Billy rimase immobile nelle tenebre che
lo circondavano. Aveva la bizzarra sensazione di essere ancora nella camera
dell’ospedale dove dormiva Elliott Summerson, il se stesso adulto, ma allo
stesso tempo in un luogo diverso.
Una luce con la sagoma di una porta
lampeggiò davanti a lui, ci passò attraverso e si ritrovò in un corridoio dalle
pareti bianche da cui si emanava un bagliore pallido.
«Ben arrivato» gli disse una donna alla
sua destra. Era alta, con i capelli neri tagliati a caschetto. Indossava un
lungo abito color vaniglia e lo fissava con espressione neutrale. «Forse è più
corretto bentornato.»
«Chi sei?» domandò. «E dove siamo?»
«Siamo in un luogo difficile da
definire. E sinceramente non credo che nel tuo attuale stato potresti comprenderlo
appieno. Ti basti sapere di non essere in pericolo. Quanto a me, il mio nome è
Janna.»
Billy la squadrò per pochi istanti. «Il
tuo volto mi è familiare. Sono quasi sicuro tu sia un’attrice di Buffy l’ammazzavampiri. E per quanto mi
sembra assurdo ammetterlo, avrebbe senso.»
«Non sono chi tu pensi, ma ho assunto
questo aspetto perché risulta consono alla parte che rappresento.»
«Riesci a essere meno criptica?»
Janna sospirò. «Se sei qui, è perché
conosci la verità su di te. Possiamo dire che in questo io e te siamo simili.
Frammenti di uno stesso intero, solo che io rappresento la variante razionale.»
«Non sono sicuro di aver capito» ammise
Billy. «Comunque, perché sono qui?»
«Per delle risposte. O almeno alcune.»
Janna si incamminò nel corridoio. «Vieni, non è consigliabile perdersi in
questo posto.»
Billy le fu subito dietro. Osservò le
pareti spoglie, del tutto simili alle corrispettive del lato opposto. Abbassò
lo sguardo e notò il pavimento bianco, immacolato, ma non luminoso. Ragionò
sull’unica azione compiuta prima di ritrovarsi nell’oscurità e lì. Aveva
toccato Elliott. «Siamo nella sua testa?»
«Ad essere precisi è la nostra testa. Un
tratto di memoria inconscia» precisò Janna. «Essendo entrambi un’emanazione
della mente di Elliott, siamo collegati tra noi e ovviamente a lui. Quando ci
hai sfiorato, una parte della nostra coscienza ha percepito il tuo bisogno è ha
mandato me ad accoglierti.»
«Ma se percepisce tutto questo, come mai
è ancora in coma?»
«Al momento non abbiamo la forza di
svegliarci. Ma anche se dormiamo, il corpo è vivo e per tanto, rileva gli
stimoli esterni.»
«Per favore, non parlare di me, te ed
Elliott come un'unica persona e al plurale» disse Billy rabbrividendo. «È già
complicato accettare di essere una parte della sua mente e non un bambino
vero.»
«Un bambino vero» ripeté Janna
sorridendo. «Una citazione dalla cultura popolare. Dimenticavo la tua
attitudine.»
Billy la guardò sospettoso. «Sai più
cose su di me di quanto ne so io, mi sembra.»
«Solo perché non mi sono separata dal
corpo.»
Billy le afferrò il braccio. «Aspetta,
vuoi dire che se rimanessi qui dentro saprei come fermare tutto il delirio da
Bocca dell’Inferno? E potrò uscire di qua, oppure ora sono bloccato?»
«Non ho risposta alla prima domanda»
fece Janna, liberandosi dalla presa e proseguendo con la sua andatura. «Per la
seconda, possiamo dire che sei in visita e non sapendo il meccanismo che ti ha
permesso di uscire, non so come tu possa rientrare in maniera permanente.»
«Quindi nemmeno tu hai tutte le
risposte.» Billy riprese a camminarle al fianco, sentendosi ancora un po’
confuso da quanto stava accadendo.
«No, ma non siamo venuti per me.» Janna
svoltò l’angolo, alzò il braccio destro davanti al busto e con la mano chiusa,
sollevò l’indice per indicargli la direzione dove guardare.
Billy seguì la traiettoria del dito e
riconobbe la sala d’aspetto dell’ospedale e alcune delle persone che erano
riunite. Michelle era in piedi nella parte sinistra della sala, in mezzo a un
gruppo di altri ragazzi e ragazze sovrappeso; Donovan era nel centro, appoggiato al bancone dell’infermiera, con
accanto un uomo che si teneva stretta la mano sinistra con la destra; Zec stava
entrando in quel momento dalla porta, stringendo una foto in mano; Betty era
seduta all’inizio della prima fila di sedie sulla destra e compilava assorta un
modulo prestampato.
«Cosa ci fanno i miei compagni qui?»
domandò Billy, alzando il volto per guardare la sua accompagnatrice.
«Non sono veramente qui. Come non lo
siamo noi» rispose Janna. «Però lo sono stati, tempo fa e in questa riunione
inconsapevole, abbiamo… hai scoperto qualcosa di rilevante.»
«Cosa dovrei fare?»
«Osservare e ascoltare.»
Billy si voltò a guardare la scena
davanti a sé e fu come se le persone non collegate ai suoi quattro amici,
scomparissero momentaneamente. Così come i suoni, gli unici rumori erano le
voci dei ragazzi e dei loro interlocutori. Come se stesse rivivendo un
frammento del passato già vissuto.
Un dottore giovane, con gli occhiali
dalla montatura squadrata e i capelli corti e neri pettinati all’indietro,
scese una scalinata e raggiunse il gruppo di Michelle. «Bene, mi sembra ci
siate tutti. Seguitemi, l’incontro del gruppo per i problemi di disordine
alimentare si svolge al secondo piano. Dalla prossima volta, venite
direttamente nella stanza che vi mostrerò.» Prima di dar loro le spalle, li
squadrò velocemente.
L’infermiera addetta alle informazioni,
tornò al bancone passando accanto a lui e al gruppo. Consegnò una tessera a
Donovan e poi rivolgendosi all’uomo al suo fianco disse: «Signor Brennon, mi
segua, il chirurgo di turno le controllerà la ferita e vedrà se è il caso di
metterle dei punti.»
«Punti? Non aveva parlato di punti»
brontolò l’uomo. «E comunque voglio l’anestesia. Mi dia un flacone di quelle
pillole che tolgono il dolore.»
«Papà è solo un taglio» intervenne
Donovan. «Sono sicuro non sia necessario nessun antidolorifico.»
«E cosa ne sai tu? Non sei mica un
dottore» lo rimbeccò il padre.
Zec avanzò spedito verso il bancone,
fermandosi a poca distanza dal ragazzo e dall’uomo. Buttò un paio di volte
un’occhiata alla foto in mano e poi arretrò di qualche passo, guardandosi
attorno con fare indeciso.
Betty si alzò in piedi e un ragazzo con
la tenuta da infermiere le andò a sbattere contro, facendole cadere i fogli e il
modulo che aveva appena terminato di compilare.
«Scusami, vado di fretta» le disse,
continuando per la sua strada senza neanche fermarsi ad aiutarla a raccogliere
fogli e penna.
«Figurati, Edward» rispose Betty
imbronciata, leggendo il suo nome sul cartellino appeso al petto. Si sistemò
gli occhiali sul naso e si chinò a raccogliere le sue cose sul pavimento.
Una ragazza dai capelli biondi, tagliati
appena sotto le orecchie, le passò al fianco e si appoggio annoiata al bancone,
fermandosi a osservare Donovan.
Billy la riconobbe: era Anika, la ragazza
che sarebbe diventata un Demone della Vendetta e questo confermò i suoi
sospetti di stare assistendo a un insieme di eventi del passato. «Continuo a
non capire, che senso ha tutto questo per me?» domandò, voltandosi verso la
donna al suo fianco.
Janna rimase impassibile. «Continua
seguire ciò che accade e ti sarà chiaro.»
Sbuffando, Billy riportò l’attenzione
sui suoi compagni, inconsapevoli attori di quella strana rappresentazione. Era
in piedi al lato opposto a dove si trovava Michelle, guardava lo svolgersi
delle azioni quasi fosse davanti a uno schermo e gli sembrava un normale
scenario di un ospedale. I suoi amici forse all’epoca non sapevano di essersi
incontrati anche lì, ma giudicando il loro aspetto dovevano già frequentare lo
stesso liceo. Non trovava un particolare che rendesse quel ricordo – perché era
quasi certo si trattasse di questo – rilevante per avere una spiegazione ai
suoi tanti quesiti.
Poi, qualcosa sul volto di Michelle,
fece scattare una sorta di molla nei suoi pensieri. L’amica era rimasta in coda
alla fila di ragazzi sovrappeso che si muovevano come un gregge obbediente
dietro al medico giovane, venuto a prenderli. Si girò verso Anika e la osservò
dapprima con odio, poi con una sorta di malinconia. Guardò il suo stesso corpo
e una differente emozione le si dipinse sul viso: vergogna. A quel punto si girò di scatto, rincorrendo i compagni già
sulla prima rampa di scale.
Come una tessera del domino che
spostandosi aveva fatto cadere quella davanti, Billy portò lo sguardo su
Donovan. Non prestava più ascolto a suo padre, ma era concentrato su Anika.
L’infermiera uscì da dietro al bancone e prese il braccio del signor Brennon,
scortandolo nell’ambulatorio del medico. Rimasto solo, Donovan scivolò lungo il
bancone in legno, avvicinandosi sorridente ad Anika e riassettandosi la
camicia. «Ciao, come va? Sono…» disse, a meno di una spanna da lei.
«Scusa se ti ho fatto aspettare.
Possiamo andare.» Un ragazzo con una giacca di pelle sbucò da dietro Donovan,
lo sorpassò e mise un braccio intorno alle spalle di Anika, conducendola verso
l’uscita. Lei rise divertita in risposta a qualcosa detto dal ragazzo,
ignorando Donovan.
Ancora una volta, Billy riconobbe
l’emozione che passò sul volto dell’amico: rassegnazione.
L’infermiera rientrò in scena e Zec la
fissò dubbioso per un istante prima di andarle incontro. «Mi scusi, avrei
bisogno di un’informazione. Per caso c’è stata qualche segnalazione su questa
ragazza? O magari è stata ricoverata qui?» Sollevò la foto e Billy riconobbe il
volto di Dana, prima della sua trasformazione demoniaca, ma l’infermiera non la
degnò di uno sguardo.
«Santo cielo, ancora tu» gli rispose
spazientita. «Ragazzino, non puoi venire qui ogni giorno a cercare questa tua
amica. Non siamo un ente benefico. E comunque non potrei dirti nulla, sei
minorenne. Vai alla polizia, o vieni accompagnato da un adulto. E ora va via,
ho del lavoro da fare.»
La donna gli diede le spalle e Zec
rimase ammutolito per pochi secondi. Poi si mise la foto in tasca e si avviò
verso l’uscita. Billy continuò a osservarlo mentre si allontanava e nei suoi
occhi colse delusione e anche angoscia.
A quel punto squillò un cellulare, Billy
guardò sicuro in direzione di Betty e la vide rialzarsi con i fogli sotto
braccio e frugare con la mano sinistra in tasca per prendere il telefono.
Schiacciò il tasto di risposta e lo portò all’orecchio. «Ciao papà, sono ancora
all’ospedale per la richiesta di volontariato.» Rimase in silenzio, mentre la
voce dall’altro capo le parlava. «Ma avevamo deciso che andava bene. Mi avevi detto
di poterlo fare per tre pomeriggi a settimana e…» si bloccò, interrotta dal
padre. «Ma i miei voti sono ottimi. Non ne risentiranno se faccio l’infermiera
volontaria e s…» Betty divenne paonazza. «No, la mia passione per i vampiri non
c’entra nulla. Ascolta, passami mamma così le spiego cos…»
Billy osservò il corpo dell’amica
irrigidirsi, mentre la conversazione continuava senza che lei potesse
ribattere. Accartocciò i moduli che aveva compilato e tornò indietro verso la
sedia.
Betty sospirò e disse: «D’accordo,
d’accordo. Lascia perdere. Torno a casa.» Chiuse la comunicazione, ripose il cellulare
in tasca, buttò i fogli nel cestino e s’incamminò verso l’uscita.
Billy vide chiaramente la furia in lei
sbollire e lasciare il posto alla disillusione.
«Ora ti è chiaro perché siamo tornati a
questo momento?» gli domandò Janna, cogliendolo di sorpresa.
Billy rimase a guardare la sala
d’aspetto e i suoi compagni svanire a poco, a poco, dissolvendosi nel vuoto
come nebbia, mentre la luce fredda riempiva il luogo bianco come il corridoio
che aveva attraversato per raggiungerlo.
Tornò a fissare Janna in volto.
«Riguarda loro. Michelle, Donovan, Zec, Betty e i loro sentimenti, in questo
momento, in un modo o nell’altro, si sono sentiti soli, abbandonati.»
Janna annuì. «Una solitudine che noi… tu
conosci bene. Elliott l’ha percepita dal letto in cui dorme, ha trovato in
questi ragazzi degli spiriti affini e possiamo dire che questo è stato il
vostro primo incontro ufficiale, anche se nessuno di voi ne era consapevole.
Così, quando sei andato a proteggere la città, involontariamente il tuo primo
istinto è stato di riunirvi.»
«Non è stato un caso?»
«No. E se sei stato attento, anche i
pericoli che i tuoi amici hanno affrontato li avevi già percepiti qui. Anika ed
Edward, l’infermiere che avrebbe aggredito Betty portandola involontariamente
dal vampiro che l’ha ucciso, li avevi già conosciuti in ospedale. Persone che
Elliott, nonostante il coma, avvertiva
intorno a sé.»
Le idee si riordinarono velocemente
nella mente di Billy. «Quindi questa è la conferma: se Elliott sente tutto ciò
che succede e lui è la Bocca dell’Inferno, allora è responsabile di ogni
mostro, demone o minaccia soprannaturale. E lo sono anche io.»
Janna gli posò pacatamente le mani sulle
spalle. «Questa è la parte difficile. Purtroppo non è tutto come sembra.»
«A me pare proprio sia semplicissimo.»
Janna scosse la testa. «Tu hai potuto
osservare una parte della verità, quella che ti riguardava direttamente come
Billy, il ragazzo che non voleva sentirsi solo e ha cercato ragazzi come lui
per riformare un gruppo di combattenti del soprannaturale, ma c’è un’altra
parte più complessa e legata a conseguenze più vaste.»
Billy la guardò timoroso. Quello che
aveva appena scoperto era già tremendo, cosa poteva esserci di peggio?
«Sei pronto per la verità?»
«Ti ascolto» le rispose. «Dimmi quello
che devo sapere.»
Continua…?
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