lunedì 25 marzo 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 56

Il Gioco del Branco 20: Tutti Insieme Infernalmente (Atto II)

 

Betty digitò sicura le lettere e i numeri sulla tastiera del computer nell’aula multimediale. Le sue doti da hacker del servizio digitale scolastico, e la pigrizia del vicepreside nel cambiare le password tenute a mente dal suo periodo come segretaria, tornarono di nuovo utili.

«Trovato!» esultò, scostando la sedia e mostrando lo schermo ai quattro compagni intorno. «Dylan Derreck, del terzo anno come noi, trasferitosi qui a metà dell’anno scorso. Rendimento nella media. Nessuna nota particolare.»
«Uno che passa inosservato» constatò Billy, massaggiandosi il mento.
Donovan si appoggiò con la schiena al bordo del banco e incrociò le braccia sul petto. «A quanto pare ora ha scelto di uscire dall’anonimato. Ha fatto un patto con Kate, senza preoccuparsi di me lì di fronte a loro.»
«Ti è andata bene che se ne sono andati senza farti niente.» Betty lo disse con una punta di rimprovero, anche e se era vero che nessuno di loro era stato disponibile a seguirlo, appena aveva visto Kate avrebbe dovuto rientrare in auditorium. «E temo che qualsiasi cosa tramino, la metteranno in pratica stasera.»
Michelle arricciò il naso. «Solo perché c’è la prima del musical, non è detto debbano creare scompiglio. In fondo Chas è la protagonista e non vorrà rovinato il suo momento di gloria.»
«Però il resto del branco non ha nulla a che fare con il gruppo di teatro» sottolineò Zec. «E Dylan voleva solo una garanzia per essere al sicuro.»
«E allora? Kate non è il tipo da fare niente per niente» replicò Donovan.
Betty scorse velocemente il resto della cartella digitale su Dylan e poi chiuse il file. «L’esperienza ci ha insegnato due cose. Primo: l’esordio di una rappresentazione del gruppo di teatro attira sempre minacce soprannaturali; secondo: ormai Kate ha un branco sostanzioso, sono cinque come noi e di certo vorrà scendere in campo per determinare chi è il più forte.»
Billy sbuffò. «In parole povere dobbiamo stare all’erta.»
«E dovremmo avvisare anche i gemelli Wood» aggiunse Betty.
Donovan si girò, spostando le mani sui fianchi. «E perché? Hanno dimostrato di non aver intenzione di venirci in aiuto. Se la caveranno da soli.»
Michelle scostò rumorosamente la sedia e si mise in piedi. «Ha ragione. Per tutto il tempo delle prove hanno fatto i superiori dandoci ordini e lo faranno anche stasera. Sapranno benissimo come difendersi.»
Betty cercò in aiuto i volti degli altri due compagni, ma lesse chiaramente l’intenzione di appoggiare l’opinione comune.
Zec allargò le braccia scuotendo la testa. «Non sappiamo neanche per certo che Kate voglia attaccare, sono solo ipotesi.»
Billy annuì. «Meglio non scatenare allarmismi inutili.»
Betty sospirò, senza intenzione di portare avanti la sua causa. Sarebbero stati tutti raggruppati tra il palco e il retroscena, avrebbe tenuto d’occhio i gemelli anche senza il supporto dei suoi compagni.
 

Con grande sorpresa e incredulità di Betty, l’intero primo atto di Tutti Insieme Appassionatamente procedette senza intoppi.

Non appena si spalancò il sipario e fu il suo turno di andare in scena, buttò uno sguardo attento e minuzioso alla platea. Kate, Jordan e Aiden erano seduti in terza fila, posti centrali, senza la minima preoccupazione di restare defilati. L’unico campanello d’allarme le risuonò in testa non trovando in nessuna poltroncina Dylan Derreck, ma dopo aver recitato più di metà dell’atto, ipotizzò fosse deciso a non correre rischi. Quando le toccò cantare in coppia con Donovan – nel ruolo di Rolf – “Sixteen going on Seventeen”, si scordò dell’assenza del ragazzo in auditorium.
Con l’avvicinarsi del finale dell’atto, Betty osservò da dietro le quinte Chas nel ruolo di Maria lasciare villa Von Trapp e il sipario si chiuse dietro di lei, dando il via a uno scrosciare di applausi.
La professoressa Noxon saltellò come una bimbetta eccitata sul palcoscenico. «Bravi! Bravissimi! State dando il meglio, come dei veri attori.» Distribuì buffetti e colpetti affettuosi sulle spalle del cast riunito intorno a lei. «Coraggio, andate a cambiarvi, il secondo atto incombe.»
Kerry piombò in scena impartendo ordini. «Forza! Forza! Abbiamo solo dieci minuti! Maria e la Madre Superiora devono essere le prime a ritrovarsi qui.»
Intimoriti dai suoi modi autoritari, i ragazzi abbandonarono in fretta il palcoscenico.
Allontanandosi verso il camerino, Betty constatò che la ragazza non correva pericoli e si aspettò di ritrovare il gemello nel retroscena. Si bloccò notando Chas posare sul legno del palco la valigia e il cappello, i suoi oggetti di scena, e schiarirsi la gola. Non era da lei perdere tempo sapendo di dover aprire il nuovo atto.
Una musica risuonò nell’auditorium e non faceva parte della colonna sonora del musical.
Betty tornò sui suoi passi. «Cosa combini? E che canzone c’è in sottofondo?»
«È Murder on the Danceflor di Sophie Ellis-Bextor. Ignorante» le rispose senza voltarsi.
Il branco stava per fare la sua mossa. Betty non ebbe bisogno di altro per capirlo. Si voltò verso il retro del palco e urlò. «Donovan! Billy! Zec! Michelle! Allerta soprannaturale!»
Chas scostò i lembi del sipario, uscì per essere visibile al pubblico e iniziò a cantare:
 

«È un’aggressione sul palco

Alzatevi e accorrete qui!
Il pubblico metta sottosopra la scena.
Oh lo so, lo so, lo so, lo so
Non siete venuti per questo
Ma è così, così, così, così
Dovete agire.»
 

I presenti in sala si alzarono all’unisono e avanzarono con passo deciso verso il palcoscenico.

I quattro compagni raggiunsero Betty e prima che ponessero domande, disse: «Sta manovrando il pubblico, li vuole portare qui sul palcoscenico.»
Chas allungò il braccio destro nella loro direzione, li indicò e continuò:
 

«Non lasciateli andar via

Non devono scappare
Quei cinque bloccateli qui
Presenti, accorrete
Ubbidite al mio ordine
Hey!»
 

I genitori e i ragazzi presenti in sala corsero come belve fameliche, alcuni presero d’assalto le scalette ai lati destro e sinistro, altri si arrampicarono sul palcoscenico.

«Dobbiamo andarcene da quassù» gridò Michelle, con l’abito da sera per la scena della festa ancora indosso.
Betty indietreggiò d’istinto, ma non capiva il senso del piano nemico.
Non ebbero il tempo per provare a scendere, uomini, donne e ragazzi furono loro addosso.
«Perché finisce sempre così» si lamentò Donovan, dimenandosi mentre un uomo con un maglione verde e un altro con una camicia di flanella gli immobilizzavano le braccia.
Billy si divincolò da una donna con i capelli neri e ricci e fece lo sgambetto a un ragazzo biondo pronto ad afferrarlo. «Sanno che non faremo male a nessuno. Contano su questo.»  I suoi tentativi di sgusciare via dagli assalitori si conclusero presto: il coach Adams lo agguantò da dietro, stringendogli il petto come un gorilla.
Betty non oppose resistenza, lasciò che una donna bionda con un girocollo di perle e un uomo calvo le afferrassero i polsi, e continuò ad osservare Kate, Jordan e Aiden.
Si erano alzati in piedi ma non abbandonavano la posizione davanti alle poltroncine. Qualcosa non tornava.
La voce di Chas risuonò ancora nell’ampio stanzone.
 

«È un’aggressione sul palco

Alzatevi e accorrete qui!
Hey, hey
È un aggressione sul palco
Membri del cast e della troupe unitevi a noi
Il pubblico metta sottosopra la scena.»
 

Immobilizzata, Betty vide accorrere da dietro il sipario la professoressa Noxon, Kerry, Kenny e gli altri ragazzi impegnati come attori e addetti a varie mansioni. Come il pubblico si avventarono sui suoi due compagni non ancora bloccati.

«Michelle! Zec! Usate i vostri poteri per tenerli alla larga» gridò ai due amici. «Fate di tutto per non ferirli.»
I volti dei compagni presentavano già le tipiche venature nere e i capelli scuri del manifestarsi dei loro talenti da poltergeist umani. Il ragazzo arpionò l’aria con le dieci dita e scaraventò le quattro persone in corsa contro di lui nel sipario, impigliandoli in un groviglio di tessuto e corpi. La ragazza spinse in avanti i palmi aperti e ricacciò la professoressa e buona parte degli altri compagni nel retroscena.
«Non riusciremo a tenerli bloccati tutti» disse Zec, respingendo un altro gruppetto di genitori.
«L’anno scorso ho tenuto a bada un buon numero di vampiri» ribatté Michelle. «Ma adesso ho paura di far del male a qualcuno.»
«Non preoccupatevi» rispose Betty. Chiuse gli occhi, respirò a fondo e un brivido le corse lungo le articolazioni del corpo, poi smaterializzò i polsi attraverso le mani che li reggevano. Mantenendo la sua forma intangibile, che comprendeva anche il bel vestito da ballo azzurro, lasciò che la donna e l’uomo tentassero di riacciuffarla: finirono uno addosso all’altra e rotolarono per terra. «Vado a prendere a calci Chas.»
La ragazza aumentò il volume della voce e cantò:
 

«Oh, lo so, lo so, lo so, lo so,

Credi di essere furba
Ma non è così, così, così, così
Non hai scampo nemmeno tu
Non lasciateli andar via
Non devono scappare
Quei cinque bloccateli qui
Tu non mi toccherai
Non finché canterò
Hey.»
 

Betty scivolò nell’aria, approfittando della sua intangibilità, ma prima di avvicinarsi a Chas vide un movimento fulmineo nella platea e si bloccò.

Aiden aveva già innescato la trasformazione in licantropo e a quattro zampe, con le zanne snudate dalle labbra, correva verso il palco, proprio dove si trovava lei.
Jordan si tolse la felpa con il cappuccio e la buttò sul pavimento di linoleum, infiammando il petto e camminando tranquillo verso la scaletta alla sinistra del palcoscenico.
Kate la fissò sorridendo. «Bene, vediamo come te la cavi con un branco intero.» Scrocchiò il collo e i suoi lineamenti si deformarono. La pelle del viso divenne scura e comparvero delle macchioline sulla fronte, sul mento e sulle guance. Le orecchie si allungarono, zanne spuntarono dalle gengive e gli occhi si assottigliarono, colorando le iridi di verde. Ruggì con furia e dalle dita crebbero degli artigli scuri. Con un balzo superò la fila di poltroncine e atterrò a pochi passi dal palco.
Per una manciata di secondi, Betty sentì il fiato bloccarsi nella gola. Poi respirò e riconobbe l’ovvietà di quella trasformazione. «Ti ispiri al personaggio di Kate Argent di Teen Wolf, è scontato tu sia un giaguaro mannaro.» Non menzionò ciò che davvero la spaventava. Con quei tre pronti a saltarle addosso, non poteva bloccare il canto di Chas e di conseguenza liberare i suoi compagni. Non sapeva come agire.
La musica della canzone rallentò e poi andò in loop, come un disco guasto.
Chas sbatté le palpebre confusa.
Betty osservò un fumo violaceo vorticare nel centro dello spazio tra le file di poltroncine ai lati dell’auditorium. Sapeva cosa annunciava. Un imprevisto, in questo caso, provvidenziale.
«Ora ci sarà da divertirsi» disse, cogliendo di sorpresa i membri del branco.
Il fumo si disperse e una figura femminile comparve con le braccia incrociate sul top viola.
Dana la demone camminò decisa nella striscia di pavimento. «Dobbiamo sistemare questa faccenda. Subito!»
 
 

                                                             Continua…?

lunedì 11 marzo 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 55

Il Gioco del Branco 19: Tutti Insieme Infernalmente (Atto I)

 

Zec si tolse la felpa e la maglia, dando le spalle a Billy.

Dovevano infilarsi i costumi per la prova generale del musical e i camerini non erano sufficienti per tutto il cast, così si cambiavano a turno e a coppie. Entrambi interpretavano due dei figli del Capitano Von Trapp e dovevano essere in scena a breve, con un orribile completo alla marinara che li faceva sembrare due cosplayer scadenti di una convention su Sailor Moon. 
Era la prima volta che si spogliava solo con lui nella stessa stanza ed era scosso da emozioni contrastanti. Avrebbe voluto voltarsi e sbirciare il suo ragazzo, ma era intimidito nel chiederglielo. In fin dei conti la loro relazione non era andata oltre che qualche bacio, un ballo, ma niente di più fisico.
Nel silenzio della stanza ricavata nel retro dell’auditorium, accanto alla sala costumi, a Zec ogni rumore sembrò amplificato. Lo strusciare del tessuto sui loro corpi, il respiro, il tintinnare delle grucce…
«Sei in imbarazzo?» domandò Billy.
«No» rispose d’impulso.
«Possiamo anche guardarci… se ti va.»
«Ok.»
Zec lo udì muoversi e fece altrettanto, trovandosi poi di fronte al ragazzo a petto nudo, con indosso solo un paio di boxer grigi.
Billy gli sorrise. «Siamo due scemi. Nello spogliatoio maschile ci cambiamo in gruppo ogni volta che c’è educazione fisica. Ci siamo già visti mezzi nudi.»
«Già… ma lì siamo in mezzo ad altri ragazzi.»
Zec provò a distogliere lo sguardo dal corpo dell’altro, senza riuscirci. O volerlo per davvero. Non aveva un fisico particolarmente atletico, eppure lo trovava sexy. In confronto lui sembrava un’acciuga schiacciata.
«Hai ancora addosso i jeans» gli ricordò Billy.
Zec mosse impacciato le mani, slacciò la cintura, sganciò il bottone, ma la lampo non accennò a scendere. «Si è incastrata.»
Billy si avvicinò, lo sguardo fisso nel suo e la pelle tanto vicina da percepirne il calore.
«Posso?» gli chiese indicando la cerniera.
«Sì.»
Zec sentì le dita della mano sinistra di Billy toccargli la pancia ed ebbe un brivido di piacere. Poi prese con il pollice e l’indice destro il cursore e il palmo gli sfiorò gli slip scuri. Temette che la sua eccitazione diventasse troppo evidente.
La porta si spalancò di colpo.
Un ragazzo dai capelli castano chiaro e corti, con il ciuffo che svettava, li osservò con gli occhi verdi, sorridendo malizioso. «Vi disturbo?»
Billy allontanò le mani e fece un passo indietro. «No, noi stavamo…»
«Si è bloccata la cerniera» lo interruppe Zec, gesticolando agitato. «Mi stava… ecco aiutando, ma non si muove.»
«Ci penso io» rispose prontamente il nuovo arrivato.
Entrò nel camerino e si inginocchiò davanti a Zec.
«Non serve, riesco a toglierli anche così»  replicò.
L’altro gli afferrò i fianchi con le mani, una presa stretta, ma gentile. «Faccio in un attimo.» Avvicinò il viso al suo inguine e afferrò con i denti il cursore. Diede uno strattone deciso e la cerniera si aprì.
I jeans gli scivolarono lungo le gambe e Zec osservò l’altro ragazzo rialzarsi. Erano a meno di un palmo l’uno dall’altro, gli stringeva ancora i fianchi e provò un fremito lungo la pelle.
«Grazie» bofonchiò.
«Prego, sono Dylan» gli disse. «Riesci a sfilarli da solo?»
«No, no, cioè, sì» rispose, sentendo il calore diffondersi nel volto.
Dylan scostò le mani e si girò verso Billy. «Posso fare qualcosa per te?»
«No, grazie.» Senza staccargli gli occhi di dosso, Billy tastò i bordi della sedia a pochi centimetri da lui, alla ricerca degli indumenti del costume di scena. «Fai parte del gruppo di teatro? Non ti ho mai visto alle prove.»
«No, non sono del gruppo, ma avrei bisogno di parlare con voi.»
Seduto su un’altra sedia a togliersi le scarpe da ginnastica, Zec sollevò la testa incerto. «Non dovresti stare qui, puoi aspettarci fuori.»
Dylan si girò di tre quarti. «Qui è più intimo. Ho bisogno di un favore e non mi va ci sentano altre orecchie indiscrete. Se è un problema perché sono vestito, posso spogliarmi anche io.»
«Sì, voglio dire, no» ribatté Zec. «Che genere di favore vuoi?»
«Uno che mi permetta di sopravvivere.» Dylan si volse di nuovo, rivolto a Billy. «Ero presente alla rappresentazione dell’anno scorso, mi ricordo di voi e dei vostri amici. E dei vampiri. Mi sono salvato per un pelo. Non voglio che ricapiti.»
«Non so a cosa ti riferisci, ma non possiamo fare niente per te» rispose Billy. «Qualsiasi cosa vuoi, non possiamo dartela.»
Dylan gli si avvicinò, sfiorandogli con l’indice e il medio destro la pelle del ventre e scendendo fino all’elastico dei boxer. «Sicuri? Posso essere molto riconoscente.»
Zec balzò in piedi infastidito. «Basta.» Gli posò una mano sulla spalla con una punta di gelosia e lo fece allontanare dal suo ragazzo. «Sai dei mostri e capisco quanto possa spaventare, ma possiamo solo garantirti che faremo il possibile per tenere tutti al sicuro. Se ti fa stare più tranquillo, non venire alla prima del musical.»
Dylan abbandonò la sua espressione ammiccante. «Se non vuoi condividere il tuo ragazzo, o viceversa, non importa. Troveremo un altro modo per un accordo. Posso saltare la prima, ma gli altri giorni? Non verrò più a scuola? Sappiamo che al liceo succedono incidenti extra-umani, siamo tutti potenziali vittime, però voi avete poteri per lottare. Io no. E non sono disposto a rimanere disarmato.»
«Aspetta, credi che possiamo darti dei poteri?» Billy scosse la testa. «Sei fuori strada, non dipendono da noi, non li spacciamo, o vendiamo come fossero pasticche a un rave. E in ogni caso sono altrettanto pericolosi, non sai come possono cambiarti. Avere capacità non ti rende al sicuro.»
Dylan si allontanò da loro. «Se non volete aiutarmi, cercherò altrove.»
Zec lo osservò uscire dal camerino, chiudendosi la porta alle spalle.
Guardò in viso Billy e senza parlare, sapevano di avere un grosso problema di cui occuparsi.  
 

«Mi sento ridicolo» disse Zec, tirando la maglietta a dismisura.

Donovan scoppiò in una risata fragorosa. Dietro la scenografia sul retro del palco, erano tutti e cinque in circolo per un’emergenza annunciata da Billy e Zec. Quando si erano presentati con quegli abiti, non era riuscito a trattenersi. Per fortuna il suo ruolo prevedeva che indossasse quasi sempre un uniforme militare, per nulla imbarazzante. I suoi compagni invece sembravano pronti per un film comico muto degli anni venti.
«Donovan, smettila» lo riprese Betty. «Devono dirci qualcosa di importante su questo Dylan.»
Lui si coprì la bocca con la mano destra, ma soffocare le risa era impossibile.
Michelle sbuffò, incrociando le braccia. «Almeno voi non dovete portare queste stupide gonne a frange.»
«Perché i pantaloncini corti ti sembrano meglio?» Billy indicò imbarazzato l’indumento indosso.
Donovan esplose in una nuova risata. Non voleva prendersi gioco degli amici, ma erano davvero inguardabili. Barcollò, scosso dal ridere. Avrebbe dovuto essere in pensiero per la messa in scena, dalla  minaccia della possibilità che Kate fosse S, eppure non riusciva a trattenere lo sfogo di ilarità.
Zec lo guardò di sbieco. «Se non la pianti, ti lancio in platea con la telecinesi da poltergeist.»
«Piantatela tutti quanti» s’intromise Betty. «Che problema c’è con Dylan?»
Billy si scambiò un’occhiata eloquente con Zec. «Prima è venuto in camerino. Voleva che gli facessimo avere dei poteri speciali e al nostro rifiuto ha risposto che chiederà ad altri.»
Quella frase riuscì a placare la crisi di riso di Donovan: sapeva riconoscere i guai in arrivo e non lo trovava divertente. «Pensate intendesse Kate?»
«Non al cento per cento, ma è probabile» rispose Zec.
Kerry Wood comparve dalle quinte alla loro destra. «Fate silenzio!» sibilò. «Le interpreti delle suore sono patetiche e il casino che state facendo non aiuta.»
«Ci sono problemi con Kate» annunciò Billy.
Kerry non si scompose. «Non mi riguarda. State zitti e tenetevi pronti a entrare in scena.» La radio che aveva nella mano destra gracchiò e lei si allontanò senza dire altro.
«Non ha torto» fece Michelle.
Donovan la fissò sorpreso. «Stai scherzando?»
«Niente affatto. Avete visto come ha reagito Chas al nostro avvertimento. Perché dovremmo preoccuparci di questo Dylan? Se vuole cacciarsi nei guai, peggio per lui.»
«Anche solo per non dare più adepti a Kate» replicò lui. «Non volgiamo che mezzo liceo entri nel suo branco.»
«In ogni caso, come lo fermiamo?» domandò Betty. «Ammesso che sia ancora nell’edificio, non so neanche che faccia abbia.»
«Di sicuro sarà rimasto qui intorno. Me ne occupo io.» Donovan andò dalla parte opposta da cui era sbucata Kerry e attraversò le quinte, abbandonando il retroscena e ritrovandosi accanto al palcoscenico.
Udì il gruppo di amici andargli dietro.
«È un tipo piuttosto deciso e non si fa molte remore per ottenere i poteri» lo avvertì Zec. «Magari Betty potrebbe venire con te.»
«Non posso, sono in scena tra poco, insieme a voi» rispose lei.
Donovan batté un pacca sulla spalla di Zec. Si faceva troppi problemi per niente. «Tranquillo, basto io, anche perché servo sul palco tra un bel po’. Indicatemi chi è.»
Billy scrutò tra le poche presenze nelle poltroncine dell’auditorium e disse: «È quello in terza fila sulla sinistra, ultimo posto vicino alle uscite di emergenza.»
«Non sembra pericoloso» constatò Michelle, guardando nella direzione, poi spostò gli occhi e aggiunse: «Loro invece è meglio evitarli.»
Donovan osservò la prima fila. C’erano Aiden e Jordan, di sicuro erano venuti per sostenere Chas. «Gli starò alla larga e terrò lontano anche questo tipo, Dylan, da loro.»
Partì in quarta e girò vicino alla scaletta, passò davanti alla prima fila destra deserta e una mano gli afferrò il braccio.
«Dove stai andando?» domandò Kenny Wood, arrivato di soppiatto da dietro le quinte. «Tutti gli attori devono rimanere nel retroscena per essere chiamati al momento di entrare.»
Donovan strinse i denti. Come la sorella gemella, Kenny faceva parte della troupe e non del cast principale, stava svolgendo solo il ruolo che gli avevano assegnato, però lui desiderò prenderlo a pugni. Non perché lo avesse bloccato – quello era un fastidio temporaneo – ma perché non avevano mai messo in chiaro che doveva stare lontano da Betty. 
«Sarò presente alla chiamata» gli rispose, scostando bruscamente il braccio. «Prima devo parlare con una persona.»
Kenny sollevò gli occhi marroni. «Non dovresti cacciarti nei guai.» La radio che aveva in tasca gracchiò e aggiunse: «Comunque non sono affari miei.»
«Appunto.» Donovan si liberò dalla sua mano, lo lasciò a occuparsi degli ordini alla radio e si concentrò su Dylan. Lo vide alzarsi in piedi, mentre dalle porte di sicurezza entrò Kate.
Si mosse velocemente, doveva raggiungerlo prima di lei. Donovan si chiese perché stesse venendo in auditorium. Voleva seguire una dei suoi sottoposti, oppure in qualche modo era al corrente delle intenzioni di Dylan?
Aiden gli si parò davanti. «Non dovresti essere lassù con gli altri?»
Donovan inalò un respiro profondo. Doveva mantenere la calma, Aiden era un altro che gli ispirava una scazzottata. «Tutti interessati alla mia carriera di attore. Sono lusingato.»
«Chas non ama fare brutta figura per colpa degli altri» rispose l’asiatico con un sorriso tirato.
«Si arrabbierà di più nel sentire parlare mentre è in scena.»
Aiden strinse gli occhi a mandorla e fece una smorfia di fastidio.
Donovan approfittò della sua piccola resa per sorpassarlo, corse lungo la striscia di pavimento di linoleum e raggiunse le porte di sicurezza. Uscì nel cortile e guardò intorno.
Dylan era con Kate a pochi metri da lui.
Si strinsero la mano e sentì lei dire: «Bene. Abbiamo un accordo.» 


                                                       Continua...?

lunedì 26 febbraio 2024

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 54

Il Gioco del Branco 18: Echi del Sogno di un Altro

 

Michelle si guardò intorno intontita. «Dove siamo finiti?»

Zec scrutò il paesaggio spoglio, confuso e sorpreso quanto lei.
Intorno a loro c’era solo una lunga, interminabile strada a doppia corsia. Erano sul ciglio in pigiama, in una sera fredda d’inverno senza però provare brividi. Se questo non era sufficiente a confermare di non essere nel mondo reale, Michelle se ne convinse notando alle sue spalle ogni elemento dell’ambiente circostante venir risucchiato a spirale nel nulla.
«In qualche modo Billy è riuscito a collegarsi a Elliott e siamo in una specie di spazio mentale» disse Zec.
«In un sogno» replicò. «Ma sarà quello di Elliott? E dove sono gli altri?»
Zec allargò le braccia sconsolato. «Possiamo solo andare a cercarli.»
Intimorita di finire nel vuoto dietro di loro, Michelle annuì. Nonostante si ritrovasse in un luogo impreciso e con la possibilità di finire in guai peggiori, fu grata di essere rimasta sola con Zec. Da tutta la sera cercava di parlargli senza avere il coraggio e la giusta occasione per farlo.
«Devo farti una confessione» esordì, girando il volto verso di lui.
Camminandole al fianco, lui chiese: «Cosa?»
«Durante il numero di Chas in auditorium… ecco, per un minuto ho sperato… ho desiderato ci fosse tua sorella Dana. E l’ho sentita rispondermi.»
Zec rimase in attesa qualche istante. «E poi? Cosa è successo?»
«Niente, forse me lo sono solo immaginata.»
Lui non disse niente e distolse lo sguardo.
Camminarono a piedi nudi sull’asfalto in silenzio, proseguendo in linea diritta.
«Avevo paura ti arrabbiassi» disse Michelle d’impulso. «So che il rapporto tra di voi è complicato e dopo averla smascherata per l’inganno sul perché è un demone non dovremmo fidarci. E non mi fido.»
«Però hai pensato a lei sentendo la musica.»
Michelle annuì.
Zec alzò lo sguardo al cielo. «Anche io, appena succede qualcosa di soprannaturale, penso subito a Billy. Mi dà sicurezza. Per te è lo stesso?»
«Sì, almeno credo.» Sospirò, lisciandosi il pigiama rosso. «Mi sento molto confusa riguardo a Dana. Mi sento… attratta da lei.»
«E lei lo sa?»
«No, cioè forse l’ha capito. Quando siamo state sole ha flirtato con me, ma poi nelle settimane nel suo inferno non mi ha considerato. Tu hai idea se a lei possano piacere… ecco, i tipi come me?»
Zec s’incupì. «A dire il vero non so più che idea farmi su mia sorella. Non ho mai pensato potesse essere omosessuale, o atro e non me lo sono mai chiesto. Un tempo eravamo uniti, non ci raccontavamo proprio tutto, ma sapevamo capirci. Poi ha alzato un muro, mi ha escluso dalla sua vita. E adesso non so mai se ha un doppio fine per ogni cosa che dice o fa.»
Michelle sospirò di nuovo, sconsolata. Si era tolta un peso nel raccontargli tutto, ma non era venuta a capo dei suoi dubbi.
Inaspettato, Zec le sfiorò il mignolo con il suo. «Non sono arrabbiato con te se pensi a Dana, o ti piace, o qualunque rapporto vuoi con lei» disse, guardandola negli occhi. «Ti dico solo di stare attenta. Sei mia amica e non voglio vederti soffrire per i giochi di mia sorella.»
«Grazie» rispose sorpresa.
Un sorriso comparve sulle labbra dell’amico, facendo svanire l’aria oscura dal volto. «Mi dispiace non esserti più d’aiuto, però voglio tu sappia che qualunque cosa accada, sarò dalla tua parte.»
«Anche se dovessi mettermi insieme a una demone manipolatrice?»
«Ehi, chi sono io per giudicare?» le rispose allegro. «Il mio ragazzo è la proiezione mentale di un uomo in coma. Nessuno è perfetto.»
Michelle scoppiò a ridere, niente era nella norma per loro. E andava bene così.
L’ilarità di quella assurda passeggiata sul brodo della strada fu stravolta dallo sfrecciare di un’auto rossa nella stessa direzione che stravano percorrendo. Correva così veloce che quasi sbandò verso di loro, non tanto da colpirli, ma abbastanza da permettere di notare due figure femminili nell’abitacolo.
«Credi che dovremmo seguirla?» domandò Zec.
Billy comparve di corsa, superandoli e rincorrendo l’automobile.
Michelle gli afferrò la mano. «Ora ne sono convinta.»
 

Billy scrutò interdetto la strada davanti a sé. Non era quello che si era aspettato una volta afferrata mentalmente la connessione con Elliott. Non trovò i compagni al suo fianco e la sua scarsa esperienza nei viaggi psichici poteva esserne il motivo.

Un’automobile rossa gli passò accanto, dapprima con un’andatura normale, poi accelerò. Riuscì solo a vedere due ragazze all’interno. Una dall’aria poco più grande di lui, con i capelli castano scuro al volante e la seconda nel posto del passeggero, di qualche anno più giovane con i capelli biondi.
Seguila.
Era la sua stessa voce e gli ronzò nelle orecchie e in testa.
Billy si mosse d’istinto, convinto a non poter stare dietro a un auto che viaggiava a quella velocità, scoprì che le sue gambe procedevano con un’energia sovraumana. Ebbe la sensazione fossero manovrate da qualcun altro.
Tenne il viso alzato e lo sguardo fisso davanti a sé.
Era proprio dietro al veicolo rosso.
Lo vide sbandare sulla destra e poi riprendere il controllo nella corsia.
Nello stesso istante, ai lati della sua visuale, comparvero Donovan con Betty e Zec insieme a Michelle.
Sapeva di non potersi fermare a dare spiegazioni così urlò: «Presto, correte dietro di me!»
Dopo un attimo di smarrimento, vide le due coppie unirsi nella rincorsa, riuscendo con loro stessa sorpresa a tenere il suo ritmo.
«Perché stiamo inseguendo l’auto?» chiese Donovan.
Senza voltarsi, Billy rispose: «È un sogno, non lo sapremo fino alla fine.»
Niente in quella situazione gli era familiare, o indicava il collegamento con Elliott e la Falce, ma in qualche modo ce n’era uno. Nel profondo era certo non fossero lì per caso.
L’auto frenò bruscamente.
Lui e i suoi amici fecero altrettanto, restando dietro al mezzo.
In lontananza intravidero una figura distesa sul cemento in mezzo alla strada. La ragione che aveva fatto bloccare la corsa a tutti.
La portiera del guidatore si spalancò e uscì la ragazza bruna.
«Vado a vedere cosa gli succede. Tu resta dentro» ordinò, girata di tre quarti e rivolta alla compagna di viaggio.  
La portiera del passeggero si aprì lenta e sbucò una testa bionda. «No, voglio aiutarti.»
«Rimani lì» insisté la ragazza più grande e la seconda obbedì, svanendo all’interno dell’abitacolo.
Senza muoversi, Billy osservò la giovane chiudere la portiera e superarre il cofano. Fece due passi e poi si piegò in basso, sparendo dalla loro visuale.
Billy si sporse per vedere meglio, ma una forza invisibile lo agguantò, tirandolo all’indietro e facendolo cadere con il sedere per terra.
Non erano più in mezzo alla strada, ma dentro un corridoio dalle pareti grigie e conosciute.
«Siamo all’ospedale Saint Mary» affermò ad alta voce.
Zec gli porse la mano per aiutarlo. «Ci hai portato tu qui?»
«No, non ho il comando degli spostamenti» disse afferrandogli la mano e tirandosi su.
«E chi ce l’ha?» domandò Michelle.
«Non so, non sapevo cosa aspettarmi quando ho provato a rintracciare psichicamente Elliott» ammise. «Di sicuro esserci trovati al seguito di quell’auto e qui non sono casualità.»
«Però sappiamo già che Elliott non è all’ospedale Saint Mary» ricordò Donovan.
«Questa non è l’ala in cui era ricoverato lui» disse Betty, osservando il corridoio. «Non ci sono le scale sulla sinistra e neanche la stanza per il gruppo dei disturbi alimentari.»
Billy guardò con più attenzione. In fondo al corridoio c’era solo un ascensore e ai lati le porte delle stanze erano socchiuse. Tutte, tranne l’ultima a destra.
Aprila.
Si voltò a guardare i compagni. «Lo avete sentito anche voi?»
«Era la tua voce…» rispose Zec. «Ma mi ha rimbombato in testa.»
«Vale per tutti» confermò Donovan.
Billy avanzò deciso verso la porta chiusa e allungò il braccio.
Un ululato gutturale annunciò il manifestarsi di una creatura di fumo nero e denso, salendo al soffitto fino a formare la sagoma di un gigantesco lupo. Gli occhi erano bianchi e luminescenti e lo fissavano rabbiosi. Con il suo intero corpo si posizionò davanti alla porta, coprendola.
«Lasciami passare» fece Billy.
Il lupo enorme latrò in risposta, avanzando con le zampe anteriori, in posizione di attacco.
«Non sono pratica di simbolismi, ma non credo ci farà entrare» disse Michelle.
Zec lo afferrò per il braccio e lo tirò indietro. «Andiamocene, non voglio scoprire cosa può farci, anche se è un sogno.»
«Siamo arrivati fin qui, manca poco per sapere» provò a convincerlo.
Il lupo compì un passo verso loro, ringhiando.
Betty si aggrappò alla sua spalla. «È inutile insistere. Dobbiamo andarcene.»
Billy indietreggiò insieme a loro. «Ok, ma abbiamo un problema. Non ho idea di come portarci via da qui.»
«Ci sveglieremo divorati da questo bestione?» fece Donovan con voce tremante. «O non ci sveglieremo affatto.»
Per quanto si sentisse responsabile, Billy non seppe cosa dire. Peggio, non sapeva cosa fare se non allontanarsi dal lupo, che al contrario li seguiva famelico.
Si erano mossi nella parte opposta all’ascensore e finirono con le spalle al muro.
Letteralmente.
Il lupo balzò in aria, spalancando le fauci per morderli, ma una lancia si conficcò nel suo costato.
La Prima Cacciatrice apparve davanti a loro. Con la sua pelle scura, i capelli intrecciati e gli stracci come abiti, si frappose tra il gruppo e la minaccia.
«Sei il primo invasore, non puoi attaccare» intimò all’animale.
Il lupo guaì, piegò il muso e con i denti aguzzi smosse il bastone della lancia per sfilarla.
La Prima Cacciatrice si girò, restando faccia a faccia con Billy.
«Mi dispiace, dovevo rimediare al mio errore» gli disse. «Hai frainteso le mie parole. Non è la tua morte che devi accettare.» Alzò il volto e lo baciò sulla fronte.
Billy avrebbe voluto porle delle domande, ma appena lei staccò le labbra, gli si chiusero le palpebre.
 

Billy spalancò gli occhi.

«Ferma, cosa vuol dire?» chiese. Si guardò intorno. Era nel salotto della casa di Michelle e l’amica e gli altri compagni stavano risvegliandosi, stesi intorno a lui.  
«Siamo tutti interi» constatò Donovan, tastandosi il petto e le cosce.
Billy si alzò in piedi. «Cosa intendeva la Prima Cacciatrice? So che ho sbagliato a voler provare a uccidere Elliott, ma quale morte devo accettare?»
Zec gli fu subito accanto, avvolgendogli le spalle con un braccio e massaggiandogli il petto con l’altra. «Calmati, è sempre complicato interpretare un sogno.»
Michelle indietreggiò e si issò sul lato sinistro del divano. «E non sappiamo neanche di chi sia quello in cui siamo finiti.»
Billy respirò regolarmente, provando a rilassarsi. Aveva troppe domande a ronzargli in testa, ma dirle ad alta voce non sarebbe servito a nulla. Gli altri avevano sul volto la stessa espressione confusa e disorientata che sentiva su di sé.
Betty si mise in piedi. «In realtà, andando per esclusione possiamo presumere di chi era quel sogno. Cercavamo Elliott e la Falce e abbiamo trovato una ragazza che sogna un incidente stradale e una stanza d’ospedale protetta da un lupo.» Si tolse gli occhiali, pulì le lenti con la manica del pigiama e poi li inforcò. «Una delle due è sicuramente Kate.»
Zec scosse la testa. «Erano troppo giovani.»
«Potrebbe essere un ricordo» replicò Betty.
Donovan strisciò al lato destro del divano e ci appoggiò la schiena contro. «Ma se Kate è ogni giorno a scuola, come può essere in una camera dell’ospedale?»
Betty sospirò. «Essere un’infermiera è la sua copertura, ricordi?» Poi contò sull’indice e il medio. «Il Reicdleyen, l’infermeria, perché non anche al Saint Mary.»
«Va bene, ma perché non farci vedere chi c’è nella stanza?» chiese Zec.
Michelle batté le mani. «Perché lì dentro c’è S.»
Billy abbandonò il suo rimuginare sulla Prima Cacciatrice e unì i puntini delle osservazioni dei compagni. «Oppure, vista la nostra esperienza con Elliott, Kate sta nascondendo sé stessa e lei ed S non sono in combutta, ma sono la stessa persona.»
 

 

                                                         Continua…?