lunedì 22 aprile 2019

Darklight Children - Capitolo 94


CAPITOLO 94
Generatori Psichici



«Eccoci arrivati, questa è la tua classe» disse Kaspar, indicando a Yuri la porta davanti a loro. Accanto era fissata l’etichetta in metallo con riportato “Generatori Psichici”, l’uomo l’aprì e aggiunse: «Buona lezione.»
Yuri diede un ultimo sguardo a Patrick e poi entrò nella stanza, chiudendo la porta dietro di sé.
«Non ho capito in che modo posso assistere ai corsi dei ragazzi» disse all’improvviso Patrick. «Avete un centro di controllo particolare con telecamere a circuito chiuso, o qualcos’altro di quel tipo?»
«No, niente del genere» rispose tranquillo l’altro.
«E come farò a vedere cosa succede?»
«Non puoi. Nessuno è ammesso alle lezioni.»
Patrick si spazientì. «Credevo ci fossimo capiti: ti avevo chiesto espressamente di poter continuare a seguire i ragazzi.»
Kaspar gli sorrise. «Ci deve essere stato un fraintendimento. Tu mi ha domandato di poter essere presente al C.E.N.T.R.O. durante le ore dello stage e infatti sei qui. Non ho mai detto che avresti presenziato ai corsi.»
«Mi prendi in giro?» rispose sporgendosi verso lui infuriato. «Come faccio a sapere cosa sta succedendo a ognuno di loro?»
Kaspar lo prese sotto braccio. «Calmati. Non hai motivo di stare sulla difensiva. Come ho già ripetuto un centinaio di volte, nessuno ha intenzione di fare del male a questi ragazzi.» Continuò poi con un tono più affabile. «Inoltre, pensavo fossi interessato a sapere qualcosa in più su di te.»
«Su di me?» ripeté stupito, liberando il braccio. «Di cosa diavolo parli?»
«Dei tuoi poteri.» Si allontanò da lui di un paio di passi. «Non ti sembra starno che non ci sia nessun corso per “Medium Psichici”?»
Patrick corrugò la fronte. «Intendi veggenti?»
«Preveggenza, Chiaroveggenza, Psicometria, tutte abilità che rientrano in questa categoria.»
Patrick ripercorse con la mente il tragitto lungo tutto il piano, fino alle aule in cui avevano lasciato i singoli ragazzi.  In effetti nessuna riportava il nome menzionato da Kaspar.
«Quindi... cosa stai cercando di dirmi?»
«Non ci sono mezzo demoni con quei poteri» gli rispose. «A esclusione di te.»
«Non sono rinato e non sono un mezzo demone.»
«Come fai a dirlo con certezza? Hai forse recuperato i tuoi ricordi?»
Patrick lo scrutò con attenzione. Non si fidava più di quell’uomo. Era sicuro che non fosse un caso che gli rivolgesse quella domanda proprio nel momento in cui qualcosa era riaffiorato nella sua mente.
«Basta così.»
«Come?» domandò Kaspar confuso.
«Ce ne andiamo. Io e i ragazzi andiamo via dal C.E.N.T.R.O. Ora» ribatté serio Patrick. «Non so a che gioco stai giocando, ma non mi farò manipolare da te, né permetterò che tu faccia lo stesso a loro.»
«A quanto pare ho toccato un nervo scoperto. A ogni modo, puoi andartene quando vuoi» replicò deciso Kaspar. «I ragazzi, però, rimarranno al C.E.N.T.R.O. fino alla fine dell’impegno preso per lo stage.»
«Non ho paura di te. O di chiunque altro stia in questo istituto.» Patrick si accostò minaccioso. «O vai tu a farli uscire dalle aule, oppure andrò personalmente a prenderli uno alla volta.»
«Non hai nessuna autorità. Sono maggiorenni e hanno firmato il permesso di loro spontanea volontà.» Kaspar lo trascinò davanti all’ampia finestra che dava sulla classe in cui si trovava Yuri e lo obbligò a guardare all’interno. «Per di più, come pensi reagiranno se venissero a sapere che per mesi li hai spiati per conto mio?»
Patrick non fu sorpreso da quella minaccia. Cercò Yuri con lo sguardo, si preoccupò di come potevano prenderla, soprattutto Sara. Poi scorse un’altra faccia familiare, qualcuno che in passato aveva riposto fiducia in lui e aveva finito con il deluderlo. Qualcuno a cui aveva promesso la libertà e invece era ancora prigioniero in quel luogo orribile.
Patrick notò gli occhi di Samuele incrociare i suoi.

Yuri venne accolto dal volto poco affabile di una donna dalla pelle grinzosa, con i capelli scuri raccolti in una crocchia sul capo.
Sembra la professoressa McGranitt di Harry Potter pensò squadrandola da capo a piedi. Probabilmente ha più di cento anni.
«Devi essere lo studente esterno. Prendi posto» gli ordinò la donna. «Non amo iniziare le mie lezioni in ritardo.»
Si guardò intorno alla ricerca di un posto libero e alzò gli occhi al cielo, sperando che non tutto il tempo dedicato allo stage si sarebbe svolto in quel modo. Si sedé e osservò gli altri giovani intorno a lui. Erano sette in totale, non era un corso molto frequentato e di sicuro quell’insegnante ne era in parte responsabile.
«Come al solito comincerò con le nozioni di teoria» continuò la donna, voltando le spalle agli studenti e iniziando a scrivere con il gesso alla lavagna. «Dopo, passeremo alla pratica.»
Yuri sbuffò all’idea di dover ripetere quello che aveva appena smesso di fare a scuola, tirò fuori dallo zaino un quaderno a spirale e una penna. Sperava che essendo uno studente esterno, non fosse coinvolto anche in qualche interrogazione.
Sollevò la testa per copiare le nozioni scritte alla lavagna ed ebbe la forte sensazione di essere osservato. Si girò di scatto a destra e notò un ragazzino più giovane di lui che lo fissava. Il modo in cui teneva puntati gli occhi su di lui era un po’ inquietante, ma  cercò di non farci caso.
«Ehi, sono Yuri» gli disse sottovoce.
«Samuele» gli rispose laconico.
Si sforzò di sorridere. «È sempre così noioso questo corso?»
«Ci insegnano a controllare i nostri poteri» rispose seccato. «Anche se stare qui non è piacevole, è nostro dovere imparare a non fare del male alle persone. Ma tu non lo puoi capire.»
«Cosa?»
Senza voltarsi, la professoressa urlò: «Silenzio là dietro!»
Yuri si sporse più in avanti verso il compagno. «Cosa volevi dire?»
«So chi sei» rispose Samuele con disprezzo. «Sei il capo delle guardie di DiKann, sei un servo dei demoni.»
«Come fai a conoscere queste cose?» domandò allibito. «E comunque quello è il passato.»
«Bugiardo. Jonathan mi ha messo in guardia su quelli come te. Vivete di menzogne.»
Yuri gli afferrò il polso. «Non so cosa ti abbia raccontato questo Jonathan, ma noi non siamo più così. Io e miei amici siamo ragazzi diversi. Devi dirmi cosa sai sul nostro passato e come lo hai scoperto.»
Samuele aprì la bocca per ribattere, poi non lo fece. La sua attenzione venne attirata da qualcuno all’esterno della classe. L’espressione sul suo volto mutò tempestivamente: la rabbia prima solo accennata, esplose rendendolo paonazzo e con gli occhi stretti in fessure.
Spire di energia elettrica giallognola iniziarono ad attraversare le sue braccia e si diffusero per il suo corpo. Yuri ritrasse la mano come se avesse preso la scossa.
La luce al neon del soffitto iniziò a crepitare, richiamando gli sguardi di tutti e obbligando la professoressa a girarsi.
Lei lo fissò indignata, ma con un velo di timore. «Samuele, smettila!» gli gridò.
Yuri scattò in piedi. «Che cosa ti prende?»
Una voce risuonò nella sua testa, mettendolo in guardia: Allontanati, papà!
Samuele si alzò dalla sedia, le lampade si fulminarono con uno scoppio e l’energia elettrica rilasciata, si radunò nelle sue mani e la indirizzò verso il vetro, infrangendolo con un fragore violento.
Anche se confuso, Yuri riuscì a buttarsi indietro, scansando i frammenti appena in tempo. Ritrovandosi seduto sul pavimento, fu investito dalle urla di terrore dei presenti, cercò di rimettersi in piedi e notò Patrick e Kaspar a terra all’esterno dell’aula, oltre a ciò che rimaneva della finestra.
«È così che difendi le persone?» domandò.
Samuele si girò verso di lui. «Stai zitto.»
«No. Vieni a farmi la lezione su chi è pericoloso, ma sei tu che hai appena aggredito degli innocenti.»
«Quell’uomo non è innocente» replicò furioso Samuele. «Non sai cosa mi ha fatto. O forse… sì. E sei in combutta con lui!»
Yuri creò lingue di fuoco dai palmi delle mani. «Stai calmo. Non voglio farti del male.»
«Nessuno me ne farà più.» Strinse i pugni e l’energia elettrica vorticò  nuovamente intorno alle braccia. Avanzò pronto a colpire e poi si arrestò.
Sudando freddo, Yuri lo guardò negli occhi. Erano vacui, come se il suo corpo si trovasse lì, ma la sua mente fosse da un’altra parte. «Samuele. Samuele» lo chiamò.
«Stai tranquillo. Sta bene, ma l’ho sedato psichicamente.»
Un uomo entrò dall’apertura creatasi dalla rottura della finestra, camminò sicuro in mezzo ai banchi spostati e alle sedie ribaltate. «Sei ferito?»
Yuri lo scrutò in volto diffidente. «Non mi sono fatto niente.»
«Direttore Strom… sono mortificata…» tentò di scusarsi la professoressa.
«Non si preoccupi. Devo chiederle di interrompere la lezione e accompagnare gli studenti in infermeria.» Mise poi un braccio intorno alle spalle di Samuele e lo spinse gentilmente verso la porta. Girò il volto e disse: «Vieni con noi.»
Confuso, lo seguì fino fuori dall’aula e in corridoio trovò Sara e Sabrina che lo guardavano ansiose, mentre Kaspar aiutava Patrick a rimettersi in piedi.
«Stai bene. Grazie al cielo.» Sabrina gli buttò le braccia al collo.
«È tutto a posto» rispose, accarezzandole i capelli biondo miele.
In lontananza, dal fondo del corridoio, vide arrivare Naoko di corsa. «Cosa è successo?» domandò.
Il direttore Strom scortò Samuele, ancora con l’espressione ebete dipinta sul volto, in mezzo a loro. «Lo vorrei sapere anche io.»  

I sei ragazzi si ritrovarono insieme nel salottino all’entrata, radunati in cerchio davanti a uno dei due divani.
«Ero certo al cento per cento che ci avrebbero teso un agguato» disse Davide.
Sabrina gli stringeva la mano, e Yuri capì che era ancora scossa.
«Per fortuna nessuno di noi si è fatto male» rispose Naoko.
«Solo perché Leonardo mi ha avvertito in tempo» replicò Sara. «E comunque Patrick aveva diversi tagli.»
«Dove si trova adesso?» domandò Leonardo.
«In infermeria con Kaspar. Lo stanno medicando» spiegò Naoko.
Yuri la fissò incuriosito. «Come sapevi cosa volevano farmi?»
«Mi ha messo in guardia Marcus, il ragazzo che comanda i pipistrelli.»
«A me invece, Jonathan l’illusionista ha rivelato il suo piano mentre mi teneva occupato con il suo potere» raccontò Leonardo.
«Il loro piano» lo corresse Davide. «Erica, la ragazza che ha bloccato me, lo ha fatto perché non potessi aiutarvi.»
«Anche Samuele doveva essere d’accordo» concluse Yuri. «Ha detto che Jonathan lo aveva avvisato sul nostro conto.»
«Però non sono tutti contro di noi» intervenne Naoko.
Sabrina li fissò. «Anche il direttore è venuto in nostro aiuto appena ha saputo del loro piano. Alla fine… di chi possiamo fidarci?»
Nessuno rispose. Yuri si era fatto l’idea che non dovessero credere a nessuno lì dentro. Però c’era un particolare che lo frenava. Qualcosa che doveva condividere solo con Sabrina.
Kaspar e Patrick, con le mani coperte da bende e cerotti, li raggiunsero in quel momento.
«Sono solo ferite superficiali, niente di grave» disse prontamente Patrick, notando i loro volti allarmati.
«Sono molto dispiaciuto per quanto è accaduto. Nessun membro dello staff ne era al corrente. Vi porgo ancora le mie scuse.» Kaspar era serio, posò poi una mano sulla spalla di Leonardo. «Ho annullato la falla nell’incantesimo della memoria. D’ora in poi non dovrai più temere che qualcuno si dimentichi di te.»
«Nessun altro trucco?» domandò Davide poco convinto.
«Avete la mia parola» rispose Kaspar. «Andate, vi ho trattenuto già abbastanza. Ci rivediamo giovedì.»
Patrick lo guardò dritto negli occhi «E questa volta senza trappole.» Si voltò e camminò diretto verso la porta.
Tutti loro lo seguirono rapidamente, raggiungendo l’esterno ancora una volta in formazione compatta come quando erano arrivati.
Nel cortile del C.E.N.T.R.O. Yuri trattenne Sabrina, obbligandola a distanziare gli altri.
«Cosa c’è?» gli domando lei.
«Nostro figlio. L’ho sentito, mi ha aiutato a non ferirmi» le sussurrò. «Sono sicuro che sia da qualche parte lì dentro.»
Sabrina si girò indietro a guardare la facciata dall’edificio. «Molto bene. Allora rivolteremo questo posto da cima a fondo, finché non lo avremo trovato.»
                                       
                                                    Continua…

lunedì 1 aprile 2019

Darklight Children - Capitolo 93


CAPITOLO 93
Proiettori Psichici e Manipolatori Psichici



Leonardo venne lasciato davanti alla porta dell’aula “Proiettori Psichici”. Osservò Patrick, Sara, Yuri e Sabrina allontanarsi lungo il corridoio guidati da Kaspar, inspirò e buttò fuori l’aria.
Forza si disse. Piegò la maniglia ed entrò nella classe.
«Benvenuto» lo accolse un ragazzo biondo seduto nel secondo banco in prima fila.
Leonardo riconobbe i tratti del suo viso. Si guardò intorno: non c’era nessun altro a parte loro due. Avanzò nella classe deserta e rispose: «Sei il ragazzo che mi spiava da Davide.»
«Mi hai scoperto, ma ho anche un nome.» Scostò la sedia del banco accanto al suo per farlo accomodare. «Mi chiamo Jonathan.»
Gli si avvicinò lentamente. «Dove sono tutti gli altri?»
«La lezione inizierà tra cinque minuti. Siamo in anticipo. Possiamo approfittarne per conoscerci meglio.»
«Comincia spiegandomi perché tu e i tuoi amici ci avete attaccato.»
«È stato scortese, lo ammetto.» Jonathan abbozzò un mezzo sorriso, provando a mostrarsi colpevole. «Si trattava di un test, un innocuo e innocente test.»
Leonardo corrugò la fronte. «Ci volevate mettere alla prova? Per qual motivo?»
«Volevamo verificare la vostra fama.»
Strabuzzò gli occhi. Continuò a fissarlo, senza capire di cosa stesse parlando.
Jonathan sospirò. «Abbiamo letto e studiato di nascosto i Registri dell’Ordine che vi riguardano. Erano delle copie, così volevamo capire personalmente cosa rendeva i famosi Alpha, rinati dopo aver scatenato la guerra tra DiKann e l’Ordine,  tanto speciali e particolari.»
«Perché ci chiami in quel modo?»
«L’Ordine vi ha catalogati così» gli rispose, scrollando le spalle. «Scrivono che siete gli Originali, mezzo demoni come non potranno mai più nascerne, dato che l’ingresso alle Dimensioni Infernali è stato sigillato.»
«Non siamo più quelli di un tempo» disse Leonardo serio. «Conserviamo parte dei ricordi di chi eravamo, ma siamo persone diverse.»
«Lo credi davvero?» domandò l’altro. «Penso, invece, che chi ha abitato forse un paio di secoli nella corte di un demone, vivendo proprio come un demone, non possa mantenere integra la sua umanità. La vera natura, quella infernale e diabolica, è quella reale e non si può camuffarla a lungo.»
«Ti sbagli. Non sai di cosa parli.»
«Forse. Ma sono sicuro della mia teoria, anzi te lo dimostrerò.» Jonathan si alzò in piedi e andò verso la lunga e larga finestra che attraversava la parete alla sua sinistra e immetteva nel corridoio esterno. «Tra pochi minuti, lo spietato capo delle guardie di DiKann verrà messo alla prova e rivelerà a tutti che è lo stesso mezzo demone sanguinario di quei tempi antichi.»  
La porta della classe si spalancò. Entrò una donna con un lungo vestito scuro e i capelli raccolti in uno chignon. Leonardo la riconobbe come la stessa che aveva visto in sogno e lo aveva aiutato a uscire dall’illusione di Jonathan.
Il suo compagno non si accorse del suo ingresso.
La donna si fermò davanti alla lavagna, dandogli le spalle. Tra l’indice e il pollice della mano destra, coperta da un guanto nero, stringeva un gessetto bianco, lo fece scivolare sulla superficie scura e scrisse un messaggio:

GUARDA CON ATTENZIONE.
DEVI SQUARCIARE IL VELO.
ALTRI RISCHIANO SE NON APRI GLI OCCHI.

Leonardo non impiegò molto a capire che ci era cascato di nuovo. Era ancora sotto l’influsso del potere illusorio di Jonathan. Balzò in piedi e si avventò sul ragazzo.
Lo obbligò a girarsi verso di lui e tirandogli il collo della camicia urlò: «Perché lo stai facendo di nuovo? A che serve questa illusione? Da cosa vuoi tenermi lontano?»
«Così alla fine te ne sei reso conto.» Sorrise beffardo. «Però sei sempre lento a capire le cose. Dovrebbero trasferirti nei corsi di sostegno.»
Leonardo sentì l’indumento scivolargli tra le mani, il ragazzo si dissolse come un miraggio e lui sbatté due volte le palpebre.
Davanti ai suoi occhi l’ambiente era cambiato e al contempo rimasto lo stesso. Era ancora seduto nel secondo banco della prima fila, intorno a lui però c’erano altri sette studenti. Guardavano un uomo di spalle in piedi davanti alla lavagna mentre scriveva una serie di nozioni.
Leonardo si girò in cerca di Jonathan. Di lui non c’era traccia. Come il resto di ciò che era accaduto da quando aveva messo piede nell’aula, anche la sua presenza lì era stata un’illusione. Non sapeva dove si trovasse, ma sapeva che stava organizzando qualcosa contro Yuri. Anzi forse lo aveva già messo in atto nei minuti in cui era stato prigioniero del suo trucco.
Nessuno sembrava aver notato qualcosa di strano in lui o nel suo comportamento, quindi dedusse che nessuno dei presenti sapeva del piano di Jonathan. Doveva avvertire gli altri, ma non poteva usare la proiezione astrale nella classe dei “Proiettori Psichici”.
Per fortuna ho un’arma segreta pensò. 

«Aveva detto che saremmo stati separati» disse Sara, dopo che Kaspar indicò a lei e a Sabrina la medesima classe.
«I vostri poteri appartengono entrambi alla categoria “Manipolatori Psichici”» rispose sbrigativamente l’uomo. Poi proseguì lungo il corridoio con Patrick per assegnare anche l’ultimo ragazzo alla sua classe.
«Visto che siamo insieme, restiamo unite.» Sabrina spinse in avanti la porta socchiusa e si immerse nella stanza.
La classe era numerosa, c’erano circa quindici ragazzi seduti nelle quattro file da cinque banchi, qualcuno si voltò a guardarle, ma poi ritornò a chiacchierare con un compagno o a controllare i propri appunti.
Sara scorse due banchi liberi e vicini in terza fila. «Mettiamoci lì» indicò.
Presero posto una accanto all’altra e osservarono più attentamente l’aula. La lavagna scura era affissa alla parete di fronte  a loro, con davanti la cattedra. Non c’era altro mobilio e l’unica finestra era ampia e ricopriva quasi interamente la parete sinistra, opposta a quella su cui era sistemata la porta. 
«Sembra una classe come le nostre a scuola» fece Sabrina.
 Sara annuì. «E siamo tutti sullo stesso piano. In caso di bisogno non dovremmo metterci molto a raggiungere qualcuno degli altri.»
«Pensi che dovremmo stare in guardia?»
Prima che potesse risponderle, il professore entrò nell’aula.
Sabrina sbiancò in volto nel vederlo.
«Che ti prende?» domandò Sara, afferrandole il braccio. Si accorse che l’uomo fissava la sua amica dritta negli occhi. «Lo conosci?»
«Sia chiama Hans Strom. È il direttore  del C.E.N.T.R.O.» disse un ragazzo alle loro spalle. «Se siete qui è perché lui conosce voi.
Le due ragazze si voltarono a guardare il ragazzo che aveva parlato e poi riportarono lo sguardo sull’uomo. Non riuscivano a credere che il capo dell’intero istituto fosse il professore del corso a cui erano state assegnate.
«Silenzio ragazzi. Iniziamo l’esercitazione» disse Hans.
La stanza fu immersa nel silenzio totale. Sara frugò l’ambiente con lo sguardo. Erano tutti fermi immobili. Nessuno scriveva o leggeva: non c’erano test da compilare; nessuna chiamata alla cattedra per un’interrogazione.
Ora fate molta attenzione.
Sara drizzò la schiena. La voce dell’uomo riecheggiò nella sua testa e, suppose, anche in quella di tutti gli altri.
Sceglierò a caso uno di voi con cui inizierò una conversazione psichica. Continuò lui. Il vostro compito sarà usare i vostri poteri per rintracciare le mie onde psichiche, scoprire con chi sto parlando e intromettersi nella discussione, superando le mie difese. Cominciate.
Sara scambiò un’occhiata confusa con Sabrina. Poi alzò le spalle in segno di resa e annuì invitando l’amica a partecipare anche loro a questa prova.

Sabrina chiuse gli occhi e si concentrò. Sapeva solo spostare oggetti e persone con i suoi poteri mentali, non aveva idea di come rintracciare le onde psichiche.
In questo caso dovremo fare delle lezioni private.
Sabrina udì con chiarezza la voce di Hans nella sua mete.
Sorpresa che ti abbia scelto?
Non più di tanto, visto che mi ha sottilmente suggerito di accettare lo stage replicò. Perché mi ha voluta qui?
Per darti l’occasione di aumentare il controllo e la conoscenza dei tuoi poteri.
Non mi prenda in giro. Qual è la vera ragione?
Dovrebbe essercene un’altra? domandò Hans.
Sabrina rifletté su come rispondere. Poi realizzò che quell’uomo aveva delle capacità telepatiche e quindi nascondergli qualcosa era pressoché inutile. Quando è venuto a casa mia ha ammesso di conoscere mia madre. Che genere di rapporto c’è tra di voi?
Lei cosa ti ha detto?
Non ha voluto parlare di lei, né in quel momento, né mai.
Hans fece una breve pausa. Abbiamo un passato in comune. Un passato che non ho dimenticato e a quanto mi riferisci, nemmeno lei.
Le ha fatto del male?
Non intenzionalmente.
La smetta di girarci intorno. Parli chiaramente! disse Sabrina. Come fa a conoscere me e mia madre? Cosa vuole da noi?
Hans rimase in silenzio.
Mi risponda! ribadì spazientita.
Zitta le intimò lui. C’è qualcuno che non è stato invitato.
In quello stesso momento, Sara scattò in piedi e le afferrò di nuovo il braccio.
«Mi ha contattato Leonardo. Ci sono problemi.»
«Cosa vuol dire?» domandò confusa.
«Yuri è in pericolo» le rispose. «I ragazzi che ci hanno attaccato hanno in mente di fargli qualcosa per dimostrare che è un mezzo demone violento come nel passato.»
Hans si scostò dalla cattedra e batté le mani. «Basta così ragazzi. L’esercitazione di oggi è finita. Tornate nelle vostre stanze.»
Gli studenti si guardarono perplessi, poi si alzarono dai banchi e uscirono dall’aula.
Lei e Sara li imitarono, pronte a raggiungere l’amico.
«Aspettate» le fermò Hans.
«No» rispose secca Sabrina. «Il mio ragazzo potrebbe essere in pericolo e non lascerò che gli facciate del male. È per questo che mi ha voluta qui? Per punirci perché siamo stati dalla parte dei demoni?»
«Non ho idea di cosa stia succedendo, ma non era ciò che avevo programmato per voi.» Le superò fuori dalla porta. «Andiamo, chiunque abbia messo in atto tutto questo, rimpiangerà di averlo fatto.»
Lo seguirono nel corridoio. Mentre avanzavano quasi correndo, la luce elettrica crepitò nei rivestimenti delle plafoniere. Il buio si alternò a sprazzi all’illuminazione e un violento boato esplose nell’ultima classe in fondo al piano. 


                                                           Continua…

lunedì 18 marzo 2019

Darklight Children - Capitolo 92


CAPITOLO 92
Comunicatori Psichici e Forgiatori Psichici



Con i cinque amici al fianco, Naoko si fermò nel cortile anteriore l’ingresso del grattacielo che conteneva il C.E.N.T.R.O. L’edificio sembrava sovrastarli, pronto a ingoiarli in un solo boccone.
«Entriamo» disse Yuri.
«No» lo fermò Sara. «Dobbiamo aspettare Patrick. Mi ha avvertito di essere riuscito a convincere Kaspar a farlo partecipare.»
Leonardo si tormentò i bottoni della giacca «Questo posto mi mette i brividi.»
«Anche a me» concordò Sabrina. Gli strinse la mano sinistra e la trovò fredda, quasi gelida. «Stai tranquillo, questa volta non sarai solo.»
Davide si avvicinò a lui. «Sì e poi siamo preziosi per loro, non faranno niente per metterci in pericolo.»
«Lo so, ma è più forte di me» rispose Leonardo. «Non sapere cosa ci aspetta, mi agita.»
Naoko capiva appieno quella sensazione. «Prova a pensare ad altro» gli suggerì. Ombra e Scintilla giravano intorno ai suoi piedi, condividendo l’ansia. Prese tra le braccia il gatto bianco e, decisa a seguire il suo stesso consiglio, si voltò verso Sara. «Tra due settimane è il vostro compleanno, che progetti avete?»
«Non abbiamo organizzato a niente» ammise Sara. «Con tutto quello che è successo, non ne abbiamo avuto il tempo.»
«Potreste festeggiare di nuovo al Full Moon» propose Sabrina. «Tu che ne pensi, Yuri?»
«Uhm… sì...» rispose distrattamente lui, scrutando la strada da cui erano arrivati fin lì. «Ecco il signor Molina.»
Davide lo guardò di traverso. «Sembra tu abbia fretta di entrare.»
«Prima lo facciamo, prima potremmo tornarcene a casa» replicò Yuri.
Naoko osservò la reazione del ragazzo biondo e non era convinta fosse l’unica motivazione.  
Patrick li raggiunse. «Siete pronti?»
«Se dico di no, cambia qualcosa?» domandò Leonardo, mordendosi il labbro inferiore.
Patrick sorrise. «Coraggio.» Li superò e aprì la porta di vetro con la scritta C.E.N.T.R.O.
Naoko entrò in coda la gruppo, e gettando un ultima occhiata all’esterno, prima di varcare la soglia, rimpianse di non aver portato con sé un amuleto protettivo.
Proseguirono in modo compatto, come un esercito in marcia sul territorio nemico. La sala d’ingresso era però molto più accogliente di un campo di battaglia. Una coppia di divanetti di tessuto rosso erano posti al centro, una doppia fila di sedie color argento coprivano il lato sinistro e le pareti erano di un celeste rilassante.
Da dietro la scrivania  della reception, semicoperta da un paio di piante dalle foglie lunghe e larghe, emerse una giovane donna con i capelli biondi tirati in una coda, che sbatté rumorosamente i tacchi sul pavimento mentre si avvicinava a loro. «Buongiorno, posso aiutarvi?»
«Abbiamo appuntamento con il signor De Santi» rispose prontamente Patrick.
La donna spinse più in su gli occhiali lungo il naso e si lisciò la gonna aderente del tailleur grigio. «Potete accomodarvi e aspettare il dottor De Santi. Lo avverto che siete qui.» Si girò di spalle e poi tornò a guardarli. «I due animali devono aspettare fuori.»   
Naoko storse il naso e Scintilla e Ombra soffiarono contro la donna. Posò il gatto bianco a terra e chiese: «Perché?»
«Non sono ammessi animali di alcun genere» rispose l’altra seccata. Tornò alla sua postazione, spinse la cornetta contro l’orecchio e armeggiò con i tasti del telefono.
Poco convinta, Naoko trasmise l’ordine ai suoi fedeli compagni. Andate fuori. Se avrò bisogno, vi chiamerò.
Fai attenzione replicò Scintilla.
Resteremo nei paraggi disse Ombra.
Naoko scostò la porta e i due gatti si allontanarono elegantemente verso la strada. Raggiunse poi i compagni seduti sui divanetti. Come loro, si guardò intorno in silenzio. Non sapeva cos’altro dire per placare l’agitazione e temeva che una parola sbagliata potesse essere ascoltata e metterli in difficoltà.
Dopo pochi minuti Kaspar fece il suo ingresso nella stanza.
Loro si girarono di scatto a guardarlo.
L’uomo notò l’espressione sui loro volti. «Non siate cosi tesi» disse, allargando le labbra in un sorriso amichevole. «Non abbiamo intenzione di fare esperimenti su di voi.»
«Grazie per la precisazione» ribatté sarcastico Leonardo.
Patrick si alzò e andò incontro all’uomo. «È meglio evitare battute di questo genere. I ragazzi non si sentono a loro agio in questo posto.»
«Non hanno niente da temere» ribadì Kaspar. «A ogni modo, non vi faccio perdere altro tempo. Vi porterò alle rispettive aule e così lo stage potrà iniziare.»
«Ha intenzione di dividerci?» domandò Davide allarmato.
«Certo. Sarete assegnati alle classi che corrispondono alla categoria in cui rientra il vostro potere» spiegò Kaspar. «Lo stage consisterà nel mostrarvi come alleniamo e istruiamo i mezzo demoni e allo stesso tempo permettervi di approfondire la conoscenza delle vostre capacità.»
«Non lo aveva specificato nel modulo. E non ce lo aveva detto» lo aggredì Yuri.
«Voi non lo avete chiesto» rispose Kaspar. Si avviò verso il corridoio accanto all’ascensore. «Seguitemi.»
Diffidente, Naoko abbandonò il suo posto e insieme agli altri si mosse dietro a Patrick. L’unico sollievo era sapere di poter contattare i suoi alleati felini in qualunque momento.
Appena ebbero percorso una decina di passi, Kaspar si bloccò e lei fu la prima a essere assegnata al corso di riferimento. Entrò nell’aula dei “Comunicatori Psichici” e scrutò i presenti. C’erano una dozzina di ragazzi, qualcuno si voltò a fissarla, ma distolse quasi subito lo sguardo. I banchi erano raggruppati in tre file da quattro e un’ampia vetrata rettangolare copriva la parete destra,  mostrando il corridoio esterno da cui era arrivata e in cui aveva visto sparire i suoi compagni.
Naoko sospirò rassegnata, cercò un posto libero e l’unico che notò fu accanto a un ragazzo dalla pelle scura in seconda fila. Lo riconobbe: era uno dei tre che l’avevano attaccata insieme a Sara alle macerie del negozio.
Comanda i pipistrelli pensò. È logico che si trovi qui. Si sedé al suo fianco e lo osservò. Lui non la degnò di uno sguardo. Gli occhi del ragazzo erano puntati sulla lavagna fissata al muro di fronte.
«Mi chiamo Marcus» disse all’improvviso.
«Io sono Naoko» rispose lei sorpresa.
«Lo so. Sappiamo tutto di voi.»
«Cosa?» domandò inarcando un sopracciglio. «Potresti guardarmi in faccia quando mi parli?» 
«No» replicò pacato. «Non far vedere che ti stai rivolgendo a me.»
Guardinga e prendendo seriamente il consiglio, Naoko si girò a sua volta verso la lavagna. «Cosa significa tutto questo?»
«Sono dalla tua parte, ma ci sono altri ragazzi che hanno idee diverse su di voi.»
«In che senso?»
«Abbiamo letto i Registri dell’Ordine. Delle copie. Conosciamo le vostre origini» spiegò Marcus. «I ragazzi di cui ti ho parlato, prendono sul serio la missione di eliminare i demoni e i mezzo demoni traditori.»
Naoko strinse i pugni sul banco. «Perché me lo stai raccontando?»
«Non condivido i loro metodi, ma non potevo oppormi da solo.»
«E cosa dovrei fare?»
La porta dell’aula si spalancò e un uomo con i capelli scuri e con un completo blu giacca e pantaloni, entrò. «Ragazzi, al vostro posto» disse, raggiungendo la cattedra davanti alla lavagna.
Marcus abbassò la voce. «Se capiterà un’occasione di uscire da questa stanza, coglila.» Si girò poi lentamente per guardarla in volto per la prima volta.
Dall’aria seria che traspariva dai suoi occhi, Naoko capì che non si trattava di una semplice ipotesi, Marcus sapeva con sicurezza che sarebbe successo.

Davide entrò nell’aula del corso di “Forgiatori Psichici” e trovò otto ragazzi seduti dietro il proprio banco, un’insegnante dai capelli castani e ricci – con indosso una camicia bianca e una lunga gonna a frange – tutti intenti a osservarlo.
«Sei il ragazzo esterno» lo accolse la donna.
«Mi chiamo Davide» ribatté lui diffidente.
La donna sorrise. «Benvenuto, stiamo scegliendo i candidati per una piccola dimostrazione pratica delle vostre doti.»
Una ragazza con i capelli rossi, seduta in prima fila, alzò il braccio per richiedere la parola.
«Dimmi, Erica» la esortò l’insegnante.
«Potremmo mettere alla prova il nostro nuovo compagno» propose Erica. «E mi offro volontaria come sfidante.»
«Mi sembra un’ottima idea» replicò la donna. «Sei d’accordo, Davide? È un buon modo per mostrarci a che livello sei.»
Davide passò in rassegna il volto cordiale della professoressa e quello più enigmatico di Erica. «Per me va bene.»
«Perfetto» trillò la donna. «Ragazzi fate spazio ai nostri due dimostranti.»
Osservando gli altri ragazzi che spostavano indietro i banchi ammassandoli sul fondo della stanza, Davide pensò di aver accettato troppo precipitosamente. Lo aveva colto alla sprovvista e si rese conto troppo tardi che in territorio nemico era meglio non essere troppo ostile. Guardò la parete alla sua destra: il lungo finestrone rettangolare gli parve un’ideale via di fuga al corridoio, in caso ce ne fosse stato bisogno.
Erica si avvicinò a lui. «Sarà divertente.»
«Probabilmente più per me che per te» rispose. «Nell’ultimo anno ho fatto diverse esperienze.»
Erica rise debolmente. «Spavaldo e  sicuro di te. Mi piaci. Ma so che non sono il tuo tipo… o il tuo genere…»
Davide la fissò furioso. «Cosa vuoi dire?»
 «So tutto di te e del tuo ragazzo Leonardo, ma stai tranquillo: non vi faremo nulla» rispose abbassando la voce. «Invece, gli altri devono preoccuparsi. Quelli come loro non ci piacciono.»
La professoressa richiamò la loro attenzione. «Forza ragazzi, potete cominciare.»
Davide vide la donna appoggiarsi con la schiena alla cattedra, mentre gli altri studenti prendevano posto sui banchi o rimanevano in piedi, disponendosi ai lati destro e sinistro. In quel modo al centro della stanza si era creata un’area simile a un piccolo ring.
«Cosa dobbiamo fare?» domandò Davide.
Erica plasmò nelle sue mani una lancia di energia cremisi. «Non è ovvio? Batterci.»
Il ragazzo creò d’istinto una cupola e li racchiuse entrambi, isolandoli dagli altri. Sapeva che all’interno del suo campo di forza i suoni venivano attutiti e se parlava a bassa voce, all’esterno non avrebbero sentito. «Sei una dei tizi che hanno attaccato al Portale Mistico
«Perspicace.»
«Non so cosa vuoi, ma ti sei messa contro quello sbagliato.»
«Devo solo tenerti occupato il tempo necessario perché i miei compagni dimostrino ai tuoi amici ex-pupilli e residenti tra i demoni che qui non sono graditi» replicò Erica. «Per il resto, credo che ti sopravvaluti un po’ troppo.»
Davide la guardò con aria di sfida. «Mettimi alla prova.»
La ragazza strinse le dita intorno al bastone della lancia e conficcò la punta nel muro invisibile dietro di lei.
Davide gridò di dolore e il campo di forza si sgretolò. Si massaggiò la fronte che pulsava per il colpo e si rese conto della verità: Erica era più tosta di quello che sembrava.
Qualsiasi cosa lei e i suoi compagni avevano in mente, Sabrina, Sara e Yuri avrebbero dovuto cavarsela da soli.

                                         
                                                          Continua…