lunedì 5 gennaio 2026

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 102

Sorge Oscurità Maggiore 27: Total Eclipse in the Dark

 

Billy osservò Michelle temporeggiare con la cannuccia tra le labbra, seduta sul divanetto a poca distanza da lui, dietro il tavolo del Bronze Dust.

«Non te lo chiederei se non fosse un’emergenza» insistette per la quinta volta da quando si erano ritrovati nel locale quel sabato pomeriggio.
«È solo che mi ero ripromessa di non interferire nel loro rapporto familiare» replicò lei e risucchiò il residuo di Cherry Coke dal fondo del bicchiere, stretto tra le mani.
«Lo so, e anche io mi sono sempre tenuto fuori, ma ora la situazione è diversa.» Billy allontanò  da davanti a sé il suo bicchiere di Coca Cola, pieno ancora a metà, e il cestino di plastica rossa con le ultime patatine bruciacchiate. «Zec non è solo sconvolto, gli sta succedendo qualcosa. Il mio legame psichico con Hart me lo continua a far percepire. E non è un buon segno. Abbiamo bisogno di Dana e che lei si confronti con lui. Però se anche mi dessi il numero e provassi a chiamarla io, non si presenterebbe.»
«Ne sei sicuro? Vuoi provare?»
«Dai, Michelle, sappiamo tutte e due come è fatta.»
Michelle staccò le labbra dalla cannuccia. «Sì… però, per capire meglio, che genere di sensazioni hai?»
Billy sbuffò. Aveva provato a convincerla senza dover entrare nei particolari, perché lui stesso non sapeva come spiegarlo a parole. «C’è come un cambiamento, oppure una decisione che ha rimandato a lungo, non sono sicuro, ma avverto un forte senso di sentirsi incompreso, abbandonato e attirato dall’oscurità.»
«Hart  ha provato a far leva su qualcosa del genere anche con me.» Michelle rifletté ad alta voce. Per un secondo il suo sguardo fisso in quello di lui sembrò perso altrove. Infilò la  mano destra nella tasca dei pantaloni, estrasse il cellulare e richiamò un numero dalla rubrica. «D’accordo. Di solito dopo due squilli Dana compare dove mi trovo.»
Billy annuì. Era contento di averla convinta. Rimase a osservarla con lo smartphone posato sull’orecchio destro e fu sicuro che dall’altra parte gli squilli erano già più di quattro.
Anche Michelle cambiò espressione, aggrottando la fronte. «È strano. Non impiega così ta…»
«Carotina, ciao.»
Billy udì la voce gracchiante dall’apparecchio dell’amica.
«Ciao, avrei, cioè avremmo bisogno di parlarti. Io e Billy. Siamo al Bronze Dust.»
«Non è un buon momento. Sono un po’ impegnata.»
«Oh… ok, ma si tratta di Zec.»
Billy attese, però non udì nessuna replica.
Michelle lo guardò mordicchiandosi il labbro inferiore. «Ecco so che non vuoi discutere di voi due, ma potrebbe essere...»
«Zec è in pericolo» disse Billy ad alta voce.
«Arrivo.»
Questa volta il tono di Dana fu forte e chiaro.
Michelle fece appena in tempo a riporre il cellulare e un vorticare di fumo violaceo si manifestò alla sua sinistra, dissolvendosi in pochi secondi e rivelando l’ingresso della ragazza demone.
«Spero non sia un qualche stupido trucchetto da fidanzati per appianare le divergenze.» Dana lo guardò con gli occhi verdi decisi e l’espressione seria. Incrociò le braccia dalla pelle rosso rubino sul seno coperto dal top viola e rimase in piedi. «Non intendo discutere di quello che è successo ieri mattina in cortile.»
«Fa come vuoi, ma non ti ho mentito.» Billy sostenne il suo sguardo. Non aveva mai avuto una grande opinione di lei, ma era certo che il suo affetto per il fratello fosse sincero. «Zec sta correndo il rischio di finire nella trappola di Hart Wyng… Oscurità Maggiore. Sai che il mio legame psichico non sbaglia.»
Dana arricciò le labbra, poi fece un cenno a Michelle di spostarsi verso il ragazzo e prese posto sul divanetto a sua volta. «E quindi? Cosa ti aspetti da me?»
«Dovete parlarvi. Trovare un modo per riunirvi» disse Billy.
Dana si strinse nelle spalle. «Gli ho offerto più volte di venire da me nel mio regno infernale. Ci siete stati anche voi l’estate scorsa.»
«Bé non è proprio il posto ideale per schiarirsi le idee e ritrovare il legame fraterno» ammise Michelle. «Non fraintendermi, mi piace come hai ricreato la tua zona personale del piacere, ma non credo sia adatto a Zec.»
«E non si tratta solo di quello, non è spingendolo a scappare che lo aiuterai» intervenne Billy. «La settimana scorsa ha baciato Dylan Derreck e prima che lo chiediate, non sono geloso o arrabbiato. Però ho percepito la sua solitudine, la paura dell’abbandono. E tutto è peggiorato dopo la canzone in cortile.»
Dana si portò i capelli castano scuro raccolti in una coda di cavallo oltre la spalla destra, li fece ricadere sul petto e ci passò in mezzo le dita della mano sinistra. «Va bene, l’ho percepito anche io. Nella strofa che ha cantato c’era un sottotesto rivolto a me.»
Michelle le sfiorò il braccio con la mano. «Cosa stava cercando di dirti?»
«Non saprei…»
Billy si sporse in avanti. «Davvero? O non vuoi ammettere che stai sbagliando?»
Dana si rizzò di colpo e lo spinse lontano. «E tu, allora? Ti ha sfiorato l’idea che sia anche colpa tua? In fin dei conti chiudendo la Bocca dell’Inferno annulli tutto, compresa la tua esistenza e questo non lo rallegra di certo.»
«Basta» s’intromise Michelle, frapponendosi tra loro. «Questo è quello che vuole Hart Wyngarde: separarci e metterci uno contro l’altro. Per questo ha preso il controllo della tua canzone ieri mattina e ha coinvolto Zec e gli altri. Anzi, sono preoccupata anche per Betty e Donovan, dopo quello che abbiamo scoperto non sono più riuscita a parlare con uno di loro e non li ho più visti insieme.»
Billy ritrovò la calma e si appoggiò allo schienale. «Hai ragione, non dobbiamo cadere nella sua trappola. E comunque hai ragione anche tu, Dana.» Tornò a fissarla negli occhi. «Di sicuro, la mia potenziale scomparsa farebbe cadere Zec in uno stato di timore, ma non posso evitarlo. Vorrei trovare un modo per non lasciarlo, ma la minaccia del sogno della Bocca dell’Inferno è più grande. Chiuderla è l’unica soluzione, a qualunque conseguenza porti. Per questo ho bisogno che tu e gli altri siate lì con lui. Per consolarlo e attenuare la sua solitudine.»
Dana fece una mezza risata. «E non ti importa delle mie ragioni? Del perché abbia scelto di scomparire?»
«Avrai avuto i tuoi motivi, giusti o sbagliati, non li giudico, però ora Zec ha la precedenza. È come se stesse in bilico sul ciglio di un precipizio, ma se cade svanirà nell’osc…»
Billy cacciò un mugugno di dolore, si piegò in avanti e si afferrò le tempie con le mani.
«Che ti succede?» domandò Michelle allarmata.
Billy inspirò ed espirò per allontanare il male alla testa. «Fitte… il potere psichico… mi avverte…»
Passi pesanti sul pavimento di linoleum e lo strisciare delle gambe delle sedie, attirarono la loro attenzione.  
Tenendo le palpebre strette, Billy intravide Donovan e Betty prendere posto al loro tavolo. I movimenti dei due amici erano meccanici, da automi e la sclera dei loro occhi era completamente bianca. Non appena ebbero tirato le sedie sotto il tavolo, parvero risvegliarsi, dalla trance.
Donovan si guardò intorno sbigottito. «Ma che diavolo succede? Cosa ci faccio qui?»
«È Oscurità Maggiore» rispose Dana. «O se preferite Hart Wyngarde.»
«Sono stufo di tutte queste assurdità! Non mi faccio manipolare da nessuno!» Donovan puntò i palmi sulla superficie del tavolo e si spinse in alto per alzarsi, ma il suo corpo rimase bloccato nella seduta. «Ehi! Ma che caz…»
«Non hai scelta.» Billy raddrizzò la schiena. La testa gli martellava, ma riuscì a concentrarsi. «Hart è qui vicino. Lo avverto con la mente. Ma non è da solo.»
Betty li scrutò uno a uno, distogliendo subito lo sguardo da Donovan. «Cosa vuole ancora da noi? Non gli basta quello che ci ha fatto ieri?»
«Non so perché ci ha riuniti, ma almeno siamo insieme. Questa volta non ci colpirà alla sprovvista.» Michelle allungò la mano, ma non riuscì ad afferrare quella dell’amica di fronte a lei, attraversandola. «Betty, perché sei intangibile?»
Billy la guardò e notò in parte il grigio dello schienale della sedia su cui era seduta attraverso il busto della ragazza, che non era appoggiata con il sedere, ma sollevata di pochi centimetri. Due particolari del suo potere mai mostrati prima. Nulla di rassicurante.
«Fate silenzio.» Dana richiamò la loro attenzione e con l’indice destro alzato indicò l’aria sopra di loro.
Billy e gli altri alzarono lo sguardo e si accorsero di essere immersi nel silenzio.
Nessuna musica di sottofondo dagli altoparlanti del locale.
Nessun brusio del chiacchiericcio dei clienti.
Neanche un tintinnio di boccali e bicchieri spostati.
Le poche altre persone ai tavoli spinsero indietro le sedie tutti nello stesso instante. Lo scricchiolare di gambe metalliche sul pavimento riempì il vuoto acustico del Bronze Dust. Sempre all’unisono, scattarono tutte in piedi e come ordinate formiche abbandonarono i rispettivi tavoli, dirigendosi verso l’uscita.
L’uomo alto, dalle spalle larghe e con la folta barba scura che stava dietro al bancone lasciò il bicchiere appena lavato e gettò lo straccio. Si girò a sua volta, oltrepassò il bancone nonostante fosse il proprietario e seguì la fila di clienti per andarsene.
Billy intravide il suo volto e riconobbe gli stessi occhi totalmente bianchi. Aprì la bocca per avvisare i compagni, ma una nuova e più acuta stilettata di dolore gli percorse la testa dalla nuca fino alla fronte e lanciò un urlo.
«Scusami amore, non volevo farti male.»
Zec avanzò dall’ingresso ormai sgombro e si avvicinò a loro.
Billy si lasciò cadere con la schiena contro il divanetto e ansimando, lo fissò con gli occhi sbarrati. «Non è possibile. Se questo dolore alla testa è per la tua presenza, significa che ormai sei parte di Oscurità Maggiore.»
Zec sorrise e inclinò di poco il capo all’indietro. «Vieni, Hart. Avevi ragione: se ne è già accorto.»
Alle sue spalle, filamenti di fumo nero si legarono e formarono la sagoma di una figura maschile. L’oscurità che lo permeava si attenuò e l’uomo rivelò l’aspetto di Hart Wyngarde.
«Non dovresti stupirti» commentò Hart. Premette il busto contro la schiena del ragazzo, gli avvolse il petto con il braccio destro, gli sollevò il mento con la mano sinistra e posò le labbra sul collo.
Lo baciò con passione per tre volte lungo la pelle e si fermò appena sopra la spalla, a contatto con il bordo del maglione blu scuro che indossava. Sollevò la testa e fece l’occhiolino a Billy.
E vedendo quella scena, Billy capì le vere intenzioni di quella perversa parte di sé ed Elliott. «Non volevi solo dividerci. Volevi averci. Tutti, o almeno uno di noi.»
«Non essere geloso, sono ancora il tuo ragazzo. Abbiamo appena inglobato Hart nel nostro rapporto, ma è pur sempre te» replicò Zec ammiccando.
«Ci hai riuniti qui per annunciarci di avere inaugurato un rapporto a tre, o c’è dell’altro?» chiese Dana senza scomporsi.
«C’è molto altro, sorellina, e riguarda te.» Il sorriso sulla bocca di Zec si allargò. «È il tuo turno di soffrire.»
 
 

                                                                 Continua…?

lunedì 22 dicembre 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 101

Sorge Oscurità Maggiore 26: L’Ultima Delusione di Ezechiel Giller

 

Zec era stato distratto per tutta la durata delle lezioni della giornata.

Oltrepassò il cancello che circondava l’edificio scolastico e si rese conto di non aver parlato con nessuno dei suoi compagni di quello che era successo in cortile con Dana e Oscurità Maggiore. Si sentiva un pessimo amico, soprattutto per Betty dopo la rivelazione di cosa le era accaduto, eppure anche lui stava male. In un modo diverso da lei, ma c’era un dolore radicato nel suo animo che si faceva strada con violenza, dandogli la sensazione di essere pieno di spine pronte a ferirlo a ogni mossa.
E poi c’era un altro sentimento, non riusciva a decifrarlo…
«Zec! Aspettaci!»
Sentendosi chiamare, si voltò indietro e scorse Billy e Michelle correre verso di lui. 
«Hai visto Donovan in giro?» domandò Michelle. «Betty ha chiesto di uscire prima perché non si sentiva bene.»
Zec scosse la testa. «Mi dispiace per lei. Non so nulla di Donovan, probabilmente appena sono finite le lezioni è scappato via, forse per andare da Betty.»
«Non importa, in realtà volevamo parlare con te» disse Billy. «Per quello che è successo questa mattina. Facciamo la strada insieme.»
Zec li scrutò incerto. Sembravano entrambi in imbarazzo, poteva immaginare il motivo, eppure erano sinceri, ma in verità non gli andava di affrontare l’argomento. «Preferisco tornare a casa da solo e non abbiamo niente da dirci.»
«Sì, invece. Cioè la scoperta di quello che è successo a Betty è enorme, ma anche tu sei scosso» insitette Michelle. «Se Hart ti ha convocato, c’è una ragione e penso che riguardi Dana, ma lei non voleva fare del male a nessuno. Era solo arrabbiata con  Hart… Oscurità, e voleva vendicarsi.»
Billy si fece avanti e gli prese le mani nelle sue. «Il punto è che hai cantato una strofa in cui si sentiva il tuo dolore.»
«Come lo sai? Non eri lì con noi» ribatté Zec.
Michelle avanzò di un passo. «Glielo ho raccontato io.»
«In realtà, l’ho percepito prima ancora di raggiungervi» spiegò Billy. «Hart ha cercato di tenermi impegnato, ma non mi ha impedito di avvertire i tuoi sentimenti. Dicci cosa ti fa star male.»
Zec rimase a fissarlo negli occhi. Si sentì sopraffatto dai suoi stessi pensieri, da quello che voleva urlare per strappare quella sensazione di oppressione. Era troppo e tanto pesante da affrontare. «No.» Fece scivolare le mani fuori dalla presa del suo ragazzo.  «Non ora, almeno. Io… ho bisogno di stare un po’ da solo a schiarirmi le idee.»
Si girò di scatto e camminò a passo spedito lungo la strada per andare a casa, augurandosi che non avessero intenzione di seguirlo.
 

Davanti alla porta di casa, la mano di Zec tremò afferrando la maniglia. Si sentiva male anche all’idea di ritrovarsi dentro a quel luogo in cui doveva essere sicuro e protetto.

Entrò e accostò piano l’uscio. Quando si girò, Kathryn l’amica di famiglia che lo aiutava ad assistere sua madre, gli andò in contro dalla cucina. Il suo volto era corrucciato. Non era un buon segno.
«Ciao, bentornato» disse con un sorriso forzato. «Ho ancora qualche minuto prima di andare. Posso prepararti un sandwich o qualcos’altro?»
«No, grazie.» Zec si tolse lo zaino e la giacca. «Come sta mamma? È in soggiorno davanti alla televisione? Oppure hai trovato il modo di farle fare qualcosa di diverso?»
«Leslie è a letto» rispose Kathryn rammaricata. «Oggi non è una buona giornata. Non sono riuscita a convincerla ad alzarsi, non ha neppure voluto vestirsi. E anche a pranzo non ha mangiato quasi nulla.»
Zec avvertì il panico risalire dalla gambe fino alla pancia. Deglutì e provò a ritrovare la voce che sembrava rifiutarsi di uscire. «Quindi è peggiorata. Devo chiamare il dottore, oppure…»
«No, stai tranquillo.» Kathryn  gli si avvicinò e gli massaggiò la spalla con la mano destra. «Per la sua forma di esaurimento è una reazione normale. Purtroppo ci sono giornate come questa. Piuttosto, tu stai bene? Hai una brutta cera.»
Ritornando a respirare in modo regolare, Zec rispose: «Sì, niente di grave. Però è stata una brutta giornata anche per me.»
«Oh, mi dispiace. Forse è meglio che non ti fai vedere da Leslie. Sai, preoccuparsi può farle peggiorare l’umore.»
Zec lo sapeva bene. E anche se gli pesava il non poter andare ad abbracciare e dare un bacio a sua madre e confidarsi con lei, annuì.
Katrhyn afferrò la borsa e la giacca appese al gancio appendiabiti all’ingresso. «Vado, comunque puoi chiamarmi per qualunque bisogno. E ti ho preparato della pasta al forno per cena. Devi solo scaldarla nel forno microonde. Magari, prova a far mangiare anche Leslie.»
«D’accordo. E grazie per tutto.»
La donna si abbassò e lo baciò sulla guancia. «Non dirlo neanche. Ci vediamo domani.»
Zec le aprì la porta, la osservò allontanarsi dalla sua visuale e richiuse l’uscio.
Solo. Di nuovo.
Sali a passo felpato le scale per il piano superiore e camminò davanti alla porta accostata della camera di sua madre. Dall’interno udì i lamenti e il ripetersi di un nome.
«Dana.»
Zec attraversò il corridoio e si rifugiò dentro la sua stanza. Spingendo la porta con la schiena, sentì formarsi un groppo in gola. Odiava quella situazione, odiava non poter far nulla e odiava dover preoccuparsi di tutto come se fosse figlio unico. Una coppia di lacrime gli solcarono le guance.
«Piangere non risolve nulla.»
Zec alzò il capo al suono di quella voce atona. Hart Wyngarde stazionava immobile nella camera, dando le spalle alla finestra, fissandolo con le braccia conserte.
«Non mi servono i tuoi giudizi» ribatté infastidito. Non gli importava di far arrabbiare Oscurità Maggiore. «Non sono in vena di stare ai tuoi giochetti. Vattene.»
Hart avanzò, fermandosi nel centro della stanza. «Non mentire. Avverto quello che ti ribolle dentro. Vuoi sfogarti, forza! Sono qui per questo.»
Zec compì due passi in avanti. «Vuoi sapere anche tu come mi sento? Ok: sto male. Sono stanco. Arrabbiato. La mia vita fa schifo, non riesco più a sopportare quello che sta succedendo. Vedere mia madre in questo stato e.. e… »
«Coraggio, non trattenerti» lo esortò Hart. «Sputa fuori la verità.»
«Mia sorella. Potrebbe essere qui, aiutarmi, magari dare alla mamma quella spinta di cui ha bisogno per stare un po’ meglio. E invece si preoccupa di tutto tranne che di noi. Dana trova la forza e il tempo di proteggere Michelle e sfidare te, però non la sfiora il pensiero di controllare come sto. Di me non le importa nulla.»
«Rancore.» Hart gli sorrise. «È questo il sentimento che non riuscivi a spiegarti. Non devi vergognartene, è comprensibile provarlo nel tuo stato.»
«Ma come mi aiuta?» domandò Zec. «Il mio stato, come lo hai chiamato, non cambia e può solo peggiorare. Qualunque scelta faccio, le prospettive sono orribili. Tu che trionfi e porti il caos; Billy che riesce a chiudere la Bocca dell’Inferno, ma sparisce per sempre; Dana che perde i suoi poteri, a cui tiene tanto, ma può scappare di nuovo, svanire anche lei, felice con la sua ragazza. A me restano solo delusione e dolore.»
«Ne abbiamo discusso nella tua seduta, sai che c’è un modo per ribaltare tutto a tuo favore.» Hart procedette verso di lui. Gli posò la mano destra sulla spalla e gli sfiorò la guancia con l’indice e il medio della sinistra. «Unisciti a me. Diventiamo i sovrani di questa Bocca dell’Inferno, guidiamo le alterazioni della realtà secondo il nostro piacere. Non guarirai tua madre, ma non proverai più queste sensazioni.»
Zec era tentato, più di quanto avesse mai creduto. «Ti ho già detto che avrei valutato la tua proposta.»    
Hart scostò le mani e indietreggiò. «Ho atteso, ma questa è l’ultima occasione. Non tornerò ancora a fartela. Decidi adesso.»
Zec lo fissò negli occhi. Non stava mentendo. Era davvero l’ultima chance che gli dava. E l’idea di perderla lo spaventava. Solo in quell’istante accettò di non aver mai accantonato sul serio l’idea di unirsi a lui. Era stanco di lottare, di dover vivere la vita come una sfida continua che lo metteva a dura prova e perdere sempre tutto.
Una piccola parte di lui però lo tratteneva: era pronto a cedere all’oscurità?
«Ho capito.» Hart si voltò e procedette verso la finestra.
Se ne stava andando.
Stava togliendo la sua offerta dal piatto.
«Aspetta.»
Zec camminò sicuro e lo afferrò per le spalle, obbligandolo a girarsi verso di lui.  «Ho preso la mia decisione.»
Gli buttò le braccia intorno al collo e lo baciò con foga sulle labbra.
 
 

                                                                Continua…? 

lunedì 8 dicembre 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 100

 Sorge Oscurità Maggiore 25: L’Insostenibile Peso di Elizabeth Swanson

 

Pietrificata, Betty non riuscì a staccare gli occhi da Donovan.

Lo aveva visto attraverso il vetro superiore della porta e più chiaramente una volta aperto l’uscio: il suo ragazzo era disteso sopra Chas Chain. Si stavano baciando, pronti ad avere un rapporto.
«Perché?» domandò.
La sua voce era incerta, così come le emozioni che si agitavano nel suo petto e nella mente. Non era sicura le importasse davvero la risposta. Voleva urlare, ma non riusciva a tirare fuori un grido. Le era difficile muoversi, tranne le dita strette a pugno, come se l’aiutassero a mantenere l’equilibrio e non cadere sul confine tra piscina e corridoio. Eppure le sembrava anche che la stanza girasse. Non capiva cosa le stava succedendo, non era padrona del suo corpo. Tutto era sottosopra. 
«Volevo parlarti, spiegarti quello che hai sentito questa mattina.» Betty continuò d’impulso, le frasi le uscirono a getto, senza aspettare la replica di Donovan, riuscendo solo a osservarlo mentre abbassava lo sguardo sui suoi stessi piedi. «Ti ho cercato, però è chiaro che non volevi essere trovato.»
Chas si alzò di scatto, tirò il maglione per coprire la pancia e il bottone dei jeans, e si presentò accanto al ragazzo. «Betty… non è niente di quello… insomma vorrei dirti anche io cosa stava succedendo.»  
«Non mi importa» le rispose secca. «Puoi tenertelo.»
Betty si girò di colpo, finalmente gambe e busto risposero ai suoi comandi e trovando all’improvviso le forze, corse nel corridoio, lungo la stessa strada che aveva percorso per andare verso la piscina.
Per un secondo, voltò il capo all’indietro e gettò lo sguardo nella speranza di vedere Donovan correrle dietro.
Con dispiacere, constatò che non c’era nessuno a seguirla.
 

Betty rincasò due ore prima della normale conclusione delle giornata scolastica.

I suoi genitori erano al lavoro ed era meglio così. Con uno sforzo, aveva convinto l’infermiera e il preside di non sentirsi bene e aver bisogno di andare a casa, rassicurandoli di poterlo fare senza che nessuno l’andasse a prendere, ma non aveva voglia di dover ripetere la scena con suo padre e sua madre.   
Corse sulle scale per il piano superiore, spalancò la porta della sua camera, entrò e la sbatté alle sue spalle. Si appoggiò con la schiena al legno laccato di bianco e avvertì un peso enorme salirle dal centro del petto fino in gola.
Le parve di soffocare.
Un singhiozzo la liberò da quella sensazione.
Poi un secondo, un terzo, un altro ancora e scoppiò a piangere.
Betty si strappò la borsa dalla spalla e la buttò sul pavimento. Senza togliersi la giacca, si gettò sul letto. Si tolse gli occhiali dal volto, abbandonandoli sul piumone accanto a sé. Afferrò il cuscino, affondò il viso contro la federa e si lasciò travolgere dalle lacrime.
Cosa ho di sbagliato? Si domandò. “Perché Donovan mi ha trattato in un modo tanto orribile?
Ripercorse con la memoria la loro relazione: l’inizio in cui, più di un anno prima, aveva flirtato con lei, facendole capire di esser interessato; dicendole direttamente che lei gli piaceva; l’aveva aiutata quando era stata in difficoltà con i suoi attacchi di panico. Si era comportato come il ragazzo perfetto. Gentile, premuroso, protettivo.
Però qualcosa era cambiato. Non c’era altra spiegazione e forse Hart Wyngarde aveva ragione.
Lei non poteva dare a Donovan ciò di cui aveva bisogno e lui era andato a cercarlo da un’altra ragazza.
Betty non aveva più dubbi, era andata così. Per quanto le avesse ripetuto di non fare paragoni tra lei e Anika, Donovan era finito con Chas, la più simile alla sua fidanzata defunta e cancellata dalla memoria collettiva. Ed era il sesso quello che rendeva il suo precedente rapporto così eccitante. Donovan e Anika lo facevano senza problemi e lei, invece, non riusciva a decidersi ad avere la sua prima volta.
E lui l’aveva ferita.
Proprio come l’altro ragazzo per cui aveva avuto una cotta.
Billy.
Betty si sfregò le lacrime dalle guance con il dorso della mano destra.
Anche se le aveva professato di non volerle fare del male, Billy l’aveva illusa, facendosi passare per il suo salvatore, l’eroe pronto a sostenerla e poi si era rivelato interessato a Zec.
L’aveva tradita pure lui.
E c’era già stato un precedente.”
Betty provò a ignorare quella voce dentro lei che la spingeva a tornare a quel ricordo.
Al ragazzo di cui aveva provato a fidarsi prima di tutti gli altri.
Fu inutile.
Eddy invase i suoi pensieri. Il subdolo manipolatore, lo stupratore seriale che aveva provato ad abusare di lei. La ragione per cui si trovava imprigionata in quella situazione. L’origine dei suoi problemi.
I suoi singhiozzi diventarono un urlo, lo stesso che non era uscito dalla sua gola quando era ferma davanti all’ingresso della piscina. Lo liberò nel silenzio della sua camera, un concentrato di rabbia e delusione.
Betty afferrò il cuscino con entrambe le mani e lo lanciò contro il muro e lo vide crollare lungo la parete, atterrando sulla superficie della scrivania.
Tirò su con il naso e si mise a sedere nel centro del letto.
Ogni ragazzo per cui aveva provato un sentimento, o al quale aveva dato la sua fiducia, si era rivelato un mostro che l’aveva fatta soffrire.
Il suono elettronico e ovattato dell’arrivo di un messaggio la fece sobbalzare.
Betty si tastò la tasca posteriore dei pantaloni e ricordò di aver lasciato il cellulare nella borsa. Si trascinò fino al bordo del letto e si alzò. Attraversò la stanza e si piegò sulle ginocchia, aprendo la borsa rimasta pochi centimetri dalla porta. Estrasse il cellulare e intravide la notifica del messaggio lampeggiare sullo schermo.
Tornò verso il letto e  afferrò gli occhiali. Con gli occhi ancora umidi per il pianto faceva fatica a leggere. Li inforcò sul naso e con il polpastrello dell’indice destro, fece scorrere la notifica e il testo si aprì per intero.
 

Kenny

Ciao, come stai?
Ti ho cercata per quello che è successo stamattina, ma mi hanno detto che non ti sentivi bene ed eri uscita prima. Se hai bisogno di parlare, ci sono. Chiamami quando vuoi. A qualsiasi ora.
 

Betty fissò le sue parole.

Sembrava una mano tesa, una spalla su cui sfogarsi, ma era un ragazzo. Kenny le era stato accanto, rispettando il suo segreto. Però non sarebbe rimasto affidabile a lungo, la sua esperienza le aveva insegnato quella lezione e lei l’aveva imparata. Non poteva fidarsi. Non sarebbe cascata nella trappola l’ennesima volta.
«Ho finito di farmi ferire dai ragazzi» sibilò.
Con un tocco rapido del pollice, chiuse l’applicazione senza rispondere.
Betty camminò fin davanti all’anta dell’armadio su cui era inserito lo specchio. Osservò la sua immagine riflessa e aggiunse: «Non permetterò più a nessuno di avvicinarmi, toccarmi e farmi stare male.»
Concentrandosi con decisione, attivò il potere di cui le aveva fatto dono Sasha DiVittis. Percepì la massa del suoi muscoli rilassarsi, la pelle raffreddarsi e la familiare sensazione di leggerezza.
Il cellulare attraversò il palmo in cui lo reggeva e cadde con un tonfo sul pavimento. La giacca le scivolò, oltrepassando gli altri abiti, spalle e braccia, posandosi a terra dietro di lei.
Mantenne il controllo e trasmise le proprietà della sua capacità intangibile ai vestiti rimasti addosso e alle scarpe e si sollevò di qualche centimetro, galleggiando nell’aria.
Aveva fatto la sua scelta.
Sarebbe rimasta per sempre in quello stato.
Irraggiungibile.
Intoccabile.
Per chiunque.
 
                                       

                                                               Continua…?

lunedì 24 novembre 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 99

Sorge Oscurità Maggiore 24: La Diseducazione di Donovan Brennon

 

Donovan sbuffò.

Disteso sul pavimento accanto al bordo della piscina riscaldata della scuola, con le braccia incrociate sotto la nuca, si sentì uno stupido.
A scuola era iniziata la pausa pranzo, dopo lo spettacolino della prima ora non aveva affatto appetito e non aveva voglia di stare in mezzo ad altre persone. Anche se tutti erano impegnati a mangiare, si era rifugiato in un luogo dove non lo avrebbero disturbato e cercato.
Nella sua mente riecheggiavano le parole cantate da Betty. Per tutto il tempo in cui si erano conosciuti e poi messi insieme, non aveva sospettato di nulla. Riflettendoci adesso, il suo comportamento restio a dargli una possibilità come suo ragazzo e poi a restare in intimità erano dei segnali abbastanza evidenti di un problema, ma li aveva attribuiti al suo passato con Anika, incolpandosi per l’ennesima volta.
«Stupido! Stupido! Stupido!» ripeté nel silenzio, mentre la voce rimbombò nella piscina deserta.
Donovan sollevò la schiena e si mise seduto. Anche Betty aveva la sua parte di responsabilità. Non aveva mai provato ad accennagli qualcosa, come poteva immaginare quello che aveva passato? E anche la scusa di essersi lasciata andare con Kenny perché sapeva già tutto con i suoi sogni premonitori, era insulsa. Non era colpa sua se non aveva nessun potere soprannaturale, come leggere nella mente o prevedere cose dal nulla.
Il cigolio di una delle due porte d’ingresso lo fece girare indietro di scatto.
Chas era ferma sull’uscio, un piede all’interno e l’altro ancora sul confine con il corridoio. «Posso farti compagnia?»
Donovan abbassò lo sguardo deluso. Per qualche ragione idiota, aveva sperato fosse Betty. Lo considerò un pensiero contraddittorio. Non rispose e tornò a fissare l’acqua immobile davanti a sé.
Chas entrò comunque, accostò la porta e andò a sedersi sul pavimento, vicino a lui. «Mi dispiace.»
«Per che cosa?»
«Per non essere riuscita a fermare il Consulente Wyngarde… Oscurità Maggiore.»
Donovan fece una risatina nervosa. «Mi sto convincendo che nessuno può farlo. Almeno ci hai provato.»
Chas si morse il labbro inferiore. «Forse non così tanto. Con i miei poteri avrei potuto intervenire un po’ prima, ma ero curiosa di sentire i vostri segreti e quello che ha confessato Betty… mi ha spiazzata.»
Donovan non replicò e scese di nuovo il silenzio. Inspirò con il naso e l’odore di cloro gli invase le narici.
Chas fece scivolare l’elastico rosa dal polso e armeggiando con le dita, si legò i lunghi capelli biondi in una sorta di chignon e riprese. «È comprensibile perché abbia accettato passivamente il modo in cui l’ha cambiata Sasha. Non dovrebbe farsene una colpa.»
«All’inizio ne era spaventata» ricordò Donovan. «Le ho fatto da istruttore per controllare l’intangibilità. E in tutte quelle lezioni insieme non ho sospettato di nulla e lei non hai mai provato a parlarmene.»
«Per una ragazza, per tutti a dire il vero, è un argomento difficile da affrontare.»
«Ma un rapporto deve basarsi sulla fiducia» replicò Donovan. «L’ho imparato a mie spese e credevo di aver fatto progressi, ma mi sbagliavo.»
«Non devi incolparti neanche tu.» Chas gli accarezzò la spalla sinistra. «Non so di preciso nulla su voi due, ma quando vi ho visti insieme, ti sei sempre comportato in modo premuroso e onesto. Betty ha diritto ai suoi tempi per raccontarti quello che le è successo e tu non puoi rimproverarti di non aver capito cose che non potevi immaginare.»
Donovan girò lentamente il volto verso di lei. Era ciò che pensava anche lui e non si aspettava che fosse proprio Chas a ripeterglielo ad alta voce.
«Grazie, sei gentile. Ed è un po’ strano.»
Chas mise il broncio. «Stai dicendo che sono insensibile?»
Donovan sorrise, alzando i palmi in segno di difesa. «Le nostre conversazioni non sono quasi mai così tranquille.» Tornò serio e aggiunse: «Comunque non è del tutto vero che sono stato onesto. Ci siamo baciati un giorno fa e Betty non lo sa.»
Fu lei a girare il volto e sfuggire al suo sguardo.
Da quando avevano avuto quel momento di passione, non ne avevano più parlato. Non si erano evitati, almeno Donovan non aveva cercato di farlo, ma quella situazione era rimasta in sospeso.
«È stato un attimo di… conforto» disse Chas con un filo di voce. «Ne avevamo bisogno entrambi. Non c’è niente di male.»
«Sono d’accordo.» Donovan mosse le dita verso quelle di lei e le sfiorò il dorso della mano destra. «E mi ha fatto sentire bene. Come se non fossi sempre io quello sbagliato. Ogni volta che provo a comportarmi come si deve, faccio più errori e non è mai abbastanza.»
Chas si girò a guardarlo di nuovo e una ciocca bionda si liberò dallo chignon, ricadendole al lato del viso. «Sì, capisco cosa intendi. È stancante.»
«Ad essere sinceri inizio a credere che io e Betty non siamo fatti per stare insieme.» Spostò il bacino toccando quello della ragazza. «Avere una relazione non dovrebbe essere così pieno di problemi.»
«Non sto cercando una storia con te» precisò Chas.
«Nemmeno io» le rispose. Prese la ciocca ribelle tra l’indice e il medio destro e gliela sistemò dietro all’orecchio. «È come hai detto prima. Solo conforto.»
Donovan si sporse in avanti, le baciò delicato le labbra e poi insinuò la lingua, ritraendola subito.
Chas non si scostò, ricambiò il bacio e cercò a sua volta il sapore della sua bocca.
Erano di nuovo stretti in quello scambio e Donovan smise di pensare a Betty. A Oscurità Maggiore. Ad Hart Wyngarde. A tutto quanto.
Chas inarcò la schiena indietro e si sdraiò sul pavimento, attirandolo su di sé. Gli avvolse le spalle con le braccia e prese a baciarlo con più foga.
Usando la mano sinistra, Donovan le percorse il profilo del collo e scese sul maglione, soffermandosi sul seno. Sollevò le labbra e le chiese: «Devo fermarmi?»
Chas scosse la testa.
Donovan riprese a baciarla e lei allargò le gambe, stringendole intorno al suo busto. Si stavano spingendo oltre, ma era quello che voleva. Rilassarsi, godersi il memento. Senza ansie, senza preoccupazioni. Mosse la zona pelvica avanti e indietro, la mano destra sopra la pancia di lei e poi più sotto, vicino al bottone dei suoi jeans.
La porta si spalancò, sbattendo con fragore contro il muro e rimbombando per tutta la piscina.
Donovan abbandonò il corpo di Chas. Si sollevò da lei, con un balzo fu in piedi e con un secondo movimento altrettanto rapido, si girò verso l’entrata.
Quando vide chi era ferma a fissarlo gli mancò il fiato.
Betty aveva gli occhi sgranati, la bocca semiaperta e le mani chiuse a pugno.
Donovan rimase muto a guardarla a sua volta. Non c’era una singola parola che avrebbe avuto senso pronunciare in quel momento.
 
 
                                                                     Continua…? 

lunedì 10 novembre 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 98

Sorge Oscurità Maggiore 23: Cantate la Nostra Rabbia

 

Michelle sgattaiolò fuori da una delle porte di sicurezza del pianterreno e fece attenzione che la chiusura antipanico non sbattesse.

Saltare la prima ora di lezione la metteva a disagio e temeva di venire scoperta. Non si preoccupava della sua media di voti, francese era una delle materie in cui riusciva meglio, ma un qualsiasi richiamo sulla condotta avrebbe significato dover affrontare sua madre sulla questione e quello la terrorizzava di più.  
Camminò con passo veloce, ma silenzioso, sul cemento del cortile posteriore ed estrasse dalla tasca dei pantaloni il cellulare con il messaggio di Dana.
 
“Appena entri a scuola, vediamoci nel cortile posteriore.
Sistemeremo O.M. una volta per tutte.”
 
Michelle aveva riletto quelle parole già quattro volte e in tutte il suo cervello le aveva lanciato segnali di allarme inconfondibili: non era una buona idea far arrabbiare Hart, o come voleva farsi chiamare, stavano per scatenare qualcosa di pericoloso. Era però altrettanto impossibile far cambiare idea alla sua ragazza. Il fatto che le avesse mandato il messaggio quella stessa mattina, dopo che era già oltre il cancello del liceo, spiegava che non si sarebbe fatta convincere a desistere.
Ripose il cellulare in tasca e si guardò indietro. Era abbastanza lontana dall’edificio perché qualcuno potesse vederla e non troppo vicina al campo sportivo da attirare l’attenzione nel caso ci fosse qualche allenamento o lezione all’aperto. Si tolse lo zaino dalle spalle e lo sistemò tra le gambe, guardò intorno aspettando di vederla comparire.
Il fumo violaceo si diffuse davanti a una siepe alla sua sinistra e quando si dissipò, Dana avanzò verso di lei.
«Brava carotina, puntuale e pronta alla vendetta.»
«Non sono affatto convinta sia una buona idea» disse Michelle. «Ti prego, lasciamo perdere.»
Dana le schioccò un bacio sulla guancia. «Non devi avere paura, ho la mia arma segreta, non può farci niente: nessuno resiste al mio soggiogamento a cantare.»
Michelle incrociò le braccia sui seni. La fissò con aria pensosa. In effetti, da che si ricordava, nessuno aveva mai resistito al suo potere da demone da musical, ma Hart Wyngarde non era come chiunque altro.
«E se in…»
«Niente se, ma, forse o altro» sentenziò Dana. «Vi ho sempre tirati fuori dai guai, o sbaglio? Non fallirò nemmeno oggi.»
Michelle si morse il labbro inferiore. Magari si preoccupava più del dovuto e la sua ragazza era davvero l’asso nella manica a cui non avevano mai pensato.
«D’accordo. Ma come lo rintracciamo per farlo venire qui?»
Dana sorrise. «Basta chiamarlo.»
Michelle aggrottò la fronte. «Intendi al telefono? Non abbiamo il suo numero. Anzi, ora che ci penso, non l’ho mai visto con un cellulare.»
«No, voglio dire proprio chiamarlo a voce.»
«Mi… mi stai prendendo in giro?»
Dana scosse la testa. «Ragiona: Oscurità Maggiore compare sempre nei posti più diversi, quando vuole. Questo significa che ci osserva sempre, probabilmente non è mai in un unico posto, ma in tutta Dorms. E scommetto ci sta ascoltando anche ora.» Si girò verso il cortile vuoto e gridò: «Ehi Hart! Vieni a fare due chiacchiere, abbiamo molto di cui discutere.»
Michelle le afferrò il braccio destro. «Shh! Abbassa la voce, ci sentiranno anche tutti gli altri.»
«Ha ragione, sei molto rumorosa Dana Giller.» Hart Wyngarde sbucò dal nulla sulla strada di fronte a loro. «Per fortuna ho fatto in modo che non venissimo disturbati.»
Michelle rimase a bocca aperta. Era arrivato, proprio come aveva ipotizzato Dana. Cominciò a sperare che forse la probabilità di mettere fine alla minaccia di quell’essere fosse reale, ma si sentì anche raggelare all’idea che la sua ragazza avesse così tante intuizioni corrette su qualcosa connesso all’oscurità.
«Ottimo, prima ci sbrighiamo, prima smetterai di importunare la mia ragazza» rispose Dana.
Hart la fissò e poi spostò gli occhi su di lei. «Deduco hai avuto un chiarimento dopo la nostra conversazione durante la seduta.»
«Io… non ho segreti con Dana.» Michelle si sforzò di mantenere un tono fermo, ma quell’uomo – o presunto – le metteva i brividi ogni volta che doveva averci a che fare.
«Ovvio che mi ha parlato del tuo stupido tentativo di manipolarla» intervenne Dana. Fece un passo avanti e aggiunse: «Visto che ti piace tanto scavare nel profondo delle persone, vediamo se ti diverte quando qualcuno lo fa a te. E ti strappa dall’interno.»
Dana schioccò le dita e la musica iniziò a diffondersi. Dapprima bassa, poi si alzò di tono.
Michelle si riscosse e provò a riconoscere la canzone scelta, domandandosi se lo avesse fatto Hart, oppure Dana e poi le sembrò si trattasse di “Torn” di Natalie Imbruglia.
Dana tese la mano sinistra in avanti aprì il palmo e la bocca. Non le uscì un suono. Con gli occhi spalancati dalla sorpresa, chiuse e riaprì più volte le labbra, ma la sua voce non uscì. Intimorita, strinse l’altra mano intorno alla gola.
Michelle le si avvicinò allarmata e osservò che la baldanza era sparita dai suoi occhi verdi. «Cosa le hai fatto?»
Hart allargò le labbra, mostrando i denti in un sorriso sadico. «Dimostro quanto la sua spavalderia sia inutile e quanto si sopravvaluta. È giusto che provi la sua stessa medicina e io ne tragga un vantaggio.» Alzò il braccio destro verso il cielo e schioccò le dita a sua volta.
La musica dell’introduzione della canzone prese a risuonare in loop, come un disco rotto.
Michelle mantenne lo sguardo su di lui, era troppo spaventata per provare a comprendere cosa volesse mettere in atto. Poi udì il rumore delle porte antipanico che cigolavano e sbattevano. Girò lenta il viso e notò quattro figure avvicinarsi dalle uscite della scuola.
Donovan, Betty, Zec e Chas camminavano verso di loro, rigidi, in fila indiana  e con gli occhi dalla sclera totalmente bianca, come Billy il giorno del test.
Appena li ebbero raggiunti, Hart schioccò le dita una seconda volta.
I quattro amici si guardarono intorno e poi l’un l’altro, senza proferire parola.
Michelle notò il loro smarrimento nel trovarsi lì e la colpì un altro particolare: nonostante la canzone girasse a vuoto, nessuno di loro accennò un passo di danza, o al principio di una coreografia. Non stava andando come avevano previsto.
«Ora che ci siamo tutti, possiamo procedere.» Hart batté due volte i palmi uno contro l’altro e la musica ripartì. «Prima il signor Brennon.»
Donovan puntò lo sguardo su Betty e cantò:

 

«Ho visto come stringevi Kenny
Non mi vuoi intorno, non ti posso avvicinare, ma da lui ti fai toccare
Mi hai fatto capire che non sono abbastanza per te.»

 

Betty intonò in rimando:

 

«Non sei intelligente come pensavo
La tua gelosia è fuori luogo
Anzi, sei del tutto fuori strada
Kenny sapeva, lo ha visto accadere
Billy mi ha salvata, ma prima mi hanno molestata
Mi hanno aggredita e sono traumatizzata
Per questo Sasha mi ha cambiata,
La mia intangibilità, l’ho desiderata
Ho perso ogni fiducia
Vuoi sapere come sto?
Tremo al contatto, non mi riesco a rilassare
Mi serve spazio per farlo rimarginare.»

 

Michelle si coprì la bocca con le mani. Aveva le idee confuse, ma era sicura che l’amica si riferisse alla notte del suo primo incontro con Billy. Più di un anno e mezzo prima. Aveva affrontato un altro orrore oltre alla disavventura con un vero vampiro e si era tenuta dentro quel segreto doloroso, senza parlarne con nessuno. A giudicare dalla faccia scioccata di Donovan, neanche con lui.
Betty riprese a cantare:

 

«È questa la verità
La volevo evitare
Ma non posso più scappare
Non mi puoi aiutare, sono lacerata
Sei in ritardo e io sono dilaniata.»

 

Hart tornò a fissare Dana e Michelle lo guardò preoccupata.
«Coraggio signorina Giller, è il tuo turno. Spiega a Ezechiel perché siamo qui» disse, parlando sulla musica e immune all’influsso della canzone.
Dana fece scivolare le mani giù dalla gola e incerta cantò:

 

«Non serve un indovino per capirlo
Hart ha minacciato il mio rapporto con Michelle
Sono intervenuta per bloccarlo
Lei è tutto ciò che ho di bello
E non mi importa se perderò il potere dell’inferno
Per difendere ciò che abbiamo, lotterò per lei
Combatterò anche questo oscuro all’esterno
Anche se mi spezzerà.»

 

Ancora una volta Michelle rimase senza parole. La sua ragazza le aveva fatto una dichiarazione d’amore in piena regola, ma non capiva come questo la mettesse nei guai.
Poi vide Zec farsi avanti e lo sentì cantare.

 

«Ho perso ogni fiducia
Vuoi sapere come sto?
Tremo al contatto, non mi riesco a rilassare
Mi serve spazio per farlo rimarginare
È questa la verità
La volevo evitare
Ma non posso più scappare
Non mi vuoi aiutare, sono lacerato
Sei in ritardo e io sono dilaniato.»

 

Dana indietreggiò accanto a lei e Michelle la vide voltare la faccia, come se fosse stata colpita da uno schiaffo inaspettato.
A sorpresa, Chas si lanciò in mezzo a Donovan, Betty e Zec e cantò:

 

«Non fatevi ingannare
Sono bugie con cui ci vuole manipolare
Hart vuole solo dividere e conquistare
Smettete di cantare.»
 

Hart la guardò senza scomporsi. «Non puoi interferire signorina Chain e nemmeno prendere il controllo. E ora forza, finite la canzone. Dite chiaramente come vi sentite.»

Michelle osservò Dana e poi spostò gli occhi su Betty, Donovan e Zec.
I quattro ragazzi si riunirono in un cerchio tra lei, Hart e Chas e cantarono:

 

«Abbiamo perso ogni fiducia
Volete sapere come stiamo?
Tremiamo al contatto, non ci riusciamo a rilassare
Ci serve spazio per farlo rimarginare
È questa la verità
La volevamo evitare
Ma non possiamo più scappare
Non ci potete  aiutare, siamo lacerati
Abbiamo perso ogni fiducia
Volete sapere come stiamo?
Tremiamo al contatto, non ci riusciamo a rilassare
Ormai si è rotto tutto
È troppo tardi per rimediare.»

 

La musica si fece sempre più soffusa, in un lento sfumare.
Nuovi passi riecheggiarono sul cemento.
Hart Wyngarde scoppiò a ridere di gusto.
In un primo istante, Michelle non capì il perché, poi si voltò e alle sue spalle vide arrivare quattro ragazzi. Uscivano dalla palestra. Kenny, Jordan, Kerry e Dylan. Dietro di loro, spintonandoli per farsi avanti, emerse il quinto: Billy.
«Ragazzi, cosa sta succedendo?» domandò.
«Li ho aiutati a togliersi un peso» replicò Hart, levitando verso il cielo. «Non lo sapete? La verità rende liberi.» Scoppiò a ridere un’ultima volta e svanì in una foschia nera.
Dana fu la prima a sparire avvolta da una voluta di fumo viola.
Donovan e Betty corsero via in direzioni differenti.
Chas si allontanò lenta, verso la prima porta che dava all’interno dell’edificio.
Zec fissò Billy, scosse la testa e si voltò di spalle, senza rispondere.
E a Michelle fu tutto chiaro. Oscurità Maggiore aveva vinto ancora una volta. Aveva allontanato Billy, in qualche modo lo aveva tenuto occupato e aveva spezzato il fragile equilibrio tra di loro.
 
 

                                                                   Continua…?