lunedì 7 settembre 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 116

Sorge Oscurità Maggiore 41: The Hunger Dance

 

Zec era stato diffidente lungo tutto il tragitto percorso nella Jeep di Dylan che da casa aveva portato lui, il suo accompagnatore, Dana e Michelle fino a scuola.

Osservando dallo specchietto retrovisore i volti sorridenti dell’amica e di sua sorella sedute nei sedili posteriori, non riusciva ad allontanare la sensazione inspiegabile di un pericolo imminente, o di un qualcosa che lo avrebbe colto di sorpresa e messo in difficoltà.
Erano passati una manciata di giorni da quando Dana lo aveva spiato in camera con Hart e se  andare al ballo con la sua ragazza era la mossa per attaccarlo, o riavere i suoi poteri, non capiva in quale modo sperava di riuscire nel suo intento.
Dylan gli posò una mano sulla coscia coperta dallo smoking nero. «Rilassati, siamo qui per divertirci e niente pressioni sul dopo-ballo.» Parcheggiò e spense il motore.
Zec lo guardò con un mezzo sorriso: sembrava il solito, con le sue battutine ammiccanti e forse aveva ragione.
Dana e Michelle scesero prima di lui dall’auto. Si lisciarono i rispettivi vestiti viola e color pesca e si presero sotto braccio.
«Andiamo avanti a cercare gli altri» disse Michelle. «Ci vediamo dentro.»
Zec uscì dalla Jeep e le vide camminare tranquille sul vialetto verso l’entrata della palestra. Dylan gli fu subito accanto e lo prese per mano.
«Sei a disagio per la presenza di Billy?»
Zec scosse la testa. «È solo un ballo scolastico e tu sei solo un accompagnatore.»
L’altro ragazzo parve deluso, ma s’incamminò con lui verso la palestra senza fiatare, attorniati da altre coppie di studenti in smoking scuri e abiti di vari colori e lunghezze.
Non appena varcarono l’ingresso, Zec notò vicino alle gradinate il capannello del comitato di controllo formato da tre insegnanti e da Hart Wyngarde. I loro sguardi si incrociarono per pochi secondi e poi l’uomo lo distolse e si avvicinò a una ragazza un po’ grassoccia con i capelli biondi e un vestito argentato, che riconobbe essere Marcy Vale, una delle compagne di Michelle nel gruppo dei disturbi alimentari.
Zec li guardò parlottare, ma non era veramente interessato. Nella testa rimuginò sulla chiacchierata avuta con Hart e su come i dubbi sul loro patto non fossero svaniti del tutto.  
«Ecco tua sorella e Michelle.» Dylan lo trascinò verso il gruppetto di ragazzi e fuori dai suoi pensieri.
Zec si ritrovò davanti Donovan in un completo simile al suo, Betty in un vestito color crema e Billy con lo stesso smoking del loro primo ballo della scuola come coppia.
«Siete eleganti» si affrettò a dire. «Tutti e tre.»
Gli amici sorrisero impacciati, ma fu quello di Billy a colpirlo: non aveva detto nulla sul fatto che fosse venuto insieme a un altro ragazzo.
«Andiamo, carotina. Questa è la mia prima notte di libertà e voglio ballare» esclamò Dana.
Ridendo, Michelle si lasciò condurre nella pista da ballo in mezzo alla palestra, dove già si muovevano a ritmo di musica pop una miriade di ragazzi e ragazze.
«Non pensavo veniste insieme» disse Zec, guardando Donovan e Betty.
«Siamo qui come amici» precisò la ragazza. «Infatti Billy è con noi, stiamo provando a ricostruire il gruppo.»
Zec avvertì un senso di invidia. Voleva anche lui tornare a far parte del gruppo, ma in verità non lo aveva mai lasciato. Però si sentiva come se fosse diventato un estraneo con loro.
«Coraggio, buttiamoci nella mischia.» Dylan lo tirò gentilmente verso la pista da ballo, distogliendolo ancora dal suo rimuginare.
Zec si lasciò guidare in mezzo al folto gruppo e gli mise il braccio sinistro intorno alla schiena, mentre lui faceva lo stesso. Per fortuna la musica non imponeva uno stile di ballo specifico, così si ritrovò a ondeggiare a una spanna dal suo compagno.
«Non sembri contento di trovarti qui» commentò Dylan sorridendo.
«No, ho solo tanti pensieri per la testa.»
«Già, lo immaginavo.» Dylan avvicinò il viso al suo e le labbra all’orecchio sinistro. «Puoi confidarti con me, se vuoi. So mantenere i segreti.»
Zec allontanò la testa e la scosse. Non aveva voglia di parlarne, non sapeva nemmeno esattamente cosa dire. Vagò con lo sguardo lungo il perimetro della palestra. Gli addobbi erano pacchiani, forse più dell’anno precedente: festoni realizzati a mano dagli studenti e qualche altro argentato e dorato, evidente rimasuglio dei precedenti balli, presi in qualche grande magazzino, non il massimo visto che il preside aveva allestito tutto per raccogliere fondi per la ristrutturazione della piscina.
La sua attenzione fu poi catturata da tre figure familiari. Scorse Jordan in piedi accanto a una delle porte di sicurezza, Kenny seduto sulle gradinate e Kerry accanto al tavolo principale con la scodella del punch alle spalle. Erano vestiti come gli altri, ma non seppe spiegarsi il perché gli parvero fuori luogo al ballo.
Dylan sospirò. «Mi sa che sono un pessimo ripiego.»
Zec riportò lo sguardo su di lui. «No, sei perfetto. Cioè non sei un ripiego. Insomma… scusami, ma non sono dell’umore per una festa.»
«A questo possiamo rimediare.» Dylan gli lasciò la mano destra e sollevò il braccio, facendo un cenno a qualcuno di avvicinarsi. «Almeno sono riuscito a ballare con te.»
Zec non fece in tempo a replicare e vide Billy avvicinarsi a passo veloce.
«Posso avere un ballo anche io?» gli domandò.
Zec fissò incerto Dylan che annuì sorridendo. «Okay.»
Billy riprese la posizione lasciata dall’altro ragazzo, stringendolo però più a sé.
Mentre si rilassava intrecciando le dita della mano destra tra quelle del suo ragazzo, Zec intravide Dylan allontanarsi tra gli altri adolescenti. Di colpo capì quel cambio di partner.
«Era tutto preparato.»
«Più o meno» ammise Billy. «Temevo che avresti rifiutato un mio invito diretto. O che Hart si sarebbe intromesso in qualche modo orribile.»
«Non volevo che facesse del male a nessuno di voi. E nemmeno a Jordan» replicò di getto.
«Perché hai accettato di unirti a lui?»
«Per non sentirmi più solo e abbandonato.» Zec si sorprese di essere riuscito a dirlo senza troppi giri di parole.
«Non sarai mai solo» rispose Donovan.
Zec girò il viso a destra e vide lui e Betty accanto a loro due. Erano fermi senza ballare.
«Non saremo sempre d’accordo su tutto, litigheremo, ma resteremo uniti. Anche noi non vogliamo stare senza di te» fece la ragazza.
Zec smise di ballare. Quell’agguato avrebbe dovuto infastidirlo, e un pochino era così, ma per gran parte gli fece piacere. I suoi amici erano ancora disposti ad accoglierlo.
La band bloccò la musica. La canzone si interruppe a metà e una nuova partì di colpo.  
Girandosi verso il palco allestito contro la parete a nord, Zec riconobbe le prime note di “Don’t Speak” dei No Doubt e vide tre ragazze in mezzo ai maschi del gruppo musicale: Michelle, Dana e Chas, intenta ad afferrare il microfono dal giovane cantante sorpreso. 
I ragazzi intorno a loro si fermarono a loro volta, poi Chas prese a cantare:
 

«Siamo qui

Riuniti tutti per te
Non è un giorno come gli altri
Sentiamo il tuo dolore
Ciò che ti divora dentro
Non vogliamo perdere un amico
Ora puoi lasciarti andare
Dicci ciò che ti angoscia veramente
 

Mentre tutti i compagni ripresero a ballare come se nulla fosse, Zec percepì il potere della ragazza intorpidirlo,  avvertì la presa delle mani di Billy e Donovan sulle braccia e la schiena e spingerlo in avanti, vide Betty scostare bruscamente le coppie e fargli raggiungere il palco.

Michelle e Dana lo afferrarono a loro volta e lo aiutarono a salire.
Chas gli fece stringere tra le mani il microfono.
Zec avvicinò le labbra e cantò:
 

«Stai zitta!

Non sai di cosa parli
Non hai idea di come mi sento
Non hai provato quel vuoto dentro
Stai zitta!
Credi di sapere e capire
Ma sono solo scuse
Io so quanto fa male
 

Chas lo fissava negli occhi e lui non riusciva a smettere di rivelare ciò che si era tenuto dentro all’animo.

Così continuò:
 

«Quei ricordi felici

Ora sono nemici
Non più famiglia, non più amici
Senza il mio ragazzo, rimarrò solo e terrorizzato
In un mare di lacrime sarò imprigionato
Stai zitta!
Non sai di cosa parli
Non hai idea di come mi sento
Non hai provato quel vuoto dentro
Stai zitta!
Credi di sapere e capire
Ma sono solo scuse
Io so quanto fa male
Tutto avrà fine
Se non sfrutto quel dolore
Sarò sopraffatto fino a morire.»
 

Zec lo avvertì emergere: quel dolore appena nominato e la rabbia che gli provocava esplosero, risvegliando il suo potere da poltergeist e riscuotendolo dall’incanto musicale.

Gettò il microfono a terra e la musica continuò senza le parole della canzone, i ragazzi della band lo fissarono spaventati e abbandonarono la postazione.  Lui li lasciò scappare, si voltò verso la pista davanti a sé e sollevò le braccia.
Le varie coppie ballavano incuranti di quanto stava accadendo e non fecero caso a Donovan, Billy  e Betty che levitarono sopra di loro, sorretti a forza dalla sua presa mentale, raggiungendo le tre ragazze sul palco.
Senza mollare i tre compagni, Zec afferrò con la telecinesi anche  Chas, Dana e Michelle.
Osservò i sei ragazzi sospesi a mezz’aria di fronte a lui e disse: «Siete soddisfatti? Ora sapete come mi sento. Cosa è cambiato?»
«Mi dispiace» rispose Billy. «Accettando il tuo amore e di diventare il tuo ragazzo, ti ho illuso. Ti ho fatto credere che ci sarebbe stato un futuro per noi, ma è impossibile. Non volevo, ma è stato inevitabile. Per quanto sia innamorato di te, la verità è che la Bocca dell’Inferno deve sparire e io con lei.» 
«A parte questo non cambierà niente» intervenne Michelle. «Quando sarai triste per la mancanza di Billy, avrai noi. Io, Donovan e Betty non te lo faremo affrontare da solo. Staremo con te, perché siamo tuoi amici. Sempre.»
Zec fu scosso da un tremore. Quelle parole erano dure e dolci. Scappare era inutile. Hart gli aveva offerto un’illusione in cambio di un’altra, ma la verità non poteva essere aggirata.
«Anche io ti devo delle scuse e ho capito perché mi hai tolto i miei poteri e la possibilità di uscire di casa.»  Dana lo fissò con sguardo comprensivo. «Mi hai voluto ferire, come ho fatto io scappando. Ora so quanto fa male e non intendo tradire la tua fiducia. Non importa se ti riempi di vene scure e hai gli occhi neri come adesso, non ti abbandonerò più fratellino. Ricostruiremo insieme la nostra famiglia e se lo vuoi ancora, anche il nostro rapporto.»
Zec provò un improvviso sollievo. Solo in quell’istante si rese conto che tutto ciò di cui aveva bisogno erano delle scuse sincere. Rassicurato, allentò il potere mentale e li fece scendere con i piedi sulla base del palco, lasciandoli liberi.
Billy avanzò verso di lui. «Non hai bisogno di Oscurità Maggiore. Sei forte abbastanza per affrontare tutto e non da solo. Anche senza di me, avrai loro.» Gli tese la mano. «Sei d’accordo?»
Zec fece un passo avanti. Sapeva che sarebbe stato difficile, il dolore non poteva essere evitato. Forse aveva commesso alcuni errori a cui non poteva rimediare, ma non era più disposto a sottostare al volere di Oscurità Maggiore.
«Sì, non voglio più avere niente a che fare con lui.» Zec afferrò la mano di Billy nella sua. «Ho chiuso con Hart Wyngarde e Oscurità Maggiore.»
La canzone in sottofondo si stoppò.
«Sei stato una vera delusione» annunciò Hart Wyngarde, levitando sopra le loro teste. «Resterai sempre vittima delle tue debolezze.» Scosse la testa e schioccò le dita.
I ragazzi e gli adulti sparsi per la palestra si bloccarono con sguardo vacuo.
«Hai perso. Accettalo» disse Billy.
Hart mostrò il suo solito subdolo sorriso. «Siete proprio degli stupidi. Sapevo del vostro patetico piano per tutto il tempo. Speravo Ezechiel fosse più promettente e non dover intervenire, ma ho un'altra pupilla. Cara signorina Vale, può procedere.»
Zec ricordò la ragazza vista con lui all’ingresso in palestra, la cercò tra la folla e intravide Marcy alzarsi da uno dei tavoli che delimitavano la pista da ballo.
La ragazza emise un verso che da lamento divenne un ringhio. La sua pelle si colorò di un grigio spento e bava viscida le colò dalla bocca spalancata. Agguantò un ragazzo a pochi passi da lei, se lo strinse al petto e mostrando denti ingialliti lo morse con foga famelica sulla spalla, strappando pezzi di tessuto dello smoking fino ad arrivare alla carne. Il ragazzo si ridestò dall’immobilità e la sua pelle subì la stessa mutazione di quella di Marcy.
«Fame» disse in tono gutturale.
«Fame» ripeté Marcy.
Muovendosi con lentezza si avviarono alla ricerca di altri ragazzi.
«Non è possibile! Non puoi essere arrivato a tanto» esclamò Billy.
Zec lo fissò confuso. Sembrava aver capito meglio di lui cosa stava accadendo.
«Mi avete sfidato ancora e ho alzato l’asticella» rispose Hart imperturbabile. «Il banchetto ha inizio, l’oscurità verrà diffusa.»
«Cosa stai facendo? Se vuoi punirmi per averti abbandonato, sono qui, ma non prendertela con gli altri» gridò Zec.
Hart gli rifilò uno sguardo annoiato e tornò a rivolgersi a Marcy. «Procedi, mia cara, crea nuovi adepti, mangia a sazietà.»
Zec osservò la ragazza ripetere l’operazione su un altro ragazzo e la prima vittima  morsa fare altrettanto con una ragazza. Entrambi i nuovi soggetti subirono la stessa trasformazione e quasi all’unisono biascicarono: «Fame.»
Inorridito, Zec realizzò la mossa di Hart: aveva appena trasformato il ballo in un buffet per zombi oscuri.
 
 

                                                                         Continua…?

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