lunedì 20 giugno 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 25

25. Sognando un Ricordo da Sveglio


Billy rimase immobile nelle tenebre che lo circondavano. Aveva la bizzarra sensazione di essere ancora nella camera dell’ospedale dove dormiva Elliott Summerson, il se stesso adulto, ma allo stesso tempo in un luogo diverso.

Una luce con la sagoma di una porta lampeggiò davanti a lui, ci passò attraverso e si ritrovò in un corridoio dalle pareti bianche da cui si emanava un bagliore pallido.
«Ben arrivato» gli disse una donna alla sua destra. Era alta, con i capelli neri tagliati a caschetto. Indossava un lungo abito color vaniglia e lo fissava con espressione neutrale. «Forse è più corretto bentornato.»
«Chi sei?» domandò. «E dove siamo?»
«Siamo in un luogo difficile da definire. E sinceramente non credo che nel tuo attuale stato potresti comprenderlo appieno. Ti basti sapere di non essere in pericolo. Quanto a me, il mio nome è Janna.»
Billy la squadrò per pochi istanti. «Il tuo volto mi è familiare. Sono quasi sicuro tu sia un’attrice di Buffy l’ammazzavampiri. E per quanto mi sembra assurdo ammetterlo, avrebbe senso.»
«Non sono chi tu pensi, ma ho assunto questo aspetto perché risulta consono alla parte che rappresento.»
«Riesci a essere meno criptica?»
Janna sospirò. «Se sei qui, è perché conosci la verità su di te. Possiamo dire che in questo io e te siamo simili. Frammenti di uno stesso intero, solo che io rappresento la variante razionale.»
«Non sono sicuro di aver capito» ammise Billy. «Comunque, perché sono qui?»
«Per delle risposte. O almeno alcune.» Janna si incamminò nel corridoio. «Vieni, non è consigliabile perdersi in questo posto.»
Billy le fu subito dietro. Osservò le pareti spoglie, del tutto simili alle corrispettive del lato opposto. Abbassò lo sguardo e notò il pavimento bianco, immacolato, ma non luminoso. Ragionò sull’unica azione compiuta prima di ritrovarsi nell’oscurità e lì. Aveva toccato Elliott. «Siamo nella sua testa?»
«Ad essere precisi è la nostra testa. Un tratto di memoria inconscia» precisò Janna. «Essendo entrambi un’emanazione della mente di Elliott, siamo collegati tra noi e ovviamente a lui. Quando ci hai sfiorato, una parte della nostra coscienza ha percepito il tuo bisogno è ha mandato me ad accoglierti.»
«Ma se percepisce tutto questo, come mai è ancora in coma?»
«Al momento non abbiamo la forza di svegliarci. Ma anche se dormiamo, il corpo è vivo e per tanto, rileva gli stimoli esterni.»
«Per favore, non parlare di me, te ed Elliott come un'unica persona e al plurale» disse Billy rabbrividendo. «È già complicato accettare di essere una parte della sua mente e non un bambino vero.»
«Un bambino vero» ripeté Janna sorridendo. «Una citazione dalla cultura popolare. Dimenticavo la tua attitudine.»
Billy la guardò sospettoso. «Sai più cose su di me di quanto ne so io, mi sembra.»
«Solo perché non mi sono separata dal corpo.»
Billy le afferrò il braccio. «Aspetta, vuoi dire che se rimanessi qui dentro saprei come fermare tutto il delirio da Bocca dell’Inferno? E potrò uscire di qua, oppure ora sono bloccato?»
«Non ho risposta alla prima domanda» fece Janna, liberandosi dalla presa e proseguendo con la sua andatura. «Per la seconda, possiamo dire che sei in visita e non sapendo il meccanismo che ti ha permesso di uscire, non so come tu possa rientrare in maniera permanente.»
«Quindi nemmeno tu hai tutte le risposte.» Billy riprese a camminarle al fianco, sentendosi ancora un po’ confuso da quanto stava accadendo.
«No, ma non siamo venuti per me.» Janna svoltò l’angolo, alzò il braccio destro davanti al busto e con la mano chiusa, sollevò l’indice per indicargli la direzione dove guardare.
Billy seguì la traiettoria del dito e riconobbe la sala d’aspetto dell’ospedale e alcune delle persone che erano riunite. Michelle era in piedi nella parte sinistra della sala, in mezzo a un gruppo di altri ragazzi e ragazze sovrappeso; Donovan era nel centro,  appoggiato al bancone dell’infermiera, con accanto un uomo che si teneva stretta la mano sinistra con la destra; Zec stava entrando in quel momento dalla porta, stringendo una foto in mano; Betty era seduta all’inizio della prima fila di sedie sulla destra e compilava assorta un modulo prestampato.
«Cosa ci fanno i miei compagni qui?» domandò Billy, alzando il volto per guardare la sua accompagnatrice.
«Non sono veramente qui. Come non lo siamo noi» rispose Janna. «Però lo sono stati, tempo fa e in questa riunione inconsapevole, abbiamo… hai scoperto qualcosa di rilevante.»
«Cosa dovrei fare?»
«Osservare e ascoltare.»
Billy si voltò a guardare la scena davanti a sé e fu come se le persone non collegate ai suoi quattro amici, scomparissero momentaneamente. Così come i suoni, gli unici rumori erano le voci dei ragazzi e dei loro interlocutori. Come se stesse rivivendo un frammento del passato già vissuto.
Un dottore giovane, con gli occhiali dalla montatura squadrata e i capelli corti e neri pettinati all’indietro, scese una scalinata e raggiunse il gruppo di Michelle. «Bene, mi sembra ci siate tutti. Seguitemi, l’incontro del gruppo per i problemi di disordine alimentare si svolge al secondo piano. Dalla prossima volta, venite direttamente nella stanza che vi mostrerò.» Prima di dar loro le spalle, li squadrò velocemente.
L’infermiera addetta alle informazioni, tornò al bancone passando accanto a lui e al gruppo. Consegnò una tessera a Donovan e poi rivolgendosi all’uomo al suo fianco disse: «Signor Brennon, mi segua, il chirurgo di turno le controllerà la ferita e vedrà se è il caso di metterle dei punti.»
«Punti? Non aveva parlato di punti» brontolò l’uomo. «E comunque voglio l’anestesia. Mi dia un flacone di quelle pillole che tolgono il dolore.»
«Papà è solo un taglio» intervenne Donovan. «Sono sicuro non sia necessario nessun antidolorifico.»
«E cosa ne sai tu? Non sei mica un dottore» lo rimbeccò il padre.
Zec avanzò spedito verso il bancone, fermandosi a poca distanza dal ragazzo e dall’uomo. Buttò un paio di volte un’occhiata alla foto in mano e poi arretrò di qualche passo, guardandosi attorno con fare indeciso.
Betty si alzò in piedi e un ragazzo con la tenuta da infermiere le andò a sbattere contro, facendole cadere i fogli e il modulo che aveva appena terminato di compilare.
«Scusami, vado di fretta» le disse, continuando per la sua strada senza neanche fermarsi ad aiutarla a raccogliere fogli e penna.
«Figurati, Edward» rispose Betty imbronciata, leggendo il suo nome sul cartellino appeso al petto. Si sistemò gli occhiali sul naso e si chinò a raccogliere le sue cose sul pavimento.
Una ragazza dai capelli biondi, tagliati appena sotto le orecchie, le passò al fianco e si appoggio annoiata al bancone, fermandosi a osservare Donovan.
Billy la riconobbe: era Anika, la ragazza che sarebbe diventata un Demone della Vendetta e questo confermò i suoi sospetti di stare assistendo a un insieme di eventi del passato. «Continuo a non capire, che senso ha tutto questo per me?» domandò, voltandosi verso la donna al suo fianco.
Janna rimase impassibile. «Continua seguire ciò che accade e ti sarà chiaro.»
Sbuffando, Billy riportò l’attenzione sui suoi compagni, inconsapevoli attori di quella strana rappresentazione. Era in piedi al lato opposto a dove si trovava Michelle, guardava lo svolgersi delle azioni quasi fosse davanti a uno schermo e gli sembrava un normale scenario di un ospedale. I suoi amici forse all’epoca non sapevano di essersi incontrati anche lì, ma giudicando il loro aspetto dovevano già frequentare lo stesso liceo. Non trovava un particolare che rendesse quel ricordo – perché era quasi certo si trattasse di questo – rilevante per avere una spiegazione ai suoi tanti quesiti.
Poi, qualcosa sul volto di Michelle, fece scattare una sorta di molla nei suoi pensieri. L’amica era rimasta in coda alla fila di ragazzi sovrappeso che si muovevano come un gregge obbediente dietro al medico giovane, venuto a prenderli. Si girò verso Anika e la osservò dapprima con odio, poi con una sorta di malinconia. Guardò il suo stesso corpo e una differente emozione le si dipinse sul viso: vergogna. A quel punto  si girò di scatto, rincorrendo i compagni già sulla prima rampa di scale.
Come una tessera del domino che spostandosi aveva fatto cadere quella davanti, Billy portò lo sguardo su Donovan. Non prestava più ascolto a suo padre, ma era concentrato su Anika. L’infermiera uscì da dietro al bancone e prese il braccio del signor Brennon, scortandolo nell’ambulatorio del medico. Rimasto solo, Donovan scivolò lungo il bancone in legno, avvicinandosi sorridente ad Anika e riassettandosi la camicia. «Ciao, come va? Sono…» disse, a meno di una spanna da lei.
«Scusa se ti ho fatto aspettare. Possiamo andare.» Un ragazzo con una giacca di pelle sbucò da dietro Donovan, lo sorpassò e mise un braccio intorno alle spalle di Anika, conducendola verso l’uscita. Lei rise divertita in risposta a qualcosa detto dal ragazzo, ignorando Donovan.
Ancora una volta, Billy riconobbe l’emozione che passò sul volto dell’amico: rassegnazione.
L’infermiera rientrò in scena e Zec la fissò dubbioso per un istante prima di andarle incontro. «Mi scusi, avrei bisogno di un’informazione. Per caso c’è stata qualche segnalazione su questa ragazza? O magari è stata ricoverata qui?» Sollevò la foto e Billy riconobbe il volto di Dana, prima della sua trasformazione demoniaca, ma l’infermiera non la degnò di uno sguardo.
«Santo cielo, ancora tu» gli rispose spazientita. «Ragazzino, non puoi venire qui ogni giorno a cercare questa tua amica. Non siamo un ente benefico. E comunque non potrei dirti nulla, sei minorenne. Vai alla polizia, o vieni accompagnato da un adulto. E ora va via, ho del lavoro da fare.»
La donna gli diede le spalle e Zec rimase ammutolito per pochi secondi. Poi si mise la foto in tasca e si avviò verso l’uscita. Billy continuò a osservarlo mentre si allontanava e nei suoi occhi colse delusione e anche angoscia.
A quel punto squillò un cellulare, Billy guardò sicuro in direzione di Betty e la vide rialzarsi con i fogli sotto braccio e frugare con la mano sinistra in tasca per prendere il telefono. Schiacciò il tasto di risposta e lo portò all’orecchio. «Ciao papà, sono ancora all’ospedale per la richiesta di volontariato.» Rimase in silenzio, mentre la voce dall’altro capo le parlava. «Ma avevamo deciso che andava bene. Mi avevi detto di poterlo fare per tre pomeriggi a settimana e…» si bloccò, interrotta dal padre. «Ma i miei voti sono ottimi. Non ne risentiranno se faccio l’infermiera volontaria e s…» Betty divenne paonazza. «No, la mia passione per i vampiri non c’entra nulla. Ascolta, passami mamma così le spiego cos…»
Billy osservò il corpo dell’amica irrigidirsi, mentre la conversazione continuava senza che lei potesse ribattere. Accartocciò i moduli che aveva compilato e tornò indietro verso la sedia.
Betty sospirò e disse: «D’accordo, d’accordo. Lascia perdere. Torno a casa.»  Chiuse la comunicazione, ripose il cellulare in tasca, buttò i fogli nel cestino e s’incamminò verso l’uscita.
Billy vide chiaramente la furia in lei sbollire e lasciare il posto alla disillusione.
«Ora ti è chiaro perché siamo tornati a questo momento?» gli domandò Janna, cogliendolo di sorpresa.
Billy rimase a guardare la sala d’aspetto e i suoi compagni svanire a poco, a poco, dissolvendosi nel vuoto come nebbia, mentre la luce fredda riempiva il luogo bianco come il corridoio che aveva attraversato per raggiungerlo.
Tornò a fissare Janna in volto. «Riguarda loro. Michelle, Donovan, Zec, Betty e i loro sentimenti, in questo momento, in un modo o nell’altro, si sono sentiti soli, abbandonati.»
Janna annuì. «Una solitudine che noi… tu conosci bene. Elliott l’ha percepita dal letto in cui dorme, ha trovato in questi ragazzi degli spiriti affini e possiamo dire che questo è stato il vostro primo incontro ufficiale, anche se nessuno di voi ne era consapevole. Così, quando sei andato a proteggere la città, involontariamente il tuo primo istinto è stato di riunirvi.»
«Non è stato un caso?»
«No. E se sei stato attento, anche i pericoli che i tuoi amici hanno affrontato li avevi già percepiti qui. Anika ed Edward, l’infermiere che avrebbe aggredito Betty portandola involontariamente dal vampiro che l’ha ucciso, li avevi già conosciuti in ospedale. Persone che Elliott,  nonostante il coma, avvertiva intorno a sé.»
Le idee si riordinarono velocemente nella mente di Billy. «Quindi questa è la conferma: se Elliott sente tutto ciò che succede e lui è la Bocca dell’Inferno, allora è responsabile di ogni mostro, demone o minaccia soprannaturale. E lo sono anche io.»
Janna gli posò pacatamente le mani sulle spalle. «Questa è la parte difficile. Purtroppo non è tutto come sembra.»
«A me pare proprio sia semplicissimo.»
Janna scosse la testa. «Tu hai potuto osservare una parte della verità, quella che ti riguardava direttamente come Billy, il ragazzo che non voleva sentirsi solo e ha cercato ragazzi come lui per riformare un gruppo di combattenti del soprannaturale, ma c’è un’altra parte più complessa e legata a conseguenze più vaste.»
Billy la guardò timoroso. Quello che aveva appena scoperto era già tremendo, cosa poteva esserci di peggio?
«Sei pronto per la verità?»
«Ti ascolto» le rispose. «Dimmi quello che devo sapere.»

 

                                        

                                                 Continua…?


lunedì 6 giugno 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 24

24. Sono la Bocca dell'Inferno 


«Avete la stessa teoria?» domandò Billy preoccupato, mentre un misto di urgenza e timore per quello che potevano dirgli lo scuotevano nel profondo.

Betty e Michelle si guardarono in volto.
«Non so… io sono arrivata alla mia conclusione oggi pomeriggio, dopo aver messo insieme tutti gli eventi» disse Betty.
«Forse è uguale alla mia, ma a me è venuta in mente ora» rispose Michelle. «Anche io però…»
«Shh!» le zittì Donovan. Avanzò quatto verso la porta della camera in cui dormiva (o così sembrava) la versione adulta di Billy, sporse il volto poco oltre l’uscio ed esaminò il corridoio. «Sta arrivando un’infermiera. Perché verrà qui?»
«Perché siamo in un ospedale e lei sta facendo il suo lavoro, mentre noi siamo in camera di un paziente che neanche conosciamo» gli ricordò Zec. «Se usciamo adesso dovremmo dare un milione di spiegazioni.»
«Se ci beccano qui, dovremmo darne molte di più» fece notare Dana. «C’è un posto sicuro in cui andare?»
«A casa mia» rispose pronta Betty. «I miei genitori sono fuori per tutto il week-end.»
«Ok. Vi ci porto io.» Dana allargò le braccia come per abbracciarli tutti, anche se erano sparsi nella stanza.
Billy vide il fumo porpora avvolgerli uno dopo l’altro e quando si dissolse, si ritrovò in un salotto ordinato. I quattro amici e Dana erano lì con lui, in piedi tra il divano sopra il tappeto e un lungo tavolo distante un paio di spanne dal muro color caffè.  
«Sia chiaro: vi ho fatto da servizio autobus perché era un’emergenza, ma non diventi un’abitudine» puntualizzò Dana, sedendosi sul bordo dello schienale del divano blu.
Billy cercò con lo sguardo il volto di Michelle. «Cosa stavi dicendo prima che dovessimo svanire?»
«Dicevo che anche io sono giunta alla mia teoria tenendo conto di tutto quello che è successo in questi mesi» rispose Michelle. «Prima però dovrei controllare nella “Guida agli episodi di Buffy”.»
«Giusto, voglio esserne certa anche io» disse Betty. «Salgo in camera a prendere il libro e torno»
Trepidante, Billy la osservò correre al piano di sopra e ei pochi minuti gli parvero infiniti.
La ragazza tornò con il volume sotto il braccio destro, lo aprì sul tavolo e sfogliandolo con Michelle accanto, si fermarono entrambe sulla medesima pagina. Sollevarono lo sguardo, si fissarono e annuirono convinte.
Poi Betty si voltò verso di loro e si schiarì la voce. «Perché non ci sediamo? Posso offrivi delle bibite? In frigorifero dovrei avere C…»
«No!» la interruppe Billy. «Voglio sapere cosa pensate del perché c’è un tizio in ospedale che mi somiglia. Subito.» Si rese conto di essere stato aggressivo, ma quella serata sembrava andare sempre più per il verso sbagliato. Prima l’incontro con gli Esseri Ombra al cimitero ed ora questa nuova scoperta.
Osservandole, ebbe la sensazione che le due amiche lo trattassero come se fosse una bomba senza sicura, pronta a esplodere da un momento all’altro. E non poteva dar loro torto. Lui stesso stava cominciando a mettere insieme i pezzi, non credeva ci fossero tante spiegazioni per gli ultimi eventi e aveva il dubbio che quell’unica verità non gli sarebbe piaciuta. «Stasera sono successe troppe cose strane, ho davvero bisogno di sapere qualsiasi idea, teoria o deduzione abbiate in mente.»
Donovan spostò una sedia dal tavolo e si sedette. «Va bene, ma mantieni la calma, ok? Di qualsiasi cosa si tratti, possiamo gestirla.»
«Non ne sono così sicura» fece Dana.
Zec gli avvicinò e gli prese gentilmente una mano. «Non darle retta. Affronteremo tutto insieme.» Guardò Betty e Michelle e aggiunse: «Cosa credete stia succedendo?»
«Sappiamo che c’è una Bocca dell’Inferno in città e ne abbiamo avuto più di una prova. I vampiri, le ragazze demoni della vendetta, presunte Cacciatrici e qualsiasi altro elemento richiami il soprannaturale» iniziò Betty. «Però sappiamo anche che non è spuntata dal nulla e Kenny dice che è creata da una persona. Con Donovan ho ricostruito la cronologia degli eventi e tutto ha avuto inizio con il tuo primo scontro con un vampiro, Billy. In quella stessa occasione hai manifestato la prima volta il tuo sesto senso del soprannaturale e da allora sui giornali e nelle nostre vite sono cominciati a comparire i casi misteriosi e irrisolti. Prima di allora non c’è traccia di nulla di anomalo e così tutto porta a credere che l’origine sia tu.»
«È ridicolo!» sbottò Zec. «Billy è come noi, si è trovato in mezzo per caso.»
«Falla continuare» disse Billy calmo. «Se io sono l’origine, perché combatto i mostri e vi ho salvato la pelle?»
«Perché non sei a conoscenza di essere il responsabile» rispose Michelle. «Cioè non lo eri fino a ora o forse è ancora così… ma oggi abbiamo visto quell’uomo all’ospedale. Ti somiglia in modo impressionante, è come un te stesso adulto e non poteva essere un caso. Così, mi sono ricordata che qualcosa di simile succede anche nella prima stagione di Buffy e ho capito che era l’unico modo per cui tutte le stranezze potessero avere senso. In fin dei conti, tutto quello che abbiamo affrontato era una versione delle trame dei vari episodi: Malcom il demone nel web; la caccia all’uomo come succede a Xander a San Valentino; persino Sunday dalla quarta stagione. Era come rivivere le puntate attraverso i ricordi di qualcuno, o meglio i suoi sogni.»
«Sogni?» chiese Donovan poco convinto
«Esatto, o incubi se preferite» concordò Betty. «Io e Michelle abbiamo avuto la stessa idea e vi abbiamo detto di voler consultare la “Guida a gli episodi” per una conferma. A quanto pare ricordavamo correttamente.»
Dana emise un paio di colpi di tosse. «Lo spiegate anche a chi non è totalmente un nerd.»
«C’è un episodio dal titolo Incubi, in cui un bambino finisce in coma dopo una partita di baseball» raccontò Betty, voltandosi verso di lei. «Mentre dormiva, tutta la città veniva invasa dagli incubi delle persone, diventando reali. Non ci sono limiti, appaiono cose anche fuori dall’ordine naturale e scientifico, come giorno e notte che esistono contemporaneamente. E il personaggio del bambino si chiama Billy Palmer.»
Billy sentì il respiro mancargli. «Quindi io sarei quel personaggio? Secondo voi io sarei Billy Palmer?»
Michelle scosse violentemente la testa «No, tu sei l’uomo in coma all’ospedale di questa sera, anche se non sappiamo il suo nome. Ricordi, durante la puntata Billy appare ai vari personaggi nella sua forma astrale e tu, insomma il te adolescente che è qui con noi, sei quella forma astrale.»
Donovan si alzò in piedi e lo fissò stranito. «Aspettate, state dicendo che quindi questo Billy non è reale?»
«Non completamente» rispose Betty. «L’uomo in ospedale sta dormendo, probabilmente è in coma, ma il suo cervello è attivo. Credo sia come ci hanno insegnato a psicologia: la mente è composta da Es, Io e Super-io e non potendo muoversi fisicamente, una di queste tre parti ha preso forma, abbandonando il corpo e ha voluto darci un indizio su cosa era accaduto. Ovviamente la mente fa dei collegamenti strani, così non riuscendo a dirci tutto apertamente, ha scelto un nome specifico per farci capire. Ha scelto Billy.»
«Perché sarebbe un indizio?» domando Dana. «È un nome come un altro.»
Betty si voltò di nuovo per risponderle. «All’inizio lo pensavo anche io, ma poi mi sono ricordata che avevamo pensato che il nostro Billy volesse emulare il Billy dei fumetti e ho cominciato a chiedermi se fosse più di una semplice coincidenza. Infatti in parte è vero, perché voleva proteggere dal male che aveva generato, però voleva farci anche capire che lui stesso non era del tutto sincero, quindi aveva una caratteristica in comune con una altro personaggio della serie con quel nome: Billy Fordham.»
«Intendi quello interpretato dal tipo che poi era protagonista nella serie Roswell?» chiese Donovan. «Quel Billy non era un bugiardo e omicida?»
«Sì, beh anche quello, ma era malato e mentiva ai suoi amici» disse Michelle. «E Betty ha ragione, penso lui volesse farci sapere questo. Ci stava mentendo, ma non per cattiveria.»
«Basta! State dicendo una serie di cazzate!» Gridò Zec. Sollevò la mano con cui stringeva la sua. «Lui non è quello che dite. È una persona vera, che posso toccare, vedete?»
Billy si liberò dalla presa. «Questo non esclude la loro teoria. La Bocca dell’Inferno può rendere reale ciò che non lo è. A maggior ragione se io sono la Bocca dell’Inferno.»
Zec provò a riprendergli le mani nelle sue, ma lui si scostò bruscamente. «Non puoi credere a queste assurdità.»
«Perché no?» fece Billy. «Abbiamo vissuto in mezzo alle assurdità, ma non ti sembravano irreali. E c’eri anche tu stasera al cimitero, quando le Entità Ombra mi hanno detto che mi stavano proteggendo. Tutto ha un senso, sono a guardia della Bocca dell’Inferno. E abbiamo anche una spiegazione del perché non ho trovato le lapidi dei miei genitori: cercavo persone che non esistono.»
Zec lo fissò nel panico. «No. No. Non è così… ci deve essere un’altra motivazione per tutto!»
Billy capì che il suo ragazzo era l’unico a volersi opporre alla verità, ma non poteva dargli il conforto che cercava. In altre occasioni avrebbe combattuto per dimostrare di non essere il colpevole, ma non era stupido, si era fatto delle domande su se stesso e le risposte erano inconfutabili.
«Basta Ezechiel!» Dana scese dal divano e si mise di fronte al fratello. «Non fare il bambino. Sai anche tu che i tuoi compagni hanno ragione. Questa spiegazione è l’unica che trovi una logica in tutto questo casino.»
Zec la guardò con rabbia. «Tu sapevi tutto. Per questo oggi eri al Saint Mary Hospital.»
«Non lo sapevo. Però avevo dei sospetti» replicò lei. «E sono andata all’ospedale perché ho percepito un picco di energia, a quanto pare ben motivato.»
«È vero, almeno la parte sul perché era con me» s’intromise Michelle. «Penso che il picco sia colpa mia. Ero diventata invisibile, un altro esempio dalla serie Tv: mi è bastato credere di non essere più parte del gruppo perché succedesse. Probabilmente essere così vicina a… ecco il Billy adulto… ha amplificato l’energia che lo rende la Bo…»
«Smettetela di ripeterlo» replicò Zec. «Lui è comunque qui e non possiamo trattarlo come una cosa da chiudere.»
«Però questa è la realtà» disse Billy. «Non posso far finta che sia diverso. Sono la Bocca dell’Inferno. Ma sono anche qualcun altro.» Guardò Betty e Michelle negli occhi. Le uniche due che erano riuscite a ricostruire tutto. «Sapete chi sono in realtà? Chi è l’uomo in ospedale e perché sembra ossessionato da Buffy l’ammazzavampiri
Entrambe le ragazze scossero la testa.
«Questo però non è un problema» disse Donovan. «Domattina possiamo tornare in quella stanza e fare domande. Cercheremo informazioni sul paziente e poi…»
«Voi non farete niente» sentenziò Billy. «Questa faccenda devo risolverla da solo.»
Zec lo guardò ferito. «Avevamo detto che qualsiasi cosa l’avremmo affrontata insieme. Non devi escluderci.»
«Ora che so di essere il responsabile, non posso coinvolgere altre persone. Ho già fatto tanto male. Anche se non ne ho il controllo, tutte quelle persone sono diventate mostri e vampiri a causa mia e sono morte per davvero. Nessuno potrà riportarle in vita.» Billy indietreggiò nel corridoio, verso la porta. «Non ho intenzione di rischiare di fare lo stesso a voi.»
«Mi sembra una scelta saggia, la condivido.» Dana si spostò di fronte a lui. «Non so cosa troverai nella tua ricerca, ma accetta un consiglio. Fai molta attenzione, quello che hai saputo questa sera è solo la punta dell’iceberg. Dopo la mia trasformazione in demone ho imparato che quando ci sono in ballo forze mistiche, le conseguenze sono più grosse delle aspettative, a volte perfino inaspettate.»
«È un’altra delle tue supposizioni?» domandò Billy.
«Diciamo di sì. Zec, se hai bisogno di me, usa il cellulare che ti ho dato e arriverò subito.» Alzò le braccia sopra la testa e svanì nella sua abituale nuvola di fumo.
Billy ne approfittò, piegò la maniglia della porta e l’aprì per squagliarsela prima che cercassero di fermarlo.
Zec, lo afferrò comunque per il braccio. «Aspetta. E noi due? Stavamo cominciando a conoscerci.»
«Per il momento è meglio che stiamo separati.»  Billy liberò il braccio e uscì dalla casa di Betty, chiudendosi la porta alle spalle.
 

Sapeva di essere stato crudele con Zec. Mentre sgattaiolava nel corridoio del piano con la stanza del se stesso adulto, facendo attenzione che nessuno si interessasse a dove andava, Billy si ripeté che era per il bene del ragazzo che amava, che per quanto ne soffrisse anche lui, l’incolumità di Zec aveva la precedenza.

Aprì lentamente la porta. Entrò con calma nella camera e si avvicinò al letto. Prese la cartella fissata al bordo inferiore e lesse le poche notizie. La diagnosi era uno stato di coma, ma non c’era la ragione che lo aveva provocato. E ovviamente lesse anche il suo nome.
Si chiamava Elliott Summerson.
Non gli suggeriva nulla. Aveva sempre saputo di chiamarsi Billy Springday e non Elliott.
Risistemò la cartella clinica e lo osservò. Fermo. Immobile. Inerme come qualsiasi malato e allo stesso tempo pericoloso in un modo che nessuno poteva immaginare, intento a sognare gli orrori della Bocca dell’Inferno e a riportarli nella città.
«Perché?» domandò, anche se sapeva che non poteva parlargli. Era lì per delle risposte, ma nessuno poteva dargliele. Eppure, se lui ed Elliott erano la stessa persona, non avrebbe già dovuto avere le informazioni che cercava?
Billy si rese conto di non aver ancora toccato l’altro sé.
Allungò debolmente la mano destra e gli sfiorò i capelli scuri, scostandoli dalla fronte. I suoi polpastrelli si scontrarono con la pelle ruvida.
E tutto intorno a lui si sgretolò.
 

                                                

                                                   Continua…? 


lunedì 30 maggio 2016

Recearticolo - X-Men Apocalisse

L’attesa è durata due anni ed era accompagnata da un certo timore. Sì, perché data l’esperienza con la precedente trilogia, il film numero tre sembra essere il vero arcinemico degli X-Men. Per fortuna, per quanto mi riguarda, considero questa terza prova della nuova saga iniziata con X-Men - L’inizio e proseguita con X-Men: Giorni di un Futuro Passato una vittoria. Il film non è perfetto, ci sarebbero alcune limature da fare, ma nel complesso è sulla linea giusta per soddisfarmi come fan dei fumetti e poi della serie cinematografica.
A differenza del capitolo precedente, la trama del film non prende ispirazione direttamente da nessuna storia/saga fumettistica specifica, ma attinge alla mitologia degli X-Men e del cattivo che dà il sottotitolo alla pellicola.
Fin dalle prime scene assistiamo infatti alla grandezza di Apocalisse (Oscar Isaac), mutante che fin dall’antico Egitto governava come una divinità sul popolo. La sequenza iniziale ha il pregio di ricollegarsi alla scena post-titoli di coda del film precedente, dandoci un background specifico per il personaggio di Apocalisse che così non risulterà un nemico spuntato fuori all’improvviso dal nulla. Nonostante il suo aspetto imponente, questo cattivo non ha lo spessore psicologico che può avere un Magneto(Michael Fassbender) o la stessa Mystica (Jennifer Lawrence), ma le sue motivazioni e i suoi obbiettivi sono chiari e precisi e non danno spazio a “zone grigie”: per lui i mutanti sono i più forti, gli unici con il diritto di governare il mondo e anche tra di loro, solo i più forti meritano di essere adorati e temuti e stargli accanto. Cercare una tridimensionalità maggiore in questo personaggio è un po’ inutile, anche nei fumetti è così, è il malvagio per antonomasia che vuole “solo” conquistare, plasmare e governare il mondo secondo i suoi voleri.
Dopo l’introduzione di Apocalisse, facciamo un lungo salto temporale e ci ritroviamo negli anni ottanta, perché come ormai da tradizione i film degli X-Men della nuova trilogia cercano di fondere il genere supereroistico con quello dei period movie. Questa volta però il tentativo non è riuscito alla perfezione. L’atmosfera degli anni ottanta si percepisce appena, non pervade e si fonde con la trama e gli eventi che coinvolgono il film. Forse la parte che avrebbe dovuto accentuarla era affidata alla gita al centro commerciale dei giovani Jean (Sophie Turner), Scott (Tye Sheridan), Kurt (Kodi Smit-McPhee) e Jubilee (Lana Condor) – almeno così appare dai vari video e dalle parole dello sceneggiatore Simon Kinberg rilasciati sul web – ma essendo stata tagliata nel montaggio finale ha lasciato così un sapore amaro in chi si aspettava un ambientazione temporale più dettagliata.
E visto che siamo in tema di difetti un altro è legato proprio al connubio tra il salto temporale di dieci anni con il precedente film e alcuni degli attori scelti per interpretare i mutanti adulti. Se può essere credibile che Mystica non sembri molto differente dalla se stessa adolescente del primo film e da quella quasi trentenne del secondo grazie alla natura dei suoi poteri mutaforma, non si può dire lo stesso per tutti gli altri. Xavier (James McAvoy), Magneto, perfino Bestia (Nicholas Hoult) e Alex Summers (Lucas Till) il fratello maggiore di Scott, tutti personaggi presenti nei primi due film ambientati nel 1962 e 1973 risultano poco invecchiati rispetto a quanto lo sarebbero in realtà e i loro poteri non possono giustificarlo.
Tolta questa scelta non del tutto condivisibile del casting, la trama procede in maniera fluida e senza risultare forzata. Assistiamo alla vita della Scuola Xavier per Giovani dotati, ci vengono presentati i giovani studenti che diventeranno i futuri membri icona degli X-Men, è mostrato in modo logico e non affrettato il reclutamento da parte di Apocalisse dei suoi Quattro Cavalieri, Xavier rincontra Moira MacTaggart (Rose Byrne) e gli eroi vengono a conoscenza del nemico da affrontare.
Nella pellicola  ci sono inoltre diversi rimandi ai film precedenti che danno l’idea di un perfetto mosaico in cui ogni pezzo va al suo posto, spiegando anche come mai personaggi come Mystica e Magneto facciano scelte che paiono fuori dal personaggio, ma che invece sono motivate dalle loro esperienze passate, che li hanno fatti maturare e soprattutto li avvicinano alla caratterizzazioni delle loro controparti fumettistiche. In quest’ottica vanno viste anche alcune svolte nella trama come l’imprigionamento di Bestia, Moira, Mystica e Pietro (Evan Peters) da parte di Stryker, un espediente utile a lasciare spazio ai giovani Jean, Scott e Kurt di mostrarci che hanno la stoffa per diventare i futuri eroi e agire come farebbero nei fumetti, dove iniziano la loro carriera da X-Men proprio da adolescenti.
E questo evidenzia un ulteriore pregio del film: per la prima volta abbiamo un vero film sugli X-Men. Non sui singoli Xavier, Magneto, Mystica o Wolverine, ma un film corale su un gruppo di personaggi che agisce come un team, dove hanno tutti la stessa rilevanza e ognuno dà il proprio apporto alla causa senza che solo uno o due di loro siano gli unici protagonisti. Certo scegliere questa strada porta a considerare la morte di Alex frettolosa, la scena di Pietro una mera copia di quella del film precedente, o le caratterizzazioni di Psylocke e Angelo piatte, però nel quadro generale queste imperfezioni non rovinano la visione del film, che riesce nell’intento di avvicinarsi il più possibile agli X-Men dei fumetti, dove il gruppo è la forza rispetto al singolo.
In più bisogna considerare che pur essendo concepita come la chiusura della trilogia, la storia riesce a introdurre in maniera coesa nuovi elementi del gruppo e gettare i semi (la menzione del rapporto tra Pietro e Magneto, la comparsata di Wolverine, il primo accenno di Fenice, le uniformi alla fine) che possono dare nuova linfa alla saga filmica degli X-Men, potendo in futuro attingere al tanto materiale disponibile nella lunga e spesso complicata, ma al contempo affascinante storia fumettistica dei mutanti.
In definitiva X-Men Apocalisse non ha la potenza emotiva di X-Men: Giorni di un Futuro Passato, ma resta un film molto buono, che mi è piaciuto e se forse ha fatto e farà storcere il naso agli amanti dei film di super-eroi, è invece una gioia per gli occhi per i lettori dei fumetti e almeno nel mio caso è riuscito anche a far riappacificare lo spettatore con il fan dei comics.

Un’ultima nota prima di chiudere: come è da consuetudine, al termine dei lunghi titoli di coda c’è una scena che getta le basi per il prossimo film. Se molti di voi guardandola la considereranno un po’ superflua e poco rivelatrice, lascio un piccolo grande indizio. Il nome Essex sulla valigetta è importante nella saga fumettistica perché è il cognome di Nathaniel Essex, un personaggio con stretti legami con Apocalisse e la famiglia Summers-Grey e conosciuto come uno dei maggiori nemici degli X-Men con il nome di Sinistro.

lunedì 23 maggio 2016

Recearticolo - Supernatural Stagioni 3-5

Eccoci a parlare di nuovo della serie americana Supernatural. In questo post (Supernatural Stagioni 1 e 2 ) avevo fatto una panoramica sulle prime due e ora procediamo con quelle dalla tre alla cinque. Ovviamente come nel caso del post precedente se non avete visto le puntate siete a rischio di SPOILER.
La stagione tre si apre con un pathos non minore rispetto alla precedente. Dean sa di avere poco da vivere, Sam vuole a ogni costo trovare un modo per salvarlo e sullo sfondo si profila una guerra contro e tra demoni. Nel corso della stagione infatti, i mostri di puntata saranno sempre minori a favore dei demoni che diventano gli antagonisti principali e la minaccia su cui ruota la stagione. Apprendiamo che il demone Lilith (Sierra McCormick) ha preso il posto di Azazel come nemesi dei fratelli, lei ha il contratto che spedirà Dean all’Inferno e allo stesso tempo vede Sam come una minaccia alla sua ascesa.
Sul fronte episodi verticali (quelli cioè non legati alla trama principale) i migliori risultano quelli che mostrano sprazzi del passato dei fratelli Winchester e quelli che iniziano a prendere un po’ in giro il genere horror e il media televisivo (come l’episodio in cui ritornano Ed e Harry con un reality sulle case infestate). Nonostante ciò, una sorta di malinconia legata all’inevitabilità del fato di Dean e all’impossibilità di Sam di cambiarlo, permea in qualche modo tutti gli episodi, rendendo questa la stagione meno allegra. Emblematica è la puntata in cui fa il ritorno il Trickster che tenta di insegnare a Sam che non c’è modo di aggirare la morte e l’unico modo per farcela e accettarla e godersi il tempo che gli rimane con Dean, oltre a rimarcare ancora una volta come il loro rapporto sia la loro debolezza perché entrambi sono sempre pronti a sacrificarsi per l’altro e i loro nemici ne sono a conoscenza.
Sul fronte personaggi rilevanti, vengono presentate Lisa Braeden (Cindy Sampson) che è a tutti gli effetti l’anima gemella di Dean e soprattutto Ruby (Katie Cassidy) una ex-strega, divenuta demone, scappata dall’Inferno, in possesso di un coltello che può uccidere i suoi simili e per qualche misteriosa ragione interessata alle facoltà psichiche di Sam.
Nel finale di stagione Sam e Dean affrontano Lilith, ma se il primo si salva perché sembra immune ai poteri del demone, il secondo ha finito il suo tempo e viene dilaniato da un Mastino Infernale e nell’ultima scena vediamo la sua anima incatenata all’Inferno.  
Arrivati alla quarta stagione, la trama diventa più incentrata sulla mitologia della serie e gli episodi sono maggiormente legati tra loro. Si comincia subito con Dean che viene resuscitato da un’entità misteriosa e scopre che i quaranta anni che ha passato all’Inferno sono in realtà solo quattro mesi nel mondo reale. Rintraccia Sam, che dopo la sua morte ha accettato appieno la vita da Cacciatore, ma ha anche qualche segreto da nascondere. E Dean stesso non vuole affatto parlare di quello che è successo all’Inferno. Al termine della prima puntata si scopre che il misterioso salvatore di Dean non è altro che Castiel (Misha Collins) un angelo del Paradiso che ammette che Dio ha dei piani per lui.
Castiel diviene un membro fisso del cast e resterà nella serie per le stagioni a seguire, ma cosa più importante attraverso lui viene introdotta per la prima volta nella serie la figura degli angeli, che nessun Cacciatore ha mai incontrato in anni di carriera. Gli angeli in Supernatural però non sono come ce li si può aspettare. Se Castiel nella sua durezza mostra comunque un senso di rispetto e compassione verso gli esseri umani, i suoi fratelli non sono dello stesso parere: per loro gli umani sono esseri imperfetti e non capiscono perché Dio li tenga tanto a cuore e mostrano una natura più da guerrieri spietati che da guardiani amorevoli. Simbolici in questo senso saranno gli episodi in cui compare Anna Milton (Julie McNiven), un angelo caduto dal Paradiso perché stanca di eseguire sempre e solo ordini di un Dio che non ha mai visto e vuole provare le emozioni, rinascendo in forma umana e venendo per questo perseguitata da i suoi fratelli Celesti. Un ulteriore esempio della natura ambigua di questa versione degli angeli è data dal fatto che hanno bisogno di un corpo umano da possedere per manifestarsi sulla Terra e anche se per farlo hanno bisogno del consenso del proprietario, rimane un elemento che non li discosta poi troppo dal comportamento dei demoni.
Gli angeli sono comunque associati al concetto di Bene e un parallelismo interessante si crea nel momento in cui Castiel instaura un rapporto profondo con Dean, mentre Sam accetta l’aiuto e gli insegnamenti del demone Ruby (in questa stagione interpretata da Genevieve Cortese) che lo sprona a usare i suoi poteri psichici per esorcizzare gli umani posseduti dai demoni. Questo schieramento sarà una sorta di anticipazione sugli sviluppi futuri soprattutto perché il potere di Sam, che lo aveva già reso il prescelto di Azazel a succedergli e un rivale agli occhi di Lilith, ora diviene anche il motivo principale della sua frattura nel apporto con Dean.
A livello di trama, come già detto, gli episodi sono maggiormente collegati e il fulcro principale diventa la lotta contro Lilith per impedirle di rompere i 66 Sigilli che permetteranno la resurrezione di Lucifero. A questi si affiancano puntate con importanti rivelazioni sul passato non solo di Sam e Dean, ma anche dei loro genitori Mary e John. Si svela che in realtà la famiglia con una tradizione da Cacciatori è quella della donna e lei stessa lo era in gioventù e assistiamo anche al suo primo incontro con Azazel e all’introduzione di suo padre Samuel Campbell (Mitch Pileggi) nonno di Sam e Dean e parte dei personaggi che ritorneranno in futuro.
Il tono generale della stagione torna a essere meno pessimista e ci sono episodi divertenti che giocano sulla meta-fiction, come ad esempio uno che ironizza sui classici mostri horror, oppure quello in cui consociamo il profeta Chuck Shirley (Rob Benedict) autore di una serie di romanzi sulla vita dei protagonisti e che saranno i futuri “Vangeli dei Winchester”,  fino alla puntata  Il salto dello squalo che è anche il termine con cui in America si evidenzia quando una serie ha superato il limite della credibilità e decreta l’abbandono dei fan e dove viene introdotto Adam Milligan (Jake Abel) fratellastro dei protagonisti.
Al momento del finale di stagione si torna però agli inevitabili temi più seri e dopo aver scoperto che il capo degli angeli è Zaccaria (Kurt Fuller), non più intenzionato a seguire i voleri di Dio e che aver sparso sangue all’Inferno ha fatto rompere a Dean il primo Sigillo, rendendolo anche l’unico in grado di impedire l’Apocalisse, apprendiamo che Sam si nutre del sangue di Ruby per potenziare i suoi poteri e proprio lei ha fatto il doppio gioco fin dall’inizio.
Un Sam in crisi di astinenza da sangue di demone e convinto di poter sventare l’Apocalisse con i suoi poteri, arriva ai ferri corti con Dean, terrorizzato che il fratello possa trasformarsi in un mostro da cacciare, segnando per la prima volta in quattro stagioni il momento in cui i fratelli Winchester sono volutamente uno contro l’altro.
Niente è però come sembra e come angeli e demoni hanno fatto credere ai protagonisti. Zaccaria rivela che il loro obbiettivo non è impedire l’Apocalisse, ma al contrario vogliono scatenarla per ripulire il mondo e vogliono usare Dean come arma per combattere Lucifero quando sarà risorto e per questo non hanno rivelato che Lilith è in realtà l’ultimo sigillo da spezzare. Allo stesso tempo Sam, manovrato da Ruby, arriva a uccidere Lilith, aprendo di fatto la prigione di Lucifero e scoprendo che quel piano era stato escogitato da Azazel e Lilith da diversi anni, addirittura da prima che lui nascesse e questo lancia una nuova luce sinistra sul reclutamento fatto da Azazel e sullo stesso Sam in quanto unico bambino prescelto ancora in vita. La stagione si chiude con i fratelli riuniti (grazie all’intervento di un Castiel pentito) e consci di essere stati raggirati, uccidono Ruby, però sono inermi davanti alla resurrezione di Lucifero.
Con l’inizio della stagione cinque si percepisce fin da subito una sensazione di chiusura e il voler portare a termine le trame e sottotrame: infatti, come ho scritto nel post precedente sulla serie, nell’idea del creatore Eric Kripke questa sarebbe dovuta essere la stagione finale.
Sam e Dean sopravvivono alla liberazione di Lucifero, grazie all’intervento di Dio, ma angeli e demoni sono già sulle loro tracce perché entrambi i fratelli hanno un ruolo centrale nell’Apocalisse che si sta scatenando. I due discendono in linea di sangue dal Caino e Abele biblici e sono gli unici corpi ospiti in cui possono entrare l’Arcangelo Michele e l’angelo caduto Lucifero per fronteggiarsi. Ovviamente essendo entrambi angeli, hanno bisogno del permesso degli interessati per possederli e se Zaccaria e i suoi fratelli tentano di tutto per convincere Dean a dire “Sì” a Michele, Lucifero (interpretato da Mark Pellegrino) prende in possesso un corpo momentaneo e comincia i preparativi per l’Apocalisse sguinzagliando nel mondo i suoi Quattro Cavalieri, convinto che al momento della resa dei conti Sam non riuscirà a dirgli di “No”.
In questa stagione gli episodi non legati alla trama principale sono marginali, ma c’è comunque spazio per spunti interessanti e ritorni collegati alle stagioni passate. Rivediamo il demone Meg (da questa stagione interpretata da Rachel Miner), ritornano per l’ultima volta da vive Ellen e Jo, viene resuscitato il fratellastro dei Winchester per fungere da “contenitore” temporaneo di Michele e c’è un’importante rivelazione sul Trickster. Nell’episodio Prigionieri della TV – oltre a parodiare serie come Grey’s Anatomy e C.S.I. Scena del Crimine che all’epoca della messa in onda erano due dei principali show concorrenti nella sera in cui andava in onda anche Supernatural – si scopre infatti che è in realtà l’Arcangelo Gabriele, scappato dal Paradiso per non assistere ai litigi dei fratelli angeli dovuti all’assenza del Padre Divino e rifugiatosi sulla Terra dove si intrattiene creando situazioni paradossali e per lui questa sarà l’ultima stagione.
Nonostante si respiri un’aria di conclusione, viene però inserito un personaggio importante: il demone Re degli Incroci Crowley (Mark A. Sheppard) ex-braccio destro di Lilith e come lei capo dei Demoni degli Incroci (apparsi la prima volta nella stagione 2). Al contrario dei suoi simili, Crowley non crede che una volta sterminata l’umanità Lucifero regalerà il Paradiso ai demoni suoi figli e sottoposti e così si allea con Sam, Dean, Bobby e Castiel per sventare l’Apocalisse.
L’atmosfera della stagione si alterna tra momenti divertenti e comici ad altri più drammatici, cupi e desolanti che sono evidenziati soprattutto dalla fuga di Dio, ultima speranza dei Winchester di impedire agli angeli di portare a termine il loro piano. I due fratelli che hanno sempre messo l’incolumità del fratello davanti alla propria, si trovano ora costretti a fare l’impossibile per non doversi uccidere a vicenda, perché comunque vada a finire, Paradiso o Inferno, loro perderanno. Come dicevo è la chiusura di un cerchio: una serie iniziata con due fratelli che si ritrovano arriva al punto finale in cui quegli stessi fratelli saranno costretti a battersi l’un l’altro fino alla morte.
Dopo essere stati messi di fronte a un fato oscuro e impossibile da scongiurare, Sam e Dean trovano però una piccola speranza: Lucifero è uscito da una gabbia e può essere rinchiuso di nuovo in quella prigione. Per farlo c’è bisogno dei quattro anelli dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse e Sam deve cedere il suo corpo a Lucifero e mantenere il controllo quel tanto che basta per saltare nella gabbia e rimanerci rinchiuso. È un piano suicida, che salverebbe il mondo e condannerebbe Sam, ma gli permetterebbe anche di espiare la colpa di essere stato lui la causa per cui il diavolo è libero. E alla fine risulta essere l’unica soluzione possibile.
Nel finale di stagione assistiamo così a un Sam che in un primo mento non riesce a contrastare Lucifero, ma poi ricordando il suo passato con Dean rinsavisce, prende il controllo e si sacrifica per la salvezza del mondo. Distrutto, Dean rispetta comunque le volontà di Sam e non tenta di riportarlo in vita, scegliendo invece di iniziare una vita normale con Lisa.
L’intero episodio finale della quinta stagione ci è raccontato per bocca di Chuck il profeta, autore anche dei libri fittizi sulla serie e (almeno in questa puntata) quasi un alter ego di Eric Kripke, che afferma che i finali sono difficili e mai completamente definitivi. Nell’ultimo fotogramma infatti ci viene mostrato Dean a casa con la sua nuova famiglia e Sam che lo osserva all’esterno.
Non so se questa era davvero la fine voluta dal suo creatore, o l’ultima scena è stata aggiunta perché la rete CW non aveva intenzione di chiudere la serie, resta il fatto che ci sono i presupposti perché la storia continui.

E sappiamo che è continuata e probabilmente tra qualche tempo, tornerete a leggere su questo blog delle stagioni successive.

lunedì 16 maggio 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 23

23. Fate Come se non ci Fossi


Michelle ascoltò svogliata il racconto della sua compagna alla riunione del gruppo di sostegno per disturbi alimentari. A costo di apparire meschina, non aveva alcun interesse nel sapere come era riuscita a resistere a un pacchetto di patatine abbandonato sul tavolo della palestra, piuttosto non vedeva l’ora di uscire dalla stanza del Saint Mary Hospital usata come luogo di ritrovo e raggiungere Betty e Donovan per la ricerca sulla Bocca dell’Inferno.

«Bene Marcy, grazie per averci dimostrato con la tua tenacia che si può dire no al cibo spazzatura, anche se sei pronta a cedere» si complimentò il dottor Ross. Il giovane medico che seguiva il gruppo si alzò dalla sua sedia rompendo il circolo. «Come sapete tra pochi giorni chiuderemo i nostri incontri per la pausa estiva e per voi sarà il periodo più difficile. Le vacanze portano tante possibilità di cadere in tentazione, ma dovete…»
Michelle sbuffò, smettendo di ascoltare. Avrebbe voluto ricordare al dottor Ross che era facile fare la predica con il suo corpo snello e asciutto e soprattutto sapendo che a casa c’era qualcuno ad aspettarti, non per criticare ogni tua azione. In realtà, più che da lui, era snervata dal passare lento del tempo. Sapendo di dover spegnere il telefono durante l’incontro, aveva mandato un sms a Betty prima di entrare in ospedale dicendo di essere momentaneamente occupata, non voleva sapessero che frequentava un gruppo del genere. Però era anche convinta che se non si fosse rifatta viva al più presto, avrebbero iniziato senza di lei, escludendola.
«… che come sempre sono la fiducia e la forza di volontà» concluse il dottore. Guardò l’orologio al polso e aggiunse: «Per oggi è tutto. Ci vediamo settimana prossima e mi raccomando: compilate il diario dei pasti.»
Michelle saltò giù dalla sedia soddisfatta. Gli altri ragazzi e ragazze lo erano quanto lei, tanto che in tre erano già davanti alla porta; prima che riuscisse a superarli, la spalancarono e a quel punto si bloccò.
Donovan stringeva Betty e la baciava sulla bocca. Lui contro di lei ed entrambi i corpi premuti contro la parete.
I suoi compagni del gruppo lanciarono dei risolini e corsero verso le scale, Michelle non riuscì a muoversi. La spintonarono fuori dalla stanza e la superarono, rimase in silenzio senza riuscire a smettere di fissarli. Il suo timore si era avverato. Billy e Zec erano una coppia, a quanto vedeva lo erano anche Donovan e Betty, non ci voleva molto perché fosse eliminata dal gruppo.
Sentì i passi del dottor Ross alle sue spalle, si voltò non sapendo cosa dire, ma lui la ignorò e chiuse la porta della stanza.
«Che diavolo fai?» domandò Betty
«Improvviso» rispose Donovan ridendo.
Michelle mosse un passo verso di loro. «Ehi, ragazzi… cosa ci fate qui?»
Non la degnarono di uno sguardo e continuarono la loro discussione.
«E se fosse uscito un dottore o un infermiere?»
«Se ci avessero detto qualcosa, avrei spiegato che eri triste per un parente malato e ti stavo consolando.»
Michelle si scostò vedendo Donovan avanzare in direzione della porta dietro di lei. «Perché non rispondete? C’è qualche problema?»
Donovan aprì la porta girando il pomello e la ignorò ancora. «Muoviamoci prima che arrivi qualcun altro.»
Betty lo segui, sorpassandola.
Michelle rimase di stucco. Era offesa e arrabbiata, ma anche demoralizzata. Era chiaro: non volevano più avere niente a che fare con lei. Ai loro occhi era già invisibile.
Andò a passo spedito verso le scale, decisa a lasciare al più presto l’ospedale.
 

«Sono a casa» urlò Michelle, rientrando con l’umore nero. Si diresse spedita in cucina e aprì il frigorifero. C’era un avanzo della cheesecake, avrebbe placato la sua furia con il dolce e in fin dei conti se lo meritava: due persone che considerava amici l’avevano apertamente rifiutata. Afferrò la scatola rosa della pasticceria e aprì il coperchio, ma si fermò subito sentendo la voce di sua madre provenire dal salone.

«Se mi becca a mangiare la torta, mi tormenterà per tutto il week-end.» Spinse di nuovo la scatola sul ripiano, coprendola e richiuse il frigorifero.
Uscì dalla cucina e andò in salone, pronta a dover fare il resoconto della riunione del gruppo, come ogni volta che tornava dal Saint Mary Hospital. Trovò sua madre con i capelli e le unghie curate, il viso truccato e il suo abbigliamento impeccabile, seduta sul divano con il cellulare all’orecchio.
Non se la sentiva di affrontare il terzo grado proprio in quel momento, così disse: «Ciao mamma. So che vuoi la prova che sono andata e ti giuro ti racconterò tutto, ma possiamo rimandare?»
Sua madre rimase seria con il cellulare premuto sull’orecchio sinistro. Dopo pochi istanti di silenzio, scoppiò a ridere. «Non ci credo! Solo una con la sua faccia tosta poteva dire così. E tu cosa le hai risposto?»
«Mamma, allora possiamo rimandare?»
«Ma che brava!» esultò la donna. «Avrei voluto esserci. E poi?»
Michelle sbuffò arrabbiata. Pareva proprio che quel giorno avessero tutti deciso di fare finta che non ci fosse. Bene, si sarebbe adeguata. Senza aspettare più una risposta, girò sui tacchi e corse sulle scale fino in camera sua.
Chiuse la porta e si buttò sul letto. Fissò il soffitto della stanza rimuginando su Donovan e Betty. Erano stati scortesi, ma era strano fossero cambiati tutto di un colpo. In passato c’erano state occhiatacce e battutine, ma non l’avevano mai trattata in quel modo. Si rizzò a sedere sul bordo del materasso. «Quel comportamento è tipico di mia madre e degli altri ragazzi, ma loro…»
Michelle saltò giù dal letto e frugò in tasca alla ricerca del cellulare. Magari con una telefonata avrebbero chiarito tutto. Schiacciò i tasti per richiamare dalla rubrica il numero di Betty.
La porta della camera si spalancò e sua madre, sempre con il cellulare all’orecchio, entrò con prepotenza.
«Mamma! Potresti almeno bussare» sbottò Michelle.
La donna guardò in giro per la stanza. «No, non è nulla. Mi era sembrato di sentire un rumore in camera di mia figlia, ma è vuota.» Uscì dalla stanza e chiuse la porta.
Michelle gelò. Non stava recitando una scena. Sua madre non l’aveva proprio vista, anche se era in piedi davanti a lei. La sfiorò il dubbio ci fosse in atto qualcosa di soprannaturale e si spostò davanti allo specchio.
«Oh cavolo!» Il vetro non rinviava nessun riflesso. Era davvero diventata invisibile. Guardò il cellulare stretto nella mano destra e cancellò la chiamata in partenza. Doveva trovare una soluzione al più presto.
 

Era sera e Michelle si ritrovò di nuovo all’ingresso del Saint Mary Hospital. Aveva deciso che era inutile tentare di andare a casa di Zec, o provare a rintracciare Billy: dovevano essere già al loro appuntamento. Tutto era accaduto lì e forse in quel luogo c’era anche la soluzione.

Entrò, ma nella sala d’aspetto non c’era traccia dei ragazzi. Tornò al piano della stanza della riunione, ma anche lì non trovò nulla. Sembrava che Donovan e Betty se ne fossero andati e non sapendo perché erano stati lì, non aveva indizi per risolvere il mistero.
«Sembri parecchio giù di morale. Posso fare qualcosa per te?»
Michelle sussultò e si girò di scatto.
Dana, nel suo inconfondibile aspetto demoniaco, la fissava nel mezzo del corridoio, con un sorriso di compassione.
«Tu… mi vedi?»
«Ovviamente» le rispose. «Non dovrei?»
«No. Cioè, io sono invisibile. Qualcosa mi ha reso invisibile.»
Dana le si avvicinò. La squadrò girandole intorno. «In effetti hai una vibrazione strana, oggi.»
«Aspetta, perché sei qui?» si allarmò Michelle. «È opera tua? Mi hai fatto tu questo?»
«Rallenta carotina, non sono la causa di ogni male.» Dana incrociò le braccia sul petto, coprendo la collana con il ciondolo giallo, presa durante il loro ultimo incontro. «Ricordi? Viviamo su una Bocca dell’Inferno, sai di cosa sono capaci le energie mistiche che genera. Io ho solo avvertito uno strano fremito provenire da questo ospedale.»
Michelle si sentì una stupida a non averci pensato prima. Quello che le era capitato lo aveva già visto in una puntata di Buffy. «Sono come quella ragazza che è diventata invisibile perché nessuno la considerava.» Poi venne assalita dal panico. «Devi aiutarmi.»
«Perché?»
«Perché alla fine della puntata la ragazza rimane invisibile e viene reclutata dal governo come spia o assassina» raccontò Michelle.
«No, intendo perché io dovrei aiutare te» puntualizzò Dana. «In fin dei conti sono un demone.»   
«Be’ la volta scorsa in auditorium lo hai fatto e così…» Michelle si rese conto da sola che era una motivazione debole. E durante l’attacco dei vampiri avevano stretto un patto perché Dana voleva qualcosa in cambio, ma ora non aveva nulla da offrirle.
Dana sospirò. «Ti aiuterò. Ma solo perché mi sei simpatica. Raccontami cosa è successo.»
«In realtà nulla. Ero qui per…  un appuntamento e quando ho finito, ho trovato Betty e Donovan che si baciavano. Ho provato a parlare, ma non mi vedevano, né mi sentivano.»   
«Quei due insieme?» Dana inarcò un sopracciglio. «Non credevo che Velma e Fred sarebbero finiti insieme.»
«Anche io» rispose Michelle con rammarico. «Almeno non così presto. Pensavo che Betty lo avrebbe tenuto ancora un po’ sulla corda.»
«Ti sei sentita esclusa?»
Michelle annuì.
«E per quale motivo? Non ti facevo il tipo di ragazza che ha bisogno di un fidanzato per sentirsi interessante.»
«Non è così. Non sono neanche sicura che i ragazzi mi interessino» ammise Michelle. «Ma nei gruppi finisce sempre così. Quelli accoppiati rimangono uniti e la single diventa un peso e alla fine la mollano. E chi vuoi si interessi a una come me?»
Dana le mise una mano sulla spalla. «Non ci credo di essere proprio io a dirtelo, ma hai davvero un’opinione così bassa di te e dei tuoi amici? Avete superato il dramma del non-triangolo tra mio fratello, il ragazzo ammazzavampiri e Betty, non penso ti lasceranno fuori dalla vostra versione della Scooby Gang, neanche se restassi sola»
Michelle la guardò sorpresa. Si sentì un vero mostro ad aver giudicato in malo modo i suoi amici, quando persino Dana la demone li considerava migliori. «Forse il problema sono solo io.»
«In un certo senso, è così» confermò Dana. «Ascolta,  prima che diventassi demone, c’è stato un tempo in cui ero come te: insicura, ossessionata dall’idea che gli altri avevano di me e un po’ arrabbiata per il mio aspetto. Poi ho capito non importava. Mi avrebbero giudicata comunque, a meno che non fossero dei veri amici. E se hanno accettato mio fratello, non capisco perché dovrebbe essere diverso con te. Però devi accettarti tu per prima.»
«Mi stai dicendo che sono diventata invisibile perché io ho tenuto che gli altri mi emarginassero» concluse Michelle. «Ma come faccio a tornare normale?»
«Affronta la tua paura.» Dana le mise l’indice sotto il mento. «Hai detto che nessuno si interesserebbe a te ed è una cavolata. Io ti trovo molto interessante.»
«Davvero?» Michelle arrossì imbarazzata.
«Sì, carotina. E se vuoi possiamo fare una prova.»
«Che prova?»
«Dammi un bacio e come nella migliore tradizione delle favole, il maleficio si spezzerà.»
Michelle la osservò diffidente. «Non è una trappola? Una specie di patto per vendere la mia anima?»
Dana sorrise. «No, non sono quel genere di demone. Ma se il mio aspetto ti spaventa…»
Michelle scosse la testa. «Al contrario. Ti trovo sexy.»
«Baciami, allora.»
Michelle si sporse in avanti. Premette goffamente le sue labbra su quelle di Dana. Le sentì morbide, contro le sue ruvide e avevano un buon sapore, come di ciliegia.
«Fate piano, è un miracolo che non ci abbiano beccati e bloccati»
Udendo la voce di Donovan, Michelle si scostò dalla ragazza demone e lo vide avanzare furtivo nel corridoio con Betty, Zec e Billy.
«Michelle! Per fortuna sei qui, cominciavo a stare in pensiero. Non ti sei più fatta viva» le disse Betty.
«E lei cosa ci fa qui?» domandò Zec, osservando la sorella al suo fianco.
Michelle tirò un sospiro di sollievo. La vedevano, era di nuovo visibile. E non erano affatto intenzionati a escluderla. «Ecco, ho avuto un problema in stile Bocca dell’Inferno e Dana mi ha aiutato.»
«Mi fa piacere tu stia bene, ma non dovremmo essere qui» disse Billy autoritario. «Io e Zec dobbiamo aggiornarvi su quello che abbiamo trovato al cimitero.»
«Ti ho detto che prima dovete vedere una cosa importante e con Michelle già qui, non dobbiamo più aspettare» ribadì Donovan.
«Come sospettavo c’è qualcosa di particolare in questo ospedale» disse Dana. «Non mi aspettavo però lo scopriste anche voi.»
«Non ricordo che tu sia stata invitata» replicò Betty.
Dana guardò seria l’altra ragazza. «Non ne ho bisogno. Se sono qui è perché ho già una mia idea e posso tornare quando voglio per accertarmene.»
Agitò le mani per sparire, ma Michelle le afferrò il braccio. «Rimani. Mi hai aiutato e mi fido di te.»
Donovan sbuffò. «Va bene, basta che ci muoviamo.» Girò il pomello della stessa stanza dove Michelle lo aveva visto entrare con Betty qualche ora prima e fece segno agli altri di seguirlo.
Non appena furono dentro la camera, si voltarono verso il letto e videro la persona addormentata, Michelle capì l’urgenza di radunarli lì.
Un uomo simile a Billy era steso davanti ai loro occhi.
«Non è possibile» Billy si avvicinò all’uomo e poi si girò sconvolto verso gli altri. «Perché questo tizio mi somiglia?»
Michelle ripensò a quello che le era successo quel giorno e senza accorgersene, parlò nello stesso istante in cui lo fece anche Betty. All’unisono dissero: «Credo di avere una teoria.»

 

                                                Continua…?