lunedì 16 febbraio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 105

Sorge Oscurità Maggiore 30: La Lunga Discesa nell’Oscurità (2°parte)

 

Donovan fissò lo schermo dello smartphone dove era appena apparso un messaggio di Chas.

 

Vediamoci subito in auditorium.

Riunione straordinaria del club di teatro.
 

Passò il pollice sulla notifica e questa sparì. Si rimise il cellulare nella tasca dei jeans e invece di girare verso le scale e seguire il gruppo di ragazzi per andare nell’aula di matematica, proseguì diritto lungo il corridoio.

A Donovan parve strano che il club si riunisse prima dell’inizio delle lezioni e gli sembrò ancora più strano che fosse Chas ad avvisarli. Di solito lo faceva la professoressa Noxon. Poi ci rifletté e concluse che il fastidio maggiore era dover affrontare i suoi amici. A riunione conclusa avrebbero cercato di coinvolgerlo in qualche altro dramma: se non si trattava di escogitare un modo per strappare Zec dalle braccia di Hart Wyngarde, avrebbero voluto un chiarimento sul suo comportamento e su quello di Betty dopo averli piantati in asso al Bronze Dust.
Lui non aveva voglia di dare spiegazioni e anche se erano passati due giorni da quel maledetto pomeriggio, loro non avrebbero lasciato correre la faccenda.
Spinse la maniglia antipanico della porta dell’auditorium, spalancandola ed entrò.
L’enorme sala era vuota.
Donovan guardò di nuovo intorno e mise la mano in tasca per riprendere il telefono. Compì un balzò all’indietro e trattenne un urlo poco virile vedendo Betty attraversare il muro alla sua destra.
«Sei impazzita? E se ci fossero stati tutti gli altri?» le disse guardandola torvo.
Lei si strinse nelle spalle con noncuranza.
Osservandola con più attenzione, Donovan notò che era sollevata di un paio di centimetri dal pavimento. Come sabato pomeriggio, non abbandonava il suo stato intangibile, però occhiali, abiti e zaino le rimanevano addosso dimostrando un notevole controllo sull’abilità.
«Stai bene?» chiese d’impulso. «Perché continui a rimanere così?»
«Dove sono tutti? Mi è arrivato un messaggio per una riunione del club di teatro» replicò Betty, ignorando le sue domande.
«Non verrà nessuno. Vi ho scritto io.»
Entrambi si voltarono verso il palco e da dietro le quinte tirate, comparve Chas.
Donovan si incamminò verso di lei. «Cosa significa?»
«Ho bisogno di parlare con entrambi» gli rispose Chas. «Tu saresti venuto, ma non ero sicura che Betty avrebbe accettato di vedermi.»
Donovan si fermò al termine della prima fila di poltroncine e girò la testa indietro.
Betty avanzò in diagonale, nella sua forma da spettro, passando attraverso i singoli sedili. «Ormai sono qui. Dimmi quello che devi e sbrighiamoci.»
Chas si sedette sul bordo del palco e poi saltò giù. «Volevo chiederti scusa. Non avevo intenzione di farti soffrire. Quello che stava per succedere tra me e Donovan non era un piano premeditato, ero triste e mi mancava Aiden. Donovan è stato gentile con me e quando ci siamo ritrovati insieme, abbiamo agito senza riflettere. Non è colpa sua. Neanche lui voleva farti del male. Sono sincera.»
«Non mi interessa» rispose Betty. «Accetto le tue scuse, ma per il resto sono affari che non mi riguardano.»
Donovan strabuzzò gli occhi. Faticò a riconoscerla. Quella che aveva davanti a sé non era la stessa ragazza che frequentava da quasi un anno. Era così fredda, distaccata, per quanto fosse arrabbiata, quell’atteggiamento apatico non le si addiceva.
«Tutto qui? Non hai nient’altro da dire?» le domandò.
«Esatto.» Betty si voltò e ripercorse la distanza fino al muro, sempre con le poltroncine che le passavano in mezzo al busto e alle gambe. «Vado in classe, la seconda campanella sta per suonare. Fareste meglio ad andare anche voi.»
Con la bocca spalancata senza sapere come ribattere, Donovan la osservò infilarsi nel muro e sparire dalla loro vista.
«Sta soffrendo e mi dispiace esserne in parte responsabile» commentò Chas, andandogli al fianco.
«No, c’è qualcosa che non dice» rispose, girandosi a guardarla in viso. «La sua reazione non è normale, almeno per come conosco Betty. E anche il fatto che rimanga intangibile. Le sta succedendo qualcosa.»
«È probabile che sia il suo modo di reagire alla vostra rottura.»
«Noi non abbiamo rotto» si affrettò a precisare. «Almeno non ufficialmente.»
Chas lo guardò dubbiosa. «Ok, meglio così perché volevo anche chiarire la situazione con te. Tra noi non ci sarà mai niente. Ed è meglio se evitiamo di vederci all’infuori di eventi obbligatori come lezioni, incontri del club di teatro e cose così.»
Donovan rimase spiazzato. Non aveva intenzione di iniziare una storia con lei, ma troncare ogni rapporto gli sembrò eccessivo. Stava cominciando a trovare piacevole la sua compagnia.
«Ora usciamo di qui. Non voglio fare tardi a lezione.» Chas gli sfiorò la spalla con la mano sinistra e si incamminò verso la porta dell’audiotrium.
Donovan la seguì e guardando i lunghi capelli biondi della ragazza ondeggiare lungo la schiena, ebbe la sensazione che elementi importanti della sua vita gli stessero scivolando tra le dita senza avere alcuna possibilità di riafferrarli.
 

Con il sacchetto di carta marrone stretto nella mano destra, Donovan attraversò rapidamente l’intero stanzone della mensa. Intravide Billy guardarsi attorno e lo evitò accuratamente, notò Michelle  di spalle in coda alla distribuzione del cibo e con sua sorpresa si accorse della presenza di Zec seduto da solo a un tavolo, mentre mangiava tranquillo le crocchette di pollo.

Non aveva tempo per discutere con loro, doveva trovare Betty e parlarle, anche se non si sentiva completamente colpevole per come si era messa la relazione tra di loro, doveva assicurarsi che stesse bene.
Osservò oltre il vetro della finestra e la scorse a uno dei tavoli sistemati in cortile.
Fece dietrofront, uscì dalla sala mensa e raggiunse l’esterno.
Si fermò dietro di lei, a pochi passi. Dalla sua posizione dava l’impressione di essere seduta sulla sedia di plastica, ma in realtà era sempre sospesa qualche centimetro dalla superficie.
Camminò deciso, appoggiò sul tavolo il sacchetto con il suo panino ormai schiacciato, l’unto della maionese aveva superato la carta lasciando una patina appiccicosa al palmo e le si sedette di fronte.
«Sono sicuro che non hai voglia di vedermi, ma dobbiamo chiarirci» esordì puntandole lo sguardo diritto negli occhi.
Betty masticò seria parte della mela che reggeva nella mano destra. Il piatto di insalata era vuoto, tranne per qualche fogliolina rinsecchita e la forchetta abbandonata di lato.
Donovan si chiese secondo quale strana legge della fisica riuscisse a mangiare e stringere certi oggetti, anche se il suo fisico aveva la consistenza di quello di uno spettro. Poi scosse la testa per scacciare quei ragionamenti che al momento erano inutili.
Betty ingoiò il boccone e rispose: «Credevo che fosse tutto fin troppo chiaro.»
«No, niente affatto. So che il mio comportamento è sbagliato, ho avuto una reazione troppo estrema, ma tu mi hai tenuto all’oscuro di quello che avevi passato con il tuo aggressore e poi non ti facevi più toccare, ma non hai escluso Kenny.»
«Non ho voglia di ripetere questa discussione.»
Donovan si irrigidì. Aveva ancora quel tono neutro, disinteressato. «Va bene, hai ragione, è inutile rivangare sempre le stesse cose. Però rimanere intangibile non è normale.»
Betty morse la mela, masticò e ingoiò. «Perché?»
«Sei seria?»
«Siamo nella creazione onirica di una Bocca dell’Inferno, dove ci capitano gli eventi più assurdi e la proiezione mentale di un uomo in coma ci ha apertamente minacciato svariate volte. La scelta più logica è restare in una forma in cui non corro pericoli.»
«Sì certo, ma è necessario anche nella vita di tutti i giorni?»
«Come vedi mangio senza problemi. E se ti interessa, studio e seguo le lezioni come sempre.»
«Ok… ma… e se ci fossero conseguenze?»
«Non sono problemi tuoi.» Betty lasciò passare attraverso il palmo la metà della mela dalla buccia verde, in modo che finisse con un tonfo nel piatto. «Non sei più il mio ragazzo. Tra noi è tutto finito e  non sono sicura di voler restare in buoni rapporti. Adesso voglio pensare solo a me stessa. Dillo anche agli altri.»
Si rimise in piedi e si girò. Percorse il tratto di cemento restando sollevata dal terreno.
«Ehi! Aspetta!» le gridò.
Betty si allontanò senza prestargli attenzione.
Ormai Donovan ne aveva la certezza. Aveva perso tutto, ma prima di dare la soddisfazione anche agli altri di trattarlo come Betty e Chas, avrebbe seguito il consiglio datogli da Hart Wyngarde alla sua seduta.
 

Al termine delle lezioni, Donovan salì spedito le scale per il piano dell’aula multimediale. Non sapeva da dove gli era venuta quella sicurezza, ma era certo di trovare lì Billy. Probabilmente perché quello era stato il loro quartier-ufficiale-non-ufficiale all’inizio di quella storia assurda.

«No! Non hai idea di cosa significa!»
Il tono alterato della voce di Michelle lo fece bloccare di colpo in corridoio e la Falce, nascosta nello zaino che portava in spalla, picchiò contro la schiena. Avanzò quatto, fermandosi al lato della porta socchiusa.
«La tiene in ostaggio» continuò Michelle. «Dana è prigioniera.»
«È in casa sua» replicò Billy. «È al sicuro.»
«Lei è senza poteri e non può uscire di lì, mentre Zec ha potenziato i suoi.»
«Mi hai detto anche tu che è stato gentile. Quindi non le farà del male.»
«Non lo sappiamo. Continui ad attaccarti all’idea che Zec di fondo non sia cambiato, ma non è così. Il suo modo di agire è stato… incomprensibile!»
Donovan udì Billy sospirare sommessamente. «Ascolta Michelle, se vuoi aiutare Dana, prima dobbiamo aiutare Zec.»
«No! Il tuo ragazzo non ha la priorità sulla mia ragazza.»
«Non l’ho detto!»
La situazione tra quei due stava degenerando, il loro gruppo ormai si stava sfaldando e Donovan decise di agire prima di perdere l’occasione di uscirne a testa alta. Aprì del tutto la porta e si introdusse nell’aula.
La prima reazione di Billy e Michelle fu di sorpresa, lo lesse dai loro occhi mentre lo fissavano fermi in piedi tra i banchi vuoti.
«Ho sentito la vostra discussione, ma non intendo spalleggiare nessuno. Vi informo che io e Betty abbiamo rotto e lei vuole essere lasciata sola.» Si tirò lo zaino sul petto e fece scorrere la lampo della chiusura. «Quindi tutti e due siamo ufficialmente fuori dal club soprannaturale o come lo volete chiamare.»
«Un momento, cosa è successo tra voi?» domandò Billy. «È per l’amicizia tra lei e Kenny? Per l’aggressione di cui non vi ha parlato? O c’è qualcos’altro?»
Donovan non  aveva intenzione di perdere tempo in particolari. Anche Billy li aveva omessi a suo tempo riguardo il salvataggio di Betty. Afferrò la parte metallica della Falce e la estrasse dallo zaino.  Doveva essere il simbolo della loro unione e invece non era servita a nulla. Si sentì un’idiota ad aver creduto che fossero qualcosa di speciale. La verità era che stava meglio prima di incontrarli.
«Una volta mi hai detto che ero quello che ci aveva rimesso di più da quando si era aperta questa Bocca dell’Inferno e hai ragione.»
Donovan lanciò con rabbia la Falce. L’arma atterrò con un clangore sul pavimento davanti ai piedi di Billy.
«Non puoi lasciarci adesso» disse Michelle.
Billy lo guardò allarmato. «Fermati, se ci dividiamo sarà peggio.»
Lo scrutò serio. «Basta con mostri, assurdità e situazioni surreali. Ho chiuso.»
Donovan si voltò e uscì dall’aula. Proseguì fino alle scale con la ferrea convinzione che tra loro cinque era finita.
 
                                                   

                                                                            Continua…?

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