Il Gioco del Branco 34: Tutto Riconduce alla Morte
Zec non riuscì a distogliere gli occhi
da Billy.
Procedevano fianco a fianco, sul
marciapiede diretti al Wild Burger,
la loro andatura era lenta e pur senza controllare l’orologio al polso, sapeva
che erano in ritardo per l’appuntamento. L’espressione corrucciata del suo ragazzo
però lo preoccupava di più. E anche il quel caso non gli serviva una conferma:
conosceva la ragione del suo cruccio.
Lui e i suoi amici avevano organizzato
quell’uscita a cena proprio per distrarsi dalle ultime rivelazioni.
«Possiamo considerarlo come un secondo
appuntamento?» domandò Zec, nel tentativo di trascinarlo fuori dai suoi
pensieri. «Dovremmo tenere buono come primo l’uscita al cimitero, oppure il
ballo scolastico di fine anno scorso.»
Billy si voltò a guardarlo a sua volta.
«Come? Scusa ero distratto.»
«L’ho notato. Sei ancora sconvolto per
l’incidente di Sasha.»
«Non riesco a farne a meno» ammise
Billy. «È uno dei danni collaterali della scelta di Elliott. Un’altra ragazza è
morta perché ha portato una parte del suo sogno nella realtà.»
Zec infilò le mani nelle tasche della
giacca per ripararsi dal freddo. «Non sai se è un particolare del suo sogno.
Abbiamo scoperto che in molti possono essere influenzati dalla sua energia,
quello specifico vampiro potrebbe venire dalla mente di qualcun altro.»
«Non fa differenza. Un’innocente ha
perso la vita e non è reversibile. Tutti i morti per cause soprannaturali
rimangono morti. Niente può alleggerire questa colpa.»
«Sai che non devi sopportarlo da solo,
io sono qui.»
«E cosa puoi fare?» fece Billy. Poi lo
guardò dispiaciuto. «Scusami, non volevo dire… insomma, sapere che ci sei è
l’unico aspetto positivo di tutto questo, però…»
«Cosa?» Zec lo fissò serio. «Per me non
è cambiato niente. Sono innamorato di te e dopo la lettera ero convinto avessi
accettato di essere importante come persona.»
Billy abbassò la testa e aumentò
l’andatura.
Zec gli fu dietro e lo afferrò per il
braccio destro. «È cambiato qualcosa tra di noi? Non ti interesso più? Non sei
più… innamorato di me?»
L’altro risollevò il volto e gli
sorrise. «Ti amo e questo mi rende felice, ma anche ansioso. Forse non te lo
sei chiesto, ma cosa succederà una volta finito il liceo? Se dovessi rimanere
per sempre un’adolescente? Non possiamo dare per scontato che come proiezione
mentale di Elliott io cresca come i ragazzi normali.»
Zec si fermò. Non aveva neanche
lontanamente preso in considerazione quella possibilità. Non pensava nemmeno
all’università, o a cosa fare dopo la fine della scuola, però dava per scontato
che sarebbero restati insieme come una coppia.
Billy sembrò leggere la sua sorpresa sul
viso. «Possiamo rimandare questi discorsi all’infinito, ma ogni nuova scoperta
ci fa capire che il nostro rapporto ha molte incognite.»
«Possiamo preoccuparci del problema quando
si presenterà. Se si presenterà.»
«Certo, ma devi esserne consapevole.
Nello stesso modo in cui risolvere definitivamente la questione Bocca
dell’Inferno può modificare il mio status.»
«La lettera di Elliott faceva intendere
che saresti rimasto anche tu» disse Zec, anche se udendo il tono sapeva che era
più per convincere se stesso.
Billy trasse un lungo sospiro. «Penso
che quando l’ha scritta, Elliott fosse in buona fede, ma non sapesse con
esattezza cosa aspettarsi. E anche se non ho nessuna intenzione di compiere
azioni suicide, la mia esistenza non è garantita.»
«Wow! Dovevamo avere una serata di svago
e finiamo a parlare di morte.» Zec fece due passi avanti poi si bloccò. Si girò
di scatto, ma non seppe cosa dire. Voleva delle rassicurazioni, ma capì che
Billy non poteva dargliene.
«Mi dispiace, non volevo intristirti e
diventare pesante» gli disse, sforzando le labbra in un sorriso. «Per tutti
questi mesi ho provato a seguire la richiesta di Elliott, trovare il lato
positivo della vita da adolescente che mi ha dato, la comparsa di Kate però è
servita a ricordarmi di non poter mai abbassare la guardia.»
«Ti preoccupi che ci siano altri come
Sasha? Intendo con poteri psichici in grado di alterare gli effetti della Bocca
dell’Inferno a loro piacere.»
Billy si strinse nelle spalle. «Non so
più cosa aspettarmi. Vorrei poter parlare con la Prima Cacciatrice.»
Zec ricordò che non si era più mostrata.
L’ultima volta risaliva alla loro caccia al corpo di Elliott e alla Falce,
quando per la prima volta erano entrati in contatto con la mente di Sasha senza
saperlo. In quell’occasione aveva parlato di un errore.
«Hai capito cosa intendesse dicendoti
che hai frainteso le sue parole?» domandò Zec.
Billy scosse la testa. «E come tutte le
altre risposte, ho la sensazione sia legato al passato di Elliott.»
Zec si rese conto che stava solo
peggiorando la situazione, l’umore del suo ragazzo crollava a livelli
vertiginosi. Prese la decisione di invertire i ruoli, anziché cercare
rassicurazioni per sé, gliene avrebbe date.
«Scopriremo anche quello. Intanto
possiamo usare le informazioni che abbiamo e cercare di colmare i buchi di
quello successo fin’ora» gli disse. «Sarà un po’ come giocare con un puzzle.»
Billy lo guardò incerto. «Un puzzle?»
Zec tornò sui suoi passi e gli infilò la
mano sotto il braccio, stringendolo accanto. «Esatto, vediamo i pezzi scoperti
e proviamo a metterli insieme, da bambino ero bravissimo. Dunque, partiamo
dalla Prima Cacciatrice. Una spiegazione alla sua sparizione potrebbe essere…»
rimuginò qualche secondo ripensando a quello che si erano appena detti.
L’ultima visita. Il come. «È bloccata. Da Sasha.»
«In che senso?» gli domandò il
fidanzato, riprendendo a camminare con lui.
«Non abbiamo idea da dove arrivi, ma
sapendo che ci aiuta, Sasha potrebbe aver trovato il modo di impedirle di
manifestarsi, magari con l’aiuto della Falce. Proprio come tiene nascosto in
bella vista Elliott.»
«Credibile al cinquanta per cento»
commentò Billy. «Aumentiamo la difficoltà: la ragione per aver creato un
branco. A che cosa le servono altri? Sembra abbastanza potente da sola.»
Zec si picchiettò l’indice sinistro sul
mento. Era probabile che non si trattasse di una questione di potere, Kate
aveva ammesso di poter creare nuovi membri e di quelli scelti, la maggior parte
erano entrati in conflitto con loro prima ancora di essere avvicinati da lei.
«La rabbia verso di noi. Kate ha ripetuto più volte di ritenerci colpevoli di
tutto, ha cercato altri arrabbiati con noi e li ha convinti ad unirsi a lei.»
«Ok, ma perché?»
«Perché essere in gruppo ti dà
sicurezza, un senso di forza» rispose Zec. «Sasha ha solo tredici anni, anche
io alla sua età volevo qualcuno intorno per non dover affrontare gli altri da
solo.»
Billy lo guardò sorridendo. «Sono
colpito. Una deduzione impeccabile.»
Zec sorrise di rimando. La sua strategia
stava funzionando.
Il suo ragazzo assunse un espressione
solenne. «Adesso una domanda davvero complessa. Come po…» emise un rantolo. Si
toccò le tempie e chiuse gli occhi.
«Cosa ti prende?»
«Il mio senso del soprannaturale»
rispose Billy. Ansimò affaticato. «Ma è più forte, doloroso. È successo
qualcosa di brutto al Wild Burger…
Donovan e Betty…»
Il trillo di un messaggio risuonò dalla
sua tasca, infilò la mano e prese il cellulare passandoglielo, tenendo le
palpebre ancora abbassate.
Zec capì che non voleva abbandonare le
immagini nella mente e così lesse il messaggio al posto suo: « “Occhio per
occhio, dente per dente. Due dei tuoi amici sono già con me. Vieni con gli
altri e assisti alla loro morte. Come è stato per me. K.”»
Continua…?
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