lunedì 14 marzo 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 19

19. Romeo e Giulietta e Vampiri (Atto Secondo)


Dobbiamo agire subito” pensò Michelle, vedendo Sunday sollevata di peso da terra da Kerry,  rifilarle un pugno in pieno ventre, obbligando l’altra a piegarsi in due. Girò il volto verso il sipario chiuso e notò al lato sinistro Betty e Donovan che correvano giù dal palco facendo segni al pubblico, osservati da Kenny. Li aveva visti parlare con lui, ma qualsiasi cosa si fossero detti, intuì li avesse spinti a provare a mettere al sicuro le persone intervenute alla rappresentazione.

Un ragazzo vampiro che indossava la felpa con il cappuccio le andò addosso e la colse di sorpresa. Prima che Michelle potesse reagire, il vampiro si tramutò in polvere e mentre la sua figura si sgretolava, vide Billy ritirare il paletto di legno da dove prima c’era il corpo del suo assalitore.
«Stai attenta. Dobbiamo aiutare gli altri, non sono preparati per questo agguato» le disse, mentre al suo fianco arrivava Zec.
Michelle annuì. I ragazzi del gruppo di teatro cercavano di difendersi, scalciavano, tiravano pugni, altri provavano a sfuggire alle prese possenti degli assalitori, ma non sapevano cosa volesse dire affrontare dei veri vampiri. Pensò con un pizzico di terrore che forse sua madre era tra il pubblico e nemmeno lei ne era in grado. «Richiamiamo la metà della Falce» annunciò e porse le mani ai due compagni.
Entrambi strinsero la sua e  in un lampo cremisi la parte superiore della Falce, a forma di ascia, si materializzò tra i loro corpi.
Billy l’afferrò. «Comincio io. Voi cercate di separare i vampiri dai nostri compagni» corse come una furia verso una donna di mezza età che addentava il collo di un ragazzo delle comparse e la decapitò.
«È l’ora di rifarci il trucco» disse Michelle a Zec. La transizione per richiamare il potere da poltergeist scaturito dal dolore represso diventava sempre più facile e spontanea. Osservando Zec accanto sé, notò che per lui doveva essere lo stesso: passò senza fatica dal suo solito aspetto innocuo, a quello con le vene scure e i capelli più neri del normale.
«Io provo a raccogliere i nostri compagni» disse Zec, sollevando le mani lentamente sopra la tasta. «Ti va di occuparti dei vampiri?»
«Ci provo» rispose Michelle. Allungò le braccia in avanti e come il braccio meccanico del gioco che pesca tra la marea di peluche quello che si vuole vincere, aprì e chiuse più volte le dita, afferrando con la telecinesi i vampiri, staccandoli dalle prede e sbattendoli contro la scenografia in legno. Riuscì a tenerli bloccati senza sforzo e disse a Zec: «Aiuta gli altri a scappare. Credo che Betty e Donovan stiano facendo sfollare il resto degli ospiti.»
Zec annuì e scostò il sipario, facendo segno ai compagni di seguirlo. «Date una mano a chi non riesce a camminare e raggiungete i professori e il resto del pubblico.»
Dallo spiraglio aperto del sipario, Michelle scorse Donovan, a metà corridoio tra i sedili, mentre agitava le mani per far avanzare i ragazzi verso la folla di adulti che procedeva a sua volta per l’uscita dell’auditorium. Intanto Zec rimase a sorvegliare la fila come una guardia del corpo, mentre i ragazzi gli passavano davanti e scendevano dal palco senza fare domande.
Sunday si accorse di come il loro intervento aveva annientato la sua truppa e fatto scappare le sue vittime e ringhiò nella loro direzione. Pagò cara la sua distrazione.
Kerry le sferrò un pugno che la fece cadere distesa sul palcoscenico. «Te l’ho detto, bionda. Oggi hai a che fare con i professionisti.»
Kenny irruppe sulla scena brandendo il suo paletto e si lanciò sicuro su Sunday.
La vampira rotolò sulla sinistra e lui finì addosso alla gemella. Sunday si rimise in piedi, rapida lo prese per il collo della felpa, lo attirò a sé e con violenza gli morse il collo.
L’urlo di dolore del ragazzo richiamò l’attenzione di Billy, che libero dalla lotta contro gli altri vampiri tenuti a bada da Michelle, si gettò verso Sunday, deciso a tagliarle la testa.
Sunday si staccò da Kenny e lo usò ancora una volta come arma, lanciandolo tra le braccia di Billy e costringendolo ad abbassare l’arma che brandiva. «Volete giocare con me?» domandò, pulendosi la bocca sporca di sangue con il dorso della mano destra. «Bene, ma prima dovete prendermi.» Scansò con agilità Billy, Kenny e Kerry e buttando a terra i pochi ragazzi del club di teatro che non erano ancora scappati, strappò il sipario, saltò giù dal palco e spalancò la porta dell’uscita di sicurezza sulla parete destra, correndo nel cortile.
«Non me la farò scappare di nuovo» disse Billy, lasciando Kenny barcollante, ma in piedi e correndole dietro.
Kerry si strappò il vestito di scena della festa poco sopra il ginocchio e si mosse con più facilità. «Ammazzare quella vampira è compito nostro.» Mise un braccio intorno alla schiena del fratello e  se lo trascinò dietro senza troppa fatica, diretta fuori dall’auditorium.
Zec guardò l’ultima ragazza raggiungere Donovan e poi correre con lui in salvo e rientrò dietro il sipario. Lanciò uno sguardo apprensivo alla porta spalancata sul cortile e poi si girò verso di lei.
«Vai. Corrigli dietro» disse Michelle, sapeva che era in pensiero per Billy.
«E tu? Forse dovrei restare ad aiutarti a tenere a bada quei vampiri.»
Michelle riportò lo sguardo sui vampiri prigionieri della forza invisibile che non li faceva avanzare. «Non preoccuparti. Posso farcela. Billy invece è solo contro Sunday e lei è davvero pericolosa.»
«In realtà ci sono anche Kerry e Kenny con lui» ribatté Zec, mordendosi il labbro inferiore.
«Non mi sembrano di grande aiuto: lui è ferito e lei non è certo affidabile» rispose. «Forza! Vai e guarda le spalle al tuo ragazzo.»
Zec le sorrise. «Faremo il più presto possibile.» Si voltò e corse giù dal palco e poi a sua volta all’esterno attraverso l’uscita di sicurezza.
Rimasta sola, Michelle iniziò a sudare freddo. In principio trattenere tutti quei vampiri non le era costata fatica, ma ora iniziava ad accusare il peso di dover impiegare tante energie in modo continuato.
«Non può tenerci qui all’infinito» urlò una donna vampiro.
«Sei già al limite» continuò una vampira adolescente con il piercing al naso.
«E quando cederai ci sarà da divertirsi» disse un vampiro in giacca e cravatta. «Sei così grassa, che saremo sazi per un mese dopo averti prosciugata.»
La dozzina di vampiri alla sua mercé scoppiò a ridere e Michelle gridò per la frustrazione. «Fate silenzio!» Anche con tutto il suo potere e l’aver dimostrato di essere in grado di sconfiggerli da sola, restava la ragazza sovrappeso da prendere in giro. La rabbia montò nelle sue vene, ma non servì a rinvigorire la fonte da cui traeva le sue capacità speciali. Per quanto cercasse di non darlo a vedere, non avrebbe retto a lungo. Forse con un allenamento, ammesso che fosse possibile allenarsi a essere un poltergeist umano, avrebbe imparato a resistere di più… ma non c’era tempo.
«Ci siamo» ghignò il vampiro che l’aveva sbeffeggiata. «Sei al limite» e iniziò a spingersi con forza nella sua direzione. 
Gli altri lo imitarono e anche se di pochi centimetri, riuscirono ad avanzare.
Michelle cadde in ginocchio. “Non avrei dovuto mandare via Zec” si disse con il sudore che le colava dalle tempie fino alle guance. Avvertì un fremito alla nuca e il vampiro in giacca e cravatta sgusciò dalla sua presa.
Rimase sorpreso per pochi istanti e poi sfruttò la sua rinnovata libertà per correrle contro.
Impaurita, Michelle provò a ricorrere al suo potere per fermarlo e nel panico perse la presa già debole su tutti gli altri. Strabuzzò gli occhi nel vedere il gruppo che le si avventava contro. Era pronta al peggio, questa volta non ce l’avrebbe fatta.
Con sua sorpresa però si fermarono tutti all’improvviso. Il primo a pochi centimetri da lei e alcuni degli altri addirittura a mezz’aria.
«Cosa diavolo succede?» chiese sbalordita.
«Diavolo, giusto» rispose una voce familiare in una nuvola di fumo rosso. «E come mi piace ripetere: “meglio il diavolo che conosci”.»
Dana comparve in fondo al palcoscenico, a poca distanza dalla scenografia graffiata e danneggiata dai vampiri. Nel suo solito completo di top e pantaloni viola che mettevano in risalto la pelle rosso scuro, camminò verso Michelle con fare teatrale, evitando i vampiri, bloccati come in un fermo immagine e inconsapevoli della sua presenza.
«Mi hai salvata» constatò Michelle sorpresa. «Perché?»
«È stato involontario» rispose la ragazza demone con un mezzo sorriso. «Volevo evitare di avere a che fare con i vampiri e metterli in pausa era l’unico modo. Anche se, ammettiamolo: possiamo condannarli per il loro attacco? Eravate una tale lagna, avreste dovuto lasciar perdere la versione classica e scegliere quella di Buz Luhrmann.»   
Michelle inarcò un sopracciglio per nulla convinta delle sue parole. «Perché non hai messo in pausa anche me?»
«Non sapevo ci fossi anche tu.»
«Ma se hai appena detto che eravamo una lagna. Quindi stavi seguendo la rappresentazione» replicò Michelle, rialzandosi. «Sei qui per un motivo preciso e non vuoi che i vampiri lo scoprano. Perché?»
Dana sorrise. «Touché. Sei davvero intelligente. E io che pensavo che il cervello del gruppo fosse la quattrocchi.»
Michelle arrossì. «Non cambiare discorso. Dimmi cosa fai veramente qui.»
Dana girovagò sul palco e tra i vampiri. «Diciamo che ho percepito qualcosa di potente e sono venuta a prenderlo.»
«Devi dirmi cosa.»
«Non sfidare la sorte, fragolona» ribatté Dana, attorcigliando l’indice sinistro in una ciocca dei capelli castani, raccolti in una coda. «Ti ho già salvata dall’abbuffata dei vampiri.»
Michelle seguì lo sguardo dell’altra. Puntava verso il basso, tra i residui di stoffa dei costumi e i pezzi della scenografia. Tra i resti della battaglia individuò qualcosa che risaltava: la “Lacrima di Giulietta”, la collana con il pendente indossata da Chas. Doveva esserle caduta durante l’assalto di Sunday ed era stata dimenticata dalla compagna, mentre strisciava via per mettersi in salvo.
Dana si avvicinò furtiva per raccoglierla e Michelle sollevò la collana con il suo potere telecinetico, attirandola nella sua mano destra. «Allora è questa che vuoi.»
Dana la fissò seria. «Non farmi arrabbiare. Il tuo look dark non ti aiuterà contro di me. Ti conviene consegnarmela senza storie.»
«Cosa te ne fai?» domandò Michelle. «È solo una pietra di vetro senza valore.»
«Proprio perché non ne capsici il valore, è inutile che la tenga tu. Non te lo ripeterò ancora. Dammi. Quella. Collana.»
Michelle gettò uno sguardo all’oggetto in mano sua. Non riusciva a  intuire quale macchinazione ci potesse essere dietro l’interesse di Dana. In passato aveva funto da catalizzatore per i sentimenti di Betty e, attraverso la leggenda che la riguardava, fatto scattare la caccia a Billy, ma non vedeva nessun vantaggio ora che quell’effetto era stato spezzato.
«Non ti conviene perdere altro tempo.» Dana era sempre più minacciosa. «I vampiri si sbloccheranno tra poco e io posso andarmene e tornare a prendere la collana con calma quando avranno finito con te.»
Michelle tremò al pensiero di quello che avevano in serbo per lei. Era troppo provata per riuscire a tenerli a bada una seconda volta. Così, provò a portare la situazione a suo vantaggio. «Ti darò la collana, ma tu liberami dai vampiri. Falli svanire, mandali all’inferno, riducili in polvere, quello che vuoi, basta che spariscano.»
«Scordatelo. Non ho tutto questo potere» rispose Dana. «Però possiamo provare a far sì che si distruggano tra loro. Devi solo cantare per me.»
«È proprio necessario?»
«Se preferisci restare il piatto forte sul menù, accomodati.»
Michelle sbuffò. «Qual è la canzone?»
Dana le si posizionò alle spalle. «Devi sceglierla tu, come sai. Non importa che ti impegni a condividere i tuoi sentimenti, basta che ti concentri all’idea che si combattano tra loro, io guiderò la coreografia.»
Michelle annuì. Dana schioccò le dita e nell’auditorium risuonarono le note di Lovefool dei The Cardigans.
«Scelta curiosa» commentò la ragazza demone.
«È colpa tua. Prima hai menzionato il film con Leonardo DiCaprio.» Michelle chiuse gli occhi e quando li riaprì i vampiri erano “scongelati” e si guardavano intorno confusi. Iniziò a cantare di come si sentisse colpevole di essere la ragione della loro lotta. Più fazioni la amavano, ma lei non poteva essere di tutti. Solo uno o una tra loro poteva averla.
Dana le sfiorò gentilmente i lati del petto e poi scivolò sinuosa al suo fianco. Raccolse da terra un frammento di legno appuntito e lo porse la primo vampiro davanti a sé e questo lo conficcò nella vampira al suo fianco senza esitazione, polverizzandola.
Dana saltellò e prese altri oggetti della scenografia, selezionando solo quelli abbastanza appuntiti e in legno. Li distribuì ai vampiri adulti e adolescenti e loro, senza porsi domande, si attaccarono a vicenda.
Michelle indietreggiò verso la scaletta sulla destra, continuando a cantare, scese dal palco e osservò la composizione armoniosa e aggraziata con cui i vampiri si battevano in un ballo di morte, culminando in esplosioni di polvere.
Al secondo ritornello rimase sulla scena solo una vampira poco più grande di lei. Sorrideva mostrando i canini, pensando di potersi pregustare il suo premio. Dana la raggiunse con due pirolette, le strappò di mano il paletto improvvisato e lo conficcò nel cuore, sbarazzandosi di lei.
Con la morte dell’ultimo avversario, terminò anche la musica.
Michelle tirò un sospiro di sollievo.
«Hai una bella voce, magari la prossima volta scegliamo qualcosa di più appropriato a te» disse Dana, comparendo in uno sbuffo di fumo al suo fianco. «E ora la mia ricompensa.»
«In realtà non hai fatto tutto da sola.»
«Avevamo un patto» le ricordò l’altra. «Vuoi rimangiarti la parola?»
«Dammi un indizio sul perché ti serve e siamo pari» disse Michelle. «Cos’hai da perdere?  Hai detto che non capisco il valore della collana e tu la otterrai comunque.»
Dana rimase con’espressione indecifrabile per qualche secondo, poi sorrise. «Va bene. Ti basti sapere che ho il sospetto che presto ci sarà una grossa crisi, qualcosa che potrà cambiare interamente la situazione in cui ci troviamo. Avere questo gioiello con me, potrebbe essere l’unica possibilità per salvarmi.»
Michelle le porse la collana. «Cosa intendi con “una grossa crisi”?»
Dana afferrò il ciondolo. «Al momento opportuno, lo capirai da sola.» Venne avvolta dal fumo rosso e scomparve dall’auditorium.  

 

                                                      Continua…?

martedì 1 marzo 2016

Le origini di Darklight Children - Gemelli per Destino

Eccomi di nuovo a parlarvi della mia creatura. Lo so, molti penseranno che un romanzo debba farsi conoscere per la sua trama, il suo stile, i suoi personaggi, però svelare qualche retroscena aiuta a ingolosire e incuriosire i potenziali lettori.
Essendo io stesso un lettore, prima che un aspirante scrittore, ho pensato che spesso ci chiediamo come ha avuto origine una storia, da quali elementi è nata e cosa ha ispirato il suo autore o autrice nel scriverla, magari finendo con lo scoprire che condividiamo con lui o lei alcuni dei suoi gusti.
Così, facendo un grande sforzo di memoria, ho deciso di raccontarvi come Darklight Children – Gemelli per Destino ha preso forma nella mia mente prima di diventare il romanzo che è ora.



Partiamo con una data: la primissima idea della storia l’ho avuta nel lontano 1998, ora non so dirvi con precisione quale evento in quel momento della mia vita mi ha fatto “partorire” l’idea di base (è passato davvero troppo tempo), ma ricordo con certezza di aver deciso di incentrare la storia su gemelli di sesso opposto, dedicandomi al legame che li unisce che risulta particolare e a volte incomprensibile a chi non è un gemello (e sì, io lo sono) e come forse nascere con già qualcuno accanto non è un caso, ma parte di un piano predefinito. Naturalmente tutto questo non aveva alcun fine sociale, o di indagine scientifico/psicologica, si trattava solo del desiderio di raccontare una storia di fantasia in cui io stesso potessi identificarmi (giusto per non scordare mai la prima regola per chi vuole mettersi a scrivere un’opera di finzione: scrivi di ciò che conosci).
Ovviamente questo era solo il primo ingrediente della mia “ricetta” e come spesso accade, furono altre opere a ispirarmi e insieme alla famosa “farina del mio sacco” mi hanno permesso di allargare questo concetto e costruirci una trama intorno. Magari chi ha già letto la versione sul blog avrà fatto delle supposizioni e troverà nelle prossime righe la conferma di quali storie possono avermi ispirato.
La prima (credo in ordine di tempo) è stata la serie manga e anime Bishojo Senshi Sailor Moon di Naoko Takeuchi e sono sicuro sia conosciuta anche da chi non è un fan di fumetti e animazione giapponese. In realtà sono stati solo alcuni elementi del primo arco narrativo e del terzo a solleticare la mia immaginazione e spingermi a rielaborarli. Nello specifico, all’epoca in cui progettavo la storia, mi era rimasto impresso ciò che mi aveva colpito della prima lettura/visione: la doppia vita delle protagoniste, non tanto in quanto supereroine, ma piuttosto per il fatto di aver già vissuto in un passato lontano e il modo in cui i ricordi e le azioni compiute nella vecchia vita avevano ripercussioni e conseguenze nella nuova. Per quanto riguarda il terzo arco ad affascinarmi era stato l’istituto Mugen, una scuola d’elite che però nascondeva una base nemica in cui gli avversari principali erano coinvolti con demoni creati in laboratorio e soprattutto la figura del professor Tomoe, un uomo di scienza convertito al soprannaturale per scopi personali (questa caratterizzazione è evidente maggiormente nella versione manga).
Restando in tema manga/anime, un’altra serie che mi ha ispirato è Miracle Girls di Nami Akimoto (e conosciuta in Italia come È un po’ magia per Terry e Maggie) non solo per le sue protagoniste gemelle, ma principalmente per le tematiche riguardanti i poteri extrasensoriali (ESP), il legame tra gemelli e soprannaturale e anche qui per la figura un po’ ambigua di Shinichiro Kageura, un professore ossessionato dal paranormale.
Spostandoci dalla narrativa per immagini a quella scritta, di sicuro il romanzo che mi ha suggestionato maggiormente è Là fuori, nel buio di Dean Koontz. Non vi rivelo particolari essenziali della trama per non rovinarvi una potenziale futura lettura, vi basti sapere che le capacità psichiche del protagonista e le sue lotte contro i demoni, così come le origini segrete di questi demoni, mi hanno influenzato nel delineare diversi aspetti del mio romanzo.
Essendo un patito di serie televisive (come Leonardo uno dei protagonisti del mio romanzo), anche in questo media ho trovato diversi spunti. La prima serie che ha avuto un impatto enorme su di me e sulla mia storia è senza alcun dubbio Buffy The Vampire Slayer (o Buffy l’Ammazzavampiri se preferite e come potete vedere dagli altri post del blog continua a influenzarmi in ciò che scrivo). Joss Whedon, il creatore di Buffy, è riuscito a rendere alla perfezione il binomio adolescenza uguale inferno e l’ambientazione scolastica in cui il soprannaturale si insinua per entrare prepotentemente nelle vite dei ragazzi, obbligandoli a combattere i loro demoni non solo in senso figurato, è alla base della mia storia tanto quanto l’idea dei gemelli.
Anche Charmed (in italiano Streghe) mi ha fornito inspirazione, ma solo in minima parte ed esclusivamente nella prima stagione con il personaggio di Andy Trudeau (interpretato da T.W. King) che ha funto da modello per la creazione nel mio romanzo del personaggio di Fulvio Marchi, zio dei protagonisti e ispettore di polizia.
E pur non essendo un amante delle serie di fantascienza, posso però dire che anche Roswell ha avuto una piccola parte nell’ispirarmi: anche in questo caso si tratta di un unico particolare, legato agli episodi finali della prima stagione e che riguarda i legami interpersonali tra i quattro extraterrestri messi a confronto tra come erano nella loro vita passata sul pianeta natale e come lo sono nelle loro vite presenti sulla Terra.
Per ultimo, ma non certo per importanza, c’è anche il testo di una canzone tra le mie fonti di ispirazione. Si tratta di Unfoirgivable Sinner (letteralmente “Imperdonabile Peccatore”) di Lene Marlin, che parla di una persona tormentata per aver fatto qualcosa di orribile e deve convivere con questo passato, ripensando a una misteriosa lei che dall’alto canta come un angelo. Se avete già letto, o leggerete il romanzo capirete anche voi quanto questa canzone calzi a pennello con lo stato d’animo dei mie protagonisti una volta che si ritrovano a dover affrontare la verità sul loro passato.
A grandi linee direi che ho ricostruito più o meno tutte le tappe, o meglio le fonti, che hanno avuto un certo peso nel darmi suggerimenti per dare forma al mio Darklight Children – Gemelli per Destino, resta da vedere quanti di voi le hanno ritrovate o le ritroveranno leggendolo.

Se avete voglia, fatemelo sapere.

lunedì 22 febbraio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 18

18. Romeo e Giulietta e Vampiri (Atto Primo)


Betty tolse gli occhiali dal volto e pulì le lenti con il bordo della manica del maglione. Stare a lungo davanti allo schermo del computer le stancava la vista.

«Hai trovato qualcos’altro?» le domandò Zec, seduto al suo fianco nell’aula multimediale. Aveva girato la testa spostando lo sguardo dal monitor a lei, mentre con l’indice della mano destra teneva premuto il pulsante sinistro del mouse per far scorrere la pagina web.
Betty scosse la testa. «Niente di più di quello a cui siamo arrivati grazie alle notizie dei loro files personali nel database della scuola. A quanto pare il mio periodo da segretaria del vicepreside non è così utile come pensavo.»
«No, è grazie a quello che abbiamo avuto conferma che Kenny e Kerry Wood non hanno mentito sui loro nomi e sul fatto di essere gemelli. In più abbiamo scoperto che sono affidati a uno zio e con quell’informazione abbiamo trovato la notizia dei giornali su loro padre, vedovo e poliziotto, che è stato ucciso in servizio» riassunse Zec, allontanando la mano dal mouse.
«Già, ma siamo arenati su queste sole informazioni da mezz’ora.» Betty risistemò gli occhiali sul naso. «Eppure ci deve essere dell’altro su di loro da scoprire.»
Zec aggrottò al fronte. «Perché ne sei così convinta?»
«Be’ hanno dimostrato di possedere dei poteri troppo simili a quelli delle Cacciatrici, non ti sembra strano?»
«Non tanto, se pensi che io e Michelle a volte ricordiamo Willow Rosenberg nel suo momento da Big Bad della stagione sei.»
«Per quello c’è una spiegazione. Siamo tutti convinti ormai che viviamo sulla Bocca dell’Inferno e questo centro di attrazione per il soprannaturale ha trasformato il vostro dolore represso in poteri telecinetici» disse Betty.
«E non può valere anche per Kenny e Kerry?» domandò Zec. «Perdere entrambi i genitori non è qualcosa che superi senza ripercussioni.»
«Però se fosse veramente così, se il fatto di essere diventati orfani li ha resi davvero dei mezzi ammazzavampiri, allora…» Betty si bloccò, titubante se continuare la sua spiegazione fino in fondo. La situazione tra lei e Zec era migliorata da quando aveva iniziato ad  accettare che facesse coppia con Billy e aveva paura di venire fraintesa se avesse espresso apertamente i suoi dubbi.
«Allora?» Zec la guardò sereno. «Forza, vai avanti.»
«Ecco… se crediamo alle loro capacità, dovremmo anche dare credito a Kerry su quello che ha detto riguardo a Billy.» Betty rimase a fissarlo temendo di aver fatto la scelta sbagliata. Anche se una parte di lei era convinta ci fosse qualcosa di vero in quell’affermazione, accusare il ragazzo del suo amico non era il modo migliore per dimostrare di aver superato l’essere stata rifiutata.
Zec divenne serio. «Ho capito cosa stai facendo.»
«Aspetta Zec, non intendevo…»
«Vuoi una scusa per non pensare a Donovan» la interruppe lui sorridendo. «Pensi che se ti concentri sul mistero dei gemelli, puoi accantonare la decisone da prendere su di lui.»
Betty lo guardò confusa. «Cosa intendi?»
«Dai, non devi vergognarti. Anche se non si è dichiarato apertamente, Donovan sa che hai capito di piacergli e prima o poi verrà a chiederti apertamente una risposta. E tu non sai cosa dire, ho indovinato?»
Betty tirò un sospiro di sollievo. Zec non aveva capito ciò di cui era realmente convinta e preoccupata, ma era meglio così. E poi aveva ragione, in effetti cercava di rimandare il momento in cui avrebbe dovuto far chiarezza con se stessa riguardo i suoi sentimenti su Donovan. «Forse. Comunque il problema di Kenny e Kerry resta. Hanno ammesso che proveranno ancora a rubarci la Falce.»
«In ogni caso dovremmo rimandare le nostre indagini.» Zec alzò la testa e guardò l’orologio appeso sopra l’ingresso dell’aula. «Tra meno di un’ora inizia la messa in scena di “Romeo e Giulietta”. Dobbiamo raggiungere gli altri in auditorium o alla professoressa Noxon verrà un infarto.»
 

Dal lato destro del palcoscenico, dietro l’angolo che portava da dietro le quinte al sipario, Betty osservò i compagni procedere con la rappresentazione. L’auditorium era gremito, parenti, professori e compagni di scuola lo riempivano e anche se non tutti sembravano completamente rapiti dall’opera, la professoressa Noxon era parsa soddisfatta dell’affluenza. Stavano per terminare il primo atto e salvo qualche lieve dimenticanza nelle battute, tutti erano riusciti a essere accettabili, tenendo conto del poco tempo con cui si erano preparati.

La parte che stava iniziando era la preferita di Betty, quella in cui risaltava maggiormente il suo contributo alla rappresentazione: la scena del ballo in maschera in cui avveniva il primo incontro tra Romeo e Giulietta. Seppur con poco materiale a sua disposizione, era riuscita a confezionare dei costumi da festa che non facevano sembrare i ragazzi ridicoli e - non per vantarsi - non avevano niente da invidiare ad altre rappresentazioni amatoriali.
In realtà guardando il palco dalle retrovie, provò un po’ di invidia. Tutti i suoi amici erano presenti in quella scena. Donovan nel ruolo di Romeo; Michelle come Balia; Billy era stato infine scelto per il ruolo di Mercuzio e Zec era una delle comparse al ballo. Scacciò via quella sensazione ricordando che le avevano affidato metà della Falce, sospettava anche perché avesse un’arma con cui difendersi, non sapendo mai cosa aspettarsi, ma soprattutto perché tra loro era tornata la fiducia.
Concentrandosi di nuovo sulla rappresentazione, Betty rimase sorpresa e un po’ infastidita che Kerry facesse a sua volta parte delle comparse. Nessuno sapeva del suo tentato furto e nemmeno che aveva minacciato più volte di picchiarli e così si era presentata tranquillamente con il resto del gruppo di teatro. «Oltretutto il vestito rosso che le ho fatto le sta benissimo» constatò a bassa voce.
«Hai ragione. È proprio il suo colore.» Kenny sbucò da dietro la scenografia, avanzando verso di lei. Notò subito si era messa sulla difensiva e alzò le mani in segno di resa. «Calmati, non ho intenzione di fare niente di male e tanto meno di rovinare la messa in scena. L’ira della professoressa Noxon è temibile quasi quanto la furia di un vampiro.»
«Cosa vuoi da me?»
Kenny sorrise e i denti bianchi e perfetti risaltarono sulle labbra color cioccolato. «Siamo entrambi parte della compagnia e possiamo seguire lo spettacolo insieme.»
Betty rimase seria. Non gli piaceva quel suo tono amichevole, dato che non erano amici. «Non mi incanti. Perché sei venuto da me?»
«Bella e intelligente. Qualità rare in un’unica persona, ma ho visto subito che eri un tipo speciale» disse Kenny senza smorzare il sorriso.
Betty lo guardò spiazzata. Se non fosse stata certa avesse un secondo fine, con quell’atteggiamento poteva darle l’impressione ci stesse provando con lei. «Piantala con queste moine e sputa il rospo.»
«Prima di venire a scuola io e Kerry abbiamo fatto una ronda, non ci è sembrata una grande idea organizzare la prima di sera, sai anche tu quali creature escono con il buio.» Kenny abbandonò l’aria da seduttore e divenne serio. «La maggior parte dei posti in cui si radunano i vampiri o in cui normalmente li troviamo erano deserti.»
«Aspetta, voi sapete dove cercare i vampiri?»
«Certo. Il tuo amico Billy non fa lo stesso?»
«A quanto ne so, oltre al cimitero dove aspetta di vedere se ne sorgono di nuovi, non ha altri posti dove cercarli. Quando non sono loro a trovare noi» rispose Betty. «E poi si affida al suo sesto senso per il soprannaturale.»
Kenny aggrottò un sopracciglio. «Già, quello. E non ti sembra una capacità un po’ sospetta?»
Betty rimase a bocca aperta. Non voleva fargli capire che stava iniziando a condividere i loro dubbi sull’amico e così rispose: «Non capisco cosa vuoi insinuare.» Si girò dall’altra parte per non far trasparire l’insicurezza dal suo viso e notò uno strano movimento tra il pubblico.
Da diverse file di posti alcune persone si alzarono e si mossero verso il palco. Indossavano tutti una maschera sul volto che stonava con l’abbigliamento ordinario. Erano circa una quindicina, di varie età e camminavano sicuri nel buio dell’auditorium.   
«Non sapevo fosse prevista un’interazione con il pubblico» disse Kenny.
«Infatti non c’è niente del genere in programma» rispose Betty. «Gli attori scelti sono tutti già in scena.»
Kenny le prese il braccio sinistro e la fece indietreggiare verso il retro delle scene. «Qualcosa non torna. Stai in guardia.»
Betty stava per replicare, ma una ragazza bionda del pubblico iniziò a percorrere gli scalini e salì sul palco. Procedette decisa verso Chas nei panni di Giulietta, bloccando il resto del cast che non sapeva come reagire a quell’ingresso imprevisto. La afferrò per il polso destro e la portò a forza nel centro della scena.
«Ehi! Chi ti credi di essere!» protestò Chas.
«Fa’ silenzio» le intimò la ragazza bionda. Si sollevò la maschera e rivelò il suo volto.
«Sunday» sibilò Betty, riconoscendola.
«Quella della quarta stagione di Buffy?» chiese Kenny, per niente sorpreso. «In effetti un po’ le somiglia.»
Sunday deformò il volto assumendo l’aspetto da vampira e si rivolse al pubblico che la guardò tra lo stupito e il disgustato. «Gente, questo spettacolo è davvero una lagna. Abbiamo deciso di movimentarlo un po’.» Fece un cenno con la testa agli altri tizi mascherati e salirono a loro volta sul palco, avvicinandosi ognuno a un attore o attrice e levandosi la maschera dal volto, rivelando le sembianze vampiresche. «Restate seduti perché tanto arriverà anche il vostro turno.»
Dal pubblico si levò un brusio confuso. Non si spiegavano se quella svolta inaspettata fosse parte dello show.
Sunday attirò Chas a sé, che provò ad allontanarsi da lei senza successo, e le affondò i canini nel collo.
L’urlo di Chas si unì a quello del pubblico.
«Dobbiamo fare qualcosa prima che si scateni il panico» disse Kenny.
Betty si girò e intuì che coprire ciò che stava accadendo era la prima cosa di cui occuparsi. Tirò la corda dietro di lei e il meccanismo automatico fece scorrere il sipario fino a chiudere la visuale ai presenti in auditorium.
Sunday si staccò dalla sua preda e puntò il suo sguardo su Betty. «Ero certa di trovare voi buffoni qui. Questa volta non mi lascerò sconfiggere.»
Kerry corse verso di lei, la prese per una spalla e la scaraventò a terra. «Sei patetica. Se ti hanno battuto quei dilettanti, non hai speranza contro una professionista.»
Sunday ringhiò e poi urlò: «Mangiate e uccideteli tutti, poi ci occuperemo degli spettatori.»
Sul palco si scatenò il putiferio, vampiri e attori ingaggiarono una lotta, molti non sapevano come reagire, altri iniziarono a lanciare pugni e calci e la maggioranza cercò di scappare verso il sipario.
Nel trambusto, Betty perse di vista i suoi compagni. Sguainò la parte di falce a forma di paletto che aveva infilato nei jeans e si mosse verso il paco per dare il suo contributo.
«Ferma.» Kenny le si parò davanti. «Devi pensare alle persone del pubblico. Bisogna metterle in salvo finché è possibile.» 
«Molti di loro sono familiari dei nostri compagni, non accetteranno di lasciare l’auditorium senza i figli» ribatté Betty.
«Un motivo in più per farli andar via. Se si mettono in mezzo, non potremmo salvare nessuno.»
Betty non sapeva cosa fare. Il piano di Kenny era sensato, ma tra i gruppo di teatro c’era chi non era in grado di difendersi da solo, anche con l’intervento di Michelle, Zec e Billy. E poi c’era Donovan, anche lui era indifeso, senza armi o poteri.
«Sbrigati» la esortò Kenny. «Non possiamo perdere tempo.»
«Che cosa le stai facendo» urlò Donovan, con il costume da festa di Romeo tagliato e strappato, correndo verso di loro.
Betty si sentì rincuorare nel vedere che era illeso. «È tutto a posto, Kenny dice che dobbiamo preoccuparci di far sfollare l’auditorium.»
Donovan le si mise al fianco protettivo. «E perché dovremmo fidarci di lui?»
«Perché potevo rubare la mezza Falce alla tua amica, ma non l’ho fatto» ribatté Kenny.
«Non è sufficiente» ribadì l’altro ragazzo.
Kenny sbuffò. «Ok, io e Kerry abbiamo scoperto che tutte queste assurdità sono sputate fuori da una Bocca dell’Inferno.»
«Questo lo sappiamo anche noi» disse Betty.
«Però non avete ancora capito che non è spuntata per caso» fece Kenny. «La Bocca dell’Inferno è stata ricreata da qualcuno, forse una persona che si trova proprio in questo momento qui a scuola.»  

                                          

Continua…?

lunedì 8 febbraio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 17

17. I Predatori della Falce


Appollaiata sullo sgabello come una civetta sul ramo di un albero, Michelle sbuffò vistosamente.

«Ferma! O rischio di pungerti» le disse Betty, inginocchiata ai suoi piedi, fermandole il lembo del lungo vestito con degli spilloni.
«Ho solo respirato» sbottò Michelle. «Non posso neanche più respirare?»
«Eddai non fare la scorbutica. Il costume da Balia ti dona» rispose Donovan, soffocando un risolino.
Michelle lo fulminò con lo sguardo. Quella situazione inverosimile era solo colpa sua. Per essersi fatta coinvolgere nel suo piano, lei, che odiava essere al centro dell’attenzione, avrebbe dovuto recitare sul palco nella messa in scena di Romeo e Giulietta. Alla fine, dopo il trambusto derivato dall’ossessione collettiva per Billy, le selezioni per il cast erano continuate ed era stata obbligata a sostenere un provino. Aveva dato il peggio di sé, ma a quanto sembrava la professoressa Noxon non era stata colpita negativamente, anzi il giorno dopo, quando era stato affisso alla porta dell’auditorium il cast definitivo, aveva scoperto di dover interpretare la Balia di Giulietta. 
«Non dargli retta» disse Betty, rimettendosi in piedi. «Il costume ti sta davvero bene e sei una delle poche a cui non devo fare grandi aggiustamenti.»
«Uffa, speravo ci mettessi di più.» Michelle scese dallo sgabello e si guardò nello specchio a figura intera, sistemato contro la parete dello stanzino adibito a sala costumi. Si sentiva ridicola con quella veste color pesca buttata addosso. «Non muoio dalla voglia di passare altro tempo sul palco con Chas.»
Betty annuì comprensiva. «Già, da quando ha ottenuto la parte di Giulietta si dà ancora più arie da prima donna.»
«E nessuna di voi due deve baciarla» disse Donovan, srotolando la calzamaglia azzurra che aveva appallottolato tra le braccia.
«Come se al nostro Romeo la cosa creasse tanto disturbo» lo punzecchiò Betty.
«Sento una punta di gelosia nella tua voce. Sono lusingato.»
«Ma quale gelosia! Sbrigati. Togliti i pantaloni.»
Donovan sfoderò il suo solito sorriso sarcastico. «Vai subito al sodo. Non dovresti prima offrirmi almeno una cena?»
Betty arrossì e spinse ripetutamente gli occhiali sul naso. «Hai capito cosa intendo. Devo vedere cosa sistemare della calzamaglia e… quindi tu… devi… indossarla.»
Michelle storse il naso nel vedere i due amici in quella situazione. Da quando Billy e Zec avevano rivelato a Betty il sospetto che Donovan nutrisse dei sentimenti per lei, la ragazza aveva cambiato atteggiamento verso di lui. Non era più pronta a rispondere alle sue battutacce e sembrava meno diretta e aggressiva nel rivolgersi a lui. Inoltre, ciò che Michelle temeva di più era quello che sarebbe successo se anche loro due fossero diventati una coppia. Con già Zec e Billy fidanzati più o meno ufficialmente, non voleva ritrovarsi a fare la quinta incomoda nel loro gruppo.
«Sai che parteggiavo per te» disse Donovan, slacciandosi il bottone dei jeans. «Saresti stata una grande Giulietta.»
Betty si voltò, dandogli le spalle. «Sì, sì, basta che ti dai una  mossa. Non voglio impiegare il resto del pomeriggio solo per il tuo costume.»
Donovan soffocò una nuova risata e Michelle rimpianse di aver lasciato la Falce nella borsa in auditorium. Avrebbe voluto staccargli la testa quando si comportava così.
«Ehm, scusatemi se vi interrompo» una ragazza dalla pelle color cioccolato e treccine di capelli neri raccolte insieme in un’unica coda, si presentò davanti all’entrata dello stanzino-sala costumi. «Volevo sapere a che punto siete?»
«Ciao Kerry, vieni entra» la salutò Betty, girando lievemente la testa. «Se il nostro futuro Romeo la smette di perdere tempo, dovrebbero volerci solo pochi minuti.»
«Se pretendi che mi spogli davanti a tutto questo pubblico, almeno tirate fuori qualche banconota» disse Donovan, facendo oscillare lentamente i pantaloni sotto la vita.
«In realtà in auditorium hanno bisogno di Michelle» rispose Kerry sorridendo.
«Meno male» fece Michelle avanzando verso di lei. «Sono pronta, andiamo.» Uscì prima che Betty potesse voltarsi e che Donovan se ne uscisse con un'altra allusione al suo potenziale futuro da spogliarellista.
Kerry le fu subito accanto in corridoio. «Sei tesa per le prove?»
Michelle sospirò. «In verità non sono fatta per il teatro. Diciamo che sono finita in mezzo a questa storia per sbaglio.»
«Ti capisco. Anche io non sono una fan del club del teatro» spiegò Kerry. «Ma i crediti extra fanno sempre comodo e la professoressa Noxon era davvero disperata per questa messa in scena decisa all’ultimo minuto, tanto da accettare chiunque fosse disposto a unirsi per dare una mano.»
«È l’unico aspetto positivo. Così le dive da palcoscenico sono in numero ridotto» disse Michelle. «Anche perché Chas basta e avanza.»
Kerry scoppiò a ridere. «Credo che la pensiamo tutti allo stesso modo su Chas.»
Michelle sorrise a sua volta. Non aveva visto molto Kerry dall’inizio delle prove, ma le sembrava simpatica. «Tu che ruolo hai?»
«Faccio varie comparse e poi do una mano per il resto. Trucco, costumi, richiamare gli attori… vado dove servo.» Kerry arrivò davanti alle porte dell’auditorium e tenne aperta la sinistra, facendosi da parte per farla passare. «Prego, prima i ruoli principali.»
«Per favore, non farmici pensare.» Michelle la superò ed entrò nell’auditorium. La maggior parte degli zaini e delle borse erano scomparse dai sedili e nessun altro membro del club era presente. «Dove sono tutti?»
Kerry chiuse la porta dietro di sé. «Ho dimenticato di dirtelo. Per oggi le prove sono terminate. La professoressa Noxon ha mandato tutti a casa.»
«Allora perché mi hai riportato qui?»
«Volevamo fare due chiacchiere in privato.» Un ragazzo, rassomigliante a Kerry sbucò alla sua sinistra, aveva la stessa pelle scura e gli stessi capelli ricci e crespi. Camminava tranquillo e si fermò a pochi passi da lei. «Non ti faremo fare tardi.»
Michelle ricordò di averlo già visto in mezzo agli altri compagni durante i meeting per lo spettacolo, ma non sapeva il suo nome. «E tu chi sei?»
«È mio fratello gemello Kenny» rispose Kerry. «È tutto a posto.»
Il sentirselo dire, non convinse affatto Michelle. Non le piaceva che fossero ricorsi a un piccolo inganno per condurla lì da sola. «Cosa volete dirmi?»
«Abbiamo solo una semplice domanda da farti» disse Kenny, sorridendo in maniera amichevole. «Dov’è la Falce?»
«Una falce? Non ricordo che ci sia tra gli oggetti di scena» fece finta di non capire Michelle.
«Non renderlo più difficile.» Kerry avanzò, facendosi schioccare le dita della mano destra. «Sai benissimo di cosa stiamo parlando. Evita di prenderci in giro.»
Michelle spostò lo sguardo da una all’altro. Non sapeva come comportarsi. Continuare a negare per prendere tempo, o ricorrere ai suoi poteri e rischiare di fare del male a qualcuno che fin’ora non le aveva fatto nulla?
Kenny fece un passo avanti. «Mia sorella è un po’ rude, ma ti assicuro che non abbiamo cattive intenzioni. Non devi mentire con noi. Siamo al corrente delle stranezze che accadono a scuola e in città.»
«Ah sì? E cosa siete?» domandò Michelle, intuendo che la tattica dell’ingenua non avrebbe retto. «Demoni? Vampiri? Una qualche bestia infernale?»
«Siamo qualcosa di cui dovresti preoccuparti se provi a usare contro di noi i tuoi trucchetti da Dark Michelle» rispose Kerry.
Michelle la fissò sorpresa. «Come fate a saperlo?»
«Te l’ho detto: siamo al corrente di tutto. Diciamo che l’ho visto in anteprima o in diretta, non sono sicuro sui tempi. Comunque era tutto qui» affermandolo, Kenny si tamburellò l’indice destro sulla tempia. «Ora rispondi: dov’è la Falce?»
Michelle non riuscì a capire cosa voleva dire con quella storia di aver visto tutto. Forse i gemelli erano stati presenti in sala mensa quando aveva manifestato i suoi poteri; oppure li avevano spiati in un’altra occasione, ripensandoci né lei e neanche i suoi amici erano stati sempre attenti non ci fosse qualcuno in giro quando affrontavano minacce soprannaturali.  
«Ammesso che sappia di cosa parliate e dove si trova, perché la volete?»
«Non ti riguarda» sbottò Kerry, con la mascella contratta.
«Possiamo usarla meglio di voi e in un certo senso ci appartiene» rispose Kenny.
«Neanche per sogno.» Michelle si girò e corse verso la fila centrale dei sedili, dove aveva lasciato la borsa con l’arma.
Kerry, essendo più magra di lei, compì uno scatto da maratoneta e l’afferrò per la manica della lunga veste, trattenendola. «Dove credi di andare? Devo farti sputare la risposta con i pugni?»
Michelle era convinta non fosse una minaccia a vuoto. L’avrebbe fatto sicuramente e senza neanche troppa fatica, a giudicare dalla semplicità con cui riusciva a bloccarla con una mano sola. Sembrava più forte di quanto il suo fisico asciutto e longilineo facesse pensare.
Kenny camminò tranquillo verso di loro e le superò. «La violenza non è necessaria. Basta un po’ di cervello.» S’inserì tra due file di sedili, finché non notò la borsa sul pavimento. S’inginocchio e la raccolse, estraendo la Falce. «Hai visto? Abbiamo comunque ottenuto quello che volevamo.»
«No! Lasciala!» urlò Michelle provando a divincolarsi dalla presa della ragazza. «Non è Vostra! Ridatemela!»
Le porte dell’auditorium si spalancarono sbattendo contro il muro. Michelle, Kenny e Kerry spostarono lo sguardo sull’entrata, dove erano comparsi Donovan, Betty, Billy e Zec.
«Leva la mano dalla nostra amica» intimò Donovan serio.
Kerry lo ignorò e strinse ancora di più il braccio di Michelle. «Che diavolo ci fate voi ancora qui? Credevo ve ne foste già andati.»
Zec mutò d’aspetto con vene scure sulla fronte e sotto gli occhi, preannunciando il manifestarsi del suo potere. «Sei stata avvertita. Peggio per te.» Allungò le braccia in avanti e staccò telecineticamente Kerry dal terreno e da Michelle e la fece volare contro il palcoscenico.
Kenny corse fuori dalla platea e mise il braccio destro intorno al petto di Michelle in modo che la lama della Falce le sfiorasse il collo. «Fermi o la userò. Come sapevate che eravamo qui?»
«Kerry non è tornata a chiamare Donovan, poi Zec e Billy ci hanno raggiunti dicendoci che le prove erano finite e siamo venuti a cercare Michelle» spiegò Betty. «Passando qui davanti l’abbiamo sentita urlare.»
«Quindi è stato un caso. Il vostro amico non ha avvertito niente di soprannaturale» si compiacque Kenny.
«Perché avrei dovuto?» domandò Billy. «E come fai a sapere del mio senso speciale? E cosa vuoi fare con la nostra Falce?»
«Siete più stupidi di quanto credevamo» rispose Kerry, rimettendosi in piedi e ripercorrendo il corridoio in direzione del fratello, senza mostrare neanche un livido o un graffio. «Tu sei un impostore e noi siamo gli unici e originali.»
Donovan inarcò le sopracciglia. «Che diavolo stai dicendo?»
«Siamo i veri ammazzavampiri» disse Kenny. «I legittimi discendenti delle Cacciatrici.»
«Ma tu sei un maschio» fece Betty poco convinta.
Michelle intuì perché l’amica era scettica, ma poi le tornò in mente un particolare. «Vuoi dire che siete come la Cacciatrice del futuro, quella del fumetto, siete come Fray e suo fratello?»
«Sì siamo come Melaka Fray e Harth» disse Kenny alle sue spalle.
Kerry li raggiunse e si fermò al suo fianco. «Io ho la forza e l’agilità. Lui i sogni profetici e le conoscenze passate.»
«Ma tu hai detto di avermi visto usare i miei poteri in una di queste visioni e questo non è quello che succede a una vera Cacciatrice» disse Michelle con l’arma ancora sotto il mento.
«Ha ragione. Le abilità psichiche di una Cacciatrice creano un collegamento mentale con ciò che chi l’ha preceduta ha vissuto» confermò Billy. «Quindi la conoscenza che hai su di lei da dove deriva? Metà scuola era presente al manifestarsi dei poteri di Michelle, quindi per logica o tra loro c’è una vera Cacciatrice, o siete degli impostori anche voi.»
Kerry lo guardò rabbiosa. «Vuoi una prova? Ti farò sputare i denti a suon di pugni per dimostrasti che ho davvero una forza soprannaturale.»
«Non alzerai un dito contro nessuno di noi» ribatté Betty. «Michelle, quella Falce è nostra, l’abbiamo forgiata noi e tu sai ha una particolarità che quella della serie tv non possiede. Usala.»
Michelle non dovette riflettere molto per capire a cosa si riferiva, ma non sapeva come poteva fare quello che le chiedeva. «Non so se ci riesco da sola.»
«Non sei sola» rispose Zec. «Ti aiuteremo noi.»
Billy gli afferrò la mano e poi prese quella che gli porgeva Betty. «Ricorda: noi l’abbiamo forgiata.»
Betty le sorrise, mentre Donovan pendeva la mano della ragazza e diceva: «Basta volerlo.»
«Siete patetici oltre che stupidi» replicò Kenny. «Ho io l’arma in mano, cosa credete di poter fare?»
Michelle chiuse gli occhi. Focalizzò nella sua mente l’arma e ripensò alla prima volta che l’avevano usata, quando Billy aveva spiegato loro il segreto derivante dall’averla creata insieme. «Questo!» disse riaprendo gli occhi.
La Falce tremò nelle mani di Kenny. Il paletto con cui terminava si staccò e volò in mano di Michelle, mentre la parte a forma di ascia sgusciò dalla presa del ragazzo e volò davanti ai suoi quattro amici.
Donovan l’afferrò e li guardò con un sorriso sarcastico: «Vuoi ancora stabilire chi è originale e chi no?»
Michelle si voltò e puntò il paletto contro Kenny e poi lo mosse verso Kerry. «Ci dovete delle spiegazioni. Perché volete rubarci la Falce?»
Kenny scosse la testa. «Non capite. Noi…»
«Zitto. Non vi dobbiamo nulla» lo interruppe la sorella. «Tenetevi pure l’ascia, per ora. Volevamo darvi una possibilità di uscirne senza danni. Peggio per voi. Non rinunceremo.»
«Ci troverete sempre pronti a difenderla» disse Billy.
Kerry lo squadrò con disgusto. «Tu più di tutti non dovresti toccarla. Ti sei autoproclamato ammazzavampiri, ma non sei degno del nome. Anche se è vero che le Cacciatrici hanno in loro una parte di demone, che le rende oscure, nessuno di voi si è accorto che lui ha più oscurità che luce.»
Michelle si girò d’istinto a guardare Billy e notò che anche gli altri compagni lo fissavano interdetti.
Kerry ne approfittò, prese la mano del fratello e corse come una furia verso le porte. Spintonò Betty e Donovan di lato e scappò con Kenny nel corridoio, diretti all’uscita.
Zec posò la mano sulla spalla di Billy. «Li riacciufferemo la prossima volta e non preoccuparti per quello che ha detto.»
«Già. La loro è tutta invidia» disse Donovan e si voltò verso Betty. «Vero?»
Betty annuì. «Sì, certamente.»
Michelle la osservò e vide che non era affatto convinta. La sua voce diceva una cosa, ma i suoi occhi oltre le lenti rivelavano il contrario. Per qualche ragione che non sapeva spiegarsi, Betty credeva alle ultime parole di Kerry sul conto di Billy.

                                                   

                                                          Continua…?