lunedì 9 aprile 2018

Darklight Children - Capitolo 69


CAPITOLO 69

La proposta del demone

 

Sara fece un passo indietro. Si portò le mani davanti alla bocca per reprimere un urlo, quasi quel nome avesse avuto il potere di farle vedere cosa aveva realmente di fronte, spaventandola più della stessa immagine.
DiKann rimase pochi secondi a scrutarla in silenzio dalla sua parte del vetro. «Perché sei tanto sorpresa? Non pensavi che ti avrei salvato la vita?»
«Come ci sei riuscito?»
«Per citare gli umani: “basta una mano per liberarsi di un pugno di moscerini”. Hai dimenticato la mia potenza?»
Lo osservò confusa. «Ma… loro hanno detto che era il mio potere a renderli reali… sono scomparsi per sempre?»
«No. Torneranno. Non è solo il potere della tua mente a dargli forma. Ci riescono grazie anche al tuo senso di colpa umano. Più tempo passi nel mondo di superficie, più diventano forti e pesto riusciranno a portare a termine le loro minacce.»
«Quindi sarò sempre in pericolo.»
«Sì, se resterai in quel posto.» DiKann sogghignò. «Però hai un’alternativa. Nonostante quello che è successo in passato e la guerra che hai contribuito a scatenare, ti rivoglio con me. Sarai sempre Sayka, la principessa del Primo Inferno, se lo vorrai.»
Sara scosse la testa. «No. Non tornerò mai laggiù. Adesso questa è la mia vita. Non abbandonerò i miei genitori e i miei amici.»
DiKann scoppiò a ridere e il verso che le arrivò oltre il riflesso del vetro, la fece rabbrividire.
«La rinascita ti ha reso tanto stupida?» le domandò. «Ti ho già detto che  gli spiriti continueranno a tormentarti se rimani sulla Terra e, presto o tardi, per difenderti perderai il controllo sui tuoi poteri. Saranno sotto gli occhi di tutti e coloro che ti hanno generato in questa vita, se ne accorgeranno. Pensi che ti vorranno ancora, quando scopriranno che razza di abominio hanno messo al mondo? Ti ameranno anche se sei un mostro?»
«Certo che lo faranno» rispose Sara decisa. «Vuoi solo confondermi e mentirmi.»
DiKann punto gli occhi nei suoi. «Puoi raccontarti questa favola, ma in fondo non ci credi più nemmeno tu. Se i tuoi genitori e i tuoi amici sono tanto importanti per te, perché tra tutti ti sei rivolta a me per chiedere aiuto?»
Sara rimase senza parole. Non aveva nessuna risposta pronta e si rese conto che non ne esisteva una che fosse credibile. Nel momento del pericolo, senza neanche sapere come, aveva rivolto la sua preghiera e la sua mente aveva scelto il padre avuto in un’altra vita.
«Le tue azioni dimostrano che ho ragione» continuò il demone, approfittando della sua titubanza. «Sai già che nessuno di loro può capirti e sostenerti come dovrebbero. Non puoi più vivere nella finzione che l’Ordine ha ordito per te. Sai di poter contare solo su di me. Per questo, Sayka, sei riuscita a raggiungermi fino al luogo in cui sono bloccato.»
Odiava ammetterlo ma aveva ragione. Sara ripensò agli ultimi eventi: la sua migliore amica e il suo ragazzo l’avevano già tradita e delusa; probabilmente sua madre e suo padre non avrebbero impiegato molto a fare lo stesso. Si era illusa di essere in grado di poter ignorare un passato orribile, solo perché ora era rinata, convinta di essere una persona diversa, ma sbagliava.
Lei era Sayka, la mezzo demone e lo sarebbe stata per sempre, come le avevano ricordato gli spettri di coloro che aveva ucciso.
«Se scelgo di venire da te, sarò davvero al sicuro?» chiese con un filo di voce. «I morti mi lasceranno in pace?»
«Nessuno ti procurerà mai più alcun disturbo» rispose DiKann. «Sarai rispettata e temuta, come era secoli fa. Non subirai dolore, ma lo imporrai.»
Quella promessa la avvolse come un abbraccio rassicurante. Era stanca di soffrire e forse quello era l’unico modo per cambiare le cose.
Sara avanzò verso lo specchio. «Cosa devo fare per tornare a casa?»
DiKann sorrise compiaciuto. «Dovrai spezzare anche la metà di Sigillo che blocca l’ingresso dalla parte del Primo Inferno. Non temere ti guiderò io. Non ti perderò di nuovo.»
Sara annuì.
«Avvicinati» le sussurrò il demone.
Seguì il comando, appoggiò il volto al vetro e come se non ci fosse alcuna barriera e dividerli, ascoltò  le indicazioni che DiKann le forniva come un padre amorevole.

Dall’interno di Villa Asti rimbombarono urla furiose. La porta scardinata le lasciava uscire di continuo, insieme a versi tanto raccapriccianti da convincere chiunque a ignorarle.
Da tempo Gabriel aveva smesso di preoccuparsi delle possibili lamentele dei vicini. Al momento erano altre le sue preoccupazioni.
«Siete degli incapaci! Pezzi di carne inutile!» sbraitò Carovus, sfogando la sua ira sui nuovi demoni trasformati.
Intimoriti dal capobranco, loro si strinsero contro la parete del salone, coprendosi in parte i musi con le braccia e senza avere la forza e il coraggio di scappare nelle stanze al piano superiore.
«Non è solo colpa nostra.» Gabriel si fece avanti, reprimendo quello stesso timore con tutta la forza che trovò dentro sé. «Sei comparso in una nube di fumo blu mentre correvamo. Ti ho visto dietro di noi. E ti sei messo a scappare anche tu. Eri al negozio, perché non sei venuto con noi?»
Carovus sgusciò davanti a lui e lo sollevò da terra, afferrandolo per le spalle. «Non ti devo spiegazioni!»
Gabriel liberò la rabbia che covava da mesi verso il suo presunto maestro. Gli sferrò una ginocchiata nel ventre, e mentre Carovus si piegava per il dolore, lo afferrò a sua volta per il collo. «Perché eri dentro al Portale Mistico? Cosa cercavi?»
«Attento! Se ti ribelli a me, poi devi pagarne le conseguenze» lo minacciò, senza provare a nascondere il suo furore.
«Non mi fai paura» replicò Gabriel, ritrovandosi per la prima volta a credere davvero in quella frase.
Un lampo di luce e una folata di vento li colse di sorpresa. Prima che entrambi potessero girarsi alla loro destra per vedere chi era il responsabile, i demoni terrorizzati in fila contro il muro iniziarono a guaire spaventati.
«Fate silenzio!» gridò la nuova arrivata.
Gabriel la riconobbe subito: Sara Martini. Eppure in lei c’era qualcosa di diverso, ognuno dei suoi sensi amplificati di demone glielo suggeriva.
I demoni si zittirono. Gabriel lasciò la presa su Carovus e quest’ultimo rimase immobile: come lui, aspettava che la ragazza facesse la prima mossa.
Sara avanzò di qualche passo verso di loro. «È così che eseguite gli ordini di DiKann? Bisticciando tra voi come bambini?»
«Non ti impicciare ragazzina» rispose Gabriel. Cambiata o meno, non avvertì alcun pericolo da lei. «Sei tanto pazza da venire fin qui. Il tuo trucchetto mentale ha funzionato al negozio, ma ora sei nel nostro territorio.»
«Sul serio?» domandò lei con indifferenza.
Gabriel si girò verso i compagni. «Alzatevi. La nostra preda è qui!» ordinò, ma nessuno di loro mosse un muscolo.
Carovus la scrutò dubbioso. «Perché sei venuta da noi?»
«DiKann dice che c’è qualcosa che mi appartiene» rispose seria. «E devo averlo subito.»
Carovus sfiorò il medaglione rosso che aveva al collo e osservò prima il gioello e poi la ragazza con sguardo dubbioso.
Gabriel notò la sua indecisione e intuì che quel medaglione era importante. Glielo strappò di dosso con foga e spinse l’altro indietro. Compì quindi un passo in direzione di Sara e  lo sventolò davanti a lei. «È questo che vuoi? Come può essere tuo?»
«Restituiscimelo» intervenne Carovus. «O me lo riprendo con attaccato anche il tuo braccio.»
Gabriel si voltò e gli ruggì contro. «Nessuno avrà niente finché non mi date delle spiegazioni.»  
Sara si fece avanti e si fermò a una spanna da lui. «Non ti devo niente. Dammi il medaglione.»
«Dimmi a cosa serve» ribatté lui.
«Fai come ti dice» gli ordinò Carovus.
Gabriel percepì la paura nella sua voce.
«Hai commesso il tuo ultimo errore» rispose Sara. Lo fissò intensamente e sul suo volto tornò l’espressione che aveva avuto durante l’attacco al Portale Mistico.
Un tenue ronzio si diffuse per tutta la stanza. L’intensità aumentò di colpo e Gabriel si piegò in avanti e strinse la testa tra le zampe squamate. Il medaglione gli scivolò dalle dita e cadde sul pavimento. Ululò e guaì dal dolore, mentre dagli occhi gli scendevano lacrime di sangue violaceo.
Si gettò a terra. «Basta! Ti prego» urlò senza sentire la sua voce. Si rannicchiò in posizione fetale e poi non provò più nulla.

Sara batté le palpebre. Si rilassò e osservò il demone accasciato a terra. Gli occhi spalancati in uno sguardo vitreo; dalla bocca aperta gli gocciolavano rivoli di bava.
Lo scansò con un calcio e si accovacciò per raccogliere il medaglione, abbandonato a poca distanza dal cadavere. «Che serva di lezione a tutti. D’ora in avanti sono io che comando.»
«È stato tuo padre a mandarti da noi?» le domandò l’altro demone che aveva avuto al collo il gioiello.
Sara annuì. «Sei Carovus? Ha detto che saresti stato un valido aiuto. Si sbaglia?»
Carovus le si avvicinò, le prese dalle mani il medaglione e lo sistemò con gentilezza e fare regale  intorno al suo collo. «Rispetto sempre il valore del mio padrone. Quali sono i tuoi ordini, principessa Sayka?
«Sai chi sono. Non mi sorprende» disse Sara. Poi osservò disgustata i demoni tremanti. «Puoi farli tornare minacciosi?»
«Certo, non sarà un problema.»
«Bene. Andremo al Portale Mistico e questa volta otterremo il Ritus. Ho promesso a DiKann che infrangerò il Sigillo e non lo deluderò.»

 
Continua…

lunedì 26 marzo 2018

Darklight Children - Capitolo 68


CAPITOLO 68
 
Rifiutata e accerchiata

 
Patrick indossò la giacca per uscire. Non aveva più avuto notizie di Sara ed era in pensiero. Non sapeva con che scusa avrebbe giustificato la sua presenza se avesse incontrato i genitori della ragazza, ma voleva andare a casa sua e chiederle di persona se era tutto a posto.
Era davanti alla porta e cercava nel cassetto del mobile le chiavi, quando un bagliore improvviso lo fece arretrare. Prima che se ne rendesse conto, Sara gli aveva buttato le baraccia al collo e lo stringeva tremante.
«Sara! Che cosa succede?» Lei non rispose. Rimase stretta a lui, nascondendo il volto contro il suo petto. «Mi stai spaventando. Per favore calmati e  dimmi perché sei comparsa qui come una furia.»
Sara staccò lentamente il volto dalla sua camicia. «Patrick… ho fatto una cosa orribile.»
Quasi sollevandola di peso, la trascinò verso il divano. La spinse a sedersi, e continuando a tenerla tra le braccia, riprese: «D’accordo, di qualsiasi cosa si tratti non può essere tanto grave.»
«È tremendo! Ho perso il controllo! Ho attaccato i miei amici» rispose Sara con l’affanno. Era sconvolta e faticava a credere alle sue stesse parole. «Era come se fossi di nuovo Sayka. O almeno un paarte di me. Ho usato i miei poteri contro Sabrina. Volevo solo vendicarmi, non mi importava di nient’altro.»
«Vendicarti di che cosa?»
Sara si allontanò da lui. Si strinse nelle braccia, quasi a ripararsi da un colpo che stava per ferirla. «Yuri e Sabrina sono andati a letto insieme. È successo mesi fa e adesso lei è incinta.»
Patrick rimase in silenzio. Era imbarazzato. La situazione era andata oltre quello che immaginava e temeva di non poterla più aiutare. «Hai fatto del male a qualcuno? Qualcosa di… irreparabile?»
«No, ma ci sono andata molto vicino» ammise. «Ho sentito tutta la rabbia e il dolore e volevo che li provasse anche Sabrina. A quel punto è successo tutto in fretta: ho usato i poteri mentali per ferirla, ma lei ha schivato il colpo. Quando ho visto cosa poteva succederle, ho capito che non lo volevo per davvero. Non sapevo da chi andare... così sono venuta da te.»
«Hai fatto bene» rispose, posandole una mano sulla spalla. «Sei riuscita a controllare la parte di te che è Sayka. Stava per prendere il sopravvento, ma hai fatto prevalere la vera te stessa.»
«Perché mi sento comunque da schifo?» gli domandò. «Dovrei essere io quella a cui chiedere scusa e invece…»
«Non hai niente di cui vergognarti. Hai avuto un momento di rabbia, ma non sei andata fino in fondo. Devi smetterla di punirti. Tu non sei più Sayka, sei migliore e lo hai dimostrato oggi.»
Sara alzò il capo e lo guardò negli occhi.
Patrick non riuscì a interpretare quello sguardo, sembrava sollevata, riconoscente… ma c’era dell’altro.  «Posso fare qualcosa per aiutarti?»
«Fammi restare qui con te.»
Patrick annuì. «Certo. Lascia che telefoni a uno dei tuoi amici. Sono sicuro che saranno in pensiero per te.»
«No.» Sara gli afferrò il braccio e strisciò accanto a lui. «A loro non importa di me. Mi hanno mentito. Sei l’unico di cui posso fidarmi.»
Patrick aprì la bocca per ribattere. Lei si avvicinò al suo viso e cogliendolo di sorpresa, lo baciò sulle labbra.
Per pochi secondi, lasciò che accadesse. Era stato preso alla sprovvista, ma poi riprese il controllo di sé e la allontanò. «Non credo sia una buona idea.»
Sara scosse la testa. «Sì invece. Voglio stare con te.»
Gli sfilò i guanti e la giacca. Riprese a baciarlo, incominciando a slacciargli i bottoni della camicia.
«No ferma.» Patrick la spinse di nuovo via. «Sei sconvolta e arrabbiata e stai facendo una stupidaggine. Vuoi vendicarti del tuo ragazzo. Pensi che venendo a letto con me ti sentirai meglio. Ma è il contrario. Ti farà solo stare peggio.»
Sara lo fissò confusa. «Io… credevo di piacerti.»
«Ci tengo a te. E non vorrei aver fatto qualcosa per farmi fraintendere. Tu sei…» Patrick le prese gentilmente una mano e si rese conto troppo tardi di essere senza protezione. Una visione gli invase la mente.
Fu fugace, perché Sara la ritirò subito.
«Sono solo una stupida.»
Patrick stava ancora cercando di mettere a fuoco la realtà dopo l’esplosione del suo potere e non fece in tempo a fermarla. Si alzò il vento, la luce l’avvolse e ricorrendo al teletrasporto, abbandonò l’appartamento.
Si alzò dal divano barcollando, mentre davanti agli occhi rivedeva l’immagine della visione: Sara era nel negozio di magia. Il locale era deformato, come se qualcuno avesse allargato in modo sbrigativo le pareti. Tutto l’ambiente intorno aveva un aspetto grottesco. Lei sollevava il braccio destro verso il soffitto, mentre con il sinistro reggeva un libro e una luce sinistra le illuminava il volto dal basso. Con un ghigno diabolico, la ragazza rimaneva immobile e il pavimento del Portale Mistico andava in pezzi.    
Cercò i guanti, li infilò di nuovo sulle mani e risistemò camicia e giacca. Non aveva dubbi: quella scena apparteneva al futuro.
«Devo fermarla. Devo impedire a Sara di distruggere il negozio di Angelo Moser.»

Sara si ritrovò sul suo letto. Non aveva più nessun altro luogo in cui rifugiarsi. Era infuriata e offesa. Si vergognava e allo stesso tempo si sentiva persa.
«Cosa mi succede?» chiese nel silenzio e le prime lacrime le rigarono le guance. Scoppiò a piangere. Strinse il cuscino al petto, si rannicchiò e singhiozzò.
Odiava la sua vita e tutto quello che le era capitato negli ultimi mesi. Aveva perso suo fratello e per proteggere gli altri, si era negata quel dolore
E cosa ne ho ricavato?
La sua migliore amica le aveva tenuto segreto il tradimento del suo ragazzo. Yuri gentile e premuroso, che la faceva sentire speciale, per poi rivelarsi un bastardo: le era stato accanto negli ultimi mesi, mentendole ogni giorno. E come se non bastasse aveva fatto la figura della ragazzina sciocca con Patrick. L’unica persona che considerava amica, probabilmente non avrebbe più voluto rivederla.
Si sentì sconfitta. Tutto e tutti le erano contro.
«Non ti smentisci mai. La solita principessa egoista.»
Sara si drizzò a sedere. Quella voce la fece rabbrividire. Ormai aveva imparato a riconoscerla. Apparteneva allo spettro di una delle sue vittime.
Il ragazzo dal corpo grigio, che continuava a tormentarla, apparve ai piedi del letto.
«Vattene via!» gli urlò.
Lui avanzò ancora più deciso, mostrandosi interamente. Al suo fianco comparve anche la donna che aveva già fatto visita a Sara in precedenza. «Vedi sempre solo i tuoi problemi, il tuo dolore» le disse lei. «Eppure oggi hai cercato di uccidere un altro essere umano. Di questo dovresti rammaricarti.»
«Come lo sai?»
«Sappiamo tutto. Ogni mossa che fai, ogni azione indegna che compi» rispose il ragazzo. «Abbiamo giurato di tenerti d’occhio. Non avremo pace finché non espierai le tue colpe. Nessuno di noi ti abbandonerà mai.»
Alle spalle del ragazzo e della donna spettro, comparve una moltitudine di altre persone. Uomini, donne, bambini, tutti con il corpo di pelle grigia e ferite mortali sparse, che spiccavano addosso alle loro figure evanescenti. Si disposero nell’intero perimetro della camera, lasciando libero solo il letto su cui era rannicchiata.
A Sara parve che la stanza si stesse rimpicciolendo. Si sentiva in trappola, oppressa e le mancava l’aria. «Voi non siete reali. Voi non siete reali» ripeté in tono isterico.
«Lo siamo eccome» sibilò la donna. «Quel potere con cui hai ucciso molti di noi, ora ci permette di perseguitarti. Di prendere forma qui, con te, e dimostrati che il passato torna sempre a perseguitarti.»
Sara le scagliò contro il cuscino, ma questo le passò attraverso. La donna scoppiò a ridere e uno dopo l’alto tutti gli spiriti fecero altrettanto. Le loro risate le rimbombavano nella testa.
«Basta. Basta.» piagnucolò Sara. Si mise le mani sulle tempie e chiuse gli occhi. Pur non vedendoli continuava a sentirli. Stava per impazzire.
Aiutatemi. Qualcuno mi aiuti pregò in silenzio e un volto prese forma nella sua mente. Era qualcuno che sembrava conoscere, ma non ne era sicura. Aveva una maschera d’oro su metà della faccia e il resto era in ombra.
«Aiutami» sussurrò, aprendo gli occhi e rivolgendosi a quel viso misterioso. 
Una voce maschile e gutturale proruppe nella stanza. «Silenzio!» ordinò.
I contorni delle figure degli spettri tremarono, uno dopo l’altro svanirono, in un misto di terrore e dolore.
Sara si ripulì il volto dalle lacrime. Era sola in casa, eppure quella voce non se l’era immaginata e l’aveva salvata.
«Vieni allo specchio» comandò il misterioso salvatore con un tono sostenuto, ma non minaccioso.
Lei mise lentamente i piedi sul pavimento. Camminò titubante verso il mobile addossato alla parete, a cui era appeso lo specchio. Una parte di lei le suggeriva che era sbagliato, di non rimanere lì e di correre fuori dalla casa il più in fretta possibile. Ma l’altra metà la rassicurava che non c’era niente da temere. Al contrario era al sicuro ora che quella persona si era manifestata.  
Sara guardò la sua immagine riflessa e disse: «Sono qui.»
La se stessa oltre il vetro svanì lentamente, sostituita da qualcuno di inaspettato. Era l’uomo con la maschera in volto, ma poteva vedere chiaramente anche il resto dei suoi lineamenti. La parte inferiore della faccia era rossa e squamosa; dalle tempie gli partivano due lunghe corna color avorio con la punta rivolta all’indietro; il viso era incorniciato da lunghi e lisci capelli scuri.
«Chi sei?» domandò Sara.
«Speravo che fossi in grado di riconoscermi» rispose lui. «Sono passati secoli, ma i membri di una famiglia non si dimenticano. Sono tuo padre. Sono DiKann.»

 
Continua…

lunedì 19 marzo 2018

Darklight Children - Capitolo 67


CAPITOLO 67

Tradita

 
Yuri si fece avanti per parlarle. «Sara, lascia che…»
«Puoi rientrare a riposarti. Il pericolo è passato. È tutto finito» s’intromise Naoko.
Non era finito niente. Per Sara, quella rivelazione era solo l’inizio. Si voltò a fissare in faccia Sabrina  «No. Devo occuparmi di lei!»
Scorse Angelo Moser avanzare preoccupato. Dal suo sguardo le fu chiaro che aveva ben compreso la situazione. Più di tutti gli altri.
«Sara riprenditi! Non sei in te!» le disse.
«Non si immischi» gli ringhiò, senza staccare lo sguardo da Sabrina davanti a sé. «È una questione tra me e questa puttanella. Una questione che va vanti da più di una vita.»
Yuri scostò Naoko e si inserì tra loro due. «Basta, Sara. Calmati e  parliamone. Sono sicuro che c’è un errore.»
«No. Nessun errore» ribatté Sabrina.
«Ha fatto il test con me» confermò Naoko. «Yuri, sai che sei il padre.»
Altra rabbia e frustrazione si riversarono in Sara. Guardandola negli occhi a mandorla urlò: «Non ci credo! Anche tu! Sapevi tutto e non me lo hai detto. Che razza di amica sei?»
Naoko la fissò con sguardo colpevole. «Sara, cerca di capire…
«No! Non devo capire!» gridò. Nel momento in cui aveva più bisogno di sostegno, dei suoi amici, del suo ragazzo, scopriva che tutti le avevano mentito da mesi. Le si erano rivoltati contro e pretendevano che fosse comprensiva. Era assurdo. «Mi avete tradito. Mi fidavo di Yuri e anche di te!»
Sara si portò i palmi alle tempie. La testa le sembrò scoppiarle. Aveva caldo ed era furiosa. Yuri e Naoko avevano sbagliato nei suoi confronti, ma c’era qualcuno che tramava di portarle via ciò che era suo da sempre. Perfino da un’altra vita.
Con uno scatto, tornò a concentrarsi su Sabrina. «È stata lei. Vi ha messi tutti contro di me. Sei tu la colpevole di tutto.»
«Non per contraddirti» intervenne Davide. «Ma tecnicamente sono colpevoli entrambi:  un bambino lo si fa in due.»
«Zitto. Non peggiorare la situazione» disse Angelo. «Sara, te lo ripeto, calmati. Non obbligarmi a usare le maniere forti.»
Sara rimase a fissarlo, poi sentì un barlume di ilarità solleticare il suo umore. Scoppiò a ridere in modo isterico. «Maniere forti? Con me? Pensa davvero di potermi spaventare?»
Il suo umore ebbe un nuovo sbalzo. Non trovava più quella minaccia divertente. Ritrovò il suo rancore. Chiuse gli occhi e si concentrò sul dolore alle tempie, ricordò ciò che sapeva fare quando era stata Sayka. Con la mente, poteva comandarli con la stessa facilita con cui un burattinaio sposta le sue marionette. «Voi quattro, fatevi da parte e non intralciatemi.»
Contro la loro volontà, Angelo, Davide, Yuri e Naoko si mossero secondo il suo comando. Si scostarono da Sabrina e procedettero verso la cancellata, fermandosi accanto alle sbarre e lasciando libero lo spazio tra loro due.   
Ombra e Scintilla guizzarono davanti alla ragazza bionda e le soffiarono contro.
«Fuori dai piedi» gridò Sara e il colpo mentale obbligò gli animali a indietreggiare con la coda tra le zampe e le orecchie abbassate.   
Sabrina la fissò in volto. «Non volevo tutto questo» le disse con sguardo dispiaciuto.
Sara si irritò ancora di più. «Dovevi pensarci prima di andare a letto con il mio ragazzo per farti mettere incinta e portarmelo via.»
«Non è andata così. Quando abbiamo scoperto la verità sul passato, eravamo sconvolti. Io e Yuri avevamo bisogno di qualcuno e ci siamo trovati. Abbiamo agito senza pensare, questo forse è vero, ma nessuno voleva ferirti.»
«Ti illudi che ti creda? Hai sempre voluto Yuri. Me ne sono resa conto dal primo momento che lo hai visto. E alla fine hai trovato il modo per rubarmelo.»
«Sei tu che lo hai allontanato» l’accusò. «Lo hai praticamente spinto da me!»
Sara strinse i pugni. Sabrina aveva superato ogni limite: l’aveva tradita e osava anche addossarle le sue colpe. Non poteva permetterle di passala liscia. Le tempie tornarono a pulsarle, ma questa volta accolse quel dolore, poteva plasmarlo e ridirigerlo verso altri.
Da lontano, Angelo Moser gridò: «Sara, fermati! Stai seguendo l’influsso di Sayka. Se continui così, non potrai più tornare indietro!»
Girò il volto a guardarlo. «Le ho già detto di non impicciarsi. Non lo ripeterò ancora.»
Guidata dalla sua ira, Sara sentì il risentimento espandersi in tutto il suo corpo, in ondate di calore sempre più intense, quella era la sua arma e l’avrebbe brandita contro Sabrina. L’energia della sua mente si raccolse di nuovo nella sua testa e la liberò, scagliandola come un coltello contro la sua avversaria.

Sabrina percepì l’energia mentale sfrigolare nell’aria un secondo prima che si propagasse da Sara e con suo stesso stupore, si trovò sollevata da terra.
Galleggiò sicura a mezz’aria, il colpo psichico le passò accanto facendo tremolare l’aria e si abbatté sul terreno, dando origine a una buca.
Realizzò cosa le sarebbe successo se fosse stata colpita e agendo per un istinto che non riconosceva come suo, alzò le braccia, liberando il potere telecinetico.
Sara fu sollevata e scaraventata contro la cancellata alle sue spalle. Quando tornò a fissarla, aveva uno sguardo dolorante e disorientato.
Stremata per quell’unico gesto, che non riconosceva come di sua volontà, Sabrina cadde in ginocchio sul terreno. E udì i passi degli altri muoversi nella sua direzione. La botta subita aveva fatto perdere a Sara la presa su di loro.  
Yuri si accovacciò al suo fianco, aiutandola a rialzarsi. «Sei tutta intera?»
«Credo di si» rispose ancora confusa e incredula.
Con la coda dell’occhio intravide Naoko avanzare in direzione di Sara, mentre i suoi fedeli gatti al seguivano guardinghi.
 «Non avvicinarti» le intimò Sara. Si appoggiò alale sbarre contro cui aveva sbattuto e si rimise in piedi. Guardò uno, a uno tutti loro e Sabrina riconobbe che i suoi occhi non erano più carichi di furia, ma trasmettevano un’espressione di smarrimento e dolore. Era come se si fosse resa conto solo in quel momento di quello che aveva fatto.
«Sara, ascolta…» provò a dirle.
Lei si strinse le braccia intorno al petto. Si alzò il vento del teletrasporto e la luce abbagliante circondò il suo corpo, facendola svanire.
«Dobbiamo seguirla» disse Naoko.
«Per andare dove?» domandò Davide. «Non sappiamo dove sia scappata.»
Angelo si avvicinò a lei e a Yuri. «Adesso abbiamo altro a cui pensare.» Con sguardo comprensivo e tono pacato, le chiese: «Come sei riuscita a usare la telecinesi in quel modo? La portata del potere che hai mostrato è tipica dei... demoni.»
«Cosa vuole insinuare?» fece Yuri aggressivo.
Sabrina posò la mano sinistra sul petto del ragazzo, per calmarlo. «Non sono stata io. Può sembrare assurdo, ma... so per certo che è stato il bambino. Ha slavato me e fermato Sara. Questo potere è opera sua.»

 
                                                           
Continua...

lunedì 5 marzo 2018

Darklight Children - Capitolo 66


CAPITOLO 66

Il libro che risorge

 
Angelo Moser osservò i due ragazzi andare incontro ai demoni, seguendoli fin dove la vista gli permetteva. Una parte di lui era fiera di loro, forse non lo avrebbero ammesso apertamente, ma era convinto che stessero iniziando a prendere seriamente in considerazione l’idea di diventare guerrieri dell’Ordine e lottare per difendere gli innocenti.
Si spostò verso la vetrina, sperando di scorgerli mentre combattevano, la visuale però era ostruita dalle fronde degli alberi del parco.
«Dai l’addio ai tuoi agnelli sacrificali?» domandò una voce cavernosa alle sue spalle.
Angelo si girò con uno scatto e si trovò a una decina di passi di distanza dal demone dalle squame blu. «Come sei riuscito a entrare?»
«Non crederai davvero che le tue insulse protezioni magiche siano un problema per me? Sono Carovus, emissario di DiKann. Niente può fermarmi.»
«L’ultima volta che sei stato qui la pensavi diversamente.» Angelo estrasse un osso dalla tasca dei pantaloni, lo lanciò ai piedi del demone e urlò «Disperde nebule!»
Una foschia grigio perla si avventò contro l’intruso, ma fu dispersa da uno sbuffo di vapore blu cobalto che portò Carovus davanti al bancone con il registratore di cassa. 
«Ottima mossa» ammise il demone. «Come ti ho già detto, però, niente può fermarmi. E ora dammi il libro.»
Angelo s’irrigidì. «Di qualsiasi cosa parli, non l’avrai da me.»
Carovus sogghignò, mostrando le zanne. «Non offendere la mia intelligenza. Consegnami il Ritus
«Quel testo è andato distrutto» rispose. «Hai sprecato solo del tempo, se hai organizzato quest’attacco con i tuoi sottoposti per entrare qui e prenderlo. Chi ti ha preceduto non ti ha messo al corrente?»
«Sappiamo entrambi che non è vero. Voi dell’Ordine ne avete fatta una copia e sai benissimo che questo ha contribuito a far scattare la capacità del Ritus di rigenerarsi.»
Angelo lo guardò cercando di dissimulare la frustrazione. «Chi ti ha dato tutte queste informazioni?»
«DiKann in persona» disse Carovus orgoglioso. «Tramite il suo legame con quel volume, il mio padrone sa che il Ritus è ancora integro ed è riuscito a rifugiarsi nella vostra imitazione, salvandosi come sempre.»
«Come tutti i demoni sei un bugiardo» replicò. «DiKann è prigioniero nel suo regno. Nessun demone può contattarlo. A meno che…»
Il ghigno si allargò sulla faccia deforme e squamosa di Carovus. «Esatto! Sono uno dei depositari dell’uovo. Un demone nato come uomo sulla Terra e poi trasformato in demone nel Primo Inferno.» Notò la sua espressione confusa, stava cercando di darsi una spiegazione. «Non tormentare il tuo patetico cervello. Sono una rarità. Anzi l’unico a cui è successa una cosa del genere. Nessun altro degli uomini di Barbieri ha avuto l’onore di incontrare il nostro Signore.»
«Se è tutto vero, sei uscito dal Primo Inferno e hai superato il divieto del Sigillo grazie alla tua origine umana… e allora sai anche cos’è il Catalizzatore per rompere il Sigillo» ragionò Angelo ad alta voce.
Carovus compì un balzò verso di lui e gli afferrò la camicia. «Proprio così. Se mi dai il libro senza fare storie, ti rivelerò chi è prima di ucciderti.»
«Preferisco ammazzarti e scoprirlo da solo.» Gli sferrò una ginocchiata nello stomaco, che lo fece allontanare il tempo necessario per recitare una nuova formula. «Demonae intruse, errante terrae, infernum ritornae!»
Un cerchio di fiamme viola circondò la parte di pavimento su cui si trovavano i piedi di Carovus. Le fiamme si innalzarono e trasformandosi in catene violacee, lo avvolsero intorno alle braccia e alle gambe, cercando di trascinarlo verso il basso.
In ginocchio e con i polsi stretti dalle catene fiammeggianti, il demone riuscì comunque a stringere con la mano sinistra il medaglione rosso che aveva al collo e questo bastò a estinguere il fuoco e renderlo di nuovo libero.
Prima che si rialzasse, Angelo lo superò e corse verso la porta di uscita. Carovus si mise in piedi in pochi secondi, lo raggiunse e con un movimento fulmineo, lo agguantò per le spalle, rigirandolo con il volto rivolto verso il suo.
«Complimenti, voi dell’Ordine siete tenaci, questo devo riconoscerlo» disse in un misto di divertimento e rabbia. «Adesso però mi hai stufato. Non mi servi vivo. Rivolterò questo posto da cima a fondo, finché non troverò il Ritus
Angelo aveva esaurito i suoi espedienti. Per difendersi aveva bisogno di altro materiale, tutto rinchiuso nel magazzino segreto sotto il negozio.
Il demone gli piegò a forza la testa da un lato e avvicinò le zanne per assaggiare la sua carne e il suo sangue.
Dall’esterno esplose una strana energia, il riverbero attraversò il vetro della porta davanti a cui si trovavano, facendolo tremolare. Carovus si allontanò infastidito e allentò la presa su di lui.
Angelo colse l’occasione di sfuggirgli e si allontanò.
«Che succede?» gridò il demone, sbavando furioso.
In risposta udirono la voce di Sabrina dall’esterno. «Aspetto un bambino da Yuri».
Angelo si fermò sorpreso per quella rivelazione. Carovus invece non parve interessarsene. Si guardò intorno e lo individuò. Stava per ripartire all’attacco, quando qualcosa lo fermò.
Prima che Angelo potesse compiere un gesto, il demone ululò di dolore e nascose la testa tra le mani. Provò ad allontanarsi dalla porta, barcollando e sbattendo contro il bancone. Poi il fumo cobalto che lo aveva già tratto in salvo, lo avvolse portandolo lontano.
Angelo corse verso la porta, la spalancò, uscì e vide che non c’era più traccia dei demoni. Chi aveva spinto Carovus a scappare all’improvviso, aveva messo in fuga anche loro.
Si accorse che Sara e Sabrina non erano molto distanti da lui, con intorno gli altri ragazzi e i gatti di Naoko.
Aprì la bocca per domandare cosa fosse accaduto, ma la voce gelida di Sara lo frenò. «No. Devo occuparmi di lei!» disse.
E lui seppe che i veri problemi erano appena iniziati.

 
Continua…

lunedì 26 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 65


CAPITOLO 65

Verità inaspettata

 
Seduta su una poltrona accanto a Yuri, Sabrina lo osservava mentre leggeva il suo Registro dell’Ordine.
Forse è la volta buona che riesco a parlargli pensò. Appena usciti da scuola si erano separati dagli altri tre amici. Prima che imboccasse la strada di casa, il ragazzo le aveva offerto di tornare da lui a leggere insieme i Registri e lei aveva accettato. Era passata un’ora e gli spiriti che lo avevano tormentato in precedenza, non si erano presentati. Si fece coraggio e chiese: «Va tutto bene?»
Yuri distolse lo sguardo dal fascicolo aperto sulle gambe e annuì. «Sembra che la tua presenza li tenga lontani.»
Sabrina sorrise. «Sono meglio dei Ghostbusters
Yuri rise a sua volta. «Già, pare proprio di sì.» Notò poi che lei non aveva preso il suo Registro dallo zaino. «Non dirmi che sei rimasta tutto questo tempo a fissarmi?»
«Volevo essere sicura che non corressi pericoli.»
«E se qualche spettro del passato se la prendesse con te?» le domandò, apparendo seriamente preoccupato. Chiuse la cartelletta con i fogli e disse: «Avanti, tocca a te. Ora ti farò io da guardia e se inizierai a lanciare oggetti in giro con la telecinesi, ti aiuterò a svegliarti.» 
«Grazie, ma piuttosto c’è qualcosa che dovrei dirti e vorrei solo che tu mi ascoltassi» replicò Sabrina, decidendo che era la sua occasione di rivelare la verità.
«Ok… ma c’è qualche problema?»
«Sì… cioè no… insomma…» bofonchiò. «Quello di cui ti voglio parlare è stata una sorpresa anche per me e non mia spettavo una…»
Il campanello dell’abitazione suonò, sovrastando la sua voce e facendoli sussultare entrambi. 
«Torno subito.» Yuri si alzò e andò ad aprire. «Ciao, Sara, non ti aspettavo.»
Sabrina si voltò di scatto verso il corridoio. Era arrivata nel momento peggiore e avrebbe mandato all’aria il suo obiettivo di raccontare tutto. Ma soprattutto, perché si era presentata a casa di Yuri?
«Scusa se non ti ho avvertito, ma è un’emergenza» rispose lei. Sabrina la udì avanzare nell’appartamento. «Dobbiamo andare subito al Portale Mistico. Mi è arrivato un messaggio da Naoko. È lì con Davide e c’è un gruppo di demoni che...» si bloccò appena la vide, entrando nel salone. Rimase a fissarla e a Sabrina parve sorpresa e infastidita di trovarla lì. Lei stessa si sentì come un elemento fuori posto in quella stanza. «Scusate, non sapevo fossi qui. Ho forse interrotto qualcosa?»
Sabrina si efce prendere dal panico. «Io… io...» balbettò e si sentì una stupida. Non riusciva a evitare di sentirsi in colpa.
«Hai parlato di demoni » intervenne Yuri. «Hanno attaccato il negozio?»
Sara spostò lo sguardo da lei al ragazzo. «Non ancora,  ma i gatti di Naoko l’hanno avvisata che stanno avanzando velocemente verso di loro. Angelo Moser è con loro due e dice che le difese del Portale Mistico sono sicure, ma hanno bisogno anche di noi per sconfiggerli.»
«Sbrighiamoci» disse Yuri. «Tornerai dopo a prendere la tua roba» disse a Sabrina, mentyre si spsotava inc amera per cercare la giacca e le chiavi dell’auto.
Lei lo guardò perplessa. Non aveva fatto in tempo a raccontare della gravidanza, del pericolo che temeva potesse correre se coinvolta in una lotta. Poi guardò Sara, immobile a osservarla e capì che non aveva scelta. Per non farle venire qualche dubbio, doveva seguirli. Lasciò la sua borsa sulla poltrona e si alzò , infilandosi la giacca.
Uscirono insieme dall’appartamento, pronti alla lotta, però Sabrina era convinta che oltre ai demoni, avrebbe dovuto preoccuparsi anche di Sara.

«Se restiamo dentro saremo al sicuro» gridò Davide davanti alla porta a vetri del Portale Mistico. «Lo ha confermato anche il signor Msoer: le difese di questo posto sono a prova di demone.»
«E alle altre persone non pensi?» chiese allibita Naoko. «Non possiamo rischiare che quei mostri vadano a cercarsi altre vittime.»
Davide sbuffò spazientito. «Dico solo di aspettare che arrivino gli latri, saranno qui a momenti.»
«No, Naoko ha ragione» s’intromise Angelo. «Non potete correre rischi, la vostra priorità devono essere le persone innocenti. Anche se non volete fare parte dell’Ordine, avere dei poteri vi dà delle responsabilità verso chi non può difendersi da solo.»
«Sembra un discorso dell’Uomo Ragno» sbottò Davide. Pensava fosse stupido buttarsi in una lotta in minoranza, quando fuori non c’era anima viva che corresse pericoli. Ricordò però che anche lui si era trovato in una situazione del genere senza preavviso e se la era cavata solo grazie a Leonardo. Ripensare al ragazzo e rimanere lì a far niente, lo fece sentire egoista. «E va bene. Andiamo a prendere a calci nel culo quei demoni.»
Angelo si avvicinò alla porta. Recitò una formula strana e li fece uscire. Avanzando all’esterno, Davide lo vide muovere le labbra per attivare di nuovo l’antifurto mistico del negozio e seguirli con lo sguardo oltre il vetro.
Con Naoko e i due gatti al suo fianco, attraversò il tratto di marciapiede che separava l’edificio dal parco e quando misero piede sull’erba, una ventina di felini sbucarono dai cespugli e si unirono a Ombra e Scintilla, facendo loro da scorta.
«Ci aiuteranno a tenerli bada finché non arrivano gli altri» disse Naoko.
Davide non ne era molto convinto. «Non ti preoccupi che anche loro possano farsi del male?»
«Sanno badare a loro stessi.»
All’orizzonte, sei figure con il corpo di sei colori diversi avanzavano in posizione eretta. Camminavano con passo sicuro, predatori consapevoli della propria forza e certi di essere superiori a chiunque si fosse opposto a loro. A guidarli c’era un demone dalle squame verde scuro e le corna da ariete, Davide riconobbe che era lo stesso che li aveva attaccati qualche giorno prima dentro al negozio. Non appena li scorse, iniziò a correre, imitato dai compagni.
Davide provò fin da subito a creare barriere cilindriche per imprigionarli, ma loro erano più rapidi del previsto e non aveva il tempo di bloccarli. Decise di cambiare strategia. Afferrò Naoko per il polso. «Stammi vicina» le ordinò e costruì una cupola protettiva intorno a loro.
«E i gatti?» chiese Naoko, guardandoli attraverso la coltre opaca della barriera.
«Hai detto tu che sanno difendersi da soli» rispose. «A ogni modo, puoi guidarli anche da qui dentro, giusto?»
La ragazza annuì. Cercò con lo sguardo Ombra e Scintilla in mezzo al gruppo e Davide la vide concentrarsi su di loro, intuendo che stava sfruttando il suo dono.
Al sicuro dentro la cupola di energia invisibile che aveva forgiato, Davide vide i gatti dividersi in gruppi da tre e quattro e puntare ognuno uno dei sei bersagli. Saltarono addosso ai demoni e tentarono di graffiarli e morderli. I mostri squamati si difesero staccando le bestie dai loro corpi e gettandole a terra violentemente.
Il demone verde scuro era il più aggressivo e riuscì a lasciare a terra tramortiti un paio di assalitori e proseguire verso la loro protezione. Stava per tentare di squarciare le pareti invisibili, ma una scia di fiamme giallo-rosse si frappose tra loro e lo obbligò ad arretrare.
«Ti ricordi di me?» domandò Yuri minaccioso, arrivando di corsa con alle spalle Sara e Sabrina. «L’ultima volta hai cercato di azzannarmi!»
Il demone era pronto a cambiare preda, ma una forza invisibile lo sollevò da terra e lo mandò contro il suo simile che gli era subito dietro, spingendoli entrambi a qualche metro di distanza, contro il tronco di un albero.
Davide riconobbe la telecinesi di Sabrina e dato che i nemici erano abbastanza lontani da rendere impossibile squartarli, sgretolò la cupola.
«Presto! Rientriamo nel negozio» gridò Sabrina. «Dentro saremo al sicuro.»
«Non possiamo» rispose Naoko, «Dobbiamo difendere la zona. Se passa qualcuno, rischia di finire coinvolto nella lotta.»
Davide si concentrò sui due demoni che Sabrina aveva mandato a terra e creò di fretta una prigione. Il leader verde scuro si riprese all’improvviso, giusto in tempo per sfuggirgli e lasciare solo il compagno con le squame gialle bloccato all’interno.
«Di lui mi occupò io» disse Yuri, lanciandosi con le mani ricoperte dal fuoco crepitante contro l’avversario. Iniziò a  prenderlo a pugni e ogni colpo lasciava bruciature sulle squame e costringeva il demone a rantolare di dolore.
Naoko si rivolse alle altre due ragazze. «Scegliete un nemico e cercate di tenerlo a bada, in modo che Davide poi possa imprigionarlo.» Corse verso due demoni, quelli con le squame viola e vermiglio e parlò silenziosamente con i gatti radunati lì vicino. Il branco di felini si divise in due gruppi da dieci e si lanciò contro i mostri, provando ad arpionare con gli artigli le loro squame, per rimanere avvinghiati ai corpi.
Cercando di tenere tutti i demoni sotto controllo, per agire al momento opportuno, Davide scorse gli ultimi due dalle squame verde smeraldo e marrone gettarsi in direzione delle altre due ragazze.
«Bloccali e allontanali ancora con il tuo potere» ordinò Sara.
Sabrina rimase ferma. Era visibilmente paralizzata dalla paura. «Non posso» sibilò.
«Che dici? Lo hai fatto prima» ribatté Sara. «Forza!»
«Non ci riesco» rispose l’altra.
Davide capì che c’era qualcosa che la spaventava oltre ai demoni. Corse verso di loro per tentare di creare una seconda cupola invisibile. I demoni però erano in vantaggio, con un balzo le avrebbero raggiunte. Sara prese Sabrina per un braccio e la luce del teletrasporto segnalò a Davide che erano fuori dal parco.

Sabrina sgranò gli occhi e vide davanti a sé la porta del Portale Mistico. Sentì i muscoli sciogliersi per il sollievo.
«Che diavolo ti prende?» la aggredì Sara
«Non posso. Non posso lottare.»
«Perché?» le domandò infuriata. «Stiamo tutti facendo la nostra parte.»
Quelle accuse risvegliarono la grinta in Sabrina. Non le importava più di ferire l’altra ragazza, o di cosa avrebbe fatto dopo. «Aspetto un bambino da Yuri» urlò con tutto il fiato che aveva in corpo. Il timore che suo figlio corresse qualche rischio l’aveva privata dei ogni freno nel rivelare quella verità. La sua voce risuonò nel silenzio della strada deserta, arrivando anche alle orecchie dei compagni impegnati nella battaglia.
Si guardò intorno. Per un solo attimo, Naoko, Davide e Yuri si voltarono a osservarla.
«Sono incinta…» ripeté «…mi dispiace lo sappiate così.»
Sara arretrò lentamente. Sul suo volto erano palesi le emozioni, rabbia, dolore, sorpresa. Sabrina pensò di averle inferto un colpo peggiore di una sberla in faccia. Poteva immaginare cosa stesse pensando in quel momento: “Non poteva accadere di nuovo; di nuovo un triangolo con Yuri.”
«Vi siete presi gioco di me» sussurrò Sara a denti stretti. «In questi mesi e giorni mi avete trattato come sempre, mentre nascondevate il vostro segreto.»
Sabrina iniziò a sentir defluire il suo coraggio, come una bottiglia che si svuota del suo contenuto. «Ti giuro che volevo dirlo. Volevo raccontare tutto, ma ogni volta succedeva qualcosa.»
Sara scosse la testa «No. Non è vero. Eravate bugiardi nelle nostra vita passata e lo siete ancora. Era solo questione di tempo prima che riaccadesse.»
«Non è così» mormorò Sabrina.
«Stai zitta!» Sara si portò le mani alle tempie. Era infuriata, offesa, delusa e rabbiosa. Si piegò in avanti, come se la testa fosse troppo pesante da sorreggere. Gridò in preda a un dolore improvviso e un’onda invisibile, fatta di pura energia mentale, si abbatté come uno tsunami nello spazio che la circondava.
Sabrina avvertì una lieve vertigine, ma l’impatto fu più doloroso per i demoni. Li sentì latrare sofferenza e terrore, quel lamento si fuse con l’urlo di Sara e si girò a guardare gli altri.
Il demone imprigionato da Davide sbatté più volte come una furia contro la parete invisibile e il contraccolpo obbligò il ragazzo a liberarlo. Il demone verde scuro si allontanò da Yuri.. I due alle prese con i gatti sembrarono dimenticarsi di averli appiccicati agli arti e i felini si buttarono verso il terreno, disturbati a loro volta. I demoni restanti tornarono sui loro passi.
Tutti loro non prestarono più attenzione alla battaglia e con gli occhi stretti come fessure, corsero uno dopo l’altro verso il fondo del parco, da dove erano venuti, con l’unico desiderio di mettersi in salvo.
Sabrina riscontrò la stessa incomprensione nei suoi compagni. Qualsiasi cosa avesse provocato quel dispiego di energia psichica di Sara, li aveva slavati. Ammutoliti, dalla propria posizione ognuno di loro osservò i demoni fuggire, fino a sparire oltre la loro visuale.
Con la testa china, Ombra e Scintilla si avvicinarono ai piedi di Naoko Lei si abbassò e ascoltò il loro messaggio telepatico. Poi, si alzò e si voltò indietro a guardare Sara che si teneva ancora dolorante  la testa. «Tutto questo potere  è opera di Sara e forse anche dell’altra sua identità.»
Sabrina tornò a osservare la ragazza. Rimase immobile, non sapendo cosa dire o fare. I tre compagni la raggiunsero e parvero a loro volta timorosi di fare domande.
Sara sollevò lentamente la testa e si guardò intorno inespressiva.
Yuri si fece avanti per parlare. «Sara, lascia che…»
«Puoi rientrare a riposarti. Il pericolo è passato. È tutto finito» s’intromise Naoko.
«No» rispose Sara in tono neutro. Puntò lo sguardo su Sabrina e la ragazza riconobbe nei suoi occhi il guizzo di una luce sinistra. «Devo occuparmi di lei!»



Continua…

lunedì 12 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 64


CAPITOLO 64

Preparativi del raduno

 
Gabriel sonnecchiava, rannicchiato sul pavimento della sua stanza. Da settimane aveva perso una dopo l’altra le abitudini tipicamente umane e pur avendo un letto comodo in cui dormire, si era abituato a usare come materasso le assi di legno del parquet.
Dilatò d’istinto le narici e percepì una moltitudine di nuovi odori, solleticarono il suo olfatto, svegliandolo bruscamente.
Gabriel si rigirò, posizionandosi a quattro zampe e annusò con forza l’aria. Pur avendo dormito poco a causa di una nenia che Carovus aveva ripetuto incessantemente per tutta la notte e buona parte della mattina, i suoi sensi erano abbastanza vigili da assicurargli che ci fossero cinque o sei intrusi nella villa.
Uscì dalla camera e scese le scale guardingo. Giunto al piano terra si mise in posizione eretta e constatò di non essersi sbagliato. Sei figure erano inginocchiate intorno al divano, su cui era stravaccato il suo coinquilino dalle squame blu, e a differenza di loro, i nuovi arrivati presentavano delle caratteristiche che fornivano l’aspetto da ibrido metà umane e metà demoniache.
«Ben svegliato, Gabriel» lo salutò Carovus, puntandogli gli occhi addosso.
«Chi sono questi mostri?» gli domandò, sostenendo lo sguardo.
«Non è carino parlare in quel modo dei propri simili» rispose l’altro con un sorriso. Allungò la mano artigliata e accarezzò la testa a un uomo dai capelli castani corti, con scaglie vermiglio intorno ai contorni del volto, che si estendevano lungo collo e spalle, fino alle punte delle dita. Accanto a lui, un altro con i capelli biondi scostati a celare parte delle piccole corna color avorio e squame giallo spento sparse sulle guance e sul petto, messo in mostra dalla maglietta sfilacciata, si fece avanti per avere le attenzioni del demone. «Hai visto come sono carini? Sono come cuccioli. Questo è il momento giusto per svezzarli.»
Tornando a guardare l’altro demone completo, Gabriel notò che aveva uno strano medaglione rosso al collo e fu sicuro di non averglielo mai visto addosso i giorni precedenti.
Pur incuriosito, non ne fece parola e chiese: «Perché li ha portati qui?»
«Sono venuti da soli. Hanno sentito il mio richiamo. In realtà l’ha sentito l’embrione nell’uovo che hanno in corpo, ma presto non farà differenza.»
Gabriel osservò disgustato quella scena. Anche gli altri quattro uomini, provvisti di macchie squamate viola, marrone, verde smeraldo e azzurre, in evidenza sui lembi di pelle scoperti, e che spuntavano dai vestiti strappati, si ammassarono intorno alla mano di Carovus, come tanti fedeli animaletti che cercano l’affetto del loro padrone. Per la prima volta fu contento che la sua trasformazione fosse avvenuta spontaneamente, quando non c’era nessuno a comandarlo. Non avrebbe sopportato di ritrovarsi in quello stato.
«Va bene piccolini, è arrivato il momento.» Carovus afferrò il medaglione rosso e lo strinse con il pugno destro talmente forte, che le squame schioccarono sulle sue dita.
I sei mezzi uomini si contorsero sul pavimento. Urlarono di dolore, si strinsero in posizione fetale e il loro fisico subì una mutazione violenta. La pelle sparì, invasa totalmente dalle squame colorate che si intravedevano dai loro vestiti e questi ultimi si lacerarono definitivamente, ricadendo in terra in piccole matasse accanto a loro.
Dopo qualche secondo, le sei figure si alzarono debolmente, mettendosi a quattro zampe. Non avevano più alcuna traccia umana, ormai erano demoni completi.
Gabriel li guardò confuso e sconvolto. «Ma come…?» 
«Adesso, Gabriel vi porterà a fare colazione» disse Carovus con un tono melenso, che contrastava con la rudezza della sua voce. Alzò la testa e si rivolse al compagno. «Andrai al negozio di magia e con questo piccolo esercito sistemerai il conto in sospeso con il proprietario. Se dovessi ritrovarti davanti i ragazzini, fai attenzione a Sara Martini. Non attaccarla: è l’unica abbastanza forte da distruggervi tutti.»
«E tu non vieni?» domandò Gabriel sospettoso.
«Ho bisogno di riposo. L’incantesimo per richiamare questi sei e trasformarli mi ha richiesto un notevole sforzo.»  
Gabriel lo fissò dubbioso. Se era stanco e debole, quella poteva essere la sua occasione per ribaltare la situazione e riprendere il comando. Di sicuro non gli sarebbe capitato una seconda volta.
Carovus parve intuire le sue intenzioni. «C’è qualche problema?» domandò, scrutandolo con i suoi occhi scuri e mettendosi in piedi come a reclamare il suo territorio.
Gabriel scosse la testa. Qualcosa nella sua mente e nel suo corpo lo spinsero rabbrividire e allontanarono il suo impulso a ribellarsi. «Andiamo» ringhiò poi ai nuovi demoni inginocchiati, passando davanti al divano e diretto all’esterno della villa.
I sei demoni guardarono prima Carovus, aspettando la sua approvazione, poi notando che non si opponeva, si misero in piedi barcollando e seguirono ubbidienti l’altro simile.

Terminato l’orario scolastico, Davide e Naoko si erano accordati per continuare la lettura dei Registri nel suo negozio di Angelo Moser. Nella stanza sotterranea adibita a magazzino, allo stesso tavolo intorno a cui si erano seduti qualche giorno prima, si dedicavano in  maniera diversa a cercare di risolvere il mistero sulla possibilità che Leonardo fosse ancora vivo.
Davide aveva abbandonato il suo Registro nello zaino e sfogliava avidamente quello dell’amico morto. Cercava nelle trascrizioni della sua vita passata ogni informazione o fatto legato all’uso del potere originale del ragazzo. La proiezione astrale era l’unico indizio che avevano trovato e su cui si basava tutta la loro teoria.
Naoko invece, aveva il Registro che la riguardava aperto sotto gli occhi, ma sfogliava le pagine sempre più insoddisfatta.
«Grazie per aver mantenuto il segreto con gli altri» disse Davide.
Lei alzò la testa per guardarlo. «Non devi ringraziarmi. È una decisione che condivido, penso sia inutile dare agli altri false speranze. E poi, come mi ha insegnato mia nonna, quello che sto facendo è anche un modo per rimediare agli errori dell’altra vita » Abbassò il capo e aggiunse: «. Purtroppo il mio Registro non dice nulla di rilevante su Lucen che ci aiuti ad avere altre indizi sul reale stato di Leonardo… anche se…»
Davide la fissò inquieto: sembrava le fosse venuto in mente qualcosa. «A cosa stai pensando?» 
«Ci siamo concentrati sulla proiezione astrale, ma forse la risposta non è in queste vecchie carte» rispose. «Dov’è il suo corpo?»
«Che vuoi dire?»
«Che fine ha fatto il corpo di Leonardo? Se quella che abbiamo visto morire era davvero la manifestazione del suo inconscio, allora dov’è la sua parte fisica?»
«Giusta osservazione.» Davide si fermò a riflettere, se la teoria del potere originale di Leonardo era corretta, concordò che quello era il particolare su cui dovevano indagare. «Probabilmente è rimasto nel luogo dove si trovava quando la sua mente si è separata dal corpo.»
«Esatto, ma come mai non si è fatto vivo dopo che abbiamo cancellato il suo ricordo da tutti? Dovunque si trovasse al momento della separazione, dopo avrebbe dovuto riunirsi e venire a cercare qualcuno di noi per vedere se lo riconoscevamo.»
«Be’… ci sarà una spiegazione…»
«E quale?»
Davide la guardò scocciato. «Che ti prende? Credevo lo volessi ritrovare anche tu.»
«Infatti è così» replicò Naoko. «Però c’è qualcosa che non funziona nel nostro ragionamento.»
«Vuoi dire che stiamo perdendo tempo?»
 Lei si alzò in piedi. «No. Sto dicendo che ci serve qualcuno più esperto di noi, qualcuno  che forse  può vedere particolari che a noi sfuggono.» Aggirò il tavolo e si diresse verso le scale che portavano al piano superiore.
Davide balzò in piedi e con uno scatto le fu dietro «Aspetta. Cosa vuoi fare?»
«Voglio parlarne con il signor Moser.» 
«Eravamo d’accordo di non dirlo a nessuno finché non ne fossimo sicuri» ribatté. «Poco fa la pensavi come me.»
«È diverso» gli rispose seria. «Angelo Moser sa più cose di noi sul nostro passato e su come funzionano questi poteri,  può spiegarci se questa nostra idea è folle o possibile, evitando di farci perdere tempo.»
Davide si morse il labbro inferiore. Aveva ragione, era davvero la scelta più sensata. «D’accordo. Ma dovrà mantenere il segreto.»
Salirono al piano superiore e trovarono l’uomo dietro al bancone, occupato a sfogliare svogliatamente un quotidiano. Sentendoli arrivare, si voltò e chiese: «Posso aiutarvi?»
Davide fece un passo avanti, superando la compagna. «Può darsi, ma dovrà ascoltarci e non raccontare a nessuno quello che diremo.»
«Non siamo sicuri» si affrettò a precisare Naoko. «Però supponiamo che Leonardo… ecco… potrebbe non essere veramente morto.»
Angelo li guardò scettico. «E cosa ve lo fa pensare?»
«Quando le ho chiesto di avere il Registro di Leonardo era per scoprire qualcosa sul nostro… legame. Poi però leggendolo, mi sono domandato quale fosse il suo potere, dato che lei ci aveva detto che in origine non possedeva il teletrasporto» rispose Davide «E ho trovato che Lucen era in grado di usare la proiezione astrale.»
«A quel punto ci è venuto in mente che Sara ha sviluppato la telepatia» intervenne Naoko. «E così abbiamo concluso che poteva trattarsi del suo potere originario, anziché di uno nuovo.»
«E avete supposto che in questo stesso modo anche in Leonardo potrebbe essersi risvegliata la capacità della proiezione astrale» commentò Angelo. «Non è un’ipotesi tanto assurda. Ma Sara ha detto di averlo visto morire e che anche voi eravate presenti.»
«Esatto, ma non è rimasto nessun cadavere» rivelò Davide.
«Leonardo è semplicemente scomparso. Senza lasciare traccia» disse Naoko.
Angelo parve rallegrarsi nel ricevere quella notizia. «Tutto torna! Non c’è da stupirsi: è una reazione normale. Una forma non corporea può lascare dietro di sé una traccia psichica, che però non è rilevabile a occhio nudo. In pratica la proiezione mentale del vostro amico potrebbe trovarsi ancora nel luogo in cui credete che sia morto.»
«Ne è sicuro?» domandò Naoko. «Dopo che è svanito, non avrebbe dovuto rientrare nel suo corpo?»
Angelo scosse la testa. «Se il colpo che la proiezione mentale ha subito è stato molto violento, il suo corpo ha avuto uno shock e per difendersi ha spezzato il legame con la mente. In questo momento, Leonardo può trovarsi in qualche luogo in uno stato simile al coma.»
«C’è un modo per svegliarlo?» chiese Davide.
«Sì. Ma dobbiamo ricongiungere mente e corpo.» Angelo passò in mezzo a loro e andò di corsa nel magazzino. Udirono che spostava degli scatoloni e poi tornò sorridente con un libricino blu in mano. «Qui c’è il rituale per richiamare la mente dispersa. Dove è scomparsa la proiezione di Leonardo?»
«Eravamo nel magazzino del Full Moon» rispose Davide.
«Ma è stato ristrutturato dopo l’incendio» ricordò Naoko.
«Non ha importanza» disse Angelo. «La mente di Leonardo è bloccata in quel luogo. Come se fosse in un limbo. Riverniciarne le pareti o cambiare l’arredamento non lo ha aiutato a staccarsi da lì.»
Davide era pronto a esultare, ma la porta del negozio si spalancò all’improvviso, Scintilla e Ombra saettarono all’interno e frenarono solo davanti ai piedi della padrona. Balzarono sul bancone e li vide fissarla intensamente negli occhi. Capì che stavano comunicando mentalmente con lei.
L’amica sbiancò e aprì la bocca in una smorfia di timore. Davide irrigidì i muscoli della schiena. «Cosa succede?»  
«Siamo nei guai» annunciò Naoko. «Un gruppo di demoni sta per arrivare al negozio. E non hanno buone intenzioni.»

 

Continua…

lunedì 5 febbraio 2018

Darklight Children - Capitolo 63


CAPITOLO 63

Gioco di spie

 
Seduto nel centro del divano, Patrick sfogliò il blocco di appunti preso dal cassetto del comodino vicino al letto.
Alcuni mesi prima aveva stretto un accordo con Kaspar De Santi, l’uomo che gli aveva insegnato come sfruttare e controllare il suo potere di avere visioni attraverso il contatto tattile, e seppur non ne andasse fiero, aveva scelto di lavorare per lui solo per proteggere Sara Martini e i suoi amici.
Fulvio vorrebbe che qualcuno vegli su di loro pensò, ricordando l’ispettore suo amico e zio della ragazza, e credendo in questo modo di onorare la sua morte.
Rilesse le note scritte a mano negli ultimi mesi. Da quando aveva scoperto che Kaspar aveva accettato il posto di consulente scolastico nel liceo dei ragazzi, Patrick aveva iniziato a nutrire dei dubbi sulle vere intenzioni dell’uomo e dopo che lui gli aveva rivelato di lavorare per un misterioso istituto chiamato il C.E.N.T.R.O. – che seguiva ragazzi con poteri extrasensoriali – aveva preso la decisione di tenerlo il più possibile alla larga dai suoi protetti.
Patrick sollevò lo sguardo dai suoi appunti. «Dovrei conoscere l’interno di quell’istituto, eppure non ricordo nessun particolare» disse, ripensando alla visione del giorno prima, scattata dopo aver sfiorato Sara.
Aveva fissato un incontro a casa sua con Kaspar anche per quella ragione: doveva scoprire se quel buco nella memoria era opera sua.
Il campanello trillò e Patrick controllò l’orologio al polso. «Le undici. È puntuale come sempre.» Si alzò e andò ad aprire la porta.
Non appena l’ebbe davanti a sé, Kaspar gli strinse la mano sorridente, mentre con l’altra reggeva una borsa. «Buongiorno Patrick. Ieri la tua telefonata è giunta proprio al momento giusto. Se non mi avessi chiamato tu, l’avrei fatto io.» Entrò e si diresse a passo sicuro nel salone.
Patrick non fece troppo caso alla sua invadenza. In passato avevano abitato insieme e si era instaurata una certa familiarità. Quello che aveva detto però lo mise in allarme.
«Come mai?» domandò sospettoso, chiuse la porta e gli si avvicinò.
«Be’ ormai è passato diverso tempo dal nostro ultimo incontro. Dovresti avere qualcosa da dirmi sui ragazzi, o meglio sui loro poteri» gli rispose. «Erano questi i termini del nostro accordo.»
«Certo, infatti ti volevo vedere anche per questo.» Riprese posto sul divano gli fece segno di sedersi accanto a lui. Raccolse il blocco dal cuscino, strappò delicatamente gli ultimi tre fogli e li porse all’altro.
Kaspar li prese dalle sue mani e li scrutò velocemente. «Vedo che hai ricavato più informazioni su Sara Martini che sugli altri.»
«Lei è più facile da avvicinare. Per i suoi amici ci vorrà ancora qualche tempo. Devo instaurare lo stesso rapporto di fiducia che ho con Sara.»
«Capisco» disse Kaspar con aria contrariata.
Patrick non poteva correre il rischio che riconsiderasse l’idea di lasciargli quell’incarico, così decise di provare a catturare il suo interesse.  «Avrai notato che ho scoperto che i ragazzi hanno avuto la possibilità di rivivere i ricordi della loro vita passata. L’identità più rilevante e proprio quella di Sara. È la figlia di DiKann.»
«Il demone DiKann? Il re del Primo Inferno?»
Patrick annuì. Non ricordava se in passato aveva parlato a Kaspar del demone, ma lui sembrava comunque ben informato. «Il vero problema è che questo ritorno della memoria passata ha avuto degli strascichi. Almeno per quanto riguarda per Sara.»
«Puoi essere più preciso?»
«La ragazza, passami il termine, è perseguitata dagli spiriti di coloro che ha ucciso nella sua precedente esistenza. Mi ha confessato di aver ricevuto due volte loro visite e hanno cercato di farle del male.»
«L’hanno aggredita fisicamente?» domandò Kaspar incredulo.
«Da quel che ho capito sembra di sì. Ed è questa l’altra questione di cui volevo parlarti» disse Patrick. «Quando è venuta da me era sconvolta e spaventata. Ho cercato di rassicurarla, ma devo saperlo da te, e devi essere sincero: Sara corre dei rischi?»
Kaspar si fermò a riflettere. Patrick lo osservò leggere nuovamente la parte di informazioni che gli aveva riassunto, poi alzò il volto e attraverso le lenti degli occhiali, lo scrutò negli occhi. «In una situazione normale ti risponderei che Sara non ha niente da temere. I soggetti con il dono di evocare gli spiriti dei morti sono i più a rischio di subire gli effetti della rabbia dello spirito richiamato e Sara non è uno di essi. Inoltre, in generale, bisogna possedere un talento psichico per rientrare nei casi  che possiamo definire da “bollino rosso”.» Fece una pausa come a mettere lui stesso insieme i pezzi del suo discorso. «Tuttavia, la situazione in cui si trovano Sara e i suoi amici è particolare. Aver avuto accesso ai ricordi di un’altra vita è un caso unico, non saprei dire con certezza a che conseguenze può portare.»
«Quindi… devo preoccuparmi?»
«Se Sara è riuscita a venire da te per raccontartelo, dovrebbe essere in grado di gestirli» spiegò Kaspar. «Per sicurezza, mi consulterò con i miei colleghi per saperne di più. Ma se dovessi avere il dubbio che questi spiriti rappresentano un problema, porteremo Sara al C.E.N.T.R.O. dove potremmo seguirla più attentamente.»
Patrick valutò quell’affermazione. Non era favorevole all’ingresso di Sara in quell’istituto, però voleva che fosse al sicuro e lui non aveva i mezzi per proteggerla in maniera adeguata. Per di più quella proposta gli fornì l’occasione per scoprire se Kaspar era responsabile della mancanza di ricordi specifici.
«D’accordo ti terrò aggiornato. E se si presentasse questa urgenza, sarà anche la mia occasione per poter finalmente vedere come è fatto il C.E.N.T.R.O.»
Kaspar lo fissò per una frazione di secondo, quindi aprì la borsa ai suoi piedi e sistemò i vari fogli in apposite cartelline con sopra stampato il nome di ognuno dei ragazzi. «Certamente. Comunque, posso portarti a vedere la nostra struttura quando vuoi. Anzi, è una mia mancanza non averlo ancora fatto.»
Patrick rimase interdetto. O Kaspar era un bravissimo attore, o era davvero convinto di quello che aveva appena detto. E non ricordava assolutamente di averlo già ospitato al C.E.N.T.R.O. dopo che gli aveva portato Leonardo, il paziente di cui ignorava l’identità.
«Si è fatto tardi. Devo andare» disse il professor De Santi, porgendogli la mano.
Lui la strinse e lo accompagnò alla porta. Cercò di dissimulare i suoi dubbi, ma salutandolo distrattamente non riuscì a cancellare la convinzione che qualcuno avesse agito alle sue spalle.

Kaspar montò in auto. Buttò la borsa sul sedile del passeggero e si sistemò l’auricolare bluetooth, collegandolo al cellulare. Compose il numero e poi ripose il telefono in tasca. Mentre nel suo orecchio sinistro si ripeteva il suono della linea libera, girò la chiave nel cruscotto e accese il motore.
«Pronto Kaspar? Come è andata?» gli domandò una voce femminile.
«Tutto liscio. Non ha fatto molto, ma credo che inconsciamente mi ha fornito una notizia interessante.» Girò il volante. «I ragazzi sono gli Alpha
«Ne sei sciuro?»
Kaspar sorrise. «Sicurissimo. Una di loro è la figlia di DiKann.»
La donna dall’altro capo del telefono fece un lunga pausa. «In effetti il numero coincide. Sono in sei. Proprio come gli Alpha
«Sei?» ripeté. «Cosa dici? I ragazzi sono in cinque.»
«Mi prendi in giro? Sono in sei. Mi hai raccontato tu di averli individuati i mesi scorsi, lavorando come consulente nella loro scuola. Ho qui sotto gli occhi i dossier con i loro nomi: Naoko, Davide, Yuri, Sabrina, Sara e Leonardo.»
«Aspetta, non c’è nessun ragazzo di nome Leonardo» ribadì Kaspar.
«Sì, il gemello di Sara» insistette la donna. Il suo tono era preoccupato. «Kaspar, sei sicuro di star bene?»
«Sì. Ora, scusami ma devo lasciarti. Credo di sapere cosa sta succedendo. Devo far visita a una mia vecchia conoscenza.» Chiuse la comunicazione e sterzò velocemente. Andò in retromarcia e fece inversione, cambiando il suo percorso. «Credevo che quel passato fosse un capitolo chiuso, ma alla fine le nostre strade tornano a incrociarsi.»
Kaspar pigiò il piede sull’acceleratore e arrivò in pochi minuti nella strada che portava al Portale Mistico. Parcheggiò poco vicino all’entrata e scese dal mezzo come una furia.
Con la stessa foga spalancò la porta e si trovò il proprietario di spalle che sistemava della merce sugli scaffali. 
«Buongiorno. In cosa posso...» Angelo Moser si fermò di colpo, la sua cordialità scomparve trovandosi faccia a faccia con lui. «Cosa ci fai tu qui?»
Kaspar lo squadrò  furioso. «Pensavi che non sapessimo di te? Ti controlliamo da un pezzo. Sei stato tu, non è vero?»
«Di cosa stai parlando?»
«Non fare giochetti con me. I ricordi dei ragazzi. I mezzo demoni che scatenarono la rivolta di DiKann e del suo esercito di demoni e che l’Ordine ha fatto rinascere. Sei tu che hai dato loro gli strumenti per avere i ricordi. Ti sei messo in mezzo, come fa sempre l’Ordine e una di loro ne ha pagato le conseguenze. Qualcosa è andato storto e potrebbe essere in pericolo, preda degli errori del suo passato.»
«Non sono affari che ti riguardano» replicò l’altro impettito.
«E la memoria che mi hai cancellato? Anche quella non mi riguarda?»
«Ti ripeto che non so a cosa ti riferisci e in ogni caso non sono più tenuto a darti spiegazioni» rispose secco Angelo. «Vai fuori dal mio negozio.»
Kaspar lo guardò con aria di sfida. «Non finisce qui. È meglio per te se il responsabile è un altro.» Si girò e uscì quasi correndo. Rimontò nell’auto e partì come un fulmine, sgommando sul cemento.

«A quanto pare ho fatto bene a tenere d’occhio questo posto.» Nascosto sul tetto di un edificio lì vicino, Carovus osservò l’auto di Kaspar che sia allontanava dal negozio. Pur non conoscendo l’uomo che era entrato come un selvaggio, doveva essergli grato per le informazioni che aveva portato con sé.
Grazie al suo udito sviluppato dalla trasformazione demoniaca, aveva sentito ogni parola della discussione tra i due uomini, come se si trovasse in mezzo a loro.
Non era importante che non avessero fatto il nome della ragazza di cui parlavano. Sapeva che si trattava di Sara Martini. L’unica minacciata dal suo passato era al figlia di DiKann: la mezzo demone con le mani sporche di sangue e indebolita dalla sua parte umana.
Carovus saltò sul tetto alla sua destra e poi su un altro e su uno ancora. Continuò così diretto alla villa che condivideva con Gabriel.
«Devo accelerare i tempi » disse. «La principessa non resisterà ancora a lungo e prima di allora, devo aver già recuperato il Ritus

 
                                                      Continua…