lunedì 9 ottobre 2017

Darklight Children - Capitolo 51


CAPITOLO 51

Conforto

 
Ferma davanti al cancello della scuola, Sara guardò i ragazzi che entravano tranquillamente. Alcuni chiacchieravano tra loro, altri ridevano, qualcuno aveva delle cuffie nelle orecchie ed era concentrato solo sulla musica che ascoltava. 
Nessuno sapeva il potenziale pericolo che li aspettava una volta varcata la soglia.
Angelo Moser aveva supposto che alcuni ex-adepti del professor Barbieri potessero essere parte del personale scolastico. Ricordando gli eventi dei mesi precedenti, Sara si domandò se era corretto escludere a priori anche gli stessi ragazzi: compagni ripetenti rimasti di proposito nella scuola; fratelli minori di membri della setta, come era già successo; altri, iscritti apposta per seguire lei e i suoi amici. E ognuno di loro poteva avere un uovo dentro il corpo, pronto a schiudersi in qualsiasi momento.
Leo ha sempre detto che venire a scuola era come entrare per otto ore all’inferno pensò Sara. Se fosse qui mi ripeterebbe di aver avuto ragione. I demoni si aggirano tra quei corridoi insieme a noi.
Rimase qualche altro minuto a osservare tutti quei ragazzi che in apparenza erano simili a lei. Li invidiò, ignoravano molti aspetti del mondo, storie che leggevano solo nei romanzi, nei fumetti o vedevano in tv o al cinema nelle serie tv e nei film, ma che per lei erano parte della sua vita quotidiana.
La campanella dell’inizio delle lezioni risuonò per tutto il cortile e Sara prese la sua decisione. Non sarebbe stata loro preda. Non quel giorno almeno.
Notò di essere rimasta sola davanti al cancello. Nessun occhio indiscreto. Focalizzò nella mente il luogo e attivò il suo potere.

Un lampo di luce fugace illuminò il magazzino del Full Moon, teletrasportando Sara nel luogo.
Non appena l’effetto del suo potere svanì, tutto intorno tornò semibuio. La luce filtrava da una persiana abbassata su una minuscola finestra e le permetteva di vedere i rifornimenti del locale accatastati in ogni angolo.
Perché continuo a tornare qui? si chiese. E sapeva che la risposta era sempre la stessa. Quello era il posto in cui suo fratello era stato vivo per l’ultima volta. Era come se trovarsi lì, le desse la possibilità di rivederlo.
«Sono davvero una stupida» disse nel silenzio. Strinse i pugni contro i jeans e si morse con rabbia il labbro inferiore. Sentì le lacrime inumidirle gli occhi. Non avrebbe pianto. Era stanca di farlo, la faceva sentire debole.
«Sara…»
Sara si girò di scatto. Si guardò intorno. La porta era chiusa a chiave. Nessuno poteva essere entrato. Lo avrebbe sentito.
«Sa…ra…»
Quella voce! Non può essere. Compì un giro completo su se stessa e quando si fermò, una sagoma sembrò formarsi davanti ai suoi occhi. I contorni erano confusi, ma non per questo irriconoscibili. Anche se trasparente ed etereo, era sicura che il ragazzo che aveva di fronte a lei fosse suo fratello.
«Leonardo… non è possibile» disse in un sussurro. Allungò la mano sinistra per toccarlo e nello stesso istante la serratura alle sue spalle scattò.
Si spostò rapida dietro una pigna di scatoloni e accovacciandosi, udì una voce familiare.
«Ho capito. Due confezioni: una di acqua tonica e una di aranciata» disse Carla Monti, spalancando la porta.
La madre di Yuri entrò nel magazzino e si diresse sicura sul fondo, davanti alle confezioni delle bibite. Attraversò il locale senza incontrare lo spettro di nessun ragazzo.
Sara pensò che poteva scomparire in un batter d’occhio, ma avrebbe generato un lampo di luce e attirato attenzione. Rimase ferma a trattenere il respiro. Ascoltò con attenzione i rumori. Se avesse sentito i passi avvicinarsi al suo nascondiglio, si sarebbe teletrasportata e al diavolo le precauzioni.
La donna armeggiò con un paio di casse, le raccolse da terra e uscì tirandosi la porta dietro con una mano sola. Girò la chiave e fece scattare di nuovo la serratura.
Sara attese qualche secondo e poi si alzò lentamente. Sbirciò da dietro gli scatoloni e ebbe conferma di essere di nuovo sola. La sensazione di rilassatezza durò poco. Ripensò a cosa aveva visto e si agitò.
Queste allucinazioni stanno peggiorando. La tristezza lasciò il posto al timore. Ciò che solo lei riusciva a vedere era ancora più spaventoso. Le tornò alla memoria il giorno dell’attacco del bidello e di come nella sua mente fosse emerso il ricordo di come fosse la reale forma di un demone completamente sviluppato. Sapeva con certezza che quel ricordo non era suo. Era di Sayka.
«Davide ha ragione. Devo parlarne con qualcuno o finirò con l’impazzire.» Sara chiuse gli occhi e lasciò che vento e luce la facessero svanire dal magazzino.

Sara ricomparve nel salotto di un appartamento che le era familiare. La sua mente l’aveva portata dall’unica altra persona, oltre ai suoi amici, che conoscesse la maggior parte dei suoi segreti: Patrick Molina con il dono della veggenza, che era stato di grande aiuto dall’inizio della vicenda con la setta.
Si mosse lentamente. Non era carino piombare in casa di qualcuno senza annunciarsi, ma non aveva mai salvato il numero dell’uomo sul cellulare. E comunque aveva deciso di tenerlo spento per tutta la giornata, in modo da evitare di venire contattata.
Sara uscì dalla stanza decisa a cercarlo nel resto dell’abitazione. Magari è fuori pensò. 
Non appena arrivò davanti al corridoio, se lo ritrovò davanti che brandiva un ombrello come se fosse una mazza da baseball.
«Sara! Sei tu» disse Patrick, tirando un sospiro di sollievo. «Ho sentito dei passi e… non dovresti intrufolarti così in casa d’altri! Avrei potuto ferirti.»
«Con quello?» domandò Sara. Indicò l’ombrello, cercando di trattenere una risata.
Patrick osservò l’oggetto stretto tra le mani coperte da guanti di pelle nera. «Forse ferirti è un po’ esagerato, ma potevo comunque farti del male.» Superò la ragazza e andò a riporre l’arma nel portaombrelli, accanto alla porta d’ingresso. «A quest’ora non dovresti essere a scuola?»
«Ecco… mi sono presa un giorno di vacanza.»
Patrick la guardò severo. «Non lo condivido, ma se sei venuta da me, invece che andare in giro a bighellonare, vuol dire che è una cosa seria.» Le indicò il divano e disse: «Avanti sediamoci.»
Lei ubbidì e fu subito sollevata di averlo scelto come confidente. «Grazie. E mi scusi se sono piombata qui così.»
Patrick tornò subito sorridente. «Potresti cominciare a darmi del tu. Coraggio, dimmi qual è il problema.»
«Fosse solo uno» rispose Sara con un’aria cupa. «È tutto un gran casino. Da quando Leo...» si fermò di colpo. Ricordò che anche Patrick era nella lista di chi non poteva più ricordarlo. Neanche con lui poteva parlare apertamente. Era andata nel posto sbagliato, ma ormai era troppo tardi per fare marcia indietro.
«Hai problemi con un ragazzo?» le domandò per colmare il silenzio.
Sara scosse la testa. Anche se in realtà un ragazzo centrava, ma non come pensava Patrick. «È per quello che sono. Dopo i guai con la setta e le conseguenze, abbiamo scoperto di più sui nostri poteri. Il punto è che so di essere stata una principessa… demoniaca. La figlia di DiKann.» 
«Aspetta, intendi quel DiKann?» chiese Patrick incredulo.
Sara annuì. Abbassò lo sguardo, non voleva scoprire di essere osservata come un mostro.
Patrick invece le mise una mano guantata sulla spalla. «Ora capisco perché non avevi voglia di andare a scuola. Anzi, mi meraviglio che tu sia riuscita a farlo per tutto questo tempo.» Poi le massaggiò gentilmente le spalle e aggiunse: «Però non dire a nessuno che te l’ho detto.»
Sara sorrise. Era divertente vedere quel ragazzo, non poi tanto più grande di lei, sforzarsi di fare la parte dell’adulto.
«E cosa ti ricordi di questo passato?» le chiese.
«Non molto, a dire il vero. Mi chiamavo Sayka ed ero fidanzata con Yuri, cioè con lo Yuri del passato. E questa è una delle ragioni per cui sono così… confusa. Come posso essere sicura di volergli bene per mia scelta e non perché era già stato così? Come so con certezza che ogni mia azione non è influenzata da ciò che sono stata?»
«Un dubbio giusto. Però, hai mai preso in considerazione che tu e Yuri siate in realtà anime gemelle?» le fece notare Patrick. «Non capisco molto di questa cosa, ma credo che se due persone sono destinate a stare insieme, continuano a cercarsi. Probabilmente per voi è stato lo stesso.»
«Sì, ma ho dimenticato un particolare: lui nel passato mi ha tradita.» E poi pensò E insieme abbiamo anche progettato di uccidere mio fratello. Ovviamente non voleva riportare la discussione su quell’argomento, quindi lo tenne per sé.
«E lo ha fatto anche nel presente?»
«Tradirmi? No… non credo… ora ci siamo presi una pausa.»
«Ho capito qual è il tuo errore» disse Patrick. «Tu continui a pensare a te stessa come se fossi Sayka. Ma lei non c’è più, è qualcuno che sei stata in un’altra vita. Può darsi che di tanto in tanto i ricordi di lei ti tornino alla mente, ma tu ora sei un’altra persona. Le scelte che hai fatto, le persone che hai voluto intorno, sono una tua decisione. E anche i tuoi sentimenti sono solo tuoi.»
«Quindi mi stai dicendo che devo andare da Yuri e dirgli di tornare insieme?»
«Dico solo che non devi avere pregiudizi» rispose lui. «Se senti di aver bisogno di prenderti del tempo, allora fallo, ma non farti condizionare dalla tua vita passata.»
Sara scosse la testa. «Non è così facile. Quando i ricordi di Sayka emergono, non posso a fare a meno di sentirmi sporca, sbagliata. Dopotutto lei era un demone.»
Patrick le mise anche l’altra mano sulla spalla libera e la obbligò a girarsi in modo da guardarlo in volto. «Dimenticati di Sayka. Tu sei migliore di lei. Fai come me: non ricordo minimamente chi sono stato prima di risvegliarmi dal coma e mi sono costruito una nuova vita. Forse ho il vantaggio di non sapere se sono migliore del Patrick che sono stato fino a quel momento, ma se anche dovessi ricordare gli sbagli che ho commesso, andrò avanti. Non posso cambiare il passato, ma posso rendere migliore il presente.»
«Wow» esclamò Sara. Rivalutò la scelta di essere andata da Patrick. Forse non era a conoscenza di tutto, ma aera riuscito comunque ad aiutarla. A ridarle un briciolo di speranza. Inoltre, le piaceva quello che le aveva detto e soprattutto sembrava anche facile da mettere in pratica. Aveva ragione: doveva riprendere il controllo della sua vita. «Mi hai convinto.»
Patrick si alzò in piedi soddisfatto. «Sono contento. Promettimi che cercherai di andare a scuola, anche se è difficile.»
Sara aveva omesso gli altri motivi per cui aveva saltato le lezioni, Patrick era riuscito a farla sentire fiduciosa come non le accadeva da mesi e non voleva rovinare quel momento.
«D’accordo» rispose. Stava per ricorrere al suo potere per andarsene, quando sentì il bisogno di chiedergli: «Potresti abbracciarmi? »
Lui la guardò insicuro.
«Ti sembrerà infantile, ma dopo una chiacchierata così, quando mi confidavo con un’altra  persona, be’ lo faceva sempre.»
«Ok..»
«E so che è un problema, ma puoi farlo senza guanti?»
Sapeva che per Patrick quella era l’unica protezione alle visioni involontarie, ma a lei serviva un contatto umano e i guanti, per quanto superficiali, non lo avrebbero reso tale.
Patrick li sfilò e li posò sul divano.
Sara gli si avvicinò e lui le avvolse il corpo gentilmente con entrambe le braccia. La strinse debolmente, un po’ impacciato. Rimase attaccata a lui per pochi secondi, Poi, pur avendo fatto lei quella richiesta, si sentì in imbarazzo.
Si staccò e disse: «Grazie. Ora  è meglio che vada.»    
Patrick aprì la bocca, ma prima che uscisse alcun suono, Sara era già svanita in un lampo di luce.

Patrick rimase in piedi a fissare la stanza vuota.  Non aveva avuto il tempo di dirlo a Sara, ma dopo  averla sfiorata, aveva avuto una visione.
Si era visto in casa sua. Era in compagnia di un ragazzo dai capelli scuri. Lo aveva chiamato Leonardo e insieme stavano progettando un modo per portare il Ritus fuori dal Portale Mistico.
Patrick tornò a sedersi e si risistemò i guanti sulle mani. Non capiva il senso della sua visione. Che relazione c’era tra Sara e un misterioso ragazzo, che non conosceva, né credeva di aver mai incontrato?
«Leonardo» ripeté, ricordando il nome con cui lo chiamava nella visione. «Come fa a sapere dell’esistenza del Ritus
Patrick si convinse che se aveva visto quelle immagini, c’era un pericolo in arrivo.

 
                                                          Continua…

lunedì 2 ottobre 2017

Darklight Children - Capitolo 50


CAPITOLO 50

Le pericolose conseguenze di una notte

 
Un momento di debolezza.
Sabrina rimuginava su questa farse, quella con cui Yuri aveva definito la notte che avevano passato insieme. Per lei era stato il momento più felice della sua vita. La sua prima volta. La realizzazione di un sogno in cui aveva smesso di sperare: essere ricambiata dal ragazzo di cui era innamorata. Per lui, invece era stato solo sesso consolatorio.
«Sono stata una stupida» disse seduta sul divano del salotto di casa sua, avvolta in una coperta a frange. «Se non significava niente, perché è rimasto con me fino al mattino dopo?»
Purtroppo, l’unica persona che poteva darle quella spiegazione non sembrava interessata a parlarle. Per lui esisteva solo una ragazza. Sempre la stessa. Il modo in cui Yuri continuava a girare intorno a Sara come un cagnolino fedele, le dava sui nervi. 
Afferrò la tazza con il tè, ormai freddo, dal tavolino accanto a lei e se la portò alla bocca. Le bastò l’odore, perché una nuova ondata di nausea la cogliesse alla sprovvista. Posò velocemente la tazza, versando un po’ del liquido sul legno, e si coprì la bocca con entrambe le mani.
No. Ti prego, non di nuovo supplicò silenziosamente. Le nausee non le davano più tregua. Se non le venivano appena si sedeva tavola, vomitava quel poco che riusciva a ingerire. L’aspetto peggiore era incominciare a temere che Naoko avesse ragione.
La nausea passò alla stessa velocità con cui era comparsa, ma Sabrina non si sentì meglio. Ormai era arrivata alla convinzione che quell’unica notte con Yuri avesse portato enormi conseguenze nella sua vita.
«Sono incinta» disse a voce alta, quasi a voler destare la sua coscienza intorpidita.
Non poteva cambiare ciò che era successo. La verità, per quanto scomoda, in breve tempo sarebbe stata sotto gli occhi di tutti, eppure questo non bastava a darle il coraggio per accertarsi delle sue condizioni.
Si alzò e andò in cucina con la tazza in mano. Versò il contenuto nel lavandino, aprì il rubinetto e lasciò che l’acqua trasportasse con sé nello scarico anche il tè. Osservando il fondo tornare pulito, disse: «Vorrei che anche cancellare il mio passato recente fosse così semplice.
Il campanello trillò per tre volte. Sabrina si riscosse, abbandonò la tazza nel lavabo e andò alla porta d’ingresso dell’appartamento. Ciò che vide dallo spioncino destò le sua curiosità. Introdusse le chiavi nella serratura e aprì la porta. «Ciao Naoko, cosa ci fai qui?»
«Oggi non ti ho vista a scuola e volevo farti una visita di cortesia» le rispose.
Senza riuscire a nascondere la sua sorpresa, Sabrina chiese: «Come sai dove abito? Non ricordo di avertelo mai detto.»
«Non lo so, infatti. Mi hanno guidato loro.» Naoko, si girò all’indietro e indicò con l’indice destro i fedeli gatti, fermi accanto ai suoi piedi «Possono entrare con me?»
«Si, certo. Accomodati.» I suoi ospiti avanzarono e Sabrina chiuse la porta, rendendosi conto troppo tardi di essere ancora in pigiama. «Scusami se ti accolgo così, ma stamattina mi sono svegliata tardi» si giustificò, facendola sedere al tavolo in cucina.
«Non preoccuparti, sono io che sono venuta senza avvisarti» replicò lei, posando la borsa a tracolla sul tavolo. «Allora, come ti senti?»
Sabrina distolse lo sguardo e osservò Ombra. Il gatto nero rimase fermo davanti all’entrata della stanza, sedendosi sulle zampe posteriori e osservando la scena come una vedetta scruta l’ambiente dalla sua torre di controllo. Il compagno bianco, Scintilla, invece si strusciò sulle sue gambe. «Posso prenderlo in braccio?»  chiese.
«Quel gatto è senza pudore» disse Naoko. «Il vero problema, sarà farlo scendere dalle tue ginocchia.»
Sabrina sorrise. Il micio bianco si fece sollevare da terra e adagiare sulle gambe, quando gli massaggiò il pelo lucente, miagolò soddisfatto.
«Come vanno i tuoi disturbi?»
«Sei proprio un coccolone» mormorò Sabrina.
«Continuerai a evitare di rispondermi? Per me non c’è problema, ma non credo che potrai restare chiusa qui dentro per sempre.»
Sabrina rimase in silenzio, con lo sguardo basso, continuando a lisciare il pelo candido di Scintilla. Poi alzò il capo e disse: «Sto meglio. Più o meno. Ho un po’ di nausea, ma non credo sia legata al mio...insomma...»
«Al fatto che sei incinta» completò la frase Naoko.
«Forse. È solo una supposizione.»
«Da quanto tempo hai questo dubbio?» le domandò seria.
«Ho avuto un ritardo del ciclo di due settimane a inizio gennaio, ma non sono mai stata una precisa e con tutto lo stress che abbiamo sopportato, non ci ho dato peso. Qualche giorno fa sono incominciate le nausee. Ho continuato a rimandare questo pensiero, convincendomi che qualunque cosa fosse, ci avrei pensato più avanti.»
«Hai fatto il test per esserne sicura?»
Sabrina strabuzzò gli occhi. «No» rispose secca.
Naoko aprì la cerniera della borsa. Infilò la mano sinistra dentro e dopo aver rovistato tra i libri, estrasse un busta di carta bianca. La mise sul tavolo e la spinse verso di lei.
«Che cos’è?» domandò.
«Ho immaginato che se non te lo portavo io, non avresti avuto il coraggio di comprarlo.»
La ragazza abbandonò il pelo morbido di Scintilla e con entrambe le mani frugò all’interno del sacchetto. «Un test di gravidanza.» Non era sorpresa che Naoko avesse preso l’iniziativa, ma dubitava che fosse per amicizia nei sui confronti. Di certo stava pensando alla possibilità che la scoperta coinvolgesse anche la sua migliore amica Sara.
«Non vuoi sapere se stai effettivamente aspettando un figlio?»
«Questi affari non sono sicuri al cento per cento.»
«Il farmacista che me lo ha venduto, dice che lo sono nel novanta per cento dei casi.»
Sabrina si rigirò un paio di volte la confezione tra le mani e poi sentenziò: «Ti ringrazio, ma non credo di usarlo.»
«Perché? Se il test rivelasse che non aspetti un bambino, ti toglieresti un dubbio che ti tormenta. In caso contrario avresti una conferma e potresti parlarne con il padre.»
Sabrina si irrigidì.
Naoko si sporse in avanti. «Tu sai chi è, vero?»
«Certo che lo so» rispose offesa Sabrina. «Non sono convinta, però, che la notizia lo interesserebbe.»
«Dovrebbe comunque saperlo.» Naoko abbassò la voce e aggiunse: «E forse, non solo lui.»
Tra le due cadde il silenzio. Sabrina avrebbe voluto domandarle di chi sospettava e se pensava a Yuri, come mai pensasse proprio a lui in particolare, ma così avrebbe solo finito con complicare di più la situazione.
Ombra si spostò dalla sua postazione e andò verso la padrona. Miagolò insistentemente, segno che voleva essere preso in braccio a sua volta. Naoko lo accontentò e prese a grattargli la testa. «In che modo posso convincerti a fare quel test?»
Sabrina la scrutò incerta. Forse l’aveva giudicata male. Poteva davvero essere sinceramente preoccupata per lei. E magari le stava dimostrando la sua amicizia…
«Mantieni un segreto.»
Naoko corrugò la fronte. «Cosa?»
«Se ti dico il suo nome, del padre, mi giuri che non lo dirai a nessuno?»
«Hai la mia parola.»
Sabrina sospirò. «Si tratta di Yuri. Noi… siamo stati insieme la notte dopo aver scoperto la verità sul nostro passato.»
Naoko si appoggiò allo schienale. «Lo sospettavo. Quando siamo in gruppo, voi due vi comportate in modo strano.»
«Mi aspettavo una reazione violenta» ammise Sabrina.
«Perché?»
«Sara è la tua migliore amica…»
«Davvero?» domandò Naoko scettica. «Comunque, non approvo quello che hai fatto, ma sono fatti vostri. Se vorrai parlarne a Sara, dovrai farlo tu.
«Non ti capisco» rispose Sabrina. «Non mi hai mai sopportato, però sei qui a preoccuparti di scoprire se sono incinta. Perché lo fai?»
Naoko la guardò addolcendo la sua espressione. «Credo che l’Ordine ha fatto bene a punirci. Forse non eravamo tutti colpevoli nello stesso modo, ma sono convinta che se ci hanno fatto rinascere, è per imparare una lezione. Dobbiamo restare uniti. Non lo abbiamo fatto e guarda cosa è successo. Voglio evitare che ricapiti una tragedia e aiutarti è il primo passo per farlo.»
Sabrina rimase colpita e si sentì ancora più colpevole per i suoi giudizi affrettati. Si alzò facendo saltare per terra Scintilla, che miagolò infastidito, non gradendo affatto dover abbandonare la sua posizione. Afferrò il sacchetto sul tavolo e disse: «D’accordo. Togliamoci il pensiero. Farò il test.»
«Ti serve una mano?»
«Tranquilla» le rispose con un sorriso. «Credo di potercela fare da sola.»
Sabrina andò in bagno e si chiuse dentro.

Uscì qualche minuto dopo e trovò Naoko in salotto, a osservare le foto sparse sui mobili che la raffiguravano con una donna.
«È mia madre» spiegò, raggiungendola con lo stick per il test in mano. «Di solito a quest’ora si sta preparando per andare al lavoro. Fa il turno di sera come cameriera in un ristorante. Da quando le ho detto che ho… questo disturbo, si è fatta spostare il turno all’ora di pranzo per non lasciarmi sola di notte.»
Naoko si girò. «Non hai foto di tuo padre?»
«Non so chi sia mio padre. È scappato non appena ha saputo che mia madre era incinta.» Sabrina si sforzò di sorridere. «È buffo. Sembro destinata ha ripetere gli errori di un’altra vita e quelli di mia madre.»
«È presto per dirlo. Non ne siamo ancora sicure» rispose Naoko. «Quanto devi aspettare prima di vedere il risultato?»
«La confezione dice tra i dieci e i quindici minuti.»
Naoko girò ancora intorno alla stanza, poi Sabrina si sedette sul divano e lei fece altrettanto.
«Se fosse positivo, cosa farai?» le domandò. «Terrai il bambino?»
Sabrina allontanò lo sguardo dallo stick. «Io… penso di sì. Mia madre non si è sbarazzata di me, anche se ha dovuto crescermi da sola. È giusto che io faccia lo stesso.»
Naoko si accigliò. «Per te potrebbe essere più difficile. Tuo figlio, o figlia, potrebbe avere i nostri poteri.
«Ne sei sicura?»
«Diciamo che c’è il cinquanta per cento di probabilità. Noi siamo la reincarnazione di mezzo demoni e anche se non so come si applicano in questo caso le leggi della genetica, può darsi che possiamo tramandare le nostre capacità a una nuova generazione.» 
Sabrina rimase a rifletterci qualche secondo. Essere incinta era già spaventoso, ma partorire qualcuno che aveva i loro stessi poteri la fece rabbrividire. «Quindi c’è anche la possibilità che sia completamente umano, senza poteri.»
Naoko annuì. Poi fece una pausa prendendo in considerazione anche un’altra possibilità. «Oppure c’è il rischio che sia un demone completo.»
«Che cosa?»
«Te l’ho detto: non sono pratica di genetica. E il soprannaturale non è una scienza esatta. Ma se mi baso su quello che abbiamo studiato in scienze, da due genitori mezzo demone può nascere anche un essere che non possiede nessun tratto umano ed è un demone al cento per cento. Non sappiamo quale cromosoma dominante lo determini e non possiamo certo andare in ospedale per fare analisi approfondite.»
Sabrina riportò gli occhi sullo stick e le mani le gelarono.
Naoko non si avvicinò, ma chiese: «Qual è il responso?»
«È positivo» rispose con un fio di voce. «Sono incinta.»

 
Continua…

lunedì 25 settembre 2017

Darklight Children - Capitolo 49


CAPITOLO 49

Ricognizione/Rivelazione

 
I due demoni erano dentro al locale, a pochi passi dal bancone dietro cui si trovava Angelo Moser insieme ai cinque ragazzi.
«Uno lo riconosco. È il demone che mi ha già attaccato. Al mio segnale correte verso l’uscita» disse Angelo, mantenendo però lo sguardo fisso sui due avversari.
«Non ve lo consiglio» rispose il demone con le squame blu. Si lanciò verso di lui e in un movimento fulmineo lo afferrò per la gola e lo trascinò verso di sé. Con la stessa velocità si portò contro la parete a sud vuota e lo spinse contro il muro. «Il mio compagno mi ha raccontato del tuo trucco. Se ci riprovi ti spezzo il collo prima che tu riesca a formulare una sillaba. Quanto a voi ragazzini, uscite pure da lì dietro.»
Angelo osservò inerme i giovani muoversi.
Yuri si mise davanti al gruppo e chiese: «Cosa volte da noi?»
L’altro demone guizzò in avanti, si avventò contro al ragazzo e lo schiacciò sul pavimento. Angelo notò subito le prime fiamme crepitare sulle dita di Yuri, il quale lasciò che il fuoco ricoprisse per intero entrambe le mani, e le puntò contro il muso del demone. L’avversario non ne fu intimorito. Anche se le squame bruciavano, con la bocca spalancata e le zanne in vista, alla sua giugulare, provando a più riprese a  morderlo.
Con il primo demone che gli serrava ancora la gola, per Angelo fu difficile impartire ordini, ma i ragazzi agirono per conto loro, seguendo l’istinto.
Davide si buttò sulla schiena del demone verde, lo afferrò nel tentativo di allontanarlo dal compagno. Sara e Sabrina, si mossero in suo aiuto e vennero bloccate da Naoko. «Dobbiamo aiutare il signor Moser. È l’unico che può salvarci.» Guardò poi Sabrina negli occhi e chiese: «Ce la fai a liberarlo con la tua telecinesi?»
Sabrina si girò a guardarlo. Angelo sperò che nei suoi occhi leggesse la sua approvazione per quella decisione. «Spero di non peggiorare la situazione» rispose. Mentre lei fissava concentrata il punto in cui il demone lo stringeva, Angelo percepì la forza invisibile della sua mente afferrarlo e sfilarlo con un’unica mossa rapida dalla morsa del nemico. Ci mise troppa forza, però, e lui finì contro lo stipite di un mobile, sbatté la nuca e il dolore lancinante gli fece perdere i sensi.
 
Sara guardò indignata Sabrina. Quella stupida non ne combinava una giusta. Aprì la bocca per rimproverala, ma il demone dalle squame blu le fissò, passandosi la lingua scura sulle labbra sottili.
«Bene, allora non siete indifese come sembrate.» Camminò lentamente verso di loro. «Non c’è divertimento a cacciare una preda già stordita. Ah, scusate la maleducazione, io sono Carovus.»
Sara rimase paralizzata dai suoi occhi. Riconobbe qualcosa di familiare, anche se la sua memoria non voleva aiutarla per ricordare dove li avesse già visti. Mantenendo il sangue freddo disse:  «Sei un demone. Ci basta sapere questo.»
Carovus la fissò attentamente. Rimase zitto a scrutarla per parecchi minuti.
Sara ebbe la spiacevole sensazione di essere nuda. Come se il demone potesse guardare oltre i vestiti, oltre la carne, fino al suo cuore, alla sua anima e ai suoi pensieri. E avesse trovato un dettaglio inaspettato, ma eccitante. Quasi la conferma che fossero simili.
Le sorrise in maniera agghiacciante e  indietreggiò.
«Non sei più tanto sicuro di te» continuò Sara, non volendo ammettere che quello che aveva provato la spaventava più del demone stesso. Irritata per come la faceva sentire, urlò: «Cosa aspetti? Fatti sotto.»
«Non lo incoraggiare» le sussurrò Naoko. «I miei poteri di comunicazione con i felini non sono molto di aiuto in questa situazione e Sabrina sembra già stremata dopo una sola mossa.»
Carovus si girò verso il suo compagno. Se aveva sentito o meno il commento, non lo diede a vedere, però gridò: «Gabriel, via!»
L’altro demone non gli diede retta e continuò nel suo tentativo di azzannare Yuri, sdraiato sotto di lui.
Yuri spinse le mani infuocate contro le squame sul collo, e la puzza di bruciato si diffuse nella stanza. «Sbrigati a usare il tuo campo di forza» urlò a Davide, tutto sudato per il calore e la fatica di tenere lontano il suo assalitore.
Con le braccia strette intorno al collo del demone, ma senza riuscire minimamente a essere preso in considerazione, Davide rispose: «Non posso, è troppo vicino a te. Vi imprigionerei insieme.»
Carovus intervenne cogliendoli di sorpresa. Staccò Davide dalla schiena di Gabriel e lo scaraventò a terra. Quindi sollevò di peso il compagno dal corpo di Yuri e tenendolo per le corna lo trascinò fuori dal negozio.
Yuri si rialzò e si avvicinò alla porta aperta. Strizzò gli occhi e riuscì a scorgere i due in lontananza, mentre Carovus saltava sopra i tetti dei palazzi, agile come un lupo e con la testa del compagno stretta nella sua presa. «Pericolo scampato» sentenziò, tirando un sospiro di sollievo.
«Non che mi dispiaccia, ma come mai hanno cambiato all’improvviso idea?» domandò  Davide rimettendosi in piedi e stirandosi la schiena indolenzita.
Sara raggiunse Yuri sull’uscio. Osservò la città all’esterno, ma i due demoni erano già svaniti dalla visuale. Nonostante tutto si sentì ancora inquieta. Per qualche motivo, sapeva di avere un ruolo importante nella loro fuga.
«È tutto a posto?» le domandò Yuri preoccupato.
Sara annuì, scacciando quei pensieri.  «Devono essersi spaventati. Meglio così.»

Angelo riaprì con cautela gli occhi. Riconobbe Naoko e Sabrina, chinate su di lui, che gli offrivano aiuto per rialzarsi.
«Ce la fa a reggersi in piedi?» domandò Naoko.
Afferrando le mani che gli porgevano, Angelo si massaggiò la nuca indolenzita sotto i riccioli. «Sì, non è nulla di grave. Avrò solo un gran bernoccolo e mal di testa per un giorno intero.» Guardò i ragazzi e poi il locale. Sembravano incolumi e tutto in ordine pur avendo subito la visita di due demoni. «State tutti bene?»
Gli fecero tutti dei cenni di assenso.
Sabrina lo fissò mortificata. «Mi scusi, l’unico a ferirsi è stato lei, per colpa mia.»
Angelo cercò di sfoderare un sorriso rassicurante. «Non preoccuparti. L’importante è che nessuno di voi si sia fatto male.»
«Non certo grazie  a lei» lo aggredì Sara. «A causa sua e dell’Ordine siamo sempre attaccati da esseri orribili e pericolosi. Oggi ne siamo usciti bene, ma la prossima volta?»
Angelo la guardò serio. «Voi cinque sarete sempre in pericolo, non per colpa mia, o dell’Ordine. Per quello che siete. I vostri poteri sono parte di voi e non potete cambiare questa realtà. Dovete accettare chi siete e farvi aiutare. La mia proposta è ancora valida: lasciate che vi istruisca a combattere come guerrieri dell’Ordine.»
«Lezioni di addestramento, è tutta qui la sua offerta?» domandò Davide, attirando su di sé gli sguardi degli altri. «Se vuole convincerci, deve darci qualcosa di più.»
Angelo rifletté. Oltre alla sua esperienza, poteva offrire altro che avrebbero trovato interessante. «Posso fornirvi i Registri dell’Ordine che riguardano il vostro passato. Sono delle copie, ma potranno aiutarvi a fare chiarezza sulla vostra vita precedente, e darvi risposte che io non sono in grado di fornirvi.»
Sara lo guardò con aria di sfida. «Mi sta bene leggere quello che mi riguarda, ma solo perché è un mio diritto. Non combatterò mai per chi mi ha usato come una marionetta.» Si girò verso la porta e uscì dal locale senza guardarsi indietro.
«E voi?»
Yuri scrutò i volti dubbiosi dei compagni e poi disse: «Lei ci procuri i Registri. Noi intanto penseremo se accettare o no.»
Gli altri rimasero in silenzio e Angelo lo interpretò come un tacito assenso. «D’accordo, ve li farò avere al più presto.»
Yuri imitò Sara e lasciò il Portale Mistico, seguito da Naoko e Sabrina.
Davide s’incamminò per seguirli, prima di oltrepassare l’uscio, si fermò e si girò verso di lui. «Può farci avere anche il Registro che riguarda Leonardo?»
«Certo.»
«Ok. Allora, per quanto mi riguarda, mi consideri già un suo allievo.»
Angelo lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava e sorrise. Aveva fatto un passo avanti. Almeno con uno di loro stava iniziando a creare un rapporto di fiducia.

Il sole stava tramontando quando Carovus e Gabriel giunsero a Villa Asti.
Carovus che si era trascinato dietro il compagno per tutto il viaggio come un bambino capriccioso, lo gettò all’interno dell’abitazione, abbattendo così la porta d’ingresso che cadde sotto il suo peso.
Gabriel balzò subito in piedi e ringhiò furioso. «Perché hai cambiato il nostro piano? Come ti sei permesso di strapparmi così dalla mia preda!»
Carovus ringhiò ancora più forte di lui. «Quando ti do un ordine, tu lo esegui subito! Sono io che comando. Se vuoi vivere, non ti azzardare mai più a ignorarmi.»
Gabriel indietreggiò e incurvò la schiena in avanti, abbassando lo sguardo. Si voltò e andò a smaltire la rabbia per l’ego ferito nella sua stanza al piano superiore.
Carovus ascoltò con attenzione i rumori della villa e si accertò che Gabriel si fosse raggomitolato sopra il letto. Salì a sua volta le scale. Entrò in una delle stanze che erano appartenute in precedenza ai coinquilini del suo compagno e chiuse la porta alle sue spalle.
Individuò subito uno specchio ovale appeso alla parete accanto alla finestra. Si avvicinò e con l’artiglio dell’indice della mano destra, si procurò un taglio sull’avambraccio sinistro. Lo girò in modo che le prime gocce di sangue viola cadessero sul palmo della mano opposta, lo osservò rapprendersi e passare alla tonalità rosso scarlatto. Dopo che ne ebbe raccolto a sufficienza da riempire la mano, il sangue prese forma solida.
Carovus chiuse gli occhi, ci passò sopra la mano e salmodiò in un linguaggio imparato nel Primo Inferno. Sollevò le palpebre e vide che si era trasformato in un medaglione circolare, appeso a una catena composta da una serie di piccoli anelli sferici. Lo indossò, e rivolto alla sua immagine riflessa nello specchio, disse: «Oh grande e potente DiKann! Il tuo umile servo ti invoca! Mostrati a me e concedimi udienza!» 
La figura al di là del vetro tremò e assunse in breve delle nuove fattezze. Il volto che guardava Carovus era coperto da una maschera d’oro, sistemata in modo da lasciare nuda solo la parte inferiore fino al mento, contraddistinta da squame rosse. Dalla testa pendevano lunghi e lisci capelli scuri, dello stesso colore del cielo in piena notte, mentre dalla fronte si innalzava una coppia di corna color avorio, con la punta rivolta all’indietro.
Senza  aprire la bocca l’essere parlò. “Per quale ragione osi disturbarmi?
«Perdonami, mio Signore, ma ho informazioni importanti da comunicarti.»
Se hai estratto il mio medaglione, devo supporre che hai già assolto il compito che ti ho assegnato.
«Sì, mio Signore. Sono stato sorpreso anche io dalla facilità con cui l’ho rintracciata, ma non ho dubbi. Oggi ho ritrovato vostra figlia Sayka.»
Ne sei proprio sicuro?
Carovus annuì. «Il medaglione nascosto nel mio sangue, me ne ha dato conferma. La ragazza umana di nome Sara Martini, la stessa con il potere di aprire il Sigillo, è vostra figlia scomparsa.»
DiKann tradì la sua soddisfazione allargando le labbra sottili in un sorriso e rivelò una coppia di zanne acuminate. “Dove l’hai trovata?
«Era proprio nel luogo che nasconde il Sigillo, in compagnia di altri esseri con poteri speciali e di un membro dell’Ordine.»
L’Ordine… avrei scommesso tutto il mio regno che la tenevano sotto controllo. Sono sicuro che gli altri esseri che hai incontrato sono le altre cinque anime che hanno riportato in vita!
«A dire il vero, mio Signore, le anime ora sono diminuite. Erano presenti solo altre quattro e non ne ho percepita nessun altra rinata.» 
Non importa. Lei e il suo presunto fratello hanno già svolto la loro parte comune nella mia liberazione. Lui non ci serve più.
«Quali sono i vostri nuovi ordini per me?» chiese.
Tienila d’occhio. A mia figlia non deve accadere nulla. Continua la ricerca degli altri possessori dell’uovo di demone e conserva con cura il mio medaglione. Loro sono necessari per completare il rito della mia liberazione e al momento del sacrifico, darai il medaglione a Sayka e lei si ricongiungerà con suo padre.
«Come desideri, mio Signore. Ti ringrazio per la tua pazienza» rispose Carovus e si inchinò, mentre il riflesso di DiKann spariva dallo specchio, lasciando posto al suo.
Rialzandosi, giurò che non avrebbe fallito. Si sarebbe garantito la sopravvivenza nel nuovo mondo di DiKann.


Continua…

lunedì 11 settembre 2017

Darklight Children - Capitolo 48


CAPITOLO 48

Prima lezione di incubazione demoniaca

 
Il vento invernale di inizio febbraio soffiava con veemenza, sollevando dal marciapiede le pagine scolorite di giornali e  i volantini accartocciati, arruffando i capelli ricci e scuri di Angelo Moser. Di ritorno dalla pausa pranzo che aveva prolungato di mezz’ora non credendo di vedere nessun cliente neanche quel giorno, sorrise quando trovò cinque ragazzi ad attenderlo davanti al cancello che circondava l’edificio del suo negozio.
Piacevolmente sorpreso, disse: «Buon pomeriggio, cosa ci fate qui?»
Yuri si fece avanti. «Abbiamo bisogno di parlarle. È una questione delicata.»
«Io direi che è spaventosa» fece Davide.
Naoko avanzò a sua volta «È meglio se ne parliamo dentro.»
«Certo.» Angelo inserì le chiavi nella serratura e aprì la porta d’ingresso. Lasciò passare i cinque ospiti e poi chiuse la porta dietro di sé, senza girare il cartello su APERTO, garantendo così la sicurezza di non venir disturbati. «Di cosa volete parlarmi?»
Yuri prese di nuovo la parola per primo. «Abbiamo delle novità importanti da comunicarle… qualcosa che non ci aspettavamo.»
Sara sbuffò. «Smettiamola di giraci intorno. Ci sono dei demoni che attaccano le persone e ne abbiamo combattuto uno questa mattina.»
«Un potenziale demone» precisò Sabrina. «Da quello che abbiamo visto, lo abbiamo… liberato.»
Angelo li squadrò per niente sorpreso. Gli era successo di recente un episodio simile. «Dovevo immaginare che prima o poi ne avreste incontrato uno anche voi.» Superò il gruppo fermo all’ingresso del negozio e si avviò verso il bancone.  «Seguitemi.»
«Dove andiamo?» domandò Davide diffidente.
«Nel vero negozio di magia. I reali articoli magici, sono in una camera nascosta» rispose Sara. Angelo rabbrividì al ricordo di come solo pochi mesi prima, sotto l’influsso del suo potere mentale, la ragazza lo avesse manipolato per ottenere un volume di suo interesse.
Gli altri ragazzi la guardarono sorpresi e lei puntò gli occhi su di lui, domandando con aria di sfida: «Mi sbaglio?»
Rimanendo impassibile, Angelo rispose: «No, è esatto. Tutto ciò che ha un vero potere ed è realmente efficace, si trova in una stanza protetta, al sicuro sotto al negozio.»
«Perché non ce l’ha mai detto?» domandò Naoko.
«Non vi siete più fatti vedere da queste parti. E credevo che la vostra amica vi avesse già messo al corrente.» Girò poi dietro il bancone e scese le scale che portavano al magazzino sotterraneo. In realtà non era tanto sorpreso che Sara avesse tenuto per sé quell’informazione. Qualcosa in lei era cambiato dall’ultima volta che era stata lì. Non riusciva ancora a capire cosa, ma non gli sembrava nulla di positivo.
Sara, Naoko, Yuri, Davide e Sabrina lo seguirono e si trovarono davanti a una porta rifinita in argento. Angelo estrasse la lunga chiave che teneva sempre nella tasca dei pantaloni e la inserì nella serratura. Dopo tre giri, questa scattò, la spalancò e spinse il pulsante alla sua sinistra, gettando la luce elettrica  sull’ampio spazio.
Entrò e raggiunse il centro della stanza, fermandosi sopra una botola in piombo. «C’è anche un’altra ragione per cui ho tenuto segreto questo posto. Qui sotto è nascosto il Sigillo. Dopo che il professor Barbieri l’ha portato in superficie, ho ritenuto che fosse meglio rendere nota la sua ubicazione al minor numero possibile di persone.» Si spostò verso la parete a destra e prese sei sedie dalla pila di quelle accatastate, disponendole in cerchio.
I ragazzi rimasero rapiti a osservare la miriade di scatole contenenti i più svariati oggetti. Dalle aperture scorgevano solo qualche libro, statuetta o strani manufatti dalle forme più disparate, ma alcuni incensieri e due teche con armi riposte nella guaina, erano sistemate ben in vista. 
«Cavoli! Tutta questa roba funziona davvero?» chiese Davide. «Voglio  dire, si potrebbero davvero utilizzare per incantesimi, riti e cose così?»
«Certamente» rispose Angelo, disponendo l’ultima sedia. «Mi farebbe molto piacere insegnarvi quello che potreste fare con le vostre capacità. Vi sorprendereste della quantità di potenziale che avete e di cui non siete a conoscenza.»
Sabrina sorrise. «Leonardo avrebbe accettato di corsa. Per lui venire qui sarebbe stato come un biglietto gratis per Disneyland.»
«Non siamo qui per questo» replicò Sara infastidita. «Ci spieghi piuttosto perché poco fa non sembrava sorpreso nel sentir parlare di demoni.»
Angelo si sedette nella sedia di fronte al lei e fece segno agli altri di prendere posto. «È molto semplice: un demone mi ha attaccato l’altra sera, qui nel mio locale.»
«E lo ha ucciso?» domandò Yuri.
«Non ero preparato ad affrontarlo. Sono solo riuscito a metterlo in fuga.»
«Cosa voleva da lei?» s’informò Naoko.
«Era qui per il Sigillo?» chiese Sara, con un’inflessione apprensiva.
Angelo la osservò di nuovo. Voleva indagare su quel suo improvviso cambio di atteggiamento, ma prima avevano altro di cui discutere «Voleva essere ritrasformato in essere umano. E questo mi ha fatto pensare che non sapeva cosa gli fosse successo.»
«Be’… anche il nostro non sembrava capire bene quello che gli stava accadendo» mormorò Sabrina.
«Mi avete detto che lo avete liberato. Cosa intendete di preciso?»
Sabrina si voltò di scatto a guardare Naoko e lei rispose prima che potesse farlo qualcun altro. «Io e Sabrina eravamo nello spogliatoio, a scuola. Il bidello è entrato all’improvviso e ci attaccate. Aveva delle squame d’oro sparse un po’ per tutto il corpo e degli artigli nella mano destra. Ci siamo allontanate per evitare che facesse male ad altri e poi quando Sara, Yuri e Davide ci hanno raggiunti, siamo riusciti a fargli sputare fuori una strana bestia simile a una biscia e Yuri l’ha carbonizzata.»
Davide emise due colpi di finta tosse. «Io gli ho tirato fuori quella cosa. L’ho bloccato in un campo di forza invisibile e lui ha vomitato un liquido viola e la biscia.»
Angelo si alzò accigliato. «Tutto questo, purtroppo, conferma quanto immaginavo.» Usci dal cerchio di sedie e andò verso uno degli scatoloni sul fondo. Spostò un paio di volumi prima di estrarre quello che cercava. Lo sfogliò velocemente e poi lo girò verso i ragazzi, mostrando una figura. «L’animale che avete visto è simile a questo?»
Loro si voltarono a guardare: il disegno raffigurava una bestia più lunga di una biscia, ma più piccola di un serpente. Annuirono quasi tutti nello stesso istante.
Angelo tornò al suo posto con il libro sotto braccio. «Quello che avete incontrato è un ibrido di demone. Nasce da un uovo impiantato in un corpo ospite e si fonde con esso, soppiantando l’anima nutrendosi di essa,  per tramutarlo in un demone completo.»
Davide fece un verso di disgusto. «Un uovo di demone? È qualcosa che vende anche lei?»
Angelo scosse la testa. «Non lo trovereste da nessuna parte in questo mondo. Solo i demoni di alto livello posseggono le uova o sanno come crearle.»
«Ad esempio, demoni come DiKann» suppose Naoko.
«Quindi, un demone del genere è riuscito a venire fin sulla Terra» disse Yuri. Poi ci ragionò e aggiunse: «Oppure si è servito di un essere umano per fare il lavoro sporco.»
«Dovendo fare un nome a caso, direi qualcuno come il professor Barbieri» ipotizzò Sabrina.
Angelo annuì. «È l’unica conclusione plausibile. E posso scommettere che ci sono molti altri uomini con un uovo all’interno del proprio corpo e non ne sono consapevoli. Probabilmente questo trattamento è stato riservato a tutti i membri della setta di Barbieri.» Poi i suoi occhi si posarono per la terza volta su Sara Martini.
Tutti sapevano cosa era accaduto sette mesi prima, nello stesso luogo in cui si trovavano in quel momento, prima che diventasse il negozio ch è ora. Ma Angelo sospettava che solo lei, il fratello gemello, lo zio dei due e il misterioso Patrick Molina conoscessero a fondo tutti i particolari di quella tragica notte. Adesso però stavano venendo a galla.
Angelo tornò a rivolgersi a tutti.  «Anche se non ci sono state notizie ufficiali, possiamo ormai dare per certo che tutti gli uomini della setta si sono salvati. Proprio grazie  all’uovo inserito nei corpi. Era parte del piano originale del professor Barbieri. Ed è altrettanto probabile che molti dei membri siano parte del personale che lavora nel vostro liceo. Professori, responsabili di attrezzature, bidelli… tutte persone che Barbieri poteva avvicinare e controllare giornalmente.»
Davide scosse la testa poco convinto. «Se ha ragione, come mai non si trasformano tutti nello stesso momento?»
«È vero» concordò Naoko. «Se ho capito bene dal suo racconto, il demone che ha attaccato lei era già del tutto formato. Mentre quello contro cui abbiamo combattuto noi era ancora, diciamo in fase di transizione.»
Sabrina inarcò un sopracciglio. «Che senso ha crearsi un esercito di demoni se non sai quando si trasformeranno?»
«Tutte domande lecite» rispose Angelo. «Purtroppo non so come rispondervi. Come vi ho già detto, ciò che ci troviamo di fronte è qualcosa a cui nemmeno io ero preparato. Ho fatto rapporto all’Ordine con le informazioni in mio possesso e li richiamerò per aggiungere i dettagli che mi avete fornito voi. Al più presto mi invieranno quello che sanno su questa storia.»
«Oh, davvero splendido!» esclamò Sara sarcastica. «E nel frattempo cosa facciamo? Aspettiamo che uno di questi demoni-in-evoluzione riesca a ucciderci?»
Angelo si alzò in piedi e questa volta la guardò serio. Non ammetteva più la sua strana aggressività. «Potreste accettare la mia offerta. Farvi addestrare a combatterli. Diventare quello che alcuni di voi erano nella vita precedente: guerrieri dell’Ordine.»
I ragazzi rimasero in silenzio. Si fissarono l’un l’altro, non sapendo cosa rispondere.
Dal piano superiore udirono il rumore di vetri infranti e tutti e cinque insieme scattarono in piedi.
«Cosa è stato?» domandò Sabrina.
Angelo corse verso le scale. «Per quanto lo creda impossibile, potrebbe trattarsi di un comune ladro.»  
Yuri lo seguì all’istante. «Ma lei aveva un sistema di allarme l’ultima volta che sono entrati dei ladri. E anche uno soprannaturale» ricordò. «Perché non sono scattati?»
«Probabilmente perché ho scordato di inserirli entrambi» ammise Angelo, maledicendosi mentalmente per la sua leggerezza. «La vostra visita mi ha stupito al punto da farmi essere imprudente.»
Il resto dei ragazzi non rimase indietro. Li seguirono fino al locale principale e quando emersero dietro al bancone rimasero allibiti.
Due demoni, uno con le squame verdi e le corna di ariete e l’altro con le squame blu e le corna a punta nere, erano in piedi oltre la porta d’ingresso spalancata, come due normali clienti.
Quello con le squame blu rise mostrando le zanne e disse: «Chi devo uccidere per essere servito?»

 
Continua…

lunedì 4 settembre 2017

Darklight Children - Capitolo 47


CAPITOLO 47

Risvolti inaspettati
 
Sabrina Corti guardò l’immagine riflessa nello specchio e si rese conto di essere conciata male. Almeno la prof di educazione fisica non crederà che la mia giustificazione per indisposizione sia una scusa per saltare la lezione.
Da sola nel bagno dello spogliatoio, aveva appena finito di vomitare. La gola e il petto le facevano male per via dello sforzo nel rimettere e si sentiva addosso ancora quell’odore tremendo. Per fortuna si era tirata i capelli biondo miele di lato, o sarebbe stata un’impresa eliminare la puzza.
Sabrina apri il rubinetto del lavabo situato di fronte alle porte degli abitacoli dei water, raccolse l’acqua fresca nelle mani chiuse a conchiglia e se la buttò contro il volto.
L’ultimo mese e mezzo era stato massacrante. In un colpo solo aveva perso il suo migliore amico e il ragazzo di cui era innamorata. Senza contare che con quest’ultimo aveva creduto di aver finalmente instaurato un rapporto che andava oltre la semplice amicizia. Yuri, invece, l’aveva liquidata dopo essere andato a letto con lei. Era stata solo un ripiego, uno scacciapensieri dopo aver scoperto la verità sulla loro vita passata. Purtroppo per lei la storia si era ripetuta anche nel presente.
Non è poi così strano che mi senta uno schifo pensò, asciugandosi il volto con una manciata di salviette del distributore automatico. Trattenne ancora una volta i capelli biondi da un lato e si piegò per bere dal rubinetto. Rimescolò l’acqua in bocca e poi la sputò nel lavandino.
Il suo malumore però non spiegava  quelle continue nausee che non le davano tregua. Il primo giorno aveva attribuito la colpa al cibo cinese con cui aveva cenato, mentre sua madre era al lavoro. Il giorno seguente aveva mangiato riso in bianco e frutta, ma la situazione non era cambiata. Aveva evitato di bere bibite gasate e alcolici, ma non c’era stato alcun miglioramento.
«Forse dovresti farti vedere da un medico.» Naoko, fece capolino sulla soglia del bagno alla sua sinistra.
« Come?» domandò sobbalzando. Sabrina odiava quella sua capacità di avvicinarsi senza fare il minimo rumore.
Naoko restò a fissarla, i lunghi capelli lisci e scuri le ricadevano sulla schiena e gli occhi a mandorla rimandavano uno sguardo austero. «Anche l’altra sera al Full Moon sei corsa in bagno a vomitare.»
«Avrò preso un virus» rispose, cercando di liquidare la faccenda.
Naoko avanzò, appoggiando il bacino a uno dei rubinetti attaccati al muro. «È un’ipotesi, ma potrebbero esserci altre ragioni per le nausee improvvise.»
Sabrina la superò, uscendo dal bagno. Non intendeva affrontare una conversazione privata con la migliore amica della ragazza di Yuri. «Se vuoi giocare a fare Veronica Mars, scegliti un’altra vittima.»
«Hai preso in considerazione l’eventualità di essere incinta?»
A sentire quella parola, Sabrina si fermò di colpo in mezzo allo spogliatoio femminile. Nelle sue valutazioni precedenti sul perché si sentisse così male, non aveva minimamente pensato a quella possibilità e solo in quel momento, la sua mente le riportò alla memoria che aveva avuto un ritardo nel ciclo mestruale. Scosse la testa e si girò a guardare furiosa l’altra ragazza. «Ma sei scema? Come ti viene in mente un...»
La porta dello spogliatoio si aprì di colpo, spezzando a metà la sua frase. Un bidello alto e corpulento entrò come un fulmine e chiuse a chiave l’entrata dello spogliatoio.
Le due ragazze lo guardarono allibite.
«Che sta facendo? Questo è lo spogliatoio delle ragazze» disse Naoko autoritaria.
Lui aprì la felpa e abbassò il cappuccio rivelando perché si era camuffato in quel modo. La parte sinistra del suo viso era ricoperta da piccole e irregolari squame color oro, che si estendevano a macchia di leopardo anche sul petto nudo. La mano sinistra era deformata e sembrava più grande rispetto al braccio e le sue unghie erano lunghe e affusolate, simili ad artigli.
«Ma che diavolo ti succede?» Sabrina non riuscì  a staccargli gli occhi di dosso sconvolta.
«Tu… odori di buono… di familiare» le rispose il bidello, camminando lentamente verso di lei. «È tutta la mattina che lo sento.» Balzò poi in avanti, agitando la mano con gli artigli per squarciarle il ventre.
Agendo d’istinto, Sabrina ricorse al suo potere telecinetico e sollevò con la forza del pensiero il bidello. Lo lanciò sulla panca alla sua destra, scompigliando i vestiti depositati dalle ragazze che si erano cambiate prima della lezione.
«Presto! Apri la porta» ordinò Naoko.
Sabrina si concentrò e pur avvertendo una lieve fitta alla testa, riuscì a rompere la serratura e far aprire completamente la porta verso l’esterno. Corsero fuori, ma quando Naoko vide che si dirigeva verso la palestra, le afferrò la mano.
«No, quel mostro ci seguirà e non possiamo andare dove ci sono gli altri. Li metteremmo tutti in pericolo.»
«Dobbiamo avvertire Sara, Yuri e Davide.»
«Ci penso io» rispose Naoko.
La tirò verso la porta che conduceva al cortile esterno, spalancandola e una volta fuori, lasciandola sbattere dietro di loro. Uscendo nel prato, incontrarono i suoi gatti, Ombra e Scintilla, con cui comunicava mentalmente.
Sabrina la osservò incrociare i loro sguardi, non sentì cosa ordinò loro, ma i mici si separarono. Quello con il pelo bianco corse verso le finestre della palestra, mentre quello scuro si mise al loro fianco.
In lontananza udirono il bidello lamentarsi e poi urlare: «Non puoi sfuggirmi! Sento il tuo odore.»
Entrambe ripresero a correre lungo il prato che costeggiava il campo sportivo e pochi istanti dopo, udirono la porta schiantarsi contro il muro e il tonfo dell’uomo che atterrava sul terreno e si gettava senza fatica al loro inseguimento.
Naoko girò il volto all’indietro e lo vide a pochi metri. «Non è strano che c’è l’abbia con te? Sembra che ci sia qualcosa che hai e che lui vuole. Dal modo in cui ha cercato di aprirti in due la pancia direi, di rivalutare la possibilità di una gravidanza.
«Dobbiamo proprio parlarne adesso?» Sabrina ansimò per lo sforzo. «Abbiamo un problema più urgente.»
Il bidello saltò sopra le loro teste e le superò in volo, atterrando davanti alla strada. Le ragazze si fermarono di colpo, appena in tempo per non finire tra le sue braccia.
«Ho fame… tanta fame» disse, come in preda a un delirio, guardando Sabrina con la bava alla bocca. «Odori di buono, hai dentro qualcosa di buono.»
«Mandalo lontano con il tuo potere» le gridò Naoko.
«Non so se ci riesco» rispose. «Ultimamente usare il mio potere mi rende più stanca.»
L’uomo avanzò di qualche passo e poi si fermò. Cominciò a tremare e si piegò in avanti, tenendosi la pancia. «Basta! Mi fai male…no! Non voglio!» urlò con la voce piena di dolore e paura.
«Colpiscilo ora» disse Naoko. «È la nostra unica occasione.»
Sabrina era dubbiosa. «Sembra che stia soffrendo. E se fosse stato infettato da qualche creatura demoniaca come era successo a Leonardo? Rischiamo di fare male a un innocente.»
«Non lo definirei innocente dal modo in cui ci ha attaccato.» Naoko abbassò lo sguardo su Ombra.
Subito dopo il gatto si lanciò in mezzo alle gambe del bidello, gli graffiò i pantaloni, attirando la sua attenzione. Lui, ancora in preda agli spasmi di dolore, si mosse goffamente cercando di calciarlo via, ma il felino fu più veloce e gli sfuggì, tentando nel frattempo di morderlo.
Sabrina ne approfittò. Afferrò la mano di Naoko e la costrinse a scappare nella direzione da cui erano venute. Controllando la situazione alle loro spalle, andarono a sbattere contro i tre amici, portati sul luogo da Scintilla.
«State bene?» s’informò Yuri.
«Che sta succedendo?» chiese Sara, osservando Ombra che veniva scansato malamente verso il cemento dall’uomo e notando le squame e gli artigli sul suo corpo.
Sabrina notò che sul suo volto qualcosa cambiò. Non sembra spaventata o disgustata da ciò che vedeva. Piuttosto sorpresa e anche confusa. Senza porre domande, decise di mettere da parte qualsiasi sentimento contrastante nei confronti dei due. «Ci ha attaccate mentre eravamo nello spogliatoio. Sembra stia subendo una qualche trasformazione involontaria.»
Davide le superò, avanzando verso il bidello. «Me ne occupo io.» Piegò le dita di entrambe le mani, come a schiacciare dei bottoni invisibili, e plasmò una barriera invisibile di forma cilindrica intorno all’uomo.
Il bidello riusciva a vedere la coltre opaca che formava la sua prigione e cercò di abbatterla a suon di colpi di artigli. Poi rallentò e appoggiò le mani sul muro invisibile e cadde sulle ginocchia. Iniziò a respirare a fatica e sul suo volto si dipinse un’espressione di terrore.
Sabrina e i compagni si avvicinarono prudentemente a osservare la scena senza capire.
«Che gli prende?» domandò Yuri.
«Non lo so» rispose Davide, mantenendo attiva la barriera.
Il bidello li guardò con occhi supplichevoli. «Aiuto… mi manca.. l’aria…»
Sabrina fu colta dal senso di colpa. Temeva che la fretta con cui avevano deciso di considerarlo un pericolo, potesse farli pentire. Le notizie degli attacchi di demone lette sul giornale potevano essere vere, ma non era certa di voler sacrificare qualcuno a sangue freddo. «Forse dovremmo liberarlo» propose.
«No. Potrebbe essere un trucco» replicò Naoko.
L’uomo cominciò a tossire in modo violento e dopo un paio di colpi, vomitò una strana sostanza liquida e violacea. Davide distrusse il cilindro invisibile, permettendo così al bidello di accovacciarsi per terra sull’erba, prima che perdesse del tutto i sensi. In pochi secondi le squame dorate svanirono dalla sua pelle e la mano artigliata riprese la sua normale forma umana.
Lo strano liquido viola emanò un fetore che si diffuse nell’aria.
Sabrina si allontanò di un paio di passi, prima che quell’odore schifoso le facesse tornare la nausea. «Pensate che sia morto?»
«Se non lo è, lo ucciderà questa puzza» ribatté Davide, coprendosi il naso.
Sara si inginocchiò con cautela accanto al bidello e gli tastò con la mano destra il collo e con la sinistra il polso. «No, è solo svenuto.»
Qualcosa si mosse nella poltiglia violacea tra la lei e l’uomo e Yuri le balzò al fianco, trascinandola a sé. «Stai attenta!»
Naoko si avvicinò a Sabrina e Davide la imitò. Videro chiaramente una creatura simile a una biscia molto sottile e con la pelle chiara e rosata, strisciare verso il bidello. Yuri lasciò che la mano destra si ricoprisse di fuoco e lanciò tre fiamme, per colpirla. La biscia non ebbe il tempo di reagire. Il suo esile corpo venne subito avvolto e consumato, riducendosi in cenere.
Davide puntò il cumulo color carbone con il dito indice e disse: «Che accidenti era quella cosa?»
«Sembrava simile all’embrione di un serpente, o un animale di quel genere» commentò Sara, liberandosi dalla presa di Yuri.
«Non di un animale»  la corresse Naoko. «Ma di un demone.»
Sabrina la fissò incredula. «Come fai a dirlo?»
«Non lo hai visto? Aveva le squame e gli artigli» le rispose.
Yuri lanciò una fugace occhiata a Sara e poi disse: «La stessa descrizione dell’aggressore di cui parlava il giornale l’altra sera. Pensate che siano la stessa persona?»
«No, questo non era un demone completo. Era come se fosse in corso di trasformazione.» disse Sara.
Sabrina studiò l’espressione assorta dell’altra ragazza. Le sembrava quasi che stesse ricordando come dovesse essere la reale forma di un uomo trasformato in demone.
«Dobbiamo saperne di più» replicò Yuri.
Naoko annuì. «Non abbiamo scelta. C’è solo un posto dove trovare questo genere di informazioni. Dobbiamo andare al Portale Mistico e parlare con Angelo Moser.»
Davide annuì. «Sarà meglio chiamare qualcuno dall’infermeria per questo poveraccio.»
Uno dopo l’altra s’incamminarono per rientrare nell’edificio scolastico. Sabrina rimase indietro, scossa da una fastidiosa sensazione. Aveva l’opprimente convinzione che ci fosse qualcosa di strano in Sara e nel modo in cui Yuri era estremamente protettivo verso di lei.
Forse era gelosia, per non avere quel genere di attenzioni, oppure avevano un segreto. Ma anche lei e Yuri ne condividevano uno. E se le supposizioni di Naoko riguardo la fame del bidello posseduto erano esatte, il loro rapporto stava per complicarsi ancora di più. 

 

                                                                    Continua…