lunedì 15 luglio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 64

 Il Gioco del Branco 28: Un Gioiello per Rintracciarti

 

«Come coincidenza è parecchio strana, voglio dire: un’altra persona in coma e con poteri mentali qui a Dorms?» disse Donovan, spingendo la schiena contro la sedia, facendola scricchiolare.

Billy sentì il suo sguardo indagatore vagare per l’aula multimediale, in cui si erano ritrovati alla fine delle lezioni, fino a posarsi con insistenza su di lui. Fermo in piedi, appoggiato alla parete accanto all’entrata, fece spallucce. «Non so che dirti, negli ultimi due giorni ho immaginato ogni altra spiegazione e questa rimane la più plausibile.»
«E il più delle volte è così: la soluzione più ovvia è anche quella corretta» replicò Betty, dandogli le spalle e pigiando rapida le lettere sulla tastiera, osservando lo schermo del computer davanti al quale era seduta. «Un controllo incrociato tra ospedale e notizie del quotidiano locale, conferma che Sasha DiVittis è in coma dopo un incidente stradale, avvenuto all’incirca poco più di un anno fa e in cui sua sorella Crystal ha perso la vita.»  
Zec comparve sull’uscio con il fiatone. «Scusate il ritardo. Cosa mi sono perso?»
«L’ennesima conferma che ciò che ci succede negli ultimi tempi è tutto collegato» rispose Billy.
«O l’ennesima riprova che è tutto troppo facile» sottolineò Donovan.
«Elliott mi ha fatto apparire più o meno nello stesso periodo in cui Sasha è finita in ospedale» continuò ignorandolo. «E nel sogno che abbiamo visitato, due ragazze viaggiavano in auto. Non sono semplici coincidenze, sono prove.»
Betty si voltò a guardarlo. «Però questo non spiega tanto altro. Come mai è in collera con te? Cosa ne ha fatto di Elliott e della Falce? Chi o cosa è Kate Silver?» contò i suoi dubbi sull’indice, il medio e l’anulare della mano destra, mentre li elencò.
«Odio essere io a dirlo, ma Kate potrebbe essere l’equivalente di Billy…» ipotizzò Zec, evitando di guardarlo in volto. «Un’emanazione della psiche di Sasha, il suo avatar nel mondo reale per vendicarsi. Mentre lei interagisce senza una vera forma sotto lo pseudonimo “S” e tramite i messaggi.»
«E come mai, di punto in bianco, ha deciso di aiutarci, combattendo la sua creazione e guidandoci da lei?» domandò Donovan, aggrottando la fronte.
Billy rimuginò su quella domanda. Era venuta in mente anche a lui e inevitabilmente lo aveva fatto tornare a porsi dubbi sulla sua stressa esistenza: si poteva considerare una persona reale? E quanto le sue scelte erano davvero solo sue?
Betty chiuse le finestre delle sue ricerche online, facendo riapparire lo schermo con il logo del liceo di Dorms. «Forse è più inesperta di Elliott e non la controlla come crede.»
Il cellulare nella tasca dei jeans di Billy suonò, lo estrasse e lesse il nome di Michelle sullo schermo. «Ciao, come va l’influenza?»
«Meglio, grazie» rispose l’amica all’altro capo della comunicazione. «Anzi, non sono contagiosa e possiamo vederci, mi è venuta un’idea sul mistero Sasha, Kate ed Elliott.»
«Ah… ne stavamo discutendo adesso..»
«Possiamo continuare a casa mia. Vi aspetto.»
Chiuse la chiamata senza dargli tempo di parlarne con gli altri presenti e Billy ripose il cellulare in tasca. «Dobbiamo andare, a quanto pare anche Michelle ha una sua teoria.»
 

Osservando la lavagna di plastica che avevano già usato per riassumere i loro indizi, sistemata nello spazio tra il tavolino e il televisore nel salotto di casa di Michelle, Billy si domandò come avesse fatto l’amica a portarla al piano inferiore da camera sua tutta da sola.

«Oltre alla conferma che S, il nostro stalker dei messaggi, è Sasha, fin qui siamo arrivati alle stesse conclusioni» disse Michelle, in piedi accanto alla lavagna, con indosso la vestaglia di pile rosso che le copriva il pigiama. «Con una differenza, credo che in realtà Sasha non abbia poteri forti quanto quelli di Elliott, ma si sia solo agganciata alle sue capacità mentali, per potenziare le sue.» Tracciò una linea con il pennarello evidenziandola due volte e risaltando così il collegamento tra i nomi SASHA ed ELLIOTT.
Seduto sul divano, Donovan si grattò la testa confuso. «Un po’ come quando ti attacchi abusivamente a una rete Wi-Fi?»
«Più o meno. Però Sasha è molto più giovane di Elliott e non ha ancora sviluppato appieno i suoi poteri e aver dovuto alterare la realtà così spesso e in modi così vari in questi mesi, deve averla stancata» rispose la ragazza, coprendo la punta del pennarello con il tappo.
«E in questo modo rispondi alla domanda sul perché ha agito contro Kate e come mai lei è scomparsa appena arrivata accanto al letto, ma rimangono ancora aperte le due questioni più importanti» fece Betty, seduta accanto al suo ragazzo. «Il suo odio per Billy e dove ha nascosto Elliott e la Falce.»
«Sul primo non ne ho idea» rispose Michelle. «Però ho una teoria su come ritrovare lui e la nostra arma segreta.» Sollevò il capo e puntò lo sguardo verso le scale per il piano superiore. «Dana, puoi scendere adesso.»
Billy avvertì il corpo di Zec irrigidirsi in braccio a lui sulla poltrona. Il suo ragazzo girò lentamente il collo e osservò la sorella fare un’entrata in scena diversa dal solito.
Dana scese le scale con calma, girò intorno al divano e si posizionò accanto a Michelle.
«Non ci avevi detto ci fosse anche lei» intervenne, posando il palmo sinistro sulla schiena di Zec. 
«Le ho chiesto io di aspettare qualche minuto» rispose Dana.
Michelle si schiarì la voce. «Prima di andare avanti, volevo farvi sapere che io e lei stiamo insieme.»
Billy spostò gli occhi su Zec. Le spalle del ragazzo si rilassarono e si accoccolò di nuovo contro il suo petto, come se quella notizia gli avesse tolto altri timori. Spostò quindi la sua attenzione sugli altri due amici e i loro volti erano impassibili.
«Ok…» disse Betty. «Sono contenta per voi.»
Donovan sbuffò. «Bene, siamo tutti felici, ora puoi dirci cosa hai in mente per rintracciare il bell’addormentato perduto? La tensione mi sta uccidendo.»
Michelle si soffermò un paio di secondi su Zec e lui le sorrise in risposta. «Sì, giusto, in verità l’idea  è venuta a Dana… pensiamo di poter usare la Lacrima di Giulietta per collegare Billy al sé stesso principale.»
Zec inarcò un sopracciglio. «La collana che ti sei fatta dare dopo la sospensione della rappresentazione di Romeo e Giulietta dell’anno scorso?  Come può esserci utile?»
«Quel finto gioiello ha catturato l’energia della dichiarazione d’amore di Billy per te, fratellino» rispose Dana.
Donovan rise sarcastico. «Non è una spiegazione un po’ troppo smielata per i tuoi standard?»
Michelle gli puntò il pennarello contro. «Non offendere la mia ragazza!»
«Calma carotina» replicò Dana, accarezzandole la spalla. «E come al solito, zuccone, non hai colto il senso della questione. Elliott non ha un fidanzato al suo capezzale, quindi non si è mai dichiarato a nessuno, lo ha fatto Billy trovando un ragazzo di cui è innamorato e questo non è solo un simbolo d’amore: racchiude una forte componente psichica, la realizzazione di un desiderio inespresso.»
Betty spinse gli occhiali sul collo del naso. «Seguendo il tuo ragionamento, sarebbe un’esperienza che Elliott riesce a vivere attraverso Billy e quindi un legame diretto e qualcosa che la sua capacità di modificare la realtà cercherebbe comunque di proteggere.»
Dana applaudì. «Non mi deludi mai, Velma. Proprio così e la ragione per cui avevo cercato di impossessarmene: la mia garanzia di non svanire del tutto e mantenere magari qualche beneficio, nel caso il creatore di questa Bocca dell’Inferno si fosse svegliato, o peggio..»
«E ora saresti disposta a cedercelo altruisticamente?» domandò Zec serio.
Billy scrutò la sfida di sguardi tra i due fratelli. Era in dubbio sull’intervenire. Intromettersi tra loro lo metteva sempre in forte disagio. Oltretutto si sentiva una parte centrale del conflitto.
«Se non ci sbarazziamo di Kate, nessuno di noi sarà al sicuro e l’unico modo è ritrovare Elliott, sperando che il tuo ragazzo sappia come sfruttare la vostra Falce per fermare anche Sasha» ribatté Dana. «Ci guadagno anche io, puoi considerarlo un sacrificio necessario.»
Donovan balzò in piedi. «Se avete finito con i pipponi esplicativi, passerei all’azione.»
«Un attimo, vi ricordo che non ho idea di come fare questa cosa» intervenne Billy. Scostò gentilmente Zec da sé, spingendolo ad alzarsi. «L’ultima volta che ho provato qualcosa del genere, siamo finiti nel sogno confuso di Sasha e rischiavamo di venire azzannanti da un lupo gigante.»
«Questa volta non andremo tutti, solo tu» spiegò Michelle. «E Dana ti aiuterà a connetterti.»
La ragazza demone andò verso il divano e si sedette al posto di Donovan, in modo da essergli di fronte. Infilò la mano destra nella scollatura e tirò fuori la collana con il pendente giallo. «Sarà come una seduta di ipnosi. Dovrai solo rilassarti e fissare il ciondolo.» Tenne con le dita della mano sinistra la maglia del gioiello e la fece dondolare.
Nel silenzio piombato nel salone, Billy fissò la pietra gialla.
Oscillò in maniera ritmica e costante.
Destra. Sinistra.
Destra.
Sinistra.
Destra…
… l’odore acre di disinfettante si insinuò nelle narici e gli fece sgranare gli occhi.
Intorno a sé c’era la camera dell’ospedale Saint Mary. Non una qualunque.
Elliott era steso nel letto. Addormentato nel coma.
Billy gli andò accanto e lo osservò. Era proprio lui. Guardò la stanza intorno a sé ed era esattamente la stessa in cui lo avevano lasciato. Ma quella stessa stanza non c’era all’ospedale, nessuno riusciva a trovarla.
D’istinto si inginocchiò e scrutò sotto il letto. Della Falce non c’era traccia. Si rialzò e andò verso la finestra, fece scorrere la cordicella della veneziana sollevandola. All’esterno poteva vedere il panorama di Dorms: le strade della città erano popolate da automobili e persone in movimento.
Quello in cui si trovava era un luogo reale e non un altro sogno.   
Però non avvertiva nessun rumore, qualcosa li ovattava.
Camminò intorno al letto e raggiunse la porta della camera.
Piegò la maniglia e uscì all’esterno. Il corridoio era deserto.
Billy si voltò per rientrare, ma non trovò la porta. Era svanita. La parete spoglia colmava lo spazio tra le entrate delle altre due stanze sul lato.
«Non è possibile» sussurrò. «Ci sono appena stato.»
Appoggiò i palmi dove avrebbe dovuto trovarsi la porta e avvertì calore, tenue, tendeva a intiepidirsi. Una luminescenza giallognola colorò la sua pelle poi udì…
CRACK!
Billy sbatté le palpebre.
Era seduto sulla poltrona, nel salotto con i suoi compagni intorno e lo sguardo fisso su una scheggia di vetro giallo appesa a una catenina.
«Qualsiasi cosa tu abbia visto, ha funzionato» sentenziò Dana, raccogliendo i frammenti di vetro sparsi sulle cosce. «L’intensità di abbattere le difese mentali di Sasha ha mandato in frantumi il contenitore dell’energia psico-emozionale di Elliott.»
«Ero all’ospedale Saint Mary e lui era nella sua camera» rispose Billy, sbatté le palpebre, ancora un po’ stordito da quel ritorno repentino al piano fisico.
«Come è possibile? Abbiamo perlustrato l’edificio e non c’è traccia della camera di Elliott» obiettò Betty. «I gemelli Wood me lo hanno confermato.»
Billy ripensò agli ultimi istanti prima di riprendersi. La stanza c’era e poi all’esterno non esisteva più. «Perché è nascosta in bella vista» ragionò ad alata voce. «Sasha usa un semplice trucco mentale che altera la percezione, chiunque cerchi quella stanza non vede la porta d’ingresso e così non trova la camera. La tiene occultata, ma è sempre lì.»
«Quindi c’è anche la Falce» disse Donovan gongolante.
Billy scosse la testa. «La stanza è in ordine, come l’abbiamo lasciata l’ultima volta che ci siamo stati, ma senza l’arma.»
Michelle si lasciò cadere sull’altra poltrona al lato sinistro del divano. «Quindi siamo al punto di partenza.»
«Non proprio: sappiamo che Elliott non è stato spostato» replicò Zec.
Billy annuì. «E possiamo riuscire a rintracciarlo, dobbiamo solo far cedere le ultime difese di Sasha e sappiamo già che è allo stremo delle forze psioniche. Il primo passo sarà sciogliere il branco e grazie al trattamento di Dana con Kenny, consociamo la giusta strategia: devono ammettere i loro segreti.»
«Sai che non lo faranno mai spontaneamente» gli fece notare la ragazza demone.
Billy non perse il suo sguardo deciso. «Li obbligheremo a farlo.»
 

 

                                                                      Continua…?

lunedì 1 luglio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 63

Il Gioco del Branco 27: La Verità Prima di Svanire

 

Inginocchiato sul pavimento della palestra, Billy sentiva la testa pulsargli come se qualcuno la stesse usando come il piatto di una batteria.

Un’immagine fugace comparì dietro le sue palpebre chiuse: Kate mutata in giaguaro mannaro. Ululava in preda alla furia e poi un edificio bianco.
Billy spalancò gli occhi e la realtà gli parve ancora più confusa.
Zec era accovacciato al suo fianco e gli stringeva le spalle con sguardo preoccupato. Michelle scomparve con Dana in un vorticare di fumo viola. Donovan discuteva con Betty e poi lei e Kerry correvano all’uscita della palestra lasciandoli soli.
Massaggiandosi le tempie, Billy cercò di mettere a fuoco l’ambiente circostante.
«Stai bene? Cosa ti è successo?» domandò Zec.
«Non ne sono sicuro» rispose. «Lo definirei un lampo psichico, in qualche strano modo ho percepito Kate.»
«Sul serio?» Donovan si voltò a guardarli. «Ci farebbe comodo un po’ di vantaggio, anche perché siamo rimasti solo noi tre contro un potenziale branco di licantropi impazziti per colpa della luna piena.»
Aiutato dal fidanzato, Billy si rialzò e constatò di aver perso in pochi istanti le varie compagne. «Dove sono andate le ragazze?»
«A occuparsi di Kenny e Chas… credo» replicò Donovan imbronciato, incrociando le braccia sul petto.
«Hai detto di aver visto Kate, dove di preciso?» gli chiese Zec.
«Un edificio bianco, ma non so quale.» Billy notò l’espressione esasperata di Donovan e  aggiunse: «Però, se sono collegato alla sua mente in questo stato incontrollabile, posso rintracciarla.»
«Non ti affaticare.»
La voce maschile giunse dalla parete alla loro destra e voltandosi nella direzione, videro una sagoma tremolare fino a diventare nitida, rivelandosi Dylan Derreck.
«Da quanto sei qui a spiarci?» lo aggredì Donovan.
«Spiarvi è una brutta parola» replicò Dylan, sorridendo. «Vi tenevo d’occhio dopo la pazzia di Kate alla casa dei gemelli. Ho capito che qualcosa stava andando storto e vi ho seguiti.»
Zec lo scrutò. «Aspetta, tu non stai subendo l’influsso della luna piena.»
Dylan si mosse per raggiungerli. «Ovvio, non sono un lupo mannaro. Sono una Chimera Camaleonte, o per lo meno me l’hanno spiegato così. Però sento che i miei compagni stanno dando di matto per la luna.»
Billy ricevette una nuova scossa al capo, ma stavolta senza immagini. «La follia comprende anche Kate. A quanto pare non ne è immune anche se è la vostra Alpha.»
«Ecco perché posso esservi utile: so dove raggiungerla è ho parcheggiato qui davanti una comoda Jeep per muoverci velocemente.»
Senza sciogliere le braccia, Donovan lo guardò scuro. «Dopo l’ultimo scherzetto al musical, ci serve una garanzia per fidarci di te.»
Dylan scrollò le spalle. «Fate quello che volete, ma siete voi quelli preoccupati per gli innocenti che potrebbero incrociare la strada con i miei amici scatenati. Potete venire con me, o affidarvi alle visioni del vostro compagno. Per me fa’ lo stesso.»
Billy calcolò la probabilità di potercela fare con il suo solo nuovo talento telepatico e gli parve piuttosto alta, ma non ne aveva la piena certezza. Non poteva rischiare altre vite. «Andiamo con lui.»
 

Al posto di guida, Dylan lanciò uno sguardo allo specchietto retrovisore e incrociò gli occhi di Billy, seduto con Zec sul sedile posteriore.

«Guardateci, un gruppo di bei ragazzi tutti insieme nella mia auto» esordì, sfrecciando nella strada sgombra. «Sai Donovan, io e i tuoi compagni lì dietro stavamo ponendo le basi per un piacevole incontro a tre. Se dopo questa missione di salvataggio volessi unirti a noi, in quattro sarebbe ancora più divertente.»
Billy avvampò. Dylan stava distorcendo quello che era accaduto durante la prova costume per il musical e notò al suo fianco anche Zec distogliere gli occhi e rivolgerli imbarazzato al finestrino.
Dal sedile del passeggero, Donovan gli schioccò un’occhiata indecifrabile. «Mi piace il tuo senso dell’umorismo, ma non sono interessato.»
«Non sai cosa ti perdi.»
«Smetti di fare lo scemo» intervenne Billy. «Piuttosto, dove siamo diretti?»
Dylan sorrise di sbieco. «All’ospedale Saint Mary.»
«Ci prendi in giro? E cosa aspettavi a dircelo?» esclamò Donovan.
Zec tornò a guardare i compagni. «Come al solito non può essere un caso. Potrebbe essere il collegamento che ci mancava per ritrovare Elliott e la Falce.»
«Spiegherebbe anche i miei improvvisi mal di testa.» Billy scrutò nello specchietto in cerca degli occhi di Dylan che si fecero sfuggevoli e una nuova fitta lo colpì. Chiuse le palpebre e nel buio vide Kate muoversi in un corridoio dell’ospedale. «Sbrigati! Kate è già lì e sembra un predatore a caccia. Vorrei capire perché è andata proprio in quel posto.»
Dylan non ripose e premette il piede sull’acceleratore.  
La Jeep verde militare viaggiò spedita nella strada e in una ventina di minuti raggiunsero il parcheggio all’ingresso dell’ospedale Saint Mary.
Dylan parcheggiò, spense il motore e tutti e quattro scesero dall’automobile.
«C’è un’altra cosa che dovete sapere prima di entrare» disse, facendoli voltare. «Prima di venire da voi, ho sentito la follia in Jordan. Era una specie di vulcano infuocato, non sapevo come fermarlo, ma è qui anche lui.»
«Ci hai mentito» lo aggredì Donovan. «Non intendevi aiutarci, volevi coinvolgerci per risolvere il casino che sta combinando Jordan.»
«Ho solo omesso un particolare» replicò Dylan.
La vista di Billy si annebbiò ed ebbe una breve vertigine, si riprese in un istante. «Non importa, dobbiamo intervenire subito. Con il suo fuoco, forse è più pericoloso di tutti gli altri.»
«Almeno sai dove cercarlo?» domandò Zec.
Dylan annuì. «L’ho visto dirigersi verso l’obitorio sotterraneo.»
Donovan roteò gli occhi. «Splendido, non poteva scegliere un posto migliore.»
«No, è un bene» replicò Billy. «Lì sotto la temperatura è più bassa. Se ci è andato di sua volontà, può significare che ha ancora un briciolo di controllo.»
Corsero tutti e quattro all’interno dell’ospedale.
Dylan afferrò il polso di Billy e Donovan, e disse a Zec: «Attaccati al mio busto. Se restate stretti a me, posso mimetizzarvi e nessuno ci fermerà, o farà domande.»
Muovendosi a contatto con il ragazzo, Billy vide l’ambiente assumere sfumature verdognole, la visione del compagno quando usava i poteri da camaleonte. Come da sua istruzione, procedettero senza intoppi, entrando nell’ascensore e scendendo fino al piano sotterraneo.
Una volta fuori dall’abitacolo ed essersi accertati di non avere estranei intorno, si staccarono da Dylan e si ritrovarono nel corridoio asettico e gelido dell’obitorio.
Tonfi pesanti dalla porta in metallo sulla destra li spinse a muoversi in quella direzione.
«Un attimo, cosa facciamo quando ce lo troviamo davanti?» domandò Donovan. «Può aver già scatenato un incendio e non possiamo toccarlo.»
Portandosi la mano sinistra alla fronte che gli pulsava a ritmo selvaggio, Billy disse: «Deve occuparsene Zec. Devi contenerlo con il tuo potere.»
Il fidanzato annuì.
La porta sbatté a terra con un fragore e scintille di fiamme sprizzarono dall’apertura.
Zec attivò il potere da Poltergeist, assumendo il solito aspetto con capelli neri, venature scure e occhi dalla sclera color pece. Corse davanti alla camera con i cadaveri chiusi nelle varie sezioni e seguito dai tre compagni alle spalle, videro Jordan.
Avvolto dalle fiamme, seminudo con i brandelli di vestiti che scintillavano per il fuoco, restava inginocchiato sul pavimento a braccia piegate e stringendo i pugni. Gli occhi dalle iridi arancioni li individuarono e aprì la bocca, mostrando sottili zanne superiori e lanciando un ringhiò acuto.
Zec allungò le braccia in avanti e il corpo di Jordan si sollevò di colpo, finendo schiacciato contro il soffitto. Ruotò il polso sinistro e le fiamme vorticarono intorno al ragazzo, anziché consumare il resto della stanza.
Cercala.
La voce distorta risuonò nella testa di Billy. Scorgendo i suoi compagni, capì che il messaggio non li aveva raggiunti.
Cerca Kate!
Billy strinse i denti. Il tono si fece più insistente e fu accompagnato da una fitta dolorosa al capo. Doveva eseguire quell’ordine. Si allontanò dal gruppo e raggiunse l’ascensore aperto.
«Dove stai andando?» gridò Dylan.
«Devo cercare Kate» ripeté, con la testa che gli martellava di nuovo in maniera opprimente. «Restate qui… fate la guardia e aiutate Zec come potete. Donovan, sei al comando della missione.» Non attese risposte e schiacciò con forza il pulsante del primo piano, osservando i due compagni a bocca aperta, mentre le porte scorrevoli si chiudevano.
Mentre la cabina saliva, nella mente risuonò un ruggito. Ebbe la percezione di non essere nel posto giusto. Appena le porte si aprirono sul piano, schiacciò il pulsante con impresso il numero 2 e il ruggito rimbombò ovunque e lo interpretò come una conferma di aver una fatto una scelta azzeccata.
Al nuovo scorrere delle porte dell’ascensore, Billy si lanciò fuori e vide Kate, nella forma di giaguaro mannaro, nel mezzo del corridoio. Lo fissava con le iridi verdi cariche d’odio e furore. Ringhiò snudando le zanne e galoppò verso di lui. Poi si bloccò di colpo e mutando il suo verso in un lamento, si portò le mani alle tempie.
Una scossa elettrica colpì anche la testa di Billy e la imitò in quel gesto. Trattenendosela con entrambe le mani, scrutò il secondo piano. Ai due lati c’erano diverse porte chiuse e nel lato opposto a quello in cui si trovava, un bagliore bluastro risaltò dall’ultima porta sulla destra. Nonostante il dolore ebbe un’illuminazione.
Era stato lì nel sogno di un'altra persona, quando era andato a caccia di Elliott e della Falce.
Kate compì un balzo all’indietro e corse verso la porta luminescente.
Billy la inseguì, lei spalancò l’entrata della camera e lui le fu subito dietro.
Nel centro, stesa sul letto, c’era una ragazzina di cerca dodici o tredici anni con i lunghi capelli biondo cenere e gli occhi chiusi.
Kate si mise in posizione eretta e camminò lenta verso la ragazzina. Allungò una mano per sfiorarla e il suo corpo divenne trasparente. Girò il volto a guardarlo e poi svanì.
Billy rimase all’interno della camera impietrito. Il dolore alla testa scomparve e non ebbe dubbi: era stata quella ragazzina a guidarlo fin lì e a collegare in qualche modo le loro menti e quella di Kate. Ma come mai Kate era svanita? Come se non fosse… reale.
Si fece coraggio e avanzò verso il letto. Le coperte la avvolgevano completamente, mostrando solo una striscia del pigiama bianco con piccoli cuori rosa. Sulle labbra chiuse era posizionata una mascherina per l’ossigeno.
La ragazzina non mosse un muscolo, così Billy prese la cartella inserita nel pannello ai piedi del letto e la scorse velocemente, acquisendo informazioni importanti.
 

Billy uscì dalle porte principali dell’ospedale Saint Mary, per fortuna nessuno aveva fatto caso a lui, o lo aveva riconosciuto.

Arrivato nel parcheggio illuminato dai lampioni, si ritrovò davanti il gruppo di amici e i membri del branco disposti a semicerchio. Aiden, Jordan, Dylan e Chas avevano il loro normale aspetto da adolescenti, tutti coperti da giacche a vento, di pelle o piumini. Kerry e Kenny erano uno accanto all’altra e il gemello maschio di nuovo con il controllo di sé in forma umana. Zec e Michelle senza le caratteristiche tipiche del loro potere, con Dana tra loro a risaltare con la sua carnagione rosso-demone. Betty e Donovan gli andarono incontro e il ragazzo disse: «Billy! Stai bene. Dov’è Kate? Jordan si è calmato di colpo pochi minuti fa.»
«Ci siamo ritrovati tutti qui fuori, i ragazzi del branco erano attratti da questo ospedale» continuò la ragazza.
Billy li osservò. «Kate è scomparsa davanti ai miei occhi. L’ho seguita fin dentro la stanza di una ragazzina in coma.»
«Un’altra persona in coma?» esclamò Michelle.
«E non è tutto: ha anche lei dei poteri psionici» aggiunse.
«Quindi ci ha portati lei qui?» domandò Chas.
Billy scrollò le spalle. «È la mia ipotesi, ma ho una domanda più importante da farvi.»
I volti degli undici ragazzi si rivolsero verso di lui.
«So come si chiama questa ragazzina, ma non la conosco. Qualcuno di voi sa chi è Sasha DiVittis?»
 

 

                                                               Continua…? 

lunedì 17 giugno 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 62

Il Gioco del Branco 26: Va’ Dove ti Porta il Lupo

 

Betty lanciò un’occhiata sfuggente a Michelle e Dana mentre sparivano nel vorticare del fumo viola, poi riportò la sua attenzione sulla porta da cui era scappato Kenny Wood.

Notò solo Zec accovacciarsi accanto a Billy che si teneva le tempie con le dita.
«Perfetto, ci mancava anche questo!» sbottò Donovan. «Chissà cosa aveva in testa Michelle e peggio, cosa combinerà la demone canterina.»
«Non mi importa, devo inseguire mio fratello» replicò Kerry.
La ragazza si liberò dalla sua presa e Betty capì che era inutile tentare ancora di fermarla, la sua unica possibilità era seguirla. Le fu accanto nella corsa verso l’uscita per tenere il passo con il gemello licantropo. 
«Betty! Dove vai?» le urlò Donovan agitato.
«Devo aiutarla con Kenny» rispose, senza voltarsi per guardarlo in volto. «Occupatevi degli altri.»
Kerry spinse in basso il maniglione antipanico ed entrambe furono all’esterno, prima che potesse sentire la replica del suo ragazzo.
La ragazza dalla pelle scura si guardò intorno come se ascoltasse qualcosa nell’aria, quindi corse verso il cancello d’ingresso del liceo.
«Perché andiamo da questa parte? Lo hai forse visto venire di qua?» chiese Betty, correndo.
«Non ho solo la forza di una Cacciatrice, ho anche parte dei suoi sensi e mi guidano in questa direzione. Mi aiuteranno a ritrovare Kenny.»
«Ci aiuteranno a ritrovarlo.»
«Senza offesa, ma non serviresti a molto.» Kerry saltò sulle sbarre in ferro e le scavalcò, atterrando dalla parte opposta della scuola.
Betty non si perse d’animo, le bastò un pensiero per ricorrere alla sua intangibilità e attraversò con comodità il cancello, fermandosi al suo fianco. «Invece posso esserti utile. So cosa vuol dire subire una cambiamento non richiesto.»
«Non si tratta di questo. O almeno non solo. Tra me e mio fratello c‘è un legame speciale, è grazie a quello che ho potuto calmarlo nella nostra vecchia casa e spingerlo a combattere la trasformazione. Adesso dovrò impegnarmi di più per gli effetti della luna sulla licantropia.» Kerry chiuse gli occhi e mosse il capo come a sondare l’ambiente. Quando li riaprì, riprese: «Ecco perché non c’è niente che puoi dire per risvegliare e calmare la sua coscienza.»
«Kenny ha una cotta per me, questo non crea un legame come il vostro, ma è pur sempre qualcosa» rispose piccata.
«Lui ti piace nello stesso modo?» domandò Kerry.
«No, però…»
«Ok, vieni, ma non essermi d’impaccio» la interruppe. Poi cominciò a correre di nuovo sul marciapiede, costeggiando un viale alberato.
Betty rimase spiazzata pochi secondi dalla rapidità della sua risposta. Si riprese e mantenendo la forma da spettro, si sollevò dal cemento e si mosse nell’aria, riuscendo a tenere la stessa andatura dell’altra ragazza e non creandole problemi.
Percorsero l’intera strada e ci vollero parecchi minuti prima che intravedessero il gemello Wood a quattro zampe, illuminato da una fila di lampioni e intento a correre spedito nella sua forma lupina.
Kerry fece uno scatto da atleta e gli si buttò addosso, atterrandolo sul cemento. Premendo il suo busto contro la schiena di lui, che le si contorceva sotto provando a liberarsi, gli afferrò e immobilizzò le braccia.
«Kenny, ascoltami!» sentenziò. «Ti sei già ribellato al controllo di Kate, puoi resistere alla furia scatenata dalla luna piena. Non sei un animale.»
Kenny ringhiò e si dimenò, tentando con ogni forza di scrollarsela di dosso, finché riuscì a farla cadere all’indietro. A quel punto, senza degnarle della sua attenzione, riprese il suo galoppare verso l’obiettivo.
«Dobbiamo cambiare tattica» disse Betty. «Non serve la violenza, bisogna distrarlo.»
Kerry si rialzò da terra. «Da cosa? E in che modo?»
«Da questo irrefrenabile impulso.»
Ripresero a inseguirlo e Betty ragionò sul comportamento del ragazzo. A differenza dell’attacco ordito da Kate, ora sembrava solo intenzionato a raggiungere un luogo preciso, non attaccare o ferire, e più avanzavano, più le sembrò di riconoscere la zona della città.
Non appena furono in prossimità di un parcheggio circondato da un cancello scorrevole, riconobbe il retro dell’ospedale Saint Mary, dove sostavano le ambulanze.
«C’è qualcosa dentro l’ospedale che lo richiama e qualunque cosa sia, deve essere collegata a Elliott Summerson» esclamò Betty. «Ho un’idea, ma devi fidarti di me.»
Kerry annuì.
«Tornerò brevemente tangibile, e tu lanciami verso di lui in modo che lo superi. Proverò a parlargli.»
«Pensi che basti?» le domandò.
«No, ecco perché tu dovrai salire su un ambulanza, anzi meglio due e far partire in qualche modo le sirene.»
«E come dovrei fare?»
«Non so, improvvisa» replicò. Poi le andò accanto e disse: «Forza, prima che entri nel parcheggio.»
Poco convinta e scuotendo la testa, Kerry la afferrò sotto le braccia e la sollevò, quindi la alzò al di sopra della sua testa e la lanciò come se non pesasse più di una bambola.
Appena perse il contatto con le mani della compagna, Betty attivò il suo potere e la mancanza di solidità le permise di volare più velocemente oltre il giovane licantropo. Planò sul marciapiede, sprofondando sotto la superficie, non si allarmò e riemerse subito.
Kenny frenò strisciando rumorosamente le suole delle scarpe sul cemento e piantò i piedi a terra, tornò in posizione eretta e le ringhiò. I riccioli scuri erano un groviglio con i peli, mostrando a malapena le orecchie a punta, e le basette allungate fino al mento ricoprivano i lati di ciuffi di pelo nero. Il suo sguardo era perso nello stato bestiale.
Lei tenne la parte di gamba dalla caviglia in giù immersa nel cemento e affondò le mani nelle spalle di lui e si fermò solo quando avvertì le ossa delle spalle. «Scusami, farà un po’ male.»
Kenny tentò di muoversi, ma non riuscì a spostarsi e prese ad agitare le mani, cerando di graffiarla con  gli artigli, ma con il solo risultato di attraversare quel corpo spettrale.
«Non ti biasimo per la tua furia, in una sola notte stai subendo di tutto» disse Betty. «Però hai già battuto il condizionamento di Kate, puoi riuscire anche contro la luna piena. Sei forte e non sei solo.»
Il ragazzo puntò gli occhi dall’iride gialla nei suoi e snudò i denti e le zanne, quei particolari risaltarono sulla sua pelle color cioccolato e parvero brillare nella notte semioscura. Il respiro gli si fece ansante, il ringhio mutò in una voce roca e in parte ferale.
«Non… voglio… fare… male.»
«Lo so. Mi vuoi bene.» replicò Betty. «E non succederà. So che è difficile, ma sono qui con te. Sono tua amica.»
Lo strillo acuto e monotono della sirena di un’ambulanza partì all’improvviso alle loro spalle.
Kenny chiuse gli occhi e digrignò denti e zanne per il fastidio, si coprì le orecchie con le mani: nel suo stato quel rumore era almeno dieci volte più acuto di quanto potesse percepirlo da umano.
«Guardami!» gridò Betty, provando a sovrastare il frastuono. «Concentrati sulla mia voce.»
Kenny sollevò le palpebre.
«Devi ignorare tutto il resto. La sirena, l’influsso della luna, qualsiasi cosa ti spinga verso l’ospedale» continuò sostenendo lo sguardo di lui. «Pensa a me. Torna in forma umana. Lo hai già fatto per tua scelta. La tua volontà e più forte di tutto il resto.»
Il ragazzo dilatò le narici, abbassò le braccia lungo i fianchi e strinse i pugni. Gli artigli tornarono unghie; le orecchie si ritrassero nella normale dimensione; i peli svanirono dal volto e dalla testa.
Avvertendo un fremito nel fisico del compagno, Betty ritrasse le mani dal suo busto e sollevò i piedi al di fuori dal cemento. Osservò il suo aspetto diventare completamente umano, annullando anche il colore giallo negli occhi.
Kenny crollò  a terra sulle ginocchia, stremato.
Betty tornò tangibile e si piegò al suo fianco. «Ce l’hai fatta.»
Con il respiro accelerato, lui rispose: «Solo… grazie… a te.»
«Bé ha contribuito anche tua sorella.»
«Dov’è?»
«Nel parcheggio.» Lo aiutò a rialzarsi e sostenendolo per un braccio, si avviarono lungo la strada.
Guidati dal rombare della sirena e dalla luce rossa rotante che illuminava come un faro l’ambulanza scelta dalla gemella Wood, la raggiunsero e la trovarono seduta sul posto di guida, con la portiera divelta.
Appena li vide, Kerry diede un pugno al quadro comandi e la sirena si spense.
«Alla fine ci sei riuscita» fece Betty.
«Essere cresciuta da poliziotti cazzuti ha i suoi vantaggi.» La ragazza saltò giù dal mezzo e strabuzzò gli occhi, sorrise nel vedere il fratello libero dalla trasformazione in licantropo e gli buttò le braccia intorno al collo.
«Sai di aver appena danneggiato proprietà pubbliche e compiuto atti di vandalismo?» scherzò Kenny.
Lei si staccò da lui. «Per te, fratellino, questo e altro.»
Betty sorrise a sua volta. Aveva avuto un’opinione negativa sui gemelli, ora stava cambiando: tra loro poteva esserci una collaborazione e magari più avanti una sincera amicizia.
«Però è presto per cantare vittoria» disse Kenny, girandosi verso l’ingresso secondario dell’ospedale Saint Mary. «Anche in forma umana, riesco a sentire la presenza del resto del branco. Compresa Kate. Ed è furiosa.»
 
   

                                                                  Continua…? 

lunedì 3 giugno 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 61

 Il Gioco del Branco 25: Luna Piena Scatenata

 

Michelle osservò la scena attonita, senza riuscire ad attivare il potere da Poltergeist.

«È la luna piena» urlò Billy. «Come lupo mannaro ne subisce l’influsso, lo rende più forte e bestiale. Bis…» Le parole gli morirono in gola. Strinse le palpebre e deformò i lineamenti del volto in un’espressione di dolore. Si toccò con le dita le tempie e si piegò sulle ginocchia.
Kenny si mise a quattro zampe e corse verso le porte antipanico della palestra. La gemella gli andò contro per bloccarlo, ma lui la evitò con uno scatto rapido. Raggiunse l’uscita e sparì all’esterno.
Kerry si girò, diretta a sua volta verso le porte, ma Betty le afferrò il braccio.
«Aspetta, sta succedendo qualcosa, dobbiamo capire cosa e organizzarci» le disse agitata.
«È come ha detto il vostro ammazzavampiri, la luna piena manda su di giri il branco, saranno come schegge impazzite, l’unica soluzione è trovarli e neutralizzarli» fece Dana. Poi sollevò le braccia sulla testa, nella sua abituale posa per svanire. «Mi occupo della mia brutta copia bionda.»
Michelle avanzò veloce accanto a lei e le afferrò la schiena con entrambe le mani. Le dispiaceva abbandonare i suoi amici, non decidere insieme la strategia, ma doveva chiarirsi con Dana finché aveva il coraggio di farlo
Il fumo violaceo turbinò intorno a loro due e Michelle poté scorgere gli sguardi interdetti dei compagni, prima di scomparire dalla palestra.
 

La foschia viola si diradò in pochi secondi e Michelle vide davanti a sé il cancello in ferro circondare un’abitazione sconosciuta.

«Non mi dispiace la tua intraprendenza, ma a cosa devo tanto desiderio di avvinghiarti a me?» le domandò Dana, sorridendo maliziosa.
Michelle impiegò qualche istante a riprendersi dal trasporto demoniaco e allontanò le mani dall’altra. «Dobbiamo parlare, o almeno devo farlo io.» Prese un lungo respiro e continuò: «La prima volta che Chas ha mostrato il suo potere, so che mi hai sentito invocarti, ma non sei apparsa. E quando siamo stati prig… ospiti del tuo inferno, mi hai ignorato tutto il tempo.»
Dana non smise di fissarla con il suo sorrisetto.
Michelle si strinse a quell’ultimo brandello di coraggio ancora pulsante. «Tu mi piaci. Più di un’amica e come non credevo fosse possibile. Voglio sapere cosa sono per te? Un gioco? Un passatempo?»
«Nonostante sia passato del tempo dal nostro primo bacio, hai ancora bisogno di mettere delle etichette.»
«Voglio solo avere le idee chiare» replicò. «So cosa provo, è più di una cotta, di sicuro attrazione.»
«E non basta?» chiese serafica Dana. «Bisogna proprio categorizzarci?»
«No… ma non voglio perdere tempo a illudermi. Se non ti interesso per una relazione, va bene. Però devo saperlo.»
«Non posso darti certezze, se è quello che cerchi» rispose Dana, diventando seria. «Mi piaci anche tu, questo è ovvio. Non so che tipo di relazione possa nascere tra di noi, ma ti propongo di scoprirlo insieme, un po’ alla volta, giorno, dopo giorno. E ricordati che non sono la classica fidanzata, ma uno spirito libero. Puoi accettarlo?»
Non era la risposta che si aspettava. A dire il vero, Michelle non sapeva cosa aspettarsi. Zec l’aveva messa in guardia sul carattere spigoloso della sorella, eppure a modo suo le aveva fatto una confessione sincera.
«Proviamo e vediamo come procede» le disse infine, convinta di non volersi impegnare appieno nemmeno lei, almeno finché non avesse compreso bene cosa significasse fidanzarsi con Dana Giller, la demone dei musical.
«Cosa ci fate voi due qui?»
Chas era appena uscita dal cancello davanti a loro. Indossava una giacca di pelle rosa e le fissava guardinga.
«Oh bene, eccola qui» esordì Dana.
Ricordandosi solo in quel momento della ragione per cui si trovavano lì, Michelle la squadrò con attenzione. Non  era trasformata e non appariva nemmeno fuori controllo. A quel punto si girò di scatto verso Dana.
«Hai di nuovo fatto il tuo tornaconto. Chas non rischiava di diventare come Kenny, perché lei non è un lupo mannaro. È una banshee, o sirena, o creatura soprannaturale della musica, la luna piena non ha effetto su di lei. Zec aveva ragione, non sei altruista, ti occupi solo di quello che ti interessa e volevi approfittare di questa situazione per avere una scusa per prendertela con lei.»
Dana si strinse nelle spalle. «Mi hai scoperta: lo sospettavo, senza certezze, ma davvero sei sorpresa? O ti dispiace? Mi sembra che vi abbia messo in difficoltà più volte, non è proprio indifesa.»
«Su questo aspetto del tuo carattere non andremo mai d’accordo.»
Chas sbuffò irritata e avanzò verso di loro. «Non ho capito di cosa diavolo state parlando, ma ho fretta, lasciatemi in pace.»
Michelle la osservò superarle, infilare una mano nella tasca destra ed estrarre una boccetta arancione da cui prese una pasticca e se la cacciò in bocca.
«Cosa hai preso?» domandò Michelle.
«Droga?» ipotizzò Dana.
«È un’aspirina» rispose secca la ragazza, girandosi verso di loro. «Non sono affari vostri, ma è tutta la sera che ho un gran mal di testa e…» si zittì di colpo.
Michelle collegò gli avvenimenti. Quel dolore era il modo in cui la luna piena influenzava la sua trasformazione, era diverso da come lo avevano immaginato, ma comunque poteva significare un pericolo. «Sta succedendo qualcosa di brutto, non è così? Spiegaci, possiamo aiutarti.»
«Perché dovrei fidarmi? Siamo in gruppi rivali» le ricordò Chas.
«Non importa, in questa notte siete tutti incapaci di controllare quello che vi ha fatto Kate. Potete farvi del male e peggio, farne a chi non ha niente a che fare con il suo stupido gioco.»
Chas si morse il labbro inferiore. «Non si tratta di me. Sono in pensiero per Aiden. Gli sta capitando qualcosa.»
Dana inarcò un sopracciglio. «E tu come lo sai?»
«Lo sento nella mia mente, forse è la causa del mio mal di testa» spiegò. «È arrabbiato, furioso. Devo raggiungerlo al più presto.»
«Veniamo con te» annunciò Michelle. «Ti aiuteremo a calmarlo e contenerlo. Ci porterà Dana con il suo teletrasporto.»
«Frena, carotina. Non funziona così» fece la ragazza demone. «Non posso spostarmi  a caso. Devo conoscere il luogo, per comparire all’interno.»
Chas  rilassò le spalle. «Non so di preciso dov’è adesso, ma sento che si sta spostando e riesco quasi a vedere la strada che percorre. Posso guidarvi, ma a piedi ci impiegheremo una vita e non riesco a prendere l’auto in questo stato.»
Michelle aggrottò la fronte. In qualche modo il legame del branco era quello che forniva a Chas la traccia da seguire. «Non ho la patente e non credo Dana ne abbia più bisogno. Però posso usare il mio potere per trasportarci, faremo sicuramente in fretta.»
Non aspettò il consenso delle altre due ragazze, liberò le emozioni che la cambiavano e percepì su di sé i soliti tratti: avere i capelli scuri, le venature scure e la sclera nera. Il potere divampò dentro di lei. Si sollevò dal marciapiede levitando e con i palmi aperti rivolti all’insù, fece altrettanto con le compagne. «Da che parte andiamo?»
Rimanendo rigida per la stretta forzata e invisibile con cui era sorretta, Chas disse: «Diritto e al primo incrocio a destra.»
Michelle portò tutte e tre a qualche metro dal terreno, in modo da non destare sospetti in eventuali passanti e tantomeno travolgerli, e seguendo le indicazioni, volò alla caccia di Aiden.
 

Michelle non riuscì a calcolare la durata del loro tragitto, dovendo mantenere la concentrazione per non farle schiantare a terra.

Dall’alto, sul marciapiede che costeggiava un parco, videro il ragazzo correre come un fulmine. Aiden era a quattro zampe e procedeva deciso, seguendo una meta precisa.
Dalla  posizione, Michelle riuscì a intravedere le mani artigliate e le orecchie a punta. «Dove sta andando?»
«Non lo so. Sento che è attirato da un luogo… ma non so il motivo» rispose Chas.
«Dovremmo scendere e bloccarlo» disse Dana. «O volete scoprire qual è la sua meta?»
«No, dobbiamo fermarlo e calmarlo.» Michelle planò pochi passi davanti a lui, facendo atterrare le compagne al suo fianco.
Trovandole all’improvviso sulla sua strada, Aiden si bloccò e ringhiò contro.
Michelle allungò le mani, tenendo le dita ripiegate a coppa. Sperò di fermarlo con la sua presa mentale, ma lui parve avvertire il colpo, si buttò in mezzo alla strada, schivò un’automobile e le superò, riprendendo la sua corsa.
Chas gli si lanciò subito dietro. «Aiden! Aiden!»
Michelle prese a correre, tirando la ragazza demone per un braccio.
«Cosa stiamo facendo? Abbiamo volato fino a ora e adesso facciamo le maratonete?» fece Dana infastidita.
«Devo concentrarmi per provare a prenderlo e non posso anche occuparmi di farci levitare» replicò Michelle. Tenne gli occhi fissi sul licantropo e quando gli vide posare le mani sul cemento per spingersi in avanti, gli trattenne le gambe con il potere da Poltergeist.
Aiden sbandò, perse l’equilibrio e rotolò contro un muro.
Michelle ne approfittò e spingendo la forza invisibile con la mente, lo tenne premuto contro i mattoni.
Aiden strinse gli occhi a mandorla con le pupille dall’iride gialla e con il suono che gli partì dal profondo della gola, ringhiò più forte e più a lungo.
Chas si fermò a pochi passi dal compagno. «Aiden, calma, devi ritrasformarti.»
In risposta, l’altro formulò dei versi incomprensibili, forse nemmeno delle vere parole, mostrando le coppie di zanne superiori e inferiori e gocciolando spruzzi di bava dai lati delle labbra.
«Non posso trattenerlo tutta la notte» disse Michelle. «E lui non sembra voler collaborare.»
«Posso provare con il trattamento usato su Kenny» propose Dana. «Forse potremmo anche fargli rivelare qualcosa in più, ora che sappiamo come rompere il legame con l’Alpha.»
«Non saprei…» Michelle lo osservò provare a fatica a dimenarsi, lanciando rantoli e ringhi. «Non mi sembra nelle condizioni di poter sopportare qualcosa del genere.»
«Non posso aiutare in altro modo e comunque in questa maniera elimineremmo il problema alla radice» puntualizzò Dana.
«No, non voglio rischiare con la sua vita» intervenne Chas. «Accetterò il vostro aiuto, ma a condizione che Aiden ne esca incolume.»
Dana incrociò le braccia sul petto. «Hai un’altra idea?»
Chas si spostò le ciocche di capelli biondi dietro le orecchie. «Posso usare il mio potere, la mia voce, in un modo differente e convincerlo a placarsi.»
«E sei sicura funzioni?» domandò Michelle.
«No.»
Michelle la fissò interdetta. «Ma potresti essere tu a rischio.»
«Non mi importa» rispose Chas, abbassando lo sguardo. «Tienilo bloccato e io tenterò, l’importante è metterlo in salvo.»
Il modo in cui evitava i suoi occhi e come le sue gote si erano colorate di un lieve rossore, spinsero Michelle a supporre che l’interesse della ragazza per Aiden andasse oltre i doveri del branco. In quel momento però non volle approfondire la questione dei sentimenti. «Farò il possibile, tu stai attenta e fai in fretta.»
Chas annuì. Si schiarì la voce e intonò una melodia, canticchiandola a bocca chiusa.
Dana la osservò e poi spostò gli occhi su Michelle: le stava domandando silenziosamente che canzone fosse, ma nemmeno lei la riconobbe.   
Le orecchie a punta di Aiden ebbero un lieve fremito, poi un secondo. La sua attenzione era tutta per la ragazza che stava producendo quel suono piacevole. Non combatté più per liberarsi e ritrasse gli artigli dalle dita.
Michelle avvertì il rilassarsi degli arti del ragazzo e non opporsi alla sua forza mentale, così allentò a sua volta la pressione. Lo osservò sedersi, posando le mani davanti ai piedi, intento solo a seguire la voce.
Chas si accovacciò al suo fianco e gli tese la mano destra.
Aiden abbassò il capo e annusò la sua pelle. Aprì la bocca e le zanne si accorciarono, rimanendo nella dentatura, ma meno minacciose. «C-Chas… c-cosa è s-successo?» balbettò.
La ragazza interruppe la sua canzone. «È tutto a posto. La luna piena ti aveva… agitato.»
Michelle lo scrutò, le parve in pieno controllo di sé. «Come ti senti? Vuoi azzannarci o cose simili?»
«No. Sono solo frastornato» rispose, spostando lo sguardo verso di lei.                 
«Adesso smetto di trattenerti con il mio potere, muoviti piano» gli intimò. Tirò indietro i gomiti e annullò del tutto il blocco esercitato sul corpo.
Aiden si rialzò lentamente. In posizione eretta, scrutò i volti delle tre intorno a lui e poi si soffermò sulla compagna del branco. «Grazie.»
Chas sorrise e si rimise in piedi a sua volta.
«Ovviamente  non sai dirci perché correvi verso questa direzione» disse Dana, inclinando la testa da un lato.
«Era come un richiamo, senza capire la ragione, sapevo di dover venire qui.» Aiden dilatò le narici e inspirò l’aria della sera. «E non sono l’unico. Altri del nostro branco sono qui.»
Michelle si guardò intorno circospetta e solo in quell’istante, scoprì dove si trovassero.
A pochi metri da loro si stagliava l’ospedale Saint Mary. Lo stesso luogo in cui dormiva Elliott Summerson.

  

 
                                                                Continua…?