lunedì 1 agosto 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 29

29. Scuola: un po' Inferno, un po' Prigione (3°parte)


In principio fu come cadere a rallentatore.

Dopo essersi abbandonato all’acqua, Billy lasciò che il peso del corpo lo trascinasse a fondo e anche se aveva gli occhi chiusi per le schifezze che la piscina conteneva, era certo fosse lo stesso per i compagni. Di colpo però la gravità si fece sentire e cominciò a precipitare rapido verso il basso.
Nell’istante in cui aprì gli occhi, avvertì l’urto doloroso del suo sedere contro il pavimento. Scrutò lo stretto corridoio illuminato dalla luce fioca delle lampade elettriche e notò l’assenza di acqua e Mostri della Laguna, ma la metà della Falce ancora stretta tra le dita. Erano infine arrivati a destinazione.
Si tirò su e si sedette, con la maglia appiccicata alla pelle per effetto del bagnato e i capelli scuri che lasciavano cadere gocce lungo la schiena e sui jeans fradici, controllò di avere i compagni al fianco. «State tutti bene?» Si girò su entrambi i lati e li vide rialzarsi lentamente.
«Mi sembra di sì…» rispose Michelle di fronte a lui, a carponi, inspirando avidamente aria e con camicetta e pantaloni grondanti acqua sul pavimento.
Alla sinistra di Billy, Donovan restò seduto, appoggiando la schiena al muro che aveva alle spalle, tirò con la mano sinistra i capelli umidi all’indietro e abbassò il volto per avvicinare l’orecchio sinistro alla bocca di Betty. «Respira» disse.
La stringeva ancora in grembo, con gli occhi chiusi, gli occhiali scomposti sotto il naso e ciocche di capelli castani schiacciati sulla faccia; le braccia abbandonate sul corpo, la metà della Falce ferma sul palmo quasi aperto e i vestiti bagnati.
Donovan sollevò il volto da lei e chiese: «Perché non si riprende?»
«È svenuta a causa dello shock» fece Kenny, rimettendosi in piedi mentre un rivolo di acqua scendeva sulla pelle scura, con i vestiti fradici e i capelli appiattiti sulla nuca. «Ha affrontato una fobia, è normale una reazione del genere.»
Kerry si alzò a sua volta e si strizzò le treccine di capelli scuri con la mano destra, facendole gocciolare lontano dai vestiti bagnati. «Dove siamo finiti?»
Billy osservò con più attenzione il luogo. «Sembra il seminterrato.»
«Non c’è molto qui, a parte la stanza della caldaia» disse Michelle, in piedi e asciugandosi i palmi sui pantaloni.
Una folata di vento caldo invase la zona in cui si trovavano. La temperatura e l’intensità furono talmente alte da asciugare parte dei loro vestiti, dei corpi e i capelli.
Kerry guardò la porta della stanza della caldaia, non molto lontana. «Prenderei questo caldo come il segnale che il o la responsabile si trova lì. Andiamo.»
«Noi  non veniamo» disse Donovan. «Betty è ancora svenuta e non è certo in grado di combattere o affrontare altre situazioni stressanti. Rimango a prendermi cura di lei.»
Billy abbassò lo sguardo verso lui e l’amica stretta tra le sue braccia. Ricordò di aver detto di non voler lasciare indietro nessuno, già rimpiangeva di averlo fatto con Zec, ma era d’accordo con Donovan: Betty non era nello stato di combattere.
«D’accordo.» S’inginocchiò e unì la sua metà della Falce a quella di Betty. La tolse poi dalla mano della ragazza e la porse integra a Donovan. «Ne hai più bisogno tu, anche se spero non debba usarla.»
Donovan l’afferrò con un sorriso sghembo. «Me lo auguro.»
«Ehi! Aspetta un attimo. Quell’arma serve più a noi.» Kenny afferrò Billy per una spalla, costringendolo a girarsi. «Non sappiamo con chi abbiamo a che fare e cos’altro può mandarci contro. Non possiamo andare senza niente con cui combattere.»
«O con cui uccidere» aggiunse Kerry.
«Non uccideremo nessuno» disse Billy deciso. Puntò l’indice destro contro il petto di Kenny e glielo batté due volte contro, tanto da spingerlo ad arretrare. «Ci sono state fin troppe morti che non ho potuto evitare, questa volta agiremo diversamente. Capiremo qual è il problema e cercheremo una soluzione pacifica. Non azzardatevi ad alzare un dito su qualcuno che potrebbe essere una vittima di questa situazione quanto noi. Mi sono spiegato?»
«Vuoi dire qualcuno che tu hai reso una vittima come noi» intervenne Kerry. «Non dimenticare: tutto questo succede a causa tua.»
«Se non volevate veramente salvare qualcuno, cosa diavolo siete venuti a fare con noi?» domandò Michelle irritata.
«Siamo Prescelti. Distruggiamo il male, o almeno una parte» ribadì Kenny, lanciando un’occhiataccia a Billy.
Billy era stanco di sentirsi accusare e altrettanto stufo della superiorità con cui lo trattavano. Si mise di fronte ai gemelli e disse: «Siete solo dei mezzi Ammazzavampiri e lo siete diventati per via di un qualche desiderio o volontà repressa, resa reale grazie al me stesso adulto in coma. Se pensate che la vostra missione sia combattere i mostri che si generano da questa Bocca dell’Inferno, vi do una novità: siete dei mostri anche voi. Ora venite con noi e seguite ogni mio comando. O vi giuro che come vi ho dato i poteri, trovo un modo per toglierveli.»
Kerry e Kenny lo fissarono in assoluto silenzio, impreparati a quella sfuriata.
Billy si girò di nuovo verso Donovan. «Per qualsiasi problema urla e arriviamo, ok?»
Donovan annuì e fissandolo ammirato, disse. «Adesso capisco cosa hanno visto in te Betty e  Zec. Quel discorso… cavoli quanto eri sexy. Stendi i cattivi, tigre.»
Billy gli sorrise. Se Donovan tornava a scherzare, la situazione non poteva essere tanto negativa. Potevano vincere alle sue regole. Non avrebbe permesso a nessuno di fare male ai suoi amici, o ad altri innocenti.
Si avviò nella zona in penombra, verso la stanza della caldaia, raggiunto da Michelle e seguito dai riluttanti gemelli. Percorsero una trentina di passi prima di trovarsi davanti la porta e appena la spalancò, si accorsero che anche quella stanza aveva subito una distorsione dello spazio. Il perimetro si estendeva per metri, molti più di quanto l’intero seminterrato potesse contenerne. Non solo: la superficie del pavimento era interamente ricoperta da serpenti con squame e pelle verde e nera, strisciavano in un groviglio raccapricciante, sibilando uno sopra l’altro.
«Pensate siano velenosi?» domandò Kenny.
«È molto probabile» rispose Billy. «Dobbiamo trovare un modo per attraversare lo spazio che ci divide dalla caldaia. Sento che il nostro carceriere è laggiù. Qualche idea?»
«Detesto i serpenti» dissero all’unisono Kerry e Michelle.
Poi si guardarono in volto, sorprese della reciproca schiettezza.
«Grazie per la precisazione, però è l’unica via che abbiamo» constatò Kenny, anche se sembrava all’oscuro della paura della sorella. «Michelle, tu usi la telecinesi o una cosa simile, non puoi sollevarci in volo?»
Michelle scosse la testa. «Non credo di riuscire a reggere tutti e comunque la paura potrebbe farmi perdere la presa.»
«Allora trascinali fuori» propose Kerry. «Lasciamo aperta la porta, li afferri con il tuo potere e li butti qui in corridoio. Strada libera, problema risolto.»
«No, non può farlo» affermò Billy. «Donovan è qui con Betty indifesa e senza vie di uscita dal seminterrato. Anche con la Falce, non può gestirli tutti, sono troppi.»
Kenny sbuffò. «E allora cosa proponi?»
Billy guardò Michelle con aria colpevole. «Mi dispiace, ma sei la nostra unica possibilità. Puoi trattenerli spingendoli contro le pareti e aprirci un passaggio. Un po’ come hai fatto con i vampiri durante la sera della recita.»
Michelle sporse il viso in avanti e guardò i serpenti attraverso l’uscio. Poi si voltò verso l’amico e deglutì. «Se non c’è altro modo…»
«Non è affatto un a buona idea» si oppose Kerry. «Ha appena detto di non essere sicura di mantenere il controllo e se nel panico li lasciasse andare? Ci sarebbero addosso in un secondo!»
Billy posò una mano sulla spalla sinistra di Michelle. «So che non accadrà. Ce la farai, mi fido ciecamente di te.»
Michelle fece un debole sorriso e mosse un passo in avanti. Cercò di richiamare il potere e la trasformazione, ma tutti quei sibili la distraevano. Tentò chiudendo gli occhi, ma sul suo viso si dipinse una smorfia di terrore. Si girò verso Billy e ammise: «Non ci riesco. Mi terrorizzano troppo.»
«So come aiutarti» Kerry si fece avanti e la spinse con forza nella stanza.
Prima che Billy potesse intervenire, Michelle lanciò un urlo. Vide i serpenti srotolarsi per raggiungerla e i capelli della ragazza passarono dal rosso al nero, alzò le braccia e i serpenti furono schiacciati con violenza contro le pareti ai loro lati.
Michelle si voltò verso Kerry, il viso rabbioso e le vene scure su fronte e guance e occhi totalmente scuri come la pece. «Non provarci mai più, o ti stacco la faccia» le ruggì contro.
Billy entrò a sua volta nella stanza. «Tranquilla, non accadrà di nuovo. Ora sbrighiamoci.» Le passò accanto e si fermò in attesa degli altri due ragazzi.
Kerry rimase immobile a fissare l’altra ragazza. L’espressione del suo volto era indecifrabile, poteva essere timore, come rabbia. Kenny le prese la mano e se la tirò dietro. «Avanti, procediamo» disse, mettendosi alle spalle dei due alleati forzati.
Proseguirono in quel modo. Billy guardava davanti a sé, osservando i rettili che facevano guizzare la lingua biforcuta tra le fauci e li scrutavano con piccoli occhi da predatori, mentre la forza invisibile li spostava dal pavimento e li teneva pressati sui muri. Lanciò una sguardo a Michelle, notando il sudore sulle tempie e intuendo potesse essere dovuto alla fatica, quanto allo stress. Con la coda dell’occhio controllò anche i gemelli dietro di loro. Kerry teneva il viso e lo sguardo basso e stringeva la mano del fratello. Kenny camminava guardingo spostando velocemente gli occhi dagli animali alla strada davanti a loro.
Continuarono in quel modo per una decina di minuti, fin quando Billy intravide una figura nell’ombra vicino alla caldaia, con l’anta aperta, emanava delle fiamme rosse e gialle.
«Non ce la faccio ad andare avanti» disse all’improvviso Michelle.
Billy guardò per terra: i serpenti erano stati tutti eliminati dal loro cammino e ammassati alle pareti. Sentiva i loro sibili e lo strusciare dei corpi squamosi come un rumore di fondo. «Manca poco, ce la puoi fare.»
Michelle scosse la testa. «Non hai capito. Se mi allontano da questo punto, perderò la presa e i serpenti saranno liberi. Dovete proseguire e io rimarrò qui a mantenerli lontani.»
«Ma… »
«Non c’è tempo per discutere» lo interruppe Kenny. «Prima facciamo quello che dobbiamo fare, prima tutto questo svanirà.» Passò a fianco di loro due e li superò con Kerry che lo seguì senza fiatare.
Michelle contrasse la mascella. «Non pensare a me, tieni d’occhio quei due. Non mi fido di loro.» Provò a sorridere, ma non le riuscì. «Vai, Billy.»
Lui annuì, ma non era affatto tranquillo. Aveva abbandonato tutti i suoi amici e, per la prima volta da quando ricordava fosse iniziata questa storia, era solo contro il male.
«Farò più in fretta che posso» disse Billy all’amica  e rincorse i due ragazzi davanti  a lui. Si girò indietro una volta sola, notando come la figura di Michelle si facesse sempre più piccola mentre si allontanava.  Raggiunse i compagni e li afferrò entrambi per una spalla. «Non fate niente, finché non ve lo dico io.»
«Va bene, va bene» sbottò Kerry, ritrovando la sua strafottenza. «Basta che la finiamo. Questa giornata sta diventando troppo lunga.»
Billy camminò accanto a loro, finché non furono a pochi centimetri dalla figura ancora con il volto in parte coperto dalle ombre.  Era in piedi, alla destra alla caldaia aperta. Non sembrava il modello moderno che avrebbe dovuto essere installato a scuola. Gli sembrava più un vecchio forno, ma pensò potesse essere anche quello frutto della distorsione.
Billy si schiarì la gola. «Non siamo qui per farti del male. Vogliamo solo parlare.»
«Parlare?» ripeté la voce della persona di fronte a loro. Era un maschio e aveva un tono tra l’offeso e lo stanco. «Non abbiamo nulla da dirci.»
Il ragazzo infilò le mani nel fuoco, buttava fuori lingue rosse e gialle e sul palmo gli si depositò della cenere scura. La soffiò nell’aria e invece che disgregarsi, questa si raggruppò, dando forma a qualcosa.
«Oh no…» sussurrò Kenny e Billy si accorse che adesso era lui a stringere con forza la mano della sorella nella sua.  
Una sagoma raccapricciante si materializzò a poco, a poco davanti a loro tre, dando conferma a Billy che era stata davvero una scelta stupida non portare neanche un’arma.

 

 
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lunedì 18 luglio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 28

28. Scuola: un po' Inferno, un po' Prigione (2°parte)


Billy li osservò diffidente: con i due gemelli ammazzavampiri non si poteva mai dire quali fossero le vere intenzioni, potevano essere presenti come alleati o pronti a creare nuovi problemi.

Kerry si scostò una treccina di capelli neri dalla guancia e buttò fuori l’aria, mentre gocce di sudore imperlavano la pelle color cioccolato. «Dopo la fatica che ho fatto a liberarvi, un semplice “grazie” sarebbe gradito.»
«Sapete cosa sta succedendo?» domandò Billy.
Kenny avanzò di un paio di passi, scrutando l’interno dell’aula di matematica. «Sì e non grazie a voi. Sappiamo anche che in buona parte è colpa tua» rispose, puntando lo sguardo severo su di lui. «La Prima Cacciatrice ci ha fatto fare un tour all’ospedale e i miei sogni profetici hanno colmato le lacune.»
«Cavoli, prima o poi dovremmo capire chi tira fuori la Prima Cacciatrice dal cilindro» fece sarcastico Donovan, avanzando verso Billy.
Kenny lo guardò inarcando un sopracciglio. «Sei sordo? Sappiamo tutto: Billy è Elliott Summerson e viceversa e anche che è la Bocca dell’Inferno. Non importa chi l’abbia portata nel mondo reale, alla fine il responsabile è sempre il vostro amico.»
«La fai troppo semplice» ribatté Donovan in tono poco amichevole.
«Il suo alter ego in coma crea l’energia che rende possibile tutto il bizzarro, non c’è niente altro da capire» fece Kenny mettendosi di fronte all’altro.
Billy rimase immobile, i due sembravano sul punto di scatenare una rissa ed era l’ultima cosa di cui avevano bisogno in quel momento. Però era convinto di non essere nella posizione per poter intervenire. Con la coda dell’occhio vide Betty passargli a fianco.
«Possiamo rimandare la discussione? Ci sono questioni più urgenti» disse la ragazza, afferrando la spalla destra di Donovan con la mano con cui non stringeva la metà a punta della Falce. «Chi ci ha imprigionato?»
«Non ne abbiamo idea» replicò Kerry e lanciò uno sguardo a Zec. «Ma scommetto è la stessa persona che ha fatto il trucco di magia al suo fidanzato.»
Billy ricordò la sensazione provata prima che Kerry buttasse giù la porta. «Il mio senso del soprannaturale mi ha indicato che il responsabile è ancora a scuola. Avete incontrato qualcuno venendo qui?»
I gemelli scossero la testa.
Michelle si fece avanti. «A quest’ora sono presenti solo i membri dei vari gruppi per le attività extra-scolastiche, potrebbe essere chiunque di loro. Però tra gruppi sportivi e artistici, c’è più di un posto da controllare. Forse dovremmo dividerci.»
«No» rispose Billy. «Non è sciuro, non sapendo cosa dobbiamo affrontare e non voglio lasciare nessuno indietro.»
Kerry incrociò le braccia sul petto. «Ehi! Chi è morto e ti ha eletto capo? Non prendo ordini da te.»  
Billy uscì dall’aula di matematica e si fermò a una spanna da lei, guardandola negli occhi. «Voglio credere tu sia qui perché hai delle buone intenzioni e non per tentare di rubarci di nuovo la Falce. Non ti piaccio e ora so anche il perché. Perfetto, non dobbiamo essere amici per la pelle. Ma io so orientarmi per trovare il responsabile, il mio senso per le minacce soprannaturali mi guida, vuoi girare in tondo all’infinito, o preferisci seguirmi?»
Tutti rimasero in silenzio a fissarli. Poi Kenny si avvicinò alla gemella. «D’accordo veniamo con voi.»
«Cosa? Noi n…» replicò lei, guardando infastidita il fratello.
«Vi seguiremo, ma è un’alleanza provvisoria» ribadì lui, interrompendola. «E comunque, una volta risolta la situazione, dovremmo affrontare il pericolo che tu rappresenti.»
Billy annuì. Sapeva che lo scontro con loro due, quello decisivo, non sarebbe stato rimandato ancora per molto.
Kerry sbuffò. «Allora muoviamoci, forza piccolo despota, fai strada.»
Billy si guardò alle spalle. Donovan lo seguì all’esterno e lo stesso fece Michelle. Poi notò che Betty guardava Zec in forma di vetro. Neanche lui voleva abbandonarlo, ma portandolo dietro, oltre alla fatica, c’era il rischio di farlo letteralmente a pezzi. «Dobbiamo lasciarlo qui, anche se non fa piacere nemmeno a me. Lo nasconderemo nell’armadio.»
«E sarà al sicuro?» domandò la ragazza.
«Sì. È il meglio che possiamo fare per tenerlo al riparo.» Billy si rivolse di nuovo a Kerry, con tono cortese, ma deciso. «Potresti aiutarci a sistemare Zec?»
Kerry lo guardò allibita. «Mi hai preso per il tuo facchino?»
«Dai, aiutiamoli e non perdiamo altro tempo» intervenne Kenny.
Billy tornò sui suoi passi e con Donovan al suo seguito e l’altro ragazzo al loro fianco, entrò di nuovo nell’aula. Seppur di malavoglia, Kerry li raggiunse e insieme spostarono la statua di vetro con le fattezze di Zec all’interno dell’armadio. Chiusero le ante e Billy si augurò che il suo ragazzo fosse veramente nascosto da ogni pericolo.
«Ora posso sapere da quale parte andiamo?» chiese Kerry seccata, mentre uscivano in fila indiana nel corridoio.
Billy si voltò indietro e disse: «Verso il basso, al pianterreno.»
 

Il pianterreno era deserto. Sbarre di ferro erano comparse a ogni finestra e le porte dei laboratori e della mensa erano chiusi con lo stesso tipo di catena avvolta nella maniglia e bloccata da un lucchetto, che aveva imprigionato anche loro.

Billy era in testa al gruppo, subito dietro di lui i gemelli uno al fianco dell’altra e a chiudere il gruppo Donovan, Betty e Michelle vicini e guardinghi. Avanzando per il corridoio costeggiato dagli armadietti, udirono da un paio di aule delle urla di ragazzi, chiedevano aiuto.
Billy, Donovan, Betty e Michelle si fermarono, girando i visi verso quelle grida.
«No, proseguiamo» disse in tono perentorio Kenny.
«Amico, sei proprio uno stronzo» lo apostrofò Donovan.
Betty guardò i gemelli di spalle, impassibili, fermi solo perché loro quattro avevano smesso di camminare. «Possibile non vi facciano un po’ di pena?»
Kenny si girò di tre quarti, per guardarla in faccia. «Non si tratta di questo.»
Billy sentì la rabbia montare, partendo dal petto fino ad arrossargli le guance. Era disposto a prendersi le sue colpe, a essere odiato e trattato nel peggiore dei modi, ma non accettava gli fosse impedito di aiutare gli altri. «Come potete fare finta di niente? Mi accusate di essere il peggiore dei mali, ma non mi tirerò indietro nel salvare degli innocenti.» Si scostò dal gruppo diretto verso l’aula più vicina da cui provenivano le urla, ma dopo solo due passi, Kerry gli agguantò il braccio destro.
«Fare l’eroe non servirà a nulla. Puoi portare fuori quei ragazzi, ma resteranno comunque dei prigionieri.» Lo disse senza rancore, guardandolo seria. «Non piace neanche a noi, ma dobbiamo raggiungere il centro del problema. Troviamo il vero responsabile e rompiamo questo incubo a occhi aperti. È il solo modo per salvare davvero tutti.»
«E quello contro cui stanno combattendo adesso? Potrebbe ferirli o ucciderli» ribatté Billy.
Kerry lo lasciò per tornare di nuovo al fianco del fratello. «È una battaglia che non possono evitare. Sono sicura che non moriranno, ma devono affrontare il loro Inferno personale. Tutti siamo costretti a farlo, prima o poi.»
Billy colse nella sua voce una punta di dolore, di rassegnazione a una verità che per quanto avesse cercato di rifiutare, era stata infine costretta ad accettare. Guardò il volto impassibile e gi occhi fermi di Kenny e percepì lo stesso in lui. Ricordò quello che i suoi amici gli avevano riferito sui gemelli: orfani di madre e in seguito anche di padre, morto mentre svolgeva il suo lavoro di poliziotto. Avevano dimestichezza con il dolore, non poteva accusarli di crudeltà.
Indietreggiò e riprese a camminare nel corridoio, seguendo la sensazione fornita dal suo istinto sul soprannaturale.
«Billy!» lo chiamò Betty. «Rinunci così? Solo perché lo dicono loro?»
«Questa volta hanno ragione» rispose lui, senza volarsi. «Venite, dobbiamo proseguire.»
Gli altri tre si mossero poco dopo e raggiunsero in breve Kerry e Kenny dietro di lui. Seppure fossero in silenzio, Billy sapeva che in quel momento erano delusi dalla sua decisione. Ignorò l’impulso di convincerli, avrebbe solo sprecato tempo prezioso. Non avrebbero mai accettato che si era fatto carico della responsabilità di farli uscire indenni. Probabilmente era vero, i ragazzi intrappolati avrebbero riportato qualche cicatrice, ma sarebbero rimasti vivi. Apparire insensibile era un prezzo da pagare per salvare tutti.
Si concentrò solo sul sesto senso soprannaturale e uscì dall’ingresso, svoltando a sinistra, proseguendo spedito fino alle porte d’entrata della piscina. Le spalancò e procedette verso il bordo orizzontale delle vasche. L’acqua chiara e dall’odore di cloro, ora era torbida e con uno strano effluvio di stantio. Billy guardò dietro do sé, verso le gradinate e notò alcune borse con cuffie e occhialini abbandonati alla rinfusa.
«È qui?» domandò Kerry, entrando subito dietro a lui poco convinta.
Billy si avvicinò alle gradinate. «Non sono sicuro. È come se stesse cercando di nascondersi.»
«Be’, la piscina è vuota» replicò Kenny, a sua volta all’interno e allargando le braccia per mostrare l’ovvietà della sua constatazione.
Michelle li superò, si mise alla sinistra di Billy e raccolse una cuffia dalla gradinata più vicina. «Non dovrebbe. La squadra di nuoto ha gli allenamenti.»
«Oh no» fece Donovan allarmato, rimasto indietro.
Billy e gli altri si girarono a guardarlo, scorgendo anche Betty che rimaneva per metà fuori dalla piscina, avvinghiata a una delle due porte. «Che cosa c’è?»
«La piscina, la squadra di nuoto… non vi ricorda niente? L’episodio di Buffy in cui gli atleti diventano come il mostro della laguna» spiegò Donovan. «Dobbiamo uscire da qui e allontanarci dall’acqua.»
«Perché? Se una cosa è successa nella serie tv, non è detto che accada anche a noi» disse Kenny.
Michelle scosse la testa. «A dire il vero, il più delle volte succede proprio questo.»
Billy tornò ad accovacciarsi al bordo della vasca. Era d’accordo con la supposizione di Donovan, ma percepiva che dovevano procedere attraverso l’acqua. Immerse la mano un po’ schifato e un’alga viscida gli si avvolse intorno alle dita. La estrasse e aiutandosi con l’altra mano, tirò la pianta marina, accorgendosi che non si staccava dal fondo, ma anzi sembrava proseguire molto più del normale in profondità.
Abbandonò la presa, tornò a rivolgersi agli altri e disse: «Credo ci sia una sorta di distorsione dello spazio. La piscina non è profonda come al solito, c’è qualcosa sotto. Qualcosa che dobbiamo raggiungere.»
Kerry fece una smorfia di disgusto. «Intendi dire che dovremmo buttarci in quell’acqua fetida e puzzolente?»
«No! Assolutamente no!» gridò Betty, quasi in preda a un attacco isterico. «Scordatevelo, non lo farò mai.»
Donovan ritornò sui suoi passi per andarle accanto. «Calma. Cosa ti prende?»
Prima che la ragazza potesse rispondere, oltre le vasche dalla parte opposta della piscina, la porta d’ingresso agli spogliatoi crollò sul pavimento e un’ondata d’acqua scura ne uscì, e cominciò a diffondersi per il perimetro. Nonostante una parte cadesse nella corsie, il flusso non si fermava e il livello cominciò ad alzarsi oltre le loro caviglie.
Una mano squamata e provvista di artigli comparve sullo stipite e preannunciò l’entrata in scena di una creatura con il corpo muscoloso ricoperto di squame verde scuro, pinne sulla testa, sugli avambracci e sul calcagno. Il volto era aprivo di naso e gli occhi erano piccoli e stretti con una pupilla nera. La creatura spalancò la bocca mostrando denti aguzzi, emise un suono vagamente simile a un ruggito roco e poi si lanciò nell’acqua sporca della piscina. Dietro ne comparvero altre due e lo imitarono.
«Lo sapevo! La squadra di nuoto» sentenziò Donovan, spostando brevemente gli occhi da Betty.
«E stanno venendo a prenderci» disse Kerry.
Billy si allontanò dai bordi delle vasche, guardò tutti i compagni e con tono deciso ordinò: «Buttiamoci in piscina, se andiamo sul fondo raggiungeremo l’apice di questa alterazione e i Mostri della Laguna non ci seguiranno. Vogliono prede, non ritrovarsi fuori dall’acqua.»
«Non posso! Non posso!»  ripeté Betty scuotendo la testa angosciata.
Donovan le cinse le spalle con gentilezza. «Perché?»
Betty strinse ancora più forte la mano intorno alla metà della Falce e con la stessa intensità l’altra al bordo della porta. «Non so nuotare. Non ho mai imparato e quando ci ho provato ho rischiato di annegare.»
«Adesso non accadrà» rispose Billy. «Questa vasca non è quello che sembra. Sul fondale c’è un’altra stanza, priva di acqua. Ne sono sicuro.»
«Non c’è più tempo» urlò Michelle, indicando la piscina. Le creature erano a metà del tragitto che le divideva da loro. «Se non ci immergiamo adesso, saranno troppo vicini e non potremo sfuggirgli.»
Betty stava per scoppiare a piangere. «Vi prego, no. Non costringetemi a farlo.»
Kenny  guardò verso il basso. L’acqua sporca degli spogliatoi procedeva inarrestabile, era già arrivata al ginocchio. «Se non ci sbrighiamo, annegherai davvero. Presto tutta l’area sarà immersa nell’acqua.»
Billy guardò Donovan. «Odio doverlo fare, ma dobbiamo obbligarla.»
Donovan annuì e gli porse la metà della Falce. Poi staccò la mano con cui Betty si arpionava alla porta,  la sorresse dietro la schiena con un braccio e le mise l’altro sotto le gambe e con decisione e dolcezza la sollevò da terra. «Fidati di me. Andrà tutto bene.»
«Donovan… ti prego…» lo supplicò lei, rannicchiata tra le su braccia e schiacciando il viso contro il suo petto e facendo alzare gli occhiali sul naso.
Il ragazzo la strinse a sé. «Sarà rapido e indolore. Te lo prometto» le disse in tono rassicurante. «Chiudi gli occhi e prendi un respiro.»
«Sei sicuro che il nostro avversario si trova oltre il fondale?» domandò Kerry, osservandolo ancora una volta scettica.
Billy annuì, afferrando con entrambe le mani la metà ad ascia della Falce e portandosela davanti al petto. «Al cento per cento.»
Raggiunse il bordo della vasca e guardò ai lati: Michelle, Kerry e Kenny alla sua destra e Donovan con in braccio Betty alla sinistra. «Tuffatevi!» 
Saltarono tutti insieme, si scontrarono con l’acqua maleodorante e sudicia, chiudendo gli occhi, trattenendo il respiro e lasciandosi sprofondare. 
Il liquido lambì le loro teste pochi attimi prima che i Mostri della Laguna arrivassero a sfiorarli.
Si inabissarono, sparendo nel fondale oscuro.   

 

                                         

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lunedì 11 luglio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 27

27. Scuola: un po' Inferno, un po' Prigione (1° parte)


Betty e Michelle corsero nel corridoio, schivando gli altri ragazzi, per arrivare all’aula di matematica. Betty aveva convinto l’amica a darle sostegno per andare a parlare con Zec prima che si incontrassero con gli altri ragazzi per una ricerca approfondita su Elliott Summerson.

«Mi sembra di fare l’impicciona» disse Michelle, con l’affanno.
«No, siamo solo delle buone amiche che sono in pensiero per lui» rispose ed era convinta delle sue parole.
Per quanto Zec ripetesse che stava bene e non c’era nulla di cui preoccuparsi, lei non era affatto convinta che occuparsi delle ricerche su come Elliott Summerson fosse finito in coma e su come risvegliarlo, lo lasciassero tranquillo. Soprattutto perché c’èra l’alta probabilità che il risveglio di Elliott portasse alla scomparsa definitiva di Billy.
Sorpassarono un ragazzo dalle spalle larghe e si ritrovarono l’amico di fronte.
Zec le guardò sorpreso. «Che ci fate qui? Pensavo dovessimo vederci in aula multimediale per il nostro progetto del doposcuola.»
«Sì, ma volevamo fare la strada insieme» fece Michelle, cercando di sorridere con fare confortante.
«È solo una rampa di scale» rispose Zec. «Cosa mi nascondete?»
Betty gli afferrò in modo amichevole il braccio con cui reggeva libro e quaderno. «Niente. Abbiamo pensato… ecco, magari ti andava di fare due chiacchiere e preferissi non parlare davanti a Billy.»
«Non che ci sia qualcosa di male a parlare in presenza del tuo fidanzato» aggiunse Michelle e afferrò premurosamente l’altro braccio del ragazzo.
Betty annuì. «Giusto. Così come è normale se tu, come dire, preferissi non svolgere le ricerche su Elliott.»
«Perché non dovrei volerlo?» domandò stupito. «Mi rendo conto che tutta questa faccenda della Bocca dell’Inferno è pericolosa.»
Nel corridoio ormai deserto, Michelle la guardò annaspando, non sapeva più come introdurre l’argomento in modo delicato. Betty si fece coraggio e disse: «Ovviamente, ma noi intendevamo la questione in modo più personale. Per te e… Billy.»
Zec si irrigidì e si liberò bruscamente dalla loro presa. Si voltò in modo da essere di fronte a entrambe e disse: «Non fatelo, non trattatemi in questo modo.»
«In che modo?» chiese Michelle.
Betty si mordicchiò il labbro imbarazzata. «Noi stavamo solo…»  
«So cosa stavate facendo» ribadì Zec serio. «E non voglio che vi comportiate diversamente dal solito. Ho sentito anche io quello che ci ha detto Billy e posso sopportarlo. Per cui piantatela di trattarmi come se fossi fatto di vetro.»
Betty aprì la bocca per ribattere, ma la pelle, i vestiti e l’intero corpo di Zec si tramutarono in liscio, delicato e luminoso vetro, mentre il libro e il quaderno sgusciarono fuori dall’incavo del braccio e sbatterono sul pavimento.  
 

Billy raggiunse l’aula multimediale, il quartier generale “ufficialmente non ufficiale” dove si radunava con il resto della sua Scooby Gang, varcò la soglia aperta e trovò Donovan seduto in una postazione. L’altro lo salutò con un cenno della mano destra, spostando il volto dallo schermo del computer.

«Sei il primo?» domandò Billy, appoggiando lo zaino sul pavimento e sedendosi di fronte.
Donovan lo guardò offeso. «Perché sembri tanto sorpreso?»
«No, non lo sono, ma ero quasi certo di trovare qui Betty prima di tutti» si schermì. «Sai, è piuttosto precisa su orari e cose così.»
«Sì, hai ragione.» Donovan sorrise e spostò velocemente il mouse cliccando sul tasto sinistro. «A dirla tutta mi sono preso la sesta ora libera e nell’aula non erano in molti, così ho iniziato le ricerche.»
Billy rimase in silenzio a fissarlo. Poi, dato che non continuava, lo esortò: «E cosa hai scoperto?»
«Sostanzialmente, niente.» Donovan si passò una mano tra i capelli scuri e poi si buttò contro lo schienale della sedia, intrecciando le mani dietro la nuca. «Speravo di avere fortuna o provare a scoprire uno dei trucchetti da hacker di Betty, ma niente di fatto. Il nome Elliott Summerson non mi ha portato a nulla di utile.»
Billy abbassò lo sguardo. «Non che non lo apprezzi, ma tutto questo spirito d’iniziativa è per risolvere il problema Bocca dell’Inferno o per far colpo su Betty?»
Donovan si sporse in avanti. «Se ti dicessi un po’ per entrambi, mi crederesti?»
«Certo, perché non dovrei?» Billy alzò il capo e tornò a guardare in volto il compagno. «Ammetto che sono sorpreso che tu mi stia ancora intorno dopo tutto quello che abbiamo scoperto, ma ho fiducia in te.»
«Grazie, credo.» Donovan si fermò a rimuginare sulle ultime parole e poi lo fissò incuriosito. «Perché non dovrei rimanere nel gruppo dopo le rivelazioni?»
Billy si fece schioccare le dita imbarazzato. «Dal mio punto di vista, sei quello che ci ha rimesso di più da quando sono comparso, con tutte le assurdità a mio seguito. Hai perso la ragazza che ti piaceva e nessuno ricorda niente di lei e di voi come coppia. Capirei se tu fossi… ecco un po’ arrabbiato.»
Donovan si alzò dalla sedia e andò a mettersi in piedi davanti a lui. «Ti svelerò un segreto, ma se lo dirai agli altri, negherò di aver mai detto una cosa simile.» Lo fissò deciso, ma con sguardo gentile. «Da quella volta all’ospedale, di cui ci hai raccontato, speravo di far colpo su Anika e quando lei si è interessata a me, ero al settimo cielo. Ma mi sono reso conto anche che mi rendeva qualcuno diverso da quello che sono in realtà. Non è stata colpa sua, probabilmente ero io a comportarmi contro la mia natura, pensando di assecondare le sue aspettative. A ogni modo, quando ti ho incontrato e mi hai slavato e minacciato, è come se avessi ritrovato me stesso. Non so se sei reale o solo la parte della mente di un’altra persona, ma non rinuncerei mai ad averti come amico.»
Billy rimase di stucco. «Wow. Da che ricordo è la cosa più bella che mi sia mai stata detta.»
«Bene» fece Donovan sorridendo. «Possiamo anche abbracciarci. Sono sicuro della mia sessualità. Però non vorrei scatenare la gelosia di Zec. L’ho visto incavolato e non è piacevole.»
Billy sorrise di riflesso. Si rese conto di non aver mai capito quanto Donovan fosse importante a tenerli uniti. Non era uno sbruffone, le sue battute alleggerivano il dramma che spesso dovevano affrontare. Si alzò in piedi e allargò le braccia. «Non preoccuparti. Anche questo farà parte del nostro segreto.»
Donovan si avvicinò un po’ impacciato, ma gli squillò il telefono. «Scommetto che è il tuo ragazzo che ci ha sentiti.» Poi afferrò il cellulare, lesse il nome del chiamante sul display e disse compiaciuto «Ah no, a quanto pare è qualcun altro.» Schiacciò il tasto di risposta. «Betty, dimmi, hai…cosa? Aspetta, parla più piano.»
Billy lo osservò cambiare espressione.
«Sì, è qui con me» rispose facendogli segno di raccogliere lo zaino. «Ok. Arriviamo subito.» Donovan rimise il cellulare in tasca e andò a prendere lo zaino nella sedia accanto a quella in cui era seduto.
«Che succede? Dove andiamo?»
«Dalle ragazze. La Bocca dell’Inferno ha colpito ancora e per essere precisi ha colpito Zec.»
 

«Gli è bastato dirlo per diventare di vetro?» chiese nuovamente Billy.

Michelle annuì, chiudendo la porta della classe di matematica, dove lei e Betty avevano spinto con fatica la statua di Zec.
Billy girò intorno al fidanzato in vetro, posizionato tra la cattedra e un armadio. «Avrei dovuto avvertire che stava per accadere. Da qualche settimana il mio senso del soprannaturale fa i capricci.»
«Di questo ci occuperemo un’altra volta» disse Betty, agitata. «Come aiutiamo Zec?»
Billy notò che tutti e tre gli amici riuniti nella stanza avevano lo sguardo rivolto su di lui. «Sinceramente non lo so. È qualcosa di… nuovo, anche per me.»
«Vuoi dire che resterà così per sempre?» chiese allarmata Michelle.
Billy si mise le mani nei capelli, doveva essere l’eroe della situazione, ma era perso quanto loro. «Non lo so. Non riesco a capire più nulla. Sono parte della causa delle stranezze, ma non ho idea di come risolverle. Se fosse un vampiro, un licantropo o un demone potremmo usare i riferimenti che sappiamo, ma questo?»
Donovan si avvicinò alla statua. «Cerchiamo di non perdere la calma. C’è sempre una soluzione.» Si voltò a guardare Zec in forma di scultura e poi disse: «È stata una specie di auto-trasformazione. Michelle, a te è successo qualcosa di simile quando sei diventata invisibile, come ne sei uscita?»
«Ecco, mi ha aiutata Dana» rispose lei arrossendo.
«Perfetto. Chiamiamo Dana la demone. Zec ha il cellulare che le ha dato, giusto?» propose Donovan.
«Penso lo abbia sempre addosso» disse Betty. «Quindi dobbiamo supporre che è di vetro anche quello. E inutilizzabile.»
«La Falce» disse all’improvviso Billy.
Michelle inorridì. «Vuoi usarla contro di lui? Andrà in mille pezzi.»
«No, possiamo provare a usare il suo potere. È pur sempre un oggetto mistico» spiegò Billy. «A meno che non avesse addosso anche quella.»
«No, era il mio turno di tenerla.» Betty frugò nella borsa appoggiata sul primo banco a sinistra ed estrasse l’arma. «Come facciamo a sfruttarne il potere?»
La risposta di Billy venne interrotta da uno sferragliare improvviso. Alla base delle finestre comparvero delle sbarre che si innalzarono lungo il vetro, bloccando l’apertura. Tutti e quattro si voltarono verso la porta, ma una catena apparve e si avvolse intorno al pomello e terminò con un lucchetto, il cui scatto sigillò la stanza.
«Che diavolo succede adesso?» imprecò Donovan.
Michelle si avventò sulla porta e provò a rompere il lucchetto. «È indistruttibile.»
Billy si guardò attorno. La pelle gli pizzicò come se avesse strisciato gambe e braccia in un campo di ortiche, un brivido cavalcò la spina dorsale e percepì nel cuore un senso opprimente di pericolo, tutte sensazioni familiari. «Ragazzi, lo sento di nuovo. Il mio senso del soprannaturale ha ripreso a funzionare. È opera della Bocca dell’Inferno.»
«La Bocca dell’Inferno ci vuole imprigionare nell’aula di matematica?» domandò incredulo Donovan.
«Ovviamente no» si intromise Betty, stringendo la presa sulla Falce. «È chiaro che c’è dietro qualcuno e questa è la manifestazione di un suo sentimento.»
Dall’esterno la porta venne colpita ripetutamente. La catena tintinnò e il pomello girò a fatica, fino a venire scardinato e cadere pesantemente sul pavimento con gli arnesi che lo bloccavano.
Michelle indietreggiò di un paio di passi. «Quel qualcuno sta venendo a prenderci?»
«Non sono sicuro.» Billy si parò davanti a Zec in forma statua di vetro. «Ma tenetevi pronti ad affrontare qualunque cosa.»
Betty divise la Falce e porse a Donovan la parte dell’ascia. Lui le si avvicinò, afferrò l’arma e poi rimase davanti a lei di un passo.
La porta subì ulteriori colpi. Ormai non c’era più nulla a tenerla chiusa. Udirono un urlo violento provenire dall’esterno, un ultimo colpo più forte dei precedenti e poi la porta si staccò dai cardini e cadde in verticale con un tonfo sul pavimento, alzando un sottile alone di polvere.
Billy osservò gli amici illesi. La luce al neon del corridoio tremolò un paio di volte, impedendogli di scorgere con precisione chi fosse lì fuori. Si fece coraggio e avanzò, per scoprire se chi li avesse liberati fosse in realtà un pericolo peggiore. Superò Betty e Donovan e poi Michelle.
Arrivato con un piede sopra alla porta stesa a terra, Billy si trovò davanti i responsabili e spalancò la bocca per la sorpresa. «Che ci fate voi qui?»
 

                                                    

                                          Continua?


lunedì 27 giugno 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 26

26. La Verità sulla Bocca dell'Inferno


Billy ascoltò in silenzio la spiegazione di Janna. Ormai era pronto ad accettare di tutto, anche ciò che appariva più assurdo e inverosimile.

Quando ebbe finito, lei indietreggiò di un paio di passi. Lo guardò in silenzio, con i suoi occhi impassibili e svanì come gli altri.
«Aspetta» la chiamò.
Un lampo illuminò l’intero spazio in modo accecante e Billy fu costretto a chiudere gli occhi. Quando li riaprì, era nello stesso luogo di poco prima: in piedi a fianco del letto di Elliott disteso in coma. Scostò la mano dalla sua fronte e un nuovo lampo gli balenò davanti, illuminando fugacemente la stanza dell’ospedale.
Billy strizzò ancora gli occhi, oltre il vetro della finestra di fronte scorse la luce arrivare dall’esterno. Un tuono rombò nel cielo e lo fece sobbalzare. Si avvicinò alla finestra, notò che era notte e le prime gocce di pioggia iniziavano a cadere fitte. Era rimasto in quella sorta di trance per alcune ore.
Si voltò e lanciò un ultimo sguardo a Elliott, si diresse verso la porta della stanza e sbirciò per assicurarsi il corridoio fosse sgombro. Libero di muoversi, proseguì furtivo verso l’uscita dell’ospedale.
 

Betty sussultò nel letto dei suoi genitori nello stesso istante in cui un tuono squarciò l’aria all’esterno della casa. Spalancò gli occhi, si alzò lentamente, mettendosi a sedere e controllò Michelle al suo fianco: dormiva tranquilla, il temporale non aveva avuto lo stesso effetto sul suo sonno.

Uscì da sotto il piumone con delicatezza, prese gli occhiali dal comodino e si avvicinò alla finestra. Scostò la tenda e osservò la pioggia infrangersi sul vetro e scivolare come lacrime fino al davanzale.
Chissà dov’è Billy” pensò, confortandosi solo con l’idea che gli altri amici fossero lì in casa con lei. Dopo le sconvolgenti rivelazioni condivise da lei e Michelle con gli altri quella sera e la decisione perentoria di Billy, si era convinta che dovevano restare tutti insieme, soprattutto non credeva fosse opportuno per Zec tornare a casa da solo. Avrebbe voluto parlare con lui, farlo sfogare, ma l’amico le aveva solo chiesto di avvertire la madre e poi mostrargli dove avrebbe dormito. Così aveva sistemato i due ragazzi in camera sua e condiviso il letto matrimoniale dei genitori con Michelle, ma aveva dormito solo per qualche ora.
Betty sistemò gli occhiali sul volto, si infilò i jeans e la maglietta del giorno prima e lasciò con cautela la camera. Appena chiuse la porta dietro di sé, sentì dei suoni leggeri provenire dal piano di sotto. Scese guardinga le scale e vide Zec, vestito anche lui con gli stessi abiti con cui era andato a dormire, seduto sul divano, illuminato solo dal televisore, mentre sullo schermo si alternavano le immagini di un episodio di Buffy. Non uno qualunque: Incubi, proprio quello che aveva fornito a lei e Michelle gli ultimi tasselli per identificare chi fosse in realtà Billy.
«Il mio vecchio sacco a pelo è davvero scomodo se sei venuto qui» disse gentilmente, entrando in salone.
Zec schiacciò il tasto STOP sul telecomando del lettore DVD,  stretto nella mano destra. «Scusami, ti ho svegliato.»
«No, è stato il temporale» rispose, sedendosi accanto a lui. Si allungò sulla sinistra e accese la lampada, schiacciando il pulsante dell’interruttore. «Ma ho l’impressione tu sia in piedi da prima che scoppiasse.»
«Non riuscivo a dormire. Ho visto il box della serie e mi è venuta voglia di rivedere quell’episodio. Scusa se l’ho preso senza chiederti il permesso.»
«Non c’è problema però…» Betty si interruppe cercando le parole adatte. «Ecco, riguardarlo non credo ti faccia bene.»
«Hai ragione» ammise Zec. Abbandonò il telecomando sul cuscino del divano tra di loro. «Però ci sono parti di questa storia che non mi tornano e volevo vedere con i miei occhi se per caso vi era sfuggito qualcosa.»
«Cosa intendi?»
«Per esempio: prima di portarci in ospedale, ci avete detto che vi ha condotti la Prima Cacciatrice in quella stanza, quindi anche lei è una proiezione del tizio in coma? Se è così, perché mandare anche Billy come proiezione astrale per combattere?»
Betty aggrottò la fronte. «In effetti ora che mi ci fai pensare è un po’ strano. Anzi, ricordo che l’abbiamo sognata tutti mesi fa, quando ci siamo riuniti per guardare la serie.»
«Esatto, un altro particolare che stona» continuò Zec pacato. «Posso accettare che gli incubi del Billy adulto in coma, per così dire, hanno aperto la Bocca Dell’Inferno e generato i vari mostri, ma come spieghiamo eventi come quello, la presenza di Kerry e Kenny, o questa?» Si chinò e afferrò la Falce vicino ai piedi nudi, mettendola sotto gli occhi di Betty. «L’abbiamo creata noi. Compreso Billy. È reale, l’abbiamo usata tutti e tenuta a turno in custodia. Come può esistere un oggetto creato anche da chi non esiste?»
Betty fissò a turno l’arma e l’amico, riflettendo. Le sue obiezioni erano sensate, per quanto l’intera situazione fosse al di là del razionale. Si era concentrata così tanto sui suoi indizi e sulla conferma ricevuta dalla visione dell’episodio, dall’essersi dimenticata di quei particolari, che però facevano la differenza.
Si accorse che lui la guardava in attesa di una risposta. «Sinceramente, non so cosa pensare» disse. «E a dirla tutta, il fatto che quell’uomo in coma abbia potuto generare tutto questo da solo ha dell’incredibile, dello spaventoso e inspiegabile.»
Tre colpi battuti con forza contro la porta li fece voltare entrambi.
«I tuoi genitori sono tornati prima?» domandò Zec.
Betty si alzò dal divano, dirigendosi verso la porta. «Non penso. E comunque hanno le chiavi di casa.»
Aprì uno spiraglio, abbastanza perché potesse vedere anche Zec sporgendosi e rimase sorpresa da chi si trovò davanti.
Fradicio dalla pioggia battente, Billy la guardò serio, fermo davanti all’uscio. «Posso entrare? Dovrei darvi delle informazioni importanti.»
 

«Così, un’altra parte di Elliott… di te, ha l’aspetto di Jenny Calendar. Non ti offendere, ma avrei preferito incontrare lei, l’attrice che la interpretava è molto sexy» commentò Donovan, stravaccato sulla sedia rivolta verso il divano, dopo che Billy ebbe raccontato del suo incontro e della scoperta sul loro passato.

«Lei vuole essere chiamata Janna» precisò Billy, seduto a sua volta su un’altra sedia nel salone e sfregandosi i capelli con l’asciugamano che gli aveva dato Betty, cercando di asciugarli. L’amica gli aveva anche prestato una camicia del padre con cui cambiarsi la maglietta fradicia. «In ogni caso, volevo scusarmi con voi per avervi coinvolti fin dal principio, anche se non lo sapevo.»
«Non devi scusarti di nulla.» Betty rientrò in salone e posò una tazza fumante con del tè sul tavolino davanti a Billy. Aveva svegliato Michelle e Donovan, mentre lui si cambiava, in modo fossero tutti presenti per le novità che doveva comunicare. Si accomodò sul divano tra Zec e Michelle e disse: «In un certo senso siamo in debito con te. Ci hai salvati tutti nel nostro primo confronto con il soprannaturale. Il fatto che tu, o Elliott, ci abbiate scelti perché vi trovavate in sintonia con noi, può solo farci piacere.»
«Sì, però vorrei sapere di più» fece Michelle. «Non ci hai più detto cosa hai trovato questa sera al cimitero con Zec? È legato in qualche modo al coma di Elliott?»
Billy scosse la testa e lasciò cadere l’asciugamano sulle ginocchia. «Io e Zec abbiamo incontrato degli strani esseri che affermavano di difendere l’Oscurità Maggiore e me, ma Janna non sembrava esserne a conoscenza. Mi ha dato solo le informazioni che riteneva importanti in quel momento e penso il suo obiettivo fosse di farmi capire che non dovevo allontanarvi.»
«E ha fatto bene» disse Zec, sorridendo all’amico.
«Però c’è anche dell’altro» continuò Billy. «Prima di scomparire, mi ha rivelato che io, o meglio Elliott, non è l’unico responsabile di tutto quello che sta succedendo.»
Betty si scambiò uno sguardo eloquente con Zec. Questa nuova informazione poteva dare un senso a ciò di cui avevano parlato prima. «Spiegati meglio.»
Billy sospirò. «Da quanto ho capito, io sono diventato reale per il desiderio di Elliott di avere qualcuno che affrontasse i pericoli, la parte di lui desiderosa di fare giustizia su quello sognato e reso vero e potenzialmente mortale. E questo fa di lui la Bocca dell’Inferno, però non tutto il male che abbiamo combattuto esce da lui.»
Donovan si sporse in avanti, grattandosi la testa. «Okay, sono ufficialmente confuso.»
«Lo so, è complicato, anche io non sono certo di riuscire a spiegarlo bene.» Billy strinse l’asciugamano agitato. «È come se Elliott facesse da centro mistico a cui chiunque può attingere. Qualsiasi persona che volontariamente o meno ha un desiderio represso, o sente di avere dei demoni interiori con cui combattere, o desidera che quelle creature da incubo siano vere, riesce a renderle reali attraverso lui.»
«È logico» concordò Betty. «Ora tutto ha un senso.»
«Davvero?» domandò Donovan aggrottando le sopracciglia.
«Rifletti, ricordi la nostra discussione su Anika di oggi pomeriggio? Pensavamo che qualcuno l’avesse resa un Demone della Vendetta, ma in realtà lo ha fatto lei da sola, grazie all’energia di Elliott trattino Bocca Dell’inferno» spiegò Betty. «Voleva punirti per il video, perché si era fidata di te e tu l’avevi tradita e il suo rancore tanto forte l’ha fatta diventare il demone.»
«E questo ci aiuta a spiegare anche tante altre cose» intervenne Zec. «Tutto quello che sembra legato a Buffy, ma non riusciamo a giustificare come una responsabilità di Elliott, sono in realtà tutte proiezioni di desideri di altri.»
Michelle alzò le mani per fermarlo. «Aspetta, vuoi dire che in città sono tutti fan di Buffy? O che questi desideri prendono forma dai mostri della serie, perché Elliott è un fan?»
«Potrebbe essere» commentò Betty. «In fondo Elliott ci ha notati tempo fa e fin da allora la cosa che abbiamo tutti in comune è la passione per la serie.»
Donovan incrociò le braccia sul petto. «In pratica quando Elliott finirà di avere a che fare con i fan di Buffy, allora smetteranno anche le stranezze.»
«No, non funziona così» rispose in tono amaro Billy. «In principio riguardava voi e la serie, ma poi credo che la cosa si sia espansa in maniera incontrollabile. Come vi ho detto, Elliott dal suo coma fornisce energia soprannaturale, ma come la Bocca dell’Inferno è un portale tra dimensioni, così lui lo è per i pensieri e le emozioni di tutti. Ognuno può utilizzarla come vuole. Quindi se qualcuno rielabora sentimenti e repressioni usando come metafora altre storie, o elementi di finzione, si possono avverare anche quelli.»
Betty sentì il suo entusiasmo svanire e venire rimpiazzato da un timore opprimente. «Questo vuol dire che d’ora in avanti potremmo aspettarci di tutto. È pazzesco.»
«E pericoloso» aggiunse Donovan. «Ricordati che Anika è morta e scomparsa dal ricordo di tutti. E tutti quelli che erano diventati vampiri sono diventati polvere.»
Billy si alzò in piedi abbandonando l’asciugamano sulla sedia. «Ora vi rendete conto perché volevo allontanarvi? Venendo cambiati dalla Bocca dell’Inferno, si rischia di morire.»
Zec gli andò incontro per tranquillizzarlo. «Non è così per tutti. Io e Michelle siamo diventati telecinetici trasformando la rabbia e il dolore in poteri da poltergeist, ma non siamo scomparsi e nemmeno ci è successo di peggio.»
«Ma non è detto che non accada» disse Billy. «Se anche non veniste uccisi in una lotta, Janna mi ha detto che essendo partito tutto da un sogno di Elliott, niente e nessuno di soprannaturale può esistere  nel mondo reale.»
«Però potremmo sempre perdere i poteri e tornare normali» fece Michelle. «Non siamo nati con queste capacità, le abbiamo sviluppate per colpa della Bocca dell’Inferno, quindi forse svaniranno con la chiusura del portale. E noi continueremo a esistere.»
Betty cercò di riprendere la calma. «Okay, ma come si chiude una Bocca dell’Inferno che nel nostro caso è una persona?»
«Svegliando Elliott» affermò Billy.
«E cosa accadrà a te?» domandò Zec.
«Non lo so. Essendo collegato a lui potrebbe accadermi di tutto. Vivere. Morire. Diventare un fantasma.» Billy scrollò le spalle. «Non posso preoccuparmene. L’unica cosa importante è scoprire il più possibile su Elliott Summerson, su come è finito in coma e trovare un modo per fargli aprire gli occhi. O attorno a lui non credo resterà molto.»

 

                                             Continua…?