non sappiamo nemmeno come tornare normali.»
«Forse finisce tutto quando termina la notte di Halloween» ipotizzò Donovan.
«Grandioso! Abbiamo davanti ancora tre ore di in…» Betty si interruppe vedendo il terreno agitarsi intorno ai suoi amici. «E ora cosa succede? Un terremoto?»
Zec si premurò di afferrare il braccio di Billy, costretto a non aprire gli occhi e poi guardò le persone del locale, nessuno sembrava aver risentito della scossa. Anzi, non l’avevano proprio notata. Erano ancora loro gli unici bersagli.
«Tenetevi pronti» disse ai quattro amici. «Qualunque cosa accada, riguarda solo noi.»
L’aria intorno a loro venne smossa da una folata troppo calda per essere vento di fine ottobre. Un fischio di un allarme risuonò e poi una figura alta quanto il palazzo vicino al locale comparve dal nulla. Avanzando a passi meccanici e lenti, la sua sagoma si delineo chiara ai loro occhi: un gigantesco robot, dalle piastre viola scuro su tutto il corpo di ferro, gli occhi lampeggianti di un bagliore rosso e le mani puntate a palmi aperti contro loro cinque.
«Porca miseria!» imprecò Donovan. «È una Sentinella!»
La voce metallica del robot intimò: «Soggetti mutanti identificati. Non muoversi. Procedere all’arresto.» 
Betty strabuzzò gli occhi. «Quel coso vuole prendersela con noi? Perché?»
«Ci identifica come mutanti. Le Sentinelle sono cacciatori di mutanti nei fumetti degli X-Men» spiegò sbrigativamente Billy. «Dobbiamo stare attenti a come ci muoviamo, se ingaggiamo una lotta, potrebbero andarci di mezzo degli innocenti.»
Michelle scrutò velocemente la folla preoccupata solo di avanzare nella fila all’ingresso. «Non si sono neanche accorti che e è arrivato quel robottone.»
«E se non facciamo niente ci ammazza, poco ma sicuro» concluse Donovan.
Zec non sapeva come comportarsi. Avevano ragione sia Billy, sia Donovan, ma come potevano salvarsi senza fare vittime? Non erano veri X-Men, non avevano nessun tipo di addestramento.  «Devi guidaci tu, Billy» disse poi, convinto delle doti di leader del fidanzato.
«Sono parcamente cieco» gli ricordò. «E non sono il capo.»
«Dovrai esserlo per stanotte. Il tuo legame con Elliott e la tua capacità di interpretare le stranezze in modo corretto, sono qualità che ti rendono il più adatto a provare di risolvere tutto con il minor danno.» Zec si rivolse poi ai compagni: «Qualche obiezione?»
«Non voglio questa responsabilità» rispose Betty. «Non ne so abbastanza di queste cose da supereroi.»
«Io sì, ma non saprei come muovermi da comandante» ammise Donovan.
«A me va bene tutto, basta che vi sbrigate» gridò Michelle. «Quel coso è già piegato su di noi!»
«D’accordo» acconsentì Billy. «Disperdiamoci, ma non allontanatevi troppo.»
Zec tenne stretto il braccio del suo ragazzo e lo trascinò verso destra. «Qual è la prossima mossa?»
«C’è un parcheggio qui vicino, sperando non ci siano troppe auto, dobbiamo dirigerci lì» rispose Billy. «È il posto più adatto per una lotta e per contenere i danni.»
Zec alzò il braccio libero per dare il segnale agli altri e le fiamme si allargarono in una maestosa ala giallo-rossa. Il suo intero corpo si sollevò da terra, librandosi in volo. Non capiva come fosse possibile, ma poteva essere dovuto alla scarsa conoscenza di chi li aveva trasformati. «Per di qua, seguitemi» gridò ai tre compagni. «Non avere paura, non ti farò cadere» disse poi a Billy.
L’altro sorrise. «Non avevo dubbi.»
Proseguendo nel suo spostamento aereo incerto, controllò i movimenti alle sue spalle: i compagni gli erano dietro e anche la Sentinella procedeva alle loro calcagna. Arrivarono nel parcheggio delimitato da una cancellata ancora aperta.
«Quante auto ci sono?» chiese Billy.
«Due. Entrambe al lato opposto di dove ci troviamo noi.»
Donovan li raggiunse per primo. «Spero tu abbia già un piano in mente, perché non ci lascerà troppo tempo per organizzarci.»
Billy annuì. «Zec, lasciami qui con Betty e Donovan.»
Zec allentò le dita riluttante, mentre i due amici si mettevano al fianco del loro comandante. Non lo allettava l’idea di lasciarlo quasi inerme, però doveva mantenere la fiducia nelle sue scelte.
«Ora, tu e Michelle dovete volare il più vicino alla testa della Sentinella e distrarla da ciò che accadrà a terra» continuò Billy.
«Non ho ancora provato a sollevarmi dal marciapiede» obbiettò Michelle. «E se non ne fossi in grado?»
Zec le prese la mano. «Ci riuscirai. Non è diverso da quando usiamo i nostri poteri da Poltergeist, le ali di fuoco faranno il resto.»
«Mutanti! Arrendetevi. O sarete terminati» ripeté con lentezza il robot davanti a loro.
Zec alzò le braccia e Michelle lo imitò. Per entrambi si spiegarono meravigliose ali fiammeggianti da sotto le braccia, le agitarono e spiccarono verso il cielo notturno. Pur con una certa fatica nel compiere quell’atto dettato dalla volontà della loro mente, raggiunsero la testa della Sentinella e si separarono.
Il robot alzò una mano gigante per afferrarli e si spostarono rapidamente.
Per Zec fu come quando in estate dava la caccia alle zanzare, per allontanarle dal corpo. Solo che in quel momento aveva lui il ruolo dell’insetto.
Ferma immobile, la macchina dalle fattezze simili a umane agitava le braccia per agguantarli e loro svolazzavano intorno per schivarle.
Zec lanciò lo sguardo verso il basso, sperando che non mancasse molto alla seconda fase del piano di Billy.
Notò Donovan correre verso la gamba destra della Sentinella, con gli artigli sguainati si avventò contro il tallone. Graffiò metallo contro metallo più volte, originando scintille e danneggiandola.
La Sentinella si piegò, cadendo in ginocchio.
«Malfunzionamento arto destro» gracchiò, facendo risuonare la sua voce sintetica nel parcheggio. «Terminare minaccia.»
Le orbite del robot si illuminarono e intuendo un attacco verso i compagni, Zec si posizionò davanti alla traiettoria focalizzando nella mente la maestosità dell’effetto da uccello di fuoco della Forza Fenice. Il laser della Sentinella partì nello stesso istante e riuscì a placcarlo espandendo le sue ali fiammeggianti. Lo scontro non gli provocò dolore, solo una forte ondata di calore come se le fiamme e la sua carne fossero una cosa sola.
Riprendendosi da quella sensazione intensa e attenuando il fuoco, udì Billy urlare: «Adesso, Betty!»
Con la visuale libera dalle fiamme, Zec scrutò l’amica camminare nell’aria e poi tuffarsi nel petto del gigante di metallo. Scariche elettriche percorso la sua l’intera struttura, facendolo fremere.
«Errore…mzzz…funzzzz…to…» disse la Sentinella.
Osservandola poi uscire alle spalle del robot, Zec immaginò che forse Betty non lo sapeva, ma un effetto secondario del suo potere intangibile era quello di mandare in corto circuito ogni tipo di macchinario elettrico ed elettronico. Qualcosa che da fan dei fumetti Billy ricordava come lui.
«Spostatevi tutti» gridò Billy e un secondo dopo spalancò gli occhi.
Due fasci di luce rossa schizzarono contro la testa della Sentinella, decapitandola di netto.
Billy richiuse subito le palpebre e Zec osservò la testa mozzata rotolare dietro al corpo, mentre quest’ultimo cadeva pesantemente in avanti con un rombo assordante.
Tutti rimasero fermi in silenzio.
La battaglia era conclusa.
A farli sobbalzare fu il trillare quasi unisono dei loro cellulari.
Zec discese a terra, afferrò il suo dalla tasca e riunendosi con i compagni intorno a Billy, lesse ad alta voce: «“Bravi, avete vinto questa partita, Freaks. Ma adesso ho io il telecomando in mano. La notte sta per finire, ma non sarà facile per tutti togliersi quei costumi. S.”»
 
                                                      

                                                             Continua…?

lunedì 13 novembre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 46

Il Gioco del Branco 10: Una Notte da X-Men (1°parte)

 

Zec stringeva la mano destra in quella sinistra di Billy. «Sei proprio sicuro di non voler annullare? So che hai fatto questa promessa a Donovan e lui ti ha ricordato di doverla mantenere, ma nel frattempo è successo di tutto.»

Camminavano uno a fianco all’altro, diretti a casa di Betty dove si sarebbero riuniti e festeggiato Halloween, come deciso dal suo ragazzo al risveglio dal suo stato catatonico nell’Istituto Reicdleyen.
Dovevano scegliere dei costumi ispirati agli X-Men e lui aveva proposto un travestimento di coppia, così  a fatica erano andati in giro per negozi e tutto quello che aveva trovato era stata una maglietta verde con stampato in giallo fluorescente il simbolo della Forza Fenice. Purtroppo non aveva pantaloni dello stesso colore, così aveva deciso per un semplice paio di jeans; si era tinto qualche ciocca di capelli rossa ed era diventato un’opaca versione di Jean Grey nella sua trasformazione di Fenice buona.
Billy scosse la testa. «Me lo hai già chiesto cinque volte negli ultimi due giorni: non ti preoccupare, possiamo dedicarci a un po’ di svago. Nelle ultime tre settimane non è successo niente di soprannaturale» rispose, con il casco blu e il visore giallo e la lente rosso rubino da Scott Summers/Ciclope, infilato su metà volto.
«Però non abbiamo idea di chi abbia mandato quel messaggio a tutti noi» gli ricordò. «Abbiamo subito incolpato Kate, ma si è firmato o firmata solo con una “S”. Inoltre il messaggio è scomparso subito, limitandoci nelle ricerche, quindi  potrebbe essere chiunque altro che ce l’ha con noi.» 
Billy si bloccò e si tolse il visore dalla faccia. «Non devi angosciarti così. Non voglio che il peso di ciò che ho fatto come Elliott ricada su di voi e soprattutto su di te. Troveremo questa persona e faremo il possibile per risolvere tutto senza altre uccisioni.»
Zec lo fissò. Nella tuta blu presa per assomigliare al personaggio dei fumetti, aveva più un aspetto da ragazzo in pigiama, ma restava il suo supereroe. Si sforzò di sorridergli. «Ho paura di perderti» ammise, sorprendendosi per lo slancio di sincerità. «Ci hai rassicurati che non tenterai più di farti del male colpendo Elliott, ma il tuo ritorno dallo stato catatonico è stato così… improvviso.  C’è qualcosa che non mi hai detto? »
Billy sorrise a sua volta e si infilò il visore sul volto. «È tutto a posto.» Gli afferrò di nuovo la mano e riprese a camminare.
Stando al suo passo, Zec si morse il labbro. Ogni volta che cercava di approfondire i particolari di cosa era accaduto all’istituto psichiatrico dopo la misteriosa visita dell’amica di Elliott, il suo fidanzato diventava vago e silenzioso. Essere in costume e pronti a passare la notte di Halloween come normali adolescenti doveva sollevarlo da ogni dubbio sulla reale intenzione di non compiere altri gesti impulsivi pericolosi, però osservandolo notava sempre un velo scuro sulla sua espressione. Anche quel veloce modo di liquidare l’argomento e l’atteggiamento sfuggente gli suggerirono di non potersi fidare del tutto.
«Siamo arrivati» disse Billy, allontanandolo dai suoi pensieri. Si fermarono davanti alla porta e suonò il campanello.
Dall’interno udirono un pestare deciso di suole sul pavimento e poi l’uscio si spalancò con Donovan ad accoglierli. «Buon Halloween! Venite, Betty è impegnata in camera sua con gli ultimi ritocchi al costume.»
Entrarono e Zec lo squadrò da capo a piedi. Non sembrava avere indosso un travestimento per Halloween. «E tu cosa aspetti a prepararti?»
Donovan osservò il suo abbigliamento: una giacca di pelle nera, una maglia bianca, un paio di jeans scuri e degli anfibi blu. «Sono già pronto, mancano solo gli accessori.» Andò verso il divano e raccolse da dietro un cuscino un paio di guanti con tre artigli di finto metallo per mano e una maschera gialla e nera, con la parte per coprire gli occhi che svettava in alto a punta. Li mostrò a loro e aggiunse: «Sono Wolverine, non si capisce?»
«Decisamente no» fece Zec.
«La maschera è quella dei fumetti e gli artigli possono passare» commentò Billy, «ma il resto? In che modo dovrebbero farti sembrare Wolverine?»
«Ho dovuto adattarmi alle mie finanze e al fatto non ci fosse niente della mia taglia» spiegò Donovan. «Così ho fatto un mix: qualcosa di iconico dei fumetti, più il look di Hugh Jackman nei film degli anni duemila.»
Zec incrociò le braccia sul petto. «A me sembra piuttosto che ti sei dimenticato e hai voluto risolvere il problema costume all’ultimo minuto.»
Donovan girò lo sguardo con fare vago. «No, non è proprio andata così…»
Il campanello trillò salvandolo dal dover dare una risposta più dettagliata e colse l’occasione andando ad aprire.
Michelle entrò con un sacchetto di caramelle gommose in mano. «Ciao ragazzi» li salutò immettendosi nel salone. Indossava una maglietta rossa con stampato il simbolo giallo della Forza Fenice e un paio di jeans bordeaux e scarpe giallo fluorescenti. Stava per infilare un animaletto rosa in bocca, ma rimase a fissare lui e Billy. «Vi siete vestiti con un costume di coppia.»
«Bè, si… cosa c’è di male?» domandò Zec.
Michelle si voltò verso Donovan: «Lo avete fatto anche tu e Betty?»
«No, niente affatto» la rassicurò il ragazzo.
«Bene… ma cosa c’entra un motociclista con gli X-Men?» domandò Michelle.
Donovan s’imbronciò. «Sono Wolverine!»
Michelle fece spallucce, ma poi tornò a rivolgersi a lui, osservando il suo costume improvvisato da Fenice. «Avremmo dovuto consultarci però, in pratica tu ed io è come se ci fossimo copiati.»
Zec sospirò, notando la vena polemica dell’amica farsi sempre più insistente negli ultimi tempi. «Non è vero. Siamo solo due rappresentazioni diverse dello stesso personaggio. Tu sei Fenice Nera e io Fenice.»
Michelle rimise la caramella nel sacchetto. «Già, ma visto i miei poteri e come assomigliano a quelli di Dark Willow, che è ispirata a Fenice Nera, il mio travestimento è più adeguato. Tu lo hai fatto solo per poter fare qualcosa da fidanzato con Billy.»
Era vero e Zec non capiva dove stesse il problema. «E quindi?»
«Ecco, potevate scegliere un’altra coppia, per esempio Rogue e Gambit.»
Donovan s’intromise. «Dai Michelle, non fare la pesante. Sono carini come Ciclope e Fenice e poi cosa ce ne importa dei costumi. Dobbiamo solo divertirci.»
Michelle sbuffò. «Tu parli facile, ma io ho dovuto fare una gran fatica per mettere insieme il mio costume.»
«Mi state prendendo in giro!»
La voce stupefatta di Betty giunse da metà delle scale del piano, facendoli girare tutti di scatto verso di lei.
Osservandola ferma sul gradino con le braccia sui fianchi, a Zec parve uscita da una tavola dei fumetti. Il costume che si era cucita era degno dei migliori cosplayer delle fiere. «Wow Betty! Sei una Shadowcat perfetta nell’uniforme di fine anni ottanta!»
Betty scese le scale con la maschera azzurra a coprirgli gli occhi sul volto. Indossava una giubba blu con le maniche un po’ a sbuffo, che copriva un body blu sopra dei pantaloni aderenti azzurri e stivali blu. A completare il tutto una cintura sottile azzurra avvolta in vita con un nodo.
«Grazie, lo so. Ci ho impiegato due settimane a confezionarlo. E ho dovuto anche abituarmi alle lenti a contatto per indossare la maschera» disse, scendendo l’ultimo scalino per arrivare al salone. «Voi, piuttosto, sembrate usciti da un mercatino dell’usato! Se avessi saputo non fosse così importante il costume, non avrei passato tanto tempo a prepararmi.»
Donovan le andò incontro entusiasta. «Sei magnifica, non sapevo fossi una fan dei fumetti degli X-Men.»
«Non lo sono» rispose lei. «Però mi sono informata e facendo ricerche ho scoperto che il creatore di Buffy si è ispirato a Kitty Pryde per il personaggio e così ho pensato fosse carino vestirmi da lei e ho cercato un costume abbastanza facile da replicare.»
Michelle puntò il dito verso lui e Billy. «Hai sentito? Anche Betty ha ragionato pensando a Buffy l’amamzzavampiri per scegliere il costume. Dovevamo metterci tutti d’accordo prima.»
«Non ricominciare, ormai siamo così e non ci cambiamo» replicò secco Zec.
Betty lanciò un’occhiata di sbieco al suo fidanzato. «Bastava vi impegnaste un po’ di più nei dettagli, almeno.»
Donovan spalancò gli occhi come un bimbo innocente. «Non sarai arrabbiata con me?»
«Almeno lui è originale» rincarò Michelle.
Billy s’infilò due dita tra le labbra e fece un fischio acuto, richiamando la loro attenzione.
«Basta discutere» sentenziò, rivolgendosi a tutti. «L’idea è stata mia e decido io cosa va bene, oppure no. Non importa chi ha lavorato più sull’abbigliamento e chi meno. E nemmeno se siamo tutti uguali, o diversi. Siamo X-Men. Punto.»
Zec lo ammirò e lo trovò molto sexy. Essere un leader gli veniva bene, forse era entrato nel personaggio, o magari era un aspetto di lui emerso ancora più tenacemente dopo l’esperienza  dell’estate in istituto. In ogni caso lo adorava.
Michelle si mise in bocca la caramella e bofonchiò: «Va bene, come volete.»
«Abbiamo deciso dove andare?» chiese Donovan. «So di diverse feste a casa di alcuni ragazzi.»
«No, andiamo al Bronze Dust» intervenne Betty. «Fanno una festa anche lì, la prima consumazione è gratis e magari evitiamo di incontrare qualcuno che ci aggredisca, o tormenti per l’anno scorso. Se anche a voi va bene.»
Lo disse a tutti, ma si soffermò a guardare Billy.
Zec lo notò e si sentì orgoglioso del suo ragazzo.
«Direi che è perfetto» replicò Billy.
Donovan si infilò la maschera e i guanti; Betty aprì la porta per farli uscire e Michelle alleggerì il suo broncio.
Uscendo dall’abitazione mano nella mano con Billy, Zec si rilassò. Sarebbe stata una serata indimenticabile.
 

Raggiunsero il Bronze Dust a piedi. Durante il tragitto chiacchierarono, incrociarono qualche ragazzino desideroso di fare dolcetto o scherzetto e Michelle rimpianse di aver già consumato l’unico rifornimento di dolci che si era portata.

A una manciata di passi dal locale, Zec avvertì ondate di calore attraversargli il corpo. Si staccò dal fidanzato e ebbe la sensazione di avere una febbre fulminea. Si guardò la pelle e percepì come se stesse andando a fuoco.
«Non mi sento tanto bene» sussurrò.
Intorno a lui anche i suoi compagni si erano fermati. Ognuno sembrava avvertire dolore a sua volta.
«Qualcosa non va» fece Betty.
Donovan si tolse di getto la maschera. «Non… capisco… cosa mi.. prende» disse ansimando.
Billy barcollò. «I miei occhi…non vedo…»
Michelle si asciugò la fronte con la mano sinistra, bagnandosi il dorso con il sudore. «Non sentite un caldo esagerato?»
Zec urlò per il bruciore che lo colse sotto le braccia e sollevandole per controllarle, si accorse di una scia di fiamme formatasi a comporre le piume di una coppia di ali.

 

 
                                                  Continua…?

lunedì 30 ottobre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 45

Il Gioco del Branco 9: I Bugiardi Meritano l’Inferno

 

Per tutta la durata della lezione di matematica, Betty non staccò lo sguardo da Jordan Guiterrez. Sedeva nella fila alla sua destra, due banchi davanti a lei e poteva osservarlo senza venire scoperta.

L’idea di Billy di carpire informazioni da lui era giusta, ma aveva escogitato lei il modo più adatto per metterla in atto, ricordandosi delle difficoltà di Jordan in tre materie e decidendo di proporsi alla fine della lezione di una di esse per aiutarlo. In fondo era ciò che gli aveva promesso proprio Billy poco prima il termine dell’anno  scolastico precedente, anche se il modo in cui avevano trascorso l’estate le aveva impedito di metterlo in pratica.
Scrutandolo, Betty si rese conto che il suo problema con la matematica non era migliorato: guardava la lavagna dove la professoressa scriveva numeri e simboli continuando con la spiegazione e ricopiava come un forsennato sul quaderno, quasi temesse di perdere un passaggio fondamentale, grattandosi  agitato la testa dai capelli scuri tagliati corti.
Betty constatò che qualunque forma di sicurezza gli avesse fatto acquisire Kate con l’entrata nel branco, non influiva anche sulla sua comprensione delle formule algebriche.
La campanella di fine lezione risuonò per tutto il piano e segnò la conclusione dell’ora di matematica e il suo momento di agire.
Betty raccolse libro e quaderno, li infilò nella borsa e se la mise a tracolla. Si alzò dalla sedia, mentre la professoressa comunicava le pagine degli esercizi da eseguire, scansò un paio di compagni per arrivare a Jordan. Gli fu di fronte nell’esatto momento in cui si alzò anche lui dal banco.
«Ciao, sono Betty. Billy mi ha parlato di te» disse in tono gioviale.
Lui la squadrò sbrigativo. «So chi sei.» Prese il libro e il quaderno dal banco e li ripose nello zaino.
«Ok… bene. So che hai qualche difficoltà in matematica e posso aiutarti, se lo vuoi ancora» propose, senza abbandonare il sorriso. «Possiamo riguardare insieme la lezione di oggi e magari fare qualche esercizio.»
«Ho già chi mi aiuta» replicò Jordan. Mise lo zaino sulle spalle e si mosse dalla parte opposta per raggiungere la porta dell’aula.
Era chiaramente ostile, forse per l’influenza di Kate e dopo le rivelazioni di Donovan, l’aiuto a cui si riferiva poteva essere Aiden, ma Betty non si fece scoraggiare. Lo inseguì, tenendo il passo.
«Va bene, allora posso darti una mano in biologia ed economia. Hai problemi anche in quelle materie, giusto?»
Jordan si bloccò nel corridoio e la guardò serio. «Ti ho detto che ho già l’aiuto che mi serve. Da voi non voglio nulla.»
«Perché?» gli domandò d’impulso.
«Di voi non ci si può fidare.» Jordan si voltò e proseguì per la sua strada.
Osservandolo da dietro le lenti, Betty non insistette. Doveva cambiare tattica.
 

«Un agguato non è la mossa migliore» disse Michelle, scrutando i volti degli amici intorno.

«Non hai parlato con lui, non hai visto come mi ha guardata» rispose Betty tranquilla. Aveva riportato i fatti della mattinata ai suoi quattro compagni e lei stessa aveva dovuto ricredersi sul metodo per interagire con Jordan. «Non è stato convinto da qualcuno ad avercela con noi, ci detesta per sua scelta.»
Billy annuì. «Ho avuto la stessa impressione spiandolo in palestra.»
«E siamo comunque dell’idea di costringerlo a parlare con noi…» Zec gesticolò agitato, guardandosi intorno nel corridoio vuoto durante gli ultimi minuti della pausa pranzo.
Betty gli rivolse uno sguardo dolce. «Lo so che non ti piace essere aggressivo con le persone, ma si tratta di una situazione necessaria. Inoltre, sappiamo di cosa è capace anche senza l’aiuto della possibile trasformazione regalatagli da Kate, dobbiamo prevenire una nuova prigione infernale.»
«A questo proposito» s’intromise Donovan, «voi due non avete mostrato più i vostri poteri da quando siamo usciti dal Reicdleyen. So che lì erano in qualche modo bloccati, ma ora?»
Betty si morse il labbro inferiore per quella dimenticanza. Avrebbero dovuto affrontare quella domanda prima e avere ancora quel dubbio era, dal punto di vista strategico, una penalità altissima. «Avete già provato a diventare poltergeist e spostare qualcosa con il pensiero?»  
Michelle e Zec si guardarono a vicenda.
«No» rispose lei.
«Non c’è stata l’occasione» replicò lui.
Betty mise subito in moto il cervello per pensare a una soluzione. Se la sua teoria su Kate era corretta, forse poteva bloccare i loro poteri fin dalla prima volta che li aveva visti all’istituto, ma secondo questa prospettiva sarebbe stata anche più potente di Elliott. No, si disse che non poteva essere così forte. Però dovevano fare una prova subito e c’erano decine di armadietti sacrificabili.
«Eccolo, viene da questa parte» esclamò Donovan.
Betty alzò la testa e abbandonò i suoi piani. Il suo sguardo si scontrò con quello del ragazzo ispanico dalla pelle olivastra, ma invece che bloccarsi, lui proseguì a camminare.
«Non sai accettare un rifiuto?» le domandò serafico.
«Abbiamo bisogno di parlare con te» disse Billy.
Jordan girò il volto come se lo notasse solo in quel momento. «Adesso ti ricordi di me? Improvvisamente siete tutti e cinque interessati a fare due chiacchiere.»
«Perché fai lo stronzo?» chiese Donovan.
Betty lo colpì sulla spalla con un pugno leggero. «Non volgiamo litigare, non capiamo perché sei arrabbiato con noi.»
«Tanto per cominciare vorrei poter aprire il mio armadietto.» Jordan fece un cenno, indicando l’anta in ferro alle loro spalle.
Si spostarono per farlo procedere.
«L’ultima volta ci siamo preoccupati di aiutarti e proteggerti» ricordò Zec. «Vogliamo solo che ci racconti cosa è successo nei mesi in cui non c’eravamo.»
Jordan chiuse con foga lo sportello dell’armadietto. «Intendi nei mesi in cui avevate promesso di aiutarmi con i problemi con il professor Monaghan? Nei mesi in cui siete spariti e non ve ne è importato niente di cosa stessi passando. Mi sono serviti a capire che siete dei bugiardi.»
«Sei impazzito? Sai benissimo dove siamo stati e cosa abbiamo passato noi!» lo aggredì Donovan.
Betty lo spinse indietro per evitare di peggiorare la situazione. «Non sei stupido Jordan, sai dell’istituto psichiatrico, lo sa tutta la scuola ed è ovvio non potessimo fare granché da lì dentro. Potevi venire a trovarci.»
«Sei bravissima a rigirare la frittata!» sbottò Jordan. «Da quando sono stato nel locale caldaie, ho visto di cosa siete capaci, vuoi farmi credere che Billy oppure Michelle non avrebbero potuto agire per farvi scappare?»
«Billy era catatonico e nessun’altro di noi poteva accedere a poteri speciali» spiegò Betty seria. «Non ti abbiamo abbandonato, o ignorato per scelta.»
Jordan parve confuso. Li guardò incerto. «Mettiamo sappia qualcosa di nuovo su eventi paranormali, perché dovrei dirvelo?»
«Perché non siamo contro di te» rispose Betty. «Vogliamo aiutarti, proteggerti, se ne hai bisogno. O collaborare, non diamo la caccia a nessuno e nessuno deve farsi più male. Siamo sempre stati att…»
«Tu! Sarai l’ultimo!»
Il grido interruppe Betty e li fece voltare tutti verso l’imboccatura del corridoio.
Un uomo puntava il braccio destro e il dito indice contro Jordan e indossava un logoro cappuccio nero con il mantello avvolto intorno al corpo.
«Chi diavolo è questo?» domandò Donovan.
L’uomo procedette e facendo scivolare il cappuccio oltre il capo, rivelò un volto semi calvo, dai tratti somatici distorti da bruciature sulla pelle.
Pur con quel viso alterato, Betty lo riconobbe. «È il professor Monaghan.» Era chiaramente stato mutato dall’influsso della Bocca dell’Inferno, ma le parve diverso dalle solite bizzarrie.
«Con te il sacrificio sarà completo, finalmente tornerò sano» proseguì l’uomo. «Hanno cercato di bruciarmi vivo, ma sono ancora qui. Nessuno di voi piccoli, inutili ragazzini può fermarmi.»
Betty si parò davanti a Jordan e i suoi amici fecero altrettanto. Billy si lanciò in avanti, ma a Monaghan bastò aprire il palmo sinistro per costringerlo sul pavimento in ginocchio, facendogli sputare della strana roba verde dalla bocca.
Nel lungo corridoio prese a risuonare il rombo di tamburi, si diffuse una melodia celtica, accompagnata da delle voci maschili dal timbro imponente che intonavano un canto indecifrabile.
Zec ricorse d’istinto ai poteri, confermandone il pieno possesso. Vene scure si disegnarono sul volto e la sclera degli occhi divenne pece. Ruotò i polsi e due ante di metallo si divelsero dai cardini. La prima volò colpendo il professore nel ventre e obbligandolo a piegarsi all’indietro. La seconda puntò dritto alla testa.
«No!» urlò Betty, sovrastando la musica intorno a loro. «Non dobbiamo ferirlo gravemente.»
Zec strinse la mano sinistra a pugno e lasciò cadere sul pavimento la lastra di metallo.
Donovan strattonò  Jordan. «Chi l’ha ridotto così? Sei stato tu?»
«Non c’entro nulla» ribatté l’altro divincolandosi.
Betty lo scrutò negli occhi e lesse qualcosa che ometteva. «Hai idea di chi sia stato. Dicci chi è, possiamo sistemare tutto.»
Jordan la guardò stringendo i denti.
«È opera di Kate, l’infermiera?» chiese la ragazza, sicura della risposta. «Non devi avere paura di lei, possiamo discuterne e convincerla a lasciar perdere qualsiasi cosa stia pianificando.»
«Non mi potete fermare!» gridò Monaghan. Sollevò lo sportello di ferro sul suo  petto e lo lanciò di lato come se fosse fatto di cartone. Si rialzò in piedi e dai suoi occhi si sprigionò un bagliore biancastro.
Zec fece volteggiare il secondo sospeso in aria, ma poi annaspò. Perse la presa sull’arma improvvisata che cadde sul pavimento. A sua volta, finì in ginocchio a terra e la strana sostanza verde scuro fuoriuscì con violenza dalla sua gola.
Michelle alzò le braccia, ma prima di poter far comparire i segni sul viso della manifestazione del potere, il professore puntò il palmo destro contro di lei e le toccò la stessa sorte dei due compagni.
Betty tornò a concentrarsi sull’avversario. Non riusciva a riconoscere la creatura in cui si era trasformato, non le ricordava nessun mostro di Buffy l’ammazzavampiri, eppure aveva un sentore familiare. Comunque, ogni mossa volesse mettere in atto era stata annullata annientando i tre membri più forti del loro gruppo.
Monaghan distorse le labbra in un ghigno. «Sei mio.» La musica si intensificò. Aprì le braccia facendo svolazzare il mantello scuro.
Betty e Donovan furono sbalzati contro gli armadietti, lasciando Jordan un bersaglio facile.
Il professore fece un passo verso il suo obbiettivo e sottili corde affilate sbucarono dal soffitto. Si avvolsero intorno al suo collo. Lui emise un rantolo strozzato e la testa si staccò dal collo, rotolando ai piedi.
Il canto celtico cessò.
Dolorante e inorridita, Betty osservò attonita le due parti del corpo del professor Monaghan divenire cenere e disperdersi nell’aria.
Billy, Zec e Michelle smisero di vomitare all’istante e tossendo, si rialzarono.
Donovan barcollò lontano dall’armadietto ammaccato.
Betty fece altrettanto e cercò Jordan oltre le lenti degli occhiali.
Lui passò in rassegna tutti loro. Si soffermò un istante di più su di lei, quindi si girò di scatto e corse via.
Betty raggiunse i tre amici colpiti per primi dal nemico. «State bene? Dobbiamo…» si zittì. Avrebbe voluto dire di rivolgersi all’infermeria, ma non le sembrava più un luogo sicuro.
«È tutto a posto» confermò Billy. «Dobbiamo andare dietro a Jordan e capire cosa è successo veramente poco fa.»
Si riunirono in cerchio e i cellulari squillarono all’unisono.
Betty estrasse il suo. Era il suono di un messaggio. Premette il polpastrello del pollice sullo schermo e lesse:
 

Lasciate in pace Jordan. Non è uno di voi. È mio!

S.
 

Betty sollevò il telefono per mostralo agli altri, ma non servì. Dai loro volti increduli capì lo avevano ricevuto tutti.

   

                                                           Continua…? 

lunedì 16 ottobre 2023

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 44

Il Gioco del Branco 8: Chi è quella Ragazza?

 

Billy udì le grida prima ancora di suonare il campanello della casa di Michelle. Qualsiasi cosa stesse avvenendo all’interno, lei e Betty non erano di buon umore. Prese coraggio e spinse il pulsante con l’indice destro.

La porta si spalancò quasi subito e trovò Zec ad accoglierlo.
«Meno male che sei qui» disse e lo baciò sulle labbra.
Billy entrò e chiese: «Cosa succede?»
«Stanno litigando da mezz’ora sul comando e il territorio.»
Lo guardò inarcando un sopracciglio.
Zec lo prese per mano. «È meglio se lo vedi.»
Su sua richiesta si erano radunati di sabato mattina per una ennesima riunione strategica dopo mesi. Non era un buon segno che la situazione fosse già degenerata prima di cominciare.
Salirono le scale che portavano al piano superiore e le voci si fecero sempre più forti,  diventando un confuso sovrastarsi di accuse quando si fermarono all’ingresso della camera di Michelle.
Vedendolo, Donovan balzò in piedi dal letto. «Finalmente sei arrivato» gli andò incontro e si posizionò dietro di lui. «Devi intervenire tu, o non la smetteranno più.»
Ancora confuso, Billy disse: «Con calma, mi spiegate perché state urlando?»
«Betty vuole fare tutto a modo suo e non mi ascolta» fece Michelle, girandosi verso di lui.
«Non è vero. È lei che non accetta il fatto che so organizzare meglio gli indizi sulla lavagna» rispose l’altra, indicando l’ampia bacheca  rettangolare di plastica dietro di sé, fissata alla parete tra la porta e la scrivania. «Ed è stata una mia idea usare questo metodo per fare il punto della situazione.»
«Ma sono io che ne avevo già una e vi ho offerto di venire qui per la riunione» ribatté Michelle, imbronciata. «Vuoi sempre comandare, ma come padrona di casa ho più diritto di te a decidere cosa scrivere.»
Donovan sospirò rumorosamente. «Rimpiango i vecchi schemi fatti al computer.»
Billy si fece avanti nella stanza. «Per prima cosa datevi una calmata tutte e due. Vi si sentiva fin da fuori. Non stiamo facendo una gara, collaboriamo tutti come abbiamo fatto altre volte per mettere insieme i pezzi di questi casini soprannaturali. Non esiste un “capogruppo” o qualcuno superiore agli altri.» Osservò le amiche e nessuna delle due sembrava voler ribattere. Si posizionò quindi davanti alla lavagna e la ispezionò.
Oltre al fatto che nomi, luoghi e date erano scritti in modo confuso e approssimativo, adottare uno stile da FBI gli sembrò una scelta un po’ eccessiva per riepilogare ciò che sapevano, o meglio tutto quello che ignoravano, sugli ultimi avvenimenti. Tenne comunque quella conclusione per sé.
«Ricominciamo da capo» disse e prese dalla mensola in basso il batuffolo in spugna, sfregò sull’inchiostro nero, cancellando ogni lettera e numero, ripulendo la superficie.
«Ehi! Dovevi consultarci prima di togliere tutto» replicò Betty con una punta di irritazione.
Michelle annuì. «Hai appena detto che non comanda nessuno.»
Donovan sorrise. «Almeno su questo siete d’accordo.»
«Ripensate a quello che vi ho raccontato ieri dopo che ho lasciato la palestra» rispose Billy. «Se riflettete, sarete d’accordo che c’è un punto indiscusso da cui partire. Anzi una persona.»
Un istante dopo, la risposta arrivò all’unisono da tutti loro.
«Kate.»
Billy prese il pennarello nero e lo porse a Zec. «Vieni a scrivere il suo nome.»
«Perché lui?» domandò Michelle.
«Ha la calligrafia migliore» replicò Betty. Si sedette sul bordo del letto per guardare bene la lavagna. «Mettilo in alto, al centro.»
Zec eseguì, afferrò il pennarello e scrisse in stampatello maiuscolo KATE.
Donovan prese posto accanto a Betty. «Sotto scrivi Reicdleyen.»
«E infermeria scuola» aggiunse Michelle, accomodandosi sulla sedia da scrivania, avvicinandola al letto.
Zec scrisse, separando i due luoghi con una sbarra.
In piedi vicino al bordo sinistro della lavagna, Billy osservò soddisfatto il gruppo di amici rinsavito e concentrato. «Prima di continuare, cercate di ricordare bene, qualcuno di voi ha l’impressione di averla vista prima del nostro soggiorno nell’istituto psichiatrico?»
Non ci volle molto perché tutti scuotessero la testa in segno di dissenso.
Zec chiuse il pennarello con il tappo. «In qualche modo è riuscita a farsi assumere a scuola da quest’anno. L’infermiera Pratt è sempre stata la responsabile dell’infermeria e non era così vecchia da andare in pensione.»
«Quel che è peggio è la sua presenza al Reicdleyen. Non siamo neanche sicuri sia davvero un’infermiera» rispose Betty.
«Forse non ne ha bisogno» ipotizzò Donovan. «Tenendo conto delle emissioni di Elliott da Bocca dell’Inferno le basta pensarlo per diventarlo.»
«E questo ci porta a un altro problema urgente» fece Zec. Riaprì il pennarello e scrisse sulla parte sinistra e alta della lavagna: DOVE È ELLOTT SUMMERSON? «Kenny ha detto che è scomparso, ma l’influsso del suo potere non è del tutto svanito.»
Billy si grattò il mento, pensieroso. «Però gli avvenimenti paranormali sono ricominciati solo con il nostro rientro a scuola. Se escludiamo la nostra gita con Dana, ma lei era presente anche prima…»
Betty si alzò in piedi. «E anche con la comparsa di Kate al liceo. Inoltre, con la sua vera o falsa professione, è legata anche all’ambiente ospedaliero, l’ultimo luogo in cui è stato visto Elliott e…», prese dalla mano di Zec il pennarello e scrisse sotto quello appena segnato da lui: FALCE, «anche la nostra arma più potente, un oggetto di cui non sappiamo il pieno potenziale, ma che può spiegare come qualcuno possa manipolare le manifestazioni del potere psichico di Elliott. Svanita con lui.»
«Aspetta, quindi dietro tutto ci sarebbe questa Kate?» domandò sorpresa Michelle.
«Non è un ipotesi così assurda. Pensateci: dalla descrizione fatta da Donovan e Billy l’aspetto del licantropo non sembrava quello tipico visto in Buffy» rispose Betty. Tracciò quindi una freccia tra quello scritto da lei e Zec e il nome KATE, terminando con un punto interrogativo. «Potrebbe prendere spunto da qualcos’altro, una diversa serie tv, o film o altro ancora.»
Donovan batté un pugno sul materasso. «Ha senso. Anche perché in Buffy non c’è mai stato un branco di lupi mannari come avversario principale… sorvolando su quello della possessione delle iene della stagione uno.»
«Ma non si trasformavano letteralmente in animali» commentò Betty, restituendo il pennarello a Zec.
Billy si rivolse al fidanzato. «Hai due ultimi nomi da annotare: Aiden Cheung e Jordan Guiterrez.» Osservandolo scrivere sulla destra della lavagna, continuò: «Sono i primi membri del suo branco, ma non sappiamo ancora in cosa può trasformarsi Jordan.»
Michelle aggrottò la fronte. «Pensi a qualcosa di diverso da un lupo mannaro?»
Billy scrollò le spalle. «Tenendo buona la teoria di Betty, tutto è possibile.»
Rimasero tutti in silenzio ad osservare quanto riepilogato e Billy concluse non avevano risolto granché.
«Resta comunque la domanda principale a cui non troviamo una risposta» fece Betty, spostandosi gli occhiali indietro sul naso. «Kate sembra al centro e all’origine di tutto, ma perché se la sta prendendo con noi? Qual è la sua ragione per seguirci e creare un branco da metterci contro?»
Billy camminò fino alla parte opposta della lavagna. «Abbiamo una sola scelta.» Puntò l’indice destro su un nome. «Dobbiamo parlare con Jordan e farci raccontare cosa è successo nei mesi che siamo stati rinchiusi. Con ogni mezzo.» 

                                                     
                                                                       Continua...?