lunedì 1 ottobre 2018

Darklight Children - Capitolo 81


CAPITOLO 81

Ipotesi di complotti

 
Passeggiando frenetico avanti e indietro al cancello del palazzo in cui abitava, Leonardo si rivolse a Davide: «Perché ci mette così tanto?»
Appoggiato alle sbarre, l’altro lo osservò con le mani in tasca, più rilassato. «Stai calmo, tua sorella sarà qui a momenti.»
«Dovrebbe essere già qui. Quanto tempo è passato da quando ho messo via il telefono? Cinque, dieci minuti? Per teletrasportarsi ce ne vogliono molto meno.»
Davide distolse lo sguardo, girandosi verso la strada che portava alle rovine del negozio. Leonardo lo imitò e videro una figura avvicinarsi affannata. Sara correva affannata da loro.
«Credo che abbia scelto un altro modo per raggiungerci» gli disse.
«Perché non hai usato il potere?» le domandò Leonardo quando fu a un palmo da lui.
Ansimando e con il fiato corto, rispose: «Non ho potuto. Il teletrasporto non funziona.»
Davide abbandonò la sua postura tranquilla e si avvicinò. «Che significa?»
«Ve l’ho detto» replicò Sara, tirando grandi respiri. «Non sono riuscita a spostarmi dalle rovine.»
«È ridicolo» esclamò Leonardo. «Provo io.» Chiuse gli occhi, concentrandosi sull’andare dall’altra parte del marciapiede. Attese il vento e  il calore, ma non avvertì né l’uno, né l’altro. Aprì gli occhi allarmato.
«È successo anche a te» disse Sara.
«Provate con i vostri poteri originali» suggerì Davide.
Sara annuì. «Cercherò di fare piano.» Appoggiò l’indice e il medio destro sulla tempia e strizzò lievemente gli occhi.
Leonardo avvertì una rapida fitta alla testa e Davide si portò all’istante le mani alla fronte. Constatando il successo della sorella, si immaginò all’esterno del corpo e in baluginare di luce azzurra, si materializzò a pochi passi dai due, li osservò per un istante e ritornò subito nel proprio corpo, in tempo per non cadere sul marciapiede.
«A quanto pare gli altri poteri sono ancor attivi» disse, rimettendosi in equilibrio.
Davide si massaggiò ancora la fronte. «Quindi abbiamo un altro mistero. Tua madre che non si ricorda di te e ora la sparizione del teletrasporto.»
Sara si appoggiò con la schiena al cancello. «Mi spiegate bene cosa è successo quando sono uscita?»
«Io e Davide stavamo chiacchierando» raccontò Leonardo. «E quando stava per andarsene è spuntata mamma. Non era arrabbiata o confusa, ma ha detto che non dovevi lasciarci soli perché eravamo gli ospiti in casa. Tutti e due!»
«Magari stava scherzando.»
«No, era seria» confermò Davide. «Ha detto che eri figlia unica e a quel punto ho capito che era meglio portare via Leonardo e lei non ha fatto una piega.»
Leonardo li guardò scambiarsi occhiate incomprensibili. «Si può sapere che diavolo avete combinato? Avete fatto qualche pasticcio con quell’incantesimo della memoria?»
«Non fare l’isterico» lo rimbeccò la sorella. «C’eri anche tu quando lo abbiamo praticato ed è andato tutto liscio. Per due mesi nessuno si è chiesto chi fossi. O dove eri finito per tutto il tempo in cui ti avevamo creduto morto.»
«E allora cosa sta succedendo? Perché mamma non si ricorda di me?»
«Forse è colpa di qualcun altro» ipotizzò Davide. «Qualcuno che è intervenuto adesso, magari annullando il nostro incantesimo.»
Leonardo si mise le mani nei capelli. «Ci mancava solo questa! E a chi servirebbe cancellare di nuovo i ricordi che mi riguardano?»
Sara lanciò uno sguardo in direzione dei resti del Portale Mistico e poi tornò poi a fissarli in volto. «Forse ho un’idea. Prima che mi chiamassi, siamo state attaccate da tre ragazzi, due maschi e una femmina. Avevano drogato i gatti di Naoko, ci hanno seguito fin dentro il cancello del negozio e due di loro hanno dimostrato di avere poteri simili ai nostri.»
«Quanto simili?» domandò Davide.
«La ragazza ha creato una lancia di luce rossa e il ragazzo ci ha mandato addosso dei pipistrelli. Suppongo un potere sul genere di quello di Naoko» rispose. «Non so come sapessero di noi, o come entrare, ma volevano metterci alla prova.»
Davide incrociò le braccia sul petto. «Potrebbero essere degli altri mezzo demoni, come quelli che il consulente scolastico ha detto che rintracciano per portarli in quel posto… come si chiama?»
«Il C.E.N.T.R.O.» disse Leonardo. «Ammettiamo anche che facciano parte di quell’istituto, cosa vogliono da me? Perché giocare con i ricordi che mi riguardano?»
Sara scosse la testa abbattuta. «Non saprei, ma è chiaro che la pace è finita.»
«Possiamo contattare il signor Moser e chiedergli delle spiegazioni» propose. «Tra poco sarà qui per il suo turno di pattuglia».
«No, prima di venire da voi ho concordato con Naoko che era meglio non farlo venire  e lo abbiamo avvertito. Dopo l’attacco non sarebbe sicuro.»
Leonardo aggrottò la fronte irritato. «E io cosa dovrei fare nel frattempo? A casa non posso tornare, dove vado a dormire?»
«Vieni da me» propose Davide. «Per stanotte ci arrangiamo e poi domani pensiamo a cosa fare.
Leonardo lo guardò incredulo. «Stai scherzando?»
«Con questi nuovi ragazzi con poteri da mezzo demoni in giro, e con la perdita del tuo teletrasporto, sei più al sicuro con me» gli fece notare.
«Ha ragione. Siamo quelli più vicini al Sigillo e di sicuro non riproveranno a colpire me» disse Sara. «Ma se ci sono loro dietro la perdita di memoria della mamma, forse il loro prossimo obbiettivo sei tu. Sono più tranquilla sapendoti con Davide.»
«Ma… ma...» Leonardo avrebbe voluto replicare che era lui a non sentirsi tranquillo con Davide, ma non sapeva come dirlo senza offenderlo.
Sara lo baciò sulla guancia. «Andate.»
Leonardo guardò la sorella rassegnato. Lei gli voltò le spalle ed entrò nel cancello. La seguì con occhi supplichevoli fin quando scomparve dietro il portone della casa. Poi si girò verso Davide e lo vide fargli cenno con la testa di incamminarsi verso la sua auto.

«Fai piano» sussurrò Davide, entrando in casa. «Mia madre starà già dormendo. Se la svegliamo, parte il terzo grado.»
Lo lasciò passare e poi chiuse delicatamente la porta. Si morse il labbro inferiore sentendola cigolare, tolse le chiavi dalla serratura e gli fece strada fino alla sua camera da letto.
Una volta dentro, Davide accese la luce e accostò l’uscio. Rimase in ascolto qualche secondo. Non sentendo rumori, si girò e disse:. «Ok, pericolo scampato.».
Leonardo squadrò la stanza e notò che ovviamente c’era un letto solo. «Come ci sistemiamo?»
«Dormiamo insieme nel mio letto. Staremo un po’ stretti, ma lo abbiamo già fatto.»
Leonardo rimase a bocca aperta. Non sapeva cosa rispondere.
«Sei proprio scemo, stavo scherzando» aggiunse con un sorriso malizioso.
«Come? Cosa?»
«Ho un sacco a pelo in cui starai comodissimo, ma se preferisci che dormiamo nello st…»
«Il sacco a pelo andrà benissimo» si affretto a rispondere Leonardo. Si girò di spalle per non mostrargli il rossore che avvampava sulle guance e si espandeva nel resto della sua faccia.
Udì Davide emettere dei risolini, aprire l’armadio e frugare all’interno per estrarre il sacco a pelo. Gli passò a fianco e lo distese sul pavimento, accanto al suo letto; prese un maglione grigio da una pila di indumenti di lana e glielo lanciò.
«Mettiti questo, fa ancora freddo a dormire per terra.»
Afferrandolo al volo, Leonardo rispose: «Perché sei così gentile?»
«Che domanda è?  Se fossi un tipo sensibile, mi offenderei.»
«Sai cosa voglio dire. In passato non mi hai mai trattato con molto riguardo.»
«A parte quando sono venuto a farti da guardia del corpo contro un gigantesco demone uccello? O quando ho consultato vecchi registri, scoprendo che potevi essere ancora vivo e alla fine ti ho rintracciato?»
Leonardo sbuffò. «Quello non conta. Primo era una questione di sopravvivenza collettiva e secondo… be’ potresti non essere stato veramente tu a volermi trovare.»
Davide inarcò un sopracciglio. «Questa me la devi spiegare.»
Leonardo si lasciò cadere sul letto alle sue spalle. «Mi riferisco a Daren. Come sai che non è stata la parte di lui che è te a spingerti ad agire così?»
«Non si tratta di lui o me. Io sono sempre io. Ogni azione che compio, lo faccio di mia volontà, anche quelle di cui non vado molto fiero.» Davide si sedé accanto a lui. «Era quello che cercavo di dirti a casa tua. Ho sempre saputo cosa provavo per te. Scoprire che eravamo una coppia già in un’altra vita, mi ha solo convinto a non averne paura.»
«Non puoi esserne certo al cento per cento. Guarda mia sorella e Yuri. Erano sicuri di amarsi, ma poi si è rivelato un errore.»
«Io non ho dubbi. L’ho capito nel momento in cui ti ho baciato. Fallo anche tu.»
«Cosa?»
«Baciami» disse Davide. «Se dopo averlo fatto resterai convinto che non provi nulla per me e che tra noi non potrà mai esserci niente, me ne farò una ragione.»
«Ci siamo già baciati, non ti ricordi?»
Davide si grattò il capo imbarazzato «Ti riferisci a quella sera fuori dal Portale Mistico, dopo aver rivissuto i nostri ricordi?»
Leonardo annuì.
«Tecnicamente ti ho baciato io, di sorpresa e tu sei scappato. Quindi non conta.»
Leonardo rimase a fissarlo. Guardò il volto pacato del ragazzo dai capelli color rame, il diavolo dalla faccia d’angelo che lo aveva tormentato e gli parve diverso. Forse meritava una seconda chance. Anche se non avrebbe mai provato amore per lui, gli doveva una risposta.
«Ok, un bacio solo. E non farti venire strane idee.»
Si avvicinò lentamente a lui, gli mise la mano destra sulla guancia e abbassò le palpebre. Lui si sporse gentilmente e lasciò che loro labbra si sfiorassero. Leonardo sentì un fremito. Avvertì il calore di Davide trasmesso da quel contatto. Era piacevole e non se lo aspettava. Si ritrasse, scostando anche la mano.
«Allora?» gli chiese.
Leonardo andò nel panico. Non aveva idea di cosa rispondere. Quel bacio lo aveva confuso, anziché dargli un chiarimento.
In quegli istanti di silenzio, udirono un rumore nel corridoio. Sembravano dei passi che si avvicinavano.
Leonardo si alzò e sgusciò all’interno del sacco a pelo, infilandosi in fretta e furia il maglione del compagno. «Spegni la luce prima che tua madre ci veda e fraintenda la situazione.» Si girò sul fianco, dando la schiena all’altro.
Davide spinse l’interruttore elettrico e si coricò nel buio della stanza.
Nessuno bussò alla porta, o piegò la maniglia per entrare, ma Leonardo fu sollevato che Davide  non riprese la conversazione.

Al di fuori dei vetri della finestra, nella notte scura, qualcuno aveva spiato l’intera scena non visto. Un pipistrello rimase sospeso a mezz’aria, agitando le ali. Poi, notando la quiete nella stanza, compì una giravolta e abbandonò la postazione. Aveva eseguito il compito affidatogli dal suo padrone e ora si apprestava a fare rapporto.

 
Continua…

lunedì 10 settembre 2018

Darklight Children - Capitolo 80


CAPITOLO 80

Ospiti inattesi

 
Il tragitto da casa dell’amica alle rovine del Portale Mistico non era lungo e Naoko aveva rimandato quella conversazione da giorni, dall’inizio del loro turno di perlustrazione per l’esattezza. Sapeva che non erano fatti suoi, ma c’erano stati degli avvenimenti che avevano attirato al sua attenzione e in quanto miglior amica di Sara, si sentiva di doverle porre quelle domande.
«Pensi ci sarà di nuovo Patrick a farci compagnia?»
Sara non scostò lo sguardo dalla strada.  «Può darsi.»
«Non è la prima volta.»
La fissò. «Ti dà fastidio?»
Naoko scosse la testa. «È solo un po’ strano, non trovi? Si presenta solo quando c’è il nostro turno di pattuglia.»
L’altra si legò i capelli neri in una coda di cavallo. «Siamo anche l’unico gruppo di sole ragazze. E lui è molto protettivo.»
Naoko sospirò. Doveva essere ancora più diretta per arrivare al dunque. «Non devi trovare delle scuse con me. Se Patrick ti piace, non è un crimine.»
Sara la guardò sorpresa. «Te ne sei accorta? È tanto evidente?»
«Abbastanza.» rispose sorridendo. «Lo si vede lontano un miglio che ti interessa. E inoltre ho notato le occhiate che lanciavi a Yuri e Sabrina questa sera.»
«Stare in loro compagnia è un po’ strano. Non mi inafastidisce… ma io e Yuri siamo arrivati a  capire che tra noi non c’era più un motivo per stare insieme in momenti diversi e in modi diversi. Non c’è stato il tempo di abituarci.»
«Se non sei gelosa e non provi più niente per lui, dov’è il problema? Buttati con Patrick.»
«Non so…» Sara si mordicchiò il labbro inferiore. «Anche con Patrick le cose sono iniziate in un modo piuttosto strano.»
Naoko alzò gli occhi al cielo. «Ed è un problema? Sul serio? Voglio dire, tra vite passate, poteri soprannaturali e demoni vari, non dovrebbe spaventarti tanto un potenziale rifiuto.»
Sara tirò un lungo sospiro. «È complicato. Lui mi ha sempre visto come qualcuno che gli è stato affidato da mio zio. E io gli ho… diciamo fatto delle avances un po’ troppo dirette quando ho saputo del bambino di Yuri e Sabrina.»
«Sono sicura che con tutto quello che successo dopo, le ha già dimenticate.»
Naoko osservò l’amica rimanere in silenzio più a lungo di quanto immaginasse. Forse era stata troppo diretta. Decise di fare un passo indietro. «Ok, rivediamo la situazione.  Lui come ha reagito dopo il fatto?»
«Mi ha fatto capire che non era interessato a me in quel senso. E poi c’è anche la questione dell’età» continuò Sara. «Patrick è più grande di me.»
«Non è così tanto più grande.»
«Lo è abbastanza» replicò.
Naoko si fermò pochi metri prima della cancellata che delimitava le rovine. «Ascolta, normalmente ti direi di aspettare e vedere come si evolve, ma sappiamo tutte e due che la nostra normalità ha la data di scadenza breve.» Le mise i palmi sulle spalle. «Se tieni a lui non devi rinunciare subito. Fai un altro tentativo, se va male, non avrai rimpianti.»
Sara aggrottò la fronte . «Sei sicura? Hai visto anche tu che non sono brava con i rifiuti.»
«Sei maturata da allora e stavolta ci sono io a tenerti a bada» rispose facendole l’occhiolino.
Sara avanzò verso le sbarre, dietro erano stati fissati dei paletti di alluminio per impedire che qualcuno si introducesse. Angelo Moser ne aveva però mostrato uno rimuovibile, che consentiva loro l’accesso. 
«Non lo so, ci devo pensare» disse Sara, tirando l’asse di alluminio per spostarla.
Naoko le si avvicinò per aiutarla. «Be’ non metterci troppo a decidere. Altrimenti, quando meno te lo aspetti, ti obbligherò io a parlargli.»
Scostarono il pezzo di alluminio, attraversarono la fessura una alla volta e lo rimisero a posto. Si avviarono nell’ammasso di detriti che testimoniava la passata esistenza del negozio e dopo pochi passi trovarono Patrick appoggiato a un calcinaccio che le aspettava.
«Ciao ragazze» le salutò.
«Buonasera signor Molina» rispose Naoko.
«Ti prego, ormai vorrei che mi chiamaste tutti Patrick, come fa Sara.»
Naoko schioccò un’occhiata all’amica. Lei finse di non notarla.
«Come mai sei qui?» domandò Sara.
Patrick si mosse per raggiungerle. «Sai che non sono tranquillo quando vieni qui. Cioè, quando venite voi due sole.»
Naoko trattenne un sorriso quando si corresse all’istante.
«Non devi preoccuparti» rispose Sara. «Ormai sono due mesi che controlliamo questo posto e a parte qualche gatto randagio, non si è fatto vivo nessuno.»
«Sì, e per quelli basto io. A proposito…» Naoko si guardò intorno, mancava qualcuno all’appello. Ombra! Scintilla! chiamò con la mente. Attese qualche secondo, ma non avvertì risposta tra i suoi pensieri. Si guardò attorno e non vide spuntare né il pelo scuro, o quello candido dei due mici. 
Patrick le si avvicinò. «Qualcosa non va?»
«È strano» rispose incerta. «Se non sono nei paraggi, Ombra e Scintilla comunicano sempre con me quando li chiamo.»
«Pensi sia successo qualcosa?» domandò Sara.
Naoko continuò a guardarsi intorno. «Sanno badare a loro stessi, però…» Non ebbe il coraggio di terminare la farse. Era affezionata ai suoi gatti e non le avevano mai dato ragione di preoccuparsi. Se non arrivavano sicuramente non era un buon segno.
«Vai a cercarli» le propose Patrick. «Resterò io con Sara.»
«Grazie» rispose, girandosi per guardarlo in volto. «Non ci metterò molto.» Corse verso l’entrata nascosta, ma fu costretta a fermarsi di colpo.
Una ragazza dai capelli rossi e lunghi era in piedi a braccia conserte di fronte a lei, sbarrandole la strada. «Hai perso qualcosa?»
Prima che potesse risponderle, al suo fianco arrivarono altri due ragazzi. Uno dalla pelle scura e dall’aspetto più grande e uno più giovane con i capelli castano chiaro, tenuti dritti sulla testa dal gel e con in braccio i felini bianco e nero.
«Cosa gli avete fatto?» domandò Naoko sentendo montare la rabbia.
«Sono solo addormentati» le rispose il ragazzo dalla pelle nera. «Gli abbiamo somministrato un leggero sedativo. Si sveglieranno tra poche ore.»
Sara e Patrick le si avvicinarono protettivi.
«Chi siete?» domandò Sara aggressiva.
«Non potete stare qui» disse Patrick. «È proprietà privata.»
La ragazza dai capelli rossi scoppiò a ridere. «Anche voi siete qui abusivamente. Perché vi scaldate tanto? Avete forse qualcosa da nascondere?»
«Erica!» la richiamò il ragazzo più grande. «Siamo qui per mettere alla prova le due Alpha.»
Naoko fissò il suo dito spostarsi da lei a Sara. Poi guardò l’amica e vide che condivideva la sua confusione. «Come ci hai chiamate?»
«E cosa vuoi dire con “metterci alla prova”?» domandò Sara.
Erica sbuffò e si voltò verso il compagno. «Te l’avevo detto Marcus, venire quando ci sono queste due è tempo perso. Sono due stupide oche.»
«Ehi! Vattene o ti spedisco fuori a calci» ribatté Sara.
«Possiamo fare di meglio» rispose Erica. Aprì i palmi e lentamente prese forma una lancia risplendente di energia cremisi. La impugnò e la brandì contro di loro. «Forza! Fateci vedere di cosa siete capaci.» 
Naoko spalancò la bocca. «Quello è un potere soprannaturale. Quindi sono anche loro…»
«Sono dei mezzo demoni!» la precedette Sara. Poi si voltò verso Patrick, a sua volta impreparato a quella rivelazione.
Marcus alzò le braccia al cielo. «Il vostro amico non ci interessa.» Chiuse gli occhi e pochi secondi dopo, lo sbattere frenetico di ali colmò il silenzio della notte. Un gruppo di pipistrelli comparve in cielo, si fermò proprio sopra di lui e alcuni planarono intono alle sue spalle. «Avanti, vogliamo solo un piccolo confronto.»
Patrick scattò in avanti, verso il terzo ragazzo. «Se volete combattere, dovete farlo ad armi pari.» Afferrò con la mano coperta dal guanto il braccio del ragazzino, con l’intenzione di togliere Ombra e Scintilla dal suo abbraccio. Lui alzò la testa e lo scambio dei loro guardi lo bloccò.
Naoko lo osservò. Patrick sembrava disorientato, come quando aveva delle visioni, ma non aveva la pelle nuda. All’improvviso lo udirono mormorare: «Samuele.»  
Il ragazzino trasalì e cercò di divincolarsi, ma Patrick lo strinse più forte. Lui allora lasciò la presa sui due gatti, che caddero pesantemente sull’erba.
«Maledizione!» imprecò Erica. Abbandonò l’intenzione di attaccare Sara e colpì con la punta della lancia la schiena di Patrick, che gridò di dolore e poi si accasciò sul terreno.
Marcus si girò di scatto. «Che diavolo combini? Avevamo detto di non danneggiare i civili.»
«Ha iniziato lui» replicò Erica con fare infantile.
«La prova è saltata» disse Marcus. Indicò con le mani le due ragazze e i pipistrelli si avventarono su di loro, emettendo il loro verso stridulo e fastidioso. «Andiamocene.» Afferrò sia Erica che l’altro compagno per il braccio e li obbligò a correre verso l’entrata camuffata.
Naoko gesticolò con una mano per scacciare le bestie, mentre con l’altra si riparò il volto. Quando il rumore del loro grido e lo sbattere delle ali si attenuò, li scorse volare verso l’oscurità sopra di loro, e dei tre misteriosi assalitori non c’era più traccia.
Sara si lanciò verso Patrick. Accovacciata, lo girò con cautela, portando il volto di fronte al suo per vedere se era ferito gravemente. «Patrick! Patrick! Rispondimi!» urlò.
Lui emise dei versi sconnessi e poi lentamente riaprì gli occhi. «Cosa… è stato?»
«Quella ragazza ti ha colpito con la lancia alle spalle» spiegò Sara.
Naoko li raggiunse. «Sta bene?»
Patrick si massaggiò le tempie. «Credo di sì. Mi scoppia la testa, come se l’avessi sbattuta contro un muro di acciaio.»
Naoko lo sorresse per un braccio, mentre l’amica faceva lo stesso con l’altro e insieme lo aiutarono a rimettersi in piedi. «Deve essere una specie di arma psichica. Il fatto che si sia già ripreso però dovrebbe essere un buon segno.»
«È meglio che lo accompagniamo a casa» disse Sara. «Lo facciamo stendere e vediamo se…» 
Il suo cellulare squillò all’improvviso facendoli sobbalzare.
Lo afferrò a fatica dalla tasca con la mano sinistra, mentre con l’altro braccio reggeva la schiena di Patrick. «Pronto, Leo?»
Naoko vide l’altra ragazza sbiancare di colpo. Altre cattive notizie in arrivo.
«Resta lì. Arrivo subito.» Sara chiuse la telefonata e poi guardò lei e Patrick mortificata Patrick  «C’è un’emergenza, mi dispiace.»
«Non preoccuparti, sto già meglio» la tranquillizzò lui, stando in piedi senza il sostegno delle due ragazze.
Naoko si spostò verso Ombra e Scintilla e li raccolse con delicatezza da terra. «Sì, ci penso io a scortare Patrick.» Stringendoli al petto sollevata che fossero incolumi, domando: «Piuttosto, questa emergenza è tanto grave?»
«Abbastanza: mia madre non riconosce più mio fratello e lo ha buttato fuori di casa.»
«Che serata! È meglio se ti  teletrasporti da lui.»
Sara annuì. Chiuse gli occhi e attese. Non accadde nulla e li spalancò allarmata.
«Che succede?» domandò Naoko.
«Non so»  rispose Sara. Provò di nuovo, ma non cambiò nulla. I suoi piedi erano ancorati al terreno.
«Sara sei ancora qui» le fece notare Patrick.
«Lo so» disse lei nel panico. «Non riesco più a teletrasportarmi!»

 

                                                             Continua…

lunedì 27 agosto 2018

Darklight Children - Capitolo 79


CAPITOLO 79

Ricordi intermittenti

 
Leonardo avanzò lentamente sul terreno asciutto, dall’erba che circondava il sentiero proveniva un forte odore di vegetazione bagnata, come dopo un lungo temporale.
Alzò il capo verso il cielo. Nuvole grigie, sottili e filiformi si dileguavano, nascondendo solo parzialmente il sole, che si faceva strada con la sua luce fioca. Si guardò poi intorno, ritrovandosi a essere l’unico visitatore del cimitero. Proseguì sicuro, le lapidi gli scorrevano a fianco e pur cercando di concentrarsi, non riusciva a leggere i nomi dei morti. Si fermò davanti a un piccolo recinto in ferro. Circondava uno spiazzo verde, punteggiato da fiori gialli e nel mezzo si innalzava una lapide di marmo più chiaro delle altre.
Il ragazzo si inginocchiò per sapere a chi apparteneva. Le lettere si confusero tra loro, ebbe addirittura l’impressione che si cambiassero di posto solo per fargli un dispetto. 
«Non preoccuparti. Ti tornerà in mente.»
Una donna con un lungo vestito nero e i capelli castani radunati in modo scomposto in uno chignon, apparve al suo fianco, posandogli la mano destra sulla spalla.
Leonardo si rialzò. «Sono sicuro di conoscere il suo nome. Sono qui per questo, vero?»
La donna gli sorrise. «Non solo.» Gli prese il volto tra le sue mani, coperte da guanti neri che le avvolgevano la pelle lattea fino all’avambraccio. «Il passato ti troverà senza aiuto. Devi preoccuparti del futuro. Di chi arriverà, di chi potrai fidarti. E ciò che sembra inoffensivo, tornerà a minacciarti.»
«Chi è che mi minaccia?» le domandò.
Lei era svanita. Le lapidi pure. La sua voce riecheggiò in quel luogo silenzioso.

«Mi hai capito, Leonardo?» domandò scocciata Sara. «Questa volta è una minaccia!»
Leonardo aprì gli occhi e si guardò intorno. Era sul divano del salone. In casa sua. Sara era seduta alla sua sinistra con accanto Naoko; Yuri occupava la poltrona accanto, con in braccio Sabrina; Davide era stravaccato su quella alla destra. Tutti lo fissavano.
«Che cosa?» domandò stordito dal risveglio improvviso e dalla musica che proveniva dal televisore di fronte  a lui. Il cast di Glee stava intonando il ritornello di We are young dei Fun.
«Ho detto che se continui a sonnecchiare, spengo questa lagna» ripeté la sorella, agitandogli il telecomando del lettore DVD davanti al naso. «Ci hai costretto a fare una maratona di questa serie e sei il primo ad annoiarti.»
Leonardo ricordò perché fossero tutti lì. Dal ritorno dalla sua presunta morte, sua sorella e i suoi amici avevano insistito per passare una serata tranquilla tutti insieme e così, dopo vari rinvii, si erano riuniti davanti alla tv.
«Non vi ho costretto con la forza. Mi avete lasciato voi libero di scegliere che cosa guardare.»
«E comunque l’episodio è finito» fece notare Davide.
«Problema risolto.» Strappò il telecomando dalla mano della sorella, premette il tasto STOP e lo schermo diventò blu.
Sara si accasciò contro lo schienale e arricciò il naso. «Non capisco come fa a piacerti questa roba.»
Naoko si tirò su, sporgendosi in avanti. «Non è male, forse un po’ ripetitivo.»
«I numeri di ballo e canto sono carini» aggiunse Sabrina.
Leonardo sbuffò. «Non capite, questa serie è una metafora della nostra situazione.»
Yuri inarcò un sopracciglio. «Stai scherzando? Non abbiamo mai cantato o ballato in gruppo. Ne lo faremo mai.»
Alzò gli occhi al cielo e si alzò in piedi, mettendosi di fronte ai cinque compagni. «Mi riferisco ai personaggi, a quello che rappresentano.» Puntò il dito verso Sabrina e Yuri. «La ragazza insicura che rimane incinta e il bravo ragazzo che vuole sempre fare la cosa giusta.» Indicò poi Naoko. «La ragazza asiatica.» Guardò infine Sara e Davide. «Quella che vuole fare la dura, ma alla fine ha un gran cuore. E il bullo che però si è integrato tra le sue vittime. Sono tutti come noi. Sono più di quello che sembrano.»
Sabrina aggrottò la fronte «È davvero così che ci vedi?»
«Essere giudicata solo come la “ragazza asiatica” mi sembra uno stereotipo e anche un po’ razzista» commentò Naoko.
«E poi pensavo che il nostro gruppo di riferimento fosse più quello dei protagonisti di Buffy» gli ricordò Davide.
Leonardo sospirò. «È più o meno la stessa cosa. In Buffy sono degli emarginati che combattono il soprannaturale. In Glee sono degli emarginati che si uniscono ai ragazzi che non lo sono, ma alla fine riescono ad amalgamarsi tra loro ballando e cantando.»
Sara ridacchiò. «Mi sa che sei un po’ confuso e continuo a non vedere il collegamento con noi.»
Leonardo sbuffò. «Voglio dire che siamo anche noi dei diversi che hanno saputo far fronte comune e uscirne vincitori. Abbiamo appianato le differenze e imparato a collaborare come un gruppo. Senza le coreografie, ovviamente.»
Gli altri lo guardarono poco convinti.
Scosse la testa rinunciando all’idea di condividere la su visione. «Lasciamo perdere.» Premette il tasto EJECT e andò a recuperare il disco dal piatto del lettore.
Alle sue spalle i ragazzi scoppiarono a ridere. Lui li fissò interdetto, infilando il DVD nella custodia.
«Ti stavamo solo prendendo in giro» disse Yuri.
«Ho raccontato agli altri delle tue lunghe spiegazioni e similitudini tra la vita vera e i serial quando guardavamo una serie insieme» continuò Sara. «E abbiamo deciso di metterti alla prova.»
Davide abbozzò un sorriso. «Volevamo vedere fino a che punto ti spingevi.»
Sabrina gli afferrò una mano. «Ma è bello sapere che continuerai a tormentarci con le tue analogie. Mi sono mancate.»
«Io continuo a essere offesa» replicò Naoko, facendogli la linguaccia.
«Va bene, ora che vi siete divertiti, direi che la serata è conclusa» disse Leonardo, fingendosi contrariato. In realtà era contento che fossero tutti li a scherzare con lui e a condividere uno sprazzo di normalità.
«Su, non prendertela.» Sara si alzò e gli schioccò un bacio sulla guancia. «Avevamo perso l’abitudine a non dover pensare a embrioni di demoni o morti apparenti. Questi ultimi due mesi sono stari rilassanti.»
Naoko si stiracchiò «A dire il vero, preparare la tesina per gli esami è stressante quanto la caccia ai demoni.»
Sabrina sospirò. «E io in più, con le assenze che ho fatto, devo anche recuperare parte del programma di varie materie.»
«Però hai un bravo tutor.» Yuri la baciò sulle labbra. «E ti confermo che ti porterò preparata agli esami finali.»
«Vi ricordo che nessuno di voi ha una madre che è anche professoressa» si lamentò Davide. «Per me la pressione della scuola non finisce mai.» 
«A questo proposito, c’è qualcosa di cui dovremmo parlare.» Leonardo trasse un lungo respiro, sapeva che l’argomento che voleva affrontare era delicato. «Credo che dopo tutto quello che ci è successo, dovremmo mettere al corrente i nostri genitori.»
«Spiegati meglio» disse Naoko.
«Mi riferisco ai nostri poteri. Come è successo a me, ci possono mettere in situazioni… particolari. Credo debbano essere pronti ad affrontarle anche loro. E poi c’è tutta la faccenda delle nostre origini…»
«Neanche per sogno. Mi sembra un’idea pessima. E stupida» replicò secca Sara.
«No, non lo è vero. Avete mascherato la mia non-morte con un incantesimo, ma se non ci fosse questa possibilità? Se dovessimo trovarci in un’altra situazione estrema, non saremmo costretti a prendere delle decisioni così… ecco, estreme.»
Davide si massaggiò il mento «Non ha tutti i torti.»
Naoko si alzò dal divano e guardò Sara. «Tuo fratello potrebbe avere ragione. Sarebbe più comodo che dover sempre inventare scuse strane, o rischiare che lo scoprano in modo brusco.»
Sabrina scese dalle gambe del fidanzato. «Mia madre non la prenderebbe bene in nessun caso.»
«Neanche mio padre» disse Yuri.
«Come fate a dirlo?» chiese Leonardo. «Non gliene avete ancora parlato.»
«Non è un argomento facile da inserire in una conversazione e conosciamo i nostri genitori» gli rispose lei.
Yuri si voltò verso Sara. «Siamo d’accordo con te. È meglio non raccontare niente.»
Davide scrollò le spalle. «Mi sa che non abbiamo scelta: siamo tre contro tre e due di noi hanno opinioni differenti, ma gli stessi genitori.»
Leonardo incrociò lo sguardo con la sorella. Lo sapeva da tutta la vita: quando si metteva in testa qualcosa era un’impresa spuntarla e convincerla a cambiare opinione.
Lei doveva aver fatto lo stesso ragionamento perché gli sorrise brevemente e aggiunse: «Questione chiusa.» Si girò, prese dal divano il telecomando del televisore e lo spense. «Vieni Naoko, per noi si è fatto tardi. Dobbiamo andare.»
«È già ora della pattuglia alle rovine?» domandò l’amica, controllando l’orologio al polso.
Leonardo rinunciò a riprendere il discorso. Da quando avevano impedito la rottura del Sigillo si erano divisi in gruppi di due e ogni sera, su richiesta di Angelo Moser, controllavano che nessuno si avvicinasse a quel che un tempo era stato il Portale Mistico, il negozio di articoli magici. Era un appuntamento che rispettavano puntualmente perché erano tutti d’accordo che su quel fronte non era il caso di correre altri rischi.
«Sì, il signor Moser ci dà il cambio dopo mezzanotte» rispose Sara, prese l’amica sottobraccio e attraversò il corridoio arrivando alla porta d’ingresso.
Yuri prese Sabrina per mano. «È meglio che andiamo anche noi.» Insieme si avviarono verso le ragazze.
Leonardo guardò l’ultimo rimasto «E tu? Vai o resti ancora un po’?»
«Dovrei parlarti, se non ti dispiace» rispose Davide. «Non ci vorrà molto.»
Seppur perplesso, Leonardo annuì. Si affacciò poi sul corridoio. «Sara, chiamami se hai bisogno.»
«Va bene, stai tranquillo» gli rispose, fece uscire gli altri e chiuse la porta dietro di sé.
Rimasto in piedi nel salone, a fissare in silenzio per alcuni secondi l’altro ragazzo, Leonardo provò un lieve imbarazzo.
«Stavo ripensando al tuo paragone tra noi e i protagonisti di Glee» esordì di colpo Davide. «Hai ragione. Mi sento un po’ come quel bullo, non quello con la cresta. L’altro, quello che tormenta il ragazzo gay.»
«Non sapevo seguissi anche questa serie» ribatté sorpreso.
«Ho visto qualche episodio. A un certo punto questo bullo ammette di aver sempre infastidito il ragazzo perché aveva una cotta per lui. Credo… insomma… in qualche modo per me è uguale.» 
Leonardo sgranò gli occhi.
Davide lo squadro incerto. «Sembri… non so, infastidito… .»
«E ti pare strano?» domandò irritato. «Hai reso i miei giorni a scuola un inferno, te la sei presa con me senza che sapessi il motivo, ammesso che ce ne sia uno, e ora ti aspetti che mi beva la storia del “ti rifiutavo perché mi piacevi e non volevo accettarlo”?»
«D’accordo, ho fatto di tutto per farti pensare il peggio di me, ma non era quello che volevo, non completamente almeno.»
«E questo dovrebbe convincermi che sei sincero?»
«C’era qualcosa che mi attraeva in te e non volevo che fosse così. Ho pensato che odiandoti e facendomi odiare, sarebbe passato. Poi abbiamo scoperto dell’altra vita, che eravamo una coppia e ho capito che tu in rea…»
«Basta» lo zittì Leonardo. «Non voglio parlarne. È tardi. Dovresti andare.» Lo afferrò per il braccio e lo portò verso la porta.
«Vado, ma dobbiamo finire questo discorso» insistette Davide.
Leonardo stava per ribattere, quando sua madre fece capolino dalla sua camera. «Ragazzi, è tutto posto? Mi sembrava di sentirvi discutere.»
Davide sorrise. «Solo opinioni diverse e abbiamo alzato solo un po’ troppo la voce.»
«Oh… ok»  commentò Grazia Martini. «Dov’è Sara?»
«È uscita ad accompagnare a casa Naoko» inventò all’istante Leonardo.
«E vi ha lasciati qui da soli?»
«Be’… sì» rispose. «È tanto strano?»
Grazia sorrise. «Non è educato andarsene quando ci sono degli ospiti ancora in casa.»
Davide inarcò un sopracciglio. «Leonardo è rimasto con me.»
«Sì, mamma, anche io abito qui» sottolineo lui.
Grazia si mise a ridere. «Mi fa piacere che tu ti senta tanto a tuo agio da chiamarmi mamma e considerare questa come casa tua, ma credo che Sara non sia il tipo da riuscire a convivere con eventuali fratelli. Le piace troppo essere figlia unica.»

 

                                                                       Continua….

lunedì 13 agosto 2018

Darklight Children - Capitolo 78


CAPITOLO 78

Risveglio dall’incubo

 

Sara si svegliò all’improvviso. Si tirò su e si sedette nel centro del letto. Massaggiandosi la fronte, udì un rumore indistinguibile in lontananza.
Si sentiva confusa dopo gli eventi della notte appena trascorsa. Ricordava la chiusura del Sigillo, la vittoria sui demoni e l’incantesimo lanciato per ripristinare i ricordi su suo fratello… eppure era inquieta. Erano ritornati tutti a casa sani e salvi, ma non riusciva a scacciare la spiacevole sensazione di aver mischiato realtà e desideri, come se tutto fosse stato solo un lungo sogno.
Abbandonò il letto, aprì la porta e uscì dalla stanza. Il misterioso rumore la raggiunse e questa volta riuscì a riconoscerlo: uno crosciare insistente d’acqua.
Attraversò il corridoio scalza. «Papà. Mamma.»
Non ottenne risposta, ma il rumore dell’acqua che cadeva, continuò senza sosta.
«Leonardo? Dove sei?» domandò, ma nuovamente nessuno rispose.
Avanzò diretta al bagno. Forse è stato davvero tutto un sogno pensò. Quella prospettiva la angosciò. Significava che suo fratello era morto davvero, che gli ultimi eventi erano stati solo frutto della sua immaginazione e la vita reale era un incubo da cui non sarebbe potuta uscire.
Appena posò la mano sulla maniglia della porta, l’acqua smise di scorrere. Si era immaginata anche quello? Scosse la testa, arruffando i capelli scuri ancora scompigliati dal sonno. Devo calmarmi e affrontare la verità. Qualunque sia si disse. Prese coraggio e spalancò la porta come una furia. 
Avvolto in un accappatoio verde, suo fratello la guardò interdetto. «Sara, che cosa hai? Sembri Pamela che ha visto Bobby risorto nella doccia.»
«Come? Cosa?»
Leonardo si tolse il cappuccio dalla testa e si sfregò i capelli bagnati. «I personaggi di Dallas, ti ricordi? Il vecchio serial che guardavano mamma e papà.»
Sara sorrise. Ecco la normalità che temeva di non riavere. Ritrovarsi in bagno a fare discorsi strambi con il gemello fissato con le serie tv.  «No, ma non importa. È bello vedere che stai bene.»
Lui si voltò a fissarla e inarcò un sopracciglio. «Perché non dovrei? Dopo che il signor Moser vi ha fatto recitare l’incantesimo per restituire a tutti i ricordi che mi riguardano, è come se non me ne fossi mai andato. Tu, piuttosto, non mi sembri in gran forma.»
«È tutto a posto» rispose. «Quell’incantesimo deve avermi scombussolata un po’, ma sarà un piccolo effetto collaterale della magia.»
La guardò diffidente. «Sei sicura?»
«Sì, sì, stai tranquillo. Mamma e papà sono già usciti?»
Lui annuì e prese a srotolare il filo dell’asciugacapelli.
Sara gli lanciò un’ultima occhiata e poi si voltò per uscire dal bagno.
«Non devi preoccuparti, non ti lascerò più sola» disse Leonardo facendola fermare.
In realtà lo ripeteva dal girono prima, in continuazione quasi ogni dieci minuti, ma a lei faceva piacere.   
«Non devi rassicurarmi, ti ho creduto le prime sei volte che me lo hai detto.»
«Ok. Allora, parlando di me, cosa credi ricorderanno tutti dei mesi in cui mi avevate cancellato dalle loro vite?»
Sara ricordò solo allora che c’erano stati cambiamenti magici per giustificare la sua scomparsa. La stessa stanza di Leonardo era cambiata, per certi versi sostituita, solo per ritornare normale come niente fosse la sera prima. Poteva esserci qualche problema? Forse, ma non voleva dare pensieri al fratello.
Tornò a guardarlo e fece spallucce. «Non ci pensare. Sono sicura che non ci sarà nulla di strano. Tutto sarà come prima.»
«Me lo auguro.» Leonardo sorrise a sua volta. «Per la cronaca, non te l’ho detto, ma mi sei mancata anche tu.»
Le andò incontro e l’abbracciò stretta. Lei rimase a godersi quel momento, che aveva pensato per molto tempo di non poter mai più vivere e perse ogni angoscia e dubbio.
«Basta, mi stai bagnando tutta» disse poi, fingendosi infastidita. Si staccò da lui e andò in cucina. «Sbrigati, preparo la colazione.»
«Tenti di uccidermi epr davvero questa volta?»
«Scemo!» gridò Sara.
Lui scoppiò a ridere, accese l’asciugacapelli e il rumore dell’aria ovattò la risata.
Sistemando le tazze sul tavolo, Sara non resistette all’impulso di ridere a sua volta. Erano mesi che non era così allegra e si sarebbe goduta quella sensazione senza remore. Dopo tutto quello che avevano passato, se lo meritava. Tra lei e suo fratello non era cambiato niente e finalmente aveva ritrovato anche la serenità.

Angelo osservò l’esterno del Portale Mistico, ma anche alla luce del giorno, il suo aspetto era disastroso.
Le radici erano scomparse, così come ogni altro segno di attività soprannaturale, ma rimaneva una costruzione semidistrutta, che sembrava aver appena subito i danni di un terremoto combinato con un uragano, abbattutisi solo su quel luogo.
«Il locale è proprio messo male.» La voce di Patrick Molina, comparso alle sue spalle, lo riportò alla realtà.
Angelo si girò. «In effetti... Sara non si è risparmiata.»
«Cosa ha raccontato a chi le ha chiesto come è successo?»
«Ho detto che lo gestivo per conto dei proprietari e hanno deciso di demolirlo, dato che il negozio di magia non ha fruttato gli introiti sperati» rispose Angelo. «Non è neanche del tutto una bugia.»
Patrick aggrottò la fronte. «Quindi non riaprirà nessun altro negozio? Niente che funga da copertura?»
«No, con il Sigillo in superficie e impossibile da nascondere, sarebbe troppo pericoloso. Il terreno appartiene ancora all’Ordine, ma credo che erigeranno dei ponteggi, o qualcosa del genere, per tenere lontano i curiosi. Una volta svuotato l’interno dai resti dei mobili e di quel che rimane del materiale in vendita, lasceranno tutto così com’è.»
«La polizia non farà domande sul cambiamento così veloce, soprattutto visto che è avvenuto in una sola notte?»
Angelo sorrise compiaciuto. «Mi creda, gli Anziani sanno come far tenere le bocche chiuse.»
Patrick rimase a bocca aperta, poi la chiuse intuendo a cosa alludesse. I due rimasero qualche minuto in silenzio a fissare ancora l’edifico.
«E lei cosa farà signor Moser? Lascerà la città?»
«No. Il mio compito rimane comunque di vigilare sul Sigillo. Purtroppo attira i guai con estrema facilità.»
«Forse, dopo quello che hanno dovuto affrontare, i ragazzi saranno disposti ad aiutarla» disse Patrick. «Pensa di coinvolgerli?»
Angelo si massaggiò il mento pensieroso. «È una buona idea. In effetti potrei provare a chiederlo. Dopotutto sono ciò che più si avvicina a dei veri “Guardiani del Sigillo”.» Poi divenne serio. «Nel caso, avrebbe qualcosa in contrario?»
Patrick scosse la testa. «Ammetto di averli sottovalutati e di essere stato un po’ troppo apprensivo, ma la scorsa notte ci hanno dimostrato di essere in grado di affrontare brillantemente questo genere di minacce.»
«A proposito di minacce, posso permettermi di darle un consiglio?» Angelo cercò di riassumere un tono gioviale. «Valuti attentamente quanto e in che modo permette a Kaspar De Santi di coinvolgerla insieme ai ragazzi nelle faccende del C.E.N.T.R.O.»
«Credevo che…»
Angelo alzò le mani per interromperlo. «So qual è la sua opinione, ma per favore, accetti questo suggerimento da amico.»
Patrick annuì. «D’accordo. Prometto che starò in guardia.»

Kaspar De Santi si stiracchiò sulla comoda poltrona, seduto dietro la scrivania del suo ufficio al C.E.N.T.R.O. .
Era stata una lunga notte, aveva temuto e aspettato la telefonata da parte di Patrick Molina che chiedeva il suo aiuto per impedire la riapertura del Sigillo, ma non era arrivata. A quell’ora del mattino, non avere notizie, significava che tutto si era risolto per il meglio. 
Una donna con i capelli castani legati in una coda di cavallo e con indosso un tailleur marrone, fece capolino davanti all’uscio aperto della stanza.
«Ti è sembrata una buona idea lasciarli andare via?» gli domandò irritata.
«Buongiorno Clara, sei arrivata presto» la salutò Kaspar, pulendosi gli occhiali con il bordo inferiore della giacca.
«In realtà questa notte sono rimasta qui anche io. E non mi hai risposto: perché hai permesso agli Alpha di uscire dall’istituto?»
«Era la mossa migliore. Mi sono guadagnato la loro fiducia.»
Clara entrò nell’ufficio, camminando elegantemente sui tacchi. «E pensi che ci sarà la benché minima possibilità che rimettano piede qui dentro di loro spontanea volontà?»
«Certamente.» Kaspar inforcò gli occhiali e li sistemò sul naso. «Nonostante quello che Angelo Moser potrà raccontare, i ragazzi hanno avuto la prova che questo luogo è sicuro. Non rappresenta un pericolo per loro.»
Clara incrociò le braccia sul petto. «Secondo me sei troppo fiducioso. E anche un po’ ingenuo.»
Kaspar scoppiò a ridere. «Ti preoccupi troppo, mia cara. Non dimenticare che prendo sempre le mie precauzioni, per evitare spiacevoli sorprese.»
I lineamenti della donna si rilassarono. «E non potevi dirmelo subito?»
«Non ti arrabbiare. Non dimenticarti che prima di andarsene, quei ragazzi ci hanno lasciato più di quanto potessimo sperare.»
«Vuoi dire il progetto…»
«Meglio non fare nomi ad alta voce, ma sì, proprio quello
Kaspar e Clara si scambiarono uno sguardo soddisfatto.

 

 
                                                FINE STAGIONE/VOLUME 2