lunedì 28 maggio 2012

Darklight Children parte 3 - Puntata 12

Angelo Moser spruzzò con il dispenser una parte del liquido ambrato della boccetta che aveva nella mano sinistra. A prima vista poteva sembrare una confezione di profumo, ma in realtà era una pozione rintraccia demone. – Da questa parte.
Juri e Davide lo seguirono oltre l’ingresso di un grande parco, illuminato da una coppia di lampioni dalla plafoniera a forma di palloncino. L’uomo aveva fissato l’incontro con i cinque ragazzi davanti al suo negozio di sera. Al momento di usare la pozione aveva proposto che le ragazze rimanessero in un luogo sicuro durante la loro battuta di caccia. Sara si era opposta, ma dopo aver messo ai voti la questione, si  era ritrovata in minoranza.
La pozione dispersa nell’aria lasciò una scia color verde luminescente, come aveva fatto lungo tutto il tragitto percorso dal Portale Mistico fin lì, e si diffuse fino nelle profondità del viale alberato. Mentre lo percorrevano, Davide chiese: - Siamo sicuri che sia proprio il nostro demone?
- Sì. Dai vestiti di Juri ho recuperato alcuni frammenti di squame carbonizzate e le ho mischiate alla pozione – rispose Angelo.
- E quando lo rintracciamo, cosa facciamo per fermarlo? – s’informò Juri. – Abbiamo visto che è molto rapido e a parte la paura per il fuoco, non credo abbia altri punti deboli.
Angelo continuò ad avanzare tenendo lo sguardo puntato sulla traccia luminosa che iniziava a sbiadire. – Non sarà necessario imprigionarlo interamente come avete fatto la prima volta. Basterà chiudergli la testa in un campo di forza.
- E si aspetta che lo faccia io? – domandò Davide. – Non sono ancora così esperto da concentrami solo su un dettaglio cosi specifico.
- E poi aveva detto che soffocarlo serviva solo a fargli vomitare l’embrione se non si era ancora trasformato completamente – aggiunse Juri
- Non ti preoccupare Davide. Ti guiderò io – replicò l’uomo girandosi verso il ragazzo con i capelli color rame. Poi si rivolse a quello biondo e rispose: - Questo demone si è impossessato di un corpo umano e a differenza dei demoni originali, una delle poche debolezze di cui non può disfarsi è il bisogno di immettere ossigeno nei polmoni. Soffocarlo non lo libererà dalla possessione, ma lo ucciderà.
Davide non condivideva la sua sicurezza. – Prima o dopo che ci avrà fatto a pezzi?
Un urlo di terrore a opera di una voce femminile, proveniente dalla zona più oscura del parco, mise fine alla discussione.
I tre cacciatori corsero in quella direzione, senza aver più bisogno della pozione per sapere dove si trovava il demone. Arrivarono in uno spiazzo in cui erano disposte un paio di panchine.  Sopra la prima c’era l’ex-bibliotecario che con entrambe le mani teneva sollevato da terra un ragazzo poco più grande di Juri e Davide. Con la schiena appoggiata alla base della seconda panchina, c’era la ragazza che aveva emesso l’urlo. Aveva i capelli castani in disordine e seduta per terra guardava impotente e sconvolta la scena.
Angelo prese in mano la situazione e ordinò a Juri: - Colpiscilo alla schiena.
Il ragazzo infiammò i palmi delle mani e li puntò contro il demone, che si stava voltando, disturbato dal loro arrivo.
Spire di fuoco guizzarono contro di lui bruciandogli le squame della parte sinistra del dorso e del braccio dello stesso lato. Non emise alcun lamento di dolore, però reagì mollando la presa sulla vittima, che cadde con un tonfo a pochi centimetri dalla compagna.
Vedendoli impalati e ancora scossi per la bizzarra e incredibile aggressione, Angelo urlò: - Scappate!
Il ragazzo si riscosse per primo, tirò a forza in piedi l’altra e la trascinò via.
A quel punto il demone buttò la testa all’indietro e aprendo la bocca, ululò come un lupo alla luna. Il suo verso era carico di rabbia. Avanzò sicuro contro il suo nemico, scontrandosi contro il fuoco, ma non scappando più dalle fiamme.
- Abbiamo perso il nostro vantaggio – notò Juri. – Ha superato presto la sua paura!  
Angelo afferrò Davide per le spalle e rimanendo dietro di lui disse: - Tocca a te. Non devi fare niente di diverso dal solito modo con cui ricorri al tuo potere. Non pensare però a bloccarlo interamente. Fissa la tua attenzione sulla testa: è quello il tuo obbiettivo.
Davide provò a eseguire il consiglio. Puntò le mani verso il demone che aveva quasi raggiunto il compagno e sopra le sue corna comparve la mezza sfera di una cupola. Mentre procedeva nel formarla, questa scese a gran velocità verso il basso, avvertendo il nemico del pericolo con le sue pareti grigiastre.
Il demone si gettò in avanti, spinse lontano Juri e poi con un salto si lanciò oltre le teste degli altri due, planando dietro di loro.
Juri si rialzò velocemente. – Non fatelo scappare!
Angelo e Davide si voltarono di scatto. – Riprova e focalizza bene la forma nella mente – ripeté l’uomo.
Il demone non aspettò di essere ingabbiato  e brandendo gli artigli che gli spuntavano dalle dita, si avventò sulle prede.
Davide non seppe spiegarsi se fu la paura  a dargli al spinta giusta o i suggerimenti di Angelo, però puntò sicuro il braccio sinistro contro il demone e con le dita piegate come se stesse sorreggendo una pallina da tennis, creò una bolla trasparente intorno alla testa cornuta del demone.
La bestia infernale si fermò. Graffiò con foga la bolla. Si dimenò da una parte all’altra, prese addirittura a colpire ripetutamente e violentemente con il capo il tronco di un albero. L’unico effetto che ottenne fu di spezzarlo in due, mentre la copertura sferica non si sfaldava.
Davide tenne stretta la presa, anche se ogni tentativo del demone di liberarsi, gli procurava fitte lancinanti alla testa. – Non ce la faccio più.
- Tieni duro – lo incitò Angelo.
Dopo una lotta senza possibilità di vittoria, il demone si placò all’improvviso. Con gli occhi rossi rivolti all’insù, si accasciò a terra con un rumore fragoroso.
Rimasero tutti immobili. Angelo. Juri. Davide con il braccio teso. E il demone riverso sul cemento.
L’uomo e i ragazzi rimasero per qualche minuto a fissare il corpo squamoso. Poi Angelo si mosse e si piegò verso il demone. – Puoi far sparire il campo di forza. – Il ragazzo ubbidì, abbassando il braccio. Angelo si avvicinò e vide chiaramente che aveva la bocca e gli occhi spalancati. – È morto.
- Ne è sicuro? – chiese Juri.
- Senza dubbio.
- E ora? Lo lasciamo qui? – domandò Davide.
Angelo scosse la testa. – Già troppe persone sono a conoscenza dell’esistenza di questi ibridi. Dobbiamo sbarazzarci del cadavere. Devi farlo tu Juri.
Il ragazzo avanzò senza porre altre domande. Sapeva benissimo cosa intendeva Angelo. Fiammelle rosse e gialle spuntarono dai polpastrelli delle sue mani. Si inginocchiò e le posò sopra il demone morto. Lascio scivolare sulle sue squame le fiamme in modo che fossero libere di avvolgerlo interamente.
Juri si rialzò e insieme ad Angelo e Davide, rimase fermo a osservare il fuoco che consumava ciò che un tempo era stato il bibliotecario.

Il Full Moon era affollato come ogni sera. Una delle ragioni per cui Juri aveva suggerito alle tre compagne di aspettarli lì.
Un cameriere portò i cocktails a Sara e Naoko e lasciò un bicchiere vuoto con la lattina di Sprite accanto, davanti a Sabrina.
Sara aveva tenuto il broncio per tutta la sera. Bevve un sorso dal bicchiere e guardò Naoko scontrosa. – Credevo che almeno tu mi appoggiassi.
- Sai anche tu che questa era la scelta più ragionevole – rispose l’altra seria, ma con tono amichevole. – Meno eravamo, più probabilità c’erano che riuscissero a cavarsela senza vittime.
- Pensi che non sia in grado di difendermi contro un demone? È stato il mio potere a fermarlo in biblioteca.
Sabrina, che si era versata mezzo bicchiere di bibita e lo aveva portato sotto il naso, lo posò di corsa sul tavolo. – Scusate. Devo andare alla toilette. – Spinse indietro la sedia e camminò spedita verso la porta del bagno.
Seguendola con lo sguardo Sara disse: - Non trovi che sia strano? Le succede troppo spesso di dover correre in bagno. – Il comportamento della compagna le aveva fatto dimenticare la discussione. – Pensi sia malata?
- Avrà problemi alla vescica – mentì Noako, guardando il liquido rosso nel suo bicchiere. – È più comune nelle ragazze della nostra età di quanto non si creda.
Sara rimase a fissare la porta della toilette. Nessuno era entrato o uscito. Passati diversi minuti, si rese conto che Sabrina ci stava impiegando molto più tempo del necessario. – Secondo me ci nasconde qualcosa.
- Come? – domandò Naoko, fingendo di non aver seguito il filo del discorso.
- È li dentro da troppo. E non è entrato nessuno prima di lei, quindi non può esserci coda – rispose Sara. – Mi sembra strana. A dire il vero è già da diversi giorni che ho questa impressione.
- Sei solo agitata per i ragazzi e questo ti rende paranoica. – Naoko si alzò in piedi. – Vado a vedere se è tutto a posto.
Dopo essere entrata nella toilette, Naoko bussò all’unica porta chiusa dei tre bagni. – Sabrina stai bene? È tutto ok?
Sabrina liberò il chiavistello e uscì dall’abitacolo. – Sì, è stata solo una forte ondata di nausea. Ma non ho rimesso. Forse è colpa dell’ansia per Juri.
- Cerca di calmarti – le suggerì l’amica. – Sara sta incominciando a fare molte domande.
- Non le hai detto nulla?
- Te l’ho promesso. Ma devi deciderti a parlare con entrambi. Non potremo andare avanti in questo modo ancora per molto.
- Lo so – rispose Sabrina precedendola davanti alla porta. – Ma è una notizia che devo dare prima a Juri. E devo farlo nel momento giusto.
Le due rimasero a fissarsi. Naoko stava per domandarle quando sarebbe arrivato il momento giusto, ma la porta della toilette si spalancò di nuovo. – Allora, vi sbrigate? – chiese Sara, cogliendole di sorpresa.
- Sì, certo – rispose Naoko. – Stavamo arrivando.
- Gli altri sono appena tornati. – Sara scrutò dubbiosa Sabrina e poi uscì seguita dalle due compagne.
Sabrina si sentì sollevata nel vedere Juri insieme a Davide e Angelo Moser prendere delle sedie da aggiungere al loro tavolo. “Sì, devo parlargli al più presto. Prima che non ritorni da una nuova caccia ai demoni” pensò.
- Ce l’avete fatta a trovare l’uscita del bagno – le accolse Davide.
- Come è andata? – s’informò Sabrina ignorandolo. – L’avete…
- Sì. Ce ne siamo sbarazzati – rispose Juri.
Il gruppo rimase in silenzio per qualche minuto. Nessuno dei ragazzi aveva frequentato spesso la biblioteca, né il bibliotecario. Tutti pensavano che se si era associato alla setta del professor Barbieri, si era meritato quella fine. Ma era comunque morto un uomo e loro era complici di un omicidio, anche se il cadavere era quello di un demone.
- Non voglio trattenervi oltre – disse Angelo spezzando i loro pensieri. – Devo consegnarvi qualcosa che vi avevo promesso.  – Posò la borsa che aveva a tracolla sulle gambe ed estrasse cinque fascicoli chiusi da due giri di spago. I dossier sulle vite passate che aveva promesso ai ragazzi
- Ecco perché al ritorno ci ha fatto fermare al suo negozio prima di venire qui  - disse Juri.
- Mi sono arrivati nel tardo pomeriggio, dopo che ve ne eravate andati. E non potevo portarli con noi e rischiare di perderli durante la lotta – spiegò Angelo, consegnando a ognuno quello con sopra il nome che aveva nella vita precedente.
- Ne manca uno – disse Davide dopo aver preso il suo.
- Siamo rimasti in cinque – disse Naoko. – A meno che…
- Hai chiesto il Registro su Leonardo? – domandò stupita Sabrina.
Sara guardò Davide sospettosa. – Cosa te ne fai del Registro che riguarda mio fratello?
- Voglio confrontarlo con il mio – rispose Davide. – Eravamo una coppia nel passato e voglio tutti i dettagli.
- Non me ne sono dimenticato – intervenne Angelo. – Ma dato che la persona a cui si riferisce non c’è più, l’Ordine mi ha imposto che chiunque lo voglia consultare, lo deve fare nel mio negozio. Ed è un invito che estendo anche a tutti voi per i vostri. Potrete leggerli senza essere disturbati e con la possibilità di chiedermi ogni chiarimento. – Angelo si alzò dalla sedia e si mise la fibbia della borsa sulla spalla. – Pensateci. Come vi ho già detto: la porta del Portale Mistico è sempre aperta per voi.
L’uomo li lasciò con in mano il resoconto del loro passato e la possibilità di scegliere come scoprire nei minimi particolari chi erano stati in un’altra vita. 

                                                 Continua…

lunedì 21 maggio 2012

Darklight Children parte 3 - Puntata 11

- Non capite che questo è proprio quello che vuole! – disse Sara in coda dietro ai quattro compagni che camminavano a  coppie. – Quell’uomo non aspetta altro che avere una scusa per obbligarci a entrare nell’Ordine.
- Purtroppo non abbiamo alternativa – rispose Naoko, che le stava davanti con vicino Sabrina. – Dobbiamo rivolgerci a lui.
 - Non ci siamo neanche fermati a parlarne un attimo – replicò Sara. – Siamo usciti da scuola e siamo subito venuti qui, senza nemmeno mangiare un boccone.
- Non abbiamo tempo da perdere – tagliò corto Juri in capo al gruppo.
- Ma ce la siamo cavata bene anche da soli – tentò ancora Sara.
- Come no. Una favola – ribatté sarcastico Davide. – Abbiamo avuto solo fortuna e dopo due volte, non proverei a sfidarla ancora.
Sara non accettava di chiedere di nuovo l’aiuto di Angelo Moser. Non si fidava di quell’uomo, forse era la parte di Sayka in lei a suggerirglielo, ma non le importava. Era una sensazione troppo forte per ignorarla. – E se cercasse di incastrarci? Di ricattarci per quello che sta succedendo a tutte queste persone?
- Non dire sciocchezze. Se avesse voluto farlo, ci avrebbe provato la prima volta che gli abbiamo raccontato del bidello – disse Sabrina.
- E poi nessuno di loro è rimasto ferito. Forse possiamo ancora salvare il bibliotecario, come abbiamo fatto con il bidello – affermò Juri.
Sara era spazientita dal fatto che stessero ignorando i suoi avvertimenti. – E  se non fosse possibile? Accettereste di diventare degli assassini per lui?
Sabrina si fermò. Si voltò verso Sara e disse: - Sai cosa si prova sentirsi colpevoli della morte di qualcuno. Nessuno di noi si perdona per non aver salvato Leonardo e per questo non dobbiamo permettere che accada ancora. Mi dispiace se il bibliotecario dovesse morire, ma se per farlo vivere dovessi lasciare che uccida dieci, cento, o mille altri innocenti, non lo risparmierei. Ormai è un demone, non lo ha scelto, ma è quello che è diventato. 
Sara rimase in silenzio a fissarla. Era la prima volta che la vedeva così risoluta e che le teneva testa. E quello che le dava ancora più fastidio era che aveva ragione. Aveva provato brevemente a venir perseguitata da una vittima di Sayka, non sapeva se si sarebbe ripetuto, ma non voleva aggiungere nuovi nomi alla lista dei morti per le sue azioni del passato o del presente e scoprire in quali altri modi potevano tormentarla. Riprese a camminare insieme agli altri e non si oppose più.
Il gruppo arrivò davanti al cancello che delimitava il perimetro del Portale Mistico e incrociò uno dei pochi clienti che di tanto in tanto lo frequentavano.
Entrarono e trovarono Angelo che chiudeva il ricevitore di cassa.
L’uomo alzò la testa dal cassetto che aveva appena spinto indietro con le banconote. – Buongiorno a tutti. Speravo che sareste passati. Ho delle novità.
- Anche noi – rispose Juri. – E non le piaceranno.
- Ancora demoni? – domandò l’altro, dandolo quasi per scontato.
I ragazzi annuirono tutti insieme.
- Ho capito. È meglio andare di sotto. – Angelo uscì da dietro il bancone e controllò per sicurezza che i sistemi di allarme mistico e tecnologico fossero attivi. Dopo la loro ultima lotta, li disinstallava di rado. Si intrufolò tra i giovani e chiuse a chiave la porta, girando come da abitudine il cartello. – Forza andiamo, dalle vostre facce credo sia più grave di quanto mi aspetto.
Lo seguirono nel magazzino che avevano scoperto durante la loro visita precedente e trovarono le sedie già disposte in cerchio.
Sara lo guardò con fare accusatorio. – Sembra che ci stesse aspettando.
- Speravo di avere l’occasione di incontrarvi. Come vi ho anticipato, anche io ho delle novità. Mi è arrivata una parte del materiale che avevo richiesto all’Ordine e volevo sottoporvelo – spiegò Angelo, sollevando una scatola posta accanto all’ingresso con sopra un timbro simile a quello di una casata nobile.
- Ha i Registri che ci riguardano? – domandò Davide, mentre prendeva posto come i compagni.
- No, non me li hanno ancora inviati. Potrebbero arrivare tra qualche ora – rispose l’uomo sedendosi a sua volta e sistemando la scatola aperta accanto al piede destro. – Ma credo che quello che c’è qui dentro ci sarà più utile in questo momento. Immagino vogliate parlarmi di un nuovo attacco?
Juri si schiarì la voce. – Sì, è successo questa mattina. Ero in biblioteca, quando il bibliotecario si è trasformato davanti ai miei occhi. Mi ha assalito e quasi mangiato vivo, se non fossi riuscito a contattare mentalmente Sara che ha riunito gli altri.        
- Quindi, a differenza dell’assalitore precedente, quello di oggi era un uomo senza alcun segno di demone evidente? – s’informò Angelo.
- No, aveva delle chiazze sul collo, ma era coperto con i vestiti e quando me ne sono reso conto era già troppo tardi – rispose il ragazzo biondo.
- Ma se hai visto le chiazze, perché non sei scappato subito? – s’intromise Davide.
Juri rimase in silenzio.  Ripensò allo strano uomo dalla pelle grigia. A quello che gli aveva detto. A come aveva cercato di stringergli il braccio intorno al collo senza riuscirci e invece come fosse stato in grado di spaventarlo e confonderlo. Mentre rimuginava su tutto questo, passò in rassegna i volti dei suoi compagni in attesa di una risposta.
Incrociando lo sguardo di Sara vide la sua espressione che mutava in una sorpresa mista a sollievo. Sentì la voce della ragazza nella sua testa. “È successo anche a te?”
Lui non rispose, ma Sara parve prenderlo come un assenso, così prese la parola. – Non è questo il punto. Il problema è che si è trasformato all’improvviso e molto più velocemente di quell’altro. Deve spiegarci come mai c’è questa differenza per ogni mutamento. 
- Credo che dipenda da quanto tempo ha impiegato l’uovo ad attecchire nell’ospite – rispose Angelo, afferrando il primo volume dall’interno della scatola vicino a sé. Aveva una copertina rigida color rame con diversi disegni in rilievo. L’aprì delicatamente  e girò le pagine fino a quella in cui aveva posto un normale segnalibro di cartone. – Presupponendo che le uova siano state impiantate tutte nello stesso momento e non in periodi diversi, bisogna tenere conto di come reagisce il corpo ospite. Probabilmente Barbieri si è premurato che non ci fosse un rigetto, dopodiché l’uovo ha dovuto nutrirsi dell’organismo in cui si è trovato per poter essere pronto in un secondo momento a prendere il sopravvento. Quando si è creato un ambiente favorevole, ha avuto  inizio la procedura per schiudersi. – Si fermò nuovamente e girò la pagina. Seguì con il dito indice destro le frasi e dopo qualche riga riprese. – Ecco, qui spiega che ogni uovo ha una tempistica di mutazione sul corpo dell’ospite determinata in base alla resistenza con cui le difese immunitarie continuano a combatterlo anche dopo che l’attecchimento è avvenuto.
- In poche parole è come un batterio, o un virus. Più il fisico della persona a cui è stato iniettato è forte e in salute, più a lungo ci impiega a infettarlo, rimanendo quindi in incubazione – disse Naoko e notò che gli altri la guardavano come se fosse arrivata da un altro pianeta. – Non sorprendetevi. Mio padre  è un medico. Sento questi discorsi da quando ho sei anni.
- Ok, ma quindi se lo consideriamo come una malattia, ci deve essere anche una cura – dedusse Sabrina.
Angelo sfogliò per la terza volta il libro dall’apparenza antica. – Non esattamente. Se l’uovo è ancora in fase di incubazione e il soggetto ospite mostra solo i primi segni della trasformazione, è possibile aiutarlo facendogli espellere il parassita demoniaco. L’embrione ha infatti bisogno di ossigeno per svilupparsi e sopravvivere insieme al suo corpo, quindi soffocando momentaneamente l’ospite la mancanza d’aria lo spingerà a liberarsi dell’intruso.
Davide ripensò a come aveva salvato il bidello. – In effetti la mia barriera era piuttosto stretta la prima volta che abbiamo avuto a che fare con quei tizi e infatti quel tipo si agitava talmente tanto che deve avere esaurito in pochi secondi tutta l’aria presente.
- E se l’ospite si è trasformato completamente? – domandò Juri. – Come si fa a farlo tornare normale?
Angelo assunse un tono grave. – Purtroppo è impossibile. Quando la trasformazione è avvenuta, l’essere umano perde la sua umanità e l’anima è totalmente corrotta, rendendolo un demone. All’inizio è preda di istinti famelici, quasi animali. Può imparare a controllarli, a comportarsi in parte come la creatura che era prima, ma resterà pur sempre soggiogato dalla violenza e dal bisogno di uccidere solo per il gusto di farlo. La mutazione è irreversibile.  
- Sta dicendo che dobbiamo uccidere il bibliotecario? – chiese Juri.
Angelo lo guardò perplesso. – Credevo che lo aveste già fatto.
- No, è riuscito a fuggire – rivelò Davide. – Era molto rapido e in qualche modo ha visto le pareti invisibili che stavo costruendo per imprigionarlo e le ha saltate.
L’uomo scattò in piedi. – Mi state dicendo che quel demone è ancora in libertà?
- Perché crede che siamo venuti qui? – disse Sara, quasi irritata che lui li stesse accusando. – Lei avrà sicuramente qualche aggeggio o incantesimo per rintracciarlo.
- Dovevate dirmelo subito. Se trova chi può risvegliare gli embrioni a comando, la situazione può diventare pericolosa. – Angelo ripose il libro nella scatola e si chinò a cercarne un altro.
- Ma l’altra volta ci ha detto che nessuno può trasformarli a comando – gli ricordò Sabrina.
 - Vi ho detto che non sapevo come si potesse fare una cosa del genere – rispose Angelo, rialzandosi con un nuovo volume dalla copertina color acciaio aperto tra le mani. – Ora ho scoperto che il piano originale prevedeva l’uso di un non ben specificato Catalizzatore, che risvegliasse tutti gli embrioni perché diventassero demoni e prendessero parte al sacrifico per  liberare DiKann.
- Aspetti un attimo – intervenne Sara. – Credevo che per rompere il Sigillo servissimo solo io e Leonardo.
- E in principio lo credevo anche io. Ma dopo aver consultato questo nuovo materiale ho scoperto che il rito è molto più complesso. Quando gli Anziani Originali bloccarono l’ingresso del Primo Inferno e i demoni nei regni infernali con il Sigillo, dopo la battaglia scatenata da Sayka e Lucen, lo crearono sacrificando le loro energie e i loro poteri. Per essere sicuri che l’accesso alla Terra fosse bloccato da entrambe le vie, legarono questo sacrificio a quello degli ultimi demoni rimasti sulla Terra e crederono che in questo modo non ci fosse più alcuna possibilità che qualcuno potesse infrangere interamente il Sigillo. Mesi fa però Oliver Barbieri scoprì che grazie all’incantesimo del Riciclo delle Anime, Sara e Leonardo avevano ereditato la capacità di spezzare la parte del Sigillo legata agli Anziani Originali, mentre per rompere l’altra metà bisognava sacrificare dei demoni che camminavano sulla Terra. E dato che non ne esistono da secoli, DiKann con l’aiuto di Oliver Barbieri, ne ha creati di nuovi tramite le uova.
- È spaventoso – esclamò Sabrina inorridita.
- Questo vuol dire che se non riusciamo a trovare e liberare tutti quelli che hanno un uovo in corpo… - disse Naoko, lasciando la frase in sospeso.
- Saremmo costretti a ucciderli – concluse serio Juri.
- Non c’è altra scelta – asserì Angelo. – Più uomini diventano demoni, più possibilità ha questo qualcuno in grado di usare il Catalizzatore di rompere la metà del Sigillo ancora intatta.
- E cos’è questo Catalizzatore? – domandò Davide. – E chi ce l’ha?
- Non l’ho ancora scoperto, ma conto di farlo presto. – Angelo chiuse il libro che mandò nell’aria uno sbuffo di polvere. – Intanto stasera dovete prepararvi.
- Per cosa? – chiese Sara.
- Dobbiamo andare a caccia – rispose l’uomo. – C’è un demone da stanare ed eliminare.

                                              Continua… 

lunedì 14 maggio 2012

Darklight Children parte 3 - puntata 10

Juri non perse altro tempo. Si girò e corse verso il tavolo, oltre il quale c’era la finestra che dava sul cortile della scuola, la sua unica via di fuga.
Il demone reagì ancora più rapidamente di lui. Lo raggiunse con un solo passo e lo afferrò per la giacca. Lo  sollevò da terra e lo lanciò sul tavolo. Juri sbatté la schiena sulla superficie dura di legno e sentì scariche di dolore lungo tutto il corpo. L’ex-bibliotecario si gettò su di lui pronto a divorarlo.
Reagendo al pericolo, il ragazzo riempì le mani di fiamme giallo-arancio e afferrò i polsi del suo avversario. Il demone lanciò un lungo latrato di dolore e poi impazzì. In qualche modo non riusciva a liberarsi dalla presa infuocata, ma la sua bocca era ora provvista di zanne e si lanciò con la testa contro il volto della preda. Tentò a più riprese di morderlo e squarciargli la carne, ma Juri era abbastanza veloce da scattare con il capo da una parte all’altra per evitarlo.
“Non durerò a lungo” pensò schivando zanne, lingua biforcuta e bava. Aveva una sola possibilità e si augurò che la sua teoria funzionasse. “Sara! Aiutami! Sono in biblioteca attaccato da un demone!”

Sara era appena uscita dalla classe. Era stata l’ultima a concludere la prova. Il suo incidente le aveva fatto fare più tardi di quanto si aspettava e non si era nemmeno impegnata a fondo nelle ultime due risposte, come aveva fatto con le prime.
Aveva altri pensieri che la tormentavano e una serie di domande inspiegabili, quando la sua mente venne invasa dalla voce di Juri.
“Sara! Aiutami! Sono in biblioteca attaccato da un demone!”
- Juri, sei tu? – disse come se lo avesse lì accanto a sé. Poi si rese conto che era una richiesta di aiuto, una specie di S.O.S. psichico che poteva udire grazie ai suoi poteri mentali. – Ok, devo pensare in fretta. Al negozio è bastato vedermi per mettere in fuga uno dei due. Ma non posso rischiare, devo trovare gli altri.
Sara si guardò intorno e riconobbe la chioma bionda e lo zaino della ragazza su cui ricadeva, che camminava a una ventina di passi davanti a lei.
La raggiunse e afferrandola per le spalle disse: - Sabrina, meno male che sei qui dobbiamo muoverci.
- Sara, cosa c’è? – chiese lei confusa dallo strano comportamento dell’altra.
- Juri è in pericolo. – Sara le strinse le dita intorno al braccio destro e ricorse al teletrasporto.
La coppia di ragazze riapparve all’ingresso della biblioteca con la porta chiusa alle loro spalle. Dalla loro posizione vedevano la scena come davanti allo schermo di un cinema.
Un muscoloso demone color giada tentava di azzannare Juri steso sul tavolo, mentre il ragazzo gli immobilizzava le mani artigliate con le sue fiammeggianti.
- Cosa facciamo? – domandò Sabrina in apprensione per Juri e spaventata per doversi preoccupare non più solo di se stessa.  
- Abbiamo bisogno del potere di tutti. Soprattutto quello di Davide: l’altra volta è stata l’unica arma vincente – spiegò Sara.
- Dovrebbe essere fuori. Avevamo appuntamento con Naoko in cortile, davanti all’entrata. Ci aveva detto che avevate la simulazione di esame, ma volevamo incontrarci per…
- Me lo spiegherai dopo – la interruppe Sara. – Vado a prenderli. – Usò ancora una volta la sua capacità di spostarsi da un luogo all’altro e svanì.
- No, aspetta... – provò a fermarla Sabrina, ma era troppo tardi.
Il secondo lampo di luce attirò l’attenzione di Juri, ma non quella del demone. – Sabrina aiutami! – gridò.
Sabrina era in procinto di fare uso della telecinesi, ma si bloccò vedendo il demone che si arrestava e si girava a guardarla. Quegli spaventosi occhi rossi incontrarono i suoi e lei provò un panico paralizzante, forte al punto da impedirle quasi di respirare.
Lui la scrutò per pochi secondi, fiutò il suo odore come un animale da caccia e poi sorprendentemente tornò a dimenare la mandibola contro Juri.
Sabrina ebbe un attimo di sollievo pensando che non la considerasse interessante, subito dopo si sentì in colpa. Doveva usare il suo potere e trascinare il demone lontano dal corpo del ragazzo, ma aveva paura per sé e per il suo bambino. Pensò che se il demone avesse fiutato ciò che aveva spinto il precedente a obbligarla a fuggire qualche giorno prima a scuola, le si sarebbe già lanciato addosso. Invece non la degnava più di uno sguardo. Non poteva attirare la sua attenzione e correre il rischio.
- Sabrina! – gridò ancora Juri.
- Non so cosa fare – urlò Sabrina, mordendosi il labbro. Una parte di lei era pronta a correre in suo aiuto, l’altra invece voleva restare ferma al sicuro. In ogni caso fremeva per spiegargli perché non si muoveva, voleva raccontargli che lo faceva per loro figlio.
La scena che si svolgeva davanti a lei stava per peggiorare. Juri non riusciva più a mantenere la concentrazione per tenere vivo il fuoco delle mani e al contempo deviare le zanne.
“Se non agisco, mio figlio non avrà un padre. E sarà solo colpa mia” pensò. Con uno sforzo maggiore di quanto poteva sembrare a Juri, Sabrina mosse titubante un primo passo verso di lui. Si fermò e attese per pochi secondi. Ne mosse un secondo e si rese conto che per essere certa di afferrare solo il demone, ormai avvinghiato al ragazzo, doveva essere molto più vicina. Terribilmente e pericolosamente più vicina.
Sabrina stava per muovere un terzo debole passo, mentre poco dietro di lei comparve Sara con accanto Davide e Naoko.
- È ancora sopra di lui! – disse Sara. – Perché non hai fatto niente!
Naoko si avvicinò a Sabrina. – Il demone è praticamente avvolto intorno a lui, in questo stato Sabrina rischiava di sbatterli insieme telecineticamente da una parte all’altra, facendo solo del male a Juri.
Sabrina la guardò con riconoscenza per averla tolta d’impiccio.
- Be’ in quella posizione non posso fare niente neanche io – ammise Davide. – È come al negozio: li bloccherei entrambi.
- D’accordò – intervenne Sara. – Provo io. – Puntò lo sguardo sul demone e senza aprire bocca, ordinò: “Alzati. Spostati subito da lui!”
Il demone balzò all’indietro, emettendo un nuovo verso lamentoso e si tenne la testa come se gli avessero sbattuto sopra un’arma pesantissima.
Juri si gettò giù dal tavolo e si avvicinò al gruppo.
- Stai bene? – domandò Sabrina.
Lui annuì, senza guardarla negli occhi.
- Ottimo lavoro! – esclamò Davide. Puntò le mani e creò un barriera intorno al demone. Stava per congiungere i due estremi, plasmando la cupola sopra la sua testa, quando lui balzò in alto e con una capriola all’indietro si mise in salvo.
- È scappato? – domandò incredula Naoko. – Come ha fatto?
- Non so – rispose Davide infuriato per il suo insuccesso. – È come se avesse visto le pareti invisibili che si univano.
Il demone corse verso il gruppo, senza puntare una preda precisa, ma deciso a dilaniarli a caso.
Ancora provato, Juri ricorse alle sue ultime energie e originò una coltre di fiamme davanti al gruppo. Il demone frenò appena in tempo. Il fuoco sembrava essere l’unica cosa di cui avesse timore. Arretrò spaventato, coprendosi il muso. – Adesso! Imprigionalo – disse a Davide.
L’altro ragazzo si preparò a ripetere la sua specialità, ma il demone si dimostrò ancora scaltro e rapido.
 Corse verso il tavolo, lo superò con un salto e lanciandosi contro la finestra ne infranse i vetri con uno schianto. Piombò sul cemento, sul lato sinistro dell’edificio scolastico e scattò subito lontano, scomparendo verso il retro e poi oltre il cancello.
- Dove va? – chiese Sara.
- Da qualche parte al sicuro, probabilmente – rispose Davide.
- Ma chi era prima di trasformarsi? – domandò Naoko.
- Il bibliotecario – rispose Juri, che stava ricominciando a riprendere le forze.
- Sai spegnere l’incendio o devo cercare un estintore? – domandò Sabrina.
Juri riportò gli occhi sul fuoco. Allungo le mani e lo richiamò a sé. Le fiamme si sporsero verso di lui, come attirate da una turbina e il ragazzo le riassorbi nel proprio corpo. 
Sulle mattonelle rimase solo il segno nero della bruciatura e sinuose colonne di fumo che si innalzavano verso il soffitto. Juri le attraversò e recuperò il suo zaino dal pavimento. – Andiamocene. Se arriva qualcuno avremo troppe stranezze da spiegare.
I cinque ragazzi uscirono sbrigativamente dalla biblioteca e quando furono all’imboccatura del corridoio che portava all’esterno, videro un gruppo di insegnanti che li superava, diretti da dove provenivano loro e attirati dal trambusto scatenato dalla fuga del demone.
Il gruppo raggiunse in breve l’esterno e a quel punto Sabrina chiese: - E ora cosa facciamo? Il demone potrebbe essere ovunque e non sappiamo come rintracciarlo.
- So che non ti piacerà – disse Juri guardando Sara. – Ma dobbiamo tornare da Angelo Moser. Avere un mostro in genere in libertà è troppo pericoloso. Deve insegnarci lui come fermarlo.

                                                  Continua…

lunedì 7 maggio 2012

Darklight Children parte 3 - puntata 9

Reggendo con la mano sinistra la bretella dello zaino sulla spalla, Juri posò sulla cattedra il foglio del test che teneva nella destra.
La professoressa seduta dietro il tavolo chiese: - Sei sicuro? Non vuoi rileggerlo con calma?
- Sono sicuro – rispose il ragazzo. – Posso andare?
La donna fece cenno di sì con la testa e lui uscì dall’aula. Non era sicuro di aver dato il meglio, ma non se ne preoccupava. Per come la vedeva lui, la simulazione era inutile. Il tipo di testo che avrebbe dovuto analizzare durante il vero esame di maturità sarebbe stato del tutto diverso. Probabilmente molto più complicato e quindi avrebbe sfruttato tutto il tempo a sua disposizione, cosa che non aveva fatto oggi visto che la votazione non avrebbe influito in nessun modo.
Juri camminò nel corridoio deserto diretto verso l’atrio. Con Sara era rimasto d’accordo di vedersi lì, se qualcuno dei due avesse finito prima. Davanti a sé però non scorse nessuno. Controllò l’orologio al polso e si rese conto di essere uscito quasi un’ora e mezza prima.
“Forse sono andato via troppo in anticipo” pensò. “Sicuramente Sara prenderà questa cosa più seriamente di me e conoscendola non la vedrò uscire così presto.” Sorridendo decise di aspettarla. Voleva parlare con lei, dato che quella mattina si era dimostrata più socievole dei giorni precedenti. Decise che il luogo migliore era la biblioteca, il più delle volte era poco frequentata e poteva starsene in pace senza rischiare di incrociare nessun compagno ed essere costretto a confrontare con lui le risposte date nel compito.
Tornò sui suoi passi e imboccò il corridoio opposto a quello che portava alle classi. La prima porta sulla destra era quella della biblioteca e la trovò aperta.
Juri sbirciò dentro e come prevedeva non c’era anima viva. Persino il bibliotecario era assente.
- Sarà andato a fumarsi la sua solita sigaretta – disse e sistemò lo zaino sulla sedia al capo del tavolo in fondo alla stanza. – Però devo trovare qualcosa da sfogliare per passare il tempo.
Andò verso le librerie con i vetri scorrevoli, sistemate sul lato sinistro una dietro all’altra come tessere del domino e passò in rassegna un po’ di titoli. Non si aspettava di trovare granché di interessante, dopotutto era la biblioteca della scuola e non un negozio in centro città. 
Dopo aver superato la metà dello scaffale individuò il titolo: “Battaglie Medievali. Armi e strategie”. Lo sfilò dal gruppo e esaminò velocemente il contenuto. C’erano abbastanza figure per intrattenerlo il tempo necessario.
Con il volume in mano, Juri andò verso la sedia con sopra lo zaino, lo spostò e si sedette. Aprì il libro sul tavolo e comincio a girare svogliatamente le prime pagine scritte con caratteri piccoli e con una spaziatura strettissima. Dopo le prime dieci trovò un’immagine  a tutta pagina raffigurante delle spade. Erano sei in totale e a una prima occhiata gli parvero tutte uguali.
Si sporse più in avanti e rimase a fissarle con attenzione, come rapito. Qualcosa nella sua mente gli fece notare che non erano affatto simili, ma ognuna aveva un tipo di lama adatta a una situazione di battaglia specifica. Strizzò gli occhi per leggere i nomi attribuiti, ma si rese conto di conoscerli prima di identificarli con la vista. Come se li avesse saputi da sempre.
Quando posò lo sguardo su una delle due in centro, il suo cuore ebbe un sussulto. Aveva già impugnato una spada come quella. Ne era sicuro. L’elsa stretta, la guardia tonda e spessa e la lama lucente che si allargava fino alla punta. Era un’arma massiccia che aveva fatto fatica a reggere con due mani, ma che poi aveva imparato a sostenere con una sola.
«La tua prima spada era così. Me lo hai detto quando mi hai ucciso.»
Juri si girò di scatto. Alla sua sinistra era comparso un uomo con i capelli lunghi e sporchi, che gli ricadevano sulle spalle nude. Non riusciva a riconoscerne il colore, ma il suo volto pieno di tagli e lividi e la pelle del resto del corpo erano grigie.
- Chi sei? Da dove sei entrato? – domandò il ragazzo senza riuscire  a muovere un muscolo.
«Sono quello che ti ha soccorso quando hai finto di essere stato attaccato da un gruppo di demoni. Sono lo stupido che ha visto un ragazzino dalle sembianze umane senza capire di avere davanti un mostro» rispose l’uomo alzando rabbioso il tono della voce sepolcrale.
- N…non capisco… di che cosa parli?
L’uomo grigio si spostò alle sue spalle e gli sussurrò all’orecchio: «Credevi che fosse così facile? Essere un assassino e non rivedere più i volti delle tue vittime? Ti sei sbagliato.»
Juri si sforzò di mantenere la calma. – È uno scherzo! Tu non sei reale.
«Già, per quelli come te la morte è uno scherzo. Un gioco.» Gli passò un braccio intorno al collo, ma non sembrava riuscire a toccarlo. «Ora è arrivato il nostro turno di giocare.»
L’uomo tentò di stringere. Juri si rese conto di avvertire solo un forte gelo sulla pelle, ma non la stretta mortale con cui lui voleva ucciderlo.

La porta si chiuse, sbattendo violentemente.
Juri balzò in piedi e la sedia cadde all’indietro sul pavimento.
- Chi c’è? – chiese allarmato il nuovo arrivato.
Il ragazzo riconobbe una voce maschile. Una voce reale. Guardò al suo fianco e alle sue spalle, ma quell’essere grigio era sparito.
Lo stipite di una delle librerie gli copriva la visuale dell’ingresso, così Juri si sporse titubante e vide un uomo grassoccio con i capelli grigi e un paio di piccoli occhiali tondi, che si allargava il nodo della cravatta, mentre gocce di sudore gli scivolavano dalle tempie.
- S…sono Juri Monti – rispose automaticamente. – Ero qui per…
- Vattene! – gridò l’uomo. – La biblioteca è chiusa.
Juri trovò il coraggio di avanzare di qualche passo. Nonostante fosse ancora sconvolto per la strana figura che lo aveva cercato di aggredire, riconobbe l’uomo come il bibliotecario e vide che era paonazzo e ansava. – Si sente bene? Posso andare a chiamare qualcuno.
- No! Vai fuori di qui! – ripeté l’altro. Le gambe gli cedettero e cadde sulle ginocchia. Si slacciò del tutto la cravatta e il primo bottone della camicia e si piegò in avanti, tenendosi una mano sul petto. – Non ancora… non adesso…
Juri gli si avvicinò di più. – Lei non sta bene. Lasci che l’aiuti ad andare in infermeria. – Da quella distanza vide delle strane macchie sul suo collo.
Il bibliotecario lanciò gli occhiali accanto a sé e si infransero in pezzi sulle mattonelle del pavimento. Alzò il capo e mostrò gli occhi rossi come il sangue. – No! Ormai è troppo tardi – rispose con una voce deformata e cavernosa.
Juri, vedendolo in quello stato, arretrò velocemente. Era scosso per la strana allucinazione, ma non tanto da non capire quello che stava accadendo. Quell’uomo si stava trasformando.
Il bibliotecario infatti si mise a quattro zampe come un animale. Il suo corpo venne scosso da fremiti che divennero in pochi secondi convulsioni.
Urlò così forte che Juri si coprì le orecchie per paura che gli rompesse i timpani.  I muscoli si allargarono come pompati con l’aria compressa e i vestiti dell’uomo si squarciarono. Sotto i brandelli di giacca, camicia e pantaloni furono visibili una quantità smisurata di macchie squamose color giada che si diffusero in pochi secondi e ricoprirono interamente la pelle.
Sollevò nuovamente la testa, anch’essa ormai con scaglie di giada e un paio di corna color avorio come quelle di un toro, erano cresciute ai lati della fronte. Lo scrutò con gli stessi occhi rossi di poco prima e fece saettare la lingua biforcuta dalla bocca.
Il demone appena formato si alzò in piedi. Era molto più alto e con una massa muscolare maggiore rispetto all’uomo che era stato. Fermo davanti alla porta, la copriva interamente.
Guardandolo nel panico, Juri capì di non avere scampo.

                                                Continua….

martedì 1 maggio 2012

Interludio - Madoka Magica: l'evoluzione definitiva delle majokko

Di recente mi è capitato di seguire la serie anime “Madoka Magica”, non è stato un caso: fin da bambino sono un appassionato del filone delle maghette terrestri degli anime giapponesi ed ero incuriosito da questa nuova serie che aveva fatto tanto scalpore in patria. Al di là del fatto che l’ho molto apprezzata per il suo taglio adulto, mi ha portato a fare una riflessione: questa serie può essere considerata come la probabile evoluzione definitiva del genere, un po’ nello stesso modo in cui “Neon Genesis Evangelion” lo è stato per il filone “mecha-anime” (conosciuti in Italia come i“robottoni”). Come sono arrivato a questa conclusione? Lo spiego subito, tenendo presente che ho preso sotto esame solo i prodotti che considero più rappresentativi del genere majokko.
Punto primo: chi sono le majokko? Nell’animazione giapponese con “majokko-anime”, s’intende un tipo di produzione che può essere suddivisa in due sottogeneri: “aliene” e “terrestri”. Quello a cui faccio riferimento è il secondo e ha una  protagonista  femminile, nata da genitori umani, che può frequentare dalle elementari fino al massimo il primo anno del liceo e riceve in dono da una creatura magica uno o più oggetti che le permettono di fare uso della magia.
La capostipite del genere è la serie Himitsu no Akko-chan (Lo specchio magico) del 1962 (manga) e 1969 (anime), tanto famosa da aver avuto anche ben due remake nel 1988 (in Italia Un mondo di magia) e nel 1998 (Stilly e lo specchio magico) e fissa quelle che sono le caratteristiche primarie del filone. Akko (Stilly) è infatti una ragazzina delle elementari a cui uno spirito (e poi nei remake la Regina degli Specchi) dona un portacipria magico con cui può trasformarsi in chiunque vuole. Viene anche introdotto il tema che sarà principale nel filone: il potere di trasformarsi permetterà a Stilly di entrare in contatto con il mondo degli adulti e provare con la sua innocenza di bambina a risolvere i problemi della vita quotidiana.
Il salto significativo nel genere avviene nel 1983, quando lo Studio Pierrot crea Maho no Tenshi Creamy Mami (L’Incantevole Creamy), una serie che pur attenendosi alle regole di base, porta qualche novità. La prima è l’introduzione delle mascotte: uno o più esseri dall’aspetto simile ad animali che avranno il compito di vegliare sulla protagonista durante l’anno in cui la creatura magica le ha donato i poteri. La seconda è la possibilità tramite l’oggetto magico di diventare  una ragazza più grande (in genere adolescente) e in questo modo fare parte del mondo degli adulti. Si realizza così un desiderio spesso condiviso da molti bambini, il voler essere trattati da grandi, ma che porta con sé anche un piccolo prezzo. Yu, la nostra nuova protagonista, può infatti diventare Creamy la stella della canzone pop, ma si troverà a dover affrontare gli stessi impegni e  responsabilità di un’adulta con un lavoro e conoscere quel mondo che  l’aspetta tra qualche anno la porterà inevitabilmente a perdere un po’ della sua innocenza e guardare con occhi diversi la sua infanzia che passa. Lo Studio Pierrot produrrà altre due serie molto simili in struttura a questa: Maho no Yosei Pelsha (Evelyn e la magia di un sogno d’amore) del 1984 e Maho no Star Emi (Magica, magica Emi) del 1985, in cui le protagoniste oltre a condividere con Yu la capacità di trasformarsi in un’adolescente, avranno un coinvolgimento amoroso o comunque affettivo verso un ragazzo più grande, in genere attratto dalla controparte magica della protagonista. Tra le due però è  Emi ad avere più punti in comune con Creamy (essendo entrambe star dello show business) e allo stesso tempo a presentare un’altra piccola innovazione. Alla fine del suo ciclo di episodi, la protagonista Mai ha l’opportunità di mantenere i poteri magici e trasformarsi per sempre in Emi, realizzando così il suo sogno di diventare una prestigiatrice provetta, oppure rinunciarvi e realizzare con le sue sole forze il suo sogno. Mai sceglierà per l’appunto di contare sulle sue sole forze e questo varia un po’ il tema di fondo: non più la magia come mezzo per sbirciare e provare a vivere il mondo adulto, ma come mezzo per realizzare un sogno e capire che la via giusta per renderlo reale è impegnarsi facendo affidamento solo sulle proprie capacità. Va segnalato che lo Studio Pierrot produrrà altre due maghette: Maho no Idol Pastel Yumi (Sandy dai mille colori) del 1986, che si distacca dalle opere precedenti in quanto la protagonista non si trasforma in adulta  e Maho no Stage Fancy Lala (Fancy Lala) del 1998 in cui la protagonista torna a trasformarsi in adulta e a lavorare nel mondo dello spettacolo, ma come Mai/Emi arriva alla consapevolezza di non aver bisogno della magia per realizzare i suoi sogni.
Per avere una vera e propria rivoluzione del genere bisogna aspettare il 1992, quando fa il suo debutto Bishojo Senshi Sailor Moon (Sailor Moon) serie-saga che avrà ben quattro seguiti. La serie, che meriterebbe un approfondimento a sé stante, si inserisce nel filone maghette, portandole però a un passo successivo. La protagonista Usagi (Bunny) è già un’adolescente (ha quattordici anni) e quindi i poteri che le verranno donati non le serviranno come scusa per entrare nel mondo adulto. La sua sarà una vera e propria missione: diventerà una guerriera che con colpi speciali e vari oggetti magici si dedicherà a difendere il mondo dagli emissari del male. In questo contesto è chiaro che la protagonista rinuncia alla sua spensieratezza nel momento stesso in cui accetta la missione, il suo unico pensiero sarà la sicurezza del mondo e quindi non avrà il tempo di vivere come una normale ragazza. Ecco quindi che subentrano nuovi temi, forse più adulti e rivolti quindi a questo genere di pubblico, che saranno lo spirito di sacrificio e l’importanza dell’amicizia. Il primo è ben evidenziato dalla caratteristica di questa nuova maghetta, che appunto non si tramuta in cantante o prestigiatrice, ma in vera e propria guerriera, pronta a battersi fino all’ultimo respiro per proteggere chiunque. Il secondo è messo in risalto dal fatto che la protagonista non è sola: al suo fianco avrà un numero sempre maggiore di compagne, che dotate come lei di oggetti magici, si trasformeranno nelle sue paladine alleate. Questo elemento è una sorta di fusione con il genere sentai-mono popolare in Giappone in svariati live-action e conosciuto anche in Italia grazie alla prolifica serie dei Power Rangers. Le compagne di Usagi però differiscono da lei per un particolare importante: per vari motivi sono delle emarginate e l’amicizia disinteressata che la ragazza donerà loro una volta divenute guerriere, sarà il modo in cui, oltre ai loro sogni individuali, condivideranno quello comune di proteggere quel mondo in cui hanno avuto la fortuna di incontrarsi e abbandonare così la loro solitudine. Bisogna menzionare che questa mega-serie ha anche un forte valore femminista (basti pensare che nonostante l’interesse amoroso di Usagi la salvi spesso dal mostro di turno, è sempre lei con le sue sole forze a conseguire la vittoria finale) e porta allo sviluppo anche della figura della mascotte. Luna, la gatta che dona a Usagi l’oggetto per trasformarsi, è infatti una vera  e propria figura autoritaria per la ragazza, che la guida nel suo percorso per accettare e diventare una combattente responsabile.
Dopo Sailor Moon sono stati prodotti una lunga serie di cloni con più o meno successo rispetto alla portatrice di questa innovazione, arrivando sul finire degli anni novanta addirittura alla creazione di una sorta di serie “ibrido”. Si tratta di Ojamajo Doremì (Magica Doremì) del 1999 composta da ben quattro cicli di episodi e che partendo dal tema di base della bambina delle elementari che acquisisce i poteri magici da un essere magico (in questo caso una strega) viene affiancata da altre compagne maghette (componente inserita da Sailor Moon), unendo anche il sottogenere delle “maghette aliene” (appartenenti cioè a un mondo diverso dal nostro) con l’introduzione del Regno delle Streghe e della futura regina di quel regno: Hana una bimba che le protagoniste aiuteranno a crescere, diventandone le mamme. Questa può considerarsi una parentesi nell’evoluzione del genere perché la serie non aggiunge nulla ai temi già sviluppati dai precedenti prodotti e forse si colloca più nella fascia fanciullesca rispetto a quella adulta inaugurata da Sailor Moon.
L’ultimo stadio dell’evoluzione delle maghette avviene quindi solo nel 2011 con la comparsa sugli schermi nipponici di Puella Magi Madoka Magica (Madoka Magica). Questa serie presenta fin da subito una particolarità: la protagonista  quattordicenne Madoka entra in possesso dei poteri magici solo nell’ultimo episodio della serie. Nel corso dell’intera storia, Madoka infatti viene dissuasa in ogni modo da Homura, un’altra maghetta, a stipulare il contatto con la mascotte della serie per ottenere i poteri magici. Grazie a questo espediente, Madoka consoce così le altre maghette, che non sono un gruppo coeso ma sono in lotta tra loro e l’origine dei loro poteri: la Soul Gem. Questo gioiello, a differenza degli oggetti magici delle majokko precedenti, non è un semplice articolo magico ma l’anima della maghetta prescelta che abbandona il corpo della ragazza una volta che ha stipulato il contratto con la mascotte Kyubey. Kyubey stesso è un evoluzione (in negativo) della mascotte: il suo nome è la contrazione di Incubator ed è visto come un essere senza emozioni il cui unico interesse è sacrificare le maghette perché diventino streghe (i nemici contro cui le maghette combattono) e raccogliere così l’energia scaturita da questa evoluzione malvagia. Ecco che comincia così a delinearsi la forma definita del genere. Le maghette acquistano i poteri esprimendo un desiderio (che corrisponde alla realizzazione di un sogno tramite la magia), ma nella maggioranza dei casi questo desiderio (anche se altruista) ha delle conseguenze negative, porta alla corruzione la ragazza che lo ha espresso e il potere magico nato dal contratto per realizzarlo la trasforma nella strega, il mostro che porta distruzione e che le protagoniste devono sconfiggere. Continuando la tradizione iniziata con Sailor Moon, i temi del sacrificio e dell’amicizia vengono portati all’estremo attraverso Homura e Madoka. È infatti il desiderio della prima di proteggere la sua migliore amica Madoka a spingerla a diventare una maghetta e rivivere infinite volte gli eventi che causeranno la morte della ragazza, mentre Madoka nel finale della serie compirà il sacrifico estremo per salvare tutte le maghette del passato e del futuro, in un gesto molto simile a quello compiuto da Sailor Moon con una differenza sostanziale: nessuno si ricorderà di lei.
Grazie all’approfondimento psicologico delle protagoniste e alle scene a volte crude (una delle maghette muore decapitata e in genere la morte delle maghette è definitiva), questa serie è chiaramente rivolta solo a un pubblico di adolescenti e adulti. Estremizzando la perdita dell’innocenza delle protagoniste (costrette a compiere azioni e scelte da adulte), mostrando come un sogno realizzato tramite la magia lo renda nullo e sbagliato ed elevando i valori dell’amicizia e del sacrifico in favore del prossimo, Puella Magi Madoka Magica inserisce inoltre nuovi elementi nel filone come il viaggio nel tempo e le realtà parallele, tipici della fiction di fantascienza.
In definitiva sarà molto complicato portare questo genere a un livello ancora più alto, ma la fantasia degli autori potrebbe ancora riuscire a sorprendere gli spettatori. Un esempio? Introducendo magari  dei protagonisti maschili (che potremmo simpaticamente definire dei maghetti) in modo che anche il pubblico maschile (che ha cominciato ad avvicinarsi a questo tipo di produzioni grazie a Sailor Moon) possa avere un personaggio in cui identificarsi. 

lunedì 23 aprile 2012

Darklight Children parte 3 - Puntata 8

Come aveva promesso a Patrick, Sara non saltò nuovamente un giorno di scuola. Una compagna l’aveva chiamata il pomeriggio precedente avvertendola che ci sarebbe stata la simulazione di una prova d’esame e quindi di essere presente.
Camminando in fila dietro agli altri studenti, Sara si sforzò di pensare positivo. “Devo solo preoccuparmi di andare bene nella prova. È questo quello su cui devo concentrami. Niente demoni o vite passate. Come farebbe qualsiasi adolescente all’ultimo anno delle superiori.”
Mentre stava per entrare nell’edificio venne raggiunta da Juri.
- Ciao Sara, tutto bene? – la salutò il ragazzo. – Ieri non ti ho vista. Hai avuto qualche problema?
- No, stai tranquillo: è tutto a posto – rispose gentilmente. – Se escludiamo che oggi ho una simulazione d’esame. Però penso che me la caverò.
- Anche da noi oggi c’è una simulazione. Il lato positivo è che possiamo uscire prima da scuola se finiamo in anticipo – disse Juri.
 - Non me lo ricordavo. Allora è meglio che mi sbrighi. Magari ci vediamo all’uscita. – Sara lo salutò con la mano e corse verso la scale.
Lui ricambiò il saluto sorridendo.
Sara rifletté che era la prima volta che riusciva nuovamente a parlargli come ai vecchi tempi da quando si erano presi una pausa.  Juri non si era allontanato anche se lei lo aveva trattato con freddezza e concluse che forse era arrivato il momento di ripensare seriamente alla loro relazione.

La classe era immersa nel silenzio. I due professori che dovevano sorvegliare i ragazzi erano seduti alla cattedra e tra uno sguardo e l’latro agli studenti, scambiavano due chiacchiere tra di loro.
La prova consisteva in un testo in lingua straniera con delle domande sul suo contenuto a cui rispondere.
Sara aveva letto velocemente le domande e poi aveva evidenziato nel testo i riferimenti che potevano esserle utili. Si sentiva tranquilla, non aveva avuto difficoltà nel comprendere il senso di quello che leggeva e credeva di essere in grado di rispondere a tutte le domande. Dall’inizio del tempo a disposizione non aveva mai staccato lo sguardo dal foglio o dal dizionario di cui potevano fare uso e all’improvviso la vista le giocò un brutto scherzo. Le parole cominciarono a sovrapporsi una con l’altra e le lettere a cambiare posto tra loro.
“Non devo cedere alla stanchezza” si disse chiudendo momentaneamente gli occhi. “Ancora pochi minuti di concentrazione e avrò finito.”
Sara alzò le palpebre e trovò un volto a fissarla, all’altezza della nuca del compagno seduto davanti a lei. La faccia aveva una carnagione grigiastra e i capelli appiccicati alla testa. Il labbro inferiore era rotto e una crosta di sangue marrone formava una virgola sul mento.
Sara scrutò intorno a sé, ma tutti avevano lo sguardo rivolto sul proprio foglio. E i professori discutevano tra loro, uno di fronte all’altro. Era l’unica a vedere quel volto galleggiare nel vuoto.
«La principessa è senza parole» disse all’improvviso la testa del giovane uomo.
Sara non rispose.
«Credi di potermi ignorare?» riprese lui. «O pensi che qualcuno di loro possa sentirti?»
- Che significa? – domandò Sara, parlando a voce alta.
«Hai notato qualcuno girarsi? No. Questo perché non puoi scappare da me. Come io non ho potuto scappare da te.»
- C…chi sei?
«È quasi divertente che tu me lo chieda» rispose senza ridere. «Prima di finirmi hai detto che il primo uomo che uccidi non lo scordi mai.»
Sara scosse violentemente la testa. – Non ti ho ucciso. Non ho ucciso nessuno.
«Bugiarda! Tu, Sayka figlia bastarda di DiKann, sei un’assassina.»
- Non sono Sayka. Lo ero… ma io ora sono Sara Martini.
L’espressione dell’uomo divenne ancora più rabbiosa. «Tu sarai sempre Sayka. Chi hai ucciso non lo dimenticherà tanto facilmente come cerchi di fare.» Dall’estremità inferiore della testa prese forma il collo e il torace. Spuntarono anche un paio di braccia e le mani che si avvicinarono minacciose al collo della ragazza.
Sara cercò di allontanarle con le sue, ma lui le schivò senza sforzo.
«Tutti i morti di cui sei responsabile sono parte di te!» urlò mentre il resto del suo corpo compariva, posizionandolo in ginocchio sul banco della giovane. Gli si lanciò contro e le strinse le dita intorno al collo, buttandola per terra.
Sara sentì il respiro mancarle e udì la sua gola emettere un rantolo, mentre gli occhi gelidi del suo assassino brillavano di gioia.

- Martini! Martini!
La voce agitata del professore fece aprire di colpo gli occhi a Sara. Era semidistesa sul pavimento accanto al suo zaino, respirava affannosamente, mentre l’uomo chino su di lei continuava a chiamarla.
- Stai bene? – le chiese spaventato.
- Non… non lo so – balbettò lei, rendendosi conto di avere addosso lo sguardo di tutti i compagni, che la fissavano sgomenti.
- Hai fatto degli strani versi e poi sei caduta per terra – raccontò l’uomo, aiutandola a rialzarsi.
- Voi, tornate al vostro lavoro – disse l’altro professore ai ragazzi, che uno dopo l’altro eseguirono l’ordine.
Sara fu accompagnata fuori dalla classe dal professore che l’aveva soccorsa. – Cosa ti è successo?
- Non so. Credo di aver avuto un attacco di panico – mentì lei. Non poteva e non voleva parlare dello strano uomo grigio che aveva tentato di ucciderla.
- A che punto sei con il test?
- Mi mancano le ultime due domande. 
Il professore la squadrò dubbioso. – Non mi sembri nello stato di continuare. È meglio che tu vada dal consulente. Se hai un problema a gestire lo stress, è meglio risolverlo prima dei veri esami.
Senza concederle repliche, l’uomo la scortò al piano superiore davanti all’ufficio del consulente scolastico. La porta era aperta, così entrò insieme a Sara. – Scusi il disturbo dottor De Santi, Sara Martini ha avuto un problema durante la simulazione d’esame e credo sia opportuno che ne discuta con lei.
Kaspar De Santi alzò la testa dalle carte che stava leggendo sulla sua scrivania e annuì. – Certo. Vieni Sara, siediti pure.
Sara si ritrovò a farlo anche se non ne era del tutto convinta. Avrebbe voluto ribattere che non era necessario portarla lì e che il consulente non poteva fare niente per lei. La situazione però era incomprensibile e le ci voleva del tempo per capire cosa fare e come uscire da lì senza aggiudicarsi un biglietto di sola entrata per il manicomio.
- Non preoccuparti per la prova. Terremo conto di questo imprevisto. Devo andare dagli altri prima che venga invalidata la simulazione. Torna quanto ti senti pronta. – Il  professore sparì dall’ufficio in un lampo e Sara si ritrovò a fissare il volto calmo e sereno del dottor De Santi.
- Vuoi un bicchiere d’acqua? – le domandò Kaspar, notando la sua espressione spaurita.
- Sì, grazie – rispose Sara, sentendo ancora sulla pelle la stretta dell’uomo dal volto grigio.
Kaspar si alzò e prese un bicchiere di carta sotto il distributore a forma di boccia posto accanto all’entrata dell’ufficio. Lo spinse contro la manopola e lasciò che l’acqua lo riempisse. Lo porse poi alla ragazza. – Raccontami con calma cosa è successo.
Sara impiegò più tempo del necessario a mandare giù l’acqua. Non sapeva cosa inventarsi. Non capiva nemmeno lei cosa le fosse accaduto. Scostò il bicchiere di plastica dalle labbra e disse: - Penso di aver avuto un attacco di panico.
- Ti è già successo in passato?
- No.
- Però hai subito identificato il tuo disturbo come un attacco di panico – sottolineò Kaspar. – Dimmi cosa hai provato di preciso.
- Stavo rispondendo alle domande della prova di simulazione. Ero tranquilla, mi mancavano solo due risposte. – Sara fece una pausa. Poteva raccontare quello che le era capitato omettendo qualche dettaglio. Anche perché tutti in classe l’avevano sentita mentre respirava a fatica e l’avevano vista cadere a terra, quindi era inutile negarlo. – Poi all’improvviso mi è mancato il fiato. È stato come se qualcuno cercasse di strozzarmi e senza accorgermene mi sono buttata sul pavimento. Io… credevo davvero di stare soffocando.
- Hai avuto l’impressione di avere qualcuno addosso che ti stringeva la gola. Hai persino creduto di poter sentire le sue dita.
- Si, esatto. – Sara era sorpresa. Non si aspettava che le descrivesse alla perfezione l’attacco che aveva subito.
- Puoi stare tranquilla. È tutto normale.
- Davvero? Da come mi guardavano gli altri non sembrava.
Kaspar rise debolmente. – Sei all’ultimo anno. Ci sono gli esami di maturità e poi devi decidere cosa fare del tuo futuro. Per certi ragazzi questo è uno stress più pesante di quanto non si aspettano. I momenti di crisi come il tuo non sono nulla di preoccupante. Devi cercare di rilassarti. Non devi prendere tutte le decisioni adesso. E devi parlare delle tue paure con qualcuno. Con me o con i tuoi genitori.
- Ecco… io… mi sento più a mio agio con un amico di famiglia – rispose pensando a Patrick.
- Va benissimo – replicò Kaspar. – L’importante è che non ti tieni tutto dentro. Esternare i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre angosce, ci aiuta a superare il problema.
- Quindi niente pillole colorate?
- No, non sei ancora nello stato di aver bisogno di ansiolitici – rispose Kaspar con un sorriso. – Però vorrei che mi tenessi aggiornato su questi episodi. Solo per sicurezza.
Sara annuì.
- Ok. Credo che tu possa tornare in classe. – Kaspar prese dalla sua mano il bicchiere di plastica vuoto e la accompagnò alla porta. La chiuse dopo che la ragazza fu uscita e buttando il bicchiere nel cestino, tornò alla sua scrivania.
Aprì l’ultimo cassetto sul lato destro ed estrasse un plico di cartellette beige. Erano cinque e su ognuna in alto a destra era scritto in stampatello un nome: NAOKO MANCINI, JURI MONTI, SABRINA CORTI, DAVIDE CAPRI, SARA MARTINI.
Kaspar afferrò l’ultima e l’aprì. Sul fondo di un foglio già pieno di suoi appunti scritti a mano aggiunse: “Primi segni di allucinazioni sul passato. Ricordi che emergono spontaneamente?Verificare.
Chiuse il fascicolo e disse: - Devo fare visita a Patrick Molina al più presto. Dopo due mesi è l’ora di valutare se ha fatto progressi con il suo incarico e ha informazioni sui cinque soggetti.
Kaspar ripose i fascicoli nel cassetto e tornò al suo lavoro di copertura di consulente scolastico. 

                                                   Continua…