L’insegna
al neon blu Divina Chloe proiettava
riflessi scuri sull’uomo con la pistola. Lui la puntava verso di lei: Chloe,
proprietaria del piccolo stanzino in cui si trovavano e dove riceveva i
clienti.
L’uomo
premette il grilletto. Il colpo partì all’improvviso. Lei si piegò all’indietro
e il suo sguardo si posò sul display della sveglia elettronica posta sul
tavolo. I numeri di luce rossa segnavano le ventidue e ventidue.
Chloe si
svegliò sudata e angosciata. Mai prima di allora le era successo di poter
vedere il futuro in sogno. Soprattutto il suo. Sapeva l’ora esatta in cui
sarebbe morta.
«Buongiorno,
Chloe» la salutò Omar, scostando una ciocca bionda dalla fronte bagnata dal
sudore. «Hai dormito bene?»
Chloe lo
guardò senza interesse, facendogli un semplice cenno con la mano. L’uomo rimase
in attesa di una risposta per qualche secondo, poi vedendola proseguire oltre,
tornò a spalare il terriccio con la vanga.
Non
voleva essere sgarbata, ma dopo essersi svegliata dall’incubo non era più
riuscita ad addormentarsi e le era rimasto addosso un umore pessimo. Aveva
atteso che gli altri avventori delle giostre uscissero dalle loro roulotte e si
era decisa a fare altrettanto. Restare chiusa nella sua non l’avrebbe certo
aiutata a fare chiarezza su quanto aveva appreso.
Si
diresse al chiosco delle bibite e vide che Don era già al lavoro. «Un caffè
nero, per favore.»
«Subito»
rispose, con al fianco la moglie Rita, che stava imbottendo con solerzia una
fila di panini disposti davanti al tagliere.
Tutti
erano in fermento per l’apertura di quella sera. Erano arrivati in città un
paio di giorni prima e ci sarebbero rimasti per un mese, prima di spostarsi
verso la tappa successiva. Ormai la maggior parte delle attrazioni erano state
montate, si trattava solo di sistemare pochi dettagli e avrebbe avuto inizio
l’intenso periodo di lavoro che caratterizzava la stagione estiva.
Chloe non
era mai particolarmente agitata come gli altri per l’arrivo dei visitatori, ma
questa volta era diverso: qualcuno avrebbe scelto di entrare nell’antro della
chiromante per ucciderla.
Rita
accese la radio e la sintonizzò sulla stazione che trasmetteva il primo
notiziario del mattino. La voce gracchiante del cronista terminò la notizia su
un incidente stradale e annunciò le previsioni del tempo.
Chloe
ritirò il suo caffè e porse una coppia di monete a Don.
«Speriamo
che questa volta ci azzecchino. Non mi va di iniziare la stagione con un
acquazzone» disse lui.
Chloe
sorseggiò la bevanda alzando le spalle.
«Prima di lasciare spazio ai programmi della
nostra stazione, una notizia dell’ultima ora. Il detenuto Tom deMassi è evaso
questa notte dal carcere. L’uomo, accusato dell’omicidio dei genitori, è
riuscito a stordire la guardia che lo stava accompagnando in infermeria dopo
uno scontro con un altro detenuto. Al momento è riuscito a far perdere le sue
tracce. Le televisioni dirameranno al più presto l’identikit: l’uomo sui
quarant’anni, alto un metro e settanta, ha una corporatura snella e i capelli
castani. Ha inoltre un tatuaggio a forma di spada sul braccio sinistro.
Forniremo al più presto nuovi aggiornamenti.»
Rita
spense la radio scuotendo la testa. «Ci mancava solo l’evaso. Stasera bisognerà
tenere gli occhi bene aperti.»
Chloe li
lasciò al loro lavoro e s’incamminò verso il tendone che Omar l’aveva aiutata a
montare. Guardando l’insegna spenta Divina
Chloe, si convinse di aver
individuato il suo assassino.
Chloe
mischiò le carte dei tarocchi, come faceva ogni volta che un cliente le
chiedeva una divinazione sul futuro. Questa volta però era il suo destino che
voleva conoscere. Le divise in tre mazzetti e li dispose due affiancati e il
terzo un po’ più in alto, formando un triangolo.
Era
intenzionata a trovare il collegamento che legava la sua morte a un illustre sconosciuto.
Capire perché Tom deMassi voleva ucciderla, era l’unico modo per evitare che il
sogno si realizzasse. Formulò nella mente la domanda sul suo destino e girò la
prima carta sul mazzetto inferiore sinistro.
«Il Mago»
disse ad alta voce, come in una normale seduta. «Questa carta rappresenta sia
l’abilità che l’inganno. Può significare che le mie capacità sensitive mi
condurranno alla verità, ma anche che qualcuno che mi è accanto non è sincero,
si sta prendendo gioco di me, manipolandomi.»
Girò
quindi la carta del mazzetto a fianco, osservandola dubbiosa.
«Il
Matto. La carta dalla duplice valenza: follia ed innocenza. Rappresenta
l’irrazionalità della vita e dell’uomo. Simboleggia anche un evento inaspettato
che porta con sé un nuovo inizio.»
Non del tutto
sicura dell’interpretazione definitiva del responso dei tarocchi, Chloe voltò
l’ultima carta, quella posta in cima al mazzetto più alto.
«L’Eremita.
Ma è rovesciato. Generalmente questa carta indica la risoluzione, la verità che
viene rivelata, la luce che scaccia le ombre. Capovolta segna però la
diffidenza, l’ipocrisia, qualcuno che agisce con un fine oscuro.»
La tenda
che copriva l’ingresso venne scostata all’improvviso, facendola sobbalzare
sulla sedia.
«Scusami
Chloe, non volevo spaventarti» disse Omar, entrando nella stanza. «Non sei
venuta a pranzo insieme agli altri, così ho pensato di portarti un panino e una
bibita.»
«Grazie.
Per fortuna ci sei tu che pensi sempre a me» gli rispose sorridendo. Nonostante
i suoi atteggiamenti scostanti, che tenevano lontani buona parte dei suoi
compagni di lavoro, Chloe poteva contare su Omar. L’uomo alto e grosso, non era
particolarmente intelligente, ma si era comportato con gentilezza nei suoi
confronti fin dal giorno in cui si era unita alla carovana delle giostre.
«Scusami per questa mattina. Sono stata maleducata a non salutarti.»
«Di certo
avevi molti pensieri.» Omar sorrise e posò il piatto di carta con il panino e
la lattina di soda davanti a lei. «Stavi leggendo il futuro nelle carte? Dicono
qualcosa di me?» le domandò sfiorandole i capelli castani.
«No. In
realtà non sono nemmeno sicura che questa volta abbia funzionato.»
Chloe
addentò il panino, accorgendosi di essere affamata. Omar rimase a fissarla
sorridente, quasi si trovasse davanti ad uno spettacolo imperdibile.
Avvertendo
un senso di disagio, Chloe chiese: «Devi dirmi qualcos’altro?»
Omar si
riscosse arrossendo. «No, no. Ecco… buon appetito. Sono qui fuori, se hai
bisogno.»
«Grazie.
Sei un tesoro.»
Omar
allargò ancora di più le labbra e uscì, orgoglioso del complimento.
Chloe
terminò il pranzo in solitudine e si sentì stanca. Decise di stendersi sul
divano per riposare qualche minuto, dopo avrebbe ripreso le sue ricerche.
Coricata, guardò l’orario della sveglia posta sul tavolo mentre le palpebre
diventavano pesanti. Le quattordici e dieci. C’era ancora parecchio tempo per
sventare la morte.
A fatica
Chloe aprì gli occhi. Lesse l’orario della sveglia e balzò in piedi. Le
diciotto e trenta. Aveva dormito per ben quattro ore per colpa del sonno mancato
della notte e tra meno di due ore le giostre avrebbero aperto l’ingresso ai
clienti.
Si lisciò
la gonna di velluto rosso e raccolse i capelli in una coda di cavallo. Aveva
perso un sacco di tempo senza fare alcun progresso, abbandonò l’idea di interrogare
nuovamente le carte ed uscì dal suo antro.
Cercò
qualcuno con una radio a disposizione per poter avere informazioni sulla fuga
di Tom deMassi. Seguendo il suono della musica , trovò Omar che puliva il
bancone del tiro a segno con alle spalle un piccolo stereo posato su una
sedia.
«Ti
spiace se cambio stazione?» gli domandò accovacciandosi accanto allo stereo.
«Non ti
piace la musica rock?»
«Voglio
sapere se ci sono sviluppi sull’uomo evaso» rispose, armeggiando con la
manopola. Passò in rassegna tutte le frequenze, ma su nessuna trovò gli
aggiornamenti. Sbuffò spazientita ed agitata. I minuti correvano e lei non
arrivava a nessuna conclusione.
«Qualcosa
non va? Mi sembri preoccupata.»
Chloe
abbassò lo sguardo, indecisa se rivelargli o meno il motivo del suo
comportamento.
«Lo sai
che mi puoi raccontare tutto» continuò lui. «Ho sempre mantenuto i tuoi segreti
e sono felice se posso aiutarti.»
Era vero.
Omar era il suo confidente. L’ascoltava quando aveva bisogno di sfogarsi e le
dava il suo aiuto in ogni occasione. Era l’unico a non guardarla come un
mostro.
«Si
tratta di un sogno» gli confidò infine. «Un brutto sogno, che temo si realizzi
questa sera. Un uomo verrà per farmi del male e credo che si tratti della
persona evasa questa mattina.»
«Ti proteggerò
io!» disse Omar, battendosi la mano destra sul petto. «Resterò tutta la sera
all’esterno del tuo tendone. Se dovessi riconoscere l’uomo del tuo sogno,
urlerai e io verrò a salvarti.»
La
soluzione di Omar le parve l’unica possibile. Non poteva contare solo su se
stessa.
«Va bene.
Faremo come dici tu» acconsentì. Gli accarezzò una guancia ispida per un
sottile strato di barba bionda. «Sono contenta di averti come amico.» Ritornò
nel suo tendone, illudendosi che il peggio fosse passato.
La
sveglia segnava le ventuno e si era fatto buio. Aveva sciolto i lunghi capelli
castani, facendoli ricadere su una maglietta blu a fiori bianchi, coperta da un
gilet bordeaux con una tasca interna, dove aveva nascosto un pugnale; le
precauzioni non erano mai abbastanza.
I primi
visitatori erano già arrivati. Per lo più erano dei ragazzi, qualche coppietta
e delle famiglie, Chloe li vedeva muoversi sbirciando da uno spiraglio della
tenda all’ingresso. Guardandoli sereni e spensierati, li invidiò e fu colta da
un dubbio. E se la sua visione non si riferisse a quella notte? Se il sogno
riguardava il giorno dopo o quello dopo ancora? Aveva dato per scontato che la
sua morte sarebbe avvenuta nel giro di un ora, ma non ne era più così sicura.
Distratta
dai suoi pensieri, si ritrovò un giovane di fronte che la fissava.
«Sei la
chiromante?» le chiese.
«Sì,
prego entra pure» rispose, tirandosi indietro per farlo passare.
Il
ragazzo avanzò sicuro verso il tavolo rotondo, spostò la sedia che dava le
spalle all’ingresso e si sedette.
Chloe si
accomodò sulla poltrona al capo opposto del tavolo ed iniziò a mischiare i
tarocchi. Squadrò velocemente il suo cliente. Capelli castani, corporatura
snella. E doveva avere circa la sua stessa età. Portava una maglia grigia a
maniche lunghe che gli copriva interamente le braccia.
«Hai una
richiesta precisa o vuoi una lettura generale sul tuo futuro?» chiese, cercando
di comportarsi normalmente.
«Indovina
il mio nome.»
«Cosa?»
«Se sei
davvero una veggente, dimmi come mi chiamo.»
Normalmente
Chloe non assecondava i tentativi dei clienti di dubitare delle sue doti.
Rispondeva loro chiaramente che se non credevano, erano liberi di andarsene. In
lui, anzi nei suoi occhi marroni, trovò però un sentimento che la fece agire
diversamente. Lo sguardo di quel ragazzo era colmo di disperazione. Lo scrutò
ancora per qualche istante con determinazione e si lasciò guidare dall’istinto.
«Dustin.»
Lui si
esibì in un sorriso sghembo. «Brava.»
«Allora,
Dustin, hai qualche altra richiesta?»
Annuì.
«Faccio dei sogni. Incubi orribili sulla morte. Voglio conoscerne il
significato.»
«Riguardano
qualcuno che conosci?»
«No.
Cioè, non lo conoscevo. È qualcuno che ho incontrato da poco.»
«Qualcuno
della tua famiglia o dei tuoi amici è morto di recente?»
Dustin
scosse la testa. « La persona degli incubi è viva. Almeno per ora.» Gettò uno
sguardo fugace al display luminoso della sveglia.
Chloe lo
notò e controllò a sua volta l’orario: le ventuno e trenta. Meno di un’ora per
salvarsi.
«Non
importa. Comunque non sono sicura di poterti fornire le risposte che cerchi»
disse, iniziando a disporre le carte in tre mazzetti, due affiancati e uno in
alto.
«Sei
l’unica che può farlo. Non posso rivolgermi a nessun altro.»
«Cosa
intendi dire?»
«Non sono
mai andato da chiromanti o veggenti. Fino a un mese fa credevo che fossero un
branco di ciarlatani, ma ora so che le loro capacità sono vere. Ho provato
sulla mia pelle quello che sopportano e ho bisogno del tuo aiuto per non
impazzire.» Dustin si scansò delle gocce di sudore dalla fronte. «Nei miei
sogni questo è il luogo delle risposte.»
«Continuo
a non capire. Perché proprio io?»
«Perché i
nostri destini sono collegati.»
Quella
frase la spaventò. Nessun cliente si era mai comportato in quella maniera.
Neanche i fanatici che frequentavano il suo antro ogni giorno fin quando le
giostre non ripartivano.
Chloe
abbandonò i tarocchi sul tavolo, indietreggiò con la poltrona e si alzò in
piedi. «A che gioco stai giocando?»
«Non è un
gioco. E lo sai bene.»
«Ora
basta.» Chloe si allontanò dal tavolo intimorita, ma decisa a chiamare Omar.
Dustin
balzò in piedi a sua volta e le afferrò il braccio. «Aspetta. Per quanto ti
suoni assurdo, so cosa accadrà. Hai paura, qualcuno verrà qui per ucciderti,
l’ho visto in sogno.»
Anche se
era vero e quell’evento l’angustiava da tutto il giorno, Chloe replicò: «Perché
dovrei crederti?»
«Perché
ho visto che quella persona poi cercherà di uccidere me.»
Continua…
2 commenti:
Ciao Ezio,i tuoi racconti sono interessanti! Mi sono unita ai tuoi lettori fissi, se ti va di passare da me e di unirti al mio blog, mi farebbe piacere! Mi trovi qui: amicadeilibri.blogspot.it
Ciao Antonietta!
Grazie per i complimenti. Mi unisco anche io ai tuoi lettori fissi.
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