lunedì 11 settembre 2017

Darklight Children - Capitolo 48


CAPITOLO 48

Prima lezione di incubazione demoniaca

 
Il vento invernale di inizio febbraio soffiava con veemenza, sollevando dal marciapiede le pagine scolorite di giornali e  i volantini accartocciati, arruffando i capelli ricci e scuri di Angelo Moser. Di ritorno dalla pausa pranzo che aveva prolungato di mezz’ora non credendo di vedere nessun cliente neanche quel giorno, sorrise quando trovò cinque ragazzi ad attenderlo davanti al cancello che circondava l’edificio del suo negozio.
Piacevolmente sorpreso, disse: «Buon pomeriggio, cosa ci fate qui?»
Yuri si fece avanti. «Abbiamo bisogno di parlarle. È una questione delicata.»
«Io direi che è spaventosa» fece Davide.
Naoko avanzò a sua volta «È meglio se ne parliamo dentro.»
«Certo.» Angelo inserì le chiavi nella serratura e aprì la porta d’ingresso. Lasciò passare i cinque ospiti e poi chiuse la porta dietro di sé, senza girare il cartello su APERTO, garantendo così la sicurezza di non venir disturbati. «Di cosa volete parlarmi?»
Yuri prese di nuovo la parola per primo. «Abbiamo delle novità importanti da comunicarle… qualcosa che non ci aspettavamo.»
Sara sbuffò. «Smettiamola di giraci intorno. Ci sono dei demoni che attaccano le persone e ne abbiamo combattuto uno questa mattina.»
«Un potenziale demone» precisò Sabrina. «Da quello che abbiamo visto, lo abbiamo… liberato.»
Angelo li squadrò per niente sorpreso. Gli era successo di recente un episodio simile. «Dovevo immaginare che prima o poi ne avreste incontrato uno anche voi.» Superò il gruppo fermo all’ingresso del negozio e si avviò verso il bancone.  «Seguitemi.»
«Dove andiamo?» domandò Davide diffidente.
«Nel vero negozio di magia. I reali articoli magici, sono in una camera nascosta» rispose Sara. Angelo rabbrividì al ricordo di come solo pochi mesi prima, sotto l’influsso del suo potere mentale, la ragazza lo avesse manipolato per ottenere un volume di suo interesse.
Gli altri ragazzi la guardarono sorpresi e lei puntò gli occhi su di lui, domandando con aria di sfida: «Mi sbaglio?»
Rimanendo impassibile, Angelo rispose: «No, è esatto. Tutto ciò che ha un vero potere ed è realmente efficace, si trova in una stanza protetta, al sicuro sotto al negozio.»
«Perché non ce l’ha mai detto?» domandò Naoko.
«Non vi siete più fatti vedere da queste parti. E credevo che la vostra amica vi avesse già messo al corrente.» Girò poi dietro il bancone e scese le scale che portavano al magazzino sotterraneo. In realtà non era tanto sorpreso che Sara avesse tenuto per sé quell’informazione. Qualcosa in lei era cambiato dall’ultima volta che era stata lì. Non riusciva ancora a capire cosa, ma non gli sembrava nulla di positivo.
Sara, Naoko, Yuri, Davide e Sabrina lo seguirono e si trovarono davanti a una porta rifinita in argento. Angelo estrasse la lunga chiave che teneva sempre nella tasca dei pantaloni e la inserì nella serratura. Dopo tre giri, questa scattò, la spalancò e spinse il pulsante alla sua sinistra, gettando la luce elettrica  sull’ampio spazio.
Entrò e raggiunse il centro della stanza, fermandosi sopra una botola in piombo. «C’è anche un’altra ragione per cui ho tenuto segreto questo posto. Qui sotto è nascosto il Sigillo. Dopo che il professor Barbieri l’ha portato in superficie, ho ritenuto che fosse meglio rendere nota la sua ubicazione al minor numero possibile di persone.» Si spostò verso la parete a destra e prese sei sedie dalla pila di quelle accatastate, disponendole in cerchio.
I ragazzi rimasero rapiti a osservare la miriade di scatole contenenti i più svariati oggetti. Dalle aperture scorgevano solo qualche libro, statuetta o strani manufatti dalle forme più disparate, ma alcuni incensieri e due teche con armi riposte nella guaina, erano sistemate ben in vista. 
«Cavoli! Tutta questa roba funziona davvero?» chiese Davide. «Voglio  dire, si potrebbero davvero utilizzare per incantesimi, riti e cose così?»
«Certamente» rispose Angelo, disponendo l’ultima sedia. «Mi farebbe molto piacere insegnarvi quello che potreste fare con le vostre capacità. Vi sorprendereste della quantità di potenziale che avete e di cui non siete a conoscenza.»
Sabrina sorrise. «Leonardo avrebbe accettato di corsa. Per lui venire qui sarebbe stato come un biglietto gratis per Disneyland.»
«Non siamo qui per questo» replicò Sara infastidita. «Ci spieghi piuttosto perché poco fa non sembrava sorpreso nel sentir parlare di demoni.»
Angelo si sedette nella sedia di fronte al lei e fece segno agli altri di prendere posto. «È molto semplice: un demone mi ha attaccato l’altra sera, qui nel mio locale.»
«E lo ha ucciso?» domandò Yuri.
«Non ero preparato ad affrontarlo. Sono solo riuscito a metterlo in fuga.»
«Cosa voleva da lei?» s’informò Naoko.
«Era qui per il Sigillo?» chiese Sara, con un’inflessione apprensiva.
Angelo la osservò di nuovo. Voleva indagare su quel suo improvviso cambio di atteggiamento, ma prima avevano altro di cui discutere «Voleva essere ritrasformato in essere umano. E questo mi ha fatto pensare che non sapeva cosa gli fosse successo.»
«Be’… anche il nostro non sembrava capire bene quello che gli stava accadendo» mormorò Sabrina.
«Mi avete detto che lo avete liberato. Cosa intendete di preciso?»
Sabrina si voltò di scatto a guardare Naoko e lei rispose prima che potesse farlo qualcun altro. «Io e Sabrina eravamo nello spogliatoio, a scuola. Il bidello è entrato all’improvviso e ci attaccate. Aveva delle squame d’oro sparse un po’ per tutto il corpo e degli artigli nella mano destra. Ci siamo allontanate per evitare che facesse male ad altri e poi quando Sara, Yuri e Davide ci hanno raggiunti, siamo riusciti a fargli sputare fuori una strana bestia simile a una biscia e Yuri l’ha carbonizzata.»
Davide emise due colpi di finta tosse. «Io gli ho tirato fuori quella cosa. L’ho bloccato in un campo di forza invisibile e lui ha vomitato un liquido viola e la biscia.»
Angelo si alzò accigliato. «Tutto questo, purtroppo, conferma quanto immaginavo.» Usci dal cerchio di sedie e andò verso uno degli scatoloni sul fondo. Spostò un paio di volumi prima di estrarre quello che cercava. Lo sfogliò velocemente e poi lo girò verso i ragazzi, mostrando una figura. «L’animale che avete visto è simile a questo?»
Loro si voltarono a guardare: il disegno raffigurava una bestia più lunga di una biscia, ma più piccola di un serpente. Annuirono quasi tutti nello stesso istante.
Angelo tornò al suo posto con il libro sotto braccio. «Quello che avete incontrato è un ibrido di demone. Nasce da un uovo impiantato in un corpo ospite e si fonde con esso, soppiantando l’anima nutrendosi di essa,  per tramutarlo in un demone completo.»
Davide fece un verso di disgusto. «Un uovo di demone? È qualcosa che vende anche lei?»
Angelo scosse la testa. «Non lo trovereste da nessuna parte in questo mondo. Solo i demoni di alto livello posseggono le uova o sanno come crearle.»
«Ad esempio, demoni come DiKann» suppose Naoko.
«Quindi, un demone del genere è riuscito a venire fin sulla Terra» disse Yuri. Poi ci ragionò e aggiunse: «Oppure si è servito di un essere umano per fare il lavoro sporco.»
«Dovendo fare un nome a caso, direi qualcuno come il professor Barbieri» ipotizzò Sabrina.
Angelo annuì. «È l’unica conclusione plausibile. E posso scommettere che ci sono molti altri uomini con un uovo all’interno del proprio corpo e non ne sono consapevoli. Probabilmente questo trattamento è stato riservato a tutti i membri della setta di Barbieri.» Poi i suoi occhi si posarono per la terza volta su Sara Martini.
Tutti sapevano cosa era accaduto sette mesi prima, nello stesso luogo in cui si trovavano in quel momento, prima che diventasse il negozio ch è ora. Ma Angelo sospettava che solo lei, il fratello gemello, lo zio dei due e il misterioso Patrick Molina conoscessero a fondo tutti i particolari di quella tragica notte. Adesso però stavano venendo a galla.
Angelo tornò a rivolgersi a tutti.  «Anche se non ci sono state notizie ufficiali, possiamo ormai dare per certo che tutti gli uomini della setta si sono salvati. Proprio grazie  all’uovo inserito nei corpi. Era parte del piano originale del professor Barbieri. Ed è altrettanto probabile che molti dei membri siano parte del personale che lavora nel vostro liceo. Professori, responsabili di attrezzature, bidelli… tutte persone che Barbieri poteva avvicinare e controllare giornalmente.»
Davide scosse la testa poco convinto. «Se ha ragione, come mai non si trasformano tutti nello stesso momento?»
«È vero» concordò Naoko. «Se ho capito bene dal suo racconto, il demone che ha attaccato lei era già del tutto formato. Mentre quello contro cui abbiamo combattuto noi era ancora, diciamo in fase di transizione.»
Sabrina inarcò un sopracciglio. «Che senso ha crearsi un esercito di demoni se non sai quando si trasformeranno?»
«Tutte domande lecite» rispose Angelo. «Purtroppo non so come rispondervi. Come vi ho già detto, ciò che ci troviamo di fronte è qualcosa a cui nemmeno io ero preparato. Ho fatto rapporto all’Ordine con le informazioni in mio possesso e li richiamerò per aggiungere i dettagli che mi avete fornito voi. Al più presto mi invieranno quello che sanno su questa storia.»
«Oh, davvero splendido!» esclamò Sara sarcastica. «E nel frattempo cosa facciamo? Aspettiamo che uno di questi demoni-in-evoluzione riesca a ucciderci?»
Angelo si alzò in piedi e questa volta la guardò serio. Non ammetteva più la sua strana aggressività. «Potreste accettare la mia offerta. Farvi addestrare a combatterli. Diventare quello che alcuni di voi erano nella vita precedente: guerrieri dell’Ordine.»
I ragazzi rimasero in silenzio. Si fissarono l’un l’altro, non sapendo cosa rispondere.
Dal piano superiore udirono il rumore di vetri infranti e tutti e cinque insieme scattarono in piedi.
«Cosa è stato?» domandò Sabrina.
Angelo corse verso le scale. «Per quanto lo creda impossibile, potrebbe trattarsi di un comune ladro.»  
Yuri lo seguì all’istante. «Ma lei aveva un sistema di allarme l’ultima volta che sono entrati dei ladri. E anche uno soprannaturale» ricordò. «Perché non sono scattati?»
«Probabilmente perché ho scordato di inserirli entrambi» ammise Angelo, maledicendosi mentalmente per la sua leggerezza. «La vostra visita mi ha stupito al punto da farmi essere imprudente.»
Il resto dei ragazzi non rimase indietro. Li seguirono fino al locale principale e quando emersero dietro al bancone rimasero allibiti.
Due demoni, uno con le squame verdi e le corna di ariete e l’altro con le squame blu e le corna a punta nere, erano in piedi oltre la porta d’ingresso spalancata, come due normali clienti.
Quello con le squame blu rise mostrando le zanne e disse: «Chi devo uccidere per essere servito?»

 
Continua…

lunedì 4 settembre 2017

Darklight Children - Capitolo 47


CAPITOLO 47

Risvolti inaspettati
 
Sabrina Corti guardò l’immagine riflessa nello specchio e si rese conto di essere conciata male. Almeno la prof di educazione fisica non crederà che la mia giustificazione per indisposizione sia una scusa per saltare la lezione.
Da sola nel bagno dello spogliatoio, aveva appena finito di vomitare. La gola e il petto le facevano male per via dello sforzo nel rimettere e si sentiva addosso ancora quell’odore tremendo. Per fortuna si era tirata i capelli biondo miele di lato, o sarebbe stata un’impresa eliminare la puzza.
Sabrina apri il rubinetto del lavabo situato di fronte alle porte degli abitacoli dei water, raccolse l’acqua fresca nelle mani chiuse a conchiglia e se la buttò contro il volto.
L’ultimo mese e mezzo era stato massacrante. In un colpo solo aveva perso il suo migliore amico e il ragazzo di cui era innamorata. Senza contare che con quest’ultimo aveva creduto di aver finalmente instaurato un rapporto che andava oltre la semplice amicizia. Yuri, invece, l’aveva liquidata dopo essere andato a letto con lei. Era stata solo un ripiego, uno scacciapensieri dopo aver scoperto la verità sulla loro vita passata. Purtroppo per lei la storia si era ripetuta anche nel presente.
Non è poi così strano che mi senta uno schifo pensò, asciugandosi il volto con una manciata di salviette del distributore automatico. Trattenne ancora una volta i capelli biondi da un lato e si piegò per bere dal rubinetto. Rimescolò l’acqua in bocca e poi la sputò nel lavandino.
Il suo malumore però non spiegava  quelle continue nausee che non le davano tregua. Il primo giorno aveva attribuito la colpa al cibo cinese con cui aveva cenato, mentre sua madre era al lavoro. Il giorno seguente aveva mangiato riso in bianco e frutta, ma la situazione non era cambiata. Aveva evitato di bere bibite gasate e alcolici, ma non c’era stato alcun miglioramento.
«Forse dovresti farti vedere da un medico.» Naoko, fece capolino sulla soglia del bagno alla sua sinistra.
« Come?» domandò sobbalzando. Sabrina odiava quella sua capacità di avvicinarsi senza fare il minimo rumore.
Naoko restò a fissarla, i lunghi capelli lisci e scuri le ricadevano sulla schiena e gli occhi a mandorla rimandavano uno sguardo austero. «Anche l’altra sera al Full Moon sei corsa in bagno a vomitare.»
«Avrò preso un virus» rispose, cercando di liquidare la faccenda.
Naoko avanzò, appoggiando il bacino a uno dei rubinetti attaccati al muro. «È un’ipotesi, ma potrebbero esserci altre ragioni per le nausee improvvise.»
Sabrina la superò, uscendo dal bagno. Non intendeva affrontare una conversazione privata con la migliore amica della ragazza di Yuri. «Se vuoi giocare a fare Veronica Mars, scegliti un’altra vittima.»
«Hai preso in considerazione l’eventualità di essere incinta?»
A sentire quella parola, Sabrina si fermò di colpo in mezzo allo spogliatoio femminile. Nelle sue valutazioni precedenti sul perché si sentisse così male, non aveva minimamente pensato a quella possibilità e solo in quel momento, la sua mente le riportò alla memoria che aveva avuto un ritardo nel ciclo mestruale. Scosse la testa e si girò a guardare furiosa l’altra ragazza. «Ma sei scema? Come ti viene in mente un...»
La porta dello spogliatoio si aprì di colpo, spezzando a metà la sua frase. Un bidello alto e corpulento entrò come un fulmine e chiuse a chiave l’entrata dello spogliatoio.
Le due ragazze lo guardarono allibite.
«Che sta facendo? Questo è lo spogliatoio delle ragazze» disse Naoko autoritaria.
Lui aprì la felpa e abbassò il cappuccio rivelando perché si era camuffato in quel modo. La parte sinistra del suo viso era ricoperta da piccole e irregolari squame color oro, che si estendevano a macchia di leopardo anche sul petto nudo. La mano sinistra era deformata e sembrava più grande rispetto al braccio e le sue unghie erano lunghe e affusolate, simili ad artigli.
«Ma che diavolo ti succede?» Sabrina non riuscì  a staccargli gli occhi di dosso sconvolta.
«Tu… odori di buono… di familiare» le rispose il bidello, camminando lentamente verso di lei. «È tutta la mattina che lo sento.» Balzò poi in avanti, agitando la mano con gli artigli per squarciarle il ventre.
Agendo d’istinto, Sabrina ricorse al suo potere telecinetico e sollevò con la forza del pensiero il bidello. Lo lanciò sulla panca alla sua destra, scompigliando i vestiti depositati dalle ragazze che si erano cambiate prima della lezione.
«Presto! Apri la porta» ordinò Naoko.
Sabrina si concentrò e pur avvertendo una lieve fitta alla testa, riuscì a rompere la serratura e far aprire completamente la porta verso l’esterno. Corsero fuori, ma quando Naoko vide che si dirigeva verso la palestra, le afferrò la mano.
«No, quel mostro ci seguirà e non possiamo andare dove ci sono gli altri. Li metteremmo tutti in pericolo.»
«Dobbiamo avvertire Sara, Yuri e Davide.»
«Ci penso io» rispose Naoko.
La tirò verso la porta che conduceva al cortile esterno, spalancandola e una volta fuori, lasciandola sbattere dietro di loro. Uscendo nel prato, incontrarono i suoi gatti, Ombra e Scintilla, con cui comunicava mentalmente.
Sabrina la osservò incrociare i loro sguardi, non sentì cosa ordinò loro, ma i mici si separarono. Quello con il pelo bianco corse verso le finestre della palestra, mentre quello scuro si mise al loro fianco.
In lontananza udirono il bidello lamentarsi e poi urlare: «Non puoi sfuggirmi! Sento il tuo odore.»
Entrambe ripresero a correre lungo il prato che costeggiava il campo sportivo e pochi istanti dopo, udirono la porta schiantarsi contro il muro e il tonfo dell’uomo che atterrava sul terreno e si gettava senza fatica al loro inseguimento.
Naoko girò il volto all’indietro e lo vide a pochi metri. «Non è strano che c’è l’abbia con te? Sembra che ci sia qualcosa che hai e che lui vuole. Dal modo in cui ha cercato di aprirti in due la pancia direi, di rivalutare la possibilità di una gravidanza.
«Dobbiamo proprio parlarne adesso?» Sabrina ansimò per lo sforzo. «Abbiamo un problema più urgente.»
Il bidello saltò sopra le loro teste e le superò in volo, atterrando davanti alla strada. Le ragazze si fermarono di colpo, appena in tempo per non finire tra le sue braccia.
«Ho fame… tanta fame» disse, come in preda a un delirio, guardando Sabrina con la bava alla bocca. «Odori di buono, hai dentro qualcosa di buono.»
«Mandalo lontano con il tuo potere» le gridò Naoko.
«Non so se ci riesco» rispose. «Ultimamente usare il mio potere mi rende più stanca.»
L’uomo avanzò di qualche passo e poi si fermò. Cominciò a tremare e si piegò in avanti, tenendosi la pancia. «Basta! Mi fai male…no! Non voglio!» urlò con la voce piena di dolore e paura.
«Colpiscilo ora» disse Naoko. «È la nostra unica occasione.»
Sabrina era dubbiosa. «Sembra che stia soffrendo. E se fosse stato infettato da qualche creatura demoniaca come era successo a Leonardo? Rischiamo di fare male a un innocente.»
«Non lo definirei innocente dal modo in cui ci ha attaccato.» Naoko abbassò lo sguardo su Ombra.
Subito dopo il gatto si lanciò in mezzo alle gambe del bidello, gli graffiò i pantaloni, attirando la sua attenzione. Lui, ancora in preda agli spasmi di dolore, si mosse goffamente cercando di calciarlo via, ma il felino fu più veloce e gli sfuggì, tentando nel frattempo di morderlo.
Sabrina ne approfittò. Afferrò la mano di Naoko e la costrinse a scappare nella direzione da cui erano venute. Controllando la situazione alle loro spalle, andarono a sbattere contro i tre amici, portati sul luogo da Scintilla.
«State bene?» s’informò Yuri.
«Che sta succedendo?» chiese Sara, osservando Ombra che veniva scansato malamente verso il cemento dall’uomo e notando le squame e gli artigli sul suo corpo.
Sabrina notò che sul suo volto qualcosa cambiò. Non sembra spaventata o disgustata da ciò che vedeva. Piuttosto sorpresa e anche confusa. Senza porre domande, decise di mettere da parte qualsiasi sentimento contrastante nei confronti dei due. «Ci ha attaccate mentre eravamo nello spogliatoio. Sembra stia subendo una qualche trasformazione involontaria.»
Davide le superò, avanzando verso il bidello. «Me ne occupo io.» Piegò le dita di entrambe le mani, come a schiacciare dei bottoni invisibili, e plasmò una barriera invisibile di forma cilindrica intorno all’uomo.
Il bidello riusciva a vedere la coltre opaca che formava la sua prigione e cercò di abbatterla a suon di colpi di artigli. Poi rallentò e appoggiò le mani sul muro invisibile e cadde sulle ginocchia. Iniziò a respirare a fatica e sul suo volto si dipinse un’espressione di terrore.
Sabrina e i compagni si avvicinarono prudentemente a osservare la scena senza capire.
«Che gli prende?» domandò Yuri.
«Non lo so» rispose Davide, mantenendo attiva la barriera.
Il bidello li guardò con occhi supplichevoli. «Aiuto… mi manca.. l’aria…»
Sabrina fu colta dal senso di colpa. Temeva che la fretta con cui avevano deciso di considerarlo un pericolo, potesse farli pentire. Le notizie degli attacchi di demone lette sul giornale potevano essere vere, ma non era certa di voler sacrificare qualcuno a sangue freddo. «Forse dovremmo liberarlo» propose.
«No. Potrebbe essere un trucco» replicò Naoko.
L’uomo cominciò a tossire in modo violento e dopo un paio di colpi, vomitò una strana sostanza liquida e violacea. Davide distrusse il cilindro invisibile, permettendo così al bidello di accovacciarsi per terra sull’erba, prima che perdesse del tutto i sensi. In pochi secondi le squame dorate svanirono dalla sua pelle e la mano artigliata riprese la sua normale forma umana.
Lo strano liquido viola emanò un fetore che si diffuse nell’aria.
Sabrina si allontanò di un paio di passi, prima che quell’odore schifoso le facesse tornare la nausea. «Pensate che sia morto?»
«Se non lo è, lo ucciderà questa puzza» ribatté Davide, coprendosi il naso.
Sara si inginocchiò con cautela accanto al bidello e gli tastò con la mano destra il collo e con la sinistra il polso. «No, è solo svenuto.»
Qualcosa si mosse nella poltiglia violacea tra la lei e l’uomo e Yuri le balzò al fianco, trascinandola a sé. «Stai attenta!»
Naoko si avvicinò a Sabrina e Davide la imitò. Videro chiaramente una creatura simile a una biscia molto sottile e con la pelle chiara e rosata, strisciare verso il bidello. Yuri lasciò che la mano destra si ricoprisse di fuoco e lanciò tre fiamme, per colpirla. La biscia non ebbe il tempo di reagire. Il suo esile corpo venne subito avvolto e consumato, riducendosi in cenere.
Davide puntò il cumulo color carbone con il dito indice e disse: «Che accidenti era quella cosa?»
«Sembrava simile all’embrione di un serpente, o un animale di quel genere» commentò Sara, liberandosi dalla presa di Yuri.
«Non di un animale»  la corresse Naoko. «Ma di un demone.»
Sabrina la fissò incredula. «Come fai a dirlo?»
«Non lo hai visto? Aveva le squame e gli artigli» le rispose.
Yuri lanciò una fugace occhiata a Sara e poi disse: «La stessa descrizione dell’aggressore di cui parlava il giornale l’altra sera. Pensate che siano la stessa persona?»
«No, questo non era un demone completo. Era come se fosse in corso di trasformazione.» disse Sara.
Sabrina studiò l’espressione assorta dell’altra ragazza. Le sembrava quasi che stesse ricordando come dovesse essere la reale forma di un uomo trasformato in demone.
«Dobbiamo saperne di più» replicò Yuri.
Naoko annuì. «Non abbiamo scelta. C’è solo un posto dove trovare questo genere di informazioni. Dobbiamo andare al Portale Mistico e parlare con Angelo Moser.»
Davide annuì. «Sarà meglio chiamare qualcuno dall’infermeria per questo poveraccio.»
Uno dopo l’altra s’incamminarono per rientrare nell’edificio scolastico. Sabrina rimase indietro, scossa da una fastidiosa sensazione. Aveva l’opprimente convinzione che ci fosse qualcosa di strano in Sara e nel modo in cui Yuri era estremamente protettivo verso di lei.
Forse era gelosia, per non avere quel genere di attenzioni, oppure avevano un segreto. Ma anche lei e Yuri ne condividevano uno. E se le supposizioni di Naoko riguardo la fame del bidello posseduto erano esatte, il loro rapporto stava per complicarsi ancora di più. 

 

                                                                    Continua…   

lunedì 21 agosto 2017

Darklight Children - Capitolo 46


CAPITOLO 46
Mutazione imprevista

 

Gabriel Asti saltò la cancellata che circondava Villa Asti, gettandosi all’interno del giardino come un animale in fuga.
Spalancò la porta d’ingresso ed entrò, camminò incurvato in avanti, a quattro zampe come una bestia. Andò diritto in bagno, riprese la posizione eretta e accendendo la luce, guardò con orrore il suo volto riflesso nello specchio dell’armadietto dei medicinali.
Non si era ancora abituato alla deformazione. La sua testa si era allargata per far posto ai nuovi organi comparsi: le corna da ariete che gli partivano dalle tempie; le zanne acuminate, spuntate in aggiunta nel mezzo del normale numero di denti; le squame dure e verde duro, che sostituivano la sua pelle curata; gli occhi gli sembravano più piccoli, ma avevano mantenuto il colore naturale. 
«Maledizione» ringhiò, pulendosi il sangue rappreso ai lati della bocca con il dorso squamoso della mano tozza, e anche la voce che uscì fu diversa dal solito. Non più un tono suadente, ma un suono gutturale. Quella mutazione inaspettata era avvenuta rapidamente, quasi due mesi prima, poco dopo che il Ritus era stato ridotto in cenere.
Gabriel si era nascosto in casa, non facendosi vedere  neanche dai suoi coinquilini Luciano e Miki, ma da un mese e mezzo quel problema non si era più posto. I due erano scomparsi senza lasciare traccia e andarli a cercare si trovava all’ultimo posto nella sua lista delle priorità. Aveva altri problemi di cui occuparsi. Da quando si era trasformato in quel mostro, era posseduto da una fame incontrollabile. Aveva ucciso quasi tutti i volatili che giravano nei dintorni e dopo ogni caccia e pasto, non riusciva a sentirsi sazio.
Per quel motivo quella sera, approfittando del buio che celava in parte il suo nuovo aspetto, era uscito a cacciare, tornando in città nello stesso parco dove aveva aggredito un uomo, dovendosi però accontentare del suo cane come spuntino. Di nuovo non era stato fortunato. Anche stavolta aveva trovato solo una paio di gatti randagi, senza esserne soddisfatto.
Gabriel scagliò un pugno contro il vetro dello specchio con la mano destra, anch’essa squamata, provvista di artigli scuri. «Perché mi hai fatto questo DiKann? Mi punisci per aver perso il tuo dannato libro?» domandò alla sua immagine frammentata.
Come le decine di volte precedenti, non ricevette alcuna riposta. Qualcosa però si agitò nella sua mente. C’era un luogo in cui poteva andare per avere delle risposte. Avrebbe dovuto pensarci già da tempo, ma la sua parte bestiale aveva sempre preso il sopravvento.
«Un negozio di magia è il luogo ideale per trovare la spiegazione alla mia trasformazione in demone» disse sogghignando e il riflesso frantumato nello specchio assunse un espressione ancora più grottesca.

Angelo Moser appoggiò svogliatamente i gomiti sulla superficie del bancone del suo negozio di magia, il Portale Mistico. E come ogni sera era deserto. In realtà lo era pure durante il giorno, ma in realtà non era la mancanza di clienti a preoccuparlo.
Purtroppo non tutti i piani vanno a buon fine pensò Angelo. Uno dei ragazzi che era stato inviato a controllare e guidare era morto e da quel giorno nessuno dei suoi compagni si era più fatto vedere nel negozio. Ogni giorno lo teneva aperto fino a tarda sera, non tanto per incrementare gli affari, ma illudendosi e sperando che almeno uno di loro facesse capolino dalla porta.
Rassegnato, Angelo guardò l’orologio al polso. «Anche oggi è stato del tutto inutile.» Si spostò dal bancone e andò verso l’entrata. Girò il cartello su CHIUSO e si diresse sulla destra per spegnere l’interruttore centrale delle luci.
Al buio, illuminato solo dal tenue bagliore dei lampioni all’esterno, sentì un rumore provenire dal cancello che circondava l’edificio. Mise le dita sulla maniglia, ma qualcosa di fulmineo spalancò la porta. Gli piombò addosso e lo fece cadere a terra sulla schiena. 
«Non fare scherzi» gli intimò una figura massiccia, quasi sdraiata sopra di lui.
Angelo annusò controvoglia il suo alito. Puzzava di rancido e carne morta. Mentre la sua voce gli parve troppo cavernosa per essere di un semplice essere umano. «Cosa sei?»
«Quello che sembro.»
L’uomo strizzò gli occhi e gli parve di vedere un colorito verdastro dipingere l’intero corpo della creatura. Scorse anche un paio di corna e bava luccicante impigliata tra le sue zanne. «Un demone.»
«Sì. E tu devi farmi tornare normale.»
«Non capisco cosa intendi.»
Il demone lo sollevò di peso dal pavimento e lo sbatté contro il bancone. «Non fare giochetti. Hai un sacco di roba qua dentro. Dammi qualcosa che mi faccia tornare uomo!»
Angelo intuì cosa intendeva, ma non riuscì a credere al suo stesso pensiero. Per accertarsene doveva avere più luce. «Illuminae Solarae» gridò.
L’oscurità cessò all’istante e una luce bianca e accecante si diffuse in tutto il locale.
La creatura balzò all’indietro, lasciandolo libero. Prima che si coprisse gli occhi, lui riuscì a riconoscere il suo sguardo. Era quello di un essere umano. O meglio, di chi lo era stato fino a poco tempo prima.
«Ormai è troppo tardi» gli disse. «Giunto a questo stadio, per te è impossibile tornare indietro. Il tuo cambiamento è irreversibile.»
«Non è vero!» urlo il demone, rimanendo sempre indietro e con il braccio ricoperto di squame a coprirgli in parte il volto. «Ho già subito mutazioni. Una volta sono morto in questo posto e DiKann mi ha resuscitato. Ci deve essere una soluzione anche a questo!»
«Tu sei morto qui? Allora eri uno degli uomini della setta. Lavoravi per Oliver Barbieri.»
A sentire quel nome la bestia ruggì e si scagliò in avanti per aggredirlo. Lui fu più veloce. Gridò: «Diniegos» e l’essere fu sbattuto violentemente all’indietro, colpendo una libreria e rovesciando il contenuto dei suoi scaffali sul corpo non più umano. «Non sto mentendo. Ma quell’uomo da solo non poteva ridurti così. Cosa ti è successo?»
Il demone non gli rispose, si scansò da dosso libri, candele e ninnoli, saltò in avanti e cercò di assalirlo di nuovo. Prima che potesse afferrarlo, Angelo si mise la mano sinistra sugli occhi e disse: «Lux.»
La luce si intensificò, diffondendo calore nella stanza, tanto che rivoli di fumo si alzarono dalle squame del demone. Confuso, accecato e spaventato, si lanciò verso la porta e scompari nel buio della sera.
«Eclissae» disse l’uomo e il negozio sprofondò di nuovo nel buio. Avanzò lentamente verso la porta e si accertò che non ci fossero altre sorprese lì intorno. Era stato fortunato a riuscire a metterlo in fuga, soprattutto perché non era preparato ad affrontare niente del genere. «Se Oliver Barbieri era in grado di tramutare gli uomini in demoni, ha ottenuto quel potere da DiKann. Solo demoni antichi come lui possono permettere metamorfosi di quel tipo. Mi chiedo quanti di loro sono in giro per la città.»
Nel silenzio che lo circondava, Angelo temé che avrebbe scoperto fin troppo presto la risposta.

Per la seconda volta in quella serata, Gabriel si ritrovò a tornare a casa infuriato per il fallimento. Il proprietario del negozio di magia si era già dimostrato un avversario pericoloso in passato, ma era convinto che la sua nuova situazione, gli desse un notevole vantaggio.
Superò con un unico salto il cancello della sua villetta e non appena planò sull’erba sentì che c’era qualcosa di diverso. Il suo olfatto era potenziato dopo la trasformazione e negli ultimi tempi lo guidava e gli forniva informazioni importanti, prima che potessero farlo gli altri sensi.
Gabriel annusò una seconda volta, l’aria, inspirando lento e capì di non essere solo. Un intruso si era intrufolato nella sua proprietà. Era un odore strano, non gli ricordava niente che conosceva, ma era ancora affamato e non gli importava: aveva la possibilità di non andare a letto a stomaco vuoto.
Si mise a quattro zampe e proseguì seguendo la scia di quell’odore. Spinse la porta d’ingresso e questa si aprì senza fare alcun rumore. Ormai non chiudeva più a chiave, non temeva nessuno, erano gli altri a dover aver paura di ritrovarsi soli con lui. Attraversò il corridoio al buio, scoprendo di non aver bisogno di accendere le luci: un altro effetto di quando era la parte animale a prendere il comando. I suoi occhi lo guidavano con sicurezza nell’oscurità, come una naturale vista a infrarossi
Gabriel andò sicuro in cucina e si fermò sull’uscio. Il frigorifero vuoto era sprovvisto dello sportello, lo aveva sradicato in uno dei suoi primi eccessi d’ira per la mancanza di cibo, la luce interna dell’elettrodomestico illuminava debolmente la stanza, rivelando l’aspetto del misterioso sconosciuto.
Una creatura simile a lui ma con squame blu e un paio di corna nere a punta, lo fissava con la bocca allargata in quello che poteva sembrare un sorriso. «Finalmente, sei tornato. È da un po’ che ti aspetto.»
«Chi sei?» ringhiò Gabriel digrignando i denti.
«Per te sarò un maestro.»
Infastidito dalla mancanza di informazioni dello sconosciuto, Gabriel reagì come faceva sempre di recente. Si lanciò verso il suo ospite non invitato, pronto a morderlo come una qualsiasi altra preda.
L’altro demone lo afferrò all’istante per il collo, con la sola mano destra e lo gettò contro il muro. «A quanto vedo sei ancora nella fase “istinto animale”.»
« Che vuoi? Chi sei?» chiese, mentre cercava di rimettersi in piedi.
«Ricominciamo da capo.» L’altro demone gli si avvicinò e parlò lentamente, come se stesse spiegando qualcosa di complicato a un bambino. «Non sono un tuo nemico. Sono stato mandato qui per aiutarti. A insegnarti a gestire questa tua nuova… be’ chiamala come preferisci.» Uscì dalla cucina obbligandolo a seguirlo.
Gabriel entrò in salotto dietro di lui, fremendo per la rabbia. «Hai almeno un nome?»
«Ne ho avuti molti» rispose, sedendosi comodamente sul divano. «Quando ero umano mi chiamavo Carlo e a dirla tutta è così che mi hai conosciuto. Facevo parte anche io della setta del professor Barbieri.»
Gabriel lo squadrò attentamente rimanendo in piedi di fronte  a lui. «Non mi ricordo di te.»
«Ti rinfresco la memoria» disse, sporgendosi in avanti. «Non ero uno dei preferiti del nostro capo. Svolgevo i lavoretti che mi dava, ma ero solo uno dei tanti. L’ultimo incarico che mi affidò fu di prelevare uno dei gemelli dalla camera di ospedale in cui era stata ricoverata. Barbieri non aveva spiegato molto del suo piano a me e al mio compagno, ci disse solo che dovevamo metterla in una situazione di pericolo per testare una sua teoria. Così, quando ha cercato di scappare dalla macchina su cui l’avevamo caricata, ho pensato di alzare un po’ il tiro. Purtroppo suo fratello comparve all’improvviso e dopo che lo vidi, ebbi solo il tempo di rendermi conto che non ero più sulla Terra.»
Gabriel sgranò gli occhi. Un minuscolo ingranaggio si era mosso nella sua memoria. «Ora ho capito chi sei: quello che il ragazzo ha fatto sparire. Il tuo compagno continuava a blaterarlo, quando è tornato alla base. Neanche Oliver Barbieri sapeva dove ti avesse spedito il moccioso e a giudicare dal tuo aspetto, non deve essere un bel posto.»
«Dipende dai punti di vista. In ogni caso mi ha mandato dove ho potuto imparare molto. Sono finito nel regno di DiKann, il Primo Inferno, e lì mi è successo in pochi istanti quello che a te è accaduto nel corso di mesi. Il demone impiantato dentro di me è emerso, e grazie alle energie di quel reame, sono riuscito a controllare e a sfruttare la mia nuova forma in breve tempo.» 
«Se è vero Carlo, perché sei ricomparso solo adesso?»
«Il nostro Signore sperava che fossi tu a portare a termine il suo piano. Ha aspettato pazientemente, ma quando ha saputo che avevi fallito e perso il controllo, mi ha inviato perché ti istruissi e ti aiutassi a finire il lavoro. E ora mi chiamo Carovus. È questo il mio nome nella nuova identità di demone. Dovresti sceglierne uno nuovo anche tu, posso darti dei consigli.»
«Comincia con spiegarmi come e perché mi sono trasformato in un demone» ruggì Gabriel, pronto a saltargli alla gola, anche per mettere in chiaro che non accettava di essere retrocesso dal ruolo di comandante.
«Ogni cosa a suo tempo» rispose Carovus, guardandolo con superiorità. «Prima dobbiamo ritrovare tutti quei poveretti che sono nella tua situazione: inconsapevoli del grande cambiamento che stanno vivendo. Dobbiamo radunarli e prepararli per la liberazione di Re DiKann. E per farlo, devo iniziare a con l’insegnarti a gestire il tuo nuovo lato animale.»
Gabriel tento di placare l’ira e cercò di incrociare a fatica le braccia davanti al petto. «E di preciso cosa intendi fare?»
Carovus mostrò un ghigno, non diverso dal suo. «Ti insegnerò come diventare da preda a predatore. Dopodiché, passeremo dalla teoria alla pratica e andremo a caccia dei ragazzini che ti hanno creato tanti problemi. E ce ne sbarazzeremo.»
L’idea di un massacro placò Gabriel e gli fece tornare il buon umore.

 

                                                              Continua…

lunedì 7 agosto 2017

Darklight Children - Capitolo 45


CAPITOLO 45
Senza pace di giorno e di notte

 

Il profumo dell’erba appena tagliata si insinuò delicatamente nelle sue narici. Sara  era a piedi nudi e camminava tranquillamente mano nella mano con suo fratello Leonardo.
Si trovavano in un immenso campo di girasoli, tutti in fila uno accanto all’altro, con i lunghi gambi che dondolavano sotto la carezza della brezza leggera. Il centro del fiore cambiava lentamente tonalità, quando si avvicinava ai petali larghi e gialli, passando da un verde scuro fino ad arrivare a un’arancione tenue.
I fili d’erba radi e sottili, solleticavano la pelle delle piante dei piedi di Sara. «Dove stiamo andando?»
«È una sorpresa» le rispose Leonardo.
«Dammi almeno un indizio.»
«Ci siamo quasi.»
Un telo a quadretti rossi e bianchi era steso sul terreno, circondato dai fiori colorati e con sopra un cestino di vimini beige. Una serie di contenitori bianchi con il coperchio trasparente erano disposti in ordine sparso in mezzo al telo, e accanto a ognuno c’era una forchetta di plastica.
«Ti piace? È da un sacco di tempo che non facciamo un pic-nic, io e te da soli» Leonardo allargò il braccio sinistro per mostrale la sua opera.
«Non ricordo di averne mai fatti insieme.»
«Su, accomodati» la sollecitò, porgendole la mano destra. La fece sedere sul telo e si inginocchiò. Estrasse poi dal cesto una coppia di bicchieri dal collo fine e una bottiglia di vino bianco. Esercitò una leggera pressione sul tappo e lo sollevò, versò il contenuto in un bicchiere dalla pancia e lo consegnò a sua sorella.
«Da quando hai iniziato a bere vino?» domandò stupita.
«Non saprei… ma la vita è troppo breve e ho deciso di provare prima che sia troppo tardi.» Si versò mezzo bicchiere a sua volta e lo alzò verso il cielo sereno, per brindare. «A noi due! Destinati a essere gemelli inseparabili.»
Sara avvicinò il suo bicchiere, facendolo tintinnare. Lo portò alla bocca e bevve un sorso. Fissò rapita per pochi secondi le bollicine che salivano in superficie, poi posò nuovamente lo sguardo su Leonardo e ne rimase sconvolta.
Il ragazzo stringeva il suo bicchiere nella mano sinistra, mentre con la destra si tamponava una ferita sanguinante in pieno petto. I rivoli di sangue correvano come fiumi in piena, attraversavano il suo busto e scendevano lungo le cosce, dando origine  a piccoli affluenti che terminavano sui piedi.
«Cosa ti succede?» urlò allarmata.
Lui la guardò dritta in volto, puntò l’indice della mano macchiata verso lei e con rassegnazione, disse: «Tu.»
Sara abbassò lo sguardo e scoprì di stare stringendo un pugnale con la lama sporca di sangue, nella mano in cui poco prima reggeva il vino. «No, non è vero!»
Il sangue non accennava a fermarsi e il suo fluire s’ingrossò, raggiunse il telo imbandito e fagocitò ogni oggetto, come le onde rubino di un mare in tempesta.
Sara si alzò terrorizzata, mentre i petali dei girasoli diventavano fiamme alte e minacciose, che consumavano l’ambiente circostante. Corse verso Leonardo, ma lui si accasciò al suolo e la sua figura divenne evanescente, fino a scomparire tra il fumo dell’incendio.

Seduta sul pavimento con la schiena contro il muro, Sara spalancò gli occhi guardando con attenzione il luogo in cui si trovava. Si era rifugiata nel magazzino del Full Moon, da poco fatto ristrutturare dai genitori di Yuri, dopo che il loro scontro l’aveva danneggiato.
Nessuno sapeva la verità su quell’incidente e  si trovava in quel luogo per una sola ragione: era l’ultimo in cui aveva visto suo fratello.
Si morse il labbro inferiore per non ricominciare a piangere. Era una reazione inevitabile, ogni volta che tornava con il pensiero a lui. Le prime lacrime iniziarono comunque a inumidirle gli occhi. Fissò il muro ritinteggiato di fronte a sé, dandosi della stupida e scorse una strana figura. La visuale era appannata, i contorni erano fugaci, ma la sagoma che si delineò in pochi secondi, le era familiare. Spalancò la bocca incredula. Leonardo era a mezz’aria, a pochi centimetri da lei.
«S…Sara...» sussurrò la figura.
D’istinto Sara si coprì gli occhi con le mani. Le lacrime sgorgarono sulle guance e urlò:  «No! Non ce la faccio!» Non riusciva più a sopportare gli scherzi della sua mente, da un mese e mezzo il rimorso la tormentava accompagnato da illusioni e allucinazioni simili.
«Basta!» Allontanò lentamente le mani dagli occhi e scoprì che, come era logico,  non c’era nessun altro, era completamente sola. «D’ora in avanti, sarò sempre sola» si disse. Si rese conto di essere stata una privilegiata, perché fin da quando era nata era stata affiancata a qualcuno, ma adesso poteva contare unicamente su se stessa. La forza per andare avanti, doveva trovarla dentro sé.
Non poteva neanche incolpare qualcuno. Era stata una sua scelta tagliare fuori tutti gli altri da quel dolore e ora doveva accettare le conseguenze. Quando la situazione si faceva pesante, però si rifugiava sempre lì, scoprendo di non aver ancora imparato a convivere con quel dolore.
Sara si strofinò gli occhi e attribuì l’incubo, e anche quella visione, alle continue notti insonni in cui si rigirava nel letto senza sosta. Si rimise in piedi e i capelli neri le ricaddero sulle spalle. In realtà c’era qualcuno con cui poteva condividere la sua angoscia, anche se non ne aveva tanta voglia. Gli unici che erano stati responsabili di quella decisione insieme a lei e che la stavano aspettando davanti all’entrata del Full Moon.
Si tastò un’ultima volta il viso, per essere certa che non ci fosse più traccia delle lacrime. Trasse un lungo sospiro e chiuse gli occhi. La brezza del teletrasporto l’avvolse e scomparve dal magazzino.

Sabrina notò Yuri solo davanti all’ingresso del Full Moon. È la mia occasione per parlargli pensò. Velocizzò il passo per raggiungerlo, appena gli fu accanto, disse: «Sei in anticipo anche tu?»
Yuri si voltò. «Uh… sì.»
«Gli altri arriveranno sicuramente tra poco. Non c’è mai l’occasione per restare soli e vorrei parlarti in privato» disse tutto d’un fiato, prima che potesse interromperla, come era successo negli ultimi tempi. «Dopo che siamo stati insieme… non abbiamo avuto il tempo di discutere della nostra situazione.»
«La nostra situazione?» ripeté aggrottando la fronte.
«Sai cosa intendo. Con tutto quello che è successo dopo, non abbiamo avuto modo di parlarne apertamente, ma immagino che tra di noi sia cambiato qualcosa.»
Yuri la fissò interdetto. «Non voglio offenderti e nemmeno darti un’idea sbagliata. Devi aver frainteso quello che è accaduto. Credo che il modo migliore per definire quello che c’è stato tra di noi, sia “un momento di debolezza”.»
«Come? Ma io pensavo che…»
«Davo per scontato che fossi d’accordo con me di non pensarci più» la interruppe. «Eravamo sconvolti e ci siamo consolati a vicenda.
Sabrina non riuscì a trattenere la rabbia. «Tutto qui? Mi stai dicendo che è stata solo una sc…»
«Ehi ragazzi! Siete già qui» Davide comparve, avanzando verso di loro. Si accorse poi delle loro facce imbarazzate e aggiunse: «Ho interrotto qualcosa?»
«No, niente» rispose Yuri.
Il ragazzo si allontanò e seguendolo con lo sguardo, Sabrina vide che Sara era appena comparsa dal nulla e lui le stava andando incontro.  
«Manca solo Naoko. Andiamo dentro ad aspettarla. Qui fa troppo freddo.» Yuri fece un cenno con il capo a lei e Davide ed entrò con Sara nel Full Moon.
Sabrina li fissò sentendo di essere sul punto di scoppiare, ma non voleva correre il rischio di attivare i suoi poteri telecinetici e fare un disastro. Strinse i pugni e si calmò, per quanto le era possibile. Avanzò verso l’entrata e scorse Davide alzare le spalle con noncuranza e seguirla.
Si diressero sicuri verso l’ultimo tavolo in fondo al locale, che da un mese e mezzo era diventato la loro postazione abituale. Rimasero in silenzio per diversi minuti, ognuno assorto nei propri pensieri. Sabrina non riuscì a non fissare Sara e Yuri: la tensione tra loro sembrava svanita.
«Per quanto andremo avanti così?» domandò all’improvviso Davide.
Tutti e tre si voltarono verso di lui.
«Cosa intendi?» chiese Sara.
«Questa storia di ritrovarci qui, ogni settimana per la riunione commemorativa» rispose, mimando due virgolette nell’aria con le dita. «Abbiamo provato a tenere questa cosa tra di noi. Non parlarne con altri però non sembra funzionare.»
«E cosa vorresti fare?» chiese Sabrina.
«Potremmo annullare quell’incantesimo.» E puntò lo sguardo su Sara
«No. Questa è l’unica soluzione per non dover dare spiegazioni. E poi così nessun altro dovrà soffrire» rispose lei. «Non torneremo indietro.»
Davide sbuffò. «Sei peggio di un disco rotto. Se non ne parliamo con qualcuno all’infuori del gruppo, finiremo con l’impazzire.»
«Basta. Lasciala in pace» s’intromise Yuri. «Questa è la nostra decisione. Discussione chiusa.»
Sabrina lo fissò infuriata. «Ha deciso solo lei» gli ricordò. «La nostra opinione non le importava.»
Sara le rispose con la voce carica di  rancore. «E tu eri la migliore amica di mio fratello? Tra tutti dovresti essere quella che capisce il perché della mai decisione.»
«Ragazze non è il caso di litigare tra di noi» disse Yuri.
Sabrina notò, però, che lo sguardo di rimprovero era solo per lei.
«Visto? Non riusciamo a gestire questa storia» replicò Davide.
«Dovremo imparare alla svelta a farlo perché abbiamo problemi più gravi.»  Naoko si sporse sul tavolo, annunciando il suo arrivo e fece segno a Yuri di spostarsi un po’ per farle posto. Prese una sedia dal tavolo vicino, aprì il quotidiano che reggeva sotto il braccio e lo passò agli altri. «Andate a pagina quindici. Il trafiletto in basso a sinistra.»
Yuri aprì il giornale tra lui e Sara, Sabrina si avvicinò, imitata da Davide, e lesse ad alata voce: «“Strane aggressioni alla periferia della città. Un uomo a passeggio con il suo cane afferma di essere stato aggredito, intorno alle ore venti, nel parco vicino alla sua abitazione da un essere mostruoso e bestiale simile a un demone. L’uomo è riuscito a fuggire all’aggressione e ha dato l’allarme tramite il cellulare. Quando sono arrivati  i soccorsi e li ha condotti sul luogo, hanno trovato l’animale dell’uomo ridotto a una carcassa esangue.”» Si interruppe e disse: «È orribile.»
Sabrina scattò in piedi. Scostò velocemente Davide e si gettò oltre il tavolo. «Spostati. Devo andare in bagno.» Si coprì la bocca con entrambe le mani e corse verso la toilette del locale. Preoccupata dall’ennesimo conato di vomito in pochi giorni.

«Cosa le prende? È debole di stomaco?» commentò Davide.
Sara lanciò uno sguardo a Sabrina che entrava in bagno e poi riportò gli occhi su  Naoko. «Che cosa a che fare questa storia con noi?»
«Nel resto dell’articolo, la vittima descrive l’assalitore dicendo che al posto della pelle aveva le squame e un paio di corna di ariete, che gli partivano dalle tempie» spiegò. «È chiaro che ha incontrato davvero un demone e noi sappiamo che questi esseri sono esistiti realmente nel passato. Siamo gli unici in grado di trovarlo e impedire che faccia altre vittime.»
«Perché proprio noi?» domandò Yuri
«Nessun altro ha i nostri poteri. Le persone normali non sanno come difendersi» rispose. «E inoltre è meglio che siamo noi a trovarlo, prima che sia lui a trovare noi.»
Sara era riluttante all’idea di dover ancora avere a che fare con quella storia che aveva sconvolto le loro vite, ma non riuscì darle torto.
 

                                                                       Continua…

 

lunedì 31 luglio 2017

Darklight Children... il ritorno!


Ebbene sì, mie care lettrici e cari lettori, l’annuncio di oggi riguarda un (spero) gradito ritorno qui sul blog.
Chi mi segue dal principio sa che il blog è nato con la serializzazione – pubblicazione cioè a puntate – di Darklight Children – Gemelli per Destino, e se mi seguite da allora, saprete anche che la storia non si concludeva con quel volume, ma proseguiva con dei sequel. Con la decisione di provare la via dell’autopubblicazione, o self-publishing se preferite, però ogni puntata di Darklight Children è stata rimossa dal blog… fino ad ora.
Esatto, a partire da questo momento (giorno più, giorno meno) riproporrò i capitoli della serie successivi a quello uscito in formato ebook. Ovviamente potrebbero esserci delle modifiche rispetto alla pubblicazione originale qui sul blog di qualche anno fa, per cui la scelta è vostra: se li avete già letti potrete tornare o meno a seconda di quanto avete voglia di rileggerli, se invece è la prima volta, be’ mi auguro che vi appassionino. La prima differenza che posso già anticiparvi è che la pubblicazione qui sul blog non partirà con il “capitolo 1”, ma con il numero consecutivo all’ultimo capitolo dell’ebook.
Come ultima precisazione vi informo, vecchi e nuovi lettori, che se volete sapere come inizia la storia dovrete comprare l’ebook DARKLIGHT CHILDREN – Gemelli per Destino in vendita in tutte le librerie online a soli 1,99 euro.
Quella parte di storia non verrà riproposta qui sul blog. Secondo logica vi consiglio l’acquisto per avere un quadro chiaro e preciso, ed evitarvi anche eventuali anticipazioni e rivelazioni sulla trama, ma se volte iniziare dal proseguo, liberi di farlo.
Direi che è tutto.
Vi aspetto a (ri)leggermi tra qualche giorno!

lunedì 26 giugno 2017

Risveglio della Strega - Una storia de LA CONGREGA: Puntata 6


In piedi in prima fila, nella sala dell’albergo affittata per la cerimonia nuziale, Amanda cercava di trovare aspetti positivi nella giornata, ma l’unico che le venne in mente era l’aver potuto scegliersi da sola l’abito da damigella. Sua madre l’aveva obbligata già al suo precedente matrimonio a svolgere quel ruolo, infagottandola in un abito lungo fino sotto al ginocchio con orrende stampe floreali.
Questa volta aveva potuto indossare un semplice vestito di velluto viola, lungo abbastanza da coprirle le ginocchia, ma non tanto da sembrare una pronta a prendere i voti per entrare in convento, e un golfino blu aperto.
Si guardò intorno, ma non riconobbe nessuno. O meglio, c’erano volti familiari, ma non qualcuno con cui avrebbe potuto scambiare due parole durante il ricevimento. D’altra parte non poteva meravigliarsi, quello era l’ennesimo giorno di gloria di sua madre.    
Alzò il viso e a pochi passi davanti a lei, osservò Josh Newman nel suo smoking nero, che parlava con l’uomo che avrebbe officiato il matrimonio. Le sembrò emozionato, probabilmente davvero innamorato e inconsapevole che non sarebbe durato a lungo.
Amanda non voleva dare credito ai pettegolezzi e alle scommesse sul nuovo matrimonio di sua madre, ma gli eventi seguiti ai precedenti l’avevano fatta riflettere. Quello con suo padre era finito all’improvviso: avevano divorziato e non c’era stato modo di farsi spiegare la motivazione; il secondo, con David Benson, a mente fredda le era sembrato più una sfida: il voler conquistare l’uomo di un’altra e poi una volta raggiunto l’obiettivo, rendersi conto che non aveva più alcun interesse; e ora toccava a Josh: aveva avuto una ex-fidanzata di lunga data, prima di incontrare sua madre, una strana coincidenza.
La marcia nuziale registrata partì dagli amplificatori della sala, il segnale per Amanda di andare a posizionarsi sul lato sinistro, pronta ad accogliere la sposa come sua damigella. Avanzò e si fermò a pochi centimetri dalla composizione di fiori, circondata da candele che forniva da ornamento per la postazione degli sposi. Un’altra identica era posta di fronte e delimitava la distanza tra lei, l’officiante e lo sposo con il suo testimone.
Sua madre fece la sua entrata trionfale. Avvolta in un nuovo vestito bianco, anche se era al terzo matrimonio,  procedeva a tesa alta, senza velo e reggendo un bouquet di rose rosa. Tutti gli invitati si alzarono dalle sedie pieghevoli e si voltarono a guardarla. Lei sembrò provare piacere di quegli sguardi.
Amanda la fissò e per la prima volta le parve di essere in presenza di un’estranea. Nella donna che le si avvicinava, non riconobbe sua madre, con cui aveva riso, pianto e si era confidata. E quel che era peggio, non voleva esserle vicino in quel momento. Desiderò poter interrompere la cerimonia Voleva impedire quel matrimonio, andarsene lontano da quella farsa.
Puoi farlo, se vuoi.
Strabuzzò gli occhi. Girò la testa prima verso i tre uomini di fronte a lei e poi in direzione della miriade di persone presenti alla cerimonia. Da nessuno di loro proveniva quella voce femminile.
– Amanda – sussurrò sua madre, porgendole il bouquet.  
Lei si riscosse e afferrò i fiori.
Sei ancora in tempo, se vuoi fermarla.
Amanda si morse il labbro inferiore. Stava impazzendo. La voce era solo nella sua testa.
Posso aiutarti.
La cerimonia era iniziata, ma non riusciva a concentrarsi sulla voce dell’uomo, o di sua madre e Josh. Sentiva solo questa misteriosa donna. Così decise di darle corda.
“In che modo posso fermare tutto?”
Le candele. Fissa la fiamma.
“Perché?”
Il fuoco è tuo alleato.
Amanda abbassò gli occhi, per quanto assurdo, non era pericoloso. Dubitava fortemente che potesse mandare a monte il matrimonio, ma eseguì l’ordine.
Guardò le fiammelle che danzavano intorno all’intrico di fiori, accanto ai suoi piedi. Si sorprese di scorgere le sfumature di arancione, in mezzo al giallo e poi anche guizzi di rosso. Il fuoco era così rilassante, avvolgente. Il calore la pervase, sentì il tepore sotto i vestiti, come una carezza sulla pelle e desiderò poterlo espandere, condividere con tutti…
E poi le fiamme crebbero. Divennero alte come colonne. Non solo quelle della composizione vicino  a lei, ma anche nelle candele intorno alla seconda, dove si trovava il testimone dello sposo.
Amanda udì le urla di terrore, lo strisciare delle sedie spostate dagli invitati per arretrare e l’olfatto percepì l’odore di bruciato, ma non riuscì a muovere un muscolo. Era totalmente rapita dalle fiamme.
– Spostati! È pericoloso! – gridò sua madre.
Cynthia Rich la scostò di peso, allontanandola dal fuoco e Amanda si riscosse. Fu come risvegliarsi da un sogno a occhi aperti e nello stesso momento, il calore l’abbandonò, le fiamme scesero fino allo stoppino, riacquistando la forma innocua.
– Non capisco cosa sia successo – disse Josh allarmato.
Amanda vide tutti i presenti agitati, avevano indietreggiato verso il fondo della sala, increduli e sconvolti. Alcuni responsabili dell’albergo entrarono e avanzarono dove erano loro cinque. Chiazze di bruciato nero coloravano il soffitto e i fiori erano ormai ridotti in cenere, comprese le rose del bouquet che le era caduto dalle mani.
– Tesoro, stai bene? – le domandò sua madre.
– Sì – rispose, anche se non era vero.
– Signori, devo chiedervi di uscire, dobbiamo effettuare dei controlli – disse la donna in giacca blu che faceva parte dello staff dell’albergo.
Acconsentirono e Amanda seguì sua madre all’esterno. Nel trambusto, però, notò che solo una persona la guardava: il preside Handerson.

La cerimonia era continuata nella sala allestita per il ricevimento e quest’ultimo spostato nell’ampio giardino, sotto gazebo montati con solerzia per permettere al catering di riorganizzarsi. Amanda rimase appoggiata a un muro, osservò gli invitati mettersi in coda per l’aperitivo e gli antipasti e rifletté sull’accaduto.
Non aveva dubbi di essere la responsabile. Dopo l’incidente, nonostante avesse chiamato con il pensiero la voce, per quanto le fosse possibile chiamare una voce mentale sconosciuta, non si era più manifestata. Ma quel problema passava in secondo piano. Aveva dei poteri, era una piromane o comunque si chiamassero quelli che riuscivano a manipolare il fuoco. Oppure… era una strega, come quelle di cui le raccontava sua madre da piccola, antiche abitanti di Dark Lake…
– Amanda, che fai tutta sola?
Sobbalzò sentendo pronunciare il suo nome e si ritrovò davanti il preside Handerson. Non era tanto sorpresa che fosse andato a cercarla. Nella mano destra reggeva un flûte con dello spumante e nella sinistra le porgeva un altro contenente del succo d’arancia.
– Ti va qualcosa da bere? – le domandò cordiale.
– Sì, grazie – rispose. Afferrò il bicchiere e se lo portò alle labbra. Bevve un sorso, sicura che avrebbe tirato presto fuori l’argomento incendio.
Michael Handerson bevve a sua volta. – Tua madre organizza sempre matrimoni eccezionali.
– Già. È stato anche ai precedenti?
– Sì, tua madre è un’amica di vecchia data, dai tempi del liceo per la precisione, e sono sicuro che questo se lo ricorderà in maniera particolare.
Amanda si irrigidì. Poi si rimproverò mentalmente e si sforzò di sorridere, ma le uscì una smorfia poco convincente.
– Non è colpa tua – disse lui serio.
– Perché dovrebbe esserlo?
– Perché sei come tua madre, come  me e come altri che cercano di nasconderlo. Sei nata strega.
Amanda fu presa alla sprovvista da quella conferma e il flûte le scivolò dalle mani.
Michael aprì il palmo sinistro, chiuse le cinque dita ad artiglio e il bicchiere si bloccò a mezz’aria, senza versare neanche una goccia di succo.
– Come… cosa? – bofonchiò Amanda, osservando rapita il flûte galleggiare nel vuoto tra loro due.
– Telecinesi – rispose l’uomo. Prese con la mano il bicchiere e glielo riconsegnò. – È un potere come il tuo, niente di cui avere paura. 
– Parli per sé – replicò. – Scusi, non volevo essere scortese, ma lei non ha quasi incendiato un salone pieno di persone.
– Hai ragione, ma possiamo lavorare insieme su quel “quasi”.
Amanda era confusa. – Si sta proponendo come insegnante di magia?
Michael sorrise. – Qualcosa del genere. I tuoi poteri si sono appena risvegliati, non sai ancora di cosa puoi essere capace. Ma questo non vuol dire che non puoi controllarli. E non dovrai farlo da sola, ci sono altri ragazzi che hanno scoperto da poco di essere streghe. Ho proposto loro di formare una Congrega, potresti unirti a noi.
L’idea di non dover più sentirsi sola e nemmeno emarginata, la rallegrò. – Chi sono gli altri? – domandò incuriosita.
– Isabella Sutton, Raul Bishop, Morgana Mayer e Damian Crest.
– Ah, loro… – Amanda collegò i vari segmenti. Qualcosa poteva aver fatto sorgere il dubbio in Morgana e Damian che fosse una di loro e questo spiegava l’improvviso interesse per lei e per accompagnarla al matrimonio. Di Raul e Isabella non avrebbe mai sospettato e si chiese come mai, al contrario, avessero rifiutato l’opportunità di avvicinarla. Poi si domandò come facessero le persone a sospettare o individuare le altre streghe. – Lei come sa che sono una strega?
– L’incedente al matrimonio non è passato certo inosservato.
– Non mi prenda per stupida – rispose offesa. – Lei mi ha fissato subito dopo che è successo, come se si aspettasse che fossi stata io, senza alcun dubbio. Anzi, forse lo sapeva già prima che succedesse.
– Ammetto di avere avuto dei sospetti. Sai, non è strano che il figlio o la figlia di una strega, maschio o femmina, nasca con poteri magici. È parte della sua eredità genetica. E come ti ho già detto, conosco bene tua madre.
Amanda si rilassò e bevve altro succo d’arancia. – Sì, è tutto perfettamente logico. Più o meno.
Ricordando la sensazione provata al manifestarsi del potere, omettendo la storia della voce e sommando le spiegazioni del preside, si sentì sollevata e non più spaventata. Era una strega, sarebbe stato elettrizzante, soprattutto sapendo di non essere sola, di avere qualcuno con cui condividerlo. Peccato che i “qualcuno” in questione erano tutti già accoppiati e a lei toccava il ruolo delle ruota di scorta. Ancora.
– Cosa c’è? Mi sembri delusa – notò Michael.
– In un certo senso… può sembrarle stupido, ma quando mi ha parlato di altri come me, della Congrega, ho creduto fosse una buona occasione per nuove conoscenze, per non dover essere quella che resta sola in disparte, mentre gli altri sono impegnati con una persona speciale.
Pronunciò quella frase alzando la testa e guardò tra i piccoli gruppi di invitati, dove sua madre imboccava amorevolmente il suo nuovo marito. Anche il preside si girò nella direzione e incrociò con lo sguardo la stessa scena.
– Temi di essere esclusa perché nella Congrega ci sono già delle coppie formate, giusto? – le domandò.
Amanda annuì.
Michael riporto gli occhi sul suo viso intristito. – E se ti dicessi che non dovrai più sentirti di troppo? Se ti rivelassi, in modo confidenziale, che manca un membro alla nostra Congrega, un ragazzo che si avvicinerà a te in cerca di un’amica fidata? E che insieme, come amici, potreste colmare le vostre solitudini?
– Non capisco se è una vera domanda, o se me lo dice solo per farmi accettare.
Michael rise. – No Amanda, niente trucchi. Ti sto anticipando che il tuo futuro sta per cambiare.
Amanda ritrovò la speranza. – Allora, voglio far parte della Congrega, ma…  ne è sicuro? E come fa a saperlo con certezza?
Lui si chinò in avanti e sussurrò: – Segreto da strega. – Poi si voltò e si allontanò verso la coda per gli antipasti. – Goditi il ricevimento.
Amanda rise di gusto. E avrebbe anche voluto urlare dalla gioia. Quel matrimonio, nato sotto i peggiori auspici, si era rivelato un vero nuovo inizio per lei, qualcosa per cui valeva la pena festeggiare.
Guardò oltre i presenti, oltre sua madre, immaginando il paesaggio oltre il lago che caratterizzava Dark Lake, e pensò che forse non avrebbe dovuto aspettare molto. Da qualche parte, magari proprio in quel momento, il ragazzo stava per scoprire di essere una strega.

                                                        
                                                                     Fine del prequel

Le storie di Morgana, Damian, Amanda e degli altri protagonisti continuano nell'ebook "LA CONGREGA" in vendita nelle librerie online