giovedì 25 giugno 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 2


2.  Giovane Carina Vendetta


Appoggiato al muro, Donovan aspettò all’esterno che la porta della classe si aprisse.

La lezione di francese era l’ultima della giornata della sua ragazza e lui aveva già dei piani per il dopo scuola.
La campanella risuonò nel corridoio, la porta si spalancò e i ragazzi cominciarono a uscire. Corsero davanti a lui, con la fretta di lasciare l’istituto e per ultima, camminando tranquilla, arrivò lei: Anika.
Stingeva al petto il libro e il quaderno, schiacciandoli contro la maglietta così aderente da evidenziarle i seni, la gonna a frange si sollevava lievemente a ogni passo mostrando e le gambe. Era un look un po’ anni 90, ma sexy e lo sapeva. E anche Donovan e non poteva evitare di eccitarsi ogni volta che la vedeva.
«Ehi» lo salutò, scostandosi un ciuffo di capelli biondi, tagliati a caschetto appena sotto le orecchie.
«Ehi» rispose Donovan, staccandosi dal muro. «Hai programmi per il pomeriggio?»
Anika sorrise. «Dipende. Tu cosa proponi?»
«Una gita a casa mia. Mio padre è fuori fino a stasera e possiamo starcene tranquilli.»
«Perché non andiamo a casa mia, anche i miei non ci sono.» Anika si strusciò contro il suo petto, facendogli cadere lo zaino dalle spalle. «Staremo tranquilli anche li.»
«Con la tua domestica impicciona intorno a controllarci? No grazie.»
Anika rise. «Ok. Portami a casa tua.»
Donovan raccolse lo zaino, le mise un braccio intorno alla spalle ed esultò in silenzio.

 

«Quanto ci vuole per entrare?» chiese Anika da dietro la porta con finta impazienza.

«Solo un minuto» rispose Donovan all’interno.
Aveva usato la scusa di dover mettere un po’ d’ordine nella sua stanza, ma in realtà stava sistemando la webcam in modo che inquadrasse il letto senza si notasse. Lui e Anika stavano insieme da un mese ormai, voleva portare il loro rapporto al livello più intimo e poter immortalare l’evento. Era solo per lui, per goderselo nei momenti di relax…
Donovan controllò un’ultima volta che fosse tutto a posto, poi andò alla porta e l’aprì. «Ecco, accomodati.»
Anika s’intrufolò e giocherellò con il pendente verde con la pietra rossa appeso alla collana, guardandosi intorno. «Carina e più pulita di quanto mi aspettassi.»
«Be’ grazie» rispose Donovan.  Si sedette sul letto e le fece segno di mettersi accanto a lui. «Qui starai più comoda.»
«Ah, davvero?» Anika lo guardò maliziosa e prese posto quasi in braccio a lui. «Devo preoccuparmi? Hai cattive intenzioni?»
«Definisci cattive intenzioni.»
Anika si piegò in avanti e gli stampò un bacio sulla labbra. «Questo, per esempio.»
Donovan finse di riflettere. «Intendo altro per cattive intenzioni.» Le mise una mano sulla nuca e la baciò sulla bocca, con intensità, facendo incontrare le loro lingue. Lentamente, poi si allontanò. «Che ne dici?»
«Dico che oggi mi sento molto cattiva.» Anika si sfilò la maglietta e rimase in reggiseno nero. Si spinse contro di lui e ricambiò il bacio con più foga.
Donovan le sfiorò la coscia e salì fino all’elastico delle sue mutandine. Lei non oppose resistenza. Era il segno che ci stava.
Anika si allontanò dalla sua bocca. «Hai una protezione?»
«Certo» rispose Donovan, aprendo il cassetto del comodino e pescando nella scatola dei preservativi.
«Bene.» Anika gli tolse quasi a forza la maglietta e riprese a baciarlo.
Soddisfatto, Donovan osservò alla loro sinistra la luce verde della webcam accesa ammiccare complice.

 

Era passata quasi mezz’ora da quando Anika se ne era andata. Era stato favoloso e anche lei gli era sembrata contenta che alla fine l’avessero fatto. Non era certo la prima volta per nessuno dei due e quindi non c’era stato imbarazzo.

«Controlliamo come veniamo in video.» Aprì il file dal computer e lo guardò, trovò l’audio soffuso non voluto un tocco in più, lo rendeva quasi un lavoro da professionista.
Il cellulare trillò. Lo afferrò dal bordo della scrivania e lesse sul display la scadenza impostata: consegna tesina storia. OGGI!!!
«Merda! Me ne ero dimenticato.» Stoppò il file video e lo chiuse. Ripescò nella cartella denominata scuola il file sulla parte di tesina che doveva svolgere per il suo gruppo di studio e rilesse velocemente il tutto.
Donovan apportò qualche modifica sfruttando Wikipedia e poi salvò il documento sul desktop. «Se la dovranno far andar bene.» Avviò il programma di posta elettronica e cercò nella rubrica gli indirizzi e-mail degli altri tre compagni di studio. Cliccò sull’icona degli allegati e si aprì la finestra con gli ultimi files salvati.
«Donovan sono rientrato» gridò una voce maschile, facendolo sobbalzare sulla sedia. Suo padre annunciava sguaiatamente il ritorno a casa. «Porta le chiappe in cucina e dammi una mano con la cena.»
«Arrivo» urlò a sua volta. Dal tono sembrava di pessimo umore ed era meglio non farlo aspettare. Fece un doppio click su “allega” e poi “invia”, senza preoccuparsi di controllare cosa avesse selezionato.
Uscì dalla stanza come un fulmine e raggiunse suo padre.

 

Quella mattina, fin da quando aveva acceso il cellulare appena uscito di casa, Donovan continuò a ricevere strani messaggi, sia da amici, sia da sconosciuti.

Che stallone!” “A quando il sequel?” “Interpretazione da Oscar” “Ora so con cosa ti ecciti”. Più o meno tutti sul genere e iniziò a sospettare ci fosse un collegamento con quanto successo il pomeriggio prima, ma come potevano saperlo tutte quelle persone? Non ne aveva fatto parola con nessuno.
Arrivato a scuola, sentì diverse occhiate e risolini rivolti verso di lui, così corse nel corridoio e rintracciò uno dei suoi compagni del gruppo di storia.
«Ehi ciao, puoi farmi vedere che file vi ho inviato ieri?» domandò, mentre sentiva crescere l’ansia.
L’altro ragazzo lo guardò ridendo. «Non ne hai una copia tua?» Poi gli piantò lo schermo dello smartphone davanti al naso e gli mostrò il video di lui e Anika mentre facevano sesso.
«Cazzo!» imprecò Donovan. «Non vi ho mandato la tesina di storia?»
«Sì, c’era anche quella. Ma questo era più interessante da condividere.» Continuando a ridacchiare, l’altro se ne andò per la sua strada lasciandolo solo.
Donovan s’infilò le dita nei capelli scuri, con le unghie che gli graffiavano la cute. Aveva fatto un casino e adesso, per un suo sbaglio, tutto il liceo sapeva. «Anika» disse ad alta voce. Doveva trovarla e chiarire tutto.
Si girò cercando di ricordare che lezione avesse alla prima ora, ma se la trovò di fronte che avanzava sicura e agguerrita verso di lui.
«Seguimi» gli ordinò.
«Dove?»
«In palestra.» Anika lo superò e proseguì la sua marcia come un militare, attraversando il piano e spalancando le porte della palestra.
Donovan le fu dietro e infilandosi velocemente dopo di lei, lasciò sbattere la porta alle sue spalle.
«Perché lo hai fatto?» chiese Anika con sguardo furente.
«Mi dispiace… non volevo… ho fatto confusione.»
«Come?» sembrava sorpresa.
«Ieri sera ero di fretta, dovevo consegnare la mia parte di tesina con il gruppo di storia, poi è rientrato mio padre e così ho schiacciato allega e invia senza guardare. Avevo salvato entrambi i files, il nostro e quello di storia e li ho inviati insieme per errore.»
Anika lo fissò di nuovo furiosa. «Il nostro? Non ti ho mai dato il permesso di filmarci a fare sesso!»
Donovan si morse la lingua. Stava peggiorando la situazione. «Hai ragione è solo che…» non gli veniva in mente niente per giustificarsi.
«Sei un pervertito!» Anika si voltò, dandogli la schiena.
«Ascolta, non è come sembra. Non doveva essere qualcosa da condividere con gli altri. Era un video privato» si giustificò. «Non volevo farti del male, o che andasse in questo modo.»
«Ci dovevi pensare prima.» Anika si voltò di nuovo verso di lui ed era totalmente cambiata. Il suo bel viso pulito, acqua e sapone, era pieno di rughe e verruche, come se fosse malata di peste bubbonica. Lo guardava con occhi stretti e tutti neri, carichi di odio e rancore. «Adesso subirai l’ira di un Demone della Vendetta!»
Donovan arretrò spaventato e schifato. Quella non poteva essere Anika. «Chi diavolo sei?»
«Sei sordo oltre che imbecille.» Anika alzò le braccia e i materassi per gli esercizi volarono da un capo all’latro della palestra. La collana con il pendente verde e la pietra rossa emerse da sotto la maglietta. Avanzò e lo afferrò per la gola, sollevandolo senza sforzo dal pavimento. «Sono un Demone della Vendetta e il nome dovrebbe già darti un’idea.»
Infatti Donovan capiva cosa significava e sapeva anche a che genere di creatura si riferiva, ma non riusciva comunque a crederle. «Non puoi essere reale» biascicò con un filo di voce.
Anika lo lanciò di nuovo per terra. «Lo sono eccome.»
«Sei un personaggio di una serie tv?»
«Sei proprio un cretino» rispose infastidita. «Puoi fingerti stupito quanto vuoi, ma non la passerai liscia, ti impedirò di fare ad altre quello che hai fatto a me.»
Pur vedendo le pessime intenzioni della sua ragazza, Donovan non riusciva a staccarsi dall’idea che quello che succedeva fosse irrazionale. «Ma i tuoi genitori lo sanno? Voglio dire, se sei un Demone della Vendetta devi aver…»
«Taci!» gridò Anika. «Non si tratta di me, ma di te. Sei tu il bastardo che ha giocato con i miei sentimenti, che pensa sia figo fare film prono amatoriali.»
«Non è vero» rispose. «Ok, ho fatto una cazzata, lo ammetto è sbagliato e irrispettoso verso di te, ma non lo avrei mai usato per farti del male. È solo… ho diciassette anni e mi eccito spesso.»
Anika lo guardò schifata. «Sei un malato, ma forse so come curarti.» Lo tirò in piedi a forza e la sua bocca si aprì in un ghigno e gli mostrò i denti affilati. «Sai, in natura c’è la giusta punizione per te. Ti trasformerò in una mantide, così quando sarai eccitato e troverai una compagna potrai sfogarti e poi lei ti strapperà la testa e ti divorerà.»
«Non parli sul serio?» domandò Donovan poco convinto.
«Lo vedrai.»
«Ti prego, no! Non accadrà più. Te lo giuro!»
«Invocatis Veterumque Deorum, vindictam iustitiae nomine » recitò senza ascoltarlo. «Ut tolleret corpus et orantes…»
Atterrito, Donovan la vide sgranare gli occhi prima di completare l’incantesimo. Poi una lama spuntò dal petto della ragazza e annullò la presa su di lui. Da dietro comparì una ragazzo bruno, ritrasse il coltello dal corpo di Anika e la lasciò cadere riversa a terra di lato.
Il ragazzo lo fissò per pochi secondi e Donovan vide che sotto una camicia blu indossava una maglietta con la scritta rosso sanguinante The Real Vampires Bite! . I jenas erano sporchi del sangue  schizzato di Anika–Demone della Vendetta ed era nero. Poi spostò lo sguardo sul corpo abbandonato a terra.
«Chi sei?» chiese Donovan.
«Billy l’ammazzavampiri»
«Perché lo hai fatto?»
«Per salvarti la pelle, anche se quello che hai fatto mi fa schifo. E perché sono il prescelto che combatte contro vampiri, demoni e creature dell’oscurità.»
Prima che Donovan potesse ribattere, Anika si rimise miracolosamente in piedi e semplicemente allungando il braccio destro, sbatté con violenza Billy contro il muro.
«Puoi crederti un Ammazzavampiri, ma non basta una pugnalata per uccidere un Demone della Vendetta. Mi occuperò anche di te» disse con voce roca, poi si girò verso Donovan. «Prima però ho un lavoro in sospeso.»
«Ferma!»
Donovan e gli altri due ragazzi (o presunti tali) presenti in palestra si voltarono verso l’ingresso per vedere da chi proveniva l’ordine.
Una ragazza dai capelli castani e con gli occhiali s’intrufolò con passo sicuro.
«Chi sei e come diavolo ti permetti di darmi ordini?» l’aggredì Anika.
«Mi chiamo Betty e so per certo che stai violando le regole.» Deglutì e continuò. «Per agire come Demone della Vendetta devi esaudire il desiderio di qualcuno.»
«Infatti, sto esaudendo il mio.»
«Ha ragione lei» intervenne Donovan. «Non puoi farmi del male, almeno non sia qualcun altro a desiderarlo. Queste sono le regole.»
«Regole?» Anika tornò a guardarlo con ira. «Come osi pretendere di sapere cosa è giusto o no?»
Billy balzò in piedi, corse verso Anika e le si avventò contro. Lei cercò di graffiarlo per allontanarlo, ma lui non sembrava voler lottare. Donovan vide mentre la schivava, il suo unico obbiettivo fu di strapparle la collana e poi si allontanò. 
«È questa la fonte del tuo potere» disse stringendo nella mano sinistra la catenina con il pendente verde a forma di goccia con al centro la pietra rossa. «Il tuo amuleto. Se lo infrango sarà tutto finito.»
«No!» Gridò Anika.
La ragazza si preparò a puntare le braccia contro di lui, per usare i poteri per separarlo dal gioiello, ma Billy infranse la pietra con il coltello sporco del sangue della ragazza demone.
Il gridò di Anika diventò più acuto, il suo corpo prese fuoco e si consumò diventando in breve cenere. 
«È tutto risolto. Credo che anche il ricordo del video e della sua esistenza sia stato rimosso» disse Billy, mostrando il palmo aperto in cui prima reggeva l’amuleto, ora svanito.
«Io la ricordo ancora» ammise Donovan. «E credo me la ricorderò per un bel po’.»
«Anche io» disse Betty. «Ma forse siamo solo noi, perché eravamo presenti al momento della sua morte.»
«Può darsi» concordò Billy.
Donovan gli si avvicinò. «Come sapevi che distruggere il suo amuleto l’avrebbe uccisa invece che toglierle solo i poteri?»
«Non lo sapevo» rispose l’altro. «Ho immaginato che usare un’arma sporca del suo sangue per rompere l’amuleto potesse eliminare anche il demone definitivamente.» Si allontanò verso le porte per andarsene, ma prima di uscire si rivolse a Donovan. «Eri sincero prima? Non farai più video di quel tipo?»
Donovan annuì serio.
«Bene, perché se facessi di nuovo uno scherzo del genere a una ragazza ingenua e innocente, tornerò e te la farò pagare.»
Donovan lo vide scomparire oltre la porta della palestra. «Grazie per essere intervenuta» disse poi a Betty. 
La ragazza lo sorprese, rispondendo: «Dobbiamo parlare di Billy l’ammazzavampiri.»

 

 

                                           Continua…?


giovedì 11 giugno 2015

Adolescenza sulla Bocca dell'Inferno - Puntata 1


1.  I Veri Vampiri Mordono



Voleva sentire il suo odore. Il suo sapore. La raggiunse alle spalle, premette con forza il petto contro la sua schiena e le strinse i seni. Aprì la bocca e scansando i canini fuoriusciti, le leccò il collo…


«No. Non ci siamo.» Betty tenne premuto il tasto “cancella” sulla tastiera del notebook fino a far scomparire le ultime due righe scritte. Voleva che la sua fan-fiction sui vampiri somigliasse il meno possibile a un porno-soft.
La sveglia impostata sul cellulare la distolse completamente dai suoi dubbi artistici. Il bip con vibrazione le ricordò che era ora di prepararsi per l’appuntamento.
Spense il timer e si alzò dalla scrivania. Camminò fin davanti all’armadio e poi aprì le ante.
«Vediamo un po’ cosa posso mettermi senza sembrare una sfigata o una facile.» Si legò i capelli castani sulla nuca, raccogliendoli con una pinza e infilò le mani tra i vestiti. «Al primo appuntamento con un tizio conosciuto sul web, l’apparenza è più importante della sostanza.»
Lei ed Eddy si erano incontrati sul forum di appassionati di vampiri nei romanzi, nei film e serie tv. Trovare fauna maschile in quel genere di siti non era un problema, ma trovarne qualcuno che sapesse davvero di cosa parlavano e avesse un’opinione articolata era un vero colpo di fortuna.
Betty infilò la camicetta borgogna di velluto e la gonna nera. Era più attillata di quanto ricordava e spiegava perché fosse rimasta a far muffa nel suo guardaroba. Si accovacciò e prese la lunga scatola di cartone. Sollevò il coperchio e afferrò gli stivali neri alti. Li aveva comprati in preda a un impulso incontrollabile mesi prima, sapeva che non li avrebbe mai indossati per andare a scuola, ma le erano piaciuti al primo sguardo ed era sicura che l’occasione di usarli sarebbe arrivata. E quell’appuntamento era quella adatta. 
Betty si sedette sul letto per infilarli e scoprì che era un’impresa più complicata del previsto. Trovò infine il modo di far scivolare il piede fino in fondo e calzato il primo, ripeté più velocemente l’operazione anche per il secondo. Si alzò e chiuse l’anta dell’armadio in cui era inserito le specchio.
«Ai miei verrà un colpo vedendomi così» disse osservandosi e lisciandosi la gonna e liberando i capelli castani sulle spalle. Il suo look abituale erano jeans e felpe scure. Non era un maschiaccio, ma riteneva che mettersi in ghingheri per andare a scuola era sensato quanto indossare un abito con diamanti Swarovski per andare al supermercato. E comunque era in perfetta sintonia con la sua parte femminile. Si tolse gli occhiali e annunciò. «Un po’ di trucco li lascerà a bocca aperta.»
Ritornò alla scrivania, dietro il notebook era abbandonata una trousse quasi del tutto nuova. L’aprì e passò la matita azzurra sulle palpebre chiuse e ridefinì meglio le labbra con il lucidalabbra color rosa pesca. Inforcò gli occhiali con la montatura rossa sul naso e tornò a specchiarsi.
«Perfetto. E adesso le cose pratiche.» Betty andò verso il letto e aprì il secondo cassetto del comodino. Rovistò sotto i cd e afferrò la boccetta di spray al peperoncino.
Eddy si era dimostrato un ragazzo spiritoso e a posto nelle loro chiacchierate online, ma non era una garanzia che fosse chi diceva di essere. Inoltre si erano ripromessi di non mostrarsi in video e neanche inviarsi foto. Così non sapeva esattamente quale esemplare di essere umano si sarebbe ritrovata davanti ed era meglio essere pronta a ogni eventualità.
Prese la giacca di jeans dallo schienale della sedia davanti alla scrivania e infilò nella tasca sinistra il cellulare e il portafoglio, in quella destra lo spray. «Anche se vi mentirò sulla mia compagnia di stasera, almeno potete stare tranquilli che vostra figlia sa badare a se stessa» disse Betty, prima di uscire dalla camera e andare a salutare i genitori.

 

La prima regola quando ti trovi con uno sconosciuto incontrato sul web è scegliere un luogo familiare e affollato. Betty lo sapeva e non serviva che qualcuno glielo spiegasse, era abbastanza intelligente da arrivarci da sola. E niente rispondeva a queste due caratteristiche meglio del Bronze Dust, il locale non distava nemmeno troppo da casa sua e lo frequentava spesso.

L’appuntamento con Eddy era fissato alle otto, davanti al McDonald’s appena aperto. Betty si fermò a pochi passi dall’entrata del ristorante e controllò l’orologio al polso sinistro. La lancetta dei minuti si posizionò sulla tacca in alto proprio in quel momento. Sollevò la testa e vide un ragazzo avanzare verso di lei.
«Cominciamo bene» sussurrò sarcastica, spingendo indietro le lenti degli occhiali.
Eddy aveva scherzato sulla sua carnagione pallida che ricordava quella di un vampiro e quello che le veniva incontro rispondeva a quella descrizione. Le aveva anche detto di avere diciotto anni, ma il tizio ormai di fronte a lei ne aveva almeno venticinque.
«Ciao, sei Betty?» le domandò.
Betty annuì.
Lui sorrise, passandosi la mano destra sui capelli ricci biondo scuro, lisciati all’indietro dal gel. «Sono Eddy.»
«Hai più di diciotto anni» disse lei d’impulso.
Eddy divenne serio e sembrò imbarazzato. «Sì, ecco, non volevo mentire, ma se ti avessi detto che ero più grande e mi interessavo ancora ai vampiri, mi avresti preso in giro… come tutti gli altri.»
Betty si morse il labbro inferiore. Era stata precipitosa e indelicata. «Ma no, non c’è niente di male» cercò di rimediare, «Solo mi aspettavo un mio coetaneo e…»
Eddy ritrovò il sorriso. «Essere più grande ha anche i suoi vantaggi. Posso comprarti degli alcolici, se ne hai voglia.»
«In effetti, visto che stiamo andando in un locale, può tornare utile.»
«Visto? Vieni, la mia auto è da questa parte.»
La parte razionale nel cervello di Betty le ricordò che entrare in un auto con uno sconosciuto era da oca cretina. «Non serve, possiamo andare a piedi. Il Bronze Dust è qui vicino.»
«Con la mia auto arriveremo ancora prima» rispose Eddy senza scomporsi. «Un altro vantaggio di essere più grande: posso evitare che ti stanchi a camminare.»
Betty era diffidente, ma rifiutare con insistenza poteva offenderlo e non era certo partita con il piede giusto. Così, contro il suo buon senso, disse: «Come vuoi, fai strada.»
Lo segui fino all’auto, Eddy fece un paio di battute spiritose e Betty si sentì a suo agio.
«Dico davvero» continuò lui. «Quando sanno che lavoro come infermiere e mi piacciono i vampiri, pensano che sia un cleptomane del sangue.»
Betty salì, sedendosi al posto del passeggero. «È logico, quale modo migliore per procurare il sangue ai tuoi amici con le zanne?»
Eddy mise in moto e scoppiò a ridere. «Già. Come se l’ospedale non catalogasse le sue scorte. Oltretutto non sai quanti permessi ci vogliono per prendere le sacche di sangue. Non è come nelle serie tv.»
«Forse quelli che ti prendono in giro hanno visto quelle serie e non hanno il coraggio di ammetterlo.»
«Ci ho pensato anche io.» Eddy girò il volante con una mano sola e prese al volo un semaforo che stava per diventare rosso. «Come mai hai scelto il Bronze Dust per il nostro primo incontro?»
«Ci sono stata qualche volta. È un posto carino.»
«Anche tu sei carina.»
Betty avvertì il calore sulle guance e portò lo sguardo sulla strada. Si accorse che si erano allontanati dal Bronze Dust e di parecchio. «Stai sbagliando strada. Guarda che dev… »
«Lo so» rispose secco. «Andiamo da un’altra parte.»
«Perché?»
«Perché ho cambiato idea. Ti piacerà.»
Betty si voltò verso le portiere e notò la sicura bloccata. «Andiamo al Bronze Dust, o fammi scendere. Subito.»
Eddy divenne scuro in volto. «Non fare la rompipalle.»
Betty fece scivolare la mano nella tasca con lo spray e lo sfilò lentamente.
Eddy si voltò all’improvviso verso di lei. «Che cazzo vuoi fare?» urlò, sorprendendola con l’arma di difesa in mano. «Non ci provare.» La spinse con forza contro il vetro del finestrino.
Betty batté la testa, poi divenne tutto buio e perse i sensi.

 

Fu risvegliata da mani sudaticce, si muovevano frenetiche, le dita impegnate a sbottonarle la camicetta e a palparle il seno.

«Cosa diavolo…» gridò e trovò Eddy quasi completamente sopra di lei. Le aveva abbassato le maniche del giubbotto fino ai polsi, bloccandole il movimento.
«Shh» le sibilò all’orecchio. «Siete tutte uguali.» Le baciò il collo. «Come se non fosse per questo che cercate compagnia su quei siti di vampiri. Volete anche voi il vostro Edward che vi faccia godere.» Le strinse ancora di più il seno. «Tu sei la più carina tra quelle che mi sono fatto. Anche se sei una quattrocchi.»
«No!» gridò Betty e gli tirò una ginocchiata all’inguine.
Eddy si scostò di colpo per il dolore. «Brutta troia!»
Betty si tirò su di corsa le maniche e chiuse la giacca, lo spray le era caduto tra i piedi, ma poteva usare il cellulare. Lo estrasse di corsa, ma lui le fu di nuovo addosso.
«Questo non ti serve» disse afferrandolo e buttandolo sul sedile posteriore. «Vuoi fare la dura? Bene, mi piace.» Le strinse il collo con la mano sinistra, mozzandole il respiro. «Quella merda sui vampiri vi fa credere delle eroine, ma io so come tenervi buone.»
Betty gli puntò i palmi sulla faccia biancastra per spingerlo indietro, ma era notevolmente più forte di lei.
Eddy ghignò. «Me lo fai solo div…»
Il finestrino dalla parte del guidatore si fracassò, interrompendolo. Una coppia di mani albine lo afferrarono per i capelli e le spalle e lo trascinarono fuori a forza, sradicando la portiera.
Betty tossì e subito dopo inspirò aria. Osservò confusa la strada vuota davanti a sé, attraverso quell’apertura improvvisa e non vide nessuno. Poi sentì un tonfo sul tettuccio, rumore di squarci, le urla di Eddy e di nuovo silenzio.
Con il cuore che  batteva, pulsandole contro il petto, strinse con il braccio sinistro la giacca per coprire il reggiseno rosa in evidenza sotto la camicia borgogna aperta. «Chi c’è?»
Nessuna risposta.
Si spostò sul posto del guidatore e tremante, sporse metà volto all’esterno per osservare la scena. Le sembrava di trovarsi nei pressi di un parco, lontano dalle abitazioni. Era quasi tutto buio se non fosse stato per la luce bianco-gialla di un lampione non molto distante dall’auto di Eddy. 
«C’è qualcuno?» domandò.
Di nuovo silenzio.
Betty si fece coraggio e uscì lentamente dall’auto. Indietreggiò e vide sul tetto il corpo senza vita di Eddy, con il collo e la camicia grigia macchiati di sangue. Diversi litri di sangue. Si tappò la bocca con la mano libera per soffocare un grido.
«Buona idea. Non serve urlare.»
Betty si girò di scatto. Alle sue spalle era comparso una ragazzo. Forse poco più giovane di Eddy, indossava una giacca di pelle e una t-shirt di una qualche band che non conosceva. Sul mento aveva delle macchie rosse e i capelli spruzzati di sangue.
«Non mi ringrazi?» La sua voce era calma e suadente.
«Chi sei?» chiese Betty. Era una domanda stupida, ma la sua mente non riuscì a fare di meglio in quel momento.
«Mi sembra ovvio, il tuo salvatore.» Il ragazzo la guardò con occhi languidi. «Allora, mi ringrazi?»
«G-grazie» balbettò Betty.
«Puoi fare di meglio.» Il volto del ragazzo sfigurò. La fronte si riempì di rughe, gli occhi si strinsero e le iridi divennero gialle. Spalancò la bocca e mostrò una coppia di canini appuntiti.
«Sei un vampiro.»
«Quegli occhiali servono a qualcosa.»
Betty deglutì e provò a ragionare. Era assurdo, irrelae… ma l’aveva appena aiutata. Forse non voleva farle del male. «Sei un vampiro buono, vero? Uno di quelli vegetariani.»
Il vampiro scoppiò a ridere. «Non volete proprio capirlo. Non esistono vampiri vegetariani.»
«Ma comunque sei uno di quelli buoni, giusto? Mi hai slavata.»
«È vero, ma qui non si tratta di buoni o cattivi» rispose il vampiro. Le afferrò le braccia con entrambe le mani e la strinse così forte che in confronto il tocco di Eddy sembrava una carezza. «Si tratta di catena alimentare. Il più forte mangia il più debole.»
Betty sentì un singhiozzo salirle in gola. «No, ti prego.»
«Può essere piacevole, sai?  E magari poi posso anche trasformarti in una come me.»
Betty scosse la testa. «No. No...»
«Sei noiosa.» Il vampiro la attirò a sé e le spinse di lato al testa, per aver libero accesso al collo.
Betty era pronta al dolore dei canini che le laceravano la carne, ma senti un rigurgito. Il vampiro la fissò sorpreso. Il volto divenne grigio e si sgretolò, riducendosi in polvere insieme al resto del corpo.
Senza nessuno a sorreggerla, Betty ritrovò l’equilibrio e vide davanti a lei un nuovo ragazzo. Impugnava un paletto di legno.
«Sai bene?» le chiese.
Betty rimase confusa a fissarlo. Aveva la sua stessa età, aveva i capelli scuri e sotto una camicia blu aperta che gli arrivava a metà coscia dei jeans, indossava una maglietta nera con su scritto a lettere rosse sanguinanti The Real Vampires Bite!
«È tutto a posto. Nessuno ti farà più del male» disse il ragazzo.
«Quello era un vampiro. Un vero vampiro.» Betty lo ripeté, voleva la conferma di non essere pazza.
«Proprio così. Ed è un mostro. Come il tizio che ti ha aggredito. Scusa se non sono intervenuto, ma dovevo stanare la mia preda.»
«Ma prima mi ha difeso… come può essere cattivo?»
Il ragazzo sospirò. «Come ti chiami?»
«Betty.»
«Ok, Betty, purtroppo non esistono vampiri buoni, gentili o altruisti. Un vampiro è un demone con le sembianze di un uomo o di una donna. Non ha un’anima, non può amare. Solo un vampiro con l’anima può essere definito buono, ma sono casi rarissimi e il rituale per ridargliela è perduto da tempo. Tutti i vampiri non sono diversi dal tizio sull’auto: vogliono qualcosa da te. Nello specifico il tuo sangue per nutrirsi. Loro vivono, tu muori. Fine della lezione.»
Betty lo guardò incuriosita. Non la stava rimproverando voleva solo metterla in guardia, come se si preoccupasse perché non le accadesse di nuovo.
«Ce la fai  a tornare a casa da sola?» le domandò.
«Io… mi serve qualche minuto per riprendermi.»
«C’è qualcuno che puoi chiamare?»
«Sì, il mio cellulare è in macchina. Chiamo mio padre e mi faccio venire a prendere.»
Il ragazzo andò verso l’auto e tirò giù il cadavere di Eddy prendendolo per le gambe. «Bene. È il caso di far sparire questo bastardo.»
Betty si ricordò solo in quel momento di essere mezza nuda e si chiuse velocemente la camicia. «Grazie per tutto.» Prese a respirare normalmente e percepì i cuore rallentare la corsa. Si osservò la mano destra ed era ferma, il tremolio dello shock stava svanendo. «Mi inventerò qualcosa per spiegare a mio papà perché sono qui. Vuoi aspettarlo con me?»
«Meglio di no. La notte è ancora lunga.» Il ragazzo si girò, trascinandosi dietro il defunto Eddy.
«Aspetta, non so il tuo nome» disse Betty.
«Sono Billy l’ammazzavampiri.»    
Strabuzzando gli occhi, Betty sussurrò: «Come Buffy.»

 

                                              Continua…?

lunedì 13 ottobre 2014

10.000 visite e 1 regalo

Il titolo parla già da sé, ma se non si fosse capito, questo è un post di ringraziamento.
Il contatore visite qui a fianco segna le 10.000 visite, un piccolo grande traguardo che sono felice di festeggiare con voi, che più o meno frequentemente venite a leggere tutto ciò che la mia mente partorisce.
Come ho scritto in passato, voler fare lo scrittore non ha senso se nessuno ha interesse nel leggerti e voi mi avete dimostrato che un po' di interesse lo suscito, vi ringrazio tanto.
Dopo quasi quattro anni (sembra così lontano quel 1° gennaio 2011) ho raggiunto una tale cifra di visualizzazioni che può sembrare poco in confronto ad altri o una goccia nel mare se paragonata alla vastità del web, ma per me è sufficiente  per esserne fiero e continuare a scrivere per intrattenervi.

Nel titolo parlo di un regalo (che festa è senza regali?), ma non aspettatevi grandi cose.
Non sono un genio dell'informatica, ma ho trovato un modo per trasformare in epub - e quindi leggibile su vari dispositivi per ebook - la prima parte di Darklight Children. Si tratta di un sito che permette di scaricare l'opera in modo gratuito, così se ne avrete voglia potrete rileggervi tutta la parte 1 in un unico volume e magari consigliarlo ad amici. Spero apprezzerete il modo in cui è stato creato, perché è tutto molto amatoriale, ma come si dice in questi casi: "è il pensiero che conta".

Il link per scaricarlo è questo

Vi ringrazio ancora e buona lettura!

mercoledì 1 ottobre 2014

22:22, WIRED e Penne Matte

Una veloce segnalazione.
Il mio racconto 22:22 (che trovate nei due post qui sotto in versione estesa) partecipa a un contest indetto dalla rivista WIRED con il sito social Penne Matte.
La versione che trovate sulla pagina del social è abbreviata per rispondere alle richieste del regolamento, quindi scegliete voi se leggerlo d nuovo o no, ma mi aiuterebbe molto ricevere il vostro voto e per farlo dovete cliccare sul simbolo del libro con l'alloro e la scritta "capolavoro".

Tutto qui, vi lascio il link diretto e votatemi!

http://www.pennematte.it/opera/2222-2/

lunedì 4 agosto 2014

Racconto - "22:22 (seconda parte)"

«Tom deMassi?» domandò Chloe. «È lui che ucciderà entrambi?»
«Non lo so» rispose Dustin. «Per questo sono venuto da te.»
Chloe si strinse le tempie con le mani. Le scoppiava la testa .«Non capisco! Hai sognato che morivo e che il mio assassino subito dopo farà lo stesso a te, ma non conosci la sua identità… non riesco a crederti.»
«Devi farlo. Sono venuto qui per impedire che tu venga uccisa. E provare a salvare anche me.»
Chloe rimase immobile a fissarlo. Le sue sedute prendevano spesso pieghe inverosimili, ma quella le batteva tutte. Un sogno la metteva in guardia sulla sua morte e quello stesso sogno portava uno sconosciuto ad avvisarla che correva l’identico pericolo. «Come faccio a fidarmi di te?»
Dustin le lasciò il braccio. «Leggi i tarocchi. Nel mio sogno ti convincevi della mia sincerità dopo aver letto le carte.»
Chloe tornò al suo posto. Guardò la sveglia. Segnava le ventuno e cinquanta. C’era ancora abbastanza tempo. Mischiò una volta i tarocchi e li divise in tre mazzi, disponendoli poi in forma di triangolo. Girò la prima carta del mazzetto sinistro. Il Mago.
«Guarda quella accanto.»
Chloe alzò la seconda: Il Matto.
«La terza sarà capovolta» le annunciò Dustin.
Lei svoltò l’ultima e con sua sorpresa trovò L’Eremita capovolto.
«Non è possibile. Ho già avuto lo stesso responso questa mattina.» Alzò il volto e lo guardò negli occhi. «E non ha un significato preciso.»
«Vuoi dire che siamo fregati?»
Chloe rifletté. Forse non era lei la persona giusta per fare le carte.« Prova tu. Credo che sei un sensitivo come me.»
Dustin scosse violentemente la testa. «No. È solo da un mese che ho questi sogni. Non mi è mai successo prima. Ti stai sbagliando.»
Chloe posò le sue mani su quelle del ragazzo. «Non devi aver paura. Posso capire come ti senti. Anche io ero sconvolta quando ho scoperto di poter vedere il futuro attraverso i tarocchi, ma questo è un dono. Devi solo imparare a usarlo.»
«Non so interpretarli, non conosco i significati.»
«A quello penso io. Tu segui le mie indicazioni.» Raccolse le carte dal tavolo e gliele porse.
Dustin le prese e di riflesso iniziò a mischiarle.
«Sei più portato di quanto non credi.»
«Cosa devo fare?»
«Fermati quando ti senti pronto.»
Dustin rimescolò altre tre volte e poi si bloccò.
«Ora fai tre mazzetti e disponili come ho fatto prima io» disse Chloe.
Dustin eseguì il comando. «E ora?»
«Partendo da quello in basso a sinistra, gira la prima carta tenendo il mazzetto in cima per ultimo.»
Dustin scoperchiò il primo mazzetto. «Il Mago.»
«È in genere una carta positiva. Indica un’abilità, una trasformazione e l’avvicinarsi al proprio obbiettivo.» Omise la sua valenza negativa legata all’inganno, percepiva che non era rivolta a Dustin. «Nel tuo caso può voler dire che hai appena scoperto il tuo dono di veggente e che questo ti aiuterà nel tuo fine.»
Dustin sembrò rilassarsi. Sfiorò la carta sul mazzetto a destra e la rivoltò. «Il Matto.»
Chloè cercò di mascherare la sua confusione. Dustin stava avendo il suo stesso responso. «Questa carta ha un doppia valenza, parte dall’innocenza e arriva alla follia.»
«Vuoi dire che sto diventando pazzo?»
«No. Ma è difficile cogliere i significati tra la sua proprietà positiva e quella negativa. Il Matto è simbolo di cambiamento, di un nuovo inizio, una novità inaspettata; ma anche smarrimento per ciò che questo porta, sfociando fino alla depressione.»
Dustin alzò le sopracciglia poco convinto. «Andiamo avanti.» Fece scivolare verso di sé la carta all’apice del mazzetto che formava la punta del triangolo e la girò. «L’Imperatrice.»
Chloe rimase un attimo disorientata.
«Altri guai?»
«Al contrario. Questa carta, quando è diritta come nel tuo caso, influenza in modo positivo quelle vicine. È legata ai rapporti familiari e segna che una persona che ci è cara agirà per il nostro bene.»
«Wow.» Dustin sorrise. «Ma come ci aiuta tutto questo a impedire che ci ammazzino?»
«Non saprei. Sei venuto qui con un parente?» Chloe prese la carta dell’Imperatrice tra le mani. «I tuoi genitori? O un fratello o una sorella?»
Dustin s’incupì. «Sono figlio unico e non è un buon periodo per avere intorno i miei genitori. Tra poco sarà il mio compleanno e… bè… so che sono stato adottato, quindi non è una ricorrenza che ho voglia di festeggiare con loro. Diciamo che mi prendo una pausa di riflessione.»
Chloe continuò a fissare la carta. Le parole di Dustin contrastavano con la divinazione e con ciò che significava quel tarocco in particolare. “Una persona cara, di famiglia” si ripeté, poi guardò le altre due carte emerse dal consulto, le stesse in comune con lei. «Non può essere.»
«Cosa?»
«Quand’è il tuo compleanno?»
«Che ti importa?»
«Rispondimi e basta.»
«Il ventiquattro luglio. Perché?»
Chloe posò la carta sul tavolo. «Anche io sono stata adottata e il mio compleanno è il ventiquattro luglio. Capisci cosa significa?»
Dustin la guardò diffidente. «Non ne sono sicuro.»
«Siamo fratello e sorella. Anzi gemelli. È questo che ci stavano suggerendo le carte.»
«Stai vaneggiando.»
Chloe gli afferrò le mani. «Lo hai detto anche tu che i nostri destini sono collegati. Le tue visioni, il responso de Il Matto e dell’Imperatrice… tutto indica che dovevi trovarmi per salvarmi e che sono io la persona di famiglia che ti è vicina.»
«Mi sembra un po’ azzardato basarsi solo sui tarocchi per stabilire una parentela.»
Chloe sorrise. «In vite normali lo sarebbe, ma cosa ha di normale il nostro incontro? Tu per primo sei venuto da me seguendo il suggerimento di un sogno.»
«Mi stai chiedendo molto.»
«Hai detto di fidarmi di te. Ora è il tuo turno.»
Dustin le si avvicinò e si morse il labbro inferiore. «Se tutto questo è vero, come ci salveremo?»
Incurante del fatto che erano praticamente degli estranei, Chloe scostò con forza la sedia all’indietro, facendola cadere e gli buttò le braccia la collo, abbracciandolo. «Troveremo il modo. Il primo passo era ritrovarci e ci siamo riusciti.»
Alle sue spalle qualcuno scosse la tenda con foga. Chloe si voltò lentamente, restando in parte attaccata a Dustin e riconobbe Omar.
«Ero qui fuori come mi hai chiesto e ho sentito strani rumori…che cosa succede?» La sua voce era cambiata, era passata dal solito tono gioviale a uno più duro, il suo sguardo era carico di rabbia e appariva agitato. La luce blu dell’insegna Divina Chloe, che lo illuminava sul lato sinistro, contribuì a dargli un aspetto inquietante.
«Stai tranquillo, Omar. Va tutto bene.»
«No, non va bene!» sbraitò. Infilò la mano destra sotto la maglietta ed estrasse una pistola. «Perché lo stai abbracciando? Non devi abbracciarlo!»
Chloe rimase pietrificata. Come aveva fatto Oamr a procurarsi un’arma? E da quando era così violento con lei? La sua stessa voce le risuonò nella mente. “Qualcuno che mi è accanto non è sincero, si sta prendendo gioco di me.” Era il responso della carta del Mago per lei. Così come nel suo caso, l’evento inaspettato annunciato dal Matto non era solo l’arrivo di Dustin, ma anche il comportamento di Omar.
Chloe lasciò andare Dustin e si voltò verso Omar. «Stai calmo. Questo ragazzo è mio fratello.»
«Bugiarda! Mi stai mentendo. Ti prendi gioco di me come tutti gli altri.»
Dustin si girò a sua volta. «Ehi, amico. Non c’è bisogno di agitarsi.»
Omar gli schioccò un’occhiata intrisa di odio. «Non sono tuo amico. Nessuno è mio amico. Pensano tutti che sia uno stupido. E anche tu, Chloe, hai finto di volermi bene.»  
«Non è vero.»
«Sì, invece!» ribadì Omar. «So che è il tuo ragazzo, ma tu sei mia! Solo mia e di nessun altro.» Caricò l’arma, premette il grilletto e sparò.
La mano di Dustin la spinse all’indietro con forza, allontanandola dalla traiettoria del proiettile e facendola voltare, Chloe lesse l’ora sul display della sveglia. Le ventidue e ventidue.

Come nel suo sogno, l’azione si era svolta a gran velocità. Chloe si ritrovò seduta sul pavimento. Dustin era steso davanti a lei e perdeva sangue dalla spalla sinistra. Alzò lo sguardo e vide Omar fissarlo immobile. Sembrava scosso, si stava rendendo conto lentamente di quello che aveva fatto.
Chloe strisciò a carponi al fianco di Dustin. Lui girò il volto e in un sussurro disse: «Sto bene… mi ha preso… di striscio.»
Chloe mise una mano sul cuore in segno di ringraziamento e sotto il tessuto del gilet sentì la sagoma del coltello che le premeva sul seno. Si alzò senza fare movimenti bruschi.
«No» gridò Omar, senza sapere bene cosa stesse negando. «Io…»
Gli tremava la mano destra in cui stringeva la pistola. Chloe capì che quella era la sua unica occasione. Sfoderò il pugnale e guizzò su Omar, infilandogli la lama nel polso destro. In reazione al dolore, lui urlò e lasciò cadere la pistola. Chloe la raccolse fulminea e la puntò contro quello che aveva considerato a lungo un amico.
«Non muoverti o ti uccido» gli intimò. Non era certa di avere il coraggio e il sangue freddo per farlo, ma di certo avrebbe difeso con ogni mezzo se stessa e suo fratello. «Aiuto! Aiutatemi! Omar è impazzito.»
Le urla misero in allarme Omar, che si girò di scatto e corse fuori dal tendone della Divina Chloe. Lei avanzò all’esterno, cercò di prendere la mira, ma c’era troppa gente che si stava voltando per capire cosa avesse provocato quel trambusto e correva il rischio di ferire degli innocenti.
Chloe abbassò il braccio con cui impugnava la pistola e per fortuna vide Don e uno dei ragazzi addetti alla ruota panoramica correre contro Omar e placcarlo sul terreno erboso. Era tutto finito. Si sentì sollevata e stanca. Il frastuono della musica si mischiò al mormorio della gente. Volti e attrazioni si sovrapposero davanti ai suoi occhi. Tutto si fece sfuocato e perse i sensi.

Chloe rinvenne stesa su una barella. Sbatté due volte le palpebre e riconobbe l’interno estraneo di un’ambulanza. Le porte erano aperte e le permettevano di vedere l’esterno. Erano sul retro del parcheggio delle roulotte e la notte era illuminata dal riflesso rosso e blu delle luci del mezzo. Una coppia di poliziotti stava parlando con Don e il ragazzo che lo aveva aiutato a bloccare la fuga di Omar.
«Ben svegliata.»
Girò la testa e alla sua sinistra scorse Dustin, steso come lei, il petto seminudo nascosto da una coperta  e con una fasciatura professionale che gli avvolgeva la spalla ferita.
«Hanno detto che il proiettile ha solo reciso un po’ di pelle. Nulla di grave.» Dustin le sorrise e per la prima volta nella sera scorse in lui dei tratti familiari. «Stai bene?»
Chloe annuì, cercando la sua mano.  «Sì, sto bene» rispose stringendola.
«Hanno preso quello squilibrato, gli ho raccontato quello che ha fatto. Ovviamente senza dire della nostra intuizione da veggenti.»
Chloe sorrise. «Sei stato coraggioso.»
«Dovevo proteggere mia sorella.» Dustin le strinse a sua volta la mano nel pronunciare quella parola.
Era stata una giornata assurda. Quando si era alzata quella mattina, Chloe non avrebbe mai immaginato di scoprire che Omar fosse un pazzo maniaco, che era riuscito a imbrogliarla per tutto quel tempo, e di avere un fratello sconosciuto con cui  sentiva un’intesa speciale, pur avendolo incontrato solo da poche ore.
«Faremo delle analisi e verificheremo la nostra teoria» gli disse.
«D’accordo» rispose Dustin. «Ma non ho più tanti dubbi.»
Chloe riportò lo sguardo all’esterno e sul lato destro del parcheggio, notò un uomo. Si rizzò a sedere.
«Cosa c’è?» domandò Dustin, imitandola.
«Quell’uomo sulla destra. Ci sta fissando.»
Lui seguì il suo sguardo. «Hai ragione. Chi è?»
Chloe si sporse in avanti per vedere meglio. Indossava un maglione nero con le maniche arrotolate e dei jeans stracciati. Sul braccio sinistro incrociato sul petto, risaltava il tatuaggio raffigurante una spada. «È Tom deMassi. L’evaso.»
«Sta dicendo qualcosa» disse Dustin, sporgendosi a sua volta per leggergli le labbra. «”Siete stati bravi. Buona fortuna”.»
«”Ne avrete bisogno”» concluse Chloe.

                                               

                                                         FINE