lunedì 12 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 64


CAPITOLO 64

Preparativi del raduno

 
Gabriel sonnecchiava, rannicchiato sul pavimento della sua stanza. Da settimane aveva perso una dopo l’altra le abitudini tipicamente umane e pur avendo un letto comodo in cui dormire, si era abituato a usare come materasso le assi di legno del parquet.
Dilatò d’istinto le narici e percepì una moltitudine di nuovi odori, solleticarono il suo olfatto, svegliandolo bruscamente.
Gabriel si rigirò, posizionandosi a quattro zampe e annusò con forza l’aria. Pur avendo dormito poco a causa di una nenia che Carovus aveva ripetuto incessantemente per tutta la notte e buona parte della mattina, i suoi sensi erano abbastanza vigili da assicurargli che ci fossero cinque o sei intrusi nella villa.
Uscì dalla camera e scese le scale guardingo. Giunto al piano terra si mise in posizione eretta e constatò di non essersi sbagliato. Sei figure erano inginocchiate intorno al divano, su cui era stravaccato il suo coinquilino dalle squame blu, e a differenza di loro, i nuovi arrivati presentavano delle caratteristiche che fornivano l’aspetto da ibrido metà umane e metà demoniache.
«Ben svegliato, Gabriel» lo salutò Carovus, puntandogli gli occhi addosso.
«Chi sono questi mostri?» gli domandò, sostenendo lo sguardo.
«Non è carino parlare in quel modo dei propri simili» rispose l’altro con un sorriso. Allungò la mano artigliata e accarezzò la testa a un uomo dai capelli castani corti, con scaglie vermiglio intorno ai contorni del volto, che si estendevano lungo collo e spalle, fino alle punte delle dita. Accanto a lui, un altro con i capelli biondi scostati a celare parte delle piccole corna color avorio e squame giallo spento sparse sulle guance e sul petto, messo in mostra dalla maglietta sfilacciata, si fece avanti per avere le attenzioni del demone. «Hai visto come sono carini? Sono come cuccioli. Questo è il momento giusto per svezzarli.»
Tornando a guardare l’altro demone completo, Gabriel notò che aveva uno strano medaglione rosso al collo e fu sicuro di non averglielo mai visto addosso i giorni precedenti.
Pur incuriosito, non ne fece parola e chiese: «Perché li ha portati qui?»
«Sono venuti da soli. Hanno sentito il mio richiamo. In realtà l’ha sentito l’embrione nell’uovo che hanno in corpo, ma presto non farà differenza.»
Gabriel osservò disgustato quella scena. Anche gli altri quattro uomini, provvisti di macchie squamate viola, marrone, verde smeraldo e azzurre, in evidenza sui lembi di pelle scoperti, e che spuntavano dai vestiti strappati, si ammassarono intorno alla mano di Carovus, come tanti fedeli animaletti che cercano l’affetto del loro padrone. Per la prima volta fu contento che la sua trasformazione fosse avvenuta spontaneamente, quando non c’era nessuno a comandarlo. Non avrebbe sopportato di ritrovarsi in quello stato.
«Va bene piccolini, è arrivato il momento.» Carovus afferrò il medaglione rosso e lo strinse con il pugno destro talmente forte, che le squame schioccarono sulle sue dita.
I sei mezzi uomini si contorsero sul pavimento. Urlarono di dolore, si strinsero in posizione fetale e il loro fisico subì una mutazione violenta. La pelle sparì, invasa totalmente dalle squame colorate che si intravedevano dai loro vestiti e questi ultimi si lacerarono definitivamente, ricadendo in terra in piccole matasse accanto a loro.
Dopo qualche secondo, le sei figure si alzarono debolmente, mettendosi a quattro zampe. Non avevano più alcuna traccia umana, ormai erano demoni completi.
Gabriel li guardò confuso e sconvolto. «Ma come…?» 
«Adesso, Gabriel vi porterà a fare colazione» disse Carovus con un tono melenso, che contrastava con la rudezza della sua voce. Alzò la testa e si rivolse al compagno. «Andrai al negozio di magia e con questo piccolo esercito sistemerai il conto in sospeso con il proprietario. Se dovessi ritrovarti davanti i ragazzini, fai attenzione a Sara Martini. Non attaccarla: è l’unica abbastanza forte da distruggervi tutti.»
«E tu non vieni?» domandò Gabriel sospettoso.
«Ho bisogno di riposo. L’incantesimo per richiamare questi sei e trasformarli mi ha richiesto un notevole sforzo.»  
Gabriel lo fissò dubbioso. Se era stanco e debole, quella poteva essere la sua occasione per ribaltare la situazione e riprendere il comando. Di sicuro non gli sarebbe capitato una seconda volta.
Carovus parve intuire le sue intenzioni. «C’è qualche problema?» domandò, scrutandolo con i suoi occhi scuri e mettendosi in piedi come a reclamare il suo territorio.
Gabriel scosse la testa. Qualcosa nella sua mente e nel suo corpo lo spinsero rabbrividire e allontanarono il suo impulso a ribellarsi. «Andiamo» ringhiò poi ai nuovi demoni inginocchiati, passando davanti al divano e diretto all’esterno della villa.
I sei demoni guardarono prima Carovus, aspettando la sua approvazione, poi notando che non si opponeva, si misero in piedi barcollando e seguirono ubbidienti l’altro simile.

Terminato l’orario scolastico, Davide e Naoko si erano accordati per continuare la lettura dei Registri nel suo negozio di Angelo Moser. Nella stanza sotterranea adibita a magazzino, allo stesso tavolo intorno a cui si erano seduti qualche giorno prima, si dedicavano in  maniera diversa a cercare di risolvere il mistero sulla possibilità che Leonardo fosse ancora vivo.
Davide aveva abbandonato il suo Registro nello zaino e sfogliava avidamente quello dell’amico morto. Cercava nelle trascrizioni della sua vita passata ogni informazione o fatto legato all’uso del potere originale del ragazzo. La proiezione astrale era l’unico indizio che avevano trovato e su cui si basava tutta la loro teoria.
Naoko invece, aveva il Registro che la riguardava aperto sotto gli occhi, ma sfogliava le pagine sempre più insoddisfatta.
«Grazie per aver mantenuto il segreto con gli altri» disse Davide.
Lei alzò la testa per guardarlo. «Non devi ringraziarmi. È una decisione che condivido, penso sia inutile dare agli altri false speranze. E poi, come mi ha insegnato mia nonna, quello che sto facendo è anche un modo per rimediare agli errori dell’altra vita » Abbassò il capo e aggiunse: «. Purtroppo il mio Registro non dice nulla di rilevante su Lucen che ci aiuti ad avere altre indizi sul reale stato di Leonardo… anche se…»
Davide la fissò inquieto: sembrava le fosse venuto in mente qualcosa. «A cosa stai pensando?» 
«Ci siamo concentrati sulla proiezione astrale, ma forse la risposta non è in queste vecchie carte» rispose. «Dov’è il suo corpo?»
«Che vuoi dire?»
«Che fine ha fatto il corpo di Leonardo? Se quella che abbiamo visto morire era davvero la manifestazione del suo inconscio, allora dov’è la sua parte fisica?»
«Giusta osservazione.» Davide si fermò a riflettere, se la teoria del potere originale di Leonardo era corretta, concordò che quello era il particolare su cui dovevano indagare. «Probabilmente è rimasto nel luogo dove si trovava quando la sua mente si è separata dal corpo.»
«Esatto, ma come mai non si è fatto vivo dopo che abbiamo cancellato il suo ricordo da tutti? Dovunque si trovasse al momento della separazione, dopo avrebbe dovuto riunirsi e venire a cercare qualcuno di noi per vedere se lo riconoscevamo.»
«Be’… ci sarà una spiegazione…»
«E quale?»
Davide la guardò scocciato. «Che ti prende? Credevo lo volessi ritrovare anche tu.»
«Infatti è così» replicò Naoko. «Però c’è qualcosa che non funziona nel nostro ragionamento.»
«Vuoi dire che stiamo perdendo tempo?»
 Lei si alzò in piedi. «No. Sto dicendo che ci serve qualcuno più esperto di noi, qualcuno  che forse  può vedere particolari che a noi sfuggono.» Aggirò il tavolo e si diresse verso le scale che portavano al piano superiore.
Davide balzò in piedi e con uno scatto le fu dietro «Aspetta. Cosa vuoi fare?»
«Voglio parlarne con il signor Moser.» 
«Eravamo d’accordo di non dirlo a nessuno finché non ne fossimo sicuri» ribatté. «Poco fa la pensavi come me.»
«È diverso» gli rispose seria. «Angelo Moser sa più cose di noi sul nostro passato e su come funzionano questi poteri,  può spiegarci se questa nostra idea è folle o possibile, evitando di farci perdere tempo.»
Davide si morse il labbro inferiore. Aveva ragione, era davvero la scelta più sensata. «D’accordo. Ma dovrà mantenere il segreto.»
Salirono al piano superiore e trovarono l’uomo dietro al bancone, occupato a sfogliare svogliatamente un quotidiano. Sentendoli arrivare, si voltò e chiese: «Posso aiutarvi?»
Davide fece un passo avanti, superando la compagna. «Può darsi, ma dovrà ascoltarci e non raccontare a nessuno quello che diremo.»
«Non siamo sicuri» si affrettò a precisare Naoko. «Però supponiamo che Leonardo… ecco… potrebbe non essere veramente morto.»
Angelo li guardò scettico. «E cosa ve lo fa pensare?»
«Quando le ho chiesto di avere il Registro di Leonardo era per scoprire qualcosa sul nostro… legame. Poi però leggendolo, mi sono domandato quale fosse il suo potere, dato che lei ci aveva detto che in origine non possedeva il teletrasporto» rispose Davide «E ho trovato che Lucen era in grado di usare la proiezione astrale.»
«A quel punto ci è venuto in mente che Sara ha sviluppato la telepatia» intervenne Naoko. «E così abbiamo concluso che poteva trattarsi del suo potere originario, anziché di uno nuovo.»
«E avete supposto che in questo stesso modo anche in Leonardo potrebbe essersi risvegliata la capacità della proiezione astrale» commentò Angelo. «Non è un’ipotesi tanto assurda. Ma Sara ha detto di averlo visto morire e che anche voi eravate presenti.»
«Esatto, ma non è rimasto nessun cadavere» rivelò Davide.
«Leonardo è semplicemente scomparso. Senza lasciare traccia» disse Naoko.
Angelo parve rallegrarsi nel ricevere quella notizia. «Tutto torna! Non c’è da stupirsi: è una reazione normale. Una forma non corporea può lascare dietro di sé una traccia psichica, che però non è rilevabile a occhio nudo. In pratica la proiezione mentale del vostro amico potrebbe trovarsi ancora nel luogo in cui credete che sia morto.»
«Ne è sicuro?» domandò Naoko. «Dopo che è svanito, non avrebbe dovuto rientrare nel suo corpo?»
Angelo scosse la testa. «Se il colpo che la proiezione mentale ha subito è stato molto violento, il suo corpo ha avuto uno shock e per difendersi ha spezzato il legame con la mente. In questo momento, Leonardo può trovarsi in qualche luogo in uno stato simile al coma.»
«C’è un modo per svegliarlo?» chiese Davide.
«Sì. Ma dobbiamo ricongiungere mente e corpo.» Angelo passò in mezzo a loro e andò di corsa nel magazzino. Udirono che spostava degli scatoloni e poi tornò sorridente con un libricino blu in mano. «Qui c’è il rituale per richiamare la mente dispersa. Dove è scomparsa la proiezione di Leonardo?»
«Eravamo nel magazzino del Full Moon» rispose Davide.
«Ma è stato ristrutturato dopo l’incendio» ricordò Naoko.
«Non ha importanza» disse Angelo. «La mente di Leonardo è bloccata in quel luogo. Come se fosse in un limbo. Riverniciarne le pareti o cambiare l’arredamento non lo ha aiutato a staccarsi da lì.»
Davide era pronto a esultare, ma la porta del negozio si spalancò all’improvviso, Scintilla e Ombra saettarono all’interno e frenarono solo davanti ai piedi della padrona. Balzarono sul bancone e li vide fissarla intensamente negli occhi. Capì che stavano comunicando mentalmente con lei.
L’amica sbiancò e aprì la bocca in una smorfia di timore. Davide irrigidì i muscoli della schiena. «Cosa succede?»  
«Siamo nei guai» annunciò Naoko. «Un gruppo di demoni sta per arrivare al negozio. E non hanno buone intenzioni.»

 

Continua…

lunedì 5 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 63


CAPITOLO 63

Gioco di spie

 
Seduto nel centro del divano, Patrick sfogliò il blocco di appunti preso dal cassetto del comodino vicino al letto.
Alcuni mesi prima aveva stretto un accordo con Kaspar De Santi, l’uomo che gli aveva insegnato come sfruttare e controllare il suo potere di avere visioni attraverso il contatto tattile, e seppur non ne andasse fiero, aveva scelto di lavorare per lui solo per proteggere Sara Martini e i suoi amici.
Fulvio vorrebbe che qualcuno vegli su di loro pensò, ricordando l’ispettore suo amico e zio della ragazza, e credendo in questo modo di onorare la sua morte.
Rilesse le note scritte a mano negli ultimi mesi. Da quando aveva scoperto che Kaspar aveva accettato il posto di consulente scolastico nel liceo dei ragazzi, Patrick aveva iniziato a nutrire dei dubbi sulle vere intenzioni dell’uomo e dopo che lui gli aveva rivelato di lavorare per un misterioso istituto chiamato il C.E.N.T.R.O. – che seguiva ragazzi con poteri extrasensoriali – aveva preso la decisione di tenerlo il più possibile alla larga dai suoi protetti.
Patrick sollevò lo sguardo dai suoi appunti. «Dovrei conoscere l’interno di quell’istituto, eppure non ricordo nessun particolare» disse, ripensando alla visione del giorno prima, scattata dopo aver sfiorato Sara.
Aveva fissato un incontro a casa sua con Kaspar anche per quella ragione: doveva scoprire se quel buco nella memoria era opera sua.
Il campanello trillò e Patrick controllò l’orologio al polso. «Le undici. È puntuale come sempre.» Si alzò e andò ad aprire la porta.
Non appena l’ebbe davanti a sé, Kaspar gli strinse la mano sorridente, mentre con l’altra reggeva una borsa. «Buongiorno Patrick. Ieri la tua telefonata è giunta proprio al momento giusto. Se non mi avessi chiamato tu, l’avrei fatto io.» Entrò e si diresse a passo sicuro nel salone.
Patrick non fece troppo caso alla sua invadenza. In passato avevano abitato insieme e si era instaurata una certa familiarità. Quello che aveva detto però lo mise in allarme.
«Come mai?» domandò sospettoso, chiuse la porta e gli si avvicinò.
«Be’ ormai è passato diverso tempo dal nostro ultimo incontro. Dovresti avere qualcosa da dirmi sui ragazzi, o meglio sui loro poteri» gli rispose. «Erano questi i termini del nostro accordo.»
«Certo, infatti ti volevo vedere anche per questo.» Riprese posto sul divano gli fece segno di sedersi accanto a lui. Raccolse il blocco dal cuscino, strappò delicatamente gli ultimi tre fogli e li porse all’altro.
Kaspar li prese dalle sue mani e li scrutò velocemente. «Vedo che hai ricavato più informazioni su Sara Martini che sugli altri.»
«Lei è più facile da avvicinare. Per i suoi amici ci vorrà ancora qualche tempo. Devo instaurare lo stesso rapporto di fiducia che ho con Sara.»
«Capisco» disse Kaspar con aria contrariata.
Patrick non poteva correre il rischio che riconsiderasse l’idea di lasciargli quell’incarico, così decise di provare a catturare il suo interesse.  «Avrai notato che ho scoperto che i ragazzi hanno avuto la possibilità di rivivere i ricordi della loro vita passata. L’identità più rilevante e proprio quella di Sara. È la figlia di DiKann.»
«Il demone DiKann? Il re del Primo Inferno?»
Patrick annuì. Non ricordava se in passato aveva parlato a Kaspar del demone, ma lui sembrava comunque ben informato. «Il vero problema è che questo ritorno della memoria passata ha avuto degli strascichi. Almeno per quanto riguarda per Sara.»
«Puoi essere più preciso?»
«La ragazza, passami il termine, è perseguitata dagli spiriti di coloro che ha ucciso nella sua precedente esistenza. Mi ha confessato di aver ricevuto due volte loro visite e hanno cercato di farle del male.»
«L’hanno aggredita fisicamente?» domandò Kaspar incredulo.
«Da quel che ho capito sembra di sì. Ed è questa l’altra questione di cui volevo parlarti» disse Patrick. «Quando è venuta da me era sconvolta e spaventata. Ho cercato di rassicurarla, ma devo saperlo da te, e devi essere sincero: Sara corre dei rischi?»
Kaspar si fermò a riflettere. Patrick lo osservò leggere nuovamente la parte di informazioni che gli aveva riassunto, poi alzò il volto e attraverso le lenti degli occhiali, lo scrutò negli occhi. «In una situazione normale ti risponderei che Sara non ha niente da temere. I soggetti con il dono di evocare gli spiriti dei morti sono i più a rischio di subire gli effetti della rabbia dello spirito richiamato e Sara non è uno di essi. Inoltre, in generale, bisogna possedere un talento psichico per rientrare nei casi  che possiamo definire da “bollino rosso”.» Fece una pausa come a mettere lui stesso insieme i pezzi del suo discorso. «Tuttavia, la situazione in cui si trovano Sara e i suoi amici è particolare. Aver avuto accesso ai ricordi di un’altra vita è un caso unico, non saprei dire con certezza a che conseguenze può portare.»
«Quindi… devo preoccuparmi?»
«Se Sara è riuscita a venire da te per raccontartelo, dovrebbe essere in grado di gestirli» spiegò Kaspar. «Per sicurezza, mi consulterò con i miei colleghi per saperne di più. Ma se dovessi avere il dubbio che questi spiriti rappresentano un problema, porteremo Sara al C.E.N.T.R.O. dove potremmo seguirla più attentamente.»
Patrick valutò quell’affermazione. Non era favorevole all’ingresso di Sara in quell’istituto, però voleva che fosse al sicuro e lui non aveva i mezzi per proteggerla in maniera adeguata. Per di più quella proposta gli fornì l’occasione per scoprire se Kaspar era responsabile della mancanza di ricordi specifici.
«D’accordo ti terrò aggiornato. E se si presentasse questa urgenza, sarà anche la mia occasione per poter finalmente vedere come è fatto il C.E.N.T.R.O.»
Kaspar lo fissò per una frazione di secondo, quindi aprì la borsa ai suoi piedi e sistemò i vari fogli in apposite cartelline con sopra stampato il nome di ognuno dei ragazzi. «Certamente. Comunque, posso portarti a vedere la nostra struttura quando vuoi. Anzi, è una mia mancanza non averlo ancora fatto.»
Patrick rimase interdetto. O Kaspar era un bravissimo attore, o era davvero convinto di quello che aveva appena detto. E non ricordava assolutamente di averlo già ospitato al C.E.N.T.R.O. dopo che gli aveva portato Leonardo, il paziente di cui ignorava l’identità.
«Si è fatto tardi. Devo andare» disse il professor De Santi, porgendogli la mano.
Lui la strinse e lo accompagnò alla porta. Cercò di dissimulare i suoi dubbi, ma salutandolo distrattamente non riuscì a cancellare la convinzione che qualcuno avesse agito alle sue spalle.

Kaspar montò in auto. Buttò la borsa sul sedile del passeggero e si sistemò l’auricolare bluetooth, collegandolo al cellulare. Compose il numero e poi ripose il telefono in tasca. Mentre nel suo orecchio sinistro si ripeteva il suono della linea libera, girò la chiave nel cruscotto e accese il motore.
«Pronto Kaspar? Come è andata?» gli domandò una voce femminile.
«Tutto liscio. Non ha fatto molto, ma credo che inconsciamente mi ha fornito una notizia interessante.» Girò il volante. «I ragazzi sono gli Alpha
«Ne sei sciuro?»
Kaspar sorrise. «Sicurissimo. Una di loro è la figlia di DiKann.»
La donna dall’altro capo del telefono fece un lunga pausa. «In effetti il numero coincide. Sono in sei. Proprio come gli Alpha
«Sei?» ripeté. «Cosa dici? I ragazzi sono in cinque.»
«Mi prendi in giro? Sono in sei. Mi hai raccontato tu di averli individuati i mesi scorsi, lavorando come consulente nella loro scuola. Ho qui sotto gli occhi i dossier con i loro nomi: Naoko, Davide, Yuri, Sabrina, Sara e Leonardo.»
«Aspetta, non c’è nessun ragazzo di nome Leonardo» ribadì Kaspar.
«Sì, il gemello di Sara» insistette la donna. Il suo tono era preoccupato. «Kaspar, sei sicuro di star bene?»
«Sì. Ora, scusami ma devo lasciarti. Credo di sapere cosa sta succedendo. Devo far visita a una mia vecchia conoscenza.» Chiuse la comunicazione e sterzò velocemente. Andò in retromarcia e fece inversione, cambiando il suo percorso. «Credevo che quel passato fosse un capitolo chiuso, ma alla fine le nostre strade tornano a incrociarsi.»
Kaspar pigiò il piede sull’acceleratore e arrivò in pochi minuti nella strada che portava al Portale Mistico. Parcheggiò poco vicino all’entrata e scese dal mezzo come una furia.
Con la stessa foga spalancò la porta e si trovò il proprietario di spalle che sistemava della merce sugli scaffali. 
«Buongiorno. In cosa posso...» Angelo Moser si fermò di colpo, la sua cordialità scomparve trovandosi faccia a faccia con lui. «Cosa ci fai tu qui?»
Kaspar lo squadrò  furioso. «Pensavi che non sapessimo di te? Ti controlliamo da un pezzo. Sei stato tu, non è vero?»
«Di cosa stai parlando?»
«Non fare giochetti con me. I ricordi dei ragazzi. I mezzo demoni che scatenarono la rivolta di DiKann e del suo esercito di demoni e che l’Ordine ha fatto rinascere. Sei tu che hai dato loro gli strumenti per avere i ricordi. Ti sei messo in mezzo, come fa sempre l’Ordine e una di loro ne ha pagato le conseguenze. Qualcosa è andato storto e potrebbe essere in pericolo, preda degli errori del suo passato.»
«Non sono affari che ti riguardano» replicò l’altro impettito.
«E la memoria che mi hai cancellato? Anche quella non mi riguarda?»
«Ti ripeto che non so a cosa ti riferisci e in ogni caso non sono più tenuto a darti spiegazioni» rispose secco Angelo. «Vai fuori dal mio negozio.»
Kaspar lo guardò con aria di sfida. «Non finisce qui. È meglio per te se il responsabile è un altro.» Si girò e uscì quasi correndo. Rimontò nell’auto e partì come un fulmine, sgommando sul cemento.

«A quanto pare ho fatto bene a tenere d’occhio questo posto.» Nascosto sul tetto di un edificio lì vicino, Carovus osservò l’auto di Kaspar che sia allontanava dal negozio. Pur non conoscendo l’uomo che era entrato come un selvaggio, doveva essergli grato per le informazioni che aveva portato con sé.
Grazie al suo udito sviluppato dalla trasformazione demoniaca, aveva sentito ogni parola della discussione tra i due uomini, come se si trovasse in mezzo a loro.
Non era importante che non avessero fatto il nome della ragazza di cui parlavano. Sapeva che si trattava di Sara Martini. L’unica minacciata dal suo passato era al figlia di DiKann: la mezzo demone con le mani sporche di sangue e indebolita dalla sua parte umana.
Carovus saltò sul tetto alla sua destra e poi su un altro e su uno ancora. Continuò così diretto alla villa che condivideva con Gabriel.
«Devo accelerare i tempi » disse. «La principessa non resisterà ancora a lungo e prima di allora, devo aver già recuperato il Ritus

 
                                                      Continua…

lunedì 22 gennaio 2018

Darklight Children - Capitolo 62


CAPITOLO 62

Fuggire dal passato

 
Non appena arrivò a casa, Sara chiuse la porta con una doppia mandata, si diresse nella sua stanza, lasciò cadere lo zaino sul pavimento e si buttò sul letto.
Non aveva voglia di pranzare.  Per farlo, doveva andare in cucina e passare davanti a quella che un tempo era stata la camera di Leonardo. Ora, in seguito all’incantesimo della memoria, era diventata lo studio del padre. Per quanto l’arredamento fosse diverso, lei continuava a ricordare la stanza con il suo vecchio aspetto e il segreto di quel dolore le toglieva la voglia di mangiare.
Sospirò e si mise a sedere sulla coperta. Anche stare lì a far nulla la innervosiva. Aprì la cerniera dello zaino e pescò al suo interno il Registro. Rimase pochi secondi a fissare il nome scritto sulla copertina: Sayka.
«Basta con i dubbi» disse. «Non posso cambiare il passato e sono stufa di averne paura. Per affrontarlo, devo conoscerlo.»
Si voltò, scostò una ciocca di capelli scuri dalla guancia, aprì il Registro sul cuscino e si distese a pancia in giù a leggere.

Registro dell’Ordine n. 00335

La Divisione Ricerca e Addestramento dei mezzo demoni riporta il ritrovo e le informazioni ricavate dopo l’identificazione del soggetto: Sayka.

Anni dal Primo al Quattordicesimo

La mezzo demone Sayka è la più pericolosa tra i mezzo demoni che la Divisione Ricerca e Addestramento ha mai rintracciato nel corso degli anni di servizio per l’Ordine.
Per via della sua discendenza paterna di origine demoniaca, le notizie sulla nascita e crescita della mezzo demone ci sono pervenute solo in tarda età, quando ormai diventata una giovane donna di quattordici anni, è entrata in contatto con un gruppo di esseri umani del villaggio di cui fa parte la madre umana, ed è stata proprio la donna la fonte da cui riportiamo tali informazioni.
La madre di Sayka ha raccontato ai membri della Divisione Ricerca e Addestramento, richiamati nel villaggio dopo l’attacco della figlia, come le aveva dato la vita.
Era poco più di una ragazzina quando apprese dell’esistenza dei demoni e sua madre e suo padre la misero in guardia sui pericoli che quegli esseri mostruosi rappresentavano. Poco tempo dopo, un gruppo di quegli  stessi mostri assaltò il villaggio, rendendola orfana. Dopo la morte dei genitori, nessuno si prese cura di lei. Crebbe da sola, con le sue forze e imparò presto che gli uomini potevano essere malvagi, violenti e senza pietà proprio come i demoni.
Iniziò a interessarsi alle arti magiche oscure, alchimia e negromanzia, provando a riportare in vita i suoi genitori, gli unici affetti che aveva mai avuto. Furono queste pratiche che attirarono le attenzioni di un demone e non uno qualunque, ma il Re DiKann in persona.
Non ha raccontato nei particolari come ci riuscì, ma DiKann la ammaliò: quando lui le domandava qualcosa, lei non riusciva a resistergli, era come sotto un incantesimo. Per di più, le promise di esaudire il suo desiderio se solo si fosse concessa a lui.
La donna accettò, rimase incinta del Re demone e fu protetta dai suoi sottoposti durante tutta la durata della gravidanza. Quando nacque una bimba, DiKann la prese con sé e la portò nel suo regno: il Primo Inferno. La donna lo pregò di lasciare la figlia con lei, o di portarla con lui affinché la crescessero insieme.  Lui in riposta le fece ritrovare i genitori nella casa in cui era nata e cresciuta, dicendole che aveva saldato il suo debito: d’ora in avanti non avrebbero più avuto nulla che li legasse e le risparmiava la vita solo perché aveva adempiuto in modo esemplare al suo compito.
Per quattordici lunghi anni, non ha più visto né il demone, né la figlia avuta da lui, fino a quando lei ricomparve nel villaggio, assetata di sangue senza niente che potesse ricordarle la creatura innocente che aveva generato.

«Non serve che continui a leggere. Posso raccontarti io quello che successe dopo.»
Sara scattò in piedi, facendo scivolare il fascicolo sul pavimento. Qualcuno aveva parlato. La stessa voce che aveva sentito in classe il giorno della simulazione della prova d’esame.
«Chi sei? Cosa vuoi?» gridò, girandosi a destra e a sinistra, cercandolo nella stanza vuota. «Fatti vedere!»
La figura evanescente dalla pelle grigia comparve sulla soglia della camera, sorridendo. «La principessa ha ritrovato il suo temperamento.» Sospeso a mezz’aria, il giovane uomo con il labbro inferiore spaccato e i capelli appiccicati al volto, si spostò come un fulmine, ritrovandosi a pochi passi da lei. «Abitavo in quel villaggio, quando arrivasti dal Primo Inferno. Fui il primo che uccidesti, te l’ho già detto.»
Sara stava per ribattere, ma qualcosa si risvegliò nei suoi ricordi. Erano immagini fugaci e confuse. Si rivide all’ingresso di un luogo circondato da un recinto di legno, a brandire un coltello che infilava con foga nel petto di  quello stesso uomo che aveva di fronte. Lui moriva davanti ai suoi occhi e lei ne era compiaciuta.
«No» sussurrò.
«Sì. Non hai bisogno di vederlo scritto. Stai ricordando che mostro eri» le rispose con sguardo furioso. «E come premio per i tuoi omicidi, ti è stata concessa una nuova vita. Ma non ti permetteremo di viverla in pace. Devi ricordare ogni istante di ciò di cui sei colpevole.»  
Sara mosse un passo verso di lui, facendosi coraggio. «Io… so che chiedere scusa è inutile. E non cerco perdono, ma…»
«Nessuno di noi vuole dartelo.»
«Voi?» domandò, accorgendosi che era la seconda volta che palava al plurale. «A chi altro ti riferisci?»
«A tutte le tue vittime» rispose una voce femminile. Un donna dai capelli lunghi che le cadevano sulle spalle, con la stessa pelle grigia dell’altro essere e un lungo vestito pieno di macchie, era apparsa dietro alla sedia della sua scrivania. «Il massacro che hai compiuto al tuo villaggio natale era solo l’inizio. Lo definisti il tuo “battesimo del sangue”. Ne seguirono altri. Per divertimento, o per ripagare torti di cui non eravamo colpevoli.»
«Non posso rimediare a quello che ha fatto Sayka» gridò con il fiato mozzato. «Non sono lei, perché volete perseguitarmi?»
«Qui la vittima non sei tu» replicò la donna.
«Siamo noi a pretendere vendetta» disse il giovane uomo. «Siamo morti senza colpa e non possiamo lasciarti impunita!»
Le due figure grigie le si avvicinarono minacciose. Sara indietreggiò terrorizzata e sentì il legno duro del suo armadio bloccarle la schiena. Non poteva fuggire e altri spettri come i due che avanzavano, potevano comparire da un momento all’altro.
«Finirò quello che ho iniziato» la minacciò il giovane uomo con un ghigno. Allungò le braccia verso il suo collo, imitato dalla donna al fianco.
«No!» urlò Sara. «Non è colpa mia!»
Desiderò con tutta se stessa di andarsene. Il vento caldo e la luce abbagliante del teletrasporto accorsero in suo aiuto, trasportandola dove si sentiva al sicuro.

Sara aprì debolmente gli occhi e si ritrovò distesa su un divano.
«Ben svegliata» la salutò Patrick Molina, sporgendosi sopra la sua testa. «Ti senti meglio?» 
«Dove sono? Cosa è successo?» chiese confusa.
«Sei comparsa nel mio salone e sei svenuta» spiegò Patrick. «Non sei ferita, ma ho l’impressione che tu fossi in fuga. Da qualcosa o da qualcuno?»
Sara si mise a sedere. «Non saprei spiegarlo bene neanche io.»
Lui prese posto accanto a lei. «Su, forza. Raccontami tutto. Sai che puoi parlare liberamente con me.»
Era vero. Sara era a suo agio con Patrick come non lo era con nessun altro da diverso tempo. Espirò profondamente. «Angelo Moser ci ha consegnato dei fascicoli che ci riguardano. Dentro è trascritta la storia delle nostre identità del passato» iniziò a raccontare. «Mentre leggevo i primi anni di vita di Sayka, due figure sono comparse nella mia camera. Erano grigie e assomigliavano a spiriti. Erano vittime di Sayka, persone che aveva ucciso. O farei meglio a dire che io ho ucciso.»
«Ne abbiamo già parlato» intervenne Patrick. «Chi eri e chi sei, sono due persone diverse.»   
«Forse. Ma per loro non fa alcuna differenza. Volevano aggredirmi, probabilmente uccidermi per pareggiare i conti.»
«Ne sei proprio sicura? Magari ti sei solo fatta suggestionare da quello che hai letto.»
Sara scosse la testa. «No. A un certo punto ho ricordato Come io, cioè Sayka ha ucciso uno di loro.» La voce le si ruppe in singhiozzi e iniziò a piangere. «È stato orribile. Sono davvero colpevole. E hanno detto che non sono i soli ad avercela con me. Ce ne sono altri, verranno per tormentarmi e per vendicarsi.» 
«Non preoccuparti. Troverò il modo di aiutarti.»
Sara capì che cercava di consolarla, ma non riusciva a credergli. Non c’era modo per risolvere quella situazione. Era maledetta e condannata. Più si ripeteva quelle parole, più sentiva i singhiozzi scuoterla.
Patrick la colse di sorpresa. Privatosi dei guanti di pelle, l’abbracciò, la strinse con dolcezza, massaggiandole la nuca con fare protettivo.
Sara si lasciò avvolgere dalle sue braccia e si aggrappò con le dita a quelle della mano di Patrick, come se fosse la sua unica ancora per non sprofondare in quel mare di disperazione.

Appena le dita di Sara sfiorarono la sua pelle, Patrick vide se stesso nell’ingresso di un edificio sconosciuto. Sembrava un grande grattacielo. Kaspar De Santi gli era di fronte e annuiva serio.
“Posso stare tranquillo?” si sentì chiedere all’altro uomo. “Mi chiamerai se ci fosse un cambiamento nella sua situazione?”
“Certo. Ti avviserò alla prima novità” gli rispose Kaspar.
Seguì con lo sguardo l’altro sé che usciva dall’edificio. Entrambi erano all’esterno e notò sulla porta a vetri alle sue spalle la scritta C.E.N.T.R.O. Tornò a guardarsi e dopo aver compiuto un paio di passi,  scoprì che l’latro sé aveva alzato la testa per fissare il cielo, da cui iniziarono a cadere candidi fiocchi di neve.
Patrick ritornò nel presente, nel suo corpo e lasciò la presa intorno a quello di Sara.
«Cercherò un modo per evitare che tu abbia ancora queste visite sgradite. Oppure troverò come insegnarti a respingerli» disse alzandosi in piedi e ricoprendo le mani con i guanti. Fece ricorso  a tutta la sua forza di volontà per apparire disinvolto. «Ora però è meglio che torni a casa e ti rilassi. Ti chiamo un taxi.»
Sara si asciugò le lacrime con il dorso delle mani. «Non ce ne è bisogno» ripose. «Posso teletrasportarmi.»
«Sei sicura? Non sverrai un’altra volta?»
«Non succederà» gli rispose con un sorriso. «Mi sento bene. Parlare con te mi fa stare meglio. Scusami ancora per il disturbo. E grazie.»
«Sei sempre la benvenuta» replicò, abbozzando un sorriso.
Lei si alzò in piedi e Patrick rimase a fissarla mentre ricorreva al suo potere e abbandonava la casa.  Si accasciò sul divano ora libero, tenendosi la testa tra le mani. Aveva toccato Sara per la seconda volta e di nuovo aveva avuto una visione inspiegabile.
«Prima quel ragazzo di nome Leonardo che conosce il Ritus e oggi questo »sbottò confuso.
Ripensò alle immagini che erano entrate a forza nella sua testa e anche se non trovava un nesso con ciò che aveva visto in precedenza, si rese conto che c’era qualcosa di familiare. Quasi due mesi prima, infatti, si era ritrovato sotto la neve, fuori da un edificio con il nome C.E.N.T.R.O. senza capire perché fosse stato lì. Ora sapeva di esserci andato per accompagnare qualcuno di cui aspettava notizie.
«Chiunque sia questa persona, deve essere importante» disse Patrick.
Aveva bisogno di risposte e sapeva a chi rivolgersi. Per quanto la sua fiducia in lui fosse diminuita, accettò l’idea di dover avere un incontro con Kaspar al più presto. Anche se sospettava che lo aspettasse un guaio più grande.

 

                                                      Continua…

lunedì 15 gennaio 2018

Darklight Children - Capitolo 61


CAPITOLO 61

Indizio nascosto nel passato

 
Davide procedeva pensieroso verso il Portale Mistico con Naoko al suo fianco. Quando si erano separati dagli altri e le aveva confessato di non avere problemi a leggere insieme i propri Registri, a patto di essere nel negozio dove poteva consultare anche quello di Leonardo, si aspettava qualche domanda, forse obiezioni, di certo dubbi. Lei invece aveva accettato senza remore.
La fissò senza farsi notare. Poteva fidarsi si chi li aveva traditi in un’altra vita? 
Appena varcarono l’ingresso del negozio, Angelo Moser si dimostrò ben lieto di accoglierli. «Benvenuti. I vostri compagni vi raggiungeranno?»
Scossero entrambi la testa in segno negativo.
L’uomo non perse comunque il suo buon umore e la sua gentilezza. «Pazienza. Venite.» Li scortò nel negozio deserto come al solito, fino alla camera sottostante che fungeva da magazzino. «Di qualsiasi cosa abbiate bisogno, sono qui sopra» disse, accostando la porta e tornando dietro al bancone.
Nella porzione della stanza dove le volte precedenti avevano sistemato le sedie in cerchio, trovarono un tavolo non molto largo, con intorno cinque sedie strette una all’altra.
Davide prese posto, liberandosi dello zaino e Naoko si sedette di fronte a lui. Entrambi notarono nel centro del tavolo il fascicolo intestato Lucen.
«Come procediamo?» gli chiese.
Davide estrasse il suo Registro dallo zaino. «Ognuno legge il suo. E se troviamo qualcosa di interessante, li confrontiamo.»
Naoko tirò fuori a sua volta il Registro dalla borsa. «Intendo con quello di Leonardo. Lo leggiamo ora, o lo teniamo per ultimo?»
Davide ci pensò su. A quanto sembrava, anche lei voleva leggerlo. «Concentriamoci prima sui nostri. Se c’è un qualche riferimento che lo riguarda, controlliamo il suo.»
«Ok.» Naoko aprì il fascicolo e chinò il capo sui fogli scritti.
La guardò per alcuni istanti. D’impulso volle chiederle se gli nascondeva qualcosa, che interesse avesse sul passato di Leonardo, ma si frenò. Ora più che mai era meglio restare uniti e non accusare a caso nessuno. Aprì il Registro davanti a sé e si dedicò alla lettura.

Registro dell’Ordine n. 00322


La Divisione Ricerca e Addestramento dei mezzo demoni riporta il ritrovo e le informazioni ricavate dopo l’identificazione del soggetto: Daren.

 
Anno Primo

L’esistenza del mezzo demone ci è stata rivelata dal suo stesso genitore umano. L’uomo bussò alla Casa Madre dell’Ordine tenendo il bimbo urlante tra le braccia.
Invitato a entrare, raccontò che quell’essere (non lo chiamò mai figlio nel corso della durata del colloquio) era nato da un demone di sesso femminile. I membri della Divisione Ricerca e Addestramento chiamati dopo questa rivelazione, provarono a farsi spiegare in che modo e per quale ragione aveva finito con intrattenere un rapporto con un demone. Lui fu reticente sulle prime, poi raccontò che il demone di sesso femminile aveva usato una magia per mascherarsi da donna umana, che avevano vissuto insieme per pochi giorni e poi lei era scomparsa nel nulla. Ricomparve solo mesi dopo, tenendo tra le braccia l’essere che definiva nato dalla loro unione. Lui, che non voleva saperne di essere padre, le disse che non era suo e a quel punto lei dissolse l’illusione magica, rivelandogli il suo vero aspetto.
Il demone di sesso femminile gli consegnò a forza l’essere che aveva partorito, dicendo che non poteva, né voleva, presentarsi dalla sua tribù con quel mezzo demone. Non le importava cosa ne avrebbe fatto lui, ma lei non lo avrebbe tenuto con sé. Non sapendo cosa fare, l’uomo aveva avuto notizia che l’Ordine ricercava mezzo demoni e così  era venuto a consegnarlo a loro.
I membri della Divisione Ricerca e Addestramento gli hanno chiesto se sapeva il motivo per cui il demone femmina non lo aveva trattenuto, come erano soliti fare i demoni maschi. Lui ha risposto di non saperne niente e di non esserne interessato a scoprirlo. Ha lasciato a un membro il bimbo in lacrime e se ne è andato, senza mai più tornare indietro. Da quel momento i membri della Divisione e Ricerca lo hanno preso sotto la loro tutela e gli hanno dato il nome Daren.

Anni dal Secondo al Sesto

Daren è stato educato e istruito secondo i principi dell’Ordine. Si è dimostrato un bambino non dissimile dai suoi coetanei. In quegli anni il suo corpo rimase con le caratteristiche umane e non mostrò il rivelarsi di poteri di natura demoniaca.
Non c’erano molti giovani mezzo demoni della sua età affidati alle cure della Divisione Ricerca e Addestramento durante il tempo della sua infanzia e quando Daren ha scoprerto che, diversamente dai suoi compagni, lui era stato rifiutato sia dal genitore umano, sia da quello demoniaco, si è chiuso in se stesso.
A sei anni, Daren ha smesso di prendere parte attivamente alle attività che gli venivano proposte. Era necessario obbligarlo anche a presenziare ai pasti e per la maggior parte delle giornate rimaneva in silenzio, finché la Divisione ha deciso di smettere di obbligarlo a seguire un’istruzione che non dava alcun risultato, decretandolo un soggetto affetto da una qualche malattia inspiegabile.   

Davide sospese la lettura. Per il momento non gli interessavano i dettagli sulla sua gioventù da mezzo demone dell’Ordine. Girò le pagine, cercando velocemente se da qualche parte era menzionato il suo incontro con Leonardo. Non impiegò molto a trovarlo.

Anno Dodicesimo

Il primo segno che la situazione in cui era caduto Daren non era legata a una qualche malattia ci è fornito dall’arrivo di un nuovo ragazzino.
I membri della Divisione Ricerca e Addestramento scortarono un padre e suo figlio di dodici anni nella Casa Madre dell’Ordine, dopo che l’uomo era stato attaccato da un manipolo di demoni. L’uomo raccontò la sua storia e quella del figlio e nel frattempo il ragazzino, che si mostrava molto curioso, fu lasciato libero di andare in giro a osservare quel luogo per lui tanto strano in cui era stato portato.
Il suo nome è Lucen e incontrò per caso Daren. Lo ha trovato seduto a un tavolo da solo, con lo sguardo fisso nel vuoto. Gli si è avvicinato e ha cominciato a parlargli. Gli faceva parecchie domande, ma nel suo stato Daren non forniva alcuna risposta. A quel punto Lucen gli ha preso una mano nella sua e gli ha detto qualcosa sottovoce, avvicinandosi all’orecchio. Nessuno di noi ha saputo quali furono le sue parole, ma Daren ebbe una reazione: ha girato il volto verso di lui e gli ha sorriso e poi lo ha seguito spontaneamente. I due andarono in giro per i corridoi del pian terreno della Casa Madre, seguiti da un membro dell’Ordine, che riferì un piacevole cambiamento in Daren. A ogni domanda del nuovo arrivato, gli rispondeva spiegando cosa succedeva nelle varie stanze, o a che uso erano adibite.
Lucen è stato affidato all’Ordine quello stesso pomeriggio e per i primi giorni che si è trovato presso di noi, è stato seguito da un istruttore personale che si occupava di lui e di Daren. A poco a poco, in compagnia e con l’aiuto di Lucen, Daren ha ripreso le normali attività che aveva sospeso intorno ai cinque-sei anni. In pochi mesi i due sono stati inseriti nel gruppo di età di cui dovevano fare parte e pur sviluppando nuovamente un comportamento sociale verso gli altri giovani, Daren mostra una predilezione per Lucen.

 
Anno Tredicesimo

A differenza dell’anno precedente, non si riscontrano particolari cambiamenti nel comportamento di Daren.
L’influenza positiva di Lucen lo aveva risvegliato completamente dal suo stato e il suo apprendimento è proseguito con risultati più che soddisfacenti per tutta la durata del suo tredicesimo anno di vita. In questa età è stato sottoposto, come i suoi compagni, a diversi test per valutare se i poteri di eredità demoniaca si stavano risvegliando nel suo corpo.
Daren non sviluppò alcun potere, ma quando questo accadde al suo amico Lucen lui divenne molto protettivo nei suoi confronti. Spesso Lucen doveva assentarsi dalle normali lezioni e allenamenti per seguire delle visite speciali. In quei momenti Daren ha mostrato di mantenere a fatica la concentrazione sull’attività che stava svolgendo, preoccupato di quello che accadeva al suo amico. Nonostante questo però non ha avuto alcun comportamento negativo e il suo addestramento non ha risentito del suo attaccamento a Lucen.

Anno Quattordicesimo

Qualche mese dopo aver compiuto gli anni (il giorno preciso del suo passaggio di età ci è sconosciuto, quindi lo identifichiamo con il giorno del mese in cui ci venne affidato dal padre)  Daren ha sviluppato il suo potere di origine demoniaca. La sua capacità consiste nel creare campi di forza invisibile. Ovviamente come era successo per Lucen, anche per lui ha inizio un periodo di test e visite speciali per aiutarlo a controllare questo dono senza avere ripercussioni. 

Davide alzò nuovamente la testa dal Registro. Stava per trovare le informazioni per cui inizialmente aveva voluto consultare quel fascicolo, ma una nuova idea si affacciò nella sua mente. Il racconto sullo sviluppo dei poteri aveva azionato una serie di domande nella sua testa. Si rese conto di non sapere niente sul potere di Lucen.
Afferrò il Registro che riguardava la vita passata dell’amico e lo aprì.
«Hai cambiato idea, o hai trovato qualcosa?» domandò Naoko incuriosita.
«Non so di preciso» rispose Davide, girando le pagine. «Nel tuo si menziona Leonardo, cioè Lucen, e i suoi poteri?»
«No. Fino a ora ho trovato solo poche notizie sulle mie origini. Ci sono vaghi riferimenti al fatto che la Divisione Ricerca e Addestramento mezzo demoni dell’Ordine mi ha salvata prima che il mio padre demoniaco mi portasse in un Regno Infernale. E ho sviluppato i miei poteri a tredici anni»  
Davide continuò a sfogliare il Registro di Lucen e si fermò sulle pagine che raccontavano il suo tredicesimo anno di vita.
«Cosa stai cercando?» gli domandò.
Davide la guardò in faccia. «Ricordi che Moser ci disse che il potere di teletrasporto dei gemelli è una conseguenza della rinascita dopo l’incantesimo del Riciclo delle Anime? Questo vuol dire che nelle vite precedenti avevano dei poteri differenti.»
«In questo caso i poteri telepatici di Sara potrebbero essere il potere originale di Sayka.»
«Esatto. Ma non sappiamo quale fosse quello di Leonardo.»
«E perché dovrebbe essere importante?»
«Non lo so spiegare» ammise Davide. «Ma ho come l’impressione che è un particolare che non dovremmo sottovalutare.»
«Quindi ricordi qualcosa sull’altra vita?» chiese Naoko. 
«No, è più una sensazione» replicò leggendo rapido le informazioni. Si fermò a controllare un passaggio che gli sembrava interessante, poi soddisfatto, lo lesse ad alta voce. «Ecco: “Lucen sviluppò la capacità di proiettare astralmente la sua coscienza”. Sai cosa vuol dire?»
«Possedeva la proiezione astrale, era in grado di separare la sua mente dal suo corpo e proiettarla in un altro luogo» spiegò Naoko.
Davide rimuginò su quel termine. Qualcosa nei ricordi di Daren si insinuò tra i suoi ed ebbe la conferma che uno dei motivi per cui nel passato era tanto protettivo verso il compagno, era proprio perché il suo corpo era indifeso quando sfruttava il suo potere.
«A cosa stai pensando?» gli domandò lei, notando il suo sguardo assorto.
«Quando Leonardo è morto, noi non abbiamo visto il suo corpo.»
«Certo che lo abbiamo visto. Lui è apparso all’improvviso e scomparso dopo che lo hanno colpito.» Poi seguendo il filo del ragionamento dell’amico, disse: «Però non è rimasto nessun cadavere. Nessuna traccia che fosse fisicamente nel magazzino del Full Moon
Davide sorrise compiaciuto.
«Aspetta… Stai cercando di dire…» 
«Proprio così» la interruppe lui. «Se Leonardo ha fatto in tempo a far riemergere il suo potere originale, potrebbe essere ancora vivo.»


 
Continua…

lunedì 8 gennaio 2018

Darklight Children - Capitolo 60


CAPITOLO 60

Lotta contro il passato

 
Sabrina finse di leggere il Registro che la riguardava.
Era andata fin lì per parlare con Yuri. La storia sul suo passato la interessava relativamente.
Ora ho altro per la testa pensò, alzando di poco lo sguardo e notando il ragazzo assorto nella lettura. Riportò gli occhi sulla carta stampata, ma senza prestare veramente attenzione a quello che c’era scritto. Come faccio a dirgli che aspetto un figlio da lui. Non mi sembra dell’umore giusto per una notizia del genere.
Rimuginando, le venne in mente che più o meno direttamente quella notizia coinvolgeva anche Sara. Si rese conto che, se non riusciva a parlare con Yuri, comunicare la notizia anche alla ragazza sarebbe stato impossibile. Una parte di lei però odiava sentirsi in colpa e si rifiutava di preoccuparsi del parere che aveva di lei.
La verità è che non sono il tipo da incastrare qualcuno che non vuole stare con me. E non voglio che lo pensino gli altri si rispose da sola.
Gettò un’altra occhiata al registro aperto, era come un libro di scuola su cui non voleva concentrarsi. E solo in quel momento si ricordò del timore che aveva avuto con Naoko. C’era la possibilità che suo figlio nascesse come un demone completo, senza alcun tratto umano.
Osservò con più cura il Registro. Forse è meglio dargli una sfogliata e cercare notizie. Magari Sibyl ha fatto il mio stesso errore. Sarebbe assurdo se continuassi a ripetere i miei sbagli all’infinito, dato che in questo caso posso avere delle risposte prima che il problema si ingigantisca.
«Io… mi dispiace.»
La voce di Yuri la costrinse ad alzare la testa. «Cosa?» domandò, notando che si era girato sulla destra e guardava un punto fisso di fronte a lui. Seguì istintivamente il suo sguardo ma non vide niente. «Yuri, è tutto ok?»
«Come ti chiami?» chiese lui, senza guardarla.
«Cosa stai facendo? Con chi parli?»
«Ti prego, dimmelo.»
Sabrina si preoccupò. Il tono del ragazzo sembrava angosciato ed era certa che non si stesse rivolgendo a lei.
«Ora so cosa ti ho fatto, Arwon. L’ho letto e qualche ricordo sta riaffiorando. Non ho scuse e non posso fare niente per rimediare» rispose Yuri, rivolto ancora al suo misterioso interlocutore.
«Chi è Arwon? Cosa vuole da te?» provò a chiedere Sabrina, ma lui continuò a ignorarla. Si sporse verso il Registro che il ragazzo aveva allontanato e sbirciò la pagina che aveva davanti. Cercò di leggere velocemente e quello che capì non le piacque per niente. Per qualche strana ragione stava parlando con qualcuno che Yurel aveva ucciso nella vita precedente.
Sabrina sollevò il capo e domandò: «Mi senti? Riesci a capire quello che dico?»
Quasi in risposta alla sua richiesta, Yuri disse: «No. Mi assumo la responsabilità delle azioni che ho compiuto. Ma devi capire che non sono più Yurel. Sono rinato. In un altro tempo, in un’altra vita.  E anche se lo vorrei tanto, non posso rimediare a quello che ho fatto.»
Sabrina scattò in piedi. «Ok, adesso basta.» Lo afferrò per le spalle e cercò di obbligarlo a girarsi a guardarla. Appena lo sfiorò, sentì come una scossa elettrica che provava a respingerla. Nonostante il dolore, non si arrese. «Yuri! Guardami! Non so cosa ti stia dicendo questo tizio, ma non devi ascoltarlo.»
«Che significa?» Yuri si voltò di scatto verso di lei e i loro occhi si incrociarono. Sollevata, pensò che l’avesse sentita, ma dovette ricredersi. «State lontani da lei.»
Il grido del ragazzo era carico di terrore. Sabrina provò  a scuoterlo, ma lui si voltò nuovamente con lo sguardo nel punto in cui credeva si trovasse l’uomo ucciso nel passato.
«Hai detto che ce l’hai con me. Prenditela con me. Devi dire a quei tipi di fermarsi.»
Il terrore sul volto del compagno, fece spaventare anche Sabrina. Aveva parlato al plurale, vedeva più persone, di certo la situazione stava degenerando.
«Chi ce l’ha con te? Chi deve fermarsi?» gridò nel panico. «Yuri, svegliati!» Era come in trance e non sapeva come riportarlo alla realtà, o se farlo poteva causargli qualche danno.
Yuri tornò a guardarla e nei suoi occhi il terrore e la rabbia si susseguirono in pochi secondi. Era tutto sudato e all’improvviso intorno al tavolo a cui si trovavano, si accese un cerchio di fuoco.
«Cosa stai facendo? Perché sei ricorso al tuo potere?» fece Sabrina, stringendogli le braccia e combattendo contro le scariche die energia grigia, che con forza che cercavano di spingerla lontano da lui. «Yuri riprenditi. Non c’è nessun pericolo.»
Le fiamme si innalzarono come se qualcuno le avesse alimentate con della benzina.
Sabrina provò a controllare l’angoscia. «Ascoltami! Concentrati su di me, sul suono della mia voce. Ignora tutto il resto. Non c’è niente di cui preoccuparti. Qualsiasi cosa tu creda di vedere, non è reale. Siamo al sicuro, in casa tua.»
Il ragazzo ora non era più distratto da niente, ma Sabrina intuì che pur avendo il suo sguardo su di sé, lui non la vedeva veramente. Era ancora succube di chi lo stava manipolando e lo spingeva a incendiare il salone.
Gli si buttò addosso, mentre le scariche l’attraversavano con pizzichi e stilettate di dolore e lo strinse forte tra le braccia. «Ti prego Yuri, calmati. Rischi di uccidere anche noi. Ho bisogno di te. Tutti e due abbiamo bisogno di te.»
L’energia grigia che scorreva da lei a lui e viceversa, divampò. Il sovraccarico fu tanto forte da strappare Yuri dal suo abbraccio. Lo scaraventò sul pavimento, rivoltando all’indietro la sedia.
Sabrina subì meno il colpo. Cadde sulla sedia e rimase intimorita a fissarlo.
Yuri strizzò gli occhi e sul suo volto tornò il sollievo, riscuotendosi dal torpore in cui era caduto. La cercò con lo sguardo e chiese:. «Sabrina… stai bene?»
«Sì, è tutto a posto» rispose, felice che in qualche modo le sue parole e il suo abbraccio, fossero serviti a risvegliarlo. «Occupati delle fiamme, prima che la tua casa vada a fuoco.»
Yuri sembrò accorgersi solo in quell’istante che un cerchio di lingue rosse e gialle li stava imprigionando. Strinse i pugni e chiuse gi occhi. Il fuoco tornò ad ubbidirgli e si ritrasse, estinguendosi senza provocare danni irreparabili. Si appoggiò alla sedia e si rimise a sedere sconvolto. «Scusami. Non mi rendevo conto di aver attivato il mio potere.»
Cercando di apparire tranquilla, nonostante lo spavento, Sabrina rispose: «Non preoccuparti. È tutto a posto. Credo che non sia del tutto colpa tua. Stavi parlando con qualcuno. Un uomo di nome Arwon, giusto?»
Yuri si adombrò. «È stata la prima persona che ho ucciso quando ero Yurel. Mi era già apparso in biblioteca. Era come un fantasma ed è scomparso nel nulla per giorni. Poi leggendo del mio passato… non so come… è tornato. Questa volta voleva vendicarsi. Sono comparse altre due figure come lui e mi ha spinto a credere che se la sarebbero presa con te.»
«Sei ricorso al tuo potere per proteggermi?»
Yuri annuì. «Stavo per ucciderti. Se non fossi riuscita a risvegliarmi, l’unico colpevole sarei stato ancora io. Che razza di persona sono? Volevo convincermi di essere diverso da Yurel, ma reagisco come lui. Anche con te. Ti ho trattato malissimo dopo che siamo stati a letto insieme e tu sei comunque qui con me. Se sono scomparsi è per merito tuo.»
Sabrina ricordò di non averlo mai visto in quello stato. Sembrava un bambino impaurito e  provò tenerezza per lui. Gli si avvicinò e lo attirò a sé, abbracciandolo. «Non sono arrabbiata con te. E non pensare mai di essere come Yurel. Tu sei migliore. Sei ricorso alla violenza per difendermi e non per sete di sangue.»
Lui ricambiò il suo abbraccio. « Grazie.»
Quella parola bastò a farla sorridere. Forse c’era ancora una possibilità per loro due.
Rimasero stretti per qualche secondo. Poi Yuri si staccò da lei.
«Ora è meglio che vai. Non credo che continuerò a leggere il Registro» le disse calmo. «E i miei genitori torneranno tra poco.»
Sabrina si convinse che non era il caso di affrontare l’argomento gravidanza. Anche se cercava di apparire tranquillo, vedeva chiaramente che  Yuri era ancora scosso. «Sì. Anche io metto da parte il mio. Magari possiamo riprenderli a leggere insieme. Se ti va.»
«Mi farebbe piacere» le rispose con un sorriso. «E mi sentirei anche più al sicuro. Per entrambi.»
Sabrina annuì. Raccolse il Registro e lo zaino. Lui l’accompagnò alla porta e la salutò con un bacio sulla guancia.
Da sola sul pianerottolo, pensò che non era stata una totale perdita di tempo. Aveva rischiato di farsi male, ma ne era valsa la pena: non aveva riportato alcuna ferita e sentiva che il rapporto tra lei e Yuri si stava rinforzando. Abbassò lo sguardo e si massaggiò la pancia. «Alla prossima visita, parlerò al papà di te, piccolo. Te lo prometto. Mi auguro solo di non essere di nuovo interrotta da uno spettro. O peggio, di venire scoperta prima.»

 
Continua…

lunedì 18 dicembre 2017

Darklight Children - Capitolo 59


CAPITOLO 59

Registro Yurel

 

Registro dell’Ordine n. 00312

La Divisione Ricerca e Addestramento dei mezzo demoni riporta il ritrovo e le informazioni ricavate dopo l’identificazione del soggetto: Yurel.
 
Anno Primo

Figlio di una giovane contadina, il mezzo demone è il frutto di un rapimento e successiva fecondazione della madre. Non si concoscono il nome e il grado del demone che l’ha sottratta alla famiglia, e dato lo stato di reticenza della donna stessa e dei suoi parenti, non è nemmeno possibile capire se l’atto di concepimento è stato volontario o per mezzo di una violenza. In base ad avvenimenti successivi (e di seguito descritti) si può ricollegare il demone alla tribù di DiKann.  
Il bimbo è nato nella capanna del nonno materno. Come la maggioranza dei figli generati dall’incrocio tra umani e mezzo demoni, presenta alla nascita i caratteri tipici della specie umana e nessun elemento fisico riconducibile alla stirpe paterna.
Non ci è possibile avere ulteriori notizie. Quanto finora trascritto è il frutto di racconti di altri membri della comunità in cui vivono i parenti umani del bambino. Sarà compito della Divisione Ricerca e Addestramento dei mezzo demoni tornare tra un anno in questo villaggio per avere nuove informazioni.
 
Anno Secondo

Il bimbo ha un nome umano di cui non siamo stati messi al corrente. È in salute e cresciuto sotto le amorevoli cure della famiglia materna. Non sembra aver sviluppato, o ricevuto, doni e capacità di eredità demoniaca. Ma non è al sicuro. Diversi membri della comunità del villaggio hanno riferito di aver visto un demone dalle squame rosse e le corna nere aggirarsi nei boschi intorno al villaggio. Sono certi che sia il padre del bimbo e temono per la loro sicurezza finché il piccolo rimarrà nel villaggio.
Con l’intenzione di proteggere l’incolumità del piccolo e della sua famiglia, siamo tornati alla capanna della madre. Ci siamo presentati e ci siamo offerti di prendere il bimbo con noi. Di crescerlo come se fosse figlio nostro e insegnargli a combattere l’abominio che l’ha generato. La madre non ha sentito ragioni. Ci ha intimato di andarcene e non tornare mai più, ribadendo più volte che suo figlio resterà con lei. Abbiamo abbandonato la sua casa, ma non il villaggio. Abbiamo trovato ospitalità in una capanna affitta stanze. L’atmosfera nel villaggio è tesa e agitata. Nei prossimi giorni dobbiamo tenere d’occhio madre e figlio senza che se ne accorgano. Il pericolo che corrono non proviene da noi, ma non sembrano volersene rendere conto. 
Sono trascorsi nove giorni dal nostro arrivo e la situazione è precipitata come temevamo.
Il demone dalle squame rosse si è fatto più sicuro. I primi giorni è apparso solo di notte. Ruba qualche pecora o gallina, o le fa ritrovare morte all’alba. Successivamente le sue apparizioni avvengono anche alla luce del sole, aggredisce uomini e donne e a tutti lascia il messaggio “Restituitemi mio figlio e vi lascerò liberi”.
Il giorno scorso un comitato maschile di rappresentanza del villaggio, ha varcato con forza la soglia della capanna della madre del mezzo demone. Dopo la loro visita abbiamo cercato di ristabilire un contatto, e la madre della donna ci ha fatto entrare, affermando di aver bisogno di ogni tipo di aiuto. Contro il volere della figlia e del marito, ci ha messo al corrente che la gente del villaggio vuole obbligarli a consegnare il bimbo al demone e in caso contrario, distruggeranno la loro casa e i loro averi, privandoli dei mezzi per vivere e sostentarsi.
Non appena siamo rientrarti nella nostra stanza, abbiamo mandato un membro della Divisione Ricerca e Addestramento alla Casa Madre dell’Ordine, con una copia di questo stesso resoconto, con la richiesta di inviare al più presto una truppa di Guerrieri dell’Ordine per fronteggiare la minaccia del demone dalle squame rosse e a questo punto convincere la madre che portare il bambino con noi è l’unica soluzione.
Come purtroppo abbiamo appurato questa notte, il dispaccio non è arrivato abbastanza in tempo, la situazione è peggiorata in maniera precipitosa.
Lo stesso manipolo di rappresentanza che li aveva minacciati è ritornato al calare del sole e senza preavviso. Hanno obbligato la madre a prendere il figlio con sé e a seguirli. Per salvaguardare la sicurezza dei genitori, la donna ha ubbidito. L’hanno condotta fino all’ingresso della caverna in cui venne ritrovata dopo il suo rapimento (particolare non emerso durante la nostra precedente visita) e dove, con molta probabilità, si trova il passaggio d’ingresso al Primo Inferno.
La rappresentanza ha atteso con fiaccole infuocate l’innalzarsi della luna tra le nubi della notte e hanno incitato il demone a farsi avanti. Avevano rispettato la loro parte del patto, gli avevano portato suo figlio.
Il demone è comparso poco dopo. Alla sua descrizione bisogna aggiungere che la sua massa muscolare è pari a quella di due uomini ben nutriti e addestrati al combattimento corpo a corpo. Ha strappato il figlio in lacrime alla madre e incurante delle sue urla, è scomparso all’interno della caverna.
Abbiamo redatto quanto avete letto sulla base della testimonianza oculare di un nostro membro e del racconto fatto dalla madre. Purtroppo alla sua richiesta di intervenire per salvare suo figlio, abbiamo dovuto rispondere con un rifiuto. Come ben sapete, una volta ricongiunti con il genitore demone non ci è più possibile reclutare i mezzo demoni.

Anni dal Terzo al Settimo

Non abbiamo più avuto informazioni sul bimbo, figlio del demone dalle squame rosse, da quando il padre venne a riprenderselo, però grazie alla testimonianza oculare di un membro della Divisione Ricerca e Addestramento scoprimmo che il demone proveniva dal Primo Inferno, dimensione demoniaca che appartiene al dominio del Re demoniaco DiKann. Sappiamo già abbastanza sul demone in questione per ritenerlo una minaccia di cui preoccuparsi.
Le notizie del mezzo demone, a cui da questo momento sappiamo è stato attribuito il nome di Yurel, riemergono intorno al suo settimo anno di vita.
Yurel ricomparve nel suo villaggio. Venne ritrovato da uno degli uomini che furono responsabili del suo allontanamento (e sulla base di quanto successe dopo, possiamo affermare che non fu una coincidenza), mentre era circondato da tre demoni.
L’uomo corse in suo aiuto per soccorrerlo, ma cadde in realtà in una trappola. Yurel era stato inviato sulla Terra per il suo rito di iniziazione: doveva uccidere un essere umano e guadagnarsi così il diritto di rimanere in mezzo ai demoni. I tre demoni che lo accompagnavano dovevano fungere da diversivo per avvicinare la vittima e testimoniare che avesse adempiuto al suo compito. L’uomo si illudeva di poter calmare e poi sconfiggere il bambino, ma lui lo affrontò con la freddezza di un assassino esperto. Brandendo una spada troppo grande per un bimbo della sua età, uccise l’uomo senza rimorso. Yurel era a tutti gli effetti parte della stirpe demoniaca.

Yuri alzò di colpo la testa, allontanando disgustato il Registro dalla sua vista. Non riusciva a credere a quello che aveva letto. L’ultima parte, quella del suo ritorno sulla Terra, gli rivelava che la presenza che aveva visto in biblioteca era vera. E aveva ragione ad accusarlo.
«Certo che ho ragione»
Yuri guardò davanti a sé e lo rivide. L’uomo dalla pelle grigia e i capelli lunghi, lo fissava serio oltre il tavolo.
«Ti avevo detto che non ti saresti liberato tanto facilmente di me. Della tua colpa» continuò l’uomo.
Yuri girò il volto verso Sabrina. Voleva avvertirla, chiederle se anche lei vedeva quello spirito. Aprì la bocca, ma non ne uscì alcun suono. Provò a muovere un braccio per scrollarla e distoglierla dalla lettura, ma non riuscì nemmeno a spostarsi. 
«Puoi parlare solo con me. E dovrai ascoltarmi» gli rispose, come se avesse intuito che il ragazzo non capiva cosa succedeva. «Nessuno ti salverà. Come nessuno ha salvato me. Ora proverai cosa vuol dire avere la morte sulla coscienza.»
«Io… mi dispiace» riuscì a dire, ancora sconvolto.
«Credi che mi basti? Il tuo dispiacere non cambia quello che è successo» ribatté l’uomo.
«Come ti chiami?»
«Che ti importa. Quando mi hai ammazzato, non te ne sei preoccupato.»
«Ti prego, dimmelo.»
L’uomo rimase a guardarlo serio in silenzio. «Arwon»
Yuri capì di poter avere il controllo del suo corpo, solo quando si rivolgeva a lui. Non aveva altra scelta che continuare a parlargli. «Ora so cosa ti ho fatto, Arwon. L’ho letto e qualche ricordo sta riaffiorando. Non ho scuse e non posso fare niente per rimediare.»
«Cerchi la mia pietà?»
«No. Mi assumo la responsabilità delle azioni che ho compiuto. Ma devi capire che non sono più Yurel. Sono rinato. In un altro tempo, in un’altra vita. E anche se lo vorrei tanto, non posso rimediare a quello che ho fatto.
Arwon sorrise in modo poco rassicurante. «Questo lo so anche io. Però posso pareggiare i conti. Non c’è giustizia, se a un assassino è concesso di vivere nuovamente in tranquillità. Non posso ucciderti con le mie mani, ma tu puoi farlo con le tue.»
Yuri lo fissò senza capire. «Che significa?»
Arwon alzò la mano destra e gli indicò Sabrina. Yuri si girò e vide due figure prendere forma intorno a lei. Erano due uomini, anche loro erano grigi, sia nella pelle che negli abiti, ma non avevano alcuna ferita evidente in volto. L’uomo al lato sinistro dell’amica aveva però una macchia in pieno petto, mentre il secondo aveva un braccio e una gamba più scure rispettò al colore delle altre.
«State lontani da lei» urlò Yuri, mentre si accovacciavano alle spalle della ragazza, come a sussurrarle qualcosa nelle orecchie. Non li riconosceva, ma dall’aspetto con cui si erano presentati, era sicuro che fossero altre vittime di Yurel.
«È spiacevole non potersi difendere, vero?» commentò duro Arwon. «Essere obbligati a guardare mentre la tua famiglia e i tuoi amici muoiono a causa di mostri che non puoi fermare.»
«Hai detto che ce l’hai con me. Prenditela con me. Devi dire a quei tipi di fermarsi.»
«Se sei coraggioso, difendi la tua amica con le tue forze. Mostraci il potere che hai ereditato da quel mostro di tuo padre. Rivela la parte di demone che è in te!»
Yuri cominciò a sudare. Non voleva combatterli, tantomeno ucciderli di nuovo. Voleva dimostrare di essere diverso da chi era stato. Non era più il capitano spietato dell’esercito di DiKann.  
Vide i due uomini chinarsi ancora di più su Sabrina, arrivando quasi ad avvolgerla nelle loro braccia, formando un’unica grossa macchia grigia. Lei era immobile, china a leggere il fascicolo, non si rendeva conto di cosa le accadeva intorno.
«Avanti mezzo demone. Facci vedere quanto vali» lo sbeffeggiò Arwon.
Yuri cedette alla rabbia. Il fuoco che normalmente si originava dalle sue mani, prese forma intono ai suoi piedi e si diffuse rapidamente sul pavimento, circondando il tavolo.

                                               
                                                                Continua…