lunedì 10 settembre 2018

Darklight Children - Capitolo 80


CAPITOLO 80

Ospiti inattesi

 
Il tragitto da casa dell’amica alle rovine del Portale Mistico non era lungo e Naoko aveva rimandato quella conversazione da giorni, dall’inizio del loro turno di perlustrazione per l’esattezza. Sapeva che non erano fatti suoi, ma c’erano stati degli avvenimenti che avevano attirato al sua attenzione e in quanto miglior amica di Sara, si sentiva di doverle porre quelle domande.
«Pensi ci sarà di nuovo Patrick a farci compagnia?»
Sara non scostò lo sguardo dalla strada.  «Può darsi.»
«Non è la prima volta.»
La fissò. «Ti dà fastidio?»
Naoko scosse la testa. «È solo un po’ strano, non trovi? Si presenta solo quando c’è il nostro turno di pattuglia.»
L’altra si legò i capelli neri in una coda di cavallo. «Siamo anche l’unico gruppo di sole ragazze. E lui è molto protettivo.»
Naoko sospirò. Doveva essere ancora più diretta per arrivare al dunque. «Non devi trovare delle scuse con me. Se Patrick ti piace, non è un crimine.»
Sara la guardò sorpresa. «Te ne sei accorta? È tanto evidente?»
«Abbastanza.» rispose sorridendo. «Lo si vede lontano un miglio che ti interessa. E inoltre ho notato le occhiate che lanciavi a Yuri e Sabrina questa sera.»
«Stare in loro compagnia è un po’ strano. Non mi inafastidisce… ma io e Yuri siamo arrivati a  capire che tra noi non c’era più un motivo per stare insieme in momenti diversi e in modi diversi. Non c’è stato il tempo di abituarci.»
«Se non sei gelosa e non provi più niente per lui, dov’è il problema? Buttati con Patrick.»
«Non so…» Sara si mordicchiò il labbro inferiore. «Anche con Patrick le cose sono iniziate in un modo piuttosto strano.»
Naoko alzò gli occhi al cielo. «Ed è un problema? Sul serio? Voglio dire, tra vite passate, poteri soprannaturali e demoni vari, non dovrebbe spaventarti tanto un potenziale rifiuto.»
Sara tirò un lungo sospiro. «È complicato. Lui mi ha sempre visto come qualcuno che gli è stato affidato da mio zio. E io gli ho… diciamo fatto delle avances un po’ troppo dirette quando ho saputo del bambino di Yuri e Sabrina.»
«Sono sicura che con tutto quello che successo dopo, le ha già dimenticate.»
Naoko osservò l’amica rimanere in silenzio più a lungo di quanto immaginasse. Forse era stata troppo diretta. Decise di fare un passo indietro. «Ok, rivediamo la situazione.  Lui come ha reagito dopo il fatto?»
«Mi ha fatto capire che non era interessato a me in quel senso. E poi c’è anche la questione dell’età» continuò Sara. «Patrick è più grande di me.»
«Non è così tanto più grande.»
«Lo è abbastanza» replicò.
Naoko si fermò pochi metri prima della cancellata che delimitava le rovine. «Ascolta, normalmente ti direi di aspettare e vedere come si evolve, ma sappiamo tutte e due che la nostra normalità ha la data di scadenza breve.» Le mise i palmi sulle spalle. «Se tieni a lui non devi rinunciare subito. Fai un altro tentativo, se va male, non avrai rimpianti.»
Sara aggrottò la fronte . «Sei sicura? Hai visto anche tu che non sono brava con i rifiuti.»
«Sei maturata da allora e stavolta ci sono io a tenerti a bada» rispose facendole l’occhiolino.
Sara avanzò verso le sbarre, dietro erano stati fissati dei paletti di alluminio per impedire che qualcuno si introducesse. Angelo Moser ne aveva però mostrato uno rimuovibile, che consentiva loro l’accesso. 
«Non lo so, ci devo pensare» disse Sara, tirando l’asse di alluminio per spostarla.
Naoko le si avvicinò per aiutarla. «Be’ non metterci troppo a decidere. Altrimenti, quando meno te lo aspetti, ti obbligherò io a parlargli.»
Scostarono il pezzo di alluminio, attraversarono la fessura una alla volta e lo rimisero a posto. Si avviarono nell’ammasso di detriti che testimoniava la passata esistenza del negozio e dopo pochi passi trovarono Patrick appoggiato a un calcinaccio che le aspettava.
«Ciao ragazze» le salutò.
«Buonasera signor Molina» rispose Naoko.
«Ti prego, ormai vorrei che mi chiamaste tutti Patrick, come fa Sara.»
Naoko schioccò un’occhiata all’amica. Lei finse di non notarla.
«Come mai sei qui?» domandò Sara.
Patrick si mosse per raggiungerle. «Sai che non sono tranquillo quando vieni qui. Cioè, quando venite voi due sole.»
Naoko trattenne un sorriso quando si corresse all’istante.
«Non devi preoccuparti» rispose Sara. «Ormai sono due mesi che controlliamo questo posto e a parte qualche gatto randagio, non si è fatto vivo nessuno.»
«Sì, e per quelli basto io. A proposito…» Naoko si guardò intorno, mancava qualcuno all’appello. Ombra! Scintilla! chiamò con la mente. Attese qualche secondo, ma non avvertì risposta tra i suoi pensieri. Si guardò attorno e non vide spuntare né il pelo scuro, o quello candido dei due mici. 
Patrick le si avvicinò. «Qualcosa non va?»
«È strano» rispose incerta. «Se non sono nei paraggi, Ombra e Scintilla comunicano sempre con me quando li chiamo.»
«Pensi sia successo qualcosa?» domandò Sara.
Naoko continuò a guardarsi intorno. «Sanno badare a loro stessi, però…» Non ebbe il coraggio di terminare la farse. Era affezionata ai suoi gatti e non le avevano mai dato ragione di preoccuparsi. Se non arrivavano sicuramente non era un buon segno.
«Vai a cercarli» le propose Patrick. «Resterò io con Sara.»
«Grazie» rispose, girandosi per guardarlo in volto. «Non ci metterò molto.» Corse verso l’entrata nascosta, ma fu costretta a fermarsi di colpo.
Una ragazza dai capelli rossi e lunghi era in piedi a braccia conserte di fronte a lei, sbarrandole la strada. «Hai perso qualcosa?»
Prima che potesse risponderle, al suo fianco arrivarono altri due ragazzi. Uno dalla pelle scura e dall’aspetto più grande e uno più giovane con i capelli castano chiaro, tenuti dritti sulla testa dal gel e con in braccio i felini bianco e nero.
«Cosa gli avete fatto?» domandò Naoko sentendo montare la rabbia.
«Sono solo addormentati» le rispose il ragazzo dalla pelle nera. «Gli abbiamo somministrato un leggero sedativo. Si sveglieranno tra poche ore.»
Sara e Patrick le si avvicinarono protettivi.
«Chi siete?» domandò Sara aggressiva.
«Non potete stare qui» disse Patrick. «È proprietà privata.»
La ragazza dai capelli rossi scoppiò a ridere. «Anche voi siete qui abusivamente. Perché vi scaldate tanto? Avete forse qualcosa da nascondere?»
«Erica!» la richiamò il ragazzo più grande. «Siamo qui per mettere alla prova le due Alpha.»
Naoko fissò il suo dito spostarsi da lei a Sara. Poi guardò l’amica e vide che condivideva la sua confusione. «Come ci hai chiamate?»
«E cosa vuoi dire con “metterci alla prova”?» domandò Sara.
Erica sbuffò e si voltò verso il compagno. «Te l’avevo detto Marcus, venire quando ci sono queste due è tempo perso. Sono due stupide oche.»
«Ehi! Vattene o ti spedisco fuori a calci» ribatté Sara.
«Possiamo fare di meglio» rispose Erica. Aprì i palmi e lentamente prese forma una lancia risplendente di energia cremisi. La impugnò e la brandì contro di loro. «Forza! Fateci vedere di cosa siete capaci.» 
Naoko spalancò la bocca. «Quello è un potere soprannaturale. Quindi sono anche loro…»
«Sono dei mezzo demoni!» la precedette Sara. Poi si voltò verso Patrick, a sua volta impreparato a quella rivelazione.
Marcus alzò le braccia al cielo. «Il vostro amico non ci interessa.» Chiuse gli occhi e pochi secondi dopo, lo sbattere frenetico di ali colmò il silenzio della notte. Un gruppo di pipistrelli comparve in cielo, si fermò proprio sopra di lui e alcuni planarono intono alle sue spalle. «Avanti, vogliamo solo un piccolo confronto.»
Patrick scattò in avanti, verso il terzo ragazzo. «Se volete combattere, dovete farlo ad armi pari.» Afferrò con la mano coperta dal guanto il braccio del ragazzino, con l’intenzione di togliere Ombra e Scintilla dal suo abbraccio. Lui alzò la testa e lo scambio dei loro guardi lo bloccò.
Naoko lo osservò. Patrick sembrava disorientato, come quando aveva delle visioni, ma non aveva la pelle nuda. All’improvviso lo udirono mormorare: «Samuele.»  
Il ragazzino trasalì e cercò di divincolarsi, ma Patrick lo strinse più forte. Lui allora lasciò la presa sui due gatti, che caddero pesantemente sull’erba.
«Maledizione!» imprecò Erica. Abbandonò l’intenzione di attaccare Sara e colpì con la punta della lancia la schiena di Patrick, che gridò di dolore e poi si accasciò sul terreno.
Marcus si girò di scatto. «Che diavolo combini? Avevamo detto di non danneggiare i civili.»
«Ha iniziato lui» replicò Erica con fare infantile.
«La prova è saltata» disse Marcus. Indicò con le mani le due ragazze e i pipistrelli si avventarono su di loro, emettendo il loro verso stridulo e fastidioso. «Andiamocene.» Afferrò sia Erica che l’altro compagno per il braccio e li obbligò a correre verso l’entrata camuffata.
Naoko gesticolò con una mano per scacciare le bestie, mentre con l’altra si riparò il volto. Quando il rumore del loro grido e lo sbattere delle ali si attenuò, li scorse volare verso l’oscurità sopra di loro, e dei tre misteriosi assalitori non c’era più traccia.
Sara si lanciò verso Patrick. Accovacciata, lo girò con cautela, portando il volto di fronte al suo per vedere se era ferito gravemente. «Patrick! Patrick! Rispondimi!» urlò.
Lui emise dei versi sconnessi e poi lentamente riaprì gli occhi. «Cosa… è stato?»
«Quella ragazza ti ha colpito con la lancia alle spalle» spiegò Sara.
Naoko li raggiunse. «Sta bene?»
Patrick si massaggiò le tempie. «Credo di sì. Mi scoppia la testa, come se l’avessi sbattuta contro un muro di acciaio.»
Naoko lo sorresse per un braccio, mentre l’amica faceva lo stesso con l’altro e insieme lo aiutarono a rimettersi in piedi. «Deve essere una specie di arma psichica. Il fatto che si sia già ripreso però dovrebbe essere un buon segno.»
«È meglio che lo accompagniamo a casa» disse Sara. «Lo facciamo stendere e vediamo se…» 
Il suo cellulare squillò all’improvviso facendoli sobbalzare.
Lo afferrò a fatica dalla tasca con la mano sinistra, mentre con l’altro braccio reggeva la schiena di Patrick. «Pronto, Leo?»
Naoko vide l’altra ragazza sbiancare di colpo. Altre cattive notizie in arrivo.
«Resta lì. Arrivo subito.» Sara chiuse la telefonata e poi guardò lei e Patrick mortificata Patrick  «C’è un’emergenza, mi dispiace.»
«Non preoccuparti, sto già meglio» la tranquillizzò lui, stando in piedi senza il sostegno delle due ragazze.
Naoko si spostò verso Ombra e Scintilla e li raccolse con delicatezza da terra. «Sì, ci penso io a scortare Patrick.» Stringendoli al petto sollevata che fossero incolumi, domando: «Piuttosto, questa emergenza è tanto grave?»
«Abbastanza: mia madre non riconosce più mio fratello e lo ha buttato fuori di casa.»
«Che serata! È meglio se ti  teletrasporti da lui.»
Sara annuì. Chiuse gli occhi e attese. Non accadde nulla e li spalancò allarmata.
«Che succede?» domandò Naoko.
«Non so»  rispose Sara. Provò di nuovo, ma non cambiò nulla. I suoi piedi erano ancorati al terreno.
«Sara sei ancora qui» le fece notare Patrick.
«Lo so» disse lei nel panico. «Non riesco più a teletrasportarmi!»

 

                                                             Continua…

lunedì 27 agosto 2018

Darklight Children - Capitolo 79


CAPITOLO 79

Ricordi intermittenti

 
Leonardo avanzò lentamente sul terreno asciutto, dall’erba che circondava il sentiero proveniva un forte odore di vegetazione bagnata, come dopo un lungo temporale.
Alzò il capo verso il cielo. Nuvole grigie, sottili e filiformi si dileguavano, nascondendo solo parzialmente il sole, che si faceva strada con la sua luce fioca. Si guardò poi intorno, ritrovandosi a essere l’unico visitatore del cimitero. Proseguì sicuro, le lapidi gli scorrevano a fianco e pur cercando di concentrarsi, non riusciva a leggere i nomi dei morti. Si fermò davanti a un piccolo recinto in ferro. Circondava uno spiazzo verde, punteggiato da fiori gialli e nel mezzo si innalzava una lapide di marmo più chiaro delle altre.
Il ragazzo si inginocchiò per sapere a chi apparteneva. Le lettere si confusero tra loro, ebbe addirittura l’impressione che si cambiassero di posto solo per fargli un dispetto. 
«Non preoccuparti. Ti tornerà in mente.»
Una donna con un lungo vestito nero e i capelli castani radunati in modo scomposto in uno chignon, apparve al suo fianco, posandogli la mano destra sulla spalla.
Leonardo si rialzò. «Sono sicuro di conoscere il suo nome. Sono qui per questo, vero?»
La donna gli sorrise. «Non solo.» Gli prese il volto tra le sue mani, coperte da guanti neri che le avvolgevano la pelle lattea fino all’avambraccio. «Il passato ti troverà senza aiuto. Devi preoccuparti del futuro. Di chi arriverà, di chi potrai fidarti. E ciò che sembra inoffensivo, tornerà a minacciarti.»
«Chi è che mi minaccia?» le domandò.
Lei era svanita. Le lapidi pure. La sua voce riecheggiò in quel luogo silenzioso.

«Mi hai capito, Leonardo?» domandò scocciata Sara. «Questa volta è una minaccia!»
Leonardo aprì gli occhi e si guardò intorno. Era sul divano del salone. In casa sua. Sara era seduta alla sua sinistra con accanto Naoko; Yuri occupava la poltrona accanto, con in braccio Sabrina; Davide era stravaccato su quella alla destra. Tutti lo fissavano.
«Che cosa?» domandò stordito dal risveglio improvviso e dalla musica che proveniva dal televisore di fronte  a lui. Il cast di Glee stava intonando il ritornello di We are young dei Fun.
«Ho detto che se continui a sonnecchiare, spengo questa lagna» ripeté la sorella, agitandogli il telecomando del lettore DVD davanti al naso. «Ci hai costretto a fare una maratona di questa serie e sei il primo ad annoiarti.»
Leonardo ricordò perché fossero tutti lì. Dal ritorno dalla sua presunta morte, sua sorella e i suoi amici avevano insistito per passare una serata tranquilla tutti insieme e così, dopo vari rinvii, si erano riuniti davanti alla tv.
«Non vi ho costretto con la forza. Mi avete lasciato voi libero di scegliere che cosa guardare.»
«E comunque l’episodio è finito» fece notare Davide.
«Problema risolto.» Strappò il telecomando dalla mano della sorella, premette il tasto STOP e lo schermo diventò blu.
Sara si accasciò contro lo schienale e arricciò il naso. «Non capisco come fa a piacerti questa roba.»
Naoko si tirò su, sporgendosi in avanti. «Non è male, forse un po’ ripetitivo.»
«I numeri di ballo e canto sono carini» aggiunse Sabrina.
Leonardo sbuffò. «Non capite, questa serie è una metafora della nostra situazione.»
Yuri inarcò un sopracciglio. «Stai scherzando? Non abbiamo mai cantato o ballato in gruppo. Ne lo faremo mai.»
Alzò gli occhi al cielo e si alzò in piedi, mettendosi di fronte ai cinque compagni. «Mi riferisco ai personaggi, a quello che rappresentano.» Puntò il dito verso Sabrina e Yuri. «La ragazza insicura che rimane incinta e il bravo ragazzo che vuole sempre fare la cosa giusta.» Indicò poi Naoko. «La ragazza asiatica.» Guardò infine Sara e Davide. «Quella che vuole fare la dura, ma alla fine ha un gran cuore. E il bullo che però si è integrato tra le sue vittime. Sono tutti come noi. Sono più di quello che sembrano.»
Sabrina aggrottò la fronte «È davvero così che ci vedi?»
«Essere giudicata solo come la “ragazza asiatica” mi sembra uno stereotipo e anche un po’ razzista» commentò Naoko.
«E poi pensavo che il nostro gruppo di riferimento fosse più quello dei protagonisti di Buffy» gli ricordò Davide.
Leonardo sospirò. «È più o meno la stessa cosa. In Buffy sono degli emarginati che combattono il soprannaturale. In Glee sono degli emarginati che si uniscono ai ragazzi che non lo sono, ma alla fine riescono ad amalgamarsi tra loro ballando e cantando.»
Sara ridacchiò. «Mi sa che sei un po’ confuso e continuo a non vedere il collegamento con noi.»
Leonardo sbuffò. «Voglio dire che siamo anche noi dei diversi che hanno saputo far fronte comune e uscirne vincitori. Abbiamo appianato le differenze e imparato a collaborare come un gruppo. Senza le coreografie, ovviamente.»
Gli altri lo guardarono poco convinti.
Scosse la testa rinunciando all’idea di condividere la su visione. «Lasciamo perdere.» Premette il tasto EJECT e andò a recuperare il disco dal piatto del lettore.
Alle sue spalle i ragazzi scoppiarono a ridere. Lui li fissò interdetto, infilando il DVD nella custodia.
«Ti stavamo solo prendendo in giro» disse Yuri.
«Ho raccontato agli altri delle tue lunghe spiegazioni e similitudini tra la vita vera e i serial quando guardavamo una serie insieme» continuò Sara. «E abbiamo deciso di metterti alla prova.»
Davide abbozzò un sorriso. «Volevamo vedere fino a che punto ti spingevi.»
Sabrina gli afferrò una mano. «Ma è bello sapere che continuerai a tormentarci con le tue analogie. Mi sono mancate.»
«Io continuo a essere offesa» replicò Naoko, facendogli la linguaccia.
«Va bene, ora che vi siete divertiti, direi che la serata è conclusa» disse Leonardo, fingendosi contrariato. In realtà era contento che fossero tutti li a scherzare con lui e a condividere uno sprazzo di normalità.
«Su, non prendertela.» Sara si alzò e gli schioccò un bacio sulla guancia. «Avevamo perso l’abitudine a non dover pensare a embrioni di demoni o morti apparenti. Questi ultimi due mesi sono stari rilassanti.»
Naoko si stiracchiò «A dire il vero, preparare la tesina per gli esami è stressante quanto la caccia ai demoni.»
Sabrina sospirò. «E io in più, con le assenze che ho fatto, devo anche recuperare parte del programma di varie materie.»
«Però hai un bravo tutor.» Yuri la baciò sulle labbra. «E ti confermo che ti porterò preparata agli esami finali.»
«Vi ricordo che nessuno di voi ha una madre che è anche professoressa» si lamentò Davide. «Per me la pressione della scuola non finisce mai.» 
«A questo proposito, c’è qualcosa di cui dovremmo parlare.» Leonardo trasse un lungo respiro, sapeva che l’argomento che voleva affrontare era delicato. «Credo che dopo tutto quello che ci è successo, dovremmo mettere al corrente i nostri genitori.»
«Spiegati meglio» disse Naoko.
«Mi riferisco ai nostri poteri. Come è successo a me, ci possono mettere in situazioni… particolari. Credo debbano essere pronti ad affrontarle anche loro. E poi c’è tutta la faccenda delle nostre origini…»
«Neanche per sogno. Mi sembra un’idea pessima. E stupida» replicò secca Sara.
«No, non lo è vero. Avete mascherato la mia non-morte con un incantesimo, ma se non ci fosse questa possibilità? Se dovessimo trovarci in un’altra situazione estrema, non saremmo costretti a prendere delle decisioni così… ecco, estreme.»
Davide si massaggiò il mento «Non ha tutti i torti.»
Naoko si alzò dal divano e guardò Sara. «Tuo fratello potrebbe avere ragione. Sarebbe più comodo che dover sempre inventare scuse strane, o rischiare che lo scoprano in modo brusco.»
Sabrina scese dalle gambe del fidanzato. «Mia madre non la prenderebbe bene in nessun caso.»
«Neanche mio padre» disse Yuri.
«Come fate a dirlo?» chiese Leonardo. «Non gliene avete ancora parlato.»
«Non è un argomento facile da inserire in una conversazione e conosciamo i nostri genitori» gli rispose lei.
Yuri si voltò verso Sara. «Siamo d’accordo con te. È meglio non raccontare niente.»
Davide scrollò le spalle. «Mi sa che non abbiamo scelta: siamo tre contro tre e due di noi hanno opinioni differenti, ma gli stessi genitori.»
Leonardo incrociò lo sguardo con la sorella. Lo sapeva da tutta la vita: quando si metteva in testa qualcosa era un’impresa spuntarla e convincerla a cambiare opinione.
Lei doveva aver fatto lo stesso ragionamento perché gli sorrise brevemente e aggiunse: «Questione chiusa.» Si girò, prese dal divano il telecomando del televisore e lo spense. «Vieni Naoko, per noi si è fatto tardi. Dobbiamo andare.»
«È già ora della pattuglia alle rovine?» domandò l’amica, controllando l’orologio al polso.
Leonardo rinunciò a riprendere il discorso. Da quando avevano impedito la rottura del Sigillo si erano divisi in gruppi di due e ogni sera, su richiesta di Angelo Moser, controllavano che nessuno si avvicinasse a quel che un tempo era stato il Portale Mistico, il negozio di articoli magici. Era un appuntamento che rispettavano puntualmente perché erano tutti d’accordo che su quel fronte non era il caso di correre altri rischi.
«Sì, il signor Moser ci dà il cambio dopo mezzanotte» rispose Sara, prese l’amica sottobraccio e attraversò il corridoio arrivando alla porta d’ingresso.
Yuri prese Sabrina per mano. «È meglio che andiamo anche noi.» Insieme si avviarono verso le ragazze.
Leonardo guardò l’ultimo rimasto «E tu? Vai o resti ancora un po’?»
«Dovrei parlarti, se non ti dispiace» rispose Davide. «Non ci vorrà molto.»
Seppur perplesso, Leonardo annuì. Si affacciò poi sul corridoio. «Sara, chiamami se hai bisogno.»
«Va bene, stai tranquillo» gli rispose, fece uscire gli altri e chiuse la porta dietro di sé.
Rimasto in piedi nel salone, a fissare in silenzio per alcuni secondi l’altro ragazzo, Leonardo provò un lieve imbarazzo.
«Stavo ripensando al tuo paragone tra noi e i protagonisti di Glee» esordì di colpo Davide. «Hai ragione. Mi sento un po’ come quel bullo, non quello con la cresta. L’altro, quello che tormenta il ragazzo gay.»
«Non sapevo seguissi anche questa serie» ribatté sorpreso.
«Ho visto qualche episodio. A un certo punto questo bullo ammette di aver sempre infastidito il ragazzo perché aveva una cotta per lui. Credo… insomma… in qualche modo per me è uguale.» 
Leonardo sgranò gli occhi.
Davide lo squadro incerto. «Sembri… non so, infastidito… .»
«E ti pare strano?» domandò irritato. «Hai reso i miei giorni a scuola un inferno, te la sei presa con me senza che sapessi il motivo, ammesso che ce ne sia uno, e ora ti aspetti che mi beva la storia del “ti rifiutavo perché mi piacevi e non volevo accettarlo”?»
«D’accordo, ho fatto di tutto per farti pensare il peggio di me, ma non era quello che volevo, non completamente almeno.»
«E questo dovrebbe convincermi che sei sincero?»
«C’era qualcosa che mi attraeva in te e non volevo che fosse così. Ho pensato che odiandoti e facendomi odiare, sarebbe passato. Poi abbiamo scoperto dell’altra vita, che eravamo una coppia e ho capito che tu in rea…»
«Basta» lo zittì Leonardo. «Non voglio parlarne. È tardi. Dovresti andare.» Lo afferrò per il braccio e lo portò verso la porta.
«Vado, ma dobbiamo finire questo discorso» insistette Davide.
Leonardo stava per ribattere, quando sua madre fece capolino dalla sua camera. «Ragazzi, è tutto posto? Mi sembrava di sentirvi discutere.»
Davide sorrise. «Solo opinioni diverse e abbiamo alzato solo un po’ troppo la voce.»
«Oh… ok»  commentò Grazia Martini. «Dov’è Sara?»
«È uscita ad accompagnare a casa Naoko» inventò all’istante Leonardo.
«E vi ha lasciati qui da soli?»
«Be’… sì» rispose. «È tanto strano?»
Grazia sorrise. «Non è educato andarsene quando ci sono degli ospiti ancora in casa.»
Davide inarcò un sopracciglio. «Leonardo è rimasto con me.»
«Sì, mamma, anche io abito qui» sottolineo lui.
Grazia si mise a ridere. «Mi fa piacere che tu ti senta tanto a tuo agio da chiamarmi mamma e considerare questa come casa tua, ma credo che Sara non sia il tipo da riuscire a convivere con eventuali fratelli. Le piace troppo essere figlia unica.»

 

                                                                       Continua….

lunedì 13 agosto 2018

Darklight Children - Capitolo 78


CAPITOLO 78

Risveglio dall’incubo

 

Sara si svegliò all’improvviso. Si tirò su e si sedette nel centro del letto. Massaggiandosi la fronte, udì un rumore indistinguibile in lontananza.
Si sentiva confusa dopo gli eventi della notte appena trascorsa. Ricordava la chiusura del Sigillo, la vittoria sui demoni e l’incantesimo lanciato per ripristinare i ricordi su suo fratello… eppure era inquieta. Erano ritornati tutti a casa sani e salvi, ma non riusciva a scacciare la spiacevole sensazione di aver mischiato realtà e desideri, come se tutto fosse stato solo un lungo sogno.
Abbandonò il letto, aprì la porta e uscì dalla stanza. Il misterioso rumore la raggiunse e questa volta riuscì a riconoscerlo: uno crosciare insistente d’acqua.
Attraversò il corridoio scalza. «Papà. Mamma.»
Non ottenne risposta, ma il rumore dell’acqua che cadeva, continuò senza sosta.
«Leonardo? Dove sei?» domandò, ma nuovamente nessuno rispose.
Avanzò diretta al bagno. Forse è stato davvero tutto un sogno pensò. Quella prospettiva la angosciò. Significava che suo fratello era morto davvero, che gli ultimi eventi erano stati solo frutto della sua immaginazione e la vita reale era un incubo da cui non sarebbe potuta uscire.
Appena posò la mano sulla maniglia della porta, l’acqua smise di scorrere. Si era immaginata anche quello? Scosse la testa, arruffando i capelli scuri ancora scompigliati dal sonno. Devo calmarmi e affrontare la verità. Qualunque sia si disse. Prese coraggio e spalancò la porta come una furia. 
Avvolto in un accappatoio verde, suo fratello la guardò interdetto. «Sara, che cosa hai? Sembri Pamela che ha visto Bobby risorto nella doccia.»
«Come? Cosa?»
Leonardo si tolse il cappuccio dalla testa e si sfregò i capelli bagnati. «I personaggi di Dallas, ti ricordi? Il vecchio serial che guardavano mamma e papà.»
Sara sorrise. Ecco la normalità che temeva di non riavere. Ritrovarsi in bagno a fare discorsi strambi con il gemello fissato con le serie tv.  «No, ma non importa. È bello vedere che stai bene.»
Lui si voltò a fissarla e inarcò un sopracciglio. «Perché non dovrei? Dopo che il signor Moser vi ha fatto recitare l’incantesimo per restituire a tutti i ricordi che mi riguardano, è come se non me ne fossi mai andato. Tu, piuttosto, non mi sembri in gran forma.»
«È tutto a posto» rispose. «Quell’incantesimo deve avermi scombussolata un po’, ma sarà un piccolo effetto collaterale della magia.»
La guardò diffidente. «Sei sicura?»
«Sì, sì, stai tranquillo. Mamma e papà sono già usciti?»
Lui annuì e prese a srotolare il filo dell’asciugacapelli.
Sara gli lanciò un’ultima occhiata e poi si voltò per uscire dal bagno.
«Non devi preoccuparti, non ti lascerò più sola» disse Leonardo facendola fermare.
In realtà lo ripeteva dal girono prima, in continuazione quasi ogni dieci minuti, ma a lei faceva piacere.   
«Non devi rassicurarmi, ti ho creduto le prime sei volte che me lo hai detto.»
«Ok. Allora, parlando di me, cosa credi ricorderanno tutti dei mesi in cui mi avevate cancellato dalle loro vite?»
Sara ricordò solo allora che c’erano stati cambiamenti magici per giustificare la sua scomparsa. La stessa stanza di Leonardo era cambiata, per certi versi sostituita, solo per ritornare normale come niente fosse la sera prima. Poteva esserci qualche problema? Forse, ma non voleva dare pensieri al fratello.
Tornò a guardarlo e fece spallucce. «Non ci pensare. Sono sicura che non ci sarà nulla di strano. Tutto sarà come prima.»
«Me lo auguro.» Leonardo sorrise a sua volta. «Per la cronaca, non te l’ho detto, ma mi sei mancata anche tu.»
Le andò incontro e l’abbracciò stretta. Lei rimase a godersi quel momento, che aveva pensato per molto tempo di non poter mai più vivere e perse ogni angoscia e dubbio.
«Basta, mi stai bagnando tutta» disse poi, fingendosi infastidita. Si staccò da lui e andò in cucina. «Sbrigati, preparo la colazione.»
«Tenti di uccidermi epr davvero questa volta?»
«Scemo!» gridò Sara.
Lui scoppiò a ridere, accese l’asciugacapelli e il rumore dell’aria ovattò la risata.
Sistemando le tazze sul tavolo, Sara non resistette all’impulso di ridere a sua volta. Erano mesi che non era così allegra e si sarebbe goduta quella sensazione senza remore. Dopo tutto quello che avevano passato, se lo meritava. Tra lei e suo fratello non era cambiato niente e finalmente aveva ritrovato anche la serenità.

Angelo osservò l’esterno del Portale Mistico, ma anche alla luce del giorno, il suo aspetto era disastroso.
Le radici erano scomparse, così come ogni altro segno di attività soprannaturale, ma rimaneva una costruzione semidistrutta, che sembrava aver appena subito i danni di un terremoto combinato con un uragano, abbattutisi solo su quel luogo.
«Il locale è proprio messo male.» La voce di Patrick Molina, comparso alle sue spalle, lo riportò alla realtà.
Angelo si girò. «In effetti... Sara non si è risparmiata.»
«Cosa ha raccontato a chi le ha chiesto come è successo?»
«Ho detto che lo gestivo per conto dei proprietari e hanno deciso di demolirlo, dato che il negozio di magia non ha fruttato gli introiti sperati» rispose Angelo. «Non è neanche del tutto una bugia.»
Patrick aggrottò la fronte. «Quindi non riaprirà nessun altro negozio? Niente che funga da copertura?»
«No, con il Sigillo in superficie e impossibile da nascondere, sarebbe troppo pericoloso. Il terreno appartiene ancora all’Ordine, ma credo che erigeranno dei ponteggi, o qualcosa del genere, per tenere lontano i curiosi. Una volta svuotato l’interno dai resti dei mobili e di quel che rimane del materiale in vendita, lasceranno tutto così com’è.»
«La polizia non farà domande sul cambiamento così veloce, soprattutto visto che è avvenuto in una sola notte?»
Angelo sorrise compiaciuto. «Mi creda, gli Anziani sanno come far tenere le bocche chiuse.»
Patrick rimase a bocca aperta, poi la chiuse intuendo a cosa alludesse. I due rimasero qualche minuto in silenzio a fissare ancora l’edifico.
«E lei cosa farà signor Moser? Lascerà la città?»
«No. Il mio compito rimane comunque di vigilare sul Sigillo. Purtroppo attira i guai con estrema facilità.»
«Forse, dopo quello che hanno dovuto affrontare, i ragazzi saranno disposti ad aiutarla» disse Patrick. «Pensa di coinvolgerli?»
Angelo si massaggiò il mento pensieroso. «È una buona idea. In effetti potrei provare a chiederlo. Dopotutto sono ciò che più si avvicina a dei veri “Guardiani del Sigillo”.» Poi divenne serio. «Nel caso, avrebbe qualcosa in contrario?»
Patrick scosse la testa. «Ammetto di averli sottovalutati e di essere stato un po’ troppo apprensivo, ma la scorsa notte ci hanno dimostrato di essere in grado di affrontare brillantemente questo genere di minacce.»
«A proposito di minacce, posso permettermi di darle un consiglio?» Angelo cercò di riassumere un tono gioviale. «Valuti attentamente quanto e in che modo permette a Kaspar De Santi di coinvolgerla insieme ai ragazzi nelle faccende del C.E.N.T.R.O.»
«Credevo che…»
Angelo alzò le mani per interromperlo. «So qual è la sua opinione, ma per favore, accetti questo suggerimento da amico.»
Patrick annuì. «D’accordo. Prometto che starò in guardia.»

Kaspar De Santi si stiracchiò sulla comoda poltrona, seduto dietro la scrivania del suo ufficio al C.E.N.T.R.O. .
Era stata una lunga notte, aveva temuto e aspettato la telefonata da parte di Patrick Molina che chiedeva il suo aiuto per impedire la riapertura del Sigillo, ma non era arrivata. A quell’ora del mattino, non avere notizie, significava che tutto si era risolto per il meglio. 
Una donna con i capelli castani legati in una coda di cavallo e con indosso un tailleur marrone, fece capolino davanti all’uscio aperto della stanza.
«Ti è sembrata una buona idea lasciarli andare via?» gli domandò irritata.
«Buongiorno Clara, sei arrivata presto» la salutò Kaspar, pulendosi gli occhiali con il bordo inferiore della giacca.
«In realtà questa notte sono rimasta qui anche io. E non mi hai risposto: perché hai permesso agli Alpha di uscire dall’istituto?»
«Era la mossa migliore. Mi sono guadagnato la loro fiducia.»
Clara entrò nell’ufficio, camminando elegantemente sui tacchi. «E pensi che ci sarà la benché minima possibilità che rimettano piede qui dentro di loro spontanea volontà?»
«Certamente.» Kaspar inforcò gli occhiali e li sistemò sul naso. «Nonostante quello che Angelo Moser potrà raccontare, i ragazzi hanno avuto la prova che questo luogo è sicuro. Non rappresenta un pericolo per loro.»
Clara incrociò le braccia sul petto. «Secondo me sei troppo fiducioso. E anche un po’ ingenuo.»
Kaspar scoppiò a ridere. «Ti preoccupi troppo, mia cara. Non dimenticare che prendo sempre le mie precauzioni, per evitare spiacevoli sorprese.»
I lineamenti della donna si rilassarono. «E non potevi dirmelo subito?»
«Non ti arrabbiare. Non dimenticarti che prima di andarsene, quei ragazzi ci hanno lasciato più di quanto potessimo sperare.»
«Vuoi dire il progetto…»
«Meglio non fare nomi ad alta voce, ma sì, proprio quello
Kaspar e Clara si scambiarono uno sguardo soddisfatto.

 

 
                                                FINE STAGIONE/VOLUME 2

lunedì 30 luglio 2018

Darklight Children - Capitolo 77


CAPITOLO 77

Siamo il Sigillo

 
«Sembra tutto normale» disse Davide, osservando Leonardo steso sul cemento con la testa posata sulle gambe di Naoko, inginocchiata accanto a lui.
«Durante il periodo della sua falsa morte deve aver imparato a usare la forma astrale al meglio» gli rispose la ragazza. «E poi non credo che Sara voglia fargli del male.»
Sabrina si avvicinò. «Pensate che l’aiuterà a tornare normale?»
Davide incrociò le braccia sule petto e la fissò deciso.  «Ha iniziato a sbroccare con la sua morte, se vederlo vivo e vegeto non la calma, non so cosa altro possa farlo.»
I versi agitati di Ombra e Scintilla, che avevano girovagato senza tregua lungo tutto il perimetro delimitato dal cancello con le sbarre scure, attirò l’attenzione del gruppo. I gatti soffiarono agitati e rizzarono il pelo sulle rispettive schiene nera e bianca. Corsero poi dalla padrona e dal modo in cui si scambiarono gli sguardi, fu chiaro che stavano comunicando con il pensiero.
«Che succede?» domandò Yuri, allarmato.
«Suppongo brutte notizie, come al solito» replicò Davide.
Naoko accarezzò le loro teste e annuì con viso calmo. Poi sollevò di scatto il capo e rivolta a tutti loro, disse: «Stanno arrivando i demoni! E Sono decisamente più di quanti ne abbiamo mai affrontati!»
Davide si voltò verso la cancellata, imitato dai suoi compagni di sventura.
«Dovete prepararvi a combattere» disse Angelo Moser.
«E con Leonardo come facciamo?» domandò Sabrina.
Patrick si accovacciò e lo spostò dalle gambe di Naoko. «Me ne occupo io. Dobbiamo dargli altro tempo per convincere Sara.»
Annunciato da grugniti e ringhi, un piccolo esercito di circa trenta demoni dalle squame di varie sfumature, fece capolino dal limite opposto del parco di fronte a loro, diretti a ciò che rimaneva del Portale Mistico. Procedevano in maniera scomposta, alcuni muovendosi a quattro zampe e tutti con l’andatura simile a zombie, un po’ barcollando e con lo sguardo vacuo e spento.
«Signor Moser, aiuti Patrick con Leonardo. Proteggetelo a ogni costo» ordinò Davide.
Angelo si chinò. «Forse potrei…»
«No, Davide ha ragione. Senza poteri, voi non avete possibilità» lo interruppe Yuri.
Anche se sorpreso che la sua decisione fosse stata appoggiata dall’altro ragazzo, Davide rimase concentrato sulla battaglia imminente. «Cercherò di creare una barriera abbastanza grossa per tenerli alla larga.»
«Non puoi soffocarli come hai fatto con il bibliotecario?» chiese Naoko.
«Sono troppi e in movimento» rispose. «Ci vuole precisione per rifare quell’operazione e questa non è la situazione adatta.»
I demoni avevano già superato i confini del parco e stavano raggiungendo il cancello, quando la più grossa cupola grigia che Davide avesse mai creato arrestò la loro avanzata.
Seppur con occhi che sembravano non veder realmente ciò che avevano di fronte, i demoni si accorsero dell’ostacolo opaco che ostruiva il loro cammino verso la meta desiderata. Cominciarono a spingere e poi a camminare uno sopra l’altro, fino a tentare di squarciarla con gli artigli.
Davide gridò per il dolore. Ogni colpo, graffio o pugno alla cupola, si ripercuoteva nella sua testa.
«Stai bene?» domandò Patrick.
«Non per molto.» Strinse i pugni per non cedere all’impulso di annullare la creazione. «È come se continuassero a conficcarmi mille aghi nel cervello.»
Yuri lo guardò e dovette fargli particolarmente pena. «Basta! Fai scomparire il campo di forza. Non ci sarai di aiuto se rimani ferito» gridò.
Stringendo Leonardo addormentato tra le braccia, Angelo disse: «Il negozio è pieno di articoli magici. Se riuscissimo a entrare potrei usare qualche incantesimo per stordirli.»
«Se Sara non ci ammazza prima» fece Sabrina.
Stremato dal dolore, Davide notò Naoko fissare i gatti bianco e nero e subito dopo questi si mossero e raggiunsero guardinghi la porta del negozio deformato. Rimasero a osservarla per pochi istanti e  poi voltarono le teste in direzione della ragazza.
«Ombra e Scintilla dicono che il campo mistico alzato da Sara si sta indebolendo.» Naoko andò dai due animali, afferrò la maniglia e una lieve scossa bianca percorse il dorso della mano, facendogliela ritrarre.
«Non sei stata respinta» notò Angelo. «Vuol dire che Leonardo è quasi riuscito a convincere Sara ad abbassare le difese.»
Davide non resistette più: cacciò un secondo urlo di dolore e poi indietreggiò di qualche passo. Tenendosi la testa tra le mani, alzò lo sguardo. La cupola si sgretolò nello stesso istante e i demoni in prima fila caddero a terra, calpestati dai compagni alle loro spalle, che si lanciarono nello stretto ingresso del cancello.
Yuri avanzò davanti a lui. «Tranquillo, ci pensiamo noi.»
Sabrina gli corse vicino e lui le prese la mano sinistra nella sua. Lei alzò il braccio destro e  ricorse all’energia telecinetica, respingendo gli avversari e bloccando i primi demoni che si erano incastrati nell’apertura.
Davide avvertì i palmi guantati di Patrick sulle spalle. «È tutto a posto? Ce la fai a stare in piedi?» gli chiese preoccupato.
Annuì. «È tutto ok» rispose, ansando. «Mi gira solo un po’ la testa.»
Con la mano libera, Yuri creò una cortina di fuoco per terrorizzare i demoni. Alcuni rimasero a fissare le fiamme, ma poi si buttarono in mezzo, superandole con diverse abrasioni sulle squame.
Sabrina agitò di nuovo il braccio, li afferrò con il potere della sua mente e li rimandò indietro.
«Dovete farvi venire un’altra idea» disse Yuri. «Sabrina è troppo debole per continuare e il mio potere è inutile.»
Davide si guardò intorno annaspando. Non avevano più espedienti da provare. Poi con la coda dell’occhio, colse di nuovo Naoko: continuava ad afferrare la maniglia, e non ci fu alcuna scossa al contatto tra la pelle e il metallo.
Si girò verso di loro e urlò: «Venite. Il campo mistico è scomparso.» Piegò la maniglia, ma la porta non si mosse.
«È bloccata dalle radici e da come Sara ha schiacciato la struttura del negozio.» Angelo sollevò Leonardo da terra. «Aiutateci a spingere. È la nostra sola possibilità.»
Davide si fece avanti seguito da Patrick, diedero diverse violente spallate alla porta. Ci impiegarono una manciata di minuti prima che questa cedesse, sbattendo rumorosamente sul pavimento all’interno.
«Tutti dentro» gridò Davide.
Naoko s’intrufolò per prima con Ombra e Scintilla. Poi passò Angelo, prestando attenzione a non far sbattere la testa di Leonardo nello stipite. Yuri trascinò Sabrina, mentre allontanava telecineticamente un ultimo demone, ed entrò con lei. Patrick fece altrettanto, e Davide, fermo a metà dell’uscio divelto, gettò un ultimo sguardo all’orda infernale.
Senza più nessuno a ostacolarli, i demoni si riversarono oltre il cancello, sformando il portoncino di metallo vicino alle sbarre come se fosse fatto di gomma. 

La porta cadde sul pavimento, sollevando una nuvola di polvere biancastra. Non appena si dissipò, Leonardo, con al fianco Sara, vide entrare i loro amici.
Scorgendosi in braccio ad Angelo Moser, pensò fosse il caso di ricongiungersi con il suo corpo. Gli bastò fissarsi per percepire una forza che lo trascinava verso se stesso.
Sbatté le palpebre e disse: «Adesso può farmi scendere.»
Colto di sorpresa, Angelo lo lasciò libero dalla sua stretta. Leonardo barcollò per i primi due passi e poi raggiunse sua sorella, prendendola per mano.
«Sara… sei di nuovo con noi?» domandò Naoko.
«Scusatemi. Ho combinato un casino.»
«Ognuno ha fatto la sua parte» le rispose Yuri.
«L’importante è essere di nuovo tutti insieme» concluse Sabrina.
Leonardo li guardò con gratitudine.
«Non lo resteremo a lungo, se non blocchiamo quei demoni» ricordò loro Davide, allontanandosi dall’ingresso.
I primi demoni iniziarono a frasi avanti dall’apertura. Ignorarono i presenti e si diressero sicuri verso il Sigillo. Una volta sopra la pietra circolare, si tagliarono la gola con gli artigli e si accasciarono sopra i corpi dei demoni che li avevano preceduti.
«Questo è il sacrificio» disse Angelo disgustato.
Con il resto del gruppo intorno, Leonardo osservò i demoni praticare quel macabro rituale in modo metodico. Senza più alcuna frenesia, entravano ordinatamente in fila per uno, si dividevano in più file nella stanza, evitando calcinacci e radici, e raggiungevano a turno la destinazione. A ogni goccia di sangue e corpo morto che si riversava sulla pietra, questa emetteva un fugace lampo di luce rosso-violacea e la crepa sulla sua superficie si allargava di pochi millimetri.
«Non possiamo lasciarli continuare» disse Yuri. «Ci deve essere un modo per fermarli.»
Angelo si guardò intorno. «Qui dentro è peggio di quanto pensassi, Se mi metto a cercare forse pot…»
«No, è inutile. Una volta iniziato, il rito si conclude solo con la riapertura del Sigillo» rispose Sara con aria colpevole. «Neanche nel Ritus esiste un contro-incantesimo.»
«Allora, non possiamo fare altro che andarcene e cercare di essere il più lontano possibile da qui quando uscirà DiKann» fece Davide.
«Così condanneremmo la città e il mondo intero» replicò Naoko.
Sabrina si voltò verso Angelo Moser. «Cosa dobbiamo fare?»
Leonardo lo scorse abbassare lo sguardo sconfitto. E in effetti anche lui non vedeva più possibilità. Il locale era distrutto, vari oggetti e manuali di magia erano sparpagliati sul pavimento, nello stesso modo in cui potevano essere abbandonati dopo la razzia di una banda di sciacalli. Forse interpellando gli Anziani dell’Ordine potevano trovare una soluzione, ma non c’era abbastanza tempo. Eppure, quelle stesse persone avevano dato origine a tutto, perfino il Sigillo era opera loro, come le nuove vite...
«Restiamo solo noi» disse, arrivando a una improvvisa consapevolezza e attirando gli sguardi di tutti su di sé. «Tutto è iniziato con noi, noi siamo le chiavi di questa prigione. Non so se funzionerà, ma metà del Sigillo si apre grazie alla nostra energia, quindi c’è la probabilità che il nostro potere possa fermare il rituale.»
«Potrebbe funzionare, ma la percentuale è molto bassa» disse Angelo, scrutandolo incerto. «Ipotizzerei meno del cinquanta per cento.»
Patrick avanzò agitando le braccia. «No, è troppo bassa. Ero presente quando il professor Barbieri vi ha usati per aprire il Sigillo, avete rischiato di morire. Non ve lo lascerò fare. Vostro zio Fulvio non lo vorrebbe.»
Leonardo insistette. «Non abbiamo altra scelta. Anche se è rischioso, dobbiamo almeno provarci. E questa volta sarà diverso perché saremo tutti e sei insieme.»
Davide lo guardò confuso. «Noi a cosa serviamo? Non siete solo voi due ad avere potere su quella dannata pietra?»
«Mio fratello ha ragione» intervenne Sara. «Ci hanno detto che la nostra rinascita è legata alla vostra e i nostri incubi comuni sul passato hanno dimostrato che è vero.»
Naoko annuì. «È vero: siamo tutti collegati e se uniamo la nostra forza, abbiamo più probabilità di salvarci.»
Patrick si rivolse ad Angelo. «Cosa ne pensi?»
L’altro si massaggiò il mento. «Potrebbe funzionare.»
«Allora è deciso.» Yuri fece un passo avanti, tenendo Sabrina per mano e con l’altra prese quella di Sara. «Sbattiamo la porta in faccia a DiKann.»
Con i tre compagni, Leonardo si avvicinò ancora di più al Sigillo e offrì il suo palmo libero a Davide. Lui lo afferrò senza opporre obiezioni e porse l’altra mano a Naoko. Lei l’accetto e diede la seconda a Sabrina, chiudendo il cerchio. Riuniti tutti e sei attorno al Sigillo, furono illuminati dalla luce sinistra che emanava. I demoni non si scomposero per allontanarli: mettendosi a quattro zampe, passavano sotto le loro baraccia e andavano a morire sopra i loro simili.
«Concentratevi sulla spaccatura» urlò Angelo. «Cercate di chiuderla.»
Leonardo abbassò il capo. La spaccatura era coperta dai corpi ammassati, ma era lì sotto. Ogni suicidio la faceva sussultare e lo percepiva come un battito del cuore. Tutti loro potevano farlo, riuscivano ad attingere alla stessa energia che aveva portato alla loro rinascita e spinti a ritrovarsi nella vita del presente.
«Chiuditi» gridò Leonardo.
Inaspettata la sua vista passò attraverso ai cadaveri e vide nitidamente il simbolo del teschio con le corna da cui pendevano i serpenti: il sangue violaceo dei demoni stava fluendo in piccoli rivoli al suo interno, alimentando la spaccatura, che avanzava per aprirsi. Per pochi istanti però si placò, obbedendo al suo comando.
Udì i compagni gridare come lui e la fenditura sulla pietra si bloccò a metà. Erano più forti del rituale, avrebbero trasformato la punizione in una missione, dimostrando di aver imparato i loro errori ed essere diventati degli esseri migliori.
I lampi di luce del Sigillo si susseguivano sempre più frequentemente, ma una nuova luce emerse. Scaturì dai loro corpi, bianca e pura, e allo stesso tempo calda e rassicurante.
Leonardo percepì la stessa sensazione di quando si teletrasportava, la condivise con tutti e insieme la riversarono sul Sigillo.
I cadaveri dei demoni ai loro piedi si consumarono come neve sotto il sole: le squame si sciolsero, lasciando il posto agli scheletri, che divennero subito cenere. Il sangue colato evaporò in sottili fumi porpora e si disperse verso l’alto, mentre le radici rinsecchirono fino a sparire nel nulla.
I demoni, ormai entrati tutti nel negozio, smisero di avanzare, rimasero fermi, guardandosi intorno confusi. All’unisono lanciarono un latrato piegando la testa all’indietro e la luce bianca li avvolse, consumando anche i loro corpi e lasciando solo piccoli mucchi di cenere chiara.
Il Sigillo tremò e dalla sua superficie si innalzò una colonna di energia crepitante, che spense la luce che emanavano e li obbligò a rompere l’unione delle loro mani, facendoli cadere seduti sul terreno. Quando si restrinse fino a scomparire, nel Portale Mistico regnò il silenzio assoluto.
Muovendosi sulle ginocchia, Leonardo si  porse in avanti. Il Sigillo presentava ancora il principio di una spaccatura, ma la crepa non lo aveva attraversato interamente da parte a parte. Era chiuso e svolgeva la sua funzione.
«Ci siete riusciti» disse Angelo incredulo.
«Ce l’hanno fatta!» esultò Patrick e corse verso di loro.« State tutti bene? Nessuno è ferito?»
«Stiamo bene» rispose Yuri, rialzandosi per primo.
Leonardo lo imitò e così anche gli altri. Osservarono ancora la pietra.
«È tutta opera nostra?» chiese Naoko.
«Puoi giurarci! Li abbiamo disintegrati» fece Davide.
«Non riesco a credere che sia tutto finito» disse Sabrina.
Leonardo si girò verso Sara e lei ricambiò il suo sguardo, sorridendo. «Finalmente possiamo tornare a casa.»
«Niente affatto» rispose. «Prima dovete sistemare quel pasticcio della memoria delle persone. A parte voi, nessuno di quelli che conosco sa che esisto.»

 
Continua…