lunedì 7 settembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 7

7. Siamo Ciò Che Forgiamo

Per quanto cercasse di opporre resistenza, Billy venne trascinato dai suoi assalitori con estrema facilità.

Sgomitò e scalciò come se fosse in preda a convulsioni, ma la loro presa rimase salda sulle sue braccia e il loro umore iniziò a risentirne, rendendoli più aggressivi e intolleranti di quanto fossero stati in vita.
«Smettila di dimenarti, non otterrai nulla» disse Alice alle sue spalle.
Alla sua sinistra, Simon gli ficcò con più forza le dita nella manica della camicia, lacerandola lievemente e arrivando alla pelle. «Ascoltala, o ti calmo io con un prelievo forzato di sangue.» Si passò la lingua sui canini sporgenti per rimarcare il concetto.
«No, non lo farai» lo contraddisse Stefan.
Caroline, davanti a lui, si voltò procedendo all’indietro. «Nemmeno una succhiatina veloce?»
«No» ribadì l’altro.
«Perché?» domandò Billy. Oltre al paletto nascosto nel retro dei jeans, la sua unica arma era l’astuzia e per scoprire cosa stava per succedergli, doveva farli parlare. «Siete vampiri, tra l’altro nuovi di pacca, non avete un desiderio assillante di sangue?»
Simon lo fissò ringhiando.
«Abbiamo ordini precisi» rispose Alice. «Chi ci ha detto di volerti incontrare, vuole farlo finché sei ancora vivo e illeso.»
«E posso sapere chi merita tanta lealtà?»
«Lo vedrai quando arriveremo» replicò Stefan.
«Così aumentare la mia curiosità» continuò Billy. «Voglio dire, prima non eravate tipi da prendere ordini prima, non pensavo lo foste adesso che siete… cambiati.»
«Muovi meno la lingua e più le gambe» disse Caroline e tornò a dargli le spalle.
Billy gettò sguardi veloci all’ambiente circostante. Erano quasi arrivati al termine del corridoio del pian terreno, ancora pochi passi e si sarebbero trovati davanti le porte della palestra.
«Non è un po’ tardi per la lezione di educazione fisica?»
Nessuno dei quattro gli rispose.
Caroline spalancò una porta, Simon e Stefan lo gettarono all’interno della palestra buia e poi li udì entrare insieme ad Alice, fermandosi alle sue spalle.
Qualcuno accese le luci dall’interno.
«Bene, bene. Il cosiddetto Ammazzavampiri è arrivato» riecheggiò una voce femminile. «Desideravo tanto conoscerti.»
Billy si guardò intorno. Dal canestro fissato al muro alla sua destra vide saltar giù una figura, quando toccò terra distinse i capelli biondi e l’abbigliamento anni ottanta composto da camicia, giacca di pelle, pantaloni e stivaletti, ricordava i look di Madonna e Cindy Lauper agli inizi delle loro carriere. I suoi lineamenti gli erano familiari, ma non riusciva a identificarla.
La nuova ragazza lo fissò poco convinta. «Sei magrolino, non sembri adatto al lavoro che hai scelto.»
«Sei una vampira» rispose Billy. Anche se non ne era certo, il modo in cui il suo “senso del male” gli fece prudere l’interno della nuca, gli suggerì di avere di fronte una non-morta.
«Complimenti Sherlock, grande intuito» lo schernì lei. «Non affaticarti a provare a indovinare il mio nome. Te lo dico io. Sono Sunday.»
Billy rimase a bocca aperta. Era assurdo, ma anche vero. Non ricordava chi fosse l’attrice che recitava il ruolo in Buffy, ma era come se dopo aver pronunciato quel nome, notasse la somiglianza. «Non è possibile.»
«Come?»
«Tu non sei una persona reale…» Billy scrutò i volti degli altri quattro, deformati dalla trasformazione in vampiro, e cercò in loro il suo stesso stupore, senza trovarlo. «Sei un personaggio interpretato da un’attrice.»
«Parli sul sei serio?» domandò Sunday inarcando un sopracciglio. «Se autoproclamarti cacciatore di vampiri era un segno di squilibrio mentale, con questa uscita vinci in assoluto il premio per lo svitato dell’anno.»
Caroline e gli altri risero divertiti.
«È vero. Non sono pazzo.»
Sunday si avvicinò. «Come vuoi. Ti dimostro che sono reale.»
Prima che Billy potesse dire o fare qualsiasi cosa, la vampira gli afferrò le spalle, il suo volto trasfigurò in un istante nella forma vampiresca e gli piantò i canini nel lato sinistro del collo.
Urlò dal dolore e lei spostò la bocca di colpo. Mentre lo fissava, si portò la mano sinistra alla ferita e macchie di sangue gli gocciolarono tra le dita, il bruciore dapprima pulsante si attenuò.
«Visto? È tutto vero.» Sunday riplasmò la faccia nella forma da umana non-morta e lasciò la presa su di lui. «Per la cronaca non sei un vero Cacciatore, una volta ne ho assaggiata una e il tuo sapore è diverso.»
Billy era disorientato. Aveva combattuto vampiri e demoni, ma trovarsi davanti in carne, canini e ossa un personaggio della serie da cui tutto sembrava avere origine, era più di quanto riuscisse a metabolizzare in così poco tempo. «Cosa vuoi da me?»
«Oltre farti causa per appropriazione indebita di un titolo protetto da copyright?» domandò Sunday con un sorriso beffardo. «Ucciderti, ovviamente.»
Billy cercò di ritrovare la lucidità. «Perché di preciso? So che per i vampiri è un semplice divertimento, ma perché hai cercato proprio me?»
«Curiosità. Dato sembri tanto esperto sul come eliminare quelli come noi, volevo vedere se eri davvero un’ammazzavampiri.»
«E ora sei delusa?»
«Non tanto. È bello sapere di essere in una città dove non vivono Cacciatrici.» Sunday fece un passo avanti. «Adesso è ora di morire.»
Billy arretrò. «Aspetta. Lo hai detto tu, ho squilibri mentali, forse è vero, quindi non mi merito un ultimo desiderio?»     
«Saresti un vero spasso come cucciolo» replicò Sunday. «Ma non ti risparmierò.»
«Non è questo. Voglio sapere perché li hai trasformati.» Billy si voltò a guardare Simon, Stefan, Caroline e Alice, fermi dietro di lui.
«Chi ti dice sono stata io?»
«Li conoscevo da vivi. Ti sono troppo fedeli per non essere tu il loro sire.»
«Ok, allora, perché vuoi saperlo?»
Billy imitò il sorriso di lei. «Semplice curiosità.»
Sunday lo scrutò per pochi secondi. «D’accordo. Sono una leader nata, ma non posso esprimermi al meglio senza dei sottoposti. Ho osservato quei quattro e mi piace il loro stile. Erano dei bulli mediocri, ma saranno dei vampiri perfetti. E in branco ci si diverte di più.»
Capì di non avere altra scelta. Se non provava a salvarsi in quel momento, non avrebbe avuto altra occasione. Scoppiò a ridere, una risata finta, in cui impiegò tutte le sue forze per farla sembrare vera e si piegò in avanti, come se quello che aveva sentito fosse troppo divertente per riuscire a farlo restare dritto.
«Che hai da ridere?» sbottò Sunday.
«Tu… tu… non ne hai idea…» Billy intramezzò ancora qualche risata, poi finse di calmarsi. «Ti credi furba, ma non hai fatto un buon affare con questi qui.»
«Ehi! Ripetilo stronzetto» lo aggredì Stefan.
«Zitto» gli ordinò Sunday. «Spiegati, prima che ti spezzi il collo» disse.  
«Sai che hanno aggredito dei miei amici con poteri telecinetici giorni fa?»
«E allora?» domandò Sunday.
«Li abbiamo rinchiusi tutti in uno stanzino» s’intromise Alice.
«Dove non possono sfuggire e possiamo mangiarceli con calma» aggiunse Simon.
«Già, ottimo piano» si complimentò Billy. «Avete controllato fossero disarmati? Non mi sembra. E sorpresa: lì dentro c‘è tutto il mio arsenale, hanno paletti, acqua santa e armi a sufficienza per distruggere un esercito di vampiri.»
«È vero?» Sunday perse la sua calma e il suo sarcasmo. «Avete lasciato quegli umani, compresi i due fenomeni da baraccone, tutti insieme senza accertarvi fossero disarmati?»
«Ecco… noi non pensavamo ce ne fosse bisogno» si giustificò Caroline.
«Idioti» li apostrofò Sunday.
«Esattamente.» Billy colse la sua chance. Sunday gli dava le spalle, le si avvicinò con un movimento fluido e disse: «Non hanno controllato neanche me.» Estrasse rapidamente il paletto dalla tasca sul retro dei jeans e lo conficcò nella schiena di Sunday.
La sentì emettere un verso gutturale di dolore, ma sapeva di non averla colpita in un punto mortale. Si girò e corse con uno scatto verso la porta che dava sul campo sportivo, la spalancò e prima che potessero muoversi, fu fuori dalla palestra. Continuò a correre nella penombra della sera, sentendo alle sue spalle il vociare e i rumori dei vampiri già al suo inseguimento.
Girò la testa per controllare ci fosse abbastanza distanza tra loro, quando venne sollevato dall’erba e trasportato sul fianco delle gradinate da una forza invisibile.
Billy tirò un sospirò di sollievo notando il responsabile. «Zec!» Il  ragazzo lo depose gentilmente a terra e lui vide i capelli curi e le piccole vene nere sulla fronte. «Sei riuscito a controllare il tuo potere. E gli altri? Stanno bene?»
Zec annuì. «Ci aspettano dentro.» Aprì il palmo della mano e la porta di sicurezza che dava all’interno della scuola si spalancò.
Billy lo segui e ripercorrendo il corridoio illuminato, chiese: «Come mi hai trovato?»
«Quando ho buttato giù la porta dello stanzino del bidello con la telecinesi e ho lasciato gli altri indietro ad armarsi, sono venuto a cercarti e ho visto le luci della palestra accese, poi ho sentito dei versi all’interno e sbirciando ti ho visto uscire.»
Arrivarono nella caffetteria e trovarono i tre compagni ad aspettarli. Erano rimasti con le luci spente, illuminati solo dal bagliore che entrava dall’esterno della finestra e dal neon del corridoio. Billy vide Michelle con il suo aspetto normale, segno che non era riuscita ad accedere ai suoi poteri, però stringeva un paletto di legno nella mano destra. Betty le era al fianco e aveva un paletto in una mano e una croce nell’altra. Donovan era il più armato, stringeva un paletto in una mano, una croce gli spuntava dai pantaloni, teneva una boccetta  di acqua santa nell’altra mano e una seconda sporgeva dalla tasca sinistra.
Gli furono subito tutti e tre intorno.
«Sono contenta di vederti» disse Betty, poi si bloccò. «Sei ferito.»
Billy si ricordò solo in quel momento della gola sporca di sangue. «Non è niente. È solo un morso.»
Donovan lo guardò accigliato. «Non diventerai un vampiro anche tu?»
«Non basta essere morsi, deve bere anche lui del sangue di vampiro» rispose Michelle. «Non l’hai bevuto, vero?»
Billy scosse la testa. «Ascoltate, non abbiamo molto tempo. Non ci sono solo Caroline, Alice, Stefan e Simon. Il loro capo è Sunday.»
«Sunday?» ripeté Zec. «Quella della quarta stagione di Buffy
«Proprio lei» confermò Billy.
«Ne sei sicuro?» Donovan era scettico e incredulo, quanto lo era stato lui poco prima. «È assurdo, non è una vera persona, cioè è un’attrice che…»
«No, è lei. Non so come sia possibile, ma è davvero lei. Ed è pericolosa.»
Le luci della caffetteria si accesero.
Billy e i compagni si voltarono verso l’ingresso e sull’uscio videro il responsabile.
«È piacevole quando ti riconoscono una qualità.» Sunday li squadrò imbronciata con il suo branco al seguito. «Anche se incomincia a essere seccante questa vostra fissazione sul fatto che io non esita. E poi, chi dovrebbe interpretarmi? Lady Gaga?»
«Cavoli è proprio lei» disse Donovan.
Billy si parò davanti a Betty e Michelle, spalancando le braccia come per fare da scudo e le spinse ad arretrare verso il centro della stanza. Donovan e Zec si strinsero al suo fianco, facendo lo stesso.
«Oh, andiamo, non penserai davvero di poterli proteggere.» Sunday lanciò ai  loro piedi il paletto sporco con cui le aveva trafitto la schiena. «Visto? Le tue armi non sono un granché, potete averne quante volete, non fa alcuna differenza.»
«Ti sbagli» replicò Zec. «Ora siamo in parità, non avete scampo.»
«Giusto» concordò Donovan. «Non importa se tu le assomigli, o sei davvero Sunday, finirai in polvere come lei.»
«Ne sei convinto, sacca di sangue ambulante?» replicò lei sprezzante. «Siete solo un gruppo di sfigati, anche se alcuni di voi sono dei mezzi mostri, non potete competere con noi.»
«Abbiamo già vinto contro dei demoni» insistette Betty.
«Non abbiamo paura» disse Michelle, anche se la voce la tardiva.
Sunday trasformò il suo volto in quello da vampira. «Dovreste, perché nel vostro caso l’unione non fa la forza.»
Simon, Stefan, Alice e Caroline avanzarono dietro di lei, pronti ad attaccare.
«Hai sprecato la tua occasione quando ero diviso da loro» rispose sicuro Billy. Zec e Donovan gli strinsero le mani in segno di appoggio e Michelle e Betty fecero altrettanto, posandogli ognuna un palmo sulla spalla. «Siamo come la Scooby Gang: imbattibili in gruppo.»
Sunday ringhiò e si lanciò verso di loro, ma una luce accecante scarlatta si frappose, spingendola a fermarsi e saltare all’indietro.
Billy osservò la luce assumere una forma concreta e quando l’oggetto si formò e rimase sospeso a mezz’aria davanti al suo petto, sgranò gli occhi nel riconoscerlo: la Falce delle Cacciatrici.
Lasciò le mani dei compagni e le allungò per afferrarla.
«Da dove sbuca?» domandò Michelle.
«Sembra… autentica» fece Zec.
 «Lo è» disse Billy. Strinse il centro dell’impugnatura in metallo e osservò il palo in legno fissato a una estremità e l’ascia rossa a quella opposta. L’arma gli trasmise una consapevolezza. «Siamo stati noi a forgiarla.»

 

       Continua…?





lunedì 24 agosto 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 6


6. Mai Più Vittime


Seduto a un tavolo del Bronze Dust, Zec giocherellava con il telefono recuperato negli scatoloni dell’auditorium. Continuava a rigirarselo nelle mani, lo teneva spento e trascorso un giorno intero era ancora indeciso su cosa farne. Si domandò come fosse arrivato fino a lui e se la persona che pensava glielo avesse fatto avere, fosse realmente chi credeva.

«Ciao, ero convinta di essere la prima ad arrivare.»
La voce di Betty lo riscosse dai suoi pensieri e alzò il volto. «Ciao, ero un po’ in anticipo sull’orario che ci eravamo dati… così ho preso un tavolo.»
Betty sorrise. «Hai fatto bene.» Si sedette al suo fianco e attraverso le lenti degli occhiali fissò il cellulare mentre lui lo passava da una mano all’altra. «Posso farti una domanda?»
Zec annuì.
«Ieri hai letteralmente cambiato faccia quando hai letto il messaggio, hai riconosciuto la persona che lo ha mandato?»
Si morse il labbro inferiore. Era pessimo nel mascherare ciò che gli passava per la testa. «Non ne sono sicuro. Potrebbe essere qualcuno che sto cercando.»
«E invece ha trovato te» continuò Betty. «Non è comunque quello che vuoi?»
«Sì, ma…» Zec non sapeva se fosse il caso di raccontarle la sua storia, fino a una settimana prima il massimo di interazione tra loro era aiutarsi a svuotare le provette durante la lezione di chimica. «Se fosse davvero questa persona, come ha fatto a farmi arrivare questo cellulare proprio nel momento del bisogno? E perché sapeva con certezza come distruggere un demone?»
«Perché non accendi il cellulare e provi a vedere se ti ha contattato?» propose Betty. «Magari è l’occasione per fare a lei, o a lui, queste domande.»
«Ho paura delle risposte» rispose pentendosi della sua sincerità. «Ti sembrerò stupido.»
Betty scosse la testa. «Niente affatto. Dopo tutte le stramberie degli ultimi giorni è normale. Saresti pazzo a non temerle.»
Zec sorrise a sua volta. «Grazie.»
«In realtà, voglio anche io delle risposte» ammise lei. «Voglio capire cosa diavolo sta succedendo: se il mondo è impazzito, o lo siamo solo noi. E tu ora penserai che sono un’egoista impicciona.»
«No» si affrettò a rispondere Zec. «È giusto, anche io voglio vederci chiaro. Però… se quello che scoprissimo fosse peggio del non sapere?»
Betty gli mise gentilmente la mano destra sulla sua. «Lo affronteremo insieme. A quanto sembra ce la caviamo bene in gruppo.»
Zec sorrise di nuovo, poi sentì dei passi alle sue spalle e delle risatine a cui era già abituato.
«Guarda, guarda, il nostro frocetto ha una nuova amichetta.»
La voce tagliente di Stefan era inconfondibile e come Zec sia spettava, al suo fianco c’era Simon, la vera sorpresa fu trovarli in compagnia di Alice e Caroline.
«Sei sicuro sia una ragazza?» domandò acida Caroline. «Forse stanno insieme perché lei assomiglia più a un maschio.»
Zec li guardò perplesso. Non si meravigliò delle offese, ma non ricordava di essere mai stato nel mirino di Alice e Caroline, nemmeno lo fosse Betty. E ancora di più si chiese come quei quattro tornassero a rivolgersi a loro tanto spavaldi, dopo quello che era successo due giorni prima.
«Siete scemi o masochisti?» domandò Betty senza scomporsi. «Non vi è bastata la lezione dell’altra volta?»
Simon si piegò in avanti, guardandola attraverso gli occhiali. «Forse vogliamo un altro round.»
«Bene, io ci sto» disse Donovan, spuntando alle spalle e avanzando verso di loro. «Tu che ne dici?»
Michelle si fece avanti da dietro la sua schiena e rispose: «A me sta bene. Questo posto mi sembra l’ideale.»
I quattro bulli li guardarono sottecchi. Sorrisero con scherno e si allontanarono senza rispondere.
Osservandoli sparire tra gli altri clienti, Zec disse: «Non vi sono sembrati diversi, strani?»
Donovan spostò la sedia accanto a Betty. «È strano vengano a cercar guai dopo che hanno visto cosa sapete fare.»
«Quelli come loro non cambiano mai» fece Betty.
«Avete notizie di Billy?» cambiò discorso Michelle.
Zec e gli altri scossero la testa.
«Allora intanto vado a prendere delle patatine.»

 

Due piatti di patatine più tardi, Zec cominciò a dubitare che Billy si sarebbe presentato all’appuntamento. «Non aveva detto un’ora precisa, giusto?»
«No» rispose Donovan.
«Siamo sicuri che verrà?» chiese apertamente Michelle, strisciando il polpastrello dell’indice destro sui residui di sale nel piatto.
«Lo farà.» Betty sembrò convinta della sua affermazione.
«E come lo sai con certezza? Potrebbe averci preso in giro» replicò Donovan. «Non abbiamo nessuna notizia su di lui. Per quanto ne sappiamo, a quest’ora potrebbe essere scappato dalla città.»
«E perché dovrebbe farlo?» domandò Zec aggrottando la fronte.
Donovan lo fissò come se fosse un ingenuo. «Magari è un balordo, uno psicopatico, perfino un serial killer.»
«Non sono un serial killer» rispose Billy. «E grazie per la stima che hai di me.» Prese uno sgabello dal tavolo accanto e lo posizionò a capotavola.
Zec lo osservò ammirando il suo modo di entrare in scena. Riusciva a sorprenderli ogni volta ed era carino con quell’atteggiamento sicuro e deciso, ma non eccessivo.
«È tutto a posto?» gli domandò Billy.
Zec arrossì, rendendosi conto di essere rimasto a fissarlo mentre si sedeva. «Sì, certo» rispose, distogliendo lo sguardo.
«Sei pronto a parlare?» fece Michelle squadrandolo.
«Cosa volete sapere di preciso?» chiese Billy.
«Cos’è questa storia dell’Ammazzavampiri?» iniziò Betty. «Perché ti definisci così?»
Lui si voltò a fissarla. «Vi sarete accorti che da settimane accadono eventi particolari. Quelli in cui ci siamo incontrati sono solo gli ultimi a cui ho assistito. Quando ho avvertito la prima volta il male è successo senza preavviso, mentre ero al cimitero e un vampiro appena sorto mi ha attaccato. Non sapevo cosa fare, ma avevo guardato e riguardato in Tv Buffy un sacco di volte e ho agito d’istinto. Essendo sopravvissuto al mio primo incontro con un vero vampiro, ho deciso di autonominarmi Ammazzavampiri.»
«Cosa ci facevi in un cimitero?» domandò Donovan diffidente.
«Secondo te?» replicò. «Ero andato a trovare i miei genitori. Sono morti entrambi un anno fa, prima delle stramberie.»
«Quindi tu… vivi da solo…» si rese conto Michelle.
«Già. Sono un minorenne emancipato. E per la cronaca, non avete trovato dati su di me a scuola perché fino alla morte dei miei genitori ero istruito a casa. Dopo, essendo in una situazione particolare, il preside ha preferito tenere un fascicolo solo cartaceo che mi riguarda. Per evitare altri studenti impiccioni pronti a invadere la mia privacy.»
Zec e gli altri rimasero zitti. Di sciuro nessuno di loro era fiero di quanto avevano fatto e pensato.
Billy abbozzò un sorriso. «Cosa c’è? Sembrate delusi. Non era la storia che vi aspettavate di sentire su di me?»
«No, solo che…» cercò di rimediare Zec. «Ecco speravo, cioè speravamo, tu avessi qualche spiegazione in più sull’origine di questi fatti.»
«Sì, eravamo convinti ci avresti chiarito come mai ci sembra di vivere in una serie tv» gli diede man forte Betty.
«No, ne so quanto voi. Però…» Billy si girò di scatto.
Seguendo il suo sguardo, Zec lo vide fissare Stefan, Simon, Alice e Caroline in piedi al bancone, ridere intorno a un ragazzo, mentre abbassava lo sguardo mortificato.
«Che ti prende?» domandò Donovan.
«Quei tizi, c’è qualcosa di malvagio in loro.»
«L’hai già detto a scuola: avverti il male» ricordò Michelle.
«Ma adesso è diverso.» Billy saltò giù dallo sgabello. «Devo andare ad accertarmi sia tutto a posto.»
Zec balzò in piedi. «Veniamo con te.»
«Giusto» disse Betty imitandolo.
«Perché?» domandò Billy.
«Vogliamo dare una mano» rispose Michelle.
«Io ne farei anche a meno» replicò Donovan.
Zec  lo guardò di sbieco. «In gruppo siamo più forti.»
Billy li scrutò incerto. «Non è un gioco. Per quanto assurdo, tutto ciò che sta accadendo è reale. Se vi fate male, non è un trucco di scena.»
«Lo sappiamo» rispose impettita Betty.
Donovan si alzò in piedi a sua volta. «E visto come ti sei addestrato, abbiamo la stessa preparazione.»
«Ok, venite.» Billy si girò verso il bancone nuovamente e lo trovò vuoto. «Dove sono andati?»
Michelle si alzò e guardò gli altri tavoli occupati dai ragazzi nel locale. «Forse sono usciti.»
«Muoviamoci, ho un brutto presentimento.» Billy corse verso l’uscita.
Zec e i compagni lo seguirono, lui condivideva la sua sensazione e una volta all’aperto ebbero la conferma.
Un ragazzo era accasciato contro una siepe, dava loro le spalle, ma non sembrava in buone condizioni.
Billy fu il primo ad avvicinarlo. Gli posò una mano sula spalla e l’altro gli cadde tra le braccia. «Che ti prende?»
Zec lo riconobbe: era lo stesso preso di mira dai quattro bulli.
Il ragazzo aveva gli occhi socchiusi e quattro fori agli angoli del collo, ancora sporchi di sangue. «Mi sono venuti addosso… non capivo… mi hanno morso…»
«Vado a chiedere aiuto» disse Donovan, rientrando al Bronze Dust.
Michelle strattonò il braccio a  Zec. «Quei segni sul collo… loro sono…»
«Sì» rispose Zec. «Vampiri.»
«Com’è possibile? Fino a due giorni fa erano normali e… vivi» disse Betty.
«Qualcuno li ha trasformati» replicò Billy. «Bisogna ucciderli, prima che facciano guai più seri e trovare chi li ha trasformati e sbarazzarcene.»
Donovan tornò da loro. «Portiamolo dentro, hanno chiamato un’ambulanza.»
«Non posso aspettare i soccorsi» disse Billy, aiutando il ragazzo a rimettersi in piedi.
Betty lo prese per il lato destro e lo aiutò a rientrare nel locale. Insieme a Billy lo fecero sedere su una sedia, mentre una cameriera si avvicinò con un bicchiere d’acqua.
Zec e gli altri tornarono all’esterno. «Qual è il piano?»
«Bisogna dar loro la caccia. Prima però devo tornare a scuola. Nello stanzino del bidello al pian terreno, dietro un pannello removibile del soffitto, tengo la maggior parte del mio arsenale: paletti, croci, acqua santa» spiegò Billy. «In casa farebbero insospettire quelli dei servizi sociali durante le visite di controllo.»
«Noi cosa possiamo fare?» domandò Betty.
«Se volete ancora aiutarmi, dovrete venire con me e armarvi.»
I quattro ragazzi si guardarono in volto.
Zec parlò a nome di tutti: «Siamo con te.»

 

Zec non ebbe dubbi: non era la prima volta che Billy si introduceva di notte a scuola.
Lo vide muoversi con sicurezza, prima arrampicandosi e scavalcando il cancello intorno all’edificio e poi guidandoli verso la finestra della caffetteria, spalancandola senza bisogno di rompere il vetro o innescando allarmi.
«La lasciano sempre aperta» raccontò Billy, mentre lo aiutava a superare il davanzale, illuminato dai lampioni esterni. «Non so se è negligenza o estrema fiducia.»
«A ogni modo è utile» commentò Zec. Allungò il braccio per far appoggiare Michelle, quella più in difficoltà nelle varie manovre. «Giusto per sapere, ti hanno mai beccato?»
«No. Ma ero silenzioso e veloce.»
«Vuol dire che noi siamo lenti e rumorosi?» chiese Michelle, passando la seconda gamba all’interno con l’affanno.
«Tu non passi certo inosservata» replicò Donovan, infilandosi dopo di lei.
Betty sgattaiolò per ultima e lo rimproverò. «Smettila di fare lo stronzo.»
«Ragazzi! Cosa non vi è chiaro di “silenzioso e veloce”?» fece Billy serio.
Zec e gli amici ammutolirono.
Billy avanzò guardingo, uscendo dalla zona della caffetteria e loro gli stettero dietro, camminando in punta di piedi e stando attenti nel muoversi nella penombra. Si immisero nel corridoio, diretti allo stanzino del bidello.
Avevano appena superato le porte dei bagni, quando le lampade al neon sul soffitto si accesero, illuminando l’intero pian terreno.
In fondo al corridoio, quattro figure avanzarono a passo lento.
«Sono loro» disse Donovan. «Cosa ci fanno qui?»
«Pensavate di essere gli unici a saper cogliere di sorpresa?» domandò sorridendo Alice.
«Intrufolarsi di notte a scuola» disse Stefan scuotendo la testa. «Poi dicono che siamo noi i cattivi soggetti.»
«E non sanno cosa siamo ora» continuò Simon ridendo.
«Noi lo sappiamo» rispose Betty.
I quattro si fermarono a una decina di passi da loro.
«In questo caso…» Il volto di Caroline si deformò, la fronte si riempì di rughe, gli occhi si rimpicciolirono e le iridi si tinsero di giallo. Dalle labbra aperte in una smorfia, spuntarono in bella vista i canini appuntiti. «… addio effetto sorpresa.»
Zec trasalì e lo stessero fecero gli altri, mentre Simon, Stefan e Alice subivano la stessa trasfigurazione. Anche se preparati, ne furono comunque sconvolti.
Billy, al contrario, corse in avanti e spalancò la porta sulla parete sinistra. «Entrate, svelti!»
I quattro bulli scattarono in avanti, nello stesso istante in cui lui e i compagni si lanciarono dentro lo stanzino del bidello.
Billy diede un pugno a Simon, troppo vicino, facendolo arretrare.
«Sbrigati» urlò Zec, porgendogli la mano.  
L’altro l’afferrò, ma Stefan e Caroline lo presero per le spalle, trascinandolo fuori.
Alice si parò davanti all’entrata. «Il vostro amico è atteso altrove.» Chiuse loro la porta in faccia e ruppe la maniglia, bloccandoli dentro.
Zec picchiò i pugni contro il metallo. «Billy! Cosa volete da lui?» In risposta udì solo delle risatine il lontananza e poi un completo e spaventoso silenzio.
Donovan gli andò al fianco e picchiò a sua volta i pugni. «Ehi! Cosa volete fare?»
Nessun suono.
«Siamo in trappola» piagnucolò Michelle. «Prima uccideranno Billy e poi noi.»
«No, potevano farlo subito, devono avere un qualche piano» disse Betty. «Alice ha detto che lo volevano altrove. Forse lo portano da chi li ha trasformati.»
Donovan tornò nel centro dello stanzino, diviso dagli scaffali contenenti candeggina, secchi e prodotti per le pulizie. «Siamo comunque loro prigionieri e indifesi.»
Zec si voltò e guardò il soffitto. «Ti sbagli.»
Prese un secchio e girandolo al contrario, salì sulla base. Tastò i vari pannelli sopra di lui, finché uno non si smosse e sul pavimento cadde un sacco della spazzatura. Scese e lo aprì, mostrando a tutti il contenuto: le armi di Billy.
Afferrò un paletto e disse: «Possiamo combattere. Dimostriamo a quei bulli vampiri che non saremo mai più delle vittime.»

 

                                                Continua…?   


giovedì 6 agosto 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 5


5. Anime Social


«Non ne sono ancora del tutto convinta» disse Michelle con la bocca piena di patatine al formaggio e infilando la mano sinistra nel sacchetto per pescarne altre.

Betty sospirò spazientita. «Va bene, ricominciamo da capo.» Si girò verso lo schienale della sedia, guardando la compagna negli occhi; diede le spalle allo schermo del computer nell’aula multimediale dove aveva riunito anche Zec e Donovan, entrambi seduti al suo fianco e ripeté la spiegazione. «C’è qualcosa di strano riguardo agli ultimi avvenimenti. Zec ha notato una serie di crimini irrisolti che sembrano usciti da una maratona di Buffy The Vampire Slayer e contemporaneamente è sbucato dal nulla questo ragazzo, Billy, che si definisce un ammazzavampiri, un prescelto e ci ha salvato nelle ultime due settimane. Vedi il collegamento?»
Michelle masticò pensierosa. «Credi che insceni questi crimini di proposito?»
«No, non intendeva questo» intervenne Zec e Betty gliene fu grata. «In qualche modo, però, Billy potrebbe sapere come mai queste stranezze da serie Tv accadono anche nel mondo reale.»
«Ha ammesso di percepire il male» aggiunse Betty. «Qualsiasi cosa significhi.»
«Non so.» Michelle accartocciò il sacchetto di patatine vuoto. «Se come dici tu ha qualche informazione, come mai negli ultimi due mesi, cioè da quando sono iniziati questi strani omicidi, è riuscito a salvare solo noi?»
«Forse è un Cacciatore in allenamento» ipotizzò Donovan, scrollando le spalle.
«O magari è legato al tipo di minaccia che ha dovuto affrontare per aiutarci» continuò Betty. «Forse non sapeva come sconfiggere gli altri nemici soprannaturali contro cui si è scontrato.»
«Non mi sembrava molto preparato quando ha affrontato Anika» disse Donovan.
«Chi è Anika?» domandò Michelle.
«Di nuovo? Te l’ho già detto, lei era…» Betty ricordò la spiegazione di Billy sui ricordi riguardanti la ragazza. «Lascia stare, non è importante. Il punto è che Billy è l’unico che può darci informazioni e sparisce quando sto per chiederle.»
«Probabilmente è un modo per tenerci al sicuro e coprire la sua identità, come un supereroe» disse Zec. «Anche se dice apertamente il suo nome.»
«E questo ci porta al motivo per cui siamo qui.» Betty si girò di nuovo verso lo schermo del computer e iniziò battere freneticamente le dita sulla tastiera. «È sempre qui quando ce ne è bisogno, quindi deve frequentare la nostra scuola e dovrebbe esserci una sua scheda personale nell’archivio degli studenti ammessi.»
Donovan si sporse in avanti e la osservò incredulo. «Non sapevo fossi un hacker.»
«Non è necessario» rispose Betty, allontanando le lenti degli occhiali dalla punta del naso. «È sufficiente fare per qualche mese da segretaria al vicepreside e ricordarsi la password per l’accesso alle cartelle riservate.»
Rimasero in attesa del caricamento della pagina sul video.
«E se si fosse ispirato a un personaggio specifico?» disse Michelle. «A parte a Buffy, intendo.»
Zec incrociò le braccia. «In effetti nella serie c’è un personaggio che si chiama proprio Billy l’ammazzavampiri.»
«Ma che dici? Ho visto tutti gli episodi almeno quattro volte e non c’è nessuno con quel nome» rispose Donovan.
«Ma c’è nella nona stagione a fumetti» precisò Zec.
Michelle si mise le mani sulle orecchie. «Non dire niente! Ho ordinato i volumi in fumetteria e devono ancora arrivarmi, non fare spoiler.»
«Ehi, siete proprio dei nerd» fece Donovan. «Non sapevo neanche fossero andati avanti dopo l’ottava.»
Betty sbuffò di nuovo. «Volete rimanere concentrati? L’idea che si ispiri a un personaggio della serie potrebbe essere giusta, ma la valuteremo dopo.» Armeggiò ancora sulla tastiera e sullo schermo comparve la scritta NESSUN DATO TROVATO. «Ma che cavolo…?»
«Che significa?» chiese Michelle.
«Billy non è iscritto alla nostra scuola» rispose Donovan.
«Peggio» disse Betty, mentre apriva e chiudeva finestre web spostando il mouse. «Secondo questi files non ci sono documenti sul passato scolastico di Billy, o sulle sue vaccinazioni obbligatorie. È come se non esistesse.»
Di colpo lo schermo tremolò, le immagini si ridussero a quadratini e poi divenne completamente nero.
«Cosa hai fatto?» domandò Zec allarmato.
«Niente» rispose Betty. «Si è autodistrutto da solo.»
Sullo schermo comparve una finestra per le chat.
“Ciao. Diventiamo amici. Ti ho appena inviato la richiesta. Malcom.”
«Chi è questo tizio?» chiese Donovan.
Tre cellulari emisero un doppio bip, Betty estrasse il suo dalla tasca dei pantaloni, mentre Michelle e Donovan facevano lo stesso. Sullo schermo lampeggiava l’icona di Facebook e sfiorandola con il dito lesse la richiesta di Malcom. «Come ha fatto a inserirsi nel Pc della scuola e mandarcele?» Alzò lo sguardo e fissò Zec. «E perché tu non l’hai ricevuta?»
Zec mostrò imbarazzato il suo cellulare. «Non ho uno smartphone. Il mio è un vecchio modello.»
«Che facciamo?» domandò Michelle.
«Non fate niente.»
Betty si girò verso la porta, imitata dai tre compagni, quasi sicura di sapere chi avesse parlato. Ancora una volta lui era comparso dal nulla: Billy era fermo all’ingresso dell’aula e li fissava. «Come hai fatto a entrare?»
«Non accettate quella richiesta» insisté Billy.
«Rispondi alla mia domanda» replicò Betty.
«Ho usato l’ingresso sul parcheggio e fatto le scale.»
Donovan si alzò in piedi. «Ah, ah. Divertente. Vogliamo sapere come puoi girare per la scuola visto che non sei iscritto.»
Billy rimase serio. «Non è importante. Al momento abbiamo problemi più seri.»
«Abbiamo?» ripeté Michelle.
Zec si alzò a sua volta e si avvicinò a Billy. «Perché sei qui e perché non dovremmo dare l’amicizia a questo Malcom?»
«Perché ho avvertito il male e in questo istante è concentrato qui dentro» rispose.
Betty spostò la sedia e si mise in piedi. «Devi dirci di più se vuoi che ti crediamo. Cos’è questa storia del male?»
«Non so come spiegarvelo…» Billy si fermò per cercare le parole. «È come il senso di ragno per l’Uomo Ragno, percepisco che qualcosa di malvagio sta per agire e che ci saranno conseguenze soprannaturali.»
Michelle agitò il telefono nella mano destra. «E che genere di conseguenza soprannaturale ha accettare un amico su Facebook?»
«Conoscente chi ve l’ha inviata?» domandò Billy.   
«No» rispose Betty. Si girò verso i compagni e scossero in segno negativo la testa. «Immagino sia qualcuno della scuola. Dov’è il problema?»
Billy entrò nell’aula. «Potrebbe essere chiunque e non sai quali intenzioni ha.»
«Accettiamo l’amicizia su Facebook, non gli diamo mica le chiavi di casa» rispose Donovan. «Forse sei un po’ troppo apprensivo.»
«Rifiutatelo e vediamo cosa succede» replicò Billy. «Se non accade nulla, hai ragione, mi sono agitato per niente.»
«Ok.» Donovan fece scivolare il polpastrello sullo schermo del telefono e selezionò RIFIUTA. «Tocca a voi.»
Michelle alzò le spalle con noncuranza e fece altrettanto.
Betty rimase ferma a fissare lo schermo del cellulare. Billy non si era mai sbagliato, ma questa volta sembrava davvero esagerato. Alzò lo sguardo e lo fissò in volto. Era serio e convinto e a lei non venne in mente nessuna buona ragione per cui dovesse inventarsi tutto. Spostò il polpastrello dell’indice destro e cliccò RIFIIUTA. «Ho fatto e ora?»
Due bip provenienti dal Pc su cui stavano lavorando poco prima, furono la riposta.
Betty si avvicinò allo schermo ancora nero e lesse i due nuovi messaggi. «“Avete commesso un errore. Se non siete con me, siete miei nemici. Malcom.” Che scherzo è?»
«Questo tizio è uno svitato» commentò Donovan.
«Siete in pericolo» ribadì Billy. «E lo è chiunque lo ha accettato come amico.»
«A me sembra ce l’abbia con chi lo rifiuta» puntualizzò Michelle.
«Ragazzi, venite a vedere» li chiamò Betty. Rimasta davanti al monitor, osservò aprirsi una pagina di Youtube e il video caricato in diretta. Loro cinque nell’aula multimediale, in piedi e seduti davanti ai computer. Li stavano riprendendo proprio in quel momento. «È assurdo, ma ci stanno spiando.»
Il gruppo la raggiunse, fissarono lo schermo e poi come  lei, si voltarono per vedere se qualcun altro era entrato nella stanza.
«Ci siamo solo noi» disse Zec. «Come fanno a riprenderci?»
«Da lì.» Billy indicò una telecamera a circuito chiuso, sistemata a cavallo tra due pareti, installata come altre in diversi punti della scuola per la sicurezza degli studenti.
Betty riportò gli occhi sullo schermo. Sotto il video era comparso il nome dell’utente: Malcom. «Guardate» disse, in tempo perché potessero leggere il commento appena digitato: Prendeteli!
Tutti e cinque si allontanarono con un balzo dalla postazione.
«Usciamo di qui» ordinò Billy. «Subito.»
Betty fu la prima a seguirlo e i tre amici le furono dietro. Appena imboccarono il corridoio chiese: «Dove andiamo?»
«Se Malcom può vederci attraverso le telecamere, qui a scuola nessun posto è sicuro» disse Michelle.
«Aspettate, ma di chi dovremmo avere paura?» domandò Donovan. «Questo tizio ha dato un ordine al plurale, ma potrebbe essere da solo e questa storia tutta una sua messa in scena.»
Billy si fermò di colpo, facendoli sbattere uno addosso all’altro.
«Che cosa hai?» chiese Zec.
«Il mio senso del male pizzica. Guai in arrivo.»
Dalle scale salirono due ragazzi. Entrambi avevano uno sguardo minaccioso. Il maschio teneva in mano un estintore rosso e la femmina uno scalpello per lavorare la creta.
«Ehi, come va?» fece Donovan.
I due corsero incontro al gruppo urlando: «Chi non è con Malcom è mio nemico!»
La ragazza si avventò contro Michelle con lo scalpello, mentre il ragazzo provò a colpire in testa Donovan. I due schivarono l’attacco per un soffio. Donovan arretrò, mentre il suo assalitore riprovò a colpirlo e Michelle afferrò il polso della ragazza che tentò di nuovo di infilarle lo scalpello nella gola.
Betty saltò sulle spalle del ragazzo che minacciava Donovan, ma lui se la scrollò di dosso facilmente e lei cadde sul pavimento. «Ma cosa prende a questi due? Gli hanno fatto il lavaggio del cervello?»
Billy afferrò il ragazzo per il busto e lui si voltò a guardarlo. Rimase fermo a fissarlo. Donovan colse l’occasione. «Ce l’hai con me» disse, l’altro tornò a guardarlo e Donovan gli assestò un pugno e lo mandò a tappeto.
L’estintore rotolò ai piedi di Zec e lo raccolse. «Ehi, tu» urlò alla ragazza con lo scalpello. Lei si voltò e invece di partire all’attacco verso di lui, rimase immobile  a guardarlo. Zec aprì la valvola e le spruzzò sul volto la schiuma.
Presa alla sprovvista, la ragazza si indietreggiò finendo con le spalle contro il muro e Michelle la colpì in volto facendole perdere i sensi.
Betty si rimise in piedi. «Dobbiamo sbrigarci, quei due sono del club di arte, ci sono solo loro oltre a noi oggi pomeriggio a scuola. I loro compagni non tarderanno a spuntare.»
«E dove pensi di andare?» chiese Michelle.
«C’è un posto dove le telecamere non funzionano» rispose Betty.
«Ok, portaci lì» disse Billy.
Betty corse verso le scale che conducevano al pianterreno e guidando il gruppo, rifletté sul comportamento dei due aggressori. C’era stato qualcosa di strano, si erano avventati su Donovan e Michelle, e avevano colpito anche lei, ma non avevano mosso un dito contro Billy e Zec.
«Da questa parte» disse Betty, portandoli davanti alle porte chiuse dell’auditorium con appeso un cartello dove c’era scritto LAVORI IN CORSO. Scostò le porte e fece passare i compagni, s’intrufolò e chiuse l’entrata alle sue spalle. «Lo stanno ristrutturando, ma non chiudono a chiave. Il pomeriggio non ci lavora nessuno.»
«Cosa credete sia successo ai quei due matti?» domandò Donovan. «Sembravano posseduti.»
«Non proprio» disse Billy. «Non hanno più l’anima e sono manovrati da questo Malcom.»
Michelle aggrottò la fronte «E te ne sei accorto sempre grazie al tuo super potere?»
«Più o meno.»
«Ok, ma come li sconfiggiamo?» domandò Betty.
«Forse la risposta è nelle nostre teorie di poco fa» ipotizzò Zec. «La soluzione può essere in un episodio di Buffy. Pensiamoci.»
Betty cercò di collegare gli avvenimenti. In effetti avevano già avuto a che fare con un vero vampiro che era diventato polvere, un demone della vendetta, due dimostrazioni di potere simili alla Willow malvagia… «Ma certo! È Moloch!»
«Chi?» domandò Donovan.
«Malcom» rispose Betty. «In realtà è il demone Moloch.»
«Hai ragione. Usa lo stesso alias in un episodio nella prima stagione» concordò Billy.
Zec annuì. «E anche lui sfruttava chat e telecamere per muoversi e corrompeva le anime delle persone per farle agire a suo piacere.»
«Giusto, perché era stato liberato da un libro e finito nel web» ricordò Michelle.
«Ma nell’episodio lui si costruisce un corpo robot e lo imprigionano lì dentro» fece notare Donovan. «Il nostro sembra ancora a zonzo in internet.»
Il cellulare di Betty emise un cinguettio. Betty guardò il telefonò e notò che era apparso un tweet:

 

MALCOCH
@malcoch
 
@bettyvamp vi vedo anche senza telecamere, non potete nascondervi da me. Mai.

 

«Moloch ci ha trovati» disse nel panico. Poi capì come ci era riuscito. «I cellulari, spegneteli! Ci rintraccia tramite la connessione internet degli smartphone.» Lei, Donovan e Michelle li spensero in fretta. «Prende le anime nello stesso modo. Usando le adesioni di amicizia e i follower dei social network. Billy e Zec non vengono attaccati perché non hanno accesso diretto» ragionò ad alta voce.
Dal corridoio, udirono una voce gridare: «Sono in auditorium! Prendiamo i nemici di Malcom.»
«Dietro le quinte» ordinò Billy.
I ragazzi corsero verso il palco e si nascosero dietro il sipario.
«Cercate qualcosa come arma tra gli oggetti di scena» suggerì Donovan.
Mentre frugavano negli scatoloni ammassati contro la parete, sentirono la porta sbattere e dei passi avanzare nell’auditorium.
Betty tirò fuori delle cianfrusaglie inutili e passò a un altro scatolone. In cima trovò un cellulare con un post-it appiccicato sopra. «Zec» sibilò. Il ragazzo si voltò e lei gli porse l’oggetto. «C’è scritto che è per te.»
Afferrandolo, Zec staccò il foglietto giallo e appena il suo pollice sfiorò lo schermo, il cellulare si accese.
«Che fai? Dobbiamo tenerli chiusi» lo rimproverò Donovan andandogli di fianco.
«Non sono stato io» rispose. Sullo schermo apparve un link e un messaggio. “Clicca qui se vuoi distruggere Moloch.” Girò lo schermo verso gli altri e disse: «Leggete.»
«Chi è? E perché contatta te e ti regala un telefono?» domandò Michelle.
«Non lo so» disse Zec. «Che devo fare?»
Nell’auditorium rimbombò una voce. «Anche se avete spento i cellulari, vi troveremo! Per Malcom!»
Altre voci gridarono: «Per Malcom!»
Billy sbirciò da uno spiraglio del sipario. «Sono in sei.» Poi si girò verso Zec e disse:  «Ci serve una mano. Chiedigli chi è e perché dovremmo fidarci.»
Zec digitò il messaggio. La risposta arrivò subito e lui la lesse ad alta voce: «“Un’amica. Ed è meglio il demone che conosci.”»
Betty notò l’espressione sul viso dell’amicò mutare, ma non seppe interpretarla. «Significa qualcosa per te?»
«Sì.» Zec fece scrollare la conversazione verso l’alto e tornò sul link.
Il sipario si spalancò e i sei seguaci di Moloch comparvero all’improvviso.
Zec cliccò sulla pagina segnalata e si aprì un pannello di controllo di un sito che gestiva più profili su vari social network. Notò il tasto cancella e ci spinse sopra con forza il polpastrello.
I ragazzi pronti a lanciarsi all’attacco rimasero sospesi a metà, poi come marionette a cui sono tagliati i fili, caddero sul legno del palcoscenico, privi di sensi.
«Questa volta non credevo ce la saremmo cavata» ammise Donovan tirando un sospiro di sollievo.
«Siamo sicuri sia finita?» domandò Michelle.
Zec mostrò ancora lo schermo al gruppo. «Ho cancellato tutti i profili di Moloch.»
«E di conseguenza hai cancellato lui e restituito le anime prese» spiegò Billy.
Si voltò per andarsene, ma Betty lo strinse con tutta la sua forza. «Stavolta non te la caverai così. Non te ne vai se non ci racconti tutto quello che sai e ci spieghi chi sei e cosa fai a scuola.»
Billy la osservò per pochi istanti. «D’accordo. Ma non ora e non qui. Conoscete un posto dove vederci senza dare nell’occhio?»
«Sì, un locale, il Bronze Dust» rispose.
«Va bene» acconsentì lui. «Vediamoci lì domani sera e vi dirò tutto quello che volete sapere su di me.»

 

                                               Continua…?