lunedì 19 ottobre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 10

10. Indizi attraverso un Sogno

Betty osservò oltre la porta della cucina Zec sistemare la fasciatura al polso destro di Billy. Sembravano in intimità, sorridevano, scherzavano. Avrebbe dovuto essere contenta e sollevata che Billy non avesse riportato una ferita grave, invece si ingelosì.
«Betty, ma mi stai a sentire?» chiese Michelle, programmando i tasti della temperatura e del timer del microonde.
La voce dell’amica la ricondusse alla realtà. «Scusa mi sono distratta.»
Michelle alzò gli occhi al cielo. «Vuoi del sale extra sui pop corn?»
«No, grazie.» Betty scacciò i pensieri di pochi istanti prima e si concentrò sulla vera ragione per la quale erano in casa di Michelle quel pomeriggio. La sua proposta era sensata: visto che le stranezze uscivano letteralmente dalla serie Buffy l’ammazzavampiri, la soluzione più ovvia era riguardare insieme tutte le stagioni in cerca di indizi, magari qualche particolare che non ricordavano poteva essere la chiave per risolvere il mistero.
«Sicura che te ne serve una così grande?» chiese Donovan alle loro spalle, prendendo una scodella di vetro dalla mensola che gli aveva indicato la padrona di casa.
«Fidati, non sono mai troppo grandi» rispose Michelle. Il timer del forno microonde suonò, prelevò la confezione di pop corn e la riversò nella scodella in mano al ragazzo.
«Dovremmo decidere se vedere tutti gli episodi di tutte e sette le stagioni o fare una selezione» disse Betty.
Uscirono dalla cucina e raggiunsero il salone, Michelle spostò i cartoni della pizza, con dentro ancora alcune fette, dal tavolo tra il divano e la tv e Donovan posò la scodella traboccante di pop corn.
Betty si inserì tra Zec e Billy già seduti e disse: «Dobbiamo fare una votazione.»
«Riguardo a cosa?» fece Billy.
«Possiamo passare tutto il pomeriggio, la notte e probabilmente anche il resto del week-end a guardare i centoquarantaquattro episodi in dvd» propose Michelle.
Donovan si lasciò cadere sulla poltrona alla sinistra di Zec .«Oppure scegliere accuratamente quali saltare, anche se non sapendo cosa cerchiamo diventa difficile decidere.»
«In effetti non abbaiamo un criterio per dividere quelli importanti dagli altri» concordò Billy.
Zec si scansò un po’ di lato per fare posto a Betty. «Forse la soluzione migliore è concentrarsi sule prime due stagioni. È lì che pongono le basi della mitologia della Bocca dell’Inferno e quello che stiamo affrontando sembra avere origine da qualcosa di simile.»
«Non sono d’accordo» intervenne Betty. «Sunday appare nella quarta stagione e la Falce viene inserita nella settima. Entrambi sono rilevanti se pensiamo agli ultimi avvenimenti.»
Michelle si sistemò sulla poltrona alla destra di Billy e pescò con la mano sinistra un pugno di pop corn dalla ciotola. «Forse. Però se ci basiamo sul fatto che quasi tutto quello che Buffy affronta è dovuto alla Bocca dell’Inferno, che attira ogni sorta di minaccia soprannaturale, il ragionamento di Zec è il più corretto.»
«La penso anche io così» concordò Billy. «Se non troviamo niente, possiamo sempre proseguire con le stagioni successive, se avete voglia.»
Betty s’imbronciò. Anche se non sapeva il perché, le sembrava di dover competere con Zec. Si voltò verso Donovan, che le schioccò una strana occhiata di sbieco e chiese: «Tu cosa ne dici?»
«Credo che cominciare dall’inizio e poi proseguire se non siamo convinti, sia la scelta migliore» rispose. «Sempre che Michelle abbia voglia di averci tra i piedi così a lungo.»
Michelle inghiottì i pop corn. «Certo che potete restare. Non ho mai molti amici con cui fare queste maratone.» Sorrise e afferrò la scatola della prima stagione in dvd.
Betty incrociò le braccia sul petto e si domandò cosa le succedeva. Anche a lei non capitava spesso di poter passare del tempo facendo quello che le piaceva, insieme ad altri ragazzi che poteva definire amici, doveva essere contenta e invece era contrariata per essere stata ridotta in minoranza nella decisione.
«Cominciamo» disse Michelle, mentre il piatto del lettore dvd rientrava e sullo schermo compariva il logo della 20th Century Fox.
   
Il sesto episodio era appena iniziato e Betty sbadigliò. Sentiva gli occhi pesanti, guardò i suoi amici e si accorse che erano già tutti addormentati. 
«Qualcuno deve resistere» disse. Si alzò in piedi e decise di andare in cucina e uscire dalla porta sul retro a prendere una boccata d’aria. Pensò di mettere in pausa l’episodio, ma poi decise che era meglio se lasciava tutto acceso: qualche rumore poteva svegliare gli altri prima che dovesse farlo lei.
Betty scavalcò i piedi di Billy e Michelle, entrò in cucina, posò la mano sulla maniglia della porta sul retro.
La spalancò e uscì nel corridoio di un ospedale.
Le lampade al neon sul soffitto ronzavano in modo monotono e l’illuminazione era fredda. Le pareti grigie erano tutte uguali e l’unica altra porta era quella in fondo al corridoio.
 Betty si strinse nelle braccia provando un brivido e udì un rumore sordo provenire da quella stanza chiusa. Si guardò indietro e la cucina di Michelle le parve lontanissima.
Il rumore risuonò di nuovo. Era simile a qualcuno che bussava o picchiava con forza contro del metallo.
S’incamminò nel corridoio e a ogni passo il suono era più forte e nitido e copriva quello delle lampade. Spinse la porta di fronte a sé e questa scivolò verso l’interno senza resistenza. 
Betty riconobbe la sala dell’obitorio, davanti a lei si stagliava la parete con i loculi per i cadaveri. Proprio da lì, udì provenire in maniera indistinta il rumore. Lo seguì attentamente e aprì il terzo vano dal basso alla sua destra.
Il carrello con il corpo sgusciò fuori come se dall’interno il morto si fosse dato una spinta con in piedi. E infatti era così. Eddie, disteso sul metallo, con la faccia da vampiro e con indosso la divisa celeste da infermiere, aveva fatto pressione con la suola degli zoccoli sul fondo della parete per buttarsi fuori.
«Oh, chi no muore si rivede» le disse sorridendo e mostrando i canini.
«Dovresti essere polvere» replicò Betty. «Che ci fai qui?»
Eddie si mise a sedere. «Ci lavoro qui.» Saltò giù dal carrello e camminò verso la porta. «Sbrigati. Ti aspettano all’incontro.»
Betty lo seguì senza fare altre domande. Per quanto assurdo, era convinta di dover seguire il comando. «Mi dispiace per la tua situazione.»
Camminando davanti a lei nel corridoio da cui era entrata, Eddie fece spallucce. «Non posso dire di non essermela cercata. Tu invece, sai in cosa ti sei cacciata?»
Betty scosse la testa.
«Già, me lo immaginavo.» Eddie si fermò davanti a una porta sulla parete sinistra, che prima non c’era. L’aprì e le fece cenno con la testa di entrare. «Non aspetterai molto.»
Betty entrò e c’erano altri in piedi a fissarla.

Donovan chiuse gli occhi per pochi istanti e poi li riaprì di colpo. Non doveva addormentarsi, stava per cedere al sonno, ma doveva resistere. Si alzò dalla poltrona, guardò gli altri e li vide dormire.
«Nessuno avrà niente in contrario se faccio una pausa per il bagno.» Girò intorno al divano e andò sicuro verso le scale. Le salì e si rese conto che non era mai stato prima a casa di Michelle, ma conosceva l’ubicazione del bagno.
Aprì la porta e si ritrovò su un set cinematografico.
Donovan abbassò lo sguardo e scoprì che indossava solo dei boxer neri. Alla sua destra c’era una troupe di macchinisti che sistemava delle videocamere e un tizio con un megafono che dava dalle disposizioni. Dei fari di medie dimensioni mandavano luci calde dal soffitto.
Nel centro della stanza, accanto a un letto matrimoniale dalla forma di una bara, c’era una ragazza di spalle con indosso un accappatoio bianco, che parlava con un uomo e una donna vestiti con una divisa verde da chirurghi e un lungo camice bianco.
Donovan riconobbe la ragazza dal caschetto di capelli biondi. «Anika» la chiamò.
Lei si voltò e lo invitò con un cenno della mano destra a raggiungerla. Il suo volto era coperto di rughe e verruche come quello di un Demone della Vendetta.
Non appena le fu vicino, Donovan si accorse che la sua pelle, nella scollatura e sulle gambe nude, era raggrinzita e orribile come in volto.
«Sei arrivato finalmente, questi sono i miei genitori» disse Anika seria.
«Salve signori…» Donovan non ricordava il cognome.
La donna emise un risolino. «Non essere così formale.»
«Dopotutto stai per fare sesso con mia figlia nel vostro nuovo film porno» continuò l’uomo, facendogli l’occhiolino.
Donovan guardò Anika. Non egli era sembrato che l’ultima volta fosse stata d’accordo a girare scene del genere con lui.
Anika ricambiò lo sguardo e sospirò. «Ho capito. Ora che mi hai visto veramente, non hai più voglia. Sarà meglio andare.»
«Dove?»
Anika gli afferrò il braccio. «Dall’altra parte, ti stanno aspettando.»
Sorpassarono la bara matrimoniale e si ritrovarono in un lungo corridoio illuminato da sterili luci al neon.
Donovan era di nuovo vestito, ma Anika era ancora in accappatoio. «Non hai freddo così mezza nuda?»
«Non ha importanza. Tanto non esisto.» Anika spalancò una porta sulla parete destra e lo buttò all’interno della stanza.
«Aspetta, volevo…» Donovan si zittì all’istante. Non era solo lì dentro.

Zec si massaggiò gli occhi. Aveva visto e rivisto gli episodi un’infinità di volte e spesso si distraeva, permettendo al sonno di avere la meglio.
«Non credevo avrei mai rischiato di addormentarmi durante una maratona di Buffy» disse, ma nessuno gli rispose.
Si girò a guardare i compagni e notò che si erano già addormentati tutti. Lasciò il posto sul divano, indeciso se svegliarli o meno. Poi sentì dei rumori provenire dal piano di sopra.
Zec lanciò un ultimo sguardo agli amici e poi si diresse verso le scale. Salita la prima rampa si trovò davanti una stanza con la porta che gli era familiare.
L’aprì e trovò gli occhi verdi di sua sorella Dana a fissarlo. Indossava una divisa a righe bianche e rosse come i volontari dell’ospedale.
«Sei tornata» urlò Zec felice.
Dana abbozzò un sorriso. «Non entusiasmarti troppo, fratellino. Sono solo in visita.» Si avvicinò al letto e sistemò la coperta ai lati. «Passami i cuscini.»
Zec prese i cuscini dalla sedia vicino alla scrivania e riconobbe la stanza. «Questa è camera tua. Perché stai sistemando il letto? Mamma non lo ha mai disfatto da quando sei sparita.»
«Non so quanto mi fermerò, ma voglio lenzuola pulite non vecchie di chissà quanto tempo» rispose. Sistemò i cuscini contro la testata e poi controllò l’orologio al polso sinistro. «A proposito, sei in ritardo.»
«Ci siamo appena ritrovati» disse Zec. «Perché non mi racconti dove sei stata?»
Dana andò verso la finestra, scostò la tenda e la spalancò. «Ci sarà tempo la prossima volta che ci rivedremo.» Scavalcò con una gamba e rimase a metà del davanzale, porgendo la mano destra al fratello. «Muoviti, sei già in ritardo.»
Zec le prese la mano e si lasciò guidare fuori dalla finestra, scavalcandola e ritrovandosi in un lungo corridoio dalle pareti grigie.
Camminò dietro di lei tenendola per mano e osservò le lampade al neon sul soffitto, le stesse dell’ospedale.
Dana si fermò davanti a una porta sulla parete sinistra e l’aprì, lasciandogli la mano.
«Tu non vieni?» chiese Zec.
«No, è un invito per pochi intimi» rispose sorridendo.
Zec entrò nella nuova stanza e notò di essere atteso.

Michelle tossì. Un pop corn le era andato di traverso mentre stava per addormentarsi. Sbatté le palpebre e vide i quattro amici dormire nei loro posti.
«Forse è il caso di svegliarli o ci saremo riuniti per niente» disse. La lingua sapeva di sale e i pop con le avevano messo sete.
Michelle abbandonò la poltrona e andò in cucina, per prendere una bibita dal frigorifero.
Appena entrò, sentì un invitante profumo di dolci. Davanti ai fornelli vide sua madre e due ragazze di spalle, occupate ad armeggiare con burro, una scodella di pastella e una padella.
«Mamma, non stai bene? Odi cucinare» disse Michelle.
La donna si girò sorridendo. «Che sciocchezze, e comunque ho le mie fide aiutanti per prepararti i pancake.»
La ragazza alla sua destra si girò reggendo la padella con entrambe le mani e fece scivolare il pancacke su una pigna già pronta nel piatto.
«Alice? Non sapevo ti piacesse cucinare» affermò sorpresa Michelle.
Sorridendo con il volto deformato da vampiro, Alice rispose. «Infatti, ma hai ospiti di là e bisogna fare bella figura.»
«Non posso offrire i pancake.» Michelle guardò sua madre. «Tu non vuoi che mangi dolci e cibi così calorici.»
«Oggi hai una seduta speciale e meriti uno strappo alla regola» rispose la donna. «Che ore sono?»
«È già tardi» rispose la seconda ragazza, girandosi e rivelando di essere Caroline. Anche lei aveva il volto da vampiro, però era rigato da graffi con sangue incrostato.
«Mi dispiace» disse Michelle. «Non ti ho neanche chiesto scusa per quelli, prima di ucciderti.»
«Ormai non c’è più tempo.» Caroline prese tre pancake con le mani e li infilò in un sacchetto di carta, prese dal tavolo al bottiglia di sciroppo d’acero e ne verso una dose abbondante nello stesso sacchetto. «Andiamo, ti accompagno io.»
Caroline le passò accanto reggendo il sacchetto e Michelle la seguì ubbidiente. Uscite dalla cucina si immisero in un corridoio freddo e illuminato da luci al neon. Lo percorsero in silenzio e Caroline si fermò davanti a una porta sulla parete destra.
«Non è qui che ho le riunione dei mangioni anonimi» disse Michelle.
«Oggi sì» replicò Caroline e spalancò la porta. «I pancake non bastano per tutti, li tengo io.»
Michelle annuì ed entrò. Era giunta giusto in tempo.

Billy strizzò gli occhi. Cercare di non addormentarsi era una vera impresa. Poi si guardò intorno e vide che gli altri dormivano senza problemi.
«Forse posso schiacciare un pisolino anche io» si disse.
Qualcuno bussò alla porta.
Billy si alzò dal divano e andò ad aprire. «Mi scusi, non è casa mia.»
Di fronte a sé non c’era nessuno. O meglio, nessuno di vivo. L’erba secca del cimitero si stagliava a perdita d’occhio con tutte le lapidi dei morti.
Avanzò nel cimitero deserto e chiese: «Chi è là? C’è nessuno.»
Billy intravide due figure davanti a un mausoleo. Le raggiunse e riuscì a identificarli: erano Simon e Stefan.
«Nessun altro voleva venire a prenderti» disse Simon.
«O forse non c’è più nessuno a poterlo fare» lo corresse Stefan.
Billy li squadrò. «Che significa? Che volete?»
I due mutarono il volto nella forma di vampiro e spalancarono la porta del mausoleo.
Stefan allargò le braccia come invito a proseguire. «Non è importante. Noi non siamo importanti. Ma tu devi andare, o si farà tardi.»
Billy passò oltre l’ingresso e avanzò lungo un corridoio dalle pareti grigie e infondo, trovò una porta socchiusa. La spinse e questa si aprì con un cigolio.
Billy mise un piede all’interno e vide che da altre quattro porte disposte lungo la parete circolare della stanza, stavano entrando i suoi compagni.
Betty, Donovan, Zec e Michelle guardarono come lui davanti a loro e videro una figura femminile in piedi ad attenderli. Era alta, con la pelle nera, una pittura bianca le copriva il volto tranne gli occhi e la bocca, i capelli scuri, sporchi e intrecciati, con bende miste a stracci indosso e li fissava con sguardo severo.
Billy sapeva che tutti loro l’avevano già riconosciuta. «La Prima Cacciatrice» disse in un sussurro.
«Sei tu ad averci chiamato qui?» domandò Betty.
La Prima Cacciatrice si girò a guardarla. «Avete imitato la mia arma. Ci sono conseguenze.»
«Non sapevamo che era proibito» si scusò Michelle.
«Appartiene alla mia stirpe» replicò la guerriera. «Non siete Cacciatrici.»
«È vero» s’intromise Billy. «Però eravamo in pericolo, c’erano dei vampiri e forse se è giunta a noi c’è un motivo.»
La Prima Cacciatrice allungò il braccio sinistro e gli puntò l’indice contro. «Tu credi di sapere.» Si voltò e indicò nello stesso modo uno a uno gli altri. «Voi credete di sapere. In realtà non avete idea di cosa siete, di cosa accadrà. Di cosa avete scatenato.»
«Suona un po’ troppo minaccioso» disse Donovan.
«Aiutaci a capire» chiese Zec. «Spiegaci cosa succede, cosa dobbiamo fare.»
«Una sola soluzione.» La Prima Cacciatrice si girò verso Billy. «Abbracciare la morte.»
Billy la guardò confuso. «Cosa?»
La Prima Cacciatrice compì un giro completo su se stessa. Si acquattò a terra e alzò le braccia sopra la testa, battendo le mani.

Betty aprì gli occhi e si rizzò a sedere sul divano. Al suo fianco, Billy e Zec fecero lo stesso, mentre Michelle e Donovan si sedevano diritti sulle poltrone. «Abbiamo sognato» disse , osservando i volti disorientati degli amici. «Tutti lo stesso sogno.»
«O almeno una parte» confermò Zec.
Donovan sbuffò contrariato. «Un’altra cosa da aggiungere all’elenco delle stramberie.»
Michelle si sporse in avanti, afferrò il telecomando e premette il tasto STOP, fermando il dvd. «Dite che è colpa della Falce?» domandò, lanciando un’occhiata fugace al piano superiore dove c’era la sua stanza.
«Non sappiamo come funziona tutto questo… non saprei come definirlo» disse Billy. «Ma qualunque siano le regole, se ce ne sono, sembra che aver creato un’arma mistica di tanto valore, ha spinto la Prima Cacciatrice a convocarci.»
Betty lo guardò dubbiosa. «E pensi sia un male? A me è sembrato che volesse metterci in guardia su questi eventi da Bocca dell’Inferno.»
«A me è sembrato che ci stesse dando la colpa» sottolineò Donovan.
«Forse entrambe le cose. O forse no.» Billy alzò le spalle indeciso. «È stata un po’ vaga.»
«Vaga è dir poco. “Abbracciare la morte” è anche criptico.» Zec mise una mano in tasca ed estrasse un cellulare.
«Quello è il cellulare dell’auditorium» notò Betty. «Cosa vuoi fare?»
Zec premette il pulsante d’accensione e lo schermo si illuminò. «A questo punto dobbiamo cercare di avere risposte in ogni modo. Forse questo regalo misterioso ci sarà utile.»
Betty notò l’espressione preoccupata di Zec, la stessa che aveva quando aveva ripetuto la frase della Prima Cacciatrice. Poi si voltò dall’altro lato a guardare Billy. Un’eco del sogno riemerse nella mente.
Non era sicura che la Cacciatrice si riferisse direttamente a tutti loro quando aveva formulato quell’avvertimento.


                                           Continua…

2 commenti:

Lady Red Moon ha detto...

Wela!! Dopo il funerale del mio portatile sono tornata a commentare. La trama si fa sempre + intricata mi piace! La sorella di Zac é l'incognita più grande. Poi come hanno fatto i personaggi di Buffy a entrare nel mondo reale sempre che siano davvero personaggi inventati o forse sono stati copiati ma perché si sono mostrati ora? Ora basta o mi si fonde il cervello. Spero che il prossimo cap arrivi presto. Complimenti ancora ci vediamo ^.^/

Ezio ha detto...

Ciao Lady Red Moon! E' un piacere risentirti, mi spiace per il tuo portatile... Sì, la sorella di Zec avrà un suo peso sulla trama, ma non ti dico altro. Continua a fare teorie sugli sviluppi, il divertimento sta anche in quello:vedere se poi avevi indovinato ;)
Grazie per i complimenti e per seguirmi con tanto interesse :)