Sorge
Oscurità Maggiore 43: Bite Billy Volume 2
Premuto con la schiena contro il muro, Zec
osservò inerme il ragazzo zombi castano affondare i denti nell’incavo tra il
collo e la spalla sinistra di Billy.
«No» sibilò.
Zec provò il dolore come una sorta di
simbiosi con il fidanzato, più incisivo della morsa di energia oscura che Hart
spingeva contro il suo petto per immobilizzarlo.
«No!» gridò ancora.
Billy si voltò, allontanando lo sguardo
da lui per spostarlo sul suo assalitore. La Falce gli scivolò tra le dita, piombando
con un tonfo sul legno del palco. Barcollò di pochi passi lontano dallo zombi e
si tastò con la mano sinistra la ferita. Cadde sul ginocchio destro e guardò le
striature di sangue sui polpastrelli. L’intero corpo fu scosso da un brivido e,
pur mantenendo il colorito rosato, sulla pelle comparvero sottili vene grigio
scuro a partire dall’impronta dei denti.
Hart rise di gusto. «Guarda un po’:
l’infezione della mia oscurità non è immediata. Ti godrai una lenta agonia,
fratellino. E poi chissà…»
«No!» Zec urlò, lasciando esplodere
tutta la rabbia. «Ti distruggo!» Il potere da Poltergeist ebbe un impennata,
incurante di tutto il resto lo lasciò fluire, spezzando il blocco con cui
Oscurità Maggiore lo teneva in scacco.
Sorreggendosi da solo a mezz’aria con le
sue capacità, Zec lo fissò con ira. Non avrebbe mai voluto ferire nessuno ed
evitare di mettere in pericolo Billy, era stata la ragione principale per cui
aveva accettato di allearsi con Oscurità Maggiore. E ora, il furore per quella
violazione dell’accordo, unito a tutta
la rabbia erano pronte a riversarsi all’esterno.
Chiuse le mani a pugno e tirò le braccia
indietro, per poi spingerle di colpo in avanti aprendo i palmi. L’energia
psichica di ira si abbatté contro Hart Wyngarde in un’onda inarrestabile.
L’uomo incrociò entrambe le braccia
davanti al petto come per farsi scudo, ma fu spinto all’indietro.
Le catene intorno ai corpi di Dana e
Chas si sgretolarono in cenere nera e le due ragazze caddero verso il basso,
frenate dal potere di Michelle, che le guidò verso il palcoscenico.
«Tutto questo odio…» Hart sgranò gli
occhi e lo fissò incredulo.
Zec lo vide arretrare nell’aria e in
preda alla sua foga continuò ad avanzare, levitando a sua volta, spingendo con
tutta l’energia invisibile alimentata dal suo rancore. «Devi sparire!»
Hart gridò, poi emise un rantolo. Il
potere di Zec lo investì come lunghe lame trasparenti, si abbatterono sulla sua
figura tagliandolo in più parti; quei singoli frammenti del corpo che si era
creato si spezzarono in spruzzi di fumo nero ed evaporarono.
Con il nemico svanito, Zec avvertì tutto
il suo furore esaurirsi. Perse la presa per mantenersi sospeso e scivolò verso
il basso, cadendo in ginocchio sul pavimento della palestra. Ansimò e si guardò
intorno.
I ragazzi dalla pelle grigia si erano
bloccati nelle loro posizioni. Si scrutavano l’un l’altra interdetti, senza
fare alcun verso.
Zec si rimise in piedi anche se si
sentiva esausto e avanzò verso il palco, passando tra gli zombi senza venire
ostacolato. Risalì e si avvicinò a Billy, che tentò tremante di rimettersi in
piedi.
«Lo hai sconfitto» gli disse,
aggrappandosi al suo braccio. «Anche se credo sia solo… temporaneo.»
Stringendolo a sé, Zec avvertì il
respiro affannato. «Non stai bene. Cosa ti senti?»
«Come
se qualcosa mi stesse strisciando sotto la pelle… e ogni mossa fa male.»
Fissandolo si accorse che a piccoli
movimenti, le vene grigiastre procedevano sulla pelle del suo fidanzato.
«Dobbiamo andarcene di qui alla svelta.»
Dana lo colse di sorpresa, prendendogli con forza il braccio sinistro e
avvolgendoselo intorno al collo, mentre lo sosteneva con il suo destro intorno
al busto.
«Devo aiutare Billy» le disse, provando
però il sollievo di appoggiarsi alla sorella.
«Non ti reggi in piedi» replicò lei. «E
hai perso il look emo trattino Poltegeist, quindi credo che per oggi sei a
secco di superpoteri.»
«Mi occupo io di lui.» Michelle fece gli
stessi movimenti con l’altro amico e quasi lo trascinò di peso lungo il
palcoscenico per scendere.
Chas raccolse dal palco di legno la Falce
e la sorresse con le due mani. «Perché si sono fermati? Cioè hanno morso Billy
come da ordini, ma non ci attaccano.»
«Deve essere la sparizione di Hart
Wyngarde ad averli intontiti» rispose Betty, arrivando accanto a loro giù dal
palco insieme a Donovan. «Senza Oscurità Maggiore sono privati della volontà.»
«E per quanto durerà?» domandò Chas.
«Non lo sa nessuno. Ecco perché è meglio
uscire subito dalla palestra» rispose Donovan. Allungò la mano destra e le
prese la Falce. «Per ogni evenienza, questa è meglio che la tengo io.»
Il gruppetto si mosse rapido, per quanto
possibile con lui e Billy sorretti dagli altri, attraversando il perimetro
dello stanzone, mentre i ragazzi zombificati restavano fermi a fissarli con
sguardo vitreo e bava gocciolante dalle labbra semiaperte, girandosi con il
capo quando li sorpassavano.
«Dobbiamo pensare anche a loro» disse
Billy con un filo di voce. «Trovare un modo per… curarli.»
«Certo, ma non adesso» ribatté Betty a
capo della fila, senza voltarsi.
Zec riportò lo sguardo sul fidanzato.
Aveva il volto contratto dal dolore e stringeva i denti a ogni movimento.
Quell’infezione oscura era più dolorosa di quanto si mostrasse all’esterno.
Voleva proteggerlo e soccorrerlo, ma tutto quello che riuscì a dirgli fu: «Non
ti sforzare.»
Superata la metà del pavimento, Kenny li
raggiunse in forma di semi-licantropo. «Seguitemi, Kerry e Jordan hanno trovato
un gruppetto di non infetti e li hanno
già fatti uscire all’esterno.»
«Le porte sono sbloccate?» domandò
Michelle confusa.
«Togliendo di mezzo Hart, ho annullato
quasi tutto quello che ha fatto» commentò Zec.
Kenny
annuì. «A proposito, grazie.» Osservò poi Billy e non riuscì a nascondere la
preoccupazione. Si avvicinò al lato destro del ragazzo e lo sorresse a sua
volta. «Ti aiuto a portarlo fuori.»
Il gruppo riprese ad avanzare e una
volta superate le porte spalancate della palestra, Donovan e Betty le
richiusero, usando dei rami per bloccarle e rallentare in caso di fuga gli
infetti dall’oscurità.
Procedettero nel cortile esterno, dove
una ventina di soli ragazzi e nessun adulto si muovevano in modo confuso non
sapendo come comportarsi.
Jordan e Kerry li raggiunsero all’angolo
sinistro della cancellata che circondava il perimetro dove si erano fermati.
Entrambi constatarono con sguardo sconcertato le condizioni in cui si trovava
Billy.
«Abbiamo visto quando ti ha morso» disse
Jordan con la camicia abbottonata perlopiù nella parte inferiore e la giacca
sopra a coprigli di nuovo il petto privo di fiamme. «Però non sembrava così…
così…»
«Orribile» concluse Kerry.
Chas si fece avanti. «Non voglio
sembrare insensibile, ma cosa facciamo con gli zombi in palestra? Non voglio
pensare a come ridurrebbero la città se uscissero.»
Billy sollevò il capo e si staccò da
Michelle e Kenny che lo reggevano ai lati. «Bisogna mettere in quarantena la
palestra.» Si fermò e prese a fatica due respiri. «E dobbiamo aiutare quelli
qui fuori.»
«Ci ho pensato io.» Di fronte a loro
l’aria tremolò e la figura in smoking di Dylan Derreck riemerse dall’ambiente
circostante, annullando le sue capacità di mimetizzazione da Chimera
Camaleonte. «Ho chiamato la polizia e penso arriverà anche un’ambulanza.»
Zec lo fissò sorpreso. «Sei rimasto qui
tutto il tempo?»
Dylan si grattò imbarazzato la nuca.
«Dopo che ho svolto il mio ruolo nel piano per riportarti dalla nostra parte,
sono andato fuori, non avevo voglia di restare al ballo. Però poi ho sentito le
urla e quando ho provato a rientrare tutte le porte erano sigillate. Ho
continuato a sentire i rumori e non sapendo cosa fare, ho chiamato il nove uno
uno.»
«Hai fatto bene» rispose Kenny, riacquistando
la forma umana. «Non possiamo gestire tutto da soli. Nostro zio Chris è nel
distretto di questo quartiere.»
«L’agente Hogan» lo corresse la gemella.
«Ed è a conoscenza degli eventi da Bocca dell’Inferno, questo ci tornerà utile.
Noi due resteremo qui a contenere la folla e a dare le spiegazioni quando
arriveranno. Manterremo la falsa storia del punch intossicato per giustificare
quello che è successo.»
«Bene, noi dobbiamo portare Billy in
ospedale» disse Betty.
Billy agitò la testa. «No, non
servirebbe a nulla.»
Zec notò che le venature grigie avevano
già ricoperto il collo e parte del mento. Suppose che sotto alla camicia e lo
smoking il resto della sua pelle avesse lo stesso aspetto. «Portiamolo nel suo
appartamento.»
«E starà meglio?» domandò Michelle.
«Non so, ma lì saremo liberi di cercare
una soluzione» rispose Zec. Poi si girò a cercare il viso di Dana. «Per favore,
torna a casa. Io devo restare con gli altri, ma la mamma si preoccuperà se non
rientriamo entrambi e anch…»
«Tranquillo, non devi convincermi.» Dana
gli accarezzò la guancia, baciò sulle labbra Michelle e si avviò verso l’uscita
del cortile della scuola.
«Posso tornare a casa anche io?» domandò
Chas titubante.
Donovan la squadrò e poi disse: «Credo
sia meglio che rimani qui. E anche Jordan e Dylan, potreste aiutare i gemelli
Wood se la situazione in palestra cambia in negativo.»
Billy annuì. «Ve ne sarei grato… in
questo stato… non ri…» La voce flebile gli si bloccò in gola. Le pupille si
rivoltarono indietro e poi il corpo crollò sul cemento.
Zec si chinò a terra e lo tirò a sé,
scuotendolo. Osservò i polsi e le mani: le venature grigie si erano diffuse fin
lì.
«Billy! Billy!» lo chiamò.
A distanza ravvicinata, percepì il suo respiro
lieve e affaticato.
Capì che aveva perso i sensi perché
l’infezione stava peggiorando.
Continua…?
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