lunedì 26 novembre 2018

Darklight Children - Capitolo 85


CAPITOLO 85
Riunione strategica



Leonardo chiuse il cellulare e lo porse a Sabrina, seduta di fronte a lui intorno al tavolo del Full Moon, ancora deserto, in compagnia di Yuri e Davide. «Grazie per avermelo prestato. Sara ha detto che ha avvertito sia Patrick che il signor Moser. Lei e Naoko stanno per arrivare.»
«Bene. È meglio che vada fuori ad aspettarle, per evitare brutte sorprese» rispose Yuri, scostando indietro la sedia. Guardò Davide e chiese: «Mi accompagni?»
Davide si pulì la bocca con un tovagliolo. «Ok.» Si alzò e gli lanciò uno sguardo fugace prima di uscire.
Leonardo bevve un sorso dalla tazza e leccò la schiuma del cappuccino da sopra le labbra, osservandoli sparire oltre la porta del locale.
Sabrina sistemò il cellulare nella tasca dei pantaloni. «Mi sembra di essere tornata ai vecchi tempi, come quando facevamo colazione insieme al bar prima di entrare in classe.»
«Sembra di parlare di secoli fa. Ora per bere un cappuccino insieme, uno di noi deve essere attaccato da qualcuno con strani poteri.»
«Già… negli ultimi mesi ce ne sono successe di tutti i colori, ma ogni tanto riusciamo a tornare alle vecchie abitudini» gli rispose con un sorriso.
Leonardo si spazzolò le briciole della brioche dai pantaloni. «Peccato che la nostra parentesi di normalità duri sempre troppo poco.»
«Sei il solito pessimista» sbuffò lei. «D’accordo, la situazione non è piacevole, tua madre non ricorda chi sei, ma lo risolveremo. E anche quei ragazzi, vedrai che sono meno pericolosi di quello che sembrano. Tra l’altro, se mi avessi chiamata ieri notte, avresti potuto venire a dormire da me.»
«E a Yuri non avrebbe dato fastidio?»
«No e lo sai benissimo. È consapevole di non aver motivo di essere geloso.» Sabrina scostò la tazza vuota da davanti a sé. «Comunque ti è andata bene. Poco tempo fa, l’idea che tu trascorressi un’intera notte a casa di Davide era assurda e non saresti arrivato intero alla mattina dopo. Ma adesso lui è cambiato, è diventato più gentile.»
«Sua madre pensa che sia merito mio.»
Sabrina lo guardò sorpresa.
«La scorsa notte ci ha beccato mentre rientravamo dalla ricerca del ragazzo che ci ha teso l’agguato. Era arrabbiata perché non capiva cosa stava succedendo, io e Davide ci siamo inventati una storia all’istante e lei se l’è bevuta.» Guardò d’istinto il posto vuoto accanto al suo. «Poi, quando Davide ci ha lasciati soli per andare a cambiarsi, lei mi ha confidato che crede che la mia vicinanza gli faccia bene. Dice che è meno aggressivo e anche loro due litigano raramente.»
«Dovresti esserne orgoglioso.»
«Perché?»
«Perché forse ha ragione» replicò Sabrina. «Forse, sei davvero tu il responsabile del suo cambiamento. A pensarci bene è stato quello più testardo nel voler scoprire se eri morto davvero. Sì, ora che mi ricordo ha chiesto anche il tuo Registro al signor Moser per avere dettagli sulla vostra vita passata.»
Leonardo trasalì. Il ricordo della loro particolare esperienza sulla vita passata era ancora vivida nella sua mente. A ripensarci non riusciva a non provare imbarazzo.
La cosa non sfuggì a Sabrina. «Che ti prende?»
«Niente.»
«Non è vero. Ti stai agitando, lo vedo da come ti muovi sulla sedia.» Sabrina lo scrutò con attenzione. «È successo qualcosa tra te e Davide.»
Leonardo arrossì. Si massaggiò le guance sentendo che andavano a fuoco.
Sabrina gli afferrò un braccio. «Ho ragione. C’è qualcosa! Parla!»
«Va bene, ma non gridare» si divincolò Leonardo. «Mi ha confessato di avere una cotta e… ecco per vedere se per me era uguale, perché ero confuso sulla nostra vita del passato e su qu…»
«Arriva al punto» lo esortò.
«Ci siamo baciati» disse di colpo.
Sabrina rimase a fissarlo incredula. Poi si riprese e chiese: «Come è stato? Come quando ci siamo baciati io e te in seconda liceo, cioè strano e infantile, o più intenso?»
«Intenso… credo.» Leonardo scosse violentemente la testa. «Ma non ne sono sicuro. La prima volta temevo che sua madre ci scoprisse e la seconda…»
«È successo due volte?» lo interruppe lei, sgranando gli occhi.
«Non so se la seconda vale, eravamo nell’illusione di quel ragazzo. Comunque per il momento preferirei non pensarci.»
«Come vuoi.»
Sapeva che per l’amica era davvero un grande sforzo non chiedere altro, ma rispettò la sua decisione. Rimasero in silenzio qualche secondo e Leonardo terminò di bere il cappuccino.
Sabrina cambiò espressione, come se si fosse appena resa conto di qualcosa di importante. «Hai detto che hai parlato con la madre di Davide, giusto?» disse. «Quindi lei ti ha riconosciuto.»
Leonardo lasciò cadere la tazza sul piatto. «Non ci avevo fatto caso, ma sì, sapeva perfettamente chi fossi. Questo vuol dire che i ricordi che mi riguardano non sono svaniti del tutto.»
«Hai visto? La situazione è meno grave di quanto sembra.»
Leonardo inarcò un sopracciglio. «Però è mia madre che deve ricordarsi di me.»
«Non sottovalutare il legame di una madre con il suo bambino» replicò Sabrina. Il suo volto sereno si velò di un’ombra di malinconia. «È difficile dimenticarsi di un figlio.»
Leonardo si morse il labbro. Aveva scordato che l’amica aveva subito un aborto spontaneo solo due mesi prima. «Scusami. Sono stato insensibile. Ti ho fatto tornare in mente brutti ricordi.»  
«No, non preoccuparti. Mi fa bene parlare di quello che è successo. Ignorarlo è peggio.»
«Yuri come l’ha presa?»
Sabrina si sforzò di sorridere di nuovo. «Lui non condivide la mia idea, preferisce evitare l’argomento. Teme che soffriremmo troppo. E poi dovremmo affrontare anche l’altra questione.»
«Quale?»
«Be’… non abbiamo in progetto di avere dei figli in breve tempo, però abbiamo avuto la prova che se rimango incinta può nascere un demone completo e quindi dovremmo valutare come comportarci nel...» La porta cigolò e si zittì di colpo.
Leonardo si girò di scatto verso l’ingresso e scorse i due ragazzi, Sara, Naoko, Patrick e Angelo fare il loro ingresso in fila indiana in quell’istante.
Ognuno di loro pese una sedia e la mise intorno al tavolo, mentre Yuri e Davide ripresero i rispettivi posti.
Sara lo scrutò con attenzione. «Per fortuna stai bene. Credevo ti avessero fatto del male.»
«Potete spiegare anche a noi cosa è successo?» chiese Angelo Moser.
«Questa mattina ci siamo svegliati dopo aver subito l’influsso dell’illusione di un ragazzo biondo» spiegò Davide. «Per fortuna grazie alla proiezione astrale di Leonardo siamo riusciti a rompere il suo trucco, ma quando abbiamo cercato il ragazzo, era scomparso.» Lo guardò di sfuggita, sorridendogli maliziosamente.
Leonardo distolse lo sguardo, ma gli fu grato per aver omesso la modalità con cui erano sfuggiti all’illusione.
«Un altro ragazzo con capacità soprannaturali. Non può essere una coincidenza» disse Naoko.
«Infatti, io e Angelo pensiamo che si tratti di mezzo demoni come voi, reclutati dal C.E.N.T.R.O.» rispose Patrick. «Purtroppo non ne abbiamo le prove.»
«Come se ce ne fosse bisogno. Chi altro potrebbe essere? Non credo che in città ci siano tanti istituti che istruiscono ragazzi con super poteri» fece notare Yuri.
«Il punto è capire se agiscono da soli» intervenne Angelo. «In caso contrario è chiaro che Kaspar e i suoi soci vogliono qualcosa da voi.»
«Potrebbero essere stati loro ad aver cancellato di nuovo il mio ricordo» esclamò Leonardo.
«Cosa?» domandò Patrick.
«Oh sì, mi ero dimenticata di dirvelo» rispose Sara. «Ieri sera nostra madre non ha riconosciuto Leonardo. Anzi è convinta che io sia figlia unica. E c’è di più, nessuno di noi due riesce a teletrasportarsi.»
Angelo corrugò la fronte. «Strano. Le due cose non dovrebbero essere correlate. Andiamo con ordine.» Si alzò in piedi e disse: «Avete provato a teletrasportarvi insieme, tenendovi per mano?»
Leonardo incrociò gli occhi della sorella. Era un tentativo talmente ovvio che avrebbero dovuto pensarci da soli.
«No. Proviamo adesso» annunciò Sara.
«E dove ci trasportiamo?» chiese Leonardo.
Sabrina indicò la porta in fondo alla stanza. «Provate con la toilette. Se ci dovessero essere problemi, vi recupereremo velocemente.»
Leonardo abbandonò la sedia e andò al fianco di Sara già in piedi. Si sistemarono a poca distanza dagli altri, in modo che potessero vederli. Prese per mano la sorella, chiusero gli occhi per focalizzare nella mente il luogo desiderato.. Inaspettata, comparve la familiare e confortante sensazione di calore e si diffuse nel corpo; il vento li avvolse, e Leonardo fu certo di sparire in un baluginare di luce.
Appena aprì gli occhi Leonardo riconobbe l’interno dell’antibagno della toilette. Sara lo fissava con aria indecifrabile. Uscirono quasi subito notando l’espressione sollevata del gruppo.
«Un problema sembra risolto» annunciò Patrick.
«Però prima riuscivano a farlo singolarmente» replicò Naoko. «Perché ora devono essere insieme?»
Angelo si massaggiò il mento. «Per ciò che è successo mesi fa al mio negozio. Leonardo ci ha raccontato di aver condiviso con Sara il fardello delle vittime di Sayka. Questo ha influito e modificato gli effetti dell’incantesimo del Riciclo delle Anime, che in origine aveva fornito a tutti e due la capacità del teletrasporto. È un segno che il rapporto che li unisce è diventato ancora più profondo.»
«Che seccatura» si lamentò Sara. «Ora per spostarci dovremmo dipendere l’uno dall’altro.»
«Scusami tanto se ti ho evitato di impazzire» rispose sarcastico Leonardo. Si rivolse quindi ad Angelo e chiese: «E per l’altra faccenda? Questa notte e poi mattina la madre di Davide mi ha riconosciuto, quindi immagino che i suoi ricordi siano intatti. Perché quelli di mia madre sono spariti?»
«Sinceramente non so spiegarlo» ammise Angelo. «Avete eseguito l’incantesimo davanti a me, seguendo le mie indicazioni e se qualcosa fosse andato storto, si sarebbe visto fin da subito. È come se qualcun altro fosse intervenuto, intromettendosi.»
«In che senso?» domandò Patrick.
«Può essere che un’altra persona abbia agito prima di noi. Non ha impedito che restituissimo i ricordi, ma ha lasciato aperto un varco per toglierli e rimetterli a suo piacimento in vari soggetti. Come se avesse a disposizione un interruttore nella loro memoria, che accende e spegne quando vuole.»
«È orribile» esclamò Sabrina. «Chi può essere stato?»
«Non è ovvio? Sono quelli del C.E.N.T.R.O.» sbottò Davide. «Dovremmo andare lì e dargli una lezione.»
«Non possiamo, è troppo pericoloso» ribatté Yuri. «È meglio evitare scontri con loro.»
«Avete ragione entrambi» s’intromise Angelo. «Un faccia a faccia diretto ci leverebbe tanti dubbi, ma allo stesso tempo ci esporrebbe troppo. Però c’è un modo per sorvegliarli. Kaspar è il consulente alla vostra scuola. Con cautela, seguite le sue mosse e se qualcosa nel suo comportamento non vi convince, riuniamoci di nuovo. Insieme troveremo una soluzione, magari riusciremo a scoprire anche se lui e il C.E.N.T.R.O. sono legati ai mezzo demoni degli attacchi.»
«E io cosa faccio?» domandò Leonardo. «C’è un modo per annullare questo interruttore di ricordi?»
«Non so» disse Angelo. «Contatterò l’Ordine per avere informazioni. Nel frattempo, temo che l’unico modo per scoprire se hanno restituito i ricordi a tua madre sia tornare a casa e verificarlo da solo.»

                                                        Continua…

lunedì 12 novembre 2018

Darklight Children - Capitolo 84


CAPITOLO 84
Mettere insieme i pezzi


Patrick si convinse di non preso quella decisione troppo d’impulso. Quella mattina aveva telefonato ad Angelo Moser e gli aveva chiesto di andare da lui al più presto, dopo le rivelazioni della visone si rese conto che era un passo necessario.
Prima che  arrivasse, frugò in camera e trovò il blocco da disegno e la matita che Kaspar gli aveva regalato quando lo aveva istruito all’uso dei suoi poteri; erano nel terzo cassetto in basso della sua scrivania, l’ultimo posto in cui li aveva lasciati. Per mesi non li aveva più utilizzati, ma doveva riconoscerlo, erano stati un regalo veramente utile, come il suggerimento dell’uomo di riportare sulla carta le immagini delle sue visioni.
Sotto il blocco ritrovò anche il ritaglio di giornale che lo riguardava, un altro dono di Kaspar, ma di quello non era più sicuro che gli fosse stato dato per aiutarlo a  ricordare e soprattutto che era stato disinteressato.  
Trasportò tutto, articolo compreso, sull’ampio tavolo del salone, dove sarebbe stato più comodo e si mise all’opera. Come la prima volta che aveva impugnato la matita, la sua mente e la sua mano agirono di comune accordo, permettendogli di tratteggiare alla perfezione il volto che aveva in testa.
Delineò il viso lungo e spigoloso, la fronte seminascosta dal cappuccio, gli occhi piccoli e la barba liscia che si stendeva sulle labbra carnose, prima di ricongiungersi alle basette.
Patrick constatò che il ritratto rispecchiava l’uomo incappucciato che cercava di rincuorarlo nella visione. Adesso doveva solo scoprire di chi si trattasse.
Il suono urgente del campanello di casa lo distolse dai suoi pensieri. Andò ad aprire e con aria trafelata Angelo gli strinse la mano coperta dal guanto nero.
«Ho fatto prima che ho potuto» disse passandogli accanto per entrare nell’appartamento. «Volevo incontrarla già ieri sera, ma Sara mi ha detto che la situazione era risolta. È successo qualcosa di nuovo?»
«In un certo senso» rispose Patrick. Lo scortò nel salone e lo fece accomodare sul divano. «Possiamo darci del tu?»
Angelo annuì prendendo posto accanto a lui.
«In realtà, la questione di cui voglio parlarti riguarda solo marginalmente i ragazzi. Si tratta di me. Questa notte i miei ricordi si sono sbloccati e ho bisogno di un consulto.»
«Se non ricordo male, eri seguito da Kaspar De Santi. Non è meglio che ti rivolgi a lui?»
«Non posso. Parte dei ricordi lo riguardano.»
Angelo sembrò gradire il suo cambio di atteggiamento nei confronti del professor De Santi. «D’accordo. Cercherò di esserti d’aiuto. Raccontami con calma cosa è accaduto ieri notte. Siete stati attaccati?»
«Sì. Ero andato a controllare le rovine perché sapevo che le ragazze sarebbero state da sole e non ero tranquillo. Poco dopo il loro arrivo, sono comparsi una ragazza e due ragazzi. Avevano chiaramente seguito Naoko e Sara e le hanno sfidate a dimostrare i loro poteri. Hanno detto che volevano mettere alla prova le Alpha.»
Angelo s’incupì. «Hanno usato proprio quel termine?»
Patrick annuì. «Significa qualcosa per te?»
«In effetti sì. Tutti i membri dell’Ordine usano quell’appellativo: Alpha è per identificare i sei mezzo demoni rinati con l’uso del Riciclo delle Anime. Se i ragazzi le hanno chiamate così, devono essere collegati a qualcuno dell’Ordine.»
Patrick intuì subito a chi si riferiva. «Kaspar e i suoi colleghi sono ex-membri dell’Ordine e parte dell’organico del C.E.N.T.R.O.»
«Non voglio lanciare accuse affrettate, ma Kaspar ha ammesso che il C.E.N.T.R.O. rintraccia e addestra da anni gli ultimi mezzo demoni rimasti in circolazione» fece notare Angelo. «E se non ho capito male, i ragazzi che le hanno attaccate possiedono poteri speciali.»
«Esatto. Uno di loro ha dato l’impressione di comandare i pipistrelli, mentre la ragazza ha creato dal nulla una lancia e mi ha colpito» raccontò Patrick. «Ed è per questo che ti ho chiamato. In principio sono svenuto, dopo ho avuto un forte mal di testa e poi toccandomi sono riemersi i miei ricordi.»
«Ti riferisci a ciò che  avevi dimenticato prima del coma?»
Patrick non era sicuro di aver mai messo al corrente Angelo della sua situazione, ma non si sorprese che ne fosse comunque a conoscenza. «Non tutto. Questa notte, per la prima volta da mesi, ho cominciato ad avere dei frammenti di immagini sul mio passato.»
Angelo si fermò a riflettere. «La lancia della ragazza è un’arma psichica, anche se l’ha usata per ferirti,  potrebbe aver intaccato il blocco mentale sulla tua memoria e averti in realtà aiutato.»
«Quindi adesso ricorderò ogni cosa?»
«Non lo so, non posso dirlo con certezza» gli rispose. «Quel genere di arma ha la capacità di scuotere la mente e nel tuo caso di rimuovere lo shock che ti ha impedito di accedere ai ricordi dopo l’esperienza che ti ha mandato in coma. Se è così, è molto probabile che un po’ alla volta tutto tornerà a galla.»
«Spero che tu abbia ragione. È davvero importante che succeda. E non solo per me.» Patrick si alzò in piedi. Andò verso il tavolo e prese l’articolo e il disegno. «Il bambino con me è Samuele e l’ho salvato anni fa. Ieri notte l’ho rivisto: era tra i ragazzi che ci hanno attaccato.»
Angelo prese il ritaglio di giornale dalle sue  mani e lo osservò per alcuni secondi.
«Tra le visioni, o meglio, i ricordi che ho avuto dopo lo sblocco, c’è n’è uno in cui gli parlavo, era come se fossi un suo professore al C.E.N.T.R.O. e gli promettevo che una volta insegnatogli come usare i suoi poteri, lo avrei portato fuori da quell’istituto.»
Angelo sollevò la testa di scatto. «Vuoi dire che facevi parte dell’equipe di Kaspar, ma lui te lo ha tenuto nascosto?»
«Mi ha raccontato che ero un suo collaboratore, ma non so se ero solo quello o qualcosa di più. Fin quando non riavrò tutti i ricordi, non posso accusarlo di niente… anche se incomincio a sospettare che su certi fatti mi abbia mentito» replicò. «Inoltre devo capire perché non sono riuscito a mantenere la mia promessa, o se qualcuno me lo ha impedito.»
Angelo corrugò la fronte. «Cosa ti fa pensare che abbiano cercato di fermarti?»
Patrick gli porse anche il foglio con il ritratto dell’uomo. «L’ultimo frammento di memorie riguardava un rito, qualcosa di strano e di sicuro collegato con l’occulto, che si svolgeva al C.E.N.T.R.O. . Ero su un tavolo di pietra e mi sentivo come una vittima sacrificale. Tra le persone che lo stavano mettendo in atto c’era quest’uomo.»
«Sai il suo nome?» gli chiese Angelo scrutando con attenzione il volto disegnato.
«No.»
«Non posso dartelo per certo, ma forse in questo posso aiutarti. Mi ricorda una fotografia che ho visto negli annali dell’Ordine.»
«Era anche lui un membro?»
Angelo scosse la testa. «In realtà ho visto il suo volto nei files dei mezzo demoni schedati. Ma è successo anni fa e dovrei ricontrollare nei fascicoli che ho salvato dalla distruzione del Portale Mistico
Patrick lo osservò. Gli sembrò più preoccupato da quell’ultima rivelazione che da quanto aveva detto in precedenza. «È qualcuno pericoloso?»
«Forse, o forse no. A ogni modo dobbiamo tenere d’occhio i ragazzi e metterli in guardia. Se tra le alte sfere del C.E.N.T.R.O. c’è anche un mezzo demone, la situazione potrebbe farsi complicata. Dobbiamo evitare di finire di nuovo nei guai.»
Il telefono squillò, facendoli voltare entrambi. Patrick afferrò l’apparecchio cordless e rispose: «Pronto? Ciao Sara.»
Angelo lo guardò in silenzio.
«Va bene arrivo subito. Sì, so dove si trova il locale di Yuri.» Sollevò poi gli occhi incrociando quelli del suo ospite. «Sì, è qui con me vuoi che… ah, ok. A dopo.»
«Cosa succede?» domandò Angelo.
«Leonardo e Davide sono stati attaccati di nuovo. Non so i particolari, Sara vuole che andiamo al Full Moon, faremo una riunione con gli altri. E hanno anche bisogno di spiegazioni da te su un problema personale.»
Angelo abbandonò il foglio da disegno sul divano e si mise in piedi. «Sbrighiamoci. Ho come l’impressione che i guai ci hanno trovato prima che potessimo metterci al riparo.»


                                                     Continua…

lunedì 29 ottobre 2018

Darklight Children - Capitolo 83


CAPITOLO 83

Ricordo/Visione

 

Naoko  lo guardò dubbiosa. «È davvero sicuro di non aver bisogno di nulla?»
Fermo sul pianerottolo, davanti alla porta del suo appartamento, Patrick annuì. «Sto meglio» rispose, sperando che un sorriso riuscisse a mascherare il fastidio che provava per la fitta alla testa, che non accennava a svanire. «Vai a casa e fai attenzione.»
La ragazza rimase a fissarlo per pochi secondi. Il gatto nero, tra le sue braccia insieme a quello bianco, si mosse. «D’accordo. Non si preoccupi: Ombra e Scintilla stanno per svegliarsi. Forse gli anestetici che gli hanno dato sono meno forti del previsto.»
Le fece un cenno con la mano, lei ricambiò il saluto e abbandonò e scese le scale, scomparendo dopo la prima rampa.
Patrick inserì la chiave nella serratura, entrò in casa e chiuse la porta, Si appoggiò all’uscio e trasse un lungo sospiro. Aveva impiegato diversi minuti per convincerla che stava bene e poteva lasciarlo solo. Voleva che arrivasse a casa in fretta, altrimenti quello a preoccuparsi sarebbe stato lui.
Anche se Naoko aveva richiamato come scorta una schiera di felini e lui li aveva visti attenderla fuori dal palazzo, mentre lo accompagnava fino al suo appartamento, Patrick non voleva che corresse altri rischi a causa sua. 
Barcollò fino alla sua stanza e si buttò sul letto senza svestirsi. L’ambiente era illuminato dalla luce esterna, un misto di bagliore lunare e luce elettrica, che filtrava dai vetri della finestra.  Ripensò agli eventi della sera e si sentì un emerito idiota. Era andato fino al luogo in cui riposava il Sigillo per assicurarsi che Sara stesse bene ed era stato lui quello che si era fatto ferire.
«Bell’esempio di persona adulta» si disse. In realtà si vergognava per un’altra ragione. Si era quasi tradito poche ore prima. Da quando Sara lo aveva baciato e aveva cercato di fare l’amore con lui, Patrick aveva capito che non gli era indifferente.
Provare qualcosa per lei era sbagliato? In fin dei conti era maggiorenne e lui non era tanto più vecchio di lei.
«Che diavolo vado a pensare» si rimproverò, scuotendo la testa per scacciare quei pensieri.
Una fitta di dolore gli attraversò le tempie. Il colpo subito dall’arma di quella ragazza non era poi così innocuo. Si tolse i guanti di pelle e li gettò sul comodino.
Doveva concentrarsi su questi nuovi ragazzi, tenerli a bada prima che diventassero un pericolo per tutti.
Il dolore alla testa riprese a tormentarlo. Più forte, acuto e martellante. Non sapeva come calmarlo, non poteva rivolgersi a un medico. Per non correre rischi si sarebbe preso un paio di aspirine.
Tentò di sollevarsi dal materasso, ma il male lancinante al capo lo fece ricadere sulla schiena. Le fitte divennero più ravvicinate e più profonde. Era come se qualcosa spingesse per uscire dalla sua nuca. Urlò e si portò le mani alle tempie, quasi la testa stesse per scoppiargli.
Non ci fu nessuna esplosione fisica, ma le visioni riempirono la sua mente.

La casa era in fiamme. Tossì ripetutamente e poi si ricordò di Samuele. Era ancora prigioniero all’interno. Tirò l’impermeabile sopra la testa e si ributtò in quell’inferno.
Non sprecò tempo e fiato a chiamarlo, rischiava solo di inalare altro fumo e gli sarebbe stato letale.
La cucina era il punto di origine dell’incendio, ma il ragazzino era nel salone. Stava guardando la televisione. Uno strumento alimentato elettricamente. Si appiattì sul pavimento e lo scorse. Samuele era steso in terra, tra il tavolino con le riviste e il divano. Lo sollevò, avvolgendolo nell’impermeabile e lo strinse tra le sue braccia.
Guardò davanti a sé: rifare il percorso al contrario sarebbe stato più complicato. Si erano scatenate fiamme dovunque.
Il fuoco divampava ed era abbagliante.
Tanto da spingerlo a chiudere gli occhi. Li riaprì ed era altrove.
Camminava nei grigi corridoi del C.E.N.T.R.O., fissando le pareti ai due lati. Non era certo il posto più allegro dove far crescere dei ragazzini. Magari abbellirlo un po’ con qualche poster avrebbe fatto la differenza. Mentiva a se stesso per non accettare la realtà. Comunque la dipingi, una prigione, rimane una prigione.
Girò la manopola della stanza adibita ad aula. Gli altri ragazzi se ne erano già andati, ma Samuele era ancora lì: seduto da solo dietro al banco.
Si piegò sulle gambe, in modo che i loro volti fossero alla stessa altezza.
«Ti sei dimenticato di nuovo del nostro appuntamento.»
Samuele non rispose.
«Lo sai che è per il tuo bene. Per evitare altri incidenti.»
«Voglio andare a casa» disse Samuele.
«Lo so e ti riporterò io personalmente» rispose. «Ma prima dobbiamo insegnarti a  controllare il tuo dono. Non possiamo rischiare che tu faccia del male a mamma o papà.»
«Non è vero! È una bugia.» Samuele scattò in piedi e corse verso la porta.
«Samuele!»
Il ragazzino si bloccò. Si girò lentamente e lo guardò con disprezzo, come può disprezzare un ragazzino della sua età. «Stai mentendo. So cosa farete. Gli altri ragazzi non fanno che ripetermelo.»
Avanzò verso di lui e gli mise le mani sulle spalle. «Cosa ti hanno detto?»
«Non andrò mai via da qui. Loro sono entrati prima di me e non sono più usciti.»
Non poteva negarlo. Aveva avuto anche lui gli stessi pensieri, gli stessi dubbi. Li aveva ignorati ogni volta che erano emersi a stuzzicarlo, ma non lo avrebbe fatto questa volta. Aveva portato lui Samuele in quell’istituto e non intendeva rinchiuderlo lì.
Si accovacciò ancora davanti al ragazzino. «Facciamo un patto. Parlerò con il professor De Santi e gli chiederò spiegazioni. Mi farò confermare e giurare che una volta imparato a controllarti, sarai libero di tornare a casa tua.» Vide il barlume della speranza e della fiducia affacciarsi nei giovani occhi del ragazzino. «Però tu non devi più saltare nessuna lezione con me. Prima saprai come usare il tuo potere, prima potrò portarti dai tuoi genitori.»
«Me lo prometti?»
«Croce sul cuore» rispose disegnando due linee immaginarie sul petto.
Samuele sorrise. L’aria intorno a lui si riempì di elettricità e dal suo corpo sprizzarono scintille. Erano così  luminose…
Ancora troppa luce. Si coprì il volto, quando scostò la mano, non poteva muovere un muscolo.
Era steso su un tavolo di marmo gelido. Il freddo gli passava attraverso la pelle nuda della schiena, sul petto avevano disegnato un simbolo.
Rimase immobile, girò solo gli occhi per scrutare i presenti. Erano in cinque, tutti con una casacca viola e con il cappuccio calato sul volto. Si erano disposti in circolo intorno al tavolo, intorno a lui.
La lampada al neon illuminava debolmente la stanza. Era sufficiente per indicargli che era nel misterioso sotterraneo del C.E.N.T.R.O. Aveva sperato di non doverlo visitare in quel modo.
Uno dei cinque, quello ai suoi piedi, iniziò a recitare una formula. Sembrava un rito, qualcosa di antico. Oppure qualcosa senza senso. A ogni modo, non capiva quello che dicevano. Gli altri lo imitarono uno dopo l’altro, partendo da quello al fianco del primo, seguito da quello alla sua destra e poi da quello alla sua sinistra.
Tra di loro dovevano esserci anche una o più donne. La voce femminile si mischiava a quelle maschili e non riusciva ad identificare in quante potevano essere.
L’individuo dietro di lui, che aveva visto solo come un’ombra incombente, si mosse di un paio di passi, in modo da rientrare ampiamente nel suo campo visivo. Gli mise la mano sinistra sulla fronte e con la destra si fece scivolare il cappuccio sulle spalle.
Dal volto appariva un uomo adulto, ma non in età avanzata. Aveva i capelli castano chiari e due lunghe basette, che davano inizio a una cornice di barba curata intorno alle labbra carnose.
Gli sorrise. Non sembrava cattivo. Forse voleva rassicurarlo. Però non ci riuscì.
Era terrorizzato da quello che stava per accadere.

Patrick si rizzò a sedere sul letto come spinto da una molla invisibile, alla stessa velocità con cui escono i pupazzi dalle vecchie scatole giocattolo.
Inspirò avidamente aria sia dal naso, che dalla bocca. Uscire da quella trafila di visioni era come riemergere da un pozzo profondo.
Sudato e ansimante, cercò a tentoni i guanti sul comodino e ci fece scivolare di nuovo le mani all’interno.
Passati i primi istanti di confusione, fu pervaso da un’inaspettata euforia. Il suo corpo gli stava suggerendo la verità su ciò che la sua mente gli aveva appena offerto.
Quelle che aveva avuto non erano state comuni visioni. Erano molto di più. Non sapeva come o perché erano spuntati proprio in quel momento, ma i ricordi erano finalmente tornati da lui. Aveva assistito a eventi del suo passato, lo stesso che aveva rincorso e desiderato scoprire a lungo senza successo.
«Samuele… il C.E.N.T.R.O. e quell’uomo.»
Erano i primi pezzi del puzzle. Il ragazzino lo aveva riconosciuto dal ritaglio di giornale che aveva avuto fin dal giorno in cui era tornato dall’ospedale E se come supponeva anche gli altri due appartenevano alla sua vita prima che la mente diventasse una tabula rasa, ora poteva cominciare a ricostruire chi era stato prima del coma. Ma non poteva farlo da solo.
Patrick sorrise. Sapeva chi chiamare per ricevere aiuto.

 
Continua…

lunedì 15 ottobre 2018

Darklight Children - Capitolo 82


CAPITOLO 82

Illusione del passato

 

Leonardo si strofinò gli occhi. Aprendoli, si guardò intorno perplesso. Ricordava di aver dormito a casa di Davide, ma il luogo in cui si trovava era un altro, sbagliato.
Si rizzò a sedere sul letto e anche quel dettaglio non combaciò con i suoi ricordi. Guardò per terra e non trovò il sacco a pelo in cui si era addormentato la sera prima e che avrebbe dovuto ancora ospitarlo.
Si voltò di scatto nel letto matrimoniale. Davide dormiva al suo fianco. Entrambi erano a petto nudo, Leonardo alzò il lenzuolo e constatò sollevato che tutti e due indossavano però un paio di pantaloni. Non erano gli stessi della sera precedente, anzi non erano proprio suoi: non aveva mai posseduto un indumento di quel tipo.
Osservò nuovamente la stanza. Erano spariti i poster e le foto appese da Davide; il muro freddo color beige era spoglio e nell’angolo a sinistra, a poca distanza dalla porta, c’era un armadio in legno scuro.
Leonardo si rese conto che quella camera iniziava a sembrargli familiare. E questo lo spaventò.
«Davide! Davide! Svegliati!» Lo scrollò violentemente finché non aprì gli occhi.
«Che c’è? Che vuoi?» biascicò Davide insonnolito.
«Guarda dove siamo finiti.»
Davide si tirò su, puntellandosi sui gomiti e scrutò a sua volta la stanza. «Questa non è la mia camera.»
«No, genio, non lo è.»
«Come siamo arrivati qui?» Si girò a fissarlo confuso. «E nello stesso letto?»
«Non ne ho idea.»
Davide scostò il lenzuolo e si alzò. Fece un giro della stanza. C’era una finestra dove doveva trovarsi anche quella della sua camera, guardò all’esterno e rimase di sasso. «C’è un muro… un gigantesco muro circonda questo edificio e non è il palazzo in cui abito.» Corse alla porta e ne aprì uno spiraglio. Davanti a lui si allungava un corridoio immenso, illuminato solo da grosse candele inserite in appositi candelabri in rame, fissati alle pareti.
«Hai capito dove siamo?» domandò Leonardo.
Davide chiuse l’uscio. «Non so… tu hai qualche idea?»
Sospirò. «Temo di sì. Ripensa ai nostri ricordi sul passato, alla vita in cui eravamo Lucen e Daren…»
«Vuoi dire che siamo nella nostra stanza alla Casa dell’Ordine?» Davide si guardò intorno ancora una volta, sembrò meno allibito e più consapevole. «Hai ragione ed è nello stesso stato dell’ultima volta che ci siamo stati, prima della battaglia finale. Chi ci ha mandato qui?»
Leonardo balzò giù dal letto. «Siamo stati noi. Non lo capisci?»
«Che diavolo dici? Non abbiamo questi poteri!»
«Non lo abbiamo fatto di proposito. Quando ci siamo baciati, dobbiamo aver innescato una qualche maledizione.»
Davide inarcò un sopracciglio. «Ok, sei ufficialmente impazzito.»
Quel suo atteggiamento lo mandò in bestia. Lo afferrò per le spalle e replicò serio «Non è uno scherzo. Dopo quello che abbiamo fatto, dopo la guerra che abbiamo contribuito a scatenare, l’intera civiltà è andata a rotoli. L’Ordine ha punito me e Sara rendendoci gemelli, ma io e te eravamo suoi membri e preferendomi alla missione, hai tradito tutto ciò in cui credevamo. Non pensi che abbiano trovato un modo per tenerci lontani nella nuova vita?»
Davide lo fissò, fermandosi a riflettere.
Leonardo pensò stesse valutando il suo steso ragionamento. Lo aveva tiranneggiato per mesi prima di accettare di essersi innamorato di lui e confidarglielo, ed era una strana coincidenza che un fatto simile capitasse proprio dopo quella rivelazione. Poteva essere stato tutto progettato fin dall’inizio.
Davide si scrollò gentilmente le sue mani di dosso. «D’accordo, ammettiamo che tu abbia ragione… cosa ci guadagnano a rispedirci nel passato? Sapendo come è andata, potremmo cambiare la storia.»
«No, non possiamo» rispose Leonardo. «Anche se decidessi di non lottare contro Sara, per lei non cambierebbe nulla. In questo tempo è Sayka, non crederebbe a niente di quello che le racconterei, il suo unico interesse è vedermi morto.»
«Però possiamo convincere Naoko a non denunciarci agli Anziani dell’Ordine» rispose l’altro. «Dobbiamo rintracciarla prima che vada da loro e raccontarle tutta la storia.»
«Potrebbe funzionare» concordò Leonardo. «Ma i miei ricordi di questo tempo sono ancora confusi. E se incontrassimo qualcuno che dovremmo conoscere e dicessimo qualcosa di sbagliato?»
Davide si morse il labbro inferiore. «Ho trovato! Usa la proiezione astrale. Funziona più o meno come il teletrasporto, giusto? Ti ritroverai all’istante nello stesso luogo in cui c’è Naoko.»
Leonardo si ritrovò a sorridere. Era stranamente rincuorante averlo accanto in quella situazione. «Buona idea.»
«E ricordati che in questo tempo si chiama Nori.»
Leonardo annuì. Chiuse gli occhi e si convinse mentalmente di volersi trovare lì con Davide e allo stesso tempo con Nori. Quando li riaprì rimase allibito.
Era in camera di Davide. Nella vera camera di Davide. Poteva vedere chiaramente se stesso raggomitolato nel sacco a pelo e Davide disteso supino nel suo letto.
«Che cosa sta succedendo?» domandò ad alta voce.
«Stanno giocando con la tua percezione del mondo.»
La donna dalla pelle chiara e i capelli castani raccolti nello chignon, che aveva già interagito con lui in sogno, comparve al suo fianco. Fasciata nello stesso abito lungo del loro precedente incontro, lo invitò a raggiungerla vicino alla finestra. «Devi stare attento a cosa guardare.» 
«Come?» Leonardo seguì il suo dito indice, indicava l’esterno della finestra. Osservando con attenzione, notò un ragazzo dai capelli biondo scuro. Era appoggiato a un muro e guardava verso l’alto, proprio nella sua direzione. Aveva quasi l’impressione che lo stesse fissando. «È lui? È colpa sua se siamo in questa situazione?»
Lei sorrise in risposta.
«Ma come è possibile?»
«Non è tanto difficile far credere agli altri di vedere qualcosa di diverso dalla realtà. Soprattutto se hanno una ragione per cadere in quell’illusione.»
«Non capisco… vuoi forse dire che siamo vittime di questa finzione, di questa illusione, perché permettiamo a questo ragazzo di condizionarci?»
La donna gli posò le mani sulle spalle. Riusciva a toccarlo anche se era nella sua forma astrale. «Hai imparato ad accettare la verità, anche se spaventa. Ora non lasciare che sia la paura a guidarti.»
Prima che potesse fare domande o ricevere altre spiegazioni, Leonardo vide l’ambiente intorno a lui dissolversi come fosse composto da fumo.
Si ritrovò di colpo nel suo corpo, in piedi di fronte a Davide, nella finta stanza della Casa dell’Ordine.
«Allora? L’hai trovata?» domandò il ragazzo.
«No.» rispose. Quella strana donna gli aveva dato un suggerimento per uscire da quel pasticcio. E anche se voleva capire come avesse fatto a raggiungerlo, e a sapere cosa stava accadendo, al momento era più urgente concentrarsi sul problema attuale. Guardò Davide negli occhi e disse: «Siamo sotto l’effetto di un’illusione.»
«Cosa? Come lo sai?»
«Quando uso la forma astrale sono proiettato fuori dal corpo, giusto? Be’ ho visto che stiamo ancora dormendo in camera tua. Tutto questo è solo un trucco da prestigiatore.»
Davide si grattò la testa confuso. «Ok, ma chi può sapere questi dettagli da riuscire a convincerci di essere tornati indietro nel tempo?»
Leonardo aveva la risposta, ma preferì omettere il coinvolgimento della donna misteriosa. «Ho controllato se c’era qualcuno con noi e fermandomi davanti alla finestra, mi sono accorto che fuori c’era un ragazzo biondo che guardava verso di me. Non idea di chi sia, ma di sicuro è opera sua.»
«Può essere un altro di quei ragazzi con i poteri. Come quelli che hanno attaccato tua sorella questa notte.» Davide camminò in giro per la stanza furioso. «Dobbiamo trovare un modo per liberarci della sua illusione, così posso prenderlo a pugni.»
Leonardo ripensò alle parole della sua alleata senza nome. L’idea iniziale della cospirazione ordita dall’Ordine non era del tutto sbagliata, però i responsabili erano loro. La sua paura per quello che poteva provare per Davide e magari anche le insicurezze del compagno, potevano aver dato al loro avversario la base per costruire la sua illusione.
«Forse ho trovato una soluzione» disse Leonardo. Si avvicinò a Davide e si fermò a una spanna da lui. «Devi fidarti di me e non fare domande.»
Lo guardò sicuro negli occhi «Va bene. Mi fido di te.»
«Devo baciarti di nuovo.»
Davide abbozzò un sorriso. « Come nelle favole? Ci baciamo e l’incantesimo si rompe?»
«Sì, in un certo senso» Abbassò lo sguardo imbarazzato. «Suona un po’ assurdo… ma può funzionare, basta che non  pensi al nostro passato, o al nostro futuro.»
«Proviamo.»
Davide chinò il capo. Leonardo alzò lievemente il suo. Le loro labbra si incrociarono ancora, unendosi in un bacio tenero e più spontaneo dei precedenti.

Leonardo spalancò gli occhi. Nella semioscurità vide il sacco a pelo che lo avvolgeva. Pochi secondi dopo la stanza fu illuminata dalla luce elettrica.
Davide era balzato fuori dal letto e aveva spinto l’interruttore. Come lui, indossava gli stessi abiti del giorno prima, ma era a piedi nudi. Poi spalancò la porta, pronto a fiondarsi all’esterno.
«Dove stai andando?» urlò Leonardo.
«A prendere quel bastardo prima che scappi» rispose Davide, da metà del corridoio.
Leonardo si liberò dal sacco a pelo e si alzò dal pavimento. Lo rincorse fuori dalla camera, anche lui a piedi nudi, lo raggiunse alla porta d’ingresso e senza chiuderla, continuò a seguire l’amico fin fuori dal palazzo. 
Arrivarono in strada quasi nello stesso istante, in starda sotto la luce dei lampioni non c’era nessuno.
«Dov’era quando lo hai visto?» domandò Davide, scrutando nelle vicinanze deserte.
«Appoggiato a quel muro. Vicino al cancello» indicò.
Guardarono entrambi attentamente, ma erano gli unici presenti. Leonardo concluse che il ragazzo si era dileguato appena aveva avvertito che la sua illusione si era infranta. Era riuscito a cavarsela.
Leonardo tirò Davide per un braccio. «Rientriamo, prima che qualcuno ci veda e ci prenda per pazzi.»
Ritornarono sui loro passi e appena varcarono la soglia di casa trovarono Paola Angeli, la madre di Davide, in vestaglia ad attenderli.
La donna li squadrò interdetta e pronta ad aggredirli. «Mi spiegate cosa sta succedendo?»

 

 Continua…