Sorge
Oscurità Maggiore 30: La Lunga Discesa nell’Oscurità (2°parte)
Donovan fissò lo schermo dello
smartphone dove era appena apparso un messaggio di Chas.
Vediamoci
subito in auditorium.
Riunione
straordinaria del club di teatro.
Passò il pollice sulla notifica e questa
sparì. Si rimise il cellulare nella tasca dei jeans e invece di girare verso le
scale e seguire il gruppo di ragazzi per andare nell’aula di matematica,
proseguì diritto lungo il corridoio.
A Donovan parve strano che il club si
riunisse prima dell’inizio delle lezioni e gli sembrò ancora più strano che
fosse Chas ad avvisarli. Di solito lo faceva la professoressa Noxon. Poi ci
rifletté e concluse che il fastidio maggiore era dover affrontare i suoi amici.
A riunione conclusa avrebbero cercato di coinvolgerlo in qualche altro dramma:
se non si trattava di escogitare un modo per strappare Zec dalle braccia di
Hart Wyngarde, avrebbero voluto un chiarimento sul suo comportamento e su
quello di Betty dopo averli piantati in asso al Bronze Dust.
Lui non aveva voglia di dare spiegazioni
e anche se erano passati due giorni da quel maledetto pomeriggio, loro non
avrebbero lasciato correre la faccenda.
Spinse la maniglia antipanico della
porta dell’auditorium, spalancandola ed entrò.
L’enorme sala era vuota.
Donovan guardò di nuovo intorno e mise
la mano in tasca per riprendere il telefono. Compì un balzò all’indietro e
trattenne un urlo poco virile vedendo Betty attraversare il muro alla sua
destra.
«Sei impazzita? E se ci fossero stati
tutti gli altri?» le disse guardandola torvo.
Lei si strinse nelle spalle con
noncuranza.
Osservandola con più attenzione, Donovan
notò che era sollevata di un paio di centimetri dal pavimento. Come sabato
pomeriggio, non abbandonava il suo stato intangibile, però occhiali, abiti e
zaino le rimanevano addosso dimostrando un notevole controllo sull’abilità.
«Stai bene?» chiese d’impulso. «Perché
continui a rimanere così?»
«Dove sono tutti? Mi è arrivato un
messaggio per una riunione del club di teatro» replicò Betty, ignorando le sue
domande.
«Non verrà nessuno. Vi ho scritto io.»
Entrambi si voltarono verso il palco e
da dietro le quinte tirate, comparve Chas.
Donovan si incamminò verso di lei. «Cosa
significa?»
«Ho bisogno di parlare con entrambi» gli
rispose Chas. «Tu saresti venuto, ma non ero sicura che Betty avrebbe accettato
di vedermi.»
Donovan si fermò al termine della prima
fila di poltroncine e girò la testa indietro.
Betty avanzò in diagonale, nella sua
forma da spettro, passando attraverso i singoli sedili. «Ormai sono qui. Dimmi
quello che devi e sbrighiamoci.»
Chas si sedette sul bordo del palco e
poi saltò giù. «Volevo chiederti scusa. Non avevo intenzione di farti soffrire.
Quello che stava per succedere tra me e Donovan non era un piano premeditato,
ero triste e mi mancava Aiden. Donovan è stato gentile con me e quando ci siamo
ritrovati insieme, abbiamo agito senza riflettere. Non è colpa sua. Neanche lui
voleva farti del male. Sono sincera.»
«Non mi interessa» rispose Betty.
«Accetto le tue scuse, ma per il resto sono affari che non mi riguardano.»
Donovan strabuzzò gli occhi. Faticò a
riconoscerla. Quella che aveva davanti a sé non era la stessa ragazza che
frequentava da quasi un anno. Era così fredda, distaccata, per quanto fosse
arrabbiata, quell’atteggiamento apatico non le si addiceva.
«Tutto qui? Non hai nient’altro da
dire?» le domandò.
«Esatto.» Betty si voltò e ripercorse la
distanza fino al muro, sempre con le poltroncine che le passavano in mezzo al
busto e alle gambe. «Vado in classe, la seconda campanella sta per suonare.
Fareste meglio ad andare anche voi.»
Con la bocca spalancata senza sapere
come ribattere, Donovan la osservò infilarsi nel muro e sparire dalla loro
vista.
«Sta soffrendo e mi dispiace esserne in
parte responsabile» commentò Chas, andandogli al fianco.
«No, c’è qualcosa che non dice» rispose,
girandosi a guardarla in viso. «La sua reazione non è normale, almeno per come
conosco Betty. E anche il fatto che rimanga intangibile. Le sta succedendo
qualcosa.»
«È probabile che sia il suo modo di
reagire alla vostra rottura.»
«Noi non abbiamo rotto» si affrettò a
precisare. «Almeno non ufficialmente.»
Chas lo guardò dubbiosa. «Ok, meglio
così perché volevo anche chiarire la situazione con te. Tra noi non ci sarà mai
niente. Ed è meglio se evitiamo di vederci all’infuori di eventi obbligatori
come lezioni, incontri del club di teatro e cose così.»
Donovan rimase spiazzato. Non aveva
intenzione di iniziare una storia con lei, ma troncare ogni rapporto gli sembrò
eccessivo. Stava cominciando a trovare piacevole la sua compagnia.
«Ora usciamo di qui. Non voglio fare
tardi a lezione.» Chas gli sfiorò la spalla con la mano sinistra e si incamminò
verso la porta dell’audiotrium.
Donovan la seguì e guardando i lunghi
capelli biondi della ragazza ondeggiare lungo la schiena, ebbe la sensazione
che elementi importanti della sua vita gli stessero scivolando tra le dita
senza avere alcuna possibilità di riafferrarli.
Con il sacchetto di carta marrone
stretto nella mano destra, Donovan attraversò rapidamente l’intero stanzone
della mensa. Intravide Billy guardarsi attorno e lo evitò accuratamente, notò
Michelle di spalle in coda alla distribuzione
del cibo e con sua sorpresa si accorse della presenza di Zec seduto da solo a
un tavolo, mentre mangiava tranquillo le crocchette di pollo.
Non aveva tempo per discutere con loro,
doveva trovare Betty e parlarle, anche se non si sentiva completamente
colpevole per come si era messa la relazione tra di loro, doveva assicurarsi
che stesse bene.
Osservò oltre il vetro della finestra e
la scorse a uno dei tavoli sistemati in cortile.
Fece dietrofront, uscì dalla sala mensa
e raggiunse l’esterno.
Si fermò dietro di lei, a pochi passi.
Dalla sua posizione dava l’impressione di essere seduta sulla sedia di
plastica, ma in realtà era sempre sospesa qualche centimetro dalla superficie.
Camminò deciso, appoggiò sul tavolo il
sacchetto con il suo panino ormai schiacciato, l’unto della maionese aveva
superato la carta lasciando una patina appiccicosa al palmo e le si sedette di
fronte.
«Sono sicuro che non hai voglia di
vedermi, ma dobbiamo chiarirci» esordì puntandole lo sguardo diritto negli
occhi.
Betty masticò seria parte della mela che
reggeva nella mano destra. Il piatto di insalata era vuoto, tranne per qualche
fogliolina rinsecchita e la forchetta abbandonata di lato.
Donovan si chiese secondo quale strana
legge della fisica riuscisse a mangiare e stringere certi oggetti, anche se il
suo fisico aveva la consistenza di quello di uno spettro. Poi scosse la testa
per scacciare quei ragionamenti che al momento erano inutili.
Betty ingoiò il boccone e rispose:
«Credevo che fosse tutto fin troppo chiaro.»
«No, niente affatto. So che il mio
comportamento è sbagliato, ho avuto una reazione troppo estrema, ma tu mi hai
tenuto all’oscuro di quello che avevi passato con il tuo aggressore e poi non
ti facevi più toccare, ma non hai escluso Kenny.»
«Non ho voglia di ripetere questa
discussione.»
Donovan si irrigidì. Aveva ancora quel
tono neutro, disinteressato. «Va bene, hai ragione, è inutile rivangare sempre
le stesse cose. Però rimanere intangibile non è normale.»
Betty morse la mela, masticò e ingoiò.
«Perché?»
«Sei seria?»
«Siamo nella creazione onirica di una
Bocca dell’Inferno, dove ci capitano gli eventi più assurdi e la proiezione
mentale di un uomo in coma ci ha apertamente minacciato svariate volte. La
scelta più logica è restare in una forma in cui non corro pericoli.»
«Sì certo, ma è necessario anche nella
vita di tutti i giorni?»
«Come vedi mangio senza problemi. E se
ti interessa, studio e seguo le lezioni come sempre.»
«Ok… ma… e se ci fossero conseguenze?»
«Non sono problemi tuoi.» Betty lasciò
passare attraverso il palmo la metà della mela dalla buccia verde, in modo che
finisse con un tonfo nel piatto. «Non sei più il mio ragazzo. Tra noi è tutto
finito e non sono sicura di voler
restare in buoni rapporti. Adesso voglio pensare solo a me stessa. Dillo anche
agli altri.»
Si rimise in piedi e si girò. Percorse
il tratto di cemento restando sollevata dal terreno.
«Ehi! Aspetta!» le gridò.
Betty si allontanò senza prestargli
attenzione.
Ormai Donovan ne aveva la certezza.
Aveva perso tutto, ma prima di dare la soddisfazione anche agli altri di trattarlo
come Betty e Chas, avrebbe seguito il consiglio datogli da Hart Wyngarde alla
sua seduta.
Al termine delle lezioni, Donovan salì
spedito le scale per il piano dell’aula multimediale. Non sapeva da dove gli
era venuta quella sicurezza, ma era certo di trovare lì Billy. Probabilmente
perché quello era stato il loro quartier-ufficiale-non-ufficiale all’inizio di
quella storia assurda.
«No! Non hai idea di cosa significa!»
Il tono alterato della voce di Michelle
lo fece bloccare di colpo in corridoio e la Falce, nascosta nello zaino che
portava in spalla, picchiò contro la schiena. Avanzò quatto, fermandosi al lato
della porta socchiusa.
«La tiene in ostaggio» continuò
Michelle. «Dana è prigioniera.»
«È in casa sua» replicò Billy. «È al
sicuro.»
«Lei è senza poteri e non può uscire di
lì, mentre Zec ha potenziato i suoi.»
«Mi hai detto anche tu che è stato
gentile. Quindi non le farà del male.»
«Non lo sappiamo. Continui ad attaccarti
all’idea che Zec di fondo non sia cambiato, ma non è così. Il suo modo di agire
è stato… incomprensibile!»
Donovan udì Billy sospirare sommessamente.
«Ascolta Michelle, se vuoi aiutare Dana, prima dobbiamo aiutare Zec.»
«No! Il tuo ragazzo non ha la priorità sulla
mia ragazza.»
«Non l’ho detto!»
La situazione tra quei due stava
degenerando, il loro gruppo ormai si stava sfaldando e Donovan decise di agire
prima di perdere l’occasione di uscirne a testa alta. Aprì del tutto la porta e
si introdusse nell’aula.
La prima reazione di Billy e Michelle fu
di sorpresa, lo lesse dai loro occhi mentre lo fissavano fermi in piedi tra i
banchi vuoti.
«Ho sentito la vostra discussione, ma
non intendo spalleggiare nessuno. Vi informo che io e Betty abbiamo rotto e lei
vuole essere lasciata sola.» Si tirò lo zaino sul petto e fece scorrere la
lampo della chiusura. «Quindi tutti e due siamo ufficialmente fuori dal club
soprannaturale o come lo volete chiamare.»
«Un momento, cosa è successo tra voi?»
domandò Billy. «È per l’amicizia tra lei e Kenny? Per l’aggressione di cui non
vi ha parlato? O c’è qualcos’altro?»
Donovan non aveva intenzione di perdere tempo in particolari.
Anche Billy li aveva omessi a suo tempo riguardo il salvataggio di Betty. Afferrò
la parte metallica della Falce e la estrasse dallo zaino. Doveva essere il simbolo della loro unione e
invece non era servita a nulla. Si sentì un’idiota ad aver creduto che fossero
qualcosa di speciale. La verità era che stava meglio prima di incontrarli.
«Una volta mi hai detto che ero quello
che ci aveva rimesso di più da quando si era aperta questa Bocca dell’Inferno e
hai ragione.»
Donovan lanciò con rabbia la Falce.
L’arma atterrò con un clangore sul pavimento davanti ai piedi di Billy.
«Non puoi lasciarci adesso» disse
Michelle.
Billy lo guardò allarmato. «Fermati, se
ci dividiamo sarà peggio.»
Lo scrutò serio. «Basta con mostri,
assurdità e situazioni surreali. Ho chiuso.»
Donovan si voltò e uscì dall’aula.
Proseguì fino alle scale con la ferrea convinzione che tra loro cinque era
finita.
Continua…?
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