lunedì 7 settembre 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 7

7. Siamo Ciò Che Forgiamo

Per quanto cercasse di opporre resistenza, Billy venne trascinato dai suoi assalitori con estrema facilità.
Sgomitò e scalciò come se fosse in preda a convulsioni, ma la loro presa rimase salda sulle sue braccia e il loro umore iniziò a risentirne, rendendoli più aggressivi e intolleranti di quanto fossero stati in vita.
«Smettila di dimenarti, non otterrai nulla» disse Alice alle sue spalle.
Alla sua sinistra, Simon gli ficcò con più forza le dita nella manica della camicia, lacerandola lievemente e arrivando alla pelle. «Ascoltala, o ti calmo io con un prelievo forzato di sangue.» Si passò la lingua sui canini sporgenti per rimarcare il concetto.
«No, Simon, non lo farai» lo contraddisse Stefan.
Caroline, che camminava davanti a lui, si voltò procedendo all’indietro. «Nemmeno una succhiatina veloce?»
«No» ribadì l’altro.
«Perché?» domandò Billy. Sapeva che oltre al paletto nascosto nel retro dei jeans, la sua unica arma era l’astuzia e per scoprire cosa stava per succedergli, doveva farli parlare. «Siete vampiri, tra l’altro nuovi di pacca, non avete un desiderio assillante di sangue?»
Simon lo fissò ringhiando.
«Abbiamo ordini precisi» rispose Alice. «Chi ci ha detto di volerti incontrare, vuole farlo finché sei ancora vivo e illeso.»
«E posso sapere chi merita tanta lealtà?»
«Lo vedrai quando arriveremo» replicò Stefan.
«Non fate che aumentare la mia curiosità» continuò Billy. «Voglio dire, non eravate tipi da prendere ordini prima e non pensavo che lo foste adesso che siete… cambiati.»
«Muovi meno la lingua e più le gambe» disse Caroline e tornò a dargli le spalle.
Billy gettò sguardi veloci all’ambiente circostante. Erano quasi arrivati al termine del corridoio del pian terreno, ancora pochi passi e si sarebbero trovati davanti le porte della palestra.
«Non è un po’ tardi per la lezione di educazione fisica?»
Nessuno dei quattro gli rispose.
Caroline spalancò una porta, Simon e Stefan lo gettarono all’interno della palestra buia e poi li udì entrare insieme ad Alice, fermandosi alle sue spalle.
Qualcuno accese le luci dall’interno.
«Bene, bene. Il cosiddetto Ammazzavampiri è arrivato» riecheggiò una voce femminile. «Desideravo tanto conoscerti.»
Billy si guardò intorno. Dal canestro fissato al muro alla sua destra vide saltar giù una figura, quando toccò terra distinse i capelli biondi e l’abbigliamento anni ottanta composto da camicia, giacca di pelle, pantaloni e stivaletti, che ricordava i look di Madonna e Cindy Lauper. I suoi lineamenti gli erano familiari, ma non riusciva a identificarla.
La nuova ragazza lo fissò poco convinta. «Sei magrolino, non sembri adatto al lavoro che hai scelto.»
«Sei una vampira» rispose Billy. Anche se non ne era certo, il modo in cui il suo “senso del male” gli faceva prudere l’interno della nuca gli suggeriva di avere di fronte una non-morta.
«Complimenti Sherlock, grande intuito» lo schernì lei. «Non affaticarti a provare a indovinare il mio nome. Te lo dico io. Sono Sunday.»
Billy rimase a bocca aperta. Era assurdo, ma anche vero. Non ricordava chi fosse l’attrice che recitava il ruolo in Buffy, ma era come se ora che quel nome era stato pronunciato, notasse che un po’ le assomigliasse. «Non è possibile.»
«Come?»
«Tu non sei una persona reale…» Billy scrutò i volti degli altri quattro, deformati dalla trasformazione in vampiro, e cercò in loro il suo stesso stupore, senza trovarlo. «Sei un personaggio interpretato da un’attrice.»
«Di’… sei serio?» domandò Sunday inarcando un sopracciglio. «Se autoproclamarti cacciatore di vampiri era un segno di squilibrio mentale, con questa uscita vinci in assoluto il premio per lo svitato dell’anno.»
Caroline e gli altri risero divertiti.
«È vero. Non sono pazzo.»
Sunday si avvicinò. «Come vuoi. Ti dimostro che sono reale.»
Prima che Billy potesse dire o fare qualsiasi cosa, la vampira gli afferrò le spalle, il suo volto trasfigurò in un istante nella forma vampiresca e gli piantò i canini nel lato sinistro del collo.
Billy urlò dal dolore e lei spostò la bocca di colpo. Mentre lo fissava, si portò la mano sinistra alla ferita e macchie di sangue gli gocciolarono tra le dita, il bruciore dapprima pulsante si attenuò.
«Visto? È tutto vero.» Sunday riplasmò la faccia nella forma da umana non-morta e lasciò la presa su di lui. «Per la cronaca non sei un vero Cacciatore, una volta ne ho assaggiata una e il tuo sapore è diverso.»
Billy era disorientato. Aveva combattuto vampiri e demoni, ma trovarsi davanti in carne, canini e ossa un personaggio della serie da cui tutto sembrava avere origine, era più di quanto riuscisse a metabolizzare in così poco tempo. «Cosa vuoi da me?»
«Oltre farti causa per appropriazione indebita di un titolo protetto da copyright?» domandò Sunday con un sorriso beffardo. «Ucciderti, ovviamente.»
Billy cercò di ritrovare la lucidità. «Perché di preciso? So che per i vampiri è un semplice divertimento, ma perché hai cercato proprio me?»
«Curiosità. Dato che sembri tanto esperto sul come eliminare quelli come noi, volevo vedere se eri davvero un’ammazzavampiri.»
«E ora sei delusa?»
«Non tanto. È bello sapere di essere in una città dove non vivono Cacciatrici.» Sunday fece un passo avanti. «Adesso è ora di morire.»
Billy arretrò. «Aspetta. Hai detto che ho squilibri mentali, forse è vero, quindi non mi merito un ultimo desiderio?»    
«Saresti un vero spasso come cucciolo» replicò Sunday. «Ma non ti risparmierò.»
«Non è questo. Voglio sapere perché li hai trasformati.» Billy si voltò a guardare Simon, Stefan, Caroline e Alice, fermi dietro di lui.
«Chi ti dice che sono stata io?»
«Li conoscevo da vivi. Ti sono troppo fedeli per non essere tu il loro sire.»
«Ok, allora, perché vuoi saperlo?»
Billy imitò il sorriso di lei. «Semplice curiosità.»
Sunday lo scrutò per pochi secondi. «D’accordo. Sono una leader nata, ma non posso esprimermi al meglio senza dei sottoposti. Ho osservato quei quattro e mi piace il loro stile. Erano dei bulli mediocri, ma saranno dei vampiri perfetti. E in branco ci si diverte di più.»
Billy capì di non avere altra scelta. Se non provava a salvarsi in quel momento, non avrebbe avuto altra occasione. Scoppiò a ridere, una risata finta, in cui impiegò tutte le sue forze per farla sembrare vera e si piegò in avanti, come se quello che aveva sentito fosse troppo divertente per riuscire a farlo restare dritto.
«Che hai da ridere?» sbottò Sunday.
«Tu… tu… non ne hai idea…» Billy intramezzò ancora qualche risata, poi finse di calmarsi. «Ti credi furba, ma non hai fatto un buon affare con questi qui.»
«Ehi! Ripetilo stronzetto» lo aggredì Stefan.
«Zitto» gli ordinò Sunday. «Spiegati, prima che ti spezzi il collo» disse poi a Billy.  
«Sai che hanno aggredito dei miei amici con poteri telecinetici giorni fa?»
«E allora?» domandò Sunday.
«Li abbiamo rinchiusi tutti in uno stanzino» s’intromise Alice.
«Dove non possono sfuggire e possiamo mangiarceli con calma» aggiunse Simon.
«Già, ottimo piano» si complimentò Billy. «Avete controllato che fossero disarmati? Non mi sembra. E sorpresa: lì dentro c‘è tutto il mio arsenale, hanno paletti, acqua santa e armi a sufficienza per distruggere un esercito di vampiri.»
«È vero?» Sunday perse la sua calma e il suo sarcasmo. «Avete lasciato quegli umani, compresi i due fenomeni da baraccone, tutti insieme senza accertarvi che fossero disarmati?»
«Ecco… noi non pensavamo ce ne fosse bisogno» si giustificò Caroline.
«Idioti» li apostrofò Sunday.
«Esattamente.» Billy capì che era la sua chance. Sunday gli dava le spalle, le si avvicinò con un movimento fluido e disse: «Non hanno controllato neanche me.» Estrasse rapidamente il paletto dalla tasca sul retro dei jeans e lo conficcò nella schiena di Sunday.
La sentì emettere un verso gutturale di dolore, ma sapeva di non averla colpita in un punto mortale. Si girò e corse con uno scatto verso la porta che dava sul campo sportivo, la spalancò  e prima che potessero muoversi, fu fuori dalla palestra. Continuò a correre nella penombra della sera, sentendo alle sue spalle il vociare e i rumori dei vampiri già al suo inseguimento.
Girò la testa per controllare che ci fosse abbastanza distanza tra loro, quando venne sollevato dall’erba e trasportato sul fianco delle gradinate da una forza invisibile.
Billy tirò un sospirò di sollievo notando chi era il responsabile. «Zec!» Il  ragazzo lo depose gentilmente a terra e lui vide i capelli curi e le piccole vene nere sulla fronte. «Sei riuscito a controllare il tuo potere. E gli altri? Stanno bene?»
Zec annuì. «Ci aspettano dentro.» Aprì il palmo della mano e la porta di sicurezza che dava all’interno della scuola si aprì da sola.
Billy lo segui e ripercorrendo il corridoio illuminato, chiese: «Come mi hai trovato?»
«Quando ho buttato giù la porta dello stanzino del bidello con la telecinesi e ho lasciato gli altri indietro ad armarsi, sono venuto a cercarti e ho visto le luci della palestra accese, poi ho sentito dei versi all’interno e sbirciando ti ho visto uscire.»
Arrivarono nella caffetteria e trovarono i tre compagni ad aspettarli. Erano rimasti con le luci spente, illuminati solo dal bagliore che entrava dall’esterno della finestra e dal neon del corridoio. Billy vide che Michelle aveva ancora il suo aspetto normale, segno che non era riuscita ad accedere ai suoi poteri, però stringeva un paletto di legno nella mano destra. Betty le era al fianco e aveva un paletto in una mano e una croce nell’altra. Donovan era il più armato, stringeva un paletto in una mano, una croce gli spuntava dai pantaloni, teneva una boccetta  di acqua santa nell’altra mano e una seconda sporgeva dalla tasca sinistra.
Gli furono subito tutti e tre intorno.
«Billy, sono contenta di vederti» disse Betty, poi si bloccò. «Sei ferito.»
Billy si ricordò solo in quel momento della gola sporca di sangue. «Non è niente. È solo un morso.»
Donovan lo guardò accigliato. «Non diventerai un vampiro anche tu?»
«Non basta essere morsi, deve bere anche lui del sangue di vampiro» rispose Michelle. «Non l’hai bevuto, vero?»
Billy scosse la testa. «Ascoltate, non abbiamo molto tempo. Non ci sono solo Caroline, Alice, Stefan e Simon. Il loro capo è Sunday.»
«Sunday?» ripeté Zec. «Quella della quarta stagione di Buffy
«Proprio lei» confermò Billy.
«Ne sei sicuro?» Donovan era scettico e incredulo, quanto lo era stato lui poco prima. «È assurdo, non è una vera persona, cioè è un’attrice che…»
«No, è lei. Non so come sia possibile, ma è davvero lei. Ed è pericolosa.»
Le luci della caffetteria si accesero.
Billy e i compagni si voltarono verso l’ingresso e sull’uscio videro il responsabile.
«È piacevole quando ti riconoscono una qualità.» Sunday li squadrò imbronciata con il suo branco al seguito. «Anche se incomincia a essere seccante questa vostra fissazione sul fatto che io non esita. E poi, chi dovrebbe interpretarmi? Lady Gaga?»
«Cavoli è proprio lei» disse Donovan.
Billy si parò davanti a Betty e Michelle, spalancando le braccia come per fare da scudo e le spinse ad arretrare verso il centro della stanza. Donovan e Zec si strinsero al suo fianco, facendo lo stesso.
«Oh, andiamo, non penserai davvero di poterli proteggere.» Sunday lanciò il paletto sporco, che teneva in mano dopo averlo sfilato dalla schiena, ai piedi dei ragazzi. «Visto? Le tue armi non sono un granché, potete averne quante volete, non fa alcuna differenza.»
«Ti sbagli» replicò Zec. «Ora siamo in parità, non avete scampo.»
«Giusto» concordò Donovan. «Che tu le assomigli o sia davvero Sunday, finirai in polvere come lei.»
«Ne sei convinto, sacca di sangue ambulante?» replicò lei sprezzante. «Siete solo un gruppo di sfigati, anche se alcuni di voi sono dei mezzi mostri, non potete competere con noi.»
«Abbiamo già vinto contro dei demoni» insistette Betty.
«Non abbiamo paura» disse Michelle, anche se la voce la tardiva.
Sunday trasformò il suo volto in quello da vampira. «Dovreste, perché nel vostro caso l’unione non fa la forza.»
Simon, Stefan, Alice e Caroline avanzarono dietro di lei, pronti ad attaccare.
«Hai sprecato la tua occasione quando ero diviso da loro» rispose sicuro Billy. Zec e Donovan gli strinsero le mani in segno di appoggio e Michelle e Betty fecero altrettanto, posandogli ognuna un palmo sulla spalla. «Siamo come la Scooby Gang: imbattibili in gruppo.»
Sunday ringhiò e si lanciò verso di loro, ma una luce accecante scarlatta si frappose, spingendola a fermarsi e saltare all’indietro.
Billy osservò la luce assumere una forma concreta e quando l’oggetto che si formò rimase sospeso a mezz’aria davanti al suo petto, sgranò gli occhi nel riconoscerlo: era la Falce delle Cacciatrici.
Billy lasciò le mani dei compagni e le allungò per afferrarla.
«Da dove sbuca?» domandò Michelle.
«Sembra… autentica» fece Zec.
 «Lo è» disse Billy. Strinse il centro dell’impugnatura in metallo e osservò il palo in legno fissato a una estremità e l’ascia rossa a quella opposta. L’arma gli trasmise una consapevolezza. «Siamo stati noi a forgiarla.»

                                       

                                                  Continua…?

2 commenti:

Fefi ha detto...

Sono tornata anche io...
Bella quest'idea di mescolare la storia con quella di Buffy.
Molto curiosa di leggere altre puntate,mi sta piacendo.

Ezio ha detto...

Bentornata Fefi!
Come sempre, sono molto contento che ti stia piacendo :)