Il Gioco del Branco 36: E alla Fine… la Falce!
Betty si sentiva in parte ancora intontita.
L’ultima cosa che ricordava era la mano
di Jordan stretta sul collo; la tavola calda pronta a diventare un campo di
battaglia e poi il buio. Ripresi i sensi si era ritrovata infreddolita e in
ginocchio nel cimitero, Donovan per fortuna era davanti a lei con qualche
livido, ma nulla di serio. Però c’erano anche Chas, Jordan e peggio di tutti
Kate.
Pur con le braccia doloranti bloccate
dietro la schiena, Betty aveva ascoltato il discorso delirante della donna e le
parole le parvero giungere da troppo lontano, aveva capito il senso, in pratica
voleva ucciderli, ma processare i concetti le riusciva ancora faticoso.
E poi era comparsa la Falce ed era
sparito Billy.
«Dov’è andato?» sbraitò Kate. «Che fine ha
fatto Billy?»
«Non lo sappiamo» rispose Zec.
Dal tono della voce e dall’espressione
che intravide sul suo volto, Betty capì che era davvero sorpreso. Non si aspettava
quella sparizione e in effetti non aveva senso: il loro amico non li avrebbe
mai abbandonati in mezzo al pericolo.
Kate brandì la Falce contro i tre
ragazzi immobili. «Doveva assistere alle vostre morti, sentirsi inutile e
impotente come è stato per Sasha, ma non rimanderò il sacrificio. Almeno
morirete sapendo con che razza di codardo avete avuto a che fare.»
«Noi non uccideremo nessuno» disse
Jordan in tono deciso.
Betty lo vide allontanare le mani dalle
braccia e dalla testa di Donovan e avvertì Chas allentare la presa sui suoi
polsi e sulla nuca.
«Puoi ripetere?» Kate si voltò con aria
infastidita.
Jordan la fissò negli occhi. «Abbiamo
accettato di entrare nel tuo branco per dimostrare a Billy e alla sua combriccola
che eravamo migliori di loro, ma non ho mai avuto intenzione di ammazzare
qualcuno.»
«Nemmeno io» disse in un soffio Chas.
Arretrò da lei, lasciandola completamente libera di muoversi. «Volevo solo far
parte di un gruppo.»
«Non prendetemi in giro: eravate pronti
a dar fuoco all’auditorium solo un paio di mesi fa» replicò Kate. «Fatevi
passare la crisi di coscienza.»
«È stato un errore, ma non sarei mai
andata fino in fondo.» Chas abbassò lo sguardo intimorita.
Jordan abbandonò Donovan e la raggiunse,
posizionandosi al fianco dell’amica. «Sì, volevamo spaventarli, ma eravamo
certi che avrebbero ceduto prima che qualcuno si facesse veramente male.»
Kate ringhiò con ferocia e il suo
aspetto mutò nella forma di giaguaro mannaro. «Siete delle nullità, dello
spreco di spazio e una perdita di tempo.»
Jordan le corse incontro, fiamme giallo
scuro avvamparono dal suo petto e dalle braccia, consumando parte della giacca
e del maglione, ma prima che riuscisse ad avventarsi sulla sua capobranco, Kate
lo afferrò con la mano sinistra per il collo. Sollevandolo senza fatica dal
terreno, rimase impassibile mentre il fuoco si abbatteva sulla sua pelle.
«Patetico. Siete ancora parte del mio
branco, non avete la libertà di ribellarvi» lo denigrò. «Inoltre, avete quei
poteri per mia concessione, credevate sul serio ve li avrei permessi se fossero
stati una minaccia per me?» Kate lo lanciò in direzione della lapide di Crystal
DiVittis.
Quelle parole e quel gesto furono come
una doccia gelata per Betty: si riscosse del tutto dalla confusione di pochi
istanti prima e attivò la sua capacità di intangibilità. Si gettò su Donovan e
infondendogli la stessa proprietà del suo corpo, lo spinse lontano, passando
attraverso il marmo e finendo sul terreno umido, quanto bastava per non venire
travolti da Jordan ancora fiammeggiante.
Chas mosse due passi e aprì le labbra
esitante.
«Non ti conviene» la ammonì Kate.
«Sarebbe più doloroso per te che per me.»
«Stavamo per dirlo noi» fece Michelle.
Betty sollevò lo sguardo e notò che sia lei
che Zec avevano i segni distintivi scuri del loro potere da Poltergeist sui
visi e puntarono entrambi le braccia con i palmi aperti contro la donna. Colta
alla sprovvista, Kate si ritrovò a galleggiare sopra erba e terra scura, i due
ragazzi unirono le forze e la sbalzarono addosso al tronco dell’abete distante
pochi metri.
«Chas! » la chiamò Betty. «Vieni ad
aiutare Jordan.»
La ragazza si mosse verso di loro senza
fiatare, piegandosi accanto al compagno – che aveva nel frattempo estinto le
fiamme – e aiutandolo a rimettersi in piedi.
Lei fece altrettanto con Donovan, il
fidanzato la guardò e disse: «Dobbiamo riprenderci la Falce.»
«Non sarà così facile» rispose Jordan.
«È come se fosse riuscita a instaurare un legame con quell’arma.»
«Ce l’ha tenuta nascosta per tutto il
tempo» ammise Chas. «Non avevamo idea l’avesse lei.»
«Non importa, l’abbiamo creata noi»
replicò Betty.
«Idioti» urlò Kate. «Mi sono sbarazzata
di Sasha e ora sono più potente. L’Oscurità Maggiore mi sostiene e non ho
rivali!»
Nello sguardo della nemica, Betty lesse
una furia smisurata e una convinzione ferrea. In passato Billy e Zec avevano
già menzionato questa Oscurità Maggiore, legata proprio al cimitero, e a quanto
pare avevano fatto male a sottovalutarla. In qualche modo aveva conferito a
Kate una spietatezza e una sete di sangue che non aveva mai mostrato nei mesi
passati. Sembrava quasi una persona diversa… nuova.
«Cervellona, fatti venire qualche idea»
la incitò Dana, riscuotendola dalla riflessione. «Mio fratello e la mia ragazza
non la trattengono più.»
Betty si concentrò sui due amici e vide
il sudore scivolare sui bordi delle tempie e la fatica piegare i lineamenti dei
volti. Erano quelli con la potenza maggiore e stavano riuscendo a stento a
tenerla ferma. Non andava bene, era la prova che quelle di Kate non erano
spacconate, aveva subito sul serio un qualche potenziamento. E c’era un unico
modo per provare a indebolirla.
«Strappatele la Falce» ordinò.
Kate scoppiò a ridere, agitò il braccio
destro e vibrò un fendente nell’aria con la lama dell’ascia nella parte
superiore dell’arma. Nel cimitero risuonò come un tuono, mentre una scia di
luce cremisi li investì, buttandoli tutti distesi a terra.
«È irritante quando vi ostinate a non
capire.» La donna staccò la schiena dal tronco e percorse con passo calmo il
sentiero di terra tra le lapidi che la divideva da loro. «Finché esisterò, non
riavrete mai il vostro giocattolo. E non intendo andarmene.»
Betty si rialzò e seguita da Donovan,
andò verso gli altri due amici. Dana stava aiutando Michelle a rimettersi in
piedi e lei porse una mano a Zec. «Dobbiamo provarci di nuovo, ma tutti
insieme» disse a i tre compagni.
«Senza Billy non siamo abbastanza forti…
credo» rispose Zec.
Donovan gli afferrò la mano destra. «Non
abbiamo altra scelta.»
Betty strinse la sinistra in quella di
Zec. «È probabile che per controllare la Falce serva anche lui, ma dobbiamo
almeno provare.»
Guardò il volto del fidanzato e poi
degli altri due ragazzi. Condividevano lo stesso dubbio, eppure quella semplice
mossa poteva risultare decisiva. Come avevano già fatto in passato, legati uno
all’altro nel fisico con l’intreccio delle mani, seppe che tutti e quattro si
focalizzarono con la mente sull’arma forgiata dalla loro unione.
«È nostra!» urlò Betty. «E ce la riprendiamo!»
Kate continuò la sua avanzata senza
timore, poi la Falce tremolò nella mano destra e si spinse verso l’esterno, attirata
dalla volontà dei quattro ragazzi. Frenando il tentativo dell’arma di
sgusciarle via, rinsaldò la presa stringendola anche con la mano sinistra,
lanciò un ululato selvaggio e tagliò l’aria davanti a sé con un colpo violento.
Scariche di saette rosse si riversarono
sulle lapidi, sugli alberi e sui presenti.
Betty avvertì la testa andarle in fiamme
e poi crollò sul terreno. Con fatica tenne gi occhi aperti. Dana, Chas, Jordan
e suoi tre compagni erano a terra, stesi e stremati.
Si arrese, avevano perso. Non le
avrebbero mai strappato la Falce.
Il ringhio di Kate, simile a una risata
grottesca, riempì il silenzio.
«Bene, ora resta solo un’ultima domanda»
disse la nemica con le zanne bene in mostra. «Chi vuole morire per primo?»
Continua…?
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