lunedì 18 agosto 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 92

Sorge Oscurità Maggiore 17: Punti di Rottura (1°parte)

 

«Su, su ragazzi, dobbiamo smontare e riporre tutto entro la fine della settimana e i prossimi pomeriggi ritenetevi obbligati a presentarvi qui subito dopo la fine delle lezioni» li incitò la professoressa Noxon, in piedi davanti alla prima fila di poltroncine a sinistra, all’interno dell’auditorium.

Betty strinse tra le braccia il costume da suora di una delle comparse, il ricordo dell’ultima replica di Tutti Insieme Appassionatamente le parve lontano di mesi, anche se la messa in scena era avvenuta solo quattro sere prima. Dopo il colloquio con Hart Wyngarde si sentiva scombussolata e confusa, le sembrava che il passato doloroso e lontano la stesse assediando, sostituendo con prepotenza gli eventi più recenti.
«Ti aiuto a piegare e sistemare i costumi» disse Donovan.
La sua voce la fece tornare al presente. Lo guardò e avvertì un nodo alla gola all’idea di trascorrere del tempo con lui. «Non serve, non è pesante.» La risposta le parve stupida anche mentre la diceva.
«Così almeno possiamo parlare un po’ da soli» insistette lui.
Betty scosse la testa. Era proprio quello che voleva evitare, Donovan non aveva colpe, ma non era pronta a confidarsi su quello che Hart aveva riportato a galla. «No, rallenteremo solo il lavoro e ci toccherà tornare per più pomeriggi.»
Donovan le si avvicinò per prenderle la mano. «Sei arrabbiata con me? Ho fatto qualcosa di sbagliato?»
Betty arretrò di scatto. Ormai era un riflesso automatico. «Non c’entri, voglio solo sbrigarmi.»
«No, no, no!» ripeté la professoressa Noxon, avanzando con ampie falcate verso loro due. «Così non va bene, non siete qui per chiacchierare o altro. Bisogna rimboccarsi le maniche e non sprecare neanche un minuto.»
«Stavamo accordandoci per riporre i costumi» replicò Donovan.
«Vi ho visti insieme durante le prove, non sono cieca signor Brennon. Lavorerete meglio e in fretta con compiti separati.» La Noxon sollevò il capo, guardò sul palco tra i ragazzi che smontavano le scenografie e chiamò: «Kenny Wood, vieni qui, aiuterai Betty a raccogliere e sistemare i costumi. Forza!» Prese poi Donovan per le spalle e lo trascinò con sé verso il palco. «Tu aiuterai con le scene.»
Betty osservò Donovan venire allontanato con un’espressione scura e non seppe decifrare se fosse più arrabbiato con lei, per non essere intervenuta, con la Noxon che si era intromessa, o per il fatto che si sarebbe ritrovata ad avere Kenny come compagno di lavoro.
Il ragazzo dalla pelle scura le fu di fronte e le prese dalle mani l’abito. «Ce ne sono altri qui in giro?»
Betty sbatté le palpebre e poi guardò oltre le lenti degli occhiali. Non individuandone nessuno nell’auditorium, scosse la testa. «Sono tutti nella stanza costumi.»
«Ok, andiamo» rispose Kenny, precedendola dietro le quinte.
Lo seguì sentendosi sollevata ad averlo come aiuto: non era intenzionato a farle domande scomode. Camminarono in silenzio nel piccolo corridoio ed entrarono nello stanzino adibito a sala dei costumi. I vari vestiti erano ammassati alla rinfusa su un paio di sedie.
«Cosa devo fare?» domandò Kenny.
«Inizia ad appendere il costume che hai in mano sulla prima rella» rispose Betty. Pescò da uno scatolone in cartone una gruccia e gliela porse. «Queste sono contante, non possiamo perdercene nemmeno una.»
«Signorsì, signora» replicò il ragazzo sorridendo.
Betty sorrise di riflesso e si rilassò. «Cerco tra queste pile gli altri abiti da suora e te li passo.»
Lui annuì e le diede le spalle.
Betty provò a concentrarsi solo sull’impegno con il club di teatro e scacciare ogni altro pensiero su cui rimuginava. Spostò un paio di maglie con il colletto alla marinara e si trovò a fissare un paio di stivali scuri, usati per completare la divisa dei soldati nazisti. Ne afferrò uno, non erano femminili, però le ricordarono l’unico paio che aveva in camera sua. Le tornò alla mente la sola occasione in cui li aveva indossati.
La sera dell’appuntamento con Eddy. La sera dell’aggressione.
Le mani le tremarono, divenne intangibile e lo stivale le scivolò attraverso la carne e piombò sul pavimento.
«Tutto a posto?» domandò Kenny, girandosi e andandole vicino.
Betty aveva la gola secca. «S-sì» biascicò con voce rauca.
«Sei sicura?» Kenny allungò la mano destra per poggiarla sulla sua spalla, ma l’attraversò. «Mi sembra che qualcosa non vada. Hai attivato il tuo potere…»
«No, è stato solo un momento di distrazione» replicò Betty, voltandosi per guardarlo in faccia.
«Non devi mentirmi. Sai… come licantropo sento il tuo odore ed è diverso dal solito.» Kenny si grattò la nuca. «Non è una cosa carina da dire a una ragazza, ma voglio essere sincero. E poi so del vostro incontro con il Consulente Wyngarde.»
«Ha convocato anche te e Kerry?» Betty provò a cambiare discorso.
«No, non credo tenterà più di conquistarsi la nostra fiducia dopo che mia sorella lo ha affrontato la notte in cui abbiamo trovato Billy nel bozzolo. Come Oscurità Maggiore ti ha detto qualcosa che ti ha spaventato?»
Betty deglutì la saliva e si concentrò per riprendere la forma tangibile. «Niente che non possa gestire.» Si piegò e raccolse da terra lo stivale, stringendolo tra le dita. «Visto? Tutto normale.»
«Ok, però il tuo odore non è cambiato. E non devi parlare con me se non vuoi, però ci sono se hai bisogno. Sono tuo amico, forse non come gli altri, ma ormai siamo… tipo nella stessa squadra.»
«In effetti, dopo il colloquio con il Consulente, c’è qualcosa a cui non riesco a smettere di pensare.» Le parole le uscirono spontanee, a differenza di quando si trovava con Donovan. Betty se ne sorprese, ma non volle fermarsi. «Hart sa di un evento che mi è successo tempo fa, è una situazione di cui non ho parlato con nessuno.»
Kenny annuì. «Ti ascolto, se vuoi.»
«Si tratta di… sono passati mesi, ma… ecco io avevo un appuntamento… cioè un incontro…» Betty si morse il labbro inferiore. Voleva confidarsi, ma le sfuggivano le parole, le sembravano sempre sbagliate.
«Credo di sapere già a cosa ti riferisci» la interruppe Kenny. «Sai dei miei poteri da mezza Cacciatrice, giusto? I sogni che mi rivelano frammenti di vita degli altri a cui non sono presente, ma legati al soprannaturale. È successo anche con te, prima che ci conoscessimo. Prima che tu incontrassi Billy. Prima che vedessi il tuo primo vampiro reale.»
Betty si portò le mani alla bocca. Possibile che Kenny sapesse di quella sera?
«So di Eddy» continuò Kenny e poi si fermò a fissarla negli occhi.
«Non me ne hai mai parlato» rispose Betty.
Lui abbassò lo sguardo. «Era qualcosa di troppo personale, intimo. Non avevo il diritto di tirar fuori l’argomento. E possiamo smettere qui se pr…»
«No, tu sai già tutto, non devo spiegarti» disse con voce tremante. «È più facile.»
«Quello che ti è successo non è colpa tua.»
«Lo so, ma c’è comunque qualcosa di cui sono responsabile.» Betty percepì gli occhi inumidirsi, posò sul pavimento lo stivale e si tolse gli occhiali. «Hart mi ha detto che in seguito a quella situazione, ho intercettato il potere di Sasha e quando lei ha scelto a chi lasciare in modo permanente le caratteristiche del costume di Halloween, io ho deciso per lei. O comunque ho scelto volutamente di poter essere intoccabile.»
Kenny fece un passo in avanti. «E allora? Non c’è niente di male.»
«Sì, invece, se sfrutto l’istinto malvagio di qualcuno per ottenere ciò che voglio.» Le lacrime le scesero lente sulle guance. «Forse ho più oscurità di quanta voglia ammettere e magari questo potere è solo il primo passo per peggiorare e farla uscire.»
«Non sono d’accordo. Il tuo ragionamento può partire da un presupposto valido, ma devi ricordati cosa hai fatto con questa capacità. Può essere che ti serva come difesa, ma lo hai usato anche per proteggere gli altri, mettendoti in prima linea per combattere i mostri del sogno da Bocca dell’Inferno e lo hai fatto fin da subito. Dopo la tua aggressione e prima di avere un superpotere.»
Betty rimase a guardarlo singhiozzando. Ascoltarlo la spinse a slegare il nodo che sentiva in gola e sul petto e allo stesso tempo le sue parole la rassicurarono.
«Non sei cattiva, sei coraggiosa, quello che ti è successo è orribile e hai cercato comunque di andare avanti, preoccupandoti di persone estranee. Puoi fare di più per superarlo» continuò Kenny. «Ti servirà l’aiuto di un professionista, ma devi scegliere tu se e quando contattarlo. Non c’è un momento giusto o sbagliato. Devi farlo per te stessa, ma voglio solo che tu sappia che quando ti sentirai, io sarò con te, se mi vorrai.»
Betty tirò su con il  naso e si sfregò gli occhi con il dorso della mano. «Grazie.»
Kenny sorrise. «E di cosa? Tra amici funziona così.»
Lei si mosse d’istinto, gli andò incontro e lo abbracciò sollevata. Aveva bisogno di qualcuno con cui sfogarsi, senza temere giudizi e la paura di deludere. Tra loro si era instaurato un legame speciale e sapeva che non sarebbe stato possibile con nessun’altro del suo gruppo di amici.
Impacciato e imbarazzato, Kenny ricambiò il suo abbraccio.
Betty rimase stretta in quel contatto tra i loro corpi, non avvertendo il senso di pericolo dell’intimità con un altro ragazzo.
Un’ombra comparsa sull’uscio della stanza costumi attirò la sua attenzione.
Betty girò di poco lo sguardo e lo vide: Donovan era in piedi e li osservava stringendo i pugni. 
 
 

                                                                    Continua…?   

lunedì 4 agosto 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 91

Sorge Oscurità Maggiore 16: Oscura Seduta di Gruppo in Loop

 

Un ronzio incessante e fastidioso tormentava l’udito di Billy. Aveva la sensazione che partisse dalla sua testa e si diffondesse poi nelle orecchie.

Era iniziato appena la voce atona e gracchiante dell’altoparlante aveva chiamato anche Michelle nell’ufficio del Consulente Wyngarde, impedendogli di guardarla in volto e comunicarle di stare in guardia.
Billy si morse il labbro inferiore per non urlare mentre quel rumore gli rimbombava nel cervello e abbassò il capo, tenendolo tra le mani e socchiudendo gli occhi. Non era un malessere naturale, sapeva che non era nemmeno un vero malessere.
Era il suo senso del soprannaturale.
Lo stava avvisando, mettendolo in allerta perché stava accadendo qualcosa fuori dal comune. E Billy sapeva era opera di Hart Wyngarde, o meglio Oscurità Maggiore.
Lottò con quella manifestazione delle sue doti psichiche e sollevò lievemente la testa. Scrutò l’aula e notò la mancanza di Michelle. Era l’ultima, tutti e quattro i suoi amici erano lontani da lui, in presenza di Hart, sotto il suo volere e pronti a essere usati come punizione per la sua scelta di contrastarlo.
Billy fece stridere le gambe della sedia, strisciandole sul pavimento, scostandola indietro e mettendosi in piedi. «Professoressa… non mi sento bene.»
Barcollò fuori dal banco, con la mano destra premuta sulla tempia e camminò incerto verso la cattedra. Strizzò gli occhi in risposta a un’improvvisa impennata del ronzio che solo lui poteva percepire.
«Non hai un bell’aspetto» constatò la professoressa Petrie. «Ti faccio accompagnare da qualcuno.»
«No, grazie» rispose, anche se non era stata una proposta. «Ce la faccio da solo.»
Billy abbandonò libri, astuccio e zaino al suo posto, senza attendere una replica della donna e nemmeno guardandosi indietro, uscì dall’aula, diretto alla sua vera meta: l’ufficio del Consulente.
Percorse il corridoio appoggiandosi con il palmo sinistro aperto sul muro freddo. Il ronzio sembrò assumere il suono di una voce, distorta, sdoppiata, gutturale. Pronunciò parole intervallate da un brusio di sottofondo.
Dolore.
Impara.
Supera.
Billy si fermò un istante. Suppose fosse una sorta di messaggio in codice. Invece di immagini e visioni su quello che poteva aspettarsi di dover affrontare, questa volta il suo senso soprannaturale lo avvisava con un suggerimento vocale.
In ogni caso non prometteva nulla di buono.
Si rimise in marcia e più procedeva, più il rumore nella testa e nelle orecchie si abbassava. Quando fu davanti alla porta dell’ufficio del Consulente, il ronzio era svanito del tutto.
Billy riacquistò fermezza sulle gambe, staccò la mano dal muro e deciso, spalancò l’uscio della stanza.
«Bene, ti stavo aspettando» lo accolse Hart Wyngarde, seduto dietro alla scrivania. «A quanto pare il tuo istinto ti ha fatto arrivare giusto in tempo.»
Billy non sprecò fiato per domandare il senso di quella frase, gli bastò osservare i quattro ragazzi che gli davano le spalle: Betty, Donovan, Zec e Michelle erano seduti ognuno su una sedia, in fila orizzontale di fronte alla scrivania.
«Cosa hai fatto? Perché sono ancora tutti qui?» domandò Billy, senza celare l’ansia.
Hart si alzò dalla poltrona, aggirò la scrivania e gli andò di fianco. «Rilassati, abbiamo appena finito le sedute.» Gli sorrise malizioso e schioccò le dita della mano sinistra.
I quattro ragazzi sobbalzarono sulle sedie, come se si fossero risvegliati da una trance e si guardarono tra loro, per poi girarsi verso loro due.
«Prima che poniate domande inutili e noiose, siete stati qui con me tutto il tempo, tutti insieme, anche se vi è parso di essere soli e di venire convocati in tempi differenti» spiegò Hart. «Comunque state tranquilli, le nostre conversazioni si sono svolte in privato, nessuno degli altri è a conoscenza di cosa ci siamo detti nelle singole chiacchierate. Anche se non sembra, rispetto il principio di segretezza tra medico e paziente.»
«Non capisco, perché ci hai tenuti qui?» domandò Michelle.
«Perché dovete affrontare anche una seduta di gruppo» le rispose Hart.
Donovan balzò in piedi. «E quelle fatte fino ad ora? A cosa ti servono le  nostre informazioni?»
Il Consulente sorrise. «Saranno utili a voi, ma lo scoprirete più avanti.» Mise le mani sulla schiena di Billy e lo spinse in avanti. «Forza, non perdiamo altro tempo, la seduta di gruppo ha inizio.»
Ritrovandosi in mezzo ai compagni confusi, Billy domandò: «Come mai per me hai un trattamento diverso?»   
«Tu hai scelto di rifiutare il ruolo che ti è stato assegnato, così ho deciso di accontentarti: affronta il tuo viaggio per comprendere le ragioni del sonno di Elliott.» Hart batté due volte le mani. L’ambiente intorno a loro tremolò come una pozza d’acqua scossa dal vento. «Però, come ti ho promesso, se fallirai pagheranno tutti le conseguenze.»
«No, farò quello che devo, ma lasciali uscire.»
«Le condizioni non sono trattabili» replicò l’uomo. «E adesso ascolta con attenzione perché non te lo ripeterò: tra pochi secondi rivivrai con i tuoi amici i frammenti dei ricordi che hai appreso tramite l’uso della Falce; continueranno a ripetizione, l’unico modo per bloccarli è imparare la lezione che ti vogliono insegnare. Se non coglierai il senso del perché sono collegati all’oscurità, rimarrete imprigionati in questa spirale della memoria… bé per sempre.»
La porta davanti a Billy svanì, i muri si sciolsero come fossero stati dipinti con vernice scadente e Hart Wyngarde scomparve dal luogo.
Non c’erano più sedie e neanche la scrivania. Erano all’aperto, nel cimitero mentre pioveva, a guardare Elliott fermo davanti alla buca di una tomba.  
Billy osservò la scena disorientato, non percepiva odori, o l’umidità della pioggia intorno.  Eppure era come se un rovo spinoso gli stringesse ogni organo del corpo.
«Billy, cosa facciamo?» domandò Zec, riscuotendolo. «Se fosse un’altra trappola?»
«Perché ci ha bloccati in questi ricordi?» continuò Betty. «Sono solo tuoi, noi non capiamo nulla. E poi li abbiamo già visti con te.»
Billy non sapeva cosa rispondere, non riuscì a concentrarsi. In realtà, avrebbe voluto solo scappare da quel momento nel passato.
L’ambiente esterno e piovoso, divenne di colpo l’interno dell’ambulanza.
Questa volta udì un rumore: il rantolo di un respiro soffocato.
D’istinto si tappò le orecchie con i palmi e il dolore di spine gli riempì il petto. Quel suono lo devastava. Non voleva sentirlo, non voleva soffrire.
«Ehi! Datti una mossa» urlò Donovan e gli staccò a forza le mani dai lati del volto. «Devi tirarci fuori da questo loop.»
«O forse no» replicò Michelle. «Magari dobbiamo solo stare fermi e aspettare che finisca.»
L’ambiente mutò di nuovo. L’ambulanza divenne la stanza da letto di Elliott, con l’uomo steso in preda alla febbre.
«Oppure ognuno di noi deve trovare l’uscita da solo» replicò Zec. «Può essere che Hart ci stia mettendo alla prova.»
«No» rispose Billy. «Non so cosa vuole che trovi, o identifichi, ma di certo sperarci non è una buona idea.»
Zec lo fissò serio. «Eppure, lo hai proposto tu pochi giorni fa.»
Billy era pronto a replicare, ma la voce di Elliott del ricordo lo distrasse.
«Questa volta brucerò e basta.»
Quella frase... Billy la ricordava dal precedente viaggio nella memoria, ma gli parve più significativa. Non riguardava solo la febbre, nel profondo aveva la certezza si riferisse ad altro.
Ancora una volta la stanza svanì e ritornarono al cimitero, al funerale.
Betty era quasi al limite della buca.
«Attenta!» Donovan le si avvicinò e le afferrò il polso per tirarla via.
«Non mi toccare.» Betty si rese intangibile e attraversò le sue dita, scostandosi bruscamente. «Non c’è niente di vero. Non siamo in questo posto. Non posso cadere.»
«Scusa se mi sono preoccupato» replicò Donovan offeso. «E scusatemi se non ho superpoteri come voi e penso a salvarmi la pelle. Forse per voi è una cosa inutile.» 
Billy scostò gli occhi dalla scena e li riportò sui quattro compagni. Prima di concretarsi sui ricordi, doveva occuparsi di loro. Erano strani, diversi dal giorno prima e da quella stessa mattina in cui li aveva incontrati all’ingresso. Di qualsiasi cosa avessero parlato con Hart Wyngarde, li aveva turbati. 
«Ho sbagliato a cercare di allontanarvi» disse. «Avevate ragione, in qualunque modo cerchi di mettervi al sicuro, Hart vi trascinerà in una situazione pericolosa, quindi non vi escluderò. Non so cosa vi abbia detto nelle vostre sedute, ma per adesso non pensateci. Farò di tutto per tiraci fuori, ma ho bisogno di voi. Potete fidarvi di me?»
«Non abbiamo molta scelta» commentò Donovan.
«E sei l’unico con la possibilità di spezzare il circolo» constatò Betty.
Zec gli si avvicinò. «Va bene, mettiamo da parte tutto il resto. Siamo con te.»
«Ma come possiamo aiutarti?» domandò Michelle.
Billy si accorse di aver di nuovo cambiato scenario. Ancora una volta erano nell’ambulanza. «Per il momento restatemi accanto. Questo è tra i peggiori dei tre frammenti del passato.»
Gli altri quattro compagni si radunarono attorno a lui e Zec chiese: «Perché? Ti è tornato in mente qualche  particolare?»
«È per come mi fa sentire» rispose Billy, combattendo l’impulso di coprirsi di nuovo le orecchie. «Mi ferisce nel profondo, in un modo che so di aver già provato e di non voler mai più provare.»
«E succede anche con il primo e l’ultimo?» domandò Michelle.
«Sì… però è diverso. Come se fosse un crescendo» le rispose. «Anzi con l’ultimo è differente. È come un male di cui senti il dolore con ritardo.»
Betty incrociò le braccia sul petto. «Allora è su quello che devi concentrati. In un suo modo perverso, Hart segue una logica: ti sta dando il tempo necessario per capirne il senso. Sa che puoi arrivare alla soluzione perché lui la conosce e voi in fondo siete parte della stessa persona.»
«State pronti» li mise in guardia Donovan. «Stiamo per cambiare.»
L’ambulanza svanì e ritornarono nella camera da letto.
Billy seguì l’istinto, nella stanza c’era la chiave per spezzare il cerchio infinito. Camminò fino al letto e osservò gli occhi di Elliott: erano arrossati, gonfi, come dopo un pianto. Fissavano il soffitto, poi ebbero un guizzo e puntarono altrove.
«La libreria» disse Billy, intercettandoli. Si girò e si fermò all’altezza del quarto scaffale dal basso. Lo sguardo di Elliott era diretto in un punto preciso. Afferrò la costina di un volume cartonato e gli mancò il fiato. «La Saga di Fenice Nera. È il mio… suo… insomma il fumetto preferito, quello in cui ci siamo sempre immedesimati… ora ha senso!»
«Cosa?» domandò Zec.
Billy si girò e tornò a osservare Elliott. «La corruzione di Jean/Fenice. Il potere che consuma.»
L’uomo nel letto ripeté: «Questa volta brucerò e basta.»
E Billy rispose: «La resa.»
L’ambiente intorno a tutti loro si cancellò.
Tornarono nell’ufficio del Consulente. Solo loro cinque, in piedi tra le sedie e la scrivania. La porta aperta.
«È finita?» chiese Michelle.
Betty si sistemò gli occhiali sul naso. «Direi che è così, ma non ho capito come…»
Billy continuò a fissarsi le mani, anche se il libro a fumetti non c’era più. «Elliott si è sempre identificato con la Forza Fenice. Sentiva di possedere la capacità di risorgere dalle ceneri come l’uccello mitologico a cui è ispirata e di poter alterare la realtà come una sorta di potere mentale a livello cosmico. E infine, come accade in quella sequenza di storie, venire corrotto da tale potere.»
Donovan lo guardò arricciando il naso. «E questo ci ha riportati a scuola?»
Billy scosse la testa. «Siamo tornati, perché mi sono ricordato cosa ha provato in quell’esatto momento. In quell’istante, sentendo il peso di eventi che non poteva controllare, ha deciso che si sarebbe arreso, scatenando il sogno della Bocca dell’Inferno.»     
Zec gli si mise di fronte. «Quindi quella frase…»
«Significa che anche lui è colpevole. Ha smesso di lottare.» Spiegò Billy. «Si è arreso all’oscurità e l’oscurità ha vinto. È imbattibile.»



                                                            Continua…? 

lunedì 21 luglio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 90

Sorge Oscurità Maggiore 15: Il Valore dell’Oscurità

 

«Michelle Berg a colloquio con il consulente.»

Michelle sollevò allarmata il volto dal libro. Guardò negli occhi la professoressa Petrie e aprì la bocca per domandare cosa doveva fare, in fin dei conti nessuno tra Betty, Donovan e Zec era ancora rientrato.
«Sì, sì vai» le disse la professoressa, con tono infastidito. «E speriamo non ci siano altre interruzioni.»
Michelle capì che non le sarebbe stata di nessun aiuto. Raccolse quaderno, libro e astuccio e li ripose nello zaino. Si alzò in piedi e osservò Billy. L’amico però non intercettò il suo sguardo: si teneva la testa tra le mani e con la schiena piegata in avanti, si concentrava sulle pagine del volume aperto sul banco, ma con gli occhi ridotti quasi a una fessura.
Forse sta male… oppure è il suo potere…” pensò stringendo gli spallacci fino a far sbiancare le nocche. Non sapeva come comportarsi, segnalare il possibile malessere di Billy, oppure attenersi al piano concordato con gli altri e andare a colloquio?
«Michelle! Cosa fai lì impalata!» la rimproverò la professoressa Petrie.
Imbarazzata, Michelle si mosse rapida verso l’uscita della classe. Le dispiaceva per Billy, ma avrebbe dovuto cavarsela da solo, come del resto anche lei.
Attraversò il corridoio sperando di scorgere i tre compagni andarle incontro e scambiarsi le informazioni sul Consulente, ma non incrociò nessuno. Fu tentata di prendere lo smartphone dalla tasca dei pantaloni e chiamare Dana, ma il timore di metterla in pericolo e condannarla allo stesso destino di Aiden Cheung la frenò.
Michelle si bloccò davanti alla porta socchiusa dell’ufficio del consulente. Forse era ancora in tempo: poteva fare marcia indietro e rintracciare gli altri, insieme occuparsi di Billy e saltare quella conversazione. In fin dei conti non era scritto da nessuna parte che dovesse affrontare Oscurità Maggiore da sola.
«Coraggio, signorina Berg» la invitò Hart Wyngarde dall’interno. «Stare fermi sull’uscio è da maleducati.»
Michelle deglutì e avanzò. Con passi lenti e incerti, si addentrò nella stanza. Le parve normale, un po’ differente da quella del suo responsabile per gli incontri sui disturbi alimentari, ma con lo stesso stile neutro. Una scrivania con una sedia di fronte, uno schedario sulla sinistra e lui, “l’uomo del terrore”, seduto sulla sua poltrona che la fissava sorridente.
«Dove sono i miei compagni? Sono stati convocati prima di me e non li ho più visti» disse tutto d’un fiato.
«Non parlo dei miei altri incontri, non è professionale, dovrebbe saperlo signorina Berg» replicò Hart senza perdere la calma. «Accomodati. Posso darti del tu e chiamarti Michelle?»
Lei annuì, temendo di contrariarlo e si sedette sulla sedia.
«Oh, avanti non essere così tesa, si tratta solo di una chiacchierata.» Hart aprì un cassetto ed estrasse un cestino in metallo con dentro cioccolatini sferici dall’incarto dorato. «Tieni, assaggiane uno, ti aiuteranno a rilassarti.»
Michelle osservò per pochi istanti il contenitore offertole, stretto tra le dita del Consulente e poi scosse la testa. «No, grazie. Sono a posto.»
«Sul serio? Sembra quasi tu abbia paura di essere avvelenata.»
«No, no, io… ecco… sto cercando di evitare spuntini fuori pasto.»
«Oh, certo. Non li rifiuti perché sono Oscurità Maggiore e non si accettano dolci dal cattivo di turno, giusto?»
Michelle trasalì. «No… mi-mi dispiace non intendevo offendere… è solo che non pen…»
«Tranquilla» le rispose lui, sempre con il sorriso. «Non sono offeso. So che mi avete riconosciuto e per questo che volevo incontrarvi.» Posò i cioccolatini sulla scrivania, si alzò e andò verso lo schedario. Lo aprì, scostò due o tre cartellette, poi ne afferrò una e richiuse il cassettone, tornando alla poltrona. Sollevò la copertina e osservò il contenuto, poi la guardò in volto e disse: «Sei un piccolo diamante grezzo e non lo immagini neanche.»
Michelle strabuzzò gli occhi. «Io?»
Hart annuì compiaciuto. «Poco considerata a casa, i tuoi genitori sono ben lontani dal vincere il premio per “padre e madre dell’anno”; bullizzata a scuola dalle solite sciacquette altezzose, hai però attinto tutta da sola alla tua oscurità interiore e, ragazza mia, hai fatto faville. Quel principio di scorticamento con energia psionica era un vero tocco di classe.»
Michelle ricordava ciò a cui faceva riferimento e rabbrividì. «Non ne vado fiera.»
«Lo so, ed è un vero peccato, uno spreco. Hai un potenziale enorme, sotto la giusta guida e se non fossi frenata da compagnie inadeguate potr…»
«È una mia scelta» intervenne. «Ho avuto bisogno di qualcuno che mi facesse notare il mio errore, ma poi ho capito: come uso il mio potere e perché lo faccio sono decisioni solo mie. Nessuno può manipolarmi, o convincermi del contrario. Deciderò sempre da sola come sfruttare il mio dolore e le capacità da Poltergeist. Non mi vergogno dei sentimenti da cui l’ho creato.»
Hart divenne serio. «Vedo che hai le idee molto chiare. Sono impressionato, di nuovo. Quindi vuoi rinunciare a quella bella sensazione di libertà che provi ogni volta che dai sfogo al tuo potere?»
Michelle sostenne il suo sguardo, cominciò a sentirsi meno intimorita. «Ci sono altri modi, altre situazioni, che mi aiutano a provare qualcosa di simile e sono meno pericolose.»
Un largo sorriso ricomparve sulle labbra di Hart. «So a cosa ti riferisci. Stai parlando dei tuoi amici, anzi, mi correggo, di un’amica in particolare. Una ragazza birichina, sensuale, più di una semplice amica. La signorina Dana Giller, correggimi se sbaglio.»
Michelle si morse il labbro inferiore. Aveva fatto centro, ma era sicura di non avergli dato modo si indovinarlo dalle sue parole. Poi ricordò con chi aveva a che fare e a lui non serviva sentirsi dire certi segreti, li percepiva e basta.
«Immagino sia una conclusione a cui tu sia arrivata da sola, ma vorrei sottolineare come chi sceglie come aspetto un look demoniaco, ha forti tendenze all’oscurità» riprese il Consulente Wyngarde. «E grazie alle mie… doti, posso confermarti che nella signorina Giller c’è un grande talento oscuro. Per certi versi, in questo, lei e il fratello sono molto simili.»
«Dana non è una persona cattiva, forse un po’ egoista, ma sa controllarsi e non farà mai del male di proposito» replicò Michelle.
«Ho i miei dubbi sull’ultima affermazione, ma il punto è un altro.» Hart chiuse il fascicolo e lo scostò da davanti a sé. «Oltre all’attrazione fisica, c’è un’altra ragione per cui Dana Giller si è interessata a te. Il tuo potenziale oscuro. Di sicuro quella parte di te ha avuto il suo peso nell’attirarla, nel farti notare e intrigarla. Sei abbastanza intelligente da capire che non sto mentendo.»
Michelle sentì il sudore formarsi ai lati del busto. Una minuscola parte della sua mente aveva preso in considerazione quell’ipotesi, liquidandola il più delle volte, ma senza mai escluderla del tutto.
«Lei… noi non ne abbiamo mai discussso…»
«È ovvio, mia cara» rispose Hart. «Non è un argomento che le coppie affrontano con facilità, ma dovresti domandarti se la chimica tra di voi sarebbe altrettanto infuocata se tu reprimessi la tua oscurità, fino a renderla inutile.»
«Non saprei…» Michelle spostò lo sguardo da lui al cestino con i cioccolatini. L’ansia e l’inquietudine, unite all’insicurezza e il timore di perdere la ragazza di cui era innamorata, avevano riacceso il suo bisogno di cibo.
«E anche ammesso che sia solo una mia preoccupazione, puoi essere sicura che non prenderà bene il fatto che tu voglia privarla dei suoi poteri.»
Michelle tornò di colpo a fissarlo in volto. «Non ho mai detto, o voluto una cosa simile.»
«Però è quello che accadrà. Se aiuterai i tuoi amici a chiudere la Bocca dell’Inferno, una delle conseguenze  inevitabili sarà l’annullamento degli effetti del sogno e tutto ciò che è stato alterato.» Hart fece un lungo sospiro. «Non sono un vero esperto in faccende amorose, ma non credo vi aiuterà a mantenere la vostra relazione.»
Michelle avvertì il panico attanagliarle la gola. Hart Wyngarde aveva ragione. Ogni mossa per allontanarsi da lui, per combatterlo, era un passo che l’avrebbe portata sempre più distante da Dana. Non voleva perderla, ma non voleva nemmeno condannare persone innocenti. Cosa doveva fare?
Sollevò il capo e i suoi occhi si scontarono con la carta dei cioccolatini.
«Posso avere uno dei cioccolatini?»
«Certamente, cara» rispose Hart e le allungò il cestino.
Michelle pescò dal mucchio, facendo scricchiolare l’incarto in plastica e strinse un dolcetto sferico nella mano.
Ne basta uno”, si ripeté. Uno solo. Il cioccolato la calmava, l’aiutava a pensare. Uno non avrebbe fatto male. Forse anche due. Giusto per avere qualcosa in bocca da sgranocchiare.
Lo scartò e mise tra le labbra la pralina al fondente con scaglie di nocciola.
«Mentre ti gusti il cioccolatino, rifletti su quello che ci siamo detti» la invitò Hart. «Come mi hai ripetuto, alla fine, la decisione è solo tua.»
Michelle annuì. Era vero, nonostante quello che avrebbero fatto gli altri, non potevano costringerla su nulla. L’ultima parola sarebbe spettata a lei.
 
 

                                                                        Continua…? 

lunedì 7 luglio 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 89

Sorge Oscurità Maggiore 14: Attrazione Oscura

 

«Ezechiel Giller a colloquio con il Consulente.»

Lo sguardo di Zec incontrò quello della professoressa Petrie per pochi secondi.
La donna gli fece un segno sbrigativo con la mano destra di uscire pure dall’aula e poi distolse gli occhi da lui, senza interrompere la lettura del brano dal testo su cui verteva la lezione.
Zec chiuse il quaderno e il libro, afferrò l’astuccio e fece scivolare tutto nello zaino, sistemato sulle ginocchia. Notò i banchi vuoti di Donovan e Betty e si domandò che fine avessero fatto.
D’istinto girò la testa indietro, cercando gli occhi di Billy. Avrebbe voluto domandargli cosa fare, se seguire il piano e andare a colloquio fosse la scelta giusta, oppure mettersi prima a cercare i due compagni già usciti e non ancora rientrati.
Billy intercettò la sua richiesta silenziosa e si strinse nelle spalle.
Zec si alzò dalla sedia e infilò lo zaino in spalla. Anche il suo ragazzo non aveva idea di quale fosse la mossa giusta e così seguì l’ordine e uscì dalla classe.
Camminando in corridoio per arrivare all’ufficio del Consulente, gli tornò in mente la sua entrata in scena in palestra. Dopo il primo momento di timore e smarrimento, si era reso conto di trovare attraente quell’uomo e anche il quel momento provò una sorta di eccitazione alla prospettiva di rincontrarlo.
Era emozionato all’idea di restare con lui in una stanza da solo.
Non era così strano, d’altra parte era una versione adulta e matura di Billy, il suo ragazzo.
Scosse la testa e scacciò quei pensieri.
Erano sbagliati, quell’uomo era una proiezione della parte oscura di Elliott. Oscurità Maggiore, un assassino.
Zec posò le dita sul pomello della porta dell’ufficio e tremarono, non riuscì a riprendere il controllo delle sue emozioni.  Ancora eccitazione e paura. Era impossibile liberarsene in pochi attimi. Valutò di non entrare, in quello stato era troppo vulnerabile.
«Vieni pure avanti» lo invitò Hart Wyngarde.
Ormai era tardi per fare marcia indietro, Zec spinse l’uscio e camminò dentro la stanza, la scandagliò veloce con lo sguardo. Niente di anormale: una sedia da ufficio, davanti una scrivania, di fronte una seconda sedia e sulla sinistra uno schedario. Non si spiegava perché ne fosse tanto sorpreso.
«Accomodati Ezechiel» disse Hart, indicandogli la sedia. «O posso chiamarti Zec?»
Lui annuì, deglutendo la saliva in esubero in bocca. Si mosse rigido e si sedette.
Hart gli andò vicino e si piegò leggermente verso di lui. «Rilassati, so che mi hai riconosciuto, ma non ti farò del male. Volevo farti sapere che ero qui, a scuola, con voi.»
Zec rilassò le spalle. Qualcosa nel suo tono gli parve sincero e comunque non minaccioso.
«Posso fare una domanda?»
Hart annuì.
«Perché ci stai chiamando uno a uno?»
«Per fare due chiacchiere.»
«Solo due chiacchiere?»
Hart sorrise. «Avevi in mente qualcos’altro?» Posò il palmo sulla sua spalla destra e scivolò delicato lungo il braccio, sfiorando la manica della felpa e si fermò sul polso. «Sentiti libero di confidarmi qualunque pensiero.»
«No!» rispose. «Voglio dire, non ho bisogno di confidare nulla.»
Hart gli prese la mano nella sua, Zec si vergognò per la patina di sudore che ricopriva la sua pelle.
«Non dovrei rivelartelo, ma nel tuo gruppo sei il mio preferito.» L’uomo girò il busto indietro e afferrò una cartellina di cartoncino giallo dalla superficie della scrivania. «Il tuo fascicolo è interessante, oserei quasi avvincente. Il modo in cui hai liberato la tua oscurità, l’hai imbrigliata e sfruttata come arma di energia psichica contro i due bulli è sbalorditivo. È un vero peccato tu non sia andato più a fondo, sai cosa intendo?»
«Sì, cioè, no. Io… non  andrò mai oltre.» Zec allontanò la mano dal suo tocco. «Ho visto come mi hanno guardato i miei amici la prima volta che è successo, userò quella parte di me solo per difenderli e proteggere gli innocenti. Nient’altro.»
Hart sospirò. Appoggiò il fascicolo di nuovo sulla scrivania, girò intorno alla sedia e si mise dietro di lui. Appoggiò i palmi sulle sue spalle, gli scostò gli spallacci dello zaino e lo massaggiò lievemente. «Può non dipendere da una tua decisione. Purtroppo, la tua situazione verte verso un sentiero molto, molto buio.»
«Cosa…» Zec voleva mantenere alto il suo livello di guardia, era in compagnia di un nemico, ma le dita di Hart si muovevano in maniera piacevole sui suoi muscoli e dovette sforzarsi. «Cosa significa?»   
«Hai una situazione familiare piuttosto complessa. Tua madre ha un esaurimento e molti dei suoi doveri pesano su di te. Tua sorella è scomparsa per mesi e da quando è tornata come un demone canterino, è più interessata a fare intrighi e sedurre la tua amica Michelle Berg, invece che aiutarti con i problemi in casa. Non è strano se quella delusione e quella rabbia prendessero il sopravvento.»
Zec provò a rimanere concentrato sulla sua voce, che gli parve suadente e carezzevole anche se gli ricordava eventi spiacevoli, però il massaggio era rilassante, inebriante, avrebbe voluto cedere all’istinto di chiedergli di non fermarsi più. Addirittura andare oltre…
«No! Non mi farò distrarre.» Scattò in piedi e si mise con la schiena contro la scrivania. «Tutto quello che hai detto è vero. Però sottovaluti i miei amici. Posso contare su di loro, appoggiarmi a loro. Questo mi eviterà di cedere a tentazioni oscure.»
Hart sorrise malizioso, scostò la sedia da davanti a sé e si mise di fronte a lui, a meno di un palmo.
«La tua ingenuità e irresistibile.» Si avvicinò, allungando le braccia e posandole sul brodo della scrivania, bloccandolo in un contatto forzato con il suo corpo. Abbassò il viso e le sue labbra gli sfiorarono l’orecchio destro. «Riponi la tua fiducia negli stessi amici che vorrebbero chiudere la Bocca dell’Inferno e decretare la fine del tuo amato Billy. E per quanto riguarda il mio fratellino, è talmente proiettato al sacrificio, preoccupato di salvare chiunque tranne se stesso che inevitabilmente finirà con lo sparire. Così, l’unico a soffrirne sarai tu. Sempre. Solo. Tu.»
Il suo respiro procurò a Zec una piacevole sensazione di solletico sulla pelle, ma la sua mente non si perse in fantasie e non si abbandonò a desideri inadatti. Quelle parole erano state prima di tutto suoi pensieri, ricacciati più volte indietro, ma comunque un tarlo che lo divorava dall’interno. Odiava dargli ragione, ma aveva centrato il punto.
«So tutto quanto. A ogni modo non c’è soluzione, posso solo accettarlo.»
L’uomo alzò il volto e lo guardò negli occhi. «Puoi accettare me e abbracciare la tua oscurità. Fammi restare al tuo fianco, lascia che diventi il tuo insegnante privato, ti guiderò attraverso quelle emozioni spaventose, ti mostrerò quanto potenziale hai, fino a che punto puoi spingerti. Userai davvero quel dolore come un’arma. E io non ti abbandonerò mai.»
Zec rimase per pochi istanti a fissarlo. Nel profondo sapeva di essere stato convocato lì per quella ragione e ora che la proposta era stata fatta apertamente, gli parve allettante.
Una via d’uscita facile.
«Non posso darti una riposta adesso» gli disse, mentre si allontanava da lui.
Hart tornò a sedersi dietro alla sua scrivania. «Non importa, posso aspettare. Però non metterci troppo. Come ti ho spiegato, la tua vita è già in quella direzione.»
Zec si risistemò gli spallacci dello zaino sulle spalle. «Non ti preoccupare, non mi farò trovare impreparato.»
 
 

                                                                          Continuia…?

lunedì 23 giugno 2025

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 88

Sorge Oscurità Maggiore 13: La Sottile Linea Oscura

 

«Donovan Brennon a colloquio con il Consulente.»

Donovan sollevò il capo e osservò l’altoparlante da cui era stato pronunciato il suo nome. Aveva l’impressione che Betty fosse uscita dalla classe da pochi minuti e non era ancora tornata, però la lezione non era di suo particolare interesse e la noia poteva aver influito sulla sua percezione del tempo.
«Hai sentito? Il Consulente ti aspetta» lo riscosse la professoressa Petrie. «E niente soste altrove.»
Donovan chiuse il libro di letteratura e svogliato, lo buttò con l’astuccio nello zaino. Lanciò un’occhiata sghemba alla professoressa per quell’appunto non necessario, ma lei era di nuovo assorta nella sua spiegazione.
Lasciò il banco, mise lo zaino su una spalla e uscì senza guardare i tre amici, magari gli avrebbero lanciato qualche raccomandazione pure loro, sillabandola silenziosa, oppure con gli occhi.
Fuori dall’aula, camminando nel corridoio, si rese conto di come tutti lo reputassero un cattivo soggetto e si aspettassero il peggio da lui, come se finisse sempre con il combinare qualche guaio. Per quanto non lo desse a vedere, lo infastidiva.
Scostò la porta dell’ufficio del Consulente e lo trovò in piedi accanto a uno schedario.
«Accomodati sulla sedia davanti alla scrivania» gli disse, senza guadarlo in volto, ma assorto in un fascicolo aperto tra le mani.
«Va bene, dottor Oscurità Maggiore.»
L’uomo girò il viso verso di lui. «Puoi chiamarmi dottor Wyngarde, al massimo dottor Hart.»
Donovan emise un risolino. «Dobbiamo proprio fare questa pagliacciata?» L’accordo con il resto del gruppo era di non opporsi alle sedute, ma non avrebbe fatto finta di non sapere chi fosse in realtà lo psicologo. «Ti abbiamo riconosciuto.»
«Voi non avete fatto nulla, sono io che ve lo ho permesso.» Hart Wyngarde chiuse lo schedario, si appoggiò con la schiena alla scrivania e ci sistemò sopra il fascicolo aperto. Lo guardò in volto e aggiunse: «E l’oggetto della conversazione sei tu.»
Donovan si sedette sul posto indicato, rimanendo di fronte all’altro e sistemando lo zaino tra le gambe. «Come vuole, dottore. Facciamo questa chiacchierata, sono curioso di scoprire cosa crede di ottenere.»
Hart scosse la testa. «Signor Brennon, hai un’alta considerazione di te. Fin troppa. Il tuo fascicolo racconta una storia diversa: studente mediocre, nessuna attività extra-curriculare rilevante, anche per il mio interesse sei insignificante.»
Donovan aggrottò la fronte. «In che senso?»
«Hai mostrato una certa tendenza all’oscurità, ma diciamocelo, niente di esaltante. E poi hai subito nascosto la tua natura, spacciandoti per un bravo ragazzo. Ammetto che ti sei messo di impegno per convincere te stesso e i tuoi amici, ma è solo una facciata.»
«La pensi come vuole» rispose stringendosi nelle spalle. «La sua opinione non ha molta importanza.»
«Sono i fatti a dimostrarlo. Analizziamoli» replicò Hart. Spostò la mano destra sul foglio del fascicolo aperto e abbassò lo sguardo per leggere qualche riga. «Hai girato un video pornografico amatoriale con la tua fidanzata Anika, senza il suo consenso; in seguito alla sua reazione vendicativa, ti sei fatto aiutare da Billy per ucciderla e così hai cancellato ogni ricordo della sua esistenza da chiunque, a parte te e la signorina Elizabeth Swanson. Questo dimostra una spiccata tendenza alla tua oscurità interiore: l’atto in sé di tradire la fiducia di Anika riprendendola di nascosto e poi sostituirti a lei come vittima fino a farla dimenticare. Una doppia violenza. Subito dopo però…»
«Come fa a saperlo? E perché la ricorda?» lo interruppe.
Hart alzò una mano in segno che non aveva ancora finito. «Subito dopo però, ti sei aggregato al gruppetto di reietti che circondano Billy, sforzandoti di mostrare qualità altruistiche e redimerti, ma il tuo apporto si è rivelato insulso. Anche nelle situazioni in cui hai preso l’iniziativa, non sei riuscito a concludere nulla con le tue sole forze, confermando ancora che questa non è la tua vera natura e di non avere nemmeno il coraggio di accettare la tua parte oscura. Dimmi, ti sembra che la mia analisi iniziale sia sbagliata?»
Donovan serrò la mascella. Odiava ricordare quegli eventi, ma sapeva di aver fatto il possibile per rimediare a quella storia. «Non ho mai negato di aver fatto una cosa orribile ad Anika e non avrei mai voluto che tutti la dimenticassero, ma non l’ho trasformata io in un Demone della Vendetta. E non è vero che sono inutile. Ho imparato dai miei errori e ho aiutato i miei amici in più occasioni, li ho sostenuti, ho sempre dato il massimo anche nei casi soprannaturali.»
Hart gli puntò addosso i suoi occhi scuri. «Per citare le tue parole di poco fa, la tua opinione non conta molto. Puoi convincerti di aver dato il meglio di te, ma in sostanza non vali nulla. E come potresti? Sei circondato da persone speciali.»
Donovan strinse le dita chiudendo le mani a pugno. Non ne aveva fatto parola con nessuno degli altri, ma più passavano i giorni e maggiore avvertiva il peso di non avere poteri. «Riesco ad aiutare in altri modi.»
«Come hai fatto con Aiden Cheung?» lo punzecchiò l’uomo. «Sii onesto: sei circondato da ragazzi con poteri psichici, poltergeist umani, ragazze intangibili, licantropi e molto altro. Cosa può fare di davvero rilevante un ragazzo appena nella media come te? Scommetto che anche per questo la signorina Swanson ha una spiccata simpatia per il giovane ragazzo lupo Kenneth Wood, lui addirittura ha due doti speciali differenti.»
I loro sguardi si incrociarono e Donovan vi lesse il piacere di deriderlo. Scattò in piedi e gridò: «Perché sono qui? Ti prendi gioco di me, ma mi hai voluto nella tua finta seduta, quindi parla chiaramente.»
Hart fece un passo avanti, gli posò le mani sulle spalle e lo spinse a sedere sulla sedia. «Calmati e ascolta, nonostante pensi il contrario, posso aiutarti, darti dei consigli utili. Sta a te se scegliere di seguirli, o meno.»
Donovan si scrollò le mani dell’altro di dosso. Provò a studiarlo, a fare come Betty, cercando di capire dove stesse il trucco, quale fosse la trappola in cui si aspettava che cadesse, ma poi si spazientì e rinunciò.
«La ascolto» disse. «Non ho altra scelta.»
Hart sorrise compiaciuto. «Questa rabbia, signor Brennon, è un buon punto di partenza. Non il meglio in cui puoi esplorare e sfruttare la tua oscurità, ma da qualche parte bisogna incominciare.»
«Così è questo il punto.» Donovan abbozzò un sorriso. «Sono uno stupido, era ovvio che il tuo obbiettivo fosse corrompermi.»
«Niente affatto, sto cercando solo di aprirti gli occhi» rispose Hart. «Nella situazione in cui ti trovi ora, sei facilmente sostituibile e non ci vorrà molto prima che i tuoi cosiddetti amici lo capiscano e lo mettano in pratica. In principio verrai escluso da alcune decisioni, poi si dimenticheranno di coinvolgerti e alla fine non sarai più parte del gruppo.»
Già adesso ascoltano poco le mie idee pensò Donovan.
«Lo so. E se continuerai a seguire lo scopo di Billy e chiudere la Bocca dell’Inferno, non ti rimarrà nulla» continuò Hart Wyngarde. «Senza minacce da affrontare, si scorderanno di te, non avrai nessun gruppo di amici. E così, essere stato scelto da Elliott Summerson si ridurrà in una disfatta totale: niente fidanzata, niente amici, niente di niente. Se mi permetti di guidarti, sfruttando la Bocca dell’Inferno, possiamo sviluppare la tua oscurità e darti un ruolo più attivo. Non sarai più solo l’insulso ragazzo senza capacità.»
«Se mi faccio coinvolgere da te, li perderò comunque.» I dubbi lo tormentavano, ma di questo Donovan era sicuro. «Dov’è il vantaggio?»
«Sarai tu a fare la prima mossa. Li ferirai e le vostre strade si divideranno, ma lo farai per primo.» Hart raccolse il fascicolo, lo chiuse e girò intorno alla scrivania. Si accomodò sulla sua poltrona dietro la scrivania e concluse: «Meglio lasciare indietro gli altri, allontanarti da loro, piuttosto che siano loro ad allontanare te.»
Nonostante il buon senso, le ammonizioni degli amici e una voce dentro anche la sua testa che gli ricordava tutto questo, Donovan accettò che quell’opzione non era poi da scartare.
Poteva prenderla in considerazione.   
 
 

                                                                     Continua…?