Sorge
Oscurità Maggiore 33: Risorgere dalle Nostre Ceneri (1°parte)
Michelle versò il latte nella scodella
con dentro i cereali a forma di anello e si fermò giusto al limite del bordo.
Erano passati due giorni dalla notte in
cui si erano ritrovati nel sogno di Billy con la rivelazione sulla Prima
Cacciatrice e non riusciva a toglierselo dalla testa. Perdere una madre in quel
modo era orribile. Non ci aveva mai pensato veramente e solo in quelle ore
aveva realizzato che se fosse successo qualcosa di brutto alla sua, tutto
quello che avrebbe ricordato sarebbero state solo le occhiatacce e i continui
battibecchi. Non voleva ridurre il loro rapporto alle incomprensioni.
Aprì il frigorifero e ripose la
confezione in cartone del latte. Chiuse l’anta, prese un cucchiaio dal cassetto
alla sua destra e andò a sedersi al tavolo nel centro della cucina.
Michelle girò i cereali immersi nel
liquido bianco, ne raccolse una cucchiaiata e li mise in bocca. Masticando,
decise che era il momento di cambiare. Avrebbe parlato apertamente con sua
madre e si sarebbero chiarite. Quella stessa mattina, senza rimandare oltre.
Il rumore di tacchi annunciò l’arrivo
della donna e come di consueto, Sharon Berg emerse dall’ingresso della stanza
perfettamente truccata e con un tailleur rosso. «Ah… sei già in piedi…»
Michelle la osservò girarle intorno per
andare verso il frigorifero e notò lo sguardo di disapprovazione che le lanciò.
«Avevamo concordato che non avresti
mangiato quella roba» disse sua madre, con il frigorifero aperto e mezzo volto
all’interno. «Contengono zuccheri trattati e non ti fanno bene, non aiutano il
tuo fisico. Ecco, è meglio un frutto.» Si ritrasse chiudendo lo sportello,
reggendo in mano una mela rossa.
Michelle deglutì il boccone e domandò:
«Perché fai così? Non puoi semplicemente chiedermi come ho dormito, o se mi
serve qualcosa prima di andare a scuola?»
Sua madre la guardò sorpresa. «Mi sto
preoccupando per te e della tua salute.»
«Non è vero, ti interessa solo il mio
aspetto fisico.»
«Ti sei alzata con il piede sbagliato?»
Michelle lasciò cadere il cucchiaio
nella ciotola con metà del latte e cereali. «Vorrei che non continuassi a
giudicarmi. So di non essere la figlia che desideravi, sono grassa e poco
popolare. Non sarò mai bella ed elegante come te, però mi piaccio così.»
«Pensi questo di me?» Sharon la guardò
seria e appoggiò la mela sul bancone accanto al lavello. «Credi sul serio che
tutto quello che mi importa sia come appari? E che non ti voglia bene?»
Michelle si strinse nelle spalle. «Non
intendevo questo… ma mi sembra di non essere giusta… per come ti ossessiona
quello che mangio, come mi vesto…»
«È vero, cerco di far emergere il meglio
dal tuo aspetto fisico ed è superficiale, ma questo mondo è così. Le persone
che appaiono belle hanno una vita facilitata ed è quello che vorrei per te.»
«Io no. Voglio essere me stessa e so di
farcela come sono.»
Sharon si avvicinò al tavolo. «Non me lo
hai mai detto.»
«Non ho mai potuto. Mi imponevi le tue
regole e non mi ascoltavi.» Michelle la guardò in volto. «Mamma, non voglio che
tra noi continui così. Siamo diverse e abbiamo idee differenti su tanto, però
non voglio solo discutere con te.»
Sharon mutò la sua espressione seria e
apparve colpita. «Non piace nemmeno a me e forse sono stata un po’ troppo rigida,
lo riconosco. Questo non cambia il fatto che voglio solo il meglio per te e non
ho mai agito per sminuirti.» Scostò la sedia davanti a sé e si sedette al
tavolo di fronte a lei. «D’accordo, come possiamo migliorare?»
«Potremmo allentare la mia dieta?»
«Solo se non nuoce alla tua salute.»
«Ok, possiamo anche diminuire le sedute
dallo psicologo dei disturbi alimentari» propose Michelle. «Sono sicura che
parlare con te e con papà sarà più utile che farlo con uno sconosciuto.»
Sharon la guardò dubbiosa. «D’accordo le
ridurremo a due al mese, ma di questo dobbiamo discuterne anche con tuo padre.»
Michelle sorrise. Era un’esperienza nuova:
parlare con sua madre senza sbuffare, o sperare di poter scappare lontano. Così
le venne in mente di introdurre un argomento importante per lei.
«Ci sarebbe anche un’altra questione… riguarda
una ragazza che frequento da un po’…»
«Una nuova amica?»
«Più una sorta di… ecco… fidanzata…»
«Oh…» Sharon strabuzzò gli occhi e
rimase con la bocca aperta qualche secondo. Poi si ricompose e aggiunse: «Non
immaginavo… insomma che tu avessi… cioè fossi…»
«Lesbica?» la aiutò Michelle. «È tutto
un po’ nuovo anche per me.»
«Capisco. Credo che per questo genere di
chiacchierata ci voglia più tempo e tra poco devi uscire per andare a scuola. Possiamo
rimandare a cena questa sera, ti va bene?»
Michelle annuì. «Certo e vorrei che ci
fosse anche papà.»
«Lo chiamo subito per assicurarmi che
non manchi» rispose la donna. Scostò la sedia e si alzò in piedi. «Come inizio,
ce la siamo cavata bene.»
«Direi di sì.»
Sharon tornò verso il bancone e afferrò
la mela, si girò poi verso la figlia e rimase a fissarla.
«Allora, buona giornata, ci vediamo nel
pomeriggio.» Riaprì il frigorifero e ripose il frutto nel cassetto. Chiuse
l’anta e andò verso di lei, si piegò e le lasciò un leggero bacio al lato della
fronte.
Michelle non ricordava da quanto non si
salutavano così amorevolmente e sorpresa le disse: «Grazie.»
Osservò sua madre uscire dalla cucina e
riprese a mangiare i suoi cereali.
Michelle controllò l’orologio del
cellulare e poi premette il campanello dell’abitazione dei Giller.
Aveva fatto un po’ più tardi a causa della
chiacchierata con sua madre, ma era ancora in tempo per il saluto mattutino
alla sua ragazza prima di raggiungere il liceo.
Dana le aprì la porta quasi subito.
«Ciao, carotina.» Le stampò un bacio sulle labbra e si scostò per farla
entrare. «È tutto a posto?»
«Sì, ho avuto la prima conversazione
civile con mia madre dai tempi delle elementari.»
«Un grande cambiamento, cos’è successo
di speciale?»
«Penso sia merito dell’incontro con la
Prima Cacciatrice e mamma di Elliott, ricordi del sogno di cui ti ho parlato?»
Michelle abbassò il tono di voce, non sapeva se Zec fosse ancora in casa e non
era sicura avesse fatto parola di quell’esperienza alla sorella. «A proposito,
qui da te come procede?»
Dana abbozzò un sorriso. «Meglio di
quello che mi aspettavo. Non mi piace essere prigioniera in casa mia, però
stare vicina a mia madre non è tanto male.»
Entrambe ammutolirono udendo i passi di
qualcuno e poi videro Leslie Giller andare loro incontro nell’ingresso. «Oh
Michelle, sei tu. Sei gentile a passare ogni mattina» la salutò la donna. «Magari
oggi riesci a convincere mia figlia a ritornare a scuola.»
«È ancora presto mamma, quando sarò pronta
riprenderò. Te l’ho promesso» rispose Dana.
Michelle ricordò che la signora Giller
non sapeva del blocco che Zec aveva imposto a Dana e le impediva di uscire di
casa.
«Però potreste andare fuori qualche
pomeriggio, magari al cinema» replicò Leslie.
«Lo faremo, signora» intervenne
Michelle. «Per ora Dana preferisce recuperare il tempo perso con lei e rispetto
la sua decisione.»
«D’accordo, non insisto, però per te
sono Leslie, non signora.»
«Giusto.» Michelle sorrise imbarazzata e
osservando la donna che le sorrise a sua volta, notò che qualcosa nel suo
aspetto era cambiato, era più curato. I capelli corti erano pettinati
all’indietro e non indossava più la tuta grigia che le aveva visto i primi
giorni che era passata a trovarla. Ora portava una maglia color pesca con le
maniche lunghe e un paio di pantaloni di cotone verde. E qualcosa nel suo viso
le dava un’espressione più serena.
«Va bene, ora basta con le chiacchiere
inutili, abbiamo alcune faccende da sbrigare.» Dana si avvicinò alla madre e le
posò le mani sulle spalle. «La lavabiancheria è aperta, comincia a tirare fuori
le lenzuola e io ti raggiungo tra un attimo.»
Leslie annuì. «Certo. A presto
Michelle.» Poi si allontanò verso il corridoio.
«Quindi stai diventando una brava
casalinga» scherzò Michelle.
Dana fece spallucce. «Inganno il tempo e
chissà… potrebbe tornarmi utile per il futuro con te.» Le fece l’occhiolino con
un pizzico di malizia.
Michelle riconobbe in quel gesto la
ragazza che aveva sempre conosciuto. «Sembri più… tranquilla.»
«Ammetto che stare con mia madre è più
piacevole di quanto mi aspettassi. E forse questa situazione non è solo
negativa.»
Zec arrivò silenzioso nel corridoio,
fece un cenno di saluto con la testa ad entrambe ed uscì di casa.
«Purtroppo non credo che l’esperienza in
comune nel sogno gli abbia fatto bene come a te» commentò Dana.
Michelle ripensò all’espressione vista
di sfuggita sul volto del ragazzo. «Già, non sembra diverso dall’ultima volta.
Però rimedieremo.»
«In che modo?»
«Non
lo so ancora di preciso, ma so a chi rivolgermi.»
«Mi fido di te» rispose Dana sorridendo.
«Vai anche tu, o farai tardi. E anche io: mia madre mi aspetta.»
Michelle la baciò sulle labbra, aprì la
porta della casa e uscì. Doveva affrontare un’altra conversazione importante e
non voleva rimandarla.
A fine lezioni, Michelle si diresse
decisa all’aula multimediale. Era certa di trovare Billy lì e anche se avrebbe
potuto avvicinarlo durante la pausa pranzo o tra una lezione e l’altra, aveva
preferito aspettare e ritrovarsi in un
posto riservato in cui parlargli con calma.
Era a pochi passi dalla porta accostata
dell’aula e sentì la voce di Kenny dall’interno.
«Ecco spiegato chi fosse in realtà, però
è strano che la verità su di lei non l’abbia vista in uno dei miei sogni
premonitori.»
«Probabilmente perché era una faccenda
privata» commentò la voce di Kerry. «E la madre di Elliott è riuscita a tenere
tutto segreto. Grazie per averlo condiviso anche con noi.»
«Era giusto che ne foste al corrente.»
Ascoltando le parole di Billy, Michelle
realizzò che aveva raccontato ai gemelli Wood delle rivelazioni sulla Prima
Cacciatrice.
«Mi dispiace per quello che Elliott e
anche tu hai passato.» Era di nuovo Kenny a parlare. «È qualcosa che possiamo
capire, anche se per motivi diversi.»
«E ti dobbiamo delle scuse, o almeno
io.» Il tono di Kerry si addolcì. «Ho giudicato le motivazioni di Elliott senza
conoscerle e ti ho rivolto accuse ingiuste, in fin dei conti mi sono comportata
come lui e volevo sfruttare il suo potere per le stesse ragioni. Mi dispiace.»
A quel punto Michelle si mosse
d’istinto, aprì la porta e rivelò la sua presenza. Osservò le tre paia di occhi
puntati su di lei. «Non volevo ascoltarvi, stavo cercando Billy.»
Il ragazzo le rivolse un sorriso
incerto. «Vieni, avevi bisogno di me?»
Michelle avanzò nella classe e si
appoggiò a un tavolo, intravedendo il suo riflesso in uno degli schermi spenti
dei PC. «Sì… ecco… dovrei parlarti…»
I gemelli e l’amico rimassero a guadarla
in silenzio, rimanendo seduti sulle sedie intorno a un banco. Michelle pensò di
essere una stupida: era andata fin lì per una ragione, ma era come bloccata, si
vergognava ad andare fino in fondo perché lei e Billy non erano da soli.
«Per noi è ora di tornare a casa» disse
Kerry, alzandosi dalla sedia e facendo un fugace sorrisetto.
Kenny la fissò inarcando un
sopracciglio.«Ma no, non c’è nien…»
La sorella lo tirò su a forza dalla
sedia. «Quello che devono dirsi non sono
affari nostri.»
Michelle le fu grata. Aveva capito il
suo imbarazzo. Quando le passarono accanto per uscire dall’aula, le mimò un
grazie con le labbra. Se Kerry lo notò, non le diede risposta.
«Stai bene?» domandò Billy, mettendosi
in piedi. «È tutto a posto? Il mo senso del soprannaturale non ha pizzicato.»
Michelle lasciò cadere lo zaino per
terra, gli andò incontro e lo strinse in
un abbraccio.
Lui rimase fermo e stupito dal gesto.
Allontanandosi e liberandolo dalla
stretta, gli disse: «Mi dispiace per tutto quello che hai passato con tua
mamma. È come hanno detto i gemelli, se mi fossi trovata nella tua situazione,
cioè di Elliott, anche io avrei ceduto e magari fatto tutto questo.»
«Ti ringrazio, ma non devi scusarti di
niente» Billy le poggiò la mano sulla spalla. «Non sapevamo cosa avesse
scatenato il sogno da Bocca dell’Inferno, eppure hai accettato di stare dalla
mia parte e di combattere le assurdità con me.»
«Voglio continuare a farlo» gli disse seria. «Rimetteremo insieme la
nostra gang, è come ha detto tua madre: stare insieme, trovarci, mi ha dato
speranza, non so spiegarlo, ma mi sento più forte sapendo che ci siete voi con
me.»
«Sei diventata forte da sola» replicò
Billy. «Sei cambiata da quando ci siamo conosciuti, forse dovevi solo avere
vicino qualcuno che ti appoggiasse. E anche io ho sbagliato a non considerare
il tuo desiderio di aiutare Dana. Però ti aiuterò.»
«In realtà Dana non è tanto in pericolo
come pensavo» ammise. «Prima dobbiamo concentrarci sugli altri.»
«Giusto e la nostra strategia sarà
dimostrare loro che qualunque problema Hart Wyngarde ha portato a galla, hanno
il nostro sostegno per affrontarlo.»
Michelle annuì. «Ovviamente inizieremo
da Zec.»
Billy scosse la testa. «A questo punto
ho capito che lui era una mia priorità in quanto mio ragazzo, ma non per il
bene del gruppo.»
«Avevi detto che più tempo era sotto l’influsso di
Hart e più rischiavamo di perderlo nell’oscurità. Questo non lo mette in cima
alla lista?»
«Per strapparlo a Oscurità Maggiore,
dobbiamo essere di nuovo una Scoobie Gang
» rispose Billy. «E come quando ci siamo separati per la cotta non corrisposta
di Betty a me, ci vuole qualcuno abbastanza testardo da lottare per riunirci.»
Michelle non impiegò molto a ricordare a
chi si era appoggiata in quell’occasione per ricucire i rapporti. «Donovan.»
«Esatto. Lui ha deciso ufficialmente di
separarci e non sappiamo cosa lo ha spinto a rompere con Betty. Aiutandolo, lo
riporteremo da noi.»
Il suo ragionamento aveva senso, ma
Michelle sapeva che non sarebbe stato affatto facile. La caparbietà di Donovan
poteva essere un’arma a doppio taglio.
Continua…?