lunedì 22 febbraio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 18

18. Romeo e Giulietta e Vampiri (Atto Primo)


Betty tolse gli occhiali dal volto e pulì le lenti con il bordo della manica del maglione. Stare a lungo davanti allo schermo del computer le stancava la vista.

«Hai trovato qualcos’altro?» le domandò Zec, seduto al suo fianco nell’aula multimediale. Aveva girato la testa spostando lo sguardo dal monitor a lei, mentre con l’indice della mano destra teneva premuto il pulsante sinistro del mouse per far scorrere la pagina web.
Betty scosse la testa. «Niente di più di quello a cui siamo arrivati grazie alle notizie dei loro files personali nel database della scuola. A quanto pare il mio periodo da segretaria del vicepreside non è così utile come pensavo.»
«No, è grazie a quello che abbiamo avuto conferma che Kenny e Kerry Wood non hanno mentito sui loro nomi e sul fatto di essere gemelli. In più abbiamo scoperto che sono affidati a uno zio e con quell’informazione abbiamo trovato la notizia dei giornali su loro padre, vedovo e poliziotto, che è stato ucciso in servizio» riassunse Zec, allontanando la mano dal mouse.
«Già, ma siamo arenati su queste sole informazioni da mezz’ora.» Betty risistemò gli occhiali sul naso. «Eppure ci deve essere dell’altro su di loro da scoprire.»
Zec aggrottò al fronte. «Perché ne sei così convinta?»
«Be’ hanno dimostrato di possedere dei poteri troppo simili a quelli delle Cacciatrici, non ti sembra strano?»
«Non tanto, se pensi che io e Michelle a volte ricordiamo Willow Rosenberg nel suo momento da Big Bad della stagione sei.»
«Per quello c’è una spiegazione. Siamo tutti convinti ormai che viviamo sulla Bocca dell’Inferno e questo centro di attrazione per il soprannaturale ha trasformato il vostro dolore represso in poteri telecinetici» disse Betty.
«E non può valere anche per Kenny e Kerry?» domandò Zec. «Perdere entrambi i genitori non è qualcosa che superi senza ripercussioni.»
«Però se fosse veramente così, se il fatto di essere diventati orfani li ha resi davvero dei mezzi ammazzavampiri, allora…» Betty si bloccò, titubante se continuare la sua spiegazione fino in fondo. La situazione tra lei e Zec era migliorata da quando aveva iniziato ad  accettare che facesse coppia con Billy e aveva paura di venire fraintesa se avesse espresso apertamente i suoi dubbi.
«Allora?» Zec la guardò sereno. «Forza, vai avanti.»
«Ecco… se crediamo alle loro capacità, dovremmo anche dare credito a Kerry su quello che ha detto riguardo a Billy.» Betty rimase a fissarlo temendo di aver fatto la scelta sbagliata. Anche se una parte di lei era convinta ci fosse qualcosa di vero in quell’affermazione, accusare il ragazzo del suo amico non era il modo migliore per dimostrare di aver superato l’essere stata rifiutata.
Zec divenne serio. «Ho capito cosa stai facendo.»
«Aspetta Zec, non intendevo…»
«Vuoi una scusa per non pensare a Donovan» la interruppe lui sorridendo. «Pensi che se ti concentri sul mistero dei gemelli, puoi accantonare la decisone da prendere su di lui.»
Betty lo guardò confusa. «Cosa intendi?»
«Dai, non devi vergognarti. Anche se non si è dichiarato apertamente, Donovan sa che hai capito di piacergli e prima o poi verrà a chiederti apertamente una risposta. E tu non sai cosa dire, ho indovinato?»
Betty tirò un sospiro di sollievo. Zec non aveva capito ciò di cui era realmente convinta e preoccupata, ma era meglio così. E poi aveva ragione, in effetti cercava di rimandare il momento in cui avrebbe dovuto far chiarezza con se stessa riguardo i suoi sentimenti su Donovan. «Forse. Comunque il problema di Kenny e Kerry resta. Hanno ammesso che proveranno ancora a rubarci la Falce.»
«In ogni caso dovremmo rimandare le nostre indagini.» Zec alzò la testa e guardò l’orologio appeso sopra l’ingresso dell’aula. «Tra meno di un’ora inizia la messa in scena di “Romeo e Giulietta”. Dobbiamo raggiungere gli altri in auditorium o alla professoressa Noxon verrà un infarto.»
 

Dal lato destro del palcoscenico, dietro l’angolo che portava da dietro le quinte al sipario, Betty osservò i compagni procedere con la rappresentazione. L’auditorium era gremito, parenti, professori e compagni di scuola lo riempivano e anche se non tutti sembravano completamente rapiti dall’opera, la professoressa Noxon era parsa soddisfatta dell’affluenza. Stavano per terminare il primo atto e salvo qualche lieve dimenticanza nelle battute, tutti erano riusciti a essere accettabili, tenendo conto del poco tempo con cui si erano preparati.

La parte che stava iniziando era la preferita di Betty, quella in cui risaltava maggiormente il suo contributo alla rappresentazione: la scena del ballo in maschera in cui avveniva il primo incontro tra Romeo e Giulietta. Seppur con poco materiale a sua disposizione, era riuscita a confezionare dei costumi da festa che non facevano sembrare i ragazzi ridicoli e - non per vantarsi - non avevano niente da invidiare ad altre rappresentazioni amatoriali.
In realtà guardando il palco dalle retrovie, provò un po’ di invidia. Tutti i suoi amici erano presenti in quella scena. Donovan nel ruolo di Romeo; Michelle come Balia; Billy era stato infine scelto per il ruolo di Mercuzio e Zec era una delle comparse al ballo. Scacciò via quella sensazione ricordando che le avevano affidato metà della Falce, sospettava anche perché avesse un’arma con cui difendersi, non sapendo mai cosa aspettarsi, ma soprattutto perché tra loro era tornata la fiducia.
Concentrandosi di nuovo sulla rappresentazione, Betty rimase sorpresa e un po’ infastidita che Kerry facesse a sua volta parte delle comparse. Nessuno sapeva del suo tentato furto e nemmeno che aveva minacciato più volte di picchiarli e così si era presentata tranquillamente con il resto del gruppo di teatro. «Oltretutto il vestito rosso che le ho fatto le sta benissimo» constatò a bassa voce.
«Hai ragione. È proprio il suo colore.» Kenny sbucò da dietro la scenografia, avanzando verso di lei. Notò subito si era messa sulla difensiva e alzò le mani in segno di resa. «Calmati, non ho intenzione di fare niente di male e tanto meno di rovinare la messa in scena. L’ira della professoressa Noxon è temibile quasi quanto la furia di un vampiro.»
«Cosa vuoi da me?»
Kenny sorrise e i denti bianchi e perfetti risaltarono sulle labbra color cioccolato. «Siamo entrambi parte della compagnia e possiamo seguire lo spettacolo insieme.»
Betty rimase seria. Non gli piaceva quel suo tono amichevole, dato che non erano amici. «Non mi incanti. Perché sei venuto da me?»
«Bella e intelligente. Qualità rare in un’unica persona, ma ho visto subito che eri un tipo speciale» disse Kenny senza smorzare il sorriso.
Betty lo guardò spiazzata. Se non fosse stata certa avesse un secondo fine, con quell’atteggiamento poteva darle l’impressione ci stesse provando con lei. «Piantala con queste moine e sputa il rospo.»
«Prima di venire a scuola io e Kerry abbiamo fatto una ronda, non ci è sembrata una grande idea organizzare la prima di sera, sai anche tu quali creature escono con il buio.» Kenny abbandonò l’aria da seduttore e divenne serio. «La maggior parte dei posti in cui si radunano i vampiri o in cui normalmente li troviamo erano deserti.»
«Aspetta, voi sapete dove cercare i vampiri?»
«Certo. Il tuo amico Billy non fa lo stesso?»
«A quanto ne so, oltre al cimitero dove aspetta di vedere se ne sorgono di nuovi, non ha altri posti dove cercarli. Quando non sono loro a trovare noi» rispose Betty. «E poi si affida al suo sesto senso per il soprannaturale.»
Kenny aggrottò un sopracciglio. «Già, quello. E non ti sembra una capacità un po’ sospetta?»
Betty rimase a bocca aperta. Non voleva fargli capire che stava iniziando a condividere i loro dubbi sull’amico e così rispose: «Non capisco cosa vuoi insinuare.» Si girò dall’altra parte per non far trasparire l’insicurezza dal suo viso e notò uno strano movimento tra il pubblico.
Da diverse file di posti alcune persone si alzarono e si mossero verso il palco. Indossavano tutti una maschera sul volto che stonava con l’abbigliamento ordinario. Erano circa una quindicina, di varie età e camminavano sicuri nel buio dell’auditorium.   
«Non sapevo fosse prevista un’interazione con il pubblico» disse Kenny.
«Infatti non c’è niente del genere in programma» rispose Betty. «Gli attori scelti sono tutti già in scena.»
Kenny le prese il braccio sinistro e la fece indietreggiare verso il retro delle scene. «Qualcosa non torna. Stai in guardia.»
Betty stava per replicare, ma una ragazza bionda del pubblico iniziò a percorrere gli scalini e salì sul palco. Procedette decisa verso Chas nei panni di Giulietta, bloccando il resto del cast che non sapeva come reagire a quell’ingresso imprevisto. La afferrò per il polso destro e la portò a forza nel centro della scena.
«Ehi! Chi ti credi di essere!» protestò Chas.
«Fa’ silenzio» le intimò la ragazza bionda. Si sollevò la maschera e rivelò il suo volto.
«Sunday» sibilò Betty, riconoscendola.
«Quella della quarta stagione di Buffy?» chiese Kenny, per niente sorpreso. «In effetti un po’ le somiglia.»
Sunday deformò il volto assumendo l’aspetto da vampira e si rivolse al pubblico che la guardò tra lo stupito e il disgustato. «Gente, questo spettacolo è davvero una lagna. Abbiamo deciso di movimentarlo un po’.» Fece un cenno con la testa agli altri tizi mascherati e salirono a loro volta sul palco, avvicinandosi ognuno a un attore o attrice e levandosi la maschera dal volto, rivelando le sembianze vampiresche. «Restate seduti perché tanto arriverà anche il vostro turno.»
Dal pubblico si levò un brusio confuso. Non si spiegavano se quella svolta inaspettata fosse parte dello show.
Sunday attirò Chas a sé, che provò ad allontanarsi da lei senza successo, e le affondò i canini nel collo.
L’urlo di Chas si unì a quello del pubblico.
«Dobbiamo fare qualcosa prima che si scateni il panico» disse Kenny.
Betty si girò e intuì che coprire ciò che stava accadendo era la prima cosa di cui occuparsi. Tirò la corda dietro di lei e il meccanismo automatico fece scorrere il sipario fino a chiudere la visuale ai presenti in auditorium.
Sunday si staccò dalla sua preda e puntò il suo sguardo su Betty. «Ero certa di trovare voi buffoni qui. Questa volta non mi lascerò sconfiggere.»
Kerry corse verso di lei, la prese per una spalla e la scaraventò a terra. «Sei patetica. Se ti hanno battuto quei dilettanti, non hai speranza contro una professionista.»
Sunday ringhiò e poi urlò: «Mangiate e uccideteli tutti, poi ci occuperemo degli spettatori.»
Sul palco si scatenò il putiferio, vampiri e attori ingaggiarono una lotta, molti non sapevano come reagire, altri iniziarono a lanciare pugni e calci e la maggioranza cercò di scappare verso il sipario.
Nel trambusto, Betty perse di vista i suoi compagni. Sguainò la parte di falce a forma di paletto che aveva infilato nei jeans e si mosse verso il paco per dare il suo contributo.
«Ferma.» Kenny le si parò davanti. «Devi pensare alle persone del pubblico. Bisogna metterle in salvo finché è possibile.» 
«Molti di loro sono familiari dei nostri compagni, non accetteranno di lasciare l’auditorium senza i figli» ribatté Betty.
«Un motivo in più per farli andar via. Se si mettono in mezzo, non potremmo salvare nessuno.»
Betty non sapeva cosa fare. Il piano di Kenny era sensato, ma tra i gruppo di teatro c’era chi non era in grado di difendersi da solo, anche con l’intervento di Michelle, Zec e Billy. E poi c’era Donovan, anche lui era indifeso, senza armi o poteri.
«Sbrigati» la esortò Kenny. «Non possiamo perdere tempo.»
«Che cosa le stai facendo» urlò Donovan, con il costume da festa di Romeo tagliato e strappato, correndo verso di loro.
Betty si sentì rincuorare nel vedere che era illeso. «È tutto a posto, Kenny dice che dobbiamo preoccuparci di far sfollare l’auditorium.»
Donovan le si mise al fianco protettivo. «E perché dovremmo fidarci di lui?»
«Perché potevo rubare la mezza Falce alla tua amica, ma non l’ho fatto» ribatté Kenny.
«Non è sufficiente» ribadì l’altro ragazzo.
Kenny sbuffò. «Ok, io e Kerry abbiamo scoperto che tutte queste assurdità sono sputate fuori da una Bocca dell’Inferno.»
«Questo lo sappiamo anche noi» disse Betty.
«Però non avete ancora capito che non è spuntata per caso» fece Kenny. «La Bocca dell’Inferno è stata ricreata da qualcuno, forse una persona che si trova proprio in questo momento qui a scuola.»  

                                          

Continua…?

lunedì 8 febbraio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 17

17. I Predatori della Falce


Appollaiata sullo sgabello come una civetta sul ramo di un albero, Michelle sbuffò vistosamente.

«Ferma! O rischio di pungerti» le disse Betty, inginocchiata ai suoi piedi, fermandole il lembo del lungo vestito con degli spilloni.
«Ho solo respirato» sbottò Michelle. «Non posso neanche più respirare?»
«Eddai non fare la scorbutica. Il costume da Balia ti dona» rispose Donovan, soffocando un risolino.
Michelle lo fulminò con lo sguardo. Quella situazione inverosimile era solo colpa sua. Per essersi fatta coinvolgere nel suo piano, lei, che odiava essere al centro dell’attenzione, avrebbe dovuto recitare sul palco nella messa in scena di Romeo e Giulietta. Alla fine, dopo il trambusto derivato dall’ossessione collettiva per Billy, le selezioni per il cast erano continuate ed era stata obbligata a sostenere un provino. Aveva dato il peggio di sé, ma a quanto sembrava la professoressa Noxon non era stata colpita negativamente, anzi il giorno dopo, quando era stato affisso alla porta dell’auditorium il cast definitivo, aveva scoperto di dover interpretare la Balia di Giulietta. 
«Non dargli retta» disse Betty, rimettendosi in piedi. «Il costume ti sta davvero bene e sei una delle poche a cui non devo fare grandi aggiustamenti.»
«Uffa, speravo ci mettessi di più.» Michelle scese dallo sgabello e si guardò nello specchio a figura intera, sistemato contro la parete dello stanzino adibito a sala costumi. Si sentiva ridicola con quella veste color pesca buttata addosso. «Non muoio dalla voglia di passare altro tempo sul palco con Chas.»
Betty annuì comprensiva. «Già, da quando ha ottenuto la parte di Giulietta si dà ancora più arie da prima donna.»
«E nessuna di voi due deve baciarla» disse Donovan, srotolando la calzamaglia azzurra che aveva appallottolato tra le braccia.
«Come se al nostro Romeo la cosa creasse tanto disturbo» lo punzecchiò Betty.
«Sento una punta di gelosia nella tua voce. Sono lusingato.»
«Ma quale gelosia! Sbrigati. Togliti i pantaloni.»
Donovan sfoderò il suo solito sorriso sarcastico. «Vai subito al sodo. Non dovresti prima offrirmi almeno una cena?»
Betty arrossì e spinse ripetutamente gli occhiali sul naso. «Hai capito cosa intendo. Devo vedere cosa sistemare della calzamaglia e… quindi tu… devi… indossarla.»
Michelle storse il naso nel vedere i due amici in quella situazione. Da quando Billy e Zec avevano rivelato a Betty il sospetto che Donovan nutrisse dei sentimenti per lei, la ragazza aveva cambiato atteggiamento verso di lui. Non era più pronta a rispondere alle sue battutacce e sembrava meno diretta e aggressiva nel rivolgersi a lui. Inoltre, ciò che Michelle temeva di più era quello che sarebbe successo se anche loro due fossero diventati una coppia. Con già Zec e Billy fidanzati più o meno ufficialmente, non voleva ritrovarsi a fare la quinta incomoda nel loro gruppo.
«Sai che parteggiavo per te» disse Donovan, slacciandosi il bottone dei jeans. «Saresti stata una grande Giulietta.»
Betty si voltò, dandogli le spalle. «Sì, sì, basta che ti dai una  mossa. Non voglio impiegare il resto del pomeriggio solo per il tuo costume.»
Donovan soffocò una nuova risata e Michelle rimpianse di aver lasciato la Falce nella borsa in auditorium. Avrebbe voluto staccargli la testa quando si comportava così.
«Ehm, scusatemi se vi interrompo» una ragazza dalla pelle color cioccolato e treccine di capelli neri raccolte insieme in un’unica coda, si presentò davanti all’entrata dello stanzino-sala costumi. «Volevo sapere a che punto siete?»
«Ciao Kerry, vieni entra» la salutò Betty, girando lievemente la testa. «Se il nostro futuro Romeo la smette di perdere tempo, dovrebbero volerci solo pochi minuti.»
«Se pretendi che mi spogli davanti a tutto questo pubblico, almeno tirate fuori qualche banconota» disse Donovan, facendo oscillare lentamente i pantaloni sotto la vita.
«In realtà in auditorium hanno bisogno di Michelle» rispose Kerry sorridendo.
«Meno male» fece Michelle avanzando verso di lei. «Sono pronta, andiamo.» Uscì prima che Betty potesse voltarsi e che Donovan se ne uscisse con un'altra allusione al suo potenziale futuro da spogliarellista.
Kerry le fu subito accanto in corridoio. «Sei tesa per le prove?»
Michelle sospirò. «In verità non sono fatta per il teatro. Diciamo che sono finita in mezzo a questa storia per sbaglio.»
«Ti capisco. Anche io non sono una fan del club del teatro» spiegò Kerry. «Ma i crediti extra fanno sempre comodo e la professoressa Noxon era davvero disperata per questa messa in scena decisa all’ultimo minuto, tanto da accettare chiunque fosse disposto a unirsi per dare una mano.»
«È l’unico aspetto positivo. Così le dive da palcoscenico sono in numero ridotto» disse Michelle. «Anche perché Chas basta e avanza.»
Kerry scoppiò a ridere. «Credo che la pensiamo tutti allo stesso modo su Chas.»
Michelle sorrise a sua volta. Non aveva visto molto Kerry dall’inizio delle prove, ma le sembrava simpatica. «Tu che ruolo hai?»
«Faccio varie comparse e poi do una mano per il resto. Trucco, costumi, richiamare gli attori… vado dove servo.» Kerry arrivò davanti alle porte dell’auditorium e tenne aperta la sinistra, facendosi da parte per farla passare. «Prego, prima i ruoli principali.»
«Per favore, non farmici pensare.» Michelle la superò ed entrò nell’auditorium. La maggior parte degli zaini e delle borse erano scomparse dai sedili e nessun altro membro del club era presente. «Dove sono tutti?»
Kerry chiuse la porta dietro di sé. «Ho dimenticato di dirtelo. Per oggi le prove sono terminate. La professoressa Noxon ha mandato tutti a casa.»
«Allora perché mi hai riportato qui?»
«Volevamo fare due chiacchiere in privato.» Un ragazzo, rassomigliante a Kerry sbucò alla sua sinistra, aveva la stessa pelle scura e gli stessi capelli ricci e crespi. Camminava tranquillo e si fermò a pochi passi da lei. «Non ti faremo fare tardi.»
Michelle ricordò di averlo già visto in mezzo agli altri compagni durante i meeting per lo spettacolo, ma non sapeva il suo nome. «E tu chi sei?»
«È mio fratello gemello Kenny» rispose Kerry. «È tutto a posto.»
Il sentirselo dire, non convinse affatto Michelle. Non le piaceva che fossero ricorsi a un piccolo inganno per condurla lì da sola. «Cosa volete dirmi?»
«Abbiamo solo una semplice domanda da farti» disse Kenny, sorridendo in maniera amichevole. «Dov’è la Falce?»
«Una falce? Non ricordo che ci sia tra gli oggetti di scena» fece finta di non capire Michelle.
«Non renderlo più difficile.» Kerry avanzò, facendosi schioccare le dita della mano destra. «Sai benissimo di cosa stiamo parlando. Evita di prenderci in giro.»
Michelle spostò lo sguardo da una all’altro. Non sapeva come comportarsi. Continuare a negare per prendere tempo, o ricorrere ai suoi poteri e rischiare di fare del male a qualcuno che fin’ora non le aveva fatto nulla?
Kenny fece un passo avanti. «Mia sorella è un po’ rude, ma ti assicuro che non abbiamo cattive intenzioni. Non devi mentire con noi. Siamo al corrente delle stranezze che accadono a scuola e in città.»
«Ah sì? E cosa siete?» domandò Michelle, intuendo che la tattica dell’ingenua non avrebbe retto. «Demoni? Vampiri? Una qualche bestia infernale?»
«Siamo qualcosa di cui dovresti preoccuparti se provi a usare contro di noi i tuoi trucchetti da Dark Michelle» rispose Kerry.
Michelle la fissò sorpresa. «Come fate a saperlo?»
«Te l’ho detto: siamo al corrente di tutto. Diciamo che l’ho visto in anteprima o in diretta, non sono sicuro sui tempi. Comunque era tutto qui» affermandolo, Kenny si tamburellò l’indice destro sulla tempia. «Ora rispondi: dov’è la Falce?»
Michelle non riuscì a capire cosa voleva dire con quella storia di aver visto tutto. Forse i gemelli erano stati presenti in sala mensa quando aveva manifestato i suoi poteri; oppure li avevano spiati in un’altra occasione, ripensandoci né lei e neanche i suoi amici erano stati sempre attenti non ci fosse qualcuno in giro quando affrontavano minacce soprannaturali.  
«Ammesso che sappia di cosa parliate e dove si trova, perché la volete?»
«Non ti riguarda» sbottò Kerry, con la mascella contratta.
«Possiamo usarla meglio di voi e in un certo senso ci appartiene» rispose Kenny.
«Neanche per sogno.» Michelle si girò e corse verso la fila centrale dei sedili, dove aveva lasciato la borsa con l’arma.
Kerry, essendo più magra di lei, compì uno scatto da maratoneta e l’afferrò per la manica della lunga veste, trattenendola. «Dove credi di andare? Devo farti sputare la risposta con i pugni?»
Michelle era convinta non fosse una minaccia a vuoto. L’avrebbe fatto sicuramente e senza neanche troppa fatica, a giudicare dalla semplicità con cui riusciva a bloccarla con una mano sola. Sembrava più forte di quanto il suo fisico asciutto e longilineo facesse pensare.
Kenny camminò tranquillo verso di loro e le superò. «La violenza non è necessaria. Basta un po’ di cervello.» S’inserì tra due file di sedili, finché non notò la borsa sul pavimento. S’inginocchio e la raccolse, estraendo la Falce. «Hai visto? Abbiamo comunque ottenuto quello che volevamo.»
«No! Lasciala!» urlò Michelle provando a divincolarsi dalla presa della ragazza. «Non è Vostra! Ridatemela!»
Le porte dell’auditorium si spalancarono sbattendo contro il muro. Michelle, Kenny e Kerry spostarono lo sguardo sull’entrata, dove erano comparsi Donovan, Betty, Billy e Zec.
«Leva la mano dalla nostra amica» intimò Donovan serio.
Kerry lo ignorò e strinse ancora di più il braccio di Michelle. «Che diavolo ci fate voi ancora qui? Credevo ve ne foste già andati.»
Zec mutò d’aspetto con vene scure sulla fronte e sotto gli occhi, preannunciando il manifestarsi del suo potere. «Sei stata avvertita. Peggio per te.» Allungò le braccia in avanti e staccò telecineticamente Kerry dal terreno e da Michelle e la fece volare contro il palcoscenico.
Kenny corse fuori dalla platea e mise il braccio destro intorno al petto di Michelle in modo che la lama della Falce le sfiorasse il collo. «Fermi o la userò. Come sapevate che eravamo qui?»
«Kerry non è tornata a chiamare Donovan, poi Zec e Billy ci hanno raggiunti dicendoci che le prove erano finite e siamo venuti a cercare Michelle» spiegò Betty. «Passando qui davanti l’abbiamo sentita urlare.»
«Quindi è stato un caso. Il vostro amico non ha avvertito niente di soprannaturale» si compiacque Kenny.
«Perché avrei dovuto?» domandò Billy. «E come fai a sapere del mio senso speciale? E cosa vuoi fare con la nostra Falce?»
«Siete più stupidi di quanto credevamo» rispose Kerry, rimettendosi in piedi e ripercorrendo il corridoio in direzione del fratello, senza mostrare neanche un livido o un graffio. «Tu sei un impostore e noi siamo gli unici e originali.»
Donovan inarcò le sopracciglia. «Che diavolo stai dicendo?»
«Siamo i veri ammazzavampiri» disse Kenny. «I legittimi discendenti delle Cacciatrici.»
«Ma tu sei un maschio» fece Betty poco convinta.
Michelle intuì perché l’amica era scettica, ma poi le tornò in mente un particolare. «Vuoi dire che siete come la Cacciatrice del futuro, quella del fumetto, siete come Fray e suo fratello?»
«Sì siamo come Melaka Fray e Harth» disse Kenny alle sue spalle.
Kerry li raggiunse e si fermò al suo fianco. «Io ho la forza e l’agilità. Lui i sogni profetici e le conoscenze passate.»
«Ma tu hai detto di avermi visto usare i miei poteri in una di queste visioni e questo non è quello che succede a una vera Cacciatrice» disse Michelle con l’arma ancora sotto il mento.
«Ha ragione. Le abilità psichiche di una Cacciatrice creano un collegamento mentale con ciò che chi l’ha preceduta ha vissuto» confermò Billy. «Quindi la conoscenza che hai su di lei da dove deriva? Metà scuola era presente al manifestarsi dei poteri di Michelle, quindi per logica o tra loro c’è una vera Cacciatrice, o siete degli impostori anche voi.»
Kerry lo guardò rabbiosa. «Vuoi una prova? Ti farò sputare i denti a suon di pugni per dimostrasti che ho davvero una forza soprannaturale.»
«Non alzerai un dito contro nessuno di noi» ribatté Betty. «Michelle, quella Falce è nostra, l’abbiamo forgiata noi e tu sai ha una particolarità che quella della serie tv non possiede. Usala.»
Michelle non dovette riflettere molto per capire a cosa si riferiva, ma non sapeva come poteva fare quello che le chiedeva. «Non so se ci riesco da sola.»
«Non sei sola» rispose Zec. «Ti aiuteremo noi.»
Billy gli afferrò la mano e poi prese quella che gli porgeva Betty. «Ricorda: noi l’abbiamo forgiata.»
Betty le sorrise, mentre Donovan pendeva la mano della ragazza e diceva: «Basta volerlo.»
«Siete patetici oltre che stupidi» replicò Kenny. «Ho io l’arma in mano, cosa credete di poter fare?»
Michelle chiuse gli occhi. Focalizzò nella sua mente l’arma e ripensò alla prima volta che l’avevano usata, quando Billy aveva spiegato loro il segreto derivante dall’averla creata insieme. «Questo!» disse riaprendo gli occhi.
La Falce tremò nelle mani di Kenny. Il paletto con cui terminava si staccò e volò in mano di Michelle, mentre la parte a forma di ascia sgusciò dalla presa del ragazzo e volò davanti ai suoi quattro amici.
Donovan l’afferrò e li guardò con un sorriso sarcastico: «Vuoi ancora stabilire chi è originale e chi no?»
Michelle si voltò e puntò il paletto contro Kenny e poi lo mosse verso Kerry. «Ci dovete delle spiegazioni. Perché volete rubarci la Falce?»
Kenny scosse la testa. «Non capite. Noi…»
«Zitto. Non vi dobbiamo nulla» lo interruppe la sorella. «Tenetevi pure l’ascia, per ora. Volevamo darvi una possibilità di uscirne senza danni. Peggio per voi. Non rinunceremo.»
«Ci troverete sempre pronti a difenderla» disse Billy.
Kerry lo squadrò con disgusto. «Tu più di tutti non dovresti toccarla. Ti sei autoproclamato ammazzavampiri, ma non sei degno del nome. Anche se è vero che le Cacciatrici hanno in loro una parte di demone, che le rende oscure, nessuno di voi si è accorto che lui ha più oscurità che luce.»
Michelle si girò d’istinto a guardare Billy e notò che anche gli altri compagni lo fissavano interdetti.
Kerry ne approfittò, prese la mano del fratello e corse come una furia verso le porte. Spintonò Betty e Donovan di lato e scappò con Kenny nel corridoio, diretti all’uscita.
Zec posò la mano sulla spalla di Billy. «Li riacciufferemo la prossima volta e non preoccuparti per quello che ha detto.»
«Già. La loro è tutta invidia» disse Donovan e si voltò verso Betty. «Vero?»
Betty annuì. «Sì, certamente.»
Michelle la osservò e vide che non era affatto convinta. La sua voce diceva una cosa, ma i suoi occhi oltre le lenti rivelavano il contrario. Per qualche ragione che non sapeva spiegarsi, Betty credeva alle ultime parole di Kerry sul conto di Billy.

                                                   

                                                          Continua…?


lunedì 1 febbraio 2016

Darklight Children – Gemelli per Destino in vendita in ebook!

Alcuni di voi avranno notato che da qualche tempo è sparita dal blog la serie Darklight Children e se siete ancora più attenti, avrete anche scopeto che il link per il download gratuito della parte 1 non è più attivo… cosa significa tutto ciò?
Semplice: ho deciso di sperimentare l’avventura dell’autopubblicazione (o self-publishing se preferite) e così ora chiunque voglia leggere, rileggere e conservare quella storia, potrà farlo acquistando il libro in formato ebook.
È stata una scelta su cui ho riflettuto abbastanza e una spinta decisiva a tentare questa strada me l’ha data l’affetto di voi lettori, che fin dal principio, all’epoca della sua comparsa sul blog avete apprezzato la storia di Leonardo e Sara e dei loro compagni. Non solo, mi sono reso conto che anche dopo la conclusione della serie a puntate, Darklight Children continuava  suscitare interesse e richiamare lettori e visite qui sul blog e così mi son detto che valeva la pena tentare.
Avrete di certo fatto caso che sul blog in alto a sinistra, è comparsa la scritta “Darkight Children – Gemelli per Destino”  e cliccandoci sopra verrete indirizzati a una pagina specifica in cui troverete le informazioni utili sul libro. Vi avviso fin da subito che il romanzo non è esattamente uguale a come l’avete letto qui sul blog e scaricato nella versione gratuita: quello che comprerete sarà una versione riveduta e corretta, ma in cosa differisce nello specifico, lo lascio scoprire  a voi.
Sempre in quella pagina cercherò di aggiungere i vari negozi (o store se preferite) online che mettono in vendita il libro in formato ebook e da cui potrete scaricarlo.
Per chi non fosse pratico su cos’è un ebook, spiego velocemente che si tratta di un libro digitale, cioè che è possibile leggerlo solo sul Pc tramite il programma gratuito “Adobe Digital Editions”, su Tablet e su lettori ebook e smartphone.
Se avete qualche domanda , usate pure i commenti qui o nella pagina del romanzo per chiedere e se vi è piaciuto o piacerà “Darklight Children – Gemelli per Destino”, lasciate un commento o un parere nei vari siti in cui è in vendita e soprattutto consigliatelo!
Qui sotto la copertina:




Ora, come sempre, non mi resta che augurarvi buona lettura.

lunedì 25 gennaio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 16

16. Tutti Pazzi per Billy


Betty non riuscì a credere a ciò che vedeva. Scostò le mani dalla pietra al collo e si tolse gli occhiali. Strizzò gli occhi, ma la scena rimase identica.

Donovan baciava appassionatamente Billy.
Si risistemò le lenti sul viso e aprì la bocca, non sapendo però cosa dire.
«No, no e ancora no!» gridò la professoressa Noxon. «Non è quello che ti ho detto.»
Billy scansò Donovan e incredulo gli chiese: «Che ti prende?»
Donovan lo fissò un attimo insicuro, poi sfoderò un sorriso. «Come sono andato?»
La Noxon li raggiunse davanti al palco e strappò a fatica Billy dalle braccia di Donovan. Poi gli si rivolse e disse: «Capisco che l’emozione dell’atmosfera del teatro può averti contagiato, ma non è con lui che devi provare.» Iniziò a massaggiare la spalla sinistra di Billy e si voltò a guardarlo con aria trasognata. «Certo… anche il tuo fascino non passa inosservato. Ho deciso: sarai tu Romeo, senza dubbio.»
Billy la guardò imbarazzato. «È sicura? Forse è meglio fare i provini. Non credo di essere adatto al ruolo.»
«Certo che lo sei» rispose la professoressa Noxon. Prese a massaggiargli anche l’altra spalla e si voltò completamente per essergli di fronte. «Però ti serve una partner esperta. Qualcuno in grado di guidarti per farti dare il meglio, qualcuno come me.»
Betty si sporse in avanti per ribattere, ma Chas la precedette. Tolse Billy dalla presa della professoressa e gli mise il palmo destro aperto sul petto.
«Sta scherzando, vero? Lei è troppo vecchia per fare Giulietta.» Chas girò la testa, facendo ondeggiare la coda di capelli castani. «E per Billy. A lui serve una compagna della sua età, che capisca i suoi bisogni e sappia come soddisfarlo.» Strinse la maglietta di Billy e lo attirò a sé, baciandolo sulle labbra.
Billy si ritrasse bruscamente. «Credo sia meglio che vi diate una calmata.»
Sollevata che non si fosse fatto coinvolgere, Betty gli andò accanto. «Ha ragione, sembrate tutti impazziti. Anzi peggio.»
«Non è colpa loro» le rispose Billy. «Almeno non del tutto. Il mio senso del soprannaturale pizzica.»
Betty lo guardò sorpresa. «Non è possibile. Non c’è nessun mostro qui intorno.»
«Sì che ci sono dei mostri» urlò qualcuno dal pubblico.
«Siete voi» disse un altro, balzando in piedi. «Non siete adatti a stare vicino a Billy.»
Betty li fissò allibita. Uno dopo l’altro i ragazzi e le ragazze seduti nelle poltroncine si alzarono e incominciarono a gridare di essere l’unico, o l’unica, che poteva stare con Billy. Rendendosi conto di avere dei rivali, presero a spintonarsi a vicenda, e urlarsi contro: nessuno meritava Billy quanto lui o lei.
Betty si voltò indietro, illudendosi di chiedere l’aiuto della professoressa Noxon per riportare l’ordine, ma si accorse che la situazione era anche peggiore.
La donna urlava e inveiva conto Chas, che a sua volta la spintonava minacciosa. Donovan si azzuffava con uno dei due ragazzi che gli aveva fatto indossare il mantello, mentre l’altro era seduto a terra imbronciato e si massaggiava la guancia destra.
«Hanno perso tutti il controllo» disse Betty preoccupata.
«Te l’ho detto: c’è di mezzo qualcosa di soprannaturale» rispose Billy.
Prima che Betty potesse replicare, qualcuno le afferrò la mano. Alzò gli occhi intimorita e riconobbe Zec.
«Svelti. Usciamo di qui prima che la situazione peggiori ulteriormente» le disse, prendendo anche la mano a Billy.
Seguendolo lungo la striscia di pavimento tra i posti a sedere, Betty chiese: «Come mai non sembri sotto l’effetto di qualsiasi cosa ha colpito gli altri?»
«Non lo so, ma può essere un segno che c’è un modo per aiutarli» rispose.
La loro avanzata verso le porte dell’auditorium venne bloccata da Michelle.
«Sapevo che voi due ne avreste approfittato» disse con rabbia, squadrando Betty e Zec. «È dalla vostra serenata al campo sportivo che ho capito che volevate Billy tutto per voi. Ma non è vostro!»
«Calmati Michelle, non sei in te» disse Betty.
«Non dirmi come devo sentirmi» urlò lei. I capelli le si tinsero di nero, le vene scure comparvero sulla fronte e presto avrebbe dato sfogo ai poteri di poltergeist umano. «Billy ha bisogno di me, solo io posso amarlo come è giusto.»
«Andate» disse Zec, mentre anche il suo aspetto fisico subiva la stessa trasformazione della ragazza. «Mi occupo di lei e vi raggiungo subito.»
Billy indugiò, ma Betty gli prese la mano e corse verso le porte dell’auditorium, trascinandoselo dietro. «Sa cavarsela da solo. Sbrighiamoci, può essere la nostra unica occasione.»
Michelle si girò di scatto. «Fermi!» urlò, puntando le mani verso di loro.
Zec si mosse con altrettanta rapidità e con i poteri telecinetici la sollevò da terra e le fece sorvolare le poltroncine, sbattendola contro il muro. «Non voglio farti del male.»
«Io sì.» Chiuse la mano destra a pugno e sradicò dal pavimento la prima poltroncina alla sua sinistra e la lanciò contro il ragazzo.
Zec la fermò a mezz’aria con il potere. Corrugò la fronte e con uno sforzò visibile, la spinse addosso alla compagna, bloccandola contro il muro. Poi si fece strada spostando senza toccarli i vari ragazzi che si aggredivano e raggiunse i due amici davanti alle porte.
Dall’esterno, Billy osservò il putiferio dentro l’auditorium. «Li lasciamo così?»
«Non abbiamo altra scelta» rispose Zec.
Betty incrociò lo sguardo della professoressa Noxon e trasalì. La donna scansò Chas e gridò: «Portano via Billy, fermiamoli!»
Tutti i ragazzi occupati a tirarsi i capelli, graffiarsi e spintonarsi, si voltarono verso di loro e li fissarono rabbiosi.
«Presto, le porte» disse Betty a Zec.
Zec agitò le braccia una verso l’altra e le porte dell’auditorium si chiusero con un boato. Indietreggiò mantenendole serrate, ma dall’interno si sentirono colpi violenti battuti per spalancarle. «Non li tratterrò ancora per molto.»
Betty si guardò intorno, poi indicò la spada che Billy aveva ancora nel fodero sul fianco. «Usa quelli per bloccare le maniglie. Li terranno occupati abbastanza per nasconderci.»
Billy si slacciò il fodero, sguainò la spada di plastica e infilò entrambi gli oggetti di traverso nell’apertura delle maniglie, incastrando la chiusura.
«Dove andiamo?» chiese Zec, mettendosi a correre nel corridoio con i due amici al fianco.
«Ci servono informazioni» rispose Billy. «Andiamo nell’aula multimediale.»
«No, è il primo posto dove verrebbero a cercarci. Glielo indicherebbero sia Donovan che Michelle» disse Betty. «È meglio usare la cara vecchia carta stampata. Andiamo in biblioteca.»
«Pensi che questa follia coinvolga tutta al scuola?» le domandò Billy.
«Non so.»
I tre stavano per svoltare all’angolo con l’ingresso della biblioteca, quando un bidello si parò loro davanti.
«È vietato correre per i corridoi» disse l’uomo di mezza età e tarchiato, puntando contro lo spazzolone che reggeva in mano. «Cosa ci fate ancora in giro a quest’ora?»
«Dobbiamo fare una ricerca urgente» rispose Billy. «È per domani e non abbiamo ancora scritto neanche una pagina… quindi… andiamo in biblioteca.»
L’uomo li squadrò e poi, con la mano libera, afferrò il polso di Billy e lo tirò verso di sé. «Ti aiuto io. Ti accompagnerò dove vuoi. Possiamo andare a casa mia, di cosa hai bisogno? Sono bravo in…»
«Non è il caso.» Betty gli strappò lo spazzolone e lo colpì in testa con il manico un paio di volte, tramortendolo e facendolo cadere pesantemente sul pavimento. Abbandonò quindi al suo fianco l’arma improvvisata. «A quanto pare questa malattia d’amore verso Billy coinvolge chiunque, non solo il gruppo del club di teatro.»
Zec scavalcò il bidello, abbandonò l’aspetto da poltergeist umano e tenne aperta la porta della biblioteca per fare entrare gli altri. «Ho paura che forse vada ben oltre i cancelli della scuola.»
«Pensi all’intera città?» domandò Billy allarmato, mentre lo superava e si guardava intorno nella biblioteca vuota.
«Può essere» rispose Zec. «Mi è tornato in mente l’episodio di San Valentino della seconda stagione di Buffy, quello in cui Xander diventa l’oggetto del desiderio di ogni ragazza o donna di Sunnydale.»
Betty lo fece spostare e chiuse la porta dietro di sé. «Allora dovremmo cercare una strega. Nell’episodio Xander chiede aiuto ad Amy Madison per un incantesimo d’amore.» Squadrò poi Billy. «Non è che hai lanciato un sortilegio del genere, vero?»
«No, ovviamente e se ci fosse di mezzo una strega, credo che il mio senso speciale per il soprannaturale me l’avrebbe fatta già trovare» rispose Billy.
«Forse non serve una strega per questa magia, basta un oggetto» riprese Zec. «Nella settima stagione c’è un episodio simile che coinvolge una giacca di un giocatore di football.»
Betty annuì. «Me lo ricordo, ma veniva perseguitato chi lo indossava e a meno che Billy non si rifornisca in un outlet stregato, non credo sia il nostro caso.»
Billy si fermò a riflettere. «Perché non è qualcosa che ho indosso io. Ma tu.»
Betty lo fissò offesa. «Che vuoi dire? Pensi che ti abbia lanciato un incantesimo?»
«Be’ no… non apposta forse… ma quando ti sei avvicinata a me dopo che Donovan e Chas mi hanno baciato, ho percepito il soprannaturale.»
Betty si tastò gli abiti che aveva indosso. «Non ha senso. Ho questi vestiti da anni e  li ho messi altre volte senza conseguenze come queste.»
Zec le andò accanto e la scrutò con attenzione. «La collana. Non l’avevi quando sei venuta a scuola oggi, te l’hanno messa al club poco fa.»
Betty sollevò lievemente il pendente della pietra gialla e la esaminò attraverso le lenti degli occhiali. «In effetti, ora che mi ci fai pensare c’è una sorta di leggenda sulla “Lacrima di Giulietta”. Però non vedo connessioni con quello che sta succedendo.»
«Perché? Raccontaci questa storia» la incalzò Billy.
«A quanto mi hanno detto alcuni membri del club dell’ultimo anno, si racconta che ogni volta che la ragazza che ottiene il ruolo di Giulietta indossa questa pietra, riesce non solo a far si che il ragazzo che le piace reciti come Romeo, ma al termine dello spettacolo i due si fidanzano.» Betty rimase in silenzio a guardare i volti dei due ragazzi al suo fianco. Riusciva a leggere nei loro occhi cosa stavano pensando: era ovvio che dato che lei aveva una cotta per Billy, era colpa sua tutto quel putiferio. «Vi sbagliate, la storia non c’entra con la follia generale e nemmeno io. Non ho ancora ottenuto il ruolo di Giulietta.»
«Ma sei una delle candidate» disse Billy in tono pacato. «E la professoressa Noxon mi ha proclamato Romeo dopo che ti hanno messo addosso la collana. Quindi…»
Betty scosse la testa. «Non ha comunque senso. La “Lacrima di Giulietta” fa innamorare tra di loro solo i due protagonisti, non chiunque altro.»
«Ma noi siamo sulla Bocca dell’Inferno, secondo mia sorella» spiegò Zec. «E sappiamo per esperienza che le regole possono essere stravolte.»
Betty lo guardò arrabbiata. «Cosa vorresti insinuare?»
«Calma, sono sicuro che non vuole offenderti» s’intromise Billy.
«Infatti. Sto solo facendo una considerazione» rispose Zec, incrociando le braccia sul petto. «Non è un segreto che hai una cotta per Billy e non sei sicura di essere corrisposta. Quando però ti sei ritrovata con la pietra al collo hai  pensato che forse la leggenda era vera e tu avevi una possibilità. Questo desiderio può essere stato intensificato e  stravolto dalle energie della Bocca dell’Inferno e così, adesso, chiunque sia in presenza di Billy finisce con provare i tuoi stessi sentimenti per lui.»
«Ho sedici anni e sì, sogno che il ragazzo che mi piace provi lo stesso» ammise Betty sulla difensiva. «Ma non desidererei mai far del male a qualcun altro pur di averlo e tu lo sai bene.»
«Non ti sto accusando di nulla» replicò Zec.
«Davvero? A me sembra che mi incolpi di tutto, solo perché provo qualcosa per Billy come te.»
«Proprio perché entrambi abbiamo sentimenti reali per lui siamo immuni a questa magia. Come vedi è la spiegazione più logica.»
Betty gli lanciò uno sguardo di sfida. «Quindi se avessi tu questa pietra al collo, saremmo nella stessa situazione, giusto?»    
«Ehm… forse… non so…»
«Allora la tua teoria è sbagliata.»
«Perché per una volta non puoi darmi ragione» gridò Zec infuriato. «Hai deciso che sono tuo nemico solo perché amo Billy.»
«L’amore è come una guerra. Se vogliamo lo stesso ragazzo, siamo nemici.»
«È assurdo»
«Non è vero.»
«Sì, invece» sbottò Zec. «E se non fossi così cocciuta, capiresti che io tengo alla tua amicizia. Non ho fatto e non farò mai niente per portarti via Billy, se lui vuole stare con te. E non smetterò comunque di esserti amico.»
Betty rimase senza parole. In quel momento le tornò in mente che aveva sempre provato tenerezza per Zec e si trovava bene con lui. Tutto era cambiato quando era entrato in scena Billy e si era accorta che tra loro c’era più intimità di quanta avesse lei con l’ammazzavampiri.
«Ragazzi è meglio che ci muoviamo, sento dei passi che si avvicinano.» Billy guardò verso la porta e nel silenzio udirono in lontananza un gruppo di persone correre avanti e indietro per il corridoio. «Non ci impiegheranno molto a scoprirci. Se la teoria di Zec è corretta, dobbiamo distruggere quella pietra.»
«D’accordo.» Betty afferrò con le dita le maglie sottili, per sfilarsela, ma la trovò pesante come piombo e non riuscì a sollevarla. «Non viene via. È bloccata al mio collo.»
«Non fa niente» disse Zec. «La spaccheremo così, troviamo qualcosa con cui romperla.»
La pietra si illuminò, Betty avvertì il calore lungo le maglie e staccò i polpastrelli per il bruciore. «No, non servirebbe. Ha iniziato ha surriscaldarsi, credo non si fermerà finché non avrà ottenuto ciò che vuole.» Alzò lo sguardo e oltre le lenti, lo puntò su Billy. «Una confessione d’amore sincero.»
«Ne sei sicura?» domandò Zec dubbioso.
«Mi sono fidata di te, tu fidati di me. Billy deve scegliere.»
Billy la guardò serio. «Betty, non voglio far del male a nessuno.»
«Lo so, ma è inevitabile.» Betty provò un’inaspettata calma nel rendersene conto. «Chi di noi sarà rifiutato soffrirà, ma non porterà rancore. Quello che mi hai detto prima Zec, mi ha fatto ricordare che anche io tengo alla sua amicizia e alla tua. Non importa chi di noi potrà stare con te, ma devi fare una scelta.»
Billy passò in rassegna i loro volti. La porta si spalancò di colpo. Il bidello barcollò tenendosi la testa dove era stato colpito e avanzò verso di loro. Dietro di lui fecero capolino alcuni ragazzi.
«E va bene» disse Billy. «Io… Zec, mi piaci tanto. Quanto io piaccio a te. E ne sono felice.»
Il fermaglio della collana si aprì e cadde con la sua pietra ai piedi di Betty.
Il bidello si fermò e si guardò intorno confuso e lo stesso fecero i due ragazzi alle sue spalle.
«Cosa stavo facendo?» chiese l’uomo, guardando gli altri presenti.
Betty colse lo sguardo confuso di lui e dei ragazzi, intuendo non riuscissero ad ammettere consciamente quello che era successo. «Ci stava dicendo che la biblioteca deve esser lasciata libera e ce ne stavamo andando.»
Billy e Zec annuirono e tutti e tre uscirono.

 

Betty, Zec e Billy s’incontrarono all’uscita da scuola con Donovan e Michelle, raccontando cosa era veramente successo.
«Mi dispiace, scusatemi. Scusatemi» li supplicò Michelle.
«È tutto a posto» la tranquillizzò Zec. Poi strinse forte la mano di Billy nella sua. «Per fortuna è servito a qualcosa.»
«Voi due..» Michelle allargò le labbra in un sorriso. «Voi due state insieme?»
«Direi di sì» rispose Billy, lanciando a Zec un’occhiata complice.
Donovan si girò verso Betty. «Tu stai bene?»
Lei sorrise. «Credo di sì. Alla fine avevo bisogno di sentirmi dire la verità in faccia.» Era realmente sollevata, era stata una delusione non venire scelta, ma nel suo cuore sospettava già di non essere chi desiderava Billy.
«Vuol dire che posiamo tornare a essere un gruppo?» chiese Michelle speranzosa. «Scooby Gang di nuovo?»
Betty annuì. «Non ho obiezioni.»
«Bene. Il mio piano è riuscito» gongolò Donovan. Si rivolse poi a Betty e disse: «Adesso che hai le idee più chiare, guardati intorno. Chi è interessato a te non è così lontano.»
Betty inarcò un sopracciglio, mentre lui la superava e si avviava verso casa. Michelle lo seguì ridacchiando e Zec e Billy le si avvicinarono.
«Credo possa valere come una dichiarazione» disse Billy.
«Che vuoi dire?» domandò Betty incredula.
Zec sorrise. «Donovan ha una cotta per te.»
Betty tornò a osservarlo di spalle. Non riusciva a crederci. Le era stato vicino durante la rottura con gli altri e lei non si era accorta di niente. Aveva passato tanto tempo a correre dietro a Billy e a combattere i mostri, ma in quel momento provò una paura diversa.
Per fare chiarezza dentro di sé non poteva contare su qualche altra assurdità creata dalla Bocca dell’Inferno, adesso doveva contare solo su se stessa. 

 

                                                           Continua…?