lunedì 9 novembre 2015

Recearticolo - Scream (serie tv) Stagione 1

Prima di iniziare a leggere avviso tutti che potrebbero esserci degli spoiler, quindi chi non ha ancora visto la prima stagione della serie e non vuole rischiare di rovinarsi la sorpresa, è meglio che non prosegua.
Per tutti gli altri, iniziamo.
È giusto precisare che il progetto di una serie tv tratta dalla serie cinematografica Scream mi lasciò un po’ perplesso fin da quando ne sentii parlare un anno fa, pur con un pizzico di eccitamento da nerd e un po’ di curiosità, ero anche molto scettico su quel che sarebbe stato il prodotto finale. Il motivo non è difficile da indovinare: come ogni fan che si rispetti di un’opera originale, non credi che un adattamento/rivisitazione possa reggere il confronto. Per fortuna però, posso dire di essere rimasto soddisfatto.
Per chi era adolescente negli anni 90, Scream ha rappresentato l’icona della rinascita del genere teen-horror-slasher che sia in quegli anni, che anche più avanti, diede il via a un gran numero di  titoli che non sempre hanno saputo reggere il confronto con il capostipite.
Bisogna anche ammettere che l’idea di un serial killer coperto da una maschera non era proprio un’idea mai esplorata (film come Halloween e Venerdì 13 sono stati i più famosi apripista), ma Scream ha avuto il merito di non prendersi troppo sul serio e saper giocare con gli spettatori inserendo un sottotesto di meta fiction in cui i personaggi dei film sottolineavano e svisceravano i punti forti, deboli ed essenziali del genere, arrivando a volte anche a stravolgere le regole.
Ed ecco la vera sfida: riprodurre questa miscela di elementi in una produzione seriale che non si esaurisce in 90-100 minuti, ma deve continuare di settimana in settimana e possibilmente poi in stagione dopo stagione, senza annoiare o diventare troppo pesante e autoreferenziale, mantenendo vivo l’interesse e tenendo conto che non c’è solo un intero genere con cui confrontarsi, ma anche la stessa saga su cui la serie è basata.
Il banco di prova è sicuramente la sequenza iniziale, un marchio di fabbrica di Scream, che deve rapportarsi con un pubblico diverso rispetto a quello del 1996 (anno di uscita del primo film della serie), più smaliziato, social e tecnologicamente avanzato, a cui non basta un maniaco telefonico per essere spaventati o incuriositi. Così, pur porgendo giustamente omaggio a Drew Barrymore vittima iniziale di Scream (e a Heather Graham sua copia in Squartati il film nel film), la serie tv riesce a darci una prima vittima eccellente con Nina Patterson (interpretata da Bella Thorne) una ricca sociopatica e manipolatrice, che pur con tutta la sua sicurezza e acidità, cade nelle grinfie del nuovo Ghostface (questo il nome dato non ufficialmente al serial killer nei film, ma non ancora nella serie) tra urla e inseguimenti, in maniera se non particolarmente originale, almeno efficace e senza scopiazzare il film.
Il secondo punto fondamentale è che Scream tratta una storia di famiglia. I vari psicopatici che si alternano nei tre film sotto la maschera del killer (o almeno uno per pellicola) hanno un forte risentimento verso la protagonista Sidney Prescott (interpretata da Neve Campbell)  per colpa di sua madre, personaggio già morto prima degli eventi del primo film, ma che con le sue azioni si è lasciata alle spalle una scia di nemici, mentre il padre della protagonista ricopre un ruolo quasi marginale, per lo più assente e all’oscuro del vissuto della moglie.
La serie doveva mantenere intatta questa caratteristica, senza però renderla ovvia e scontata e penso che ci sia riuscita. Prima di tutto non ha reso orfana la nostra protagonista Emma Duvall (interpretata da Willa Fitzgerald), affiancandole la madre Maggie (interpretata da Tracy Middendorf ) con un passato segreto alle spalle pronto a portar guai, ma in buoni rapporti con la figlia e un padre, Kevin Duvall (interpretato da Tom Everett Scott) che seppur assente, è vivo e a sua volta legato al passato del killer.
Così facendo gli ideatori della serie tv hanno mantenuto il principio “paghi le colpe della tua famiglia”, non solo discostandosi abbastanza dai film in modo da non apparire ripetitivi, ma creando anche una vera mitologia dietro il serial killer, i suoi omicidi e motivazioni e tenendo aperta la porta a un possibile sviluppo su più livelli, essenziale per la lunga serialità.
Il terzo punto fondamentale sono i personaggi di contorno, gli amici della protagonista. Se nel primo film Sidney aveva Billy Loomis (Skeet Ulrich), Randy Meeks (Jamie Kennedy), Stu Macher (Matthew Lillard) e Tatum Riley (Rose McGowan),  personaggi che potevano essere potenziali vittime, ma anche possibili identità del killer, qui Emma ha un gruppo meno unito e più sfaccettato di compagni, ognuno con un suo interesse e motivazione per indossare la maschera del killer, anche grazie a una sottotrama legata all’omicidio di Nina, che a differenza del primo film non è una semplice vittima casuale, ma amica della protagonista e collegamento con i vari personaggi.
Sfruttando proprio l’impianto seriale a episodi, gli sceneggiatori sono riusciti anche e dare un background ai vari personaggi, delle proprie storyline e metterli al centro di tematiche attuali come il cyberbullismo, i rapporti lgbt, il pericolo di dipendere troppo dalla tecnologia e di come questa spesso privi della privacy per la fame di essere protagonisti dei social network. Inoltre sono proprio loro a lanciare e portare avanti il gioco delle varie meta-citazioni: Audrey Jensen (Bex Taylor-Klaus), Noah Foster (John Karna), Will Belmont (Connor Weil), Brooke Maddox (Carlson Young), Riley Marra (Brianne Tju), Jake Fitzgerald (Tom Maden) e Kieran Wilcox (Amadeus Serafini)  a turno comparano quello che sta succedendo nelle loro vite con film, libri e serie tv senza limitarsi al solo genere horror-slasher e accentuando anche alcuni aspetti inverosimili delle altre opere. Ecco quindi che oltre a snocciolare le varie possibilità e regole che un film horror-slasher ha in più rispetto a una serie tv dove sono difficili da mettere in pratica (e facendo così una sorta di autocritica), prendono in esame Pretty Little Liars, serie di romanzi poi diventata serie tv teen nel 2010, che di sicuro deve molto a un altro film teen-horror del 1997 come So cosa hai fatto per la sua struttura di segreti, bugie e misteriosi stalker; oppure si auto paragonano agli archetipi dei teenagers dei film teen-comedy anni 80 come The Breakfast Club, quasi a sottointendere che nella vita al liceo tutti recitino un ruolo che hanno scelto o è stato appiccicato loro addosso; fino a sottolineare come possa essere più o meno facile dover affrontare killer di origine non umana come in The Faculty altro film teen-horror del 1998 con contaminazioni e citazioni fantascientifiche.
Addirittura in alcuni casi, come nelle relazioni tra i personaggi, viene portato alla luce il costante bisogno nelle produzioni attuali di dover per forza mettere una componente rosa anche nel genere horror per catturare il pubblico femminile e come in certi casi questo risulti superfluo per il prodotto. Tuttavia la stessa serie tv Scream non rinuncia a creare i suoi intrecci amorosi, costruendo anche il triangolo tra i tre protagonisti Emma, Will e Kieran.
Un altro evidente segno di distinzione con la quadrilogia cinematografica è dato dai personaggi di Piper Shaw (Amelia Rose Blaire) e Clark Hudson (Jason Wiles), se vogliamo i corrispettivi di Gale Weathers (Courtney Cox) e Linus Riley (David Arquette), ma con un ruolo, uno sviluppo e infine un destino differente dai loro “doppi” cinematografici.
Infine merita una nota anche l’ambientazione della serie tv, che pur basandosi sulla regola della città inventata, si discosta lievemente da quella del franchise. Sarebbe stato più  facile ambientare tutto nella già nota Woodsboro dei film, per avvicinare i fan e poter creare legami futuri con i suoi personaggi, ma invece i creatori hanno preferito inscenare il drama nella fittizia Lakewood che possiede luoghi ben più lugubri e oscuri.
Alla fine i fan riconosceranno nella trama lunga dieci episodi diversi rimandi non solo al primo Scream, ma anche ai tre successivi, piccoli o grandi, ma comunque doverosi visto che il gioco è proprio quello di citare/omaggiare i precedenti del genere.

E in conclusione, a differenza dei film, la serie tv lascia alcune domande senza risposta proprio perché cambiando media, cambiano le regole e gli spettatori dovranno tornare per la seconda stagione e guardare cosa la nuova incarnazione di Scream riserva. 

lunedì 2 novembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 11

11. Disco (Bocca dell') Inferno


Zec arrivò trafelato nel cortile davanti all’ingresso della scuola.

Con una catena di SMS aveva chiamato a raccolta la Scooby Gang – avevano iniziato a definirsi come nella serie tv – e dato loro appuntamento prima dell’inizio delle lezioni. Dovevano presentarsi al più presto.
«Qual è l’emergenza? Io non ho avvertito nulla» lo accolse Billy.
«Già, perché hai tutta questa urgenza?» chiese Donovan, sbadigliando. «Non ho avuto neanche il tempo di far colazione.»
Michelle inghiottì con aria colpevole il bagel che stava masticando. Fissò la metà mezza smangiucchiata e la offrì al compagno. «Ne vuoi un po’?»
Donovan scosse la testa sorridendo.
«Insomma, vuoi dirci perché ci hai fatto correre qui con tutto questo mistero?» sbuffò Betty.
Zec notò sorpreso una punta di ostilità nella sua voce e non era da lei trattarlo così. Era cambiata dalla sera in cui avevano affrontato i bulli vampiri e se ne era accorto anche a casa di Michelle. Però non aveva tempo per chiederle spiegazioni, c’erano questioni più urgenti.
«Stamattina appena sveglio ho controllato il cellulare dell’auditorium, ed è comparsa questa.» Mostrò ai quattro compagni il display dello smartphone su cui era visibile una lunga playlist di canzoni. «Non c’era la prima volta che l’ho acceso.»
«Ne sei sicuro?» domandò Donovan, sfiorando lo schermo con il polpastrello e facendo scorrere la lista di brani.
Zec annuì. «Da quando ho deciso di attivarlo, non lo perdo d’occhio. Tranne quando dormo.»
«Quindi è comparsa stanotte» constatò Billy.
Michelle si leccò le dita unte dal bagel. «Perché dovremmo preoccuparci se hai della musica da ascoltare?»
«Dobbiamo sapere da chi arriva il cellulare» sentenziò Betty. Si sistemò gli occhiali e aggiunse: «Mi hai detto che avevi una teoria su chi potesse essere, diccelo.»
Zec la guardò di sbieco. Le aveva fatto quella rivelazione in confidenza, non aveva il diritto di tiralo fuori davanti agli altri, e lui non aveva voglia di condividere la sua storia e la sua speranza sul benefattore segreto. Osservò Billy, Donovan e Michelle fissarlo con aria interrogativa, così disse: «È solo un’idea balzana, non ho nessuna prova per esserne sicuro.»
«C’era quella frase, quando l’hai trovato…» disse Michelle, fermandosi per ricordarla.
Billy intervenne. «“Meglio il demone che conosci”, era così?»
«Sì, giusto» confermò Donovan.
La campanella dell’orario di entrata suonò, facendoli sobbalzare.
Alcuni ragazzi iniziarono a farsi avanti oltre il cancello, avanzando pigramente nel cortile.
«Coraggio, Zec. Dicci quello che pensi» lo esortò Betty. «Tra poco dobbiamo andare a lezione.»
Zec rimase a fissarli con il fiato sospeso. Provava un timore irrazionale nel dire apertamente di chi ipotizzava potesse trattarsi. Come se pronunciarlo ad alta voce potesse renderlo reale e annullarlo nello stesso tempo. E temeva entrambe le possibilità. Iniziò debolmente: «Ecco è una storia lunga e io…»
«Avverto qualcosa di soprannaturale» lo interruppe Billy.
Zec e gli altri lo guardarono allarmati. Poi si voltarono circospetti finché qualcuno attirò la loro attenzione.
«Basta, per carità!»
I cinque amici e gran parte degli studenti si girarono verso il cancello, dove proveniva quella voce. Una ragazza dalla pelle rosso rubino, una coda di capelli castani che le partivano dalla nuca e con indosso un top viola e jeans aderenti dello stesso colore, camminò tra la folla, incurante degli sguardi increduli che le rivolgevano.
«Questa attesa è snervante» disse la ragazza avanzando sicura verso il gruppo di Zec. «Non posso rimandare oltre la mia entrata in scena.»
Trovandosela a poca distanza , Zec si accorse di altri particolari che caratterizzavano il suo aspetto demoniaco. Orecchie a punta tempestate di piercing, un altro brillantino sulla narice sinistra e il colore degli occhi. Occhi verdi inconfondibili.
«Non è possibile.» Zec deglutì a fatica. «Dana.»
«Ciao fratellino, non sei contento di rivedermi?» chiese Dana.
Lui iniziò a tremare. «Tu… come? Cosa? Non riesco a credere che sei qui» Si girò verso gli amici. «La vedete anche voi, vero? Non è un’allucinazione?»
Billy gli strinse la mano destra. «Sì, la vediamo tutti, stai calmo.» Si rivolse poi alla ragazza demone. «Sei davvero sua sorella?»
«Al cento per cento» rispose Dana. «E in quanto al perché sono qui, è semplice:  sono venuta a portare un po’ di pepe nella tua vita, Zec.» Schioccò le dita e una base musicale partì, diffondendo il suono in tutto il cortile.
Tutti si guardarono intorno cercando altoparlanti che non c’erano, mentre un coro iniziò a intonare una canzone.

 

La La La La La La La La La

 

«La conosco» disse Michelle. «È una canzone delle Spice Girls
«Sì, è Spice Up Your Life» confermò Betty.
Dana indietreggiò nel centro del cortile. Iniziò ad ancheggiare al ritmo della musica e alcuni ragazzi e ragazze, le si fecero intorno, seguendo i suoi movimenti e inscenando una coreografia.
Betty, Michelle e Donovan lasciarono i due amici e si mossero per unirsi alle danze.
«Ragazzi, che fate? Che sta succedendo?» domandò Zec confuso.
«Non so… non riesco a resistere» rispose Donovan, agitando le braccia intorno al gruppo di altri ragazzi.
In mezzo a loro, Dana puntò lo sguardo su Zec e iniziò a cantare:

 

«Quando ti senti triste e giù
Ti porterò dove vuoi tu
Sorridi e balla, ti sentirai libero
Ciò che ti serve è pensare positivo.
Demoni del mondo
Un po’ di pepe nella tua vita
Ogni ragazzo e ogni ragazza
Un po’ di pepe nella tua vita
Umani del mondo
Un po’ di pepe nella tua vita
Aahh…»

 

«Sta cambiando le parole» notò Zec, mentre i suoi amici e gli altri ragazzi della scuola ballavano intorno a Dana e si univano al coro. «La base musicale è quella ma il testo è diverso.»
Lei continuò:

 

«Poga a sinistra
Se ti stai divertendo
Dimenati a destra
Se ti fa star bene
Cuccioli davanti a me
Huh Huh
Dai rilassati

 

Zec guardò incredulo il balletto andare avanti come una perfetta coreografia studiata e preparata nei minimi dettagli. «Non capisco cosa sta cercando di fare.»
«Credo ti stia parlando in musica» rispose Billy. «La canzone è per te.»
Zec sentì la mano dell’amico agitarsi nella sua. «Cos’hai?»
«Non lasciarmi, il suo richiamo a unirmi nel numero musicale è forte» spiegò Billy.

 

«La La La La La La La La La
Vampiro ombroso sulla Bocca dell’Inferno
Nemico sia per te che per me
La reginetta del ballo combatterà li kung fu
Cacciatrici tribali e tutto ciò che sta nel mezzo
Demoni del mondo
Un po’ di pepe nella tua vita
Ogni ragazzo e ogni ragazza
Un po’ di pepe nella tua vita
Umani del mondo
Un po’ di pepe nella tua vita
Aahh
Poga a sinistra
Se ti stai divertendo
Dimenati a destra
Se ti fa star bene
Cuccioli davanti a me
Huh Huh e un altro giro
Poga a sinistra
Se ti stai divertendo
Dimenati a destra
Se ti fa star bene
Cuccioli davanti a me
Huh Huh
Dai rilassati.»

 

Dana si discostò dai suoi ballerini improvvisati e si avvicinò con mosse sinuose al fratello. Gli mise un braccio intorno alle spalle e disse:

 

«Ti ho seguito tutto il tempo, ma era difficile
Tra un sogno e una premonizione, un po’ polka un po’ salsa
Sciogliti, sciogliti,
Sciogliti, sciogliti
Son tornataaa
Aahh aahhh.»

 

Dana tornò dal suo corpo di ballo amatoriale e guidandoli nella danza, intonò le strofe finali.

 

«Demoni del mondo
Un po’ di pepe nella tua vita
Ogni ragazzo e ogni ragazza
Un po’ di pepe nella tua vita
Umani del mondo
Un po’ di pepe nella tua vita
Aahh
Poga a sinistra
Se ti stai divertendo
Dimenati a destra
Se ti fa star bene
Cuccioli davanti a me
Huh Huh e un altro giro
Poga a sinistra
Se ti stai divertendo
Dimenati a destra
Se ti fa star bene
Cuccioli davanti a me
Huh Huh
Dai rilassati.»

 

La musica si fermò di colpo.
Tutti i ragazzi si guardarono intorno confusi e ansanti.
Dana fece l’occhiolino a Zec e sparì in uno sbuffo di fumo violetto.
La campanella suonò un’ultima volta per richiamare gli studenti nelle aule.

 

                                                               Continua…?


lunedì 19 ottobre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 10

10. Indizi attraverso un Sogno


Oltre la porta della cucina, Betty osservò Zec sistemare la fasciatura al polso destro di Billy. Sembravano in intimità, sorridevano, scherzavano. Avrebbe dovuto essere contenta e sollevata che Billy non avesse riportato una ferita grave, invece si ingelosì.

«Betty, ma mi stai a sentire?» chiese Michelle, programmando i tasti della temperatura e del timer del microonde.
La voce dell’amica la ricondusse alla realtà. «Scusa, mi sono distratta.»
Michelle alzò gli occhi al cielo. «Vuoi del sale extra sui pop corn?»
«No, grazie.» Betty scacciò i pensieri di pochi istanti prima e si concentrò sulla vera ragione per la quale erano in casa di Michelle quel pomeriggio. La sua proposta era sensata: visto che le stranezze uscivano letteralmente dalla serie Buffy the Vampire Slayer, la soluzione più ovvia era riguardare insieme tutte le stagioni in cerca di indizi, magari qualche particolare che non ricordavano poteva essere la chiave per risolvere il mistero.
«Sicura te ne serva una così grande?» chiese Donovan alle loro spalle, prendendo una scodella di vetro dalla mensola che gli aveva indicato la padrona di casa.
«Fidati, non sono mai troppo grandi» rispose Michelle. Il timer del forno microonde suonò, prelevò la confezione di pop corn e la riversò nella scodella in mano al ragazzo.
«Dovremmo decidere se vedere tutti gli episodi di tutte e sette le stagioni, o fare una selezione» disse Betty.
Uscirono dalla cucina e raggiunsero il salone, Michelle spostò dal tavolo tra il divano e la tv i cartoni della pizza con dentro ancora alcune fette e Donovan posò la scodella traboccante di pop corn.
Betty si inserì tra Zec e Billy già seduti e disse: «Dobbiamo fare una votazione.»
«Riguardo a cosa?» fece Billy.
«Possiamo passare tutto il pomeriggio, la notte e probabilmente anche il resto del week-end a guardare i centoquarantaquattro episodi in dvd» propose Michelle.
Donovan si lasciò cadere sulla poltrona alla sinistra di Zec .«Oppure scegliere accuratamente quali saltare, anche se non sapendo cosa cerchiamo diventa difficile decidere.»
«In effetti non abbaiamo un criterio per dividere quelli importanti dagli altri» concordò Billy.
Zec si scansò un po’ di lato per fare posto a Betty. «Forse la soluzione migliore è concentrarsi sule prime due stagioni. È lì che pongono le basi della mitologia della Bocca dell’Inferno e quello che stiamo affrontando sembra avere origine da qualcosa di simile.»
«Non sono d’accordo» intervenne Betty. «Sunday appare nella quarta stagione e la Falce viene inserita nella settima. Entrambi sono rilevanti se pensiamo agli ultimi avvenimenti.»
Michelle si sistemò sulla poltrona alla destra di Billy e pescò con la mano sinistra un pugno di pop corn dalla ciotola. «Forse. Però se ci basiamo sul fatto che quasi tutto quello affrontato da Buffy è dovuto alla Bocca dell’Inferno, che attira ogni sorta di minaccia soprannaturale, il ragionamento di Zec è il più corretto.»
«La penso anche io così» concordò Billy. «Se non troviamo niente, possiamo sempre proseguire con le stagioni successive, se avete voglia.»
Betty s’imbronciò. Anche se non sapeva il perché, le sembrava di dover competere con Zec. Si voltò verso Donovan, che le schioccò una strana occhiata di sbieco. «Tu cosa ne dici?»
«Credo che cominciare dall’inizio e poi proseguire se non siamo convinti, sia la scelta migliore» rispose. «Sempre che Michelle abbia voglia di averci tra i piedi così a lungo.»
Michelle inghiottì i pop corn. «Certo! Potete restare. Non ho mai molti amici con cui fare queste maratone.» Sorrise e afferrò la scatola della prima stagione in dvd.
Betty incrociò le braccia sul petto e si domandò cosa le succedeva. Anche a lei non capitava spesso di poter passare del tempo facendo quello che le piaceva, insieme ad altri ragazzi che poteva definire amici; doveva essere contenta e invece era contrariata per essere stata ridotta in minoranza nella decisione.
«Cominciamo» disse Michelle, mentre il piatto del lettore dvd rientrava e sullo schermo compariva il logo della 20th Century Fox.
   

Il sesto episodio era appena iniziato e Betty sbadigliò. Sentiva gli occhi pesanti, guardò i suoi amici e si accorse che erano già tutti addormentati. 

«Qualcuno deve resistere» disse. Si alzò in piedi e decise di andare in cucina e uscire dalla porta sul retro a prendere una boccata d’aria. Pensò di mettere in pausa l’episodio, ma poi decise era meglio lasciare tutto acceso: qualche rumore poteva svegliare gli altri prima di doverlo fare lei.
Betty scavalcò i piedi di Billy e Michelle, entrò in cucina, posò la mano sulla maniglia della porta sul retro.
La spalancò e uscì nel corridoio di un ospedale.
Le lampade al neon sul soffitto ronzarono in modo monotono e l’illuminazione era fredda. Le pareti grigie erano tutte uguali e l’unica altra porta era quella in fondo al corridoio.
Betty si strinse nelle braccia provando un brivido e udì un rumore sordo provenire da quella stanza chiusa. Si guardò indietro e la cucina di Michelle le parve lontanissima.
Il rumore risuonò di nuovo. Era simile a qualcuno che bussava o picchiava con forza contro del metallo.
S’incamminò nel corridoio e a ogni passo il suono era più forte e nitido e copriva quello delle lampade. Spinse la porta di fronte a sé e questa scivolò verso l’interno senza resistenza. 
Betty riconobbe la sala dell’obitorio, davanti a lei si stagliava la parete con i loculi per i cadaveri. Proprio da lì, udì provenire in maniera indistinta il rumore. Lo seguì attentamente e aprì il terzo vano dal basso alla sua destra.
Il carrello con il corpo sgusciò fuori come se dall’interno il morto si fosse dato una spinta con in piedi. E infatti era così: Eddie, disteso sul metallo, con la faccia da vampiro e con indosso la divisa celeste da infermiere, aveva fatto pressione con la suola degli zoccoli sul fondo della parete per buttarsi fuori.
«Oh, chi non muore si rivede» le disse sorridendo e mostrando i canini.
«Dovresti essere polvere» replicò Betty. «Cosa ci fai qui?»
Eddie si mise a sedere. «Ci lavoro, qui.» Saltò giù dal carrello e camminò verso la porta. «Sbrigati. Ti aspettano all’incontro.»
Betty lo seguì senza fare altre domande. Per quanto assurdo, era convinta di dover seguire il comando. «Mi dispiace per la tua situazione.»
Camminando davanti a lei nel corridoio da cui era entrata, Eddie fece spallucce. «Non posso dire di non essermela cercata. Tu invece, sai in cosa ti sei cacciata?»
Betty scosse la testa.
«Già, me lo immaginavo.» Eddie si fermò davanti a una porta sulla parete sinistra, che prima non c’era. L’aprì e le fece cenno con la testa di entrare. «Non aspetterai molto.»
Betty entrò e c’erano altri in piedi a fissarla.
 

Donovan chiuse gli occhi per pochi istanti e poi li riaprì di colpo. Non doveva addormentarsi, stava per cedere al sonno, ma doveva resistere. Si alzò dalla poltrona, guardò gli altri e li vide dormire.

«Nessuno avrà niente in contrario se faccio una pausa per il bagno.» Girò intorno al divano e andò sicuro verso le scale. Le salì e si rese conto che conosceva l’ubicazione del bagno, anche se non era mai stato prima a casa di Michelle.
Aprì la porta e si ritrovò su un set cinematografico.
Donovan abbassò lo sguardo e scoprì di indossare solo dei boxer neri. Alla sua destra c’era una troupe di macchinisti che sistemava delle videocamere e un tizio con un megafono dava dalle disposizioni. Dei fari di medie dimensioni mandavano luci calde dal soffitto.
Nel centro della stanza, accanto a un letto matrimoniale dalla forma di una bara, c’era una ragazza di spalle con indosso un accappatoio bianco; parlava con un uomo e una donna vestiti con una divisa verde da chirurghi e un lungo camice bianco.
Donovan riconobbe la ragazza dal caschetto di capelli biondi. «Anika» la chiamò.
Lei si voltò e lo invitò con un cenno della mano destra a raggiungerla. Il suo volto era coperto di rughe e verruche come quello di un Demone della Vendetta.
Non appena le fu vicino, Donovan osservò la scollatura e le gambe nude, notando la pelle raggrinzita e orribile come in volto.
«Sei arrivato finalmente, questi sono i miei genitori» disse Anika seria.
«Salve signori…» Donovan non ricordava il cognome.
La donna emise un risolino. «Non essere così formale.»
«Dopotutto stai per fare sesso con mia figlia nel vostro nuovo film porno» continuò l’uomo, facendogli l’occhiolino.
Donovan guardò Anika. Non egli era sembrato che l’ultima volta fosse stata d’accordo a girare scene del genere con lui.
Anika ricambiò lo sguardo e sospirò. «Ho capito. Ora che mi hai visto veramente, non hai più voglia. Sarà meglio andare.»
«Dove?»
Anika gli afferrò il braccio. «Dall’altra parte, ti stanno aspettando.»
Sorpassarono la bara matrimoniale e si ritrovarono in un lungo corridoio illuminato da sterili luci al neon.
Donovan era di nuovo vestito, ma Anika era ancora in accappatoio. «Non hai freddo così mezza nuda?»
«Non ha importanza. Tanto non esisto.» Anika spalancò una porta sulla parete destra e lo buttò all’interno della stanza.
«Aspetta, volevo…» Donovan si zittì all’istante.
Non era solo lì dentro.
 

Zec si massaggiò gli occhi. Aveva visto e rivisto gli episodi un’infinità di volte e spesso si distraeva, permettendo al sonno di avere la meglio.

«Non credevo avrei mai rischiato di addormentarmi durante una maratona di Buffy» disse, ma nessuno gli rispose.
Si girò a guardare i compagni e notò si erano già addormentati tutti. Lasciò il posto sul divano, indeciso se svegliarli o meno. Poi sentì dei rumori provenire dal piano di sopra.
Zec lanciò un ultimo sguardo agli amici e poi si diresse verso le scale. Salita la prima rampa si trovò davanti una stanza con la porta che gli era familiare.
L’aprì e trovò gli occhi verdi di sua sorella Dana a fissarlo. Indossava una divisa a righe bianche e rosse come i volontari dell’ospedale.
«Sei tornata» urlò Zec felice.
Dana abbozzò un sorriso. «Non entusiasmarti troppo, fratellino. Sono solo in visita.» Si avvicinò al letto e sistemò la coperta ai lati. «Passami i cuscini.»
Zec prese i cuscini dalla sedia vicino alla scrivania e riconobbe la stanza. «Questa è camera tua. Perché stai sistemando il letto? Mamma non lo ha mai disfatto da quando sei sparita.»
«Il conto alla rovescia per l mio ritorno è iniziato. Non so quanto mi fermerò, ma voglio lenzuola pulite non vecchie di chissà quanto tempo» rispose. Sistemò i cuscini contro la testata e poi controllò l’orologio al polso sinistro. «A proposito, sei in ritardo.»
«Ci siamo appena ritrovati» disse Zec. «Perché non mi racconti dove sei stata?»
Dana andò verso la finestra, scostò la tenda e la spalancò. «Lo faremo la prossima volta che ci rivedremo.» Scavalcò con una gamba e rimase a metà del davanzale, porgendogli la mano destra. «Muoviti, sei già in ritardo.»
Zec le prese la mano e si lasciò guidare fuori dalla finestra, scavalcandola e ritrovandosi in un lungo corridoio dalle pareti grigie.
Camminò dietro di lei, tenendola per mano e osservò le lampade al neon sul soffitto, le stesse dell’ospedale.
Dana si fermò davanti a una porta sulla parete sinistra e l’aprì, lasciandogli la mano.
«Tu non vieni?» chiese Zec.
«No, è un invito per pochi intimi» rispose sorridendo.
Zec entrò nella nuova stanza e notò di essere atteso.
 

Michelle tossì. Un pop corn le era andato di traverso mentre stava per addormentarsi. Sbatté le palpebre e vide i quattro amici dormire nei loro posti.

«Forse è il caso di svegliarli, o ci saremo riuniti per niente» disse. La lingua sapeva di sale e i pop con le avevano messo sete.
Michelle abbandonò la poltrona e andò in cucina, per prendere una bibita dal frigorifero.
Appena entrò, sentì un invitante profumo di dolci. Davanti ai fornelli vide sua madre e due ragazze di spalle, occupate ad armeggiare con burro, una scodella di pastella e una padella.
«Mamma, non stai bene? Odi cucinare» disse Michelle.
La donna si girò sorridendo. «Che sciocchezze, e comunque ho le mie fide aiutanti per prepararti i pancake.»
La ragazza alla sua destra si girò reggendo la padella con entrambe le mani e fece scivolare il pancacke su una pigna già pronta nel piatto.
«Alice? Non sapevo ti piacesse cucinare» affermò sorpresa Michelle.
Sorridendo con il volto deformato da vampiro, Alice rispose. «Infatti, ma hai ospiti di là e bisogna fare bella figura.»
«Non posso offrire i pancake.» Michelle guardò sua madre. «Tu non vuoi che mangi dolci e cibi così calorici.»
«Oggi hai una seduta speciale e meriti uno strappo alla regola» rispose la donna. «Che ore sono?»
«È già tardi» rispose la seconda ragazza, girandosi e rivelando di essere Caroline. Anche lei aveva il volto da vampiro, però era rigato da graffi con sangue incrostato.
«Mi dispiace» disse Michelle. «Non ti ho neanche chiesto scusa per quelli, prima di ucciderti.»
«Ormai non c’è più tempo.» Caroline prese tre pancake con le mani e li infilò in un sacchetto di carta, prese dal tavolo la bottiglia di sciroppo d’acero e ne verso una dose abbondante nello stesso sacchetto. «Andiamo, ti accompagno io.»
Caroline le passò accanto reggendo il sacchetto e Michelle la seguì ubbidiente. Uscite dalla cucina si immisero in un corridoio freddo e illuminato da luci al neon. Lo percorsero in silenzio e Caroline si fermò davanti a una porta sulla parete destra.
«Non è qui che ho le riunione dei mangioni anonimi» disse Michelle.
«Oggi sì» replicò Caroline e spalancò la porta. «I pancake non bastano per tutti, li tengo io.»
Michelle annuì ed entrò.
Era giunta giusto in tempo.
 

Billy strizzò gli occhi. Cercare di non addormentarsi era una vera impresa. Poi si guardò intorno e vide gli altri dormire senza problemi.

«Forse posso schiacciare un pisolino anche io» si disse.
Qualcuno bussò alla porta.
Billy si alzò dal divano e andò ad aprire. «Mi scusi, non è casa mia.»
Di fronte a sé non aveva nessuno. O meglio, nessuno di vivo. L’erba secca del cimitero si stagliava a perdita d’occhio con tutte le lapidi dei morti.
Avanzò nel cimitero deserto e chiese: «Chi è là? C’è nessuno.»
Billy intravide due figure davanti a un mausoleo. Le raggiunse e riuscì a identificarli: erano Simon e Stefan.
«Nessun altro voleva venire a prenderti» disse Simon.
«O forse non c’è più nessuno a poterlo fare» lo corresse Stefan.
Billy li squadrò. «Che significa? Cosa volete?»
I due mutarono il volto nella forma di vampiro e spalancarono la porta del mausoleo.
Stefan allargò le braccia come invito a proseguire. «Non è importante. Noi non siamo importanti. Ma tu devi andare, o si farà tardi.»
Billy passò oltre l’ingresso e avanzò lungo un corridoio dalle pareti grigie e in fondo, trovò una porta socchiusa. La spinse e questa si aprì con un cigolio.
Mise un piede all’interno e vide altre quattro porte disposte lungo la parete circolare della stanza, si aprirono tutte nello stesso istante ed entrarono i suoi compagni.
Betty, Donovan, Zec e Michelle guardarono come lui davanti a loro e videro una figura femminile in piedi ad attenderli. Era alta, con la pelle nera, una pittura bianca le copriva il volto tranne gli occhi e la bocca; i capelli scuri, sporchi e intrecciati, le ricadevano sulle bende miste a stracci che portava indosso; li fissò con sguardo severo.
Tutti loro l’avevano già riconosciuta.
«La Prima Cacciatrice» disse Billy in un sussurro.
«Sei tu ad averci chiamato qui?» domandò Betty.
La Prima Cacciatrice si girò a guardarla. «Avete imitato la mia arma. Ci sono conseguenze.»
«Non sapevamo fosse proibito» si scusò Michelle.
«Appartiene alla mia stirpe» replicò la guerriera. «Non siete Cacciatrici.»
«È vero» s’intromise Billy. «Però eravamo in pericolo, c’erano dei vampiri e forse se è giunta a noi c’è un motivo.»
La Prima Cacciatrice allungò il braccio sinistro e gli puntò l’indice contro. «Tu credi di sapere.» Si voltò e indicò nello stesso modo uno a uno gli altri. «Voi credete di sapere. In realtà non avete idea di cosa siete, di cosa accadrà. Di cosa avete scatenato.»
«Suona un po’ troppo minaccioso» disse Donovan.
«Aiutaci a capire» chiese Zec. «Spiegaci cosa succede, cosa dobbiamo fare.»
«Una sola soluzione.» La Prima Cacciatrice si girò verso Billy. «Abbracciare la morte.»
Billy la guardò confuso. «Cosa?»
La Prima Cacciatrice compì un giro completo su se stessa. Si acquattò a terra e alzò le braccia sopra la testa, battendo le mani.
 

Betty aprì gli occhi e si rizzò a sedere sul divano. Al suo fianco, Billy e Zec fecero lo stesso, mentre Michelle e Donovan si sedevano diritti sulle poltrone. «Abbiamo sognato» disse , osservando i volti disorientati degli amici. «Tutti lo stesso sogno.»

«O almeno una parte» confermò Zec.
Donovan sbuffò contrariato. «Un’altra cosa da aggiungere all’elenco delle stramberie.»
Michelle si sporse in avanti, afferrò il telecomando e premette il tasto STOP, fermando il dvd. «Dite che è colpa della Falce?» domandò, lanciando un’occhiata fugace al piano superiore dove c’era la sua stanza.
«Non sappiamo come funziona tutto questo… non saprei come definirlo» disse Billy. «Ma qualunque siano le regole, se ce ne sono, sembra che aver creato un’arma mistica di tanto valore, ha spinto la Prima Cacciatrice a convocarci.»
Betty lo guardò dubbiosa. «E pensi sia un male? A me è sembrato volesse metterci in guardia su questi eventi da Bocca dell’Inferno.»
«A me che ci stesse dando la colpa» sottolineò Donovan.
«Forse entrambe le cose. O forse no.» Billy alzò le spalle indeciso. «È stata un po’ vaga.»
«Vaga è dir poco. “Abbracciare la morte” è anche criptico.» Zec mise una mano in tasca ed estrasse un cellulare.
«Quello è il cellulare dell’auditorium» notò Betty. «Cosa vuoi fare?»
Zec premette il pulsante d’accensione e lo schermo si illuminò. «A questo punto dobbiamo cercare di avere risposte in ogni modo. Forse questo regalo misterioso ci sarà utile.»
Betty notò l’espressione preoccupata di Zec, la stessa che aveva quando aveva ripetuto la frase della Prima Cacciatrice. Poi si voltò dall’altro lato a guardare Billy. Un’eco del sogno riemerse nella mente.
Non era sicura la Cacciatrice si riferisse direttamente a tutti loro quando aveva formulato quell’avvertimento.

 

                                           Continua…