CAPITOLO 46
Mutazione imprevista
Gabriel Asti
saltò la cancellata che circondava Villa Asti, gettandosi all’interno del
giardino come un animale in fuga.
Spalancò la
porta d’ingresso ed entrò, camminò incurvato in avanti, a quattro zampe come
una bestia. Andò diritto in bagno, riprese la posizione eretta e accendendo la
luce, guardò con orrore il suo volto riflesso nello specchio dell’armadietto
dei medicinali.
Non si era
ancora abituato alla deformazione. La sua testa si era allargata per far posto
ai nuovi organi comparsi: le corna da ariete che gli partivano dalle tempie; le
zanne acuminate, spuntate in aggiunta nel mezzo del normale numero di denti; le
squame dure e verde duro, che sostituivano la sua pelle curata; gli occhi gli
sembravano più piccoli, ma avevano mantenuto il colore naturale.
«Maledizione»
ringhiò, pulendosi il sangue rappreso ai lati della bocca con il dorso squamoso
della mano tozza, e anche la voce che uscì fu diversa dal solito. Non più un
tono suadente, ma un suono gutturale. Quella mutazione inaspettata era avvenuta
rapidamente, quasi due mesi prima, poco dopo che il Ritus era stato ridotto in cenere.
Gabriel si era nascosto
in casa, non facendosi vedere neanche
dai suoi coinquilini Luciano e Miki, ma da un mese e mezzo quel problema non si
era più posto. I due erano scomparsi senza lasciare traccia e andarli a cercare
si trovava all’ultimo posto nella sua lista delle priorità. Aveva altri
problemi di cui occuparsi. Da quando si era trasformato in quel mostro, era
posseduto da una fame incontrollabile. Aveva ucciso quasi tutti i volatili che
giravano nei dintorni e dopo ogni caccia e pasto, non riusciva a sentirsi sazio.
Per quel motivo
quella sera, approfittando del buio che celava in parte il suo nuovo aspetto,
era uscito a cacciare, tornando in città nello stesso parco dove aveva
aggredito un uomo, dovendosi però accontentare del suo cane come spuntino. Di
nuovo non era stato fortunato. Anche stavolta aveva trovato solo una paio di
gatti randagi, senza esserne soddisfatto.
Gabriel scagliò
un pugno contro il vetro dello specchio con la mano destra, anch’essa squamata,
provvista di artigli scuri. «Perché mi hai fatto questo DiKann? Mi punisci per
aver perso il tuo dannato libro?» domandò alla sua immagine frammentata.
Come le decine
di volte precedenti, non ricevette alcuna riposta. Qualcosa però si agitò nella
sua mente. C’era un luogo in cui poteva andare per avere delle risposte.
Avrebbe dovuto pensarci già da tempo, ma la sua parte bestiale aveva sempre
preso il sopravvento.
«Un negozio di
magia è il luogo ideale per trovare la spiegazione alla mia trasformazione in
demone» disse sogghignando e il riflesso frantumato nello specchio assunse un
espressione ancora più grottesca.
Angelo Moser
appoggiò svogliatamente i gomiti sulla superficie del bancone del suo negozio
di magia, il Portale Mistico. E come
ogni sera era deserto. In realtà lo era pure durante il giorno, ma in realtà
non era la mancanza di clienti a preoccuparlo.
Purtroppo non tutti i piani vanno a buon
fine pensò Angelo. Uno dei ragazzi che era stato inviato a controllare e
guidare era morto e da quel giorno nessuno dei suoi compagni si era più fatto
vedere nel negozio. Ogni giorno lo teneva aperto fino a tarda sera, non tanto
per incrementare gli affari, ma illudendosi e sperando che almeno uno di loro
facesse capolino dalla porta.
Rassegnato,
Angelo guardò l’orologio al polso. «Anche oggi è stato del tutto inutile.» Si
spostò dal bancone e andò verso l’entrata. Girò il cartello su CHIUSO e si
diresse sulla destra per spegnere l’interruttore centrale delle luci.
Al buio,
illuminato solo dal tenue bagliore dei lampioni all’esterno, sentì un rumore
provenire dal cancello che circondava l’edificio. Mise le dita sulla maniglia,
ma qualcosa di fulmineo spalancò la porta. Gli piombò addosso e lo fece cadere
a terra sulla schiena.
«Non fare
scherzi» gli intimò una figura massiccia, quasi sdraiata sopra di lui.
Angelo annusò
controvoglia il suo alito. Puzzava di rancido e carne morta. Mentre la sua voce
gli parve troppo cavernosa per essere di un semplice essere umano. «Cosa sei?»
«Quello che
sembro.»
L’uomo strizzò
gli occhi e gli parve di vedere un colorito verdastro dipingere l’intero corpo
della creatura. Scorse anche un paio di corna e bava luccicante impigliata tra
le sue zanne. «Un demone.»
«Sì. E tu devi
farmi tornare normale.»
«Non capisco
cosa intendi.»
Il demone lo
sollevò di peso dal pavimento e lo sbatté contro il bancone. «Non fare
giochetti. Hai un sacco di roba qua dentro. Dammi qualcosa che mi faccia
tornare uomo!»
Angelo intuì
cosa intendeva, ma non riuscì a credere al suo stesso pensiero. Per accertarsene
doveva avere più luce. «Illuminae Solarae»
gridò.
L’oscurità cessò
all’istante e una luce bianca e accecante si diffuse in tutto il locale.
La creatura
balzò all’indietro, lasciandolo libero. Prima che si coprisse gli occhi, lui
riuscì a riconoscere il suo sguardo. Era quello di un essere umano. O meglio,
di chi lo era stato fino a poco tempo prima.
«Ormai è troppo
tardi» gli disse. «Giunto a questo stadio, per te è impossibile tornare
indietro. Il tuo cambiamento è irreversibile.»
«Non è vero!»
urlo il demone, rimanendo sempre indietro e con il braccio ricoperto di squame a
coprirgli in parte il volto. «Ho già subito mutazioni. Una volta sono morto in
questo posto e DiKann mi ha resuscitato. Ci deve essere una soluzione anche a
questo!»
«Tu sei morto
qui? Allora eri uno degli uomini della setta. Lavoravi per Oliver Barbieri.»
A sentire quel
nome la bestia ruggì e si scagliò in avanti per aggredirlo. Lui fu più veloce.
Gridò: «Diniegos» e l’essere fu
sbattuto violentemente all’indietro, colpendo una libreria e rovesciando il
contenuto dei suoi scaffali sul corpo non più umano. «Non sto mentendo. Ma
quell’uomo da solo non poteva ridurti così. Cosa ti è successo?»
Il demone non
gli rispose, si scansò da dosso libri, candele e ninnoli, saltò in avanti e
cercò di assalirlo di nuovo. Prima che potesse afferrarlo, Angelo si mise la
mano sinistra sugli occhi e disse: «Lux.»
La luce si
intensificò, diffondendo calore nella stanza, tanto che rivoli di fumo si
alzarono dalle squame del demone. Confuso, accecato e spaventato, si lanciò
verso la porta e scompari nel buio della sera.
«Eclissae» disse l’uomo e il negozio
sprofondò di nuovo nel buio. Avanzò lentamente verso la porta e si accertò che
non ci fossero altre sorprese lì intorno. Era stato fortunato a riuscire a
metterlo in fuga, soprattutto perché non era preparato ad affrontare niente del
genere. «Se Oliver Barbieri era in grado di tramutare gli uomini in demoni, ha
ottenuto quel potere da DiKann. Solo demoni antichi come lui possono permettere
metamorfosi di quel tipo. Mi chiedo quanti di loro sono in giro per la città.»
Nel silenzio che
lo circondava, Angelo temé che avrebbe scoperto fin troppo presto la risposta.
Per la seconda
volta in quella serata, Gabriel si ritrovò a tornare a casa infuriato per il
fallimento. Il proprietario del negozio di magia si era già dimostrato un
avversario pericoloso in passato, ma era convinto che la sua nuova situazione, gli
desse un notevole vantaggio.
Superò con un
unico salto il cancello della sua villetta e non appena planò sull’erba sentì
che c’era qualcosa di diverso. Il suo olfatto era potenziato dopo la
trasformazione e negli ultimi tempi lo guidava e gli forniva informazioni
importanti, prima che potessero farlo gli altri sensi.
Gabriel annusò una
seconda volta, l’aria, inspirando lento e capì di non essere solo. Un intruso
si era intrufolato nella sua proprietà. Era un odore strano, non gli ricordava
niente che conosceva, ma era ancora affamato e non gli importava: aveva la
possibilità di non andare a letto a stomaco vuoto.
Si mise a
quattro zampe e proseguì seguendo la scia di quell’odore. Spinse la porta
d’ingresso e questa si aprì senza fare alcun rumore. Ormai non chiudeva più a
chiave, non temeva nessuno, erano gli altri a dover aver paura di ritrovarsi
soli con lui. Attraversò il corridoio al buio, scoprendo di non aver bisogno di
accendere le luci: un altro effetto di quando era la parte animale a prendere
il comando. I suoi occhi lo guidavano con sicurezza nell’oscurità, come una
naturale vista a infrarossi
Gabriel andò
sicuro in cucina e si fermò sull’uscio. Il frigorifero vuoto era sprovvisto
dello sportello, lo aveva sradicato in uno dei suoi primi eccessi d’ira per la
mancanza di cibo, la luce interna dell’elettrodomestico illuminava debolmente
la stanza, rivelando l’aspetto del misterioso sconosciuto.
Una creatura
simile a lui ma con squame blu e un paio di corna nere a punta, lo fissava con
la bocca allargata in quello che poteva sembrare un sorriso. «Finalmente, sei
tornato. È da un po’ che ti aspetto.»
«Chi sei?»
ringhiò Gabriel digrignando i denti.
«Per te sarò un
maestro.»
Infastidito
dalla mancanza di informazioni dello sconosciuto, Gabriel reagì come faceva
sempre di recente. Si lanciò verso il suo ospite non invitato, pronto a
morderlo come una qualsiasi altra preda.
L’altro demone
lo afferrò all’istante per il collo, con la sola mano destra e lo gettò contro
il muro. «A quanto vedo sei ancora nella fase “istinto animale”.»
« Che vuoi? Chi
sei?» chiese, mentre cercava di rimettersi in piedi.
«Ricominciamo da
capo.» L’altro demone gli si avvicinò e parlò lentamente, come se stesse
spiegando qualcosa di complicato a un bambino. «Non sono un tuo nemico. Sono
stato mandato qui per aiutarti. A insegnarti a gestire questa tua nuova… be’
chiamala come preferisci.» Uscì dalla cucina obbligandolo a seguirlo.
Gabriel entrò in
salotto dietro di lui, fremendo per la rabbia. «Hai almeno un nome?»
«Ne ho avuti
molti» rispose, sedendosi comodamente sul divano. «Quando ero umano mi chiamavo
Carlo e a dirla tutta è così che mi hai conosciuto. Facevo parte anche io della
setta del professor Barbieri.»
Gabriel lo
squadrò attentamente rimanendo in piedi di fronte a lui. «Non mi ricordo di te.»
«Ti rinfresco la
memoria» disse, sporgendosi in avanti. «Non ero uno dei preferiti del nostro
capo. Svolgevo i lavoretti che mi dava, ma ero solo uno dei tanti. L’ultimo
incarico che mi affidò fu di prelevare uno dei gemelli dalla camera di ospedale
in cui era stata ricoverata. Barbieri non aveva spiegato molto del suo piano a
me e al mio compagno, ci disse solo che dovevamo metterla in una situazione di
pericolo per testare una sua teoria. Così, quando ha cercato di scappare dalla
macchina su cui l’avevamo caricata, ho pensato di alzare un po’ il tiro.
Purtroppo suo fratello comparve all’improvviso e dopo che lo vidi, ebbi solo il
tempo di rendermi conto che non ero più sulla Terra.»
Gabriel sgranò
gli occhi. Un minuscolo ingranaggio si era mosso nella sua memoria. «Ora ho
capito chi sei: quello che il ragazzo ha fatto sparire. Il tuo compagno
continuava a blaterarlo, quando è tornato alla base. Neanche Oliver Barbieri
sapeva dove ti avesse spedito il moccioso e a giudicare dal tuo aspetto, non
deve essere un bel posto.»
«Dipende dai
punti di vista. In ogni caso mi ha mandato dove ho potuto imparare molto. Sono
finito nel regno di DiKann, il Primo Inferno, e lì mi è successo in pochi
istanti quello che a te è accaduto nel corso di mesi. Il demone impiantato
dentro di me è emerso, e grazie alle energie di quel reame, sono riuscito a
controllare e a sfruttare la mia nuova forma in breve tempo.»
«Se è vero
Carlo, perché sei ricomparso solo adesso?»
«Il nostro
Signore sperava che fossi tu a portare a termine il suo piano. Ha aspettato
pazientemente, ma quando ha saputo che avevi fallito e perso il controllo, mi
ha inviato perché ti istruissi e ti aiutassi a finire il lavoro. E ora mi
chiamo Carovus. È questo il mio nome nella nuova identità di demone. Dovresti
sceglierne uno nuovo anche tu, posso darti dei consigli.»
«Comincia con
spiegarmi come e perché mi sono trasformato in un demone» ruggì Gabriel, pronto
a saltargli alla gola, anche per mettere in chiaro che non accettava di essere
retrocesso dal ruolo di comandante.
«Ogni cosa a suo
tempo» rispose Carovus, guardandolo con superiorità. «Prima dobbiamo ritrovare
tutti quei poveretti che sono nella tua situazione: inconsapevoli del grande
cambiamento che stanno vivendo. Dobbiamo radunarli e prepararli per la
liberazione di Re DiKann. E per farlo, devo iniziare a con l’insegnarti a
gestire il tuo nuovo lato animale.»
Gabriel tento di
placare l’ira e cercò di incrociare a fatica le braccia davanti al petto. «E di
preciso cosa intendi fare?»
Carovus mostrò
un ghigno, non diverso dal suo. «Ti insegnerò come diventare da preda a
predatore. Dopodiché, passeremo dalla teoria alla pratica e andremo a caccia
dei ragazzini che ti hanno creato tanti problemi. E ce ne sbarazzeremo.»
L’idea di un
massacro placò Gabriel e gli fece tornare il buon umore.
Continua…
2 commenti:
Ma Cos? WTF!!°-o Cioè Gabriel è il demone? Ok avevo fatto delle teorie ma questa non l'avevo neanche considerata. E ora che farà Angelo? Avvertirà i ragazzi o aspetterà che siano loro a venire da lui? Non vedo l'ora di scoprirlo^^ Volevo farti un paio di domande: il nome della vita precedente di Leonardo si pronuncia proprio Lucen o Lusen? e ogni quanto aggiorni di preciso?
Ciao, ancora una volta grazie per essere venuta a leggermi (ti firmi anonimo, ma credo tu sia la stessa persona dei commenti precedenti :) )
Sono contento di essere riuscito a sorprenderti e che tu attenda i prossimi capitoli!
Per quanto riguarda la pronuncia di Lucen, nella mia mente si pronuncia proprio così come è scritto. Per la frequenza degli aggiornamenti purtroppo non posso darti dei tempi precisi, dipende molto dal resto degli impegni che ho. Se vuoi puoi aggiungerti come follower, o tornare a controllare ogni tanto il blog :)
Al prossimo capitolo.
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