lunedì 31 marzo 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 82

Sorge Oscurità Maggiore 7: Come Punisce l’Oscurità

 

Le porte dell’autobus si aprirono con un cigolio, Billy scese per primo, udendo i compagni dietro di lui. Si fermò sul marciapiede accanto alla colonna degli orari delle corse e alle sue spalle rimbombò il fischio del motore del mezzo, mentre ripartiva proseguendo il suo giro.

Billy sbloccò il display dello smartphone e lesse per la quarta volta il messaggio di Nicole Racher. «Siamo in anticipo di dieci minuti, ma il posto dell’appuntamento è questo.» Guardò davanti a sé e vide l’insegna illuminata della stazione di servizio della catena  RoadGrill.
«Mi ha scritto Kerry» fece Betty, rivolgendosi a lui e agli altri tre compagni. «Lei e Kenny staranno all’erta e sono pronti a intervenire in caso Oscurità Maggiore si manifesti a Dorms.»
Donovan si scrocchiò il collo. «Da una parte è stata una buona mossa fissare l’incontro subito fuori città, ma conferma che la tua amica teme l’altro te oscuro quanto, o forse più di noi.»
Michelle pescò dal tubo di cartone una patatina al gusto paprica e la masticò agitata. «Lo si capiva anche da come ha chiuso la telefonata due giorni fa.»
«Dobbiamo stare proprio qua fermi alla fermata?» domandò Zec. «Non è meglio aspettarla dentro al RoadGrill
Billy scosse la testa. «Dopo la nostra ultima esperienza in un edificio chiuso con altre persone, preferisco restare all’aperto. E non perdetemi di vista!»
Betty gli si accostò. «Sono d’accordo, però rimani calamo. Non credo Oscurità Maggiore sappia del nostro piano, altrimenti ci avrebbe fermato prima ancora di arrivare qui.»
Billy annuì, ma non ne era affatto convinto. Quell’essere era superiore a lui in quanto a capacità psichiche. Supponevano che allontanarsi da Dorms fosse una buona idea per restare fuori dalla sua sfera di azione, ma non ne avevano la certezza.  
«Lo scopriremo tra poco.» Donovan fece un cenno con la testa alla loro destra.
Un’automobile grigia si era fermata nel parcheggio dell’area di sosta del RoadGrill e ne era scesa una donna sui trentacinque anni dalla pelle scura e i capelli legati in uno chignon.
Billy si mosse per primo e i compagni gli furono dietro, attraversarono la strada e la raggiunsero.
«Ciao Nicole, scusa per la fretta» le disse.
«Non preoccuparti, ho capito la gravità della situazione. È bello rivederti.» Nicole gli sorrise, ma il modo con cui rigirava il ciondolo del portachiavi tra le dita, tradiva la sua ansia. «Ci sediamo dentro a un tavolo e parliamo?»
«Meglio se restiamo nel parcheggio» rispose Donovan. «Per la sicurezza degli altri.»
«Allora è davvero una situazione orribile» commentò Nicole. «Vi ha già attaccati? Messi alla prova? Qualcosa di peggio?»
Billy notò gli occhi degli amici puntati su di sé. «Sì, a tutte e tre le domande. Mi ha controllato e reso sonnambulo quasi due volte. Ha trasformato una mattinata a scuola in un incubo surreale solo perché non avevo parlato di lui ai miei amici e ci ha detto che non vuole farci svegliare Elliott. Però sappiamo che è l’unica soluzione per risolvere tutto.»
Nicole espirò e sfuggì al suo sguardo.
«Ho mantenuto la promessa che ti ho fatto al Reicdleyen» continuò lui. «E tu adesso devi mantenere la tua. Ho… abbiamo bisogno del tuo aiuto.»
«Vorrei, ma speravo avessimo più tempo.» Nicole si voltò a guardarlo di nuovo. «Voglio svegliare Elliott, purtroppo non so nemmeno io come.»
«Puoi cominciare spiegandoci perché ti ha terrorizzata tanto sentir nominare Oscurità Maggiore» disse Zec.
Nicole strinse più forte il portachiavi. «Quello era il modo in cui Elliott definiva una parte di sé.»
Betty spinse sul naso la montatura degli occhiali. «Devi darci altri dettagli.»
«Tu lo hai conosciuto prima che si chiudesse nel coma» sottolineò Michelle. «Cosa significava quel nome per lui?»
Nicole arretrò di qualche passo e appoggiò la schiena alla portiera chiusa della sua auto. «Da adolescenti, quando mi rivelò dei suoi poteri e me li mostrò, notai che c’era qualcosa in lui… un aspetto del suo carattere, un’indole, che lottava per tenere a bada. Ne parlammo e mi disse che a volte era sopraffatto dal dolore, dalla rabbia, dal desiderio di punire gli altri e restituire la sofferenza che gli davano. Percepiva che con i suoi poteri poteva dar sfogo a tutto quell’odio, come non riusciva a fare in modo… normale.»
«Capita a tutti» replicò Donovan, stringendosi nelle spalle. «Chiunque di noi ha provato qualcosa di simile.»
«Lo ha mai fatto per davvero?» domandò Billy. «Ha usato i suoi poteri per far del male intenzionalmente a qualcuno?»
«No, ne sono sicura.» Nicole abbassò lo sguardo e poi lo alzò di colpo. «In ogni caso ero preoccupata e spaventata. Così, gli chiesi di non usare più i suoi poteri. Di non provare nessun nuovo trucco, o di capire fino a che punto poteva spingersi. In pratica mi feci promettere di far finta di non averli, vivere come se non possedesse quelle… capacità. E lui acconsentì.»
Betty fece un passo avanti. «Aspetta, ci sati dicendo che dai tempi del liceo, circa, Elliott non ha mai più esercitato i suoi talenti psionici?»
Nicole annuì. «A quanto ne so è andata così. Temeva di non sapere quale fosse il limite, di cedere al sé oscuro e assecondò la mia richiesta.»
Billy la osservò colpito. Nonostante al loro primo incontro i ricordi del passato insieme tra lei ed Elliott avevano sbloccato il suo stato catatonico, non aveva capito quanto fosse profonda l’amicizia che nutriva. «Doveva fidarsi parecchio di te, se ha rinunciato a una parte di sé tanto grande.»
«Già…» Ancora una volta Nicole evitò di guardarlo in volto. «Ed è per questa ragione che mi consegnò la lettera che ti ho fatto avere. Mi disse di non poterla affidare a nessun’altro.»
Zec si infilò le mani nelle tasche delle giacca. «Tutto torna. Al liceo Elliott smise di usare i poteri e quando alla fine cedette e si lasciò andare al sonno, è ripartito dal punto in cui si era interrotto.»
Michelle ingoiò una nuova patatina. «Però vuole anche dire che Oscurità Maggiore cova il suo rancore e la rabbia da tutti quegli anni… ecco perché è una potenza inarrestabile.»
«Quello di cui abbiamo bisogno sono informazioni su cosa gli è successo negli anni successivi» disse Billy. «Nelle mie connessioni con lui, ho visto e provato sensazioni di angoscia verso i suoi… nostri genitori. Si è occupato di loro, ma non so altro. Deve essere successo qualcosa, talmente brutto da essere un dolore che lo ha portato a chiudersi in uno stato simile a un coma.»
«Non so nulla di preciso.» Nicole alzò il capo e si voltò a guardarlo. «Come ti ho già detto, le nostre vite hanno preso strade diverse. Avevo qualche notizia frammentaria su una malattia di suo padre, o sua madre, o entrambi. Nulla di preciso.»
«Fai uno sforzo» insistette Billy. «Oscurità Maggiore mi ha messo in guardia sul dolore che gli ha procurato quel periodo. È tanto devastante, da dirmi che divora Elliott dall’interno e farà lo stesso con me se scaverò a fondo per scoprirlo. Però significa anche che accettarlo e conoscerlo è la nostra unica arma per batterlo.»
Il vento soffiò violento. Di colpo.
Lattine vuote e bottigliette di plastica rotolarono ai loro piedi sull’asfalto. I cartelloni pubblicitari si piegarono e sventolarono. Il tubo di cartone con le ultime  patatine sfuggì dalle mani di Michelle, perdendosi al di là dell’area di sosta.
Il cielo da blu-viola vicino al crepuscolo, divenne grigio scuro e una sagoma nera discese dalle nuvole.
«Non potrà mai risponderti.» Oscurità Maggiore si manifestò nella sua forma di doppione venticinquenne di Elliott e Billy, galleggiando nell’aria, pochi metri sopra le loro teste. La sua voce rimbombò in modo innaturale, come l’effetto del dolby surround in una sala cinematografica. «Sentivo puzza di bugiarda traditrice da chilometri di distanza.»   
Billy si morse il labbro inferiore. Li aveva trovati. Anche lontani da Dorms era riuscito a  rintracciarli e senza destare sospetti nei gemelli Wood. Cercò di prendere il braccio della donna, ma lei camminò in avanti, superandolo.
Nicole Racher guardò Oscurità Maggiore sbigottita. «Sei uguale a lui. A entrambi. E alla fine, è questo quello che pensa di me?»
«Eri mia amica e mi hai abbandonato.»
«Ho vissuto la mia vita. Non è un crimine.»
Oscurità Maggiore digrignò i denti. «Mi hai cancellato. Non puoi rispondere alle domande su Elliott Summerson perché non c’eri mentre andava in pezzi. Non hai mai provato a cercarlo, a dargli sostegno.»
Nicole chiuse le mani a pugno, piegò le braccia e si schermò il petto, il cappotto scuro schiacciato sul corpo e la parte inferiore sventolava sotto le ginocchia, mentre cercava di procedere verso l’entità, combattendo il vento che la spingeva indietro. «Va bene, posso aver commesso degli sbagli. Ormai il passato è passato. Sono qui adesso. Parla con me.»
«Tempo scaduto Nicole Racher. Hai avuto la tua occasione con Billy Springday. Lui è la parte buona. Io sono Oscurità Maggiore, a quanto pare il Big Bad della stagione.»
Billy avvertì una scossa elettrica alla spina dorsale e poi una fitta alle tempie. Sgranò gli occhi e fissò l’altra parte presente sul posto della sua surreale trinità. Lo colse la consapevolezza di dover avvertire la sua amica di un pericolo imminente, ma non uscì un suono dalla sua bocca.
«Nonostante tutto, la colpa maggiore che hai è di aver impedito ad Elliott Summerson di sviluppare i suoi poteri, di crescere imparando a sfruttare le sue capacità. Se lo avessi spronato, anziché frenato, quel grande dolore si sarebbe potuto evitare. Per questo sarai punita.» Oscurità Maggiore alzò gli occhi oltre lei e fissò loro cinque. «Questa punizione vi sia di monito: vi avevo avvertiti di non tentare in nessun modo di sbarazzarvi di me e intralciare la continuità del sogno. Ora imparerete cosa accade se mi disubbidite.»
Billy si buttò in avanti, provando a correre controvento. «Nicole!» gridò. Le folate lo respinsero al suo posto.
Oscurità Maggiore discese in un battito di ciglia davanti a Nicole Racher e posizionò i palmi aperti ai lati del suo capo. «Non avrai più alcun ricordo di Elliott Sumemrson e del vostro passato in comune. Perderai qualsiasi interesse per la città di Dorms, se mai dovesse insorgerti la più piccola curiosità su questo luogo, cambierai idea e non ci metterai piede. Mai più.»
Nicole si irrigidì. Il suo sguardo divenne fisso e poi vacuo. Abbassò le braccia, aprì i palmi e l’anello del portachiavi le rimase impigliato nel dito medio della mano destra. Con gesti meccanici compì un mezzo giro e camminò diretta alla sua automobile.
Billy avvertì un senso di perdita. Con la mente e il cuore sapeva di non essere più parte della vita della donna. La osservò passare accanto a lui e ai suoi amici, ignorandoli. Come se non la riguardassero. Come se fossero dei perfetti sconosciuti.
«Dobbiamo aiutarla» intervenne Betty.
Con un groppo stretto nella gola, Billy disse: «Non possiamo fare più nulla per lei.»
Procedendo come un automa, Nicole aprì la portiera del guidatore e s’infilò nell’abitacolo.
Il vento cessò con la stessa tempestività con cui era partito il suo soffio.
Il cielo tornò dei colori che precedono l’imbrunire.
Oscurità Maggiore era andato via senza annunciare la sua partenza.
Billy si attaccò al braccio di Zec, come se fosse l’unica ancora per non farlo sprofondare. «Spostiamoci di qui.»
Zec lo abbracciò camminando al suo passo, Donovan, Betty e Michelle li seguirono senza ribattere.
Nicole mise in moto, l’auto fece retromarcia e uscì dall’area di sosta.
Billy la osservò imboccare la strada inversa a Dorms. Diretta a casa sua. Una coppia di lacrime gli bagnarono le guance. «Addio per sempre, amica mia.»
 
 

                                                                    Continua…?   

lunedì 17 marzo 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 81

Sorge Oscurità Maggiore 6: Il Problema dei Tre Elliott

 

Varcarono la soglia dell’appartamento di Michelle e Billy sbuffò per la quinta volta da quando avevano lasciato l’edifico scolastico. «Vi ho già chiesto scusa, quante altre volte dovrò farlo?»

Donovan abbandonò lo zaino vicino all’appendiabiti all’ingresso e si buttò sul divano con le braccia incrociate. «Non ci hai detto che nel vostro incontro Oscurità Maggiore assumeva l’aspetto di ragazzi morti dopo essere stati trasformati in mostri. Non ti ha fatto venire in mente Il Primo nella stagione finale di Buffy
«Sì, ma non esagerare: Oscurità Maggiore non è il male primordiale» gli rispose sedendosi sulla poltrona. «E comunque ha preso le sembianze anche di Aiden Cheung. E di Dana.»
«Prima non lo avevi detto.» Michelle lasciò cadere la borsa sul pavimento e tirò fuori il cellulare dalla tasca dei pantaloni. «Magari l’ha presa di mira. La faccio venire qui subito. È coinvolta anche lei.»
Kenny chiuse la porta della casa alle sue spalle.«Non siamo già in troppi?»
Michelle compose il numero a memoria. «In sette o in otto non fa differenza, i miei genitori sono fuori tutto il pomeriggio e poi lei è la mia ragazza.» Si mise il telefono all’orecchio e andò in cucina.
Kerry si accomodò sulla seconda poltrona al lato sinistro del divano «Sta insieme a una demone?»
«Tecnicamente lo è diventata per via della Bocca dell’Inferno» spiegò Zec. Appoggiò lo zaino a terra e si sistemò sul bracciolo della poltrona su cui si era seduto Billy. «Ed è anche mia sorella.»
«Possiamo concentrarci sulla questione più urgente?» Betty appese la giacca a un braccio dell’appendiabiti e fece scivolare sopra anche la tracolla della borsa. «Oscurità Maggiore ha voluto metterci al corrente della sua esistenza e dobbiamo sapere tutto il possibile. Billy, abbiamo capito che lo hai fatto per aiutarci a superare il test di ammissione al college, ma ora devi dirci ogni particolare.»
«Anche perché il test è stato comunque annullato» precisò Donovan.
Billy sospirò. «Non c’è molto altro da raccontare. Era tutto un sogno…» aveva in mente un paio di affermazioni dette da Oscurità Maggiore, però era indeciso se sganciare quelle bombe.
Michelle tornò nel salone, stringendo due bottigliette d’acqua e tre lattine di Pepsi sotto le braccia. Posò le lattine e una bottiglietta sul tavolino davanti al divano, si sedette accanto a Donovan e aprì l’altra dell’acqua, bevendo avidamente un paio di sorsate. «Questa tensione mi ha messo una sete pazzesca. Ho portato qualcosa anche per voi. Oh, Dana arriverà tra poco.»
Betty si avvicinò allo schienale del divano. «Billy, cosa non ci stai dicendo?»
Il modo in cui lo scrutava, fece sentire Billy colpevole. In passato tenere informazioni per sé non aveva portato a nulla di buono. Poi sentì il tocco gentile del palmo di Zec sulla spalla.
«Non siamo arrabbiati, ma questo tizio… questa entità, sembra un pericolo da non sottovalutare» gli disse il fidanzato.
«Si tratta di voi» ammise infine Billy. Omettere quella parte poteva anche essere quello che il nemico si aspettava da lui. «Oscurità Maggiore mi ha minacciato: se avessi tentato di chiudere la Bocca dell’Inferno, si sarebbe vendicato su di voi.»
Donovan afferrò una lattina di Pepsi. «In che modo, di preciso?»
«Qualche cosa nello stile di oggi a scuola» ipotizzò. «Non credo gli manchi l’inventiva per farvi del male.»
«Ammesso di essere compresi tra i tuoi amici…» s’intromise Kerry, indicando anche il gemello. «…siamo praticamente tutti in grado di difenderci da soli.»
Betty scosse la testa. «Non in questo caso. In classe, Oscurità Maggiore ha rivolto i poteri di Dylan e Chas contro di loro e ha scovato il terrore più grande di Aiden. Tutto senza neanche essere presente.»
Billy strinse i pugni. Non ricordava nulla di quegli eventi, era stato “escluso” da Oscurità Maggiore e odiava non avere il controllo di sé. «Ecco perché ero intenzionato a dirvelo dopo il test. Speravo aveste l’opportunità di poter tentare di allontanarvi da Dorms e da situazioni mortali soprannaturali.» 
Kenny prese la seconda lattina e l’aprì con uno schiocco. Bevve una sorsata della bibita e disse: «Ma come ti abbiamo detto questa mattina, non puoi affrontare il problema come fai di solito. Questa entità controlla anche te e non puoi proteggere gli altri, se sei tu ad essere sotto attacco senza neanche saperlo.»
«E questo ci porta all’altra questione grave.» Betty appoggiò le mani sul bordo del divano. «Oscurità Maggiore è una parte di Elliott tanto quanto Billy.»
Uno sbuffo di fumo violaceo inondò la porzione di salone davanti al televisore, proprio di fronte a loro. Dana comparve e andò a sedersi vicino a Michelle, schioccandole un bacio sulle labbra.
«Non potevi suonare il campanello?» fece Zec, arricciando il naso.
«Così è più veloce» rispose la sorella. «E poi stavo ascoltando la conversazione per rimanere al corrente. Eri arrivata alla parte essenziale: il problema dei tre Elliott.»
«Già…» Betty si schiarì al voce. «E il fatto che si sia liberato da solo, dimostra che ha un controllo superiore  del suo creatore sull’alterazione della realtà.»
«A pensarci bene, anche più di Sasha» aggiunse Michelle. «A lei serviva la Falce e abbiamo visto che a lui non ha fatto nulla.»
Dana si voltò di scatto verso di lui. «La vostra arma suprema è inutile?»
Billy si strinse nelle spalle mortificato. «L’ho quasi tagliato a metà e non aveva nemmeno un graffio. »
Donovan trangugiò rumorosamente la bevanda gassata e poi si pulì le labbra con il dorso della mano sinistra. «A proposito, siamo sicuri non possa manipolare anche la Falce? Sfruttarla a suo vantaggio, farla sparire, cose di questo tipo.»
Billy ricordò le sensazioni del suo corpo una volta stato a contatto con l’arma e con il nemico. Non aveva percepito nulla di particolare. «Non credo gli interessi, non la reputa qualcosa da temere e nemmeno un vantaggio da sfruttare. Ha avuto già due occasioni per rubarla e non ci ha provato.»
«E quindi? Cosa facciamo?» Betty trasse un lungo sospiro. «Odio ammetterlo, ma non ho più idee.»
Kerry si sporse in avanti. «L’unica mossa possibile, sembrerebbe uccidere Elliott Summerson e sappiamo che non lo faremo mai. Oltretutto, sono sicura che in ogni caso un atto del genere andrebbe a favore di Oscurità Maggiore.»
Billy la guardò confuso. «Cosa intendi?»
«La notte che ti abbiamo trovato sonnambulo al cimitero, prima che ti liberassi, Oscurità Maggiore ha cercato di mettermi contro mio fratello. È come se volesse farmi agire in modo da essere… corrotta.»
Billy e il resto del gruppo rimasero in silenzio, abbassando lo sguardo. Sapeva che per tutti quelle rivelazioni aumentavano il timore di trovarsi in trappola contro qualcuno che aveva tutti i mezzi per renderli inoffensivi senza fatica.
Kenny schiacciò la lattina di Pepsi con la mano destra e li fece sobbalzare. «E se invece la soluzione fosse rendere Billy… inattivo. Come un coma indotto, oppure un so…»
«Assolutamente no» replicò Zec e gli afferrò la mano destra, portandosela in grembo. «Nessuno manderà in  coma il mio ragazzo. O peggio.»
Billy sorrise all’atteggiamento protettivo dell’altro e gli accarezzò la mano che gli stringeva. «Per quanto mi infastidisca essere usato senza controllo, vi sono più utile da sveglio. Dobbiamo agire alla fonte del problema, quello che intendevo fare dopo aver letto la lettera che Elliott mi ha lasciato: capire cosa lo ha spinto a rinchiudersi nel sonno. E ora che ci penso, Oscurità Maggiore mi ha detto che se vado avanti nella ricerca di quella ragione, sperimenterò un dolore incredibile. Ha detto: “Qualcosa che dall’interno ti divora”»
Donovan gli puntò l’indice sinistro contro. «Ah! Un’altra allusione a Il Primo!»
Betty schiaffeggiò la nuca al fidanzato.  «È solo un modo di quell’essere per prenderci in giro. Però hai ragione: sei più riuscito a vedere, o ricordare qualcosa tramite il tuo legame con Elliott?»
Billy scosse la testa. «No, ma tra la fine del gioco di Sasha, il test e la comparsa del nuovo avversario, non ho avuto molto tempo per provarci.»
«E se ci rivolgessimo a Nicole Racher?» propose Michelle. «Lei lo conosce più a lungo di tutti.»
«Le ho telefonato più volte settimana scorsa e le ho lasciato anche un messaggio per dirle che lo avevamo ritrovato, ma non si è fatta sentire.»
«Un problema facile da aggirare» replicò Dana. «Dammi il cellulare.»
Billy lo estrasse dalla tasca anteriore e si allungò per porgerlo. «Cosa vuoi fare?»
«La costringerò a rispondere.» Dana afferrò il telefono e lo posò sulla coscia, richiamò il numero di Nicole e poi schiacciò la funzione vivavoce. 
Nella stanza si diffuse il rumore del suono libero. La ragazza demone mosse lenta il palmo sopra lo schermo e sentirono il volume alzarsi di tono. Di colpo Crying At The Discoteque degli Alcazar rimbombò per il salone.
«Lo sente anche lei, dovunque si trovi e anche se ha messo il tono silenzioso» urlò Dana per sovrastare la musica.
«Non ti sembra un po’ esagerato?» gridò Zec.
«È un’emergenza» replicò la sorella.
Dopo cinque squilli la musica si spense e la voce allarmata di Nicole partì dall’apparecchio. «Billy! Cosa sta succedendo?»
Billy si lanciò in avanti. «Ehm… ciao Nicole.»
«Stavo facendo addormentare mio figlio, perché hai fatto scoppiare una discoteca in casa mia?»
«Scusami, è una situazione urgente» rispose, infilando la mano tra i capelli per l’imbarazzo. «Abbiamo ritrovato Elliott.»
«Ho letto il tuo messaggio. Ti avrei richiamato io, ma sono sta…»
«Scusa se ti interrompo, ma siamo in guai più grandi. Ecco… è comparsa un’altra emanazione di Elliott, si definisce Oscurità Maggiore e la manifestazione fisica del rancore, rabbia e dolore che lui covava da sempre.»
Dall’altro capo seguì un istante di silenzio.
«Dammi due giorni» disse poi Nicole. «Mi organizzo e vengo a Dorms. Dobbiamo discutere la questione di persona. Cerca di stargli lontano, almeno finché non ci incontriamo.»
Billy prese il cellulare dalla gamba di Dana e lo avvicinò al volto. «D’accordo, ma non puoi anticiparmi nulla?»
«Ci vediamo tra due giorni» ripeté Nicole e chiuse la telefonata.
Donovan appoggiò la Pepsi sul tavolino. «Non promette nulla di buono.»
Billy si accasciò allo schienale della poltrona. «Temo sia peggio di quanto immaginassimo.»
 
 

                                                                           Continua…?

lunedì 3 marzo 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 80

Sorge Oscurità Maggiore 5: Forgiato da Rabbia, Dolore e Rancore

 

Billy rimase a fissarlo impietrito. Il giovane uomo tutto coperto di nero, come se indossasse una tuta, lo guardava restando immobile a mezz’aria.

«Chi è questo tizio?» Donovan gli scosse una spalla. «E di che diavolo sta parlando?»
«È identico a Billy e a Elliott Summerson» sottolineò Michelle. «Anche lui è un qualche clone…»
Oscurità Maggiore scese fino a terra e posò i piedi sul cemento. «Esatto, rossa. Sono una parte del favoloso trio. Avanti, fratellino, non dici nulla?»
Billy si riprese. «Mi ha trascinato fuori dal letto la notte scorsa. Non so come, ma mi ha provocato un attacco di sonnambulismo, mi ha portato nel cimitero e rinchiuso in un bozzolo psichico.»
Zec gli afferrò il braccio. «Cosa aspettavi a raccontarcelo? Dopo la storia della lettera, ci eravamo ripromessi di non tenere niente segreto.»
«Volevo farvi superare il test senza altre preoccupazioni.»
«Che nobile, tipico del mio fratellino» lo schernì Oscurità Maggiore.
Betty raddrizzò gli occhiali sul viso. «Perché continui a chiamarlo così?»
«Perché anche lui è parte della mente di Elliott.» Kerry la raggiunse insieme al fratello.
Oscurità Maggiore le lanciò un’occhiata infastidito. «Oh, ci sono anche i “Wonder Twins”… siamo proprio al completo. Potete restare, ma se interferite, ne pagherete le conseguenze.»
Billy fece un passo avanti. «Perché sei qui? E non…» si fermò a ripensare al racconto di Betty sul suo comportamento di pochi istanti prima. «Sei stato tu! Mi hai manipolato di nuovo e hai scatenato quella specie di incubo infernale.»
Oscurità Maggiore scrollò le spalle. «Sono stufo di aspettare, tu non volevi presentarmi ai tuoi amici così, come dire, ti ho forzato la mano.»
«Noi ti consociamo già.» Zec andò vicino a Billy. «Ricordi il nostro primo appuntamento? Il mausoleo comparso al cimitero… e quegli strani Esseri Ombra… dicevano di servire Oscurità Maggiore.»
Oscurità Maggiore batté le mani compiaciuto. «Un punto al sexy fidanzatino. Ero proprio io, ero a pezzi, letteralmente. Stavo cercando di assumere una forma più corporea.»
«Aspetta, qualcosa non torna.» Donovan si grattò la testa. «Elliott ha… ecco… creato Billy già così.»
Kenny ringhiò e strinse i pugni. «Non credo lui sia stato portato all’esterno volutamente.»
«Bravo cagnolino, ma vedi di restare a cuccia» lo ammonì Oscurità Maggiore. «Paparino non voleva liberarmi. Ho faticato per scappare dal luogo profondo in cui mi aveva rinchiuso. Sono stato molto paziente.»
Gocce di sudore percorsero la schiena di Billy e tremò. «Se ti teneva a bada, c’è un motivo. Cosa non mi hai detto al nostro primo incontro?»
L’espressione sul volto di Oscurità Maggiore mutò. La strafottenza  e lo scherno, lasciarono il posto alla furia. «Possibile che non ci arrivi? Sono tutto ciò di cui Elliott si vergognava. Sono i sentimenti più oscuri, quelli generati dalla rabbia, dal dolore e dal rancore che ha provato per tutta la vita. Sono quelle le emozioni che mi hanno partorito.»
«Ma… ma… se esiti da così tanto… p-perché…» balbettò Michelle. «Perché hai a-aspettato fino a… a-adesso per c-comparire?»
«Che dolce, sei spaventata.» Oscurità Maggiore sorrise di sbieco. «Come ho detto, a me non è stata consentita la libera uscita, ho dovuto lottare per ottenerla. Però c’è stato un momento, un periodo in cui Elliott era distratto e Billy ha lasciato aperta una falla, uno spiraglio in cui organizzarmi.»
Billy ripercorse gli ultimi mesi con la memoria. Non ricordava di aver mai abbassato la guardia, o creato possibilità a qualcosa di così pericoloso di insinuarsi nella sua vita. Poi capì. «L’istituto Reicdleyen. Quando ho scelto lo stato catatonico, annullandomi, in qualche modo ti ho aiutato.»
L’uomo in scuro annuì. «Proprio così. Ti sei abbandonato a quella piccola scaglia di oscurità che hai in te e che la cara signorina Kerry Wood aveva percepito. Dopo aver osservato a lungo in silenzio, mi hai dato la scintilla per attizzare il mio fuoco, nel tuo vuoto ho avuto la forza per costruirmi una mia forma, forgiando insieme tutto ciò che mi ha originato.»
Betty sgranò gli occhi. «Sei stato qui intorno tutto questo tempo. Anche Kate disse di avere in sé Oscurità Maggiore. Ma se volevi un tuo… corpo… perché possederla?»
Oscurità Maggiore agitò l’indice destro per reguardirla. «Sei una sfrontata Elizabeth Swanson, ma ti risponderò comunque. Prima di trovare il mio vero Io, volevo provare qualche abito diverso, giusto per capire se sarei stato comodo, a mio agio, potente. Poi ho compreso che l’oscurità altrui può essere manipolata e sfruttata, ma dovevo cercare un’identità solo mia. A ogni modo è stato utile osservare il suo gioco, mi ha fornito tante informazioni su chi ho davanti.»
Donovan strinse i denti. «Quindi è questo che vuoi fare con noi, giocare come ha fatto Kate.»
«Niente affatto.» Oscurità Maggiore incrociò le braccia sul petto. «Mettiamolo subito in chiaro: non sono qui per sfide e scaramucce, ordire piani di conquista del mondo, o distruggere l’universo. Voglio solo lasciare tutto così come è.» 
Billy rimase rapito a osservarlo. Ogni sua mossa, il suono della voce, come la modulava in base all’interlocutore con cui interagiva, gli era familiare. Era come vedere un’altra versione di sé su uno schermo. Però non era un’imitazione, era peggio. L’essere, o persona, che aveva davanti si comportava come avrebbe fatto Elliott, se non si fosse continuamente frenato e preoccupato delle conseguenze. Lo sapeva con certezza: il suo legame con Elliott si stava rinsaldando.
«Non mente» disse poi ai compagni intorno e dietro di lui. «Vuole che il sogno continui. Il sognatore deve restare addormentato e questa realtà diventare quella ufficiale. Me lo ha detto anche la scorsa notte.»
Oscurità Maggiore applaudì. «Aggiungo solo che voglio la mia parte di svago. Darò il mio tocco oscuro a questa Bocca dell’Inferno e potete provare a interferire, lo accetto come compromesso, ma non azzardatevi a tentare di sbarazzarvi di me. Non siete in grado di riuscirci e mi farete solo innervosire.»
Billy era furioso. Odiava quella parte che era anche un pezzo di lui. Odiava il modo in cui riusciva a muoverlo per i suoi fini come se fosse un burattino. E soprattutto odiava la sua sicurezza nel sentirsi invincibile e superiore.
L’immagine della Falce balenò davanti ai suoi occhi e desiderò stringerla tra le mani.
Un lampo rosso e grigio schizzò dalla vetrata del primo piano della scuola e si materializzò sui suoi palmi.
La Falce aveva risposto alla sua chiamata. 
Billy l’afferrò fino a far sbiancare le nocche. «Le tue richieste non sono accettabili.» Corse in avanti, fletté le braccia e la sollevò sopra i capelli, poi calò la lama e l’affondò nel centro del petto di Oscurità Maggiore.
«Cosa dici adesso?» Billy sollevò il capo e rimase allibito.
Oscurità Maggiore sorrideva e scuoteva la testa. «Oh, fratellino, pensi che questo bel giocattolino risolva sempre ogni tuo problema.» Con la sola mano destra prese la parte superiore dell’arma e la estrasse dal suo corpo. Quindi lo spinse indietro.
Billy arretrò e incespicò sui suoi piedi, cadendo seduto sul cemento. L’uomo che lo guardava dall’alto non aveva il minimo taglio, graffio o segno di essere stato colpito da un’arma. «Non è possibile.»
«Eccome se lo è. Questa grande e mistica Falce è una creazione delle vostre menti unite, ma io sono come te. Sono Elliott. Ci arrivi?»
Billy scosse la testa.
Oscurità Maggiore sospirò. «Per eliminare me, devi eliminare paparino.» Allargò le braccia e si sollevò dal cemento galleggiando verso il cielo. «Finché Elliott Summerson vivrà, lo farò anche io.»
La Falce gli scivolò dalle dita e cadde con un fragore metallico al suo fianco. Billy osservò Oscurità Maggiore venire avvolto dalle ombre e svanire. Sapeva che non era una spacconata. Questa volta avevano davvero un nemico contro cui non avrebbero mai vinto.
 
 
                                                                      Continua…?

lunedì 17 febbraio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 79

 Sorge Oscurità Maggiore 4: Non Puoi Ignorare l’Oscurità

 

«Vi ho detto che lo farò» sbottò Billy. Nel cortile della scuola, tenendosi a distanza dagli altri studenti che aspettavano di entrare, con i gemelli Wood al suo fianco, strinse gli spallacci dello zaino per evitare di urlare. «Racconterò tutto agli altri della notte scorsa, di come mi avete trovato e di chi mi teneva in ostaggio. Però dopo il test!»

«Devi farlo subito» ripeté Kerry. «Ti ho spiegato che più tempo ne sono all’oscuro, più aumenta il pericolo.»
Kenny si posizionò al lato opposto in cui stava la sorella. «Non puoi mettere uno stupido test davanti alla loro sicurezza.»
«Si tratta del loro futuro, della possibilità di entrare in un college e lasciare Dorms e tutte le sue assurdità.» Billy inalò aria dal naso e la espulse dalla bocca per calmarsi. «Se li metto in guardia adesso, saranno distratti dalla minaccia incombente e perderanno questa occasione.»
I gemelli si scambiarono un’occhiata del tipo comprensivo, ma non troppo.
Kenny si schiarì la voce. «Ok, lo capsico, ma questa nuova minaccia ti ha sconvolto.»
«Appunto! In che stato metterebbe loro?» ribatté. «Contano su di me.»
«E il tuo esito del test?» Kerry lo guardò sottecchi. «Non ti importa se comprometti il tuo futuro?»
Billy sorrise scuotendo la testa. «Non è detto che ne abbia uno. Comunque, non penso sia fuori da Dorms. A livello pratico, quanto posso allontanarmi da Elliott Summerson, la fonte primaria della mia esistenza, senza subire conseguenze fisiche?»
I gemelli ammutolirono.
Billy posò una mano su entrambe le loro spalle. «So perché insistete e avete ragione e vi sono grato per quello che avete fatto per me la scorsa notte, ma finché è possibile, devo proteggere i miei amici anche in questo modo. E poi, se dovesse accadere qualcosa, sarete qui fuori per intervenire.»
«Ci puoi giurare» disse Kerry.
Billy annuì. Poi scorse Betty farsi strada tra i vari gruppetti di ragazzi. «Ottimo. Ne riparleremo a fine mattinata e ora cambiamo discorso.»
L’amica li raggiunse e li squadrò incerta. «Ehi… è tutto ok? Voi due che ci fate qui? Avete fatto il test preparatorio di ammissione al college l’anno scorso.»
«Li ho incontrati venendo verso la scuola e hanno deciso di accompagnarmi» mentì Billy. «Tanto hanno l’intera giornata libera.»      
Betty si sistemò gli occhiali sul naso e continuò a fissarlo. «Mmm… okay…»
In quello sguardo, Billy lesse il dubbio dell’amica e la conferma che non avrebbe potuto tenerle nascosto a lungo la presenza di Oscurità Maggiore.
 

Betty sistemò la penna, la matita e la gomma sul banco a lato del plico sigillato con dentro i fogli del test per l’ammissione al college. Si scrutò poi intorno. Donovan era nel banco dietro al suo, aveva dovuto quasi obbligarlo per presentarsi a scuola quel giorno. Michelle era a due banchi dalla sua sinistra, si morsicava le unghie nervosa. Zec era a un banco dalla sua destra, vicino alla finestra, tamburellava il piede sul pavimento. E Billy nel secondo posto davanti a lui, fermo.

Rimase a fissarlo qualche secondo più degli altri. Le nascondeva qualcosa. Betty non sapeva spiegarsi perché avesse quella sensazione, forse per averlo visto con i gemelli Wood, o forse perché ostentava una sicurezza forzata anche quando il resto del loro gruppo li aveva raggiunti, ma era sicura ci fosse un pensiero che lo tormentava e non voleva condividerlo con loro.
«… ore  a partire dal momento che vi dirò di aprire la busta» disse la professoressa Flores in piedi dietro alla cattedra. La voce perentoria della donna ricondusse Betty al presente. «Chiunque verrà sorpreso a copiare, parlare con compagni, o cercare di alterare le risposte, verrà espulso dal test e il suo scritto sarà invalidato. Rispettate le regole. Se aveste bisogno di andare in bagno, dovrete consegnarmi i fogli e tornare dopo dieci minuti, o la prova sarà invalidata.»
Betty si diede due buffetti sulle guance. Doveva rimanere concentrata. Qualunque stranezza turbasse Billy, ne avrebbero parlato al termine di quella giornata.
La professoressa Flores si girò a fissare l’orologio circolare appeso al muro. «Bene. Potete aprire la busta e cominciare. Buon lavoro.»
Il sigillo di carta e colla si strappò con facilità e Betty afferrò la matita. Iniziò con la prima materia e barrò le risposte corrette delle domande a risposta multipla.
Uno schiocco deciso contro il vetro attirò la sua attenzione. Come lei, un paio di ragazzi sollevarono la testa e si voltarono a guardare.
Una coppia di vespe, piuttosto grandi, picchiavano decise contro la superficie trasparente.
Betty abbassò il capo e riprese a rispondere ai quesiti.
Un secondo e poi un terzo schiocco, più forti, la distrassero di nuovo.
«Il vetro è sicuro?» Aiden Cheung strabuzzò gli occhi a mandorla. «Voglio dire, non possono entrare?»
Betty alzò lo sguardo e notò solo in quell’istante che il ragazzo asiatico era seduto nel posto accanto al suo.
«Proceda con il suo test, signor Cheung» replicò la professoressa Flores.
Aiden emise un ringhio soffuso e poi abbassò la testa.
Gli schiocchi ripresero, molteplici e più simili a un bussare furioso.
Aiden scattò in piedi, spostando con foga la sedia all’indietro. «No, sono troppe! Spaccheranno la finestra.»
Betty si voltò di nuovo e rimase a bocca aperta.
Uno sciame nero premeva con forza e a più riprese contro il vetro esterno. Le vespe volavano in picchiata, retrocedevano e poi ripetevano l’operazione. Volevano entrare a tutti i costi.
La fila di ragazzi accanto alla finestra balzò in piedi e si scansarono dal banco. Tutti, tranne Billy.
La professoressa Flores girò intorno alla cattedra e si avvicinò alla corda della veneziana. «Mantenete la calma. Adesso abbasserò le stecche  cos…»
«No!» gridò Aiden. «Se le copre non le vedremo piombare in classe e sarà troppo tardi.»
Betty cercò il volto di Donovan dietro di lei. «È terrorizzato. Credi sia qualcosa di soprannaturale?»
«Billy è chinato sui fogli» le rispose, indicando l’amico. «Il suo senso del soprannaturale lo avrebbe avvertito, giusto?»
Betty si morse il labbro inferiore incerta. «Sarebbe meglio pr…»
Dei mugolii soffocati e lo stridere delle gambe della sedia sul pavimento la zittirono di colpo.
Chas Chain scattò in piedi, tenendosi le dita pigiate sotto il naso. Gli occhi sgranati e carichi di paura.
Betty non aveva fatto caso nemmeno a lei: era seduta dietro a Michelle e l’amica scattò in piedi e le andò accanto.
«Oh Santo Cielo! La tua bocca…» Michelle allontanò le mani dell’altra ragazza e la obbligò a girarsi verso i due compagni.
Betty inorridì: il viso di Chas era privo delle labbra, come se le fossero state cancellate con una gomma.
Altre due ragazze lo notarono e urlarono spaventate.
«State tutti calmi e tornate ai vostri posti» ripeté la professoressa Flores, tornando davanti alla cattedra e agitando le mani come per spingere indietro una folla. «Ora… ora… chiameremo il preside e… troverà…»
Il rombo di un tuono scoppiò nel corridoio. E subito ne proruppe un secondo.
Betty e quasi l’intero gruppo presente in classe si voltarono verso la porta che chiudeva l’aula. Stava per scoppiare un temporale. Si girò d’istinto di nuovo in direzione della finestra e dietro allo sciame insistente e deciso a rompere il vetro, splendeva il sole in un cielo azzurro con poche nuvole. La pioggia sarebbe caduta, ma solo dentro all’edificio.
Betty afferrò il polso di Donovan. «Sta decisamente accadendo qualcosa di soprannaturale.»
«Sembra come il casino che ha combinato Jordan con la prigione infernale qui a scuola» le rispose.
«Ma lui non è presente oggi» replicò. «Ha fatto il test l’anno scorso.»
Il pavimento tremò sotto i loro piedi, Betty si aggrappò al ragazzo e vide le pareti tremolare come gelatina e allungarsi in avanti con dei tentacoli.
Un nuovo urlo di orrore la fece girare a destra.
«Fermateli! Fermateli!» Dylan Derreck era stretto in quell’abbraccio di cemento grigio e molliccio e trascinato verso il fondo. «Aiutatemi!»
Il ragazzo venne inglobato nella parete, Zec gli corse davanti e lo strinse per le spalle, cercando di staccarlo a forza. Si voltò poi verso di loro. «È bloccato dentro… più tiro, più il muro cerca di farlo sprofondare.»
«Tiratemi fuori da qui! Vi supplicò!» gridò Dylan.
Uno scricchiolio dalla finestra destò l’attenzione di Betty dall’ultimo problema.
Una sottile crepa correva in trasversale lungo il vetro e le vespe sbattevano contro con l’intento di allagarla.
Aiden arretrò nel panico. «Ve lo avevo detto! Ci uccideranno. Fatemi uscire da qui.»
«D’accordo lasciate tutto sui banchi e camminate con calma e ordinati verso la porta.» La professoressa Flores si mosse per prima, aprì l’uscio e si bloccò a guardare il corridoio. «Madre de Dios! Cosa sta succedendo oggi?»
Betty si fece avanti e vide la pioggia cadere da grosse nuvole scure che coprivano le lampade al neon sul soffitto, mentre lampi fugaci illuminavano il piano dell’edificio.
«Non si muova professoressa Flores» le ordinò. Si girò e cercò Billy tra i vari ragazzi in piedi e terrorizzati. Lo vide seduto al suo posto, chino sui fogli con la penna stretta nella mano destra. «Billy! Ehi, Billy!»
Non le rispose e nemmeno mosse un muscolo.
Betty corse verso di lui e lo strattonò. «Cosa ti prende?» Lo sguardo le cadde poi sui fogli del test. Billy non aveva barrato nessuna delle caselle dei quesiti, ma aveva scritto per tutto il foglio, coprendo anche la parte stampata.
OSCURITÀMAGGIOREOSCURITÀMAGGIOREOSCURITÀMAGGIOREOSCURITÀMAGGIORE
Non accennava a smettere di ripetere quelle lettere sulla carta, Betty lo obbligò a girarsi per guardarla in volto e le mancò il respiro.
La sclera dei suoi occhi era bianca, priva delle pupille. Il suo amico non era in sé. 
«Perché  non si alza e… oh cavolo!» Donovan le comparve accanto e rimase allibito dallo stato dell’amico.
«Non possiamo contare su di lui. Dobbiamo cavarcela da soli e portare tutti fuori.» Betty deglutì, ragionando sul da farsi. Dovevano lasciare la classe prima che le vespe piombassero dentro, il temporale in corridoio sembrava il male minore e una volta superato, si augurò di trovare intatte le porte per uscire. «Cerca di tirarlo in piedi e andate verso la porta, con Michelle impedite a chiunque di uscire. Dobbiamo muoverci in gruppo.»
Donovan annuì e passò un braccio intorno alle spalle dell’amico in trance. «E tu cosa fai?»
«Devo tirare Dylan fuori dal muro» rispose e corse verso il fondo dell’aula, più vicino del normale.
Zec la guardò sollevato. «Potrei provare con i miei poteri da Poltergeist?»
Betty scosse la testa. «Temo che la trasformazione spaventerebbe solo di più gli altri.»
«Vi prego tiratemi fuori» supplicò Dylan. «Non voglio rimanere incastrato qua dentro!»
Betty trovò la concentrazione in mezzo alla confusione e percepì il senso di leggerezza del corpo prima di accedere al suo stato intangibile. Affondò le braccia nel muro molle e attraversò il fisico del ragazzo. All’interno vide tutto oscuro, tranne la schiena di lui coperta dalla camicia sintetica a quadri. Lo strinse a sé, trasmettendogli lo stato intoccabile e fece un balzò all’indietro. Si ritrovarono sollevati di un paio di centimetri dal pavimento, fuori dal muro.
«Mi hai salvato» disse sorpreso Dylan.
«Non è ancora finita, devi fare anche tu la tua parte.» Betty tornò tangibile insieme al compagno e toccarono il pavimento. «Andate da Aiden, obbligatelo a seguirvi e a non correre fuori da solo. Io vado dalla Flores.»
Zec annuì. «E Billy? Cosa gli è successo? Prima l’ho visto quando l’hai scosso.»
«Non lo so, ma è con Donovan» disse Betty, sapendo non sarebbe servito a cancellargli la preoccupazione per il fidanzato.
L’amico le fece un altro cenno di assenso, prese per un braccio Dylan e andò verso Aiden che sbraitava per uscire.
Betty osservò di nuovo il vetro. Con il loro attacco, le vespe avevano creato una venatura di crepe abbastanza profonde da mandare in frantumi la finestra entro pochi minuti.  Aggirò i compagni e raggiunse la professoressa Flores.
«Signorina Swanson, rimanga indietro con gli altri» le ordinò la donna, guardandosi intorno allarmata.
«Professoressa, deve ascoltarmi. Possiamo uscire, ma deve fare come le dico.»
«Mi vuol far credere che sa come muoversi in una situazione del genere?»
«Diciamo che ho una certa esperienza.»
La professoressa Flores sospirò e la fissò rassegnata. «Va bene. Cercherò di aiutarla… se posso.»
Betty le sorrise grata. Si sistemò davanti all’uscio e fissò il temporale infuriare nel corridoio: l’acqua raccolta sul pavimento stava iniziando a salire quasi all’altezza delle caviglie e i lampi che spargevano sprazzi di luce le mostrarono delle lapidi sparse lungo il pavimento. La sua mente fece un collegamento veloce. Sembrava l’incubo di qualcuno. Mischiato con le loro paure. E un cimitero. Una sola persona aveva tanto in comune con tutto. Si girò indietro e disse: «Donovan, porta qui Billy.»
Il ragazzo eseguì e sorreggendolo per il busto, lo scortò in cima alla fila di compagni.
«Ho provato a parlargli, ma non mi sente» fece Donovan.
«Non importa.» Betty prese Billy dalle braccia dell’altro e lo spinse fuori sotto la pioggia scrosciante.
Buttato in mezzo al temporale, l’amico si infradiciò in pochi istanti, però si mosse sicuro, incamminandosi.
«Seguiteci.» Betty afferrò un lembo del maglione del ragazzo, temendo di perderlo in caso di una distorsione dello spazio. Scrutò alle sue spalle i compagni camminare in fila, la professoressa Flores chiuse la processione, tirando la porta della classe alle spalle. E aggiunse: «Tenete la mano a chi avete davanti e date l’altra a chi vi sta dietro.»
Nonostante la caduta dell’acqua in uno spazio chiuso, Billy continuò deciso, quasi seguisse un percorso prestabilito. Betty avvertì addosso il peso dei vestiti bagnati e udì lo scalpicciare dei loro piedi nel ruscello piovano, mentre tra le gocce che le colavano sugli occhiali, osservò le lapidi illuminate sporadicamente dai lampi, senza però scorgere nessun nome sulla pietra.
La traversata li condusse fradici fino alle porte dell’ingresso del liceo, le spinse insieme a Billy e si spalancarono senza fatica sul cortile esterno.     
Betty fu obbligata a stringere le palpebre trovandosi addosso la luce naturale e sentì i gemelli Wood andarle incontro, ma nessun suono di acqua che scorre.
«Cosa è successo?» domando Kenny.
«Cosa hanno gli occhi di Billy?» chiese Kerry.
«Emergenza da Bocca dell’Inferno» tagliò corto. Si guardò poi i vestiti e fissò i compagni che le passavano accanto: erano tutti asciutti e osservando oltre i vetri delle porte anche il corridoio era tornato alla normalità. Chas le mise una mano sul braccio e mimò con le labbra ritornate: “grazie”. «Andate con la professoressa e gli altri, controllate che arrivino al cancello. Noi vi raggiungiamo tra poco.»
Kerry e Kenny diedero un ultimo sguardo perplesso a Billy e poi si accodarono ai ragazzi.
Betty fu raggiunta da Donovan, Zec e Michelle, si chiusero a semicerchio intorno all’amico e poi all’improvviso le pupille riempirono di nuovo i suoi occhi.
Billy li scrutò confuso. «Perché siamo in cortile? Il test è stato sospeso?»
«Non ti sei accorto di nulla.» Betty non era sorpresa. «Sei entrato in una specie di trance, o sogno a occhi aperti, e si è scatenato un incubo infernale.»
Billy aprì la bocca per replicare, poi guardò il cielo e annaspò.
Betty si girò nella direzione che fissava e intravide una massa fumosa grigia vorticare verso di loro. Il fumo si divise in spire e poi assunse i contorni di una figura umana. Una volta dissipate, la persona che levitava a mezz’aria aveva tratti somatici che le erano familiari.
Un uomo sui venticinque anni rassomigliante a Billy e a Elliott Summerson.
«Dall’espressione delle vostre facce, devo dedurre che Billy non vi ha parlato del nostro incontro della notte scorsa.» L’uomo si rivolse a loro con un sorriso di scherno. «Piacere, sono Oscurità Maggiore.»
 
 
                                                                 Continua…?