Sorge Oscurità Maggiore 28: Il Canto Finale di Dana Giller
Dana incrociò le braccia sopra la testa.
Il fumo viola si avviluppò intorno alla sua figura.
Riapparve davanti al tavolo, guardandosi
disorientata intorno.
«Bel tentativo, Dana» disse Zec,
sorridendo soddisfatto. «Questa volta il tuo biglietto “esco gratis dai guai”
non funziona. L’invito non permette di lasciare la festa finché non lo dico io.»
«Vuoi giocare pesante, fratellino?» Dana
gli scoccò un’occhiata di sfida. «Va bene! Ci sto!»
Zec conosceva quello sguardo. Fin da
bambini se non seguiva le sue regole e non faceva quello che aveva deciso lei,
scattava una rissa, o anche un semplice litigio e si concludeva sempre con la
vittoria di sua sorella. Non questa volta. Era stufo di accondiscendere,
mediare, trovare una soluzione non conflittuale, rinunciando a quello che era
meglio per lui.
Billy scattò in piedi, abbandonò il
divanetto e sorpassò il tavolo. «Ragazzi… Zec, non precipitiamo la situazione.
Possiamo sistemare tutto senza fare scelte di cui pentirci.»
«Fatti gli affari tuoi» gli intimò Hart
Wyngarde. «Questa è una faccenda tra i due Giller.» Si scostò dalla schiena di
Zec e smosse l’aria davanti a sé con la mano destra.
Billy fu trascinato all’indietro, si
ritrovò di nuovo al suo posto, seduto dietro al tavolo.
«Devi restartene in panchina anche tu»
ordinò Dana all’uomo.
Zec fece un passo verso di lei. «Non
preoccuparti, non mi serve l’aiuto di nessuno.»
Hart gli schioccò un bacio sulla guancia,
poi sorrise e si allontanò, appoggiando il busto allo schienale di una sedia,
abbandonata lì accanto.
Dana sollevò le braccia, batté i palmi
una volta e poi schioccò le dita due volte.
Per tutto il Bronze Dust, svuotato della clientela e proprietario e con solo
loro sette presenti, si diffuse una musica familiare.
Zec ascoltò le prime note
dell’introduzione e poi riconobbe la canzone. «Total Eclipse of the Heart di
Bonnie Tyler. Scelta piuttosto azzeccata.» Osservò la sorella: era compiaciuta,
ma la sua espressione mutò all’istante quando, all’attacco della canzone,
scoprì di non avere il controllo.
Con lo stupore spalmato sul volto, Dana
iniziò a dondolarsi, stringendosi le braccia rosso rubino al petto coperto dal
top viola. Mentre le dita di entrambe le mani premevano sugli avambracci, fu
costretta a cantare:
«Non mi guarderò indietro
Non
mi importa se sei stato triste e solo
Dovevo
pensare a me, al qui e ora.»
Zec incrociò le braccia sul petto e di
sua volontà, intonò:
«Non ti sei guardata indietro.»
Dana abbassò lo sguardo e poi lo rialzò.
Sapeva di non avere alternative e riprese:
«Mi sentivo imprigionata, in gabbia
Volevo
trovare me stessa e la mia libertà
Non
mi guarderò indietro
Volevo
trovare me stessa e la mia strada
Senza
rimpianti, prima di sprecare gli anni
Non
mi guarderò indietro
Volevo
trovare me stessa, superando la paura
E
poi ho capito come farlo.»
La rabbia iniziò ad accendersi in Zec,
come la piccola fiamma su un cerino. La verità che aveva sospettato e
immaginato, veniva a galla. Così cantò:
«Guardami, occhi di demone
Guarda
come mi hai fatto cadere
Guardami,
occhi di demone
Guarda
come mi hai fatto cadere.»
Dana si morse il labbro inferiore. Si
sforzò con ogni fibra del suo corpo di resistere al suo stesso potere, ma come
Hart Wyngarde, anche lui era riuscito a ritorcerglielo contro. E inerme cantò:
«Ho pensato solo a me
Ho
scelto di scappare
Senza
chiedere o ascoltare
Ti
ho abbandonato a lottare
Della
mamma ti dovevi occupare
Sul
tuo senso di responsabilità ho scelto di puntare
Il
tuo affetto ho dato per scontato, di poter usare (poter usare)
Forse
ho sbagliato, ora lo so, ma non si può cambiare
Indietro
non si può tornare
Però
possiamo ricominciare
Però
possiamo ricominciare.»
Zec allargò le braccia. Il suo furore
arrivò di colpo al culmine. I capelli si tinsero di nero. Gli occhi mutarono:
senza pupilla e dalla sclera color petrolio. Vene nere sul viso e lampi scuri
intorno al corpo.
Levitò a qualche centimetro del
pavimento e cantò:
«C’è stato un tempo in cui ti avrei perdonato
Ma
ora sono troppo deluso e amareggiato
Niente
che dirai lo cambierà
Sono
in un’eclissi nell’oscurità
In
passato lo avremmo affrontato insieme
Adesso
c’è solo spazio per rancore
Niente
ti aiuterà
Cadi
nell’eclissi nell’oscurità.»
Dana fu strappata dal terreno. Agitò
braccia e gambe, senza poter far nulla per difendersi.
I lampi scuri di Zec le si abbatterono
contro, correndole lungo tutto il corpo.
Michelle si alzò in piedi e spinse con
forza contro il tavolo. «Lasciala Zec! Cosa vuoi farle?» Non riuscendo a
muoversi, fece ricorso a sua volta al potere da Poltergeist. La trasformazione
durò pochi secondi: i capelli passarono dal rosso al nero e tornarono subito al
suo colore naturale, le vene scure non superarono le gote prima di ritrarsi e
svanire, gli occhi non cambiarono per nulla.
«Per oggi l’oscurità è un’esclusiva di
Ezechiel» annunciò Hart, rimanendo immobile.
Zec udì la conversazione, ma non gli
interessò.
Era arrivato il tempo di pareggiare i
conti.
Sofferenza per sofferenza.
«Zec!» urlò Billy. «Fermati!»
Zec si voltò a guardarlo. Scosse la
testa. «Troppo tardi.» E riportò l’attenzione su sua sorella.
Sospesa a mezz’aria di fronte a lui, Dana
non trattenne una lacrima dai suoi occhi verdi.
Nel Bronze
Dust rimbombò il giro di batteria, la tastiera in sottofondo e gli
intervalli degli scoppi simili a tuoni.
Con le braccia tese in avanti, Zec
artigliò l’aria con le dita affusolate, le ripiegò verso l’interno del palmo e poi
lentamente arretrò i gomiti. I lampi scuri presero a scorrergli lungo il corpo
più rapidamente.
Dana si contorse ed emise lamenti di
fastidio. Lampi neri le squarciarono i vestiti viola. Le orecchie a punta si
accorciarono in comuni orecchie umane. I capelli castano scuro furono liberati
dalla coda di cavallo e si scompigliarono intorno al volto. La pelle rubino
sbiadì, la gradazione passò a un rosso tenue e poi divenne rosa, l’originale
colorito da ragazza umana.
La musica si abbassò di tono e come se
qualcuno ne avesse azzerato il volume, gradualmente si concluse.
Zec ridiscese a terra, posò i piedi sul
pavimento e i lampi scuri si spensero dal suo corpo.
Dana atterrò davanti a lui. In
ginocchio, aveva indosso una maglietta fucsia e un paio di jeans slavati. Si
allontanò le ciocche di capelli dal volto, si guardò le braccia e poi alzò la
testa. «Cosa mi hai fatto?»
«Ti ho tolto quello che per te era più
importante» le rispose. «Non sei più la demone da musical. Sei solo Dana
Giller: ragazza, sorella e figlia.»
«Perché?»
«Per ripagarti con la stessa moneta.
Dopo che papà è morto, mamma ha avuto il suo esaurimento, è stato temendo e tu
sei scappata via. Mi hai abbandonato. Poi ti ripresenti, sbattendomi in faccia
di essere un demone e poter andare e venire a piacimento dalla tua dimensione
infernale. Bé è il tuo turno di vedere tutto andare in fumo. Adesso sei
costretta a vivere senza il futuro che ti eri costruita. Come tu hai fatto con
me.»
Zec la superò e si rivolse ai suoi
amici. «Siete liberi di andare. Volevo che vedeste di cosa sono capace e non
intendo lottare con voi. Per quanto mi riguarda, tra noi non è cambiato nulla.»
«È un po’ difficile da credere» commentò
Donovan.
Betty si sollevò dalla sedia,
galleggiando a pochi centimetri dal terreno, dando l’impressione di stare
camminando. «Penso che nulla sia più come prima.»
Michelle scivolò sul fondo del
divanetto, gli passò accanto e raggiunse Dana. «Stai bene? Ti ha fatto male?»
Dana si appoggiò alle braccia della fidanzata,
che l’aiutò a rialzarsi. «Non ho ferite, ma non saprei dirti se sto bene. Sono
tornata una qualunque. E non so dove andare.»
«Verrai da me. Troverò una sc…»
«C’è un equivoco» la interruppe Zec.
«Dana deve tornare a casa. Da nostra madre. Assumersi le sue responsabilità.
Dato che non sono un mostro, ti do il tempo di salutare Michelle. Se entro le
sei non sei arrivata, vengo a prenderti personalmente.»
Billy si alzò a sua volta dal divanetto
e camminò verso di lui. «Zec, questo non sei tu.»
«Amore, questa è una parte di me.» Fece
un passo in avanti e baciò Billy sulle labbra. «Il mondo è crudele, mi sono
solo adeguato.»
Zec si voltò e tornò da Hart.
L’uomo lo accolse tra le braccia. «La
mia offerta è ancora valida, se volete un aiuto per far emergere anche voi il
vostro potenziale.»
«Ovviamente, Dana, tu sei esclusa»
precisò Zec.
Lo sguardo della sorella fu carico di
timore e un istante dopo lo fissò con rabbia.
Un velo di fumo nero lo avvolse insieme
al suo compagno e non erano più lì.
Continua…?
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