lunedì 5 marzo 2018

Darklight Children - Capitolo 66


CAPITOLO 66

Il libro che risorge

 
Angelo Moser osservò i due ragazzi andare incontro ai demoni, seguendoli fin dove la vista gli permetteva. Una parte di lui era fiera di loro, forse non lo avrebbero ammesso apertamente, ma era convinto che stessero iniziando a prendere seriamente in considerazione l’idea di diventare guerrieri dell’Ordine e lottare per difendere gli innocenti.
Si spostò verso la vetrina, sperando di scorgerli mentre combattevano, la visuale però era ostruita dalle fronde degli alberi del parco.
«Dai l’addio ai tuoi agnelli sacrificali?» domandò una voce cavernosa alle sue spalle.
Angelo si girò con uno scatto e si trovò a una decina di passi di distanza dal demone dalle squame blu. «Come sei riuscito a entrare?»
«Non crederai davvero che le tue insulse protezioni magiche siano un problema per me? Sono Carovus, emissario di DiKann. Niente può fermarmi.»
«L’ultima volta che sei stato qui la pensavi diversamente.» Angelo estrasse un osso dalla tasca dei pantaloni, lo lanciò ai piedi del demone e urlò «Disperde nebule!»
Una foschia grigio perla si avventò contro l’intruso, ma fu dispersa da uno sbuffo di vapore blu cobalto che portò Carovus davanti al bancone con il registratore di cassa. 
«Ottima mossa» ammise il demone. «Come ti ho già detto, però, niente può fermarmi. E ora dammi il libro.»
Angelo s’irrigidì. «Di qualsiasi cosa parli, non l’avrai da me.»
Carovus sogghignò, mostrando le zanne. «Non offendere la mia intelligenza. Consegnami il Ritus
«Quel testo è andato distrutto» rispose. «Hai sprecato solo del tempo, se hai organizzato quest’attacco con i tuoi sottoposti per entrare qui e prenderlo. Chi ti ha preceduto non ti ha messo al corrente?»
«Sappiamo entrambi che non è vero. Voi dell’Ordine ne avete fatta una copia e sai benissimo che questo ha contribuito a far scattare la capacità del Ritus di rigenerarsi.»
Angelo lo guardò cercando di dissimulare la frustrazione. «Chi ti ha dato tutte queste informazioni?»
«DiKann in persona» disse Carovus orgoglioso. «Tramite il suo legame con quel volume, il mio padrone sa che il Ritus è ancora integro ed è riuscito a rifugiarsi nella vostra imitazione, salvandosi come sempre.»
«Come tutti i demoni sei un bugiardo» replicò. «DiKann è prigioniero nel suo regno. Nessun demone può contattarlo. A meno che…»
Il ghigno si allargò sulla faccia deforme e squamosa di Carovus. «Esatto! Sono uno dei depositari dell’uovo. Un demone nato come uomo sulla Terra e poi trasformato in demone nel Primo Inferno.» Notò la sua espressione confusa, stava cercando di darsi una spiegazione. «Non tormentare il tuo patetico cervello. Sono una rarità. Anzi l’unico a cui è successa una cosa del genere. Nessun altro degli uomini di Barbieri ha avuto l’onore di incontrare il nostro Signore.»
«Se è tutto vero, sei uscito dal Primo Inferno e hai superato il divieto del Sigillo grazie alla tua origine umana… e allora sai anche cos’è il Catalizzatore per rompere il Sigillo» ragionò Angelo ad alta voce.
Carovus compì un balzò verso di lui e gli afferrò la camicia. «Proprio così. Se mi dai il libro senza fare storie, ti rivelerò chi è prima di ucciderti.»
«Preferisco ammazzarti e scoprirlo da solo.» Gli sferrò una ginocchiata nello stomaco, che lo fece allontanare il tempo necessario per recitare una nuova formula. «Demonae intruse, errante terrae, infernum ritornae!»
Un cerchio di fiamme viola circondò la parte di pavimento su cui si trovavano i piedi di Carovus. Le fiamme si innalzarono e trasformandosi in catene violacee, lo avvolsero intorno alle braccia e alle gambe, cercando di trascinarlo verso il basso.
In ginocchio e con i polsi stretti dalle catene fiammeggianti, il demone riuscì comunque a stringere con la mano sinistra il medaglione rosso che aveva al collo e questo bastò a estinguere il fuoco e renderlo di nuovo libero.
Prima che si rialzasse, Angelo lo superò e corse verso la porta di uscita. Carovus si mise in piedi in pochi secondi, lo raggiunse e con un movimento fulmineo, lo agguantò per le spalle, rigirandolo con il volto rivolto verso il suo.
«Complimenti, voi dell’Ordine siete tenaci, questo devo riconoscerlo» disse in un misto di divertimento e rabbia. «Adesso però mi hai stufato. Non mi servi vivo. Rivolterò questo posto da cima a fondo, finché non troverò il Ritus
Angelo aveva esaurito i suoi espedienti. Per difendersi aveva bisogno di altro materiale, tutto rinchiuso nel magazzino segreto sotto il negozio.
Il demone gli piegò a forza la testa da un lato e avvicinò le zanne per assaggiare la sua carne e il suo sangue.
Dall’esterno esplose una strana energia, il riverbero attraversò il vetro della porta davanti a cui si trovavano, facendolo tremolare. Carovus si allontanò infastidito e allentò la presa su di lui.
Angelo colse l’occasione di sfuggirgli e si allontanò.
«Che succede?» gridò il demone, sbavando furioso.
In risposta udirono la voce di Sabrina dall’esterno. «Aspetto un bambino da Yuri».
Angelo si fermò sorpreso per quella rivelazione. Carovus invece non parve interessarsene. Si guardò intorno e lo individuò. Stava per ripartire all’attacco, quando qualcosa lo fermò.
Prima che Angelo potesse compiere un gesto, il demone ululò di dolore e nascose la testa tra le mani. Provò ad allontanarsi dalla porta, barcollando e sbattendo contro il bancone. Poi il fumo cobalto che lo aveva già tratto in salvo, lo avvolse portandolo lontano.
Angelo corse verso la porta, la spalancò, uscì e vide che non c’era più traccia dei demoni. Chi aveva spinto Carovus a scappare all’improvviso, aveva messo in fuga anche loro.
Si accorse che Sara e Sabrina non erano molto distanti da lui, con intorno gli altri ragazzi e i gatti di Naoko.
Aprì la bocca per domandare cosa fosse accaduto, ma la voce gelida di Sara lo frenò. «No. Devo occuparmi di lei!» disse.
E lui seppe che i veri problemi erano appena iniziati.

 
Continua…

lunedì 26 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 65


CAPITOLO 65

Verità inaspettata

 
Seduta su una poltrona accanto a Yuri, Sabrina lo osservava mentre leggeva il suo Registro dell’Ordine.
Forse è la volta buona che riesco a parlargli pensò. Appena usciti da scuola si erano separati dagli altri tre amici. Prima che imboccasse la strada di casa, il ragazzo le aveva offerto di tornare da lui a leggere insieme i Registri e lei aveva accettato. Era passata un’ora e gli spiriti che lo avevano tormentato in precedenza, non si erano presentati. Si fece coraggio e chiese: «Va tutto bene?»
Yuri distolse lo sguardo dal fascicolo aperto sulle gambe e annuì. «Sembra che la tua presenza li tenga lontani.»
Sabrina sorrise. «Sono meglio dei Ghostbusters
Yuri rise a sua volta. «Già, pare proprio di sì.» Notò poi che lei non aveva preso il suo Registro dallo zaino. «Non dirmi che sei rimasta tutto questo tempo a fissarmi?»
«Volevo essere sicura che non corressi pericoli.»
«E se qualche spettro del passato se la prendesse con te?» le domandò, apparendo seriamente preoccupato. Chiuse la cartelletta con i fogli e disse: «Avanti, tocca a te. Ora ti farò io da guardia e se inizierai a lanciare oggetti in giro con la telecinesi, ti aiuterò a svegliarti.» 
«Grazie, ma piuttosto c’è qualcosa che dovrei dirti e vorrei solo che tu mi ascoltassi» replicò Sabrina, decidendo che era la sua occasione di rivelare la verità.
«Ok… ma c’è qualche problema?»
«Sì… cioè no… insomma…» bofonchiò. «Quello di cui ti voglio parlare è stata una sorpresa anche per me e non mia spettavo una…»
Il campanello dell’abitazione suonò, sovrastando la sua voce e facendoli sussultare entrambi. 
«Torno subito.» Yuri si alzò e andò ad aprire. «Ciao, Sara, non ti aspettavo.»
Sabrina si voltò di scatto verso il corridoio. Era arrivata nel momento peggiore e avrebbe mandato all’aria il suo obiettivo di raccontare tutto. Ma soprattutto, perché si era presentata a casa di Yuri?
«Scusa se non ti ho avvertito, ma è un’emergenza» rispose lei. Sabrina la udì avanzare nell’appartamento. «Dobbiamo andare subito al Portale Mistico. Mi è arrivato un messaggio da Naoko. È lì con Davide e c’è un gruppo di demoni che...» si bloccò appena la vide, entrando nel salone. Rimase a fissarla e a Sabrina parve sorpresa e infastidita di trovarla lì. Lei stessa si sentì come un elemento fuori posto in quella stanza. «Scusate, non sapevo fossi qui. Ho forse interrotto qualcosa?»
Sabrina si efce prendere dal panico. «Io… io...» balbettò e si sentì una stupida. Non riusciva a evitare di sentirsi in colpa.
«Hai parlato di demoni » intervenne Yuri. «Hanno attaccato il negozio?»
Sara spostò lo sguardo da lei al ragazzo. «Non ancora,  ma i gatti di Naoko l’hanno avvisata che stanno avanzando velocemente verso di loro. Angelo Moser è con loro due e dice che le difese del Portale Mistico sono sicure, ma hanno bisogno anche di noi per sconfiggerli.»
«Sbrighiamoci» disse Yuri. «Tornerai dopo a prendere la tua roba» disse a Sabrina, mentyre si spsotava inc amera per cercare la giacca e le chiavi dell’auto.
Lei lo guardò perplessa. Non aveva fatto in tempo a raccontare della gravidanza, del pericolo che temeva potesse correre se coinvolta in una lotta. Poi guardò Sara, immobile a osservarla e capì che non aveva scelta. Per non farle venire qualche dubbio, doveva seguirli. Lasciò la sua borsa sulla poltrona e si alzò , infilandosi la giacca.
Uscirono insieme dall’appartamento, pronti alla lotta, però Sabrina era convinta che oltre ai demoni, avrebbe dovuto preoccuparsi anche di Sara.

«Se restiamo dentro saremo al sicuro» gridò Davide davanti alla porta a vetri del Portale Mistico. «Lo ha confermato anche il signor Msoer: le difese di questo posto sono a prova di demone.»
«E alle altre persone non pensi?» chiese allibita Naoko. «Non possiamo rischiare che quei mostri vadano a cercarsi altre vittime.»
Davide sbuffò spazientito. «Dico solo di aspettare che arrivino gli latri, saranno qui a momenti.»
«No, Naoko ha ragione» s’intromise Angelo. «Non potete correre rischi, la vostra priorità devono essere le persone innocenti. Anche se non volete fare parte dell’Ordine, avere dei poteri vi dà delle responsabilità verso chi non può difendersi da solo.»
«Sembra un discorso dell’Uomo Ragno» sbottò Davide. Pensava fosse stupido buttarsi in una lotta in minoranza, quando fuori non c’era anima viva che corresse pericoli. Ricordò però che anche lui si era trovato in una situazione del genere senza preavviso e se la era cavata solo grazie a Leonardo. Ripensare al ragazzo e rimanere lì a far niente, lo fece sentire egoista. «E va bene. Andiamo a prendere a calci nel culo quei demoni.»
Angelo si avvicinò alla porta. Recitò una formula strana e li fece uscire. Avanzando all’esterno, Davide lo vide muovere le labbra per attivare di nuovo l’antifurto mistico del negozio e seguirli con lo sguardo oltre il vetro.
Con Naoko e i due gatti al suo fianco, attraversò il tratto di marciapiede che separava l’edificio dal parco e quando misero piede sull’erba, una ventina di felini sbucarono dai cespugli e si unirono a Ombra e Scintilla, facendo loro da scorta.
«Ci aiuteranno a tenerli bada finché non arrivano gli altri» disse Naoko.
Davide non ne era molto convinto. «Non ti preoccupi che anche loro possano farsi del male?»
«Sanno badare a loro stessi.»
All’orizzonte, sei figure con il corpo di sei colori diversi avanzavano in posizione eretta. Camminavano con passo sicuro, predatori consapevoli della propria forza e certi di essere superiori a chiunque si fosse opposto a loro. A guidarli c’era un demone dalle squame verde scuro e le corna da ariete, Davide riconobbe che era lo stesso che li aveva attaccati qualche giorno prima dentro al negozio. Non appena li scorse, iniziò a correre, imitato dai compagni.
Davide provò fin da subito a creare barriere cilindriche per imprigionarli, ma loro erano più rapidi del previsto e non aveva il tempo di bloccarli. Decise di cambiare strategia. Afferrò Naoko per il polso. «Stammi vicina» le ordinò e costruì una cupola protettiva intorno a loro.
«E i gatti?» chiese Naoko, guardandoli attraverso la coltre opaca della barriera.
«Hai detto tu che sanno difendersi da soli» rispose. «A ogni modo, puoi guidarli anche da qui dentro, giusto?»
La ragazza annuì. Cercò con lo sguardo Ombra e Scintilla in mezzo al gruppo e Davide la vide concentrarsi su di loro, intuendo che stava sfruttando il suo dono.
Al sicuro dentro la cupola di energia invisibile che aveva forgiato, Davide vide i gatti dividersi in gruppi da tre e quattro e puntare ognuno uno dei sei bersagli. Saltarono addosso ai demoni e tentarono di graffiarli e morderli. I mostri squamati si difesero staccando le bestie dai loro corpi e gettandole a terra violentemente.
Il demone verde scuro era il più aggressivo e riuscì a lasciare a terra tramortiti un paio di assalitori e proseguire verso la loro protezione. Stava per tentare di squarciare le pareti invisibili, ma una scia di fiamme giallo-rosse si frappose tra loro e lo obbligò ad arretrare.
«Ti ricordi di me?» domandò Yuri minaccioso, arrivando di corsa con alle spalle Sara e Sabrina. «L’ultima volta hai cercato di azzannarmi!»
Il demone era pronto a cambiare preda, ma una forza invisibile lo sollevò da terra e lo mandò contro il suo simile che gli era subito dietro, spingendoli entrambi a qualche metro di distanza, contro il tronco di un albero.
Davide riconobbe la telecinesi di Sabrina e dato che i nemici erano abbastanza lontani da rendere impossibile squartarli, sgretolò la cupola.
«Presto! Rientriamo nel negozio» gridò Sabrina. «Dentro saremo al sicuro.»
«Non possiamo» rispose Naoko, «Dobbiamo difendere la zona. Se passa qualcuno, rischia di finire coinvolto nella lotta.»
Davide si concentrò sui due demoni che Sabrina aveva mandato a terra e creò di fretta una prigione. Il leader verde scuro si riprese all’improvviso, giusto in tempo per sfuggirgli e lasciare solo il compagno con le squame gialle bloccato all’interno.
«Di lui mi occupò io» disse Yuri, lanciandosi con le mani ricoperte dal fuoco crepitante contro l’avversario. Iniziò a  prenderlo a pugni e ogni colpo lasciava bruciature sulle squame e costringeva il demone a rantolare di dolore.
Naoko si rivolse alle altre due ragazze. «Scegliete un nemico e cercate di tenerlo a bada, in modo che Davide poi possa imprigionarlo.» Corse verso due demoni, quelli con le squame viola e vermiglio e parlò silenziosamente con i gatti radunati lì vicino. Il branco di felini si divise in due gruppi da dieci e si lanciò contro i mostri, provando ad arpionare con gli artigli le loro squame, per rimanere avvinghiati ai corpi.
Cercando di tenere tutti i demoni sotto controllo, per agire al momento opportuno, Davide scorse gli ultimi due dalle squame verde smeraldo e marrone gettarsi in direzione delle altre due ragazze.
«Bloccali e allontanali ancora con il tuo potere» ordinò Sara.
Sabrina rimase ferma. Era visibilmente paralizzata dalla paura. «Non posso» sibilò.
«Che dici? Lo hai fatto prima» ribatté Sara. «Forza!»
«Non ci riesco» rispose l’altra.
Davide capì che c’era qualcosa che la spaventava oltre ai demoni. Corse verso di loro per tentare di creare una seconda cupola invisibile. I demoni però erano in vantaggio, con un balzo le avrebbero raggiunte. Sara prese Sabrina per un braccio e la luce del teletrasporto segnalò a Davide che erano fuori dal parco.

Sabrina sgranò gli occhi e vide davanti a sé la porta del Portale Mistico. Sentì i muscoli sciogliersi per il sollievo.
«Che diavolo ti prende?» la aggredì Sara
«Non posso. Non posso lottare.»
«Perché?» le domandò infuriata. «Stiamo tutti facendo la nostra parte.»
Quelle accuse risvegliarono la grinta in Sabrina. Non le importava più di ferire l’altra ragazza, o di cosa avrebbe fatto dopo. «Aspetto un bambino da Yuri» urlò con tutto il fiato che aveva in corpo. Il timore che suo figlio corresse qualche rischio l’aveva privata dei ogni freno nel rivelare quella verità. La sua voce risuonò nel silenzio della strada deserta, arrivando anche alle orecchie dei compagni impegnati nella battaglia.
Si guardò intorno. Per un solo attimo, Naoko, Davide e Yuri si voltarono a osservarla.
«Sono incinta…» ripeté «…mi dispiace lo sappiate così.»
Sara arretrò lentamente. Sul suo volto erano palesi le emozioni, rabbia, dolore, sorpresa. Sabrina pensò di averle inferto un colpo peggiore di una sberla in faccia. Poteva immaginare cosa stesse pensando in quel momento: “Non poteva accadere di nuovo; di nuovo un triangolo con Yuri.”
«Vi siete presi gioco di me» sussurrò Sara a denti stretti. «In questi mesi e giorni mi avete trattato come sempre, mentre nascondevate il vostro segreto.»
Sabrina iniziò a sentir defluire il suo coraggio, come una bottiglia che si svuota del suo contenuto. «Ti giuro che volevo dirlo. Volevo raccontare tutto, ma ogni volta succedeva qualcosa.»
Sara scosse la testa «No. Non è vero. Eravate bugiardi nelle nostra vita passata e lo siete ancora. Era solo questione di tempo prima che riaccadesse.»
«Non è così» mormorò Sabrina.
«Stai zitta!» Sara si portò le mani alle tempie. Era infuriata, offesa, delusa e rabbiosa. Si piegò in avanti, come se la testa fosse troppo pesante da sorreggere. Gridò in preda a un dolore improvviso e un’onda invisibile, fatta di pura energia mentale, si abbatté come uno tsunami nello spazio che la circondava.
Sabrina avvertì una lieve vertigine, ma l’impatto fu più doloroso per i demoni. Li sentì latrare sofferenza e terrore, quel lamento si fuse con l’urlo di Sara e si girò a guardare gli altri.
Il demone imprigionato da Davide sbatté più volte come una furia contro la parete invisibile e il contraccolpo obbligò il ragazzo a liberarlo. Il demone verde scuro si allontanò da Yuri.. I due alle prese con i gatti sembrarono dimenticarsi di averli appiccicati agli arti e i felini si buttarono verso il terreno, disturbati a loro volta. I demoni restanti tornarono sui loro passi.
Tutti loro non prestarono più attenzione alla battaglia e con gli occhi stretti come fessure, corsero uno dopo l’altro verso il fondo del parco, da dove erano venuti, con l’unico desiderio di mettersi in salvo.
Sabrina riscontrò la stessa incomprensione nei suoi compagni. Qualsiasi cosa avesse provocato quel dispiego di energia psichica di Sara, li aveva slavati. Ammutoliti, dalla propria posizione ognuno di loro osservò i demoni fuggire, fino a sparire oltre la loro visuale.
Con la testa china, Ombra e Scintilla si avvicinarono ai piedi di Naoko Lei si abbassò e ascoltò il loro messaggio telepatico. Poi, si alzò e si voltò indietro a guardare Sara che si teneva ancora dolorante  la testa. «Tutto questo potere  è opera di Sara e forse anche dell’altra sua identità.»
Sabrina tornò a osservare la ragazza. Rimase immobile, non sapendo cosa dire o fare. I tre compagni la raggiunsero e parvero a loro volta timorosi di fare domande.
Sara sollevò lentamente la testa e si guardò intorno inespressiva.
Yuri si fece avanti per parlare. «Sara, lascia che…»
«Puoi rientrare a riposarti. Il pericolo è passato. È tutto finito» s’intromise Naoko.
«No» rispose Sara in tono neutro. Puntò lo sguardo su Sabrina e la ragazza riconobbe nei suoi occhi il guizzo di una luce sinistra. «Devo occuparmi di lei!»



Continua…

lunedì 12 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 64


CAPITOLO 64

Preparativi del raduno

 
Gabriel sonnecchiava, rannicchiato sul pavimento della sua stanza. Da settimane aveva perso una dopo l’altra le abitudini tipicamente umane e pur avendo un letto comodo in cui dormire, si era abituato a usare come materasso le assi di legno del parquet.
Dilatò d’istinto le narici e percepì una moltitudine di nuovi odori, solleticarono il suo olfatto, svegliandolo bruscamente.
Gabriel si rigirò, posizionandosi a quattro zampe e annusò con forza l’aria. Pur avendo dormito poco a causa di una nenia che Carovus aveva ripetuto incessantemente per tutta la notte e buona parte della mattina, i suoi sensi erano abbastanza vigili da assicurargli che ci fossero cinque o sei intrusi nella villa.
Uscì dalla camera e scese le scale guardingo. Giunto al piano terra si mise in posizione eretta e constatò di non essersi sbagliato. Sei figure erano inginocchiate intorno al divano, su cui era stravaccato il suo coinquilino dalle squame blu, e a differenza di loro, i nuovi arrivati presentavano delle caratteristiche che fornivano l’aspetto da ibrido metà umane e metà demoniache.
«Ben svegliato, Gabriel» lo salutò Carovus, puntandogli gli occhi addosso.
«Chi sono questi mostri?» gli domandò, sostenendo lo sguardo.
«Non è carino parlare in quel modo dei propri simili» rispose l’altro con un sorriso. Allungò la mano artigliata e accarezzò la testa a un uomo dai capelli castani corti, con scaglie vermiglio intorno ai contorni del volto, che si estendevano lungo collo e spalle, fino alle punte delle dita. Accanto a lui, un altro con i capelli biondi scostati a celare parte delle piccole corna color avorio e squame giallo spento sparse sulle guance e sul petto, messo in mostra dalla maglietta sfilacciata, si fece avanti per avere le attenzioni del demone. «Hai visto come sono carini? Sono come cuccioli. Questo è il momento giusto per svezzarli.»
Tornando a guardare l’altro demone completo, Gabriel notò che aveva uno strano medaglione rosso al collo e fu sicuro di non averglielo mai visto addosso i giorni precedenti.
Pur incuriosito, non ne fece parola e chiese: «Perché li ha portati qui?»
«Sono venuti da soli. Hanno sentito il mio richiamo. In realtà l’ha sentito l’embrione nell’uovo che hanno in corpo, ma presto non farà differenza.»
Gabriel osservò disgustato quella scena. Anche gli altri quattro uomini, provvisti di macchie squamate viola, marrone, verde smeraldo e azzurre, in evidenza sui lembi di pelle scoperti, e che spuntavano dai vestiti strappati, si ammassarono intorno alla mano di Carovus, come tanti fedeli animaletti che cercano l’affetto del loro padrone. Per la prima volta fu contento che la sua trasformazione fosse avvenuta spontaneamente, quando non c’era nessuno a comandarlo. Non avrebbe sopportato di ritrovarsi in quello stato.
«Va bene piccolini, è arrivato il momento.» Carovus afferrò il medaglione rosso e lo strinse con il pugno destro talmente forte, che le squame schioccarono sulle sue dita.
I sei mezzi uomini si contorsero sul pavimento. Urlarono di dolore, si strinsero in posizione fetale e il loro fisico subì una mutazione violenta. La pelle sparì, invasa totalmente dalle squame colorate che si intravedevano dai loro vestiti e questi ultimi si lacerarono definitivamente, ricadendo in terra in piccole matasse accanto a loro.
Dopo qualche secondo, le sei figure si alzarono debolmente, mettendosi a quattro zampe. Non avevano più alcuna traccia umana, ormai erano demoni completi.
Gabriel li guardò confuso e sconvolto. «Ma come…?» 
«Adesso, Gabriel vi porterà a fare colazione» disse Carovus con un tono melenso, che contrastava con la rudezza della sua voce. Alzò la testa e si rivolse al compagno. «Andrai al negozio di magia e con questo piccolo esercito sistemerai il conto in sospeso con il proprietario. Se dovessi ritrovarti davanti i ragazzini, fai attenzione a Sara Martini. Non attaccarla: è l’unica abbastanza forte da distruggervi tutti.»
«E tu non vieni?» domandò Gabriel sospettoso.
«Ho bisogno di riposo. L’incantesimo per richiamare questi sei e trasformarli mi ha richiesto un notevole sforzo.»  
Gabriel lo fissò dubbioso. Se era stanco e debole, quella poteva essere la sua occasione per ribaltare la situazione e riprendere il comando. Di sicuro non gli sarebbe capitato una seconda volta.
Carovus parve intuire le sue intenzioni. «C’è qualche problema?» domandò, scrutandolo con i suoi occhi scuri e mettendosi in piedi come a reclamare il suo territorio.
Gabriel scosse la testa. Qualcosa nella sua mente e nel suo corpo lo spinsero rabbrividire e allontanarono il suo impulso a ribellarsi. «Andiamo» ringhiò poi ai nuovi demoni inginocchiati, passando davanti al divano e diretto all’esterno della villa.
I sei demoni guardarono prima Carovus, aspettando la sua approvazione, poi notando che non si opponeva, si misero in piedi barcollando e seguirono ubbidienti l’altro simile.

Terminato l’orario scolastico, Davide e Naoko si erano accordati per continuare la lettura dei Registri nel suo negozio di Angelo Moser. Nella stanza sotterranea adibita a magazzino, allo stesso tavolo intorno a cui si erano seduti qualche giorno prima, si dedicavano in  maniera diversa a cercare di risolvere il mistero sulla possibilità che Leonardo fosse ancora vivo.
Davide aveva abbandonato il suo Registro nello zaino e sfogliava avidamente quello dell’amico morto. Cercava nelle trascrizioni della sua vita passata ogni informazione o fatto legato all’uso del potere originale del ragazzo. La proiezione astrale era l’unico indizio che avevano trovato e su cui si basava tutta la loro teoria.
Naoko invece, aveva il Registro che la riguardava aperto sotto gli occhi, ma sfogliava le pagine sempre più insoddisfatta.
«Grazie per aver mantenuto il segreto con gli altri» disse Davide.
Lei alzò la testa per guardarlo. «Non devi ringraziarmi. È una decisione che condivido, penso sia inutile dare agli altri false speranze. E poi, come mi ha insegnato mia nonna, quello che sto facendo è anche un modo per rimediare agli errori dell’altra vita » Abbassò il capo e aggiunse: «. Purtroppo il mio Registro non dice nulla di rilevante su Lucen che ci aiuti ad avere altre indizi sul reale stato di Leonardo… anche se…»
Davide la fissò inquieto: sembrava le fosse venuto in mente qualcosa. «A cosa stai pensando?» 
«Ci siamo concentrati sulla proiezione astrale, ma forse la risposta non è in queste vecchie carte» rispose. «Dov’è il suo corpo?»
«Che vuoi dire?»
«Che fine ha fatto il corpo di Leonardo? Se quella che abbiamo visto morire era davvero la manifestazione del suo inconscio, allora dov’è la sua parte fisica?»
«Giusta osservazione.» Davide si fermò a riflettere, se la teoria del potere originale di Leonardo era corretta, concordò che quello era il particolare su cui dovevano indagare. «Probabilmente è rimasto nel luogo dove si trovava quando la sua mente si è separata dal corpo.»
«Esatto, ma come mai non si è fatto vivo dopo che abbiamo cancellato il suo ricordo da tutti? Dovunque si trovasse al momento della separazione, dopo avrebbe dovuto riunirsi e venire a cercare qualcuno di noi per vedere se lo riconoscevamo.»
«Be’… ci sarà una spiegazione…»
«E quale?»
Davide la guardò scocciato. «Che ti prende? Credevo lo volessi ritrovare anche tu.»
«Infatti è così» replicò Naoko. «Però c’è qualcosa che non funziona nel nostro ragionamento.»
«Vuoi dire che stiamo perdendo tempo?»
 Lei si alzò in piedi. «No. Sto dicendo che ci serve qualcuno più esperto di noi, qualcuno  che forse  può vedere particolari che a noi sfuggono.» Aggirò il tavolo e si diresse verso le scale che portavano al piano superiore.
Davide balzò in piedi e con uno scatto le fu dietro «Aspetta. Cosa vuoi fare?»
«Voglio parlarne con il signor Moser.» 
«Eravamo d’accordo di non dirlo a nessuno finché non ne fossimo sicuri» ribatté. «Poco fa la pensavi come me.»
«È diverso» gli rispose seria. «Angelo Moser sa più cose di noi sul nostro passato e su come funzionano questi poteri,  può spiegarci se questa nostra idea è folle o possibile, evitando di farci perdere tempo.»
Davide si morse il labbro inferiore. Aveva ragione, era davvero la scelta più sensata. «D’accordo. Ma dovrà mantenere il segreto.»
Salirono al piano superiore e trovarono l’uomo dietro al bancone, occupato a sfogliare svogliatamente un quotidiano. Sentendoli arrivare, si voltò e chiese: «Posso aiutarvi?»
Davide fece un passo avanti, superando la compagna. «Può darsi, ma dovrà ascoltarci e non raccontare a nessuno quello che diremo.»
«Non siamo sicuri» si affrettò a precisare Naoko. «Però supponiamo che Leonardo… ecco… potrebbe non essere veramente morto.»
Angelo li guardò scettico. «E cosa ve lo fa pensare?»
«Quando le ho chiesto di avere il Registro di Leonardo era per scoprire qualcosa sul nostro… legame. Poi però leggendolo, mi sono domandato quale fosse il suo potere, dato che lei ci aveva detto che in origine non possedeva il teletrasporto» rispose Davide «E ho trovato che Lucen era in grado di usare la proiezione astrale.»
«A quel punto ci è venuto in mente che Sara ha sviluppato la telepatia» intervenne Naoko. «E così abbiamo concluso che poteva trattarsi del suo potere originario, anziché di uno nuovo.»
«E avete supposto che in questo stesso modo anche in Leonardo potrebbe essersi risvegliata la capacità della proiezione astrale» commentò Angelo. «Non è un’ipotesi tanto assurda. Ma Sara ha detto di averlo visto morire e che anche voi eravate presenti.»
«Esatto, ma non è rimasto nessun cadavere» rivelò Davide.
«Leonardo è semplicemente scomparso. Senza lasciare traccia» disse Naoko.
Angelo parve rallegrarsi nel ricevere quella notizia. «Tutto torna! Non c’è da stupirsi: è una reazione normale. Una forma non corporea può lascare dietro di sé una traccia psichica, che però non è rilevabile a occhio nudo. In pratica la proiezione mentale del vostro amico potrebbe trovarsi ancora nel luogo in cui credete che sia morto.»
«Ne è sicuro?» domandò Naoko. «Dopo che è svanito, non avrebbe dovuto rientrare nel suo corpo?»
Angelo scosse la testa. «Se il colpo che la proiezione mentale ha subito è stato molto violento, il suo corpo ha avuto uno shock e per difendersi ha spezzato il legame con la mente. In questo momento, Leonardo può trovarsi in qualche luogo in uno stato simile al coma.»
«C’è un modo per svegliarlo?» chiese Davide.
«Sì. Ma dobbiamo ricongiungere mente e corpo.» Angelo passò in mezzo a loro e andò di corsa nel magazzino. Udirono che spostava degli scatoloni e poi tornò sorridente con un libricino blu in mano. «Qui c’è il rituale per richiamare la mente dispersa. Dove è scomparsa la proiezione di Leonardo?»
«Eravamo nel magazzino del Full Moon» rispose Davide.
«Ma è stato ristrutturato dopo l’incendio» ricordò Naoko.
«Non ha importanza» disse Angelo. «La mente di Leonardo è bloccata in quel luogo. Come se fosse in un limbo. Riverniciarne le pareti o cambiare l’arredamento non lo ha aiutato a staccarsi da lì.»
Davide era pronto a esultare, ma la porta del negozio si spalancò all’improvviso, Scintilla e Ombra saettarono all’interno e frenarono solo davanti ai piedi della padrona. Balzarono sul bancone e li vide fissarla intensamente negli occhi. Capì che stavano comunicando mentalmente con lei.
L’amica sbiancò e aprì la bocca in una smorfia di timore. Davide irrigidì i muscoli della schiena. «Cosa succede?»  
«Siamo nei guai» annunciò Naoko. «Un gruppo di demoni sta per arrivare al negozio. E non hanno buone intenzioni.»

 

Continua…

lunedì 5 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 63


CAPITOLO 63

Gioco di spie

 
Seduto nel centro del divano, Patrick sfogliò il blocco di appunti preso dal cassetto del comodino vicino al letto.
Alcuni mesi prima aveva stretto un accordo con Kaspar De Santi, l’uomo che gli aveva insegnato come sfruttare e controllare il suo potere di avere visioni attraverso il contatto tattile, e seppur non ne andasse fiero, aveva scelto di lavorare per lui solo per proteggere Sara Martini e i suoi amici.
Fulvio vorrebbe che qualcuno vegli su di loro pensò, ricordando l’ispettore suo amico e zio della ragazza, e credendo in questo modo di onorare la sua morte.
Rilesse le note scritte a mano negli ultimi mesi. Da quando aveva scoperto che Kaspar aveva accettato il posto di consulente scolastico nel liceo dei ragazzi, Patrick aveva iniziato a nutrire dei dubbi sulle vere intenzioni dell’uomo e dopo che lui gli aveva rivelato di lavorare per un misterioso istituto chiamato il C.E.N.T.R.O. – che seguiva ragazzi con poteri extrasensoriali – aveva preso la decisione di tenerlo il più possibile alla larga dai suoi protetti.
Patrick sollevò lo sguardo dai suoi appunti. «Dovrei conoscere l’interno di quell’istituto, eppure non ricordo nessun particolare» disse, ripensando alla visione del giorno prima, scattata dopo aver sfiorato Sara.
Aveva fissato un incontro a casa sua con Kaspar anche per quella ragione: doveva scoprire se quel buco nella memoria era opera sua.
Il campanello trillò e Patrick controllò l’orologio al polso. «Le undici. È puntuale come sempre.» Si alzò e andò ad aprire la porta.
Non appena l’ebbe davanti a sé, Kaspar gli strinse la mano sorridente, mentre con l’altra reggeva una borsa. «Buongiorno Patrick. Ieri la tua telefonata è giunta proprio al momento giusto. Se non mi avessi chiamato tu, l’avrei fatto io.» Entrò e si diresse a passo sicuro nel salone.
Patrick non fece troppo caso alla sua invadenza. In passato avevano abitato insieme e si era instaurata una certa familiarità. Quello che aveva detto però lo mise in allarme.
«Come mai?» domandò sospettoso, chiuse la porta e gli si avvicinò.
«Be’ ormai è passato diverso tempo dal nostro ultimo incontro. Dovresti avere qualcosa da dirmi sui ragazzi, o meglio sui loro poteri» gli rispose. «Erano questi i termini del nostro accordo.»
«Certo, infatti ti volevo vedere anche per questo.» Riprese posto sul divano gli fece segno di sedersi accanto a lui. Raccolse il blocco dal cuscino, strappò delicatamente gli ultimi tre fogli e li porse all’altro.
Kaspar li prese dalle sue mani e li scrutò velocemente. «Vedo che hai ricavato più informazioni su Sara Martini che sugli altri.»
«Lei è più facile da avvicinare. Per i suoi amici ci vorrà ancora qualche tempo. Devo instaurare lo stesso rapporto di fiducia che ho con Sara.»
«Capisco» disse Kaspar con aria contrariata.
Patrick non poteva correre il rischio che riconsiderasse l’idea di lasciargli quell’incarico, così decise di provare a catturare il suo interesse.  «Avrai notato che ho scoperto che i ragazzi hanno avuto la possibilità di rivivere i ricordi della loro vita passata. L’identità più rilevante e proprio quella di Sara. È la figlia di DiKann.»
«Il demone DiKann? Il re del Primo Inferno?»
Patrick annuì. Non ricordava se in passato aveva parlato a Kaspar del demone, ma lui sembrava comunque ben informato. «Il vero problema è che questo ritorno della memoria passata ha avuto degli strascichi. Almeno per quanto riguarda per Sara.»
«Puoi essere più preciso?»
«La ragazza, passami il termine, è perseguitata dagli spiriti di coloro che ha ucciso nella sua precedente esistenza. Mi ha confessato di aver ricevuto due volte loro visite e hanno cercato di farle del male.»
«L’hanno aggredita fisicamente?» domandò Kaspar incredulo.
«Da quel che ho capito sembra di sì. Ed è questa l’altra questione di cui volevo parlarti» disse Patrick. «Quando è venuta da me era sconvolta e spaventata. Ho cercato di rassicurarla, ma devo saperlo da te, e devi essere sincero: Sara corre dei rischi?»
Kaspar si fermò a riflettere. Patrick lo osservò leggere nuovamente la parte di informazioni che gli aveva riassunto, poi alzò il volto e attraverso le lenti degli occhiali, lo scrutò negli occhi. «In una situazione normale ti risponderei che Sara non ha niente da temere. I soggetti con il dono di evocare gli spiriti dei morti sono i più a rischio di subire gli effetti della rabbia dello spirito richiamato e Sara non è uno di essi. Inoltre, in generale, bisogna possedere un talento psichico per rientrare nei casi  che possiamo definire da “bollino rosso”.» Fece una pausa come a mettere lui stesso insieme i pezzi del suo discorso. «Tuttavia, la situazione in cui si trovano Sara e i suoi amici è particolare. Aver avuto accesso ai ricordi di un’altra vita è un caso unico, non saprei dire con certezza a che conseguenze può portare.»
«Quindi… devo preoccuparmi?»
«Se Sara è riuscita a venire da te per raccontartelo, dovrebbe essere in grado di gestirli» spiegò Kaspar. «Per sicurezza, mi consulterò con i miei colleghi per saperne di più. Ma se dovessi avere il dubbio che questi spiriti rappresentano un problema, porteremo Sara al C.E.N.T.R.O. dove potremmo seguirla più attentamente.»
Patrick valutò quell’affermazione. Non era favorevole all’ingresso di Sara in quell’istituto, però voleva che fosse al sicuro e lui non aveva i mezzi per proteggerla in maniera adeguata. Per di più quella proposta gli fornì l’occasione per scoprire se Kaspar era responsabile della mancanza di ricordi specifici.
«D’accordo ti terrò aggiornato. E se si presentasse questa urgenza, sarà anche la mia occasione per poter finalmente vedere come è fatto il C.E.N.T.R.O.»
Kaspar lo fissò per una frazione di secondo, quindi aprì la borsa ai suoi piedi e sistemò i vari fogli in apposite cartelline con sopra stampato il nome di ognuno dei ragazzi. «Certamente. Comunque, posso portarti a vedere la nostra struttura quando vuoi. Anzi, è una mia mancanza non averlo ancora fatto.»
Patrick rimase interdetto. O Kaspar era un bravissimo attore, o era davvero convinto di quello che aveva appena detto. E non ricordava assolutamente di averlo già ospitato al C.E.N.T.R.O. dopo che gli aveva portato Leonardo, il paziente di cui ignorava l’identità.
«Si è fatto tardi. Devo andare» disse il professor De Santi, porgendogli la mano.
Lui la strinse e lo accompagnò alla porta. Cercò di dissimulare i suoi dubbi, ma salutandolo distrattamente non riuscì a cancellare la convinzione che qualcuno avesse agito alle sue spalle.

Kaspar montò in auto. Buttò la borsa sul sedile del passeggero e si sistemò l’auricolare bluetooth, collegandolo al cellulare. Compose il numero e poi ripose il telefono in tasca. Mentre nel suo orecchio sinistro si ripeteva il suono della linea libera, girò la chiave nel cruscotto e accese il motore.
«Pronto Kaspar? Come è andata?» gli domandò una voce femminile.
«Tutto liscio. Non ha fatto molto, ma credo che inconsciamente mi ha fornito una notizia interessante.» Girò il volante. «I ragazzi sono gli Alpha
«Ne sei sciuro?»
Kaspar sorrise. «Sicurissimo. Una di loro è la figlia di DiKann.»
La donna dall’altro capo del telefono fece un lunga pausa. «In effetti il numero coincide. Sono in sei. Proprio come gli Alpha
«Sei?» ripeté. «Cosa dici? I ragazzi sono in cinque.»
«Mi prendi in giro? Sono in sei. Mi hai raccontato tu di averli individuati i mesi scorsi, lavorando come consulente nella loro scuola. Ho qui sotto gli occhi i dossier con i loro nomi: Naoko, Davide, Yuri, Sabrina, Sara e Leonardo.»
«Aspetta, non c’è nessun ragazzo di nome Leonardo» ribadì Kaspar.
«Sì, il gemello di Sara» insistette la donna. Il suo tono era preoccupato. «Kaspar, sei sicuro di star bene?»
«Sì. Ora, scusami ma devo lasciarti. Credo di sapere cosa sta succedendo. Devo far visita a una mia vecchia conoscenza.» Chiuse la comunicazione e sterzò velocemente. Andò in retromarcia e fece inversione, cambiando il suo percorso. «Credevo che quel passato fosse un capitolo chiuso, ma alla fine le nostre strade tornano a incrociarsi.»
Kaspar pigiò il piede sull’acceleratore e arrivò in pochi minuti nella strada che portava al Portale Mistico. Parcheggiò poco vicino all’entrata e scese dal mezzo come una furia.
Con la stessa foga spalancò la porta e si trovò il proprietario di spalle che sistemava della merce sugli scaffali. 
«Buongiorno. In cosa posso...» Angelo Moser si fermò di colpo, la sua cordialità scomparve trovandosi faccia a faccia con lui. «Cosa ci fai tu qui?»
Kaspar lo squadrò  furioso. «Pensavi che non sapessimo di te? Ti controlliamo da un pezzo. Sei stato tu, non è vero?»
«Di cosa stai parlando?»
«Non fare giochetti con me. I ricordi dei ragazzi. I mezzo demoni che scatenarono la rivolta di DiKann e del suo esercito di demoni e che l’Ordine ha fatto rinascere. Sei tu che hai dato loro gli strumenti per avere i ricordi. Ti sei messo in mezzo, come fa sempre l’Ordine e una di loro ne ha pagato le conseguenze. Qualcosa è andato storto e potrebbe essere in pericolo, preda degli errori del suo passato.»
«Non sono affari che ti riguardano» replicò l’altro impettito.
«E la memoria che mi hai cancellato? Anche quella non mi riguarda?»
«Ti ripeto che non so a cosa ti riferisci e in ogni caso non sono più tenuto a darti spiegazioni» rispose secco Angelo. «Vai fuori dal mio negozio.»
Kaspar lo guardò con aria di sfida. «Non finisce qui. È meglio per te se il responsabile è un altro.» Si girò e uscì quasi correndo. Rimontò nell’auto e partì come un fulmine, sgommando sul cemento.

«A quanto pare ho fatto bene a tenere d’occhio questo posto.» Nascosto sul tetto di un edificio lì vicino, Carovus osservò l’auto di Kaspar che sia allontanava dal negozio. Pur non conoscendo l’uomo che era entrato come un selvaggio, doveva essergli grato per le informazioni che aveva portato con sé.
Grazie al suo udito sviluppato dalla trasformazione demoniaca, aveva sentito ogni parola della discussione tra i due uomini, come se si trovasse in mezzo a loro.
Non era importante che non avessero fatto il nome della ragazza di cui parlavano. Sapeva che si trattava di Sara Martini. L’unica minacciata dal suo passato era al figlia di DiKann: la mezzo demone con le mani sporche di sangue e indebolita dalla sua parte umana.
Carovus saltò sul tetto alla sua destra e poi su un altro e su uno ancora. Continuò così diretto alla villa che condivideva con Gabriel.
«Devo accelerare i tempi » disse. «La principessa non resisterà ancora a lungo e prima di allora, devo aver già recuperato il Ritus

 
                                                      Continua…

lunedì 22 gennaio 2018

Darklight Children - Capitolo 62


CAPITOLO 62

Fuggire dal passato

 
Non appena arrivò a casa, Sara chiuse la porta con una doppia mandata, si diresse nella sua stanza, lasciò cadere lo zaino sul pavimento e si buttò sul letto.
Non aveva voglia di pranzare.  Per farlo, doveva andare in cucina e passare davanti a quella che un tempo era stata la camera di Leonardo. Ora, in seguito all’incantesimo della memoria, era diventata lo studio del padre. Per quanto l’arredamento fosse diverso, lei continuava a ricordare la stanza con il suo vecchio aspetto e il segreto di quel dolore le toglieva la voglia di mangiare.
Sospirò e si mise a sedere sulla coperta. Anche stare lì a far nulla la innervosiva. Aprì la cerniera dello zaino e pescò al suo interno il Registro. Rimase pochi secondi a fissare il nome scritto sulla copertina: Sayka.
«Basta con i dubbi» disse. «Non posso cambiare il passato e sono stufa di averne paura. Per affrontarlo, devo conoscerlo.»
Si voltò, scostò una ciocca di capelli scuri dalla guancia, aprì il Registro sul cuscino e si distese a pancia in giù a leggere.

Registro dell’Ordine n. 00335

La Divisione Ricerca e Addestramento dei mezzo demoni riporta il ritrovo e le informazioni ricavate dopo l’identificazione del soggetto: Sayka.

Anni dal Primo al Quattordicesimo

La mezzo demone Sayka è la più pericolosa tra i mezzo demoni che la Divisione Ricerca e Addestramento ha mai rintracciato nel corso degli anni di servizio per l’Ordine.
Per via della sua discendenza paterna di origine demoniaca, le notizie sulla nascita e crescita della mezzo demone ci sono pervenute solo in tarda età, quando ormai diventata una giovane donna di quattordici anni, è entrata in contatto con un gruppo di esseri umani del villaggio di cui fa parte la madre umana, ed è stata proprio la donna la fonte da cui riportiamo tali informazioni.
La madre di Sayka ha raccontato ai membri della Divisione Ricerca e Addestramento, richiamati nel villaggio dopo l’attacco della figlia, come le aveva dato la vita.
Era poco più di una ragazzina quando apprese dell’esistenza dei demoni e sua madre e suo padre la misero in guardia sui pericoli che quegli esseri mostruosi rappresentavano. Poco tempo dopo, un gruppo di quegli  stessi mostri assaltò il villaggio, rendendola orfana. Dopo la morte dei genitori, nessuno si prese cura di lei. Crebbe da sola, con le sue forze e imparò presto che gli uomini potevano essere malvagi, violenti e senza pietà proprio come i demoni.
Iniziò a interessarsi alle arti magiche oscure, alchimia e negromanzia, provando a riportare in vita i suoi genitori, gli unici affetti che aveva mai avuto. Furono queste pratiche che attirarono le attenzioni di un demone e non uno qualunque, ma il Re DiKann in persona.
Non ha raccontato nei particolari come ci riuscì, ma DiKann la ammaliò: quando lui le domandava qualcosa, lei non riusciva a resistergli, era come sotto un incantesimo. Per di più, le promise di esaudire il suo desiderio se solo si fosse concessa a lui.
La donna accettò, rimase incinta del Re demone e fu protetta dai suoi sottoposti durante tutta la durata della gravidanza. Quando nacque una bimba, DiKann la prese con sé e la portò nel suo regno: il Primo Inferno. La donna lo pregò di lasciare la figlia con lei, o di portarla con lui affinché la crescessero insieme.  Lui in riposta le fece ritrovare i genitori nella casa in cui era nata e cresciuta, dicendole che aveva saldato il suo debito: d’ora in avanti non avrebbero più avuto nulla che li legasse e le risparmiava la vita solo perché aveva adempiuto in modo esemplare al suo compito.
Per quattordici lunghi anni, non ha più visto né il demone, né la figlia avuta da lui, fino a quando lei ricomparve nel villaggio, assetata di sangue senza niente che potesse ricordarle la creatura innocente che aveva generato.

«Non serve che continui a leggere. Posso raccontarti io quello che successe dopo.»
Sara scattò in piedi, facendo scivolare il fascicolo sul pavimento. Qualcuno aveva parlato. La stessa voce che aveva sentito in classe il giorno della simulazione della prova d’esame.
«Chi sei? Cosa vuoi?» gridò, girandosi a destra e a sinistra, cercandolo nella stanza vuota. «Fatti vedere!»
La figura evanescente dalla pelle grigia comparve sulla soglia della camera, sorridendo. «La principessa ha ritrovato il suo temperamento.» Sospeso a mezz’aria, il giovane uomo con il labbro inferiore spaccato e i capelli appiccicati al volto, si spostò come un fulmine, ritrovandosi a pochi passi da lei. «Abitavo in quel villaggio, quando arrivasti dal Primo Inferno. Fui il primo che uccidesti, te l’ho già detto.»
Sara stava per ribattere, ma qualcosa si risvegliò nei suoi ricordi. Erano immagini fugaci e confuse. Si rivide all’ingresso di un luogo circondato da un recinto di legno, a brandire un coltello che infilava con foga nel petto di  quello stesso uomo che aveva di fronte. Lui moriva davanti ai suoi occhi e lei ne era compiaciuta.
«No» sussurrò.
«Sì. Non hai bisogno di vederlo scritto. Stai ricordando che mostro eri» le rispose con sguardo furioso. «E come premio per i tuoi omicidi, ti è stata concessa una nuova vita. Ma non ti permetteremo di viverla in pace. Devi ricordare ogni istante di ciò di cui sei colpevole.»  
Sara mosse un passo verso di lui, facendosi coraggio. «Io… so che chiedere scusa è inutile. E non cerco perdono, ma…»
«Nessuno di noi vuole dartelo.»
«Voi?» domandò, accorgendosi che era la seconda volta che palava al plurale. «A chi altro ti riferisci?»
«A tutte le tue vittime» rispose una voce femminile. Un donna dai capelli lunghi che le cadevano sulle spalle, con la stessa pelle grigia dell’altro essere e un lungo vestito pieno di macchie, era apparsa dietro alla sedia della sua scrivania. «Il massacro che hai compiuto al tuo villaggio natale era solo l’inizio. Lo definisti il tuo “battesimo del sangue”. Ne seguirono altri. Per divertimento, o per ripagare torti di cui non eravamo colpevoli.»
«Non posso rimediare a quello che ha fatto Sayka» gridò con il fiato mozzato. «Non sono lei, perché volete perseguitarmi?»
«Qui la vittima non sei tu» replicò la donna.
«Siamo noi a pretendere vendetta» disse il giovane uomo. «Siamo morti senza colpa e non possiamo lasciarti impunita!»
Le due figure grigie le si avvicinarono minacciose. Sara indietreggiò terrorizzata e sentì il legno duro del suo armadio bloccarle la schiena. Non poteva fuggire e altri spettri come i due che avanzavano, potevano comparire da un momento all’altro.
«Finirò quello che ho iniziato» la minacciò il giovane uomo con un ghigno. Allungò le braccia verso il suo collo, imitato dalla donna al fianco.
«No!» urlò Sara. «Non è colpa mia!»
Desiderò con tutta se stessa di andarsene. Il vento caldo e la luce abbagliante del teletrasporto accorsero in suo aiuto, trasportandola dove si sentiva al sicuro.

Sara aprì debolmente gli occhi e si ritrovò distesa su un divano.
«Ben svegliata» la salutò Patrick Molina, sporgendosi sopra la sua testa. «Ti senti meglio?» 
«Dove sono? Cosa è successo?» chiese confusa.
«Sei comparsa nel mio salone e sei svenuta» spiegò Patrick. «Non sei ferita, ma ho l’impressione che tu fossi in fuga. Da qualcosa o da qualcuno?»
Sara si mise a sedere. «Non saprei spiegarlo bene neanche io.»
Lui prese posto accanto a lei. «Su, forza. Raccontami tutto. Sai che puoi parlare liberamente con me.»
Era vero. Sara era a suo agio con Patrick come non lo era con nessun altro da diverso tempo. Espirò profondamente. «Angelo Moser ci ha consegnato dei fascicoli che ci riguardano. Dentro è trascritta la storia delle nostre identità del passato» iniziò a raccontare. «Mentre leggevo i primi anni di vita di Sayka, due figure sono comparse nella mia camera. Erano grigie e assomigliavano a spiriti. Erano vittime di Sayka, persone che aveva ucciso. O farei meglio a dire che io ho ucciso.»
«Ne abbiamo già parlato» intervenne Patrick. «Chi eri e chi sei, sono due persone diverse.»   
«Forse. Ma per loro non fa alcuna differenza. Volevano aggredirmi, probabilmente uccidermi per pareggiare i conti.»
«Ne sei proprio sicura? Magari ti sei solo fatta suggestionare da quello che hai letto.»
Sara scosse la testa. «No. A un certo punto ho ricordato Come io, cioè Sayka ha ucciso uno di loro.» La voce le si ruppe in singhiozzi e iniziò a piangere. «È stato orribile. Sono davvero colpevole. E hanno detto che non sono i soli ad avercela con me. Ce ne sono altri, verranno per tormentarmi e per vendicarsi.» 
«Non preoccuparti. Troverò il modo di aiutarti.»
Sara capì che cercava di consolarla, ma non riusciva a credergli. Non c’era modo per risolvere quella situazione. Era maledetta e condannata. Più si ripeteva quelle parole, più sentiva i singhiozzi scuoterla.
Patrick la colse di sorpresa. Privatosi dei guanti di pelle, l’abbracciò, la strinse con dolcezza, massaggiandole la nuca con fare protettivo.
Sara si lasciò avvolgere dalle sue braccia e si aggrappò con le dita a quelle della mano di Patrick, come se fosse la sua unica ancora per non sprofondare in quel mare di disperazione.

Appena le dita di Sara sfiorarono la sua pelle, Patrick vide se stesso nell’ingresso di un edificio sconosciuto. Sembrava un grande grattacielo. Kaspar De Santi gli era di fronte e annuiva serio.
“Posso stare tranquillo?” si sentì chiedere all’altro uomo. “Mi chiamerai se ci fosse un cambiamento nella sua situazione?”
“Certo. Ti avviserò alla prima novità” gli rispose Kaspar.
Seguì con lo sguardo l’altro sé che usciva dall’edificio. Entrambi erano all’esterno e notò sulla porta a vetri alle sue spalle la scritta C.E.N.T.R.O. Tornò a guardarsi e dopo aver compiuto un paio di passi,  scoprì che l’latro sé aveva alzato la testa per fissare il cielo, da cui iniziarono a cadere candidi fiocchi di neve.
Patrick ritornò nel presente, nel suo corpo e lasciò la presa intorno a quello di Sara.
«Cercherò un modo per evitare che tu abbia ancora queste visite sgradite. Oppure troverò come insegnarti a respingerli» disse alzandosi in piedi e ricoprendo le mani con i guanti. Fece ricorso  a tutta la sua forza di volontà per apparire disinvolto. «Ora però è meglio che torni a casa e ti rilassi. Ti chiamo un taxi.»
Sara si asciugò le lacrime con il dorso delle mani. «Non ce ne è bisogno» ripose. «Posso teletrasportarmi.»
«Sei sicura? Non sverrai un’altra volta?»
«Non succederà» gli rispose con un sorriso. «Mi sento bene. Parlare con te mi fa stare meglio. Scusami ancora per il disturbo. E grazie.»
«Sei sempre la benvenuta» replicò, abbozzando un sorriso.
Lei si alzò in piedi e Patrick rimase a fissarla mentre ricorreva al suo potere e abbandonava la casa.  Si accasciò sul divano ora libero, tenendosi la testa tra le mani. Aveva toccato Sara per la seconda volta e di nuovo aveva avuto una visione inspiegabile.
«Prima quel ragazzo di nome Leonardo che conosce il Ritus e oggi questo »sbottò confuso.
Ripensò alle immagini che erano entrate a forza nella sua testa e anche se non trovava un nesso con ciò che aveva visto in precedenza, si rese conto che c’era qualcosa di familiare. Quasi due mesi prima, infatti, si era ritrovato sotto la neve, fuori da un edificio con il nome C.E.N.T.R.O. senza capire perché fosse stato lì. Ora sapeva di esserci andato per accompagnare qualcuno di cui aspettava notizie.
«Chiunque sia questa persona, deve essere importante» disse Patrick.
Aveva bisogno di risposte e sapeva a chi rivolgersi. Per quanto la sua fiducia in lui fosse diminuita, accettò l’idea di dover avere un incontro con Kaspar al più presto. Anche se sospettava che lo aspettasse un guaio più grande.

 

                                                      Continua…