giovedì 11 giugno 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 1


1.  I Veri Vampiri Mordono



Voleva sentire il suo odore. Il suo sapore. La raggiunse alle spalle, premette con forza il petto contro la sua schiena e le strinse i seni. Aprì la bocca e scansando i canini fuoriusciti, le leccò il collo…


«No. Non ci siamo.» Betty tenne premuto il tasto “cancella” sulla tastiera del notebook fino a far scomparire le ultime due righe scritte. Voleva che la sua fan-fiction sui vampiri somigliasse il meno possibile a un porno-soft.
La sveglia impostata sul cellulare la distolse completamente dai suoi dubbi artistici. Il bip con vibrazione le ricordò che era ora di prepararsi per l’appuntamento.
Spense il timer e si alzò dalla scrivania. Camminò fin davanti all’armadio e poi aprì le ante.
«Vediamo un po’ cosa posso mettermi senza sembrare una sfigata o una facile.» Si legò i capelli castani sulla nuca, raccogliendoli con una pinza e infilò le mani tra i vestiti. «Al primo appuntamento con un tizio conosciuto sul web, l’apparenza è più importante della sostanza.»
Lei ed Eddy si erano incontrati sul forum di appassionati di vampiri nei romanzi, nei film e serie tv. Trovare fauna maschile in quel genere di siti non era un problema, ma trovarne qualcuno che sapesse davvero di cosa parlavano e avesse un’opinione articolata era un vero colpo di fortuna.
Betty infilò la camicetta borgogna di velluto e la gonna nera. Era più attillata di quanto ricordava e spiegava perché fosse rimasta a far muffa nel suo guardaroba. Si accovacciò e prese la lunga scatola di cartone. Sollevò il coperchio e afferrò gli stivali neri alti. Li aveva comprati in preda a un impulso incontrollabile mesi prima, sapeva che non li avrebbe mai indossati per andare a scuola, ma le erano piaciuti al primo sguardo ed era sicura che l’occasione di usarli sarebbe arrivata. E quell’appuntamento era quella adatta. 
Betty si sedette sul letto per infilarli e scoprì che era un’impresa più complicata del previsto. Trovò infine il modo di far scivolare il piede fino in fondo e calzato il primo, ripeté più velocemente l’operazione anche per il secondo. Si alzò e chiuse l’anta dell’armadio in cui era inserito le specchio.
«Ai miei verrà un colpo vedendomi così» disse osservandosi e lisciandosi la gonna e liberando i capelli castani sulle spalle. Il suo look abituale erano jeans e felpe scure. Non era un maschiaccio, ma riteneva che mettersi in ghingheri per andare a scuola era sensato quanto indossare un abito con diamanti Swarovski per andare al supermercato. E comunque era in perfetta sintonia con la sua parte femminile. Si tolse gli occhiali e annunciò. «Un po’ di trucco li lascerà a bocca aperta.»
Ritornò alla scrivania, dietro il notebook era abbandonata una trousse quasi del tutto nuova. L’aprì e passò la matita azzurra sulle palpebre chiuse e ridefinì meglio le labbra con il lucidalabbra color rosa pesca. Inforcò gli occhiali con la montatura rossa sul naso e tornò a specchiarsi.
«Perfetto. E adesso le cose pratiche.» Betty andò verso il letto e aprì il secondo cassetto del comodino. Rovistò sotto i cd e afferrò la boccetta di spray al peperoncino.
Eddy si era dimostrato un ragazzo spiritoso e a posto nelle loro chiacchierate online, ma non era una garanzia che fosse chi diceva di essere. Inoltre si erano ripromessi di non mostrarsi in video e neanche inviarsi foto. Così non sapeva esattamente quale esemplare di essere umano si sarebbe ritrovata davanti ed era meglio essere pronta a ogni eventualità.
Prese la giacca di jeans dallo schienale della sedia davanti alla scrivania e infilò nella tasca sinistra il cellulare e il portafoglio, in quella destra lo spray. «Anche se vi mentirò sulla mia compagnia di stasera, almeno potete stare tranquilli che vostra figlia sa badare a se stessa» disse Betty, prima di uscire dalla camera e andare a salutare i genitori.

 

La prima regola quando ti trovi con uno sconosciuto incontrato sul web è scegliere un luogo familiare e affollato. Betty lo sapeva e non serviva che qualcuno glielo spiegasse, era abbastanza intelligente da arrivarci da sola. E niente rispondeva a queste due caratteristiche meglio del Bronze Dust, il locale non distava nemmeno troppo da casa sua e lo frequentava spesso.

L’appuntamento con Eddy era fissato alle otto, davanti al McDonald’s appena aperto. Betty si fermò a pochi passi dall’entrata del ristorante e controllò l’orologio al polso sinistro. La lancetta dei minuti si posizionò sulla tacca in alto proprio in quel momento. Sollevò la testa e vide un ragazzo avanzare verso di lei.
«Cominciamo bene» sussurrò sarcastica, spingendo indietro le lenti degli occhiali.
Eddy aveva scherzato sulla sua carnagione pallida che ricordava quella di un vampiro e quello che le veniva incontro rispondeva a quella descrizione. Le aveva anche detto di avere diciotto anni, ma il tizio ormai di fronte a lei ne aveva almeno venticinque.
«Ciao, sei Betty?» le domandò.
Betty annuì.
Lui sorrise, passandosi la mano destra sui capelli ricci biondo scuro, lisciati all’indietro dal gel. «Sono Eddy.»
«Hai più di diciotto anni» disse lei d’impulso.
Eddy divenne serio e sembrò imbarazzato. «Sì, ecco, non volevo mentire, ma se ti avessi detto che ero più grande e mi interessavo ancora ai vampiri, mi avresti preso in giro… come tutti gli altri.»
Betty si morse il labbro inferiore. Era stata precipitosa e indelicata. «Ma no, non c’è niente di male» cercò di rimediare, «Solo mi aspettavo un mio coetaneo e…»
Eddy ritrovò il sorriso. «Essere più grande ha anche i suoi vantaggi. Posso comprarti degli alcolici, se ne hai voglia.»
«In effetti, visto che stiamo andando in un locale, può tornare utile.»
«Visto? Vieni, la mia auto è da questa parte.»
La parte razionale nel cervello di Betty le ricordò che entrare in un auto con uno sconosciuto era da oca cretina. «Non serve, possiamo andare a piedi. Il Bronze Dust è qui vicino.»
«Con la mia auto arriveremo ancora prima» rispose Eddy senza scomporsi. «Un altro vantaggio di essere più grande: posso evitare che ti stanchi a camminare.»
Betty era diffidente, ma rifiutare con insistenza poteva offenderlo e non era certo partita con il piede giusto. Così, contro il suo buon senso, disse: «Come vuoi, fai strada.»
Lo segui fino all’auto, Eddy fece un paio di battute spiritose e Betty si sentì a suo agio.
«Dico davvero» continuò lui. «Quando sanno che lavoro come infermiere e mi piacciono i vampiri, pensano che sia un cleptomane del sangue.»
Betty salì, sedendosi al posto del passeggero. «È logico, quale modo migliore per procurare il sangue ai tuoi amici con le zanne?»
Eddy mise in moto e scoppiò a ridere. «Già. Come se l’ospedale non catalogasse le sue scorte. Oltretutto non sai quanti permessi ci vogliono per prendere le sacche di sangue. Non è come nelle serie tv.»
«Forse quelli che ti prendono in giro hanno visto quelle serie e non hanno il coraggio di ammetterlo.»
«Ci ho pensato anche io.» Eddy girò il volante con una mano sola e prese al volo un semaforo che stava per diventare rosso. «Come mai hai scelto il Bronze Dust per il nostro primo incontro?»
«Ci sono stata qualche volta. È un posto carino.»
«Anche tu sei carina.»
Betty avvertì il calore sulle guance e portò lo sguardo sulla strada. Si accorse che si erano allontanati dal Bronze Dust e di parecchio. «Stai sbagliando strada. Guarda che dev… »
«Lo so» rispose secco. «Andiamo da un’altra parte.»
«Perché?»
«Perché ho cambiato idea. Ti piacerà.»
Betty si voltò verso le portiere e notò la sicura bloccata. «Andiamo al Bronze Dust, o fammi scendere. Subito.»
Eddy divenne scuro in volto. «Non fare la rompipalle.»
Betty fece scivolare la mano nella tasca con lo spray e lo sfilò lentamente.
Eddy si voltò all’improvviso verso di lei. «Che cazzo vuoi fare?» urlò, sorprendendola con l’arma di difesa in mano. «Non ci provare.» La spinse con forza contro il vetro del finestrino.
Betty batté la testa, poi divenne tutto buio e perse i sensi.

 

Fu risvegliata da mani sudaticce, si muovevano frenetiche, le dita impegnate a sbottonarle la camicetta e a palparle il seno.

«Cosa diavolo…» gridò e trovò Eddy quasi completamente sopra di lei. Le aveva abbassato le maniche del giubbotto fino ai polsi, bloccandole il movimento.
«Shh» le sibilò all’orecchio. «Siete tutte uguali.» Le baciò il collo. «Come se non fosse per questo che cercate compagnia su quei siti di vampiri. Volete anche voi il vostro Edward che vi faccia godere.» Le strinse ancora di più il seno. «Tu sei la più carina tra quelle che mi sono fatto. Anche se sei una quattrocchi.»
«No!» gridò Betty e gli tirò una ginocchiata all’inguine.
Eddy si scostò di colpo per il dolore. «Brutta troia!»
Betty si tirò su di corsa le maniche e chiuse la giacca, lo spray le era caduto tra i piedi, ma poteva usare il cellulare. Lo estrasse di corsa, ma lui le fu di nuovo addosso.
«Questo non ti serve» disse afferrandolo e buttandolo sul sedile posteriore. «Vuoi fare la dura? Bene, mi piace.» Le strinse il collo con la mano sinistra, mozzandole il respiro. «Quella merda sui vampiri vi fa credere delle eroine, ma io so come tenervi buone.»
Betty gli puntò i palmi sulla faccia biancastra per spingerlo indietro, ma era notevolmente più forte di lei.
Eddy ghignò. «Me lo fai solo div…»
Il finestrino dalla parte del guidatore si fracassò, interrompendolo. Una coppia di mani albine lo afferrarono per i capelli e le spalle e lo trascinarono fuori a forza, sradicando la portiera.
Betty tossì e subito dopo inspirò aria. Osservò confusa la strada vuota davanti a sé, attraverso quell’apertura improvvisa e non vide nessuno. Poi sentì un tonfo sul tettuccio, rumore di squarci, le urla di Eddy e di nuovo silenzio.
Con il cuore che  batteva, pulsandole contro il petto, strinse con il braccio sinistro la giacca per coprire il reggiseno rosa in evidenza sotto la camicia borgogna aperta. «Chi c’è?»
Nessuna risposta.
Si spostò sul posto del guidatore e tremante, sporse metà volto all’esterno per osservare la scena. Le sembrava di trovarsi nei pressi di un parco, lontano dalle abitazioni. Era quasi tutto buio se non fosse stato per la luce bianco-gialla di un lampione non molto distante dall’auto di Eddy. 
«C’è qualcuno?» domandò.
Di nuovo silenzio.
Betty si fece coraggio e uscì lentamente dall’auto. Indietreggiò e vide sul tetto il corpo senza vita di Eddy, con il collo e la camicia grigia macchiati di sangue. Diversi litri di sangue. Si tappò la bocca con la mano libera per soffocare un grido.
«Buona idea. Non serve urlare.»
Betty si girò di scatto. Alle sue spalle era comparso una ragazzo. Forse poco più giovane di Eddy, indossava una giacca di pelle e una t-shirt di una qualche band che non conosceva. Sul mento aveva delle macchie rosse e i capelli spruzzati di sangue.
«Non mi ringrazi?» La sua voce era calma e suadente.
«Chi sei?» chiese Betty. Era una domanda stupida, ma la sua mente non riuscì a fare di meglio in quel momento.
«Mi sembra ovvio, il tuo salvatore.» Il ragazzo la guardò con occhi languidi. «Allora, mi ringrazi?»
«G-grazie» balbettò Betty.
«Puoi fare di meglio.» Il volto del ragazzo sfigurò. La fronte si riempì di rughe, gli occhi si strinsero e le iridi divennero gialle. Spalancò la bocca e mostrò una coppia di canini appuntiti.
«Sei un vampiro.»
«Quegli occhiali servono a qualcosa.»
Betty deglutì e provò a ragionare. Era assurdo, irrelae… ma l’aveva appena aiutata. Forse non voleva farle del male. «Sei un vampiro buono, vero? Uno di quelli vegetariani.»
Il vampiro scoppiò a ridere. «Non volete proprio capirlo. Non esistono vampiri vegetariani.»
«Ma comunque sei uno di quelli buoni, giusto? Mi hai slavata.»
«È vero, ma qui non si tratta di buoni o cattivi» rispose il vampiro. Le afferrò le braccia con entrambe le mani e la strinse così forte che in confronto il tocco di Eddy sembrava una carezza. «Si tratta di catena alimentare. Il più forte mangia il più debole.»
Betty sentì un singhiozzo salirle in gola. «No, ti prego.»
«Può essere piacevole, sai?  E magari poi posso anche trasformarti in una come me.»
Betty scosse la testa. «No. No...»
«Sei noiosa.» Il vampiro la attirò a sé e le spinse di lato al testa, per aver libero accesso al collo.
Betty era pronta al dolore dei canini che le laceravano la carne, ma senti un rigurgito. Il vampiro la fissò sorpreso. Il volto divenne grigio e si sgretolò, riducendosi in polvere insieme al resto del corpo.
Senza nessuno a sorreggerla, Betty ritrovò l’equilibrio e vide davanti a lei un nuovo ragazzo. Impugnava un paletto di legno.
«Sai bene?» le chiese.
Betty rimase confusa a fissarlo. Aveva la sua stessa età, aveva i capelli scuri e sotto una camicia blu aperta che gli arrivava a metà coscia dei jeans, indossava una maglietta nera con su scritto a lettere rosse sanguinanti The Real Vampires Bite!
«È tutto a posto. Nessuno ti farà più del male» disse il ragazzo.
«Quello era un vampiro. Un vero vampiro.» Betty lo ripeté, voleva la conferma di non essere pazza.
«Proprio così. Ed è un mostro. Come il tizio che ti ha aggredito. Scusa se non sono intervenuto, ma dovevo stanare la mia preda.»
«Ma prima mi ha difeso… come può essere cattivo?»
Il ragazzo sospirò. «Come ti chiami?»
«Betty.»
«Ok, Betty, purtroppo non esistono vampiri buoni, gentili o altruisti. Un vampiro è un demone con le sembianze di un uomo o di una donna. Non ha un’anima, non può amare. Solo un vampiro con l’anima può essere definito buono, ma sono casi rarissimi e il rituale per ridargliela è perduto da tempo. Tutti i vampiri non sono diversi dal tizio sull’auto: vogliono qualcosa da te. Nello specifico il tuo sangue per nutrirsi. Loro vivono, tu muori. Fine della lezione.»
Betty lo guardò incuriosita. Non la stava rimproverando voleva solo metterla in guardia, come se si preoccupasse perché non le accadesse di nuovo.
«Ce la fai  a tornare a casa da sola?» le domandò.
«Io… mi serve qualche minuto per riprendermi.»
«C’è qualcuno che puoi chiamare?»
«Sì, il mio cellulare è in macchina. Chiamo mio padre e mi faccio venire a prendere.»
Il ragazzo andò verso l’auto e tirò giù il cadavere di Eddy prendendolo per le gambe. «Bene. È il caso di far sparire questo bastardo.»
Betty si ricordò solo in quel momento di essere mezza nuda e si chiuse velocemente la camicia. «Grazie per tutto.» Prese a respirare normalmente e percepì i cuore rallentare la corsa. Si osservò la mano destra ed era ferma, il tremolio dello shock stava svanendo. «Mi inventerò qualcosa per spiegare a mio papà perché sono qui. Vuoi aspettarlo con me?»
«Meglio di no. La notte è ancora lunga.» Il ragazzo si girò, trascinandosi dietro il defunto Eddy.
«Aspetta, non so il tuo nome» disse Betty.
«Sono Billy l’ammazzavampiri.»    
Strabuzzando gli occhi, Betty sussurrò: «Come Buffy.»

 

                                              Continua…?

lunedì 13 ottobre 2014

10.000 visite e 1 regalo

Il titolo parla già da sé, ma se non si fosse capito, questo è un post di ringraziamento.
Il contatore visite qui a fianco segna le 10.000 visite, un piccolo grande traguardo che sono felice di festeggiare con voi, che più o meno frequentemente venite a leggere tutto ciò che la mia mente partorisce.
Come ho scritto in passato, voler fare lo scrittore non ha senso se nessuno ha interesse nel leggerti e voi mi avete dimostrato che un po' di interesse lo suscito, vi ringrazio tanto.
Dopo quasi quattro anni (sembra così lontano quel 1° gennaio 2011) ho raggiunto una tale cifra di visualizzazioni che può sembrare poco in confronto ad altri o una goccia nel mare se paragonata alla vastità del web, ma per me è sufficiente  per esserne fiero e continuare a scrivere per intrattenervi.

Nel titolo parlo di un regalo (che festa è senza regali?), ma non aspettatevi grandi cose.
Non sono un genio dell'informatica, ma ho trovato un modo per trasformare in epub - e quindi leggibile su vari dispositivi per ebook - la prima parte di Darklight Children. Si tratta di un sito che permette di scaricare l'opera in modo gratuito, così se ne avrete voglia potrete rileggervi tutta la parte 1 in un unico volume e magari consigliarlo ad amici. Spero apprezzerete il modo in cui è stato creato, perché è tutto molto amatoriale, ma come si dice in questi casi: "è il pensiero che conta".

Il link per scaricarlo è questo

Vi ringrazio ancora e buona lettura!

mercoledì 1 ottobre 2014

22:22, WIRED e Penne Matte

Una veloce segnalazione.
Il mio racconto 22:22 (che trovate nei due post qui sotto in versione estesa) partecipa a un contest indetto dalla rivista WIRED con il sito social Penne Matte.
La versione che trovate sulla pagina del social è abbreviata per rispondere alle richieste del regolamento, quindi scegliete voi se leggerlo d nuovo o no, ma mi aiuterebbe molto ricevere il vostro voto e per farlo dovete cliccare sul simbolo del libro con l'alloro e la scritta "capolavoro".

Tutto qui, vi lascio il link diretto e votatemi!

http://www.pennematte.it/opera/2222-2/

lunedì 4 agosto 2014

Racconto - "22:22 (seconda parte)"

«Tom deMassi?» domandò Chloe. «È lui che ucciderà entrambi?»
«Non lo so» rispose Dustin. «Per questo sono venuto da te.»
Chloe si strinse le tempie con le mani. Le scoppiava la testa .«Non capisco! Hai sognato che morivo e che il mio assassino subito dopo farà lo stesso a te, ma non conosci la sua identità… non riesco a crederti.»
«Devi farlo. Sono venuto qui per impedire che tu venga uccisa. E provare a salvare anche me.»
Chloe rimase immobile a fissarlo. Le sue sedute prendevano spesso pieghe inverosimili, ma quella le batteva tutte. Un sogno la metteva in guardia sulla sua morte e quello stesso sogno portava uno sconosciuto ad avvisarla che correva l’identico pericolo. «Come faccio a fidarmi di te?»
Dustin le lasciò il braccio. «Leggi i tarocchi. Nel mio sogno ti convincevi della mia sincerità dopo aver letto le carte.»
Chloe tornò al suo posto. Guardò la sveglia. Segnava le ventuno e cinquanta. C’era ancora abbastanza tempo. Mischiò una volta i tarocchi e li divise in tre mazzi, disponendoli poi in forma di triangolo. Girò la prima carta del mazzetto sinistro. Il Mago.
«Guarda quella accanto.»
Chloe alzò la seconda: Il Matto.
«La terza sarà capovolta» le annunciò Dustin.
Lei svoltò l’ultima e con sua sorpresa trovò L’Eremita capovolto.
«Non è possibile. Ho già avuto lo stesso responso questa mattina.» Alzò il volto e lo guardò negli occhi. «E non ha un significato preciso.»
«Vuoi dire che siamo fregati?»
Chloe rifletté. Forse non era lei la persona giusta per fare le carte.« Prova tu. Credo che sei un sensitivo come me.»
Dustin scosse violentemente la testa. «No. È solo da un mese che ho questi sogni. Non mi è mai successo prima. Ti stai sbagliando.»
Chloe posò le sue mani su quelle del ragazzo. «Non devi aver paura. Posso capire come ti senti. Anche io ero sconvolta quando ho scoperto di poter vedere il futuro attraverso i tarocchi, ma questo è un dono. Devi solo imparare a usarlo.»
«Non so interpretarli, non conosco i significati.»
«A quello penso io. Tu segui le mie indicazioni.» Raccolse le carte dal tavolo e gliele porse.
Dustin le prese e di riflesso iniziò a mischiarle.
«Sei più portato di quanto non credi.»
«Cosa devo fare?»
«Fermati quando ti senti pronto.»
Dustin rimescolò altre tre volte e poi si bloccò.
«Ora fai tre mazzetti e disponili come ho fatto prima io» disse Chloe.
Dustin eseguì il comando. «E ora?»
«Partendo da quello in basso a sinistra, gira la prima carta tenendo il mazzetto in cima per ultimo.»
Dustin scoperchiò il primo mazzetto. «Il Mago.»
«È in genere una carta positiva. Indica un’abilità, una trasformazione e l’avvicinarsi al proprio obbiettivo.» Omise la sua valenza negativa legata all’inganno, percepiva che non era rivolta a Dustin. «Nel tuo caso può voler dire che hai appena scoperto il tuo dono di veggente e che questo ti aiuterà nel tuo fine.»
Dustin sembrò rilassarsi. Sfiorò la carta sul mazzetto a destra e la rivoltò. «Il Matto.»
Chloè cercò di mascherare la sua confusione. Dustin stava avendo il suo stesso responso. «Questa carta ha un doppia valenza, parte dall’innocenza e arriva alla follia.»
«Vuoi dire che sto diventando pazzo?»
«No. Ma è difficile cogliere i significati tra la sua proprietà positiva e quella negativa. Il Matto è simbolo di cambiamento, di un nuovo inizio, una novità inaspettata; ma anche smarrimento per ciò che questo porta, sfociando fino alla depressione.»
Dustin alzò le sopracciglia poco convinto. «Andiamo avanti.» Fece scivolare verso di sé la carta all’apice del mazzetto che formava la punta del triangolo e la girò. «L’Imperatrice.»
Chloe rimase un attimo disorientata.
«Altri guai?»
«Al contrario. Questa carta, quando è diritta come nel tuo caso, influenza in modo positivo quelle vicine. È legata ai rapporti familiari e segna che una persona che ci è cara agirà per il nostro bene.»
«Wow.» Dustin sorrise. «Ma come ci aiuta tutto questo a impedire che ci ammazzino?»
«Non saprei. Sei venuto qui con un parente?» Chloe prese la carta dell’Imperatrice tra le mani. «I tuoi genitori? O un fratello o una sorella?»
Dustin s’incupì. «Sono figlio unico e non è un buon periodo per avere intorno i miei genitori. Tra poco sarà il mio compleanno e… bè… so che sono stato adottato, quindi non è una ricorrenza che ho voglia di festeggiare con loro. Diciamo che mi prendo una pausa di riflessione.»
Chloe continuò a fissare la carta. Le parole di Dustin contrastavano con la divinazione e con ciò che significava quel tarocco in particolare. “Una persona cara, di famiglia” si ripeté, poi guardò le altre due carte emerse dal consulto, le stesse in comune con lei. «Non può essere.»
«Cosa?»
«Quand’è il tuo compleanno?»
«Che ti importa?»
«Rispondimi e basta.»
«Il ventiquattro luglio. Perché?»
Chloe posò la carta sul tavolo. «Anche io sono stata adottata e il mio compleanno è il ventiquattro luglio. Capisci cosa significa?»
Dustin la guardò diffidente. «Non ne sono sicuro.»
«Siamo fratello e sorella. Anzi gemelli. È questo che ci stavano suggerendo le carte.»
«Stai vaneggiando.»
Chloe gli afferrò le mani. «Lo hai detto anche tu che i nostri destini sono collegati. Le tue visioni, il responso de Il Matto e dell’Imperatrice… tutto indica che dovevi trovarmi per salvarmi e che sono io la persona di famiglia che ti è vicina.»
«Mi sembra un po’ azzardato basarsi solo sui tarocchi per stabilire una parentela.»
Chloe sorrise. «In vite normali lo sarebbe, ma cosa ha di normale il nostro incontro? Tu per primo sei venuto da me seguendo il suggerimento di un sogno.»
«Mi stai chiedendo molto.»
«Hai detto di fidarmi di te. Ora è il tuo turno.»
Dustin le si avvicinò e si morse il labbro inferiore. «Se tutto questo è vero, come ci salveremo?»
Incurante del fatto che erano praticamente degli estranei, Chloe scostò con forza la sedia all’indietro, facendola cadere e gli buttò le braccia la collo, abbracciandolo. «Troveremo il modo. Il primo passo era ritrovarci e ci siamo riusciti.»
Alle sue spalle qualcuno scosse la tenda con foga. Chloe si voltò lentamente, restando in parte attaccata a Dustin e riconobbe Omar.
«Ero qui fuori come mi hai chiesto e ho sentito strani rumori…che cosa succede?» La sua voce era cambiata, era passata dal solito tono gioviale a uno più duro, il suo sguardo era carico di rabbia e appariva agitato. La luce blu dell’insegna Divina Chloe, che lo illuminava sul lato sinistro, contribuì a dargli un aspetto inquietante.
«Stai tranquillo, Omar. Va tutto bene.»
«No, non va bene!» sbraitò. Infilò la mano destra sotto la maglietta ed estrasse una pistola. «Perché lo stai abbracciando? Non devi abbracciarlo!»
Chloe rimase pietrificata. Come aveva fatto Oamr a procurarsi un’arma? E da quando era così violento con lei? La sua stessa voce le risuonò nella mente. “Qualcuno che mi è accanto non è sincero, si sta prendendo gioco di me.” Era il responso della carta del Mago per lei. Così come nel suo caso, l’evento inaspettato annunciato dal Matto non era solo l’arrivo di Dustin, ma anche il comportamento di Omar.
Chloe lasciò andare Dustin e si voltò verso Omar. «Stai calmo. Questo ragazzo è mio fratello.»
«Bugiarda! Mi stai mentendo. Ti prendi gioco di me come tutti gli altri.»
Dustin si girò a sua volta. «Ehi, amico. Non c’è bisogno di agitarsi.»
Omar gli schioccò un’occhiata intrisa di odio. «Non sono tuo amico. Nessuno è mio amico. Pensano tutti che sia uno stupido. E anche tu, Chloe, hai finto di volermi bene.»  
«Non è vero.»
«Sì, invece!» ribadì Omar. «So che è il tuo ragazzo, ma tu sei mia! Solo mia e di nessun altro.» Caricò l’arma, premette il grilletto e sparò.
La mano di Dustin la spinse all’indietro con forza, allontanandola dalla traiettoria del proiettile e facendola voltare, Chloe lesse l’ora sul display della sveglia. Le ventidue e ventidue.

Come nel suo sogno, l’azione si era svolta a gran velocità. Chloe si ritrovò seduta sul pavimento. Dustin era steso davanti a lei e perdeva sangue dalla spalla sinistra. Alzò lo sguardo e vide Omar fissarlo immobile. Sembrava scosso, si stava rendendo conto lentamente di quello che aveva fatto.
Chloe strisciò a carponi al fianco di Dustin. Lui girò il volto e in un sussurro disse: «Sto bene… mi ha preso… di striscio.»
Chloe mise una mano sul cuore in segno di ringraziamento e sotto il tessuto del gilet sentì la sagoma del coltello che le premeva sul seno. Si alzò senza fare movimenti bruschi.
«No» gridò Omar, senza sapere bene cosa stesse negando. «Io…»
Gli tremava la mano destra in cui stringeva la pistola. Chloe capì che quella era la sua unica occasione. Sfoderò il pugnale e guizzò su Omar, infilandogli la lama nel polso destro. In reazione al dolore, lui urlò e lasciò cadere la pistola. Chloe la raccolse fulminea e la puntò contro quello che aveva considerato a lungo un amico.
«Non muoverti o ti uccido» gli intimò. Non era certa di avere il coraggio e il sangue freddo per farlo, ma di certo avrebbe difeso con ogni mezzo se stessa e suo fratello. «Aiuto! Aiutatemi! Omar è impazzito.»
Le urla misero in allarme Omar, che si girò di scatto e corse fuori dal tendone della Divina Chloe. Lei avanzò all’esterno, cercò di prendere la mira, ma c’era troppa gente che si stava voltando per capire cosa avesse provocato quel trambusto e correva il rischio di ferire degli innocenti.
Chloe abbassò il braccio con cui impugnava la pistola e per fortuna vide Don e uno dei ragazzi addetti alla ruota panoramica correre contro Omar e placcarlo sul terreno erboso. Era tutto finito. Si sentì sollevata e stanca. Il frastuono della musica si mischiò al mormorio della gente. Volti e attrazioni si sovrapposero davanti ai suoi occhi. Tutto si fece sfuocato e perse i sensi.

Chloe rinvenne stesa su una barella. Sbatté due volte le palpebre e riconobbe l’interno estraneo di un’ambulanza. Le porte erano aperte e le permettevano di vedere l’esterno. Erano sul retro del parcheggio delle roulotte e la notte era illuminata dal riflesso rosso e blu delle luci del mezzo. Una coppia di poliziotti stava parlando con Don e il ragazzo che lo aveva aiutato a bloccare la fuga di Omar.
«Ben svegliata.»
Girò la testa e alla sua sinistra scorse Dustin, steso come lei, il petto seminudo nascosto da una coperta  e con una fasciatura professionale che gli avvolgeva la spalla ferita.
«Hanno detto che il proiettile ha solo reciso un po’ di pelle. Nulla di grave.» Dustin le sorrise e per la prima volta nella sera scorse in lui dei tratti familiari. «Stai bene?»
Chloe annuì, cercando la sua mano.  «Sì, sto bene» rispose stringendola.
«Hanno preso quello squilibrato, gli ho raccontato quello che ha fatto. Ovviamente senza dire della nostra intuizione da veggenti.»
Chloe sorrise. «Sei stato coraggioso.»
«Dovevo proteggere mia sorella.» Dustin le strinse a sua volta la mano nel pronunciare quella parola.
Era stata una giornata assurda. Quando si era alzata quella mattina, Chloe non avrebbe mai immaginato di scoprire che Omar fosse un pazzo maniaco, che era riuscito a imbrogliarla per tutto quel tempo, e di avere un fratello sconosciuto con cui  sentiva un’intesa speciale, pur avendolo incontrato solo da poche ore.
«Faremo delle analisi e verificheremo la nostra teoria» gli disse.
«D’accordo» rispose Dustin. «Ma non ho più tanti dubbi.»
Chloe riportò lo sguardo all’esterno e sul lato destro del parcheggio, notò un uomo. Si rizzò a sedere.
«Cosa c’è?» domandò Dustin, imitandola.
«Quell’uomo sulla destra. Ci sta fissando.»
Lui seguì il suo sguardo. «Hai ragione. Chi è?»
Chloe si sporse in avanti per vedere meglio. Indossava un maglione nero con le maniche arrotolate e dei jeans stracciati. Sul braccio sinistro incrociato sul petto, risaltava il tatuaggio raffigurante una spada. «È Tom deMassi. L’evaso.»
«Sta dicendo qualcosa» disse Dustin, sporgendosi a sua volta per leggergli le labbra. «”Siete stati bravi. Buona fortuna”.»
«”Ne avrete bisogno”» concluse Chloe.

                                               

                                                         FINE

lunedì 28 luglio 2014

Racconto - "22:22 (prima parte)"

L’insegna al neon blu Divina Chloe proiettava riflessi scuri sull’uomo con la pistola. Lui la puntava verso di lei: Chloe, proprietaria del piccolo stanzino in cui si trovavano e dove riceveva i clienti.
L’uomo premette il grilletto. Il colpo partì all’improvviso. Lei si piegò all’indietro e il suo sguardo si posò sul display della sveglia elettronica posta sul tavolo. I numeri di luce rossa segnavano le ventidue e ventidue.
Chloe si svegliò sudata e angosciata. Mai prima di allora le era successo di poter vedere il futuro in sogno. Soprattutto il suo. Sapeva l’ora esatta in cui sarebbe morta.

«Buongiorno, Chloe» la salutò Omar, scostando una ciocca bionda dalla fronte bagnata dal sudore. «Hai dormito bene?»
Chloe lo guardò senza interesse, facendogli un semplice cenno con la mano. L’uomo rimase in attesa di una risposta per qualche secondo, poi vedendola proseguire oltre, tornò a spalare il terriccio con la vanga.
Non voleva essere sgarbata, ma dopo essersi svegliata dall’incubo non era più riuscita ad addormentarsi e le era rimasto addosso un umore pessimo. Aveva atteso che gli altri avventori delle giostre uscissero dalle loro roulotte e si era decisa a fare altrettanto. Restare chiusa nella sua non l’avrebbe certo aiutata a fare chiarezza su quanto aveva appreso.
Si diresse al chiosco delle bibite e vide che Don era già al lavoro. «Un caffè nero, per favore.»
«Subito» rispose, con al fianco la moglie Rita, che stava imbottendo con solerzia una fila di panini disposti davanti al tagliere.
Tutti erano in fermento per l’apertura di quella sera. Erano arrivati in città un paio di giorni prima e ci sarebbero rimasti per un mese, prima di spostarsi verso la tappa successiva. Ormai la maggior parte delle attrazioni erano state montate, si trattava solo di sistemare pochi dettagli e avrebbe avuto inizio l’intenso periodo di lavoro che caratterizzava la stagione estiva. 
Chloe non era mai particolarmente agitata come gli altri per l’arrivo dei visitatori, ma questa volta era diverso: qualcuno avrebbe scelto di entrare nell’antro della chiromante per ucciderla.
Rita accese la radio e la sintonizzò sulla stazione che trasmetteva il primo notiziario del mattino. La voce gracchiante del cronista terminò la notizia su un incidente stradale e annunciò le previsioni del tempo.
Chloe ritirò il suo caffè e porse una coppia di monete a Don.
«Speriamo che questa volta ci azzecchino. Non mi va di iniziare la stagione con un acquazzone» disse lui.
Chloe sorseggiò la bevanda alzando le spalle.
«Prima di lasciare spazio ai programmi della nostra stazione, una notizia dell’ultima ora. Il detenuto Tom deMassi è evaso questa notte dal carcere. L’uomo, accusato dell’omicidio dei genitori, è riuscito a stordire la guardia che lo stava accompagnando in infermeria dopo uno scontro con un altro detenuto. Al momento è riuscito a far perdere le sue tracce. Le televisioni dirameranno al più presto l’identikit: l’uomo sui quarant’anni, alto un metro e settanta, ha una corporatura snella e i capelli castani. Ha inoltre un tatuaggio a forma di spada sul braccio sinistro. Forniremo al più presto nuovi aggiornamenti.»
Rita spense la radio scuotendo la testa. «Ci mancava solo l’evaso. Stasera bisognerà tenere gli occhi bene aperti.»
Chloe li lasciò al loro lavoro e s’incamminò verso il tendone che Omar l’aveva aiutata a montare. Guardando l’insegna spenta Divina Chloe, si convinse di aver individuato il suo assassino.

Chloe mischiò le carte dei tarocchi, come faceva ogni volta che un cliente le chiedeva una divinazione sul futuro. Questa volta però era il suo destino che voleva conoscere. Le divise in tre mazzetti e li dispose due affiancati e il terzo un po’ più in alto, formando un triangolo.
Era intenzionata a trovare il collegamento che legava la sua morte a un illustre sconosciuto. Capire perché Tom deMassi voleva ucciderla, era l’unico modo per evitare che il sogno si realizzasse. Formulò nella mente la domanda sul suo destino e girò la prima carta sul mazzetto inferiore sinistro.
«Il Mago» disse ad alta voce, come in una normale seduta. «Questa carta rappresenta sia l’abilità che l’inganno. Può significare che le mie capacità sensitive mi condurranno alla verità, ma anche che qualcuno che mi è accanto non è sincero, si sta prendendo gioco di me, manipolandomi.»
Girò quindi la carta del mazzetto a fianco, osservandola dubbiosa.
«Il Matto. La carta dalla duplice valenza: follia ed innocenza. Rappresenta l’irrazionalità della vita e dell’uomo. Simboleggia anche un evento inaspettato che porta con sé un nuovo inizio.»
Non del tutto sicura dell’interpretazione definitiva del responso dei tarocchi, Chloe voltò l’ultima carta, quella posta in cima al mazzetto più alto.
«L’Eremita. Ma è rovesciato. Generalmente questa carta indica la risoluzione, la verità che viene rivelata, la luce che scaccia le ombre. Capovolta segna però la diffidenza, l’ipocrisia, qualcuno che agisce con un fine oscuro.»
La tenda che copriva l’ingresso venne scostata all’improvviso, facendola sobbalzare sulla sedia.
«Scusami Chloe, non volevo spaventarti» disse Omar, entrando nella stanza. «Non sei venuta a pranzo insieme agli altri, così ho pensato di portarti un panino e una bibita.»
«Grazie. Per fortuna ci sei tu che pensi sempre a me» gli rispose sorridendo. Nonostante i suoi atteggiamenti scostanti, che tenevano lontani buona parte dei suoi compagni di lavoro, Chloe poteva contare su Omar. L’uomo alto e grosso, non era particolarmente intelligente, ma si era comportato con gentilezza nei suoi confronti fin dal giorno in cui si era unita alla carovana delle giostre. «Scusami per questa mattina. Sono stata maleducata a non salutarti.»
«Di certo avevi molti pensieri.» Omar sorrise e posò il piatto di carta con il panino e la lattina di soda davanti a lei. «Stavi leggendo il futuro nelle carte? Dicono qualcosa di me?» le domandò sfiorandole i capelli castani.
«No. In realtà non sono nemmeno sicura che questa volta abbia funzionato.»
Chloe addentò il panino, accorgendosi di essere affamata. Omar rimase a fissarla sorridente, quasi si trovasse davanti ad uno spettacolo imperdibile.
Avvertendo un senso di disagio, Chloe chiese: «Devi dirmi qualcos’altro?»
Omar si riscosse arrossendo. «No, no. Ecco… buon appetito. Sono qui fuori, se hai bisogno.»
«Grazie. Sei un tesoro.»
Omar allargò ancora di più le labbra e uscì, orgoglioso del complimento.
Chloe terminò il pranzo in solitudine e si sentì stanca. Decise di stendersi sul divano per riposare qualche minuto, dopo avrebbe ripreso le sue ricerche. Coricata, guardò l’orario della sveglia posta sul tavolo mentre le palpebre diventavano pesanti. Le quattordici e dieci. C’era ancora parecchio tempo per sventare la morte.

A fatica Chloe aprì gli occhi. Lesse l’orario della sveglia e balzò in piedi. Le diciotto e trenta. Aveva dormito per ben quattro ore per colpa del sonno mancato della notte e tra meno di due ore le giostre avrebbero aperto l’ingresso ai clienti.
Si lisciò la gonna di velluto rosso e raccolse i capelli in una coda di cavallo. Aveva perso un sacco di tempo senza fare alcun progresso, abbandonò l’idea di interrogare nuovamente le carte ed uscì dal suo antro.
Cercò qualcuno con una radio a disposizione per poter avere informazioni sulla fuga di Tom deMassi. Seguendo il suono della musica , trovò Omar che puliva il bancone del tiro a segno con alle spalle un piccolo stereo posato su una sedia. 
«Ti spiace se cambio stazione?» gli domandò accovacciandosi accanto allo stereo.
«Non ti piace la musica rock?»
«Voglio sapere se ci sono sviluppi sull’uomo evaso» rispose, armeggiando con la manopola. Passò in rassegna tutte le frequenze, ma su nessuna trovò gli aggiornamenti. Sbuffò spazientita ed agitata. I minuti correvano e lei non arrivava a nessuna conclusione.
«Qualcosa non va? Mi sembri preoccupata.»
Chloe abbassò lo sguardo, indecisa se rivelargli o meno il motivo del suo comportamento.
«Lo sai che mi puoi raccontare tutto» continuò lui. «Ho sempre mantenuto i tuoi segreti e sono felice se posso aiutarti.»
Era vero. Omar era il suo confidente. L’ascoltava quando aveva bisogno di sfogarsi e le dava il suo aiuto in ogni occasione. Era l’unico a non guardarla come un mostro.
«Si tratta di un sogno» gli confidò infine. «Un brutto sogno, che temo si realizzi questa sera. Un uomo verrà per farmi del male e credo che si tratti della persona evasa questa mattina.»
«Ti proteggerò io!» disse Omar, battendosi la mano destra sul petto. «Resterò tutta la sera all’esterno del tuo tendone. Se dovessi riconoscere l’uomo del tuo sogno, urlerai e io verrò a salvarti.»
La soluzione di Omar le parve l’unica possibile. Non poteva contare solo su se stessa.
«Va bene. Faremo come dici tu» acconsentì. Gli accarezzò una guancia ispida per un sottile strato di barba bionda. «Sono contenta di averti come amico.» Ritornò nel suo tendone, illudendosi che il peggio fosse passato.

La sveglia segnava le ventuno e si era fatto buio. Aveva sciolto i lunghi capelli castani, facendoli ricadere su una maglietta blu a fiori bianchi, coperta da un gilet bordeaux con una tasca interna, dove aveva nascosto un pugnale; le precauzioni non erano mai abbastanza.
I primi visitatori erano già arrivati. Per lo più erano dei ragazzi, qualche coppietta e delle famiglie, Chloe li vedeva muoversi sbirciando da uno spiraglio della tenda all’ingresso. Guardandoli sereni e spensierati, li invidiò e fu colta da un dubbio. E se la sua visione non si riferisse a quella notte? Se il sogno riguardava il giorno dopo o quello dopo ancora? Aveva dato per scontato che la sua morte sarebbe avvenuta nel giro di un ora, ma non ne era più così sicura.
Distratta dai suoi pensieri, si ritrovò un giovane di fronte che la fissava.
«Sei la chiromante?» le chiese.
«Sì, prego entra pure» rispose, tirandosi indietro per farlo passare.
Il ragazzo avanzò sicuro verso il tavolo rotondo, spostò la sedia che dava le spalle all’ingresso e si sedette.
Chloe si accomodò sulla poltrona al capo opposto del tavolo ed iniziò a mischiare i tarocchi. Squadrò velocemente il suo cliente. Capelli castani, corporatura snella. E doveva avere circa la sua stessa età. Portava una maglia grigia a maniche lunghe che gli copriva interamente le braccia.
«Hai una richiesta precisa o vuoi una lettura generale sul tuo futuro?» chiese, cercando di comportarsi normalmente.
«Indovina il mio nome.»
«Cosa?»
«Se sei davvero una veggente, dimmi come mi chiamo.»
Normalmente Chloe non assecondava i tentativi dei clienti di dubitare delle sue doti. Rispondeva loro chiaramente che se non credevano, erano liberi di andarsene. In lui, anzi nei suoi occhi marroni, trovò però un sentimento che la fece agire diversamente. Lo sguardo di quel ragazzo era colmo di disperazione. Lo scrutò ancora per qualche istante con determinazione e si lasciò guidare dall’istinto. «Dustin.»
Lui si esibì in un sorriso sghembo. «Brava.»
«Allora, Dustin, hai qualche altra richiesta?»
Annuì. «Faccio dei sogni. Incubi orribili sulla morte. Voglio conoscerne il significato.»
«Riguardano qualcuno che conosci?»
«No. Cioè, non lo conoscevo. È qualcuno che ho incontrato da poco.»
«Qualcuno della tua famiglia o dei tuoi amici è morto di recente?»
Dustin scosse la testa. « La persona degli incubi è viva. Almeno per ora.» Gettò uno sguardo fugace al display luminoso della sveglia.
Chloe lo notò e controllò a sua volta l’orario: le ventuno e trenta. Meno di un’ora per salvarsi.
«Non importa. Comunque non sono sicura di poterti fornire le risposte che cerchi» disse, iniziando a disporre le carte in tre mazzetti, due affiancati e uno in alto.
«Sei l’unica che può farlo. Non posso rivolgermi a nessun altro.»
«Cosa intendi dire?»
«Non sono mai andato da chiromanti o veggenti. Fino a un mese fa credevo che fossero un branco di ciarlatani, ma ora so che le loro capacità sono vere. Ho provato sulla mia pelle quello che sopportano e ho bisogno del tuo aiuto per non impazzire.» Dustin si scansò delle gocce di sudore dalla fronte. «Nei miei sogni questo è il luogo delle risposte.»
«Continuo a non capire. Perché proprio io?»
«Perché i nostri destini sono collegati.»
Quella frase la spaventò. Nessun cliente si era mai comportato in quella maniera. Neanche i fanatici che frequentavano il suo antro ogni giorno fin quando le giostre non ripartivano.
Chloe abbandonò i tarocchi sul tavolo, indietreggiò con la poltrona e si alzò in piedi. «A che gioco stai giocando?»
«Non è un gioco. E lo sai bene.»
«Ora basta.» Chloe si allontanò dal tavolo intimorita, ma decisa a chiamare Omar.
Dustin balzò in piedi a sua volta e le afferrò il braccio. «Aspetta. Per quanto ti suoni assurdo, so cosa accadrà. Hai paura, qualcuno verrà qui per ucciderti, l’ho visto in sogno.»
Anche se era vero e quell’evento l’angustiava da tutto il giorno, Chloe replicò: «Perché dovrei crederti?»
«Perché ho visto che quella persona poi cercherà di uccidere me.»

                                                  
                                                   Continua…