lunedì 5 settembre 2016

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 32

32. Come si Sveglia un Uomo che Vuole Essere in Coma?

«Mi sembra ridicolo» sentenziò Donovan, seduto e stravaccato con le braccia allargate sulla base della prima fila della gradinata della palestra.
«E anche un po’ assurdo» concordò Michelle, in piedi accanto a lui. Guardò le altre ragazze e i pochi maschi che si muovevano avanti e indietro per l’enorme spazio, spostando tavoli e sedie, e abbassando la voce aggiunse: «Voglio dire, più assurdo delle cose assurde che ci sono capitate fino a ora.»
Zec sbuffò. Guadando le loro facce mentre gli era di fronte, sembrava proprio che i due amici non volessero affatto credere alla conclusione di cui li aveva informati, e a cui era giunto Billy, sugli undici anni di coma autoindotto di Elliott Summerson. E anche per lui era stato difficile abituarsi all’inizio, ma poi aveva dovuto cedere all’evidenza. «Invece ha perfettamente senso e combacia con quello che ci ha detto l’infermiere» insistette.
«Ok, ammettiamo che la storia di cadere in coma di spontanea volontà possa essere vera, come fa Billy a dare per scontato che Elliott avesse programmato tutto il seguito?» chiese poco convinto Donovan.
«Fenomeni psichici» rispose Betty.
Zec si girò di spalle. Seduta sul pavimento, Betty stava ripassando con un pennarello rosso le lettere di uno striscione steso davanti a lei. «Non mi credi nemmeno tu?»
«Certo che ti credo. Spiegavo a cosa si riferiva Billy con la sua deduzione» disse la ragazza, senza smettere il suo lavoro. «I fenomeni psichici sono studiati anche dalla scienza. Credo che la disciplina si chiami parapsicologia e studia appunto l’interazione tra mente e fenomeni paranormali. Quindi, sì, il ragionamento di Billy è altamente possibile e presuppone che Elliott sapesse a priori di possedere capacità psichiche abbastanza forti da scatenare tutto questo una volta portata la sua mente in uno stato simile alla morte.»   
Michelle si piegò in avanti. «Come fai a dirlo con tanta semplicità, mentre stai… cosa stai facendo di preciso?»
Betty terminò l’ultima lettera. Chiuse il pennarello rosso e si rimise in piedi. «Contribuisco ai preparativi per il ballo di fine anno. Faccio parte del comitato organizzativo.»
Donovan si tirò dritto sulla schiena. «Non me lo avevi detto.»
Betty lo guardò di sbieco da dietro le lenti degli occhiali. «Avrei dovuto?»
«Be’… visto che andremo al ballo insieme potevi mettermi al corrente.»
«Quindi, vuoi che siamo una di quelle coppie? Del tipo che devo dirti ogni mia decisione prima di prenderla?»
«No, non intendevo…»
«Aspettate!» intervenne allarmata Michelle. «Siete una coppia? Ufficiale? Da quanto?»
Donovan gongolò. «Da dopo il mio prode atteggiamento da baywatcher durante la crisi in piscina.»
«Quindi da pochissimo e non è cambiato niente per noi come gruppo» si affrettò a precisare Betty, guardando l’amica. «Quindi non farti venire paranoie e rischiare di diventare ancora invisibile.»
«Possiamo ritornare all’argomento principale?» li interruppe Zec. Era contento per i due amici, ma lo preoccupava di più la sorte del suo ragazzo.
«Cosa vuoi che ti diciamo?» domandò Donovan, scrollando le spalle. «Betty dice che c’è una spiegazione scientifica e quindi Billy ha ragione. Oltretutto, avere capacità mentali spiega anche da dove arriva il suo senso del soprannaturale, che lo avvisa dalle minacce. A ogni modo non vedo come potremmo risolvere la situazione questa volta.»
Michelle annuì. «Se si trattasse di vampiri da impalettare, o demoni da scacciare con formule o roba simile, potremmo intervenire subito. Ma questa cosa dei fenomeni psichici va molto oltre la nostra portata.»
«Starcene qui a organizzare il ballo di fine anno di sicuro non è di aiuto.» Zec era deluso e infastidito dalla velocità con cui gli amici avevano liquidato la faccenda. «Non avete visto quanto fosse sconvolto Billy dopo quella scoperta. Ho cercato di calmarlo e mi ha detto di non preoccuparmi, ma era chiaro che non ci credeva nemmeno lui. Temo possa fare qualche stupidaggine.»
Betty gli andò accanto e gli strinse amichevolmente il braccio destro. «Non penso che Billy abbia una soluzione a cui noi non siamo arrivati. Ora come ora, non può fare proprio nulla. Siamo abituati a  reagire all’istante al pericolo, o fare ricerche mirate. Forse questa volta dobbiamo prenderci più tempo per rifletterci e dopo quello che abbiamo passato, svagarci un po’ al ballo è la scelta migliore. Gli hai chiesto di farti da accompagnatore?»
Zec scosse la testa. «Non era il momento migliore e non sono sicuro gli interessi il ballo. Come vedete non è qui con noi.»
«In realtà neanche noi siamo qui per i preparativi, ma solo perché volevi parlarci e Betty ha detto di ritrovarci in palestra» precisò Donovan. «Comunque ho visto come ti guarda e di sicuro gli interessa stare avvinghiato a te durante un lento» disse, strizzando l’occhio.
Zec ripensò al loro bacio. Alla foga con cui Billy si era stretto a lui, quando era uscito dall’armadio nell’aula di matematica. Forse Donovan non aveva tutti i torti. «Ok, proverò a chiamarlo e ci prenderemo una pausa dalla Bocca dell’Inferno.»
Michelle li squadrò imbronciata. «Perfetto. Tutti accoppiati e io faccio da ruota di scorta.»
Donovan mise un braccio attorno alle spalle dell’amica. «Non essere stupida. Non sei una ruota di scorta. E ti prenoto per almeno due balli.»
Betty lo guardò soddisfatta. «È la prima cosa intelligente che dici da quando siamo in palestra.» Prese Zec sotto braccio e lo condusse vicino agli altri due amici. «Venerdì sera andremo al ballo tutti insieme. E ci divertiremo. Siamo la Scoobie Gang, ci meritiamo di festeggiare dopo tutte le minacce soprannaturali che abbiamo sventato.»
Zec sorrise. Avrebbe voluto tanto farsi coinvolgere dal loro buonumore. Pensare che per una sera potevano essere un gruppo di adolescenti normali che si divertivano al ballo scolastico. Nel profondo, però sentiva che non avrebbero avuto la possibilità di godersi quella serata. Di sicuro qualcosa sarebbe andato storto.

Poche ore dopo che il sole era tramontato, Billy si arrampicò sul cancello del cimitero  e lo scavalcò.
Non aveva fatto parola a nessuno degli amici sulle sue intenzioni. Si era limitato a inventare l’impegno di una ronda di controllo, in modo da essere solo. Non voleva nessuno con sé per quello che stava per fare.
Scivolò lungo le sbarre di ferro e saltò, atterrando sulla terra sabbiosa. S’incamminò sul sentiero che costeggiava la distesa di lapidi. Sapeva di non trovare quelle dei suoi genitori, ma questa volta avrebbe cercato quelle della famiglia Summerson, sperando di trovare anche altro.
Gli ci vollero diversi minuti, prima di scovare l’appezzamento erboso su cui sorgevano le due lapidi in marmo bianco. Billy si accovacciò accanto ai due monumenti, non c’erano fiori, Elliott era davvero rimasto solo e con lui in coma non c’erano altri aprenti che potevano rendere omaggio ai due defunti. Per un attimo si sentì stupido a parlare di Elliott come se fosse un estraneo. Per quanto gli suonasse alieno ammetterlo, lui era Elliott. Forse solo una parte di lui e forse per certi versi con alcune differenze, ma non erano due entità distinte. Se l’uomo in coma era solo, lo era anche lui.
Billy si rialzò in piedi e si guardò intorno. La vera ragione per cui era andato fin lì, non si era mostrata. Non essendoci nessun altro all’infuori di lui, disse: «Avanti! Fatevi vedere! Protettori dell’Oscurità Maggiore, venite fuori!»
Rimase in attesa, aspettandosi di veder comparire da un momento all’altro il mausoleo in cui i misteriosi Esseri Ombra erano comparsi intorno al fuoco, fornendogli la rivelazione che lo aveva condotto sulla strada della verità.
Non successe niente.
«Non compariranno.»
Voltandosi di scatto, Billy sapeva già a chi apparteneva quella voce femminile roca, prima ancora di vederla. La Prima Cacciatrice lo fissava in piedi a una manciata di passi di distanza, nel suo inconfondibile aspetto tribale.
«Come lo sai?» le domandò. «Sei forse tu a impedirlo?»
La Prima Cacciatrice non rispose. Si limitò a continuare a osservarlo.
Billy pensò che Donovan aveva ragione: avrebbero dovuto capire al più presto chi facesse saltare fuori la Prima Cacciatrice dal nulla, soprattutto perché forniva solo informazioni di sua scelta. L’istinto e la rabbia lo spingevano a urlarle contro di dirgli quello che voleva sapere, ma era sicuro che avrebbe ottenuto l’effetto opposto.
«Va bene, se anche c’entri in qualche modo, non vuoi dirlo. Però non credo tu sia qui per caso, giusto?» Billy rimase a guardarla: silenziosa e immobile.
Decise di fare un altro tentativo. «Da quando ci siamo visti l’ultima volta, ho avuto modo di imparare molto più su di me. Al punto in cui sono, però ho bisogno di aiuto. So del coma di Elliott, so che tutto quello che è successo è opera sua, ma se ha scelto di essere in quello stato, io cosa posso fare? Come lo sveglio?»
«Hai già la risposta.»
«Perché in parte sono lui? Ti assicuro che non mi è di nessuno aiuto.»
La Prima Cacciatrice scosse il capo. «Lo sai, perché te l’ho già detto.»
Billy sgranò gli occhi confuso. «Davvero? Quando?»
La ragazza si mosse, avvicinandosi a lui. Posò la mano destra sulla sua guancia e rispose: «Al nostro primo incontro. C’erano anche i tuoi amici.» Scostò la mano e arretrò, tornando al suo posto di partenza.
Billy si sforzò di ricordare velocemente. Il primo incontro era avvenuto in sogno. A casa di Michelle. Mentre guardavano gli episodi di Buffy. Era stato tutto confuso, fin quando non si erano ritrovati e lei aveva pronunciato un’ultima frase.
«Una sola soluzione. Abbracciare la morte» ripeté serio.
«Difficile, non vuol dire impossibile» gli disse la Prima Cacciatrice, come se volesse rispondere a una domanda non formulata. Si voltò di spalle e s’incamminò, oltrepassò varie lapidi, finché la sua figura non svanì nell’orizzonte lontano.
Billy distolse lo sguardo e si sentì uno stupido. Aveva sempre avuto la risposta, ma non era mai stato in grado di interpretarla.
Si rimise  a sua volta in marcia, diretto al cancello. Alla fine aveva ottenuto ciò per cui era venuto, anche se non pensava potesse costargli così tanto.
«Non importa» disse Billy nel silenzio tombale, afferrando con entrambe le mani le sbarre del cancello che chiudeva il cimitero. «Farò ciò che devo.»  
 
                                                     Continua…?

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