lunedì 3 giugno 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 61

 Il Gioco del Branco 25: Luna Piena Scatenata

 

Michelle osservò la scena attonita, senza riuscire ad attivare il potere da Poltergeist.

«È la luna piena» urlò Billy. «Come lupo mannaro ne subisce l’influsso, lo rende più forte e bestiale. Bis…» Le parole gli morirono in gola. Strinse le palpebre e deformò i lineamenti del volto in un’espressione di dolore. Si toccò con le dita le tempie e si piegò sulle ginocchia.
Kenny si mise a quattro zampe e corse verso le porte antipanico della palestra. La gemella gli andò contro per bloccarlo, ma lui la evitò con uno scatto rapido. Raggiunse l’uscita e sparì all’esterno.
Kerry si girò, diretta a sua volta verso le porte, ma Betty le afferrò il braccio.
«Aspetta, sta succedendo qualcosa, dobbiamo capire cosa e organizzarci» le disse agitata.
«È come ha detto il vostro ammazzavampiri, la luna piena manda su di giri il branco, saranno come schegge impazzite, l’unica soluzione è trovarli e neutralizzarli» fece Dana. Poi sollevò le braccia sulla testa, nella sua abituale posa per svanire. «Mi occupo della mia brutta copia bionda.»
Michelle avanzò veloce accanto a lei e le afferrò la schiena con entrambe le mani. Le dispiaceva abbandonare i suoi amici, non decidere insieme la strategia, ma doveva chiarirsi con Dana finché aveva il coraggio di farlo
Il fumo violaceo turbinò intorno a loro due e Michelle poté scorgere gli sguardi interdetti dei compagni, prima di scomparire dalla palestra.
 

La foschia viola si diradò in pochi secondi e Michelle vide davanti a sé il cancello in ferro circondare un’abitazione sconosciuta.

«Non mi dispiace la tua intraprendenza, ma a cosa devo tanto desiderio di avvinghiarti a me?» le domandò Dana, sorridendo maliziosa.
Michelle impiegò qualche istante a riprendersi dal trasporto demoniaco e allontanò le mani dall’altra. «Dobbiamo parlare, o almeno devo farlo io.» Prese un lungo respiro e continuò: «La prima volta che Chas ha mostrato il suo potere, so che mi hai sentito invocarti, ma non sei apparsa. E quando siamo stati prig… ospiti del tuo inferno, mi hai ignorato tutto il tempo.»
Dana non smise di fissarla con il suo sorrisetto.
Michelle si strinse a quell’ultimo brandello di coraggio ancora pulsante. «Tu mi piaci. Più di un’amica e come non credevo fosse possibile. Voglio sapere cosa sono per te? Un gioco? Un passatempo?»
«Nonostante sia passato del tempo dal nostro primo bacio, hai ancora bisogno di mettere delle etichette.»
«Voglio solo avere le idee chiare» replicò. «So cosa provo, è più di una cotta, di sicuro attrazione.»
«E non basta?» chiese serafica Dana. «Bisogna proprio categorizzarci?»
«No… ma non voglio perdere tempo a illudermi. Se non ti interesso per una relazione, va bene. Però devo saperlo.»
«Non posso darti certezze, se è quello che cerchi» rispose Dana, diventando seria. «Mi piaci anche tu, questo è ovvio. Non so che tipo di relazione possa nascere tra di noi, ma ti propongo di scoprirlo insieme, un po’ alla volta, giorno, dopo giorno. E ricordati che non sono la classica fidanzata, ma uno spirito libero. Puoi accettarlo?»
Non era la risposta che si aspettava. A dire il vero, Michelle non sapeva cosa aspettarsi. Zec l’aveva messa in guardia sul carattere spigoloso della sorella, eppure a modo suo le aveva fatto una confessione sincera.
«Proviamo e vediamo come procede» le disse infine, convinta di non volersi impegnare appieno nemmeno lei, almeno finché non avesse compreso bene cosa significasse fidanzarsi con Dana Giller, la demone dei musical.
«Cosa ci fate voi due qui?»
Chas era appena uscita dal cancello davanti a loro. Indossava una giacca di pelle rosa e le fissava guardinga.
«Oh bene, eccola qui» esordì Dana.
Ricordandosi solo in quel momento della ragione per cui si trovavano lì, Michelle la squadrò con attenzione. Non  era trasformata e non appariva nemmeno fuori controllo. A quel punto si girò di scatto verso Dana.
«Hai di nuovo fatto il tuo tornaconto. Chas non rischiava di diventare come Kenny, perché lei non è un lupo mannaro. È una banshee, o sirena, o creatura soprannaturale della musica, la luna piena non ha effetto su di lei. Zec aveva ragione, non sei altruista, ti occupi solo di quello che ti interessa e volevi approfittare di questa situazione per avere una scusa per prendertela con lei.»
Dana si strinse nelle spalle. «Mi hai scoperta: lo sospettavo, senza certezze, ma davvero sei sorpresa? O ti dispiace? Mi sembra che vi abbia messo in difficoltà più volte, non è proprio indifesa.»
«Su questo aspetto del tuo carattere non andremo mai d’accordo.»
Chas sbuffò irritata e avanzò verso di loro. «Non ho capito di cosa diavolo state parlando, ma ho fretta, lasciatemi in pace.»
Michelle la osservò superarle, infilare una mano nella tasca destra ed estrarre una boccetta arancione da cui prese una pasticca e se la cacciò in bocca.
«Cosa hai preso?» domandò Michelle.
«Droga?» ipotizzò Dana.
«È un’aspirina» rispose secca la ragazza, girandosi verso di loro. «Non sono affari vostri, ma è tutta la sera che ho un gran mal di testa e…» si zittì di colpo.
Michelle collegò gli avvenimenti. Quel dolore era il modo in cui la luna piena influenzava la sua trasformazione, era diverso da come lo avevano immaginato, ma comunque poteva significare un pericolo. «Sta succedendo qualcosa di brutto, non è così? Spiegaci, possiamo aiutarti.»
«Perché dovrei fidarmi? Siamo in gruppi rivali» le ricordò Chas.
«Non importa, in questa notte siete tutti incapaci di controllare quello che vi ha fatto Kate. Potete farvi del male e peggio, farne a chi non ha niente a che fare con il suo stupido gioco.»
Chas si morse il labbro inferiore. «Non si tratta di me. Sono in pensiero per Aiden. Gli sta capitando qualcosa.»
Dana inarcò un sopracciglio. «E tu come lo sai?»
«Lo sento nella mia mente, forse è la causa del mio mal di testa» spiegò. «È arrabbiato, furioso. Devo raggiungerlo al più presto.»
«Veniamo con te» annunciò Michelle. «Ti aiuteremo a calmarlo e contenerlo. Ci porterà Dana con il suo teletrasporto.»
«Frena, carotina. Non funziona così» fece la ragazza demone. «Non posso spostarmi  a caso. Devo conoscere il luogo, per comparire all’interno.»
Chas  rilassò le spalle. «Non so di preciso dov’è adesso, ma sento che si sta spostando e riesco quasi a vedere la strada che percorre. Posso guidarvi, ma a piedi ci impiegheremo una vita e non riesco a prendere l’auto in questo stato.»
Michelle aggrottò la fronte. In qualche modo il legame del branco era quello che forniva a Chas la traccia da seguire. «Non ho la patente e non credo Dana ne abbia più bisogno. Però posso usare il mio potere per trasportarci, faremo sicuramente in fretta.»
Non aspettò il consenso delle altre due ragazze, liberò le emozioni che la cambiavano e percepì su di sé i soliti tratti: avere i capelli scuri, le venature scure e la sclera nera. Il potere divampò dentro di lei. Si sollevò dal marciapiede levitando e con i palmi aperti rivolti all’insù, fece altrettanto con le compagne. «Da che parte andiamo?»
Rimanendo rigida per la stretta forzata e invisibile con cui era sorretta, Chas disse: «Diritto e al primo incrocio a destra.»
Michelle portò tutte e tre a qualche metro dal terreno, in modo da non destare sospetti in eventuali passanti e tantomeno travolgerli, e seguendo le indicazioni, volò alla caccia di Aiden.
 

Michelle non riuscì a calcolare la durata del loro tragitto, dovendo mantenere la concentrazione per non farle schiantare a terra.

Dall’alto, sul marciapiede che costeggiava un parco, videro il ragazzo correre come un fulmine. Aiden era a quattro zampe e procedeva deciso, seguendo una meta precisa.
Dalla  posizione, Michelle riuscì a intravedere le mani artigliate e le orecchie a punta. «Dove sta andando?»
«Non lo so. Sento che è attirato da un luogo… ma non so il motivo» rispose Chas.
«Dovremmo scendere e bloccarlo» disse Dana. «O volete scoprire qual è la sua meta?»
«No, dobbiamo fermarlo e calmarlo.» Michelle planò pochi passi davanti a lui, facendo atterrare le compagne al suo fianco.
Trovandole all’improvviso sulla sua strada, Aiden si bloccò e ringhiò contro.
Michelle allungò le mani, tenendo le dita ripiegate a coppa. Sperò di fermarlo con la sua presa mentale, ma lui parve avvertire il colpo, si buttò in mezzo alla strada, schivò un’automobile e le superò, riprendendo la sua corsa.
Chas gli si lanciò subito dietro. «Aiden! Aiden!»
Michelle prese a correre, tirando la ragazza demone per un braccio.
«Cosa stiamo facendo? Abbiamo volato fino a ora e adesso facciamo le maratonete?» fece Dana infastidita.
«Devo concentrarmi per provare a prenderlo e non posso anche occuparmi di farci levitare» replicò Michelle. Tenne gli occhi fissi sul licantropo e quando gli vide posare le mani sul cemento per spingersi in avanti, gli trattenne le gambe con il potere da Poltergeist.
Aiden sbandò, perse l’equilibrio e rotolò contro un muro.
Michelle ne approfittò e spingendo la forza invisibile con la mente, lo tenne premuto contro i mattoni.
Aiden strinse gli occhi a mandorla con le pupille dall’iride gialla e con il suono che gli partì dal profondo della gola, ringhiò più forte e più a lungo.
Chas si fermò a pochi passi dal compagno. «Aiden, calma, devi ritrasformarti.»
In risposta, l’altro formulò dei versi incomprensibili, forse nemmeno delle vere parole, mostrando le coppie di zanne superiori e inferiori e gocciolando spruzzi di bava dai lati delle labbra.
«Non posso trattenerlo tutta la notte» disse Michelle. «E lui non sembra voler collaborare.»
«Posso provare con il trattamento usato su Kenny» propose Dana. «Forse potremmo anche fargli rivelare qualcosa in più, ora che sappiamo come rompere il legame con l’Alpha.»
«Non saprei…» Michelle lo osservò provare a fatica a dimenarsi, lanciando rantoli e ringhi. «Non mi sembra nelle condizioni di poter sopportare qualcosa del genere.»
«Non posso aiutare in altro modo e comunque in questa maniera elimineremmo il problema alla radice» puntualizzò Dana.
«No, non voglio rischiare con la sua vita» intervenne Chas. «Accetterò il vostro aiuto, ma a condizione che Aiden ne esca incolume.»
Dana incrociò le braccia sul petto. «Hai un’altra idea?»
Chas si spostò le ciocche di capelli biondi dietro le orecchie. «Posso usare il mio potere, la mia voce, in un modo differente e convincerlo a placarsi.»
«E sei sicura funzioni?» domandò Michelle.
«No.»
Michelle la fissò interdetta. «Ma potresti essere tu a rischio.»
«Non mi importa» rispose Chas, abbassando lo sguardo. «Tienilo bloccato e io tenterò, l’importante è metterlo in salvo.»
Il modo in cui evitava i suoi occhi e come le sue gote si erano colorate di un lieve rossore, spinsero Michelle a supporre che l’interesse della ragazza per Aiden andasse oltre i doveri del branco. In quel momento però non volle approfondire la questione dei sentimenti. «Farò il possibile, tu stai attenta e fai in fretta.»
Chas annuì. Si schiarì la voce e intonò una melodia, canticchiandola a bocca chiusa.
Dana la osservò e poi spostò gli occhi su Michelle: le stava domandando silenziosamente che canzone fosse, ma nemmeno lei la riconobbe.   
Le orecchie a punta di Aiden ebbero un lieve fremito, poi un secondo. La sua attenzione era tutta per la ragazza che stava producendo quel suono piacevole. Non combatté più per liberarsi e ritrasse gli artigli dalle dita.
Michelle avvertì il rilassarsi degli arti del ragazzo e non opporsi alla sua forza mentale, così allentò a sua volta la pressione. Lo osservò sedersi, posando le mani davanti ai piedi, intento solo a seguire la voce.
Chas si accovacciò al suo fianco e gli tese la mano destra.
Aiden abbassò il capo e annusò la sua pelle. Aprì la bocca e le zanne si accorciarono, rimanendo nella dentatura, ma meno minacciose. «C-Chas… c-cosa è s-successo?» balbettò.
La ragazza interruppe la sua canzone. «È tutto a posto. La luna piena ti aveva… agitato.»
Michelle lo scrutò, le parve in pieno controllo di sé. «Come ti senti? Vuoi azzannarci o cose simili?»
«No. Sono solo frastornato» rispose, spostando lo sguardo verso di lei.                 
«Adesso smetto di trattenerti con il mio potere, muoviti piano» gli intimò. Tirò indietro i gomiti e annullò del tutto il blocco esercitato sul corpo.
Aiden si rialzò lentamente. In posizione eretta, scrutò i volti delle tre intorno a lui e poi si soffermò sulla compagna del branco. «Grazie.»
Chas sorrise e si rimise in piedi a sua volta.
«Ovviamente  non sai dirci perché correvi verso questa direzione» disse Dana, inclinando la testa da un lato.
«Era come un richiamo, senza capire la ragione, sapevo di dover venire qui.» Aiden dilatò le narici e inspirò l’aria della sera. «E non sono l’unico. Altri del nostro branco sono qui.»
Michelle si guardò intorno circospetta e solo in quell’istante, scoprì dove si trovassero.
A pochi metri da loro si stagliava l’ospedale Saint Mary. Lo stesso luogo in cui dormiva Elliott Summerson.

  

 
                                                                Continua…?

lunedì 20 maggio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 60

 Il Gioco del Branco 24: Like a Werewolf

 

Donovan trascinò una sedia nel centro della palestra e nella semioscurità, Michelle vi depositò con il suo potere il corpo privo di sensi di Kenny.

«Fai piano» ripeté per l’ennesima volta Kerry.
Michelle sbuffò esasperata, ma non rispose. Per tutto il tragitto l’aveva tormentata di fare attenzione con il suo prezioso gemello e un paio di volte era stata sul punto di risponderle di portarselo in spalla lei. Anche quando si erano intrufolati a scuola, sfruttando la finestra semi aperta della caffetteria, come avevano già fatto in passato, Kerry non si era resa conto della fatica per lei di doversi concentrare per passare e trasportare un’altra persona, nonostante l’aiuto di Zec. Sul punto di sbottare, Michelle aveva guardato le ferite della ragazza, in parte in via di guarigione grazie alle doti di Cacciatrice, ed era rimasta in silenzio.
«Billy, legalo stretto» disse Betty.
Ritornando al suo normale aspetto privo dei poteri di Poltergeist, Michelle guardò il ragazzo far girare un paio di corde e una catena intorno al busto e alle braccia di Kenny, immobilizzandolo alla sedia. «Quelle dove le hai prese?»
«Dal mio arsenale nascosto qui a scuola» replicò Billy, accovacciato accanto alla sedia e intento nella sua mansione.  
«È proprio necessario?» domandò Kerry, mentre Zec le fermava la benda intorno al braccio, dopo averle disinfettato i graffi, come aveva fatto con quelli sulla schiena.
Betty annuì. «Non sappiamo quanto rimarrà incosciente e non sono sicura controlli la trasformazione. Questo è l’unico modo per non fargli del male ed evitare che lui ne faccia a noi.»
«Ora puoi spiegarci cosa facciamo qui e in che modo hai intenzione di battere Kate al suo gioco?» domandò Donovan, debolmente illuminato dalla luce dei lampioni esterni, filtrata dalle finestre nel corridoio.
Michelle osservò l’amica mordersi il labbro inferiore e incrociare le braccia sul petto. Se aveva imparato qualcosa dalle posizioni che assumeva, significava che non le sarebbero piaciute le loro reazioni su quello che stava per rivelare.
«Può sembrarvi una scelta … strana, ma dovremmo chiamare Dana» disse Betty.
Zec si girò di scatto, facendo cadere sul pavimento la scatola del kit di pronto soccorso, presa dall’infermeria. «No, non è mai una soluzione coinvolgere mia sorella. E comunque non fa niente per niente e sappiamo come è andata l’ultima volta che abbiamo sfruttato il suo aiuto.»
«Me lo ricordo, ma ci ho riflettuto ed è l’unica che in qualche modo è riuscita a contrastare il potere di Kate» replicò la compagna. «Con una canzone, può indurre Kenny a rivelarci come lo ha trasformato e lo controlla, forse come controlla l’intero branco.»
Michelle cercò di nascondere il suo eccitamento all’idea di rivedere Dana. All’incontro durante il musical a scuola, non avevano avuto modo di parlare e anche se la situazione era disperata, come al solito, magari avrebbe potuto farle le domande che le frullavano in testa da mesi.
«Non sono d’accordo e non lo farò» disse Zec risoluto. «Non la chiamerò.»
Kenny emise dei mugolii, si mosse a fatica e riaprì gli occhi. Li stinse per abituarsi alla poca illuminazione della palestra e guardando verso il basso, scoprì di essere incatenato a una sedia. «Cosa è successo? Perché sono legato?»
La gemella gli fu subito accanto. «Ehi, non preoccuparti, è solo una precauzione. Come stai?»
«Sono confuso…» rispose. Rimase a fissarla per qualche secondo e poi esclamò: «Ti ho ferita! Mi dispiace! Non volevo, non riuscivo a controllarmi.»
Kerry gli accarezzò la guancia. «È tutto a posto, ti aiuteremo.» Si voltò verso il gruppo di ragazzi e disse: «Senza richiamare la ragazza demone, perché non proviamo a domandare a lui come ha fatto Kate a trasformarlo?»
Donovan inarcò un sopracciglio. «E pensi ci rivelerà tutto spontaneamente?»
Le catene tintinnarono tra loro e Kenny si agitò, come scosso da convulsioni. «Sta succedendo di nuovo.» Chiuse gli occhi e piegò le labbra scure in una smorfia di dolore. «Sto per ridiventare un licantropo.»
«Controllati» fece Kerry.
«Non posso… non riesco…»
Michelle lo osservò: stava soffrendo, lottare contro la trasformazione era tanto difficile quanto controllare le abilità da Poltergeist. E Kenny non poteva scegliere di attivare quel potere.
«Non è in grado di spiegarci nulla» sentenziò Betty. «Dana è la nostra unica possibilità di capire come aiutarlo.»
«Zec, questa volta non abbiamo altra scelta» disse Billy, avvicinandosi al fidanzato. «Devi mettere da parte il tuo risentimento per lei.»
L’altro ragazzo scosse la testa. «Possibile che non lo capiate? Se mi rivolgo a Dana ogni volta che c’è un problema, continuerà a manipolarmi. Mi dispiace, ma se voglio avere un rapporto… sano, devo dimostrarle che non ho bisogno del suo aiuto.»
«La chiamerò io» intervenne Michelle, senza badare alla sua impulsività. Non vedeva in Dana tutto il negativo che ripeteva Zec, ma  non era sua sorella. Tra loro c’era qualcosa di diverso.
Zec estrasse il cellulare dalla tasca posteriore dei pantaloni e glielo porse. La fissò negli occhi e lei vi interpretò la silenziosa richiesta di essere prudente.
Michelle richiamò dallo schermo l’applicazione con la playlist musicale. Fece scorrere il pollice sui brani, non era sicura quale fosse il più adatto da cantare per spingerla a venire.
«Risparmia la voce, carotina.» Rivoli di fumo violaceo scivolarono lungo il pavimento della palestra e Dana comparve nella parte inferiore. Avanzò sicura verso il gruppo e disse: «Vi stavo osservando da un po’.» 
Kerry la squadrò con dubbiosa. «Questo non mi rassicura sul suo aiuto.»
Dana sospirò. «Rilassati, la giaguara mannara e il suo gruppo di minions stanno sulle palle anche a me, per questo tenevo la situazione sotto controllo. Anche io ho un conto aperto con loro.»
Michelle si fece avanti per esserle di fronte. «Vuol dire che ci darai una mano a capire come curare Kenny?»
«Certo» le rispose l’altra, sfoderando il più rassicurante dei sorrisi.
«Senza pretendere niente in cambio» aggiunse Zec.
Dana gli lanciò uno sguardo fugace. «Vedremo.» Carezzò Michelle su una guancia e poi girò intorno agli altri ragazzi non legati, sfiorandoli con le dita. «Vi rendo immuni dal mio trattamento. Servirà a concentrarci sul vostro nuovo licantropo ed evitare la coreografia, sarebbe fuori luogo in questa situazione.»
Michelle la seguì con gli occhi e si convinse avesse delle buone intenzioni. Preoccuparsi che tutto non si trasformasse in una patetica versione di un videoclip musicale era un segno di miglioramento rispetto al passato. Non voleva illudersi, ma forse qualcosa stava cambiando nel suo atteggiamento verso tutti loro.
Dana posò le mani sulle spalle del ragazzo incatenato e legato e una ciocca di capelli castani le ricadde lungo il top viola. Si piegò in avanti e ordinò: «Guardami.»
Kenny spalancò gli occhi, gocce di sudore percorsero il bordo del suo volto e digrignò i denti. «Lasciami in pace, stronza.»
«Sorvolerò sulla tua maleducazione perché sei sotto l’influsso di Kate» replicò, raddrizzando la schiena. «Però questa reazione conferma che dovrò andare molto in profondità.» Schioccò le dita e la musica rimbombò nella palestra vuota.
Michelle identificò la canzone senza troppo sforzo: Like a Virgin di Madonna. La scelta la meravigliò, aprì la bocca per chiedere spiegazioni, ma la richiuse senza emettere un suono. Non voleva distrarre Dana e mandare all’aria il suo “trattamento”.
Kenny fu scosso da un brivido, poi reclutante, cantò:

«Ne ho passate di tutti i colori

Familiari, criminali e soprannaturali
Non sapevo quanta violenza potevo sopportare
Ma Lei sì
Mi ha colto di sorpresa
Ha guardato dentro me
Ero arrabbiato e selvaggio
E mi ha fatto sentire
Sì, mi ha davvero fatto sentire
Totalmente libero (Hoo).»
 

Dana sorrise compiaciuta. «Bravo, non opporre resistenza. Raccontaci come ti ha cambiato e perché mantiene il controllo.»

Kenny riprese:
 

«Come un Licantropo

Legato a Lei e al suo Branco
Come un Licantropo
Senza regole
Se non le sue
Non mi ha chiesto amore
Solo di essere sincero
Un segreto come un peso
Lo ha tolto dal mio petto
Ha funzionato
Ero suo
Ma mi sento forte, senza tormenti
Oh, quel segreto mi lega
Sì, non posso oppormi o ferirli
Spaventa, ma ti trasforma.»
 

«È geniale» esclamò Dana.

«Cosa? Non sto capendo molto» s’intromise Kerry
«Shh!» la zittì l’altra.
Michelle condivideva in parte la delusione di Kerry. Non afferrava  appieno il senso ed era incerta se la sua interpretazione fosse corretta, ma non espresse i suoi dubbi.
Riprendendo fiato, Kenny cantò:
 

«Come un Licantropo, hey

Legato a Lei e al suo Branco
Come un Licantropo
Senza regole
Se non le sue
Whoa
Whoa, ah
Whoah
Ha funzionato
Ero suo
Ma a una condizione
Fin quando il segreto è nostro
Perché mi ha fatto sentire
Sì, mi ha davvero fatto sentire
Servo dell’Alpha
Come un Licantropo, hey
Legato a Lei e al suo Branco
Come un Licantropo
Senza regole
Se non le sue.»
 

Kenny agitò le braccia e sporgendosi alle sue spalle, Michelle notò spuntare gli artigli dalle dita.

Riportando lo sguardo sul volto di lui, vide le iridi diventargli gialle, prima che riprendesse a cantare.
 

«Come un Licantropo, oh oh

Come un Licantropo
Sono libero e prigioniero
Quando chiama
E ordina
Devo obbedire.»
 

La musica sfumò lenta e Dana indietreggiò dalla sedia. «Quello che ha fatto quella tizia è quasi assurdo, per quanto è semplice.»

«Lo spieghi anche a noi?» domandò Donovan spazientito.
Dana si girò a guardarli. «Più che un branco, sembra il metodo di una setta. Kate li costringe  a rivelare un segreto personale, qualcosa che non hanno condiviso con nessun altro, tranne che con il resto del gruppo. In cambio li trasforma e li tiene in pugno, divenendo di fatto la loro Alpha, o capobranco, se preferite.»
Betty si sistemò gli occhiali sul volto. «Un incrocio distorto tra imprinting e ricatto.»
«Quindi, per annullare la sua presa su di loro, dobbiamo obbligarli a rivelare quel segreto anche a noi» disse Billy.
Michelle ebbe conferma di parte delle sue deduzioni, però non era sicura su un particolare. «E questo annullerebbe anche la mutazione in vari esseri mannari, o quello che è Chas?»
Dana si strinse nelle spalle. «Non lo so. Ogni possibilità è buona. Siamo sotto l’influsso di una Bocca dell’Inferno umana, capace di alterare la realtà. Chi può dire quanto del volere di Elliott, di Kate, o dei diretti interessati ha più peso sul cambiamento?»
«Ci deve essere qualcos’altro che ti è sfuggito» intervenne  Kerry. «Mio fratello non avrebbe mai condiviso spontaneamente nessun segreto con quella tizia. Ci confidiamo solo tra di noi.»
«La mia pratica è corretta, non ho omesso niente» replicò Dana.
«Potresti giurarlo?» domandò Zec.
«Non serve prendersela con lei» s’intromise Michelle. «C’è un'altra spiegazione, magari è grazie al canto di Chas, oppure con il potenziamento della Falce, o co…»
Il ringhio acuto di Kenny sovrastò la sua voce.
Michelle e tutti gli altri si voltarono verso di lui. Sottili raggi di luce argentea s’immisero dalle porte alla destra del ragazzo, Kenny ansimò e dalla bocca furono evidenti le zanne.
La luna piena era sorta.
Il ragazzo ululò selvaggio, le orecchie divennero a punta, il suo corpo si ricoprì di pelo e la transizione in licantropo fu completa. Spezzò con poco sforzo le catene e le corde e balzò in piedi.
Libero.
                                                           

                                                              Continua…?  

lunedì 6 maggio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 59

Il Gioco del Branco 23: La Morte e le Fanciulle

 

Sunset Road 39

Questo era l’indirizzo inviato da S. Betty chiuse la lista dei messaggi e ripose il cellulare in tasca. Lei e i suoi compagni si trovavano proprio dalla parte opposta della strada, di fronte alla casa circondata dalle siepi incolte e con un cartello con scritto VENDESI piantato accanto al vialetto, davanti al portico dell’ingresso.
Kerry Wood trasalì. «Non siamo in un posto qualunque. Questa è la nostra vecchia casa, dove vivevamo prima che papà morisse e io e Kenny ci trasferissimo da nostro zio.»
Betty non si stupì, S – o Kate, visto che sospettavano fossero legate se non addirittura la stessa persona – aveva una mente perversa nel colpire con i suoi avvertimenti barra minacce.
«Un motivo in più per non farvi entrare da sole» disse Donovan. «Chissà cosa ha combinato lì dentro.»
Betty sospirò stanca. Nonostante l’ordine di non coinvolgere i ragazzi, il suo fidanzato, Zec e Billy avevano insistito per accompagnare lei, Michelle e Kerry all’appuntamento e per tutto il tragitto era stato un continuo e inutile tentativo di dissuaderle.
«No, entreremo da sole. Questione chiusa» rispose Kerry. «C’è la vita di mio fratello in gioco.»
«Va bene, ma proviamo almeno a escogitare una strategia per potervi venire in aiuto» propose Billy.
«Non servirebbe» fece Michelle. «Se S. ha posto il divieto di ingresso ai maschi, avrà trovato qualche modo per obbligarvi a rispettarlo. Ricordati lo scherzetto di Halloween.»
Zec osservò il cielo imbrunire. «Ok, però è chiaro a tutti che è una trappola. Vi ha mandato l’indirizzo poco prima del tramonto, se vuole liberare Kenny, perché aspettare che faccia buio?»
Donovan allargò le braccia verso il compagno. «Sentito? Ancora un’altra ragione per rivalutare questa sciocchezza di andare da sole.»   
«Apprezzo la vostra preoccupazione, ma non siamo donzelle in pericolo» replicò Betty, non trattenendo una punta di insofferenza. «Io sono intoccabile, non possono ferirmi se resto intangibile; Kerry è più forte di te e Billy messi insieme; Michelle ha la stessa capacità potenzialmente distruttiva di Zec. Se vogliamo essere oneste, è S ad aver fatto la scelta più stupida coinvolgendo solo noi.» Osservò i tre ragazzi guardarsi l’un l’altro, un po’ vergognandosi e con una parte di apprensione difficile da scacciare. «Staremo attente e se davvero è un tranello, sapremo come difenderci. Voi aspettateci qui.»
Strinse il braccio a Zec e Billy e baciò sulle labbra Donovan, poi seguita dalle due amiche attraversò la strada che le separava dalla casa.
«Bel discorso» si complimentò Kerry.
«Grazie» rispose Betty sorpresa.
«Qual è il piano?» domandò Michelle, scrutandosi intorno come se qualcuno potesse sbucare dal retro della costruzione.
«Prendiamo mio fratello e usciamo» disse Kerry. «Attacchiamo solo se necessario. Sperando di non avere sorprese.» Allungò la mano destra per afferrare la maniglia della porta, ma questa si aprì da sola con uno scricchiolio.
Betty la superò. «Fai andare prima me. Qualsiasi cosa ci troviamo davanti, la mia consistenza da spettro è un vantaggio.» Si immerse nel soggiorno, sgombro dei mobili e scarsamente illuminato dalla luce esterna che fluiva dalle finestre prive di tende, e osservò con cautela l’ambiente. La cucina era facilmente raggiungibile alla loro destra con l’ingresso spalancato e alla loro sinistra, le scale per il piano superiore non presentavano ostacoli.
Non appena le due amiche le furono accanto, la porta d’entrata sbatté, richiudendosi alle loro spalle.
«Benvenute ragazze.» Kate le accolse comparendo in cima alla scalinata per l’ala superiore della casa. Si appoggiò con i gomiti sul corrimano e sorrise. «Sorprese di trovarmi qui?»
«Non così tanto» ammise Betty.
«Dov’è mio fratello?» domandò Kerry, serrando i pugni e raddrizzando la schiena in una postura sull’attacco. «Siamo qui per portarlo via.»
Kate arretrò sul corridoio che portava nello spazio delle stanze sul piano. «Quanta fretta, siete appena arrivate. Ho organizzato un bel gioco a sorpresa.»
«Non erano questi i patti con S» replicò Michelle.
«S? Chi è S?» Kate sbatté le ciglia, fingendosi sorpresa. «A ogni modo, so che oggi qualcuno compie diciotto anni ed è giusto festeggiarlo come si deve.» Schioccò le dita e continuò. «Vedrai Kerry, ti piacerà quello che ho organizzato. So che sei una fan di Buffy e così ho pensato a un compleanno a tema “Cruciamentum”, è la sfida che ogni Cacciatrice deve affrontare a diciotto anni, giusto?»
Betty sentì un brivido schizzarle lungo la schiena. Nella serie tv il “Cruciamentum” era un’esperienza traumatica: la Cacciatrice veniva privata dei suoi poteri e resa così vulnerabile a un vampiro affamato, tenuto a digiuno per settimane e normalmente già una persona pericolosa quando era vivo. Non sapeva quanto fosse fedele l’idea di Kate alla versione ufficiale, ma di certo non sarebbe stata meno mortale. Poi il fiato le mancò. Vide una figura familiare farsi avanti dall’oscurità dietro alla loro nemica.
Kenny si rivelò a passo lento, il volto distorto dai tratti da licantropo. Occhi con iridi gialle le fissarono senza alcuna riconoscenza; un sottile ringhio risalì dalla sua gola, fino a giungere nella bocca semi aperta per mostrare le zanne inferiori e superiori snudate; le orecchie a punta appena visibili in mezzo a riccioli neri scomposti, mischiati a ciuffi di pelo.
Kerry si portò le mani sulle guance. «No! Lurida stronza, cosa hai fatto a mio fratello?»
Senza scomporsi, Kate si tramutò nella sua forma da giaguaro mannaro e rispose: «Modera i termini bastardella, la colpa è solo vostra. Non dovevate rifiutarvi di unirvi a me. Ora il tuo fratellino l’ha dovuto fare a forza.»
Michelle guardò la gemella Wood sconvolta. «Non preoccuparti, lo porteremo comunque fuori di qui e troveremo il modo di ritrasformarlo.»
«Non avete capito, Kenny non farà nulla che volete voi. Farà quello che gli ordino io. È un membro del mio branco.» Kate girò lo sguardo verso il ragazzo licantropo. «Uccidi tua sorella, questo è il mio regalo per il tuo compleanno.»
Kenny balzò sul corrimano, ringhiò feroce, mostrando le mani artigliate e si lanciò al piano di sotto.
Osservandolo nel volo verso di loro, Betty riconobbe che il sadismo della donna era davvero fuori ogni sua immaginazione. La sfida rivolta a Kerry era salvare sé stessa, o uccidere suo fratello. Si riscosse in tempo per afferrare la ragazza dalla pelle scura al suo fianco e renderla intangibile, ma lei la scacciò via. Non voleva evitare la lotta? Si gettò quindi su Michelle e la allontanò dall’impatto.
Kerry strinse i denti e a pochi istanti dallo scontro con il gemello, mosse il  braccio destro all’indietro e lo colpì in volto con un pugno. Lui ricadde all’indietro, ma si rialzò in un istante e sbavando, le si avventò addosso, atterrandola sulla schiena.
Prima che Betty potesse formulare un brandello di strategia con Michelle, l’amica si allontanò dalla sua presa, tornò tangibile e innescò la manifestazione del suo potere: con la sclera nera e le nervature scure sul volto, spinse le braccia in avanti con le dita arcuate e sollevò Kenny dal corpo della gemella.
«Non immischiatevi» ruggì Kate. Saltò a sua volta verso il basso. Atterrò a un passo da Michelle e la colpì con forza alla nuca, mandandola distesa sul pavimento, priva di sensi.
Senza il supporto della ragazza, Kenny ricadde da mezz’aria su Kerry, facendo scricchiolare le assi di legno sotto di loro.
Betty tornò a fissare guardinga Kate, fin troppo vicina. «Perché ci hai “invitate” qui? Non ti aspetterai che staremo a guardare senza combattere.»
«Dipende dalla vostra amica» rispose e alzò il tono della voce per farsi sentire. «Puoi scusarti per la tua scortesia e accettare la mia proposta originale. Ti unirai al branco e invece di uccidere, o venire uccisa da tuo fratello, diventerai come lui e insieme vi sbarazzerete di queste due. So che non siete migliori amiche.»
Kerry si morse il labbro inferiore. Con la mano destra stringeva il collo del gemello per tenerlo lontano e si parava il viso con il braccio sinistro, dove lui infieriva con gli artigli, procurandole graffi sanguinanti. «Crepa» sibilò in riposta.
Betty ne approfittò. C’era un aspetto del suo potere che non aveva mai provato con Donovan, che la disgustava, ma ora riteneva essenziale sperimentare. Con un movimento rapido infilò la mano nel petto di Kate, scivolando all’interno, fermandosi appena sotto il cuore.
L’altra la fissò strabuzzando gli occhi dalle iridi verdi.
Le parve sorpresa, ma non particolarmente spaventata. Non ci fece caso. «Sto imparando a usare questo regalo che mi avete fatto tu e la tua amica S. Non sono ancora molto esperta, ma sono bravissima in scienze. Se mi sposto di poco, posso stringere il tuo cuore. Di sicuro sarà doloroso.»
Kate abbozzò un sorriso sghembo, mostrando le zanne. «Guarda, guarda, chi ha del fegato. Però non mi inganni, non sei un’assassina.»
«Situazioni disperate, richiedono soluzioni disperate.»
«E io che volevo solo fare un pigiama party un po’ movimentato» la derise. «Dovevo aspettarmi una partecipazione così attiva, in fondo tu e i tuoi amici siete esperti nell’organizzarne di memorabili.»
Betty rimase interdetta. «Stai ammettendo di sapere del nostro viaggio nel sogno… ma chi sei in realtà? Sei S?»
«Avete già visto cosa si ottiene a fare domande indiscrete. Questo è il  mio gioco, decido io chi sa cosa e come.» Kate tornò seria e fissò la scena a una manciata di passi da loro. «Siamo bloccate, nessuna delle due può muoversi. Dimmi, è in questo modo che speri di salvare la tua compagna?»
Betty imprecò mentalmente. Aveva ragione, sperava di trattenerla e spaventarla, spingendola a ritirarsi, ma non aveva ottenuto il vantaggio sperato. Poté solo voltare la faccia e osservare Kerry combattere la sua battaglia.       
Kerry sollevò le ginocchia e spinse le suole delle scarpe da ginnastica contro il petto del fratello, scaraventandolo all’indietro. Si rialzò e lo fissò negli occhi. «Kenny sono tua sorella. Sono qui per te. Qualunque cosa ti abbia fatto, puoi combatterla.»
Lui balzò in avanti e lei lo schivò senza sfioralo.
«Reagisci!» insistette Kerry. «Non vuoi veramente farmi del male. Siamo rimasti solo io e te. Ci proteggiamo a vicenda.»
Kenny tornò al’attacco, per aggredirla e l’altra gli bloccò le braccia a mezz’aria.
Kerry lo guardò nel volto da licantropo e una coppia di lacrime le scivolarono dagli occhi lungo le guance. «Ti prego. Torna in te.»
Con sorpresa di Betty, la ragazza lasciò la presa sulle braccia del gemello e gli strinse il busto in un abbraccio, premendo tutto il suo corpo contro quello dell’altro.
Kenny piantò gli artigli nella schiena della ragazza, spingendola a un grido rauco. Spalancò la bocca e si abbassò per azzannarle il collo, ma si fermò. Allargò le narici e a poca distanza dalla pelle, inspirò l’odore che emanava. Ritrasse le dita, sporche di sangue come la giacca a vento di lei e buttò la testa all’indietro, lanciando un ululato carico di dolore. Ben presto il verso divenne un latrato e poi un singhiozzo e il suo aspetto mutò. I tratti che facevano di lui un lupo mannaro scomparvero e riassunse il suo aspetto umano.
Kenny fissò in lacrime la sorella. «Mi dispiace» sussurrò.
«È tutto a posto» rispose Kerry. «È finita.»
«No» sbraitò Kate. «Niente affatto.»
Betty si riscosse dalla scena. Fece scivolare la mano fuori dal petto della donna e le afferrò la spalla con la destra e il fianco con la sinistra. «Rassegnati. Hai perso.» Trasmise le proprietà intangibili alla nemica e la buttò sul pavimento e insieme lo attraversarono.
Sfruttando il disorientamento dell’altra, Betty la trascinò sotto le fondamenta della casa e nel buio intorno a sé, riconobbe strati di terra. Abbandonò la presa su di lei, rendendola tangibile e nuotò nel vuoto, verso l’alto.
Quando sbucò con la testa dal pavimento, vide Kenny crollare svenuto tra le braccia della sorella e Michelle riprendersi.
«Cosa è successo? Dov’è Kate?» domandò, guardandola emergere completamente.
«L’ho portata sotto la casa e l’ho lasciata nel terreno» rispose. «Ma può risalire, devi darci un vantaggio e mettere un altro ostacolo tra lei e la superficie.»
Michelle riassunse le caratteristiche fisiche da poltergeist umano e buttando le braccia in avanti con i palmi spalancati, fece crollare metà del piano superiore sopra le assi del pavimento.
Con alle spalle un cumulo di frammenti di legno, Betty e l’amica raggiunsero poi Kerry per aiutarla. Michelle prese con il suo potere Kenny, facendolo galleggiare davanti a sé, mentre Betty lasciò che l’altra ragazza si appoggiasse a lei per camminare, facendo attenzione a non toccare il braccio dilaniato e la schiena con il giubbotto ancora incrostato di sangue.
«Grazie» disse Kerry con un mezzo sorriso.
Betty sorrise a sua volta. «Usciamo di qui.»
Con un calcio spalancò la porta e corsero all’esterno, attraversarono la strada e si riunirono ai tre ragazzi.
«State tutte bene?» domandò Billy.
«Noi sì, ma Kerry ha diversi graffi profondi» rispose Betty.
«E Kenny è solo svenuto, però è un licantropo» aggiunse Michelle, allentando il suo potere e lasciando afferrare il ragazzo da Zec e Billy.
«Stai scherzando?» domandò stupito Donovan. «Ha accettato l’offerta di Kate?»
Kerry deglutì con una smorfia di dolore. «No, lo ha trasformato a forza lei. E ci aspettava dentro la casa.»
«Un momento… come è riuscita a cambiarlo? Credevo non potesse farlo senza un consenso diretto» disse Zec.
«Non sappiamo i particolari, ma ho un’idea su come scoprirlo» rispose Betty. Con le lenti degli occhiali sporche di polvere, lanciò uno sguardo alla casa dietro di loro e disse: «Andiamocene di qui, Kate potrebbe arrivare da un momento all’altro e dobbiamo medicare Kerry.»
«Vuoi portarla in ospedale?» le chiese Billy.
«No, andiamo a scuola» replicò. «Lì ci sistemeremo e proveremo a battere Kate al suo stesso gioco.»
 
 

                                                    Continua…?