Sorge
Oscurità Maggiore 37: Attizza il Desiderio di Vendetta
Jordan Guiterrez era di pessimo umore.
Aveva fatto il possibile per evitare
Hart Wyngarde e fino a quel mercoledì mattina ci era riuscito. Però, a pochi
minuti dall’inizio dell’ora di storia, era stato convocato nel suo ufficio. Prima
di lasciare la classe aveva lanciato un’occhiata di sfuggita a Billy e aveva
colto la sua espressione allarmata.
Mettendo con foga un piede davanti
all’altro nel corridoio, Jordan aveva concluso che non doveva sottovalutare le
sue sensazioni. Billy e il suo gruppo potevano non essergli particolarmente
simpatici, ma non era stupido: se uno di loro dimostrava timore, sapeva che la
situazione non era da prendere alla leggera.
Fino a quel momento i suoi incontri con
questo tizio – che era anche l’oscurità di Elliott Summerson – erano stati
indiretti, ma non privi di conseguenze: prima aveva cercato di aizzargli contro
Aiden Cheung e la situazione si era conclusa con la morte del suo ex-compagno
di branco nel campo sportivo; una seconda volta si era ritrovato nello
spogliatoio della palestra a doversi difendere dalle avances troppo insistenti
di Billy, che sotto l’influenza di Hart era preda degli ormoni e voleva renderlo
l’oggetto del suo desiderio e anche in quel caso se l’era cavata, ma solo
grazie all’intervento dei gemelli Wood e Dylan Derreck.
Jordan bloccò la sua avanzata verso
l’ufficio. Si rese conto che in verità la conseguenza di quell’ultima mossa di
Wyngarde non gli era ben chiara. Usciti dalla palestra lo avevano trovato soddisfatto a manipolare Zec e sua sorella, Michelle,
Betty, Donovan e Chas con una canzone, ma qualsiasi cosa fosse successo dopo,
non lo aveva coinvolto. Si era accorto che i rapporti nel gruppo di Billy si erano
raffreddati, ma non gli importava, però anche Chas era cambiata, era diventata
più distante con lui. Spesso lo allontanava, accusandolo di starle troppo
addosso e di aver bisogno dei suoi spazi.
Jordan chiuse le dita a pugno di
entrambe le mani e riprese a camminare, velocizzando la sua andatura. Non
voleva guai, ma Chas aveva già sofferto perché Hart Wyngarde aveva ucciso Aiden
e se adesso questo finto Consulente scolastico stava cercato di creare problemi
tra lui e Chas, o l’aveva usata per i suoi giochetti contro la gang di Billy,
avrebbe reagito al fuoco con il fuoco.
Letteralmente.
Arrivò davanti alla porta dell’ufficio
dell’uomo e questa si spalancò prima che potesse posare la mano sul pomello.
Una ragazza grassottella con i capelli
biondi a caschetto comparve sulla soglia. «Grazie mille, dottor Wyngarde. Mi è
stato di grande aiuto» disse, prima di girarsi verso di lui e sorpassarlo oltre
l’uscio.
«È stato un vero piacere, Marcy» rispose
l’uomo dall’interno.
Jordan rimase a fissare Marcy mentre si
allontanava in corridoio. Sembrava piuttosto allegra, per nulla intimorita e di
sicuro non preoccupata. Non era la reazione che si aspettava da chi aveva
appena finito una sessione con quel tipo.
«Venga pure avanti, signor Guiterrez» lo
invitò Hart. «La seduta precedente si è prolungata di qualche minuto, ma ora è
il suo turno.»
Jordan ritrovò la sua fermezza, entrò
nella stanza e diede una spinta alla porta, senza farla chiudere completamente.
«Saltiamo le formule convenevoli. Lo so che sei Oscurità Maggiore e tu sai che
sono un mastino infernale. Cosa vuoi da me?»
«Non è necessario essere così
scontrosi.» Hart raccolse una penna a scatto dalla scrivania e la rigirò tra le
dita della mano destra. «Percepisco la tua ostilità, ma non sono un nemico. Non
tuo, almeno.»
«Oh, certo. Per questo motivo hai
cercato di farmi combattere contro Aiden prima di ucciderlo?»
«In quella occasione non eri tu il mio
obbiettivo.» Hart tirò in avanti la sedia e si avvicinò alla scrivania. «Eri
nel posto giusto, al momento sbagliato, un inconveniente.»
«Quindi è stato un caso anche che fossi
nelle docce dello spogliatoio quando hai reso Billy un assatanato?»
Ad Hart sfuggì un sorrisino. «Per quanto
suoni ripetitivo, anche in quell’occasione non avevo nulla contro di te, mi
serviva un diversivo e ti sei trovato nel mezzo. Sei quello che si definisce un
danno collaterale.»
Jordan inarcò un sopracciglio. Non
riuscì a decifrare il suo comportamento, non sapeva valutare se stava mentendo,
o davvero era sempre stato solo sfortunato nell’incappare nei suoi piani, senza
mai esserne una pedina. «Se è tutto vero, perché mi hai voluto qui?»
«Sai, fare il Consulente è stimolante,
ma sono anche una specie di talent-scout, se mi permetti di utilizzare il
termine.» Hart passò la penna nella mano sinistra e allungò la destra con il
palmo aperto verso l’alto, facendogli segno di sedersi sulla sedia libera
davanti a lui. «Ho dato un’occhiata al tuo fascicolo ed è davvero promettente.»
Jordan decise di assecondarlo e prese
posto. «Suppongo non ti riferisca ai miei crediti scolastici.»
«Un ragazzo perspicace, mi piace.
Esatto, parlo delle tue abilità di rielaborare rabbia e furia. La tua
ristrutturazione dell’anno scorso di questo edificio in una prigione infernale
è stato un vero capolavoro.»
«Ammetto di esserne stato soddisfatto,
ma ho cambiato prospettiva.» Jordan si fece serio e puntò gli occhi in quelli
di Wyngarde. «Non mi interessa più punire i professori, o rivangare le
ingiustizie sul sistema di voti di questo liceo. Mi sono sfogato e ora sono a
posto.»
Hart trattenne la penna tra il
polpastrello dell’indice destro e di quello sinistro e sostenne il suo sguardo.
«Lo credi davvero?»
«Sì, se quello che volevi era che ti
rivelassi altri miei aspetti oscuri, arrivi tardi. Ho già affrontato i miei demoni e sono andato
avanti.»
«Oh, non hai idea di quanta oscurità ci sia
nelle persone, più di quella che immaginano.» Hart usò la punta della penna per
sollevare e girare un foglio dal fascicolo con la cartelletta gialla, aperto
davanti a sé. «A ogni modo, ho notato che hai sviluppato nuovi interessi, la
signorina Chain, per esempio.»
Jordan scattò in piedi e sbatté i palmi
delle mani sulla scrivania. «Lascia fuori Chas dai tuoi giochetti. Se le fai
del male o la fai soffrire ti gi…»
«Mi hai frainteso» lo interruppe l’uomo.
«Sono preoccupato quanto te per la giovane Chastity Chain.»
«Perché?»
«Suo malgrado, è rimasta incastrata
negli intricati problemi di coppia del signor Brennon e della signorina
Swanson.»
In parte ancora furioso, Jordan rimase
però a guardarlo anche confuso. Non aveva notato nulla tra Chas, Betty e Donovan.
«Di cosa stai parlando? E non girarci troppo intorno.»
Hart sorrise di nuovo, ma con una strana
espressione di malizia e cattiveria. «Betty si è allontanata da Donovan e lui
ha trovato conforto tra le braccia di Chas.»
«Balle!» sbottò Jordan. «Chas non lo
sopporta, non farebbe niente con lui!»
Hart posò la penna sui fogli del
fascicolo, si alzò in piedi e abbandonò la sedia. Girò intorno alla scrivania e
si fermò alle sue spalle. «Come sai già, Chas era invaghita di Adien e la sua
dipartita la ha sconvolta e resa più fragile.» Abbassò il volto e avvicinò le
labbra al suo orecchio destro. «Tanto che qualcuno potesse approfittarsi di
lei.»
Disgustato da quello che stava insinuando
e dal contatto troppo stretto con l’uomo, Jordan si girò di scatto e lo spinse
lontano, obbligandolo a indietreggiare di un paio di passi. «Stai mentendo.
Chas è una tipa tosta e poi…» Qualcosa nella sua mente gli bloccò le parole in
gola. Aveva notato anche lui un cambio di comportamento di Chas nei suoi confronti,
ma forse non era con lui che ce l’aveva, magari la ragione era un’altra.
«Hai qualche dubbio? Non sei più così
sicuro delle tue affermazioni» disse Hart, facendo un passo in avanti. «Non mi
serve inventare pettegolezzi, posso mostrarti i fatti.»
Jordan non ebbe bisogno di rifletterci.
«D’accordo. Voglio vedere.»
Wyngarde poggiò i palmi sulle sue spalle
e sussurrò: «Guarda.»
Jordan barcollò. Le immagini esplosero
nella sua mente, come se le avesse davanti agli occhi.
Chas stesa sul bordo della piscina della
scuola. Donovan sopra di lei. Si baciano con foga. La mano di lui sulla pancia
di lei, poi sui jeans, poi sfiora il bottone dei pantaloni.
«No!» urlò Jordan e si staccò dalla
presa dell’uomo. «Non è possibile!»
«È tutto vero e forse ti fideresti di
più se sapessi del passato di Donovan Brennon.» Hart si mise al suo fianco. «Ha
filmato un rapporto sessuale con la sua ragazza e poi lei è diventata un demone
ed è stata uccisa.»
«Non so nulla di questa storia.»
«Non puoi, con la morte della ragazza
nessuno ricorda la sua esistenza» spiegò Hart e aggiunse: «A parte Donovan.»
Jordan percepì la rabbia montare di
nuovo. Chas era capace di rimettere tutti al loro posto, però aveva anche una
parte più delicata, lui l’aveva vista, anche se gli altri non la notavano. E
Donovan era un bastardo, lo credeva un buffone, ma era peggio.
«Chas non avrebbe mai fatto nulla del
genere con lui» disse stringendo i pugni. «Non di sua volontà.»
«Concordo con te, Jordan» rispose Hart.
«E quindi, qual è la tua conclusione?»
«L’ha costretta.» Jordan percepì il
calore diffondersi lungo la pelle. La rabbia aveva risvegliato il Mastino
Infernale ed era giusto così. «Ha manipolato Chas nel momento in cui era più
vulnerabile per la morte di Aiden.»
«E cosa pensi di fare?»
Jordan si voltò a guardarlo. Un pizzicore
sulle gengive fece spuntare le zanne superiori. «Voglio avere giustizia, deve
pagare per quello che le ha fatto. Lo ridurrò in cenere!»
Hart sorrise un’ultima volta. «Bene. La seduta è finita. Può andare signor
Guiterrez.»
Jordan avanzò spedito, spalancò la porta
e uscì dall’ufficio.
Procedette lungo il corridoio e avvertì i
calore delle fiamme accendersi sulla sua carne, consumando il tessuto della
maglia. Dilatò le narici, annusò l’aria e isolò l’odore di Donovan da quello
degli altri.
Corse sulla destra, imboccò le scale
diretto al primo piano.
L’aria sferzò contro il petto nudo,
colpendolo e alimentando il fuoco, illuminandogli il viso. Per un istante il
calore s’indebolì, avvertì quasi freddo sulla pelle e quando riprese a bruciare
senza far male, scorse con la coda dell’occhio le fiamme colorarsi di nero
dalle spalle fino a diffondersi sulle braccia.
Non se ne curò. Rimase focalizzato sulla
puzza di Donovan e l’odore si fece più intenso.
Jordan si trovò davanti a una porta, la
classe di storia. Ruggì e con uno schiocco gli artigli si sostituirono alle
unghie delle mani, tirò un calcio con violenza e la porta si separò dai
cardini, cadendo all’interno con un rombo secco.
Jordan inspirò gli odori dei presenti
nella classe.
Emanavano sentimenti differenti. Sorpresa.
Timore. Paura.
E poi lo vide.
Donovan era seduto al secondo banco
della fila centrale. Lo fissava con gli occhi sgranati e la bocca aperta.
«Adesso me la paghi, Donovan» ringhiò
tra le zanne. «Ti uccido per quello che hai fatto a Chas!»
Continua…?
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