lunedì 20 gennaio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 77

Sorge Oscurità Maggiore 2: Cosa Sussurra l’Oscurità?

 

Sentiva freddo. Billy strinse le braccia coperte dalle maniche della camicia a quadri aperta sul petto e sotto notò la maglietta stropicciata con la scritta Real Vampires Bite!

«Ero in pigiama.»
La sua voce echeggiò e si guardò intorno. Era a scuola, nel corridoio al pianterreno. Doveva essere già mattino. Però l’esterno era buio, dai vetri delle finestre sulla destra filtrava una luce elettrica fioca.
«Ho dimenticato lo zaino e anche che cosa ho alla prima ora.»
Fissando sempre al di là del vetro, vide una figura. Non riconobbe se era un maschio o un femmina. Andò verso l’uscita di sicurezza, si appoggiò al maniglione antipanico, lo abbassò e spalancando la porta, uscì nel prato.
Udì il rombo di un motore e lo strombazzare di un clacson. Non c’era nulla tra le lapidi sparse sull’erba.
«Il cancello del cimitero è dall’altra parte.» Cercò la figura che aveva scorto prima. «Dove sei andato? Non avevamo un appuntamento.»
«Volevo farti una sorpresa.»
La voce lo fece girare sulla sinistra. Dana Giller lo fissava a braccia conserte sul top viola, appoggiata  a un muro verde militare.
«Cosa ci fai qui? Non me la sento di cantare?»
Dana rise. «Giusto, è colpa di questa forma. Sai, non ho ancora scelto bene come presentarmi, ma voglio lasciarti a bocca aperta.» Gli tese la mano sinistra color rosso rubino. «Avvicinati, qui staremo più tranquilli.»
Billy la raggiunse. «Zec vorrà vederti e non gli piacerà se vieni a trovare solo me.»
Dana rise di nuovo e gli afferrò il braccio sinistro, trascinandolo nel muro verde con lei.
Per la frazione di un secondo, Billy ebbe l’impressione di essere sbalzato fuori dal suo corpo: si vide camminare con gli occhi chiusi e poi tornò nel cimitero. Nella stanza tutta verde militare.
«Non mi piace» si lamentò. «La mente… i miei poteri… il senso soprannaturale mi avvisa sempre.»
Dana arricciò le labbra in un broncio. «Lo sospettavo, ho io il controllo, ma non ti arrendi. Tanto vale dirti la verità.»
«Cosa?»
«Questo è un sogno.» Dana si mise i palmi sul viso e li fece scivolare verso l’alto, lisciandosi i capelli e non era più lei. Era Simon. «Ti piaccio di più così?»
«Cosa?»
«Lo hai già chiesto. Segui il tuo istinto» rispose Simon, poggiando le mani sulle sue spalle.
Billy lo fissò. «Sei diventato un vampiro e ti abbiamo ucciso. Non sei veramente tu. Chi sei?»
«Per questo è ancora presto, ma te lo dirò.» Simon gli sorrise mostrando i denti. «Ora siamo qui per un’altra ragione.»
«Dove sarebbe qui?» Osservò le pareti verde militare, attraverso riusciva a distinguere delle forme diverse. Era simile a un prato con delle pietre.
«Non ti distrarre!» gridò Simon. «La questione di cui dobbiamo discutere è importante.» 
Billy spostò di nuovo lo sguardo su di lui. Anzi lei. Ora aveva capelli biondi e una maglia rosa con minigonna dello stesso colore. «Caroline? Eri un vampiro anche tu.»
«La forma non è importante, devi solo ascoltare» replicò Caroline. «Presto ci incontreremo e voglio mettere in chiaro le tue intenzioni. Se lo decidiamo prima, possiamo instaurare un rapporto non ostile.»
«Come posso prendere una decisione, se non so con chi sto parlando?»
«Puoi, se sai cosa vuoi. Ti piace il sogno?»
«Questo sogno?»
Caroline scosse la testa. «Pensa più in grande. L’intera realtà che ti muta intorno. La Bocca dell’Inferno. Non si sta poi così male, vero?»
«Forse. Ma muoiono persone. Gente innocente che non sa cosa sta succedendo a Dorms.» Billy irrigidì la mascella. «Con il suo coma, Elliott ha generato più di un sogno solo suo, con i poteri psichici tocca varie menti e ognuno partecipa in modo involontario. Paure, timori, angosce… tutto assume una forma mortale. Non voglio lasciarli in pericolo.»
«Non va sempre tutto male.» Caroline girò su se stessa e tornando di fronte a lui, aveva l’aspetto di Aiden Cheung. «Posso diventare un grosso lupo cattivo e mi piace.»
«Credi sul serio che fosse quello che lui volesse?» Billy vedeva il ragazzo davanti a sé, ma sapeva che non era l’originale. «Anche nel suo caso ha scelto qualcun altro.»
Aiden mostrò un ghigno. «Ha voluto tenersi la licantropia e tutto quello che ne deriva. E ti assicuro, so che non gli dispiace affatto. Questo dimostra che c’è anche un lato positivo: sogni e desideri impronunciabili che si avverano senza sforzo.»
«Non posso comunque lasciare tutto così com’è»
«Continua a combattere» disse Aiden, stringendosi nelle spalle. «Sei stato messo nella realtà per questo, giusto? Svolgi il tuo ruolo di prescelto, lotta contro i mostri e così la tua coscienza è a posto.»
«No, non posso accettarlo.» Billy incrociò le braccia sul petto. «Sono parte del problema come proiezione di Elliott e so come risolverlo.» 
«Ne sei sicuro?» Aiden fu scosso da tremiti si accucciò al suolo verde e quando si rialzò, aveva l’aspetto di Kate Silver. «Non hai mai capito la verità su quella decisione di Elliott.»
«Indagherò sulla questione. Scoprirò cosa lo ha portato a fare quella scelta e sistemerò tutto.»
«Sarà doloroso, molto doloroso. Qualcosa del tipo “Dal profondo ti divora”. Sei sicuro di poterlo affrontare?»
Billy avvertì un nodo alla gola. Faceva fatica a respirare e un sapore acido gli si diffuse dentro la bocca. «Non… no.. n..»
«Oh, povero piccolo. Sei paralizzato dalla paura.» Kate lo guardò dispiaciuta, piegando i bordi delle labbra vero il basso. «Ora comprendi perché volevo fare questa chiacchierata? Ti sto facendo un favore. Tutto quello che voglio è mantenere lo status quo. Quando arriverò, mi lascerai la libertà di agire come mi pare, non ti intrometterai nei miei affari e soprattutto non cercherai di sbarazzarti di me. Vivremo su questa bella Bocca dell’Inferno, io per i miei scopi e tu facendo la tua parte da eroe salvatore degli indifesi. Un equilibrio perfetto.»
Billy ingoiò a fatica la boccata di acido. Tossì e si massaggiò la pelle esterna della gola, inspirando con il naso. «No. Affronterò qualsiasi situazione e conseguenza e sveglierò Elliott.»
«Che peccato. Speravo potessimo trovare un accordo di non aggressione.» Kate gli girò intorno. «Ti stai addentrando in un luogo oscuro e soffriranno tutti.»
«Basta» urlò Billy, afferrandola per le braccia e bloccando il suo girotondo. «Mi stai minacciando, dimmi chi sei e facciamola finita.»
Kate si passò la lingua sui denti. «Posso darti un indizio, mi hai già visto con quest’aspetto addosso e non sono Sasha DiVittis.»
Billy ritrasse le mani. «Oscurità Maggiore.»
«Bravo, il mio piccolino» Kate si sporse in avanti e intrecciò il mignolo destro in una ciocca di capelli castano-rossicci. «Per quanto riguarda il finire, sei fuori strada. Ho appena cominciato, ho atteso a lungo e anche la parentesi del gioco di questa finta lupa-proiezione astrale, mi ha aiutato a imparare molto.»
«Cosa significa?»
«So il tuo punto di forza: i tuoi amici. Ma sono anche la tua debolezza. Se andrai avanti con il tuo proposito di intralciarmi e chiudere la Bocca dell’Inferno, il prezzo lo pagheranno anche loro.»
Billy scattò in avanti, vide le sue dita attraversare la figura di Kate, ormai svanita e impossibile da raggiungere.
Era solo. In quell’ambiente verde. E non sapeva come uscirne.
Non riusciva a svegliarsi.
                                                                    
 

                                                                  Continua…?

lunedì 6 gennaio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 76

 Sorge Oscurità Maggiore 1: Questa Volta Arriva Qualcosa di Oscuro

 

Camminò tranquillo, a quell’ora di notte l’ospedale Saint Mary non era affollato e in caso contrario, non sarebbe comunque stato un problema. Nessuno poteva vederlo.

Alto, slanciato e in una figura totalmente oscura, percorse il corridoio diretto nella stanza della paziente a cui era andato a fare visita.
Girò il pomello della porta e trovò Sasha DiVittis nella camera, ancora costretta nel suo sonno solitario.
Accostò l’uscio, si avvicinò al letto e posò la mano dai contorni incerti sulla fronte della ragazzina.
Il macchinario per i segni vitali gracchiò, disturbato dalle frequenze emanate dalla sua presenza.
Ci siamo già conosciuti, in un certo senso, non serve che mi ripresenti. Se vuoi, puoi farmi compagnia nel mio progetto, non sarà divertente come un gioco, ma potrebbe intrattenerti. È quello che possiamo definire un nuovo mondo. Cosa mi dici?”
La voce non uscì da lui e oltre Sasha, nessuno era in grado di sentirlo.
Anche lei rispose nello steso linguaggio privato.
Da mente a mente.
Capisco, mi rincresce per l’incidente. A mia discolpa, posso dire che una parte di te mi ha trovato affascinante, per così dire. Purtroppo le nostre misure non coincidevano.  L’oscurità che formava il suo volto ebbe un fremito, nella sua attuale forma ciò di più simile a un sorriso. “A ogni modo, la mia offerta resta sul piatto. Se cambiassi idea, sai come contattarmi.
Sollevò il palmo dalla fronte di Sasha e si girò per andarsene. Arrivato alla porta, le mandò un ultimo avvertimento: “Non hai le forze per avvisare altri del mio arrivo ed è inutile provarci.
Per tenersi in esercizio nell’avere una presenza quasi solida, girò nuovamente il pomello e una volta fuori dalla stanza, se lo tirò dietro, chiudendo la porta.
Imboccò le scale e scese fino al piano sottostante. Aveva un altro paziente a cui fare un saluto.
Procedette lungo il corridoio fino alla porta della sua stanza. Avverti la fatica nel ripetere i movimenti di poco prima e così passò attraverso al costrutto solido che lo separava dall’interno.
Anche Elliott Summerson era steso in un letto, nel suo caso il sonno se lo era autoimposto.
Con lui non ebbe bisogno di un primo contatto. Poteva comunicare tramite la mente con la certezza di venir ascoltato.
Alla fine ci sono riuscito, è arrivato il mio turno di godermi un po’ di libertà. Me lo merito. Mi assicurerò che niente e nessuno interrompa questo bellissimo sogno. Durerà per sempre.”                                    

                                                      Continua…?

lunedì 16 dicembre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 75

 Il Gioco del Branco 39: L’Inizio della Fine

 

Billy scrutò i volti di Chas e Jordan davanti a lui all’imboccatura del corridoio del Saint Mary.

I due ragazzi li avevano accompagnati all’ospedale in caso di dover creare un diversivo per farli entrare, ma non ce ne era stato bisogno. Il personale all’ingresso non aveva fatto troppo caso a loro e sembrava non fossero più considerate persone non gradite: la gente dimenticava gli scandali facilmente, sostituendoli con qualcosa di nuovo e più interessante.
«Qual è al situazione tra noi?» chiese Jordan senza girarci intorno.
«Dipende da voi» replicò Billy. «Possiamo essere un’unica squadra.»
Chas emise un risolino. «Non avere fretta di stampare le tessere di adesione al vostro club.»
Billy si strinse nelle spalle. «Come volete. Mi basta che non facciate male a nessuno.»
Jordan grugnì qualcosa di incomprensibile, poi disse: «Un concetto soggettivo. Consideriamoci in rapporti semi-amichevoli.»
«Useremo i nostri poteri quando e come ne avremo voglia» puntualizzò Chas. «E se non dovesse andarvi bene… vedremo chi la spunterà.»
La ragazza prese il compagno sotto braccio e andarono verso l’ascensore.
Billy li seguì con lo sguardo e mentre le porte scorrevoli li coprivano dalla sua visuale, si ripeté di affrontare un problema alla volta e solo in caso si presentasse.
«È andata bene» fece Zec, accostandosi a lui. «Non siamo amici per la pelle, ma è un po’ più di una tregua.»
Billy annuì. «Dove sono Michelle, Betty e Donovan?»
«Sono andati a controllare Sasha.»
«Bene, vediamo se ha mantenuto la promessa.» Si spostò verso la parete con la stanza di Elliott Summerson e trovò la porta chiusa. «Un buon segno. Se è tutto a posto, dovremmo chiamare Nicole Racher e discutere con lei di una soluzione per svegliarlo. Le avevo fatto questa promessa.»
«Vuoi che entri con te?» domandò Zec.
«No, resta fuori di guardia. La prudenza non è mai troppa.»
Billy posò la mano sul pomello e lo girò, con uno scatto la porta si aprì di uno spiraglio. Prese un respiro e la spinse in avanti, entrò nella camera e chiuse la porta alle sue spalle.
Il suo sguardo si posò subito sul letto: Elliott dormiva in quella stessa posa in cui lo avevano lasciato mesi prima. L’occultamento di Sasha era svanito.
Avanzò di pochi passi verso l’uomo e si sentì sollevato nel ritrovarlo davanti a sé. Era assurdo, ma per lui era come un ritorno alla normalità.
«Non è finita.»
Billy riconobbe quella voce dal tono fermo. Si guardò attorno e individuò una coppia di occhi che lo fissavano dall’angolo vicino alla finestra. La Prima Cacciatrice compì un passo in avanti e il suo corpo e le sue vesti stracciate si mostrarono a tratti, confuse nella penombra.
«Ti rifai viva solo adesso» replicò un po’ irritato.
«La ragazza bloccava anche me» rispose lei.
«Puoi essere meno vaga? Abbiamo chiuso il gioco di Kate e Sasha ha annullato la sua presenza.»
La Prima Cacciatrice compì un secondo passo. «Una minaccia è conclusa, ma una più grande è in arrivo.»
Billy incrociò le braccia spazientito. Non sapeva se sceglieva apposta di parlare per mezze frasi, o se qualcosa le impediva di essere esplicita, però era stanco di doversi scervellare per interpretare ogni avvertimento.
«Basta con indovinelli ed enigmi» le ribadì. «Se hai qualcosa da dirmi, fallo e basta.»
Lei lo fissò con le labbra chiuse.
Billy attese pochi secondi e stanco, fece dietrofront per lasciare la stanza. Posò le dita sul pomello e alle sue spalle la Prima Cacciatrice parlò di nuovo.
«L’oscurità è in agguato.»
Lui si voltò di scatto. «Ti riferisci all’Oscurità Maggiore?»
La donna era scomparsa.
Oltre a lui e ad Elliott non c’era nessuno nella camera.
Girò il pomello e tornò in corridoio.
Zec notò subito la sua espressione rassegnata. «Qualcosa non va? Non c’è? Sasha ha mentito.»
Billy rilassò i muscoli del volto e si sforzò ad assumere un’espressione più rilassata. «È tutto ok. Elliott è dove deve essere.» Prese il compagno per mano e si avviarono all’ascensore. «Raggiungiamo gli altri all’ingresso.»
Billy decise che era inutile mettere in agitazione i suoi amici. Non avrebbe menzionato la Prima Cacciatrice e il suo avvertimento. Si era detto di non preoccuparsi di un problema finché non si fosse concretizzato e così avrebbe fatto.
Anche se temeva di dover tornare in azione prima del previsto.     
 

 

                                                         FINE STAGIONE 2

lunedì 2 dicembre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 74

Il Gioco del Branco 38: Basta Giocare!

 

Zec sollevò a fatica la testa e si sforzò a tenere aperti gli occhi.

Kate li scrutava come un gatto pronto a giocare con i topi. «Avanti, non siate timidi. Tanto morirete tutti.»
Non poteva permetterlo. Zec posò i palmi sull’erba bagnata e fredda e si issò sulle braccia. Scrutò i ragazzi intorno a lui. Ognuno di loro cercava di riprendersi dal colpo psionico scagliato dalla donna con la Falce, ma nonostante alcuni possedessero poteri sovraumani, ogni movimento era doloroso e fiaccante. Kate usava l’arma che avevano creato in modi che loro neanche avevano immaginato.
«Vuol dire che deciderò io.» Con uno scatto Kate si girò verso Betty. «Tu! Mantengo la mia scelta iniziale.»
Zec mugolò provando a richiamare ancora la trasformazione da poltergeist umano. Un’immagine improvvisa  frenò i suoi tentativi.
Billy comparve davanti a tutti loro con al suo fianco una giovane dai capelli biondi scossi dal vento: Sasha DiVittis.
«Hai finito con le minacce» disse il suo ragazzo, in tono perentorio.
«Basta, Kate» fece Sasha. «Non ho più intenzione di giocare.»
Kate li fissò interdetta, poi riacquistò la sua fermezza e si rivolse alla sua controparte giovane. «È da un pezzo che non tieni tu le fila. Sei idiota quanto loro, se credi di fermarmi. E poi non essere ipocrita: hai messo in piedi tutto questo per vendicarti.»
Sasha si morse il labbro inferiore. «Hai ragione e in quel momento mi sembrava la cosa giusta, ma non mi sarei mai spinta fin dove vuoi arrivare tu. Crystal non lo vorrebbe.»
«Grazie a me tra poco potrai chiederlo direttamente a lei.»
Sasha avanzò. «No. Finisce qui. Non sei più forte di me. Ti ho creata e posso…»
«Distruggermi?» concluse Kate in tono interrogativo. Poi scoppiò a ridere e con una mossa rapida le avvicinò minacciosa la lama della Falce alla carne della gola. «Posso avere avuto origine da te, ma adesso ho un’altra fonte di sostentamento.»
«È l’Oscurità Maggiore» disse Zec, mettendosi in ginocchio. «Penso sia la stessa entità di cui ci hanno avvisato proprio in questo cimitero.»
Billy lo fissò incredulo e riportò di nuovo lo sguardo su Kate. «Di cosa stai parlando?»
«Non ho tempo per questo» replicò la nemica.
Sfruttando quel frammento di disattenzione, Sasha agguantò con entrambe le mani una parte dell’impugnatura dell’arma. «Ho assistito inerme alla morte di mia sorella. Non farò lo stesso adesso.»   
Kate ringhiò tra le zanne. «Patetica mocciosa, non sai nemmeno tu cosa vuoi per davvero. Prima li tormenti per settimane, ora vuoi salvarli e tra mezz’ora cambierai ancora idea.»
Billy si spostò alle spalle di Sasha e strinse le mani su quelle di lei, aiutandola e scansare la lama. «No, era mossa dalla rabbia, dal dolore e tu hai preso quella forma. Però ha compreso il suo sbaglio e vuole rimediare. Mi fido di lei.»
Zec lo osservò per pochi istanti. Era sincero, credeva al ravvedimento di Sasha. E dare una forma sovrannaturale a sentimenti negativi era qualcosa che comprendeva bene. Lo aveva fatto molto prima della ragazzina, anzi ci ricorreva di continuo quando accedeva ai suoi poteri.
Scattò in piedi e con entrambe le mani fece pressione sulla schiena del fidanzato, per dargli un’ulteriore spinta contro la donna.  
Sasha girò di poco il volto e gli lanciò uno sguardo sorpreso.
«Posso capire perché hai agito in quel modo» le disse con un mezzo sorriso. «L’ho fatto anche io e non posso giudicarti. Qualcuno mi ha spiegato che posso controllare e modellare quei sentimenti in una forza positiva. Ci riuscirai anche tu.»
Michelle fu subito al suo fianco e strinse il paletto appuntito con cui terminava la Falce. Spingendo contro Kate, aggiunse: «Lo credo anche io.»
«Vedi Sasha? Non sono più arrabbiati con te» esclamò Billy.
Zec cercò con la coda dell’occhio gli ultimi compagni. Dana si alzò in piedi senza muoversi: bastò scambiarsi uno sguardo per dirgli che sapeva di non poter essere utile. Notò Donovan e Betty sollevarsi a fatica dal terreno. Seppur ancor intontito, il ragazzo intrecciò le braccia sotto i gomiti di Michelle, per darle man forte. Betty si mosse titubante, poi scosse la testa e strinse il suo braccio destro, aiutandolo a contrastare la forza dell’avversaria.
Kate li osservò infastidita. «Siete degli idioti» ripeté. «Non mi sconfiggerete, non avete ma… argh
Zec strabuzzò gli occhi. L’urlo che l’aveva obbligata a tranciare la frase era stato provocato da Jordan e Chas. Lui le aveva stretto un braccio intorno al collo e l’altro sulla pancia e la trascinava indietro; lei le aveva afferrato i lunghi capelli castano chiaro e le tirava le ciocche con veemenza.
«Sapevamo di essere usati, ma tu hai esagerato» disse Jordan.
«Siamo con te Sasha, ti aiuteremo» fece Chas.
Zec fu sorpreso dal loro intervento. Forse li aveva giudicati male. Qualsiasi attrito ci fosse stato, ora erano tutti dalla stessa parte e funzionava. Kate era in difficoltà.
«Ho commesso degli errori, tanti, però tu sei stato il peggiore» urlò Sasha. «Non mi servi. Sparisci!»
La Falce si surriscaldò, Zec percepì un calore piacevole e rassicurante e da come strinsero la presa tra loro, vide che era lo stesso per i suoi amici.
Per Sasha e Kate fu l’opposto: mollarono la presa scottate da quel bruciore improvviso. 
«Ce ne occupiamo noi» gridò Billy.
Sasha indietreggiò.
Zec spostò la presa sulle braccia di Billy e avvertì le mani di Betty salde sulle sue. Quasi fossero un prolungamento dei suoi arti, sentì il tocco di Michelle e Donovan seppur lontani da lui. Come un'unica persona, brandirono l’arma, rigirando la lama contro Kate.
La calarono una volta, procurandole un taglio nel petto.
Chas e Jordan abbandonarono le rispettive strette sul corpo della donna, arretrando.
Kate dilatò le palpebre e spalancò la bocca in una smorfia di sgomento. Le zanne rientrarono nelle gengive, la trasformazione in giaguaro mannaro si annullò lenta e cadde sulle ginocchia, atterrando sull’erba. Ebbe un sussulto e un’ombra scura si sollevò dalla sua sagoma, disperdendosi nel cielo bruno della notte.
«L’avete vista?» domandò Zec.
Betty annuì.
«Cos’era?» chiese  Donovan.
«Potrebbe essere… l’Oscurità maggiore?» ipotizzò Michelle.
Billy abbassò le braccia sciogliendo la loro unione. «È probabile.»
Dana fissò per qualche secondo il cielo e poi lo guardò in volto. «Penso sia solo un “ci rivedremo”.»
Sasha avanzò incerta tra di loro e si fermò a un passo dall’altra manifestazione di sé.
Con la mano sinistra, Kate si tastò la ferita, che percorreva in trasversale il suo petto da sotto i seni fino all’ombelico, ma non si macchiò di sangue. Non usciva nulla. «Provo… un senso di vuoto…»
Zec si girò a guardare Billy. «Dovremmo chiamare un’ambulanza?»
Il ragazzo scosse la testa. Tenendo la Falce con la mano destra lungo il fianco, disse: «Non ha bisogno di cure. Deve solo essere lasciata andare. E devi farlo tu Sasha.»
La ragazzina bionda si inginocchiò e tremando, posò il palmo sinistro sulla guancia della donna. «Non è stata tutta colpa tua, mi hai aiutato ed è stato bello… almeno per un po’. Ora, non mi servi più.»
«N-no… io… posso ancora… f-farti…» balbettò Kate.
«Shh» fece Sasha con dolcezza, la sua mano divenne ferma. «Va bene così, riposati.»
Kate chiuse gli occhi. Rilassò le spalle. La sua figura si fece evanescente, i contorni persero consistenza, i colori dei vestiti, della pelle e dei capelli sbiadirono. In uno sciamare di scintille bianco sporco, si dissolse.
Sasha si rimise in piedi. «È tutto finito.» Guardò di fronte a sé Chas e Jordan. «Non volevo farvi male. Perdonatemi, se potete. Siete stati dei buoni amici.»
«Anche tu» replicò Jordan, sforzandosi di sorridere.
Chas si schiarì la voce. «Quando ti sveglierai, potremmo vederci. Magari per un gelato.»
Sasha sorrise. «Sarebbe bello.»
Billy le andò accanto e posò la mano sinistra sulla spalla della ragazzina. «Puoi tornare a riposare anche tu. Lascia che il tuo corpo abbaia il tempo di guarire e non avere paura di risvegliarti.»
Lei lo fissò. «Ti rivedrò?»
Zec notò l’incertezza sul volto del suo fidanzato, quasi la paura nel fare quella promessa. «Ci saremo noi» disse al posto suo. «Noi quattro ti aiuteremo, se vorrai. Anche io ho questioni irrisolte con mia sorella.»
«Ehi!» esclamò Dana stizzita. «Io sono ancora viva.»
Sasha li scrutò con occhi innocenti.
«Me ne intendo abbastanza di genitori problematici, potrò darti qualche consiglio» fece Donovan.
«Anche io» intervenne Michelle. «Voglio dire, i rapporti con mia mamma sono difficili, potremmo parlarne insieme.»
Betty si raddrizzò gli occhiali sul naso. «Mi sento più ferrata sui poteri paranormali, magari potremmo fare due chiacchiere sulle tue abilità e fare qualche esperimento per testarli. Se vuoi.»
Sasha sorrise e a Zec sembrò ancora più giovane dei suoi tredici anni.
Fu il suo turno di scomparire.
Lui guardò il vuoto dove prima sostava. «E ora? Cosa facciamo?»
«Mettiamo questa in un luogo sicuro» rispose Billy, allungando la mano con cui stringeva la Falce, «E andiamo a trovare Elliott.»
 
 

                                                                  Continua…?