lunedì 18 giugno 2018

Darklight Children - Capitolo 74


CAPITOLO 74

Dolore e gioia

 

Sabrina aprì gli occhi e fu invasa da una spiacevole sensazione. Il suo corpo era affaticato e sentiva un opprimente senso di vuoto. Sbatté le palpebre e la parete grigio sbiadito del soffitto che fissava aumentò la sua angoscia. Si girò faticosamente sul lato opposto e scorse Yuri addormentato su una sedia a pochi passi da letto su cui era distesa.
Il ricordo degli ultimi avvenimenti riemerse nella sua mente in un colpo solo. Sabrina cercò di mettersi a sedere, il camice da ospedale le strusciò addosso, si puntellò con il gomito sinistro e passò la mano destra sul ventre. Sfiorandolo sopra il tessuto raggrinzito, non percepì nulla e trasalì.
Yuri spalancò gli occhi, come se quel minuscolo suono fosse bastato a destarlo, alzò il capo e i loro sguardi si incontrarono. «Ciao. Come ti senti?»
«Stanca» rispose sinceramente. «E strana. Come è andata l’operazione? Dov’è il bambino?»
Yurì s’incupì. Si alzò per sistemarle il cuscino dietro la schiena. «Io… non ho buone notizie. Purtroppo non hanno potuto aiutarti.» Si sedette sul materasso accanto a lei e le pese le mani nelle sue.  «Hanno fatto il possibile, ma il bambino non ce l’ha fatta.»
Sabrina scosse la testa. «No, non è possibile. Il mio bambino è forte. Hai visto anche tu cosa è stato in grado di fare.» Ascoltando la sua voce, le sue parole, si rese conto di stare cercando di convincere se stessa di una verità che non era reale. Lo aveva avvertito appena sveglia. La vita che era sbocciata senza preavviso in lei, se ne era andata. Allontanò le mani dal ragazzo e abbassò la testa. «Il mio corpo. Non sono stata in grado di farlo vivere…»
Le lacrime le scesero sulle guance e caddero sul lenzuolo.
«Non è colpa tua. Non era una gravidanza normale» disse Yuri abbracciandola.
Sabrina rimase rigida. «Non doveva finire così…»
«Hai ragione. Non dovrebbe mai finire così per nessuna madre e padre» replicò lui. «Purtroppo non è stata una nostra scelta, questo bambino era speciale e nonostante il tuo amore… e il mio… lui, o lei, non è riuscito a  conoscerci.»
Con la nuca contro la sua spalla, Sabrina lo sentì singhiozzare. Si scostò e gli prese il volto tra le mani. Nei suoi occhi lesse il suo stesso dolore, la medesima sensazione di perdita incolmabile.
«Mi dispiace, dovrei essere quello forte, dovrei… non so, dire o fare qualunque cosa per farti stare meglio. E invece…» le disse, sforzandosi di ricomporsi.
«Non avevo capito ti importasse tanto di nostro figlio» replicò, sentendo nuove lacrime correrle lungo le gote. «Scusami se ti ho tenuto all’oscuro fin dall’inizio.»
«Non devi scusarti di nulla. Piuttosto io devo farmi perdonare: ti ho detto delle cose orribili, ma la verità è che ti amo, non per chi eravamo, ma per chi siamo. Ma ho dovuto perdere un figlio per rendermene conto. Sono un coglione.»
Sabrina lo strinse a sé. «Non lo sei. Siamo semplicemente dei ragazzi.»
Rimasero uniti in quell’abbraccio consolatorio per qualche minuto, dando sfogo al dolore con lacrime e singhiozzi, ma con la consapevolezza che nonostante la loro perdita, si erano finalmente trovati. 
Sabrina si scostò lentamente. «Io… però devo chiedertelo: non provi più niente per Sara?»
«Una parte di me l’amerà sempre, ma è come un ricordo» rispose Yuri. «Credo che anche lei lo avesse capito, ma soffriva per suo fratello e ha reagito dando il peggio di sé. Abbiamo già avuto la nostra occasione e non ha funzionato.»
Sabrina lo fissò. Era disorientata: si sentiva triste, ma anche felice. «Non so cosa dire» ammise.
Yuri sorrise e la baciò sulle labbra. Poi si staccò gentilmente. «Non c’è niente altro da dire.»
Sabrina annuì. «Nostro figlio è comunque riuscito a riunirci. E lo ricorderemo per sempre.»
«Per sempre» ripeté Yuri.
Sabrina si asciugò le ultime lacrime con un lembo del lenzuolo e disse: «Dove sono gli altri? Dobbiamo ancora risolvere il problema al Portale Mistico. O qualunque cosa sia diventato adesso.»
Yuri si alzò. «A questo proposito ho delle novità da darti e sono sicuro che ti faranno piacere.» Andò verso la porta della camera l’aprì e spostandosi di lato, fece cenno a qualcuno di entrare.
Sabrina si sporse sul bordo del letto e quasi cascò quando vide chi stava entrando.
Seduto su una carrozzella, spinta da Davide, con indosso un camice come il suo e un paio di pantaloni di una tuta, Leonardo apparve oltre l’uscio. Sollevò la mano destra in segno di saluto e le disse: «Ciao, come va?» 
Sabrina strabuzzò gli occhi, lo fissò incredula e poi buttò all’aria lenzuolo e coperta e uscì dal letto. Camminò insicura verso di lui. «Non è possibile. Sei… sei veramente tu?»
«In carne e ossa. Di nuovo» le rispose.
Lei gli buttò le braccia al collo e lo strinse con tutta la forza che aveva, come se potesse trattarsi di un miraggio che sarebbe sparito da un momento all’altro.
«Non capisco… ti abbiamo visto… e tu eri… ma sei..» farfugliò ancora stordita.
Naoko entrò a sua volta nella camera e Yuri chiuse la porta. Sabrina sciolse la sua presa sull’amico ritrovato, tenendogli però la mano destra.
Davide si schiarì al voce. «Devi ringraziare me. Io ho trovato gli indizi per scoprire che era vivo.»
«Ah, perché io non ho contribuito per niente?» fece Naoko guardandolo di sbieco.
«A dire il vero, avete poco di cui vantarvi» aggiunse Leonardo. «Se aspettavate ancora un po’, la mia parentesi di fantasma sarebbe potuta durare in eterno. E scommetto che non sarebbe arrivata Melinda Gordon a mandarmi nella luce.»
Sabrina rise di gusto. Non c’erano dubbi, era proprio il suo amico: nessun altro avrebbe trovato l’occasione per infilare un riferimento a una serie tv in una situazione del genere. «Mi sei mancato.»
Leonardo si grattò la nuca imbarazzato. «Mi hanno detto di tutto quello che è successo… mi dispiace davvero tanto.»
«Non parliamone più» disse Sabrina, mantenendo il sorriso. «Raccontami cosa è successo a te.»
«La versione breve è che ho sviluppato il mio potere originario: la proiezione astrale.»
«Devi essere più preciso» lo esortò Yuri.
«Ok. In pratica posso spostare la mia mente in una forma incorporea e spostarmi un po’ dovunque. Solo che l’ho fatto nel momento sbagliato. Dopo la scoperta del nostro passato sono andato da Patrick Molina, per cercare di rimettere tutto a posto, ma in qualche modo il desiderio di raggiungere Sara e di rimanere lì mi hanno diviso in due. Così a voi è sembrato che fossi morto. Poi Davide e Naoko mi hanno evocato nel magazzino del Full Moon e una volta ricordato dov’era il mio corpo, mi è bastato volerlo per rientrarci.»
Se non avessero già vissuto altre esperienze del genere, Sabrina era certa che le sarebbe sembrata la spiegazione più assurda del mondo. Però l’unica cosa importante era aver riavuto il suo migliore amico.
«Ok, ora che hai avuto i tuoi quindici minuti di popolarità, dobbiamo concentrarci su altro» ricordò bruscamente Davide. «Tua sorella ha sbroccato e in pratica “Diavolo veste Sara”»
«Ti sembra il caso di scherzare?» lo rimproverò Naoko.
«Perché? Solo lui può fare battute su film e serie tv?»
«Cosa significa?» domandò Leonardo.
Sabrina vide che cercava una risposta da lei. Arretrò andando a sedersi sul letto. «Purtroppo dopo quello che ha saputo su di me, e che sai anche tu, Sara ha ceduto alla parte di lei che è Sayka e ha deciso di aiutare DiKann a rompere il Sigillo.»
Naoko andò a sedersi accanto a lei. «Sono sicura che anche la tua morte abbia avuto un peso nella sua perdita di fiducia e decisione di cedere al demone.»
«Probabilmente anche il fatto di dover tenere segreta la tua esistenza e scomparsa, perché avevamo cancellato il tuo ricordo da tutti, ha influito» aggiunse Yuri, raggiungendo Leonardo. «Si è sentita tradita da tutti noi e ha trovato il modo per non soffrire più.»
«Ok, ma io sono qui, vivo e vegeto e in ogni caso Moser ci aveva detto che io e Sara insieme eravamo la chiave della prigione di DiKann, come può aprire il Sigillo da sola?»
«In realtà non bastavate voi a tenere la porta chiusa» rivelò Davide. «Tra le tante informazioni che ignoravamo, è venuto fuori che ci sono due ingressi. Uno dalla nostra parte che potete aprire voi e il secondo dalla parte del Regno del demone, che si apre solo con il sacrificio di demoni nati sulla Terra.»
Sabrina si rese conto che l’amico non sapeva nulla degli ibridi di demone, così disse: «DiKann e il professor Barbieri hanno provveduto a inserire uova di demone nei membri della setta che vi voleva sacrificare. Noi pensavamo fossero morti nell’incendio, ma sono riusciti a mettersi in salvo e senza il professor Barbieri a controllarli, hanno incominciato a trasformarsi in demoni a casaccio.»
«E Sara riesce a controllarli?» domandò Leonardo sconvolto.
Naoko si morse il labbro inferiore. «Sì, in un certo senso: possiede un medaglione con cui può trasformarli tutti nello stesso momento e richiamarli sul Sigillo per compiere il sacrificio.»
Davide girò intorno alla sedia e si fermò alla sinistra del compagno. «Abbiamo provato a convincerla, ma Sara non vuole fermarsi. Pensiamo che tu sia l’unico a poter avere una possibilità.»
La porta della camera si aprì prima che  potesse rispondere. Angelo e Patrick entrarono e la chiusero alle loro spalle.
Imbarazzata, Sabrina si tirò la coperta sulle gambe che il camice lasciava nude e incontrò lo sguardo di Patrick. «Bene, siete già tutti qui. I risultati delle analisi dicono che state bene» annunciò, guardando poi anche Leonardo.
«So che è stata una notte lunga e difficoltosa, ma il tempo stringe» iniziò Angelo. «Non ve lo chiederei se non fosse necessario e avessimo delle alternative, ma ho bisogno che mi aiutiate a fermare Sara. Se non agiamo noi, temo interverranno quelli del C.E.N.T.R.O. e non mi fido di loro.»  
«Neanche io» rispose Leonardo, mettendo un piede giù dalla carrozzella. Si fece forza premendo i palmi sui braccioli e si mise in piedi. «Sara è sopraffatta dal dolore, ma Davide ha ragione: sono l’unico che può farla tornare in sé.»
Naoko si alzò in piedi e gli si mise accanto. «E noi siamo con te.»
Sabrina scostò le coperte e Yuri le fu subito vicino. «Sei sicura di farcela?»
«Sto bene» gli rispose. «Probabilmente la particolarità soprannaturale della mia gravidanza ha avuto l’effetto positivo di non darmi conseguenze fisiche negative.» 
«In ogni caso, puoi tornare a casa a riposare, se preferisci» intervenne Patrick.
«Non devi sentirti obbligata, lo capisco se non te la senti di venire» fece Leonardo.
Sabrina intuì a cosa si riferivano. Non si trattava solo della sua salute, come dimostravano gli esami, quella era a posto; temevano che la ripresa sbalorditiva del suo fisico non coincidesse anche con i suoi sentimenti. Si sbagliavano. Ricordava di aver visto qualcosa negli occhi di Sara quando l’aveva colpita con i suoi poteri. Si era pentita subito, c’era stato una sorta di senso di colpa. Non l’avrebbe abbandonata: se era finita in quello stato, consciamente o meno una parte di responsabilità era anche sua.
«Sto benissimo e vengo con voi» ribadì. «Abbiamo iniziato tutto questo insieme e lo finiremo nello stesso modo. Ora uscite di qui, così posso vestirmi.»
Angelo li squadrò, sule labbra balenò un sorriso soddisfatto e uscì per primo. Patrick lo seguì e poi uno dopo l’altro, Davide, Yuri e Naoko fecero altrettanto.
Leonardo stava per fare lo stesso, ma lei lo fermò. «Aspetta. Quei demoni sono degli ossi duri, sei certo di essere pronto? Non possiamo perderti di nuovo.»
«Andrà tutto bene» rispose Leonardo tranquillo. «Salverò mia sorella e chiunque cercherà di fermarmi, si pentirà di averci provato.»

 

                                                    Continua…

lunedì 4 giugno 2018

Darklight Children - Capitolo 73


CAPITOLO 73

Nuove scoperte e conseguenze

 
L’ambulanza si fermò davanti alle porte a vetri dell’alto grattacielo che ospitava il C.E.N.T.R.O. . Due uomini con la divisa bianca aiutarono Sabrina a scendere, mentre una donna con una divisa celeste, le andava incontro spingendo una sedia a rotelle.
Yuri seguì la scena senza staccarsi un secondo da Sabrina: dopo averla fatta sedere, la donna si diresse all’interno, le camminò accanto e Patrick e Angelo lo seguirono. Una volta dentro, si sorprese  di trovasi davanti Kaspar De Santi.
«Lei è il consulente scolastico… cosa ci fa qui?» domandò.
«È l’amico di cui vi ho parlato» gli rispose Patrick, in apparenza imbarazzato. «È una situazione un po’ complessa, ma la priorità è occuparci di Sabrina.»
Kaspar avanzò verso di loro. «Non preoccupatevi: è in buone mani» li rassicurò. Fece un cenno alla donna dietro alla carrozzella e questa avanzò verso l’ascensore in fondo al salone d’ingresso. «La sala operatoria è già pronta. La stanno aspettando.»
Yuti le seguì fino alle porte automatiche e Sabrina gli strinse la mano destra.
«Ho paura. Vorrei avere qui mia mamma, ma non saprei come spiegarle questo casino» disse tremando.
Si sforzò di sorriderle. «Andrà tutto bene. Ci vediamo tra poco e starai bene E poi racconteremo tutto a i nostri genitori con calma.» La osservò finché le porte scorrevoli dell’ascensore non la fecero scomparire.
In realtà il solo pensiero di doversi confrontare con suo padre gli metteva, ansia, rabbia e frustrazione insieme. Ma non poteva lasciarsi andare a quei pensieri, doveva rimanere concentrato ed essere forte per Sabrina.
Tornò indietro e chiese a Kaspar: «Che posto è questo? Come mai avete una sala operatoria? Siete un ospedale privato?»
L’altro cercò di sorridere in modo affabile. «Calma, Yuri. Non siamo proprio un ospedale, ma ti assicurò che è tutto in regola e la tua amica non corre alcun rischio. Seguitemi nel mio ufficio, potremo parlare con più tranquillità.»
Kaspar si mosse sicuro, imboccando il primo corridoio sulla sinistra. Yuri procedette insieme a Patrick e Angelo e lui li fece entrare in una spaziosa stanza con arredamento sobrio e moquette bordeaux che ricopriva il pavimento.
Dopo aver chiuso la porta bianca dietro di sé, si accomodò alla scrivania, facendo segno a loro di prendere posto nelle sedie davanti a lui.
«Vorrei capire chi è lei veramente e cos’è questo posto» disse Yuri, sedendosi. Gli ultimi eventi erano stati destabilizzanti, ma questa nuova svolta gli ricordava di non abbassare la guardia.
Patrick si sedette alla sua destra. «Non mi avevi mai detto di possedere anche strumenti per il supporto medico, c’è qualcos’altro che devo sapere?»
Yuri gli lanciò un’occhiata fugace. Sembrava infastidito di essere stato all’oscuro di quelle coperte.
«Capisco la vostra diffidenza, ma come vi ho già detto non c’è nulla di cui preoccuparsi» rispose Kaspar. Spostò il suo sguardo su Angelo.
Facendo lo stesso, Yuri noto che era  rimasto in piedi qualche passo indietro.  
«Questa struttura si occupa di ragazzi con capacità fuori dall’ordinario e a volte siamo dovuti ricorrere a cure mediche speciali» riprese Kaspar. «Per questa ragione siamo attrezzati per la situazione della tua amica. Inoltre sono anche un consulente specializzato con ragazzi con problematiche particolari.»
Yuri rimase interdetto per pochi istanti. Lesse tra le righe nelle parole dell’uomo e disse: «Quindi sa già di noi? Di cosa possiamo fare…»
«Le voci sugli strani incidenti che sono capitati a te e ai tuoi amici si sono diffuse presto a scuola, ammetto di non averci messo molto a capire che avevate dei doni speciali.»
«Racconta tutta la verità, Kaspar» s’intromise Angelo. «Hai accettato il lavoro che ti è stato offerto nella scuola perché sapevi che c’era qualcuno con dei poteri soprannaturali, prima ancora di conoscere un solo studente.»
Yuri si voltò a guardarlo. «E lei come fa a saperlo?»
 Anche Patrick spostò lo sguardo da Kaspar ad Angelo.  «Voi due vi conoscete già? Credevo fossi nuovo in città.»
«Sì, ma la mia conoscenza con il signor De Santi è precedente la mia venuta qui e l’apertura del negozio» ammise. «In passato Kaspar è stato un membro dell’Ordine.»
Yuri si picchiò il palmo sinistro sulla fronte. «Non ci credo! C’è qualcuno intorno a noi che non faccia parte di quel gruppo? E questo vuol dire che a scuola ci spiava per conto dell’Ordine!»
Kaspar rimase calmo.« Lasciate che vi spieghi, Angelo tende a essere melodrammatico.»
Angelo scattò in avanti per afferrare la camicia dell’altro. Patrick si alzò e si frappose tra loro. Posò una mano sul petto dell’altro uomo, per allontanarlo, e gli disse: «Lascialo parlare.» Si girò verso Kaspar e aggiunse: «Tu non provare a mentirci, sai che mi basta toccarti per sapere la verità.»
«Non ho intenzione, né motivi, di raccontare bugie» replicò lui offeso. «In passato sono stato un membro dell’Ordine e ho creduto nella sua causa. Con il tempo però, io e altri membri ci siamo trovati in disaccordo con le idee degli Anziani su come portarla avanti e così abbiamo deciso di separarci da loro e continuare da soli, seguendo la strada che reputavamo più giusta.»
Yuri scorse Angelo arretrare di un paio di passi e Patrick tornò a sedersi. Guardò in volto il terzo uomo. «Può essere più preciso?»
Kaspar annuì. «Nonostante la via a questo mondo sia stata chiusa ai demoni, esseri con capacità soprannaturali hanno continuato a nascere. I discendenti dei mezzo demoni, che nel passato hanno lottato per l’Ordine, esistono anche oggi. Contrariamente agli Anziani, il mio gruppo ha creduto fosse necessario rintracciarli e istruirli ed è per questa ragione che esiste il C.E.N.T.R.O. »
«Istruirli per che cosa?» domandò Yuri.
«Per la lotta» rispose Kaspar. «Imporre un Sigillo per impedire a chiunque di entrare o uscire dalle Dimensioni Infernali, non elimina i demoni. Presto o tardi troveranno un modo per aggirarlo e scoppierà una guerra. Dobbiamo essere preparati.»
«È assurdo» lo interruppe Angelo. «Gli Anziani non permetteranno mai che succeda. Il Sigillo fu creato proprio per questo: per evitare che altri giovani fossero cresciuti come soldati e potessero compiere scelte sbagliate, che costerebbero la vita a degli innocenti.»
«Però non ha tutti i torti» disse Yuri I suoi pensieri erano tornati a ciò che stava succedendo al Portale Mistico. «In fin dei conti Sara sta…»
Qualcuno bussò alla porta, obbligandolo a lasciare la frase in sospeso. Un uomo con un camice verde e una mascherina abbassata sul mento, entrò senza aspettare il permesso.
«Scusate per l’interruzione» disse, facendosi avanti nella stanza. «Abbiamo terminato con l’operazione. La ragazza sta bene. Purtroppo il feto non c’è l’ha fatta.»
Yuri balzò in piedi. «Cosa significa?»
L’uomo in verde lanciò uno sguardo a Kaspar prima di proseguire. Lui gli fece un cenno affermativo e cosi rispose: «Ha avuto un aborto spontaneo. Sono desolato.»
Yuri sentì le gambe flosce come fossero di gelatina. Aveva perso il bambino, questo gli stavano dicendo. Dovette metabolizzare al notizia il più in fretta di quanto volesse: era terribile e per Sabrina anche peggio che per lui.
«Posso vederla?» domandò. «Sabrina, posso vedere Sabrina?»
«Tra qualche minuto. Stanno per riportarla su dalla sala operatoria» rispose cordiale l’uomo.
«Grazie. Vienici a chiamare appena la ragazza sarà sistemata nella stanza» lo congedò Kaspar. L’altro annuì e uscì dall’ufficio.
Patrick gli si avvicinò e mise la mano destra coperta dal guanto sulla sua spalla stringendola. «Mi dispiace. Davvero. Speravo che non accadesse, ma Angelo ci aveva messo in guardia sulla pericolosità di questa gravidanza.»
Yuri non rispose. Rimase a fissare il punto in cui poco prima si trovava il tizio in camice. Non aveva preso seriamente in considerazione quella eventualità. Aveva dato per scontato che tutto sarebbe andato per il meglio. E ora voleva solo vedere Sabrina. Stringerla a sé e trovare un modo per convincerla che sarebbe davvero andato tutto bene di nuovo.
«Quello che hai visto è uno dei nostri chirurghi migliori, so che ha fatto il possibile per salvare il bambino» disse Kaspar.
Yuri lo guardò, ma fu come se non fosse lì. Ripercorse con la mente quanto successo ogni volta che si erano scontrati con dei demoni: Sabrina aveva  sempre cercato di proteggere loro figlio. E non era servito a nulla. Si riscosse dal suo stordimento e  disse: «La.. ringrazio.»
Angelo emise un verso simile a una risata sarcastica.
Kaspar si alzò in piedi e lo fissò risentito. «Qualcosa non ti convince, signor Moser?»
«Ti sei mosso nell’ombra, seguendo i tuoi misteriosi propositi. Scusami se non credo nella tua buona fede.»
«Con che coraggio parli a me di segreti e propositi oscuri? Sbaglio, o hai interferito con i ricordi delle persone, cancellando la loro memoria?»
Yuri capì di dover mettere da parte ogni sua emozione e intervenire. «Il signor Moser non c’entra niente. Io e gli altri abbiamo deciso dia fare così.» Portò lo sguardo sul volto di Patrick, che lo fissava confuso. «Abbiamo fatto l’incantesimo per togliere i ricordi di Leonardo a chiunque lo avesse conosciuto. Tranne Angelo, Sara ha voluto che lui li conservasse.»
«È stata opera vostra?» si sorprese Kaspar. «Credevo fosse un ordine degli Anziani, un modo per…»
«Pensavi male» replicò secco Angelo. «E comunque, come fai a essere a conoscenza della mancanza della tua memoria?»
Kaspar tornò serio, si avviò verso la porta e aprendola, disse: «Venite, devo mostrarvi una camera.»
Tutti e tre lo seguirono nuovamente, mentre li guidava all’interno di un corridoio del piano terra del C.E.N.T.R.O. , simile a quello percorso in precedenza. Salirono una rampa di scale e continuarono ad attraversare un altro corridoio.
«Dove stiamo andando?» domandò diffidente Angelo. 
Kaspar si fermò davanti alla porta grigia in fondo al piano. Sopra era stato fissato con della vernice nera il numero 314. Piegò la maniglia e li invitò a entrare. «È stato un mistero anche per me, ma ora che mi avete spiegato, è giusto che ve lo mostri.»
Yuri s’introdusse subito dopo di lui e non riuscì a trattenere l’esclamazione: «Ma che diavolo?»
Leonardo era steso su un letto, attaccato a un respiratore, con indosso un camice da ospedale e coperto da un lenzuolo. A pochi centimetri dal letto, c’erano un paio di macchinari medici.
Prima di poter chiedere altro, Yuri vide Patrick passargli accanto come un fulmine e bloccarsi al fianco del letto a osservare sconvolto Leonardo. «L’ho visto in una mia visione, toccando Sara. Ma non era in questo stato. Cosa gli è successo?»
«Speravo fossi tu a dirmelo» rispose Kaspar. «Di recente, ho scoperto da un mio collega che fosti tu a portarlo al C.E.N.T.R.O. pochi mesi fa.»
Angelo si avvicinò a sua volta e scrutò Leonardo con attenzione, come un  medico con un paziente. «Il suo è una sorta di coma catatonico. La separazione della forma astrale dal corpo è stata improvvisa e troppo prolungata. Se non si fosse trovato qui, con macchinari in grado di tenerlo in vita, sarebbe morto da tempo.»
Ancora una volta Yuri fece uno sforzo con la memoria. I ricordi lo riportarono al momento della morte dell’amico e a cosa potesse essere successo. «È sempre colpa nostra» concluse. 
Kaspar, Patrick e Angelo si girarono a guardarlo.
«Probabilmente Leonardo era con Patrick, quando ha attivato il suo potere originario… ma lui l’ha scordato dopo che gli abbiamo tolto i ricordi, dimenticando anche di averlo portato qui» spiegò Yuri. «Abiamo agito di furia, pensavamo di sistemare tutto e invece abbiamo fatto solo un gran casino.»
«Per fortuna le sue condizioni sono stabili» disse Kaspar. «Voi non avete colpa, questa è una ulteriore dimostrazione delle scelte sbagliate dell’Ordine. Affidare a dei ragazzi inesperti un incantesimo tanto delicato, come quello della memoria, è da pazzi!»
«Raggrupparli in un istituto e addestrarli per una fantomatica guerra cruenta, invece è una scelta saggia, vero?» lo aggredì Angelo.
Gli squilli insistenti del cellulare di Yuri, sovrastarono i loro litigi. E lui ne fu grato. Afferrò il telefono e lesse il nome del chiamante. «Pronto Davide, cosa succede?»
«Abbiamo trovato Leonardo» esordì la voce all’altro capo. «Cioè la sua proiezione astrale. Ci ha spiegato cosa è successo… ma poi è sparito!»
Il macchinario accanto a quello a cui Leonardo era attaccato tramite il respiratore, iniziò a emettere un suono leggero, che si tramutò ben presto in un BIP continuo e fastidioso.
Leoanrdo mosse lentamente la mano destra e strizzò due volte le palpebre, prima di sollevarle. Roteò lo sguardo e passò in rassegna i presenti.
«Davide, tu e Naoko dovete salire subito in auto» disse Yuri. «Vi mando l’indirizzo, venite subito al C.E.N.T.R.O. Leonardo è qui ed è vivo.»

 
Continua…

lunedì 21 maggio 2018

Darklight Children - Capitolo 72


CAPITOLO 72

Ritrovato

 
Ombra e Scintilla trotterellarono sulla terra, illuminati dal debole bagliore del sole prossimo al tramonto. A poca distanza della porta del magazzino del Full Moon, si mossero quatti, come predatori durante una battuta di caccia. Si guardarono intorno e non notando nessuno, si rilassarono. Scintilla emise un miagolio, muovendo flessuosamente la coda da destra a sinistra.
«È il segnale» disse Naoko sottovoce, spostandosi dall’auto di Yuri parcheggiata non molto lontano.
Le aveva consentito di guidare le prime mosse della loro operazione, ma Davide non intendeva sottostare a ordini. Aveva sviluppato la teoria della possibile non-morte di Leonardo da mesi e ora avrebbe seguito le sue idee, andando fino in fondo, anche senza il parere positivo della compagna.
Prima di seguirla, lanciò una fugace occhiata al mezzo. «Speriamo che i genitori di Yuri non la notino.»
«Un motivo in più per muoverci in fretta» rispose Naoko.
Si fermarono entrambi davanti alla porta del magazzino, lei estrasse il mazzo e iniziò a provare le chiavi per trovare quella che apriva la serratura. Al quarto tentativo, questa scattò e  sgattaiolarono dentro, lasciando i felini all’esterno a fare da palo.
Davide spinse l’interruttore alla sua sinistra e illuminò lo stanzone. «Avanti, prendi il rituale e recitiamo questo incantesimo.»
Lei prese il libretto blu dalla tasca sul retro dei jeans e lo aprì. «Non è così facile. Dobbiamo concentrarci su Leonardo, fare in modo che la sua proiezione persa ci veda come un’ancora.»
Davide inarcò un sopracciglio. Odiava non capire al primo colpo questi meccanismi dei sortilegi. «Puoi essere più chiara?»
Naoko sbuffò. «Le istruzioni sul libro del signor Moser dicono solo questo. Dobbiamo evocare Leonardo, attirare la sua traccia mentale, dandogli punti di riferimento come ricordi piacevoli o abbastanza forti da convincerlo a manifestarsi e infine recitare la formula per bloccare la sua forma astrale.»
Davide alzò gli occhi al cielo. La spiegazione più complicata che potesse aspettarsi. Scrollò le spalle e disse: «Ok. Iniziamo.»
Chiuse gli occhi e rimase in silenzio, cercando di riportare alla mente qualcosa di utile. Non era affatto facile. Da quando si erano conosciuti aveva reso la vita dell’altro un inferno. Battute pesanti, minacce, intimidazioni, violenza fisica… il suo repertorio di ricordi non incitava certo ad andargli incontro a braccia aperte.
Aprì l’occhio destro e spiò Naoko: aveva le palpebre serrate e pareva parecchio concentrata. Si chiese che ricordi positivi potesse avere di Leonardo, dato che  lo aveva conosciuto da meno tempo e durante le loro lotte con i tre superstiti della setta.   
Poi ricordò. Entrambi potevano attingere al passato più lontano, all’altra vita.
Davide richiuse l’occhio e si concentrò su quei momenti insieme, quando erano stati compagni nella lotta e nella vita.
Pochi istanti e nella sua mente riapparvero quelle immagini un po’ sfuocate: combattimenti, baci e abbracci tutti mischiati, fino al presente, negli ultimi istanti della sua possibile morte in quel luogo; la pelle gli si accapponò, i peli delle braccia si rizzarono e avvertì uno sfrigolio nell’aria. Spalancò le palpebre e notò che la luce elettrica tremolava, come se ci fosse un’interferenza nella corrente.
«Davide, credo stia funzionando. A cosa pensi?» domandò Noako fissandolo.
«A quando è morto» rispose, omettendo il resto.
«Ti sembra il caso?»
Un flash azzurro li illuminò.
«Allora è vero» disse una voce all’improvviso. «Sono morto!»
Davide e Naoko aprirono la bocca increduli.
Leonardo galleggiava nell’aria di fronte a loro, avvolto da un’aura azzurra.
«Leonardo…» mormorò.
«Il rituale» si ricordò Naoko. Abbassò lo sguardo sul libro tra le mani e recitò: «Animae returnae, corpe legazio.»
La figura evanescente di Leonardo fu attraversata da una luce bianca e lui si guardò disorientato. «Cosa mi hai fatto?»
«Ho stabilizzato la tua forma astrale. Dobbiamo poter parlare con te.»
«Parlare di cosa?» domandò lui, simile a uno spettro a tratti evanescente, guardandosi intorno. «Dove sono? Cosa mi è successo?»
Davide fece un passo avanti. «Questo è il magazzino del Full Moon, ti ricordi l’ultima volta che sei stato qui?»
Leonardo rifletté, ma il suo sguardo era perso e impaurito.
Naoko provò ad aiutarlo. «Stai calmo. Ora è tutto a posto. Hai sviluppato il tuo potere originario troppo in fretta. Possiedi la proiezione astrale,  quindi puoi separare la tua essenza dal corpo.»
Leonardo al fissò confuso. «Quindi non sono morto?»
«No, è come essere in due posti nello stesso momento» continuò Davide.
«In due posti nello stesso momento» ripeté. «In effetti è così che mi sentivo prima di ritrovarmi qui.  Io volevo correre da Sara e contemporaneamente restare dov’ero.»
«Perché volevi andare da tua sorella?» chiese Naoko.
«Lei era in pericolo. Mi aveva chiamato, aveva inviato una richiesta d’aiuto ed era come se parlasse… direttamente nel mio cervello!»
«Sì, ora tutto ha senso» rispose lei con un sorriso. «Sara ha risvegliato in quell’occasione la telepatia, il suo potere originale, perché eravamo finiti in una trappola. Probabilmente avevte creato un legame psichico.»
Erano tutti discorsi utili, ma a Davide interessava capire dov’era la sua parte fisica. Accorciò ancora la distanza tra lui e l’altro. «Ascolta bene: per aiutarti a tornare nel tuo corpo, dobbiamo sapere dove ti trovavi quando hai voluto, diciamo, sdoppiarti.»
 «È tutto così confuso» rispose strizzando gli occhi e massaggiandosi la fronte. «Ero… ero andato da Patrick Molina. Mi serviva il suo aiuto per tornare al negozio di magia e trovare qualcosa per cancellare i ricordi del passato, che avevamo appena riavuto. Lui all’inizio era contrario, ma poi ero riuscito a convincerlo ed è arrivata la chiamata di Sara.»
Davide si scambiò un’occhiata con Naoko. «Cavoli! Patrick poteva essere la nostra salvezza, aveva la risposta per tutto questo tempo, ma gli abbiamo cancellato i ricordi di Leonardo.»
«Perché lo avete fatto?» domandò Leonardo.
«È una storia lunga, poi te la raccontiamo» spiegò Naoko. «Patrick lo ha dimenticato, ma quando lo aveva di fronte e lo ha visto in quello stato dopo la fuga della proiezione, deve pur aver fatto qualcosa. Può averlo portato in qualche ospedale.»
Davide riportò lo sguardo sull’amico trasparente. «Da quando sei in questo stato, hai mai avuto sensazioni di odori, rumori di luoghi, o persone?»
Leonardo si tastò le tempie. «Un paio di volte ho cercato di parlare con Sara, proprio qui. E poi ho avuto come dei flash di una stanza.» Strizzò gli occhi come per riportare a galla quelle immagini fugaci. «Sembrava la camera di un ospedale, ma era diversa da quelle normali.»
«Cosa c’era di particolare?» domandò Naoko.
«Era molto grande e io ero attaccato a un respiratore. Sì, ero in un letto e dei macchinari risuonavano vicino a me.» La sua espressione aveva perso lo smarrimento di poco prima. «Era come se riuscissi a vedermi dall’esterno.»
«E c’era qualcos’altro in questa stanza?» insistette Davide. «Qualcosa che possa essere un indizio sul posto in cui sei?»
«Ricordo dei simboli» rispose Leonardo. «Anzi era una cifra. Sulla porta della stanza c’erano dei numeri: 3,1,4.»
«Ok, ma ci serve un po’ di più» fece Davide. «Per esempio il nome dell’ospedale, o quello che è.»
Leonardo indietreggiò. Aprì la bocca per replicare, ma svanì in un lampo azzurrino.

 
Continua…

lunedì 7 maggio 2018

Darklight Children - Capitolo 71


CAPITOLO 71

Ricovero urgente

 
Patrick prese il braccio di Naoko, la prima al suo fianco, e la spinse verso l’uscita. «Forza, muovetevi. Dobbiamo andarcene di qui.»
La ragazza si piegò a prendere Ombra in braccio e Davide fece lo stesso con Scintilla, seguendola verso la porta. Yuri e Sabrina non gli diedero il tempo di dare l’ordine e corsero con uno scatto fulmineo dietro ai compagni.
Patrick afferrò Angelo per le spalle e cercò di tirarlo a sé. «Avanti, non c’è tempo da perdere.»
«Vada con loro, protegga i ragazzi. Io non posso: il mio compito e salvaguardare il Sigillo. Anche a costo della vita.»
«Se muore adesso, non sarà di aiuto a nessuno» replicò, tirandolo a  forza verso l’uscita. «Usciamo e poi penseremo a una soluzione.»
Angelo lo fissò per pochi istanti, poi Patrick notò il suo sguardo mutare, qualcosa parve cedere in lui. Si scostò dalla sua posizione e insieme seguirono i ragazzi verso la salvezza.
Carovus si frappose tra loro e la porta, imitato dagli altri demoni. Ringhiò contro come un predatore che ha messo all’angolo la preda per divorarla, esternando la sua intenzione a non concedere la fuga.
«Lasciali andare» ordinò Sara. «Non rappresentano alcuna minaccia.»
Anche se contrariato, Carovus non si oppose. Il cordone di demoni si divise e li lasciò liberi di passare.
Patrick lanciò un ultimo sguardo alla ragazza che si lasciavano dietro. Si sentì responsabile per lo stato in cui aveva permesso che cadesse, ma non poteva fare molto per lei in quel momento.
I ragazzi li precedettero all’esterno, formando un gruppo coeso con loro lui e Angelo corsero poi oltre il cancello e solo quando furono in mezzo alla stradina che conduceva al negozio, si voltarono a guardare il luogo che avevano appena lasciato.
La costruzione si era appiattita e allargata. Il tetto era mezzo distrutto e parti di calcinaccio penzolavano pericolanti. Le ultime vetrine esplosero, perforate dai rovi spinosi di gran lunga più robusti e grossi di quelli visti all’interno, e vi si avvolsero intorno come per abbracciarla, diffondendosi poi nel terreno che circoscriveva il perimetro del negozio.
Naoko guardò ancora rapita quella grottesca trasformazione. «Cosa sta facendo?»
«Sta portando in superficie il Sigillo» rispose Angelo con rammarico. «E sta preparando la sala per l’arrivo di suo padre.»
Patrick lo scrutò di nuovo in volto. «Quanto impiegherà a riaprire il Sigillo?»
«Deve radunare altri demoni. Quelli già presenti non bastano per il rito sacrificale. E non sapendo a che velocità gli altri risponderanno al suo richiamo, potrebbero volerci ore, o forse anche meno.»
Davide lasciò il gatto ai suoi piedi. «Insomma, siamo nella merda.»
Il rumore sordo di un corpo che crollava a terra li spinse a girarsi e a spostare lo sguardo dal negozio.
«Sabrina cos’hai?» gridò Yuri. Si accovacciò al suo fianco e le sollevò la testa sorreggendola con la mano sinistra sotto la nuca, infilandola tra i capelli biondi. Con il braccio destro la sorresse avvolgendole la schiena.
Patrick e gli altri si radunavano intorno a loro. Sabrina mugugnò, si tenne con la mano sinistra la tempia e strinse con la destra il ventre.
«Non… lo so…» mormorò. «Mi scoppia la testa… e mi fa male la pancia…»
Angelo si inginocchiò, le spostò la mano e le tirò su la maglietta, mostrando a tutti la pancia nuda. Sotto la pelle della ragazza, una creatura simile a una larva si contorceva, rendendo ben distinguibili i contorni della sua figura.
«Il bambino!» disse sollevando il viso per osservarli. «Ve l’ho detto che il suo corpo poteva non sopportare questo genere di gravidanza.»
«Dobbiamo portarla all’ospedale» rispose Yuri allarmato.
Naoko gli strinse la spalla. «Non possiamo. Come spiegheremmo quell’essere ai dottori che la visiteranno?»
Un’idea balenò nella mente di Patrick. Era una scelta disperata, ma forse l’unica che poteva salvare Sabrina. Non avrebbe lasciato un’altra ragazza a morire.
«Forse c’è un posto in cui possiamo portarla» propose ed estrasse il cellulare dalla giacca. «Conosco una persona che lavora in una struttura adeguata per casi come questo. Si chiama il C.E.N.T.R.O.»
«Non è il caso. Faccio prima a contattare l’Ordine.» Angelo si rimise rapido in piedi. «Saranno qui in brevissimo tempo e…»
«Non mi fido di lei» lo interruppe Yuri. «Ci ha mentito sul Ritus e non ho dimenticato che voleva sbarazzarsi di mio figlio.»
Patrick guardò incredulo Angelo, poi spostò gli occhi verso il ragazzo. «So che non mi consoci bene e non hai ragione per fidarti di me, ma voglio aiutare la tua amica. Sul serio.»
«Chiami il suo amico. Verremo con lei al C.E.N.T.R.O.» gli disse, quasi come una supplica.
Patrick annuì e si allontanò di pochi passi per fare la telefonata. Mentre dall’altro capo partivano i primi squilli, udì la conversazione che proseguiva.  
«Non vi state dimenticando di qualcosa?» fece Davide. «Dovevamo andare a recuperare la proiezione astrale di Leonardo. A questo punto credo sia l’unico a poter fermare la diavolessa impazzita.»
Patrick si girò a guardarli. Leonardo era collegato a tutto quello che stava accadendo e a molto altro di cui loro potevano non essere la corrente, ma credeva di essere l’unico a sapere dove si trovava, lo aveva portato personalmente, perché volevano cercarlo altrove?
Angelo prese dalla tasca un libretto blu e lo mise in mano a Naoko. «Andate tu e Davide. Qui ci sono le istruzioni per evocarlo.»
«Non viene con noi?» domandò Naoko perplessa.
«No. È meglio che accompagni Sabrina al C.E.N.T.R.O. , la mia esperienza potrebbe tornare utile. Voi ve la caverete anche da soli.»
Continuando a fissarli, Patrick incontrò gli occhi di Angelo con i suoi. Nascondeva qualcosa. La voce di Kaspar De Santis dall’altro capo della linea lo riscosse dai pensieri.
«Pronto? Patrick?»
«Sì, Kaspar, c’è stata un’emergenza. Ora non ho tempo di spiegare, ma una dei ragazzi è incinta e ha bisogno di assistenza speciale. Deve venire al C.E.N.T.R.O.»
«Dimmi dove sei, mando subito un ambulanza.»
«Al negozio Portale Mistico
«So dove si trova» rispose Kaspar. «Arriviamo il prima possibile.»
La comunicazione fu chiusa, Patrick ripose il cellulare e si incamminò verso il gruppo.
«Come entriamo nel magazzino del Full Moon senza qualcuno che ci teletrasporta all’interno?» domandò Davide, mentre lui si avvicinava.
Yuri scostò la mano dalla nuca di Sabrina, che l’appoggiò al suo petto contorcendo il ventre per gli spasmi, e la infilò nella tasca sinistra, estraendo un mazzo di chiavi. «Prendete la mia auto. In mezzo a queste c’è anche la chiave del magazzino.» Lo lanciò all’altro ragazzo. «A quest’ora i miei genitori saranno impegnati con il locale. Nessuno vi verrà a disturbare, se non vi farete vedere.»
Patrick si fermò in mezzo al gruppo, prima che si dividesse e annunciò: «L’ambulanza del C.E.N.T.R.O. sta arrivando.»
Osservò poi Naoko e Davide allontanarsi e si chiese cosa doveva aspettarsi una volta arrivato al C.E.N.T.R.O. ora che  i segreti stavano emergendo uno dopo l’altro con conseguenze disastrose

 
Continua…

lunedì 23 aprile 2018

Darklight Children - Capitolo 70


CAPITOLO 70

Speranza infranta

 
Radunati intorno al bancone del Portale Mistico, Angelo e i ragazzi cercavano di mettere insieme le ultime novità venute a galla in maniera imprevista.
«Da quanto sai di essere incinta?» domandò, fermo in piedi di fronte a Sabrina, fissandola deciso negli occhi.
Lei fuggì il suo sguardo. Scrutò i volti dei compagni al suo fianco e lanciò uno sguardo anche ai due felini acciambellati vicino alla prima libreria. Poi prese un respiro e disse: «Da poco. Credo di essere all’inizio del terzo mese.»
«Perché non me lo hai detto subito?» chiese Yuri. «Avremo potuto discuterne insieme e…»
«Non è stato facile accettarlo. Dopo che siamo stati a letto insieme, ci è successo di tutto credevo fosse solo un malessere per lo stress. Poi l’ho scoperto, ma tu mi hai tenuto a distanza e fatto capire che non ti interessavo. Ho comunque cercato di dirtelo, ma mi bloccavo.»
Angelo capì che tra i due ragazzi c’erano diverse questioni in sospeso, ma ora dovevano occuparsi di un problema più urgente. Sollevò la mano destra e fece segno a Yuri di non ribattere. «Mi dispiace essere brutale, ma dobbiamo concentrarci sul bambino. Sei sicura che sia solo di otto settimane?»
«Sì» confermò. «Al massimo nove.»
Angelo non riuscì a nascondere la sua preoccupazione. 
Davide lo notò subito. «Perché è un problema di quanti mesi è il pargolo? Voglio dire, ormai il danno l’hanno fatto.»
Naoko gli tirò una gomitata.
Angelo lo guardò serio.« Non è uno scherzo. La gravidanza di Sabrina non è e non sarà normale.»
Naoko trasalì. «Vuol dire che il piccolo ha più probabilità di essere un demone al cento per cento?»
«Temo di sì. I mezzo demone non sviluppano i propri poteri così presto. Lo sapete anche voi dai vostri Registri. Inoltre, la potenza della telecinesi del bambino è tale che solo un demone può controllarla usando il corpo della madre come conduttore.»
«Cosa sta cercando di dirci?» domandò Yuri, serrando la mascella.
Angelo si massaggiò il mento. Voleva trovare parole confortanti per comunicare il da farsi, ma non ce ne erano. «La soluzione è una sola. Bisogna evitare che venga la mondo.»
«No» gridò Sabrina, balzò all’indietro e i capelli biondi le sventolarono intorno al viso. «È nostro figlio! Qualsiasi decisione spetta solo a me e a Yuri.»
«Vuoi davvero partorire un figlio demoniaco? Non hai mai visto quel vecchio film di Polanski?» chiese Davide allibito.
Angelo si portò a poca distanza da Sabrina. «Non hai preso in considerazione anche un altro problema. C’è il rischio che il tuo fisico non riesca a sopportare questo genere di gravidanza.»
Prima che potesse fornirle altre spiegazioni per convincerla, la porta del negozio si spalancò. Lui e gli altri si girarono, mettendosi sulla difensiva.
Trafelato, Patrick chiuse la porta alle sue spalle. «Meno male, siete tutti qui. Dobbiamo parlare subito.»
Angelo si schiarì al voce e si fece avanti. «Signor Molina, non è un buon momento.»
«Dobbiamo sbrigarci» continuò lui, andandogli incontro, ma ignorando la sua richiesta. «Ho avuto una visione. Questo posto andrà in prezzi.»
Davide aggrottò la fronte. «Che diavolo significa?»
«Sara è stata a casa mia» raccontò Patrick. «Era sconvolta e ho cercato di calmarla. Sfiorandola, ho avuto una visione e quando l’ho vista era come… come… se fosse tornata quella dell’altra vita e si accaniva contro il negozio.»
«Non è possibile» intervenne Naoko. «Per quanto sconvolta, Sara non cederebbe a quella parte di sé.»
Angelo scosse la testa. «Temo invece che sia plausibile. La parte di lei che è stata Sayka è riemersa.»
«Non possiamo farle un esorcismo, o roba simile?» domandò Sabrina.
«Non funziona in questo modo. Le vostre personalità della vita passata sono parte di voi. Non è come essere posseduti da qualcun altro. Siete voi a decidere se dare ascolto a chi eravate, o agire diversamente.»
Yuri si sporse aggressivo verso di lui. «E quindi cosa ci propone di fare? Dovremmo uccidere anche lei?»
Angelo notò gli occhi di tutti gli altri posarsi sul ragazzo e poi su di lui. Temevano la sua risposta. E lui non voleva che fosse così, ma non gli era stata data  altra alternativa. Nessun demone, presente, passato o peggio futuro, doveva essere lasciato in vita.
«Dobbiamo riportare qui Leonardo. Lui può farla ragionare» disse Davide.
Angelo lo guardò sbigottito. La tensione lo aveva forse fatto uscire di testa?
«Sei impazzito?» fece Sabrina. «Sai che è impossibile.»
«Posso sapere di cosa parlate?» s’intromise Patrick confuso. «Ho sentito quel nome in una delle mie visioni. Chi è Leonardo?»
«Giusto, è tra quelli a cui abbiamo tolto la memoria» ricordò Naoko. «Lui è… era il fratello gemello di Sara. È stato ucciso durante un agguato e abbiamo cancellato il suo ricordo dalla memoria di tutti. Però...» guardò prima Davide, poi si voltò verso Yuri e Sabrina, e infine incrociò lo sguardo di Angelo.
Lui annuì. Nel susseguirsi di lotte e rivelazioni, avevano abbandonato quella pista. «Però abbiamo il sospetto che potrebbe essere ancora vivo» disse, terminando la frase al posto della ragazza asiatica. «Leggendo il suo Registro, abbiamo scoperto che il suo potere originale era la proiezione astrale. Può spostare la sua coscienza fuori da corpo e crediamo che sia quella proiezione a essere stata colpita il girono in cui è morto.»
Yuri lo fissò tra il confuso e lo speranzoso. «Quindi lui…»
«È da qualche parte» continuò Angelo. «Possiamo solo tentare di rintracciare la sua proiezione astrale, andando nello stesso luogo in cui l’avete vista sparire e aiutarlo a farci dire dove può trovarsi il suo corpo.»
Ombra e Scintilla miagolarono agitati.
Naoko si allontanò, si accovacciò e loro le corsero accanto, posando le zampe anteriori sulle sue ginocchia. «Calmatevi. Cosa è successo?»
Con il muso sollevato e gli occhi in quelli di lei, comunicarono tramite la mente.
Sabrina si mosse nella sua direzione, imitata dal gruppo, occupando il centro della stanza. «Cosa ti hanno detto?»
«Sara sta arrivano ed è in compagnia» riferì Naoko.
«Intendi i demoni? Stiano tornando qui?» chiese Yuri.
Davide inarcò un sopracciglio. «Probabilmente se li sta portando dietro lei.»
Patrick guardò la porta che dava sull’esterno. «Dobbiamo andarcene. Subito! Se sta tornando qui, la mia visione sta per compiersi.»
Stavano perdendo il controllo. Angelo se ne rese conto all’istante. Doveva prendere il comando e impedire che accadesse il peggio. «Calmatevi tutti e ascoltatemi. «Non possiamo abbandonare il negozio. Se Sara è davvero tornata ai vecchi sistemi, dobbiamo proteggere il Sigillo. Le difese mistiche di questo luogo possono essere il nostro vantaggio.»
Sabrina lo guardò con orrore. «Teme che possa riaprilo? Non può, le serve il Catalizzatore, giusto? E nessuno sa cosa sia. Nemmeno lei.»
Con un  boato improvviso, la vetrina centrale andò in frantumi e i frammenti si dispersero all’interno del locale.
Angelo abbassò il braccio con cui si era coperto il viso per proteggersi e la vide.
Sara scavalcò il piano su cui era esposta la merce, calpestò e calciò gli oggetti esposti, allontanndoli dal suo cammino.
«Non dite che siete sorpresi di vedermi.» Avanzò facendo scricchiolare le schegge sotto al suola delle scarpe e si fermò a una decina di passi da tutti loro.
Angelo se ne accorse solo in quel momento, ma istintivamente tutti loro si erano chiusi in cerchio intorno a Sabrina.
Sara abbozzò un sorriso sghembo. «Tranquilli. Lei non mi interessa più.»
«Come ci sei riuscita?» chiese Patrick allibito, guardando gli spuntoni di vetro che sporgevano dalle pareti.
«Sembra che i miei poteri mentali stiano aumentando» rispose lei, spostandosi indietro una ciocca di capelli neri. «Dato che se sei qui anche tu, dovresti averlo già capito da solo.»
Angelo la fronteggiò severo. «Non te lo lascerò fare.»
Sara camminò tranquilla, accorciando la distanza tra loro. «Non ho bisogno del permesso di nessuno, ma prima ho un invito da consegnare.» Tese la mano destra a Yuri. «Vieni con me. Torniamo insieme nel Primo Inferno e dimenticherò il tuo tradimento.»
Il ragazzo la fissò sbalordito. Angelo intuì che non si sarebbe mai aspettato un’offerta del genere.
«Perché mi vuoi con te?»
«Per salvarti. So degli spettri del passato: le persone che hai ucciso. Ti tormentano come fanno con me, ed è per colpa della nostra natura umana se ci riescono. Lasciando questo mondo, ti libererai per sempre di loro.»
Yuri prese la mano di Sabrina e la guardò per un istante. «Non è l’unico modo per sbarazzarsene. Ci sono riuscito grazie alla forza di qualcuno che crede in me. E inoltre, ora c’è un bambino di cui devo occuparmi.»
Sara rimase impassibile. «Un rifiuto. Prevedibile e anche patetico.»
«Non devi andare. Puoi restare qui anche tu» disse Naoko. Avanzò e afferrò la mano tesa dell’amica. «Ti aiuteremo. Stando con noi riuscirai a liberarti dei tuoi fantasmi.»
Sara ritrasse la mano stizzita. «Come posso fidarmi ancora di te? O di uno di voi? DiKann aveva ragione. La mia unica possibilità è con lui.» Schioccò le dita della mano sinistra e Carovus comparve alle sue spalle, trasportato nella nube di fumo cobalto, insieme ai demoni del precedente attacco.
«Siamo pronti, padrona» le annunciò in tono mellifluo.
Angelo squadrò il gruppo nemico. Il peggio si stava avverando.
Davide la fissò sarcastico. «Sono questi i tuoi nuovi amici?»
«Sono sicuramente più affidabili dei vecchi» rispose Sara, poi si rivolse a lui. «Ascoltami bene, signor Moser, perché te lo chiederò gentilmente una volta sola. Dov’è il Ritus
Deglutendo a vuoto, Sabrina disse: «Sara, ma non te lo ricordi? Quel libro è andato distrutto.» Fece una pausa brevissima e aggiunse: «Lo ha fatto vostro zio Fulvio per proteggervi.»
Sara non si degnò neanche di risponderle e continuò a tenere gli occhi puntati su di lui. «Allora? Sto aspettando.»
Angelo provò a studiare mentalmente una strategia, ma li aveva colti di sorpresa e qualunque vantaggio poteva ricavare nel giocare in territorio familiare, era andato perduto.
«Non hai sentito Sabrina?» intervenne Yuri. «Questi demoni ti hanno fatto il lavaggio del cervello. Il Ritus non esiste più.»
Carovus ghignò tra le zanne. «Il vostro alleato dell’Ordine continua ad avere dei segreti con voi.»
Davide si girò a guardarlo «Cosa vuol dire?»
Angelo rimase in silenzio. Anche se avesse ammesso che quel libro esisteva ancora e lo aveva tenuto nascosto per proteggerli, sapeva che non gli avrebbero creduto. E ora la sua priorità era impedire che se ne impossessasse Sara. «Non ti servirà. Non puoi utilizzare il Ritus
Carovus mise una mano sulle spalle di Sara. «Un’altra bugia.» Fece scivolare le dita sotto la maglietta di lei e portò in superficie il medaglione rosso. «Con questo puoi fare tutto. Il Catalizzatore è la tua arma.»
Angelo sgranò gli occhi incredulo. Non credeva che un oggetto che poteva scatenare la fine del mondo, avesse un aspetto tanto innocuo.
«Quell’articolo di bigiotteria è il Catalizzatore?» chiese Davide.
Carovus ringhiò furioso. «Stupido umano! Questo è il sangue del mio Signore.» Poi  abbassò la testa e sussurrò all’orecchio di Sara: «Ti basterà concentrarti sul libro. Focalizzalo nella tua mente e verrà lui nelle tue mani.»
Sara seguì il suggerimento e chiuse gli occhi.
«No, non puoi farlo» gridò Angelo. «Tuo zio e tuo fratello non lo vorrebbero.»
Il medaglione che pendeva dal suo collo emise un lieve bagliore rubino e  poi si fuse lentamente con la carne del petto. Nello stesso istante, dal magazzino dietro al bancone provenne il frastuono di scatoloni spostati violentemente e il rumore di oggetti lanciati per terra alla rinfusa.
«Lo sento… è vicino» disse Sara, mantenendo le palpebre serrate.
Angelo non fece in tempo a muovere un passo: il volume schizzò dal fondo delle scale, gli passò accanto come una pallottola e finì dritto nelle mani della ragazza.
Osservò con timore i demoni farsi strada nel negozio: ormai Sara possedeva tutti gli oggetti che la rendevano ai loro occhi il capo da seguire. Si disposero intorno a lei come fedeli guardie del corpo.
Sara sfogliò velocemente il volume. Dall’istante in cui l’aveva toccato, sembrava aver acquisito tutta la conoscenza necessaria per sfruttarlo. Alzò il volto dal testo e annunciò: «La festa può cominciare.»
Lesse alla perfezione quella lingua sconosciuta e iniziò a recitare la formula dell’incantesimo.
Le pareti del Portale Mistico tremarono come se ci fosse un terremoto. Le librerie caddero pesantemente per terra e il legno che le formava si unì, creando dei rovi spinosi che sfregiarono i libri e gli altri oggetti che avevano contenuto. I muri che delimitavano il perimetro del locale si accartocciarono, come se fossero di plastica, pronti a lasciare il posto a qualcos’altro.
Sara alzò il braccio destro verso il soffitto e il pavimento venne colpito da violenti scoppi, provenienti da sotto la superficie e che crearono buchi in maniera disordinata.
Angelo spostò lo sguardo dalla distruzione del suo negozio e osservò lo sgomento sul volto di Patrick. Dedusse che aveva riconosciuto la scena, tutto si stava svolgendo come nella sua visione, quella di cui era venuto a metterli in guardia. Capì che non c’era altra scelta: se non si fosse sbrigato ad agire, sarebbero morti tutti.

 
Continua…

lunedì 9 aprile 2018

Darklight Children - Capitolo 69


CAPITOLO 69

La proposta del demone

 

Sara fece un passo indietro. Si portò le mani davanti alla bocca per reprimere un urlo, quasi quel nome avesse avuto il potere di farle vedere cosa aveva realmente di fronte, spaventandola più della stessa immagine.
DiKann rimase pochi secondi a scrutarla in silenzio dalla sua parte del vetro. «Perché sei tanto sorpresa? Non pensavi che ti avrei salvato la vita?»
«Come ci sei riuscito?»
«Per citare gli umani: “basta una mano per liberarsi di un pugno di moscerini”. Hai dimenticato la mia potenza?»
Lo osservò confusa. «Ma… loro hanno detto che era il mio potere a renderli reali… sono scomparsi per sempre?»
«No. Torneranno. Non è solo il potere della tua mente a dargli forma. Ci riescono grazie anche al tuo senso di colpa umano. Più tempo passi nel mondo di superficie, più diventano forti e pesto riusciranno a portare a termine le loro minacce.»
«Quindi sarò sempre in pericolo.»
«Sì, se resterai in quel posto.» DiKann sogghignò. «Però hai un’alternativa. Nonostante quello che è successo in passato e la guerra che hai contribuito a scatenare, ti rivoglio con me. Sarai sempre Sayka, la principessa del Primo Inferno, se lo vorrai.»
Sara scosse la testa. «No. Non tornerò mai laggiù. Adesso questa è la mia vita. Non abbandonerò i miei genitori e i miei amici.»
DiKann scoppiò a ridere e il verso che le arrivò oltre il riflesso del vetro, la fece rabbrividire.
«La rinascita ti ha reso tanto stupida?» le domandò. «Ti ho già detto che  gli spiriti continueranno a tormentarti se rimani sulla Terra e, presto o tardi, per difenderti perderai il controllo sui tuoi poteri. Saranno sotto gli occhi di tutti e coloro che ti hanno generato in questa vita, se ne accorgeranno. Pensi che ti vorranno ancora, quando scopriranno che razza di abominio hanno messo al mondo? Ti ameranno anche se sei un mostro?»
«Certo che lo faranno» rispose Sara decisa. «Vuoi solo confondermi e mentirmi.»
DiKann punto gli occhi nei suoi. «Puoi raccontarti questa favola, ma in fondo non ci credi più nemmeno tu. Se i tuoi genitori e i tuoi amici sono tanto importanti per te, perché tra tutti ti sei rivolta a me per chiedere aiuto?»
Sara rimase senza parole. Non aveva nessuna risposta pronta e si rese conto che non ne esisteva una che fosse credibile. Nel momento del pericolo, senza neanche sapere come, aveva rivolto la sua preghiera e la sua mente aveva scelto il padre avuto in un’altra vita.
«Le tue azioni dimostrano che ho ragione» continuò il demone, approfittando della sua titubanza. «Sai già che nessuno di loro può capirti e sostenerti come dovrebbero. Non puoi più vivere nella finzione che l’Ordine ha ordito per te. Sai di poter contare solo su di me. Per questo, Sayka, sei riuscita a raggiungermi fino al luogo in cui sono bloccato.»
Odiava ammetterlo ma aveva ragione. Sara ripensò agli ultimi eventi: la sua migliore amica e il suo ragazzo l’avevano già tradita e delusa; probabilmente sua madre e suo padre non avrebbero impiegato molto a fare lo stesso. Si era illusa di essere in grado di poter ignorare un passato orribile, solo perché ora era rinata, convinta di essere una persona diversa, ma sbagliava.
Lei era Sayka, la mezzo demone e lo sarebbe stata per sempre, come le avevano ricordato gli spettri di coloro che aveva ucciso.
«Se scelgo di venire da te, sarò davvero al sicuro?» chiese con un filo di voce. «I morti mi lasceranno in pace?»
«Nessuno ti procurerà mai più alcun disturbo» rispose DiKann. «Sarai rispettata e temuta, come era secoli fa. Non subirai dolore, ma lo imporrai.»
Quella promessa la avvolse come un abbraccio rassicurante. Era stanca di soffrire e forse quello era l’unico modo per cambiare le cose.
Sara avanzò verso lo specchio. «Cosa devo fare per tornare a casa?»
DiKann sorrise compiaciuto. «Dovrai spezzare anche la metà di Sigillo che blocca l’ingresso dalla parte del Primo Inferno. Non temere ti guiderò io. Non ti perderò di nuovo.»
Sara annuì.
«Avvicinati» le sussurrò il demone.
Seguì il comando, appoggiò il volto al vetro e come se non ci fosse alcuna barriera e dividerli, ascoltò  le indicazioni che DiKann le forniva come un padre amorevole.

Dall’interno di Villa Asti rimbombarono urla furiose. La porta scardinata le lasciava uscire di continuo, insieme a versi tanto raccapriccianti da convincere chiunque a ignorarle.
Da tempo Gabriel aveva smesso di preoccuparsi delle possibili lamentele dei vicini. Al momento erano altre le sue preoccupazioni.
«Siete degli incapaci! Pezzi di carne inutile!» sbraitò Carovus, sfogando la sua ira sui nuovi demoni trasformati.
Intimoriti dal capobranco, loro si strinsero contro la parete del salone, coprendosi in parte i musi con le braccia e senza avere la forza e il coraggio di scappare nelle stanze al piano superiore.
«Non è solo colpa nostra.» Gabriel si fece avanti, reprimendo quello stesso timore con tutta la forza che trovò dentro sé. «Sei comparso in una nube di fumo blu mentre correvamo. Ti ho visto dietro di noi. E ti sei messo a scappare anche tu. Eri al negozio, perché non sei venuto con noi?»
Carovus sgusciò davanti a lui e lo sollevò da terra, afferrandolo per le spalle. «Non ti devo spiegazioni!»
Gabriel liberò la rabbia che covava da mesi verso il suo presunto maestro. Gli sferrò una ginocchiata nel ventre, e mentre Carovus si piegava per il dolore, lo afferrò a sua volta per il collo. «Perché eri dentro al Portale Mistico? Cosa cercavi?»
«Attento! Se ti ribelli a me, poi devi pagarne le conseguenze» lo minacciò, senza provare a nascondere il suo furore.
«Non mi fai paura» replicò Gabriel, ritrovandosi per la prima volta a credere davvero in quella frase.
Un lampo di luce e una folata di vento li colse di sorpresa. Prima che entrambi potessero girarsi alla loro destra per vedere chi era il responsabile, i demoni terrorizzati in fila contro il muro iniziarono a guaire spaventati.
«Fate silenzio!» gridò la nuova arrivata.
Gabriel la riconobbe subito: Sara Martini. Eppure in lei c’era qualcosa di diverso, ognuno dei suoi sensi amplificati di demone glielo suggeriva.
I demoni si zittirono. Gabriel lasciò la presa su Carovus e quest’ultimo rimase immobile: come lui, aspettava che la ragazza facesse la prima mossa.
Sara avanzò di qualche passo verso di loro. «È così che eseguite gli ordini di DiKann? Bisticciando tra voi come bambini?»
«Non ti impicciare ragazzina» rispose Gabriel. Cambiata o meno, non avvertì alcun pericolo da lei. «Sei tanto pazza da venire fin qui. Il tuo trucchetto mentale ha funzionato al negozio, ma ora sei nel nostro territorio.»
«Sul serio?» domandò lei con indifferenza.
Gabriel si girò verso i compagni. «Alzatevi. La nostra preda è qui!» ordinò, ma nessuno di loro mosse un muscolo.
Carovus la scrutò dubbioso. «Perché sei venuta da noi?»
«DiKann dice che c’è qualcosa che mi appartiene» rispose seria. «E devo averlo subito.»
Carovus sfiorò il medaglione rosso che aveva al collo e osservò prima il gioello e poi la ragazza con sguardo dubbioso.
Gabriel notò la sua indecisione e intuì che quel medaglione era importante. Glielo strappò di dosso con foga e spinse l’altro indietro. Compì quindi un passo in direzione di Sara e  lo sventolò davanti a lei. «È questo che vuoi? Come può essere tuo?»
«Restituiscimelo» intervenne Carovus. «O me lo riprendo con attaccato anche il tuo braccio.»
Gabriel si voltò e gli ruggì contro. «Nessuno avrà niente finché non mi date delle spiegazioni.»  
Sara si fece avanti e si fermò a una spanna da lui. «Non ti devo niente. Dammi il medaglione.»
«Dimmi a cosa serve» ribatté lui.
«Fai come ti dice» gli ordinò Carovus.
Gabriel percepì la paura nella sua voce.
«Hai commesso il tuo ultimo errore» rispose Sara. Lo fissò intensamente e sul suo volto tornò l’espressione che aveva avuto durante l’attacco al Portale Mistico.
Un tenue ronzio si diffuse per tutta la stanza. L’intensità aumentò di colpo e Gabriel si piegò in avanti e strinse la testa tra le zampe squamate. Il medaglione gli scivolò dalle dita e cadde sul pavimento. Ululò e guaì dal dolore, mentre dagli occhi gli scendevano lacrime di sangue violaceo.
Si gettò a terra. «Basta! Ti prego» urlò senza sentire la sua voce. Si rannicchiò in posizione fetale e poi non provò più nulla.

Sara batté le palpebre. Si rilassò e osservò il demone accasciato a terra. Gli occhi spalancati in uno sguardo vitreo; dalla bocca aperta gli gocciolavano rivoli di bava.
Lo scansò con un calcio e si accovacciò per raccogliere il medaglione, abbandonato a poca distanza dal cadavere. «Che serva di lezione a tutti. D’ora in avanti sono io che comando.»
«È stato tuo padre a mandarti da noi?» le domandò l’altro demone che aveva avuto al collo il gioiello.
Sara annuì. «Sei Carovus? Ha detto che saresti stato un valido aiuto. Si sbaglia?»
Carovus le si avvicinò, le prese dalle mani il medaglione e lo sistemò con gentilezza e fare regale  intorno al suo collo. «Rispetto sempre il valore del mio padrone. Quali sono i tuoi ordini, principessa Sayka?
«Sai chi sono. Non mi sorprende» disse Sara. Poi osservò disgustata i demoni tremanti. «Puoi farli tornare minacciosi?»
«Certo, non sarà un problema.»
«Bene. Andremo al Portale Mistico e questa volta otterremo il Ritus. Ho promesso a DiKann che infrangerò il Sigillo e non lo deluderò.»

 
Continua…