lunedì 16 luglio 2018

Darklight Children - Capitolo 76


CAPITOLO 76

Condividiamo luce e oscurità

 
Sara rimase paralizzata a fissarlo. Si chiese se l’energia del medaglione le avesse dato alla testa, o forse era colpa dei suoi poteri mentali: si era spinta troppo in là e ora aveva perso il contatto con la realtà.
Suo fratello non poteva essere vivo.
«Che ci fai tu qui?» gridò Carovus. «Nessun umano può penetrare la barriera.»
«Fatti gli affari tuoi faccia da lucertola. E per la cronaca sono stati troppo gentili nel descriverti: sei più brutto di quanto mi avessero detto» replicò Leonardo. Si voltò poi a guardarla. «Sara, è tutto reale. Non sono morto. Non lo sono mai stato. Ferma questa stupidaggine!»
Sara si portò le mani alle tempie. Stava impazzendo. Perfino la sua voce era uguale e il suo modo di fare battute per nascondere la paura. Era lui. Leonardo era tornato.
Carovus si girò di scatto e le urlò: «Non farti confondere, Principessa. È un trucco dei tuoi cosiddetti amici. Non è veramente chi dice di essere.»
«Sei parecchio testardo per essere uscito da una palude» rispose Leonardo. «Sono suo fratello.»
Sara mosse un passo dopo l’altro con estrema cautela. Avanzò insicura e stordita fino a raggiungere Leonardo. Alzò una mano per accarezzargli una guancia, ma le sue dita attraversarono la pelle, come se fosse un’immagine finta, come se fosse un fantasma...
«No!» Aarretrò disgustata. La sorpresa si tramutò in rabbia. «Come osate prendervi gioco di me in questo modo» gridò. «Usare mio fratello in questo modo… infangare la sua memoria!»
«Sara, calmati. Ti stai sbagliando» le rispose il ragazzo.
«Stai zitto!» sbraitò. In preda alla furia, Immaginò lame affilate e gli lanciò contro una scarica di energia mentale.
Leonardo parve vederla arrivare in anticipo e si scostò per evitare il colpo. «Smettila e ascoltami: non sono morto veramente. Ho sviluppato anche io il mio potere originario. Sayka aveva facoltà psichiche, mentre Lucen poteva usare la proiezione astrale. Ed è questa la forma con cui sono riuscito a entrare.»
Ancora una volta, Sara si sentì confusa. Nei suoi ricordi riaffiorò qualcosa, nel passato la se stessa demoniaca aveva combattuto spesso con l’alter ego di suo fratello e lui poteva separare la sua essenza dal corpo.
«Non dargli retta. Sono i tuoi ex-compagni a parlare per lui.» Carovus si mosse guardingo, per insinuarsi tra di loro. «Stanno provando a confonderti, temono il tuo potere e vogliono sfruttare il tuo defunto fratello per fermarti.»
«Sei davvero fastidioso! Avanti sorellina, non puoi davvero credere a questa patetica imitazione di Lizard» disse Leonardo.
Sara lo guardò speranzosa. C’era un riferimento a un fumetto in quella frase, non sapeva bene quale, ma era sicura che c’entravano i super-eroi. I suoi ex-amici non potevano impegnarsi al punto di cogliere quei particolari. Però l’avevano già manipolata in passato, come poteva fidarsi?  
«So cosa ti è successo» continuò lui. «Il tradimento di Yuri, la gravidanza di Sabrina… so quanto tutte le delusioni possono averti fatto arrabbiare, ma questa non sei tu.»
«Come fai a dirlo? Come puoi sapere chi sono?» domandò Sara. Lei stessa non riusciva più a essere certa della sua identità.
«Perché nessuno ti conosce bene quanto me.» Leonardo le sorrise. «Anche se hai sempre rifiutato sentirmelo ripetere, tra noi c’è un legame speciale, ancora prima di scoprire di avere dei poteri. Per questo motivo riuscivo a materializzarmi nel magazzino solo quando eri tu a pensarmi. Il tuo affetto e il tuo desiderio di rivedermi erano la mia fonte di energia. Mi permettevi di ritrovare la strada.»
Sara lo fissò per qualche secondo senza fiatare. Era un’informazione che Leonardo non conosceva, nessuno sapeva che lo aveva visto. E anche quel suo discorso melenso… era proprio il genere di sentimentalismo che solo il suo stupido adorato fratellino sapeva tirar fuori nei momenti di crisi.
«Fanno leva sulle tue debolezze» intervenne Carovus. «Tuo padre DiKann mi ha messo in guardia sugli stratagemmi dell’Ordine, la stessa organizzazione che vi ha spiati e portati alla rovina.»
Sara arretrò tenendosi la testa tare l mani. Era di nuovo confusa. La spiegazione della proiezione astrale aveva senso: poteva essersene ricordato quando il potere si era risvegliato; però era anche possibile che gli altri lo avessero letto dal Registro dell’Ordine che lo riguardava e stessero sfruttando quella scoperta contro di lei. Qual’era la verità? A chi doveva credere?
«Vorrei che fosse vero» disse con voce tremante. «Ma non so più di chi posso fidarmi…»
«Fidati di te stessa. Dei tuoi sentimenti Se fossi morto, davvero morto, lo avresti sentito. Una parte di te, sarebbe scomparsa per sempre.» Leonardo allungò il braccio e aprì la mano, offrendole il palmo. «Quando sei stata rapita e ti hanno aggredita, io ho avuto la certezza che fossi in  pericolo. Te lo ricordi? Il nostro legame, forse un po’ soprannaturale, ma comunque la forza della nostra unione.»
Sara cadde sulle ginocchia. L’ultima rivelazione scacciò ogni dubbio. Non era pazza, chi aveva di fronte non era un’imitazione di Leonardo. Era suo fratello ed era tornato da una morte illusoria. I suoi occhi si riempirono di lacrime e istintivamente si coprì il volto per non farlo vedere.  
Carovus balzò in avanti e con rapidità si avventò contro Leonardo.
«Ehi!» urlò il ragazzo.
Sara scostò le mani. Seppur colto di sorpresa, il fratello schivò gli artigli del nemico.
Il demone non rallentò il suo attacco spasmodico. «Maledetto falso spettro, non rovinerai il mio trionfo, non ti permetterò di intralciare la mia ascesa al fianco del Re DiKann» disse Carovus, mostrando le zanne e fendendo senza sosta l’aria con le mani artigliate per colpire il nemico. «A quanto pare sei realmente quel dannato ragazzino! Avresti dovuto rimanere morto! Anzi, avrei dovuto eliminarti io quando ne ho avuto l’occasione.»
«Ma di che parli? Non ti ho mai visto prima» rispose Leonardo, indietreggiando incerto.
«Non con questo corpo. Quella notte ero umano e tu sei comparso all’improvviso, come oggi. Mi hai inviato nel Primo Inferno, volevi punirmi per aver aggredito tua sorella e invece mi hai fatto un favore. Ricambierò il favore dandoti una morte rapida e definitiva.»
Leonardo scattò di lato e Sara lo vide guizzare come un lampo di luce: con quel unico movimento, arrivò al suo fianco.
La guardò aggrottando la fronte. «Hai visto chi hai come alleato? Qualunque cosa ti abbia promesso non puoi fidarti ora che sai chi è. Apri gli occhi: sei stata usata, ma sei ancora in tempo per rimediare.»
Sara fissò Carovus mentre si girava nella loro direzione. Aveva ragione. Si era fidata di quel demone solo perché l’aveva detto il padre demoniaco e per tutto il tempo aveva avuto al fianco il suo assalitore. La prospettiva di aprire il Sigillo e riunirsi a DiKann, non le sembravano più una buona idea.
«Ora basta» ordinò. «Sparisci dalla mia vis…»
Non riuscì a terminare la frase. Carovus corse in avanti a quattro zampe e poi con gli artigli della mano destra, squarciò la figura evanescente di Leonardo.
Rimase allibita a fissare lo spazio vuoto dove prima si trovava.
«Cosa hai fatto?» urlò. Non poteva accadere ancora. Non poteva perderlo una seconda volta.
«Quello che era necessario. L’ho eliminato» rispose Carovus. «È per il tuo bene, mia principessa. Mi ringrazierai quando ti troverai al cospetto di DiKann e capirai che ti ho impedito di fare la scelta sbagliata.»
«Sei morto» sibilò Sara. Il suo amato fratello le era stato strappato un’altra volta e non poteva accettarlo, tanto meno perdonare il colpevole.« Quando mi hai aggredita su quel prato ero indifesa. Da quella notte tu sei rimasto lo stesso mostro, ma io ora sono più forte.»  
Carovus perse la sua baldanza e il terrore invase i suoi occhi.
Sara allargò le braccia, concentrò ogni forza nella testa e lasciò che la mente liberasse tutto ciò che provava: odio, dolore, disperazione, vendetta.
«Ferma… hai bisogno di me…» mugolò. Si strinse la testa e inarcò la schiena. Sangue violaceo gli scorse dalle orecchie.
«Non ho mai avuto bisogno di te.» Sara spinse i suoi sentimenti come fossero un’arma e il colpo psichico si abbatté sul demone. «Non farai più del male a nessuno!»
Carovus cadde sulla schiena contro il pavimento. Emise un ultimo latrato di dolore e il suo sguardo si spense. Rimase immobile steso, la bocca spalancata, gli occhi sbarrati e senza vita.
Sara ansimò per lo sforzo. Trattenne i singhiozzi e si fece avanti. 
«Leonardo» urlò, scavalcando il cadavere. Si guardò intorno tremando. «Ti prego, Non lasciarmi di nuovo.»
Un fascio di luce azzurra apparve davanti a lei e prese la forma del corpo di un ragazzo.
«Credevo avessi capito che non è così facile sbarazzarsi di me.»
D’istinto si sporse in avnti epr buttargli le barccia al collo, ma poi ricordo che non poteva toccarlo. «Sciusa…  Ho avuto paura che fossi morto… ancora.»
«Ho solo dovuto “assentarmi” momentaneamente» rispose sorridendo. «È un trucco che ho imparato nei mesi da fantasma. Devo ancora perfezionarmi.»
Guardandolo di fronte a sé sano e salvo, Sara non riuscì a trattenere le lacrime. Finalmente si sentiva serena, la solitudine e il senso di vuoto erano spariti di colpo.
La pelle sotto il collo le bruciò e una forma sferica rossa si fece strada verso la sua carne. Il medaglione di DiKann fuoriuscì dal suo corpo e cadde per terra, infrangendosi in quattro pezzi.
«Cos’è quell’affare?»
«Era il Catalizzatore per risvegliare i demoni» rispose, asciugandosi con il dorso della mano sinistra le lacrime e massaggiandosi con la destra il collo e il petto. «Credo che rifiutandomi di eseguire gli ordini del demone, il mio fisico lo abbia espulso.»
Solo a quel punto ricordò l’altra funzione dell’oggetto. Si voltò di scatto e una nutrita fila di spettri dalla carnagione grigia li circondò all’istante, confermando i suoi timori.
«Stupida! Hai davvero creduto di esserti liberata di noi?» la derise il solito ragazzino.
«Sei stata astuta a ricorrere al potere di tuo padre per mettere a tacere la tua coscienza» disse la donna che aveva già incontrato in camera sua. «Hai fatto male a disfarti del tuo medaglione. Ci hai zittiti per poche ore e ora abbiamo l’eternità per farti scontare le tue colpe.»
«No! No!» gridò Sara in preda al panico «Vi prego… vi prego…»
«Sara, che sta succedendo?» domandò Leonardo. «Chi sono questi… tizi?»
Lei lo scrutò allibita. «Tu riesci a vederli?»
«Sì e credo che abbiano urgente bisogno di un check-up medico.»
La moltitudine di spettri grigi posò lo sguardo su suo fratello e parvero sorpresi quanto lei che fosse in grado di scorgerli.
«Sono gli spiriti delle vittime di Sayka» gli spiegò. «Mi perseguitano per ciò che ho fatto nell’altra vita.»
«Quindi è anche per questo che hai accettato di assecondare DiKann?»
«Non avevo scelta. Hanno giurato di tormentarmi per ricordarmi le mie colpe.» Sara arretrò, mentre sentiva il senso di oppressione stringersi intorno alla gola. «La vera punizione è avere a che fare con loro, non essere rinata come tua gemella.»
«Hai ragione e forse è questo il vero significato di ciò che ha fatto l’Ordine. Siamo rinati per essere legati, non devi più portare questo peso da sola.»
«Cosa vuoi dire?»
«Le tue azioni nel passato potevano essere sopportate da Sayka perché era stata cresciuta come un demone, ma tu sei un essere umano e il senso di colpa ti schiaccia. Ma se mi prendo una parte del tuo fardello, non ti accorgerai più di portarlo.»
«Non permetteremo che accada!» sbraitò una voce nel gruppo di spiriti.
«Voi non potete scegliere» ribatté serio Leonardo.
«Sei certo? Come riusciremo a farlo?» domandò Sara.
«Stupidi! Nessuno può cancellare le proprie colpe!» disse un altro spettro. «Non riuscirete mai a scacciarci.»
Leonardo lo ignorò e tornò a fissarla. «Fidati di me. Se ci credi, ci riusciremo.»
Lei ricambiò il suo sguardo pensierosa. «E se fosse troppo da sopportare? Non voglio che tu soffra a causa mia.»
«Quando siamo insieme, non c’è niente che possa spaventarmi.»
Leonardo posò il palmo della mano sinistra quasi sul dorso della destra della sua, illuminandola di luce azzurra. Sara vide davanti agli occhi delle parole. Una formula nacque nella sua mente. Senza timore la recitò: «Da uno a due in un tutt’uno. La colpa tua per metà sia mia, senza ostacolo alcuno!»
Nel pronunciarla, udì la voce di Leonardo ripetere quella frase insieme a lei, le stesse identiche parole.
Gli spiriti urlarono e si dimenarono, mentre le loro sagome si disgregavano per poi fondersi in una gigantesca nuvola di fumo grigio. Quell’ammasso vorticò su se stesso e poi si abbatté su di loro, dissipandosi alle loro spalle.
Lei e il fratello chiusero gli occhi. Sara sentì un legame fisico con lui. Sapeva che come lei provò un breve brivido; poi nausea per via dall’odore della terra marcia mischiato a carne morta; infine un lieve senso di sollievo. Riaprirono gli occhi, entrambi nello stesso momento.
«Sono scomparsi» notò Sara. «Eppure sento che non se ne sono andati.»
«Saranno sempre con noi» rispose Leonardo. «I loro volti si stanno diffondendo nella mia memoria. Finché li ricorderemo e proveremo rimorso per la loro morte, non ci tormenteranno.»
«Vuol dire che è tutto finito?»
«In un certo senso sì, finalmente è finita.»
Urla e versi disumani li raggiunsero dall’esterno. La porta venne scossa da colpi violenti e la polvere scivolò dai muri circostanti, cadendo sul pavimento.
Fuori era ancora in corso una battaglia contro i demoni.

 

                                                  Continua…

lunedì 2 luglio 2018

Darklight Children - Capitolo 75


CAPITOLO 75

La luce sul sentiero oscuro

 
Il Portale Mistico era diventato irriconoscibile. Sara riusciva a percepire con il potere della mente come apparisse all’esterno pur restando all’interno.
Dai muri spuntavano radici e rovi con spine simili ad aculei. Il tetto era crollato, distruggendo il piano superiore e ora l’unico spazio era costituito dal magazzino sotterraneo. L’edificio tozzo e basso, appariva come una goffa rappresentazione di  un gigantesco porcospino.
Circondata dai fusti delle radici, da rimasugli di calcinacci e macerie, frammenti di legno e pezzi di articoli un tempo in vendita, e seduta a gambe incrociate Sara scrutò il Sigillo in pietra davanti a sé.
I demoni che avevano fatto irruzione con lei si erano sparpagliati nel perimetro deformato del negozio, attirati dai veri oggetti mistici che ormai erano stati portati in superficie. Solo Carovus rimaneva calmo in piedi alle sue spalle, osservandola impettito con le braccia dietro la schiena.
«Libera la mente. Lascia che il medaglione di tuo padre ti guidi» le disse, con il tono dell’istruttore che sprona il suo allievo. «Scova in questa città i cuccioli di demone e aiutali a nascere.»
Sara riuscì a vedere con gli occhi della mente a chilometri di distanza e mentre scandagliava ogni zona, avvertì il medaglione circolare bruciare sotto la pelle. Potenziava le sue capacità e l’aiutava  focalizzarsi sui suoi obbiettivi, ma non le risultò comunque faticoso svolgere quell’azione. Era come se lo avesse fatto da sempre e ricordò che nel suo lontano passato era stato così.
Udì sibili e fremiti come di insetti, ma a un volume decisamente alto. Una piccola parte di lei provò un impeto di orrore e rifiuto, ma passò velocemente. La soddisfazione di aver compiuto correttamente il compito, la conquistò totalmente.
Svegliatevi! Prendete possesso del corpo che vi ospita ordinò con la voce della sua mente. Sayka, Principessa del Primo Inferno, vi richiama!
Ancora una volta, percepì il calore del Catalizzatore sotto la carne, emanò una luce cremisi che si espanse per tutto il locale, superò le pareti e si diffuse all’esterno, illuminando la notte scura.

«È stata una buona idea andare a comunicare noi le volontà dei ragazzi al posto loro» disse Angelo, mentre percorreva il corridoio del C.E.N.T.R.O. che portava all’ufficio di Kaspar De Santi.
Al suo fianco, Patrick lo fissò scettico. «Sono troppo coinvolti emotivamente e potrebbero diventare aggressivi senza motivo. Anzi, vorrei che rimanessi in silenzio anche tu.»
Angelo sorrise. «Cambierai idea.»
«Perché sei tanto diffidente nei confronti di Kaspar? Ammetto che ha tenuto dei segreti, ma mi ha aiutato e fino a ora ha fatto lo stesso con i ragazzi.»
Angelo capiva le buone intenzioni dell’altro, ma era un ingenuo se credeva alla buona fede di De Santi. E lui lo sapeva per esperienza. «Non è un benefattore. Ha sempre un secondo fine.»
«Come fai a esserne tanto sicuro?»
«Lo conosco da abbastanza tempo.»
Angelo bussò alla porta davanti a sé e dall’interno la voce di Kaspar li invitò a entrare. Si fermarono a pochi passi dalla scrivania e De Santi li guardò perplesso. «C’è qualche problema? Posso esservi utile?»
«Siamo venuti a salutarti» rispose Patrick. «Ti ringraziamo per tutto quello che hai fatto per Sabrina e anche per Leonardo, ma è il momento che ce ne andiamo.»
«I ragazzi vogliono venire con voi?»
Angelo lanciò una fugace occhiata a Patrick come a dire: “Te l’avevo detto”, poi disse: «Sì, sono già pronti all’ingresso.»
Kaspar abbandonò la sedia e si mise in piedi di fronte a loro. «Posso sapere la ragione di tanta urgenza?»
«Sara sta distruggendo il mio negozio» replicò Angelo. Voleva metterlo alla prova, mostrare a Patrick con chi avessero davvero a che fare. «Sta provando a spezzare il Sigillo e liberare suo padre DiKann.»
«Se avete bisogno di aiuto, dovete solo chiederlo» ribatté pacato Kaspar. «Alcuni degli ospiti del C.E.N.T.R.O. sono già preparati per affrontare situazioni di questo genere.»
«Ti ringrazio, ma non è necessario» lo precedette Patrick. «Per i ragazzi è una questione personale. Sara è la sorella di Leonardo e una loro amica, vogliono farcela con le loro forze e credo che sia necessario per aiutarli a chiudere definitivamente i conti con il passato. Sono certo che anche l’ispettore Fulvio Marchi vorrebbe che i suoi nipoti ce la facessero da soli.»
Kaspar sorrise. «Come preferite, allora posso solo augurarvi buona fortuna. E ricordatevi che le porte del C.E.N.T.R.O. sono sempre aperte per voi.»
Angelo rimase a fissarlo interdetto. Non si aspettava tanta gentilezza, né che fosse così ben disposto a farli andare via dopo quello che gli aveva rivelato. C’era sotto qualcosa, ma non aveva tempo di indagare. Girò sui tacchi e si avviò fuori dall’ufficio con Patrick al seguito.
A metà corridoio gli disse: «A quanto pare ti sbagliavi. Non ci ha ostacolato, si è perfino offerto di aiutarci. Forse dovresti rivedere la tua opinione su di lui e su questo posto.»
Non aveva voglia di affrontare quella discussione, così tagliò corto. «Credimi, sono sicuro di non potermi fidare di Kaspar. Temo che sarai tu a doverti ricredere.»

Arrivarono in prossimità dell’ex-negozio a bordo delle auto di Yuri e Angelo, dal finestrino del mezzo di quest’ultimo Leonardo osservò atterrito la trasformazione della costruzione. Aprì la portiera posteriore e uscì all’aperto. La luce fioca dei lampioni rendeva l’aspetto dell’edifico accartocciato e sformato ancora più raccapricciante e grottesco.
«È peggio di quando ce ne siamo andati» disse Naoko, scendendo dall’auto di Yuri.
Angelo chiuse la portiera del guidatore del suo mezzo e guardò accigliato la situazione. «Ha portato il Sigillo in superficie e tra poco questo posto sarà pieno di demoni. Ormai manca pochissimo al sacrificio.»
«E noi non abbiamo ancora un paino» fece notare Sabrina, posizionandosi accanto a Yuri, sceso a  sua volta dall’automobile.
Dopo aver fatto il giro del mezzo e superato Patrick, Davide si diresse verso la porta, che era stata risistemata nel nuovo ingresso creatosi dopo la “ristrutturazione” da Sara. «Non ci serve un piano. Entriamo e le facciamo vedere che suo fratello è ancora vivo.» Mise la mano destra sulla maniglia e una scarica elettrica lo sbalzò all’indietro, facendolo atterrare ai piedi dei compagni.
«Che diavolo è stato?» chiese Yuri, mentre con Patrick si piegava per aiutare l’amico a rialzarsi.
«Un campo mistico» rispose Angelo. «Sara l’ha usato per ricoprire tutta la struttura e tenere alla larga noi e qualsiasi altro essere umano.»
«Quindi nessuno può entrare» concluse Patrick.
«Io posso» replicò Leonardo. «Posso teletrasportarmi.»
Naoko scosse la testa. «No, è come quando sei rimasto bloccato nel campo di forza di Davide a scuola. La barriera inibisce il tuo potere.»
«Allora, userò la proiezione astrale.»
Yuri si voltò a guardarlo preoccupato. «Non sarebbe più sicuro se restassimo uniti?»
Sabrina annuì. «Ti ho già detto che dentro troverai esseri pericolosi e non possiamo rischiare di perd...»
«Andrà tutto bene» la interruppe lui. «Se dovesse ferire la mia proiezione, il mio corpo è qui fuori con voi, non sparirò chissà dove e non dovrete andare a cercarmi. Inoltre, potrete richiamarmi in caso di guai.»
Gli altri lo guardarono non del tutto convinti. Sembravano sicuri che fosse una missione suicida. Invece Leonardo era certo che fosse la soluzione migliore, l’unica per cercare di contenere i danni che erano già parecchi e risolvere tutto nel minor tempo.
«Siamo tutti d’accordo che sono l’unica possibilità di farla ragionare» ribadì. «So che mi darà ascolto e forse riuscirò anche a impedire che inizi a sacrificare i demoni.» 
«Ha ragione» disse Angelo. Era serio e con le braccia incrociate sul petto, sembrava stesse valutando mentalmente i pro e i contro. «Strategicamente, è il nostro asso nella manica. Sara non si aspetta di trovarselo davanti agli occhi.»
Patrick gli mise la mano destra sulla spalla. «Va bene, vai. Ma se la situazione diventa troppo pericolosa, torna da noi. Troveremo un altro modo.»
Leonardo annuì. Chiuse gli occhi e si concentrò sull’idea di rimanere lì fuori a proteggere i suoi amici e sull’idea di salvare sua sorella. Si sentì trascinare verso l’alto e prima che un bagliore azzurro offuscasse il suo sguardo, intravide il suo corpo che si accasciava al suolo con i compagni intorno.

Sara non sapeva se era per merito del medaglione o dei suoi poteri mentali, ma i simboli sulle pagine del Ritus – che le erano sembrati degli scarabocchi quando li aveva visti per la prima volta – ora erano chiari e comprensibili.
Prese a recitare le frasi che leggeva, intonando l’incantesimo perché avesse effetto il prima possibile. Il richiamo mentale era servito a far schiudere le uova e risvegliare i demoni, lo aveva percepito come se si fosse trovata accanto a ognuno di loro nel momento in cui accadeva, ma per guidarli fino al luogo del Sigillo, serviva l’aiuto di una magia più potente.
«Bravissima principessa» si congratulò Carovus. «Sta già cominciando a funzionare.»
Sara alzò gli occhi dal volume e notò che i demoni che avevano girovagato nella stanza, camminavano in fila barcollando verso il Sigillo.
Uno dopo l’altro, si posizionarono tutti e sei intono alla forma circolare e si tagliarono la gola con un colpo netto degli artigli. Caddero a terra e il sangue violaceo che usciva dalle ferite si riversò sulla pietra.
Il simbolo a forma di teschio con corna e serpenti prese a pulsare come un cuore e la lieve spaccatura, già presente per via del rituale a cui  era stata sottoposta con suo fratello, riprese lentamente a infrangere il disegno.
«Ci siamo!» esultò, chiudendo il Ritus. «L’apertura ha inizio.»
Sia lei che Carovus gongolarono all’idea che tra non molto tutti i demoni della città avrebbero fatto la stessa fine.
«A differenza di quanto mi hanno detto, non è cambiato niente.» disse una voce alle loro spalle.
Carovus si girò di scatto.
Sara restò di sasso. Conosceva quella voce, ma non era possibile che si trovasse lì con lei. Lasciò cadere per terra il libro, muovendosi quasi a rallentatore. Non riuscì a credere ai suoi occhi. 
Leonardo avanzò con le braccia incrociate. «A quanto pare, devo sempre venire a sistemare i tuoi casini, sorellina.»

 
Continua…

lunedì 18 giugno 2018

Darklight Children - Capitolo 74


CAPITOLO 74

Dolore e gioia

 

Sabrina aprì gli occhi e fu invasa da una spiacevole sensazione. Il suo corpo era affaticato e sentiva un opprimente senso di vuoto. Sbatté le palpebre e la parete grigio sbiadito del soffitto che fissava aumentò la sua angoscia. Si girò faticosamente sul lato opposto e scorse Yuri addormentato su una sedia a pochi passi da letto su cui era distesa.
Il ricordo degli ultimi avvenimenti riemerse nella sua mente in un colpo solo. Sabrina cercò di mettersi a sedere, il camice da ospedale le strusciò addosso, si puntellò con il gomito sinistro e passò la mano destra sul ventre. Sfiorandolo sopra il tessuto raggrinzito, non percepì nulla e trasalì.
Yuri spalancò gli occhi, come se quel minuscolo suono fosse bastato a destarlo, alzò il capo e i loro sguardi si incontrarono. «Ciao. Come ti senti?»
«Stanca» rispose sinceramente. «E strana. Come è andata l’operazione? Dov’è il bambino?»
Yurì s’incupì. Si alzò per sistemarle il cuscino dietro la schiena. «Io… non ho buone notizie. Purtroppo non hanno potuto aiutarti.» Si sedette sul materasso accanto a lei e le pese le mani nelle sue.  «Hanno fatto il possibile, ma il bambino non ce l’ha fatta.»
Sabrina scosse la testa. «No, non è possibile. Il mio bambino è forte. Hai visto anche tu cosa è stato in grado di fare.» Ascoltando la sua voce, le sue parole, si rese conto di stare cercando di convincere se stessa di una verità che non era reale. Lo aveva avvertito appena sveglia. La vita che era sbocciata senza preavviso in lei, se ne era andata. Allontanò le mani dal ragazzo e abbassò la testa. «Il mio corpo. Non sono stata in grado di farlo vivere…»
Le lacrime le scesero sulle guance e caddero sul lenzuolo.
«Non è colpa tua. Non era una gravidanza normale» disse Yuri abbracciandola.
Sabrina rimase rigida. «Non doveva finire così…»
«Hai ragione. Non dovrebbe mai finire così per nessuna madre e padre» replicò lui. «Purtroppo non è stata una nostra scelta, questo bambino era speciale e nonostante il tuo amore… e il mio… lui, o lei, non è riuscito a  conoscerci.»
Con la nuca contro la sua spalla, Sabrina lo sentì singhiozzare. Si scostò e gli prese il volto tra le mani. Nei suoi occhi lesse il suo stesso dolore, la medesima sensazione di perdita incolmabile.
«Mi dispiace, dovrei essere quello forte, dovrei… non so, dire o fare qualunque cosa per farti stare meglio. E invece…» le disse, sforzandosi di ricomporsi.
«Non avevo capito ti importasse tanto di nostro figlio» replicò, sentendo nuove lacrime correrle lungo le gote. «Scusami se ti ho tenuto all’oscuro fin dall’inizio.»
«Non devi scusarti di nulla. Piuttosto io devo farmi perdonare: ti ho detto delle cose orribili, ma la verità è che ti amo, non per chi eravamo, ma per chi siamo. Ma ho dovuto perdere un figlio per rendermene conto. Sono un coglione.»
Sabrina lo strinse a sé. «Non lo sei. Siamo semplicemente dei ragazzi.»
Rimasero uniti in quell’abbraccio consolatorio per qualche minuto, dando sfogo al dolore con lacrime e singhiozzi, ma con la consapevolezza che nonostante la loro perdita, si erano finalmente trovati. 
Sabrina si scostò lentamente. «Io… però devo chiedertelo: non provi più niente per Sara?»
«Una parte di me l’amerà sempre, ma è come un ricordo» rispose Yuri. «Credo che anche lei lo avesse capito, ma soffriva per suo fratello e ha reagito dando il peggio di sé. Abbiamo già avuto la nostra occasione e non ha funzionato.»
Sabrina lo fissò. Era disorientata: si sentiva triste, ma anche felice. «Non so cosa dire» ammise.
Yuri sorrise e la baciò sulle labbra. Poi si staccò gentilmente. «Non c’è niente altro da dire.»
Sabrina annuì. «Nostro figlio è comunque riuscito a riunirci. E lo ricorderemo per sempre.»
«Per sempre» ripeté Yuri.
Sabrina si asciugò le ultime lacrime con un lembo del lenzuolo e disse: «Dove sono gli altri? Dobbiamo ancora risolvere il problema al Portale Mistico. O qualunque cosa sia diventato adesso.»
Yuri si alzò. «A questo proposito ho delle novità da darti e sono sicuro che ti faranno piacere.» Andò verso la porta della camera l’aprì e spostandosi di lato, fece cenno a qualcuno di entrare.
Sabrina si sporse sul bordo del letto e quasi cascò quando vide chi stava entrando.
Seduto su una carrozzella, spinta da Davide, con indosso un camice come il suo e un paio di pantaloni di una tuta, Leonardo apparve oltre l’uscio. Sollevò la mano destra in segno di saluto e le disse: «Ciao, come va?» 
Sabrina strabuzzò gli occhi, lo fissò incredula e poi buttò all’aria lenzuolo e coperta e uscì dal letto. Camminò insicura verso di lui. «Non è possibile. Sei… sei veramente tu?»
«In carne e ossa. Di nuovo» le rispose.
Lei gli buttò le braccia al collo e lo strinse con tutta la forza che aveva, come se potesse trattarsi di un miraggio che sarebbe sparito da un momento all’altro.
«Non capisco… ti abbiamo visto… e tu eri… ma sei..» farfugliò ancora stordita.
Naoko entrò a sua volta nella camera e Yuri chiuse la porta. Sabrina sciolse la sua presa sull’amico ritrovato, tenendogli però la mano destra.
Davide si schiarì al voce. «Devi ringraziare me. Io ho trovato gli indizi per scoprire che era vivo.»
«Ah, perché io non ho contribuito per niente?» fece Naoko guardandolo di sbieco.
«A dire il vero, avete poco di cui vantarvi» aggiunse Leonardo. «Se aspettavate ancora un po’, la mia parentesi di fantasma sarebbe potuta durare in eterno. E scommetto che non sarebbe arrivata Melinda Gordon a mandarmi nella luce.»
Sabrina rise di gusto. Non c’erano dubbi, era proprio il suo amico: nessun altro avrebbe trovato l’occasione per infilare un riferimento a una serie tv in una situazione del genere. «Mi sei mancato.»
Leonardo si grattò la nuca imbarazzato. «Mi hanno detto di tutto quello che è successo… mi dispiace davvero tanto.»
«Non parliamone più» disse Sabrina, mantenendo il sorriso. «Raccontami cosa è successo a te.»
«La versione breve è che ho sviluppato il mio potere originario: la proiezione astrale.»
«Devi essere più preciso» lo esortò Yuri.
«Ok. In pratica posso spostare la mia mente in una forma incorporea e spostarmi un po’ dovunque. Solo che l’ho fatto nel momento sbagliato. Dopo la scoperta del nostro passato sono andato da Patrick Molina, per cercare di rimettere tutto a posto, ma in qualche modo il desiderio di raggiungere Sara e di rimanere lì mi hanno diviso in due. Così a voi è sembrato che fossi morto. Poi Davide e Naoko mi hanno evocato nel magazzino del Full Moon e una volta ricordato dov’era il mio corpo, mi è bastato volerlo per rientrarci.»
Se non avessero già vissuto altre esperienze del genere, Sabrina era certa che le sarebbe sembrata la spiegazione più assurda del mondo. Però l’unica cosa importante era aver riavuto il suo migliore amico.
«Ok, ora che hai avuto i tuoi quindici minuti di popolarità, dobbiamo concentrarci su altro» ricordò bruscamente Davide. «Tua sorella ha sbroccato e in pratica “Diavolo veste Sara”»
«Ti sembra il caso di scherzare?» lo rimproverò Naoko.
«Perché? Solo lui può fare battute su film e serie tv?»
«Cosa significa?» domandò Leonardo.
Sabrina vide che cercava una risposta da lei. Arretrò andando a sedersi sul letto. «Purtroppo dopo quello che ha saputo su di me, e che sai anche tu, Sara ha ceduto alla parte di lei che è Sayka e ha deciso di aiutare DiKann a rompere il Sigillo.»
Naoko andò a sedersi accanto a lei. «Sono sicura che anche la tua morte abbia avuto un peso nella sua perdita di fiducia e decisione di cedere al demone.»
«Probabilmente anche il fatto di dover tenere segreta la tua esistenza e scomparsa, perché avevamo cancellato il tuo ricordo da tutti, ha influito» aggiunse Yuri, raggiungendo Leonardo. «Si è sentita tradita da tutti noi e ha trovato il modo per non soffrire più.»
«Ok, ma io sono qui, vivo e vegeto e in ogni caso Moser ci aveva detto che io e Sara insieme eravamo la chiave della prigione di DiKann, come può aprire il Sigillo da sola?»
«In realtà non bastavate voi a tenere la porta chiusa» rivelò Davide. «Tra le tante informazioni che ignoravamo, è venuto fuori che ci sono due ingressi. Uno dalla nostra parte che potete aprire voi e il secondo dalla parte del Regno del demone, che si apre solo con il sacrificio di demoni nati sulla Terra.»
Sabrina si rese conto che l’amico non sapeva nulla degli ibridi di demone, così disse: «DiKann e il professor Barbieri hanno provveduto a inserire uova di demone nei membri della setta che vi voleva sacrificare. Noi pensavamo fossero morti nell’incendio, ma sono riusciti a mettersi in salvo e senza il professor Barbieri a controllarli, hanno incominciato a trasformarsi in demoni a casaccio.»
«E Sara riesce a controllarli?» domandò Leonardo sconvolto.
Naoko si morse il labbro inferiore. «Sì, in un certo senso: possiede un medaglione con cui può trasformarli tutti nello stesso momento e richiamarli sul Sigillo per compiere il sacrificio.»
Davide girò intorno alla sedia e si fermò alla sinistra del compagno. «Abbiamo provato a convincerla, ma Sara non vuole fermarsi. Pensiamo che tu sia l’unico a poter avere una possibilità.»
La porta della camera si aprì prima che  potesse rispondere. Angelo e Patrick entrarono e la chiusero alle loro spalle.
Imbarazzata, Sabrina si tirò la coperta sulle gambe che il camice lasciava nude e incontrò lo sguardo di Patrick. «Bene, siete già tutti qui. I risultati delle analisi dicono che state bene» annunciò, guardando poi anche Leonardo.
«So che è stata una notte lunga e difficoltosa, ma il tempo stringe» iniziò Angelo. «Non ve lo chiederei se non fosse necessario e avessimo delle alternative, ma ho bisogno che mi aiutiate a fermare Sara. Se non agiamo noi, temo interverranno quelli del C.E.N.T.R.O. e non mi fido di loro.»  
«Neanche io» rispose Leonardo, mettendo un piede giù dalla carrozzella. Si fece forza premendo i palmi sui braccioli e si mise in piedi. «Sara è sopraffatta dal dolore, ma Davide ha ragione: sono l’unico che può farla tornare in sé.»
Naoko si alzò in piedi e gli si mise accanto. «E noi siamo con te.»
Sabrina scostò le coperte e Yuri le fu subito vicino. «Sei sicura di farcela?»
«Sto bene» gli rispose. «Probabilmente la particolarità soprannaturale della mia gravidanza ha avuto l’effetto positivo di non darmi conseguenze fisiche negative.» 
«In ogni caso, puoi tornare a casa a riposare, se preferisci» intervenne Patrick.
«Non devi sentirti obbligata, lo capisco se non te la senti di venire» fece Leonardo.
Sabrina intuì a cosa si riferivano. Non si trattava solo della sua salute, come dimostravano gli esami, quella era a posto; temevano che la ripresa sbalorditiva del suo fisico non coincidesse anche con i suoi sentimenti. Si sbagliavano. Ricordava di aver visto qualcosa negli occhi di Sara quando l’aveva colpita con i suoi poteri. Si era pentita subito, c’era stato una sorta di senso di colpa. Non l’avrebbe abbandonata: se era finita in quello stato, consciamente o meno una parte di responsabilità era anche sua.
«Sto benissimo e vengo con voi» ribadì. «Abbiamo iniziato tutto questo insieme e lo finiremo nello stesso modo. Ora uscite di qui, così posso vestirmi.»
Angelo li squadrò, sule labbra balenò un sorriso soddisfatto e uscì per primo. Patrick lo seguì e poi uno dopo l’altro, Davide, Yuri e Naoko fecero altrettanto.
Leonardo stava per fare lo stesso, ma lei lo fermò. «Aspetta. Quei demoni sono degli ossi duri, sei certo di essere pronto? Non possiamo perderti di nuovo.»
«Andrà tutto bene» rispose Leonardo tranquillo. «Salverò mia sorella e chiunque cercherà di fermarmi, si pentirà di averci provato.»

 

                                                    Continua…

lunedì 4 giugno 2018

Darklight Children - Capitolo 73


CAPITOLO 73

Nuove scoperte e conseguenze

 
L’ambulanza si fermò davanti alle porte a vetri dell’alto grattacielo che ospitava il C.E.N.T.R.O. . Due uomini con la divisa bianca aiutarono Sabrina a scendere, mentre una donna con una divisa celeste, le andava incontro spingendo una sedia a rotelle.
Yuri seguì la scena senza staccarsi un secondo da Sabrina: dopo averla fatta sedere, la donna si diresse all’interno, le camminò accanto e Patrick e Angelo lo seguirono. Una volta dentro, si sorprese  di trovasi davanti Kaspar De Santi.
«Lei è il consulente scolastico… cosa ci fa qui?» domandò.
«È l’amico di cui vi ho parlato» gli rispose Patrick, in apparenza imbarazzato. «È una situazione un po’ complessa, ma la priorità è occuparci di Sabrina.»
Kaspar avanzò verso di loro. «Non preoccupatevi: è in buone mani» li rassicurò. Fece un cenno alla donna dietro alla carrozzella e questa avanzò verso l’ascensore in fondo al salone d’ingresso. «La sala operatoria è già pronta. La stanno aspettando.»
Yuti le seguì fino alle porte automatiche e Sabrina gli strinse la mano destra.
«Ho paura. Vorrei avere qui mia mamma, ma non saprei come spiegarle questo casino» disse tremando.
Si sforzò di sorriderle. «Andrà tutto bene. Ci vediamo tra poco e starai bene E poi racconteremo tutto a i nostri genitori con calma.» La osservò finché le porte scorrevoli dell’ascensore non la fecero scomparire.
In realtà il solo pensiero di doversi confrontare con suo padre gli metteva, ansia, rabbia e frustrazione insieme. Ma non poteva lasciarsi andare a quei pensieri, doveva rimanere concentrato ed essere forte per Sabrina.
Tornò indietro e chiese a Kaspar: «Che posto è questo? Come mai avete una sala operatoria? Siete un ospedale privato?»
L’altro cercò di sorridere in modo affabile. «Calma, Yuri. Non siamo proprio un ospedale, ma ti assicurò che è tutto in regola e la tua amica non corre alcun rischio. Seguitemi nel mio ufficio, potremo parlare con più tranquillità.»
Kaspar si mosse sicuro, imboccando il primo corridoio sulla sinistra. Yuri procedette insieme a Patrick e Angelo e lui li fece entrare in una spaziosa stanza con arredamento sobrio e moquette bordeaux che ricopriva il pavimento.
Dopo aver chiuso la porta bianca dietro di sé, si accomodò alla scrivania, facendo segno a loro di prendere posto nelle sedie davanti a lui.
«Vorrei capire chi è lei veramente e cos’è questo posto» disse Yuri, sedendosi. Gli ultimi eventi erano stati destabilizzanti, ma questa nuova svolta gli ricordava di non abbassare la guardia.
Patrick si sedette alla sua destra. «Non mi avevi mai detto di possedere anche strumenti per il supporto medico, c’è qualcos’altro che devo sapere?»
Yuri gli lanciò un’occhiata fugace. Sembrava infastidito di essere stato all’oscuro di quelle coperte.
«Capisco la vostra diffidenza, ma come vi ho già detto non c’è nulla di cui preoccuparsi» rispose Kaspar. Spostò il suo sguardo su Angelo.
Facendo lo stesso, Yuri noto che era  rimasto in piedi qualche passo indietro.  
«Questa struttura si occupa di ragazzi con capacità fuori dall’ordinario e a volte siamo dovuti ricorrere a cure mediche speciali» riprese Kaspar. «Per questa ragione siamo attrezzati per la situazione della tua amica. Inoltre sono anche un consulente specializzato con ragazzi con problematiche particolari.»
Yuri rimase interdetto per pochi istanti. Lesse tra le righe nelle parole dell’uomo e disse: «Quindi sa già di noi? Di cosa possiamo fare…»
«Le voci sugli strani incidenti che sono capitati a te e ai tuoi amici si sono diffuse presto a scuola, ammetto di non averci messo molto a capire che avevate dei doni speciali.»
«Racconta tutta la verità, Kaspar» s’intromise Angelo. «Hai accettato il lavoro che ti è stato offerto nella scuola perché sapevi che c’era qualcuno con dei poteri soprannaturali, prima ancora di conoscere un solo studente.»
Yuri si voltò a guardarlo. «E lei come fa a saperlo?»
 Anche Patrick spostò lo sguardo da Kaspar ad Angelo.  «Voi due vi conoscete già? Credevo fossi nuovo in città.»
«Sì, ma la mia conoscenza con il signor De Santi è precedente la mia venuta qui e l’apertura del negozio» ammise. «In passato Kaspar è stato un membro dell’Ordine.»
Yuri si picchiò il palmo sinistro sulla fronte. «Non ci credo! C’è qualcuno intorno a noi che non faccia parte di quel gruppo? E questo vuol dire che a scuola ci spiava per conto dell’Ordine!»
Kaspar rimase calmo.« Lasciate che vi spieghi, Angelo tende a essere melodrammatico.»
Angelo scattò in avanti per afferrare la camicia dell’altro. Patrick si alzò e si frappose tra loro. Posò una mano sul petto dell’altro uomo, per allontanarlo, e gli disse: «Lascialo parlare.» Si girò verso Kaspar e aggiunse: «Tu non provare a mentirci, sai che mi basta toccarti per sapere la verità.»
«Non ho intenzione, né motivi, di raccontare bugie» replicò lui offeso. «In passato sono stato un membro dell’Ordine e ho creduto nella sua causa. Con il tempo però, io e altri membri ci siamo trovati in disaccordo con le idee degli Anziani su come portarla avanti e così abbiamo deciso di separarci da loro e continuare da soli, seguendo la strada che reputavamo più giusta.»
Yuri scorse Angelo arretrare di un paio di passi e Patrick tornò a sedersi. Guardò in volto il terzo uomo. «Può essere più preciso?»
Kaspar annuì. «Nonostante la via a questo mondo sia stata chiusa ai demoni, esseri con capacità soprannaturali hanno continuato a nascere. I discendenti dei mezzo demoni, che nel passato hanno lottato per l’Ordine, esistono anche oggi. Contrariamente agli Anziani, il mio gruppo ha creduto fosse necessario rintracciarli e istruirli ed è per questa ragione che esiste il C.E.N.T.R.O. »
«Istruirli per che cosa?» domandò Yuri.
«Per la lotta» rispose Kaspar. «Imporre un Sigillo per impedire a chiunque di entrare o uscire dalle Dimensioni Infernali, non elimina i demoni. Presto o tardi troveranno un modo per aggirarlo e scoppierà una guerra. Dobbiamo essere preparati.»
«È assurdo» lo interruppe Angelo. «Gli Anziani non permetteranno mai che succeda. Il Sigillo fu creato proprio per questo: per evitare che altri giovani fossero cresciuti come soldati e potessero compiere scelte sbagliate, che costerebbero la vita a degli innocenti.»
«Però non ha tutti i torti» disse Yuri I suoi pensieri erano tornati a ciò che stava succedendo al Portale Mistico. «In fin dei conti Sara sta…»
Qualcuno bussò alla porta, obbligandolo a lasciare la frase in sospeso. Un uomo con un camice verde e una mascherina abbassata sul mento, entrò senza aspettare il permesso.
«Scusate per l’interruzione» disse, facendosi avanti nella stanza. «Abbiamo terminato con l’operazione. La ragazza sta bene. Purtroppo il feto non c’è l’ha fatta.»
Yuri balzò in piedi. «Cosa significa?»
L’uomo in verde lanciò uno sguardo a Kaspar prima di proseguire. Lui gli fece un cenno affermativo e cosi rispose: «Ha avuto un aborto spontaneo. Sono desolato.»
Yuri sentì le gambe flosce come fossero di gelatina. Aveva perso il bambino, questo gli stavano dicendo. Dovette metabolizzare al notizia il più in fretta di quanto volesse: era terribile e per Sabrina anche peggio che per lui.
«Posso vederla?» domandò. «Sabrina, posso vedere Sabrina?»
«Tra qualche minuto. Stanno per riportarla su dalla sala operatoria» rispose cordiale l’uomo.
«Grazie. Vienici a chiamare appena la ragazza sarà sistemata nella stanza» lo congedò Kaspar. L’altro annuì e uscì dall’ufficio.
Patrick gli si avvicinò e mise la mano destra coperta dal guanto sulla sua spalla stringendola. «Mi dispiace. Davvero. Speravo che non accadesse, ma Angelo ci aveva messo in guardia sulla pericolosità di questa gravidanza.»
Yuri non rispose. Rimase a fissare il punto in cui poco prima si trovava il tizio in camice. Non aveva preso seriamente in considerazione quella eventualità. Aveva dato per scontato che tutto sarebbe andato per il meglio. E ora voleva solo vedere Sabrina. Stringerla a sé e trovare un modo per convincerla che sarebbe davvero andato tutto bene di nuovo.
«Quello che hai visto è uno dei nostri chirurghi migliori, so che ha fatto il possibile per salvare il bambino» disse Kaspar.
Yuri lo guardò, ma fu come se non fosse lì. Ripercorse con la mente quanto successo ogni volta che si erano scontrati con dei demoni: Sabrina aveva  sempre cercato di proteggere loro figlio. E non era servito a nulla. Si riscosse dal suo stordimento e  disse: «La.. ringrazio.»
Angelo emise un verso simile a una risata sarcastica.
Kaspar si alzò in piedi e lo fissò risentito. «Qualcosa non ti convince, signor Moser?»
«Ti sei mosso nell’ombra, seguendo i tuoi misteriosi propositi. Scusami se non credo nella tua buona fede.»
«Con che coraggio parli a me di segreti e propositi oscuri? Sbaglio, o hai interferito con i ricordi delle persone, cancellando la loro memoria?»
Yuri capì di dover mettere da parte ogni sua emozione e intervenire. «Il signor Moser non c’entra niente. Io e gli altri abbiamo deciso dia fare così.» Portò lo sguardo sul volto di Patrick, che lo fissava confuso. «Abbiamo fatto l’incantesimo per togliere i ricordi di Leonardo a chiunque lo avesse conosciuto. Tranne Angelo, Sara ha voluto che lui li conservasse.»
«È stata opera vostra?» si sorprese Kaspar. «Credevo fosse un ordine degli Anziani, un modo per…»
«Pensavi male» replicò secco Angelo. «E comunque, come fai a essere a conoscenza della mancanza della tua memoria?»
Kaspar tornò serio, si avviò verso la porta e aprendola, disse: «Venite, devo mostrarvi una camera.»
Tutti e tre lo seguirono nuovamente, mentre li guidava all’interno di un corridoio del piano terra del C.E.N.T.R.O. , simile a quello percorso in precedenza. Salirono una rampa di scale e continuarono ad attraversare un altro corridoio.
«Dove stiamo andando?» domandò diffidente Angelo. 
Kaspar si fermò davanti alla porta grigia in fondo al piano. Sopra era stato fissato con della vernice nera il numero 314. Piegò la maniglia e li invitò a entrare. «È stato un mistero anche per me, ma ora che mi avete spiegato, è giusto che ve lo mostri.»
Yuri s’introdusse subito dopo di lui e non riuscì a trattenere l’esclamazione: «Ma che diavolo?»
Leonardo era steso su un letto, attaccato a un respiratore, con indosso un camice da ospedale e coperto da un lenzuolo. A pochi centimetri dal letto, c’erano un paio di macchinari medici.
Prima di poter chiedere altro, Yuri vide Patrick passargli accanto come un fulmine e bloccarsi al fianco del letto a osservare sconvolto Leonardo. «L’ho visto in una mia visione, toccando Sara. Ma non era in questo stato. Cosa gli è successo?»
«Speravo fossi tu a dirmelo» rispose Kaspar. «Di recente, ho scoperto da un mio collega che fosti tu a portarlo al C.E.N.T.R.O. pochi mesi fa.»
Angelo si avvicinò a sua volta e scrutò Leonardo con attenzione, come un  medico con un paziente. «Il suo è una sorta di coma catatonico. La separazione della forma astrale dal corpo è stata improvvisa e troppo prolungata. Se non si fosse trovato qui, con macchinari in grado di tenerlo in vita, sarebbe morto da tempo.»
Ancora una volta Yuri fece uno sforzo con la memoria. I ricordi lo riportarono al momento della morte dell’amico e a cosa potesse essere successo. «È sempre colpa nostra» concluse. 
Kaspar, Patrick e Angelo si girarono a guardarlo.
«Probabilmente Leonardo era con Patrick, quando ha attivato il suo potere originario… ma lui l’ha scordato dopo che gli abbiamo tolto i ricordi, dimenticando anche di averlo portato qui» spiegò Yuri. «Abiamo agito di furia, pensavamo di sistemare tutto e invece abbiamo fatto solo un gran casino.»
«Per fortuna le sue condizioni sono stabili» disse Kaspar. «Voi non avete colpa, questa è una ulteriore dimostrazione delle scelte sbagliate dell’Ordine. Affidare a dei ragazzi inesperti un incantesimo tanto delicato, come quello della memoria, è da pazzi!»
«Raggrupparli in un istituto e addestrarli per una fantomatica guerra cruenta, invece è una scelta saggia, vero?» lo aggredì Angelo.
Gli squilli insistenti del cellulare di Yuri, sovrastarono i loro litigi. E lui ne fu grato. Afferrò il telefono e lesse il nome del chiamante. «Pronto Davide, cosa succede?»
«Abbiamo trovato Leonardo» esordì la voce all’altro capo. «Cioè la sua proiezione astrale. Ci ha spiegato cosa è successo… ma poi è sparito!»
Il macchinario accanto a quello a cui Leonardo era attaccato tramite il respiratore, iniziò a emettere un suono leggero, che si tramutò ben presto in un BIP continuo e fastidioso.
Leoanrdo mosse lentamente la mano destra e strizzò due volte le palpebre, prima di sollevarle. Roteò lo sguardo e passò in rassegna i presenti.
«Davide, tu e Naoko dovete salire subito in auto» disse Yuri. «Vi mando l’indirizzo, venite subito al C.E.N.T.R.O. Leonardo è qui ed è vivo.»

 
Continua…

lunedì 21 maggio 2018

Darklight Children - Capitolo 72


CAPITOLO 72

Ritrovato

 
Ombra e Scintilla trotterellarono sulla terra, illuminati dal debole bagliore del sole prossimo al tramonto. A poca distanza della porta del magazzino del Full Moon, si mossero quatti, come predatori durante una battuta di caccia. Si guardarono intorno e non notando nessuno, si rilassarono. Scintilla emise un miagolio, muovendo flessuosamente la coda da destra a sinistra.
«È il segnale» disse Naoko sottovoce, spostandosi dall’auto di Yuri parcheggiata non molto lontano.
Le aveva consentito di guidare le prime mosse della loro operazione, ma Davide non intendeva sottostare a ordini. Aveva sviluppato la teoria della possibile non-morte di Leonardo da mesi e ora avrebbe seguito le sue idee, andando fino in fondo, anche senza il parere positivo della compagna.
Prima di seguirla, lanciò una fugace occhiata al mezzo. «Speriamo che i genitori di Yuri non la notino.»
«Un motivo in più per muoverci in fretta» rispose Naoko.
Si fermarono entrambi davanti alla porta del magazzino, lei estrasse il mazzo e iniziò a provare le chiavi per trovare quella che apriva la serratura. Al quarto tentativo, questa scattò e  sgattaiolarono dentro, lasciando i felini all’esterno a fare da palo.
Davide spinse l’interruttore alla sua sinistra e illuminò lo stanzone. «Avanti, prendi il rituale e recitiamo questo incantesimo.»
Lei prese il libretto blu dalla tasca sul retro dei jeans e lo aprì. «Non è così facile. Dobbiamo concentrarci su Leonardo, fare in modo che la sua proiezione persa ci veda come un’ancora.»
Davide inarcò un sopracciglio. Odiava non capire al primo colpo questi meccanismi dei sortilegi. «Puoi essere più chiara?»
Naoko sbuffò. «Le istruzioni sul libro del signor Moser dicono solo questo. Dobbiamo evocare Leonardo, attirare la sua traccia mentale, dandogli punti di riferimento come ricordi piacevoli o abbastanza forti da convincerlo a manifestarsi e infine recitare la formula per bloccare la sua forma astrale.»
Davide alzò gli occhi al cielo. La spiegazione più complicata che potesse aspettarsi. Scrollò le spalle e disse: «Ok. Iniziamo.»
Chiuse gli occhi e rimase in silenzio, cercando di riportare alla mente qualcosa di utile. Non era affatto facile. Da quando si erano conosciuti aveva reso la vita dell’altro un inferno. Battute pesanti, minacce, intimidazioni, violenza fisica… il suo repertorio di ricordi non incitava certo ad andargli incontro a braccia aperte.
Aprì l’occhio destro e spiò Naoko: aveva le palpebre serrate e pareva parecchio concentrata. Si chiese che ricordi positivi potesse avere di Leonardo, dato che  lo aveva conosciuto da meno tempo e durante le loro lotte con i tre superstiti della setta.   
Poi ricordò. Entrambi potevano attingere al passato più lontano, all’altra vita.
Davide richiuse l’occhio e si concentrò su quei momenti insieme, quando erano stati compagni nella lotta e nella vita.
Pochi istanti e nella sua mente riapparvero quelle immagini un po’ sfuocate: combattimenti, baci e abbracci tutti mischiati, fino al presente, negli ultimi istanti della sua possibile morte in quel luogo; la pelle gli si accapponò, i peli delle braccia si rizzarono e avvertì uno sfrigolio nell’aria. Spalancò le palpebre e notò che la luce elettrica tremolava, come se ci fosse un’interferenza nella corrente.
«Davide, credo stia funzionando. A cosa pensi?» domandò Noako fissandolo.
«A quando è morto» rispose, omettendo il resto.
«Ti sembra il caso?»
Un flash azzurro li illuminò.
«Allora è vero» disse una voce all’improvviso. «Sono morto!»
Davide e Naoko aprirono la bocca increduli.
Leonardo galleggiava nell’aria di fronte a loro, avvolto da un’aura azzurra.
«Leonardo…» mormorò.
«Il rituale» si ricordò Naoko. Abbassò lo sguardo sul libro tra le mani e recitò: «Animae returnae, corpe legazio.»
La figura evanescente di Leonardo fu attraversata da una luce bianca e lui si guardò disorientato. «Cosa mi hai fatto?»
«Ho stabilizzato la tua forma astrale. Dobbiamo poter parlare con te.»
«Parlare di cosa?» domandò lui, simile a uno spettro a tratti evanescente, guardandosi intorno. «Dove sono? Cosa mi è successo?»
Davide fece un passo avanti. «Questo è il magazzino del Full Moon, ti ricordi l’ultima volta che sei stato qui?»
Leonardo rifletté, ma il suo sguardo era perso e impaurito.
Naoko provò ad aiutarlo. «Stai calmo. Ora è tutto a posto. Hai sviluppato il tuo potere originario troppo in fretta. Possiedi la proiezione astrale,  quindi puoi separare la tua essenza dal corpo.»
Leonardo al fissò confuso. «Quindi non sono morto?»
«No, è come essere in due posti nello stesso momento» continuò Davide.
«In due posti nello stesso momento» ripeté. «In effetti è così che mi sentivo prima di ritrovarmi qui.  Io volevo correre da Sara e contemporaneamente restare dov’ero.»
«Perché volevi andare da tua sorella?» chiese Naoko.
«Lei era in pericolo. Mi aveva chiamato, aveva inviato una richiesta d’aiuto ed era come se parlasse… direttamente nel mio cervello!»
«Sì, ora tutto ha senso» rispose lei con un sorriso. «Sara ha risvegliato in quell’occasione la telepatia, il suo potere originale, perché eravamo finiti in una trappola. Probabilmente avevte creato un legame psichico.»
Erano tutti discorsi utili, ma a Davide interessava capire dov’era la sua parte fisica. Accorciò ancora la distanza tra lui e l’altro. «Ascolta bene: per aiutarti a tornare nel tuo corpo, dobbiamo sapere dove ti trovavi quando hai voluto, diciamo, sdoppiarti.»
 «È tutto così confuso» rispose strizzando gli occhi e massaggiandosi la fronte. «Ero… ero andato da Patrick Molina. Mi serviva il suo aiuto per tornare al negozio di magia e trovare qualcosa per cancellare i ricordi del passato, che avevamo appena riavuto. Lui all’inizio era contrario, ma poi ero riuscito a convincerlo ed è arrivata la chiamata di Sara.»
Davide si scambiò un’occhiata con Naoko. «Cavoli! Patrick poteva essere la nostra salvezza, aveva la risposta per tutto questo tempo, ma gli abbiamo cancellato i ricordi di Leonardo.»
«Perché lo avete fatto?» domandò Leonardo.
«È una storia lunga, poi te la raccontiamo» spiegò Naoko. «Patrick lo ha dimenticato, ma quando lo aveva di fronte e lo ha visto in quello stato dopo la fuga della proiezione, deve pur aver fatto qualcosa. Può averlo portato in qualche ospedale.»
Davide riportò lo sguardo sull’amico trasparente. «Da quando sei in questo stato, hai mai avuto sensazioni di odori, rumori di luoghi, o persone?»
Leonardo si tastò le tempie. «Un paio di volte ho cercato di parlare con Sara, proprio qui. E poi ho avuto come dei flash di una stanza.» Strizzò gli occhi come per riportare a galla quelle immagini fugaci. «Sembrava la camera di un ospedale, ma era diversa da quelle normali.»
«Cosa c’era di particolare?» domandò Naoko.
«Era molto grande e io ero attaccato a un respiratore. Sì, ero in un letto e dei macchinari risuonavano vicino a me.» La sua espressione aveva perso lo smarrimento di poco prima. «Era come se riuscissi a vedermi dall’esterno.»
«E c’era qualcos’altro in questa stanza?» insistette Davide. «Qualcosa che possa essere un indizio sul posto in cui sei?»
«Ricordo dei simboli» rispose Leonardo. «Anzi era una cifra. Sulla porta della stanza c’erano dei numeri: 3,1,4.»
«Ok, ma ci serve un po’ di più» fece Davide. «Per esempio il nome dell’ospedale, o quello che è.»
Leonardo indietreggiò. Aprì la bocca per replicare, ma svanì in un lampo azzurrino.

 
Continua…

lunedì 7 maggio 2018

Darklight Children - Capitolo 71


CAPITOLO 71

Ricovero urgente

 
Patrick prese il braccio di Naoko, la prima al suo fianco, e la spinse verso l’uscita. «Forza, muovetevi. Dobbiamo andarcene di qui.»
La ragazza si piegò a prendere Ombra in braccio e Davide fece lo stesso con Scintilla, seguendola verso la porta. Yuri e Sabrina non gli diedero il tempo di dare l’ordine e corsero con uno scatto fulmineo dietro ai compagni.
Patrick afferrò Angelo per le spalle e cercò di tirarlo a sé. «Avanti, non c’è tempo da perdere.»
«Vada con loro, protegga i ragazzi. Io non posso: il mio compito e salvaguardare il Sigillo. Anche a costo della vita.»
«Se muore adesso, non sarà di aiuto a nessuno» replicò, tirandolo a  forza verso l’uscita. «Usciamo e poi penseremo a una soluzione.»
Angelo lo fissò per pochi istanti, poi Patrick notò il suo sguardo mutare, qualcosa parve cedere in lui. Si scostò dalla sua posizione e insieme seguirono i ragazzi verso la salvezza.
Carovus si frappose tra loro e la porta, imitato dagli altri demoni. Ringhiò contro come un predatore che ha messo all’angolo la preda per divorarla, esternando la sua intenzione a non concedere la fuga.
«Lasciali andare» ordinò Sara. «Non rappresentano alcuna minaccia.»
Anche se contrariato, Carovus non si oppose. Il cordone di demoni si divise e li lasciò liberi di passare.
Patrick lanciò un ultimo sguardo alla ragazza che si lasciavano dietro. Si sentì responsabile per lo stato in cui aveva permesso che cadesse, ma non poteva fare molto per lei in quel momento.
I ragazzi li precedettero all’esterno, formando un gruppo coeso con loro lui e Angelo corsero poi oltre il cancello e solo quando furono in mezzo alla stradina che conduceva al negozio, si voltarono a guardare il luogo che avevano appena lasciato.
La costruzione si era appiattita e allargata. Il tetto era mezzo distrutto e parti di calcinaccio penzolavano pericolanti. Le ultime vetrine esplosero, perforate dai rovi spinosi di gran lunga più robusti e grossi di quelli visti all’interno, e vi si avvolsero intorno come per abbracciarla, diffondendosi poi nel terreno che circoscriveva il perimetro del negozio.
Naoko guardò ancora rapita quella grottesca trasformazione. «Cosa sta facendo?»
«Sta portando in superficie il Sigillo» rispose Angelo con rammarico. «E sta preparando la sala per l’arrivo di suo padre.»
Patrick lo scrutò di nuovo in volto. «Quanto impiegherà a riaprire il Sigillo?»
«Deve radunare altri demoni. Quelli già presenti non bastano per il rito sacrificale. E non sapendo a che velocità gli altri risponderanno al suo richiamo, potrebbero volerci ore, o forse anche meno.»
Davide lasciò il gatto ai suoi piedi. «Insomma, siamo nella merda.»
Il rumore sordo di un corpo che crollava a terra li spinse a girarsi e a spostare lo sguardo dal negozio.
«Sabrina cos’hai?» gridò Yuri. Si accovacciò al suo fianco e le sollevò la testa sorreggendola con la mano sinistra sotto la nuca, infilandola tra i capelli biondi. Con il braccio destro la sorresse avvolgendole la schiena.
Patrick e gli altri si radunavano intorno a loro. Sabrina mugugnò, si tenne con la mano sinistra la tempia e strinse con la destra il ventre.
«Non… lo so…» mormorò. «Mi scoppia la testa… e mi fa male la pancia…»
Angelo si inginocchiò, le spostò la mano e le tirò su la maglietta, mostrando a tutti la pancia nuda. Sotto la pelle della ragazza, una creatura simile a una larva si contorceva, rendendo ben distinguibili i contorni della sua figura.
«Il bambino!» disse sollevando il viso per osservarli. «Ve l’ho detto che il suo corpo poteva non sopportare questo genere di gravidanza.»
«Dobbiamo portarla all’ospedale» rispose Yuri allarmato.
Naoko gli strinse la spalla. «Non possiamo. Come spiegheremmo quell’essere ai dottori che la visiteranno?»
Un’idea balenò nella mente di Patrick. Era una scelta disperata, ma forse l’unica che poteva salvare Sabrina. Non avrebbe lasciato un’altra ragazza a morire.
«Forse c’è un posto in cui possiamo portarla» propose ed estrasse il cellulare dalla giacca. «Conosco una persona che lavora in una struttura adeguata per casi come questo. Si chiama il C.E.N.T.R.O.»
«Non è il caso. Faccio prima a contattare l’Ordine.» Angelo si rimise rapido in piedi. «Saranno qui in brevissimo tempo e…»
«Non mi fido di lei» lo interruppe Yuri. «Ci ha mentito sul Ritus e non ho dimenticato che voleva sbarazzarsi di mio figlio.»
Patrick guardò incredulo Angelo, poi spostò gli occhi verso il ragazzo. «So che non mi consoci bene e non hai ragione per fidarti di me, ma voglio aiutare la tua amica. Sul serio.»
«Chiami il suo amico. Verremo con lei al C.E.N.T.R.O.» gli disse, quasi come una supplica.
Patrick annuì e si allontanò di pochi passi per fare la telefonata. Mentre dall’altro capo partivano i primi squilli, udì la conversazione che proseguiva.  
«Non vi state dimenticando di qualcosa?» fece Davide. «Dovevamo andare a recuperare la proiezione astrale di Leonardo. A questo punto credo sia l’unico a poter fermare la diavolessa impazzita.»
Patrick si girò a guardarli. Leonardo era collegato a tutto quello che stava accadendo e a molto altro di cui loro potevano non essere la corrente, ma credeva di essere l’unico a sapere dove si trovava, lo aveva portato personalmente, perché volevano cercarlo altrove?
Angelo prese dalla tasca un libretto blu e lo mise in mano a Naoko. «Andate tu e Davide. Qui ci sono le istruzioni per evocarlo.»
«Non viene con noi?» domandò Naoko perplessa.
«No. È meglio che accompagni Sabrina al C.E.N.T.R.O. , la mia esperienza potrebbe tornare utile. Voi ve la caverete anche da soli.»
Continuando a fissarli, Patrick incontrò gli occhi di Angelo con i suoi. Nascondeva qualcosa. La voce di Kaspar De Santis dall’altro capo della linea lo riscosse dai pensieri.
«Pronto? Patrick?»
«Sì, Kaspar, c’è stata un’emergenza. Ora non ho tempo di spiegare, ma una dei ragazzi è incinta e ha bisogno di assistenza speciale. Deve venire al C.E.N.T.R.O.»
«Dimmi dove sei, mando subito un ambulanza.»
«Al negozio Portale Mistico
«So dove si trova» rispose Kaspar. «Arriviamo il prima possibile.»
La comunicazione fu chiusa, Patrick ripose il cellulare e si incamminò verso il gruppo.
«Come entriamo nel magazzino del Full Moon senza qualcuno che ci teletrasporta all’interno?» domandò Davide, mentre lui si avvicinava.
Yuri scostò la mano dalla nuca di Sabrina, che l’appoggiò al suo petto contorcendo il ventre per gli spasmi, e la infilò nella tasca sinistra, estraendo un mazzo di chiavi. «Prendete la mia auto. In mezzo a queste c’è anche la chiave del magazzino.» Lo lanciò all’altro ragazzo. «A quest’ora i miei genitori saranno impegnati con il locale. Nessuno vi verrà a disturbare, se non vi farete vedere.»
Patrick si fermò in mezzo al gruppo, prima che si dividesse e annunciò: «L’ambulanza del C.E.N.T.R.O. sta arrivando.»
Osservò poi Naoko e Davide allontanarsi e si chiese cosa doveva aspettarsi una volta arrivato al C.E.N.T.R.O. ora che  i segreti stavano emergendo uno dopo l’altro con conseguenze disastrose

 
Continua…