mercoledì 23 ottobre 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 71

Il Gioco del Branco 35: Sparisci sul più Bello

 

Michelle lanciò sul letto il vestito verde, mandandolo a far compagnia a quello arancione e a quello nero, che credeva di aver indossato solo a un funerale di qualche vecchia zia.

I minuti passavano, l’ora dell’appuntamento al Wild Burger si avvicinava e lei non sapeva cosa mettersi.
Sospirò sconsolata davanti alle ante aperte del suo armadio, osservando i vari indumenti appesi e piegati, non trovando nulla che la convincesse, o le sembrasse adatto.
«Carotina, sei ancora così?»
La voce di Dana la colse di sorpresa, ma le diede sollievo. Si girò e notò gli ultimi sbuffi di fumo violaceo svanire, ritrovandosi la giovane demone dalla pelle rubino sdraiata sul bordo opposto del materasso a quello con gli abiti sparpagliati.
Michelle le aveva mandato un messaggio per invitarla, dato che i suoi amici erano delle coppie si era detta che poteva avere anche lei la fidanzata con sé, ma si sarebbe aspettata una risposta per iscritto, anziché vederla comparire nella sua stanza.  
«La fai facile tu, vai in giro con quel top e i pantaloni aderenti e sei uno schianto» le disse. «E lo saresti con qualsiasi cosa addosso.»
Dana sorrise e si alzò dal letto. «Avevamo concordato che non avresti più avuto paranoie sull’aspetto fisico.»
«Non è per quello, ma non so come andare a questa cena.»
«Esci con i tuoi amici, non vai a un ricevimento reale» la canzonò Dana. Si spostò davanti all’armadio e passò in rassegna i vestiti. Afferrò quindi due grucce: una con un paio di pantaloni di velluto a coste bordeaux e un maglione di lana lilla. «Ecco qui, casual ed elegante.»
Michelle osservò i due capi, già valutati e scartati poco prima, trovandoli questa volta perfetti. Prese dalle mani dell’altra gli abiti e iniziò a sollevarsi la maglietta per svestirsi, bloccandosi quando si accorse degli occhi della fidanzata su di lei.
«Non dirmi che sei in imbarazzo» disse Dana.
Lei si morse il labbro inferiore. «Un pochino.»
«Non devi. Hai un corpo eccitante.» Dana le andò più vicina e posando i palmi sul dorso delle sue mani, la aiutò a togliersi completamente la maglia. Con l’indice destro seguì la linea della coppa del reggiseno rosa. «Sei sexy, devi solo cominciare a sentirti anche tu così.»
Michelle fu percorsa da un brivido, ma invece che tremare si sentì avvampare.
Dana le si avvicinò, un contatto stretto al punto che i loro seni erano premuti e la baciò con foga, cercando la lingua nella sua bocca.
Lei la lasciò fare e l’accolse con piacere tra le labbra. Si erano già baciate in passato, ma questo fu come un’esplosione. Era un piacere simile a gustare del buon cibo, ma più intenso, non si sentiva sazia di Dana.
La ragazza demone le passò una mano sulla schiena, girando intorno alle sue forme abbondanti con un tocco delicato e arrivò al bottone dei jeans.
Michelle si riscosse e si staccò da lei, ricordandosi di colpo dove si trovassero. «Mia madre è di sotto. Non sa che sei qui, ma potrebbe saliere da un momento all’atro senza bussare.»
«Il brivido del pericolo» sussurrò Dana.
«No, sul serio, è meglio fermarsi» riprese Michelle. «E poi siamo in ritardo per la cena.»
Dana mise il broncio, ma poi ripiegò le labbra in un sorriso. «Va bene, avremo un’altra occasione. Posso avere il piacere di guardarti mentre ti cambi?»
Fu Michelle a sorridere. Annuì con un senso di euforia. L’imbarazzo era passato e l’allettava l’idea di spogliarsi davanti alla sua ragazza.
Slacciò i pantaloni e li fece scivolare fino ai piedi nudi. Rimase qualche istante in reggiseno e  mutandine a farsi osservare dall’altra. Poi notò un mutamento nella sua espressione.
Dana emise un lamento di fastidio e si coprì con il palmo l’orecchio destro. «Non vogliono proprio lasciarci in pace.» Abbassò la mano e aggiunse: «Chas sta facendo qualcosa con la sua voce e non è niente di divertente.»
«Riesci a rintracciare dove si trova?»
«Certo, ma cosa vuoi fare?» le chiese la ragazza.
«Dobbiamo andare a controllare cosa combina» rispose Michelle. «Magari riusciamo a cavarcela da sole e non ci rovinano la cena.»
La ragazza demone sospirò. «Come vuoi. Vestiti e ti trasporto lì.»
«Sì, ma devi aspettarmi fuori di casa» rispose Michelle. «Mia madre sa dell’appuntamento e si insospettirebbe se non mi vedesse uscire dalla porta.»
Dana rise e svanì nel suo vorticare di fumo viola.
 

Comparvero davanti all’ingresso del Wild Burger, lo stesso luogo dell’appuntamento e questo mise in allarme Michelle. Osservando le vetrine crepate e la gente all’interno riversa sui tavoli e sul pavimento, capì che era successo qualcosa di molto grave.

«Maledizione!» imprecò Dana. «Se ne è già andata.»
Prima che Michelle potesse porre domande, udì il rumore di passi concitati sul marciapiede. Si voltò alla sua sinistra e vide arrivare di corsa Billy e Zec.
«Sei già qui… state bene?» domandò Zec, sconvolto.
«Siamo appena arrivate» rispose Michelle. «Tua sorella ha sentito Chas usare il suo potere e mi ha portata dove si trovava. Ma cosa è successo?»
«Lei e Jordan hanno preso Betty e Donovan» sentenziò Billy. Poi le puntò quasi sulla faccia il display del suo cellulare, mostrandole un messaggio. «È opera di Kate, vuole ucciderli per pareggiare la morte di Crystal.»
Michelle afferrò il telefono e lesse in silenzio. «Si è firmata come K, di nuovo, non più come S» notò. Dana osservò lo schermo a sua volta da sopra la sua spalla e poi arretrò. Restituì l’oggetto al proprietario e chiese: «Noi siamo tutti qui, ma dove sono loro?»
«Forse aspettava fossimo riuniti» ipotizzò Zec.
Dana incrociò le braccia sul petto. «Ha senso, ma per quale ragione? Tu e Michelle siete potenti e potete contrastare Jordan e Chas senza difficoltà, è ovvio che sia una specie di trappola, ma senza indicazioni sul dove ha portato Donovan e Betty come…»
L’urlo di dolore di Billy la interruppe.
Michelle e gli altri si accalcarono intorno al ragazzo. Si reggeva la testa con entrambe le mani, il suo volto era distorto da una smorfia e le palpebre serrate. Di colpo rilassò i lineamenti e spalancò gli occhi.
«Al cimitero» disse. «Ho visto Kate e Donovan e Betty. Li ha portati lì.»
«Dobbiamo andare anche noi» constatò Michelle.
«Ok, stringetevi intorno a me, faremo in un attimo» ordinò Dana.
Zec posò una mano sulla spalla della sorella. «Grazie.»
Michelle notò l’espressione piacevolmente sorpresa della sua ragazza, poco prima che il fumo viola li avvolgesse.
Si dipanò in un battito di ciglia e si ritrovarono all’interno del cimitero.
Guardandosi intorno, Michelle si rese conto che era ormai buio. I lampioni esterni e il bagliore soffuso della luna erano l’unica fonte di illuminazione. «Da che parte andiamo?»
Billy si mosse incerto, sembrò studiare il luogo come per rimettere in ordine un immagine vista in precedenza. «Da questa parte. Riconosco quell’abete, la visione del mio senso soprannaturale mi ha mostrato la tomba di Crystal DiVittis, li ha portati lì.»
Camminarono tra l’erba umida e i ciottoli di pietra, le lapidi sfilavano ai lati del loro percorso e l’aria soffiava fredda.
Michelle si strinse nel suo piumino e guardò Dana con spalle e braccia scoperte. «No hai freddo?»
Dana scosse la testa. «Vantaggi della pelle da demone. Piuttosto, avete idea di cosa intenda fare Kate e soprattutto di come fermarla?»
Zec si girò per guardarla. «No, nella fretta di correre per trovare Betty e Donovan, non abbiamo riflettuto su nessuna strategia.»
«Agiremo sulla difensiva» rispose Billy. «Il nostro unico obbiettivo sarà mettere in salvo i nostri amici. Qualsiasi cosa accada, dovete preoccuparvi solo che nessuno di voi venga ferito.»
Il suo tono non dava spazio a repliche. Michelle si sorprese che Zec o Dana non provassero a ribattere, soprattutto la sua ragazza. Capiva le ragioni dietro le parole di Billy, ma dubitò che preoccuparsi di proteggersi l’un l’latro fosse abbastanza contro una nemica con il chiaro intento di ucciderli.
La scena che si presentò davanti ai suoi occhi la distolse dai pensieri e bloccò la sua marcia insieme a quella degli altri.
Betty e Donovan erano in ginocchio sul terreno davanti alla lapide di Crystal DiVittis. Chas alle spalle della ragazza e Jordan a quelle del ragazzo, li tenevano fermi: una mano sui polsi incrociati dietro al schiena e l’altra premuta sulla nuca.
Con le dita artigliate posate sul bordo superiore in pietra della lapide, dietro al monumento svettava la figura imponente di Kate e li osservò con un ghigno. «Ci siete tutti, anzi qualcuno in più.»
«Questa volta non me ne andrò» disse Dana, intuendo si riferisse a lei.
«Non sei comunque una minaccia» rispose Kate. «Ho preso le dovute precauzioni in modo che questa esecuzione non si trasformi in uno stupido siparietto canoro.»
«Non ci sarà nessuna esecuzione» sentenziò Billy. «Non ucciderai nessuno.»
Michelle ammirò la sua sicurezza, però Kate non era tipo da fare minacce a vuoto e lo aveva dimostrato ampiamente negli ultimi mesi.
Kate ringhiò e sorpassò la lapide, avanzando fino a fermarsi davanti ai suoi due prigionieri. «Non hai proprio capito con chi hai a che fare. Non sono una ragazzina impaurita che finge di essere grande per difendersi. I tuoi amici moriranno questa notte.»
«E cosa otterrai?» La domanda nacque spontanea sulle labbra di Michelle e non si trattenne dal pronunciarla. «Ci procurerai dolore, sofferenza, piangeremo senza fermarci, ma non cambierà niente per te.»
«Non sai quanto ti sbagli» ribatté Kate.
«Perché pensi di provare gioia? Forse, ma durerà poco» disse Zec.
«Stupidi» li apostrofò la donna. «Quello che sta per avvenire qui è un vero e proprio sacrificio. Le vite dei vostri amici, di tutti voi, per quella di mia sorella. Con la vostra morte non solo ripagherò Elliott con la stessa moneta, ma resusciterò anche Crystal.»
«Sei pazza, non è possibile far tornare nessuno in vita» gridò Billy. «Il potere psionico che crea l’energia della Bocca dell’Inferno non arriva a tanto.»    
Kate rise ancora. «Lo credi tu.»
«Sei tu che non vuoi capire» intervenne Michelle. «I gemelli Wood volevano fare lo stesso con loro padre, ma hanno realizzato che lui non sarebbe tornato in vita. Qualunque cosa avessero ricreato era solo un orrore con le sue sembianze.»
«Questo perché non ragionate come me, io vedo il potenziale di ciò che Elliott ha creato» spiegò Kate soddisfatta. «Questa energia psichica, o come la volete chiamare, prende spunto dalla Bocca dell’Inferno della vostra adorata Buffy, però è anche molto simile al Nemeton e se si sacrifica qualcuno su quella fonte di potere, si può ottenere ciò che si vuole.»
A Michelle mancò il respiro. Ricordò la stessa spiegazione per bocca del Druido Oscuro in Teen Wolf; si rese conto solo in quel momento che con molta probabilità la scelta di quella versione di Sasha di ispirarsi alla serie tv sui licantropi avesse quell’obbiettivo fin dal principio.
«Non lo puoi sapere con assoluta certezza» fece Zec. «Lo abbiamo imparato prima di te, non c’è nulla di sicuro in questa situazione.»  
«È così» confermò Billy. «Perfino io che sono un’emanazione di Elliott, non so mai cosa aspettarmi, pur provando a seguire le regole delle serie tv.»
«Non mi sbaglio» insistette Kate. «E questa è la mia garanzia di successo.» Allungò le braccia in avanti e aprì i palmi. Tra di essi si sprigionò un bagliore cremisi, si allungò e assunse la forma di un’arma.
La Falce.
Michelle impallidì. Lo strumento più potente che conosceva era in possesso di quella folle.
Kate la strinse con entrambe le mani, impugnandola sotto la lama e sopra il paletto di legno. «Uccidendovi con questa, Crystal vivrà di nuovo.»
Non potevano attenersi all’idea di essere in difesa, Michelle si ripeté che doveva almeno provare a sottrargliela, ma qualcun altro agì prima di lei.
Billy balzò in avanti, si scagliò contro Kate. A pochi centimetri dallo sfiorare con le dita l’arma, il suo corpo svanì nel nulla.

 

                                                          Continua…? 

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