lunedì 24 ottobre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 36

36. La Fine è un Prologo

 

Con il cappuccio della felpa calato sul volto, Kenny rimase appoggiato alla parete della sala d’ingresso della centrale di polizia. Aveva origliato le varie conversazioni, ottenendo le informazioni per cui si era intrufolato.

Attese e il poliziotto che aveva raccolto le deposizioni in ospedale si alzò dalla scrivania, lo osservò mentre portava la cartelletta contenente il suo lavoro al bancone principale e lo seguì con attenzione mentre consegnava il tutto al collega e quest’ultimo lo inseriva nel primo cassetto. I due rimasero a  parlare pochi attimi e poi andarono entrambi verso la sala ristoro.
Kenny esaminò l’intero perimetro. Non c’era nessuno in giro. Era il momento adatto per agire. Corse al bancone, si mise dietro, si inginocchiò e aprì il cassetto. Prese la cartelletta appena riposta e l’aprì. Scorse con rapidità il verbale, cercando il resto delle notizie che gli interessavano.
Rimise i fogli a posto e ripose il tutto nel cassetto. Lo chiuse e si alzò in piedi.
Camminò spedito verso la porta e uscì dalla centrale di polizia.
Gocce di sudore gli colavano sulla fronte scura, Kenny proseguì per alcuni metri. All’imboccatura del parco vide Kerry andargli incontro.
«È andato tutto bene?» gli domandò la sorella.
«In caso contrario non sarei qui» rispose.
Kerry lo afferrò per il braccio sinistro e imboccò il vialetto per il parco. «Non è il momento di scherzare. Dimmi cosa hai scoperto.»
«Nessuno sa cosa è successo veramente. L’infermiera che ha urlato e gli altri inservienti arrivati dopo sono stati interrogati come testimoni, ma nel rapporto sono definiti confusi» riferì Kenny. «Parlano di una ragazza con un trucco rosso rubino che è scappata con l’aiuto di un fumogeno viola. Due figure indistinte che si sono lanciate dalla finestra. E altri cinque adolescenti sono stati trovati mentre impugnavano in maniera sospetta un’ascia contro un uomo in coma.»
Kerry sorrise. «Quindi non ci hanno identificati mentre ti afferravo e saltavamo fuori dalla stanza. Benedetta agilità da Cacciatrice.»
«E non hanno capito che gli amici di Billy volevano fermarlo. O comunque non credono a quella versione.»
«Meno male.» Kerry tirò un sospiro di sollievo. «E della metà della Falce, cosa hai scoperto?»
«Sembra svanita nel nulla» rispose Kenny. «C’era scritta una frase tipo: “La potenziale arma del crimine è scomparsa dalla scena.” E non c’è nessun accenno all’altra metà.»
«Non ne sanno niente neanche in ospedale» disse lei. «Sono rimasta nascosta a osservarli, ma  nessuno ha trovato niente che assomigliasse a un’ascia, o a un paletto. Pensi sia stata la ragazza demone? Dopo il trambusto può essere tornata a prendere almeno la metà sotto il letto.»
Kenny fece segno di no con la testa. «Non penso le interessi l’arma. Dovremmo indagare ancora e cercarle.»
«E Billy e la sua Scooby Gang? Ci saranno d’intralcio?»
Ora fu Kenny a sorridere. «Di loro non devi preoccuparti. Da dove li hanno mandati non possono crearci problemi: di sicuro resteranno nella clinica per ragazzi disturbati per tutta l’estate. Forse anche per più tempo.»
 

Mani forti e dal piglio deciso lo spostarono con poca grazia e lo deposero sulla poltroncina nel salone.

Billy percepì quell’azione come un evento lontano, quasi estraneo. Si sentiva svuotato da ogni forza e voglia di reagire; osservò l’ambiente circostante prendendo atto di trovarsi in una clinica psichiatrica, ma non provando alcun interesse.
Nella sua mente riemerse qualcosa. Un ricordo pressante insistette per srotolarsi come un tappeto, con la stessa impellenza di una parola sulla punta della lingua pronta a essere pronunciata E Billy rivide un frammento della vita di Elliott. 
 

Tutti dicono che non c’è nulla di cui vergognarsi nel chiedere aiuto. Quando lo fai, però, si girano dall’altra parte, o vogliono importi ciò che è meglio per loro e non per te.

Con questa consapevolezza, appoggiò la nuca sul cuscino e decise di infischiarsene delle conseguenze.
Ormai aveva perso tutto, quella era l’unica soluzione e senza più incertezze a tormentarlo, si sentì più leggero, rilassato, lo stato ideale per ciò che si apprestava a mettere in atto.
Si voltò sulla sinistra, diede uno sguardo alla foto nella cornice sul comodino. Volti sorridenti, affettuosi, scomparsi. Gli si formò un groppo in gola e non si sforzò di trattenere le lacrime.
Era finito il tempo di essere forte a tutti costi.
Pianse.
Un pianto disperato e insieme liberatorio, fatto di singhiozzi ininterrotti, prima ripetuti a breve distanza e poi rallentati, fino a sparire. Una sorta di ultimo addio.
Era un gesto egoista, ma era stanco di pensare sempre e solo agli altri: al loro bene; a cosa potesse renderli felici; assicurarsi che fossero al sicuro, incuranti di tutte le volte che si esponeva in prima persona a sofferenze non preparato ad affrontare.
Questa volta avrebbe messo se stesso al primo posto.
Continuò a piangere finché non fu svuotato da ogni singola lacrima.
Girò la testa e tornò supino. Distese le braccia lungo i fianchi.
La luce esterna del sole filtrava dal vetro dell’ampia finestra al capo opposto della stanza.
Stanco, chiuse gli occhi e si addormentò.
Imponendosi il sogno.
 

La consapevolezza spinse Billy ad arrendersi. Nulla aveva più importanza ora che tutto gli era chiaro.

Elliott voleva morire e lui doveva essere il suo assassino, anzi per la precisione si sarebbe trattato di un suicidio. Al momento cruciale però non c’era riuscito, i suoi compagni lo avevano fermato o forse glielo aveva permesso lui. Non faceva molta differenza, il risultato era il medesimo: era bloccato in quella riproduzione della sua serie tv preferita, essendo il responsabile di trasformazioni e morti in stile horror.   
Rinchiuso nella struttura, con l’insopportabile peso di quella colpa che non sentiva del tutto dovuta a una scelta libera, prese a sua volta una decisone egoista. Avrebbe spento la sua mente, sarebbe rimasto in stato catatonico, forse in quel modo tutto si sarebbe fermato.
Il primo senso ad assopirsi fu l’udito: i suoni dei passi degli altri ospiti della clinica e degli inservienti si ovattarono, le loro voci si mischiarono divenendo un lieve brusio di sottofondo.
Individuò Betty, Donovan, Zec e Michelle venir accompagnati in quella stessa sala. Gli lanciavano sguardi di aiuto, ma in pochi attimi ai suoi occhi anche le loro figure divennero sfuocate. Sagome indecifrabili e irriconoscibili.  
Infine, Billy immaginò di chiudere ogni porta o finestra sul mondo esterno e trovò la pace.

 

 
 
                                                     FINE STAGIONE 1  

lunedì 10 ottobre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 35

35. Accettare la Morte può Costarti l'Intera Estate


Zec lasciò cadere le braccia lungo i fianchi. Guardò attorno a sé e notò le espressioni disarmate, confuse e in qualcuno anche un po’ divertite dei ragazzi e degli adulti. Intuì subito cosa era accaduto. Era pronto a seguire Billy, ma poi era partita una canzone, risuonava per tutta la palestra e si era dimenticato delle sue intenzioni, assecondando solo l’impulso irrefrenabile di ballare.

«Questa è opera di Dana» disse, mentre il deejay riprendeva possesso dell’attenzione dei presenti, facendo partire un nuovo brano musicale per colmare il silenzio.
Zec schivò le coppie di ragazzi intenti a rimettersi a ballare e gli adulti mentre riprendevano le loro postazioni, cercando i suoi amici individuò Donovan e Betty scrutare tra la folla e li raggiunse.
«Mia sorella ha fatto di nuovo il suo numero da musical.» Afferrò entrambi per i polsi e li trascinò verso i tavoli dove si aspettava di trovare Michelle.
«Mi sembra che questa volta ti ha fatto infuriare più del normale» constatò il ragazzo. «Vuoi prenderla a calci?»
«Sì, ma ora dobbiamo pensare a Billy.»
«Perché? Che problemi ha Billy?» domandò Betty. 
Zec notò Michelle in piedi di spalle, parlava con qualcuno seduto di cui intravide solo gli stivali, e continuò nella sua direzione. «Adesso vi spiego tutto.» A due passi da lei, si zittì all’istante. Spostandosi, l’amica rivelò l’identità della sua interlocutrice. «Dana! Cosa ci fai ancora qui?»
Michelle si voltò a guardarli e Dana si alzò in piedi.
La ragazza demone avanzò di un passo e  disse: «Guarda un po’ chi è tornato. Facevo compagnia a carotina, dato che voi l’avevate abbandonata.»
«È venuta ad avvertirci di un problema riguardo a Billy» s’intromise Michelle.
Betty la guardò allarmata e poi anche Zec e chiese: «Volete spiegarci cosa sta succedendo?»
Dana fece lampeggiare un ghigno sulle labbra. «Il vostro piccolo eroe sta per cacciarsi in grossi guai.»
«E perché ti disturbi ad avvisarci?» domandò Donovan con sguardo torvo.
«Perché potrebbe essere in pericolo anche lei» rispose Michelle. «Nella pietra della collana che ha rubato alla recita c’è racchiusa l’energia di un sentimento di Billy e potrebbe essere abbastanza forte da salvarla. Ma se lui chiude la Bocca dell’Inferno, chiunque sia stato creato o trasformato dall’influsso del sogno di Elliott Summerson rischia di sparire per sempre.»
Zec guardò la sorella in volto. Era seria e non si stava prendendo gioco di loro. Una conferma che la sua brutta sensazione e i suoi timori erano veri. «Billy sta per fare qualcosa di definitivo. L’ho capito da come mi ha salutato. Ha detto che sarebbe tornato per l’ultimo ballo, ma credo non lo rivedremo più.»   
Donovan spalancò le braccia come un arbitro che allontana due giocatori rissosi. «Aspettate un attimo. Non c’è un modo per svegliare Elliott e chiudere la Bocca dell’Inferno. Cosa potrebbe fare Billy di tanto grave da creare tutto questo caos?»
«L’unica soluzione sarebbe…» Betty esitò, quasi realizzasse in ritardo quello che stava per dire. «Oh no… vuole uccidere Elliott!»
Zec guardò i presenti. Tutti e quattro condividevano quella conclusione. E lui non era escluso. «Dobbiamo raggiungerlo e fermarlo.»
«Però Elliott è all’ospedale, per ucciderlo a Billy serve un’arma. E se entrasse armato lo noterebbero, giusto?» ipotizzò Michelle.
«Non se può evocare l’arma quando è già all’interno» rivelò Donovan.
«La Falce» disse Zec, udendo anche le voci di Betty e Michelle.
Donovan agitò in maniera spasmodica le braccia, indicando l’uscita della palestra. «Dobbiamo andare al mio armadietto. Questa settimana è il mio turno di custodirla e prima di venire al ballo l’ho rinchiusa lì per le emergenze.»
Tutti e quattro corsero verso le porte, ma Dana comparve davanti a loro, bloccandoli. 
«Stupidi. I poliziotti non vi faranno mai uscire da qui senza una buona motivazione. E accusare un compagno di un potenziale omicidio, non mi sembra una grande idea, se volete aiutare il vostro amico.» Dana si sistemò in mezzo a loro e fece ruotare le braccia in senso orario. «Me ne occupo io.»
La foschia violacea li avvolse e quando si dipanò, erano nel centro del corridoio, diviso dalle due file di armadietti.
Donovan corse sicuro verso il suo. Sbloccò la combinazione e spalancò l’anta.
Zec gli fu subito alle spalle, insieme a Betty e guardarono con sgomento l’interno. Della Falce non c’era traccia.
«Billy ce l’ha già» disse Betty.
Zec si girò verso la sorella. Non c’era tempo da perdere e sperò che in lei fosse rimasto un briciolo dell’amore fraterno che gli aveva più volte ripetuto di provare ancora per lui.
«Per favore, Dana, portaci all’ospedale. Sei l’unica a poterci aiutare.»
Lei lo fissò in volto. Gli altri ragazzi erano già intorno a loro. Senza aprire bocca, sollevò le braccia verso l’alto e la nuvola di fumo viola li ingoiò tutti.
 

Billy scelse di entrare in ospedale dall’ingresso principale. L’abito da cerimonia che indossava gli procurò diversi sguardi incuriositi, ma l’interesse svanì in breve e nessuno lo considerò un tipo dall’aria troppo sospetta.

Attraversò il pronto soccorso più affollato del solito, un dettaglio che giocò a suo favore. Quattro persone si accalcavano davanti al banco dell’infermiere di turno, sommergendolo di domande e lamentele, così occupato l’uomo non lo notò e poté raggiungere la porta che dava sulle scale indisturbato, salirle e arrivare fino al primo piano.
Billy aprì uno spiraglio della porta all’ingresso del corridoio con le stanze. Spiò in silenzio e vide un’infermiera entrare in una camera. Approfittò dell’assenza di altro personale e sgusciò nel corridoio. Corse alla porta della camera di suo interesse, l’aprì, entrò e la richiuse con cura nel non fare rumore.
Allungò le mani davanti a sé e si concentrò sulla sua arma. La Falce prese forma sui suoi palmi e lui strinse l’asta rossa con forza. Alzò la testa e guardò Elliott dormire. Spinse con il pollice destro il tasto dell’interruttore e accese la luce elettrica nella camera.
«Forse è giusto che sia così» sussurrò. «Solo tu e io.»
Fece tre passi verso il letto e si fermò. Il suo senso del soprannaturale gli inviò una scossa nella testa. Non erano più soli.
«Avrei dovuto aspettarmi la vostra visita» disse Billy in tono neutrale. «È inutile restare nascosti.»
La porta alle sue spalle e la finestra di fronte a lui si aprirono quasi nello stesso momento.
La testa di Kerry sbucò nel vuoto, strinse con la mano sinistra l’anta aperta e si diede la spinta per balzare oltre il davanzale, atterrando sui calcagni all’interno.
Kenny si mosse leggero e i suoi passi sarebbero passati inosservati, se non ci fosse stato completo silenzio, chiudendo l’uscio dietro di sé.
Billy si mise di traverso, in modo da poter osservare entrambi. «Avete perso tempo a venire qui.»
«Non puoi farlo» disse Kerry, girando intorno al letto per andargli di fronte. «Non te lo permetteremo.»
«Quindi sapete perché sono qui» fece Billy, senza sorpresa.
Kenny si tastò la tempia sinistra con l’indice. «Sogni premonitori da Cacciatrice. Un po’ confusi, ma riesco ancora a interpretarli.»
Billy squadrò i gemelli. «Strano che volgiate fermarmi. Non siete forse voi a definirvi gli unici adatti al ruolo di “Prescelti”? Chiudere la Bocca dell’Inferno e anche nel vostro interesse.» Fece finta di riflettere e aggiunse: «Oh giusto, se lo faccio però non otterrete quello che volete, che poi è il motivo per cui siete interessati alla Falce.»
Kerry lo guardò rabbiosa. «Non sai di cosa parli.»
«Lo so eccome.» rispose. «Vi serve quest’arma per riportare in vita un morto. Per resuscitare vostro padre.»
Kenny lo guardò sgomento. «Come lo sai?»
«A me non servono poteri da Cacciatrice. Mi è bastato osservarti nel seminterrato per capirlo. Quella figura che ha preso forma era un uomo in divisa. Un poliziotto. Come tuo padre morto. La tua più grande paura era che tuo padre tornasse sotto forma di zombie e fossi costretto a ucciderlo con le tue mani.»
«Basta! Fa’ silenzio!» ringhiò Kerry.
«Sai che è quello che accadrà se lo farete» replicò duro Billy. «Non potete sfruttare l’influsso della Bocca dell’Inferno per resuscitare un morto. Non ci riuscirete neanche usando questa» ribadì serrando la presa sulla Falce. «Non è solo una mancanza di rispetto. È un altro dolore che vi procurerete.»
Kenny scosse la testa. «Non sai niente. Ci siamo preparati e di sicuro…»
«Non serve parlare» lo interruppe Kerry e si avventò contro Billy.
L’assalto improvviso lo fece sbattere contro il muro, ma il ragazzo non perse dalle mani la sua arma. Kerry l’afferrò a sua volta e cercò di strappargliela.
«Siete degli ipocriti. Mi avete accusato di essere un impostore, un bugiardo, il male. Ma ora che voglio sistemare tutto, non vi va bene» disse Billy, mettendoci tutta la sua forza per contrastare la rivale, più potente di lui.
«Vuoi compiere un omicidio» rispose Kenny. «Ti sembra un gesto da eroe?»
«Sì, dato che quello nel letto sono sempre io.» Billy si concentrò sulla ragazza, ormai praticamente addosso. Evitare che si appropriasse della Falce era più complicato di quanto avesse ipotizzato. «In questi termini è più corretto considerarlo un suicidio.»
«State fermi! Tutti!»
Billy riconobbe la voce di Zec. Spostando di poco lo sguardo, lo vide insieme a Betty, Donovan, Michelle e Dana irrompere dal nulla tra Kenny, lui e la gemella del ragazzo, mentre sottili rivoli di fumo viola scivolavano dai loro vestiti fino a svanire.
Donovan si staccò dal gruppo e spinse Kenny contro la parete opposta a quella dove si fronteggiavano. «Voi due proprio non volete capire quando è l’ora di rinunciare.»
Kerry si girò per capire cosa stava succedendo e Billy le diede una spallata per allontanarla da sé. La forza dell’urto tra loro, le fece scivolare le mani dalla Falce, ma riuscì comunque a staccare la parte del paletto, che cadde sul pavimento e rotolò sotto il letto.
La ragazza e Dana si abbassarono per lanciarsi a recuperarla, ma Billy distese il braccio con cui reggeva la sua metà e posizionò la lama dell’ascia alla gola di Elliott.
«State fermi. Un solo movimento e finisco quello per cui sono venuto» le minacciò, passando poi in rassegna ogni volto con sguardo serio.
Kerry e Dana si rimisero in piedi. Donovan e Kenny si voltarono a guardarlo. Betty e Michelle si irrigidirono. E Zec lo fissò dritto negli occhi.
«Non può essere questo quello che vuoi veramente» gli disse con voce tremante.
«Quello che voglio, non ha importanza» rispose Billy. «È l’unica cosa giusta da fare.»
Zec respirò affannato. «E non pensi a noi? Se lo fai, non avremmo mai una possibilità di un futuro insieme.»
«Non c’è nessun futuro per noi» spiegò Billy con rammarico. «Non esisto. Non sono vero. Lui lo è. Sei innamorato di un uomo che ha quasi il doppio dei tuoi anni. E non lo consoci minimamente.»
Zec aprì la bocca per replicare, ma non uscì un suono.
«Non è comunque una buona ragione» intervenne Betty. «Hai buone intenzioni, sei una brava persona. Non permettere che un solo gesto cambi tutto.»
Billy scosse la testa. «Quale brava persona scatena una serie di eventi infernali per avere intorno degli amici? Peggio, per sfuggire a una realtà che non riesce a sopportare.»
«Non sappiamo tutte le ragioni per cui Elliott ha creato questa replica da serie tv» rispose Donovan. «Forse ha dei buoni motivi.»
Michelle annuì. «E poi forse non è così grave. Magari c’è un modo per sistemare tutto senza ricorrere a esecuzioni di persone in coma.»
«Vero» continuò Dana e sollevò con la mano destra il pendente della collana. «Avevo paura di scomparire così ho cercato una soluzione alternativa e l’ho trovata in questa pietra. Magari ce ne è un’altra per accontentare tutti.»
«Possiamo stare qui a parlarne all’infinito, ma non troveremo mai un modo sicuro al cento per cento perché tutti abbiano un lieto fine. E più aspettiamo, più orrori possono accadere.» Billy si avvicinò lentamente al letto, mantenendo la lama sulla gola di Elliott. Sulle sue labbra balenò un sorriso amaro. «In fondo però, sono contento che siate tutti qui. È il gran finale, era giusto fossimo riuniti.»
Nel silenzio di quella attesa, lo scricchiolio della maniglia che girava risuonò come un tamburo.
La porta si spalancò. Un infermiera apparve sull’ingresso della camera. Vide la scena e reagì d’istinto. Cacciò un urlo lungo e acuto e riecheggiò in tutto il piano. 

 

Continua…?


lunedì 26 settembre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 34

34. La Canzone che Preannuncia la Fine


Michelle sbuffò contrariata. Come aveva supposto, era finita con l’essere la ruota di scorta del gruppo.

Dopo il ballo che gli aveva concesso Donovan, erano tornati al loro tavolo e Betty li aveva messi al corrente dell’arrivo di Billy. Lei e Donovan si erano voltati verso la pista e lo avevano visto insieme a Zec.
Donovan non aveva perso tempo e aveva invitato Betty a seguire il loro esempio. 
In principio Michelle era stata contenta, aveva bisogno di riposarsi, ma poi mentre li aspettava sola al tavolo, la musica era cambiata, al primo ballo ne era seguito un altro, un lento e a quel punto anche Billy e Zec erano rimasti sulla pista.
Si guardò intorno, in pochissimi erano seduti ai tavoli, la maggior parte dei ragazzi erano tutti nel centro della palestra. Avvinghiati a i propri compagni, in un’atmosfera romantica e languida. Dubitava fortemente che i suoi amici sarebbero tornati a farle compagnia.
A tre tavoli di distanza, incrociò gli occhi di una ragazza bionda, stretta in un abito bianco. La riconobbe: Marcy del gruppo dell’ospedale. Michelle distolse rapida lo sguardo. Conosceva l’estrema esuberanza di quella ragazza e se le avesse dato corda, il resto della serata poteva solo andare peggio: si sarebbe autoinvitata al tavolo e avrebbe dato inizio a un’interminabile sessione privata in cui si vantava dei suoi progressi sui suoi disturbi alimentari.  
«Sapevo di  non dover venire a questo stupido ballo.» Tornò a fissare la mandria di coppie che si dondolava al ritmo della musica, finché non terminò. Notò Zec e Billy allontanarsi dalla massa, non procedettero però verso di lei come sperava, ma in direzione delle porte della palestra. «Perfetto. Ecco i primi due che se ne vanno, senza di me.»
«Sai, il broncio non ti dona.»
Michelle girò il volto e trovò seduta di fronte a sé Dana, la sorella demone di Zec. Rimase a fissarla sorpresa.
«Eddai, fai un sorriso, carotina» continuò lei. «Sei così carina stasera.»
Michelle s’imbronciò ancora di più. «Non prendermi in giro.»
Dana divenne seria. «Non lo sto facendo. Quel vestito ti dona, il verde pastello crea un bel contrasto con il rosso dei tuoi capelli.»
«G-grazie» balbettò Michelle, spiazzata. «Mia madre mi ha detto la stessa cosa, quando mi ha costretto a indossarlo.»
«Ha buon gusto e posso confermarti che ha perfettamente ragione.» Dana mosse la mano sinistra, facendole compiere un giro a semicerchio, e in uno sbuffo di fumo violaceo sul palmo apparve un bicchiere di vetro con dentro un liquido dello stesso arancione del punch. «Come va la festa? A me sembra un po’ un mortorio.»
Michelle la squadrò con attenzione. Aveva imparato che quando si presentava, Dana aveva sempre un secondo fine. «Cosa sei venuta a fare, questa volta?»
«Mi conosci, dove c’è un party, ci sono anche io» rispose con un sorriso e una strizzatina d’occhio.   
«Proprio perché ti conosco, so che non è vero.» Michelle si sporse in avanti, posando i gomiti sul tavolo. «E poi non ti preoccupa che qualcuno ti veda e gridi al demone?»
Dana abbandonò il bicchiere sul tavolo. «Sei gentile a preoccuparti per me, ma so passare inosservata, se lo voglio.» Scostò la sedia e accavallò le gambe fasciate nei soliti pantaloni viola aderenti, mentre il top scollato lasciava in evidenza ampi pezzi di pelle rosso rubino. Nel decolté risaltò la collana con il pendente giallo che aveva rubato mesi prima alla rappresentazione di Romeo e Giulietta.
«Non mi hai detto perché sei qui?» ripeté Michelle.
«Neanche tu» replicò Dana. «E non rifilarmi la storiella che sei venuta per divertirti con i tuoi amici. »
«È la verità.»
Dana scosse la testa. «Ammettilo, non ci credi nemmeno tu. Ti hanno convinta a venire con loro per pietà, ma nessuno è qui con te.» Allungò il braccio destro e indicò Donovan e Betty che ballavano tra la folla di ragazzi. «Fred e Velma sono laggiù a dimenarsi come due idioti, in mezzo agli altri imbecilli in tiro. E di mio fratello e del suo ragazzo non vedo traccia. Che fine hanno fatto?»
Michelle si morse il labbro inferiore. Dava ragione a Dana, ma si trattenne dal dirlo apertamente. Sforzandosi di ricacciare indietro la sfuriata di rabbia contro i suoi amici che l’avevano mollata da sola, cercò di capire quale fosse la vera ragione della presenza della ragazza demone. La osservò. Sembrava interessata più alla mancanza di Billy e Zec, rispetto a quello che facevano Donovan e Betty.
«Si tratta di tuo fratello» concluse ad alta voce Michelle. «Anzi di Billy. L’ultima volta che ci siamo viste, eri in ospedale proprio mentre scoprivamo il corpo di Elliott Summerson.»
Dana la guardò maliziosa, giocherellando con la collana. «Abbiamo fatto anche altro, io e te, in quell’ospedale.»
Michelle arrossì, ripensando al bacio con cui le aveva permesso di tornare visibile. «Non cambiare discorso. Avevi detto a Zec di chiamarti con il cellulare che gli hai lasciato, se avesse avuto bisogno, ma non lo ha fatto. Quindi sei qui perché sta per succedere qualcosa. Di cosa si tratta?»
«Ancora una volta mi sorprendi, carotina. Sei più vicina alla verità di quanto immagini, ma se vuoi tutte le risposte, devi darmi qualcosa in cambio.»
«Perché? Forse posso aiutarti a impedire questa “cosa” che spaventa anche te. Non ti basta?»
Dana scrollò le spalle. «Mi dispiace, ma sono un demone. Fare buone azioni gratis, non è parte delle regole.»
«Cosa vuoi?»
«Canta per me.»
Michelle la fissò confusa. «L’ho già fatto. La sera della recita.»
«Sì, ma era per salvarti. Ora voglio un’interpretazione più personale, più sentita. Capisci cosa intendo?»
Michelle lo sapeva. Cantare per Dana significava tirare fuori una parte personale che si teneva nascosta. Si partiva da una canzone famosa, si modificava il testo e un segreto, un sentimento negato, diventavano di dominio pubblico. Riluttante disse: «Accetto.»
«Ottimo» gongolò Dana. Scattò in piedi e prese la mano sinistra dell’altra ragazza, facendola alzare dalla sedia. «Ora non pensare a nulla. Lasciati andare, la musica farà il resto.»
Michelle deglutì per niente tranquilla.
Dana schioccò le dita, qualsiasi canzone stesse risuonando nella palestra si interruppe. Pochi secondi di silenzio e gli accordi di una nuova iniziarono.
I Kissed a Girl”  di Katy Perry. Michelle la riconobbe all’istante e non ne fu poi così tanto sorpresa. Dana la osservò e in automatico, lei si preparò a  cantare:
 

«Non era ciò che avevo programmato

Mi hai incastrato
Volevo solo bere il punch e ballare
Ora perdo il controllo
Senza preavviso, non so che dirò
Mi vuoi mettere alla prova
So che sei curiosa
E forse anche io un po’
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Sapevi di ciliegia e zolfo
Ho baciato una Ragazza Demone per non svanire
Ma ho sperato che i miei amici non lo sapessero
Non so se è giusto
Non so se è sbagliato
Non so se potrei innamorarmi di te
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Mi è piaciuto davvero!»
 

Come succedeva ogni volta, all’intonare della strofa modificata, tutti i presenti nella palestra diedero il via a una coreografia. Ragazzi e ragazze si divisero in due file, i primi sulla sinistra e le seconde sulla destra. A loro si affiancarono anche i poliziotti di guardia alle porte, i professori e i genitori scelti come sorveglianti. Ancheggiarono a ritmo e si riunirono in modo da  lasciare una striscia di pavimento libera tra i loro gruppi, in attesa della coppia principale.

La palla da discoteca vorticava e lampi argentei colpirono i distintivi dei poliziotti, riflettendo la luce sui volti e gli abiti dei ballerini improvvisati.
Sculettando, Michelle si lasciò guidare da Dana in mezzo a loro, nel centro della pista. Giunte lì, la demone la fece girare e mettendosela di fronte, le circondò la schiena con il braccio e le strinse la mano sinistra in alto. Ballarono prima avanzando e poi retrocedendo una dall’altra.
 
«Non mi avresti mai notato
Non mi sarebbe importato
Credo di essere un gioco per te
È nella natura dei demoni
Corrompete brave ragazze
Non mi comporto mai così
Mi sento confusa
Ma non ho resistito
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Sapevi di ciliegia e zolfo
Ho baciato una Ragazza Demone per non svanire
Ma ho sperato che i miei amici non lo sapessero
Non so se è giusto
Non so se è sbagliato
Non so se potrei innamorarmi di te
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Mi è piaciuto davvero!»
 

Le persone intorno a loro si avvicinarono, formando delle coppie miste, ma anche dello stesso sesso. Imitarono le loro mosse, fissandosi negli occhi e continuando a ballare.

Anche Dana la fissò e cantò:
 

«Sono una ragazza magica, ma non diversa dalle altre

Pelle rubino, labbra bollenti, pronta a baciare ancora
So che è difficile resistermi
Mi piace che non lo neghi
E non c’è niente di male, se ti va, mi puoi baciare»
 

Michelle si staccò da lei, imitata da una parte di ragazze e qualche ragazzo e uomo, si portò le mani ai capelli e agitò la testa cantando:

 

«Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto

Sapevi di ciliegia e zolfo
Ho baciato una Ragazza Demone per non svanire
Ma ho sperato che i miei amici non lo sapessero
Non so se è giusto
Non so se è sbagliato
Non so se potrei innamorarmi di te
Ho baciato una Ragazza Demone e mi è piaciuto
Mi è piaciuto davvero!»
 

La canzone si concluse e di colpo tutti smisero di ballare. Si guardarono tra loro confusi, come accadeva ogni volta che Dana portava a termine un numero del suo spettacolo.

Il deejay notò il silenzio imbarazzante e riprese con un nuovo brano. Gli insegnanti e i genitori tornarono al banco del punch, i poliziotti ai loro posti di guardia alle porte e i ragazzi ripresero a ballare a coppie, come se nulla fosse accaduto.
Michelle rimase a guardare Dana sorridente.
«Niente male» si congratulò la ragazza demone. «Sono davvero impressionata.»
«Hai avuto ciò che volevi, dammi le mie risposte» disse Michelle.
Dana le andò al fianco. «Un patto è un patto» sussurrò al suo orecchio destro, superandola.  Andò a sedersi di nuovo al tavolo, costringendo l’altra ragazza a seguirla. Afferrò con pollice e indice destro il pendente della collana e disse: «In questo gioiello è stato racchiuso il sentimento più profondo di Billy. È l’unica forza in grado di mantenere reale qualsiasi cosa la sua mente ha creato, se l’uomo in coma dovesse svegliarsi.»
«Quindi sai la verità su Elliott» dedusse Michelle.
«Ho fatto le mie ricerche» replicò Dana. «Da quando l’ho addosso, oltre che un’assicurazione sulla vita, ho una sorta di collegamento con le emozioni del tuo amico ammazzavampiri. Niente di preciso, ma da un paio di giorni so che ha preso una decisione dolorosa.»
«Che vuoi dire?»
«Vuole mettere fine a questa storia della Bocca dell’Inferno. Da solo. Una volta per tutte.»

 

 
                                                 Continua…?




lunedì 12 settembre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 33

33. Riserva l'Ultimo Ballo per Me

Una pacchiana palla da discoteca, in stile anni settanta, girava appesa al soffitto della palestra, mandando riverberi di luce argentea in tutto l’enorme spazio.

Il riflesso sfiorò anche la pelle di Zec, di pessimo umore, mentre sentiva crescere sempre più insistente la sua brutta sensazione riguardo la serata. Seduto a uno dei tavoli sistemati a ridosso delle gradinate, osservò i due insegnanti e un paio di genitori, scelti come sorveglianti, fare la spola tra il tavolo del punch analcolico e la console improvvisata di un deejay, a cui ripeterono di abbassare il volume della musica.
Ai lati delle porte d’ingresso della palestra e alle due uscite d’emergenza erano sistemate coppie di poliziotti: una misura di sicurezza che il comitato dei genitori aveva imposto dopo gli eventi di un paio di giorni prima, pena la cancellazione del ballo di fine anno.
Zec spostò infine lo sguardo sul folto gruppo di ragazzi in abiti eleganti e acconciature curate, ballavano nel centro della palestra, come se fosse l’evento più divertente ed eccitante a cui avessero mai partecipato. E non condivideva affatto tanto entusiasmo.
Pur avendo i suoi tre migliori amici al fianco, sentiva la mancanza di Billy. Il giorno prima aveva accettato il suo invito e gli era parso davvero contento all’idea di andare come coppia, ma pochi minuti prima di incontrarsi, lo aveva chiamato al cellulare dicendo di avviarsi e che lo avrebbe raggiunto poco dopo.
Era passata quasi mezz’ora.
«Vedrai, sta per arrivare» gli disse Betty, avvolta nel suo vestito giallo senza maniche e con i capelli castani raccolti in uno chignon. «Sarà stato trattenuto da qualche stupido vampiro.»
Donovan bevve il residuo di punch dal bicchiere e disse: «Oppure sta finendo di cucirsi il vestito per il ballo da solo.» Posò il bicchiere sul tavolo e si batte i palmi sulla giacca scura. «Affittare uno di questi è più costoso di quanto si possa pensare.»
«Ora mi sento anche in colpa per non averci pensato» rispose Zec, fissando il suo stesso abito nero con pantaloni e  giacca abbinati e camicia bianca. «Di sicuro, vista la sua situazione particolare di finto studente emancipato, Billy non ha soldi per permettersi un vestito per il ballo.»
Betty tirò una gomitata a Donovan che si voltò, alzò le sopracciglia e la guardò con aria innocente come a dire: “Non l’ho fatto apposta.”
Michelle si tirò per la terza volta la gonna verde verso il ginocchio, non sentendosi a proprio agio con il vestito scelto dalla madre e di cui si era già lamentata. «Nella peggiore delle ipotesi può distruggere il mio e provare a ricavarci qualcosa di più comodo.»
«Basta con questa negatività» sbottò Betty. Scostò indietro la sedia e si alzò in piedi. Afferrò il braccio destro di Donovan e lo costrinse a mettersi in piedi. «Vai con Michelle in pista, le devi due balli.»
Donovan imitò il saluto militare, portando la mano destra all’altezza della tempia. «Agli ordini capo.» Raggiunse Michelle e le spostò cavallerescamente la sedia da sotto il tavolo.
«Non so… forse è meglio aspettare ancora un po’» disse lei intimorita.
Betty la guardò decisa. «A ballare. Ora!»
Michelle scattò in piedi e si attaccò al braccio portole da Donovan. I due avanzarono verso la pista, mentre il ragazzo soffocava una risata.
Betty si sedette al posto del suo accompagnatore, vicino a Zec. «Avanti, dimmi cosa succede. Non sei agitato per un semplice ritardo. Cosa ti preoccupa davvero?»
Zec sospirò. «So che hai detto che non possiamo fare nulla per la questione dei poteri psichici, ma ho una sensazione strana. Ho l’impressione che Billy abbia qualcosa che non va.»
«Sai come è fatto: tende a colpevolizzarsi di tutto.»
«Questa volta è diverso» rispose Zec. «È come se avesse deciso qualcosa, ma non vuole farcelo sapere.»
Betty si fece pensosa e batté indice e medio sinistri sul mento. «Può essere. Oppure hai solo fifa da primo appuntamento.»
«Questo non è il mio primo appuntamento con Billy.»
«Oh, per favore. La vostra uscita al cimitero non conta» disse Betty. «Avete incontrato quegli Esseri Ombra e poi siamo finiti tutti nella camera di ospedale di Elliott. Decisamente non è stato un appuntamento.»
Zec concordò in silenzio con la sua descrizione. Non c’era stato niente di lontanamente simile a un appuntamento in quello che avevano fatto quella sera. Quindi, l’amica poteva avere ragione. La sua ansia per la serata poteva essere solo la sua stessa paura di rovinare la prima uscita ufficiale con il suo ragazzo.
«Forse hai ragione» ammise. «Tu invece sembri a tuo agio con Donovan. E anche per voi è la prima uscita in coppia.»
Betty sorrise. «Be’ io parto avvantaggiata. Ho già visto i lati peggiori di Donovan, non penso di dovermi aspettare niente di negativo.»
Entrambi si girarono a cercare lui e Michelle tra i ragazzi che ballavano. Lo individuarono mentre insegnava a un’impacciata Michelle alcune mosse per apparire meno rigida. E sembrava davvero a suo agio, riuscendo a divertirsi.
«Non sapevo Donovan se la cavasse così bene nel ballo» ammise Zec sorpreso.
Betty continuò a fissarlo a bocca aperta. «Già, nemmeno io.»
«Io sono una frana e ho i miei dubbi che Billy sia un asso della danza.»
«Grazie per la scarsa fiducia.»
Billy arrivò alle loro spalle. Indossava un completo nero che gli calzava a pennello e Zec pensò non poteva esserselo cucito da solo.
Billy si chinò e baciò Betty sulla guancia. Poi si avvicinò a Zec e gli stampò un bacio sulla bocca. «Scusami per il ritardo. Ora recuperiamo il tempo perso e ti dimostro che ti sbagli: sono un grande ballerino.»
«E lasciamo Betty da sola?» domandò Zec.
«Tranquillo, gli altri torneranno presto» lo rassicurò lei. «Credo Michelle abbia bisogno di una pausa prima del secondo round.»
Billy prese per mano Zec e lo fece alzare. «Non hai più scuse.»
Lui rise, abbandonando il tavolo e seguendo l’altro ragazzo verso il gruppo che si dimenava. «Peggio per te, io riconosco i miei limiti. Non lamentarti se ti farò sfigurare.»
«Nessuna brutta figura. Lasciati guidare da me.»    

 

La musica era cambiata non appena Zec e Billy erano giunti in mezzo alla pista da ballo. Il pezzo dance, aveva lasciato il posto a una ballata più lenta, cogliendo Zec impreparato.
Billy mantenne la sua promessa. Gli fece mettere gentilmente le mani sulle sue spalle e gli strinse con sicurezza i fianchi, dandogli il giusto ritmo a cui muoversi.
In pochi attimi, Zec si sentì subito a suo agio e dimenticò ogni pensiero negativo.
«Non te la cavi poi così male» si complimentò Billy.
«Merito del mio maestro.»
Billy rise. Sembrava sereno, senza angosce.
Zec gli avvicinò le mani al collo. «Devi dirmi dove hai imparato a ballare i lenti.»
Billy aggrottò un sopracciglio. «Non saprei.» Lo attirò a sé, avvolgendogli la schiena con le braccia. «Penso sia parte dell’addestramento da Ammazzavampiri.»
Questa volta fu Zec a ridere. «Sicuro. Già me lo immagino. “Lezione 27: stordisci il vampiro con un ballo” Anche se standogli così vicino è facile impalettare il nemico.»
«Si può fare anche altro a questa distanza.»
Billy si sporse e baciò di nuovo la sua bocca.
Fu un bacio meno affrettato, come se volesse gustarselo. Zec sentì il calore delle labbra di lui aprirsi e chiudersi sulle sue. Chiuse gli occhi e tutto svanì. Non c’era musica, non c’erano altri oltre a loro. Poi si riscosse e si allontanò.
«Qualcosa non va?» chiese Billy.
Zec arrossì. «No. È solo che… ecco non volevo dare spettacolo.»
Il compagno lanciò uno sguardo ai suoi lati. E lui fece altrettanto. Alcune ragazze si dondolavano a occhi chiusi con la testa posata sulla spalla del loro cavaliere. Altri erano impegnati nella stessa attività che loro avevano appena interrotto. E insieme scorsero una coppia di ragazze che ballavano strette, perse una negli occhi dell’altra.
«Non mi pare che siamo abbastanza interessanti» disse Billy.
Zec annuì. «Scusa. Questa serata sta andando così bene, ho il timore che qualcuno, o qualcosa la rovini. Come una rissa perché due ragazzi si baciano.»
«Non dovresti preoccuparti di queste cose» lo rimproverò dolcemente Billy. «Devi essere libero di vivere i tuoi sentimenti. Soprattutto perché la vita è così breve.»
Zec rimase colpito da quell’affermazione. «Suona tanto come una dichiarazione di addio.»
«Non dire sciocchezze. Non ti libererai di me.» Billy pronunciò le parole con fermezza, ma poi il suo viso si rabbuiò. «Però, se dovesse accadermi qualcosa di brutto, voglio che tu vada avanti.»
«Perché dovrebbe accaderti qualcosa di brutto?»
«Caccio i vampiri, i demoni e le mostruosità della Bocca dell’Inferno. Il pericolo è sempre con me e anche se sono bravissimo in quello che faccio, può accadere che un giorno mi capiti il peggio.»
«Niente pensieri negativi.» Zec lo baciò sulla bocca per zittirlo. Rimasero così per diversi minuti, assaporando il piacere di essere insieme, poi si allontanò. «Seguirò il tuo consiglio, se tu farai lo stesso con il mio. Combatti solo battaglie che sai di vincere e non correre rischi inutili.»
Billy lo guardò serio e lentamente le labbra sia allargarono in un sorriso. «Lo farò. E sono felice di averti incontrato e che mi abbia invitato al ballo. Sarà tra i miei ricordi più belli.»
«I nostri ricordi più belli» lo corresse Zec.
Billy annuì. «Giusto. Grazie per tutto.»
Zec non seppe spiegarsi se fu il modo in cui lo disse, o l’aria di malinconia che balenò nei suoi occhi, ma gli parve un addio. E la sua brutta sensazione si rifece viva.
La musica terminò bruscamente. Le varie coppie assorte nella loro intimità, si ripresero, allontanandosi gli uni dagli altri di qualche centimetro.
«Mi sa che devo andare» disse Billy, toccandosi la fronte. «Il mio senso del soprannaturale pizzica.»
«Vengo con te» si offrì subito Zec.
«Non è necessario. Non mi sembra niente di particolarmente grave. Una scocciatura di cui mi libererò prestissimo.»
Zec insistette. «In due saremo ancora più veloci.»
Billy scosse la testa. «Allontanandoci insieme daremmo nell’occhio e qualcuno dei sorveglianti ci farebbe troppe domande. E poi non è il caso di rovinarci entrambi il vestito.»
Tenendolo per mano e schivando gli altri ragazzi, Billy si avviò verso l’uscita della palestra. Zec gli camminò dietro, non riuscendo però a scacciare l’agitazione e sapendo di non potergli far cambiare idea.
Arrivati a un paio di metri dai poliziotti di guardia, Billy si fermò. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò sulla fronte. «Ritieniti prenotato per l’ultimo ballo.» Sorrise e si incamminò da solo.
Zec lo seguì con lo sguardo. Vide che faceva segno alla guardia di aver bisogno di usare il bagno e ottenne un cenno di consenso. Lo vide allontanarsi fino il fondo del corridoio e poi svanire dietro l’angolo.
In quello stesso istante, la brutta sensazione che lo aveva tormentato, non fu più vaga. Si concretizzò e dentro di sé Zec ebbe la certezza che Billy non sarebbe tornato per l’ultimo ballo. Con una sicurezza da non riuscire a spiegare razionalmente, sapeva che se non lo avesse raggiunto e fermato, per loro non ci sarebbe mai più stato alcun ballo.

 

                                                                     Continua…?