Sorge Oscurità Maggiore 31: Il Giorno in cui la Speranza è Morta
Billy fissò la Falce abbandonata davanti
alla punta della sue scarpe.
Era frastornato. Non riusciva a
elaborare il pensiero che fosse successo davvero.
Donovan aveva lasciato il loro gruppo. E
anche Betty, senza nemmeno guardarlo in faccia.
Il corpo si mosse da solo, in
automatico. Si piegò sulle ginocchia e raccolse l’arma con entrambe le mani.
«Cosa pensi di fare?» domandò Michelle.
La sua voce lo riscosse, riportandolo
nell’aula.
«Non lo so» ammise.
Michelle si mordicchiò la punta
dell’unghia del pollice sinistro. «Io sì. Devo pensare a un modo per aiutare
Dana. È la cosa più importante. Quindi è meglio che anche noi due seguiamo da
soli i nostri obbiettivi.»
Billy percepì un peso premere contro il
centro del petto. «Allora, è ufficiale. La nostra squadra non esiste più.» La
consapevolezza lo faceva star male, era deluso e arrabbiato, ma anche stanco.
«Non possiamo ragionarci e provare a rimettere insieme il gruppo?»
«Non adesso. Ognuno di noi deve
affrontare i suoi problemi.»
«E quando?»
Michelle si strinse nelle spalle.
«Non accadrà mai» disse Billy
rassegnato.
«No. Cioè, non lo so. Per ora è così.»
Michelle raccolse lo zaino da terra e se lo sistemò sulla spalla destra. «Ci…
vediamo.»
Billy abbassò lo sguardo. Udì i passi
della ragazza sul pavimento farsi sempre più lontani fino a essere
impercettibili.
Oscurità Maggiore aveva vinto. Billy si
era illuso che fosse solo l’ennesima battaglia persa e l’esito della guerra
fosse ancora da stabilire. Si sbagliava. Assumendo l’identità di Hart Wyngarde
aveva fatto la mossa decisiva, spaccando in maniera precisa il legame tra lui e
i suoi amici.
Afferrò lo zaino dal pavimento e lo aprì
facendo scorrere la cerniera lampo. Lasciò cadere all’interno la Falce, che si
adagiò tra un libro e un quaderno ad anelli. Richiuse lo zaino e se lo mise in
spalla.
Lasciò l’aula multimediale da solo.
Billy ritornò nel suo appartamento quando
il sole era prossimo al tramonto.
Chiuse meccanicamente la porta con la
chiave, si trascinò lungo il soggiorno in penombra ed entrò nella camera da
letto.
Il groppo in gola spingeva per far
uscire i singhiozzi e lui si sforzò ancora per reprimerlo, come aveva fatto
lungo tutto il percorso da scuola fino a casa.
Fece scivolare gli spallacci dello zaino
e lo girò, tenendolo sospeso davanti al petto con la mano sinistra. Usò la
destra per aprirlo e afferrò la Falce. La estrasse e si liberò del tutto dello
zaino, lasciandolo atterrare con un tonfo sordo sul pavimento.
Billy salì a carponi dal fondo del materasso,
muovendosi fiacco sulla coperta, fino a raggiungere il cuscino e si distese.
La luce si affievolì oltre i vetri della
finestra, coperti da una tenda.
Osservò la Falce accanto a sé. In
qualche modo aveva capito che era la manifestazione fisica di parte dei poteri
psichici di Elliott Summerson, però era nata dall’unione tra lui e i suoi
amici. Anche se si erano già allontanati in passato, quell’arma era rimasta
intatta.
Ma sarebbe stato lo stesso anche adesso?
Questa volta la frattura era drastica,
Billy lo avvertiva nel profondo, come se quella verità serpeggiasse in ogni
muscolo del suo corpo. Riconobbe la stessa sensazione da un rapporto di
amicizia spezzato nel passato: con Nicole Racher era stato uguale.
E per le manovre di Hart/Oscurità non
avrebbe mai più potuto recuperarlo.
Billy strinse la Falce con entrambe le
mani e l’avvicinò al petto, quasi fosse un vecchio peluche da cui ricevere
conforto. Stremato, scoppiò a piangere.
Non trattenne i singhiozzi, i singulti gli
scuotevano il petto e le guance si bagnarono con le lacrime. Era un senso
liberatorio sfogare così quel dolore che lo lacerava dall’interno, eppure era
anche angosciato. Come avrebbe superato quel senso di perdita?
Le ombre si allungarono sulla stanza.
Chiuse gli occhi, la mente voleva
trascinarlo in altri ricordi di perdita e senso di vuoto, ma lui non voleva
andare in quella direzione. I singhiozzi rallentarono, tirò su con il naso.
Respirò con frequenza regolare e poi ebbe la sensazione di annegare in un silenzio
confortevole.
Avvertì la Falce venire scossa e riaprì
di colpo gli occhi.
Billy era in piedi all’ingresso della
sua camera e vide se stesso disteso a letto. Stava dormendo e accanto a lui,
seduta sul bordo del materasso, c’era la Prima Cacciatrice. Era la sua mano
sinistra che aveva stretto la Falce e l’aveva fata scivolare dalla sua
presa.
«È un sogno» disse.
La giovane donna annuì e si alzò dal
letto. «Sei pronto.»
«Per cosa?»
«Per comprendere il senso dei frammenti
di ricordo che ti legano ad Oscurità Maggiore.» Gli tese la mano libera e compì
un passo verso di lui. «Ti accompagnerò,
andiamo.»
Billy avanzò e strinse la mano.
La stanza svanì e lo scrosciare della
pioggia li accolse nel cimitero.
«Per prima cosa devi schiarirti l’idea
su questo evento» gli disse la Prima Cacciatrice.
Billy guardò la scena come se venisse
proiettata sullo schermo della sala di un cinema. Elliott vestito di nero.
Fermo in piedi davanti a una buca. Le mani stette intorno a un’urna. «È un
funerale.»
«Di chi?»
Girò il viso per guardarla. «Non ne sono
sicuro.»
«Il ricordo è mischiato, ma cela un
unico significato.» La Prima Cacciatrice avanzò nel sogno e ricordo, tenendogli
la mano, lo guidò lungo il cimitero sotto la pioggia che non li bagnava. Sfiorò
con il bordo della lama della Falce le altre persone e queste si dissolsero in un
sottile alito di fumo bianco. Si bloccò quando furono accanto ad Elliott,
davanti alla buca e alla lapide. «Osserva con più attenzione.»
Billy guardò dentro all’apertura scavata
nel terreno e scorse una bara in legno scuro. «È il funerale di papà. In questo
momento ho deciso che mi sarei preso cura della mamma.»
La Prima Cacciatrice annuì e allungò il
braccio in modo che la Falce indicasse la lapide. «Al contempo stiamo rivivendo
un’altra cerimonia funebre.»
Billy lasciò che il suo sguardo cadesse
sulla pietra con le lettere in rilievo. «Mamma. È il funerale di mia madre, anche
se è accaduto anni dopo.» Girò la testa e fissò l’urna tra le mani di Elliott
«Qui ho dovuto dirle addio per sempre.»
«In verità, lo hai fatto molto prima.»
La Prima Cacciatrice sollevò la Falce
sopra la testa e un bagliore scarlatto si espanse per il cimitero.
Quando si attenuò, si ritrovarono sul
retro di un’ambulanza in corsa.
«No, non voglio stare qui!» Billy si
divincolò dalla presa sulla sua mano, ma lei non lo lasciò. «Ti prego! Fammi
andare via.»
«Shh!»
La Prima Cacciatrice mise l’indice sinistro davanti alle labbra, stringendo le
altre dita sul manico dell’arma.
Billy deglutì.
«Ascolta» gli ordinò.
Il rantolio soffocato riempì l’ambiente.
Era il respiro affaticato di sua madre.
Quasi impercettibile, Billy udì una voce
accompagnare quel verso che gli lacerava il cuore e si sporse in avanti.
Elliott era piegato accanto alla donna
distesa sulla lettiga. Gli occhi quasi chiusi. Le stringeva la mano e a meno di
una spanna dal volto di lei, le parlava.
«Va tutto bene» ripeté Billy, doppiando
la voce di Elliott. «Fai piano, un respiro alla volta. Sono qui e puoi andare
tranquilla. Poi, ci rivedremo in un sogno.»
La Prima Cacciatrice gli strinse la
mano. «Sapevi che un polmone era collassato e la sua malattia impediva
all’altro di lavorare per due. La stavi salutando. Qui hai appreso che era un
addio.»
Billy si portò una mano alla gola,
voleva urlare e piangere, ma dalla sua bocca non uscì nulla. Deglutì e osservò
un’ultima volta la scena. Quindi rivolse lo sguardo alla sua compagna in quel
viaggio. «Nel momento in cui siamo saliti su questa ambulanza, ho capito che
non sarebbe più tornata a casa con me. Eppure continua a farmi male. È un
dolore che non mi abbandona.»
La Prima Cacciatrice ricambiò il suo
sguardo. «Sarà sempre parte di te. Accettalo. Vivilo. E vai avanti.»
«E se non ne fossi capace?»
«Lo sei, ma hai perso l’elemento
essenziale per affrontare questo male ad armi pari.» La donna agitò la Falce
davanti a loro.
L’interno dell’ambulanza si sgretolò e i
muri di una camera da letto si innalzarono intorno a loro.
Billy la riconobbe subito. «È la camera
da letto di Elliott, la mia camera. Ho già sciolto il senso di questo evento.»
«Solo la parte che Oscurità Maggiore
voleva ricordassi, ma c’è ne è un’altra.»
Billy fissò Elliott steso a letto e
febbricitante. Lo udì ripetere: «Questa volta brucerò e basta», poi indirizzare
con gli occhi l’attenzione alla libreria e la costina del volume a fumetti
risaltare tra gli altri. Non notò nulla di diverso.
«In questo istante Elliott… io mi sono
arreso. Ho ricordato della connessione con il fumetto e il senso di bruciare
come una fenice che non risorge. In pratica ho ceduto al mio lato oscuro,
decidendo di scatenare il sogno da Bocca dell’Inferno. Cos’altro dovrei
trovare?»
«È tutto corretto» disse la Prima
Cacciatrice. «Ma ti sei chiesto perché hai fatto questa scelta?»
«Perché poche ore prima avevo avuto
conferma della malattia neurodegenerativa di mia mamma.»
«Vai più a fondo.»
Billy si tastò la tempia destra con la
mano. «Io… mi sono sentito… sopraffatto. La presa di coscienza di quel male mi
ha fatto capire che era qualcosa che non potevo controllare. Non potevo
sconfiggerlo.»
«E questo, cosa ti ha fatto perdere?»
Billy alzò la tasta e la fissò negli
occhi. «La speranza. Se non potevo salvare mia mamma, non avevo più una ragione
per lottare.»
«Proprio come ora.» La Prima Cacciatrice
lasciò la presa sulla sua mano e si scostò di pochi passi da lui. «Nella
manifestazione di Billy Springday oggi è il giorno in cui la speranza è morta e
ora sai quando lo è stato per la versione di te che è Elliott. Però non è tutto
perduto.»
La donna sollevò con entrambe le mani la
Falce, la fece roteare sopra la testa e un turbinio di luce rosso e grigio si allargò,
separandosi in un istante in quatto scintille differenti. Ognuna di esse si allungò
in forma umana, assumendo l’aspetto di quattro persone.
Michelle, Zec, Betty e Donovan.
Billy
li guardò sorpreso e confuso.
Loro ricambiarono la sua espressione.
«Cosa sta succedendo?» chiese Betty.
«Come ci hai portato fuori di casa?»
domandò Zec.
Billy scosse la tasta. «Non sono stato
io.»
La Prima Cacciatrice appoggiò la Falce
sul pavimento. «L’ho fatto io. Non siete veramente qui. State dormendo, ma ho
dirottato qui la vostra mente tramite il sonno.»
Donovan incrociò le braccia sul petto.
«Ti ha detto Billy di farlo?»
«No. C’è una rivelazione di cui dovevate
essere testimoni» rispose lei.
Michelle la guardò incerta. «Non potevi
farlo di giorno?»
La Prima Cacciatrice sorrise. «Ormai il
mio tempo si sta esaurendo.»
Billy fece un passo avanti, ritrovandosi
al centro del gruppo di ragazzi. «Cosa significa?»
«Hai compreso tutte le ragioni che hanno
spinto Elliott a rifugiarsi nel suo sonno e per rimettere Oscurità Maggiore al
suo posto, devi riappropriarti di un’ultima verità. Per farlo, però, io devo
abbandonare queste sembianze.» La Prima Cacciatrice si sfregò i palmi sul volto
e la pittura bianca le colò dal viso, le treccine scure che raccoglievano i
capelli si sciolsero e caddero a terra. I suoi stracci scivolarono lungo il corpo.
«Ora sai chi sono in realtà.»
Billy distanziò i compagni e guardandola
incredulo, la riconobbe. «Non è possibile… sei Gillian Summerson.»
La donna anziana annuì. «Esatto, ma puoi
chiamarmi mamma.»
Continua…?
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