mercoledì 23 ottobre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 71

Il Gioco del Branco 35: Sparisci sul più Bello

 

Michelle lanciò sul letto il vestito verde, mandandolo a far compagnia a quello arancione e a quello nero, che credeva di aver indossato solo a un funerale di qualche vecchia zia.

I minuti passavano, l’ora dell’appuntamento al Wild Burger si avvicinava e lei non sapeva cosa mettersi.
Sospirò sconsolata davanti alle ante aperte del suo armadio, osservando i vari indumenti appesi e piegati, non trovando nulla che la convincesse, o le sembrasse adatto.
«Carotina, sei ancora così?»
La voce di Dana la colse di sorpresa, ma le diede sollievo. Si girò e notò gli ultimi sbuffi di fumo violaceo svanire, ritrovandosi la giovane demone dalla pelle rubino sdraiata sul bordo opposto del materasso a quello con gli abiti sparpagliati.
Michelle le aveva mandato un messaggio per invitarla, dato che i suoi amici erano delle coppie si era detta che poteva avere anche lei la fidanzata con sé, ma si sarebbe aspettata una risposta per iscritto, anziché vederla comparire nella sua stanza.  
«La fai facile tu, vai in giro con quel top e i pantaloni aderenti e sei uno schianto» le disse. «E lo saresti con qualsiasi cosa addosso.»
Dana sorrise e si alzò dal letto. «Avevamo concordato che non avresti più avuto paranoie sull’aspetto fisico.»
«Non è per quello, ma non so come andare a questa cena.»
«Esci con i tuoi amici, non vai a un ricevimento reale» la canzonò Dana. Si spostò davanti all’armadio e passò in rassegna i vestiti. Afferrò quindi due grucce: una con un paio di pantaloni di velluto a coste bordeaux e un maglione di lana lilla. «Ecco qui, casual ed elegante.»
Michelle osservò i due capi, già valutati e scartati poco prima, trovandoli questa volta perfetti. Prese dalle mani dell’altra gli abiti e iniziò a sollevarsi la maglietta per svestirsi, bloccandosi quando si accorse degli occhi della fidanzata su di lei.
«Non dirmi che sei in imbarazzo» disse Dana.
Lei si morse il labbro inferiore. «Un pochino.»
«Non devi. Hai un corpo eccitante.» Dana le andò più vicina e posando i palmi sul dorso delle sue mani, la aiutò a togliersi completamente la maglia. Con l’indice destro seguì la linea della coppa del reggiseno rosa. «Sei sexy, devi solo cominciare a sentirti anche tu così.»
Michelle fu percorsa da un brivido, ma invece che tremare si sentì avvampare.
Dana le si avvicinò, un contatto stretto al punto che i loro seni erano premuti e la baciò con foga, cercando la lingua nella sua bocca.
Lei la lasciò fare e l’accolse con piacere tra le labbra. Si erano già baciate in passato, ma questo fu come un’esplosione. Era un piacere simile a gustare del buon cibo, ma più intenso, non si sentiva sazia di Dana.
La ragazza demone le passò una mano sulla schiena, girando intorno alle sue forme abbondanti con un tocco delicato e arrivò al bottone dei jeans.
Michelle si riscosse e si staccò da lei, ricordandosi di colpo dove si trovassero. «Mia madre è di sotto. Non sa che sei qui, ma potrebbe saliere da un momento all’atro senza bussare.»
«Il brivido del pericolo» sussurrò Dana.
«No, sul serio, è meglio fermarsi» riprese Michelle. «E poi siamo in ritardo per la cena.»
Dana mise il broncio, ma poi ripiegò le labbra in un sorriso. «Va bene, avremo un’altra occasione. Posso avere il piacere di guardarti mentre ti cambi?»
Fu Michelle a sorridere. Annuì con un senso di euforia. L’imbarazzo era passato e l’allettava l’idea di spogliarsi davanti alla sua ragazza.
Slacciò i pantaloni e li fece scivolare fino ai piedi nudi. Rimase qualche istante in reggiseno e  mutandine a farsi osservare dall’altra. Poi notò un mutamento nella sua espressione.
Dana emise un lamento di fastidio e si coprì con il palmo l’orecchio destro. «Non vogliono proprio lasciarci in pace.» Abbassò la mano e aggiunse: «Chas sta facendo qualcosa con la sua voce e non è niente di divertente.»
«Riesci a rintracciare dove si trova?»
«Certo, ma cosa vuoi fare?» le chiese la ragazza.
«Dobbiamo andare a controllare cosa combina» rispose Michelle. «Magari riusciamo a cavarcela da sole e non ci rovinano la cena.»
La ragazza demone sospirò. «Come vuoi. Vestiti e ti trasporto lì.»
«Sì, ma devi aspettarmi fuori di casa» rispose Michelle. «Mia madre sa dell’appuntamento e si insospettirebbe se non mi vedesse uscire dalla porta.»
Dana rise e svanì nel suo vorticare di fumo viola.
 

Comparvero davanti all’ingresso del Wild Burger, lo stesso luogo dell’appuntamento e questo mise in allarme Michelle. Osservando le vetrine crepate e la gente all’interno riversa sui tavoli e sul pavimento, capì che era successo qualcosa di molto grave.

«Maledizione!» imprecò Dana. «Se ne è già andata.»
Prima che Michelle potesse porre domande, udì il rumore di passi concitati sul marciapiede. Si voltò alla sua sinistra e vide arrivare di corsa Billy e Zec.
«Sei già qui… state bene?» domandò Zec, sconvolto.
«Siamo appena arrivate» rispose Michelle. «Tua sorella ha sentito Chas usare il suo potere e mi ha portata dove si trovava. Ma cosa è successo?»
«Lei e Jordan hanno preso Betty e Donovan» sentenziò Billy. Poi le puntò quasi sulla faccia il display del suo cellulare, mostrandole un messaggio. «È opera di Kate, vuole ucciderli per pareggiare la morte di Crystal.»
Michelle afferrò il telefono e lesse in silenzio. «Si è firmata come K, di nuovo, non più come S» notò. Dana osservò lo schermo a sua volta da sopra la sua spalla e poi arretrò. Restituì l’oggetto al proprietario e chiese: «Noi siamo tutti qui, ma dove sono loro?»
«Forse aspettava fossimo riuniti» ipotizzò Zec.
Dana incrociò le braccia sul petto. «Ha senso, ma per quale ragione? Tu e Michelle siete potenti e potete contrastare Jordan e Chas senza difficoltà, è ovvio che sia una specie di trappola, ma senza indicazioni sul dove ha portato Donovan e Betty come…»
L’urlo di dolore di Billy la interruppe.
Michelle e gli altri si accalcarono intorno al ragazzo. Si reggeva la testa con entrambe le mani, il suo volto era distorto da una smorfia e le palpebre serrate. Di colpo rilassò i lineamenti e spalancò gli occhi.
«Al cimitero» disse. «Ho visto Kate e Donovan e Betty. Li ha portati lì.»
«Dobbiamo andare anche noi» constatò Michelle.
«Ok, stringetevi intorno a me, faremo in un attimo» ordinò Dana.
Zec posò una mano sulla spalla della sorella. «Grazie.»
Michelle notò l’espressione piacevolmente sorpresa della sua ragazza, poco prima che il fumo viola li avvolgesse.
Si dipanò in un battito di ciglia e si ritrovarono all’interno del cimitero.
Guardandosi intorno, Michelle si rese conto che era ormai buio. I lampioni esterni e il bagliore soffuso della luna erano l’unica fonte di illuminazione. «Da che parte andiamo?»
Billy si mosse incerto, sembrò studiare il luogo come per rimettere in ordine un immagine vista in precedenza. «Da questa parte. Riconosco quell’abete, la visione del mio senso soprannaturale mi ha mostrato la tomba di Crystal DiVittis, li ha portati lì.»
Camminarono tra l’erba umida e i ciottoli di pietra, le lapidi sfilavano ai lati del loro percorso e l’aria soffiava fredda.
Michelle si strinse nel suo piumino e guardò Dana con spalle e braccia scoperte. «No hai freddo?»
Dana scosse la testa. «Vantaggi della pelle da demone. Piuttosto, avete idea di cosa intenda fare Kate e soprattutto di come fermarla?»
Zec si girò per guardarla. «No, nella fretta di correre per trovare Betty e Donovan, non abbiamo riflettuto su nessuna strategia.»
«Agiremo sulla difensiva» rispose Billy. «Il nostro unico obbiettivo sarà mettere in salvo i nostri amici. Qualsiasi cosa accada, dovete preoccuparvi solo che nessuno di voi venga ferito.»
Il suo tono non dava spazio a repliche. Michelle si sorprese che Zec o Dana non provassero a ribattere, soprattutto la sua ragazza. Capiva le ragioni dietro le parole di Billy, ma dubitò che preoccuparsi di proteggersi l’un l’latro fosse abbastanza contro una nemica con il chiaro intento di ucciderli.
La scena che si presentò davanti ai suoi occhi la distolse dai pensieri e bloccò la sua marcia insieme a quella degli altri.
Betty e Donovan erano in ginocchio sul terreno davanti alla lapide di Crystal DiVittis. Chas alle spalle della ragazza e Jordan a quelle del ragazzo, li tenevano fermi: una mano sui polsi incrociati dietro al schiena e l’altra premuta sulla nuca.
Con le dita artigliate posate sul bordo superiore in pietra della lapide, dietro al monumento svettava la figura imponente di Kate e li osservò con un ghigno. «Ci siete tutti, anzi qualcuno in più.»
«Questa volta non me ne andrò» disse Dana, intuendo si riferisse a lei.
«Non sei comunque una minaccia» rispose Kate. «Ho preso le dovute precauzioni in modo che questa esecuzione non si trasformi in uno stupido siparietto canoro.»
«Non ci sarà nessuna esecuzione» sentenziò Billy. «Non ucciderai nessuno.»
Michelle ammirò la sua sicurezza, però Kate non era tipo da fare minacce a vuoto e lo aveva dimostrato ampiamente negli ultimi mesi.
Kate ringhiò e sorpassò la lapide, avanzando fino a fermarsi davanti ai suoi due prigionieri. «Non hai proprio capito con chi hai a che fare. Non sono una ragazzina impaurita che finge di essere grande per difendersi. I tuoi amici moriranno questa notte.»
«E cosa otterrai?» La domanda nacque spontanea sulle labbra di Michelle e non si trattenne dal pronunciarla. «Ci procurerai dolore, sofferenza, piangeremo senza fermarci, ma non cambierà niente per te.»
«Non sai quanto ti sbagli» ribatté Kate.
«Perché pensi di provare gioia? Forse, ma durerà poco» disse Zec.
«Stupidi» li apostrofò la donna. «Quello che sta per avvenire qui è un vero e proprio sacrificio. Le vite dei vostri amici, di tutti voi, per quella di mia sorella. Con la vostra morte non solo ripagherò Elliott con la stessa moneta, ma resusciterò anche Crystal.»
«Sei pazza, non è possibile far tornare nessuno in vita» gridò Billy. «Il potere psionico che crea l’energia della Bocca dell’Inferno non arriva a tanto.»    
Kate rise ancora. «Lo credi tu.»
«Sei tu che non vuoi capire» intervenne Michelle. «I gemelli Wood volevano fare lo stesso con loro padre, ma hanno realizzato che lui non sarebbe tornato in vita. Qualunque cosa avessero ricreato era solo un orrore con le sue sembianze.»
«Questo perché non ragionate come me, io vedo il potenziale di ciò che Elliott ha creato» spiegò Kate soddisfatta. «Questa energia psichica, o come la volete chiamare, prende spunto dalla Bocca dell’Inferno della vostra adorata Buffy, però è anche molto simile al Nemeton e se si sacrifica qualcuno su quella fonte di potere, si può ottenere ciò che si vuole.»
A Michelle mancò il respiro. Ricordò la stessa spiegazione per bocca del Druido Oscuro in Teen Wolf; si rese conto solo in quel momento che con molta probabilità la scelta di quella versione di Sasha di ispirarsi alla serie tv sui licantropi avesse quell’obbiettivo fin dal principio.
«Non lo puoi sapere con assoluta certezza» fece Zec. «Lo abbiamo imparato prima di te, non c’è nulla di sicuro in questa situazione.»  
«È così» confermò Billy. «Perfino io che sono un’emanazione di Elliott, non so mai cosa aspettarmi, pur provando a seguire le regole delle serie tv.»
«Non mi sbaglio» insistette Kate. «E questa è la mia garanzia di successo.» Allungò le braccia in avanti e aprì i palmi. Tra di essi si sprigionò un bagliore cremisi, si allungò e assunse la forma di un’arma.
La Falce.
Michelle impallidì. Lo strumento più potente che conosceva era in possesso di quella folle.
Kate la strinse con entrambe le mani, impugnandola sotto la lama e sopra il paletto di legno. «Uccidendovi con questa, Crystal vivrà di nuovo.»
Non potevano attenersi all’idea di essere in difesa, Michelle si ripeté che doveva almeno provare a sottrargliela, ma qualcun altro agì prima di lei.
Billy balzò in avanti, si scagliò contro Kate. A pochi centimetri dallo sfiorare con le dita l’arma, il suo corpo svanì nel nulla.

 

                                                          Continua…? 

lunedì 7 ottobre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 70

 Il Gioco del Branco 34: Tutto Riconduce alla Morte

 

Zec non riuscì a distogliere gli occhi da Billy.

Procedevano fianco a fianco, sul marciapiede diretti al Wild Burger, la loro andatura era lenta e pur senza controllare l’orologio al polso, sapeva che erano in ritardo per l’appuntamento. L’espressione corrucciata del suo ragazzo però lo preoccupava di più. E anche il quel caso non gli serviva una conferma: conosceva la ragione del suo cruccio.
Lui e i suoi amici avevano organizzato quell’uscita a cena proprio per distrarsi dalle ultime rivelazioni.
«Possiamo considerarlo come un secondo appuntamento?» domandò Zec, nel tentativo di trascinarlo fuori dai suoi pensieri. «Dovremmo tenere buono come primo l’uscita al cimitero, oppure il ballo scolastico di fine anno scorso.»
Billy si voltò a guardarlo a sua volta. «Come? Scusa ero distratto.»
«L’ho notato. Sei ancora sconvolto per l’incidente di Sasha.»
«Non riesco a farne a meno» ammise Billy. «È uno dei danni collaterali della scelta di Elliott. Un’altra ragazza è morta perché ha portato una parte del suo sogno nella realtà.»
Zec infilò le mani nelle tasche della giacca per ripararsi dal freddo. «Non sai se è un particolare del suo sogno. Abbiamo scoperto che in molti possono essere influenzati dalla sua energia, quello specifico vampiro potrebbe venire dalla mente di qualcun altro.»
«Non fa differenza. Un’innocente ha perso la vita e non è reversibile. Tutti i morti per cause soprannaturali rimangono morti. Niente può alleggerire questa colpa.»
«Sai che non devi sopportarlo da solo, io sono qui.»
«E cosa puoi fare?» fece Billy. Poi lo guardò dispiaciuto. «Scusami, non volevo dire… insomma, sapere che ci sei è l’unico aspetto positivo di tutto questo, però…»
«Cosa?» Zec lo fissò serio. «Per me non è cambiato niente. Sono innamorato di te e dopo la lettera ero convinto avessi accettato di essere importante come persona.»
Billy abbassò la testa e aumentò l’andatura.
Zec gli fu dietro e lo afferrò per il braccio destro. «È cambiato qualcosa tra di noi? Non ti interesso più? Non sei più… innamorato di me?»
L’altro risollevò il volto e gli sorrise. «Ti amo e questo mi rende felice, ma anche ansioso. Forse non te lo sei chiesto, ma cosa succederà una volta finito il liceo? Se dovessi rimanere per sempre un’adolescente? Non possiamo dare per scontato che come proiezione mentale di Elliott io cresca come i ragazzi normali.»
Zec si fermò. Non aveva neanche lontanamente preso in considerazione quella possibilità. Non pensava nemmeno all’università, o a cosa fare dopo la fine della scuola, però dava per scontato che sarebbero restati insieme come una coppia.
Billy sembrò leggere la sua sorpresa sul viso. «Possiamo rimandare questi discorsi all’infinito, ma ogni nuova scoperta ci fa capire che il nostro rapporto ha molte incognite.»
«Possiamo preoccuparci del problema quando si presenterà. Se si presenterà.»
«Certo, ma devi esserne consapevole. Nello stesso modo in cui risolvere definitivamente la questione Bocca dell’Inferno può modificare il mio status.»
«La lettera di Elliott faceva intendere che saresti rimasto anche tu» disse Zec, anche se udendo il tono sapeva che era più per convincere se stesso.
Billy trasse un lungo sospiro. «Penso che quando l’ha scritta, Elliott fosse in buona fede, ma non sapesse con esattezza cosa aspettarsi. E anche se non ho nessuna intenzione di compiere azioni suicide, la mia esistenza non è garantita.»
«Wow! Dovevamo avere una serata di svago e finiamo a parlare di morte.» Zec fece due passi avanti poi si bloccò. Si girò di scatto, ma non seppe cosa dire. Voleva delle rassicurazioni, ma capì che Billy non poteva dargliene.
«Mi dispiace, non volevo intristirti e diventare pesante» gli disse, sforzando le labbra in un sorriso. «Per tutti questi mesi ho provato a seguire la richiesta di Elliott, trovare il lato positivo della vita da adolescente che mi ha dato, la comparsa di Kate però è servita a ricordarmi di non poter mai abbassare la guardia.»
«Ti preoccupi che ci siano altri come Sasha? Intendo con poteri psichici in grado di alterare gli effetti della Bocca dell’Inferno a loro piacere.»
Billy si strinse nelle spalle. «Non so più cosa aspettarmi. Vorrei poter parlare con la Prima Cacciatrice.»
Zec ricordò che non si era più mostrata. L’ultima volta risaliva alla loro caccia al corpo di Elliott e alla Falce, quando per la prima volta erano entrati in contatto con la mente di Sasha senza saperlo. In quell’occasione aveva parlato di un errore.
«Hai capito cosa intendesse dicendoti che hai frainteso le sue parole?» domandò Zec.
Billy scosse la testa. «E come tutte le altre risposte, ho la sensazione sia legato al passato di Elliott.»    
Zec si rese conto che stava solo peggiorando la situazione, l’umore del suo ragazzo crollava a livelli vertiginosi. Prese la decisione di invertire i ruoli, anziché cercare rassicurazioni per sé, gliene avrebbe date.
«Scopriremo anche quello. Intanto possiamo usare le informazioni che abbiamo e cercare di colmare i buchi di quello successo fin’ora» gli disse. «Sarà un po’ come giocare con un puzzle.»
Billy lo guardò incerto. «Un puzzle?»
Zec tornò sui suoi passi e gli infilò la mano sotto il braccio, stringendolo accanto. «Esatto, vediamo i pezzi scoperti e proviamo a metterli insieme, da bambino ero bravissimo. Dunque, partiamo dalla Prima Cacciatrice. Una spiegazione alla sua sparizione potrebbe essere…» rimuginò qualche secondo ripensando a quello che si erano appena detti. L’ultima visita. Il come. «È bloccata. Da Sasha.»
«In che senso?» gli domandò il fidanzato, riprendendo a camminare con lui.
«Non abbiamo idea da dove arrivi, ma sapendo che ci aiuta, Sasha potrebbe aver trovato il modo di impedirle di manifestarsi, magari con l’aiuto della Falce. Proprio come tiene nascosto in bella vista Elliott.»
«Credibile al cinquanta per cento» commentò Billy. «Aumentiamo la difficoltà: la ragione per aver creato un branco. A che cosa le servono altri? Sembra abbastanza potente da sola.»
Zec si picchiettò l’indice sinistro sul mento. Era probabile che non si trattasse di una questione di potere, Kate aveva ammesso di poter creare nuovi membri e di quelli scelti, la maggior parte erano entrati in conflitto con loro prima ancora di essere avvicinati da lei. «La rabbia verso di noi. Kate ha ripetuto più volte di ritenerci colpevoli di tutto, ha cercato altri arrabbiati con noi e li ha convinti ad unirsi a lei.»
«Ok, ma perché?»
«Perché essere in gruppo ti dà sicurezza, un senso di forza» rispose Zec. «Sasha ha solo tredici anni, anche io alla sua età volevo qualcuno intorno per non dover affrontare gli altri da solo.»
Billy lo guardò sorridendo. «Sono colpito. Una deduzione impeccabile.»
Zec sorrise di rimando. La sua strategia stava funzionando.
Il suo ragazzo assunse un espressione solenne. «Adesso una domanda davvero complessa. Come po…» emise un rantolo. Si toccò le tempie e chiuse gli occhi.
«Cosa ti prende?»
«Il mio senso del soprannaturale» rispose Billy. Ansimò affaticato. «Ma è più forte, doloroso. È successo qualcosa di brutto al Wild Burger… Donovan e Betty…»
Il trillo di un messaggio risuonò dalla sua tasca, infilò la mano e prese il cellulare passandoglielo, tenendo le palpebre ancora abbassate.
Zec capì che non voleva abbandonare le immagini nella mente e così lesse il messaggio al posto suo: « “Occhio per occhio, dente per dente. Due dei tuoi amici sono già con me. Vieni con gli altri e assisti alla loro morte. Come è stato per me. K.”»
 

 

                                                                              Continua…?

lunedì 23 settembre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 69

Il Gioco del Branco 33: Appuntamento con la Vendetta

 

La sera era fredda e umida, Donovan si strinse nella giacca a vento impermeabile e si sfregò le mani per riscaldarle.

Era sorpreso di non aver trovato il resto degli amici, non gli capitava mai di essere il primo ad arrivare. Si scostò dalla porta d’ingresso del Wild Burger e scrutò l’interno dall’ampia vetrina. La tavola calda era quasi vuota.
Rimuginò ancora una volta sull’incontro con Kate del giorno prima e non poté fare a meno di provare comprensione per Sasha. La sua situazione familiare faceva davvero schifo, era bastato quello spezzone di ricordo per rendersene conto. Anche per lui la vita a casa non era facile: sua madre se ne era andata ormai da un anno, decisa a rifarsi una vita lontano da loro e suo padre era rimasto, ma era pesante viverci insieme; la maggior parte dei giorni era di cattivo umore e con la prerogativa a criticarlo.
Donovan non poteva condannare Sasha se era infuriata con Elliott: causando indirettamente la morte della sorella Crystal, le aveva tolto l’unica speranza di serenità. Ripensò alla sua situazione,  se era vero che la comparsa di Billy lo aveva aiutato a conoscersi meglio e riempito un vuoto, ne aveva causato un altro. In fin dei conti, prima del suo arrivo, lui aveva una ragazza di cui era innamorato, o qualcosa di simile…
«Scusa, credevo di impiegarci di meno a piedi.»
La voce di Betty lo riscosse dai suoi pensieri. La osservò rapito. Sotto la giacca indossava un vestito blu semplice, con la gonna fin sopra il ginocchio e un paio di stivaletti marroni. Non aveva spesso occasioni di vederla in abiti così femminili ed era bellissima.
«Non c’è problema» disse, non riuscendo a staccarle gli occhi di dosso. «Sei stupenda.»
Betty sorrise. «Grazie. Ti dispiace se entriamo ad aspettare gli altri? Le gambe mi si stanno congelando.»
Donovan annuì e le aprì la porta della tavola calda. Presero posto nel terzo tavolo sulla sinistra, così da poter osservare l’esterno dalla vetrina, sedendosi sul divanetto uno di fronte all’altra. Una cameriera si avvicinò con il taccuino in mano, ma le dissero di stare aspettando degli amici e avrebbero ordinato poi tutti insieme.
Betty lo osservò con un’espressione delusa. «Hai rimesso quella felpa…»
Donovan abbassò lo sguardo sulla sua giacca aperta e fissò i vestiti sotto. «È comoda e mi avevi detto che ti piaceva.»
«Certo, ma per questa uscita potevi metterti un po’ più elegante.»
Donovan si accorse che il loro abbigliamento non era proprio sulla stessa linea di stile. Lui aveva un paio di normali jeans, una maglietta e la sua felpa verde, come si vestiva più o meno ogni giorno. Lei sembrava pronta per un evento formale.
«Avevo capito che sarebbe stata un’uscita tranquilla, un modo per risollevare il morale a Billy e a tutti dopo l’ennesima scoperta sconcertante sulle responsabilità di Elliott. Non abbiamo stabilito un dress-code.»
Betty alzò gli occhi al cielo. «Non metterti subito sulla difensiva. Per noi è comunque un evento, non usciamo insieme da…» esitò un istante, «Non mi ricordo neanche se siamo mai usciti, forse questo è il nostro primo vero appuntamento.»
«Se lo consideri così, ti ricordo che sarà un po’ affollato.»
«Puoi essere serio per cinque minuti?»
Donovan aggrottò la fronte, la sua ragazza era di cattivo umore e non capiva il motivo. «Che ti prende? Sai che non saremo qui da soli, gli altri arriveranno tra poco. Ti comporti come se fossi gelosa e offesa.»
Betty si spinse contro lo schienale. «Niente… però tu hai già avuto un primo appuntamento e anche di più.»
Lui strabuzzò gli occhi. «Ti riferisci ad Anika? È una storia passata.»
«Ovvio, ma tu almeno hai dei ricordi, dei termini di paragone.»
«Non faccio paragoni tra voi.»
Betty lo guardò diffidente da dietro gli occhiali. «Hai notato subito il mio vestito.»
«Solo perché non ti vesti spesso in questo modo. Credevo che alle ragazze piacesse ricevere complimenti.» S’innervosì, quella conversazione lo faceva sentire in colpa e non vedeva la ragione. «E poi non puoi essere invidiosa di qualcuno che è morto e cancellato dal ricordo di tutti. Io devo preoccuparmi di qualcuno di reale e fin troppo presente.»
«Ecco, ci risiamo.» Betty sbuffò. «Ancora con la storia di Kenny, sei ridicolo.»
Donovan si morse il labbro inferiore. Non voleva riaprire quel discorso e nemmeno litigare con lei. Erano lì per rilassarsi. Rimase in silenzio qualche secondo, il tempo di sbollire la rabbia che sentiva nascere.
«Possiamo ricominciare da capo? Abbiamo una serata di tranquillità a quanto sembra, godiamocela. Finché siamo soli, dimmi cosa c’è che non va.»
Betty si tirò in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. «Continuo a pensare al ricordo di Sasha, sua sorella aveva la nostra età e ha perso tutto in pochi istanti e noi occupiamo la maggior parte delle nostre giornate a combattere eventi assurdi. È eccitante, ma non vorrei ci perdessimo momenti importanti della nostra adolescenza. Un po’ come è successo a Elliott.»
«Ripensi alla lettera?» Anche lui aveva riflettuto su quello che c’era scritto. «So cosa abbiamo detto a Billy e lo penso davvero, però non possiamo far finta che Elliott non abbia colpe.»
«Hai dei dubbi?» gli domandò.
«A dire il vero non lo so» ammise, abbassando lo sguardo sulla tovaglietta rossa e bianca con il logo Wild Burger. «Sasha-Kate ha sbagliato a comportarsi come ha fatto, con la storia del branco e tutto il resto, però Elliott le ha tolto tutto. E se fossimo stati in quella situazione? Aver incontrato Billy, essere scelti per stargli accanto, ha fatto la differenza, ma…»
«Non possiamo considerala la cattiva della situazione» lo interruppe Betty. «Almeno non del tutto. Già, comincio a pensarlo anche io.»
Donovan sollevò lo sguardo e si affrettò ad aggiungere: «Dobbiamo fermarla, su questo non ci sono alternative, ma dopo? Ammesso di ritrovare Elliott e la Falce restiamo comunque impotenti.»
Betty allungò il braccio e gli afferrò la mano. «Credo che per stasera dovremmo rimandare il problema. La lettera per Billy ci ha anche ricordato di dover essere dei normali diciassettenni quando possiamo… facciamolo.»
«Non sarete mai più normali.»
Donovan riconobbe la voce di Jordan, girò la testa di scatto e lo vide in piedi davanti al loro tavolo, con Chas al suo fianco, sulle labbra di entrambi l’abbozzo di un sorriso di scherno.
«Cosa ci fate qui?» domandò.
Chas prese posto accanto a lui. «Siete carini, ma male assortiti» gli disse osservando le mani strette. «Non è la serata giusta per un appuntamento romantico.»
«Non c’è pace sulla Bocca dell’Inferno» commentò Jordan, accomodandosi di fronte all’amica, vicino a Betty.
«Cosa volete da noi?» ripeté Donovan, spostando la mano da quella della fidanzata e stringendo le dita di entrambe a pugno.
«Non è ovvio? Vendetta» replicò l’altro ragazzo.
Betty si allontanò di qualche centimetro dal vicino di posto. «Qualunque cosa significhi, andiamo fuori.»
Chas scosse la testa in diniego. «È tardi per preoccuparsi di chi ci va di mezzo. Vi deve essere chiaro che dovunque andrete e qualunque cosa farete, metterete in pericolo chiunque.»
«Perché? Ci incolpate per essere amici di Billy, ma noi cerchiamo di contenere i danni.» Donovan si sforzò di mantenere un tono basso di voce. «Quello che è successo a Crystal non può essere rimediato, ma possiamo trovare un modo per sbloccare la situazione, annullare gli effetti del sogno di Elliott.»
«Continuare a lottare tra noi è solo fatica sprecata» aggiunse Betty.
Jordan li scrutò calmo. «Guardate la faccenda dalla prospettiva sbagliata. Non è più una questione di noi contro voi. Ora siete un modo per pareggiare i conti. Occhio per occhio, dente per dente.»
Donovan inarcò un sopracciglio, non seguiva il filo del suo ragionamento.
Chas si alzò di nuovo in piedi, camminò verso il centro della tavola calda, attirando l’attenzione della cameriera alla cassa. Jordan si parò le orecchie con i palmi e la ragazza spalancò la bocca, lanciando un grido stridulo.
Il suono riverberò tra le pareti del locale.
Donovan sentì una fitta all’interno delle orecchie, d’istinto le coprì con le mani. Vide Betty fare altrettanto, mentre il grido di Chas proseguiva, diffondendo un dolore acuto ai presenti.
Sottili crepe si disegnarono sulla superficie delle vetrine, i bicchieri s’infransero con un colpo secco e lo stesso accadde con le saliere sparse sui tavoli. La cassiera si allontanò dal bancone e barcollò, finendo stesa sul pavimento; la porta della cucina si aprì a fatica e un uomo con una mano premuta sull’orecchio sinistro, un rivolo sottile di sangue da quello destro e lo sguardo smarrito, arrancò per osservare cosa accadeva in sala.
A fatica, Donovan si mise in piedi, ma non riuscì a compiere più di due passi dal suo posto. Notò due clienti, un uomo e una donna, accasciati sopra al tavolo a cui stavano cenando, privi di sensi. Udì un tonfo: l’uomo della cucina crollò a terra. Inarcò la schiena, il dolore gli martellava fino in testa, sapeva di dover agire, ma formulare un qualunque pensiero gli era impossibile.
Chas si guardò intorno fino a portare lo sguardo su di lui e a quel punto smise di gridare e chiuse la bocca.
Donovan abbassò lento le mani dalle orecchie, si girò per osservare il suo tavolo e Jordan balzò contro Betty, serrandole il collo con la mano sinistra.
«Bastardo! Non toccarla!» gli urlò avventandosi su di lui, ma l’altro lo spinse senza fatica, mandandolo a sbattere con la schiena contro il bancone. Ansimò per il dolore e tentò di rialzarsi.
«Resta lì» gli intimò Jordan.
Betty rantolò e poi chiuse gli occhi e perse le forze.
«Cosa le hai fatto?» gridò nel terrore.
Chas gli si accostò. «Stai tranquillo, è solo svenuta. Anche senza diventare un Mastino Infernale è più forte di un ragazzo normale e non potevamo permettere alla tua ragazza di concentrasi abbastanza da diventare intoccabile.»
Jordan arretrò fino a uscire dal divanetto e sistemò il corpo di Betty sulla spalla sinistra, come un sacco. «Ora puoi metterti in piedi. Dobbiamo andare.»
«Dove?» domandò Donovan, sentendosi stupido per essere stato messo all’angolo tanto facilmente.
Chas incrociò le braccia sul petto. «Da Kate. Il vostro appuntamento è con lei.»
Immobile e confuso, Donovan li squadrò entrambi. «Cosa vuole da me? Da noi?»
«Sei proprio stupido» disse Jordan. «Siete appena diventati degli ostaggi.»

 

 
                                                               Continua…?

lunedì 9 settembre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 68

Il Gioco del Branco 32: Guarda l’Inferno con i Miei Occhi

 

Billy era stranito a esser parte di quella bizzarra comitiva. Qualcosa era cambiato, ma non riusciva a percepire in che modo.

Procedendo sul marciapiede, in testa al gruppo con Zec al suo fianco, rimuginò sugli ultimi eventi e come risultassero particolari. Primo: il messaggio ricevuto per svelare la lettera era firmato con una K, iniziale di Kate e non più con la S di Sasha. Secondo: anche Jordan era stato avvisato da Kate tramite cellulare e non con qualche legame mentale. Terzo: la nemica sapeva dove abitava e stranamente voleva incontrarli in un terreno in cui loro potevano essere in vantaggio.
Girò di poco il collo per poter osservare i volti di Jordan e Chas che procedevano dietro di lui. Erano calmi e non mostravano alcun segno di allarme.  
«Perché vuole incontraci a casa mia?» domandò.
Jordan incrociò i suoi occhi. «Lo scoprirete lì.»
Billy spostò lo sguardo ancora più indietro, dove Michelle, Betty e Donovan, uno vicino all’altra, camminavano in chiusura del gruppo. Da dietro le lenti degli occhiali, l’amica gli fece cenno di non dire altro.
Si girò, guardando avanti e sentendo le dita di Zec intrecciarsi alle sue della mano più vicina. Pensò che non lo aveva mai portato nell’appartamento in cui viveva come minorenne emancipato e avrebbe voluto mostrargli la sua casa in circostanze piacevoli.
«Percepisci qualcosa di diverso? Nessun pizzicore al tuo senso soprannaturale?» gli domandò Zec con un filo di voce.
Lui scosse la testa. «Non so davvero cosa aspettarmi.»
Arrivati davanti al palazzo con il suo appartamento, Billy compì i soliti gesti con naturalezza. Estrasse le chiavi dalla tasca, aprì il portone, lasciò entrare i sei ragazzi e lo richiuse alle sue spalle. Sempre in fila, salirono le scale fino al terzo piano e poi infilò la chiave media nella seconda porta sulla destra e la spalancò.
Un vento freddo li accolse e l’uscio sbatté, chiudendosi a causa della corrente.
Billy notò subito che il semplice arredamento del monolocale era a posto, solo la finestra era spalancata, con molta probabilità la via di ingresso da cui si era intrufolata l’ospite sgradita, che lo fissava.
Kate sedeva comoda sul suo piccolo divano biposto. «È un po’ che vi aspetto» li accolse seria.
«Cosa vuoi?» la incalzò Billy.
«Mostrare la verità.»
Donovan sbuffò dal naso. «La sappiamo già: tu e Sasha siete la stessa persona.»
La donna sorrise. «Questo non vi dà nessun vantaggio. Come credete sia riuscita a sapere della lettera?  Il mio legame con l’altra me è più forte di quello tra il vostro amico e il suo “creatore”.»
«A proposito, il contenuto della lettera di Elliott a Billy, o il fatto che ha voluto tenercela nascosta per mesi, non è servito a dividerci» aggiunse Zec.
Kate si alzò con lentezza in piedi. «Non vi nascondo che questo mi ha infastidito, siete così ingenui. Questo finto ragazzo non è il protettore che credete.»
«Sono discorsi inutili» rispose Betty. «La  nostra opinione su Billy non cambia.»
«Gli amici servono a questo» continuò Michelle. «Tu non puoi dire lo stesso, visto come si sono ridotti i tuoi.»
Kate soffiò tra i denti. «Posso farmene degli altri, per ora mi bastano quelli rimasti e comunque anche questa non è una vittoria. Avete guadagnato solo qualche punto.»
Billy guardò Chas e Jordan e ancora una volta li trovò impassibili. Quindi rivolse la sua attenzione sulla loro Alpha. «Non ho idea del perché Sasha sia così arrabbiata con me, ma le nostre vite non sono un gioco. Devi smetterla.»
«Non ti azzardare a darmi ordini.» Kate fece un cenno con la testa ai due membri superstiti del suo branco.
Jordan ringhiò e le fiamme esplosero dal suo corpo. Chas si schiarì la gola e poi iniziò dei vocalizzi.
Al suono della voce della ragazza, Billy provò un senso di intontimento, non era più stabile sulle sue gambe ed era lo stesso per i suoi amici.
«Cosa… cosa vuoi farci?» domandò.
«Ve l’ho già detto, mostravi la verità. Dopo vedremo se sarete ancora sicuri di essere dalla parte giusta.»  Kate camminò verso di loro e spintonandoli leggermente, li obbligò a riunirsi in cerchio.
Billy si ritrovò con accanto Zec, schiacciato contro Betty alla sua destra; la donna si posizionò alle loro spalle, mentre di fronte vide barcollare Michelle e Donovan, a loro volta con dietro Jordan pronto a sfoderare gli artigli.
«State fermi» intimò Kate. «Farà un po’ male.»
Due punture acute sulla nuca fecero sussultare Billy. Osservando la scena davanti a lui, capì che Kate aveva affondato gli artigli di una mano nella sua carne, come stava facendo Jordan con Donovan e Michelle. Non riuscì a girarsi di lato per constatare che anche Betty e Zec stessero subendo lo stesso trattamento, ma era certo fosse così.
Il dolore si attenuò e avvertì il bisogno di chiudere gli occhi.
 

Stavano viaggiando in auto.

Billy lo capiva dalla sensazione di essere sballottato, ma non era seduto nell’abitacolo. Vedeva la scena, la stava vivendo, ma non era lì.
Nell’auto rossa c’erano due ragazze.
Una di circa diciotto anni dai capelli castano scuro, seduta alla guida e una bionda sui dodici o tredici nel posto del passeggero.
«Non ce la faccio più, Crystal» sbottò la biondina. «Mamma e papà si odiano e mi tirano in ballo per ogni stupidaggine. Sono la loro scusa per farsi la guerra.»
«Lo so, Sasha. Devi avere ancora un po’ di pazienza» le rispose comprensiva l’altra. «L’affidamento congiunto fa schifo, anche a me non piace essere trascinata di qua e di là per i loro litigi. Però presto non dovremo più preoccuparcene.»
«Non hai cambiato idea?»
«Assolutamente» rispose Crystal, voltandosi per guardarla convinta e riportando poi gli occhi sulla strada davanti a sé. «Perché credi ti abbia detto di sbrigarti all’uscita della scuola? Ti sto portando in quella che diventerà la nostra nuova casa.»
«Sul serio?» esultò Sasha. «Dov’è? Com’è?»
Crystal sorrise. «Non esaltarti troppo. È un piccolo appartamento, poco fuori Dorms. Con quello  che ho messo da parte come cameriera, non possiamo permetterci molto di più, ma ci adatteremo.»
Sasha lanciò un gridolino e saltò al collo della sorella.
Lei fu spiazzata dal gesto e perse per un attimo la presa sul volante, facendo sbandare l’auto sulla destra, riprendendo però subito il controllo e tornado nella corsia giusta.
Sasha tornò composta. «E saremo solo noi due?»
Crystal annuì. «Tra poco finirò il liceo, avrò il diploma e potrò richiedere la tua custodia. Sono già in contatto con un assistente sociale.»
«Ti darò una mano. Mi cercherò un lavoretto o…»
«No, tu andrai a scuola e ti impegnerai ad avere voti alti. È la nostra unica arma per dimostrare che possiamo vivere sole, senza mamma e papà. Del resto mi occuperò io.»
Sasha divenne pensierosa. «E se non ci riuscissimo? Se trovassero un modo per tenermi con loro? Te ne andai da sola?»
«Non ti lascerò mai. Te l’ho già detto. Nessuno potrà sep… ma che diavolo!» Crystal pigiò il piede sul freno, facendo arrestare bruscamente la loro corsa.
Dal parabrezza era visibile un uomo steso sul cemento a pochi passi davanti al muso dell’auto.
«Cos’ha? Sta male?» domandò Sasha.
Crystal si tolse la cintura di sicurezza e aprì lo sportello. «Vado a vedere cosa gli succede. Tu resta dentro.»
Sasha slacciò a sua volta la cintura e aprì lenta la portiera. «No, voglio aiutarti.»
«Rimani lì.»
Sbuffando, Sasha restò ferma all’interno.
Crystal chiuse la portiera e procedette verso l’uomo disteso. «Ehi! Tutto bene?» domandò a voce alta. Non ricevendo risposta, si avvicinò e si piegò verso il basso.  
L’uomo le agguantò il polso e spalancò gli occhi. Erano scuri come pece e iniettati di venature rosse come il sangue. Aprì la bocca e rivelò un paio di canini aguzzi.
Un vampiro.
Trascinò Crystal verso di sé, lei oppose resistenza e riuscì a tirarsi su. Lui non si arrese e nella frazione di un secondo fu in piedi e le addentò il collo.
«No!» urlò Sasha. Si gettò fuori dal veicolo e corse verso la sorella in pericolo. Dopo il primo passo gridò: «Lasciala stare!»
Il vampiro fu sbalzato dalla sua preda e volò in mezzo al campo d’erba che costeggiava la strada in cemento.
Crystal cadde sulle ginocchia e Sasha la raggiunse, tenendosi la testa e accovacciandosi al suo fianco.
«Mi ha… morso» disse incredula la sorella maggiore. Si tastò la ferita e il palmo destro fu intriso di sangue, un rivolo le scivolò sulla pelle dal collo fin sotto la maglia. «È un pazzo! Andiamo via.»
Si rimisero in piedi insieme e arrancando verso l’auto, Sasha mugolò. «Mi fa male la testa.»
«Ti ha colpita?»
«No.»
Rimontarono sull’auto rossa e chiusero le portiere.
Crystal girò la chiave, premette il piede sull’acceleratore e sgommò rapida. «Andiamo in ospedale.»
Stringendo le palpebre per il dolore, Sasha rispose. «No… mamma e papà potrebbero…»
Il suono di vetri infranti la zittì e le fece riaprire di getto gli occhi.
L’uomo era attaccato al finestrino del guidatore. Agguantò il volante stretto da Crystal e lo girò con forza, obbligando l’auto a sterzare. Uscirono dalla strada e si schiantarono contro un palo della luce.
Sasha vide tutto scuro, poi era all’esterno dell’abitacolo e osservava se stessa all’interno, priva di sensi sul sedile del passeggero. Spostò lo sguardo e dal finestrino infranto, l’uomo teneva stretta a sé Crystal, a peso morto e con i canini aguzzi infilati nella ferita aperta.
Udì l’orribile rumore del risucchio.
Stava bevendo il suo sangue.
Stava uccidendo sua sorella.
«Fermo! Lasciala! Aiuto!» urlò Sasha all’esterno. La voce risuonò ovattata come sotto a una cupola.
Girò intorno all’auto e provò ad afferrare le spalle dell’uomo, ma le sue braccia gli passarono attraverso.
Era morta? Era un fantasma? Per quello poteva vedere il suo corpo dentro l’auto?
Sasha si guardò intorno nel panico.
L’intera scena iniziò a sgretolarsi come una fotografia consumata dalle fiamme.
 

Billy riaprì gli occhi e percepì le unghie di Kate sfilarsi dalla sua carne e arretrare da lui.

Jordan fece altrettanto, si allontanò da Donovan e Michelle, estinguendo le fiamme dal suo fisico. Contemporaneamente,  Chas smise di colpo di canticchiare.
Riacquistando in pochi istanti la lucidità, Billy si scambiò delle occhiate con gli amici intorno e capì di avere avuto tutti la medesima esperienza.
«Ci hanno portati in un ricordo, l’incidente che ha mandato in coma Sasha» disse, parlando a nome di tutti.
Donovan si massaggio il retro della testa e del collo. «Cosa c’entra questo con te? E con Elliott?»
«È colpa sua!» ringhiò Kate. «Lui ha sognato di vivere su una Bocca dell’Inferno, ha portato un vampiro nel mondo reale e ha fatto uccidere Crystal. È un assassino.»
Zec si voltò verso di lei. «No, lui non vo…»
«Non l’ha fatto di proposito» lo interruppe Betty. «Elliott ha agito in modo… precipitoso con i suoi poteri, ma ha mandato Billy per rimediare.»
«Sono solo patetiche scuse» replicò Kate. «Tutto è successo a causa sua e continuando a scusarlo, siete colpevoli anche voi.»
«Ma abbiamo cercato di fermare Elliott, appena abbiamo scoperto che era responsabile della Bocca dell’Inferno» fece Michelle.
«Non importa, Kate ha ragione su Elliott» intervenne Billy. Ed era sincero, non voleva rabbonire la nemica. La guardò dritta in volto. «È tutta colpa sua e per estensione anche mia. Non posso dire niente per giustificare la morte della sorella di Sasha… tua sorella. Mi dispiace. Stai soffrendo, ma continuando il tuo gioco, il vostro, vi state comportando come Elliott. Create solo altro dolore e sofferenza. Deve finire qui.»
Kate fece un passo avanti. «No» rispose. «Il gioco non finirà, continuerà all’infinito, se ne avrò voglia.»  Gli passò accanto, prese Jordan e Chas per un braccio e insieme raggiunsero la porta. L’aprì, si girò e aggiunse: «Io devo soffrire e allora devono farlo anche gli altri. Qualsiasi cosa succeda, qualunque morte, sarà colpa di tutti voi.»
Billy la osservò uscire e allontanarsi sulle scale. Non trovò la forza per andarle dietro, o tentare di bloccarla, e anche se ci fosse riuscito, non sapeva come fare per farle cambiare idea.  
 
 
 

                                                                     Continua…?