lunedì 11 dicembre 2017

Darklight Children - Capitolo 58


CAPITOLO 58

Come affrontare la verità

 
Davide guardò l’ultimo gruppetto di ragazzi che abbandonavano il cortile dell’istituto scolastico. «Sono usciti tutti. Possiamo parlare liberamente.»
Tutti e cinque erano fermi sotto il portico, davanti all’ingresso della scuola. Yuri si era assicurato che ricevessero il messaggio per l’appuntamento. «Avete saputo niente del bibliotecario?» chiese.
Li osservò guardarsi l’un l’altra, poi Naoko disse: «Ho sentito due professori che ne discutevano all’intervallo. Pensano che ci sia qualcosa di strano nel modo in cui è scomparso due giorni fa dalla biblioteca. La polizia è stata allertata ma non hanno trovato niente su di lui, o una traccia che li porti alla verità. Era una persona a posto, non sanno spiegarsi come sia svanito nel nulla.»
«L’importante è che non siano riusciti a collegarlo a noi» commentò Sara.
Ci fu una pausa di silenzio. Yuri suppose che tutti stessero ripensando all’uomo, alla trasformazione e alla sua morte. Ma nessuno poteva provare quello che sentiva lui nel profondo. Aveva bruciato il suo cadavere e ancora prima era stato presente nel vederlo passare da normale essere umano, a mostro sanguinario. Si sentiva in colpa per l’omicidio, ma anche sollevato che un essere del genere fosse scomparso. E questo lo confondeva.
«E per quell’altra faccenda?» domandò Sabrina. «Cosa facciamo?»
«Ormai sono passati due giorni. Dovremmo dare una risposta a Moser» mormorò Davide. 
Sara lo fulminò con un’occhiata. «Fate quello che volete, ma io non leggerò il Registro nel suo negozio.»
«A ogni modo, dovremmo farlo tutti insieme» disse Naoko.
«No» replicò Sara. «Abbiamo già visto abbastanza delle nostre vite precedenti tutti insieme. Adesso è meglio che ognuno legga il suo fascicolo da solo.» Senza salutarli, si avviò verso il cancello.
Yuri non poté darle torto. Anche lui avrebbe preferito che certi particolari sul passato fossero rimasti privati fin da principio. E non sapendo cosa aspettarsi dopo gli ultimi eventi, concordava che lo restassero almeno adesso. Decise di andarle dietro. «Aspettate un attimo» urlò ai compagni.
La inseguì fino all’uscita, poco prima che potesse imboccare la strada per tornare a casa. Le afferrò il polso e disse: «Sara, non c’è bisogno che scappi così. So perché non vuoi gli altri intorno.»
«Di cosa parli?»
«So cosa hai visto. O meglio, ho sentito la tua voce nella mia testa, l’altro giorno al Portale Mistico, che me lo chiedeva. Anche a te è comparso qualcuno… sembrava un fantasma. Qualcuno che hai ucciso.»
Lei lo fissò senza rispondere.
«Non devi vergognarti» riprese Yuri. «Probabilmente la nostra esperienza è diversa dalla loro. Però io posso capirti. Sai che è successo anche a me. Possiamo leggere i Registri insieme. Puoi venire da me, i miei genitori sono al locale e nessuno ci disturberà.»
Sara sorrise. Gli accarezzò con la mano sinistra la guancia.
Era piacevole risentire il tocco di lei sulla pelle e ritrovare nel suo sguardo l’affetto di prima che tutto prendesse la piega soprannaturale.
«Ti ringrazio. Sei gentile. Ma devo farlo da sola. Se avrò bisogno, ti verrò a cercare.»
 Yuri aprì la bocca per replicare, lei lo colse alla sprovvista, lo baciò sulla stessa guancia che gli aveva sfiorato e corse via.
Yuri partì per inseguirla, ma poi rallentò. Non si spiegava la sua reazione. L’aveva rifiutato, ma sembrava volesse anche riavvicinarsi a lui. Fece dietrofront, ancora più confuso su ogni scelta e tornò dagli altri. Si chiese se valesse la pena continuare a tentare di tornare con lei. Era stanco di problemi e complicazioni. In più doveva preoccuparsi di strane apparizioni e della possibilità che si ripresentassero.
Trovò gli latri appoggiati al cancello ad attenderlo.
Davide lo fissò rassegnato. «Niente da fare, immagino.»
«Credo abbia ragione lei» rispose Yuri. «Ognuno deve scoprire il passato per conto suo. Se dovesse esserci qualche particolare di interesse comune, ne riparleremo. Ci vediamo domani.» Si voltò e andò verso il parcheggio.

«Rimaniamo noi tre» constatò Naoko.
Sabrina ripensò a come si erano lasciati Sara e Yuri. Lui le era corso dietro, ma lei non sembrava aver accettato qualsiasi cosa le avesse proposto. Per quanto fosse un ragionamento meschino, questo apriva uno spiraglio per lei.  «Ha ragione Yuri» disse. «Restiamo separati. Ci aggiorniamo domani.»
Non diede tempo ai due compagni di ribattere. Corse verso il passaggio pedonale e si diresse sul marciapiede opposto alla scuola. Doveva sfruttare la sua occasione di parlare a Yuri della loro situazione.
Durante il tragitto sui mezzi pubblici pensò alla sua strategia per poter sganciare la bomba, senza traumatizzarlo. Almeno non quanto lo era stata lei nello scoprire tutto il complesso groviglio di ripercussioni del binomio gravidanza-baby demone. Non voleva mentire, ma nemmeno essere troppo sincera. Doveva trovare un compromesso tra le due.
Scese alla fermata del quartiere di Yuri e si rese conto che non aveva pranzato, ma era talmente agitata da avere lo stomaco chiuso. Doveva mettere in conto che forse, una volta scoperta la verità, lui volesse mettere al corrente anche gli altri. Naoko in realtà già sapeva tutto. Davide non rappresentava un problema. Sara, era invece tutta un’altra questione. Scoprì di temere, in un certo senso, la sua reazione, Quasi un parte di lei vivesse quella situazione come Sybil nei confronti della principessa Sayka.
Arrivata davanti al palazzo di Yuri, si augurò di non rovinargli il pranzo. E soprattutto che fosse solo in casa. Non ricordava qual’era il giorno di riposo del Fiull Moon e neanche quale orario di lavoro avessero i suoi genitori. 
Camminando assorta nel formulare e disfare discorsi, ipotesi e possibilità, Sabrina si trovò davanti alla porta di casa di Yuri, quasi senza accorgersene. «Qualsiasi reazione andrà bene» disse, premendo il tasto del campanello.
Poco dopo la porta si aprì e Yuri comparve sull’uscio. La guardò con un misto di sorpresa e curiosità. «Sabrina, cosa ci fai qui?»
«Scusa se piombo all’improvviso, ma in casa mia c’è mia madre e… sai non mi va di rischiare che scopra questa cosa del mio passato.» Ripeté con convinzione la bugia che si era preparata, pensando che stava mentendo solo per metà. Sua madre era davvero a casa, ma stava dormendo. Sperò che lui non si ricordasse la spiegazione sui turni della donna al ristorante.
«Entra» la invitò, facendosi da parte.
Sabrina avanzò e lui chiuse la porta. Lo seguì nell’ampio salone dell’appartamento e vide che aveva già aperto sul tavolo il Registro che lo riguardava.
«Accomodati.» Yuri spostò un grosso vaso di vetro zigrinato dalla parte di tavolo alla sua destra. «Ho già pranzato, ma se vuoi posso farti un panino.»
«Grazie, sono a posto così» rispose Sabrina, notando sollevata che era più cortese dell’ultima volta che si erano trovati senza il resto del gruppo. «Hai scoperto qualcosa di interessante?» domandò sedendosi alla sua sinistra.
Yuri riprese posto e fissò i fogli del fascicolo, aperti davanti a lui, poi girò lo sguardo su di lei. «Devo iniziare. Tu hai già letto il tuo?»
«Non ancora» rispose, estraendo il Registro dal fondo dello zaino e sistemandolo sul tavolo. Lo aveva portato con sé anche a scuola, senza rivelarlo agli altri.
«Quindi non hai avuto nessun...» si fermò, come se cercasse una parola in particolare, «…ricordo? Non ti è tornato in mente niente del tuo passato?»
Sabrina scosse la testa.
«Ok» replicò un po’ deluso. «Anche se prima ho detto il contrario, possiamo leggere insieme. Cioè ognuno il suo, ma puoi stare qui nel farlo.»
Sabrina sorrise. «Per me va bene»  Non era la ragione principale per cui era andata da lui, ma poteva essere un buon inizio.
Lo fissò per qualche istante e lui fece altrettanto. Gli parve in imbarazzo, o frose sentiva che lo era lei?
«Allora… cominciamo?» le chiese.
«Oh, sì, certo.» Lo osservò chinare il capo sul fascicolo e aprì il suo.
Sabrina fissò la prima riga senza leggerla. Sperò che lui rialzasse la testa e le domandasse qualcosa. Qualsiasi cosa. Bastava che le permettesse di riaprire il dialogo.
Passati una decina di minuti sollevò cauta lo sguardo. Yuri era davvero assorto e si rese conto che  trovare il momento opportuno per parlare della sua gravidanza, sarebbe stato più difficile del previsto.

 
Continua…

lunedì 4 dicembre 2017

Darklight Children - Capitolo 57


CAPITOLO 57

Risposte in attesa

 
Il Full Moon era affollato come ogni sera. Sara immaginò fosse una delle ragioni, se non l’unica, per cui Yuri aveva suggerito di aspettarli lì.
Un cameriere portò i cocktails a lei e Naoko e lasciò un bicchiere vuoto con la lattina di Sprite accanto, davanti a Sabrina.
Sara non si era tolto il broncio per tutta la sera. Bevve un sorso dal bicchiere e guardò Naoko scontrosa. «Credevo che almeno tu mi appoggiassi.»
«Lo sai anche tu: questa era la scelta più ragionevole» le rispose seria. «Meno eravamo, più probabilità c’erano che riuscissero a cavarsela senza vittime.»
«Pensi che non sia in grado di difendermi contro un demone? È stato il mio potere a fermarlo in biblioteca.»
«In realtà tu…»
Sabrina, si versò mezzo bicchiere di bibita e lo portò sotto il naso, lo posò di corsa sul tavolo. «Scusate. Devo andare alla toilette.» Spinse indietro la sedia e camminò spedita verso la porta del bagno.
Seguendola con lo sguardo Sara, disse: «Non trovi che sia strano? Le succede troppo spesso di dover correre in bagno.» Il comportamento bizzarro le parve più interessante della discussione. «Pensi sia malata?»
Naoko scrollò le spalle. «Avrà problemi alla vescica.» Osservò il liquido rosso nel suo bicchiere. «È più comune nelle ragazze della nostra età di quanto non si creda.»
Sara rimase a fissare la porta della toilette. Nessuno era entrato o uscito. Passati diversi minuti, si rese conto che Sabrina ci stava impiegando molto più tempo del necessario. «Secondo me ci nasconde qualcosa.»
«Come?» domandò Naoko.
«È li dentro da troppo. E non è entrato nessuno prima di lei, quindi non può esserci coda» rispose Sara. «Mi sembra strana. A dire il vero è già da diversi giorni che ho questa impressione.»
«Sei agitata per i ragazzi e questo ti rende paranoica.» Naoko si alzò in piedi. «Vado a vedere se è tutto a posto.»
Sara la osservò allontanarsi e si convinse che l’amica non era stata del tutto sincera.

Dopo essere entrata nella toilette, Naoko bussò all’unica porta chiusa dei tre bagni. «Sabrina stai bene? È tutto ok?»
Sabrina liberò il chiavistello e uscì dall’abitacolo. «Sì, è stata solo una forte ondata di nausea. Ma non ho rimesso. Forse è colpa dell’ansia per Yuri.»
«Cerca di calmarti» le suggerì. «Sara sta incominciando a fare molte domande.»
«Non le hai detto nulla?»
«Te l’ho promesso. Ma devi deciderti a parlare con entrambi. Non potremo andare avanti in questo modo ancora per molto.»
«Lo so» rispose Sabrina, precedendola davanti alla porta. «È una notizia che devo dare prima a Yuri. E devo farlo nel momento giusto.»
Naoko stava per domandarle quando sarebbe arrivato  quel momento, ma la porta della toilette si spalancò di nuovo.
«Allora, vi sbrigate?» chiese Sara, cogliendole di sorpresa.
«Sì, certo» rispose. Spinse Sabrina oltre la porta e le sgusciò dietro.  «Stavamo arrivando.»
Sara le si accostò. «Gli altri sono appena tornati.»
Naoko intercettò lo sguardo di sollievo di Sabrina nel vedere Yuri illeso e le tirò una gomitata. Lei la fissò confusa, poi sembrò intuire e si voltò verso Davide e Angelo Moser.
«Ce l’avete fatta a trovare l’uscita del bagno» le accolse Davide, aggiungendo due sedie al loro tavolo.
«Come è andata?» domandò Naoko, ignorandolo. «L’avete…»
«Sì. Ce ne siamo sbarazzati» rispose Yuri.
Il gruppo seduto intorno al tavolo rimase in silenzio per qualche minuto.
Naoko riafferrò il suo bicchiere e morsicò la cannuccia, senza bere. A quanto sapeva nessuno di loro aveva frequentato spesso la biblioteca, né il bibliotecario, e anche se nessuno lo aveva espresso a voce alta, di sicuro tutti pensavano che si era meritato quella fine per essersi associato alla setta del professor Barbieri. È comunque morto un uomo si disse. E ognuno di loro era complice di un omicidio, anche se il cadavere era quello di un demone.
«Non voglio trattenervi oltre» disse Angelo, rompendo il silenzio e i suoi pensieri. «Devo consegnarvi qualcosa che vi avevo promesso.» Posò la borsa che aveva a tracolla sulle gambe ed estrasse cinque fascicoli chiusi da due giri di spago. I dossier sulle vite passate che aveva promesso.
«Per questo motivo ci ha fatto fermare al suo negozio prima di venire qui»  disse Yuri.
Angelo annuì. «Mi sono arrivati nel tardo pomeriggio, dopo che ve ne eravate andati. E non potevo portarli con noi e rischiare di perderli durante la lotta.» Consegnò a ognuno quello con sopra il nome che aveva nella vita precedente.
«Ne manca uno» disse Davide, dopo aver preso il suo.
«Siamo rimasti in cinque» rispose Naoko. «A meno che…»
«Hai chiesto il Registro su Leonardo?» domandò stupita Sabrina.
Sara guardò Davide sospettosa. «Cosa te ne fai del Registro che riguarda mio fratello?»
«Voglio confrontarlo con il mio» rispose Davide. «Eravamo una coppia nell’altra vita e voglio tutti i dettagli.»
Naoko rimase sorpresa. Tra tutti, non si aspettava fosse proprio Davide quello a voler scavare così a fondo nel passato.
«Non me ne sono dimenticato» intervenne Angelo. «Ma dato che la persona a cui si riferisce non c’è più, l’Ordine mi ha imposto che chiunque lo voglia consultare, lo deve fare nel mio negozio. Ed è un invito che estendo anche a tutti voi per i vostri. Potrete leggerli senza essere disturbati e con la possibilità di chiedermi ogni chiarimento.» Si alzò dalla sedia e si mise la fibbia della borsa sulla spalla. «Pensateci. Come vi ho già detto: la porta del Portale Mistico è sempre aperta per voi.»Si diresse verso la porta e uscì dal locale.
 Naoko osservò i suoi compagni. Non riuscì  a leggere nei volti cosa passasse loro per la testa. Lei stessa si sentiva eccitata e spaventata. Tra le mani avevano il resoconto del loro passato, i dettagli di un’altra vita, con tutto ciò che questo poteva comportare, nel bene, o nel male. 

 
Continua…

lunedì 27 novembre 2017

Darklight Children - Capitolo 56


CAPITOLO 56

A caccia

 
Angelo Moser spruzzò con il dispenser una parte del liquido ambrato della boccetta stretta nella mano sinistra. A prima vista poteva sembrare una confezione di profumo, ma in realtà era una pozione rintraccia demone. «Da questa parte.»
Yuri e Davide lo seguirono oltre l’ingresso di un grande parco, illuminato da una coppia di lampioni dalla plafoniera a forma di palloncino.
Angelo aveva fissato l’incontro con i ragazzi davanti al suo negozio, alle prime ore della sera. Al momento di usare la pozione, aveva proposto che le ragazze rimanessero in un luogo sicuro durante la loro battuta di caccia. Nessuno di loro era preparato per la lotta, ma i poteri dei due maschi si erano rivelati quelli più utili nel confronto con i demoni trasformati. Sara si era opposta, e Angelo no ne era stato affatto sorpreso, ma era ricorso alla democrazia e per sua fortuna, dopo aver messo ai voti la questione, la maggioranza gli aveva dato ragione.
La pozione dispersa nell’aria lasciò una scia color verde luminescente, come aveva fatto lungo tutto il tragitto percorso dal Portale Mistico fin lì, e si diffuse fino nelle profondità del viale alberato. Mentre lo percorrevano, Davide chiese: «Siamo sicuri che sia proprio il nostro demone?»
«Sì. Dai vestiti di Yuri ho recuperato alcuni frammenti di squame carbonizzate e le ho mischiate alla pozione» rispose Angelo.
«E quando lo rintracciamo, cosa facciamo per fermarlo?» s’informò Yuri. «Abbiamo visto che è molto rapido e a parte la paura per il fuoco, non credo abbia altri punti deboli.»
Angelo continuò ad avanzare tenendo lo sguardo puntato sulla traccia luminosa che iniziava a sbiadire. «Non sarà necessario imprigionarlo interamente come avete fatto la prima volta. Basterà chiudergli la testa in un campo di forza.»
«E si aspetta che lo faccia io?» domandò Davide. «Non sono ancora così esperto da concentrami solo su un dettaglio cosi specifico.»
«Ci aveva anche detto che soffocarlo serviva solo a fargli vomitare l’embrione, se non si era ancora trasformato completamente» aggiunse Yuri
Angelo si bloccò. «Non ti preoccupare, Davide. Ti guiderò io.» Poi si rivolse al’altro e rispose: «Questo demone si è impossessato di un corpo umano e a differenza dei demoni originali, una delle poche debolezze di cui non può disfarsi è il bisogno di immettere ossigeno nei polmoni. Soffocarlo non lo libererà dalla possessione, ma lo ucciderà.»
Davide inarcò un sopracciglio. «Prima o dopo che ci avrà fatto a pezzi?»
Un urlo di terrore di una voce femminile, proveniente dalla zona più oscura del parco, mise fine alla discussione.
Angelo e i suoi due compagni corsero in quella direzione, senza aver più bisogno della pozione per sapere dove si trovasse il demone. Arrivarono in uno spiazzo in cui erano disposte un paio di panchine. Sopra la prima, l’ex-bibliotecario teneva sollevato da terra un ragazzo ventenne, stringendolo con entrambe le mani. Con la schiena appoggiata al sedile della seconda panchina, la ragazza che aveva emesso l’urlo, con i capelli castani in disordine, tremava seduta per terra e guardava impotente e sconvolta la scena.
Angelo ordinò a Yuri: «Colpiscilo alla schiena.»
Il ragazzo infiammò i palmi delle mani e li puntò contro il demone, disturbato dal loro arrivo. Spire di fuoco guizzarono contro di lui bruciandogli le squame della parte sinistra del dorso e del braccio dello stesso lato. Non emise alcun lamento di dolore, però reagì mollando la presa sulla vittima, e lo lasciò cadere con un tonfo a pochi centimetri dalla compagna.
Vedendoli impalati e ancora scossi per la bizzarra e incredibile aggressione, Angelo urlò: «Scappate!»
Il ragazzo si riscosse per primo, tirò a forza in piedi lei e la trascinò via.
A quel punto il demone buttò la testa all’indietro e aprendo la bocca, ululò come un lupo alla luna. Il suo verso era carico di rabbia. Avanzò sicuro contro il suo nemico, scontrandosi contro il fuoco, ma non scappando più dalle fiamme.
«Abbiamo perso il nostro vantaggio» disse Yuri. «Ha superato presto la sua paura.»  
Angelo afferrò Davide per le spalle e, rimanendo dietro di lui, disse: «Tocca a te. Non devi fare niente di diverso dal solito modo con cui ricorri al tuo potere. Non pensare però a bloccarlo interamente. Fissa la tua attenzione sulla testa: è quello il tuo obbiettivo.»
Davide deglutì a vuoto. Puntò le mani verso il demone, ormai a pochi passi da Yuri, e sopra le sue corna comparve la mezza sfera di una cupola. Mentre procedeva nel formarla, questa scese a gran velocità verso il basso, avvertendo il nemico del pericolo con le sue pareti opache.
Il demone si gettò in avanti, spinse lontano Yuri e poi con un salto, si lanciò oltre le teste degli altri due, planando dietro di loro.
Yuri si rialzò velocemente. «Non fatelo scappare!»
Angelo si voltò di scatto. Davide lo imitò e lui lo esortò: «Riprova e focalizza bene la forma nella mente.»
Il demone non aspettò di essere ingabbiato  e brandendo gli artigli delle dita affusolate, si avventò sulle prede.
Davide puntò sicuro il braccio sinistro contro il demone e con le dita piegate come se stesse sorreggendo una pallina da tennis, creò una bolla trasparente intorno alla testa cornuta del demone.
La bestia infernale si fermò. Graffiò con foga la bolla. Si dimenò da una parte all’altra, prese addirittura a colpire ripetutamente e violentemente con il capo il tronco di un albero. L’unico effetto che ottenne fu di spezzarlo in due, mentre la copertura sferica non si sfaldava.
Davide tenne stretta la presa, Angelo però noto che a ogni tentativo del demone di liberarsi, il ragazzo stringeva i denti per trattenere urla di dolore. «Resiti.»
«Non ce la faccio più» replicò lui.
«Tieni duro» lo incitò di nuovo.
Dopo una lotta sfrenata, il demone si placò all’improvviso. Immobile, con gli occhi rossi rivolti all’insù, si accasciò a terra, sollevando sbuffi di terra in un rumore fragoroso.
Rimasero tutti fermi. Angelo fissò la bestia, poi osservò Yuri e infine Davide con il braccio teso. Riportò quindi gli occhi sul demone e lo trovò ancora riverso sul terreno.
Prese coraggio e avanzò verso l’essere. Si piegò sulle ginocchia lo scrutò minuziosamente. Gli occhi vitrei gli tolsero ogni dubbio. Angelo sollevò il capo e disse: «Puoi far sparire il campo di forza.»
Davide ubbidì, abbassò il braccio e la sfera di energia trasparente si sgretolò.
«È sicuro?» chiese Yuri.
Angelo annuì e si rialzò. «È morto.»
Davide si avvicinò con cautela al corpo disteso. «E ora? Lo lasciamo qui?»
«No, ovviamente. Troppe persone sono a conoscenza dell’esistenza di questi ibridi. Dobbiamo sbarazzarci del cadavere. Devi farlo tu Yuri.»
Lui avanzò sollevò le braccia e poi chiese: «Siamo certi che brucerà come un qualunque cadavere?»
«Puoi stare tranquillo» rispose Angelo. «Diverrà cenere senza effetti collaterali.»
Il ragazzo si piegò in avanti, mentre Davide arretrava. Fiammelle rosse e gialle spuntarono dai polpastrelli delle sue mani. Si inginocchiò e le posò sopra il demone morto. Lascio scivolare sulle sue squame le fiamme in modo che fossero libere di avvolgerlo interamente.
Angelo osservò i due giovani illuminati dalla luce del fuoco e sorrise. Non si era sbagliato. Se avessero accettato l’addestramento, sarebbero diventati dei guerrieri eccezionali.

 
Continua…

lunedì 20 novembre 2017

Darklight Children - Capitolo 55


CAPITOLO 55

Seconda lezione di incubazione demoniaca

 
«Non capite? Questo è proprio quello che vuole» disse Sara, chiudendo la fila dei quattro compagni che le camminavano davanti a coppie. «Quell’uomo non aspetta altro che avere una scusa per obbligarci a entrare nell’Ordine.»
«Purtroppo non abbiamo alternativa» rispose Naoko, subito prima di lei con vicino Sabrina. «Dobbiamo rivolgerci a lui.»
 Sara sbuffò. Non amava essere in minoranza nelle decisioni e nemmeno essere obbligata a fare qualcosa che non la convinceva. «Non ci siamo neanche fermati a parlarne un attimo Siamo usciti da scuola e siamo subito venuti qui, senza nemmeno mangiare un boccone.»
In testa al gruppo, Yuri si voltò per guardarla. «Non abbiamo tempo da perdere.»
«Ma ce la siamo cavata bene anche da soli» insistette lei.
Davide emise un risolino. «Come no. Una favola.» Lo vide scuotere la testa. «Abbiamo avuto solo fortuna e dopo due volte, non proverei a sfidarla ancora.»
Sara non sapeva dare una motivazione precisa, le definiva più una serie di sensazioni, ma non si fidava di Angelo Moser. Era convinta che accettare il suo aiuto, avrebbe portato altri guai. Ebbe il timore di dovere quei pensieri alla parte di Sayka in lei, e per una volta decise di passarci sopra, ignorare un avvertimento conscio o meno era peggio. «E se cercasse di incastrarci? Di ricattarci per quello che sta succedendo a tutte queste persone?»
«Non dire sciocchezze. Se avesse voluto farlo, ci avrebbe provato la prima volta che gli abbiamo raccontato del bidello» rispose Sabrina.
«E poi nessuno di loro è rimasto ferito. Forse possiamo ancora salvare il bibliotecario, come abbiamo fatto con il bidello» precisò Yuri.
Ancora un rifiuto ad ascoltarla. Quest’ultimo le diede più fastidio dei precedenti perché le sembrava un’alleanza tra Sabrina e Yuri. Anzi, Sara aveva l’impressione si fossero coalizzati tutti contro di lei. «E  se non fosse possibile salvarlo?» provò a stuzzicarli. «Accettereste di diventare degli assassini per lui?»
Sabrina si fermò. Si girò, mettendosi di fronte a lei. «Sai cosa si prova sentirsi colpevoli della morte di qualcuno. Tutti noi lo sappiamo. Per questo non dobbiamo permettere che accada ancora. Mi dispiace se il bibliotecario dovesse morire, ma se per farlo vivere dovessi lasciare che uccida dieci, cento, o mille altri innocenti, non lo risparmierei. Ormai è un demone, non lo ha scelto, ma è quello che è diventato.» 
Sara rimase in silenzio a fissarla. Era la prima volta che la vedeva tenerle testa così risoluta. E le dava ancora più fastidio, una volta riflettuto e messo da parte le sue sensazioni, doverle dare ragione. Ricordò con angoscia cosa aveva provato nel venir perseguitata da una vittima di Sayka, non sapeva se si sarebbe ripetuto, ma non voleva aggiungere nuovi nomi alla lista dei morti per le sue azioni, del passato o del presente, e scoprire in quali altri modi potevano tormentarla.
Sabrina tornò a procedere, come gli altri e lei fece altrettanto, rinunciando all’idea di opporsi.
Un cliente uscì dal cancello del Portale Mistico e li obbligò a rompere la formazione. Davide aprì la porta e rimase in attesa che entrassero gli altri. Quando fu all’interno, Sara individuò Angelo intento a chiudere il ricevitore di cassa.
L’uomo alzò la testa dal macchinario e li osservò entusiasta. «Buongiorno a tutti. Speravo che sareste passati. Ho delle novità.»
«Anche noi» replicò Yuri. «E non le piaceranno.»
«Ancora demoni?» domandò Angelo.
Sara non rispose, ma Yuri, Naoko e Sabrina annuirono nello stesso momento.
«Ho capito. È meglio andare di sotto.» Angelo uscì da dietro il bancone e controllò che sistemi di allarme mistico e tecnologico fossero attivi. Passò tra di loro e chiuse a chiave la porta, girando come da abitudine il cartello. «Sbrighiamoci, dalle vostre facce credo sia più grave di quanto mi aspetto.»
Lo seguirono nel magazzino che avevano scoperto durante la loro visita precedente e trovarono le sedie già disposte in cerchio.
Sara sentì riemergere la sua diffidenza e lo guardò con fare accusatorio. «Sembra che ci stesse aspettando.»
«Come vi ho anticipato, speravo di avere l’occasione di incontrarvi. È arrivata una parte del materiale che avevo richiesto all’Ordine e volevo sottoporvelo» spiegò, sollevando una scatola posta accanto all’ingresso con sopra un timbro in cera lacca, simile a quello di una casata nobile.
«Ha i Registri che ci riguardano?» domandò Davide, prendendo posto.
«No, non li hanno ancora inviati. Potrebbero arrivare tra qualche ora» rispose, sedendosi a sua volta e sistemando la scatola aperta accanto al piede destro. Attese che anche gli altri si accomodassero e poi continuò. «Ma credo che quello che c’è qui dentro, ci sarà più utile in questo momento. Immagino vogliate parlarmi di un nuovo attacco?»
Sara aprì la bocca, ma Yuri si schiarì la voce e disse: «Sì, è successo questa mattina. Ero in biblioteca, quando il bibliotecario si è trasformato davanti ai miei occhi. Mi ha assalito e quasi mangiato vivo, se non fossi riuscito a contattare mentalmente Sara che ha riunito gli altri.»
Angelo le lanciò un’occhiata come se volesse scrutarla nel profondo. Poi tornò a rivolgersi a Yuri. «Quindi, a differenza dell’assalitore precedente, quello di oggi era un uomo senza alcun segno evidente di una mutazione in atto?»
«No, aveva delle chiazze sul collo, ma era coperto con i vestiti e quando me ne sono reso conto era già troppo tardi.»
Davide lo guardò confuso. «Se hai visto le chiazze, perché non sei scappato subito?»
Yuri rimase in silenzio. 
Sara notò l’espressione cambiare all’improvviso. Nei suoi occhi non trovò più il capo deciso che li guidava. Vide solo un ragazzo spaventato. Terrorizzato da qualcosa che aveva visto. O rivissuto.
Lui incrociò il suo sguardo nello stesso istante e la voce di Yuri, le risuonò nella mente.
Perché quello che ho visto prima era più spaventoso. Un fantasma grigio.
D’istinto, gli parlò telepaticamente. È successo anche a te?
Yuri la fissò allarmato e poi guardò altrove. Sara capì cosa provava e non aggiunse altro, prendendo quel gesto come un assenso. «Non è questo il punto» disse poi per andargli in aiuto. «Il problema è che si è trasformato all’improvviso e molto più velocemente di quell’altro. Deve spiegarci come mai c’è questa differenza per ogni mutamento.» 
«Suppongo dipenda da quanto tempo ha impiegato l’uovo ad attecchire nell’ospite» rispose Angelo, afferrando il primo volume dall’interno della scatola vicino a sé. Aveva una copertina rigida color rame con diversi disegni in rilievo. L’aprì delicatamente  e girò le pagine fino a quella in cui aveva posto un normale segnalibro di cartone. «Presupponendo che le uova siano state impiantate tutte nello stesso momento e non in periodi diversi, bisogna tenere conto di come reagisce il corpo ospite. Probabilmente Barbieri si è premurato che non ci fosse un rigetto, dopodiché l’uovo ha dovuto nutrirsi dell’organismo in cui si è trovato per poter essere pronto in un secondo momento a prendere il sopravvento. Quando si è creato un ambiente favorevole, ha avuto inizio la procedura per schiudersi.» Si fermò nuovamente e girò la pagina. Seguì con il dito indice destro le frasi e dopo qualche riga riprese. «Ecco, qui spiega che ogni uovo ha una tempistica di mutazione sul corpo dell’ospite determinata in base alla resistenza con cui le difese immunitarie continuano a combatterlo, anche dopo che l’attecchimento è avvenuto.»
«In poche parole è come un batterio, o un virus. Più il fisico della persona a cui è stato iniettato è forte e in salute, più a lungo ci impiega a infettarlo, rimanendo quindi in incubazione» disse Naoko.
Sara e gli altri si voltarono a guardarla stupefatti.
«Perché fate quelle facce?» domandò lei. «Non è così strano che io sappia queste cose. Mio padre  è un medico. Sento questi discorsi da quando ho sei anni.»
«Ok, però se la consideriamo come una malattia, ci deve essere anche una cura» dedusse Sabrina.
Angelo sfogliò per la terza volta il libro dall’apparenza antica. «Non esattamente. Se l’uovo è ancora in fase di incubazione e il soggetto ospite mostra solo i primi segni della trasformazione, è possibile aiutarlo facendogli espellere il parassita demoniaco. L’embrione ha infatti bisogno di ossigeno per svilupparsi e sopravvivere insieme al suo corpo, quindi soffocando momentaneamente l’ospite, la mancanza d’aria lo spingerà a liberarsi dell’intruso.»
Sara annuì, ma nessuno se ne accorse. Quella spiegazione le tornò alla mente, come se l’avesse già sentita in passato…
Davide si sporse in avanti. «In effetti la mia barriera era piuttosto stretta la prima volta in cui abbiamo avuto a che fare con quei tizi, e il bidello si agitava talmente tanto che deve avere esaurito in pochi secondi tutta l’aria presente.»
«E se l’ospite si è trasformato completamente?» domandò Yuri. «Come si fa a farlo tornare normale?»
«Purtroppo è impossibile» rispose Angelo in tono grave. «Quando la trasformazione è avvenuta, l’essere umano perde la sua umanità e l’anima è totalmente corrotta, rendendolo un demone. All’inizio è preda di istinti famelici, quasi animali. Può imparare a controllarli, a comportarsi in parte come la creatura che era prima, ma resterà pur sempre soggiogato dalla violenza e dal bisogno di uccidere, solo per il gusto di farlo. La mutazione è irreversibile.»  
Sabrina impallidì. «Ci sta dicendo che dobbiamo uccidere il bibliotecario?»
Angelo la guardò perplesso. «Credevo lo aveste già fatto.»
Sara passò in rassegna i volti dei suoi compagni, tutti sconvolti, e represse il bisogno di dire “Ve lo avevo detto che non c’era da fidarsi.”  
«È riuscito a fuggire» rivelò Davide. «Era molto rapido, in qualche modo ha visto le pareti invisibili che stavo costruendo per imprigionarlo e le ha saltate.»
L’uomo scattò in piedi. «Avete lasciato un demone in libertà?»
«Perché crede che siamo venuti qui?» sbottò Sara irritata. Come si permetteva di trattarli in quel modo? «Avrà sicuramente qualche aggeggio o incantesimo per rintracciarlo.»
«Dovevate dirmelo subito. Se trova chi può risvegliare gli embrioni a comando, la situazione può diventare pericolosa.» Angelo ripose il libro nella scatola e si chinò a cercarne un altro.
«Ma l’altra volta ci ha detto che nessuno può farlo» ricordò Sabrina.
 «Vi ho detto che non sapevo come si potesse fare una cosa del genere» rispose, rialzandosi con un nuovo volume, dalla copertina color acciaio, aperto tra le mani. «Ora ho scoperto un possibile  piano originale: prevede l’uso di un non ben specificato Catalizzatore, uno strumento in grado di attivare tutti gli embrioni perché diventino demoni e prendano parte al sacrifico per  liberare DiKann.»
Sara si alzò dalla sedia. «Sapevamo che io e Leonardo eravamo gli unici a poter rompere il Sigillo.»
«E in principio lo credevo anche io. Ma dopo aver consultato questo nuovo materiale, ho scoperto che il rito è molto più complesso. Quando gli Anziani Originali bloccarono l’ingresso del Primo Inferno e i demoni nei regni infernali con il Sigillo, dopo la battaglia scatenata da Sayka e Lucen, lo fecero sacrificando le loro energie e i loro poteri. Per essere sicuri che l’accesso alla Terra fosse bloccato da entrambe le vie, legarono questo sacrificio a quello degli ultimi demoni rimasti sulla Terra, convinti in questo modo, che non ci fosse più alcuna possibilità per qualcuno di poter infrangere interamente il Sigillo.» Angelo trasse un lungo sospiro. «Mesi fa, però, Oliver Barbieri ha scoperto come spezzare la parte del Sigillo legata agli Anziani Originali, grazie a voi e all’incantesimo del Riciclo delle Anime, e che per rompere l’altra metà bisogna sacrificare dei demoni che camminano sulla Terra. E dato che non ne esistono da secoli, con l’aiuto di DiKann, ne ha creati di nuovi tramite le uova.»
Sara si sentì invadere dal panico. Le sue sensazioni erano corrette. Anche se non per scelta, quell’uomo annunciava guai e problemi. Non era finita. Il pericolo di DiKann era ancora reale.
«Questo vuol dire che se non riusciamo a trovare e liberare tutti quelli che hanno un uovo in corpo…  Naoko non riuscì a completare la frase.
«Saremmo costretti a ucciderli» concluse serio Yuri.
«Non c’è altra scelta» concordò Angelo. «Più uomini diventano demoni, più possibilità ha questo qualcuno in grado di usare il Catalizzatore di rompere la metà del Sigillo ancora intatta.»
«E cos’è questo Catalizzatore?» domandò Davide. «Come scopriamo chi ce l’ha?»
«Non lo so ancora scoperto, ma conto di farlo presto.» Angelo chiuse il libro che mandò nell’aria uno sbuffo di polvere. «Intanto, stasera, dovete prepararvi.»
«Per cosa?» chiese Sabrina.
«Non è ovvio? C’è un demone da stanare ed eliminare» rispose Sara. Era furiosa perché la sua vita stava imboccando  di nuovo la strada delle complicazioni, ma non avrebbe mai permesso a DiKann di liberarsi. «Dobbiamo andare a caccia.»

 
Continua…

lunedì 6 novembre 2017

Darklight Children - Capitolo 54


CAPITOLO 54

Combatti o fuggi

 
Yuri non perse altro tempo. Si girò e corse verso il tavolo, dove una volta superato, c’era la finestra che dava sul cortile della scuola, la sua unica via di fuga.
Il demone reagì ancora più rapidamente di lui. Lo raggiunse con un solo passo e lo afferrò per la giacca. Lo  sollevò da terra e lo lanciò sul tavolo. Yuri sbatté la schiena sulla superficie dura di legno e sentì scariche di dolore lungo tutto il corpo. L’ex-bibliotecario si gettò su di lui, pronto a divorarlo. Reagendo al pericolo, il ragazzo fece comparire le fiamme giallo-arancio sulle mani e afferrò i polsi del suo avversario.
Il demone lanciò un lungo latrato di dolore e poi impazzì. In qualche modo non riusciva a liberarsi dalla presa infuocata, ma la sua bocca era ora provvista di zanne e gli si lanciò con la testa contro il volto. Tentò a più riprese di morderlo e squarciargli la carne, ma Yuri era abbastanza veloce da scattare con il capo da una parte all’altra per evitarlo.
Non durerò a lungo pensò, schivando zanne, lingua biforcuta e bava. Aveva una sola possibilità e si augurò che la sua teoria funzionasse. Sara! Aiutami! Sono in biblioteca attaccato da un demone!

Sara era appena uscita dalla classe. Era stata l’ultima a concludere la prova. Il suo incidente le aveva fatto fare più tardi di quanto si aspettasse e non si era nemmeno impegnata a fondo nelle ultime due risposte, come aveva fatto con le prime.  Aveva altri pensieri che la tormentavano e una serie di domande inspiegabili, quando la sua mente venne invasa dalla voce di Yuri.
Sara! Aiutami! Sono in biblioteca attaccato da un demone!
«Yuri, sei tu?» domandò guardandosi intorno, ma non trovandolo accanto a sé. Poi, si rese conto che era una richiesta di aiuto, una specie di S.O.S. psichico che poteva udire grazie ai suoi poteri mentali. Corse nel corridoio, seguendo la voce nella mente come se l’eco rimbombasse tra le pareti, conducendola dove si trovava. Riuscì a focalizzare il luogo dove si batteva e preoccupata solo di raggiungerlo, ricordò che al negozio era bastato vederla perché i demoni si mettessero in fuga, ma se questa volta non fosse stato sufficiente? Si bloccò e decise di  rintracciare prima qualcuno degli altri compagni. Si girò, ma tra i ragazzi che le andavano incontrò non riconobbe nessuno dei suoi amici, finché notò la chioma bionda e lo zaino su cui ricadeva, di una ragazza a una ventina di passi davanti a lei.
La raggiunse e afferrandola per le spalle disse: «Sabrina, meno male che sei qui dobbiamo muoverci.»
Lei sollevò lo sguardo confusa. «Sara, cosa succede?»
«Yuri è in pericolo.» Le strinse le dita intorno al braccio destro e ricorse al teletrasporto.
Riapparvero all’interno della biblioteca con la porta chiusa alle loro spalle. Dalla loro posizione vedevano la scena come davanti allo schermo di un cinema.
Un muscoloso demone color giada tentava di azzannare Yuri, steso sul tavolo, mentre il ragazzo gli immobilizzava le mani artigliate con le sue fiammeggianti.
«Cosa facciamo?» domandò Sabrina in tono apprensivo.  
«Abbiamo bisogno del potere di tutti. Soprattutto quello di Davide: l’altra volta è stata l’unica arma vincente» spiegò Sara.
«Dovrebbe essere fuori. Avevamo appuntamento con Naoko in cortile, davanti all’entrata. Ci aveva detto che avevate la simulazione di esame, ma volevamo incontrarci per…»
«Me lo spiegherai dopo» la interruppe. «Vado a prenderli.» Usò ancora una volta la sua capacità di spostarsi da un luogo all’altro e svanì.

«No, aspetta...» provò a fermarla Sabrina, ma era troppo tardi.
Il secondo lampo di luce attirò l’attenzione di Yuri, ma non quella del demone.  
«Sabrina aiutami!» gridò il ragazzo.
Sabrina si preparò a usare la telecinesi, ma si bloccò vedendo il demone che si arrestava e si girava a guardarla. Quegli spaventosi occhi rossi incontrarono i suoi e lei provò un panico paralizzante, forte al punto da impedirle quasi di respirare. Se fosse stata attaccata, aveva un’altra vita di cui doversi preoccupare, oltre a se stessa.
Lui la scrutò per pochi secondi, dilatò le narici e fiutò il suo odore, come un animale da caccia e poi la ignorò e tornò a dimenare la mandibola contro Yuri.
Sabrina ebbe un attimo di sollievo, pensando che non la considerasse interessante, subito dopo si sentì in colpa. Doveva usare il suo potere e trascinare il demone lontano dal corpo del ragazzo, ma aveva paura per sé e per il suo bambino. Pensò che se il demone avesse fiutato ciò che aveva spinto il precedente a obbligarla a fuggire, qualche giorno prima a scuola, le si sarebbe già lanciato addosso. Invece non la degnava più di uno sguardo. Non poteva correre il rischio di attirare la sua attenzione.
«Sabrina!» le gridò ancora.
«Non so cosa fare» urlò, mordendosi il labbro. Una parte di lei era pronta a correre in suo aiuto, l’altra invece voleva restare ferma al sicuro. In ogni caso fremeva per spiegargli perché non si muoveva, voleva raccontargli che lo faceva per loro figlio.
La situazione però stava per peggiorare. Yuri non riusciva più a mantenere la concentrazione per tenere vivo il fuoco delle mani e al contempo deviare le zanne.
Se non agisco, mio figlio non avrà un padre. E sarà solo colpa mia  pensò. Con uno sforzo maggiore di quanto poteva sembrare a Yuri, Sabrina mosse titubante un primo passo verso di lui. Si fermò e attese per pochi secondi. Ne mosse un secondo e si rese conto che per essere certa di afferrare solo il demone, ormai avvinghiato al ragazzo, doveva essere molto più vicina. Terribilmente e pericolosamente più vicina.
Sabrina stava per muovere un terzo debole passo, quando dietro di lei comparvero Sara, Davide e Naoko.
«È ancora sopra di lui!» sbraitò Sara. «Perché non hai fatto niente?»
Naoko le si avvicinò. Sabrina sperò di poter contare ancora una volta sul suo supporto. «Il demone è praticamente avvolto intorno a lui, in questo stato Sabrina rischiava di sbatterli insieme telecineticamente da una parte all’altra, facendo solo del male a Yuri.»
 Sabrina annuì  e poi lanciò un rapido sguardo di riconoscenza all’amica, per averla tolta d’impiccio.
«In quella posizione non posso fare niente neanche io» ammise Davide. «È come al negozio: li bloccherei entrambi.»
«D’accordò» intervenne Sara. «Provo io.»
Sabrina  la osservò puntare lo sguardo sul demone e rabbrividì. C’era qualcosa in quel suo modo di fare, nel tono e nella postura che assumeva, che le ricordava il passato… la vita precedente… Sayka.
Pochi istanti dopo, il demone balzò all’indietro, emettendo un nuovo verso lamentoso, si tenne la testa come se gli avessero sbattuto sopra un’arma pesantissima.
Yuri si gettò giù dal tavolo e corse dal gruppo.
«Stai bene?» domandò Sabrina.
Lui annuì, senza guardarla negli occhi.
«Ottimo lavoro» esclamò Davide. Puntò le mani e creò un barriera intorno al demone. Stava per congiungere i due estremi, plasmando la cupola sopra la sua testa, quando lui balzò in alto e con una capriola all’indietro degna di un campione di atletica, si mise in salvo.
«Lo ha evitato?» domandò incredula Naoko. «Come ha fatto?»
«Non so» rispose Davide infuriato per il suo insuccesso. «È come se avesse visto le pareti invisibili che si univano.»
Il demone corse verso il gruppo, senza puntare una preda precisa.
Ancora provato, Yuri originò una coltre di fiamme davanti a loro.
Il demone frenò appena in tempo. Il fuoco sembrava essere l’unica cosa di cui avesse timore. Arretrò spaventato, coprendosi il muso.
Sara si voltò verso Davide. «Adesso! Imprigionalo.»
L’altro ragazzo si preparò a ripetere la sua specialità, ma il demone si dimostrò ancora scaltro e rapido. Tornò indietro, superò con un salto il tavolo e lanciandosi contro la finestra, ne infranse i vetri con uno schianto. Piombò sul cemento, sul lato sinistro dell’edificio scolastico e scattò subito lontano, scomparendo verso il retro e poi oltre il cancello.
«Dove sta andando?» chiese Sabrina.
«Da qualche parte al sicuro, probabilmente» rispose Davide.
«Ma chi era prima di trasformarsi?» domandò Naoko.
«Il bibliotecario» rispose Yuri, sudato per la fatica e il calore.
«Sai spegnere l’incendio o devo cercare un estintore?» domandò Sabrina.
Yuri riportò gli occhi sul fuoco. Allungo le mani e le fiamme si sporsero verso di lui, come attirate da una forza invisibile, venendo turbina riassorbite nel suo corpo. Sulle mattonelle rimase solo il segno nero della bruciatura e sinuose colonne di fumo che si innalzavano verso il soffitto. Yuri le attraversò e recuperò il suo zaino dal pavimento. «Andiamocene. Se arriva qualcuno avremo troppe stranezze da spiegare.»
Uscirono sbrigativamente dalla biblioteca e quando furono all’imboccatura del corridoio che portava all’esterno, videro un gruppo di insegnanti che li superava, diretti da dove provenivano loro e di certo attirati dal trambusto scatenato dalla fuga del demone.
Il gruppo raggiunse in breve l’esterno e a quel punto Sabrina volle togliersi un dubbio. Sia vvicinò a Sara e chiese: «Come hai fatto farlo staccare da Yuri?»
L’altra scrollò le spalle con noncuranza. «Non è importante. Il problema è che il demone potrebbe essere ovunque e non sappiamo come rintracciarlo.»
«A questo punto abbiamo una sola scelta, e Sara, so che non ti piacerà» disse Yuri guardando. «Dobbiamo tornare da Angelo Moser. Avere un mostro in genere in libertà è troppo pericoloso. Deve insegnarci lui come trovarlo e fermarlo.»

 
 Continua…

lunedì 30 ottobre 2017

Darklight Children - Capitolo 53


CAPITOLO 53

Minaccia dal passato e nel presente

 
Reggendo con la mano sinistra la bretella dello zaino sulla spalla, Yuri posò sulla cattedra i fogli del test che teneva nella destra.
La professoressa seduta dietro il tavolo, chiese: «Sei sicuro? Non vuoi rileggerlo con calma?»
«Sono sicuro» rispose. «Posso andare?»
La donna fece un cenno affermativo con la testa e lui uscì dall’aula. Non era sicuro di aver dato il meglio, ma non se ne preoccupava. Per come la vedeva lui, la simulazione era inutile. Il tipo di testo che avrebbe dovuto scrivere e analizzare durante il vero esame sarebbe stato del tutto diverso. Probabilmente molto più complicato, e quindi avrebbe sfruttato tutto il tempo a sua disposizione, cosa che non aveva fatto oggi, visto che la votazione non avrebbe influito in nessun modo.
Yuri camminò nel corridoio deserto diretto verso l’atrio. Con Sara era rimasto d’accordo di vedersi lì, se qualcuno dei due avesse finito prima. Davanti a sé però non scorse nessuno. Controllò l’orologio al polso e si rese conto di essere uscito quasi un’ora e mezza prima.
Lo assalirono i dubbi. Forse sono andato via troppo in anticipo. Sicuramente Sara prenderà questa cosa più seriamente di me, e conoscendola, non la vedrò uscire così presto. Poi si rilassò e sorridendo, decise di aspettarla. Voleva parlare con lei, quella mattina si era dimostrata più socievole dei giorni precedenti, poteva esserci ancora una chance per la loro storia.
Decise che il luogo migliore era la biblioteca, il più delle volte era poco frequentata e poteva starsene in pace, senza rischiare di incrociare qualche compagno desideroso di confrontare con lui l’esperienza del test.
Tornò sui suoi passi e imboccò il corridoio opposto a quello che portava alle classi. La prima porta sulla destra era quella della biblioteca e la trovò aperta. Sbirciò dentro e come prevedeva non c’era anima viva. Persino il bibliotecario era assente.
«Sarà andato a fumarsi la sua solita sigaretta» ipotizzò e sistemò lo zaino sulla sedia al capo del tavolo in fondo alla stanza. «Ora devo trovare qualcosa da sfogliare per passare il tempo.»
Andò verso le librerie con i vetri scorrevoli, sistemate sul lato sinistro una dietro all’altra come tessere del domino, e passò in rassegna un po’ di titoli. Non si aspettava di trovare granché di interessante, dopotutto era la biblioteca della scuola e non un negozio in centro. Dopo aver superato la metà dello scaffale, individuò il titolo: “Battaglie Medievali. Armi e strategie”. Lo sfilò dal gruppo e esaminò velocemente il contenuto. C’erano abbastanza figure per intrattenerlo il tempo necessario.
Con il volume in mano, Yuri andò verso la sedia con sopra lo zaino, lo spostò e si sedette. Aprì il libro sul tavolo e comincio a girare svogliatamente le prime pagine, scritte con caratteri piccoli e con una spaziatura strettissima. Dopo le prime dieci, trovò un’immagine a tutta pagina raffigurante delle spade. Erano sei in totale e a una prima occhiata gli parvero tutte uguali.
Si sporse più in avanti e rimase a fissarle con attenzione, come rapito. Sorprendendosi, notò all’istante che non erano affatto simili, ma ognuna aveva un tipo di lama adatta a una situazione di battaglia specifica. Strizzò gli occhi per leggere i nomi attribuiti, ma si rese conto di conoscerli prima di identificarli con la vista. Come se li avesse saputi da sempre. Quando posò lo sguardo su una delle due rappresentate nel mezzo, il suo cuore ebbe un sussulto. Aveva già impugnato una spada come quella. Ne era sicuro. L’elsa stretta, la guardia tonda e spessa e la lama lucente che si allargava fino alla punta. Era un’arma massiccia, che aveva fatto fatica a reggere con due mani, ma che poi aveva imparato a sostenere con una sola.
«La tua prima spada era così. Me lo hai detto quando mi hai ucciso.»
Yuri si girò di scatto. Alla sua sinistra era comparso un uomo con i capelli lunghi e sporchi, che gli ricadevano sulle spalle nude. Non riusciva a riconoscerne il colore, gli parve lo stesso della pelliccia di un ratto, ma il suo volto era pieno di tagli e lividi, e la pelle, così come il resto degli stracci sul corpo, era grigia.
«Chi sei? Da dove sei entrato?» domandò senza riuscire  a muovere un muscolo.
«Sono quello che ti ha soccorso quando hai finto di essere stato attaccato da un gruppo di demoni. Sono lo stupido che ha visto un ragazzino dalle sembianze umane, senza capire di avere davanti un mostro» rispose l’uomo, alzando rabbioso il tono della voce sepolcrale.
«N-non capisco… di che cosa parli?»
L’uomo grigio si spostò alle sue spalle e gli sussurrò all’orecchio: «Credevi che fosse così facile? Essere un assassino e non rivedere più i volti delle tue vittime? Ti sei sbagliato.»
Yuri si sforzò di mantenere la calma. «È uno scherzo! Tu non sei reale.»
«Già, per quelli come te, la morte è uno scherzo. Un gioco.» Gli passò un braccio intorno al collo, ma non sembrava riuscire a toccarlo. «Ora è arrivato il nostro turno di giocare.»
L’uomo tentò di stringere. Yuri si rese conto di avvertire solo un forte gelo sulla pelle, ma non la stretta mortale con cui lui voleva ucciderlo.

La porta si chiuse, sbattendo violentemente.
Yuri balzò in piedi e la sedia cadde all’indietro sul pavimento.
«Chi c’è?» chiese allarmato il nuovo arrivato.
Il ragazzo riconobbe una voce maschile. Una voce reale. Guardò al suo fianco e alle sue spalle, ma quell’essere grigio era sparito. Lo stipite di una delle librerie gli copriva la visuale dell’ingresso, così si sporse titubante e vide un uomo grassoccio con i capelli grigi e un paio di piccoli occhiali tondi, che si allargava il nodo della cravatta, mentre gocce di sudore gli scivolavano dalle tempie.
«S-sono Yuri Monti» rispose automaticamente. «Ero qui per…»
«Devi andare via» gridò l’uomo. «La biblioteca è chiusa.»
Yuri trovò il coraggio di avanzare di qualche passo. Nonostante fosse ancora sconvolto per la strana figura che lo aveva aggredito, riconobbe l’uomo come il bibliotecario e vide che era paonazzo e ansava. «Si sente bene? Posso andare a chiamare qualcuno.»
«No! Vai fuori di qui!» ripeté l’altro. Le gambe gli cedettero e cadde sulle ginocchia. Si slacciò del tutto la cravatta e il primo bottone della camicia e si piegò in avanti, tenendosi una mano sul petto. «Non ancora… non adesso…»
Yuri gli si avvicinò di più. «Lei non sta bene. Lasci che l’aiuti ad andare in infermeria.» Da quella distanza vide delle strane macchie sul suo collo.
Il bibliotecario lanciò gli occhiali accanto a sé e si infransero in pezzi sulle mattonelle del pavimento. Alzò il capo e mostrò gli occhi rossi, come il sangue. «No! Ormai è troppo tardi» rispose con la voce deformata e cavernosa.
Yuri, vedendolo in quello stato, arretrò velocemente. Era scosso per la strana allucinazione, ma non tanto da non capire quello che stava accadendo. Quell’uomo si stava trasformando.
Il bibliotecario si mise a quattro zampe come un animale. Il suo corpo venne scosso da fremiti e divennero in pochi secondi convulsioni. Urlò così forte che Yuri si coprì le orecchie per paura che gli rompesse i timpani. I muscoli si allargarono, quasi fossero pompati con l’aria compressa e i vestiti dell’uomo si squarciarono. Sotto i brandelli di giacca, camicia e pantaloni, furono visibili una quantità smisurata di macchie squamose color giada, che si diffusero in pochi secondi e ricoprirono interamente la pelle.
Sollevò nuovamente la testa, anch’essa ormai con scaglie verdi, e un paio di corna color avorio, come quelle di un toro, gli erano cresciute ai lati della fronte. Lo scrutò con gli stessi occhi rossi di poco prima e fece saettare la lingua biforcuta dalla bocca.
Il demone appena formato si alzò in piedi. Era molto più alto e con una massa muscolare maggiore rispetto all’uomo che era stato. Fermo davanti alla porta, la copriva interamente.
Guardandolo nel panico, Yuri capì di non avere scampo.

 
Continua….

lunedì 23 ottobre 2017

Darklight Children - Capitolo 52


CAPITOLO 52

Il passato non dimentica

 
Come aveva promesso a Patrick, Sara non saltò nuovamente un giorno di scuola. Una compagna l’aveva chiamata avvertendola che ci sarebbe stata la simulazione di una prova d’esame e quindi di essere presente.
Camminando in fila dietro agli altri studenti, Sara si sforzò di pensare positivo. Devo solo preoccuparmi di andare bene nella prova. È questo quello su cui devo concentrami. Niente demoni, o vite passate. Come farebbe qualsiasi adolescente all’ultimo anno delle superiori.
Mentre stava per entrare nell’edificio, venne raggiunta da Yuri.
«Ciao, tutto bene? Ieri non ti ho vista. Hai avuto qualche problema?»
«No, stai tranquillo, è tutto a posto» rispose gentilmente. «Se escludiamo che oggi ho una simulazione d’esame. Però penso che me la caverò.»
Yuri sospirò. «Anche nella mia classe oggi c’è una simulazione. Il lato positivo è che possiamo uscire prima da scuola se finiamo in anticipo.»
«Non lo ricordavo. Allora è meglio che mi sbrighi. Magari ci vediamo all’uscita.» Sara lo salutò con la mano e corse verso la scale.
Rifletté che era la prima volta che riusciva nuovamente a parlargli come ai vecchi tempi da quando si erano presi una pausa.  Yuri non si era allontanato, anche se lei lo aveva trattato con freddezza e concluse che forse era arrivato il momento di ripensare seriamente alla loro relazione.

La classe era immersa nel silenzio. I due professori che dovevano sorvegliare i ragazzi erano seduti alla cattedra e tra uno sguardo e l’latro agli studenti, scambiavano due chiacchiere tra di loro.
Sara lesse velocemente le domande del test e poi evidenziò nel testo i riferimenti che potevano esserle utili. Si sentiva tranquilla, non aveva avuto difficoltà nell’individuare le risposte e credeva di essere in grado di rispondere a tutte le domande in breve.
Dall’inizio del tempo a disposizione non staccò lo sguardo dai fogli e all’improvviso la vista le giocò un brutto scherzo. Le parole cominciarono a sovrapporsi una con l’altra e le lettere a cambiare posto tra loro.
Non devo cedere alla stanchezza si disse, chiudendo momentaneamente gli occhi. Ancora pochi minuti di concentrazione e avrò finito.
Sollevò le palpebre e trovò un volto a fissarla, all’altezza della nuca del compagno seduto davanti a lei. La faccia aveva una carnagione grigiastra e i capelli appiccicati alla testa erano della stessa tonalità. Il labbro inferiore era rotto e una crosta di sangue grigio scuro formava una virgola sul mento.
Sara scrutò intorno a sé, ma tutti avevano lo sguardo rivolto sui propri fogli. E i professori discutevano tra loro, uno di fronte all’altro. Era l’unica a vedere quel volto galleggiare nel vuoto.
«La principessa è senza parole» disse all’improvviso la testa del giovane uomo.
Sara non rispose.
«Credi di potermi ignorare?» riprese lui. «O pensi che qualcuno di loro possa sentirti?»
«Che significa?» domandò Sara, parlando a voce alta.
«Hai notato qualcuno girarsi? No. Questo perché non puoi scappare da me. Come io non ho potuto scappare da te.»
«C-chi sei?»
«È quasi divertente che tu me lo chieda» rispose, senza ridere. «Prima di finirmi, hai detto che il primo uomo che uccidi non lo scordi mai.»
Sara scosse violentemente la testa. «Non ti ho ucciso. Non ho ucciso nessuno.»
«Bugiarda! Tu, Sayka figlia bastarda di DiKann, sei un’assassina.»
«Non sono Sayka. Lo ero, ma ora sono Sara Martini.»
L’espressione dell’uomo divenne ancora più rabbiosa. «Tu sarai sempre Sayka. Chi hai ucciso non lo dimenticherà tanto facilmente, come cerchi di fare.» Dall’estremità inferiore della testa prese forma il collo e il torace, seguiti da un paio di braccia e mani, tutto dello stesso colore grigio fumo. Rapide, le mani  si avvicinarono minacciose al suo collo.
Sara cercò di allontanarle con le proprie, ma lui le schivò senza sforzo.
«Tutti i morti di cui sei responsabile sono parte di te!» urlò, mentre il resto del suo corpo compariva, posizionandolo in ginocchio sul banco, sopra ai fogli del test. Gli si lanciò contro e le strinse le dita intorno al collo, buttandola per terra.
Sara sentì il respiro mancarle e udì la sua gola emettere un rantolo, mentre gli occhi gelidi del suo assassino brillavano di gioia.

«Martini! Martini!»
La voce agitata del professore fece aprire di colpo gli occhi a Sara. Era distesa sul pavimento, accanto al suo zaino, respirava affannosamente, mentre il professore chino su di lei continuava a chiamarla.
«Stai bene?» le chiese spaventato.
«Non… non lo so» balbettò lei, rendendosi conto di avere addosso lo sguardo sgomento di tutti i compagni.
«Hai fatto degli strani versi e poi sei caduta per terra» raccontò l’uomo, aiutandola a rialzarsi.
«Voi, tornate al vostro lavoro» disse l’altro professore ai ragazzi, e uno dopo l’altro eseguirono l’ordine.
Il professore che l’aveva soccorsa, accompagnò Sara fuori dalla classe. «Cosa ti è successo?»
«Non so. Credo di aver avuto un attacco di panico» mentì lei. Non poteva e non voleva parlare dello strano uomo grigio che aveva tentato di ucciderla.
«A che punto sei con il test?»
«Mi mancano le ultime due domande.» 
Il professore la squadrò dubbioso. «Non mi sembri nello stato di continuare. È meglio che tu vada dal consulente. Se hai un problema a gestire lo stress, è meglio risolverlo prima dei veri esami.»
Senza concederle repliche, l’uomo la scortò al piano superiore davanti all’ufficio del consulente scolastico. La porta era aperta, così entrò insieme a Sara. «Scusi il disturbo, dottor De Santi, Sara Martini ha avuto un problema durante la simulazione d’esame e credo sia opportuno che ne discuta con lei.»
Kaspar De Santi alzò la testa dalle carte che stava leggendo sulla sua scrivania e annuì. «Certo. Vieni Sara, siediti pure.»
Sara si ritrovò a farlo anche se non ne era del tutto convinta. Avrebbe voluto ribattere che non era necessario portarla lì, e che il consulente non poteva fare niente per lei. La situazione però era incomprensibile, le ci voleva del tempo per capire cosa fare e come uscire da lì senza aggiudicarsi un biglietto di sola entrata per il manicomio.
«Non preoccuparti per la prova. Terremo conto di questo imprevisto. Devo andare dagli altri prima che venga invalidata la simulazione. Torna quanto ti senti pronta.» Il  professore sparì dall’ufficio in un lampo.
Sara si ritrovò a fissare il volto calmo e sereno del dottor De Santi.
«Vuoi un bicchiere d’acqua?» le domandò Kaspar, notando la sua espressione spaurita.
«Sì, grazie» rispose. Istintivamente si tastò con le dita della mano sinistra il collo, sentendo ancora sulla pelle la stretta dell’uomo in  grigio.
Kaspar si alzò e prese un bicchiere di carta sotto il distributore a forma di boccia, posto accanto all’entrata dell’ufficio. Lo spinse contro la manopola e lasciò che l’acqua lo riempisse. Lo porse poi a lei. «Raccontami con calma cosa è successo.»
Sara impiegò più tempo del necessario a mandare giù l’acqua. Non sapeva cosa inventarsi. Non capiva nemmeno lei cosa le fosse accaduto. Scostò il bicchiere di plastica dalle labbra e disse: «Penso di aver avuto un attacco di panico.»
«Ti è già successo in passato?»
«No.»
«Però hai subito identificato il tuo disturbo come un attacco di panico» sottolineò Kaspar. «Dimmi, cosa hai provato di preciso?»
Sara bevve un nuovo sorso d’acqua e  deglutì. «Stavo rispondendo alle domande della prova di simulazione. Ero tranquilla, mi mancavano solo due risposte...» fece una pausa. Decise di raccontare quello che le era capitato, omettendo qualche dettaglio. Anche perché tutti in classe l’avevano sentita mentre respirava a fatica e l’avevano vista cadere a terra, quindi era inutile negarlo. «Poi all’improvviso mi è mancato il fiato. È stato come se qualcuno cercasse di strozzarmi e senza accorgermene mi sono buttata sul pavimento. Io… credevo davvero di stare soffocando.»
«Hai avuto l’impressione di avere qualcuno addosso che ti stringeva la gola. Hai persino creduto di poter sentire le sue dita.»
Sara sgranò gli occhi sorpresa. «Si, esatto.» Non si aspettava che le descrivesse alla perfezione l’attacco che aveva subito.
«Puoi stare tranquilla. È tutto normale.»
«Davvero? Da come mi guardavano gli altri non sembrava.»
Kaspar rise debolmente. «Sei all’ultimo anno. Ci sono gli esami di maturità e poi devi decidere cosa fare del tuo futuro. Per certi ragazzi questo è uno stress più pesante di quanto non si aspettano. I momenti di crisi come il tuo non sono nulla di preoccupante. Devi cercare di rilassarti. Non devi prendere tutte le decisioni adesso. E devi parlare delle tue paure con qualcuno. Con me, o con i tuoi genitori.»
Nella mente, Sara vide il volto di Patrick. Se pensava a qualcuno a cui confidarsi, lui le sembrava il più adatto.
«Raccontare i tuoi dubbi ad altri ti può aiutare davvero» insistette il dottore.
«D’accordo, mi sento più a mio agio con un amico di famiglia» rispose.
«Va benissimo. L’importante è che non ti tieni tutto dentro. Esternare le nostre angosce, ci aiuta a superare il problema.»
«Quindi niente pillole colorate?»
«No, non sei ancora nello stato di aver bisogno di ansiolitici» disse Kaspar con un sorriso. «Però vorrei che mi tenessi aggiornato su questi episodi. Solo per sicurezza.»
Sara annuì.
«Ok. Credo che tu possa tornare in classe.»
Sara ingollò il resto dell’acqua e posò il bicchiere sulla scrivania. Si alzò e uscì dalla stanza.

Kaspar prese il bicchiere di plastica vuoto, lo accartocciò e lo gettò nel cestino accanto alla porta. La chiuse e tornò alla sua scrivania.
Aprì l’ultimo cassetto sul lato destro ed estrasse un plico di cartellette beige. Erano cinque e su ognuna in alto a destra era scritto in stampatello un nome: NAOKO MANCINI; YURI MONTI; SABRINA CORTI; DAVIDE CAPRI; SARA MARTINI;
Kaspar afferrò l’ultima e l’aprì. Sul fondo di un foglio, già pieno di suoi appunti scritti a mano, aggiunse: “Primi segni di allucinazioni sul passato. Ricordi che emergono spontaneamente? Verificare.”
Chiuse il fascicolo, si voltò sulla sinistra e controllò il calendario appeso alla parete. «Devo fare visita a Patrick Molina al più presto. Dopo due mesi, è l’ora di valutare se ha fatto progressi con il suo incarico e ha altre informazioni sui cinque soggetti.»
Kaspar ripose i cinque fascicoli nel cassetto e tornò al suo lavoro di copertura di consulente scolastico. 

 
Continua…