sabato 15 giugno 2019

Darklight Children - Capitolo 96


CAPITOLO 96
Tour nei misteri del C.E.N.T.R.O.



Alla seconda visita ufficiale al C.E.N.T.R.O. , Kaspar accolse il gruppo personalmente, non appena entrarono nella sala all’ingresso.
«Sono felice di vedere che avete mantenuto la vostra parola» disse osservandoli compiaciuto. «Come sta la tua mano?»
Patrick la sollevò all’altezza del viso e mosse le singole dita senza fatica, o smorfie di dolore. «Come se non fosse successo nulla.»
«Bene. Vorrei che affrontaste il vostro tempo qui nello stesso modo» continuò  lui. «Mi piacerebbe che dimenticaste il brutto incidente dell’altra settimana e ripartissimo da zero.»
«Come se fosse così semplice» bofonchiò Leonardo.
«Ha ancora  intenzione di dividerci per “specie” e rinchiuderci in gabbie come animali allo zoo?» domandò Davide.
Kaspar abbozzò a fatica un sorriso. «No, pensavo di mostrarvi l’istituto. Avrei dovuto farlo fin dal primo giorno, ma rimedierò oggi.» Diede loro le spalle e s’incamminò verso le scale.

Kaspar iniziò la visita guidata dal primo piano, dove erano raggruppati gli uffici dello staff. Li condusse poi nel secondo dove mostrò l’ampia sala mensa, l’auditorium e le sale relax comuni. Salirono quindi al terzo, dove si trovavano le aule che anche i ragazzi avevano frequentato durante la visita precedente. Si fermarono poi al quarto piano e lì elogiò la loro biblioteca, che ne ricopriva quasi la metà.
Sabrina osservava e registrava ogni informazione in attento silenzio. Se voleva avere chiarimenti su suo figlio, era necessario conoscere il più possibile quel luogo infausto.
«Come potete vedere, noi siamo qui» disse Kaspar, puntando l’indice destro sulla piantina fissata dietro una teca di vetro, appesa all’imboccatura delle scale. «La seconda metà di questo piano comprende le palestre per le esercitazioni pratiche di gruppo.»
Naoko osservò attentamente il foglio dietro al vetro e domandò: «Cosa si trova in questi due piani?»
«Il quinto e il sesto sono riservati ai laboratori per le dimostrazioni e le lezioni di scienze e chimica. Vorrei mostrarveli, ma credo che a quest’ora siano occupati e non vorrei disturbare gli studenti.»  
«E i ragazzi che erano nelle classi con noi, vivono qui?» chiese Sara.
Kaspar annuì. Fece scorrere il dito due piani sopra quelli appena elencati. «Il settimo piano è riservato ai dormitori maschili e l’ottavo a quelli femminili. Ormai abbiamo visitato l’intero inetrno. Possiamo passare al cortile esterno.»
Si mosse per raggiungere di nuovo le scale e ridiscendere, ma Sabrina si fece avanti. Il quel tour, mancava un elemento essenziale.
«Dov’è la sala operatoria?» domandò, provando a non far trasparire la sua apprensione. «Quella in cui mi avete portato per l’aborto.»
Kaspar rimase momentaneamente interdetto, poi si riprese e segnò sulla cartina un perimetro situato sotto la rappresentazione della sala d’ingresso. «È qui, insieme all’infermeria e ai reparti medici, ovviamente non lo reputo un luogo d’interesse per una visita.»
Yuri gli si avvicinò «E questa zona tratteggiata? Cosa rappresenta?»
«Sono strutture di cui non posso parlarvi» rispose seccato. «Come vi dicevo, se vogliamo proseguire per il cortile, abbiamo un rigoglioso giardino posteriore che meriterebbe…»
Un suono, simile al segnale che annuncia i voli all’aeroporto, sovrastò la sua voce, interrompendolo nuovamente. Proveniva da un altoparlante sistemato sopra l’entrata del piano e subito dopo si udì una voce femminile annunciare: «Il dottor De Santi è atteso dalla professoressa Cluster in sala riunioni uno al pian terreno.»
«Scusatemi, devo andare» disse Kaspar. «Vi ricordate dove si trovano le sale relax?»   
«Certo» rispose Patrick.
«Vi verrò a prendere lì.» Imboccò le scale e corse per i piani sottostanti.
Davide lo osservò finché non scomparve. «Ottimo. È la  nostra occasione.»
Patrick inarcò un sopracciglio «Per cosa?»
«Dobbiamo indagare. Questo posto nasconde di sicuro qualcosa» gli rispose l’altro
Patrick spinse le mani in avanti come a bloccarli. «Aspettate ragazzi, non credo sia una buona idea.»
«Avevano i nostri Registri» disse Naoko. «Non mi piace violare le regole, ma hanno iniziato loro. Non sappiamo cos’altro ci tengono nascosto.»
Sabrina scrutò i volti dei compagni. Sembravano avere tutti la stessa intenzione . E questo giocava a suo favore. Decise di mettere in atto la sua strategia. «Dovremmo dividerci in gruppi» propose.
Leonardo la guardò poco convinto. «Non saremmo di nuovo dei bersagli?»
«Ne basteranno due. Uno da tre e l’altro da quattro e in caso di pericolo io e te comunicheremo sulla nostra linea telepatica privata» replicò Sara. Guardò Patrick. «Hai detto che hai avuto dei flash sul tuo passato con il direttore. Magari curiosando un po’ ricorderai qualche particolare in più.»
Lui la osservò perplesso. «D’accordo ma dovremo fare presto. Poi ci ritroveremo tutti nella sala relax. E deciderò io come formare i gruppi.»

Quella dei ragazzi era una proposta allettante, avrebbe anche chiarito il dubbio insinuatogli da Kaspar sulla possibilità che fosse anche lui un mezzo demone, dopo averla accettata però Patrick venne di nuovo assalito dai dubbi di essere staro avventato e metterli in pericolo. La sua scelta era caduta sui dormitori e aveva scelto come sue compagne di perlustrazione Sara e Naoko.
«Perché andiamo nelle stanze private?» domandò la ragazza asiatica, poco entusiasta. «Sarebbe stato più logico controllare gli uffici dello staff, o la biblioteca.»
«Se non vogliamo essere scoperti, dobbiamo tenerci il più lontano possibile da Kaspar» le rispose, salendo l’ultimo gradino che immetteva nel dormitorio maschile. «E poi i ragazzi sono tutti a lezione, non ci disturberà nessuno.»
«Patrick può toccare qualche oggetto e avere una visione» aggiunse Sara. «Magari scopriremmo qualcosa che nessuno ci direbbe apertamente.»
Lui annuì e osservò le targhette affisse in alto a destra di ogni porta. Ognuna riportava il nome del ragazzo a cui era stata assegnata. «Aiutatemi a cercare le camere dei tre che vi hanno attaccato.»
Sara si mosse verso la parete opposta alla sua per aiutarlo, Naoko le si avvicinò e bisbigliò: «Non ti sembra un po’ esagerato? Capisco che vuoi aiutare il tuo nuovo ragazzo, ma così passeremo noi dalla parte dei colpevoli.»
«Lui non è il mio… insomma non è solo per questo» ribatté Sara. «E poi hai detto tu che hanno iniziato loro con i nostri Registri.»
«Sì, ma sbirciare nella vita vissuta da qualcuno secoli fa non è come farlo con chi è ancora vivo, per di più scassinandogli la camera.»
Facendo finta di non aver udito la conversazione, Patrick annunciò: «Ne ho trovata una. Marcus era uno di loro, giusto?»
Sara annuì, raggiungendolo davanti alla porta. «Come farai a…. ecco… attivare il tuo dono.»
«Devo toccare qualcosa che gli appartiene. Meglio se è un oggetto personale.» Provò a piegare la maniglia ma la porta non si aprì. «Dobbiamo trovare un modo per forzare la serratura.»
«È più pratico usare la chiave per entrare.»
Marcus comparve all’ingresso del corridoio, le braccia incrociate sul petto e Samuele al suo fianco.
Naoko si morse il labbro. «Noi non volevamo, cioè volevamo solo cer…»
Sara si parò davanti a loro. «Che ci fate qui?  Non dovreste essere a qualche lezione o esercitazione? Avete fatto chiamare voi il dottor De Santi perché ci lasciasse soli?»
«Puoi stare tranquilla: non è un piano premeditato.» Marcus si avvicinò a loro tre spingendo lievemente Samuele a fare lo stesso. «Non sono qui per aggredirvi e non ho niente da nascondere. Vi mostrerò la mia camera, se ci tenete tanto, prima però il mio amico ha qualcosa da dire al signor Molina.»
Samuele lo guardò contrariato. Lui gli fece cenno con la testa di procedere e l’altro avanzò di un passo sbuffando. «Io… volevo scusarmi per l’latro giorno. Non era mia intenzione ferirti.»
Sara lo scrutò arricciando il naso. «Non sembri molto convinto.»
«Va bene così» intervenne Patrick. «Sono sicuro che hai avuto i tuoi motivi per agire in quel modo.»
«Certo che li ho!» sbottò Samuele. «Tu mi hai portato qui. Mi ha promesso che avrei potuto andarmene quando volevo e non era vero. Poi mi hai giurato che mi avresti aiutato a scappare, però sei sparito e mi hai abbandonato qui!»
Patrick venne preso alla sprovvista. Quelle rivelazioni si potevano inserire con le sue visioni, ma come poteva esserne sicuro?
«Vi conoscevate da prima che noi venissimo al C.E.N.T.R.O?» domandò Naoko.
«Certo» le rispose Samuele. «Lui lavorava per loro.»
Il danno era stato fatto. «Un momento c’è una ragione» fece Patrick, tentando di rimediare.
Sara lo prese per il braccio. «È vero?»
«La verità? Non lo so con certezza. Potrebbe essere così.» Scostò con gentilezza la sua mano e si rivolse quindi a Samuele. «Purtroppo non ricordo molto del mio passato. Sono stato in coma per lungo tempo, quando mi sono svegliato ero senza ricordi e quello che so su me stesso, me lo ha rivelato il dottor De Santi. Mi ha detto che ero un suo assistente, ma non mi ha raccontato altri dettagli. Qualche giorno fa ho avuto dei flash grazie ha un potere che si è manifestato dopo il coma e ho ricordato di averti fatto da insegnante qui al C.E.N.T.R.O.»
Marcus s’intromise. «Lei non è uno degli Alpha e se ha poteri da mezzo demone, appartiene alla nuova generazione. Perché non è stato reclutato come noi?»
«Non so nulla» ripeté Patrick. «Ma forse Samuele potrebbe aiutarmi.»
«Perché dovrei farlo?» gli chiese diffidente.
Patrick gli mise una mano coperta dal guanto sulla spalla. «Se volevo aiutarti a scappare, lo avrei fatto senza fermarmi. Di questo sono sicuro. Se non ci sono riuscito, significa che qualcuno me lo ha impedito e voglio sapere il motivo.»
Samuele lo guardò indeciso. «L’ultima volta che ci siamo visti, prima che scomparissi, mi hai detto che non ti fidavi del dottor De Santi.»
«La stessa persona che lo ha rintracciato in ospedale» commentò Sara. «Una strana coincidenza, non trovate?»
Marcus si frappose tra loro due. «Ammesso che accettasse di aiutarla, cosa dovrebbe fare?»
- Dovrò solo toccarlo con la mano nuda. I ricordi che lo riguardano, si formeranno nella mia mente» spiegò Patrick.
Marcus fissò il compagno. «Te la senti?»
Samuele si voltò verso di lui, squadrandolo a sua volta. «Farà male?»
Patrick scosse la testa. «Non sentirai niente.»
Marcus si voltò verso le due ragazze. «Me lo garantite?»
«Hai la mia parola» rispose Naoko.
«E la mia» le fece eco Sara.
Samuele superò l’amico. Allungò il braccio e gli porse la mano.
Patrick si sfilò il guanto e gli sorrise. «Grazie.» Chiuse gli occhi e sfiorò con le dita il palmo teso.
L’onda travolgente di immagini e parole rifluì nella sua testa, lanciandolo alla deriva come una zattera in preda ai moti dell’oceano.


                                                     Continua…

lunedì 27 maggio 2019

Darklight Children - Capitolo 95

CAPITOLO 95
Resoconto e conseguenze



Patrick strappò il cerotto sul dito indice della mano sinistra. Emise un leggero mugolio di dolore quando la parte adesiva si staccò dalla sua pelle. Si guardò intorno, ma le rovine del Portale Mistico erano deserte, nascoste dall’oscurità della sera. Nessuno degli altri invitati al raduno segreto si era ancora fatto vivo.
L’uomo osservò le altre tre dita della mano, semicoperte da un unico groviglio di bende e iniziò a srotolarle. Al C.E.N.T.R.O. erano stati molto scrupolosi nel medicarlo, anche se si trattava di semplici tagli dovuti all’esplosione del vetro. Le ferite si erano ormai quasi del tutto richiuse e anche le cicatrici non sarebbero durate a lungo. Mentre era intento in quell’attività per liberare la mano, ripensò all’avvertimento di Kaspar.
Come pensi reagiranno se venissero a sapere che per mesi li hai spiati per conto mio?
Era una domanda che Patrick si era posto parecchie volte. Avrebbero capito che lo aveva fatto per proteggerli? Che il suo era stato un tentativo di sostituire Fulvio Marchi?
«Prima, forse… ma adesso…» disse parlando a se stesso. Ora spuntavano nuovi indizi sul suo passato e il legame con quell’istituto; si chiese se in realtà, a livello inconscio, non avesse fatto tutto per arrivare a capire la verità su di sé.
E poi c’era Sara. In quel caso pensieri, motivazioni e idee si facevano ancora più confusi. Cosa avrebbe pensato di lui? E come sarebbero cambiati i sentimenti che provavano l’uno per l’altra, una volta che lui fosse stato completamente sincero?
Patrick sentì un fruscio tra i cespugli e si girò di scatto. Dopo quanto accaduto il giorno prima, non si aspettava un nuovo attacco così ravvicinato.
Sara emerse da dietro una pianta come una ninfa dei boschi. «Sei già arrivato.» Gli sorrise. «Speravo di trovarti.»
«Gli altri dove sono?»
«In arrivo. Leonardo li sta aspettando al cancello.» Sara notò che reggeva le bende nella mano sana. «Hai tolto la fasciatura, fammi dare un’occhiata.»
La ragazza gli si avvicinò, prese la mano nella sua e la esaminò con cura.
«È tutto passato. Era solo qualche graffio» le disse imbarazzato.
«Sei stato fortunato. E io mi sento in colpa per averti messo in quella situazione.»
«Perché? Non sei la responsabile.»
Sara gli lasciò la mano. «Ti ho chiesto io di venire al C.E.N.T.R.O.»
«Non dire sciocchezze» rispose Patrick. «Sarei venuto anche se tu non lo avessi chiesto. Sono in pensiero quando siete lì. C’è qualcosa che non mi convince e mi fa infuriare non poter essere stato più vicino a te se ti fossi trovata al posto di Yuri.»
Sara sorrise. «È bello sentirtelo dire.» Si mise in punta di piedi per raggiungergli le labbra.
Patrick si scostò leggermente. «Gli altri potrebbero arrivare da un momento all’altro.»
«Non ci vedrà nessuno.»
Lui le si avvicinò e accolse il suo bacio. Assaporò il piacere di quell’attimo rubato, di sentire il calore delle sue labbra. Era una sensazione magnifica, ma durò poco. Appena lei si allontanò, capì che stava male nel tenerle dei segreti. Pensò che doveva raccontarle tutto, prima che fosse tardi per farlo. 

Angelo Moser, accompagnato dai cinque ragazzi, sbucò nel centro delle macerie pochi secondi dopo che Sara e Patrick avevano preso una distanza meno equivoca.
«Ora che siamo tutti insieme, raccontatemi come è andata» esordì.
«Nell’unico modo in cui poteva andare» rispose Davide. «Ci hanno raggirato per colpirci e Patrick è stato ferito.»
Angelo si voltò verso l’altro uomo. «Stai bene?»
«Sì, tranquillo» replicò Patrick. «Solo poche ammaccature e un grande spavento.»
Rifletté incredulo. «Non pensavo vi avrebbero fatto andare fin lì per attaccarvi. Non subito per lo meno.»
«In realtà è stato tutto molto strano» rispose Naoko. «Marcus, uno dei ragazzi che ci hanno attaccato in precedenza, ha cercato di mettermi in guardia, al contrario degli altri che hanno cercato di tenerli occupati.»
«In effetti anche il comportamento del direttore è stato inspiegabile» aggiunse Sara. «Sembrava all’oscuro di quello che stava accadendo. Vero Sabrina?»
Lei si riscosse dai suoi pensieri. «Sì, è così. Hans Strom ha av…»
«Cosa?» chiesero all’unisono Angelo e Patrick.
Ognuno dei ragazzi spostò lo sguardo attonito su di loro.
Yuri domandò: «Sapete qualcosa di lui?»
Angelo fissò l’altro uomo.
Patrick annuì. «Di recente ho avuto delle visioni sul mio passato. In una di queste c’era un uomo incappucciato e quando ho mostrato il suo ritratto ad Angelo, lui l’ha riconosciuto.»
«Hans è un mezzo demone, uno dei primi dell’ultima generazione, ha fatto parte dell’Ordine per diversi anni, prima di venire allontanato» raccontò. «Sapevamo che aveva convinto diversi membri a seguirlo, ma non immaginavamo fosse addirittura a capo del C.E.N.T.R.O.»
«Per quale motivo l’hanno buttato fuori dall’Ordine?» chiese Davide.
«Fu il primo a sostenere che il Sigillo andava riaperto» rivelò, notando lo sgomento degli altri. «Era convinto che l’unico modo per tenere il mondo al sicuro, fosse addestrare i mezzo demoni per condurli in battaglia nel Primo Inferno e sterminare i demoni.»
Leonardo si grattò la testa confuso. «Questo non spiega cosa vogliano da noi. Abbiamo chiuso il Sigillo, non c’è modo per romperlo.»
«Forse sì, ma noi non lo sappiamo» ipotizzò Naoko. «E se ci fosse una scappatoia nel Ritus? Il libro è ancora in mano sua?»
Angelo annuì. «È in un posto sicuro. Se la risposta è lì, Hans non può trovarla. Però è una buona ragione per cui voi continuiate ad andare al C.E.N.T.R.O.»
«Sta scherzando? Vuole che ci ritroviamo di nuovo nel bel mezzo della nostra versione de Il Trono di Spade?» chiese Leonardo allibito.
«È un paragone un po’ esagerato, ma non ha tutti i torti» ammise Sara.
«Io voglio tornare» disse Yuri. «Samuele sembrava confuso, plagiato, ma non credo fosse davvero arrabbiato con me.»
«Anche io torno. Non intendo darla vinta a quei tizi.» Sabrina si scambiò un’occhiata rapida con il fidanzato.
Davide sospirò. «Sono con loro. Ho troppo bisogno di quei crediti extra per diplomarmi.»
Naoko si fece avanti. «Se la mettiamo ai voti, sono favorevole a continuare lo stage. È l’unico modo per assicurarci che non provino a mettere in atto l’assurdo piano di Hans Strom.»
Sara e Leonardo alzarono gli occhi al cielo, senza ribattere. La maggioranza aveva vinto.
«Non dovete temere» disse Patrick. «Ci hanno colto impreparati una volta, non accadrà di nuovo.»
«Inoltre, Kaspar ha mantenuto la sua parola» fece notare Angelo. «Leonardo mi ha detto che nelle ultime ventiquattro ore non ci sono stati casi di amnesie.»
Sara scosse la testa. «E dovremmo dare per scontato che non si ripeteranno mai più?»
Lui sorrise. Non conosceva quell’uomo da tanto e quanto lui. «Credimi, se Kaspar è stato disposto a perdere subito il suo vantaggio, significa che quell’attacco non era nei suoi piani. Non correte alcun pericolo.»

Jonathan squadrò i volti di Erica, Samuele e Marcus: come lui si erano illusi di riuscire a farla franca. Trascorso un giorno dal loro piano per colpire gli Alpha, erano stati chiamati urgentemente nell’ufficio del direttore.
La professoressa Clara Cluster era passata personalmente a prelevarli dalle rispettive stanze e li aveva condotti da Hans Strom.
«Non fiatate a meno che non vi venga chiesto di rispondere» intimò loro con sguardo minaccioso, prima di bussare alla porta dell’ufficio.
Entrarono in fila indiana e la donna chiuse la porta dietro di loro. Li fece fermare uno di fianco all’altro, di fronte alla scrivania dietro cui era seduto il direttore e si mise a braccia conserte, poco distante dalla parete sinistra.
Hans li scrutò cupo. «Sapete perché vi trovate qui. Non offendetemi cercando di negarlo, o inventando inutili scuse.» Scostò la sedia, si mise in piedi e aggirò il grosso tavolo in legno di mogano. Passeggiò davanti a loro un paio di volte, obbligandoli a tenere lo sguardo alto su di lui. «Voglio sapere perché avete architettato quell’assurda battaglia ai danni del ragazzo in visita.»
Samuele chinò il capo, fissandosi le scarpe per mascherare l’aria colpevole. Erica deglutì, cercando di prendere tempo. Marcus girò lentamente il volto verso di lui e Jonathan parlò senza timore.
«Abbiamo messo in pratica le lunghe ore di lezioni e addestramento» disse serafico. «Ci avete reclutato per cacciare demoni ed è quello che abbiamo fatto.»
Hans gli si fermò di fronte. «Chi ve lo ha ordinato?»
«Nessuno. È stata una nostra idea.»
«Io non ero favorevole» aggiunse Marcus.
Hans lo guardò per un istante e poi tornò a concentrarsi su di lui. «Sapete quanto questa operazione sia delicata. Ci sono voluti anni per pianificarla, per riuscire a rintracciare tutti gli elementi essenziali. Sono stati fatti dei sacrifici e voi stavate per mandare tutto in fumo nel giro di un pomeriggio.»
Nessuno di loro fiatò, anche se Jonathan dovette mordersi la lingua per rimanere zitto.
Hans tornò alla scrivania. «Siete confinati all’istituto per due settimane. Frequenterete le lezioni e gli allenamenti, pranzerete e cenerete. Dopodiché  tornerete nelle vostre stanze e non uscirete fino alla prima ora di lezione del giorno successivo. Mi sono spiegato?»
«Signorsì» risposero tutti in coro.
«Sia chiaro che questa è la prima e unica volta che passo sopra un comportamento del genere.» Fece un cenno con la testa a Clara. «Se accadrà di nuovo, ne pagherete le conseguenze.»
Clara si spostò verso la porta e l’aprì. «Andiamo» ordinò.
Li precedette e loro uscirono dall’ufficio senza replicare. Li guidò lungo il corridoio, conducendoli all’interno di una sala riunioni, si chiuse dentro e si voltò verso di loro. «Sedetevi.»
Erica provò a guardarla con finta innocenza. «Professoressa Cluster, noi…»
«Ho detto: seduti!» ribadì, alzando la voce.
Jonathan afferrò la compagna per un braccio e come gli altri due, presero posto nelle sedie rosse intorno al lungo tavolo.
Clara sbatté violentemente le mani sul tavolo, facendoli sobbalzare. «Vi avevo già sorpresi a interferire in affari che non vi riguardano e vi avevo messo in guardia. E se qualcuno si fosse ferito gravemente? Non apprezzo queste iniziative.»
«Però ci ha inserito lei nella squadra speciale» rispose Jonathan, esaurendo l’ultima stilla di calma. «Ci avete inculcato in testa che la nostra è una missione importante, combattere i demoni è il vero motivo per cui siamo qui. Ci avete negato la nostra vita e adesso che siamo a un passo dalla fine, volete sostituirci con quegli incapaci.»
Clara afferrò i braccioli della sedia girevole su cui era seduto e lo tirò verso di sé. «Ragazzino, non ti permettere mai più di rivolgerti a me in questo modo. E soprattutto non pretendere di sapere cose più grandi di te. Sei ai miei ordini e finché non mi sentirai dire che sei pronto ad affrontare i demoni, non lo farai.» Indietreggiò, si ricompose e li lasciò soli nella sala.
Jonathan scattò in piedi e si scagliò contro Samuele. «È tutta colpa tua. Dovevi attenerti al piano, invece di prendertela con quel Patrick Molina.»
L’altro lo spinse lontano. «Sei tu che hai raccontato tutto a uno dei gemelli. Eri sicuro che la Cluster sarebbe stata fiera di noi, invece è più furiosa del direttore.»
«Ha ragione» s’intromise Marcus. «Seguirti in questa tua idea assurda di metterci in mostra è stato un errore fin da principio. Non contare più su di me, Se vuoi continuare, lo farai da solo.»
«Anche io ho chiuso» disse Samuele, insieme a Marcus se ne andarono all’esterno della stanza, verso le loro stanze.
«Stupidi codardi» li apostrofò Jonathan, mentre scomparivano in corridoio.
«Non preoccuparti, tesoro. Ci sono io con te.» Erica si alzò e gli strinse il braccio destro, baciandolo sulla guancia. «Ho fatto come mi hai detto: ho seguito la professoressa Cluster i giorni scorsi e ho scoperto che la chiave per il nostro successo è nei laboratori sotterranei.»
«Grazie. Sapevo di potermi fidare di te» le sorrise, ritrovando il buon umore. «Useremo gli Alpha per il nostro scopo. Quegli stupidi ci saranno così riconoscenti, che non si accorgeranno di essere le nostre marionette.»     



Continua…

lunedì 22 aprile 2019

Darklight Children - Capitolo 94


CAPITOLO 94
Generatori Psichici



«Eccoci arrivati, questa è la tua classe» disse Kaspar, indicando a Yuri la porta davanti a loro. Accanto era fissata l’etichetta in metallo con riportato “Generatori Psichici”, l’uomo l’aprì e aggiunse: «Buona lezione.»
Yuri diede un ultimo sguardo a Patrick e poi entrò nella stanza, chiudendo la porta dietro di sé.
«Non ho capito in che modo posso assistere ai corsi dei ragazzi» disse all’improvviso Patrick. «Avete un centro di controllo particolare con telecamere a circuito chiuso, o qualcos’altro di quel tipo?»
«No, niente del genere» rispose tranquillo l’altro.
«E come farò a vedere cosa succede?»
«Non puoi. Nessuno è ammesso alle lezioni.»
Patrick si spazientì. «Credevo ci fossimo capiti: ti avevo chiesto espressamente di poter continuare a seguire i ragazzi.»
Kaspar gli sorrise. «Ci deve essere stato un fraintendimento. Tu mi ha domandato di poter essere presente al C.E.N.T.R.O. durante le ore dello stage e infatti sei qui. Non ho mai detto che avresti presenziato ai corsi.»
«Mi prendi in giro?» rispose sporgendosi verso lui infuriato. «Come faccio a sapere cosa sta succedendo a ognuno di loro?»
Kaspar lo prese sotto braccio. «Calmati. Non hai motivo di stare sulla difensiva. Come ho già ripetuto un centinaio di volte, nessuno ha intenzione di fare del male a questi ragazzi.» Continuò poi con un tono più affabile. «Inoltre, pensavo fossi interessato a sapere qualcosa in più su di te.»
«Su di me?» ripeté stupito, liberando il braccio. «Di cosa diavolo parli?»
«Dei tuoi poteri.» Si allontanò da lui di un paio di passi. «Non ti sembra starno che non ci sia nessun corso per “Medium Psichici”?»
Patrick corrugò la fronte. «Intendi veggenti?»
«Preveggenza, Chiaroveggenza, Psicometria, tutte abilità che rientrano in questa categoria.»
Patrick ripercorse con la mente il tragitto lungo tutto il piano, fino alle aule in cui avevano lasciato i singoli ragazzi.  In effetti nessuna riportava il nome menzionato da Kaspar.
«Quindi... cosa stai cercando di dirmi?»
«Non ci sono mezzo demoni con quei poteri» gli rispose. «A esclusione di te.»
«Non sono rinato e non sono un mezzo demone.»
«Come fai a dirlo con certezza? Hai forse recuperato i tuoi ricordi?»
Patrick lo scrutò con attenzione. Non si fidava più di quell’uomo. Era sicuro che non fosse un caso che gli rivolgesse quella domanda proprio nel momento in cui qualcosa era riaffiorato nella sua mente.
«Basta così.»
«Come?» domandò Kaspar confuso.
«Ce ne andiamo. Io e i ragazzi andiamo via dal C.E.N.T.R.O. Ora» ribatté serio Patrick. «Non so a che gioco stai giocando, ma non mi farò manipolare da te, né permetterò che tu faccia lo stesso a loro.»
«A quanto pare ho toccato un nervo scoperto. A ogni modo, puoi andartene quando vuoi» replicò deciso Kaspar. «I ragazzi, però, rimarranno al C.E.N.T.R.O. fino alla fine dell’impegno preso per lo stage.»
«Non ho paura di te. O di chiunque altro stia in questo istituto.» Patrick si accostò minaccioso. «O vai tu a farli uscire dalle aule, oppure andrò personalmente a prenderli uno alla volta.»
«Non hai nessuna autorità. Sono maggiorenni e hanno firmato il permesso di loro spontanea volontà.» Kaspar lo trascinò davanti all’ampia finestra che dava sulla classe in cui si trovava Yuri e lo obbligò a guardare all’interno. «Per di più, come pensi reagiranno se venissero a sapere che per mesi li hai spiati per conto mio?»
Patrick non fu sorpreso da quella minaccia. Cercò Yuri con lo sguardo, si preoccupò di come potevano prenderla, soprattutto Sara. Poi scorse un’altra faccia familiare, qualcuno che in passato aveva riposto fiducia in lui e aveva finito con il deluderlo. Qualcuno a cui aveva promesso la libertà e invece era ancora prigioniero in quel luogo orribile.
Patrick notò gli occhi di Samuele incrociare i suoi.

Yuri venne accolto dal volto poco affabile di una donna dalla pelle grinzosa, con i capelli scuri raccolti in una crocchia sul capo.
Sembra la professoressa McGranitt di Harry Potter pensò squadrandola da capo a piedi. Probabilmente ha più di cento anni.
«Devi essere lo studente esterno. Prendi posto» gli ordinò la donna. «Non amo iniziare le mie lezioni in ritardo.»
Si guardò intorno alla ricerca di un posto libero e alzò gli occhi al cielo, sperando che non tutto il tempo dedicato allo stage si sarebbe svolto in quel modo. Si sedé e osservò gli altri giovani intorno a lui. Erano sette in totale, non era un corso molto frequentato e di sicuro quell’insegnante ne era in parte responsabile.
«Come al solito comincerò con le nozioni di teoria» continuò la donna, voltando le spalle agli studenti e iniziando a scrivere con il gesso alla lavagna. «Dopo, passeremo alla pratica.»
Yuri sbuffò all’idea di dover ripetere quello che aveva appena smesso di fare a scuola, tirò fuori dallo zaino un quaderno a spirale e una penna. Sperava che essendo uno studente esterno, non fosse coinvolto anche in qualche interrogazione.
Sollevò la testa per copiare le nozioni scritte alla lavagna ed ebbe la forte sensazione di essere osservato. Si girò di scatto a destra e notò un ragazzino più giovane di lui che lo fissava. Il modo in cui teneva puntati gli occhi su di lui era un po’ inquietante, ma  cercò di non farci caso.
«Ehi, sono Yuri» gli disse sottovoce.
«Samuele» gli rispose laconico.
Si sforzò di sorridere. «È sempre così noioso questo corso?»
«Ci insegnano a controllare i nostri poteri» rispose seccato. «Anche se stare qui non è piacevole, è nostro dovere imparare a non fare del male alle persone. Ma tu non lo puoi capire.»
«Cosa?»
Senza voltarsi, la professoressa urlò: «Silenzio là dietro!»
Yuri si sporse più in avanti verso il compagno. «Cosa volevi dire?»
«So chi sei» rispose Samuele con disprezzo. «Sei il capo delle guardie di DiKann, sei un servo dei demoni.»
«Come fai a conoscere queste cose?» domandò allibito. «E comunque quello è il passato.»
«Bugiardo. Jonathan mi ha messo in guardia su quelli come te. Vivete di menzogne.»
Yuri gli afferrò il polso. «Non so cosa ti abbia raccontato questo Jonathan, ma noi non siamo più così. Io e miei amici siamo ragazzi diversi. Devi dirmi cosa sai sul nostro passato e come lo hai scoperto.»
Samuele aprì la bocca per ribattere, poi non lo fece. La sua attenzione venne attirata da qualcuno all’esterno della classe. L’espressione sul suo volto mutò tempestivamente: la rabbia prima solo accennata, esplose rendendolo paonazzo e con gli occhi stretti in fessure.
Spire di energia elettrica giallognola iniziarono ad attraversare le sue braccia e si diffusero per il suo corpo. Yuri ritrasse la mano come se avesse preso la scossa.
La luce al neon del soffitto iniziò a crepitare, richiamando gli sguardi di tutti e obbligando la professoressa a girarsi.
Lei lo fissò indignata, ma con un velo di timore. «Samuele, smettila!» gli gridò.
Yuri scattò in piedi. «Che cosa ti prende?»
Una voce risuonò nella sua testa, mettendolo in guardia: Allontanati, papà!
Samuele si alzò dalla sedia, le lampade si fulminarono con uno scoppio e l’energia elettrica rilasciata, si radunò nelle sue mani e la indirizzò verso il vetro, infrangendolo con un fragore violento.
Anche se confuso, Yuri riuscì a buttarsi indietro, scansando i frammenti appena in tempo. Ritrovandosi seduto sul pavimento, fu investito dalle urla di terrore dei presenti, cercò di rimettersi in piedi e notò Patrick e Kaspar a terra all’esterno dell’aula, oltre a ciò che rimaneva della finestra.
«È così che difendi le persone?» domandò.
Samuele si girò verso di lui. «Stai zitto.»
«No. Vieni a farmi la lezione su chi è pericoloso, ma sei tu che hai appena aggredito degli innocenti.»
«Quell’uomo non è innocente» replicò furioso Samuele. «Non sai cosa mi ha fatto. O forse… sì. E sei in combutta con lui!»
Yuri creò lingue di fuoco dai palmi delle mani. «Stai calmo. Non voglio farti del male.»
«Nessuno me ne farà più.» Strinse i pugni e l’energia elettrica vorticò  nuovamente intorno alle braccia. Avanzò pronto a colpire e poi si arrestò.
Sudando freddo, Yuri lo guardò negli occhi. Erano vacui, come se il suo corpo si trovasse lì, ma la sua mente fosse da un’altra parte. «Samuele. Samuele» lo chiamò.
«Stai tranquillo. Sta bene, ma l’ho sedato psichicamente.»
Un uomo entrò dall’apertura creatasi dalla rottura della finestra, camminò sicuro in mezzo ai banchi spostati e alle sedie ribaltate. «Sei ferito?»
Yuri lo scrutò in volto diffidente. «Non mi sono fatto niente.»
«Direttore Strom… sono mortificata…» tentò di scusarsi la professoressa.
«Non si preoccupi. Devo chiederle di interrompere la lezione e accompagnare gli studenti in infermeria.» Mise poi un braccio intorno alle spalle di Samuele e lo spinse gentilmente verso la porta. Girò il volto e disse: «Vieni con noi.»
Confuso, lo seguì fino fuori dall’aula e in corridoio trovò Sara e Sabrina che lo guardavano ansiose, mentre Kaspar aiutava Patrick a rimettersi in piedi.
«Stai bene. Grazie al cielo.» Sabrina gli buttò le braccia al collo.
«È tutto a posto» rispose, accarezzandole i capelli biondo miele.
In lontananza, dal fondo del corridoio, vide arrivare Naoko di corsa. «Cosa è successo?» domandò.
Il direttore Strom scortò Samuele, ancora con l’espressione ebete dipinta sul volto, in mezzo a loro. «Lo vorrei sapere anche io.»  

I sei ragazzi si ritrovarono insieme nel salottino all’entrata, radunati in cerchio davanti a uno dei due divani.
«Ero certo al cento per cento che ci avrebbero teso un agguato» disse Davide.
Sabrina gli stringeva la mano, e Yuri capì che era ancora scossa.
«Per fortuna nessuno di noi si è fatto male» rispose Naoko.
«Solo perché Leonardo mi ha avvertito in tempo» replicò Sara. «E comunque Patrick aveva diversi tagli.»
«Dove si trova adesso?» domandò Leonardo.
«In infermeria con Kaspar. Lo stanno medicando» spiegò Naoko.
Yuri la fissò incuriosito. «Come sapevi cosa volevano farmi?»
«Mi ha messo in guardia Marcus, il ragazzo che comanda i pipistrelli.»
«A me invece, Jonathan l’illusionista ha rivelato il suo piano mentre mi teneva occupato con il suo potere» raccontò Leonardo.
«Il loro piano» lo corresse Davide. «Erica, la ragazza che ha bloccato me, lo ha fatto perché non potessi aiutarvi.»
«Anche Samuele doveva essere d’accordo» concluse Yuri. «Ha detto che Jonathan lo aveva avvisato sul nostro conto.»
«Però non sono tutti contro di noi» intervenne Naoko.
Sabrina li fissò. «Anche il direttore è venuto in nostro aiuto appena ha saputo del loro piano. Alla fine… di chi possiamo fidarci?»
Nessuno rispose. Yuri si era fatto l’idea che non dovessero credere a nessuno lì dentro. Però c’era un particolare che lo frenava. Qualcosa che doveva condividere solo con Sabrina.
Kaspar e Patrick, con le mani coperte da bende e cerotti, li raggiunsero in quel momento.
«Sono solo ferite superficiali, niente di grave» disse prontamente Patrick, notando i loro volti allarmati.
«Sono molto dispiaciuto per quanto è accaduto. Nessun membro dello staff ne era al corrente. Vi porgo ancora le mie scuse.» Kaspar era serio, posò poi una mano sulla spalla di Leonardo. «Ho annullato la falla nell’incantesimo della memoria. D’ora in poi non dovrai più temere che qualcuno si dimentichi di te.»
«Nessun altro trucco?» domandò Davide poco convinto.
«Avete la mia parola» rispose Kaspar. «Andate, vi ho trattenuto già abbastanza. Ci rivediamo giovedì.»
Patrick lo guardò dritto negli occhi «E questa volta senza trappole.» Si voltò e camminò diretto verso la porta.
Tutti loro lo seguirono rapidamente, raggiungendo l’esterno ancora una volta in formazione compatta come quando erano arrivati.
Nel cortile del C.E.N.T.R.O. Yuri trattenne Sabrina, obbligandola a distanziare gli altri.
«Cosa c’è?» gli domando lei.
«Nostro figlio. L’ho sentito, mi ha aiutato a non ferirmi» le sussurrò. «Sono sicuro che sia da qualche parte lì dentro.»
Sabrina si girò indietro a guardare la facciata dall’edificio. «Molto bene. Allora rivolteremo questo posto da cima a fondo, finché non lo avremo trovato.»
                                       
                                                    Continua…